![]() |
|
2002
|
||||||||||||
|
2003
|
||||||||||||
|
2004
|
||||||||||||
|
2005
|
||||||||||||
|
2006
|
||||||||||||
|
2007
|
|
2008 |
||||||||||||
2009 |
marzo | aprile | maggio | giugno | luglio | agosto | settembre | ottobre |
|
RU486 IN PIEMONTE/RADICALI: IN BASE ALLE RISPOSTE DELLE AZIENDE, LA PILLOLA ABORTIVA E’ DISPONIBILE IN UNDICI ASR SU VENTUNO. AL S. ANNA 250 ABORTI MEDICI IN CENTO GIORNI. |
Agli inizi di giugno Nathalie Pisano e Salvatore Grizzanti (segretaria e tesoriere Associazione Radicale Adelaide Aglietta) avevano scritto una lettera raccomandata ai Direttori Generali delle 13 aziende sanitarie locali, delle 5 aziende ospedaliere e delle 3 aziende ospedaliero- universitarie presenti in Piemonte (unica omessa l’A.O. OIRM- S. Anna di Torino). Nella loro lettera i due esponenti radicali richiedevano ai Direttori Generali di essere informati “sulle iniziative che avete intrapreso o intendere intraprendere a breve per assicurare la possibilità di accedere all’aborto farmacologico alle donne residenti nell’ambito dell’Azienda da Voi diretta”. Nella lettera si ripercorreva quanto accaduto all’Ospedale S. Anna di Torino dopo la pubblicazione (sul supplemento ordinario n. 229 alla G. U. n. 286 del 9 dicembre 2009) del provvedimento dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) all’oggetto “Autorizzazione all’immissione in commercio del medicinale per uso umano “Mifegyne”. Da fine aprile, al S. Anna sono stati effettuati circa 250 aborti farmacologici e non si è verificata alcuna delle criticità paventate dai detrattori della pillola abortiva: ogni donna che ha scelto di usufruirne ha deciso, di comune accordo con il personale medico, se rimanere ricoverata per tutto il tempo intercorrente fra le due assunzioni o se firmare il foglio di dimissioni e andare a casa. A fine luglio i radicali hanno ricevuto risposta scritta dalle seguenti nove ASR: ASL TO1-TO2-TO4- TO5-VC-VCO; ASO di Alessandria e Ospedale Mauriziano di Torino; Aziende Ospedaliero Universitarie di Novara e Orbassano (TO). Tranne quest’ultima, che non ha reparto di ginecologia- ostetricia, tutte le ASR suddette hanno comunicato di aver già attivato le procedure per rendere accessibile la pillola abortiva alle donne che scelgono questo intervento medico. L’ASL CN1 aveva già reso disponibile la RU486 negli ospedali di Mondovì e Savigliano agli inizi di giugno. Pisano e Grizzanti hanno dichiarato: “Come al solito il bicchiere può essere mezzo pieno o mezzo vuoto. La nostra iniziativa era motivata dalla preoccupazione che l’Ospedale S. Anna di Torino dovesse sobbarcarsi le richieste di aborto farmacologico di tutta la regione. Constatiamo che così non è e facciamo appello a tutti i media regionali affinché le informazioni sulla possibilità di accedere all’aborto medico in altre Aziende sanitarie arrivino alle dirette interessate, le donne. Chiediamo, inoltre, all’Assessore regionale alla Sanità, Caterina Ferrero, di verificare che l’accesso all’aborto medico sia garantito in almeno un ospedale in ognuna delle otto province piemontesi.” |
|
|
RICORSI ELETTORALI/RADICALI : SENTENZA CONSIGLIO DI STATO E’ SECONDA SCONFITTA DI COTA IN DIECI GIORNI. IL GOVERNATORE NE PRENDA ATTO, SI DIMETTA E SI TORNI A VOTARE PRIMA POSSIBILE. |
Dichiarazione di Silvio Viale (presidente Associazione radicale Adelaide Aglietta) e Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani): Cota dovrebbe cambiare avvocato. Luca Procacci ha voluto forzare chiedendo subito una sospensiva al Consiglio di Stato e il PDL è ancora una volta andato a rimorchio della Lega. Così facendo, il governatore incassa la seconda sconfitta nel giro di 10 giorni. Cota prenda atto che la strada giuridica porterà all’inevitabile annullamento delle elezioni regionali (rimandiamo ancora una volta alla sentenza n. 3212/01 sul caso Molise) e ponga fine a una situazione di stallo che non giova a nessuno, tantomeno ai cittadini piemontesi, tantomeno in questo contesto socio-economico. Si dimetta e si torni a votare il prima possibile.
|
|
|
FIAT IN SERBIA/MANFREDI (RADICALI): OGGI GOVERNO E LEGA SONO SUL PEZZO MA NEL 1994 (SERBI SOTTO EMBARGO A TORINO) DORMIVANO. |
Il 28 novembre 1994 una delegazione d’affari serba venne a Torino e si incontrò con i vertici FIAT. La delegazione, accompagnata da Gian Nicolino Narducci (console a Milano per la Serbia), era composta da: Dragan Tomic (presidente Parlamento e Presidente Jugopetrol), Jovan Zebic (Vice Presidente e Ministro delle Finanze Federali), Tomica Raicevic (Ministro Federale della Programmazione) , Goran Marcovic (Direttore commerciale Jugopetrol). Allora era in vigore un embargo economico dell’ONU nei confronti della Repubblica Federale di Serbia e Montenegro (D.L. 305/92, convertito in L. 7 agosto 10992, n. 355 ed integrato dal D.L: 144/93 convertito in L. 16 luglio 1993, n. 230). I radicali torinesi riuscirono ad evitare che la delegazione serba fosse ricevuta dal sindaco di Torino, Valentino Castellani. Il 30 novembre 1994 manifestarono in Piazza Castello contro la presenza in città dei serbi di Milosevic e furono ricevuti dal prefetto Claudio Gelati, a cui chiesero di estendere al governo centrale il seguente interrogativo: “In che misura gli affari che in questi giorni si stanno trattando a Torino sono violazioni di una legge dello Stato e di un fondamentale accordo internazionale, l’embargo alla Serbia, cui anche l’Italia deve attenersi?”. La domanda rimase senza risposta. Il governo dell’epoca era il Berlusconi I; ministro degli Interni era, allora come ora, il leghista Roberto Maroni (che era anche vice-presidente del Consiglio). Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani): “Noto un attivismo sia del governo centrale sia del governo regionale rispetto ai rapporti della FIAT con il governo democratico serbo. E’ un vero peccato che quando gli interlocutori serbi erano rappresentati dagli uomini di Milosevic non vi fu da parte del governo Berlusconi di allora alcuna reazione, tantomeno dagli esponenti della Lega Nord … d’altra parte, lo stesso Umberto Bossi ci tenne a rimarcare, quando già Milosevic era ricercato dal Tribunale dell’Aja, che “Meglio Milosevic che Culosevic!”.
|
|
DOSSIER RADICALE 5 ANNI DI LOTTE E DENUNCE PER LA LEGALITA’, |
In questo documento proponiamo la sintesi di quanto i Radicali (purtroppo da soli) hanno tentato di fare per portare all’attenzione della politica e dell’informazione il “Caso Giovine”, un esempio illuminante dell’illegalità italiana, oggi divenuto il capro espiatorio contro cui tutti si scagliano. I fatti, le date e i personaggi
Oggi, dopo 5 anni di lotte, denunce e richieste di intervento, i Radicali hanno l’amara e magra consolazione di poter dire che da soli avevano denunciato con puntualità violazioni della legge e omissioni della politica. Cronologia di una battaglia
3-4 aprile 2005 28 luglio 2005 29 luglio 2005 12 settembre 2005 13 settembre 2005 – manifestazione di fronte al Consiglio regionale del Piemonte dei Radicali
21 dicembre 2005 19 dicembre 2006 20 e 21 marzo 2007: 5 dicembre 2007: 15 maggio 2008 22 luglio 2009
28-29 marzo 2010 3 maggio 2010 5 giugno 2010 14 giugno 2010 17 luglio 2010
Per approfondimenti: http://www.associazioneaglietta.it/ghiglia-cota.html |
|
|
RICORSI ELETTORALI PIEMONTE/DUE MACIGNI SULLA TESTA DI COTA: IL “CASO GIOVINE” E IL “CASO MOLISE”. SINTESI CONFERENZA STAMPA RADICALE. |
Alla conferenza stampa, tenutasi questa mattina nella sede dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, sono intervenuti Nathalie Pisano e Silvio Viale (rispettivamente segretaria e presidente Ass. Aglietta), Igor Boni (coordinatore provincia di Torino dell’Ass. Aglietta) e Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani). Gli esponenti radicali hanno distribuito ai giornalisti il “Dossier Giovine”, che ripercorre le iniziative intraprese dai radicali – e solo da loro – per denunciare la presenza nel precedente Consiglio Regionale di Michele Giovine, che nel 2005 aveva raccolto fra l’80 e il 90% di firme false a corredo della sua lista (allora “Consumatori per Ghigo”; oggi Giovine, a 37 anni, è leader dei “Pensionati per Cota”). Nessuna lista fece ricorso al TAR per fare dimettere Giovine (i radicali non potevano farlo non essendosi presentati alle regionali del 2005); Giovine, utilizzando il ricatto dell’ostruzionismo, riuscì a costituire un gruppo consiliare (con se stesso!), riuscì a far approvare l’attuale legge elettorale (assieme a Scanderebech, Lupi e Nicotra) … e riuscì anche ad andare a rappresentare la Regione Piemonte a un convegno sulla legalità, organizzato da Don Ciotti e “Libera” nel 2007, in Calabria. Oltre al danno pure la beffa!
I radicali valuteranno con i loro avvocati (Alberto Ventrini e Antonio Polito) se ci saranno gli estremi per costituirsi parte civile nel processo penale che vede imputato Michele Giovine per aver contraffatto le firme dei candidati della sua lista. Invitano tutte le altre liste a fare altrettanto e invitano, soprattutto, il Presidente della Regione, Roberto Cota, a dare un forte segnale a difesa della legalità, contro chi reiteratamente ha violato le leggi elettorali. I radicali hanno anche distribuito alla stampa copia della sentenza del Consiglio di Stato n. 3212/01 sul “caso Molise”: in Molise, il 16 aprile 2000, aveva vinto, con soli 930 voti di scarto, il candidato del centro-sinistra. Il centro-destra fece ricorso, vinse la causa sia al TAR che al Consiglio di Stato, nel 2001 si rivotò e vinse il candidato del centro-destra.
Quello del Molise è l’unico precedente ed è molto rilevante per il “caso Piemonte” per molte ragioni: lo scarto dei voti fra i due candidati è paragonabile a quello piemontese; il Consiglio di Stato affermò che i ricorsi erano stati presentati in tempo, decorrendo i termini dalla data di proclamazione degli eletti (stessi termini utilizzati dai ricorrenti piemontesi, mentre gli avvocati di Cota hanno puntato tutte le loro carte sull’asserito ritardo della presentazione dei ricorsi).
Rispetto alle due liste (UDEUR e Verdi) che non avrebbero dovuto partecipare alla competizione elettorale molisana, il Consiglio di Stato scrive parole che descrivono perfettamente anche la situazione piemontese: “La partecipazione di liste, che avrebbero dovuto essere escluse, ha inciso infatti sull’esito elettorale in termini che non sono esattamente individuabili. Si rende quindi necessaria la rinnovazione del procedimento elettorale … Esattamente il TAR ha osservato che, nella specie, la partecipazione delle liste ha determinato uno squilibrio ed una turbativa, anche in considerazione del fatto che lo scarto dei voti tra i due raggruppamenti è inferiore a mille voti e che una diversa configurazione dello scenario politico avrebbe potuto determinare esiti diversi da quelli registrati …”.
Anche rifacendosi al precedente del Molise, Silvio Viale ha chiuso la conferenza stampa chiedendo al presidente Cota di prendere atto della situazione, evitando di infilarsi nel vicolo cieco dei ricorsi e dei controricorsi, e di dimettersi. Occorre tornare a votare, in condizioni di legalità; ogni altra soluzione, compresa quella di assegnare la vittoria a tavolino a Mercedes Bresso, non sarebbe rispettosa della volontà popolare.
N. B.
Il “Dossier Giovine” è disponibile sul sito www.associazioneagl ietta.it
La sentenza del Consiglio di Stato n. 3212/01 è disponibile a questo link: www.diritto. it/sentenze/ magistratamm/ sentenza3212_ 2001.html |
|
|
RICORSI ELETTORALI/DOMANI I RADICALI PRESENTANO IL DOSSIER SUL "CASO GIOVINE" … e la sentenza del Consiglio di Stato sul "Caso Molise", precedente utile per risolvere il “Caso Cota”. |
Domani, venerdì 23 luglio, alle ore 12:00, presso la sede dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta (Torino, via Botero n. 11/f) si terrà una conferenza stampa nella quale sarà presentato alla stampa il Dossier radicale sul “Caso Giovine”: 5 anni di iniziative per la legalità nel processo elettorale.Sarà inoltre consegnata ai giornalisti copia della sentenza del Consiglio di Stato n. 3212/01 sul “Caso Molise”, che rappresenta, a parti invertite, l’unico precedente a cui fare riferimento per dirimere l’attuale stallo in cui si trova la Regione Piemonte, dopo il voto falsato dalla presentazione irregolare di alcune liste a sostegno di Roberto Cota. Interverranno alla conferenza stampa:
Nathalie Pisano – Segretaria Associazione radicale Adelaide Aglietta Giulio Manfredi – Comitato nazionale Radicali Italiani Silvio Viale – Direzione nazionale Radicali Italiani Igor Boni – Coordinatore provinciale di Torino dell’Associazione Aglietta
|
|
|
UNIONI CIVILI – VIALE A GHIGLIA, POLEMICHE INFANTILI, IL PDL SI DISSOCI .DA QUESTO SCIOVINISMO NEOFASCISTA |
Dura reazione di Silvio Viale, presidente dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, alle parole del vice coordinatore regionale del PDL, Agostino Ghiglia, all’indomani della registrazione al Comune di Torino della prima coppia legata da vincolo affettivo. Silvio Viale chiede al PDL di prendere le distanze dall’infantilismo ideologico di Ghiglia. Silvio Viale ha dichiarato: “Il PDL prenda le distanze dall’infantilismo ideologico di Agostino Ghiglia. Io, che sono una “famiglia naturale” non mi sento affatto discriminato da Caterina e Silvano, o da Antonella e Debora, le prime coppie che hanno chiesto il certificato anagrafico che attesta il loro vincolo affettivo. Ghiglia dovrebbe vergognarsi ad invocare diritti e privilegi esclusivamente per le famiglie naturali, come una vera forma di apartheid. Dovrebbe poi smetterla di dare al matrimonio la veste di “famiglia naturale, visto che è un’istituzione dell’uomo e non esiste in natura. In ogni caso le parole di Ghiglia offendono centinaia di migliaia di piemontesi, molti dei quali elettori del PDL, per cui mi aspetto che qualche adulto del PDL corregga questo sciovinismo infantile e neo-fascista di Ghiglia. Intanto, auguri a Caterina e Silvano e auguri a Antonella e Debora.”
|
|
|
SENTENZA TAR/MANFREDI (RADICALI): COTA FA DI TUTTA L'ERBA UN FASCIO CONFONDENDO IL GRANO CON LA GRAMIGNA. |
Dichiarazione di Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani): Forse sarà la frequentazione di Michele Giovine (a proposito, caro Cota, mi sembra un po' tardi e un po' ipocrita vergognarsi di Giovine e tenerlo in disparte quando è stato determinante per la sua vittoria!), forse sarà la paura di perdere il potere a indurre Roberto Cota a fare di tutta l'erba un fascio, dichiarando che l'apparentamento di Scanderebech (capogruppo UDC) con la lista "Al centro con Scanderebech" sia la stessa cosa dell'apparentamento di Rocchino Muliere (capogruppo PD) con la lista Bonino/Pannella. Nel secondo caso il capogruppo PD si è apparentato con una lista che non solo appoggiava Mercedes Bresso, candidata del centro-sinistra ma che rappresentava il più antico partito esistente in Italia, quello radicale, i cui eletti in Parlamento sono nel gruppo parlamentare del PD e la cui leader storica, Emma Bonino, è stata candidata a governatore del Lazio per il centrosinistra. Nel primo caso, Deodato Scanderebech, espulso dall'UDC, firma come "capogruppo UDC" un apparentamento con se stesso, cioè con la lista che ha creato seduta stante in nome del principio del "Francia o Spagna purchè se magna": se avesse vinto la sinistra, Scanderebech sarebbe entrato in Parlamento al posto di Teresio Delfino, candidato dalla Bresso alla vice-presidenza della Giunta regionale; allora mi butto a destra, così chiunque vinca per me sarà un successo... Solo una persona in malafede può equiparare i due apparentamenti, facendo di tutta l'erba un fascio e non distinguendo il grano dalla gramigna. |
|
|
RICORSI/COTA – VIALE (radicali), TUTTA COLPA SUA. PER VINCERE SI E’ ALLEATO CON FALSARI E MARIONETTE. |
“E’ significativo che mentre ironizzava sull’alleanza tra i Radicali di Viale e l’UDC di Vietti, Cota si alleasse con falsari e marionette della politica. La colpa dei ricorsi è tutta sua.” Questa la dichiarazione di Silvio Viale, presidente dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta e membro della Direzione Nazionale di Radicali Italiani, che all’indomani della sentenza del TAR invita Roberto Cota ad assumersi le proprie responsabilità . Silvio Viale ha cosi proseguito: “Disposto a tutto pur di vincere, Cota è il principale responsabile delle sua alleanze e di come sono state presentate le liste. A maggior ragione per come si è impegnato contro le liste di Rabellino. Cota sapeva bene che Giovine aveva già falsificato le firme e aveva il dovere di controllare, anche se con la falsificazione dei candidati si è raggiunto il colmo. Cota sapeva bene anche chi fosse l’ondivago Scanderebech, una vera marionetta della politica, e avrebbe dovuto controllarne le credenziali. Ora, definito il primo round, in attesa del secondo round su Giovine, Cota dovrebbe assumersi le proprie responsabilità e non indurre in errore anche il presidente Berlusconi, evidentemente male informato sulle vicende piemontesi. Intanto debbo fare osservare come, in soli due mesi, con le sue continue lamentazioni, Cota abbia già stufato i piemontesi.”
|
|
|
SENTENZA TAR PIEMONTE/RADICALI: LINEA DIFENSIVA DI COTA SCONFITTA TOTALMENTE. IL GOVERNATORE NE PRENDA ATTO, SI DIMETTA E SI TORNI A VOTARE NELLA LEGALITA’. |
Bruno Mellano (Presidente di Radicali Italiani) e Nathalie Pisano (segretaria Associazione Radicale Adelaide Aglietta): La sentenza del TAR della notte scorsa può essere commentata in vari modi ma un dato è inequivocabile: l’impostazione difensiva dell’avvocato di Cota, Luca Procacci, tutta basata sul presunto ritardo nella presentazione dei ricorsi, è stata totalmente rigettata dal TAR. E se venisse riproposta al Consiglio di Stato, sarebbe ugualmente respinta, visto che, come abbiamo rilevato in un precedente comunicato, esiste la sentenza del Consiglio di Stato sul precedente del Molise (n. 3212/01) che ribadisce “il principio secondo il quale ogni impugnazione va rivolta contro l’atto di proclamazione degli eletti”. La decisione del TAR di far riconteggiare i voti delle liste “Al Centro con Scanderebech” e “Consumatori con Cota” ci pare insoddisfacente e per molti aspetti elude il problema: le due liste avevano, rispetto all'articolo unico della legge regionale 21/2009, evidenti ed insanabili vizi che avrebbero dovuto portare alla loro invalidazione tout court. In base alla legge non dovevano essere sulla scheda. La vicenda della lista Verdi-Verdi, poi, è emblematica dell'aleatorieta del diritto nel nostro paese: non accogliere la parte del ricorso della Federazione dei Verdi è in palese contraddizione con precedenti sentenze sul caso e rende definitivamente incerto il diritto. Indubbiamente il macigno che comunque farà pendere la bilancia dalla parte dell’annullamento delle passate elezioni regionali è rappresentato da Michele Giovine e dalla sua lista fatta in casa (“Pensionati con Cota”). Grazie alla stampa, centinaia di migliaia di piemontesi hanno potuto verificare la consistenza delle accuse di falso (addirittura sono state pubblicate sui giornali le firme apposte sui moduli di accettazione delle candidature comparate con quelle apposte sui verbali di polizia). Non pare davvero più possibile per il Palazzo trovare, pur con i suoi migliori Azzeccagarbugli, soluzioni di comodo per salvarsi, scaricando solamente il recidivo Giovine. Il tentativo è già in atto ed ovviamente è fatto evocando "l'interesse generale". A questo punto, un Governatore responsabile dovrebbe semplicemente prendere atto della situazione, constatare che la macchina regionale non può permettersi di rimanere ferma o andare a rilento per mesi in attesa delle decisioni dei giudici, rassegnare le dimissioni e permettere che i piemontesi possano tornare a votare già in autunno in condizioni di legalità e rispetto delle regole. Ma chi, come Roberto Cota, ha alzato il livello dello scontro portando i suoi sostenitori in piazza (Giovine compreso) e che anche questa notte si è fatto dettare la linea da Umberto Bossi non ci pare un governatore responsabile. |
|
|
BOCCHINO E TELEKOM SERBIA/MANFREDI (RADICALI): E’ POSSIBILE CHIEDERE ALL’ON. BOCCHINO DI RIBADIRE QUANTO DICHIARO’ AI MAGISTRATI TORINESI CINQUE ANNI FA? |
Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani): Una premessa è d’obbligo per non essere né ipocriti né utili idioti. In Italia la maggioranza dei cittadini puo’ accedere a determinate informazioni solamente quando uno dei gruppi di potere decide che ciò gli giova. L’affaire Telekom Serbia è un esempio lampante: se ne parlò sui media solamente nel 2001, nell’imminenza delle elezioni politiche, partendo da uno “scoop” de “La Repubblica”, ben quattro anni dopo la conclusione del contratto vergognoso con Milosevic. Ora “Il Giornale” si interessa al passato dell’on. Bocchino al fine di attaccarlo politicamente.
Ciò debitamente premesso, chiedo all’on. Bocchino, che ha rilasciato svariate dichiarazioni inneggianti ai principi della moralità e della trasparenza che sempre devono accompagnare l’agire politico, di ribadire (magari con qualche integrazione, visto che sono trascorsi cinque anni) quello che già testimoniò davanti ai magistrati della Procura di Torino, il 18 aprile 2005, e che risulta in un atto pubblico, l’ordinanza di archiviazione dell’inchiesta su Telekom Serbia, scaricabile dal sito dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta (http://www.associaz ioneaglietta. it/serbia. html).
|
|
|
ON. BOCCHINO E TELEKOM SERBIA/MANFREDI (RADICALI): DA CINQUE ANNI TENTO INUTILMENTE DI PORTARE A CONOSCENZA DEI CITTADINI IL TESTO INTEGRALE DELL’ORDINANZA SU TELEKOM SERBIA (www.associazioneagl ietta.it/ serbia.html) |
Dichiarazione di Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani): “A ciascuno il suo: leggo su “il Giornale” di oggi che avrei scoperto che parte dei proventi delle mediazioni riguardanti l’affaire Telekom Serbia erano finiti nella disponibilità sia dell’on. Italo Bocchino sia di sua moglie. Non è vero. La scoperta fu fatta dalla Procura di Torino, che ha dedicato ben sette pagine (su un totale di 38) dell’ordinanza di archiviazione dell’inchiesta su Telekom Serbia (Torino, 9 maggio 2005) alla ricostruzione dei rapporti fra il finanziere Loris Bassini e i coniugi Bocchino. Io ho solamente cercato, con i miei compagni radicali, di portare a conoscenza dell’opinione pubblica italiana il testo dell’ordinanza, da cui risulta, a parte la vicenda Bocchino, che tutti i 456 milioni di euro dei contribuenti italiani sborsati da Telecom Italia nel giugno 1997 (allora la società era ancora pubblica, controllata al 62% dal Ministero del Tesoro, allora retto da Carlo Azeglio Ciampi) finirono non all’azienda “Telekom Serbia” ma direttamente nei conti correnti del criminale di guerra Slobodan Milosevic. Il sito dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta è l’unico ad ospitare da cinque anni il testo integrale dell’ordinanza, assieme alle “15 domande rimaste senza risposta” sull’affaire Telekom Serbia, che diffusi (si fa per dire) l’11 giugno 2007, nel decennale dell’affaire. L’ultima domanda era ed è la seguente:
“Per quale destino cinico e baro una parte dei proventi dell’intermediazione riguardante l’affaire Telekom Serbia finirono nella disponibilità dell’on. Italo Bocchino di Alleanza Nazionale, membro della commissione parlamentare d’inchiesta sull’affaire e accusatore implacabile di Prodi e compagni (tranne Ciampi)? Dall’ordinanza di archiviazione del Tribunale di Torino (9 maggio 2005, pag. 30): “…Ciò che costituisce una singolare emergenza messa in luce dalle indagini riguarda la destinazione di una parte delle risorse di Vitali (uno dei due “facilitatori” dell’affaire, ndr), a loro volta, come è stato reiteratamente chiarito, provenienti dall’affare Telekom Serbia. In effetti, Bassini (Loris, titolare di una società finanziaria di San Marino, la Fin Broker S.A., a cui il Vitali aveva affidato la gestione di 22 miliardi di lire, fra cui i compensi percepiti per l’affaire Telekom Serbia, ndr) erogò, nel corso del 2001, 1,8 miliardi di lire ad una società, Goodtime Sas, di cui socia accomandataria era Gabriella Buontempo, moglie dell’on. Italo Bocchino, successivamente componente della commissione d’inchiesta Telekom Serbia; e 2,4 miliardi di lire alla società Edizioni di Roma, di cui socio e Presidente del Consiglio di Amministrazione era lo stesso on. Bocchino…”
Per approfondimenti: “Telekom Serbia – Presidente Ciampi, nulla da dichiarare?” di Giulio Manfredi (edizioni Stampa Alternativa/ Nuovi Equilibri, 2003, postfazione di Marco Pannella) |
|
|
SENTENZA CONSIGLIO DI STATO SU “CASO MOLISE” SMONTA LA TESI DEL CENTRODESTRA SUL RITARDO DEI RICORSI E AVVALORA RIPETIZIONE DEL VOTO. |
Dichiarazione di Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani): La sentenza del Consiglio di Stato n. 3212/01 sulle elezioni regionali del Molise del 2000 costituisce un pesante precedente che deve essere attentamente valutato. Anche perché, ricordiamolo, si tratta di un caso inverso rispetto ai ricorsi su cui il TAR Piemonte deciderà dopodomani: in Molise, il 16 aprile 2000, aveva vinto, con soli 930 voti di scarto, il candidato del centro-sinistra. Il centro-destra fece ricorso, sia il TAR che il Consiglio di Stato gli diedero ragione, nel 2001 si rivotò e vinse il candidato del centro-destra. Il cavallo di battaglia degli avvocati di Cota è stato quello che i ricorsi sono stati presentati fuori tempo massimo; il termine di trenta giorni non poteva decorrere dalla data di proclamazione degli eletti, ma doveva decorrere dalla data delle elezioni o, addirittura, potevano solamente essere promossi al momento di presentazione delle liste nei tribunali, prima della campagna elettorale. Fu la stessa contestazione mossa dagli avvocati del centrosinistra molisano dieci anni fa. Il Consiglio di Stato bocciò tale obiezione: “… vige il principio secondo il quale ogni impugnazione va rivolta contro l’atto di proclamazione degli eletti, e comunque il termine per la proposizione del ricorso – qualunque sia l’oggetto dell’impugnativa – inizia a decorrere dalla data della proclamazione (Consiglio Stato sez, V, 31 luglio 1998, n. 1149 e 10 marzo 1998, n. 282) …”. E ancora: “La partecipazione di liste, che avrebbero dovuto essere escluse, ha inciso infatti sull’esito elettorale in termini che non sono esattamente individuabili. Si rende quindi necessaria la rinnovazione del procedimento elettorale ... Esattamente il TAR ha osservato che, nella specie, la partecipazione delle liste ha determinato uno squilibrio ed una turbativa, anche in considerazione del fatto che lo scarto dei voti tra i due raggruppamenti è inferiore a mille voti e che una diversa configurazione dello scenario politico avrebbe potuto determinare esiti diversi da quelli registrati.. .”. Sembrano parole scritte non già per il Molise ma per fotografare la situazione piemontese: ciascuna delle liste contestate (“Pensionati per Cota” di Giovine, “Verdi-Verdi”, “Centro per Scanderebech” ) è stata determinante per la vittoria, di strettissima misura (poco più di 9.000 voti) di Cota. Giustamente il segretario regionale del PD, Gianfranco Morgando, parla di “truffa” ai danni di tutti i cittadini elettori piemontesi. L’unico modo per sanare la truffa è tornare a votare, questa volta nel pieno rispetto delle regole e delle leggi elettorali. |
|
|
ANNIVERSARIO SREBRENICA/MANFREDI: |
Dichiarazione di Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani): La presenza a Srebrenica del presidente jugoslavo Tadic è significativa e importante; ma Tadic e l'intera Serbia sanno bene che l'unico modo per rendere giustizia alle oltre 8.000 vittime è assicurare alla giustizia internazionale, al Tribunale dell'Aja (prima che chiuda i battenti), il criminale di guerra Ratko Mladic, che ideò e attuò scientificamente quel genocidio. Mladic e il suo sodale Karadzic non avrebbero potuto rimanere al potere dal 1992 al 1995 senza il sostegno del regime serbo di Slobodan Milosevic. Oggi i giornali additano giustamente al pubblico ludibrio i soldati olandesi dell'ONU che l'11 luglio 1995 assistettero inerti al massacro (mentre i loro capi brindavano con Mladic). Nessuno ha, però, ricordato che il 18 aprile 2002 (ben sette anni dopo i fatti), il governo olandese di Wim Kok si dimise in blocco quando emersero le sue responsabilità politiche per non aver saputo evitare il massacro di Srebrenica. In Europa ci sono stati uomini di governo e di potere che hanno saputo accollarsi le proprie responsabilità , anche a distanza di anni. In Italia, nessuno si è ancora scusato (tantomeno dimesso!) per i viaggi dei nostri ministri degli Esteri alla corte di Milosevic (De Michelis nel 1991, Martino nel 1994, Susanna Agnelli nel 1995, Dini nel 1996) e per il vergognoso affaire Telekom Serbia (456 milioni di euro consegnati nel 1997 direttamente a Milosevic). Mentre gli uomini di Mladic massacravano i bosniaci a Srebrenica, l'allora STET (poi divenuta Telecom Italia) intratteneva già rapporti con i serbi per definire quella che sarebbe stato l'affaire Telekom Serbia ... in barba all'embargo allora esistente nei confronti della Serbia di Milosevic. Mi dispiace che nel suo libro di memorie il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi non abbia trovato modo di scusarsi (meglio tardi che mai) per un'operazione conclusa mentre lui era ministro del Tesoro e, come tale, detentore del 62% delle azioni di una Telecom Italia non ancora privatizzata. |
|
|
TORINO/SABATO MATTINA CONFERENZA STAMPA CON MINA WELBY C/O SEDE RADICALE: CONSIGLIO COMUNALE APPROVI DELIBERA D’INIZIATIVA POPOLARE PER ISTITUZIONE REGISTRO TESTAMENTI BIOLOGICI. SABATO POMERIGGIO MINA WELBY ALLA FESTA DEL PD DI TORTONA (AL). |
La conferenza stampa si terrà sabato 10 luglio, a mezzogiorno, presso la sede dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta (Torino, via Botero n. 11/f). Interverranno: Mina Welby
|
|
|
CASO PROCACCI/RADICALI: L'AVVOCATO DI COTA DA' FORFAIT AL CONVEGNO DEL CORECOM ... E L'ASSESSORE MACCANTI CITA LE LEGGI A SUO USO E CONSUMO! |
Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani), al termine del sit-in radicale sotto il Consiglio Regionale di questa mattina: "Abbiamo atteso inutilmente l''arrivo dell'avvocato Luca Procacci, legale di Cota e componente del Corecom. Procacci avrebbe dovuto tenere, come da programma, un intervento sul digitale terrestre al convegno del Corecom. Il fatto che non si sia presentato dimostra che forse sa di non avere tutte le carte in regola, di non potere continuare a stare in un organismo regionale di controllo quando tutti i giorni veste i panni di Azzeccagarbugli per il presidente Cota, lautamente pagato con delibera di giunta regionale. A proposito di compensi, vorremmo sapere quanto Procacci, e naturalmente gli altri componenti, percepiscono dal Corecom. E vorremmo che queste informazioni fossero inserite sul sito del Corecom, assieme a tutti i dati sul monitoraaggio dell'emittenza regionale. Avremmo poi un'ultima richiesta da fare all'Assessore Maccanti: quando cita la legge sul Corecom (L. R. 1/2001), non parta da metà, parta dall'inizio. L'art. 3 della legge prevede che i componenti del Corecom devono essere persone di assoluta indipendenza dal sistema politico istituzionale. E' basandosi su tale articolo che un anno fa il TAR ha rimosso il presidente del Corecom, Massimo Negarville. Negarville non va bene, Procacci sì?!". |
|
|
CONVEGNO CORECOM/DOMANI MATTINA SIT-IN RADICALE PER RICHIEDERE SIA DATI ONLINE SIA DIMISSIONI AVV. PROCACCI. |
Domani, sabato 3 luglio, i militanti dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta manifesteranno – dalle ore 10:30 alle ore 12:30 - sotto la sede del Consiglio Regionale del Piemonte (Torino, via Alfieri n. 15), in concomitanza di un convegno indetto dal CORECOM (Comitato Regionale per le Comunicazioni del Piemonte).
Saranno presenti al sit-in Nathalie Pisano (segretaria Associazione Aglietta) e Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani), che hanno dichiarato:
La Lista Bonino-Pannella chiuse la campagna elettorale delle scorse regionali di fronte alla sede del Corecom, richiedendo che venissero messi online tutti i dati relativi al monitoraggio dell’emittenza radiotelevisiva piemontese rispetto agli spazi concessi alle forze politiche. Richiesta rimasta lettera morta. E’ sufficiente una veloce comparazione del sito del Corecom con quello dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) per rendersi conto dell’inadeguatezza quantitativa e qualitativa dei dati e delle informazioni presenti nel primo.
Manifesteremo anche per richiedere le dimissioni dal Corecom dell’avvocato Luca Procacci, il legale del Presidente Cota. L’art. 3 della legge istitutiva del Corecom (L. R. n. 1/2001) prescrive che gli otto componenti del Corecom devono essere scelti “tra persone che diano garanzia di assoluta indipendenza dal sistema politico istituzionale”. Che indipendenza può sbandierare l’avv. Procacci se addirittura la sua parcella per l’assistenza legale a Cota sui ricorsi elettorali è stata deliberata dalla Giunta Regionale?
Esattamente un anno fa il TAR del Piemonte destituì Massimo Negarville da presidente del Corecom e Luca Volpe da componente perché il primo legato alla politica e il secondo incompetente. Negarville no, Procacci sì ?!
Per approfondimenti: http://www.consigli oregionale. piemonte. it/corecom/ http://www.agcom. it/SearchTematic a.aspx?idM= 54 |
|
RIPRENDIAMOCI DAL FURTO ... BEVIAMOCI SU'! Aperitivo di autofinanziamento -Torino, 12 luglio, ore 19,30 |
Nella notte tra il 22 e il 23 giugno alcuni sconosciuti si sono introdotti nella sede dell'Associazione Aglietta, in via Botero 11/F, rubando i due computer, la stampante/scanner/fotocopiatrice, un registratore mp3 e un televisore digitale.
Un danno enorme (comprensivo anche della sostituzione della serranda forzata) per un'associazione che fa dell'autofinanziamento un punto d'onore. Noi però non ci lasciamo abbattere, rilanciamo, ricominciamo .... e ci beviamo sù: vi aspettiamo: LUNEDI' 12 LUGLIO dalle 19,30 alle 22 al MOON SPELL CAFE' Via Monte di Pietà 23 (all'angolo con via Botero, a due passi dalla sede) per un APERITIVO DI AUTOFINANZIAMENTO OFFERTA LIBERA A PARTIRE DA € 10 Noi vi garantiamo sangria, cocktails, bibite analcoliche, musica e tutti gli stuzzichini del caso, da voi ci aspettiamo un aiuto concreto per riacquistare il materiale che ci è stato trafugato, per poter continuare le nostre battaglie per la legalità a partire dal Consiglio Regionale, per la RU486 in tutte le province piemontesi, per i rifugiati politici, per l'approvazione in Comune della delibera sul registro dei testamenti biologici. La recente approvazione della delibera sulle unioni civili da parte del Comune di Torino (per la quale l'Associazione Aglietta raccolse circa 1600 delle 2600 firme depositate) è la testimonianza di quanto possiamo fare. Con il tuo aiuto anche. INFO: Salvatore Grizzanti 347/8948034 - salvatore.grizzanti@gmail.com Ccp 51394104 IBAN: IT 55 T 07601 01000 000051394104
|
|
|
|
||
|
Associazione
radicale Adelaide Aglietta - Via Botero 11/F - Tel. 011.195.07.676 -
Fax 011.195.07.499 larosanelpugno@hotmail.com mailing list: http://it.groups.yahoo.com/group/radicali-piemonte |
||