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Torino, 29 luglio 2010

RU486 IN PIEMONTE/RADICALI: IN BASE ALLE RISPOSTE DELLE AZIENDE, LA PILLOLA ABORTIVA E’ DISPONIBILE IN UNDICI ASR SU VENTUNO. AL S. ANNA 250 ABORTI MEDICI IN CENTO GIORNI.

  Agli inizi di giugno Nathalie Pisano e Salvatore Grizzanti (segretaria e tesoriere Associazione Radicale Adelaide Aglietta) avevano scritto una lettera raccomandata ai Direttori Generali delle 13 aziende sanitarie locali, delle 5 aziende ospedaliere e delle 3 aziende ospedaliero- universitarie presenti in Piemonte (unica omessa l’A.O. OIRM- S. Anna di Torino).

Nella loro lettera i due esponenti radicali richiedevano ai Direttori Generali di essere informati “sulle iniziative che avete intrapreso o intendere intraprendere a breve per assicurare la possibilità di accedere all’aborto farmacologico alle donne residenti nell’ambito dell’Azienda da Voi diretta”.

Nella lettera si ripercorreva quanto accaduto all’Ospedale S. Anna di Torino dopo la pubblicazione (sul supplemento ordinario n. 229 alla G. U. n. 286 del 9 dicembre 2009) del provvedimento dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) all’oggetto “Autorizzazione all’immissione in commercio del medicinale per uso umano “Mifegyne”.

Da fine aprile, al S. Anna sono stati effettuati circa 250 aborti farmacologici e non si è verificata alcuna delle criticità paventate dai detrattori della pillola abortiva: ogni donna che ha scelto di usufruirne ha deciso, di comune accordo con il personale medico, se rimanere ricoverata per tutto il tempo intercorrente fra le due assunzioni o se firmare il foglio di dimissioni e andare a casa.

A fine luglio i radicali hanno ricevuto risposta scritta dalle seguenti nove ASR:

ASL TO1-TO2-TO4- TO5-VC-VCO; ASO di Alessandria e Ospedale Mauriziano di Torino; Aziende Ospedaliero Universitarie di Novara e Orbassano (TO). Tranne quest’ultima, che non ha reparto di ginecologia- ostetricia, tutte le ASR suddette hanno comunicato di aver già attivato le procedure per rendere accessibile la pillola abortiva alle donne che scelgono questo intervento medico. L’ASL CN1 aveva già reso disponibile la RU486 negli ospedali di Mondovì e Savigliano agli inizi di giugno.

Pisano e Grizzanti hanno dichiarato:
“Come al solito il bicchiere può essere mezzo pieno o mezzo vuoto. La nostra iniziativa era motivata dalla preoccupazione che l’Ospedale S. Anna di Torino dovesse sobbarcarsi le richieste di aborto farmacologico di tutta la regione. Constatiamo che così non è e facciamo appello a tutti i media regionali affinché le informazioni sulla possibilità di accedere all’aborto medico in altre Aziende sanitarie arrivino alle dirette interessate, le donne. Chiediamo, inoltre, all’Assessore regionale alla Sanità, Caterina Ferrero, di verificare che l’accesso all’aborto medico sia garantito in almeno un ospedale in ognuna delle otto province piemontesi.”


Torino, 27 luglio 2010

RICORSI ELETTORALI/RADICALI : SENTENZA CONSIGLIO DI STATO E’ SECONDA SCONFITTA DI COTA IN DIECI GIORNI.

IL GOVERNATORE NE PRENDA ATTO, SI DIMETTA E SI TORNI A VOTARE PRIMA POSSIBILE.

 

Dichiarazione di Silvio Viale (presidente Associazione radicale Adelaide Aglietta) e Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani):

Cota dovrebbe cambiare avvocato. Luca Procacci ha voluto forzare chiedendo subito una sospensiva al Consiglio di Stato e il PDL è  ancora una volta andato a rimorchio della Lega. Così facendo, il governatore incassa la seconda sconfitta nel giro di 10 giorni.

Cota prenda atto che la strada giuridica porterà all’inevitabile annullamento delle elezioni regionali (rimandiamo ancora una volta alla sentenza n. 3212/01 sul caso Molise) e ponga fine a una situazione di stallo che non giova a nessuno, tantomeno ai cittadini piemontesi, tantomeno in questo contesto socio-economico. Si dimetta e si torni a votare il prima possibile.

 

 

 


Torino, 26 luglio 2010

FIAT IN SERBIA/MANFREDI (RADICALI): OGGI GOVERNO E LEGA SONO SUL PEZZO MA NEL 1994 (SERBI SOTTO EMBARGO A TORINO) DORMIVANO.

 

Il 28 novembre 1994 una delegazione d’affari serba venne a Torino e si incontrò con i vertici FIAT. La delegazione, accompagnata da Gian Nicolino Narducci (console a Milano per la Serbia), era composta da: Dragan Tomic (presidente Parlamento e Presidente Jugopetrol), Jovan Zebic (Vice Presidente e Ministro delle Finanze Federali), Tomica Raicevic (Ministro Federale della Programmazione) , Goran Marcovic (Direttore commerciale Jugopetrol).

Allora era in vigore un embargo economico dell’ONU nei confronti della Repubblica Federale di Serbia e Montenegro (D.L. 305/92, convertito in L. 7 agosto 10992, n. 355 ed integrato dal D.L: 144/93 convertito in L. 16 luglio 1993, n. 230).

I radicali torinesi riuscirono ad evitare che la delegazione serba fosse ricevuta dal sindaco di Torino, Valentino Castellani. Il 30 novembre 1994 manifestarono in Piazza Castello contro la presenza in città dei serbi di Milosevic e furono ricevuti dal prefetto Claudio Gelati, a cui chiesero di estendere al governo centrale il seguente interrogativo: “In che misura gli affari che in questi giorni si stanno trattando a Torino sono violazioni di una legge dello Stato e di un fondamentale accordo internazionale, l’embargo alla Serbia, cui anche l’Italia deve attenersi?”. La domanda rimase senza risposta.

Il governo dell’epoca era il Berlusconi I; ministro degli Interni era, allora come ora, il leghista Roberto Maroni (che era anche vice-presidente del Consiglio).

Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani):

“Noto un attivismo sia del governo centrale sia del governo regionale rispetto ai rapporti della FIAT con il governo democratico serbo. E’ un vero peccato che quando gli interlocutori serbi erano rappresentati dagli uomini di Milosevic non vi fu da parte del governo Berlusconi di allora alcuna reazione, tantomeno dagli esponenti della Lega Nord … d’altra parte, lo stesso Umberto Bossi ci tenne a rimarcare, quando già Milosevic era ricercato dal Tribunale dell’Aja, che “Meglio Milosevic che Culosevic!”.

 

 


DOSSIER RADICALE
SUL CASO GIOVINE

5 ANNI DI LOTTE E DENUNCE PER LA LEGALITA’,
CONTRO L’INDIFFERENZA DI DESTRA E SINISTRA

 

In questo documento proponiamo la sintesi di quanto i Radicali (purtroppo da soli) hanno tentato di fare per portare all’attenzione della politica e dell’informazione il “Caso Giovine”, un esempio illuminante dell’illegalità italiana, oggi divenuto il capro espiatorio contro cui tutti si scagliano.
Con queste pagine vogliamo rivendicare le nostre lotte e ricordare che, presto o tardi, i nodi vengono al pettine.
Questa storia rappresenta un tassello della Peste Italiana che ha contaminato la nostra regione e contro la quale occorre una presa di coscienza da parte di ogni singolo esponente politico, di ogni singolo partito e del sistema politico nel suo complesso.

I fatti, le date e i personaggi

  • Nell’aprile del 2005 Michele Giovine con la Lista “Consumatori per Ghigo” ottiene l’1,1% ed è eletto in Consiglio regionale.
  • Ancor prima del voto la magistratura apre un fascicolo a suo carico e a carico degli autenticatori utilizzati durante la raccolta delle firme con l’accusa di aver raccolto firme false. La sua elezione in Consiglio regionale può essere messa in discussione solo da un ricorso al TAR, che può essere posto in essere solo degli "aventi interesse", cioè da chi, candidato alle elezioni regionali, potrebbe subentrare a Giovine una volta accertata l'irregolarità della sua elezione. I radicali sono fuori gioco non essendosi presentati alle elezioni regionali del 2005.
  • A luglio 2005 i Radicali, apprese le notizie sull’inchiesta della magistratura, chiedono pubblicamente, con comunicati e conferenze stampa, a tutte le forze politiche di aprire un procedimento contro Michele Giovine al TAR.
  • In quei mesi escono notizie di stampa -  copia delle quali è stata archiviata dai radicali –secondo le quali la Procura di Torino ha accertato che l’86% delle firme raccolte da Giovine sono false. I Radicali manifestano di fronte al Consiglio regionale per chiedere legalità e per sollecitare il ricorso al TAR.
  • Nell’autunno del 2005 inizia in Consiglio un’azione di ostruzionismo complessivo attuata da Michiele Giovine e Maurizio Lupi per chiedere la possibilità di fare un Gruppo consiliare anche con un solo eletto. A dicembre i Radicali denunciano nuovamente lo stallo rispetto alle inchieste della magistratura: la politica piemontese pare soccombere al ricatto, senza fare ricorso al TAR per l’irregolarità dell’elezione.
  • A dicembre 2006 giunge finalmente il rinvio a giudizio per le firme false (20 mesi dopo le elezioni!). I Radicali denunciano il ritardo ma chiedono ai magistrati di chiudere presto la pratica. Intanto la Corte Costituzionale dichiara illegittima parte della legge n.61/2004 (Governo Berlusconi) che depenalizzava il reato di falsificazione delle firme (e che Giovine ben conosceva!).
  • Nel marzo 2007 accade una delle cose più paradossali della scorsa legislatura. A rappresentare in Calabria il Consiglio regionale del Piemonte alla “Festa della legalità” dell’Associazione “Libera” di Don Ciotti c’è Michele Giovine. I Radicali denunciano inutilmente l’accaduto. Intanto, in seguito al continuo ostruzionismo, Giovine ha ottenuto la possibilità di fare gruppo a sé.
  • Nel dicembre 2007 si apprende che il processo a Michele Giovine per le firme false è fissato per il maggio del 2008 (oltre 3 anni dopo l’elezione in Consiglio!). “Giustizia ritardata è giustizia negata” denunciano i Radicali.
  • Nel maggio del 2008 il processo dichiara Giovine colpevole ma, per la depenalizzazione del reato, viene solo condannato ad una multa che non pagherà mai. I Radicali denunciano nuovamente un sistema politico complice dell’illegalità.
  • Nel luglio del 2009, dopo mesi di ulteriore ostruzionismo, Giovine, Lupi, Scanderebech ottengono il voto favorevole sulla nuova legge elettorale del Piemonte. Solo i Radicali denunciano nuovamente una Consiglio regionale genuflesso nei confronti di chi ha evidentemente violato la legge.
  • Alle elezioni regionali del Piemonte del 28 e 29 marzo 2010, la coalizione di centro-destra accoglie nuovamente nelle sue fila Michele Giovine, che si era proposta anche, inutilmente, al centro-sinistra; la Lista “Pensionati per Cota” (perché nel frattempo Giovine, che ha 37 anni, si è trasformato da leader dei Consumatori a leader dei Pensionati!), ottiene l’1,46% de voti e Giovine è rieletto.
  • Nelle settimane successive alle elezioni, la Lista Pensionati e Invalidi, con il sostegno di Mercedes Bresso, presenta un esposto penale e un ricorso al TAR contro la Lista di Michele Giovine. Le indagini della magistratura individuano che 18 delle 19 firme di accettazione delle candidature sono false (compresa quella di Michele Giovine). Si apre nuovamente un procedimento penale in contemporanea a quello amministrativo.
  • Nel maggio del 2010 il Partito Democratico prende le distanze dal ricorso. I Radicali invece, oltre a sostenerlo, sottolineano l’indifferenza anche del centro-sinistra alle patenti violazioni della legge nella legislatura precedente.
  • A luglio 2010 il TAR rinvia la decisione sulla Lista di Michele Giovine ad ottobre. Il centro-sinistra nel suo complesso prende coscienza della situazione e denuncia apertamente le violazioni; anche parte del Centro-destra mostra dubbi sulla legittimità delle liste.

 

Oggi, dopo 5 anni di lotte, denunce e richieste di intervento, i Radicali hanno l’amara e magra consolazione di poter dire che da soli avevano denunciato con puntualità violazioni della legge e omissioni della politica.
Se, come pare accertato, le violazioni attuali dovessero essere dimostrate, l’unica via percorribile e dignitosa è ripetere le elezioni, come accaduto già nel precedente del Molise a parti invertite. La legalità ed il rispetto delle regole (a partire da quelle elettorali) sono la base di un confronto democratico che nelle scorse elezioni regionali non è stato possibile in Piemonte e in Italia, come Emma Bonino ha puntualmente denunciato con uno sciopero della sete, protratto per 5 giorni, attuato prima della presentazione delle liste dei tribunali, cioè prima dell’emergere del “caso Roma”, del “caso Milano”, del “caso Giovine”, del “caso Piemonte”.


Cronologia di una battaglia
(comunicati, conferenze stampa, manifestazioni dei Radicali in Piemonte)

 

3-4 aprile 2005
Alle elezioni regionali del Piemonte viene eletto in Consiglio regionale Michele Giovine con la Lista “Consumatori per Ghigo”. La magistratura, prima ancora del voto, apre un procedimento che dimostrerà come tra l’80% e il 90% delle firme raccolte per la presentazione della Lista sono false.

28 luglio 2005
Giulio Manfredi e Silvio Viale:
“La situazione è paradossale: c'è la quasi certezza dell'apertura di un procedimento penale nei confronti degli esponenti della "Lista Consumatori con Ghigo" e degli autenticatori da essi utilizzati nella raccolta firme; ma la permanenza o meno di Giovine in Consiglio Regionale è legata alla presentazione o meno di ricorsi al TAR da parte degli "aventi interesse", cioè di chi, candidato alle elezioni regionali, potrebbe subentrare a Giovine una volta accertata l'irregolarità della sua elezione. I radicali sono fuori gioco non essendosi presentati alle elezioni regionali.
Rispetto al caso Giovine, è vergognoso che nessun candidato, nessuna forza politica che ha partecipato alle elezioni regionali abbia fatto ricorso al TAR per ristabilire la legalità del voto; e la cosiddetta società civile, che fa le pulci alle elezioni in Iraq o in Ucraina, dov'è, non dice nulla?
Gli accordi sottobanco hanno ancora una volta prevalso sulla legalità e sul diritto?"

29 luglio 2005
conferenza stampa radicale sul legalità e “Caso Giovine”
Giulio Manfredi e Silvio Viale:
“Per noi la questione centrale e rilevante è quella del rispetto della legalità … Il problema vero è che il nostro interlocutore non era Giovine ma quanti (sicuramente le liste e i candidati concorrenti alle scorse elezioni regionali) avrebbero l’interesse e giuridicamente la legittimazione a promuovere un ricorso davanti al giudice amministrativo per verificare le irregolarità e per conseguire la decadenza di Giovine dalla carica di consigliere; da costoro non arrivano né ricorsi, né querele né autogol ma solo un triste e complice silenzio”.

12 settembre 2005
Giulio Manfredi e Silvio Viale:
“Rispetto alla posizione del consigliere regionale Michele Giovine (Consumatori), chiediamo semplicemente che l’istruttoria dell’inchiesta sulle firme false che, secondo la Procura di Torino, sarebbero state raccolte a sostegno della Lista dei Consumatori (secondo notizie di stampa, l’86% del totale delle firme raccolte) sia chiusa e vi sia il rinvio a giudizio; sono passati sei mesi dai fatti contestati. Nel frattempo, è quantomai strano che gli aventi interesse a sostituire Giovine in Consiglio regionale non abbiamo presentato apposito ricorso; i radicali non possono presentarlo non avendo partecipato alle elezioni regionali”.

13 settembre 2005 – manifestazione di fronte al Consiglio regionale del Piemonte dei Radicali
“Questa mattina abbiamo manifestato davanti al Consiglio Regionale del Piemonte anche per chiedere che la Procura di Torino termini l'istruttoria dell’inchiesta aperta sei mesi fa rispetto alla raccolta di firme false da parte della Lista Consumatori, che ha eletto consigliere regionale il sig. Michele Giovine. Chi ha interesse legittimo a far decadere Giovine può e deve presentare ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale; come mai nessuno si è mosso? Ci si appassiona della legalità delle elezioni in Iraq, Cecenia, Ucraina ma non di quelle sotto casa?”

 

21 dicembre 2005
Igor Boni e Giulio Manfredi:
“L’ostruzionismo attuato in Consiglio Regionale dai consiglieri regionali Lupi e Giovine al solo fine di ottenere un gruppo consiliare a testa è vergognoso ma ancora più vergognoso è il silenzio che è calato sull’inchiesta sulle firme false della Lista Consumatori di Michele Giovine; a luglio i giornali avevano riportato la notizia che il procuratore aggiunto Francesco Saluzzo stava per concludere le indagini, da cui risultava che l’86% delle firme a supporto della Lista Consumatori erano false.
Con una conferenza stampa a luglio e con una manifestazione davanti al Consiglio a settembre, i radicali avevano chiesto alla Procura di accelerare i tempi per ristabilire la legalità e avevano chiesto a quegli esponenti politici (la stampa aveva parlato di Riccardo Nicotra del Nuovo PSI e di Emilio Bolla di Forza Italia) che avevano interesse a subentrare a Giovine in Consiglio Regionale di fare ricorso al TAR; i due procedimenti, penale ed amministrativo, potevano andare di pari passo.
Nulla è stato fatto ed il risultato è sotto gli occhi di chi vuol vedere e non continuare a far finta di nulla; la Presidente della Regione, il Presidente del Consiglio Regionale, l’on. Enzo Ghigo (su cui grava la responsabilità politica di aver accettato nella coalizione di centro-destra sia Giovine che Lupi) non hanno nulla da dire sulla questione delle firme false? Come mai nessuno ha fatto ricorso al TAR? E la cosiddetta società civile che si straccia le vesti per le elezioni in Iraq non intende spendere nemmeno una parola per la regolarità delle elezioni in Piemonte?”

19 dicembre 2006
Bruno Mellano e Giulio Manfredi:
“Pur arrivando venti mesi dopo i fatti, la richiesta di rinvio a giudizio di Giovine ha il merito di riportare alla ribalta la questione della legalità delle procedure con cui si svolse la presentazione delle liste alle passate elezioni regionali, non solo in Piemonte; legalità che è condizione indispensabile per il completo e corretto esercizio del diritto di voto, attivo e passivo, del cittadino, essenza stessa della vita democratica.
In questa materia è fresca di stampa la sentenza 394/2006 della Corte Costituzionale, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di alcune parti della legge n. 61 del 2004 (Norme in materia di reati elettorali), che avevano sancito la depenalizzazione della falsificazione delle autenticazioni delle liste elettorali e di candidati.
La pronuncia della Consulta ha fatto giustizia di un’evidente disparità di trattamento esistente fra le falsificazioni suddette (soggette solamente ad ammenda) e le altre, punite come delitto e con pena detentiva dagli articoli 476 e 479 del codice penale.
Non sappiamo se la sentenza suddetta possa essere applicata alla fattispecie delle passate elezioni regionali; quello che riteniamo importante è che la magistratura faccia finalmente chiarezza sui fatti e che, nel caso sia accertata la falsificazione delle firme, il consigliere Giovine tragga le dovute conseguenze politiche, lasciando libera la carica illegittimamente ricoperta”.

20 e 21 marzo 2007:
Michele Giovine in rappresentanza del Consiglio regionale del Piemonte partecipa alla” Festa della legalità” di Libera e Don Ciotti in Calabria.

5 dicembre 2007:
Giulio Manfredi:
“Il processo a Giovine è previsto per il maggio del 2008, cioè oltre tre anni dopo i fatti contestati e ben oltre la metà della legislatura regionale: mai come in questo caso, giustizia ritardata è giustizia negata.
In attesa del processo, mi chiedo se sia più colpevole di omissione Michele Giovine (che non ha pagato la multa con cui avrebbe estinto il suo reato) o un Consiglio Regionale dove prima non si è trovato un solo esponente politico che abbia fatto ricorso amministrativo contro Giovine (come richiesto da noi radicali a tempo debito) e poi si è permesso a questi di fare gruppo … con se stesso (dal 1° marzo 2007), cedendo ai suoi ricatti ostruzionistici.
Il 20 e 21 marzo 2007, pochi giorni dopo la costituzione del mono-gruppo, la beffa finale: Michele Giovine andò in missione per conto del Consiglio Regionale alla festa “contro le mafie e per la legalità” dell’Associazione “Libera” di Don Ciotti”; negli stessi giorni, il Consiglio Regionale non invitò alla sua seduta straordinaria i rappresentanti piemontesi di “Libera” per il veto opposto dal consigliere Agostino Ghiglia di AN.
Complimenti, il Consiglio Regionale sa scegliere bene chi mandare a rappresentare i valori della legalità, a nome e per conto di tutti i cittadini piemontesi!”

15 maggio 2008
Giulio Manfredi:
“Chi l’ha detto che il delitto non paga? Le liste di Giovine contenevano, dagli accertamenti fatti dagli inquirenti e riportati sui giornali, l’80% di firme false. Nonostante questo, Giovine è consigliere regionale da tre anni, lo sarà ancora per i prossimi due; minacciando e praticando ostruzionismi, è riuscito a fare il gruppo consiliare con se stesso e, come estrema beffa, è riuscito a farsi mandare dal presidente Gariglio a rappresentare la Regione Piemonte alla “festa della legalità, contro le mafie” di Don Ciotti, il 20 e 21 marzo 2007 … naturalmente a spese dei contribuenti!
Infine, rifiutandosi di pagare i 2000 euro di oblazione e andando a processo, Giovine non ha sborsato un euro.
Non c’è che dire, il trentacinquenne Giovine, ora leader dei pensionati, è un bell’esempio per le giovani generazioni, per affrontare con maggiori speranze di riuscita le prossime elezioni provinciali e regionali.”

22 luglio 2009
Igor Boni e Giulio Manfredi:
“Non c’è nulla da festeggiare per lo sblocco dei lavori del Consiglio Regionale; l’ostruzionismo ricattatorio di Giovine, Scanderebech, Lupi e Nicotra ha avuto partita vinta, costringendo la presidente Bresso a scrivere sotto loro dettatura la nuova legge elettorale per le prossime regionali.
Una pagina nera per le istituzione regionali. E una pagina che si poteva in parte evitare: nel luglio 2005, i giornali avevano riportato la notizia che il procuratore aggiunto Francesco Saluzzo stava per concludere indagini da cui risultava che l’86% delle firme a supporto della Lista Consumatori di Michele Giovine (36 anni, ora divenuto leader dei Pensionati) erano false. Allora, con una conferenza stampa a luglio e con una manifestazione davanti al Consiglio a settembre, noi radicali chiedemmo a quegli esponenti politici che avevano interesse a subentrare a Giovine in Consiglio Regionale di fare ricorso al TAR (il ricorso non potevamo farlo noi, non essendoci presentati alle elezioni regionali). Tutti zitti e muti.
Così in questi anni Giovine e Lupi, sempre grazie all’ostruzionismo, hanno ottenuto di costituire un gruppo consiliare a testa (a spese dei contribuenti) ; il 20 e 21 marzo 2007, pochi giorni dopo la costituzione del mono-gruppo, Michele Giovine andò in missione per conto del Consiglio Regionale alla festa “contro le mafie e per la legalità” dell’Associazione “Libera” di Don Ciotti” (sempre a spese dei contribuenti! ); poi Giovine ha rifiutato di pagare la multa per le firme false, è andato a processo e ha ottenuto la prescrizione del reato (grazie ai tempi della giustizia italiana, eravamo arrivati al maggio 2008, tre anni dopo i fatti!); ieri, infine, ha ottenuto dalla Bresso l’impegno a fare una legge elettorale che esenti dalla raccolta firme per la presentazione delle liste i gruppi già presenti in Consiglio.
L’unica consolazione per la maggioranza di centro-sinistra è che tutti e quattro i consiglieri regionali citati sono stati eletti nelle liste del centro-destra; ma è una misera consolazione”.

 

28-29 marzo 2010
alle elezioni regionali del Piemonte viene eletto Michele Giovine con la Lista Pensionati per Cota. Contro la sua elezione con l’accusa di aver falsificato le firme dei candidati presenta un ricorso al TAR e un esposto in Procura la Lista Pensionati e Invalidi (alleata di Mercedes Bresso).

3 maggio 2010
Dopo aver letto di riserve, obiezioni, perplessità del PD piemontese rispetto al ricorso al TAR che Mercedes Bresso e l’UDC piemontese presentarono sull’esito delle elezioni regionali e, in particolare, dopo aver letto la dichiarazione del sindaco PD di Settimo T.se, Aldo Corgiat (“Mi auguro che il partito non si metta a seguire questa strada. Non sono in discussione brogli e né li vedo possibili, se la tradizione del civile Piemonte resta sempre valida”, cronaca de “ La Stampa ”), Igor Boni e Giulio Manfredi hanno commentato:
“I rilievi mossi da Mercedes Bresso nei confronti della lista “Pensionati per Cota” di Michele Giovine e dall’UDC nei confronti della lista di Scanderebech non possono essere tolti di mezzo con un’alzata di spalle. Avvalorano pienamente il ricorso al TAR e sono motivati, prima che dall’interesse di parte, dall’interesse generale dei cittadini piemontesi ad un gioco pulito e senza bari.
Aldo Corgiat, che ci parla della “tradizione del civile Piemonte”, non si è forse accorto che nel passato Consiglio Regionale vi è stato un signore, Michele Giovine, che è riuscito con grande abilità a far cadere in prescrizione il processo che lo riguardava ma che è rimasto consigliere solamente perchè nessuno degli aventi diritto ha fatto ricorso contro la sua elezione, supportata da migliaia di firme false. E l’allora presidente del Consiglio Regionale, Davide Gariglio, che oggi esprime forti riserve sul ricorso, mandò Giovine in rappresentanza della Regione Piemonte alla “Festa per la Legalità ” dell’Associazione “Libera” di Don Ciotti. Oltre il danno, pure la beffa!
Noi radicali non dimentichiamo nulla e sui nostri siti possiamo documentare tutto quello che affermiamo; sarebbe ora, finalmente, che altri recuperino informazioni preziose e si battano con noi, con Mercedes Bresso, con l’UDC piemontese per la legalità.
Anche perchè battersi per la legalità conviene: se Giovine fosse stato fermato in tempo, non sarebbe stato determinante per la vittoria del centro-destra”.

5 giugno 2010
Giulio Manfredi:
“Cinque anni fa Giovine era indagato dalla Procura per aver raccolto fra l’80 e il 90% di firme false per presentarsi alle elezioni regionali, allora come Lista Consumatori, sempre nello schieramento del centro-destra. Giovine aveva calcolato tutto: sapeva che, grazie a una leggina di Berlusconi del 2004, il reato di firme false era stato depenalizzato e, perciò, rischiava solo una multa che, alla fine, tirando per le lunghe il processo, non pagò neppure. Nessuno dei candidati o delle liste di allora (i radicali non si erano presentati ma denunciarono da subito il “caso Giovine”) fece ricorso al TAR contro Giovine e così questi divenne consigliere regionale e potè ricattare per cinque anni l’intero Consiglio con i suoi ostruzionismi, ottenendo in cambio di poter costituire un suo gruppo consiliare, con lauti finanziamenti annessi. Oltre il danno anche la beffa: il 20 e 21 marzo 2007, pochi giorni dopo la costituzione del suo gruppo, Michele Giovine andò in missione per conto del Consiglio Regionale alla festa “contro le mafie e per la legalità” dell’Associazione “Libera” di Don Ciotti”!
Se qualcuno si fosse battuto per la legalità allora, Giovine sarebbe stato destituito, non sarebbe stato arruolato nuovamente dal centro-destra e non sarebbe stato determinante, con la sua “nuova” lista, per la vittoria di Cota; battersi per la legalità, alla resa dei conti, conviene, oltre ad essere giusto.
Intanto, la Corte Costituzionale (con sentenza n. 394 dell’8 novembre 2006) ha dichiarato illegittima la legge del 2 marzo 2004 sui reati elettorali, nella parte in cui viene depenalizzata la falsità nelle sottoscrizione di firme per le liste elettorali. E’ per questo che ora Giovine rischia il carcere. Se ha ancora un minimo di dignità, si dimetta”.

14 giugno 2010
Nathalie Pisano e Igor Boni:
“Roberto Cota dice che la gente non è scema e non prenderebbe bene una vittoria dei ricorsi che pendono nei suoi confronti. Su una cosa Cota ha ragione: la gente non è scema e saprà capire se qualcuno li ha presi in giro con trucchetti o liste false; stupisce il nervosismo di chi si dichiara così convinto di avere ragione.
Noi crediamo che gli elettori abbiano innanzitutto a cuore la correttezza di un processo elettorale che nel caso delle elezioni regionali è stato truffaldino su molti punti, in tutta Italia: la violazione delle leggi sulla corretta informazione e – in molti casi - la violazione delle norme che regolano la raccolta delle firme sulle liste. Non si tratta di minacciare, si tratta di lottare come i Radicali fanno da decenni per il rispetto delle leggi; innanzitutto da parte delle Istituzioni. Il ricorso è semplicemente un modo democratico previsto dall’ordinamento per verificare la correttezza del risultato elettorale”.

17 luglio 2010
Silvio Viale:
“E’ significativo che mentre ironizzava sull’alleanza tra i Radicali di Viale e l’UDC di Vietti, Cota si alleasse con falsari e marionette della politica. La colpa dei ricorsi è tutta sua. Disposto a tutto pur di vincere, Cota è il principale responsabile delle sua alleanze e di come sono state presentate le liste. A maggior ragione per come si è impegnato contro le liste di Rabellino. Cota sapeva bene che Giovine aveva già falsificato le firme e aveva il dovere di controllare, anche se con la falsificazione dei candidati si è raggiunto il colmo. Cota sapeva bene anche chi fosse l’ondivago Scanderebech, una vera marionetta della politica, e avrebbe dovuto controllarne le credenziali. Ora, definito il primo round, in attesa del secondo round su Giovine, Cota dovrebbe assumersi le proprie responsabilità e non indurre in errore anche il presidente Berlusconi, evidentemente male informato sulle vicende piemontesi. Intanto debbo fare osservare come, in soli due mesi, con le sue continue lamentazioni, Cota abbia già stufato i piemontesi.”

 

Per approfondimenti:

http://www.associazioneaglietta.it/ghiglia-cota.html


Torino, 23 luglio 2010

RICORSI ELETTORALI PIEMONTE/DUE MACIGNI SULLA TESTA DI COTA: IL “CASO GIOVINE” E IL “CASO MOLISE”.

SINTESI CONFERENZA STAMPA RADICALE.

 

Alla conferenza stampa, tenutasi questa mattina nella sede dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, sono intervenuti Nathalie Pisano e Silvio Viale (rispettivamente segretaria e presidente Ass. Aglietta), Igor Boni (coordinatore provincia di Torino dell’Ass. Aglietta) e Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani).

Gli esponenti radicali hanno distribuito ai giornalisti il “Dossier Giovine”, che ripercorre le iniziative intraprese dai radicali – e solo da loro – per denunciare la presenza nel precedente Consiglio Regionale di Michele Giovine, che nel 2005 aveva raccolto fra l’80 e il 90% di firme false a corredo della sua lista (allora “Consumatori per Ghigo”; oggi Giovine, a 37 anni, è leader dei “Pensionati per Cota”). Nessuna lista fece ricorso al TAR per fare dimettere Giovine (i radicali non potevano farlo non essendosi presentati alle regionali del 2005); Giovine, utilizzando il ricatto dell’ostruzionismo, riuscì a costituire un gruppo consiliare (con se stesso!), riuscì a far approvare l’attuale legge elettorale (assieme a Scanderebech, Lupi e Nicotra) … e riuscì anche ad andare a rappresentare la Regione Piemonte a un convegno sulla legalità, organizzato da Don Ciotti e “Libera” nel 2007, in Calabria. Oltre al danno pure la beffa!

 

I radicali valuteranno con i loro avvocati (Alberto Ventrini e Antonio Polito) se ci saranno gli estremi per costituirsi parte civile nel processo penale che vede imputato Michele Giovine per aver contraffatto le firme dei candidati della sua lista. Invitano tutte le altre liste a fare altrettanto e invitano, soprattutto, il Presidente della Regione, Roberto Cota, a dare un forte segnale a difesa della legalità, contro chi reiteratamente ha violato le leggi elettorali.

I radicali hanno anche distribuito alla stampa copia della sentenza del Consiglio di Stato n. 3212/01 sul “caso Molise”: in Molise, il 16 aprile 2000, aveva vinto, con soli 930 voti di scarto, il candidato del centro-sinistra. Il centro-destra fece ricorso, vinse la causa sia al TAR che al Consiglio di Stato, nel 2001 si rivotò e vinse il candidato del centro-destra.

 

Quello del Molise è l’unico precedente ed è molto rilevante per il “caso Piemonte” per molte ragioni: lo scarto dei voti fra i due candidati è paragonabile a quello piemontese; il Consiglio di Stato affermò che i ricorsi erano stati presentati in tempo, decorrendo i termini dalla data di proclamazione degli eletti (stessi termini utilizzati dai ricorrenti piemontesi, mentre gli avvocati di Cota hanno puntato tutte le loro carte sull’asserito ritardo della presentazione dei ricorsi).

 

Rispetto alle due liste (UDEUR e Verdi) che non avrebbero dovuto partecipare alla competizione elettorale molisana, il Consiglio di Stato scrive parole che descrivono perfettamente anche la situazione piemontese: “La partecipazione di liste, che avrebbero dovuto essere escluse, ha inciso infatti sull’esito elettorale in termini che non sono esattamente individuabili. Si rende quindi necessaria la rinnovazione del procedimento elettorale … Esattamente il TAR ha osservato che, nella specie, la partecipazione delle liste ha determinato uno squilibrio ed una turbativa, anche in considerazione del fatto che lo scarto dei voti tra i due raggruppamenti è inferiore a mille voti e che una diversa configurazione dello scenario politico avrebbe potuto determinare esiti diversi da quelli registrati …”.

 

Anche rifacendosi al precedente del Molise, Silvio Viale ha chiuso la conferenza stampa chiedendo al presidente Cota di prendere atto della situazione, evitando di infilarsi nel vicolo cieco dei ricorsi e dei controricorsi, e di dimettersi. Occorre tornare a votare, in condizioni di legalità; ogni altra soluzione, compresa quella di assegnare la vittoria a tavolino a Mercedes Bresso, non sarebbe rispettosa della volontà popolare.

 

 

 

 

N. B.

 

Il “Dossier Giovine” è disponibile sul sito www.associazioneagl ietta.it

 

La sentenza del Consiglio di Stato n. 3212/01 è disponibile a questo link:

www.diritto. it/sentenze/ magistratamm/ sentenza3212_ 2001.html


Torino, 22 luglio 2010

RICORSI ELETTORALI/DOMANI I RADICALI PRESENTANO IL DOSSIER SUL "CASO GIOVINE" … e la sentenza del Consiglio di Stato sul "Caso Molise", precedente utile per risolvere il “Caso Cota”.

 

Domani, venerdì 23 luglio, alle ore 12:00, presso la sede dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta (Torino, via Botero n. 11/f) si terrà una conferenza stampa nella quale sarà presentato alla stampa il Dossier radicale sul “Caso Giovine”: 5 anni di iniziative per la legalità nel processo elettorale.

Sarà inoltre consegnata ai giornalisti copia della sentenza del Consiglio di Stato n. 3212/01 sul “Caso Molise”, che rappresenta, a parti invertite, l’unico precedente a cui fare riferimento per dirimere l’attuale stallo in cui si trova la Regione Piemonte, dopo il voto falsato dalla presentazione irregolare di alcune liste a sostegno di Roberto Cota.

Interverranno alla conferenza stampa:

 

Nathalie Pisano – Segretaria Associazione radicale Adelaide Aglietta

Giulio Manfredi – Comitato nazionale Radicali Italiani

Silvio Viale – Direzione nazionale Radicali Italiani

Igor Boni – Coordinatore provinciale di Torino dell’Associazione Aglietta

 

 

 

 


Torino, 20 luglio 2010

UNIONI CIVILI – VIALE A GHIGLIA, POLEMICHE INFANTILI, IL PDL SI DISSOCI .DA QUESTO SCIOVINISMO NEOFASCISTA

 

Dura reazione di Silvio Viale, presidente dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, alle parole del vice coordinatore regionale del PDL, Agostino Ghiglia, all’indomani della registrazione al Comune di Torino della prima coppia legata da vincolo affettivo.

Silvio Viale chiede al PDL di prendere le distanze dall’infantilismo ideologico di Ghiglia.

Silvio Viale ha dichiarato:

“Il PDL prenda le distanze dall’infantilismo ideologico di Agostino Ghiglia. Io, che sono una “famiglia naturale” non mi sento affatto discriminato da Caterina e Silvano, o da Antonella e Debora, le prime coppie che hanno chiesto il certificato anagrafico che attesta il loro vincolo affettivo. Ghiglia dovrebbe vergognarsi ad invocare diritti e privilegi esclusivamente per le famiglie naturali, come una vera forma di apartheid. Dovrebbe poi smetterla di dare al matrimonio la veste di “famiglia naturale, visto che è un’istituzione dell’uomo e non esiste in natura. In ogni caso le parole di Ghiglia offendono centinaia di migliaia di piemontesi, molti dei quali elettori del PDL, per cui mi aspetto che qualche adulto del PDL corregga questo sciovinismo infantile e neo-fascista di Ghiglia. Intanto, auguri a Caterina e Silvano e auguri a Antonella e Debora.”

 

 


Torino, 17 luglio 2010

SENTENZA TAR/MANFREDI (RADICALI): COTA FA DI TUTTA L'ERBA UN FASCIO CONFONDENDO IL GRANO CON LA GRAMIGNA.

  Dichiarazione di Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani):

Forse sarà la frequentazione di Michele Giovine (a proposito, caro Cota, mi sembra  un po' tardi e un po' ipocrita vergognarsi di  Giovine e tenerlo in disparte quando è stato determinante per la sua vittoria!), forse sarà la paura di perdere il potere a indurre Roberto Cota a fare di tutta l'erba un fascio, dichiarando che l'apparentamento di Scanderebech (capogruppo UDC) con la lista "Al centro con Scanderebech" sia la stessa cosa dell'apparentamento di Rocchino Muliere  (capogruppo PD) con la lista Bonino/Pannella.
Nel secondo caso il capogruppo PD si è apparentato con una lista che non solo appoggiava Mercedes Bresso, candidata del centro-sinistra ma che rappresentava il più antico partito esistente in Italia, quello radicale, i cui eletti in Parlamento sono nel gruppo parlamentare del PD e la cui leader storica, Emma Bonino, è stata candidata a governatore del Lazio per il centrosinistra.
Nel primo caso, Deodato Scanderebech, espulso dall'UDC, firma come "capogruppo UDC" un apparentamento con se stesso, cioè con la lista che ha creato seduta stante in nome del principio del "Francia o Spagna purchè se magna": se avesse vinto la sinistra, Scanderebech sarebbe entrato in Parlamento al posto di Teresio Delfino, candidato dalla Bresso alla vice-presidenza della Giunta regionale; allora mi butto a destra, così chiunque vinca per me sarà un successo...
Solo una persona in malafede può equiparare i due apparentamenti, facendo di tutta l'erba un fascio e non distinguendo il grano dalla gramigna.


Torino, 17 luglio 2010

RICORSI/COTA – VIALE (radicali), TUTTA COLPA SUA. PER VINCERE SI E’ ALLEATO CON FALSARI E MARIONETTE.

 

“E’ significativo che mentre ironizzava sull’alleanza tra i Radicali di Viale e l’UDC di Vietti, Cota si alleasse con falsari e marionette della politica. La colpa dei ricorsi è tutta sua.”

Questa la dichiarazione di Silvio Viale, presidente dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta e membro della Direzione Nazionale di Radicali Italiani, che all’indomani della sentenza del TAR invita Roberto Cota ad assumersi le proprie responsabilità .  

Silvio Viale ha cosi proseguito:

“Disposto a tutto pur di vincere, Cota è il principale responsabile delle sua alleanze e di come sono state presentate le liste. A maggior ragione per come si è impegnato contro le liste di Rabellino. Cota sapeva bene che Giovine aveva già falsificato le firme e aveva il dovere di controllare, anche se con la falsificazione dei candidati si è raggiunto il colmo. Cota sapeva bene anche chi fosse l’ondivago Scanderebech, una vera marionetta della politica, e avrebbe dovuto controllarne le credenziali. Ora, definito il primo round, in attesa del secondo round su Giovine, Cota dovrebbe assumersi le proprie responsabilità e non indurre in errore anche il presidente Berlusconi, evidentemente male informato sulle vicende piemontesi. Intanto debbo fare osservare come, in soli due mesi, con le sue continue lamentazioni, Cota abbia già stufato i piemontesi.”

 

 

Torino, 16 luglio 2010

SENTENZA TAR PIEMONTE/RADICALI: LINEA DIFENSIVA DI COTA SCONFITTA TOTALMENTE. IL GOVERNATORE NE PRENDA ATTO, SI DIMETTA E SI TORNI A VOTARE NELLA LEGALITA’.

  Bruno Mellano (Presidente di Radicali Italiani) e Nathalie Pisano (segretaria Associazione Radicale Adelaide Aglietta):

La sentenza del TAR della notte scorsa può essere commentata in vari modi ma un dato è inequivocabile: l’impostazione difensiva dell’avvocato di Cota, Luca Procacci, tutta basata sul presunto ritardo nella presentazione dei ricorsi, è stata totalmente rigettata dal TAR. E se venisse riproposta al Consiglio di Stato, sarebbe ugualmente respinta, visto che, come abbiamo rilevato in un precedente comunicato, esiste la sentenza del Consiglio di Stato sul precedente del Molise (n. 3212/01) che ribadisce “il principio secondo il quale ogni impugnazione va rivolta contro l’atto di proclamazione degli eletti”.

La decisione del TAR di far riconteggiare i voti delle liste “Al Centro con Scanderebech” e “Consumatori con Cota” ci pare insoddisfacente e per molti aspetti elude il problema: le due liste avevano, rispetto all'articolo unico della legge regionale 21/2009, evidenti ed insanabili vizi che avrebbero dovuto portare alla loro invalidazione tout court. In base alla legge non dovevano essere sulla scheda. La vicenda della lista Verdi-Verdi, poi, è emblematica dell'aleatorieta del diritto nel nostro paese: non accogliere la parte del ricorso della Federazione dei Verdi è in palese contraddizione con precedenti sentenze sul caso e rende definitivamente incerto il diritto.

Indubbiamente il macigno che comunque farà pendere la bilancia dalla parte dell’annullamento delle passate elezioni regionali è rappresentato da Michele Giovine e dalla sua lista fatta in casa (“Pensionati con Cota”). Grazie alla stampa, centinaia di migliaia di piemontesi hanno potuto verificare la consistenza delle accuse di falso (addirittura sono state pubblicate sui giornali le firme apposte sui moduli di accettazione delle candidature comparate con quelle apposte sui verbali di polizia). Non pare davvero più possibile per il Palazzo trovare, pur con i suoi migliori Azzeccagarbugli, soluzioni di comodo per salvarsi, scaricando solamente il recidivo Giovine. Il tentativo è già in atto ed ovviamente è fatto evocando "l'interesse generale".

A questo punto, un Governatore responsabile dovrebbe semplicemente prendere atto della situazione, constatare che la macchina regionale non può permettersi di rimanere ferma o andare a rilento per mesi in attesa delle decisioni dei giudici, rassegnare le dimissioni e permettere che i piemontesi possano tornare a votare già in autunno in condizioni di legalità e rispetto delle regole. Ma chi, come Roberto Cota, ha alzato il livello dello scontro portando i suoi sostenitori in piazza (Giovine compreso) e che anche questa notte si è fatto dettare la linea da Umberto Bossi non ci pare un governatore responsabile.


Torino, 15 luglio 2010

BOCCHINO E TELEKOM SERBIA/MANFREDI (RADICALI): E’ POSSIBILE CHIEDERE ALL’ON. BOCCHINO DI RIBADIRE QUANTO DICHIARO’ AI MAGISTRATI TORINESI CINQUE ANNI FA?

 

Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani):

Una premessa è d’obbligo per non essere né ipocriti né utili idioti. In Italia la maggioranza dei cittadini puo’ accedere a determinate informazioni solamente quando uno dei gruppi di potere decide che ciò gli giova. L’affaire Telekom Serbia è un esempio lampante: se ne parlò sui media  solamente nel 2001, nell’imminenza delle elezioni politiche, partendo da uno “scoop” de “La Repubblica”, ben quattro anni dopo la conclusione del contratto vergognoso con Milosevic. Ora “Il Giornale” si interessa al passato dell’on. Bocchino al fine di attaccarlo politicamente.

 

Ciò debitamente premesso, chiedo all’on. Bocchino, che ha rilasciato svariate dichiarazioni inneggianti ai principi della moralità e della trasparenza che sempre devono accompagnare l’agire politico, di ribadire (magari con qualche integrazione, visto che sono trascorsi cinque anni) quello che già testimoniò davanti ai magistrati della Procura di Torino, il 18 aprile 2005, e che risulta in un atto pubblico, l’ordinanza di archiviazione dell’inchiesta su Telekom Serbia, scaricabile dal sito dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta (http://www.associaz ioneaglietta. it/serbia. html).

 

 

 

 


Torino, 14 luglio 2010

ON. BOCCHINO E TELEKOM SERBIA/MANFREDI (RADICALI): DA CINQUE ANNI TENTO INUTILMENTE DI PORTARE A CONOSCENZA DEI CITTADINI IL TESTO INTEGRALE DELL’ORDINANZA SU TELEKOM SERBIA (www.associazioneagl ietta.it/ serbia.html)

 

Dichiarazione di Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani):

“A ciascuno il suo: leggo su “il Giornale” di oggi che avrei scoperto che parte dei proventi delle mediazioni riguardanti l’affaire Telekom Serbia erano finiti nella disponibilità sia dell’on. Italo Bocchino sia di sua moglie. Non è vero. La scoperta fu fatta dalla Procura di Torino, che ha dedicato ben sette pagine (su un totale di 38) dell’ordinanza di archiviazione dell’inchiesta su Telekom Serbia (Torino, 9 maggio 2005) alla ricostruzione dei rapporti fra il finanziere Loris Bassini e i coniugi Bocchino.

Io ho solamente cercato, con i miei compagni radicali, di portare a conoscenza dell’opinione pubblica italiana il testo dell’ordinanza, da cui risulta, a parte la vicenda Bocchino, che tutti i 456 milioni di euro dei contribuenti italiani sborsati da Telecom Italia nel giugno 1997 (allora la società era ancora pubblica, controllata al 62% dal Ministero del Tesoro, allora retto da Carlo Azeglio Ciampi) finirono non all’azienda “Telekom Serbia” ma direttamente nei conti correnti del criminale di guerra Slobodan Milosevic.

Il sito dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta è l’unico ad ospitare da cinque anni il testo integrale dell’ordinanza, assieme alle “15 domande rimaste senza risposta” sull’affaire Telekom Serbia, che diffusi (si fa per dire) l’11 giugno 2007, nel decennale dell’affaire. L’ultima domanda era ed è la seguente:

 

“Per quale destino cinico e baro una parte dei proventi dell’intermediazione riguardante l’affaire Telekom Serbia finirono nella disponibilità dell’on. Italo Bocchino di Alleanza Nazionale, membro della commissione parlamentare d’inchiesta sull’affaire e accusatore implacabile di Prodi e compagni (tranne Ciampi)?

Dall’ordinanza di archiviazione del Tribunale di Torino (9 maggio 2005, pag. 30): “…Ciò che costituisce una singolare emergenza messa in luce dalle indagini riguarda la destinazione di una parte delle risorse di Vitali (uno dei due “facilitatori” dell’affaire, ndr), a loro volta, come è stato reiteratamente chiarito, provenienti dall’affare Telekom Serbia. In effetti, Bassini (Loris, titolare di una società finanziaria di San Marino, la Fin Broker S.A., a cui il Vitali aveva affidato la gestione di 22 miliardi di lire, fra cui i compensi percepiti per l’affaire Telekom Serbia, ndr) erogò, nel corso del 2001, 1,8 miliardi di lire ad una società, Goodtime Sas, di cui socia accomandataria era Gabriella Buontempo, moglie dell’on. Italo Bocchino, successivamente componente della commissione d’inchiesta Telekom Serbia; e 2,4 miliardi di lire alla società Edizioni di Roma, di cui socio e Presidente del Consiglio di Amministrazione era lo stesso on. Bocchino…”                                          

 

Per approfondimenti:

“Telekom Serbia – Presidente Ciampi, nulla da dichiarare?” di Giulio Manfredi (edizioni Stampa Alternativa/ Nuovi Equilibri, 2003, postfazione di Marco Pannella)


Torino, 13 luglio 2010

SENTENZA CONSIGLIO DI STATO SU “CASO MOLISE” SMONTA LA TESI DEL CENTRODESTRA SUL RITARDO DEI RICORSI E AVVALORA RIPETIZIONE DEL VOTO.

  Dichiarazione di Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani):

La sentenza del Consiglio di Stato n. 3212/01 sulle elezioni regionali del Molise del 2000 costituisce un pesante precedente che deve essere attentamente valutato. Anche perché, ricordiamolo, si tratta di un caso inverso rispetto ai ricorsi su cui il TAR Piemonte deciderà dopodomani: in Molise, il 16 aprile 2000, aveva vinto, con soli 930 voti di scarto, il candidato del centro-sinistra. Il centro-destra fece ricorso, sia il TAR che il Consiglio di Stato gli diedero ragione, nel 2001 si rivotò e vinse il candidato del centro-destra.

Il cavallo di battaglia degli avvocati di Cota è stato quello che i ricorsi sono stati presentati fuori tempo massimo; il termine di trenta giorni non poteva decorrere dalla data di proclamazione degli eletti, ma doveva decorrere dalla data delle elezioni o, addirittura, potevano solamente essere promossi al momento di presentazione delle liste nei tribunali, prima della campagna elettorale. Fu la stessa contestazione mossa dagli avvocati del centrosinistra molisano dieci anni fa. Il Consiglio di Stato bocciò tale obiezione: “… vige il principio secondo il quale ogni impugnazione va rivolta contro l’atto di proclamazione degli eletti, e comunque il termine per la proposizione del ricorso – qualunque sia l’oggetto dell’impugnativa – inizia a decorrere dalla data della proclamazione (Consiglio Stato sez, V, 31 luglio 1998, n. 1149 e 10 marzo 1998, n. 282) …”.

E ancora: “La partecipazione di liste, che avrebbero dovuto essere escluse, ha inciso infatti sull’esito elettorale in termini che non sono esattamente individuabili. Si rende quindi necessaria la rinnovazione del procedimento elettorale ... Esattamente il TAR ha osservato che, nella specie, la partecipazione delle liste ha determinato uno squilibrio ed una turbativa, anche in considerazione del fatto che lo scarto dei voti tra i due raggruppamenti è inferiore a mille voti e che una diversa configurazione dello scenario politico avrebbe potuto determinare esiti diversi da quelli registrati.. .”.

Sembrano parole scritte non già per il Molise ma per fotografare la situazione piemontese: ciascuna delle liste contestate (“Pensionati per Cota” di Giovine, “Verdi-Verdi”, “Centro per Scanderebech” ) è stata determinante per la vittoria, di strettissima misura (poco più di 9.000 voti) di Cota.

Giustamente il segretario regionale del PD, Gianfranco Morgando, parla di “truffa” ai danni di tutti i cittadini elettori piemontesi. L’unico modo per sanare la truffa è tornare a votare, questa volta nel pieno rispetto delle regole e delle leggi elettorali.




Torino, 11 luglio 2010

ANNIVERSARIO SREBRENICA/MANFREDI:
UNICO MODO PER RENDERE GIUSTIZIA E' ASSICURARE A TRIBUNALE AJA IL CRIMINALE DI GUERRA MLADIC. L'OLANDA SEPPE ASSUMERSI LE PROPRIE RESPONSABILITA' PER NON AVER IMPEDITO IL GENOCIDIO.
L'ITALIA DEVE ANCORA SCUSARSI PER ESSERE STATA FILO-MILOSEVIC FINO ALL'AFFAIRE TELEKOM SERBIA.

  Dichiarazione di Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani):

La presenza a Srebrenica del presidente jugoslavo Tadic è significativa e importante; ma Tadic e l'intera Serbia sanno bene che l'unico modo per rendere giustizia alle oltre 8.000 vittime è assicurare alla giustizia internazionale, al Tribunale dell'Aja (prima che chiuda i battenti), il criminale di guerra Ratko Mladic, che ideò e attuò scientificamente quel genocidio. Mladic e il suo sodale Karadzic non avrebbero potuto rimanere al potere dal 1992 al 1995 senza il sostegno del regime serbo di Slobodan Milosevic.

Oggi i giornali additano giustamente al pubblico ludibrio i soldati olandesi dell'ONU che l'11 luglio 1995 assistettero inerti al massacro (mentre i loro capi brindavano con Mladic). Nessuno ha, però, ricordato che il 18 aprile 2002 (ben sette anni dopo i fatti), il governo olandese di Wim Kok si dimise in blocco quando emersero le sue responsabilità politiche per non aver saputo evitare il massacro di Srebrenica. In Europa ci sono stati uomini di governo e di potere che hanno saputo accollarsi le proprie responsabilità , anche a distanza di anni.

In Italia, nessuno si è ancora scusato (tantomeno dimesso!) per i viaggi dei nostri ministri degli Esteri alla corte di Milosevic (De Michelis nel 1991, Martino nel 1994, Susanna Agnelli nel 1995, Dini nel 1996) e per il vergognoso affaire Telekom Serbia (456 milioni di euro consegnati nel 1997 direttamente a Milosevic). Mentre gli uomini di Mladic massacravano i bosniaci a Srebrenica, l'allora STET (poi divenuta Telecom Italia) intratteneva già rapporti con i serbi per definire quella che sarebbe stato l'affaire Telekom Serbia ... in barba all'embargo allora esistente nei confronti della Serbia di Milosevic.

Mi dispiace che nel suo libro di memorie il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi non abbia trovato modo di scusarsi (meglio tardi che mai) per un'operazione conclusa mentre lui era ministro del Tesoro e, come tale, detentore del 62% delle azioni di una Telecom Italia non ancora privatizzata.



Torino, 8 luglio 2010

TORINO/SABATO MATTINA CONFERENZA STAMPA CON MINA WELBY C/O SEDE RADICALE: CONSIGLIO COMUNALE APPROVI DELIBERA D’INIZIATIVA POPOLARE PER ISTITUZIONE REGISTRO TESTAMENTI BIOLOGICI.

SABATO POMERIGGIO MINA WELBY ALLA FESTA DEL PD DI TORTONA (AL).

 

La conferenza stampa si terrà sabato 10 luglio, a mezzogiorno, presso la sede dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta (Torino, via Botero n. 11/f).

Interverranno:

Mina Welby
(dirigente Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica)

Silvio Viale
(Direzione Nazionale Radicali Italiani, presidente Associazione Aglietta)

Bruno Mellano
(presidente di Radicali Italiani)

Alessandro Frezzato
(presidente Cellula Coscioni di Torino)

N. B.

RADICALI ITALIANI, ASSOCIAZIONE RADICALE ADELAIDE AGLIETTA, ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI PRESENTANO:

 

“DAL CUORE DEI MALATI AL CUORE DELLA POLITICA”

c/o FESTA DEL PD – MERCATO COPERTO DI TORTONA

SABATO 10 LUGLIO ORE 17

INCONTRO CON MINA WELBY

 

VERRA’  PRESENTATO IL LIBRO "L'ULTIMO ATTO D'AMORE"

DI MINA WELBY E PINO GIANNINI

testimonianza lucida e commossa su uno dei casi di diritto alla vita - e alla morte - che ha scosso l'Italia





Torino, 3 luglio 2010

CASO PROCACCI/RADICALI: L'AVVOCATO DI COTA DA' FORFAIT AL CONVEGNO DEL CORECOM ... E L'ASSESSORE MACCANTI CITA LE LEGGI A SUO USO E CONSUMO!

  Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani), al termine del sit-in radicale sotto il Consiglio Regionale di questa mattina:

"Abbiamo atteso inutilmente l''arrivo dell'avvocato Luca Procacci, legale di Cota e componente del Corecom. Procacci avrebbe dovuto tenere, come da programma, un intervento sul digitale terrestre al  convegno del Corecom. Il fatto che non si sia presentato dimostra che forse sa di non avere tutte le carte in regola, di non potere continuare a stare in un organismo regionale di controllo quando tutti i giorni veste  i panni di Azzeccagarbugli per il presidente Cota, lautamente pagato con delibera di giunta regionale.

A proposito di compensi, vorremmo sapere  quanto Procacci, e naturalmente gli altri componenti, percepiscono dal Corecom.  E vorremmo che queste informazioni fossero inserite sul sito del Corecom, assieme a tutti i dati sul monitoraaggio dell'emittenza regionale.

Avremmo poi un'ultima richiesta da fare all'Assessore Maccanti: quando cita la legge sul Corecom (L. R. 1/2001), non parta da metà, parta dall'inizio. L'art. 3 della legge prevede che i componenti del Corecom devono essere persone di assoluta indipendenza dal sistema politico istituzionale. E' basandosi su tale articolo che un anno fa il TAR ha rimosso il presidente del Corecom, Massimo Negarville. Negarville non va bene, Procacci sì?!".


Torino, 2 luglio 2010

CONVEGNO CORECOM/DOMANI MATTINA SIT-IN RADICALE PER RICHIEDERE SIA DATI ONLINE SIA DIMISSIONI AVV. PROCACCI.

 

Domani, sabato 3 luglio, i militanti dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta manifesteranno – dalle ore 10:30 alle ore 12:30 - sotto la sede del Consiglio Regionale del Piemonte (Torino, via Alfieri n. 15), in concomitanza di un convegno indetto dal CORECOM (Comitato Regionale per le Comunicazioni del Piemonte).

 

Saranno presenti al sit-in Nathalie Pisano (segretaria Associazione Aglietta) e Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani), che hanno dichiarato:

 

La Lista Bonino-Pannella chiuse la campagna elettorale delle scorse regionali di fronte alla sede del Corecom, richiedendo che venissero messi online tutti i dati relativi al monitoraggio dell’emittenza radiotelevisiva piemontese rispetto agli spazi concessi alle forze politiche. Richiesta rimasta lettera morta. E’ sufficiente una veloce comparazione del sito del Corecom con quello dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) per rendersi conto dell’inadeguatezza quantitativa e qualitativa dei dati e delle informazioni presenti nel primo.

 

Manifesteremo anche per richiedere le dimissioni dal Corecom dell’avvocato Luca Procacci, il legale del Presidente Cota. L’art. 3 della legge istitutiva del Corecom

(L. R. n. 1/2001) prescrive che gli otto componenti del Corecom devono essere scelti “tra persone che diano garanzia di assoluta indipendenza dal sistema politico istituzionale”. Che indipendenza può sbandierare l’avv. Procacci se addirittura la sua parcella per l’assistenza legale a Cota sui ricorsi elettorali è stata deliberata dalla Giunta Regionale?

 

Esattamente un anno fa il TAR del Piemonte destituì Massimo Negarville da presidente del Corecom e Luca Volpe da componente perché il primo legato alla politica e il secondo incompetente. Negarville no, Procacci sì ?!

 

 

Per approfondimenti:

http://www.consigli oregionale. piemonte. it/corecom/

http://www.agcom. it/SearchTematic a.aspx?idM= 54





RIPRENDIAMOCI DAL FURTO ... BEVIAMOCI SU'! Aperitivo di autofinanziamento -Torino, 12 luglio, ore 19,30

 
Nella notte tra il 22 e il 23 giugno alcuni sconosciuti si sono introdotti nella sede dell'Associazione Aglietta, in via Botero 11/F, rubando i due computer, la stampante/scanner/fotocopiatrice, un registratore mp3 e un televisore digitale.
Un danno enorme (comprensivo anche della sostituzione della serranda forzata) per un'associazione che fa dell'autofinanziamento un punto d'onore.

Noi però non ci lasciamo abbattere, rilanciamo, ricominciamo .... e ci beviamo sù:


vi aspettiamo:

LUNEDI' 12 LUGLIO
dalle 19,30 alle 22

al MOON SPELL CAFE'
Via Monte di Pietà 23 (all'angolo con via Botero, a due passi dalla sede) per un

APERITIVO DI AUTOFINANZIAMENTO

OFFERTA LIBERA
A PARTIRE DA € 10


Noi vi garantiamo sangria, cocktails, bibite analcoliche, musica e tutti gli stuzzichini del caso, da voi ci aspettiamo un aiuto concreto per riacquistare il materiale che ci è stato trafugato, per poter continuare le nostre battaglie per la legalità a partire dal Consiglio Regionale, per la RU486 in tutte le province piemontesi, per i rifugiati politici, per l'approvazione in Comune della delibera sul registro dei testamenti biologici.
La recente approvazione della delibera sulle unioni civili da parte del Comune di Torino (per la quale l'Associazione Aglietta raccolse circa 1600 delle 2600 firme depositate) è la testimonianza di quanto possiamo fare. Con il tuo aiuto anche.

INFO: Salvatore Grizzanti 347/8948034 - salvatore.grizzanti@gmail.com

Ccp 51394104
IBAN: IT 55 T 07601 01000 000051394104

 

 











 
Associazione radicale Adelaide Aglietta - Via Botero 11/F - Tel. 011.195.07.676 - Fax 011.195.07.499
larosanelpugno@hotmail.com

mailing list: http://it.groups.yahoo.com/group/radicali-piemonte