11° CONGRESSO ORDINARIO DELL’ASSOCIAZIONE
DOMENICA 14 DICEMBRE 2008, ORE 14:00
SALA PASQUALE CAVALIERE - VIA PALAZZO DI CITTA’ 14 - TORINO

 

RELAZIONE DEL SEGRETARIO IGOR BONI

Care iscritte e cari iscritti,

mi scuserete se la prima parte del mio intervento vi sembrerà eccessivamente volta a mettere in risalto i nostri meriti di associazione ma dopo un anno come questo lo trovo persino doveroso. Tenterò, nella seconda parte, di individuare difficoltà, rischi e percorsi da seguire per continuare in questa nostra storia, certamente originale anche se confrontata con la cosiddetta galassia radicale.

L’anno che va a chiudersi non so se potrà in futuro ripetersi con questi risultati di iscritti, di bilancio, di iniziative realizzate o messe in cantiere, di contatti e collaborazioni attivate con altre realtà politiche e associative.

Mettiamo da parte il raggiungimento dei 200 iscritti - che ha una valenza più che altro simbolica - e il buon risultato economico – frutto di un’ottima gestione da parte di Claudia, della lungimiranza negli anni di mettere la questione tibetana al centro dell’attività dell’associazione e dell’unicità del 2008 in termini di possibilità di iniziativa su Tibet e Cina in seguito all’evento olimpico di Pechino, con la distribuzione di migliaia di bandiere in ogni angolo d’Italia e in molti paesi d’Europa. Concentriamoci invece su ciò che è stato realizzato dal punto di vista della politica: mi sono accorto del cambio di passo compiuto quando nei giorni scorsi ho tentato - come altre volte - di produrre un riepilogo ragionato da sottoporvi in questa occasione. La mole di iniziative, di proposte e di interventi nel dibattito politico e di partecipazione ad eventi, è stata tale da non poter essere compresa in una relazione come questa, per l’eccessiva complessità nella redazione e per la lunghezza che avrebbe comportato.

Rimando quindi ciascuno di voi al sito www.associazioneagl ietta.it per andare a scorrere, mese per mese, il tanto che è stato fatto, riservandomi per questo congresso di fare alcune estrazioni, alcuni accenni a filoni di attività che per quanto mi riguarda sono stati quelli portanti, con la certezza di tralasciarne altri comunque assai rilevanti.

 

Comincerò ricordando due storici cavalli di battaglia dell’associazione, di uno dei quali ho già fatto accenno: il Tibet

La questione tibetana, la proposta del Dalai Lama di autonomia, ha avuto nel 2008 il suo momento di splendore, è divenuta quasi una moda fino alle olimpiadi per poi nuovamente eclissarsi in un limbo, dal quale solo noi e pochi altri da anni continuiamo a tentare di toglierla. Sul sito abbiamo messo a disposizione in un documento, “sette anni per il Tibet dell’Associazione Aglietta”, le oltre 100 iniziative che dal 2000 al 2007 abbiamo realizzato a sostegno dei diritti dei tibetani e della democrazia in Cina. Ma nel 2008 abbiamo fatto veramente di tutto: ho detto della distribuzione delle bandiere, aggiungo le sollecitazioni continue all’Associazione comuni, province e regioni per il Tibet e le manifestazioni realizzate con Amnesty International, la continua pressione rivolta ai comuni per l’adesione all’associazione, la visita di Karma Chopel, presidente del Parlamento tibetano in esilio alla nostra sede e ai nostri tavoli, la Stratorino e la Turin Marathon nelle quali abbiamo lanciato su idea di Nicola Vono “io corro per il Tibet” con decine di partecipanti che hanno gareggiato indossando la bandiera tibetana, le iniziative con Jetsun Pema, sorella del Dalai Lama, a Cuneo e Torino, le centinaia di balconi che hanno esposto la bandiera e che ancora oggi la espongono. Su questo tema un riconoscimento va in particolare a Rosanna Degiovanni, che ha saputo con continuità sollecitarci, proporre e realizzare iniziative.

La seconda questione che voglio citare, a cui tengo molto e che credo assolutamente centrale, è il tentativo continuo che con Giulio Manfredi abbiamo compiuto per portare alla luce i rischi connessi al regime imperialista e antidemocratico russo, al continuo e sempre più intenso ricatto energetico di Gazprom nei confronti dell’Europa e dei paesi dell’ex-blocco sovietico. Su questo sono consapevole che rischiamo di sembrare un po’ mitomani o almeno velleitari tentando, da qui, quasi in perfetta solitudine, di porre all’attenzione della comunità mondiale un problema di tali proporzioni. Sono certo tuttavia che dalla Russia passeranno la gran parte delle vicende connesse all’instabilità dell’Europa ed è quello, oggi, il banco di prova per costruire una politica estera europea degna di questo nome. Ed è sempre per questo che credo opportuno il prossimo 23 febbraio proporre all’associazione, ad altre associazioni radicali, a Radicali Italiani e al PRNTT, alla politica italiana, una grande manifestazione di fronte al Consolato russo di Milano, in occasione dell’anniversario del genocidio del popolo ceceno da parte di Stalin; un modo anche per non dimenticare la questione cecena e ciò che l’esercito di Putin ha compiuto in termini di distruzione, di uccisioni e di annientamento di una società.

Collegato a questo tema, che come detto comprende la grande questione energetica, c’è il molto che abbiamo fatto per rimarcare la necessità che temi come energia, economia e ambiente vedano un progetto politico comune, non giocato gli uni contro gli altri (ambientalisti contro economisti o viceversa). La nostra richiesta di puntare moltissimo su risparmio energetico ed efficienza, e la presa di posizione immediata contro il ritorno al nucleare proposto dal Governo Berlusconi (anche con significativi appuntamenti pubblici organizzati soprattutto da Bruno) derivano proprio da queste considerazioni. E’ l’approccio laico, pragmatico, ragionato, dati alla mano, che ci fa dire che lanciare l’Italia in questa avventura, con tecnologie ormai vecchie, significa salire su un treno che si sta fermando per poi, con investimenti stratosferici, produrre qualche punto percentuale dell’energia elettrica che ci occorre, incidendo per quasi nulla sulla necessità di affrancamento dai combustibili fossili utilizzati in larga parte per i trasporti e il riscaldamento.

 

Ma veniamo a questioni più locali che hanno però indubbiamente avuto una eco nazionale, grazie al nostro intervento in questi anni. Ne voglio citare tre: Ru486, narcosalas ed eutanasia.

E’ assai probabile che il 2009 sia l’anno del via libera alla RU486 anche in Italia; via libera che se ci sarà (e presto o tardi ci sarà!) rappresenterà uno dei pochi passi in avanti sui diritti civili in questo ultimo ventennio di oblio. E non vi è dubbio che Silvio Viale, con le sue azioni e con la sua capacità di far convergere verso un unico obiettivo i due ruoli che ricopre, di politico e di ginecologo, è da considerare a pieno titolo il padre di questa battaglia e, speriamo, di questa vittoria.

Sulle narcosalas e sulla riduzione del danno più in generale, siamo riusciti a creare un “caso Torino”, mettendo in difficoltà il Sindaco Chiamparino e la sua maggioranza e riuscendo ad aprire finestre di informazione su alcuni quotidiani nazionali. La lotta continua con compagni di strada non certo omologabili alla storia radicale: va dato atto infatti a Domenico Massano e Giulio Manfredi di essere riusciti ad intervenire spesso e a creare presupposti di dialogo con i Comitati di quartiere, incardinando iniziative comuni, di forza e di impatto molto grandi. Lo ribadisco, anche a chi tra i radicali parlava delle narcosale come provvedimenti non compatibili con questa legislazione; noi vogliamo, con queste leggi, aprire un varco contro l’ipocrisia di certa politica, che troppo spesso - e sempre più spesso - utilizza l’esercito per risolvere ogni cosa come potesse essere la bacchetta magica, quasi per volersi lavare le mani e la coscienza. E al contempo con le riforme legislative necessarie vogliamo rilanciare la politica antiproibizionista e provvedimenti come la somministrazione controllata di eroina che nella vicina Svizzera per tre volte è stata confermata dal voto popolare.

E poi l’eutanasia, il testamento biologico e il caso di Eluana Englaro che in queste ore potrebbe vedere finalmente un epilogo, dopo 17 anni. Anche qui l’associazione da anni, con Silvio in prima fila, sta conducendo una battaglia politica per porre in evidenza le contraddizioni patenti tra la realtà che viviamo e una legislazione che non consente a ciascuno di decidere per sé ciò che è meglio. Per questo, per abbracciare simbolicamente Beppino Englaro e la sua capacità, costanza, durata, lotta per la legalità, crediamo necessario il 18 gennaio prossimo (17° anniversario dall’incidente) essere in tanti a chiedere con una fiaccolata in nome di Eluana che il Parlamento si assuma le proprie responsabilità e discuta i progetti di legge depositati su testamento biologico ed eutanasia.

 

Ma questo ultimo anno è stato anche l’occasione per iniziare in concreto ad occuparci di temi per certi versi vecchi e nuovi allo stesso tempo: scuola, disabilità, differenze. Li abbiamo affrontati tentando, non senza difficoltà, di creare gruppi di lavoro anche con elementi esterni all’associazione e al mondo radicale. Da qui sono scaturiti spunti per iniziative (parlo della questione disabilità) ma certo molto di più si potrà fare nel prossimo futuro se persone come Domenico Massano, Alessandro Frezzato e altri che si sono resi disponibili, avranno la voglia e la costanza di proseguire e di trovare il modo di trasformare in proposta e documenti politici le loro e nostre riflessioni. Sarebbe un contributo estremamente importante per l’associazione e per Radicali Italiani.

 

Vengo all’ultimo punto che è poi quello che più mi preoccupa. E’ l’attualità di questi giorni e di queste settimane: la raccolta firme sulle due proposte di delibera torinesi relative all’anagrafe degli eletti e alle unioni civili. Ad oggi l’Aglietta ha raccolto circa 750-800 firme su ciascuna proposta ma è ancora lontano l’obiettivo delle 1500 da raggiungere entro il 6 febbraio. Occorre uno sforzo collettivo di ciascuno di noi per non mancarlo; non solo sarebbe imperdonabile ma sarebbe anche una sconfitta della quale gli stessi organi dirigenti dell’associazione non potrebbero fare l’economia. Sottolineo su questo il deposito della delibera già effettuato a Novara da Nathalie Pisano e le iniziative in corso ad Asti, dove Salvatore Grizzanti è riuscito in pochi giorni a dare nuova luce alle battaglie radicali, da troppo tempo assenti in quella città.

Dispiace che il PD, che ha aderito a livello nazionale, non comprenda che lavorare concretamente su questo, nei consigli comunali, provinciali e regionali, per dare strumenti di conoscenza e di trasparenza ai cittadini, sia in fondo la risposta più efficace proprio ora che la “questione morale” diviene in modo evidente anche “questione del Partito Democratico”. Occorre individuare una terza via tra la partitocrazia, la cosiddetta casta e la rivolta populista di stampo dipietrista; l’anagrafe degli eletti è uno strumento che va proprio in questa direzione.

 

Ma il filo conduttore di tutte queste iniziative, nel 2008 più che negli anni precedenti, è stata la capacità di creare contatti e reti di collaborazione e confronto con altri. L’incremento delle interlocuzioni ci ha fatto aprire una via preferenziale di iniziativa con LibertàEguale (collaborazione che spero continuerà a lungo) e ci ha permesso di aderire in via ufficiale ad AperTO, un gruppo di associazioni del centro-sinistra che comprende LibertàEguale, Libertà e Giustizia, Dialogo 21 e La Città che cresce. Al contempo è continuato, con chi ha voluto dare seguito all’esperienza nata con la Rosa nel Pugno, il percorso comune tra pezzi del mondo socialista – in particolare con l’FGS - e del mondo liberale torinese (segno tangibile è stata la presenza e il contributo di Diego Castagno e Nicoletta Casiraghi nella giunta di segreteria dell’associazione) . E poi ancora le iniziative impostate con Francesco Salinas di SD su pena di morte e disabilità. Ho già detto della nuova alleanza sulle narcosalas con i Comitati di quartiere. Aggiungo sui temi internazionali i numerosi appuntamenti messi in piedi con Amnesty International, con Annaviva e con l’associazione Italia-Tibet.

Rispetto alle intenzioni invece è stata secondo me carente la capacità di coinvolgere altre associazioni radicali fuori dal Piemonte mentre proseguono obiettivamente con difficoltà evidenti i rapporti con l’Associazione Satyagraha con la quale, malgrado tutto, continua la collaborazione, in particolare sulla delibera relativa alle unioni civili. E ringrazio per questo Caterina Simiand e Alberto Ventrini, evidenziando il loro impegno e la loro pazienza.

 

L’insieme di tutto ciò e di quello che resta nel non detto sono i risultati di una squadra. Sono successi che non possono certo essere attribuiti a una o due persone. Quindi un grazie va a ciascuno di voi e a ciascun membro della giunta di segreteria. Mai come quest’anno si è visto come l’Aglietta non siano Viale e Boni o Viale, Boni, Manfredi e Pagliano ma una squadra molto più ampia e variegata, che ha dimostrato capacità di dialogo, di proposta e di tenuta non comuni, che ha saputo costruire un clima di rispetto, di confronto franco, di lealtà reciproca e di critica costruttiva, che vi assicuro di questi tempi non è comune e dobbiamo conservare come un bene prezioso per il futuro nostro di associazione e non solo.

Il segreto sta nell’autonomia decisionale, nella possibilità di costruire ciascuno per le sue capacità, il proprio tempo e la propria volontà percorsi di iniziativa, di ragionamento e proposta politici con una grande dose di “fai da te” chiusa però in un perimetro condiviso di confronto e consiglio reciproco.

 

Quindi tutto senza intoppi, tutto liscio? Ovviamente no. Esistono contrasti e approcci differenti, spesso su alcuni temi anche evidentemente distanti. Esistono priorità diverse tra di noi ed esiste una sensibilità diversa, perfino nel lessico utilizzato, tra chi ha una storia radicale e chi proviene da altre aggregazioni politiche o sociali.

Ed esiste, di tutta evidenza, una difficoltà a gestire questa crescita che ci porta ad avere iscritti che per metà non sono torinesi, 50 dei quali non sono residenti in Piemonte e alcuni nemmeno in Italia. La scelta di prendere la tessera dell’Aglietta è in molti casi un segno di riconoscenza e di riconoscimento delle nostre attività e capacità. Il rischio è che tutto questo rimanga solo una simbolica appartenenza se non sapremo superare le difficoltà logistiche di contatto e di reale possibilità di confronto anche con chi non può partecipare fisicamente alle nostre riunioni e al nostro congresso.

 

In questo senso gli strumenti di comunicazione e di diffusione delle nostre proposte nel 2008 si sono ampliati. Oltre alla mailing list con i suoi 188 iscritti, al libretto delle nostre iniziative che dovrebbe vedere la luce anche nel prossimo anno e al sito internet, oggi abbiamo a disposizione, curato da Claudia Pagliano, Agliettanews che più o meno settimanalmente inviamo ad un indirizzario di 400 persone e, da pochissimo, una brochure di presentazione dell’associazione (scritta a più mani) che abbiamo fatto stampare in 5000 copie e che è a disposizione di tutti voi per essere distribuita e diffusa ad amici e simpatizzanti.

 

E’ poi sempre più evidente che questa associazione non è associazione torinese. Lo si vede dalla mole di iniziative fatte a Novara e Cuneo e in seconda battuta a Vercelli con Roswitha Flaibani, a Biella e ora ad Asti e anche dalla capacità di uscire dai confini regionali come accaduto in alcune occasioni ad Aosta, a Genova e a Roma.

Dobbiamo proseguire senza sosta la strada di coinvolgimento di altri e con altri, di ampliamento graduale ma continuo delle responsabilità di ciascuno di noi e delle capacità di azione e di strutturazione di gruppi di militanti non torinesi. Per questo dovremo trovare lo spazio per spostare periodicamente le nostre riunioni da Torino, magari programmandone una al mese a turno in ogni capoluogo di provincia piemontese.

Di pari passo mi pare debba crescere il nostro impegno sul territorio, senza escludere la possibilità di partecipare alle competizioni elettorali come singoli o con liste civiche radicali. Abbiamo la necessità di confrontarci con il governo delle nostre città e di tentare di declinare, anche a livello locale, le nostre analisi generali in tema di laicità, economia e mercato del lavoro.

Con il Partito Democratico torinese e piemontese, anche con questo obiettivo, abbiamo a più riprese tentato una interlocuzione. Si può dire che in questi mesi di rapporti più stretti, dalle elezioni politiche in poi quando Emma Bonino era capolista al Senato del PD piemontese, il rapporto è stato a tre velocità: quasi fermo con la dirigenza ufficiale; avanti piano con Chiamparino, Bresso e Saitta; molto più veloce con le frange più avanzate e più vicine a noi: i liberal, i laici, gli esponenti e le associazioni che vivono la loro appartenenza al PD non semplicemente come spartizione di potere e di cariche.

 

Sempre in questa ottica abbiamo contribuito alla campagna di Giulia Innocenzi in una situazione di patente illegalità della quale il PD è totalmente responsabile e che dimostra come le primarie all’italiana siano meno di una brutta copia delle primarie americane. Da noi rappresentano infatti la certezza di trasferire nelle primarie delle truppe cammellate e dei brogli, la scelta di candidati, sindaci o presidenti di regione o dirigenti di partito, fuori da qualsiasi controllo di legge.

In tutto questo però c’è da salutare positivamente il risultato di Giulia (ad Asti in particolare) e l’elezione di Michele Savino alla assemblea nazionale e Salvatore Grizzanti all’assemblea regionale. Loro hanno la responsabilità di proseguire dall’interno l’opera di stimolo e di denuncia.

 

Vengo ora ad una nota dolente più interna: il rapporto tra la nostra associazione e Radicali Italiani. Se è vero che nel tempo è aumentata l’autonomia dell’associazione – nata, lo ricordo, prima di Radicali Italiani - è altrettanto vero che, di pari passo, è aumentata la nostra capacità di rispondere positivamente a tutte – e sottolineo tutte - le sollecitazioni che giungono dai soggetti nazionali e da Radicali Italiani in particolare.

La vicenda contrastata di questi ultimi 10 anni dei rapporti Roma-Torino aveva una possibilità di svolta e di coronamento di un diverso approccio, semplicemente facendo ciò che sarebbe stato giusto fare: inserire almeno un rappresentante del gruppo dirigente di questa associazione all’interno della giunta o nella direzione di Radicali Italiani. Purtroppo tutto ciò non è avvenuto e non è un buon segno. Il problema non è il riconoscimento di un lavoro fatto (un po’ è anche questo) ma è il criterio con il quale avvengono certe scelte, che viste da qui possono essere vissute come una esclusione. Lecito scegliere il metodo che si crede più opportuno, altrettanto lecito, se non doveroso, contestare una scelta che estromette chi più di altri – almeno a mio giudizio - ha contribuito a questo partito, a questa storia, che ormai supera il mezzo secolo di vita.

La ricostruzione della rete radicale sul territorio necessita della valorizzazione delle esperienze locali e non può essere realizzata con un riflesso autoreferenziale, chiuso all’interno. Rischiamo altrimenti di compiere errori gravi che altre forze politiche hanno fatto, a livello nazionale e locale.

 

Il PS ad esempio pare semplicemente orientato a rivendicare l’unicità dell’appartenenza alla famiglia del partito socialista europeo e, almeno qui, orientato a tatticismi che hanno il solo significato di trovare qualche eletto in qualche consiglio comunale senza alcun progetto politico comprensibile o condivisibile. I Verdi, scegliendo di fatto una continuità e rifiutando la possibilità di rinnovamento e di dialogo proposta dalla candidatura di Marco Boato, non paiono attualmente essere compagni di strada possibili; tanto meno lo sono il PDCI o Rifondazione Comunista rivolti al passato e chiusi in una rivendicazione del termine “comunista” lontana anni luce dai nostri obiettivi e dalla nostra politica.

In tutto questo il PD è evidentemente alle corde ma non comprende quale potrebbe essere il contributo positivo di chi, come i radicali, ha prefigurato e auspicato da oltre 15 anni (sono del 1993 le “Liste Pannella per il Partito Democratico”) la nascita di un Partito sul modello delle democrazie anglosassoni o della democrazia americana. E’ lì peraltro che si può vedere quale potenzialità ha la democrazia vera, in positivo (Obama) e in negativo (Bush); è lì che un cambio di Governo può modificare radicalmente la prospettiva e il percorso di uno Stato (e magari del mondo); non come qui da noi dove la democrazia dei partiti che occupano tutto, il mancato ricambio delle classi dirigenti e il consociativismo, rendono grigio, inamovibile e spento il nostro Paese.

Sarebbe necessaria oggi una soluzione di continuità che consenta/provochi una ripartenza del PD di casa nostra, trasformando il castello di carte attuale, che si regge a stento sulla spartizione di potere tra le correnti e che subisce giorno dopo giorno i colpi del fuoco amico, in un embrione di partito veramente plurale e davvero aperto. Ma c’è necessità di coraggio per invertire la rotta.

Malgrado questo panorama di casa nostra a tinte fosche, sono convinto che la nostra collocazione nel centro-sinistra non debba essere messa in discussione. E’ qui che c’è lo spazio, è qui che dobbiamo conquistare un centimetro per volta la possibilità di far nascere anche in Italia una sinistra liberale, riformatrice, laica, progressista, di stampo europeo. Che sia aperta e plurale non semplicemente a parole. Prima o poi accadrà e noi ci dovremo essere; se l’onda lunga di Obama arriverà in Italia noi dovremo essere lì per coglierla, per sfruttarla.

 

E tornando al concreto dell’attualità di casa nostra non dobbiamo perdere l’opportunità di partecipare al dibattito, sfruttando le sollecitazioni di Chiamparino e della Bresso (non certo uniformi tra loro) per intervenire e tentare nuove interlocuzioni. Esiste una “questione nord-ovest”, figlia delle trasformazione che qui, in modo più evidente che altrove in Italia, hanno prodotto gradualmente una nuova società. Da Roma questo non è compreso o vissuto come prioritario. Eppure Torino e il nord-ovest sono sempre meno società industriale o città operaia e sarebbe ora di prenderne atto, di discuterne, di provare a trovare dei fili di iniziativa da tirare. Altrimenti lasceremo terreno fertile per autonomismi leghisti, beceri e cechi.

 

Qui come altrove, da radicali, scontiamo tuttavia la difficoltà ad essere riconosciuti: la galassia che per certi versi è una risorsa per altri versi è un limite. Le iniziative eccellenti di Nessuno Tocchi Caino sulla pena di morte, o dell’Associazione Luca Coscioni su ricerca scientifica o libertà di scelta (persino le iniziative della nostra associazione) non sono automaticamente percepite come radicali e difficilmente sono capaci di incrementare il nostro potenziale bacino elettorale.

Lo dico da molto e lo ripeto; anche noi (parlo dei radicali tutti) dobbiamo trovare il coraggio di ripensare la nostra modalità di organizzarci, dando un qualche ordine maggiore e distribuendo le responsabilità sul territorio. Abbiamo ormai un riflesso che ci porta ad una moltiplicazione di associazioni, anche a livello locale, che non corrisponde più ad una moltiplicazione di capacità di iniziativa. Sono evidenti o latenti contrasti troppo forti tra le organizzazioni e tra dirigenti e c’è una concorrenza che a volte tende ad annullare le poche energie piuttosto che a moltiplicarle.

 

Otteniamo d’altra parte grande apprezzamento da parte del personale politico, molto meno dai cittadini che non possono conoscerci o riconoscerci e in molti casi non ci percepiscono come una forza politica. In tutto ciò il nostro rivolgerci nelle campagne che conduciamo molto spesso alla classe politica, ai parlamentari, è anche causa di tutto questo.

I radicali se non ci fossero bisognerebbe inventarli, quante volte ce l’hanno detto. Il rischio però è concretamente quello di non esserci più se non riusciremo a comunicare, a far comprendere nel profondo la nostra diversità, il nostro essere alternativa, il nostro originale modo di esistere.

 

Per quanto ci riguarda, come associazione, faremmo errori che spesso attribuiamo ad altri, perfino ad altri soggetti di area radicale, se dessimo tutto per scontato.

Scontato ad esempio che debbano essere sempre due o tre persone ad avere, più degli altri, oneri e onori all’interno dell’associazione. Molti di noi sono cresciuti e la giunta uscente ne è la dimostrazione; altri, parlo di me, rischiano di essere logorati ed inchiodati ad un ruolo come qualche attore che diventa conosciuto per un personaggio di una serie di telefilm senza riuscire a fare altro. Credo che presto o tardi, e lo diciamo già da un po’, questo schema si debba rompere accettando il rischio e l’opportunità di qualcosa di nuovo, di diverso.

Discutiamone apertamente, senza preconcetti, senza finali già scritti e senza timore di nulla. Questo è il nostro congresso che, come abbiamo visto in altre occasioni, è aperto e lo è veramente.

E non diamo per scontato nemmeno le consuetudini a cui – da radicali - siamo abituati e che quasi senza pensarci continuiamo ad attuare. Per questo motivo, come altre volte, la proposta di regolamento l’abbiamo messa a disposizione degli iscritti qualche giorno prima del congresso. Per questo la mozione del gruppo dirigente uscente è a disposizione all’inizio dei nostri lavori. Due piccole autoriforme che potrebbero essere utilmente copiate anche da Radicali Italiani.

 

Sono stato lungo, lo so. Ma un ultimo accenno lo voglio dedicare ad Adelaide Aglietta. Entro le prime settimane di gennaio, dopo un parto difficile, grazie alla casa editrice Lindau, alla Regione Piemonte e all’Assessore Oliva e grazie a Bruno Mellano, riusciremo a produrre la ristampa del “Diario di una giurata popolare” al processo delle BR del 1978 scritto da Adelaide con la prefazione di Leonardo Sciascia. Adriano Sofri si è reso disponibile per scrivere la presentazione della ristampa e da qui voglio ringraziare anche lui.

Quel documento rappresenta appieno la nostra storia. La storia di chi sa trasformare indignazione personale in proposta di riforma politica, la storia di chi non china la testa, la storia di chi crede fermamente nella responsabilità personale, la storia di chi ama la democrazia, il diritto e i diritti.

 

Non so se Adelaide sarebbe fiera di noi ma mi piace pensare che sia così.

 

RELAZIONE DELLA TESORIERA CLAUDIA PAGLIANO

 

Amiche e amici, compagni e compagne, lo vedete da soli, guardando le nude cifre del bilancio: è stato un anno eccezionale e con ogni probabilità irripetibile, ma che consentirà di metter via una piccola eredità per il futuro politico dell’associazione, accantonando il denaro sufficiente al pagamento di un anno di affitto della sede.
Ci sono tre dati che saltano all’occhio: i contributi derivanti da iscrizioni -che sono 200 e non sono mai state così tante-  i contributi derivanti dalla campagna sulle bandiere del Tibet e la riduzione delle spese di gestione della sede, conseguenza del trasloco effettuato a maggio.
Come si arriva, da un saldo di 1500 euro, faticosamente raccolti, guadagnati e sudati uno ad uno, ad uno di quasi 20 mila –non dico senza che i polsi tremino, perché i miei tremano-  ma insomma, come è stato possibile questo che sembra avere tutte la caratteristiche di un miracolo?
Io non credo affatto che lo sia, abbiamo sicuramente sfruttato alcune circostanze fortunate o favorevoli, certo, ma siamo stati in grado di farlo solamente perché eravamo già pronti e attrezzati. Ci torneremo.
Dicevo, non credo che sia un miracolo, sono convinta piuttosto che questo bilancio sia la semplice traduzione, in moneta sonante, di un’attività politica, di una capacità di costruire  politiche propria di questa associazione, che ha seguito due strade –una rivolta all’esterno e l’altra all’interno-  una è quella dell’apertura, del dialogo e della collaborazione con altre realtà, non solo radicali, non solo la realtà radicali più vicine territorialmente o per sensibilità politica, ma con altre associazioni di quella che vorrebbe essere -ed è ancora solo in nuce e in penombra- una sinistra autenticamente liberale e riformatrice.
L’altra strada è quella interna ed è coincisa con la capacità di creare un gruppo di persone affiatate, motivate e non da ultimo capaci, un gruppo in cui le varie individualità e competenze si sono amalgamate, sia pure nella diversità di formazioni, spesso. Siamo stati in grado di creare iniziative non solo a Torino, come da tradizione, ma in quasi tutto il Piemonte e di innestare, negli ultimi mesi, nuovi militanti, direi già perfettamente formati e in grado di portare avanti iniziative da soli. Non è scontato che si sappiano integrare persone nuove e valorizzarle; spero che sia stato fatto appieno e in ogni caso la piena valorizzazione e integrazione dovrà essere, io credo, uno dei compiti di chi gestirà questa associazione nel 2009.

Tutto questo significa che fare iniziativa politica, moltiplicare le iniziative corrisponda automaticamente a un ritorno in denaro, dunque ? Ovviamente no, non è scontato e non lo è per una politica come quella radicale che –sebbene abbia prefigurato, nel corso dei decenni, situazioni e soluzioni poi validate dai fatti- non è mai facile, mai populista, mai compiaciuta.
Le iniziative sono il nostro rischio di impresa, non è detto che tutto quello che facciamo abbia un ritorno, ma non per questo non lo si deve fare, ci mancherebbe che la bontà delle iniziative politiche fosse legate al ritorno economico. Quello che si può fare invece è provare –per restare nella metafora imprenditoriale ad attrarre investimenti.
Noi abbiamo provato a fare questo: tra le altre cose abbiamo provato a mettere maggior cura nella comunicazione: non solo attraverso il contatto costante con iscritti e simpatizzanti, comunicando ogni iniziativa attraverso mail e mailing list.
Lo scorso dicembre, ad anno politico appena cominciato, abbiamo inviato a tutto il nostro indirizzario, una mail in cui, sulla base delle iniziative fatte nell’anno precedente, chiedevamo iscrizioni e contributi: molte persone hanno deciso di avvicinarsi per la prima volta e di iscriversi, una parte del “miracolo” dei 200 iscritti ha radici anche qui.
A gennaio è nata Agliettanews, la newsletter settimanale, nata con l’intento di dare un‘ idea non solo della attività e dei comunicati fatti, ma anche di una capacità di elaborare pensiero.
Da un mese è disponibile un pieghevole che illustra in sintesi le attività dell’associazione e racconta chi è stata Adelaide Aglietta. Ogni anno, infine, produciamo un libretto che ripercorre le iniziative di un intero anno.
Per inciso: tutto questo materiale porta il marchio grafico di Carla Marchisio, che da anni mette gratuitamente la sua creatività al servizio di questa associazione, ma sul lavoro volontario e non retribuito avremo modo di tornarci.
Insomma tutto questo compone il nostro catalogo, il catalogo su cui poi andare a chiedere contributi e iscrizioni.
In questo catalogo c’è uno spazio molto ampio occupato dalla campagna sul Tibet, sulle bandiere tibetane, con le cifre che vedete e con migliaia di bandiere distribuite in tutta Europa.
Siamo stati favoriti dalla visita torinese del Dalai Lama e dalle Olimpiadi di Pechino, certo, ma il caso alla fine non è mai casuale: non bisogna impedirgli di fare quel che fa, o va assecondato; noi semplicemente, a differenza di altri, siamo stati pronti a sfruttare questa cirocostanza. Anche in questo caso però, più che di agilità o fiuto imprenditoriale, parliamo di un motivo politico molto serio alla base.
Quest’associazione, molti di voi ricorderanno,  nasce fianco a fianco e collaborando con quello che anni fa era il gruppo consiliare della Lista Bonino in Regione Piemonte. L’esperienza è finita -e non ci torneremo sù evidentemente, tuttavia l’eredità politica di quell’esperienza non è stata dispersa, ma assimilata e fatta fruttare, anche economicamente. Il Gruppo consiliare fece un enorme lavoro, che non sto qui a ricordare, ricordo solo, perché è quella più rilevante dal punto di vista di una relazione di tesoreria, la rete di contatti con associazioni di supporters della causa tibetana in tutta Europa che seppe creare Rosanna Degiovanni.
L’Associazione Aglietta non ha mai abbandonato la battaglia sul Tibet, sicché si è potuti arrivare a quella felice situazione per cui per mesi la sottoscritta, insieme soprattutto ad Alessandro Rosasco -che voglio ancora una volta ringraziare- ha fatto spesso orario d’ufficio in sede, passando il tempo a smistare mail e ordini, impacchettare e spedire bandiere. Un lavoro totalmente volontario e neppure rimborsato.
Manca ancora un tassello, quello del cambio della sede. Già da tempo consideravamo i costi di gestione troppo alti -ma all’epoca della stipula del contratto per la sede di via Garibaldi difficilmente, credo, si sarebbe potuto fare diversamente; quest’anno finalmente la situazione si è sbloccata, siamo riusciti a trovare una sede che è altrettanto centrale, che è bella e probabilmente più funzionale dal punto di vista strutturale all’attività politica.
La sede di via Garibaldi nel 2007 costò 15.536,31 euro; come vedete il risparmio è di circa 3 mila euro. Se considerate il necessario periodo di sovrapposizione nelle spese delle due sedi e tutti gli ovvi costi di apertura e allestimento –limitati anche grazie alla generosità di Diego Castagno, che ha fornito molte delle attrezzature e del materiale-  io credo che questo sia uno dei nostri  maggiori successi.
Mi piace ricordarlo in un periodo in cui fa tendenza parlare in ogni dove di casta, spesso a sproposito, oppure da parte di chi non avrebbe troppi titoli e meriti: la sede di via Botero è stata allestita per intero grazie al lavoro militante completamente gratuito di decine di iscritti che si sono improvvisati muratori, stuccatori, imbianchini ed elettricisti, secondo un modo tutto radicale di vivere la politica. Secondo questo modo tutto radicale questa sede, come la precedente, è mantenuta dai contributi degli iscritti: 19 persone ad inizio anno si sono impegnate non a versare una quota una tantum, ma a contribuire mensilmente, con quote che vanno da 5 a 40 euro, poi nel frattempo qualcuno ha perso il lavoro, qualcuno ha dovuto ridurre , ma qualcun altro è subentrato nel corso dell’anno; in ogni caso noi abbiamo un quota fissa, che nella realtà per tutte circostanze che ho ricordato è stata più bassa di quella preventivata ad inizio anno, ma che comunque c’è.
Questa è sicuramente la maggiore indicazione per il 2009: seguire ancora di più questo aspetto dell’autofinanziamento (siam stati manovali e spedizionieri a tempo pressoché pieno, non si può fare tutto e farlo bene) responsabilizzando ancora di più gli iscritti e possibilmente ampliando il bacino.
Tutte le estati, da due anni a questa parte, teniamo una festa, che chiamiamo Aglietta summer party, a casa di roswitha flaibani. Nel ringraziare ancora una volta Roswitha per la disponibilità e l’ospitalità (e per essere stata nel 2008 la nostra maggiore contribuente), voglio ricordare che questa è la maniera migliore di contattare e farci conoscere da persone con cui difficilmente verremmo in contatto, quindi occorrerà proseguire su questa linea (e in effetti c’è già un‘iniziativa in programma a Novara).
Dunque quali indicazioni per il 2009? Direi che essenzialmente sono queste: messa in sicurezza della quota necessaria al mantenimento della sede, oculata amministrazione, maggiore cura nel mantenimento e ampliamento di una quota di contribuenti fissi, iniziative in tutto il Piemonte che siamo di autofinanziamento e di esposizione del catalogo di cui parlavamo prima. Evidentemente non è un catalogo da museo o da esposizione, ma è quotidianamente vissuto nella politica che cerchiamo di fare.

 

 

BILANCIO 2008

                                                                                           

SALDO INIZIALE (01/12/07)

1.560,27

 

 

ENTRATE

Iscrizioni

4.285,00

Contributi di iscritti e simpatizzanti

5.042,00

Contributi raccolti a tavoli (1)

329,00

Contributi da bandiere Tibet

51.795,45

Contributi da materiale vario

675,65

Competenze ccp

12,08

Varie (2)

277,50

TOTALE ENTRATE

62.416,68

 

 

 

 

USCITE

Gestione ccp/commissioni posta

379,42

Gestione sede

12.235,86

Acquisto e spedizione bandiere

27.763,65

Spese per iniziative

3.651,82

TOTALE USCITE

44.030,75

 

 

 

 

 

 

 

 

SALDO FINALE (30/11/2008)

19.946,40

 

 

Previsione di accantonamento fondi per gestione sede 2009: € 10.000

 

 

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(1)Esclusi tavoli Tibet
(2) restituzione cauzione per offerta ad Atc per stabile via Botero 11/f, il versamento è registrato fra le spese di gestione della sede.

 

 

 

 

 

 

 

Associazione radicale Adelaide Aglietta - Via Botero 11/F - Tel. 011.195.07.676 - Fax 011.195.07.499
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