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| Giulio
Manfredi (Giunta di Segreteria Radicali Italiani): Capisco che le traversie giudiziarie di Lady Mastella o il delitto di Erba siano più eccitanti ma la notizia ufficiale (fonte Ministero degli Interni) che dal 1992 ad oggi ben mezzo milione di cittadini italiani sono stati segnalati alle Prefetture per detenzione di quantitativi minimi di sostanze stupefacenti mi pare degna di qualche considerazione e non del silenzio con cui è stata accolta. Intanto, dobbiamo constatare che il sistema burocratico-repressivo messo in piedi da Rosa Russo Iervolino (allepoca ministro degli Affari Sociali) e da Giuliano Vassalli (allepoca ministro di Grazia e Giustizia) ha lavorato sodo; è un vero peccato che a farne le spese siano stati (siano e saranno) cittadini che, ricordiamolo, non hanno compiuto alcuna violenza nei confronti di altri, non hanno leso alcuna libertà o alcun bene altrui, ma volevano solamente ingerire, fumare, sniffare, iniettarsi sostanze che hanno dovuto procurarsi tranne i pochi casi di autocoltivazione e scambio nel mercato criminale creato dal probizionismo. In realtà, il sistema creato dalla legge Iervolino-Vassalli è servito a perseguitare i consumatori dei derivati della cannabis (l80% delle segnalazioni), senza incidere minimamente sulle dimensioni del narcotraffico: rispetto alla situazione del 1992, oggi in Italia ci sono dieci volte più droghe e dieci volte più consumatori. Le narcomafie ringraziano Se la mole di denaro e di strutture impegnata nel segnalare e nello schedare mezzo milione di italiani fosse stata utilizzata per informare correttamente tutti i cittadini sulle sostanze stupefacenti illegali e legali, sui pericoli alla salute derivanti dal loro uso e abuso, sicuramente il risultato in termini di salute personale e collettiva sarebbe stato migliore. www.aduc.it |
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| Mentre
scriviamo questa lettera, è appena iniziata la crisi di governo,
i cui esiti sono, almeno a noi, imprevedibili. Riteniamo, però,
che finchè i ministri del governo Prodi rimarranno in carica, sia
necessario ed urgente interloquire con loro per cercare di ottenere piccoli
passi in avanti sulle questioni sul tappeto. Una di queste concerne la
cura dei cittadini tossicodipendenti, anche se il termine più adatto,
non spregiativo, sarebbe quello di cittadini farmacodipendenti,
dipendenti da quel farmaco che fu chiamato eroina, oltre centanni
fa, dalla ditta produttrice, la Bayer, perché era ritenuto il migliore
fra tutti i farmaci; un esempio illuminante di come la percezione delle
cose muta con landare del tempo! Della cura dei cittadini farmacodipendenti parla la mozione particolare approvata dal Congresso di Radicali Italiani di Padova, che trovate allegata (Allegato 1). Ma della cura dei cittadini farmacodipendenti ha parlato e, soprattutto, scritto il Ministro della Salute nella sua lettera del 12 novembre 2007 al sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. In tale missiva il ministro esprime, innanzitutto, un parere sfavorevole allistituzione delle cosiddette narcosale. Qui non vogliamo trattare tale questione; ci permettiamo di richiamare semplicemente alla vostra attenzione quanto esposto in modo esauriente dai promotori della petizione per una narcosala a Torino nelle due lettere indirizzate al Ministro della Salute e al Ministro della Solidarietà Sociale (Allegati 2 e 3) e rimaste, a quanto ci risulta, ancora senza risposta. Ci interessa, invece, sottolineare il seguente passaggio della lettera citata del Ministro della Salute: Ritengo senzaltro più utile, sotto il profilo sanitario, una sperimentazione certo più ardua e complessa ma anche ben più significativa che affidi a personale sanitario specializzato il compito di consegnare in modo controllato leroina e poi assistere e monitorare nel tempo il tossicodipendente. Limpatto di questa soluzione sulla normativa vigente, peraltro, è assai più pesante, a cominciare dalla individuazione delle modalità con cui la struttura sanitaria viene a disporre della sostanza stupefacente. Ma credo che limportanza della posta in gioco giustifichi un forte impegno da parte delle istituzioni. Per procedere concretamente sul terreno della fattibilità, si potrebbe istituire un gruppo di lavoro misto fra i tecnici del Ministero e quelli del Comune di Torino e della Regione, che, anche con il sostegno tecnico dellIstituto Superiore di Sanità, possa, dopo aver approfondito le esperienze straniere, individuare le linee essenziali di una possibile proposta di disciplina della sperimentazione, da sottoporre al legislatore. Se sei daccordo con quanto ti ho ora prospettato, ti prego di farmi conoscere i nominativi degli esperti che potranno partecipare ai lavori ministeriali, per consentirne lavvio immediato. Non ci risulta che il sindaco Chiamparino abbia indicato al Ministro della Salute i nominativi degli esperti in materia. Ci risulta, invece, che il Consiglio Comunale di Torino, nella seduta del 14 gennaio scorso, abbia approvato una mozione (Allegato 4), con la quale si impegna il Sindaco e la Giunta a sollecitare: il Ministero della Salute a dare seguito allimpegno assunto con lettera del 12 novembre 2007, costituendo il gruppo di lavoro nella medesima richiamato, e coordinando tale gruppo con il Ministero della Solidarietà Sociale (anche) al fine: a) di compiere una approfondita valutazione dei risultati che sono stati ottenuti dalle differenti sperimentazioni condotte in altri paesi in materia di prevenzione e contrasto della tossicodipendenza e di riduzione del danno; b) di definire le modifiche legislative necessarie per avviare una sperimentazione sulla somministrazione controllata di eroina in ambito sanitario analoga a quella avvenuta in altri paesi . Dal combinato disposto dei vari documenti da noi citati e allegati si evince un comune convergere sulla volontà di lavorare per lincardinamento della sperimentazione di programmi di somministrazione di eroina medica a cittadini farmacodipendenti. Si tratta ora, semplicemente, di passare dalle parole ai fatti. Pertanto, vi chiediamo di attivarvi subito per costituire il gruppo di lavoro auspicato sia dal Ministro della Salute sia dal Consiglio Comunale di Torino; come sempre, mettiamo a disposizione del lavoro comune le idee e lesperienza accumulata dai militanti radicali antiproibizionisti in decenni di puntuale lotta politica. Rimanendo in attesa di un Vostro cortese cenno di riscontro, inviamo distinti saluti. Rita Bernardini
(Segretaria di Radicali Italiani) |
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| Silvio
Viale, il medico torinese che si batte per la RU486, replica a Ruini,
ribaltando la sua affermazione che "le donne sonio veramente libere
se possono non farlo" ricoradndo che "la gravidanza deve essere
responsabile e che ogni neonato ha il diritto ad essere desiderato". Silvio Viale, che è anche un dirigente radicale e della Associazione Luca Coscioni; ha dichiarato: "E' avvilente che la questione dell'aborto, delle scelte e dell'autonomia della donna, sia ridotta ad una mera questione economica. Si tratta di una mistificazione consolatoria per chi non accetta la libertà che è implicità nella contraccezione e nella pianificazione familiare. La donna è libera, veramente libera, solo se può scegliere di abortire, perche solo dove l'aborto è legale la donna può scegliere di abortire e di non abortire. Come potrebbe Ruini affermare che le donne sudamericane o mediorientali, ove l'aborto è vietato, sian più libere delle donne italiane ed europee, che posono scegliere. Come può giustificare che 8000 donne irlandesi e decine di migliaia di donne polacche debbano uscire dal proprio paese per potere abortire. Al contrario Ruini faticherà a trovare una donna italiana che abbia dovuto attraversare il confine per non abortire. Ruini dovrebbe ringraziare la 194, come lo dovrebbero fare coloro che gestiscono i cosidetti Centri di Aiuto alla Vita, perchè è grazie all'aborto legale che possono aiutare le donne che si rivolgono al loro, vera o falsa che sia la dichiarata volontà di abortire. Non basta un certificato in mano per essere convinte di abortire. La storie di ogni donna e di ogni gravidanza sono diverse, perché sono diverse le esperienze precedenti di parti e di aborti, come saranno diverse le esperienze future di parti e di aborti. Rispettare le donne significa rispettare le loro storie." Silvio Viale |
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| La
conferma da due studi del Karolinska Institute. Abolire la ricetta medica per il levorgestrel. In Italia venduti solo 275 profilattici al giorno? Silvio Viale, dirigente radicale e dellassociazione Luca Coscioni, denuncia la disinformazione sulla pillola del giorno dopo de "ilGiornale.it" (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=237138) del 28 gennaio 2007 e coglie loccasione per rendere noto un nuovo studio del Karolinska Institute, in pubblicazione su Fertility and Sterility, che dimostra come il levonorgestrel non abbia effetti sulla recettività delle cellule endometriali. Il lavoro segue quello di pubblicato a novembre 2007 su Human Reproduction che dimostra come il levonorgestrel non impedisce l'impianto della blastocisti, a differenza del mifespristone. Silvio Viale ha dichiarato: "Visto che il Giornale dice che la pillola del giorno dopo è gia "libera" in Italia, tanto vale che si abolisca la ricetta, come è avvenuto nell'America di Bush e nella maggior parte dei paesi europei. Un risultato sarà anche quello di contribuire ad evitare la confusione con la pillola abortiva RU486, come fa il Giornale. Non a caso il Giornale al posto della "pillola del giorno dopo", mette una fotografia di una confezione di Ru486. Dubito che la redazione sappia che il mifepristone si può anche usare come contraccezione di emergenza, ma a dosi di 10 mg, cioè nettamente inferiori a quelle che si utilizzano per l'aborto, 200-600 mg. In ogni caso 10 mg di mifepristone utilizzati come contraccezione di emergenza agiscono anche loro come il levonorgestrel, cioè alterando la qualità dell'ovulazione e non "impedendo l'impianto dell'embroìione", in realtà la blastocisti, come afferma il Giornale. Poichè è probabile che nella redazione de il Giornale, come in quella de il Foglio, molti non sappiano molto di sesso e contraccezione, debbo avvertirli che, contrariamente a quanto loro probabilmente credono, non si rimane incinta al momento del rapporto sessuale, ma successivamente, quando si verificherà l'ovulazione, con gli spermatozoi in agguato da giorni. E' in questo intervallo, tra il rapporto e l'ovulazione, che agisce la contraccezione di emergenza ed è intuiitivo che prima la si assume è maggiori sono le possibilità di successo. L'efficacia, infatti, si dimezza ogni 12 ore, passando dal 95% delle prime 12 ore a poco più del 50% a 72 ore. Per questo occorrerebbe chiamarla la "pillola dell'ora dopo" e sono scandalosamente vergognosi i rifiuti che le donne debbono subire da parte di medici ignoranti. Se il levonorgestrel viene assunto dopo la fecondazione non è più in grado di agire sull'ovulo fecondato, indipendemente dal fatto che in natura meno del 20% degli embrioni riescono a raggiungere la mucosa uterina. Evidentemente, il nostro zelante redattore, tifoso del'astinenza, pco conosce di tutto questo, come non sa che, a fronte di una sicurezza contraccettiva del profilattico del 95%, quella reale scende al 70%, per cui la rottura o lo scivolamento del profilattico è una delle cause più frequenti, insieme alla fallita "retromarcia", di ricorso alla contraccezione di emergenza. I sillogismi de il Giornale mi ricordano quello dei "cinesi che mangiano riso e sono gialli" per cui "chi mangia riso diventa giallo". Se la "pillola del giorno dopo" fosse libera, non avremmo solo 400.000 confezioni vendute, ma tra l'uno e i due milioni come in Francia e nel Regno Unito. Ma, se essa è gia libera, come sostiene ilGiornale.it, allora che lo sia davvero, abolendo la ricetta, visto che non vi è alcuna controindicazione medica, molte di meno di quelle dell'aspirina. Saro un ingenuo, ma mi auguro che ilGiornale.it informi i propri lettori che la "pillola del giorno dopop" non è abortiva. Alcuni studi lo avevano gia provato in vivo nel ratto (2003) e nella scimmia (2004), dimostrando che non interferisce con l'ovulo fecondato, ma la difficoltà era proprio quella di provarlo nelluomo, anche se alcuni studi pubblicati nel 2007 avevano evidenziato mediante ecografie ripetute che il levonorgestrel non è efficace se viene assunto dopo lovulazione. Ora, grazie a modelli tridimensionali di cellule endometriali umane abbiamo la prova provata. Credo che anche il mondo cattolico, come ha sempre dovuto fare su questioni di scienza, debba prenderne atto limitando la fede laddove la scienza non è ancora in grado di dimostrare i propri meccanismi. Libera poi la redazione de ilGiornale.it di non ricorrere alla "pillola del giorno dopo, anche in caso di fallimento del metodo contraccettivo, se la tentazione di rompere lastinenza fosse troppo grande. Anche il dato sui profilattici, passati da 98.200 pezzi a 100.200, dovrebbe far riflettere la redazione sulle balle che racconta, perché vorrebbe dire che in Italia si vendono solo 275 profilattici al giorno: sicuri di non avere preso unaltra cantonata con anacronistici predicozzi allegati? Mifepristone, but not levonorgestrel, inhibits human blastocyst attachment to an in vitro endometrial three-dimensional cell culture model Human Reproduction Vol. 22, N. 11, 3031-3037, 2007. "Effect of levonorgestrel and mifepristone on endometrial receptivity markers in a three-dimensional human endometrial cell culture model." Fertility and Sterility 2008 in Press. Silvio Viale |
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| LAssociazione
Radicale Adelaide Aglietta parteciperà alla manifestazione indetta
dai partiti della sinistra e da varie associazioni, domani, martedì
29 gennaio 2008, davanti alla sede del Consiglio Regionale del Piemonte
(Torino, via Alfieri n. 15), a partire dalle ore 10:00, in concomitanza
con la seduta straordinaria del Consiglio richiesta dal centro-destra
per discutere la sedicente moratoria sullaborto proposta
da Giuliano Ferrara. Sarà presente anche il Dr. Silvio Viale (presidente Associazione Radicale Aglietta), che seguirà poi i lavori del Consiglio. Viale ha dichiarato: Domani mattina indosseremo cinque cartelli con la scritta RU486 per ricordare a tutti che questa è la vera posta in gioco, non le strumentalizzazioni di Ferrara, strumentalizzate a loro volta dal centrodestra: fra poche settimane la pillola abortiva sarà autorizzata anche in Italia e ciò costituirà, finalmente, un passo in avanti nellattuazione concreta della legge 194, nel trentennale della sua approvazione. E sempre meglio dire le cose prima che lamentarsi dopo; il ministro della Salute, Livia Turco, in una recente intervista a Io Donna, ha detto che laborto farmacologico deve avvenire sotto il controllo degli ospedali; non vorremmo che questo significasse lobbligo di ricovero per le pazienti, quando tutti gli Stati in cui la RU486 è consentita attuano il regime del day hospital. Nella stessa intervista, la Turco si è ripromessa di informare le donne sulla differenza fra pillola abortiva e pillola del giorno dopo. Il ministro potrebbe rimarcare tale differenza con un provvedimento semplice semplice: labolizione dellobbligo di ricetta per la pillola del giorno dopo, per evitare estenuanti e mortificanti peregrinazioni delle donne alla ricerca del medico giusto, soprattutto di notte e nei fine settimana, tenendo presente che lefficacia della pillola si dimezza ogni dodici ore di ritardo (sarebbe al riguardo opportuno modificarne il nome in pillola dellora dopo).. Per approfondimenti: |
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| Giulio
Manfredi (Giunta di Segreteria Radicali Italiani): Cè una Campania inguardabile e irredimibile che espone davanti alla discarica di Montesarchio lo striscione Si alla discarica ma come rifiuto solo De Gennaro! e che contesta il presidente della Provincia di Benevento proprio quando sia il commissario straordinario sia il presidente Nardone avrebbero bisogno del massimo sostegno da parte dei cittadini. Ma per fortuna cè unaltra Campania, che ha deciso finalmente di manifestarsi con una lettera aperta al Presidente della Repubblica: sono i 150 Comuni che attuano da anni la raccolta differenziata con percentuali invidiabili, dal 35 al 90%. E che, finalmente, chiedono che in Campania si faccia come in Germania: la discarica deve essere lestrema ratio, la quarta possibilità dopo la riduzione dei rifiuti, il loro riciclo e il loro incenerimento nei termovalorizzatori. In Germania, entro il 2020, saranno chiuse tutte le discariche. I Comuni campani virtuosi si dichiarano disponibili ad aiutare le amministrazioni che sono rimaste al palo nella raccolta differenziata, prima fra tutte la città di Napoli. Sarebbe estremamente importante se i mezzi di informazione assicurassero spazio e voce anche alla Campania che guarda allEuropa, avendo tutti i requisiti per farlo, e non solo alla Campania che produce in continuazione rifiuti e nuovi Masaniello. |
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| Silvio
Viale, presidente dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta e membro
del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, chiede a Massimo Giletti
di spiegare quali siano le vere ragioni che lo hanno portato ad accostare
le contestazioni al Papa all'ignoranza di molti studenti sulla Shoah. Silvio Viale ha diffusa la seguente nota: "Con mio grande stupore, durante la puntata di "Domenica in - Speciale" dedicata al "Giorno della memoria", nel presentare un servizio sull'ignoranza da parte di molti sulla Shoah Massimo Giletti ha detto che "contestano il Papa e poi non sanno cosa sia la Shoah". Poco prima aveva definito una "vergogna" che il Papa non avesse potuto parlare alla Sapienza con un collegamento quanto mai curioso, visto che nel servizio non si chiedeva se agli intervistati se avessero contestato, o meno, il Papa. Al contrario è molto probabile che gli occupanti del Rettorato sappiano molto bene cosa sia la Shoah, come credo lo sappiano anche i professori firmatari della famosa lettera. Senza voler giustificare le risposte degli intervistati, il loro valore statistico e il significato effettivo delle risposte, con la curiosità su come avrebbero risposto gli Onorevoli che non sapevano cosa fosse il Darfur, credo che Massimo Giletti debba scusarsi con gli studenti che legittimamente si preparavo a contestare il Papa, poichè è vergognoso collegare le contestazioni al Papa con l'ignoranza sulla Shoah. Come dovrebbe vergoganrsi anche Silvio Berlusconi quando ripete che il "fanatismo ideologico" non ha fatto intervenire il Papa alla Sapienza, proprio nel giorno in cui si ricordano le conseguenze di un vero fanatismo ideologico. Berlusconi, come Giletti, fa il furbetto rifugiandosi in formule astratte ed evitando di pronunciarsi su aborto, divorzio, testamento biologico e ricerca scientifica. Forse perchè l'unica cosa che davvero gli importa sono solo i suoi personali interessi, mi chiedo cosa voglia dire in pratica che "il cristrianesimo è la nostra religione che permea la nostra identità", se questo non è tradotto in comportamenti, fatti e proposte. Non stupisce quindi che Berlusconi faccia confusione tra Cristianesimo e Cattolicesimo, cercando di strumentalizzare la vicenda del mancato intervento del Papa alla Sapienza e dimenticando che nessuno può davvero dire come sarebbe finita se il Papa non avesse deciso di evitare le contestazioni. Intanto, anche oggi, come quasi tutti i giorni, le parole del Papa saranno ampiamente riferite, senza contestazioni, in decine di giornali televisivi e radiofonici, con l'entusiastico commento dei Giletti di turno." Silvio Viale |
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| Silvio
Viale, ginecologo del S.Anna di Torino e dirigente radicale, letta lintervista
del ministro Livia Turco su Io Donna, il supplemento del Corriere
della Sera, ha rilasciato la seguente dichiarazione: Lodevole lintenzione del ministro Turco di difendere la 194, ma sarebbe meglio se contribuisse a fare chiarezza, piuttosto che alimentare confusione, se vuole davvero garantire alle donne italiane le stesse opportunità delle donne europee. Ritengo quindi utili alcune precisazioni al fine di contribuire alla chiarezza. Punto primo. Non è vero che dopo il 90° giorno, il cosiddetto aborto terapeutico, laborto sia possibile solo se le malformazioni del feto possono avere delle conseguenze per la salute fisica o psichica della donna. La salute della donna è tutelata indipendentemente dallesistenza delle malformazioni. Anche se è vero che la grande maggioranza degli aborti avviene in presenza di malformazione e che il 95% delle donne, delle coppie, si sottopone a diagnosi prenatale, la presenza di una malformazione non è di per sé condizione sufficiente, né necessaria, per laborto. Punto secondo. Lorigine dellincertezza e nella non definizione di possibilità di vita autonoma, che è il limite della 194 ed è il limite anche della circolare di Formigoni. Tale limite non dipende solo dallepoca gestazionale, ma anche dalle condizioni del feto, ed è il pretesto per cui molti ospedali veneti e lombardi non eseguono aborti dopo le 20-21 settimane. Paradossalmente, uniformando a 22 settimane + 3 giorni, Formigoni ha elevato i limite dellaborto in alcuni ospedali lombardi. Del resto è difficile sostenere che ci sia una grande differenza con le 22 settimane + 6 giorni del S.Anna di Torino. Punto terzo. La sopravvivenza dei feti estremamente prematuri, 22-25 settimane, non riguarda tanto laborto terapeutico, quanto i parti spontanei. E necessario attivare un registro nazionale che monitorizzi nel tempo la sopravvivenza e le patologie, per individuare da un lato le condizioni ove poter offrire solo cure compassionevoli e dallatra favorire una maggiore assistenza nei casi in cui residuino gravi patologie invalidanti. Punto quarto. Con la Ru486 linterruzione della gravidanza è praticata da un medico del servizio ostetrico ginecologico presso un ospedale, come prevede la legge 194. Lespulsione dellembrione ne è la conseguenza ed avviene con le stese modalità dellaborto spontaneo conseguente alla minaccia di aborto. Analogamente, da tempo le gravidanze extrauterine sono interrotte con un farmaco e le donne sono rinviate a domicilio per tornare nei giorni successivi per controlli. Il ricovero non è necessario, non è previsto in nessun paese europeo e non è imposto dalla 194. A proposito la magistratura milanese ha archiviato linchiesta sugli aborti medici eseguiti allospedale Buzzi di Milano. Se il ministro, o il Consiglio Superiore di sanità, dovessero cercare di imporre il ricovero, per ostacolare luso della RU486; sappiano che nessuno potrà impedire alla donna di chiedere un permesso, o di dimettersi volontariamente, per tornare successivamente per completare il trattamento. Il monitoraggio non sarà più complesso, ma solo diverso e più completo, se si considera che con laborto chirurgico la donna viene abbandonata dopo lintervento, senza alcun monitoraggio e senza rilevare le complicazioni. Punto quinto. Per evitare la confusione con la pillola del giorno dopo, la cui efficacia è maggiore se assunta subito, che non ha controindicazioni mediche e che non è abortiva, bisogna abolire la ricetta come è accaduto in parecchi paesi europei e in USA. Sarebbe meglio chiamarla la pillola dellora dopo, visto che lefficacia si dimezza ogni dodici ore di ritardo. Sarebbe poi opportuno che il ministro fosse a conoscenza degli studi su mammiferi e sui modelli di cellule endometriali umane (Lalitkumar et al. Human Reproduction Vol. 22, N. 11, 3031-3037, 2007 - Karolinska Institute) che dimostrano come il levonorgestrel non inibisce limpianto della blastocisti in utero, anche solo per chiedere alla Commissione Nazionale di Bioetica di rivedere lerrato parere espresso nel maggio del 2004. Oichè sono convinto della buona fede del ministro, sono certo che approfondirà le tematiche prima delle prossime interviste. |
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| Dopo
aver letto lintervista del Corriere della Sera di oggi
al commissario europeo per lEnergia, Andris Piebalgs, Giulio Manfredi
(Giunta di Segreteria Radicali Italiani) e Igor Boni (Comitato Nazionale
Radicali Italiani) hanno dichiarato: Il commissario europeo individua chiaramente la minaccia rappresentata da unazienda, Gazprom, che fornisce un quarto dei consumi europei di energia, che è controllata al 51% dal governo russo e che non ha concorrenti nel proprio Paese. Unazienda che sta allargando la sua influenza a vista docchio (locchio di chi vuole vedere); solo negli ultimi giorni Gazprom ha acquisito il 51% dellazienda di Stato serba per lenergia; ha comprato la principale banca al dettaglio dellArmenia; si è assicurata dagli austriaci il 50% del centro di distribuzione del gas per lEuropa dellEst; ha rafforzato la sua presenza in Kirghisistan; Gazprom Media sta trattando lacquisto della versione russa di YouTube. Il commissario Piebalgs denuncia giustamente il rischio per lEuropa di sviluppare una dipendenza da Gazprom/Putin e individua chiaramente la necessità e lurgenza di diversificare le fonti, i fornitori e le vie di fornitura. Ci auguriamo che una presa di posizione così autorevole alimenti una riflessione e un dibattito sui media sul pericolo Gazprom, riflessione e dibattito che finora sono mancati, tranne le solite lodevoli eccezioni. Così magari anche Grillo, pacifisti e no-global potranno ogni tanto dire qualcosa non solo sulle odiate multinazionali ma anche sullazienda/nazione il cui numero uno, Dmitri Medvedev, è già stato designato da Putin a suo successore, alle elezioni presidenziali di marzo.. |
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| Alla
notizia dellaccordo stipulato oggi a Mosca fra Russia e Serbia che
comporta lacquisto da parte di Gazprom del 51% della compagnia energetica
serba monopolista Nis, Giulio Manfredi (Giunta di Segreteria Radicali
Italiani) ha dichiarato: Si tratta di una pessima notizia per lintera Unione Europea. Putin, attraverso Gazprom, sinsedia in Serbia e ipoteca la futura politica estera ed economica di quel Paese, in un momento cruciale sia per il secondo turno delle presidenziali sia per la questione Kosovo. La Serbia diventa lultimo anello della catena che permetterà alla Russia di rifornire fino a quando vorrà e alle condizioni che vorrà - lEuropa tramite il gasdotto South Strema e viene pregiudicata la possibilità di coinvolgere Belgrado nel gasdotto alternativo Nabucco, fuori dallinfluenza russa. Per rilevanza strategica e politica, l affaire Nis fa tornare alla memoria l affaire Telekom Serbia: nel 1997, italiani e greci finanziarono il regime serbo, avendone il cambio il 49% (29% Telecom Italia, 20% la greca OTE) della monopolista delle telecomunicazioni, la disastrata Telekom Serbia, il cui controllo rimase saldamente in pugno agli uomini di Milosevic. Gazprom, invece, finanzia la democrazia serba pagando un prezzo molto inferiore a quello di mercato ed assicurandosi il 51% delle azioni del monopolista dellenergia. Nel 1997, il governo Prodi I che deteneva il controllo di una Telecom Italia non ancora privatizzata rimase a guardare il capolavoro politico-economico di Slobodan Milosevic. Nel 2008, lex governo Prodi II che detiene il controllo di ENI ed ENEL, sempre più legate a Gazprom e alleconomia russa rimane a guardare il capolavoro politico-economico di Vladimir Putin. Idem per unUnione Europea politicamente incapace di tenere testa al nuovo zar che ha ormai invaso, con i suoi tecnocrati dellenergia, il suo gas, i profitti e il potere di condizionamento relativo, buona parte dellEuropa orientale. Manfredi GAS: SIGLATA INTESA RUSSIA-SERBIA PER TRANSITO SOUTH STREAM (AGI/EFE/REUTERS) - Mosca, 25 gen. - Il monopolista russo Gazprom fara' transitare 10 miliardi di metri cubi di gas annui destinati all'Europa attraverso la Serbia grazie a un'intesa energetica con il paese balcanico. L'accordo di cooperazione, di durata trentennale, e' stato sottoscritto oggi dal presidente russo Vladimir Putin e dal suo omologo serbo Boris Tadic. Siglato anche un protocollo bilaterale con cui la russa Gazpromneft acquisira' il 51% della compagnia energetica serba Nis per 400 milioni di euro. Nel protocollo si prevede inoltre un accordo tra l'impresa pubblica serba di distribuzione del gas, Srbijagas, e Gazpromexport, per la costruzione di un gasdotto e di un deposito sotterraneo di gas nella zona settentrionale del paese a Banatski Dvor. La pipeline e' una diramazione di 400 chilometri del South Stream e permettera' alla Russia di somministrare gas all'Italia e ad altri paesi europei attraverso Mar Nero e Balcani. Il tratto serbo del gasdotto avra' una capacita' minima di 10 miliardi di metri cubi di gas annuo. Complessivamente l'accordo rappresenta un investimento di circa 2 miliardi di euro, la maggiore iniezione dall'estero per l'economia serba negli ultimi anni. Alla firma degli accordi hanno presenziato anche il premier serbo Vojislac Kostunica e il vice primo ministro russo, Dmitri Medvedev.(AGI) |
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| Questoggi
è stato diffuso un appello (primo firmatario Don Luigi Ciotti)
di solidarietà con Susanna Ronconi (presidente Forum Droghe), dopo
che ieri la provincia di Lodi aveva deciso di recedere da un progetto,
già avviato, per il reinserimento dei detenuti del carcere locale
solamente perché vi partecipava, in veste di consulente di unassociazione,
la Ronconi stessa. Lappello è stato sottoscritto, fra gli altri, da Marco Pannella e altri esponenti radicali. A Torino, fra gli altri, hanno aderito: Silvio Viale e Igor Boni (presidente e segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta); Bruno Mellano (deputato radicale); Giulio Manfredi (Giunta di Segreteria Radicali Italiani); Domenico Massano (Giunta di Segreteria Ass. Aglietta).Gli esponenti radicali hanno dichiarato: Ieri il Presidente della Repubblica ha celebrato solennemente alla Camera il sessantesimo anniversario della nostra Costituzione, che ribadisce, fra laltro, luguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e la funzione rieducativa della pena. Sempre ieri, unistituzione della Repubblica, la provincia di Lodi, ha deciso di compiere nei confronti di una cittadina italiana un vero e proprio atto di persecuzione. Non è stata contestata alla Ronconi nessuna inadeguatezza professionale nel condurre la propria opera di consulenza (che, tra laltro, svolgeva già da un anno e mezzo!); non è stato tenuto minimamente in considerazione il fatto che Susanna Ronconi ha pagato da oltre ventanni il proprio debito con la giustizia e ha dimostrato, non solo a parole ma nelle opere di tutti i giorni, di ripudiare per sempre la lotta armata e la violenza. Tutto questo è stato fatto solamente sullonda di un articolo di stampa e per timore degli strepiti della Lega Nord. Hanno fatto benissimo gli estensori dellappello ad affrontare di petto la questione: oltre a contestare il diritto degli ex-terroristi a parlare, si vuole ora mettere in discussione il loro diritto a lavorare, accanendosi su una donna che, forse, ha il grave torto di non avere mai rinunciato a esprimere la propria autorevole opinione nel campo delle politiche sulle dipendenze e sulla riduzione del danno, senza paraocchi e senza autocensure?!. Segue testo Appello le adesioni possono essere comunicate a: gruppoabele.milano@fastwebnet.it o a appelli@fuoriluogo.it, specificando le eventuali qualifiche o appartenenze. Il caso Ronconi. Cronaca di unordinaria persecuzione Il Corriere della Sera del 22 gennaio ha pubblicato - con molta evidenza, parecchie imprecisioni e altrettante omissioni - un articolo dal titolo "Fondi al progetto dellex Br. Bufera sulla Provincia di Lodi". In verità, la bufera ancora non cera, ma è stata provocata dallarticolo nel quale, attraverso lintervista a un rappresentante dellAssociazione vittime del terrorismo, si esprimeva disappunto e indignazione: "Questa notizia è una nuova offesa e una ulteriore sofferenza per tutti noi. La Ronconi è stata fatta uscire dalla porta per farla rientrare dalla finestra". Il riferimento è alle dimissioni che lo scorso anno Susanna Ronconi è stata costretta a dare, dopo una virulenta campagna politico-mediatica, dalla Consulta nazionale sulle tossicodipendenze. Ma qual era questa notizia? Ha scritto il quotidiano: "Con i soldi, 60 mila euro, della Regione Lombardia (centrodestra), la Provincia di Lodi (centrosinistra) affiderà allex terrorista Susanna Ronconi (Brigate rosse e Prima Linea) il progetto Lavoro debole per linserimento nel mondo del lavoro di detenuti ed ex detenuti presenti sul territorio lodigiano". In realtà, il progetto non è stato affidato a Ronconi, ma vede come titolari una rete di associazioni e cooperative sociali. Ronconi - che, giova ricordare, ha scontato per intero la propria condanna ed è stata tra le prime a dissociarsi dal terrorismo e ad ammettere i propri errori - collabora nella veste di esperta e consulente con una di queste. Dalla prima tranche del progetto, per il suo lavoro, durato un anno e mezzo, ha ricevuto dalla cooperativa sociale 7.500 euro lordi. Questa la realtà delle cose, sottaciuta dal quotidiano nel suo articolo. Subito dopo il quale è cominciato un triste scaricabarile tra assessori, sino a una dichiarazione della Provincia di Lodi di non assumere altre iniziative che vedano coinvolti ex terroristi. Se questa decisione si confermasse, si introdurrebbe così un gravissimo e incredibile precedente, in base al quale lente pubblico si potrà arrogare il diritto di sindacare sui dipendenti o collaboratori di qualsiasi azienda o, appunto, associazione e cooperativa intrattenga rapporti economici con esso. Fatto che dubitiamo possa considerarsi legale e che, a questo punto, potrebbe estendersi nei confronti di chiunque delle centinaia di ex terroristi che, scontata la condanna, lavorano in vari ambiti, compreso il Terzo settore che, ovviamente, intrattiene rapporti anche economici con enti pubblici, fornendo servizi e occupandosi di welfare. Alla faccia delle leggi e della Costituzione. Dunque, grazie alla "bufera" sollevata ad arte, Ronconi ha perso, o comunque rischia concretamente di perdere, la possibilità di lavorare alla seconda tranche del progetto lodigiano, ma è facile prevedere che tale accanimento nei suoi confronti produrrà effetti ancora più drastici, allargati e duraturi. Infatti, chi si azzarderà in futuro a proporle un qualsiasi lavoro con la certezza del pubblico linciaggio? Sullinsanabile dolore e sulle ragioni dei parenti delle vittime non si discute, ma qui pare essere in atto una vera e propria persecuzione. Proprio su questa vicenda, un autorevole giornalista che in questi anni ha scritto diversi libri con i familiari delle vittime, per dare loro visibilità, voce e sostegno, nel suo blog ha censurato gli attacchi a Susanna Ronconi, parlando esplicitamente di "caccia alluomo". In questo caso, peraltro, si tratta di "caccia alla donna", elemento che forse centra qualcosa con il particolare e ricorrente accanimento proprio nei suoi confronti. Negli anni scorsi, numerosi opinionisti ed esponenti di partiti avevano sostenuto che gli ex terroristi andavano dissuasi dal parlare, scrivere, presenziare, occuparsi di politica, essere impiegati in enti pubblici o istituzioni. Ora, con la vicenda di Lodi, pare essere stata introdotta una proibizione extra legem ancora più drastica: gli ex terroristi non devono, tout court, più poter lavorare. Noi pensiamo che ciò non sia né giusto né accettabile in uno stato democratico e di diritto. A distanza di oltre 30 anni non si riesce ancora a voltare la dolorosa pagina dei conflitti armati degli anni Settanta e ogni tentativo di storicizzazione e riconciliazione è rimasto arenato e bloccato dai contrasti, dalle miopie e anche dalle strumentalizzazioni politiche. Per ricomporre quelle fratture e, per quanto possibile, sanare quelle sofferenze è probabilmente troppo presto. Oppure troppo tardi. Ma non possiamo rassegnarci alla vendetta senza fine e allimbarbarimento di regole e sentimenti pubblici. Chiediamo a tutti di aderire a questo testo, in solidarietà con Susanna Ronconi e con quanti altri venissero a trovarsi in analoga situazione. Primi firmatari: don Luigi Ciotti (Presidente Gruppo Abele e Libera), Paolo Beni (Presidente ARCI), Lucio Babolin (Presidente CNCA-Coordinamento nazionale comunità di accoglienza), Patrizio Gonnella (Presidente Antigone), padre Camillo De Piaz; Franco Corleone (segretario Forum Droghe), Grazia Zuffa (direttrice Fuoriluogo). |
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| Mellano
e Boni: un caso che rappresenta un vero e proprio spaccato di storia
italiana E stata depositata oggi una interrogazione urgente rivolta al Ministro dellInterno Giuliano Amato per chiedere conto del caso di un cittadino italiano, dipendente amministrativo della Polizia di Stato, Gian Piero Buscaglia, che dopo aver subito 12 perizie psichiatriche (essendo completamente sano di mente) è stato ingiustamente licenziato. Linterrogazione a prima firma Bruno Mellano (Deputato radicale della Rosa nel Pugno) è stata sottoscritta da altri Deputati del gruppo: Donatella Poretti, Maurizio Turco, Sergio DElia e Marco Beltrandi. Dichiarazione di Bruno Mellano (Deputato radicale della Rosa nel Pugno) e Igor Boni (segretario dellAssociazione radicale Adelaide Aglietta) il caso Buscaglia rappresenta un vero e proprio spaccato di storia italiana. A un cittadino italiano può capitare, probabilmente per aver messo il naso in faccende poco chiare e avere avuto lardire di farle presenti ai propri superiori, di subire, in una storia ormai ultra-ventennale: minacce, trasferimenti, mobbing sul posto di lavoro, distruzione sistematica dellimmagine e della propria privacy, 12 perizie psichiatriche (essendo sempre considerato sano di mente), condanne per le proteste (nonviolente) conseguenti al trattamento subito, infine il licenziamento. Tutto ciò è capitato tra Imperia e Alessandria tra linizio degli anni 80 e i primi anni del 2000. Con questa interrogazione ci rivolgiamo al Ministro dellInterno Giuliano Amato per chiedere conto di quanto accaduto; per chiedere se ritenga normale che un cittadino venga convocato per ben 12 volte a sostenere una perizia psichiatrica, senza che costui abbia commesso alcun crimine, né abbia manifestato sintomi clinicamente significativi di incapacità o di disturbo psichico; se non si ravvisi nel comportamento del datore di lavoro (Amministrazione Civile del Ministero dellInterno) lintento di colpire un cittadino solo per il suo comportamento 'eterodosso' e non perché vi fossero davvero le condizioni che facessero presupporre la necessità di perizie psichiatriche e addirittura un licenziamento. Invitiamo con forza le Istituzioni, lo Stato, a chiedere semplicemente scusa al cittadino Buscaglia, riconoscendo le violazioni che ha dovuto subire suo malgrado e il mancato sostegno. Sarebbe una riparazione tardiva e insufficiente ma porrebbe fine a questa vicenda che non può certo essere accettata in uno stato di diritto. Boni |
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| Dichiarazione
di Giulio Manfredi (Giunta di Segreteria Radicali Italiani) e Nathalie
Pisano (Comitato Nazionale Radicali Italiani): La decisione della Provincia di Lodi di negare i finanziamenti ad un progetto di reinserimento dei detenuti del carcere locale solamente perché era coinvolta nelliniziativa Susanna Ronconi è vergognosa. E bastato un pezzo del Corriere della Sera per indurre unamministrazione di centrosinistra a far propri i peggiori pregiudizi della Lega Nord, negando levidente: Susanna Ronconi ha pagato interamente il suo debito con la giustizia e da oltre ventanni ha investito tutta la sua intelligenza nelle politiche sulle dipendenze e contro il disagio sociale; ha lavorato sulle unità di strada, a Torino, contribuendo a salvare le vite di cittadini tossicodipendenti in overdose; ha poi utilizzato le conoscenze acquisite sul campo per diventare uno dei più autorevoli esperti, in Italia, in materia di riduzione del danno, in strada e in carcere. Cosa cè dietro la persecuzione della presidente di Forum Droghe? Non è che si prende a pretesto le sue colpe passate per fare tabula rasa intorno a lei (che, tra laltro, non riceve 60.000 euro direttamente dalla Provincia di Lodi ma 10.000 euro lordi in due anni da una cooperativa sociale), per farle pagare la sua gravissima colpa attuale, quella di essere una persona non omologata né omologabile, che dice sempre quello che pensa e che, anche nella recente vicenda relativa alle polemiche sulla narcosala di Torino, ha contribuito a smascherare non solo e non tanto la malafede del centrodestra ma soprattutto la malafede e lipocrisia del centrosinistra?.. |
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| Giulio
Manfredi (Giunta di Segreteria Radicali Italiani): Il governo Prodi rischia di passare alla storia come quello che ha introdotto in Italia il proibizionismo sullalcool (art. 6 della L. 2 ottobre 2007, n. 160); lemendamento approvato nella commissione Trasporti della Camera che ha abolito tale proibizionismo rischia di arrivare fuori tempo massimo, vista la crisi di governo. Con buona pace dellon. Giovanardi, la diminuzione del numero di incidenti e di morti sulle strade è dovuta allaumento esponenziale dei controlli da parte delle forze dellordine: dall'entrata in vigore, il 3 agosto 2007, del decreto poi convertito in legge ad ottobre, sono aumentati di oltre il 350 per cento i controlli svolti da Polizia Stradale e Arma dei Carabinieri rispetto allo stesso periodo del 2006 (fonte dei dati: polizia di Stato). Oltre a imporre la proibizione di servire alcolici dopo le 2 di notte, la legge richiede di esporre all'entrata, all'interno e all'uscita dei locali apposite tabelle che riproducano: a) la descrizione dei sintomi correlati ai diversi livelli di concentrazione alcolemica nell'aria alveolare espirata; b) le quantita', espresse in centimetri cubici, delle bevande alcoliche piu' comuni che determinano il superamento del tasso alcolemico per la guida in stato di ebbrezza, pari a 0,5 grammi per litro, da determinare anche sulla base del peso corporeo.. Il proprietario e gestore che non rispetta la legge viene punito con la chiusura del locale per un periodo da sette a trenta giorni. Il ministero della Salute - che avrebbe dovuto definire con decreto il contenuto delle tabelle di cui sopra entro il 3 novembre scorso e non lha fatto - non è stato punito in nessun modo. |
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| Silvio
Viale, esponente radicale, interviene sulle linee di indirizzo dela Regione
Lombardia. Silvio Viale, che lavora allOspedale SantAnna di
Torino, che con oltre novemila parti detiene il record di nascite in Italia,
oltre a quello del maggior numero di aborti, ha dichiarato: Quella lombarda è una decisione inutile, tutta politica, con lunico obiettivo di intimidire i medici non obiettori. La legge è chiara e individua nel medico ospedaliero la figura di chi deve accertare e praticare laborto oltre i novanta giorni: I processi patologici che configurino i casi previsti dall'articolo precedente vengono accertati da un medico del servizio ostetrico-ginecologico dell'ente ospedaliero in cui deve praticarsi l'intervento, che ne certifica l'esistenza.. Semmai occorre definire cosa vuol dire possibilità di vita autonoma, visto che nellipocrisia di Formigoni rimane possibile potere abortire anche oltre le 22 settimane + 3 giorni. Anche il limite di 22 settimane + 3 giorni (157 giorni di epoca gestazionale e 143 giorni di epoca concezionale) sembra essere creato a caso. Senza clamore, al SantAnna d Torino abbiamo definito un limite indicativo di 22 settimane + 6 giorni, cioè di 23 settimane non compiute, e io stesso ho detto di no in epoche inferiori. Tenendo presente che gli aborti di epoca superiore a settimane sono poche decine in tutta Italia, è chiaro che si sta cercando un pretesto per condizionare loperato dei medici obiettori ed impedirgli di svolgere il proprio dovere in scienza e coscienza. Dire che si aiuteranno di più le donne, impedendole di abortire in caso di feto gravemente malformato, è una crudeltà estrema nei confronti della donna e della sua famiglia, anche perché nessuno impedisce a nessuna donna di essere aiutata nel caso non desiderasse abortire. In ogni caso, gli indirizzi di Formigoni confermano che non ce alcun bisogno di definire per legge il limite massimo per abortire, non essendoci molta differenza tra le 22 settimane + 3 giorni di Santa Kusterman e le 22 settimane + 6 giorni di quel diavolo di Viale, lasciando entrambi la possibilità di abortire anche dopo in caso di presumibile non possibilità di vita autonoma. Con questa logica potremmo anche arrotondare a 22 settimane + zero giorni, ma la problematica medica rimarrebbe immutata. Quel che è certo è che in Italia non si abusa di aborto terapeutico, meno del 1% delle gravidanze oltre il 90° giorno e meno dell1 per 1 per mille delle gravidanze a 21-22 settimane. Silvio Viale |
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| Manfredi
e Boni: Lennesima vergognosa violazione della legge da parte
delle stesse istituzioni. Chiediamo lintervento del presidente Napolitano
Oggi nel tardo pomeriggio la Giunta delle elezioni del Senato ha respinto a larga maggioranza tutti e 9 i ricorsi sui Senatori irregolarmente eletti alle scorse elezioni politiche. Per quanto riguarda il Piemonte si trattava della proclamazione di Franco Turigliatto (ex Rifondazione Comunista) al posto di un eletto della Rosa nel Pugno (Ugo Intini e in seconda battuta Marco Pannella). Dichiarazione di Giulio Manfredi (Giunta di Segreteria di Radicali Italiani) e Igor Boni (segretario dellAssociazione radicale Adelaide Aglietta) La decisione è lennesima conferma delle valutazioni dei Radicali sullesistenza di un regime partitocratrico cinquantennale, che fa della sistematica violazione della legge, a partire dalla Costituzione, lelemento fondante della propria esistenza. Si tratta di una decisione vergognosa, evidentemente contro la legge scritta, come sancito da numerosi illustri costituzionalisti. Viene leso il diritto costituzionale sia ad essere eletti, sia - per gli elettori - di vedere seduti in Senato coloro che hanno votato e non altri, che sono a tutti gli effetti abusivi. Tutto ciò accade nella sostanziale indifferenza degli organi di informazione e del sistema politico italiano. Il Presidente Napoletano, supremo garante della carta costituzionale, riuscirà in extremis a pronunciarsi contro questo scempio? Ce lo auguriamo e glielo auguriamo. Manfredi Boni |
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| Dichiarazione
di Giulio Manfredi (Giunta segreteria Radicali Italiani) e Igor Boni (Comitato nazionale Radicali Italiani): La lotta in atto in Italia fra bande del regime partitocratrico ha distolto molti, anche giornalisti, dal commentare la notizia che ci arriva dalla Bulgaria: il nuovo accordo fra la russa Gazprom (controllata direttamente dal nuovo zar Vladimir Putin) e litaliana ENI (il cui azionista di maggioranza è il governo) per la costruzione del gasdotto South Stream. Con la firma di ieri a Sofia, lENI si conferma pienamente nel ruolo di cavallo di Troia di Gazprom nellUnione Europea, a partire da Paesi come Bulgaria e Romania in cui Putin vuole rinsaldare linfluenza ereditata dal regime sovietico, per non parlare della Serbia, in cui domani si svolgeranno elezioni cruciali per stabilire se quel Paese entrerà nellorbita delle democrazie occidentali o delle democrature (democrazia formale + dittatura reale) orientali alla Milosevic e alla Putin. Il progetto di South Stream si pone oggettivamente in contrasto e in concorrenza con il progetto Nabucco, fortemente voluto dallUnione Europea, che interesserebbe Paesi meno influenzabili da Mosca, dalla Turchia alla Grecia. Attendiamo da mesi che il ministro per lo sviluppo economico, Paolo Bersani, risponda alle interrogazioni dei deputati Mellano (4-03189) e Capezzone (4-03282) sulle relazioni pericolose di ENI con Gazprom.. |
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| Dopo
aver appreso dai quotidiani locali che ieri mattina è stato
scoperto in via Borsi a Torino un appartamento utilizzato come luogo di
consumo di droghe e di spaccio: 'una discarica di degrado, disperazione
e droga', i promotori della petizione per listituzione di una narcosala
a Torino, Domenico Massano (Associazione Radicale Adelaide Aglietta),
Alessandro Orsi (Malega9 Produzioni), Franco Cantù (Forum Droghe),
hanno dichiarato: La realtà non si lascia manipolare da giochetti politici e richiama i nostri consiglieri alle loro responsabilità: in assenza di servizi capaci di offrire alternative ai cittadini tossicodipendenti li si condanna a frequentare quelle che sui quotidiani odierni sono descritte come discariche di degrado e disperazione e vengono impropriamente e/o provocatoriamente chiamate narcosale. Ricordiamo che tali luoghi nulla hanno a che vedere con il servizio di riduzione del danno comunemente chiamato narcosala o, più correttamente, sala del consumo che è un luogo protetto e igienicamente garantito per lassunzione di sostanze psicoattive (che il consumatore si procura allesterno), è un ambiente gestito da uno staff sanitario professionale, formato allo scopo, ed è parte di una più ampia rete di servizi, al fine di raggiungere il più alto numero possibile di tossicodipendenti, in particolare quella fascia di tossicodipendenti più marginale e difficilmente agganciabile con altri tipi di servizi. Le sale del consumo sono una concreta iniziativa di riduzione del danno per tutelare la vita e la salute del cittadino tossicodipendente, per restituirgli maggiore dignità ed autonomia e per offrirgli un'occasione di incontro con persone che possano sostenerlo ed indirizzarlo in un'eventuale percorso di recupero. Con il NO di lunedì da parte dei nostri consiglieri comunali alla mozione Grimaldi, che proponeva di sperimentare una sala del consumo a Torino, l'unica alternativa rimasta per molti cittadini tossicodipendenti sono questi luoghi di sporcizia e degrado che aumentano esponenzialmente i rischi per la vita e la salute e che inevitabilmente tenderanno a moltiplicarsi. Ricordiamo che la nostra petizione popolare, con cui la cittadinanza ha chiesto al Comune di attivarsi per la sperimentazione di almeno una sala del consumo a Torino, è stata presentata la scorsa settimana ed è ancora lì ad attendere che qualche consigliere coraggioso si faccia carico della responsabilità di riportare in aula il dibattito sull'unica proposta concreta, capace di offrire un'alternativa possibile a tanti cittadini che rischiano quotidianamente tra rifiuti e disperazione e che non possono continuare ad essere ignorati. Domenico Massano |
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| In
merito allo scontro in atto tra i vertici del Partito Democratico e Mercedes
Bresso e Sergio Chiamparino sullaccettazione dei rifiuti provenienti
dal Napoletano, Silvio Viale e Igor Boni (Presidente e segretario dellAssociazione
radicale Adelaide Algietta) hanno dichiarato: La posizione del Partito Democratico sulla questione dei rifiuti Campani da stoccare in Piemonte è inaccettabile e vergognosa. Ci associamo alle prese di posizione di Mercedes Bresso e dellAssessore allambiente De Ruggiero, sottolineando il controsenso di una regione (la nostra) che dopo aver smaltito centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti tossici dellAcna in Campania nel recente passato, oggi rifiuta di aiutare i cittadini di Napoli. Altro che solidarietà! Altro che senso di responsabilità! Chiediamo al Governo, alla Presidente Bresso e al Sindaco Chiamparino di non accettare veti di alcun tipo e di non consentire ai riflettori di spegnersi sul caso Napoli. E il momento di portare al pettine tutti i nodi di una vicenda scandalosa che ben rappresenta il degrado di gran parte della classe politica italiana. Cogliamo nuovamente loccasione per ribadire che il percorso da seguire è quello indicato dalla direttiva europea sui rifiuti: riduzione, recupero, riciclo, rigenerazione tramite incenerimento. Qualsiasi altra soluzione ha il solo effetto di non risolvere nulla e rimandare il dibattito alla prossima inevitabile emergenza. Boni Viale |
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| Dopo
aver potuto finalmente leggere la mozione Giorgis e altri
(allegata) approvata lunedì sera dal Consiglio Comunale di Torino
- dopo che era stata respinta la mozione Grimaldi e altri
che prevedeva listituzione di una narcosala in città - i
promotori della petizione (Domenico Massano/Associazione Radicale Adelaide
Aglietta Alessandro Orsi/Malega 9 Franco Cantù/Forum
Droghe) hanno dichiarato:
Diffondiamo oggi alla stampa la mozione perché deve essere chiaro a tutti come tale documento sia degno non dei rappresentanti di una grande città italiana ed europea ma dei peggiori giocatori delle tre carte. Esageriamo? Analizziamo, innanzitutto, la premessa della mozione: si utilizza, riportandolo testualmente, uno stralcio della lettera del ministro della Salute, Livia Turco, al sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, facendo credere che la sperimentazione citata sia quella relativa alle narcosale mentre, in realtà, il ministro intende riferirsi unicamente alla sperimentazione della somministrazione controllata deroina, avendo prima escluso del tutto lopportunità di attivare le narcosale. Tanto per confondere ancora di più le carte e le idee, Andrea Giorgis (capogruppo Partito Democratico) e gli altri 17 consiglieri comunali del PD firmatari (lintero gruppo consiliare) sinventano il neologismo sale di somministrazione. Nel dispositivo della mozione, non si parla più di narcosale ma di sperimentazione sulla somministrazione controllata di eroina in ambito sanitario analoga a quella avvenuta in altri paesi con lobiettivo di far coincidere riduzione del danno, recupero dei tossicodipendenti e contrasto alla illegalità . Ma in tutta Europa non cè la coincidenza auspicata dai nostri consiglieri magliari: i vari piani di intervento sulle tossicodipendenze sono distinti per cui le narcosale (a bassa soglia, aperte a tutti i tossicodipendenti) rientrano nel pilastro riduzione del danno mentre la somministrazione di eroina (ad alta soglia, rivolta solo a una pare ristretta dei tossicodipendenti) rientra nel pilastro trattamenti. Giorgis ha, però, compiuto un unico piccolo errore: nella mozione tira in ballo anche il Ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, che il ministro Turco si era ben guardato dal nominare nella sua lettera a Chiamparino. Avevamo scritto al ministro Ferrero una lettera aperta lo scorso 20 dicembre; ne avevamo scritto unaltra al ministro Turco lo scorso 15 novembre. Alla luce (si fa per dire) del voto in Consiglio Comunale, i due ministri non hanno nulla da dichiarare? Domenico Massano N. B. I documenti citati nel comunicato sono reperibili nei seguenti siti: http://www.associazioneaglietta.it/narcosala.html |
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Dichiarazione
di Giulio Manfredi (Giunta segreteria Radicali Italiani): RIFIUTI:
SANTAGATA, SUBITO TRE TERMOVALORIZZATORI |
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| "Un
disabile grave con un'invalidità del 100% riceve dallo Stato 8,4
euro al giorno; il tasso di disoccupazione delle persone disabili sfiora
il 70% contro quello ordinario del 5,6%." Sono alcune affermazioni
del presidente della FAND (Federazione delle 5 associazioni storiche dei
ciechi, invalidi civili e sul lavoro, mutilati per servizio e sordomuti),
in una intervista al Corriere della sera di ieri. Domenico Massano (giunta segreteria Associazione Radicale Adelaide Aglietta) e Alessandro Frezzato (Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni e Direzione Nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato: "E' triste constatare come, al di là delle molte parole spese e degli impegni presi troppo spesso esclusivamente sulla carta, l'inclusione sociale delle persone disabili sembri ancora molto lontana dal realizzarsi. L'anno passato abbiamo ricordato come anche sul fronte scolastico e sulla garanzia del diritto allo studio per le persone disabili ancora oggi vi siano inaccettabili ritardi: solo in Piemonte, per 400 disabili l'anno scolastico è cominciato senza insegnanti di sostegno specializzati, rimpiazzati con altri docenti. Crediamo che i problemi - relativi sia ad una società ancora incapace di includere tutti sia, in particolare, all'esclusione dal mondo lavorativo di molti disabili - nascano anche dalla scarsità delle risorse investite in percorsi da realizzarsi proprio in ambito scolastico e che favoriscano il diritto all'istruzione ed alla formazione dei giovani disabili. Ricordiamo che la scuola dovrebbe rappresentare unoccasione di formazione civile, di educazione al rispetto dei diritti umani e di educazione al riconoscimento del valore delle differenze, oltre ad essere unagenzia formativa efficiente per tutti gli studenti, nessuno escluso. Ricordiamo, inoltre, che ad oggi, come evidenziato dall'Unione Italiana Ciechi, i siti del Ministero dei Beni Culturali, quello degli Esteri, dell'Istruzione e del Turismo, non sono completamente accessibili per i disabili e non rispettano tutti i punti della cosiddetta legge Stanca (L. 4/2004). Invitiamo i Ministri competenti a riparare immediatamente a tale grave inadempienza e ci auguriamo che la Regione Piemonte inizi al più presto a predisporre le misure opportune perché quanto accaduto l'anno passato non si verifichi più, iniziando a tradurre in azioni concrete quelli che sono dei diritti troppo spesso tradotti solo sulla carta." Massano |
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| Dichiarazione
di Silvio Viale (ginecologo radicale, membro Consiglio Generale Associazione
Luca Coscioni) e Nathalie Pisano (Comitato Nazionale Radicali Italiani): Ieri sera, in tv, il ministro Livia Turco ha difeso, per lennesima volta, a spada tratta la legge 194. Vorremmo che il ministro non si limitasse ad inneggiare in astratto ai principi ma affrontasse in concreto la situazione reale esistente negli ospedali italiani dove si attua la parte della legge relativa allinterruzione volontaria di gravidanza. A questo proposito sono meritori, anche perché unici in tutto il panorama della stampa, gli articoli che il Corriere della Sera ha dedicato al fenomeno dellobiezione di coscienza, partendo dalla realtà lombarda, dove il 68,6% dei ginecologi ospedalieri è obiettore. Sempre meglio della Basilicata (92,6% di obiettori), del Veneto (76,1%), della Puglia (76,8), delle Marche (78,4), del Lazio (77,7). Stiamo citando dati presi dalla Relazione sullattuazione della legge 194 che il ministro Turco ha presentato in Parlamento lo scorso ottobre, mentre, ai sensi di quella legge da lei così difesa (art. 16), doveva presentarli entro lo scorso febbraio. Nonostante il ritardo di otto mesi, i dati sono incompleti o sbagliati: in definitiva, su un totale di 19 regioni e 2 province autonome, solamente 8 regioni hanno comunicato dati attendibili riferibili allanno 2005. Da ottobre giace in Parlamento uninterrogazione dei deputati radicali Mellano e Poretti (3/01337) che chiede conto al ministro dellinadeguatezza quantitativa e qualitativa della Relazione: nella presentazione Livia Turco non spende una parola sul fenomeno dellobiezione di coscienza. Sempre da ottobre giace in Parlamento la Proposta di Legge n. 1858 del deputato radicale Maurizio Turco di riforma della legge 194, che contiene, fra laltro, la seguente disposizione: Al fine di assicurare l'applicazione della presente legge, nelle strutture in cui si praticano le interruzioni volontarie della gravidanza deve essere garantito che il 50 per cento del personale sia non obiettore, anche mediante procedure di trasferimento e di mobilità.. Sarebbe ora che il ministro si occupasse di assicurare in tutti gli ospedali italiani livelli minimi di assistenza alle donne che decidono di interrompere la gravidanza, anche perché la legge vieta loro di rivolgersi ai medici privati (sia il referendum radicale del 1981 sia la PDL radicale chiedono di rimuovere tale assurdo divieto). |
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| Dopo
il rifiuto dellATO (Associazione dambito per la gestione dei
rifiuti del Torinese) di accogliere 3.000 delle 5.000 tonnellate di rifiuti
campani assegnati al Piemonte, Silvio Viale e Igor Boni (presidente
e segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta) hanno dichiarato: Il NO dellATO rinverdisce il luogo comune sui piemontesi falsi e cortesi: no, grazie, però se il governo Prodi ce lo ordina obbediamo! Ci attendevamo una maggiore e migliore assunzione di responsabilità, considerate anche le cifre modeste in ballo: 5.000 tonnellate di rifiuti rappresentato lo 0,2% della produzione regionale, quello che i cittadini piemontesi producono in un solo giorno. Piemontesi falsi, cortesi e smemorati; tutti tranne uno, lAssessore regionale allAmbiente, Nicola De Ruggiero, che ha ricordato ieri in Consiglio Regionale come la Regione Piemonte abbia inviato in Campania, a partire dal 1999, ben 800.000 tonnellate di rifiuti provenienti dal sito contaminato dellACNA di Cengio, quindi in gran parte pericolosi. Quindi, non sono i cittadini piemontesi ma tuttalpiù quelli campani a doverci ricordare, in questi giorni, che la solidarietà fra le regioni non deve essere a senso unico. Ricordiamo, infine, che non tutti i piemontesi sono uguali: lAcem (Azienda consortile ecologica monregalese), che gestisce la discarica di Magliano Alpi (Cn), è disponibile ad accogliere dalla Campania un quantitativo massimo di 2.500 tonnellate, con tutte le debite garanzie. Viale |
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| Ieri
notte, i primi firmatari della petizione popolare per l'istituzione di
almeno una narcosala a Torino hanno seguito dalla tribuna i lavori del
Consiglio Comunale. I presentatori della petizione (Domenico Massano/Associazione Radicale Adelaide Aglietta - Alessandro Orsi/Malega 9 - Franco Cantù /Forum Droghe) hanno dichiarato:"Ieri, dopo mesi di rinvii, abbiamo assistito alla discussione e votazione che ha portato alla bocciatura della mozione Grimaldi (che tentava di affrontare in modo articolato il fenomeno della tossicodipendenza a Torino, prevedendo anche la sperimentazione di una sala del consumo) ed all'approvazione di quella Giorgis, (presentata qualche ora prima della riunione del Consiglio Comunale, frutto di un compromesso interno al PD tale da non scontentare nessuno, ma in cui di sale del consumo non si parla, bensì solo di somministrazione controllata di eroina). Abbiamo nuovamente assistito ad un dialogo tra sordi in cui le direttive di partito e le convenienze personali hanno avuto la priorità rispetto all'assunzione di una posizione autonoma e responsabile, fondata sullo studio e sul confronto relativamente alla proposta della sperimentazione di un servizio di riduzione del danno ormai attivo da 20 anni in molti paesi europei, un servizio che tutela la vita e la salute di molti cittadini tossicodipendenti. Ieri sera non c'è stata nuovamente la volontà politica di assumersi la responsabilità di questa fascia di popolazione sempre più marginale e a rischio di cui sembra ci si debba preoccupare solo quando un numero "straordinario" di morti la impone all'attenzione pubblica. Crediamo che 40 morti l'anno e lo scivolamento progressivo di molte persone verso situazioni di marginalità sempre più estrema, siano un prezzo "ordinario" troppo alto ed inaccettabile per persone civili e democraticamente responsabili. La mozione Giorgis è stata presentata come una sintesi "virtuosa" della mozione Grimaldi: non è così. E' una censura della stessa che ne salva alcuni contenuti tollerabili da una parte della maggioranza, seppur difficilmente realizzabili in tempi brevi, nel tentativo di salvare la faccia senza affrontare il problema. Questa risposta non è sufficiente perchè seppur riteniamo importante la sperimentazione dei trattamenti sanitari con eroina medica, sappiamo che tali trattamenti riguarderebbero un ristretto numero di tossicodipendenti, senza poter intercettare i bisogni del gran numero di persone tossicodipendenti che senza servizi adeguati e capaci di intercettarle, continueranno a vivere in condizioni di rischio ed emarginazione.Invitiamo, quindi, i consiglieri comunali a valutare seriamente la proposta della petizione popolare da noi presentata che richiede la sperimentazione di almeno una sala del consumo a Torino poiché resta lunica proposta percorribile rispetto ad una situazione che continua ad aggravarsi e rischia di divenire unemergenza cittadina e ricordiamo che seguiremo attentamente il percorso della mozione Giorgis perchè non si riveli un'abile mossa diplomatica e che si traduca in un nulla di fatto."Massano (3334317208) Per approfondimenti:http://www.associazioneaglietta.it/narcosala.html http://lastanzadeifigli.it http://www.fuoriluogo.it/home/archivio/biblioteca/dossier/stanze_del_consumo_fl_1207.pdf |
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| Dichiarazione
di Bruno Mellano (deputato radicale del gruppo Socialisti e Radicali
RNP) e di Giulio Manfredi (giunta di segreteria Radicali
Italiani): Ieri notte, con il far delle tenebre, il Consiglio comunale di Torino ha respinto la mozione Grimaldi e altri che prevedeva, tra laltro, listituzione di una narcosala a Torino. In realtà, lopposizione di centrodestra si è limitata a fare il tifo, giustamente divertita, perché il lavoro sporco lha fatto tutto il capogruppo del Partito Democratico, Andrea Giorgis, che (debitamente istruito dal sindaco Chiamparino) ha lavorato di taglio e cucito ed ha messo insieme in poche ore una mozione alternativa che utilizza la somministrazione controllata di eroina come specchietto per le allodole e che scarica il barile alla ministra Livia Turco, la quale si è prestata al gioco e che, naturalmente, non farà nulla. Ad essere veramente scaricati dai rappresentanti della città, sindaco Chiamparino in testa, sono stati i cittadini senza voce, senza rappresentanti, che anche oggi andranno al Parco Stura e altrove a comprare la dose quotidiana e si faranno sotto i ponti, per strada, dovunque capita. LAssociazione Radicale Adelaide Aglietta, Forum Droghe e Malega 9 hanno semplicemente chiesto che questi cittadini potessero consumare le sostanze in un luogo protetto, per ridurre il danno a se stessi, per aumentare la sicurezza di tutti. Da maggio dellanno scorso, i promotori della petizione hanno raccolto le firme di mille cittadini torinesi, fatto comunicati, organizzato convegni con la partecipazione di esperti provenienti dalle narcosale di Barcellona e Francoforte; tranne le solite eccezioni, il sindaco e la maggioranza dei consiglieri hanno risposto con il silenzio e la rimozione, per poi scrivere la pagina nera di ieri sera. Nel settembre 1996, il Consiglio Comunale di Torino aveva fatto parlare di sé tutta Italia per aver approvato la mozione Palma, Viale e altri a sostegno delle politiche di riduzione del danno; 12 anni dopo, il Consiglio Comunale di Torino boccia le narcosale. E questo il modo con cui il nuovo, grande, alternativo al centrodestra, Partito Democratico coniuga solidarietà, compassione e sicurezza?. |
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| Viale
e Boni In Campania, come in Piemonte e in tutta Italia, occorre
un piano complessivo sullo smaltimento dei rifiuti: dalla riduzione, al
riutilizzo, al riciclo, alla rigenerazione tramite incenerimento
Successivamente al dibattito suscitato dallipotesi di ricevere in Piemonte una parte dei rifiuti provenienti dallarea napoletana, e dopo le dure polemiche scoppiate in seguito alla grave presa di posizione del Partito Democratico piemontese, Silvio Viale e Igor Boni (Presidente e segretario dellAssociazione radicale Adelaide Aglietta) hanno diffuso la seguente nota: Rispondere negativamente alla richiesta di aiuto nello smaltimento dei rifiuti napoletani non è accettabile. Dimostra un comportamento vile, opportunista, contro qualsiasi principio di solidarietà; quella solidarietà che gli stessi che oggi pongono dei veti utilizzano strumentalmente ad ogni occasione. E questa posizione che rappresenta il Partito Democratico o è quella di Sergio Chiamparino e Mercedes Bresso? Su questa vicenda occorre essere chiari: accettare di aiutare non significa in alcun modo essere partecipi o complici di questo disastro tutto italiano. La situazione dei rifiuti nel Napoletano, oggi come da più di un decennio, è a tutti gli effetti la cartina di tornasole di una classe politica incapace di governare, della sostanziale assenza di democrazia e di stato di diritto. A Napoli occorre che il Governo si faccia garante di un cambio radicale di rotta. Certo occorrono gli inceneritori ma più in generale occorre un piano complessivo che, partendo dalla riduzione dei rifiuti, passi dal recupero, dal riciclo e dallutilizzo dei rifiuti per produrre energia. LEuropa ci indica la strada: occorre seguirla a Napoli come in tutta Italia, sapendo che quella situazione potrebbe divenire di attualità anche a Roma o a Torino se non si completeranno le opere necessarie (ad esempio linceneritore torinese) che sono ormai in ritardo da molti, troppi, anni. Viale Boni |
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| La
conferma da uno studio del Karolinska Institute con embrioni su cellule
endometriali umane. Abolire la ricetta medica per il levorgestrel. Il Dr. Silvio Viale, dirigente radicale e dellassociazione Luca Coscioni, prende la palla al balzo offerta dal corsivo di oggi del Foglio di Ferrara per offrire la prova di come la contraccezione ormonale di emergenza con levonorgestrel (pillola del giorno dopo) non sia abortiva, citando un recente lavoro del prestigioso Karolinska Institute di Stoccolma, di cui il Viale aveva già parlato in una relazione al congresso della Società Italiana della Contraccezione, il 7 dicembre 2007, a Napoli. Silvio Viale rinnova la richiesta al ministro Turco di abolire la ricetta per la Contraccezione di Emergenza, come è avvenuto nella maggioranza dei paesi europei e negli USA; le motivazioni di tale richiesta era state oggetto di una relazione del ginecologo radiale al congresso della Società Italiana di Ginecologia ed Ostetricia (SIGO), il 17 ottobre 2007, a Napoli. Viale ha dichiarato: Ne avevo già parlato a Napoli a dicembre, chissà se la stampa ne parlerà ora dopo le polemiche del Foglio? Che la pillola dellora dopo lefficacia si dimezza ogni 12 ore non agisse sullimpianto dellovulo fecondato era gia noto e contenuto persino in un documento dellOMS del 2005, ma ora, grazie ad un lavoro del Karolinska Institute, ne abbiamo la prova anche per luomo. Dopo che alcuni studi lo avevano gia provato in vivo nel ratto (2003) e nella scimmia (2004), la difficoltà era proprio quella di provarlo nelluomo, o, meglio, nella donna. Alcuni studi pubblicati nel 2007 avevano già evidenziato, mediante ecografie ripetute, che il levonorgestrel non agisce se viene assunto dopo lovulazione. Dal 1998 uno studio dellOMS aveva dimostrato come lefficacia contraccettiva si riduce rapidamente con la distanza dal rapporto a rischio, poichè lazione si manifesta nellintervallo di tempo tra il rapporto e lovulazione (finestra fertile) sullovulazione, inibendola o alterandone la qualità, come accade per tutti i contraccettivi ormonali. Non a caso i sostenitori della teoria abortiva, rifacendosi ad un documento della Pontificia Accademia delle Scienze, hanno dovuto trincerarsi dietro una possibilità teorica, quindi in assoluto non escludibile, di unazione non dimostrabile sullimpianto dellovulo fecondato. Daltra parte, il mondo medico si era adagiato dietro la definizione di gravidanza, che inizia con limpianto cioè da quando lovulo fecondato si impianta e rende positivo il test di gravidanza per dire che il levonorgestrel non interrompeva una gravidanza in atto e non era abortivo. Del resto è intuitivo che, per potere parlare di aborto, occorre che la gravidanza sia dimostrabile, altrimenti ogni donna in età fertile dovrebbe essere considerata come una permanente possibilità teorica di avere un ovulo fecondato in corpo. Nel trucco ci era cascato anche il Comitato Nazionale di Boetica, che nel 2004 aveva copiato la posizione del Vaticano, aprendo la strada alla possibilità deontologica di rifiutare una prestazione, senza curasi dei doveri di pubblico ufficiale. Ora il lavoro del Karoliska Institute Mifepristone, but not levonorgestrel, inhibits human blastocyst attachment to an in vitro endometrial three-dimensional cell culture model, Human Reproduction, Vol. 22, N. 11, 3031-3037, 2007 ci costringe a ribadire che avevamo ragione e che non vi sono ragioni per lobiezione di coscienza, nemmeno per chi non vuole interferire sul destino dellovulo fecondato prima che inizi la gravidanza. Lo studio, condotto dai ricercatori svedesi e danesi, dimostra come il levonorgestrel non inibisce limpianto della blasocisti su un modello tridimensionale di cellule endometriali, come invece fa il mifepristone, cioè la RU486. Il modello tridimensionale del Kalrolinska Institute apre nuove prospettive anche per la fecondazione assistita. Per evitare sul nascere una ulteriore polemica strumentale, devo dire che la RU486 è utilizzabile come contraccezione di emergenza nella dose di 10 mg, cioè a un dosaggio nettamente inferiore a quello di 200-600 mg che si usa per laborto, e che nella contraccezione di emergenza la dose di 10 mg di mifepristone riproduce il meccanismo dazione sulla finestra fertile del levonorgestrel e non agisce successivamente. Tornando, però, al levonorgestrel (Norlevo® e Levonelle®), da radicale e da medico non nego un diritto individuale a chi non vuole essere comunque coinvolto per motivi di fede, ma credo che debba prevalere linteresse pubblico e leguale diritto delle donne che vogliono ricorrere alla contraccezione di emergenza, per cui sollecito ancora una volta il ministro Turco a mantenere limpegno assunto nel maggio del 2006 di abolizione della ricetta. La contraccezione di emergenza è considerata dallOMS classe 1, cioè senza limitazioni duso, non avendo controindicazioni. Per la sua assunzione non sono necessari accertamenti medici, essendo sufficiente la percezione della donna e/o della coppia del rischio corso. Per una maggiore efficacia occorre assumerla al più presto, senza attendere il giorno dopo, per cui sarebbe meglio chiamarla pillola dellora dopo. In ogni caso non è abortiva, per cui cade anche lultimo diaframma della resistenza culturale dellignoranza medica; in attesa che la ricetta venga abolita, lautodifesa delle donne è legittima. Segnalate alla Direzione sanitaria, alla Direzione generale ed anche alla Procura i medici che non ve la prescrivono e che vi cacciano, senza nemmeno indicarvi dove andare per ottenerla davvero, poichè i medici pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio hanno dei doveri imprescindibili. Silvio Viale N. B. In allegato il riassunto in originale dello studio citato del Karolinska Institute di Stoccolma. Vedi anche: http://www.lucacoscioni.it/pillola_del_giorno_dopo http://www.associazioneaglietta.it/salutesex.html |
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| Dichiarazione
dellesponente radicale Silvio Viale (membro del Consiglio Generale
Associazione Luca Coscioni): Ero venuto da Torino per capire cosa ci fosse di diverso da quello che faccio ogni giorno e ho avuto la conferma che la vera moratoria è quella che facciamo noi da 30 anni. Ferrara ha detto che non vuole farne una questione penale e sarà forse per questo che ha dovuto citare il Prof. Ratzinger (sua definizione) per riuscire a scaldare la platea di ciellini. Come Ferrara è andato sabato al vertice PD, io sono venuto da Ferrara per aiutarlo nella sua riflessione; inutilmente, ma vi saranno altre occasioni. Anche oggi Ferrara non ha detto nulla di nuovo. Lunico suo merito è quello di avermi aiutato a riproporre la questione aborto nel paese, diventata da tempo un tabù. Le cose da fare sono chiare: occorre garantire personale non obiettore negli ospedali in misura sufficiente ed introdurre finalmente la RU486, al fine di assicurare a tutte le donne, nessuna esclusa, un diritto di libertà. Ferrara è contro la diagnosi prenatale, evoca lo spettro delleugenetica senza porsi il problema della bomba demografica, nega la pianificazione familiare e, con unoperazione di disonestà intellettuale, arruola il laico Norberto Bobbio e il radicale Franco Roccella, che non possono più intervenire. Nè fiero nè imbarazzato di essere considerato da Ferrara un assassino, gli ricordo che tutte le storie di aborto nascono da un test positivo o da una diagnosi di malformazione ed è con quelli in mano che si comincia a discuterne. Resto in attesa di quel confronto che oggi è mancato, come è mancato nella sedicente commissione valori del PD.. Viale |
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Roma,
14 gennaio 2008
CECENIA: L'ANTIDEMOCRAZIA PUTINIANA SENZA FRENI Interrogazione al Ministro DAlema per avere le sue attuali valutazioni sulla deriva autoritaria di Mosca e per proporre una conferenza di pace per la Cecenia. Bruno Mellano, Deputato radicale della Rosa nel Pugno, ha presentato una interrogazione al Ministro degli Esteri, Massimo DAlema, per avere le sue attuali valutazioni sulla deriva autoritaria e antidemocratica del regime russo e per proporre nuovamente una conferenza di pace per la Cecenia e per il Caucaso. |
Dichiarazione
di Bruno Mellano (Deputato radicale della Rosa nel Pugno) e Igor Boni
(Segretario dellAssociazione radicale Adelaide Aglietta) La ragion di Stato dovrebbe ogni tanto lasciare spazio alla ragionevolezza. I dati forniti dalle autorità russe sul risultato del recente voto in Cecenia sono di tutta evidenza una finzione (affluenza del 98% con una affermazione del partito di Putin Russia Unita che supera il 99%); non vi è nemmeno più il tentativo di renderli credibili. Sono falsi e, quasi a sfidare il resto del mondo, vengono sbattuti in faccia alle diplomazie internazionali senza che queste abbiano la forza di rispondere adeguatamente. Ad una interrogazione presentata lo scorso anno, il Sottosegretario agli esteri Famiano Crucianelli, ci rispose che lItalia appoggiava il processo di normalizzazione perseguito dalla Russia di Putin in Cecenia. Un processo che, vogliamo sottolinearlo, negli ultimi anni ha visto il massacro di oltre 200.000 persone su una popolazione di poco più di un milione di abitanti e la distruzione completa di città e paesi. Un processo che vede, giorno dopo giorno, violazioni inaccettabili dei più elementari diritti umani, il ricatto e il controllo da parte dellFSB (lex-KGB) di ogni famiglia, di ogni condominio, di ogni cittadino e le violenze inaudite delle forze paramilitari del Presidente filo-russo Ramzan Kadirov. Contro la pericolosissima deriva fondamentalista di parte dei ceceni, contro le violenze delle forze speciali russe e del governo autoritario di Kadirov, per favorire una soluzione negoziale, pacifica, democratica e nonviolenta, chiediamo al Governo italiano di farsi promotore di una conferenza di pace europea sulla Cecenia e sul Caucaso. La politica estera italiana contribuisca al definire un percorso europeo che individui nella democratizzazione della Russia un elemento fondamentale da perseguire in ogni sede e in ogni modo, respingendo il ricatto energetico che Putin attua nei confronti dellItalia e dellEuropa. |
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| Domani,
lunedì 14 gennaio 2008, i primi firmatari della petizione popolare
per l'istituzione di almeno una narcosala a Torino seguiranno dalla tribuna
i lavori del Consiglio Comunale (tardo pomeriggio). I presentatori della
petizione (Domenico Massano/Associazione Radicale Adelaide Aglietta -
Alessandro Orsi/Malega 9 - Franco Cantù/Forum Droghe) hanno dichiarato:
Giovedì abbiamo presentato in commissione sanità la
petizione popolare da noi promossa, che chiede all Comune di attivarsi
entro sei mesi per listituzione di almeno una sala del consumo a
Torino. Abbiamo argomentato la nostra proposta con esperienze, evidenze
scientifiche, dati e testimonianze, per restituire contenuti al dibattito
politico relativo allargomento, troppo spesso caratterizzato da
imprecisioni e contrapposizioni ideologiche che hanno determinato un immobilismo
politico inaccettabile. Giovedì molti dei consiglieri che sino
ad oggi sono stati responsabili di questo ritardo irresponsabile nellaffrontare
il dibattito relativo a questo servizio, avevano lopportunità
di spiegare le loro ragioni ed avviare un confronto anche con la cittadinanza.
Purtroppo i pochi rappresentanti del fronte del no presenti
hanno preferito alzarsi ed uscire evitando il contraddittorio. Ricordiamo a questi consiglieri ed a coloro che non hanno voluto o potuto partecipare al dibattito, che la petizione è uniniziativa di democrazia diretta prevista dallo Statuto Comunale, uniniziativa di cittadinanza attiva e di proposta politica costruita dal basso che meriterebbe maggior rispetto ed attenzione soprattutto da parte dei rappresentanti politici. Riteniamo, però, che luscita anticipata si possa interpretare anche come segnale della mancanza di argomenti da contrapporre alla nostra proposta. La sala del consumo è un servizio di riduzione del danno ormai attivo da 20 anni in molti paesi europei, un servizio che tutela la vita e la salute di molti cittadini tossicodipendenti che rischiano quotidianamente e che, spesso, scivolano progressivamente verso una marginalità sempre più estrema, dalla quale diventa sempre più difficile risollevarsi. La sala del consumo è una risposta ragionevole, concreta, sperimentata e possibile a questo bisogno, alla quale, ad oggi, non abbiamo ancora sentito proporre alternative, ma solo una sterile e preoccupante protesta ideologica che, nella contrapposizione narcosala sì/narcosala no, sembra voler continuare a non occuparsi concretamente della situazione di estremo pericolo, difficoltà e marginalità in cui vivono molte persone che non possono continuare ad essere ignorate. Lunedì si voti la mozione Grimaldi, assumendosi le responsabilità delle proprie scelte. Noi seguiremo i lavori dalla tribuna. Per approfondimenti: http://www.associazioneaglietta.it/narcosala.html http://lastanzadeifigli.it http://www.fuoriluogo.it/home/archivio/biblioteca/dossier/stanze_del_consumo_fl_1207.pdf |
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Silvio
Viale, il ginecologo torinese che ha promosso l'introduzione della
RU486 e che da anni è impegnato per la piena applicazione della
194, membro del Consiglio Generale dell'Associazione Luca Coscioni e
del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, rinnova la richiesta di
essere ascoltato dalla Commissione Valori del PD |
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| Silvio
Viale, Presidente dellAssociazione Radicale Adeliade Aglietta, ha
rilasciato la seguente dichiarazione:Credo che si debba fare un
appello alla madre e ai genitori, forse cè anche un padre,
ma con realismo, e che si debba cogliere questa nuova occasione per dare
informazioni corrette. La madre potrebbe rivolgersi a un medico, a una
ostetrica, a un religioso o a qualcun altro, che potrebbe aiutarla a valutare
gli aiuti possibili, mantenendo il segreto. Se si tratta di una madre
sola, questa città è in grado di aiutarla e, qualora non
lo fosse, potrebbe e dovrebbe farlo. Se si tratta di una coppia, sposata
o non sposata, è più difficile, ma si tratterebbe di approfondire.
Se si tratta, invece, di altre disperazioni o del banale desiderio di
fornire un futuro migliore, da italiana, alla propria figlia,
è possibile che non ci siano risposte adeguate per quella madre.
Credo quindi che, insieme agli appelli alla madre a ripensarci, che inevitabilmente
verranno fatti da molti, occore un appello ai giornali perchè informino
sugli strumenti possibili, perchè il rischio è che lesempio
si moltiplichi. Occorre, quindi, tentare di rimediare ad un possibile
difetto di informazione, evitando un piano puramente moralistico. Altrimenti
ci si limita a qualche campagna per spiegare che una madre può
non riconscere il nascituro, tutelata dal segreto, omettendo che vale
solo per le nubili. Se si vuole davvero evitare che aumentino gli abbandoni,
non basta riferire ogni eisodio con enfasi sui giornali. Silvio Viale |
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| Questa
mattina i promotori della petizione per listituzione di una narcosala
a Torino (Domenico Massano/Associazione Radicale Adelaide Aglietta
Alessandro Orsi/Malega 9 Franco Cantù/Forum Droghe) sono
stati auditi dalla IV Commissione (Sanità e Servizi sociali), ai
sensi dello Statuto Comunale. Ha introdotto laudizione la Presidente della IV Commissione, Maria Teresa Silvestrini (Rifondazione Comunista). Ha poi preso la parola Franco Cantù: Sono un operatore di strada dei servizi per le tossicodipendenze dellASL 4 di Torino; faccio parte del Coordinamento degli operatori dei Servizi a bassa soglia del Piemonte (Cobs). Mentre parlo, potete vedere proiettate foto relative a scene di consumo di droghe in vari luoghi della città di Torino. Volevo, innanzitutto, richiamare la vostra attenzione sulla politica dei quattro pilastri adottata dallUnione Europea in tema di tossicodipendenze: prevenzione; lotta al narcotraffico; cura e trattamento; riduzione del danno (RD). La somministrazione controllata di eroina rientra nel pilastro cura e trattamento; la narcosala rientra nel pilastro riduzione del danno. A Torino, i primi servizi di RD risalgono al 1995. I dati dellOsservatorio Epidemiologico della Regione Piemonte ci dicono che fra il 2004 e il 2007 il numero dei consumatori di sostanze stupefacenti è rimasto costante ma è aumentato considerevolmente il numero delle singole iniezioni poiché è aumentato in maniera esponenziale il numero dei consumatori di cocaina per via iniettiva (luso compulsivo di questa sostanza può portare il consumatore a farsi 20 iniezioni al giorno). Le infezioni da HIV sono in diminuzione; sono in aumento le malattie trasmesse tramite rapporti sessuali.. Alessandro Orsi ha proiettato uno spezzone del documentario sulle narcosale La stanza dei figli, prodotto da Malega 9, per illustrare visivamente i quattro obiettivi che una stanza del consumo di prefigge: vita (scongiurare overdose); salute (scongiurare sieroconversioni e infezioni); smaltimento siringhe (evitando la loro dispersione nellambiente); aggancio (per togliere il consumatore dalla clandestinità ed avviarlo al recupero). Al partito trasversale dei detrattori ha proseguito Orsi voglio ricordare due cose: quanto è avvenuto in Spagna, dove tutte le forze politiche hanno convenuto sullutilità della narcosala; la distinzione fra la narcosala (servizio a bassa soglia, rivolto a tutti i consumatori) e la somministrazione controllata di eroina (servizio ad alta soglia, rivolto a una parte selezionata dei consumatori). Orsi ha concluso citando il recente servizio di Studio Aperto, a cura di Angelo Macchiavello, sulla narcosala di Ginevra: gli abitanti del quartiere, prima contrari, ora sono i primi sostenitori della narcosala. Domenico Massano ha ricordato che liniziativa della petizione è nata dallincontro di tre associazioni molto diverse fra loro. Ha ricordato poi le 1.000 firme raccolte, fra le quali quelle di Leopoldo Grosso (consulente del Ministero Solidarietà Sociale), Gianni Vattimo, Bianca Guidetti Serra, Don Andrea Gallo, la LILA (Lega Italiana Lotta Aids), il CNCA del Piemonte, il Cobs. Massano ha poi precisato che lart. 79 del DPR 309/90 persegue il favoreggiamento dello spaccio; la narcosala è un servizio sociosanitario di riduzione del danno, che intende garantire il diritto costituzionale alla salute; cosa centra con lart. 79? Anche il richiamo al rispetto delle convenzioni internazionali sulle droghe è ultroneo; nessuno degli Stati che hanno introdotto le narcosale ha infranto tali convenzioni. Durante i lavori della Conferenza Latina sulla Riduzione del Danno, lo scorso dicembre, a Milano, ben 350 operatori di vari Paesi si sono espressi a favore delliniziativa per una narcosala a Torino. Nella stessa occasione, Francesco Maisto (procuratore generale di Milano) ha testualmente affermato: Sono stupefatto di ascoltare divieti pregiuziali alle narcosale. Il servizio della narcosala si inserisce anche senza problemi nel quadro sanitario previsto dal recente Piano Sanitario Regionale del Piemonte. La narcosala non è la soluzione ma è la parte della risposta ai bisogni dei cittadini tossicodipendenti più emarginati, a persone concrete che non possono essere sepolte sotto un campo da golf (quello che, pare, sarà impiantato a Parco Stura). Massano ha così concluso il suo intervento: chiediamo che Torino si attivi, entro sei mesi dalla discussione in commissione consigliare della presente petizione, per la sperimentazione di almeno una sala del consumo ed in questa prospettiva proponiamo di: · istituire una commissione tecnica per la stesura del protocollo di sperimentazione, sotto legida dellAssessorato regionale alla sanità, in collaborazione con il Comune; · attivare contestualmente una commissione di informazione e comunicazione con la cittadinanza, sotto legida del sindaco di Torino; · organizzare per i Consiglieri, gli Assessori ed il Sindaco un viaggio di studio presso la narcosala di Ginevra e visite presso i servizi di riduzione del danno attivi a Torino, per conoscere e valutare in prima persona sia una sala del consumo sia la situazione reale con cui consumatori ed operatori si confrontano quotidianamente a Torino.. Sono poi intervenuti alcuni consiglieri comunali: Marco Grimaldi (Sinistra Democratica): Ringrazio i promotori della petizione. Io e gli altri consiglieri firmatari della mozione da me presentata abbiamo cercato di recepire le loro proposte. Dobbiamo occuparci dei cittadini sommersi che, in mancanza di serie politiche di RD, muoiono o, comunque, continuano a non essere intercettati dai servizi sanitari. Non ci sono argomenti barattabili e non si può far confusione fra narcosale e somministrazione controllata di eroina. Terry Silvestrini (Rif. Comunista): Ricordo che in Piemonte le politiche di riduzione del danno sono andate avanti, per un decennio, con governi regionali di centro-destra e con due Assessori alla Sanità espressi da Alleanza Nazionale. Tali politiche devono ora fare un salto di qualità. Lelemento che urta le sensibilità di molti è che le narcosale includono il consumo di droghe, che finora avviene fuori, lontano, altrove. Ma senza questa inclusione, non cè aggancio, non cè possibilità di recupero.. Domenica Genisio (Partito Democratico): Ho preso atto delle dichiarazioni dei promotori; mi riserbo di approfondire. Gian Luigi Bonino (Socialisti): Ringrazio anchio i promotori della petizione perché hanno arricchito il dibattito. Purtroppo, la narcosala è un tabù, soprattutto per il Partito Democratico, che deve ancora risolvere molti problemi al suo interno. Serve una politica non repressiva, che agganci i consumatori. Far mancare il numero legale in consiglio comunale è stata unoffesa allistituzione. Mi auguro che lunedì, finalmente, si voti; comunque, noi andremo avanti. Stefano Gallo (vice-presidente Commissione, Partito Democratico) chiede se esistono dati sulla percentuale di utenti delle narcosale che sono avviati ai servizi. Domenico Massano ha risposto citando i seguenti dati: A Sydney, il 15% dei clienti (577 persone) in 18 mesi è stato inviato a diversi servizi, in totale 1.385 invii. Tra questi il 43% riguarda servizi per il trattamento terapeutico, buprenorfina (13%), disintossicazione (10%), metadone protratto (9%). Il 23% degli invii riguarda visite mediche e il 16% assistenza sociale. Uno studio tedesco del 2003 informava il 54% degli utenti era stato inviato a un servizio per le dipendenze. A Ginevra, in sei mesi, su 736 utenti vi sono stati 276 invii, oltre a 56 altri invii a medici specializzati. Alla DAVE di Madrid, il 9% degli utenti è stato inviato o accompagnato ad altri servizi. Per gran parte dellaudizione sono stati presenti, senza intervenire, Marco Borgione (Assessore alla Famiglia, Salute e Politiche Sociali Partito Democratico) e i consiglieri comunali: Cristiano Bussola (Forza Italia); Antonello Angeleri (UDC); Mario Carossa (Lega Nord); Giuseppe Lonero (La Destra); Giuseppe Sbriglio e Giuliana Tedesco (Partito Democratico). Per approfondimenti: http://www.associazioneaglietta.it/narcosala.html http://lastanzadeifigli.it http://www.fuoriluogo.it/home/archivio/biblioteca/dossier/stanze_del_consumo_fl_1207.pdf |
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| Discorsi
da femministe in menopausa. La Turco definisca i livelli minimi di medici non obiettori negli ospedali. Silvio Viale, il ginecologo torinese, maschio, che con la RU486 ha riportato lattenzione sullaborto e sulla 194, replica a muso duro a chi "se ne lava le mani con la storia che il dibattito sullaborto è una questione di maschi", a cominciare dalla ministra Livia Turco che tenta di giustificare i propri tentennamenti con la favola del dibattito al maschile.Silvio Viale ha inoltre dichiarato: Mi sembrano discorsi da femministe in menopausa, le quali se ne fregano di quella minoranza di donne che deve abortire, convinte che una volta ottenuto laborto non ci sia più bisogno di lottare. Oggi le donne in età feconda sono il 25% della società e solo una piccola parte di esse è consapevole che le potrà capitare, con la maggioranza che pensa di essere immnune. Quando poi capiterà allora sarà il panico. Per cominciare, spesso, ci si rivolgerà al ginecologo sbagliato, che si pensava di fiducia, ci si vergognerà di andare al consultorio, come le ragazzine e le immigrate, e si perderà tempo a peregrinare, per poi rientrare nei ranghi, nonostante gli imprechi contro la politica, siamo in Italia, una volta risolto il problema. E ora di ammettere che la coscienza e la memoria collettiva delle donne sullaborto si è affievolita. Non è più il 1982 (230.000 aborti legali e 100.000 clandestini) con due donne su tre destinate a farlo, perchè oggi solo una donna su tre, forse una su quattro, farà una IVG nellarco della sua vita riproduttiva. E su questa minoranza di donne, senza parola, emarginate e mortificate nella loro vicenda privata, che si accanisce lattacco degli antiabortisti che approfittano del calo di tensione culturale, scientifico e politico delle altre donne, delle femministe e dei maschi di ogni colore. Ma perchè la Gramaglia e la Turco non si chiedono anche come mai la percentuale di obiezione delle ginecologhe, comprese quelle di sinistra, sia la stessa dei maschi? Pensano forse che la Bertolini, la Roccella, la Carlucci, la Gardini o la Meloni siano dei travestiti? Perchè non chiedono che ci sia un numero minimo di medici non obiettori in ogni ospedale? Forse perchè hanno perso i contatti con le donne che abortiscono. Sappia, allora, la Gramaglia che non sono solo le povere, le nere, le immigrate, le vittime della solitudine e dellinstabilità, quelle a cui tutto è stato tolto e, insieme a tutto ciò che è materiale, il calore della cura e dellascolto a far la fila, ma anche le nostre ragazze, che hanno fatto i loro studi e parlato fitto fitto con la mamma a quindici anni. E proprio questo snobbismo autorefenziale, da vecchia combattente, che mi irrita, perchè lascia spazio libero ed incontrastato allintegralismo degli antiabortisti, alle loro verità psuedoscientifche ed alla loro agenda politica. Negare che la 194 sia da aggiornare, mantenedone limpostazione, è contro il buon senso. A Ferrara & C occorre replicare con i fattti, assumendosi la responsabilità di decidere. La RU486 è il primo banco di prova. La garanzia di personale non obiettore in tutti gli ospedali è un altro. Laggiornamento scientifico e la ricerca sono altri ancora. Anche la prevezione, purchè non sia un colloquio obbligatorio con gli antiabortisti o lobbligo di rivolgersi ai consultori. E così via. Che sia un dirito civile, o semplicemente un necessità, è compito della maggioranza, maschi e femmine, di garantirlo alla minoranza. Silvio Viale |
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| Domani,
giovedì 10 gennaio, alle ore 11:00, i promotori della petizione
per listituzione di una narcosala a Torino (Domenico Massano/Associazione
Radicale Adelaide Aglietta Alessandro Orsi/Malega 9 Franco
Cantù/Forum Droghe) saranno auditi dalla Commissione Sanità
del Comune di Torino, ai sensi dello Statuto Comunale. Laudizione avrà luogo presso la Sala Carpanini (Municipio di Torino, via Milano n. 1, piano terra). Laudizione è aperta al pubblico e alla stampa. I promotori della petizione hanno dichiarato: Si conclude domani un percorso da noi iniziato sei mesi fa, contrassegnato da varie tappe: la proiezione del documentario La stanza dei figli e la conseguente presa di coscienza che era necessario fare qualcosa, qui ed ora; lunione di tre associazioni, molto diverse fra loro, sullobiettivo condiviso; gli incontri di formazione e approfondimento, con la partecipazione di decine di persone; i tavoli di raccolta firme, dove abbiamo constatato che lesigenza dellistituzione della narcosala era condivisa da cittadini di qualsiasi età ed estrazione sociale; la consegna, a fine ottobre, di un migliaio di firme di cittadini torinesi; il diritto di tribuna, a dicembre. Domani, lultimo atto, il più importante, il confronto diretto con i consiglieri comunali che seguono le politiche socio-sanitarie della città. Cercheremo di fornire, come sempre, il frutto della riflessione e dellesperienza di quindici anni di politiche di riduzione del danno a Torino, in Italia, nel mondo (dove attualmente sono funzionanti 72 narcosale). Siamo soddisfatti di aver compiuto tutto il percorso prima che il Consiglio Comunale (la prima seduta del nuovo anno si terrà lunedì 14) affronti la discussione e il voto della mozione Grimaldi e altri, che prevede listituzione della narcosala. Ci auguriamo che il sindaco Chiamparino e i consiglieri decidano secondo scienza e coscienza e non secondo logiche partitiche del tutto estranee sia alla richiesta dei mille cittadini torinesi che rappresentiamo sia, soprattutto, ai bisogni dei cittadini tossicodipendenti più emarginati e senza voce; perchè i sommersi devono essere salvati.. Per approfondimenti: http://www.associazioneaglietta.it/narcosala.html http://lastanzadeifigli.it http://www.fuoriluogo.it/home/archivio/biblioteca/dossier/stanze_del_consumo_fl_1207.pdf |
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| Massano
e Manfredi: di fronte allo stillicidio delle overdosi mortali, servono
chiare responsabilità politiche relativamente al ritardo del nostro
paese nella sperimentazione ed attivazione sia di interventi di riduzione
del danno quali le narcosale sia di interventi di trattamento quali la
somministrazione del farmaco eroina (Dam=diacetile di morfina) sotto controllo
medico. Dopo aver appreso dalla stampa la notizia delle nuove morti per overdose a Torino (sono ormai 13 in Italia dallinizio dellanno), Domenico Massano (Giunta di segreteria Associazione radicale Adelaide Aglietta) e Giulio Manfredi (Giunta di segreteria Radicali Italiani) hanno dichiarato: Di fronte allennesima escalation delle morti, ci si deve chiedere se il vero killer è leroina o il contesto proibizionista in cui decine di migliaia di uomini e donne, nel nostro Paese, sono costretti a procurarsi e ad assumere sostanze ogni giorno, tutti i giorni dellanno. Non ci stancheremo di ripeterlo: occorre maggiore impegno, a partire dal governo fino alle amministrazioni locali, nella realizzazione di servizi che possano ridurre il rischio del verificarsi di queste morti. La narcosala è un servizio deputato proprio a questo: alla tutela della vita del tossicodipendente, soprattutto in relazione al rischio di morte per overdose. E' un servizio attivo da anni in molti paesi europei ed ha contribuito in modo significativo sia alla riduzione delle morti per overdose sia alla riduzione delle malattie infettive correlate all'uso di sostanze stupefacenti per via iniettiva. Ricordiamo che si tratta di un servizio socio-sanitario ben diverso dalla somministrazione controllata di eroina. La narcosala è un servizio attivabile anche con l'attuale normativa, la quale ha consentito l'attivazione di servizi di riduzione del danno, quali gli scambiasiringhe, che, allinizio, posero gli stessi problemi di compatibilità giuridica ora avanzati per le narcosale; e lapertura di ciascuna delle 72 narcosale operative in tutto il mondo ha comportato tali problemi, evidentemente superabili e superati. Non riteniamo accettabile che si continui ad assistere impotenti a queste morti, nascondendosi dietro a prese di posizione ideologiche ed a deresponsabilizzanti interpretazioni normative. Ciò detto, è auspicabile che, inoltre, finalmente, si inizi a discutere seriamente in Italia dei risultati della somministrazione controllata di eroina attuati ormai in ben tre stati europei (in successione cronologica: Svizzera, Olanda e Germania); in Svizzera, da oltre un anno, il trattamento a base di eroina (Dam=diecetile di morfina) è stato inserito a pieno titolo nel novero degli strumenti medici utilizzabili. Il ministro Livia Turco ha utilizzato in modo improprio e strumentale la somministrazione controllata di eroina per contrapporla alla narcosala; la sua malafede è testimoniata dal fatto che, dopo aver risposto ad horas al sindaco Chiamparino, si è ben guardata dallo scrivere una lettera anche ai suoi colleghi svizzero, olandese e tedesco per acquisire la documentazione sulle rispettive sperimentazioni del Dam.. |
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| Dichiarazione
di Giulio Manfredi (Giunta Segreteria Radicali Italiani): Lannuale classifica del Sole 24 ore sul gradimento dei sindaci italiani vede in testa il primo cittadino di Salerno, Vincenzo De Luca. Intervistato sia dal quotidiano economico milanese sia da La Stampa, De Luca ha confermato la sua disponibilità a realizzare un termovalorizzatore a Salerno, come da lui richiesto da un anno e mezzo. Sempre oggi, lassessore regionale campano allambiente, Luigi Nocera, ha avanzato, in tema di termovalorizzatori, le seguenti proposte: completamento di quello di Acerra; inizio dei lavori per quello di Santa Maria La Fossa; richiesta al sindaco di Salerno di indicare nel più breve tempo possibile il luogo in cui intende realizzare il termovalorizzatore. Pare che sia il Comune di Salerno sia la Regione Campania siano perfettamente in sintonia fra loro. Anche il governo nazionale è sulla stessa lunghezza donda, pronto a dire e fare la sua parte?. Manfredi |
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| Dichiarazione
di Giulio Manfredi (Giunta di Segreteria Radicali Italiani): Concordo pienamente con le proposte illustrate dallex ministro dellAmbiente Edo Ronchi, intervistato da Ambiente Italia: aprire nuove discariche per smaltire sia limmondizia per le strade sia le sedicenti ecoballe; una campagna straordinaria per la raccolta differenziata, che sappia coinvolgere i cittadini casa per casa (ed è importante limpegno del cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, di coinvolgere le parrocchie) ma che si preoccupi di garantire tutti i passaggi della filiera; completare e far partire il termovalorizzatore di Acerra; progettare da subito uno o due nuovi impianti, per evitare che tutto il peso delle aspettative e delle frustrazioni ricada su Acerra. Limpianto-modello di Fusina, a Venezia, è stato costruito in un anno; si può, si deve fare anche in Campania. A tale proposito, è sempre valida la disponibilità, dichiarata pubblicamente in passato, dellon. Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, ad ospitare il sito del secondo termovalorizzatore campano? |
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| Venuto
a conoscenza che Giuliano Ferrara verrà invitato al ad esporre
la sua moratoria sugli aborti davanti a Walter Veltroni ed
ai vertici del PD, probabilmente in audizione davanti al Comitato che
sta discutendo il cosiddetto manifesto dei valori, come sostenuto
da autorevoli esponenti come Giuseppe Caldarola e Luigi Bobba, Silvio
Viale chiede di essere ascoltato dalla stessa assise che audirà
il direttore del Foglio, ex ministro ed ex parlamentare.Silvio Viale,
che sette anni ripropose la questione aborto in Italia con la RU486, ha
rilasciato la seguente dichiarazione: Cosa ci sia di diverso tra quello che chiede Ferrara e quello che io faccio è ancora da chiarire, a meno che lappello di Giuliano Ferrara sia solo lo spunto per sostenere una triade che si basa su astinenza, colloquio obbligatorio con antiabortisti e dilazione dei tempi e delle procedure. Se, invece, si tratta di fare prevenzione (primaria e secondaria), di aggiornare i limiti per laborto terapeutico, di avvelersi di consulenti e di adeguare le metodiche al progresso scientifico, nel rispetto della sensibilità della donna, è già quello che faccio nel più grande ospedale ostetrico italiano con oltre 9000 nascite. Se questa è la moratoria, essa è in atto da trentanni ed i risultati sono una riduzione del 60% degli aborti, con oltre 2 milioni di aborti evitat,i e mi rallegro che linvenzione mediatica di Giuliano Ferrara abbia rotto un tabù: quello di discutere di aborto. Al contraio, se si tratta solo di un artificio per rilanciare una campagna antiabortista, come quella che conduce da tempo contro la RU486 (), allora è un inganno, come quelle che cercano di vendere prodotti scadenti. Nel merito della triade, sullastinenza credo che occorra promuovere la contraccezione sicura (pillola, spirale, profillatico e contraccezione di emergenza, cioè la pillola dellora dopo), sul colloquio obbligatorio bisogn aribadire che la donna deve essere accolta da personale in grado di proporre ed attuare tutte le soluzioni, senza aborrirne alcune, mentre per le procedure, per ragioni mediche e psicologiche, la donna deve potere abortire al più presto, una volta che è certa della propria decisione.. Per tutte queste ragioni, di fronte alla ambiguità dellla proposta di Giuliano Ferrara, chiedo anchio di essere ascoltato dal leader e dai dirigenti del PD, con le stesse opportunità di Giuliano Ferrara, tenendo presente che il prossimo banco di prova non sarà il limite per laborto terapeutico, sul quale la discusione è in corso, o gli incentivi sociali alle gravidanze, già sperimentati in varie forme, ma la RU486, che con ventanni di ritardo è ormai in dirittura di arrivo come riporta il Sole 24 ore di stamane. Silvio Viale |
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| INGANNEVOLI
I DATI DEL CAV DELLA MANGIAGALLI. "E' la legge 194 che ha permesso la prevenzione dell'aborto, compresa quella millantata dal Movimento per la vita, ma i successi sull'aborto sono meriti nostri, di chi applica la legge e di chi si batte per la diffusione dei contraccettivi e per scelte consapevoli" ad affermarlo è Silvio Viale, il ginecologo torinese, da sempre in prima fila sui temi della contraccezione e dell'aborto. Silvio Viale, che sta predisponendo il protocollo piemontese per la RU486, accusa Bagnasco ed i politici "pro moratoria" di non avere mai letto la legge: "Di solito non vanno mai oltre i primi due articoli. Se lo facessero, si acorgerebbero che la 194 prevede già l'adeguamento al progresso scientifico. Non solo perchè il limite per l'aborto è indefinito, proprio per adattarsi ai risultati ella scienza in tema di sopravvivenza di feti piccolissimi, ma anche perche il compito è affidato alle regioni dall'articolo 15 e in generale all'aggiornamento dei medici. La RU486 fa appunto parte del progresso scientifico, come lo sono anche le problematiche legate alla assistenza da dare, o da non dare, ai neonati estremamente prematuri (a 24 settimane, sotto i 500 g il rischio di paralisi cerebrale nei feti che sopravvivono è altissimo, per molti inaccettabile). Oggi il limite adotatto al San Anna di Torino è di 22 settimane, ma occorrerebbe un consesso scientifico per decidere su come agire, per esempio, nei feti anencefali (seza cortecccia cerebrale) o con malformazioni gravi che, non potendo intervenire in Italia, oggi sono inviati in altri paesi per abortire. el resto. Sottolineo come la decisione di abbassre il limite dalle 25 settimane (180 giorni) a 22 sia stato presa dai medici che fanno aborti. Allo stesso modo è frequentando gli operatori "non obiettori" che, normalmente, oltre il 10% delle donne, almeno 600 mila, hanno deciso di proseguire quella gravidanza, mentre la maggior parte dei bambini cosidetti "salvati" da parte dei CAV sono donne che non avrebbero comunque abortito, ma accettano volentieri i soldi. Come per gli 800 del CAV della Mangiagalli, al quale anch'io manderei le donne con una richiesta di IVG in mano per permettergli di prendere i soldi. Esattamente come per il fallito progetto milanese di sovvenzioni per chi avesse rinunciato ad abortire, che risultò esere un modo per i furbi di avere un contributo per se stessi. Del resto non è con 3000 euro che si cambia idea e quando sento la Bertolini (FI), o altri, chiedere che vengano rimosse le cause che costringono ad abortire, mi chiedo perchè non l'abbiano fatto con il gooverno Berlusconi, visto che il bonus di 1000 euro afiglio non ha modificato nulla. La realtà è che, in Italia, nessuna donna è costretta ad abortire e chi decide di portare avanti una gravidanza, spesso abortirà in un'altra successiva, o viceversa. Essendo quasi impossibile entrare nelle infinite variabili oggettive e nella pruralità di desideri nelle condizioni specifiche, la ricetta "salvare comunque una vita" non vale per tutte le occasioni e non può essere imposta per legge da nessuna revisione della 194. Se volete vietare l'aborto, costringere ad un colloquio obbligatorio con gli antiabortisti, o impedire alle donne i età fertile, sempre più una minoranza, di esercitare i propri diritti abbiate il coraggio di uscire allo scoperto. Promuovete un referendum e noi radicali vi promettiamo che non lo boicotteremo come voi avete fatto con quello sulla legge 40. Noi contribuiremo al quorum, perchè siate nuovamente sconfitti. Due sono le cose postive di tutto ciò. La prima è che si torna a parlare di aborti e di 194, rompendo un tabù ventennale. la seconda e che molti di più si stanno pentendo per non essere andati a votare sulla legge 40." Silvio Viale |
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| Prosegue
in Cecenia la guerra di occupazione dellesercito russo e la guerriglia
dei separatisti. Su questo conflitto dimenticato dal mondo Igor Boni,
Segretario dellAssociazione radicale Adelaide Aglietta , ha rilasciato la seguente dichiarazione: A 60 anni dalla dichiarazione universale dei diritti delluomo, in un angolo di Europa, si sta perpetrando il più grave massacro di persone che la storia recente ricordi. 250.000 morti su poco più di un milione di abitanti è il risultato tragico di due guerre di occupazione. Un popolo diviso in fazioni, controllato casa per casa dai servizi segreti russi (FSB), represso con violenza medioevale dallesercito russo e dal governo filo-putiniano di Ramzan Kadyrov. LOccidente, ciascuno di noi, ha il dovere di essere consapevole che qualsiasi ricatto energetico non può costringere al silenzio le Diplomazie europee che in ogni occasione, e in ogni modo, devono denunciare quello che sta accadendo ed è accaduto. Putin ha letteralmente blindato la Cecenia. Nessun giornalista, nessun politico, nessuno può dare voce alla disperazione di un popolo che, nella sua storia ha già dovuto subire un genocidio da parte di Stalin. Chiedo nuovamente al Ministro DAlema, al Governo italiano, di promuovere una conferenza di pace sulla Cecenia, per dare voce alle istanze democratiche che ancora esistono in quel luogo, per sconfiggere la deriva fondamentalista in atto e dare forza alla legge, al diritto, alla dichiarazione universale sui diritti delluomo. Chiedo che il Dossier Putin venga trattato senza reticenze per evitare domani di dover rimpiangere di non essercene occupati in tempo. Una Russia democratica è lunica possibile premessa per una Cecenia libera, dalla violenza e dalloppressione. Boni |
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| Ha
introdotto la conferenza stampa Giulio Manfredi (Giunta segreteria Radicali
Italiani), ricordando che il 21 gennaio la Giunta delle Elezioni del Senato
dovrebbe (il condizionale è dobbligo, visto che sono passati
ben 21 mesi dalle elezioni politiche dellaprile 2006) decidere sul
ricorso presentato subito dopo il voto dalla Rosa nel Pugno, che poneva
la questione di 8 senatori regolarmente eletti ma impossibilitati a svolgere
il mandato poiché unerrata interpretazione della legge elettorale
aveva portato in Senato 8 senatori abusivi. Rispetto alla
Regione Piemonte, l abusivo è il senatore ultrasinistro
Franco Turigliatto, che dovrebbe finalmente lasciare il posto a Ugo Intini
(vice ministro degli Esteri) e, in seconda battuta, a Marco Pannella.
Manfredi ha rilevato come, ancora una volta, alcuni milioni di cittadini
sono stati informati dai media del problema, a quasi due anni dai fatti,
non per amore di legalità e giustizia ma unicamente perché
i posti in ballo possono essere determinanti per la tenuta del governo
Prodi. Manfredi ha poi accennato brevemente al dossier narcosala: giovedì 10 gennaio i promotori della petizione per listituzione di una narcosala a Torino (oltre allAssociazione Aglietta, Forum Droghe e Malega 9) saranno sentiti della Commissione Sanità del Consiglio Comunale, ultimo atto delliniziativa di democrazia diretta iniziata con la raccolta di un migliaio di firme di cittadini torinesi, il deposito delle stesse, il diritto di tribuna espletato lo scorso 17 dicembre; la prima seduta di Consiglio sarà lunedì 14 gennaio; è stata presentata una mozione Giorgis e altri che tenta di confondere le acque, parlando di sale di somministrazione e che intende superare, a parole, da apprendisti stregoni, tutte le politiche sulle dipendenze attuate non solo in Italia ma in tutta Europa; beato chi ci crede! I promotori della petizione chiedono ai consiglieri comunali di votare a favore della mozione Grimaldi e altri, per parti separate: la prima per istituire, qui ed ora, la narcosala; la seconda per incardinare una futura, auspicabile, somministrazione controllata di eroina, che abbisogna di una modifica dellattuale legge antidroga. Igor Boni (segretario Ass. Radicale Aglietta) ha ricordato che in tempi in cui si sprecano le analisi sui costi della politica e le denunce contro la casta, lAss. Aglietta ha dato e continua a dare il buon esempio, producendo politica senza attingere a nessun posto di sottopotere e di sottogoverno né comunale né regionale. Boni ha ricordato che nella Giunta di Segreteria dellAssociazione sono entrati, fra gli altri, anche Diego Castagno (socialista con doppia tessera radicale, vice-presidente Circoscrizione 8 di Torino) e Nicoletta Casiraghi (esponente liberale, già presidente della Provincia di Torino). Boni ha poi elencato alcune questioni su cui lAss. Aglietta si impegnerà nei prossimi mesi: luso razionale dellacqua in agricoltura; la lotta agli inquinamenti da fitofarmaci; la questione tibetana come cartina di tornasole della questione Democrazia in Cina, nellanno delle Olimpiadi di Pechino; la questione cecena come cartina di tornasole della questione Democrazia in Russia (nelle vacanze di Natale, Umar Khanbiev, ex ministro ceceno della Sanità è stato in Piemonte ed ha incontrato, fra gli altri, il Presidente della Provincia di Cuneo, Raffaele Costa); le questioni economiche, su cui Radicali Italiani ha presentato sei mesi fa ben 35 proposte, fra le quali linnalzamento a 65 anni e la parificazione uomo/donna, entro il 2018, delletà pensionabile. Attualmente la spesa per le pensioni assorbe il 14% del PIL e il 61,8% della spesa sociale; occorre spostare una quota consistente di tale spesa verso i non garantiti dal sistema. Alessandro Frezzato (Direzione Nazionale Radicali Italiani) ha rilevato come la ritardata assegnazione dellinsegnante di sostegno definitivo a ben 400 studenti torinesi rappresenti una grave lesione del loro diritto allo studio e allistruzione. LAss. Aglietta chiederà prossimamente un incontro al Provveditore agli Studi di Torino per cercare di evitare il ripetersi, il prossimo anno, di tale situazione. Frezzato ha poi ricordato di aver presentato al Congresso radicale di Padova una mozione per lintroduzione nelle scuole di programmi specifici sulle diversità (fisiche, etniche, sessuali ), affinché le giovani generazioni si confrontino con le differenze con laiuto dei docenti, per apprezzarne la ricchezza e per rifuggire da ogni forma di razzismo e discriminazione. Frezzato ha, inoltre, ricordato che in passato vari referendum radicali erano volti alle riforme economiche e sociali e solo la mannaia della Corte Costituzionale ha impedito ai cittadini italiani di poter esprimersi. Infine, Frezzato ha rilevato come, nel suo discorso di fine anno, il presidente Napolitano non abbia speso neppure una parola per celebrare la risoluzione sulla moratoria approvata dallAssemblea Generale delle Nazioni Unite, una vittoria storica che rimarrà comunque negli annali del 2007. Silvio Viale (presidente Ass. Aglietta) ha ricordato liniziativa contro il provvedimento delle targhe alterne, portata avanti per anni, in solitudine, dallAssociazione, finchè tutti, a cominciare dal sindaco, hanno convenuto sullinutilità di quel provvedimento. Ora la stessa cosa si ripete per l ecopass (o road pricing). Torino ha oggi il livello più basso di PM10 (- 20% in tutta la città rispetto allanno scorso). A Milano, lintroduzione dellecopass intende conseguire la diminuzione del 10% di accessi nella zona centrale e la diminuzione del 30% di PM10; ma come è possibile valutare la diminuzione reale di un fattore inquinante che coinvolge tutta la città, non solamente il centro? Era molto più sensato vietare lingresso in centro ai veicoli Euro 0 ed Euro 1. Il sindaco Moratti rimpinguerà le casse comunali ma non risolverà il problema dellinquinamento. Questo accade a Milano, che è servita comunque da ben 3 linee della metropolitana; Torino è servita a malapena da una linea; attuare qui l ecopass sarebbe solamente vessatorio per i cittadini; molto meglio aumentare le pedonalizzazioni (quella di Piazza San Carlo ha funzionato). Passando a trattare il dossier aborto, Viale ha precisato che i radicali chiedono laggiornamento della legge 194, che questanno compie trentanni: estendere la possibilità di praticare le IVG ai medici privati; stabilire che nei reparti degli ospedali debba essere presente almeno il 50% di medici non obiettori per evitare il boicottaggio strisciante della legge (in Basilicata gli obiettori sono il 90% del personale); introdurre finalmente laborto farmacologico (già comunque previsto dallart. 15 della legge 194/78). A questo proposito, lAssessore regionale alla Salute, Eleonora Artesio, ha richiesto allOspedale S. Anna di Torino di predisporre un protocollo operativo che possa essere utilizzato in tutti gli ospedali della regione, non appena il Ministero della Salute emanerà il decreto che consentirà lutilizzo della pillola RU486 anche in Italia; è questione di giorni Lapprossimarsi di un provvedimento che coronerà uniniziativa che Silvio Viale, e con lui tutti i radicali, conducono dal gennaio 2001 ha prodotto la fibrillazione di tutto lo schieramento antiabortista, da Ferrara alla Roccella, che tenta un ultimo colpo di coda, drammatizzando e terrorizzando per ottenere una limitazione delluso della pillola abortiva. Per questo, occorre vigilare e lottare fino allultimo e anche dopo, perché lesperienza di questi trentanni ha dimostrato che nessuna vittoria è per sempre! Manfredi ha concluso la conferenza stampa ricordando che da lunedì 7 gennaio riprenderanno le riunioni settimanali dellAssociazione Aglietta (ogni lunedì, ore 21:00, via Garibaldi n. 18) e che tutte le iniziative della stessa sono reperibili nel sito www.associazioneaglietta.it Manfredi http://www.associazioneaglietta.it/ru486.html |
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| Silvio
Viale, il ginecologo torinese ed esponente radicale che si batte per la
piena applicazione della 194, per il suo aggiornamento e da sette anni
per l'introduzione della RU486 in Italia, chiede al laici di destra e
di sinistra di fare autocritica e, magari, di organizzare qualche seminario
di aggiornamento. Silvio Viale ha diffuso il seguente intervento: "Senza un'autocritica dei laici la battaglia sull'aborto rischia di essere persa in partenza. Per due anni gli operatori della 194 sono stati lasciati soli a resistere ad un'offensiva strisciante del fronte "No choice", sedicente "per la vita", che ora esce allo scoperto. Se i laici di destra sono da sempre votati alla testimonianza, essendo minoranza tra i dirigenti dei loro partiti, nonostante il popolo di destra sia molto più laico dei propri rappresentanti, i laici di sinistra non hanno alcuna giustificazione per avere trasformato l'aborto in un tabù ed averlo relegato ai margini del sistema sanitario. E con esso anche la contraccezione e l'educazione sessuale. Sebbene diffondano falsità, le manipolazioni dei politici antiabortisti sono sempre molto più documentate dei deboli latrati dei laici di destra e di sinistra, che si limitano a qualche improvvisata barricata. Eppure, tutto ciò era annunciato da tempo, negli speciali dell'Avvenire, nei corsivi del Foglio, negli articoli del Giornale e nelle interpellanze dei parlamentari più vicini al Movimento per la vita. Da anni, in Forza Italia, il non più verde trio Bertolini-Gardini-Carlucci la fa da padrone, AN è prigioniera del misticismo di Pedrizzi e nell'UDC Volontè, Buttiglione e Giovanardi fanno la gara a chi le spara più grosse. Sono, però, stati due senatori cattolici di rito pagano, i leghisti Polledri e Leoni, a lanciare la sfida il 28 dicembre scorso: "Contro la legge sull'aborto è arrivato il momento di fare un bilancio e chiedere, se ci sono veramente i cattolici che abitano negli altri partiti, una alleanza per indire un'ampia consultazione". In tutto ciò, il povero Ferrara, con la sua provocazione sulla moratoria, rischia di rimanere con il cerino in mano, titillato dal dubbio di aver sollevato un polverone che potrebbe rivolgersi contro. Perché, se è vero che oggi solo una donna su tre farà un aborto (negli anni '70 erano due su tre, forse tre su quattro), che le donne in età fertile sono ormai meno di un quarto della popolazione, è altrettanto vero che l'opinione pubblica è meno ipocrita della sua classe politica. Quella, che per il centrodestra illiberale cattopopulista è una minoranza da tartassare, colpita nelle propria liberta di sentimenti e di vita può diventare il quadrato su cui si aggrega la società liberale, laica, cattolica e comunista, che conquisto per tutti i diritti civili, anche per gli avversari. E' quindi doppiamente colpevole, sia l'atteggiamento dei laici di destra di far finta di niente, sia quello a sinistra di trincerarsi dietro il colabrodo di "la 194 non si tocca", con prima ballerina proprio la ministra Turco. Il punto non è tanto il limite per l'aborto terapeutico, già a 22 settimane nel mio ospedale, nemmeno la vicinanza dei presidi dei CAV o il finanziamento ai loro millantati interventi. Non ha mai temuto i loro volantini e le loro candele, come non temo la loro presenza all'interno degli ospedali. Il punto è la differenza tra me e loro, che non è che io faccio aborti, permettendo che la legge sia applicata, e loro no. La vera differenza è che io non cerco di convincere la donna ad abortire o a non abortire, ma, se lo desidera la aiuto a decidere, perché sia lei a prendere la decisione che, in quel momento, ritiene migliore, mentre i volontari dei CAV ritengono di dover dissuadere la donna dall'abortire, convincerla a non farlo e che, per abortire, la donna debba superare le loro barricate. La differenza tra me e loro non è nel "pro" life, sebbene diversamente inteso, ma nel "pro" e "no" choice. Non bisogna temere il confronto sull'aborto e sulla 194, perché è un confronto di libertà. Occorre, però, che i laici di destra e di sinistra, i liberali, i cattolici e i credenti non intolleranti di ogni religione, i non credenti, i socialisti e i comunisti facciano un po' di autocritica sulle colpe dell'ultimo ventennio e recuperino il tempo perduto, magari con l'ausilio di qualche seminario di aggiornamento." Silvio Viale |
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| Dichiarazione
di Giulio Manfredi (Giunta segreteria Radicali Italiani): Prendendo spunto dallennesima escalation di overdose mortali nella capitale, il sottosegretario Paolo Cento ha rilanciato, anche per Roma, la proposta di istituire una narcosala; sarebbe opportuno che Cento, oltre a far comunicati, scrivesse una lettera al riguardo ai suoi colleghi di governo Livia Turco e Paolo Ferrero; magari avrebbe più fortuna dei promotori della narcosala torinese, che hanno scritto ad entrambi i ministri ed attendono ancora la risposta. Sempre partendo dalla situazione romana, il presidente della Croce Rossa Italiana, Massimo Barra, denuncia linadeguatezza dei servizi pubblici per le tossicodipendenze, che nel fine settimana, quando occorrerebbe essere presenti in strada e davanti alle discoteche, chiudono i battenti. Devo, a tal proposito, ricordare, soprattutto ai campioni (a parole) della lotta alla droga che ben nove anni fa predisposi un esposto in cui denunciavo linattuazione, continuata e quindi aggravata, delle disposizioni di legge (D.M. 444 del 1990) sui giorni ed orari di apertura dei SERT; i radicali presentarono tale esposto nelle Procure di mezza Italia; tutte, nessuna esclusa, lo archiviarono. Sulle narcosale ma anche sullo stato delle cose nei SERT sarebbe interessante conoscere lopinione del sindaco di Roma e aspirante sindaco dItalia Valter Veltroni.. |
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| La
conferenza stampa si terrà domani, giovedì 3 gennaio, a
mezzogiorno, presso la sede dellAssociazione Radicale Adelaide Aglietta
(Torino, via Garibaldi n. 18, cortile interno). Interverranno: - Igor Boni (segretario Ass. Aglietta); - Alessandro Frezzato (membro Direzione Nazionale Radicali Italiani); - Giulio Manfredi (membro Giunta Segreteria Radicali Italiani); - Silvio Viale (presidente Ass. Aglietta). Gli esponenti radicali illustreranno brevemente i vari dossier sui quali si incentrerà lazione dellAssociazione Aglietta nei primi mesi del nuovo anno: dossier ambiente (in particolare la questione road pricing); dossier economia (iniziative locali per illustrare le proposte di Radicali Italiani a livello nazionale); dossier disabilità (o, meglio, diverse abilità); diritti civili (riesplodono le polemiche sulla legge 194, nel trentennale della sua approvazione; narcosalas, siamo alla resa dei conti ); last but not least, dossier 8 senatori (fuori Turigliatto, dentro Pannella?!). |
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| "Ci
vuole proprio molta faccia tosta a chiedere di applicare integralmente
la 194, dopo trenta anni di boicottaggi e di indifferenza." Questo
il primo commento di Silvio Viale, che da anni denuncia come l'aborto
sia sempre stato "relegato ai margini della sanità",
all'annuncio che il Coordinatore nazionale di Forza Italia avrebbe presentato
una mozione per accontentare le richieste di Ruini sulla 194. Silvio Viale è intervenuto con la seguente nota: "Fino ad ora le posizioni anti-abortiste di Forza Italia erano confinate al trio Bertolini-Gardini-Carlucci, che si limitavano a fare l'eco di ogni presa di posizione della Chiesa contro la 194. Sebbene precisi di parlare a titolo personale, l'iniziativa del numero due di Forza Italia non può essere considerata la semplice riaffermazione di una posizione ideale, giungendo proprio alla vigilia della registrazione anche in Italia della RU486. L'AIFA ha dato il via libera e si è in attesa del decreto del ministro della sanità, che permetterà di utilizzare il mifepristone in accordo con le idicazioni che sono state approvate dell'Agenzia europea del farmaco (EMEA). La campagna per una "moratoria degli aborti" è una pura provocazione, non essendo l'aborto una condanna imposta da un giudice, ma una scelta della donna, che in nessun caso può essere condannata ad una gravidanza contro la propria volontà. Ho sempre sostenuto che non si deve avere paura di aggiornare la 194 ed ho sempre criticato l'ambiguità con cui molti considerano l'argomento un tabù, per cui non temo alcun confronto con il fronte "no-choice", che vuole limitare la possibilità di scelta. Anche sui limiti dell'aborto terapeutico e sulle problematiche dei neonati prematuri, oggetto dell'ultima richiesta di Ruini, credo che il limite possa essere posto a 22 settimane, superando l'indeterminazione attuale (anche se ciò comporterà la modifica del monitoraggio di tutte le gravidanze), ma contemporaneamente occorre potere valutare le gravidanze patologiche, con feti gravemente compromessi, oltre tale limite, come prevedono le legislazioni di molti paesi europei. Oggi le donne con feti gravemente compromessi, poche decine di casi ogni anno, sono costrette ad andare in altri paesi per potere trovare un po' di umana comprensione, un po' di pietà, per potere ricominciare a sperare con una nuova gravidanza. Bene ha fatto Sandro Bondi a presentare la sua mozione, anche se fosse per opportunismo o per provocazione. L'augurio è che si discuta davvero di aborto, di 194, di malformazioni, di gravidanze e dei problemi delle donne e delle famiglie, perchè non bisogna dimenticare che l'aborto è per le donne in età feconda, perchè riguarda sostanzialmente loro, le loro aspirazioni, i loro desideri e le loro costrizioni. Come negli anni '70, noi ci schieriamo dalla parte delle donne, delle loro famiglie e della possibilità di scelta. Come allora, sarebbe un grave errore se altri ritenessero di chiamarsi fuori o di cedere alle pressioni della CEI. A sandro Bondi, a Forza Italia, a Volontè, a Pedrizzi, ai Teocom e ai Teodem, occorre rispondere nel merito per applicare integralmente la 194 senza soggezioni e senza titubanze, magri migliorandola." Silvio Viale |
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| Anche
a Capodanno Papa Ratzinger ha chiamato la famiglia alla guerra.Silvio
Viale, Presidente dellAssociazione radicale Adelaide Aglietta e
del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, commenta amareggiato lintervento
di Papa Ratzinger nellOmelia di capodanno in Piazza San Pietro,
che vincola la pace ad una visione teocratica della famiglia.Silvio Viale
ha dichiarato: Stupisce che Papa Ratzinger trasformi una scelta di amore in una dichiarazione di guerra e di intolleranza anche a capodanno. Ancora una volta Benedetto XVI ha chiamato la famiglia alla guerra, per negare dei diritti con un collegamento improprio alla pace. Perchè mai la famiglia dovrebbe annullare i diritti dell'individuo e negare pari opportunità ad altri? Perchè mai gli uomini non dovrebbero essere uguali? Perchè mai i diritti individuali dovrebbero minacciare la pace? Dove è mai accaduto che divorzio, aborto, convivenze, omosessualità abbiano scatenato guerre e minacciato la pace? Perchè mai una famiglia fondata sulla convivenza tra uomo e donna dovrebbe essere meno naturale? Perchè non dovrebbe essere naturale lamore tra uomini e donne dello stesso sesso? Perchè tutto ciò dovrebbe essere contro la pace? Di fronte alla dichiarazione di guerra di Ratzinger occorre rispondere con amore e con giustizia, perchè la posizione di Benedetto XVI, prima di tutto, non è amorevole e non è giusta. Nessuno vieta a Benedetto XVI di perseverare nella difesa della famiglia fondata sul matrimonio cattolico, contro divorzio, aborto, omsessualità ed eutanasia, ma un Papa del secondo millennio non può non sapere che la pace nasce dal rispetto e dalla tolleranza.. Anche il fatto che sia costretto a ripetere con sempre maggiore frequenza e con sempre maggiore drammatizzazione i suoi interventi è un segno di quanto sia sempre profondo il solco tra una Chiesa arroccata sul passato ed una società che guarda al futuro, con i cattolici sempre più lontani dal clericalismo vaticano. Papa Ratzinger dovrebbe cominciare ad accettare lidea che anche la pace, per essere vera, deve essere laica. Silvio Viale |
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