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2008
     
Torino, 29 febbraio 2008.
VIALE REPLICA A GARIGLIO, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL PIEMONTE
  Lette le dichiarazioni di Davide Gariglio, Presidente del Consiglio Regionale del piemonte, Silvio Viale ha prontamente replicato:
“Fossi Gariglio mi limiterei alla scuse e la smetterei con la storia inventata dell’autocandidatura. Sulle vicende dello studio clinico “IVG con mifepristone (RU486) e misoprostol” ho solo fatto il mio dovere di medico, nel rispetto ed in applicazione della legge 194, e le polemiche sono sempre giunte da chi voleva bloccare la RU486, a cominciare dai ministri Sirchia e Storace con le loro ispezioni. E’ la politica che ha invaso il campo scientifico, non sono io che ho invaso quello politico, e se avessi dovuto attendere il permesso di Gariglio, la RU486 non sarebbe mai giunta in Italia. Proprio Gariglio non deve temere Viale nel PD, alle cui manifestazioni elettorali parteciperò comunque in prima fila, perché la sua carriera cominciò proprio con una nomina alla Sagat, alla quale non opposi alcun veto. Il Viale di oggi non è diverso da quello di allora.”

Torino, 29 febbraio 2008
RU486/SINTESI CONFERENZA STAMPA DI SILVIO VIALE: “NO AD ABOLIZIONE OBIEZIONE COSCIENZA, MA 50% DI PERSONALE NON OBIETTORE.  PER LA RU486 HA PARLATO L’EMEA.  CANDIDATO ANCHE SENZA ESSERE ELETTO. CHI SI OPPONE A ME SI OPPONE ANCHE A BOCCUZZI E AGLI ALTRI OUTSIDER.”
  La conferenza stampa è stata introdotta da Giulio Manfredi (Giunta segreteria Radicali Italiani):
“Siamo qui anche per dare una risposta politica alle dichiarazioni della presidente Mercedes Bresso (“Viale faccia il medico”). Dichiarazioni sbagliate nel merito e inaccettabili nella legittimità: sbagliate perché i giornalisti presenti sono testimoni del fatto che Silvio Viale è sia un medico sia un politico; inaccettabili perché la Bresso può assegnare ruoli ai suoi funzionari, non agli esponenti di altri partiti.
Il diavolo non è brutto come lo si dipinge: anche la campagna fanatica e violenta di Maurizio Ferrara è servita a far parlare finalmente i giornali del 90% di medici obiettori in Basilicata, dell’80% in Lombardia e Veneto, della pillola del giorno dopo negata, della pillola abortiva RU486, dell’ “aborto clandestino e di classe” (come si diceva negli anni ’70 e come bisogna continuare a dire) che riguarda ancora oggi una parte delle donne italiane e le donne extracomunitarie”.
 
Ha poi preso la parola Silvio Viale (Comitato Nazionale Radicali Italiani e Direzione Nazionale Associazione Coscioni):
“Ho in mano il documento dell’EMEA (Agenzia europea del farmaco) del 2007, che dà le indicazioni per il via libera alla RU486; l’AIFA (Agenzia Italiana del farmaco) fa parte dell’EMEA. Quella dell’ “Avvenire” è ormai una lotta contro i mulini a vento. E’ solo questione di mesi e la pillola abortiva arriverà nei nostri ospedali. In merito, sottolineo le dichiarazioni ragionevoli dell’on. Enzo Carra (esponente cattolico del PD); testimoniano che, fatte le dovute eccezioni, i cattolici di sinistra sono più maturi di quelli di destra. D’altro canto devo stigmatizzare il silenzio e la connivenza dei laici e liberali di destra verso le esternazioni di una Roccella, di un Volontè o di un Formigoni.
Per la RU486 ringrazio i miei colleghi di Siena, Trento, Pontedera, Bologna, Ancona, Lecce e Bari, che hanno permesso a centinaia di donne di accedere all’aborto farmacologico, nonostante le polemiche politiche e le difficoltà tecniche. E’ anche grazie a loro che la RU486 può finalmente giungere anche in  Italia.
Sono contrario all’appello del Prof. Carlo Flamigni e di altri per l’abolizione dell’obiezione di coscienza, poiché difendo il diritto dei miei colleghi obiettori, ma denuncio, nello stesso tempo, il tentativo di utilizzare l’obiezione di coscienza per sabotare l’applicazione di una legge dello Stato, la 194. Contro tale tentativo ho predisposto, assieme all’Associazione Coscioni, una proposta di legge che è stata presentata dall’on. Maurizio Turco (C. 1858), affinché almeno il 50% del personale sanitario nei reparti di ginecologia e ostetricia sia non obiettore.
 
Passando alla questione della mia candidatura, voglio, innanzitutto, rettificare quanto è stato pubblicato oggi da “Liberazione”, poiché non ho mai detto che il mio partito ha sbagliato alleanza; sono convinto della scelta del Partito Democratico, tanto è vero che andai addirittura a votare alle primarie (per Pannella). Ringrazio gli esponenti socialisti che mi hanno offerto un posto nelle loro liste, ma io non mi candido contro i radicali.
La mia candidatura è a disposizione per le liste del PD, sia in posizione eleggibile (decide il mio partito) sia in posizione non eleggibile, magari all’ultimo posto.
Non posso, però, non sottolineare che coloro, come Morgando e Susta, che hanno scatenato un fuoco di sbarramento contro di me sono gli stessi che oggi contestano la nomina di ogni “outsider” – un operaio, un impiegato e un operatore dei call-center – confermando come il problema non sia io, ma quello di una casta che tende a difendere la poltrona. Io non cerco poltrone e deve cadere il veto di alcuni “democratici” su di me. Io penso che nel PD ci possa essere posto sia per la Binetti sia per il sottoscritto; nel 1993 appoggiai Valentino Castellani, scontrandomi con l’ala estremista dei Verdi; ho fatto il capogruppo per otto anni, dimostrando di essere uomo di governo e leale sugli impegni assunti. Il veto sulla mia persona sarebbe incomprensibile ed inaccettabile, sarebbe un veto nei confronti del lavoro che svolgo, come servitore dello Stato, per permettere l’applicazione di una legge dello Stato, la 194. ”

Torino, 28 febbraio 2008
Eutanasia: Frezzato, "Benedetto XVI dà una falsa immagine del mondo medico"
  Dichiarazione di Alessandro Frezzato, Componente della Direzione di Radicali Italiani e Consigliere generale dell’Ass. Concioni
 
In merito all'ennesima condanna del Papa sull'eutanasia pronunciata in Vaticano ricevendo 400 medici partecipanti ad un Congresso organizzato dalla Pontificia accademia per la vita, ritengo illegittimo e ingiusto che si dia un'immagine falsata e accusatrice di quel mondo medico favorevole a tali pratiche nel rispetto delle scelte individuali del malato.
La Chiesa cattolica ha tutto il diritto esprimersi in senso contrario alla pratica mediche eutanasiche. Trovo tuttavia ingiusto che si faccia passare agli occhi dell'opinione pubblica l'immagine distorta di un mondo medico non rispettoso della salvaguardia  della vita umana e conseguentemente non impegnato a tutelarla nelle sue fasi terminali o gravemente compromesse.
Benedetto XVI ha anche rivolto un invito alle istituzione di aiutare economicamente le famiglie dei malati gravi. Su questo dovremmo ovviamente convenirne tutti, ma a patto però che non si prescinda dalla volontà e libertà del malato nel continuare a vivere in condizioni di sofferenza estrema, perché altrimenti risulta soltanto pura violenza e non tutela della Vita umana.
Va sottolineare, inoltre, che proprio noi radicali, favorevoli alla dolce morte regolamentata (anche per evitare che continui ad essere effettuata clandestinamente e quindi senza alcun paletto), con l'Ass. "Luca Concioni" ci siamo battuti e continuiamo a farlo, per il riconoscimento dei diritti civili e politici dei malati e dei disabili gravi, senza mai aver avuto un cenno di sostegno da parte di nessuna delle numerose associazioni di promozione sociale legate alla Chiesa cattolica.

Torino, 27 febbraio 2008
RU486/RADICALI PIEMONTE: UN ULTERIORE PASSO IN AVANTI PER AFFERMARE IL DIRITTO DI SCELTA DELLE DONNE, NEL TRENTANNALE DELLA LEGGE 194 (CHE PREVEDE L’ABORTO FARMACOLOGICO).
  Boni e Manfredi: “Le parole di Enzo Carra dimostrano che è possibile il dialogo fra laici e cattolici, senza abiure e senza anatemi”.La commissione tecnico-scientifica (Cts) dell'Aifa ha fornito parere favorevole alla richiesta di autorizzazione al commercio in Italia, attraverso la procedura di mutuo riconoscimento, della pillola abortiva RU486.

Dichiarazione di Igor Boni (segretario Associazione radicale Adelaide Aglietta) e Giulio Manfredi (Giunta segreteria di Radicali Italiani):
“Ora si può affermare che il processo di introduzione in Italia della RU486 è irreversibile. Con un ritardo di quasi 20 anni, tra qualche mese sarà possibile commercializzare la pillola abortiva, che potrà essere utilizzata esclusivamente nelle strutture ospedaliere pubbliche.
E’ significativo che ciò accadrà nel trentennale dell’approvazione della legge 22 maggio 1978, n. 194; i legislatori dell’epoca furono lungimiranti perché previdero, all’articolo 15, che “Le regioni, d'intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l'aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie … sull'uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza”.
Perciò, l’introduzione dell’aborto farmacologico (che evita alla donna sia l’anestesia sia l’intervento chirurgico) si inserisce pienamente nell’attuazione corretta e completa della legge 194, richiesta a gran voce da più parti.
Un passo in avanti storico che, occorre ricordarlo e sottolinearlo, è stato realizzato grazie all’impegno politico dei Radicali e all’impegno professionale sia dei medici dell’ Ospedale Sant’Anna di Torino sia dei medici che in tutta Italia hanno seguito l’esempio torinese. Un grazie, in particolare, al Dr. Silvio Viale (ginecologo e, non dispiaccia alla presidente Bresso, dirigente e militante radicale); un ricordo del Dott. Franco Mascherpa, prematuramente scomparso, che insieme a Viale ha condotto gran parte della sperimentazione.
Registriamo con piacere le dichiarazioni dell’on. Enzo Carra (PD); è la prima volta che, sulla questione RU486, ascoltiamo da un esponente politico che rivendica con orgoglio la sua matrice cattolica parole ragionevoli e pacate, che, senza nulla abiurare, dimostrano la volontà di capire scelte e percorsi diversi, di confrontarsi sul tema senza ricorrere al terrorismo di un Volontè o di un Ferrara, per cui la RU486 è, rispettivamente, un “diserbante chimico” e un “veleno abortivo”.
Enzo Carra dimostra che è possibile la coesistenza nel PD di componenti distanti fra loro ma non nemiche.”.
Manfredi
Boni
N. B. La storia dell’iniziativa radicale sulla RU486 la puoi trovare qui:
http://www.webalice.it/carlamarchisio/RU486.pdf
http://www.associazioneaglietta.it/ru486.html

Novara, 26 febbraio 2008
ANNUNCIATA PER IL 2008 UNA DIMINUZIONE DELLA SUPERFICIE A RISO IN PIEMONTE: FINALMENTE!
  Boni e Pisano “Sono anni che denunciamo una eccessiva estensione della risicoltura in sommersione. Sarà L’occasione per cominciare una utile riconversione colturale per risparmiare acqua”
 
Da notizie di stampa si apprende che per il 2008 diminuirà di alcune migliaia di ettari la produzione di riso in Italia a favore della coltivazione del mais, più conveniente per l’aumento dei prezzi.  
Su questa notizie Igor Boni (Segretario dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta) e Nathalie Pisano (Comitato nazionale Radicali Italiani)
hanno rilasciato la seguente dichiarazione:
“Non ci associamo a chi oggi denuncia un rischio nella annunciata diminuzione della superficie coltivata a riso. Si tratta al contrario di una opportunità storica: quella di iniziare un processo virtuoso di riconversione colturale che consenta finalmente di risparmiare una parte dell’enorme quantitativo d’acqua (oltre 4 miliardi di metri cubi l’anno) che viene utilizzata nella dispendiosa coltivazione del riso in sommersione. Riconvertire una parte dei terreni a mais (magari quelli meno adatti alla coltivazione del riso) sarebbe non solo opportuno dal punto di vista del risparmio idrico ma anche per contrastare la pratica della monocoltura, universalmente riconosciuta come dannosa nei confronti della biodiversità. In questo caso è il mercato cerealicolo europeo a condizionare queste scelte; sarebbe opportuno che anche la politica regionale e nazionale sappiano cogliere l’occasione per promuovere la coltivazione del riso in sommersione solo sui terreni più adatti, incentivando al contempo sistemi di irrigazione innovativi che possano condurre al risparmio idrico.. A imporlo non siamo noi ma le costanti condizioni di scarsa disponibilità idrica che, anno dopo anno, condizionano sempre più l’agricoltura piemontese e nazionale.”  
 
Pisano
Boni

Torino, 25 febbraio 2008.
ABORTO/MEDICI – VIALE “SOLO IN ITALIA QUATTRO OVVIETA’ FANNO UNA RIVOLUZIONE. FALLITO IL CONTRATTACCO SULLA RU486.”
  Silvio Viale, il ginecologo ed esponente radicale, esprime soddisfazione per il documento dell’Ordine dei medici, anche se fa notare come “solo in Italia quattro ovvietà fanno una rivoluzione”.
Silvio Viale ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“Il documento della FNOMCeO avvicina di più l’Italia all’Europa, anche se solo in Italia quattro ovvietà fanno una rivoluzione. Infatti, non vi è nulla di nuovo. La vera novità è che, finalmente, i medici osino dirlo, tentando di emanciparsi da un ruolo parasindacale e di subalternità psicologica alle gerarchie ecclesiali. Che la RU486 sia da considerare un farmaco è ovvio. La RU486, grazie all’iniziativa di medici come me, sarà finalmente a disposizione anche in Italia. Ovvio è pure che le donne hanno il diritto di potere utilizzare in tempo utile la contraccezione di emergenza. Del resto la cosiddetta pillola del giorno dopo non è abortiva in alcun modo, anche perché non è vero che impedisce l’impianto dell’ovulo fecondato come molti erroneamente ripetono sui giornali. Sulla fecondazione assistita il documento si limita a prendere atto delle sentenze della magistratura e sui prematuri ribadisce solo quanto già affermato dalla legge 194, la cui difesa è in fondo un dovere istituzionale. La buona notizia, quindi, non sta tanto in quanto affermato, ma nell’averlo affermato, come dimostrano le reazioni scomposte dell’Avvenire e della CEI, poiché una maggiore aderenza dei medici ai principi della razionalità scientifica stronca sul nascere ogni illusione di utilizzare l’Italia come ariete per mettere in discussione i diritti civili in Europa.
La vicenda della RU486 ne è un esempio. Molti speravano che l’Italia fosse la trincea per il contrattacco nel mondo, ma così non è stato. Nel 1999 la ditta francese non osò attivare la procedura di mutuo riconoscimento in Italia, per quieto vivere, ma ora lo ha potuto perchè le polemiche hanno aumentato la consapevolezza e relegato le frottole degli oppositori al ruolo di una minoranza intollerante. Personalmente sono felice di avere promosso questa piccola battaglia di civiltà che con il documento dell’Ordine dei medici giunge alla consacrazione e che con l’autorizzazione dell’AIFA alla realizzazione.
L’integralismo cattolico critica cosi duramente “quattro ovvietà” perché vuole avere il monopolio culturale e non vuole che aumenti la consapevolezza generale dei cittadini.”
 
Silvio Viale

Roma, 25 febbraio 2008
CASO VIALE/PD/BRESSO: INTERVENTO DI MARCO PANNELLA
  No a speculazioni, sia garantito a Silvio Viale e ai radicali il diritto all’identità e all’immagine.
 
Dopo le polemiche all’interno del Partito Democratico, seguite ad articoli di giornale circa la possibile candidatura di Silvio Viale -il medico torinese padre della sperimentazione italiana sulla Ru486 ed esponente radicale- e le dichiarazioni di Mercedes Bresso, che accusava Viale di eccessi di protagonismo e lo invitava a scegliere se fare il medico o il politico, Marco Pannella è intervenuto questa mattina a Radio Radicale dichiarando:
“Anziché informare ci si distrae e si fa l’opposto. Che sia doloso o no, non mi importa, ma in questi giorni si sta cercando di montare una speculazione per ledere l’immagine di Silvio Viale e dunque la nostra.
Vorrei dire al Tg3 del Piemonte, ai giornali e ai giornalisti di stare molto attenti, perché, anche sulla base di qualche errore commesso nel non diffidare subito i giornali, si stanno invocando alibi.
Mi vorrei rivolgere soprattutto alla compagna Bresso e al Tg3 del Piemonte:  è doveroso offrire agli ascoltatori, alla gente, la possibilità di ascoltare una breve dichiarazione di Silvio Viale a nome suo e nostro, perché sappiano la verità delle identità e delle immagini, che riguardano questo momento delicato di preparazione elettorale. Vorrei farlo con fiducia  e augurandomi che a nessuno capiti di dovere constatare di avere bisogno di miserie proprie per affermare se stessi e la propria parte”.

Roma 24 febbraio 2008.
RU486 - VIALE 'CON LA RU486 LA DONNA SARA' MENO SOLA'
  L'ho ha affermato Silvio Viale, intervenendo nella riunione dei radicali in corso a Roma, nella quale si sta per approvare l'accordo con il PD.
 
Silvio Viale ha detto:
'Non è vero che con la RU486 la donna sarà più sola. Anzi sarà il contrario. Purtroppo, sostanzialmente per pigrizia, una parte del mondo politico è condizionata dai falsi slogan della propaganda martellante degli antiabortisti, sostenuti da medici che non fanno aborti. Non è vero che l'aborto chirurgico sia indolore e che la donna non sia sola, poiché  con l'aborto chirurgico la donna è lasciata sola in ospedale e dopo le dimissioni viene lasciata sola. Con la RU486 vi è un rapporto più continuativo con il medico che l'aiuta ad abortire, sarà rivista anche dopo e vi sarà una maggior partecipazione del partner. Altro che aborto 'privatizzato', 'a domicilio' o 'fai da te', è esattamente il contrario perché vi è una maggiore consapevolezza e un maggior controllo medico. Persino Alessandra Kustermann, molto tiepida per tanti anni, oggi riconosce i meriti della RU486 e nei giorni scorsi ha denunciato le complicazioni nascoste dell'aborto chirurgico.
La RU486 contribuirà anche a limitare i guai di una obiezione opportunista e ipocrita. 
 
Dopo il pronunciamento, scontato, dei  auguro che si smetta di continuare a chiamare 'pesticida', 'prezzemolo', 'diserbante chimico' o 'cianuro', il mifepristone che è un farmaco antiprogestinico, antiglucorticoide e antiandrogeno, utilizzato sempre di più in medicina: contro i tumori di prostata, mammella, ovaio, utero e tuba, per sindromi endocrinologiche, per l'Alzheimer, per la sclerosi multipla, per patologie depressive e tante altre, oltre a quelle più propriamente ostetriche ginecologiche (parto, miomi, endometriosi ...). In Italia è un farmaco riconosciuto dal 1999 per il trattamento della Sindrome di Cushing di origine paraneoplastica.
 
L'EMEA nel 2007 ha approvato le linee guida europee sul mifepristone e la FDA ha confermato la sicurezza del farmaco. La RU486 potrà essere utilizzata subito per l'aborto terapeutico, che in Italia si fa già in modo medico con le prostaglandine, e avrà bisogno di un aggiornamento organizzativo per essere introdotta per l’aborto medico fino a 49 giorni (7 settimane) a tempi brevi e a 63 giorni dopo.
 
Spero infine che più nessuno, giornalista o medico, continui a confondere la RU486 con la pillola del giorno dopo, che non è abortiva in alcun senso, e non ci azzecca niente con l'aborto medico: è addirittura un pro-gestativo!. Cioè, pro-gestazione.”
 
Silvio Viale

Roma, 24 febbraio 2008.
PD/RADICALI/VIALE - VIALE "AUTOCANDIDATO? RITA BERNARDINI NON PUO' AVERLO DETTO. FINALMENTE L'ORDINE DEI MEDICI MI DA RAGIONE SU RU486 E PILLOLA DEL GIORNO DOPO."
  Silvio Viale ha rilasciato la seguente dichiarazione:
"Ho appena letto su alcuni giornali che la Segretaria di Radicali Italiani avrebbe detto che la mia sarebbe una autocandidatura. Ci deve essere essere stato certamente un errore di comunicazione, perché Rita Bernardini non può avere detto una cosa simile. Per quanto mi riguarda non devo proprio smentire nulla. Quando venerdì mattina mi fu riferito da un militante che il mio nome figurava in una lista di candidati radicali fui piacevolmente sorpreso, ma non stupito. Sono stato candidato a sindaco di Torino nel 2001, al Parlamento europeo nel 2004, nel 2005 avrei dovuto essere il capolista delle liste radicali a sostegno di Mercedes Bresso in Piemonte, se non si fosse poi deciso di non presentare le liste, e nel 2006 sono stato messo testa di lista in Piemonte. Quindi, poichè la mia candidatura era ed è nelle disponibilità del partito, come del resto professionisti della stampa e della politica mi confermavano, ho ritenuto credibile l'indiscrezione e in una giornata, particolarmente convulsa, ho replicato alle polemiche strumentali di alcuni esponenti "Teodem". In ogni caso, una mia eventuale candidatura sia incompatibile con il "codice etico del PD". Perché mai dovrebbe essere incompatibile un medico che fa aborti, che per primo a posto le questioni della RU486 e della pillola del giorno dopo, proprio nel giorno in cui l'Ordine dei medici mi da ragione? A Bobba & C dico solo che le prove del PD le feci 15 anni fa, quando a Torino mi schierai con il centrosinistra non massimalista di Valentino Castellani, del quale fui capogruppo per due consigliature , in contrapposizione a quella che oggi è la "Sinistra Arcobaleno". Tra mezzora interverrò nella riunione congiunta del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e del Consiglio Generale dell'Associazione Luca Coscioni (trasmessa in diretta da radioradicale), ma non sono io che devo dare spiegazioni.. Credo, infatti, che sia Rita Bernardini a dovere chiarire cosa non ha detto nella riunione e cosa ha detto davvero hai giornalisti."
Silvio Viale

Torino, 23 febbraio 2008
KOSOVO/EX-MINISTRO CECENO KHANBIEV: PERCHE’ SI USANO DUE PESI E DUE MISURE PER IL KOSOVO E PER LA CECENIA?
  Umar Khanbiev - ex ministro della Sanità ceceno dal 1995 al 2005, esule in Italia dove, grazie all’intervento del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, gode di protezione umanitaria – è intervenuto oggi a due manifestazione organizzate in Piemonte (a Torino e a Cuneo) dall’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, nel 64° anniversario del genocidio del popolo ceceno da parte dell’Armata Rossa di Stalin (23 febbraio 1944).
 
Ad entrambe le manifestazioni hanno partecipato, fra gli altri, Bruno Mellano (deputato radicale) e Igor Boni (segretario Associazione Aglietta).
 
Umar Khanbiev ha dichiarato:
 
“Da trecento anni è in atto una guerra coloniale della Russia in Cecenia, volta al genocidio del popolo ceceno, che ha subito ben nove deportazioni. Noi dobbiamo lottare per la democrazia in Russia perché solo se i russi saranno liberi di scegliere non solamente un nuovo despota anche i ceceni saranno liberi di scegliere il proprio destino.
I russi affermano che in Cecenia vivono attualmente 1.200.000 abitanti. Non è vero: gli abitanti reali sono circa 500.000; i morti nelle due guerre cecene sono stati circa 250.000, il resto sono rifugiati sulla cui pelle i potenti si spartiscono anche gli aiuti umanitari.
Gas, petrolio e Putin sono divenute per i governi europei tre parole più sacre dei santi.
Il piano di pace proposto dal governo Maskhadov nel 2003 è ancora attuale. Chiamavamo allora quel piano “Kosovo +”, perché prendeva a modello quanto era successo in Kosovo (amministrazione delle Nazioni Unite per evitare scontri fra serbi e albanesi) ma aveva qualcosa in più: la previsione, alla fine della ricostruzione della Cecenia grazie all’intervento ONU, di un referendum attraverso il quale i ceceni avrebbero deciso se rimanere sotto la Russia o divenire indipendenti.
I kosovari hanno subito l’occupazione dei serbi di Milosevic per dieci anni; i ceceni sono sotto occupazione russa da 300 anni; perché quello che vale per il Kosovo, per Timor Est, non vale per la Cecenia?
Noi continueremo a lottare, grazie al sostegno di persone come Marco Pannella, Emma Bonino, Olivier Dupuis, grazie all’esistenza del Partito Radicale Transnazionale.
L’Unione Europea non può più far finta di nulla perché anche la Cecenia è Europa”.
 
 
Alla manifestazione di Cuneo è intervenuto Raffale Costa, presidente della Provincia.

Torino, 22 febbraio 2008
DOMANI A TORINO CONVEGNO “CECENIA: UN GENOCIDIO IN CORSO” CON L’EX MINISTRO CECENO KHANBIEV E IL DEPUTATO RADICALE MELLANO
  Manfredi: “Quello che accade in Kosovo rappresenta obiettivamente un precedente utile per la Cecenia e per l’intero Caucaso”. 
Domani, sabato 23 febbraio, in occasione dell’anniversario del genocidio del popolo ceceno attuato dall’Armata Rossa di Stalin il 23 febbraio 1944, si terrà a Torino (ore 10:00,  sala conferenze del VSSP, via Toselli n°1, zona Crocetta) il convegno “Cecenia: un genocidio in corso”.
L’evento fa parte del progetto “Memorie dimenticate -  Un Giardino per tutti i Martiri e i Giusti a Torino”, a cura di Pasquale Totaro (Presidente Comitato Storico-Umanitario 'Un Giardino per tutti i Martiri e i Giusti a Torino) e Rosanna Degiovanni (Ass. radicale A. Aglietta).
Interverranno:
Igor Boni  (Segretario dell'Associazione radicale Adelaide  Aglietta)
Umar Khanbiev  (ex-Ministro della salute del Governo Ceceno in esilio)
Bruno Mellano   (Deputato radicale  al Parlamento Italiano)
Andrea Riscassi  (Giornalista, inviato della RAI)
Alessandra Rognoni  (Associazione 'Memorial Italia')
Massimo Bonfatti (Presidente Associazione 'Mondo in Cammino')
Marco Peruzzi (ricercatore storico)
Dichiarazione di Giulio Manfredi (Giunta di segreteria di radicali Italiani)
“Quando nel 2003 l’allora governo ceceno di Maskhadov lanciò il “Piano di Pace per la Cecenia”, lo definì “Kosovo +”, perché aveva preso a modello proprio quanto stava avvenendo a Pristina: l’amministrazione ONU si era frapposta tra albanesi e serbi e stava ricostruendo il Paese, sia le case sia i rapporti fra le persone e le diverse comunità. Quel “+” significava che il “Piano di Pace” prefigurava qualcosa in più rispetto alla situazione kosovara, uno sbocco politico condiviso, un referendum – una volta completata la ricostruzione – col quale i ceceni avrebbero finalmente potuto decidere in modo democratico se rimanere associati alla Federazione Russa o divenire indipendenti.
Dal 2003 sono accadute molte cose: Maskhadov è stato ucciso dai russi, che hanno così deciso di eliminare l’unico loro possibile interlocutore, con l’unico risultato di radicalizzare la resistenza cecena; a Grozny regna Kadyrov, un bandito odiato dalla maggioranza dei ceceni; come avevamo previsto, la lotta armata si è estesa all’Inguscezia e alle altre repubbliche caucasiche; l’Unione Europea tace e acconsente, per paura di perdere il gas di Gazprom, vero e proprio Stato nello Stato russo.
Infine, il Kosovo è divenuto indipendente; lo si voglia o no, questo costituisce un precedente, un modello, un esempio, per la Cecenia e per le Repubbliche caucasiche. Il “Piano di Pace per la Cecenia” rischia di non essere più un bel libro dei sogni ma l’unica alternativa credibile all’escalation della violenza.”.
Manfredi

Torino, 21 febbraio 2008
DROGHE/RADICALI: NEL SECONDO ANNIVERSARIO DELLA LEGGE FINI-GIOVANARDI GOVERNO HA ALMENO ATTUATO UNA RIDUZIONE DEL DANNO LEGISLATIVO: IN GAZZETTA UFFICIALE PIANO ITALIANO D’AZIONE SULLE DROGHE.
PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA, UN TESTO NORMATIVO SI PREFIGGE DI TUTELARE LA “DIGNITA’” DEI CONSUMATORI DI SOSTANZE.
  Sulla Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio è stato pubblicato l’Accordo tra il Governo, le regioni e le province autonome sul documento “Piano italiano d’azione sulle droghe”.
Dopo avere letto il provvedimento, Giulio Manfredi (Giunta segreteria Radicali Italiani) e Domenico Massano (Giunta segreteria Associazione Radicale Adelaide Aglietta) hanno dichiarato:
“Eravamo ormai rassegnati a commemorare tristemente il secondo anniversario della sedicente legge “Fini-Giovanardi” (legge 21 febbraio 2006, n. 49), che il governo Prodi non è riuscito minimamente a scalfire, nonostante la sua abrogazione facesse parte, nero su bianco, del programma elettorale.
L’Accordo sul Piano d’azione, che ha avuto il via libera dalla Conferenza Stato-Regioni lo scorso 24 gennaio, attua, in zona Cesarini, una sorta di riduzione del danno arrecato dalla “Fini-Giovanardi”. Niente di eclatante, ma di questi tempi non si può fare troppo gli schizzinosi.
Andando nel dettaglio, è, innanzitutto, da sottolineare che, finalmente, l’Italia adotta per la prima volta un Piano di azione sulle droghe; il primo piano d’azione dell’Unione Europea risale a dieci anni fa. Il Ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, è riuscito a mettere insieme un “Tavolo di lavoro” (composto da rappresentanti dei vari ministeri interessati, delle regioni e degli enti locali), che in soli tre mesi è riuscito a enucleare ben 66 “Obiettivi”, a ciascuno dei quali corrisponde una precisa “Azione”, una “Parte responsabile” della stessa e uno “Strumento di valutazione/Indicatore”.
A noi qui interessa rilevare che l’Obiettivo n. 28 è il seguente: sostenere la trasformazione degli interventi di riduzione del danno da “sperimentazioni a progetto” a competenza ordinaria delle ASL. E che l’Obiettivo n. 29 si prefigge di: ridurre i rischi di salute per le persone tossicodipendenti e per la comunità nel suo insieme. Le “parti responsabili” dell’attuazione sono, in sinergia fra loro, i Ministeri della Solidarietà Sociale e della Salute assieme a regioni e province autonome.
Finalmente, la “riduzione del danno” acquista la rilevanza che merita e che l’Unione Europea le ha sempre attribuito (politica dei quattro pilastri: prevenzione, lotta al narcotraffico, cura, prevenzione del danno).
L’auspicio è che le belle parole lette sulla carta si tramutino in azioni conseguenti, magari qui in Piemonte, magari qui a Torino, per fare in modo che si realizzino servizi di riduzione del danno come le sale del consumo (o narcosale), che rappresentano un'alternativa alla repressione pura e semplice dei cittadini tossicodipendenti e alla situazione di tensione e paura che continua a persistere a Parco Stura.
E proprio pensando a coloro che sono buttati tutti i giorni nelle braccia degli spacciatori (e, in più, sotto i bastoni dei “giustizieri di Barriera”) dal proibizionismo sulle droghe, ci piace sottolineare che, nella premessa del provvedimento, è scritto che “L’attività internazionale dell’Italia si svolgerà nel quadro delle pertinenti Convenzioni della Nazioni Unite … avendo, quali criteri irrinunciabili, il rispetto dei diritti dell’uomo e del diritto internazionale, nonché della dignità della persona che consuma droghe”.
Non vorremmo sbagliare ma ci pare che sia la prima volta in Italia che in un provvedimento che ha comunque valore normativo sia scritto l’impegno a rispettare la “dignità” dei consumatori di droghe.
E’ poco ma - pensando al rischio di trovarci, dopo il 13 aprile, Fini e Giovanardi al governo - teniamocelo ben stretto”.
Manfredi
Massano
http://www.associazioneaglietta.it/narcosala.html

Torino, 21 febbraio 2008
ABORTO/MATRIX/POLEMICHE – VIALE “FERRARA-PALOMBELLI DISINFORMAZIONE PURA.
  ”Dichiarazione di Silvio Viale, ginecologo e dirigente radicale:
“Giuliano Ferrara e Barbara Paolombelli dovrebbero almeno leggere la 194 ed informarsi su cosa accade nei nostri ospedali. Quella di ieri sera a Matrix è stata una ostentazione di pura disinformazione, una rappresentazione astratta, lontana mille miglia dalla realtà delle donne che decidono di abortire.
Giuliano Ferrara ha detto che per abortire è necessaria una grave malforazione, il che non è vero, poichè per l’interruzione volontaria dopo i 90 giorni, il cosiddetto aborto terapeutico, occorre che vi sia un grave pericolo per la salute psichica della donna. La diagnosi di una malformazione, mediante ecografia, o di una anomalia cromosomica, mediante villocentesi o amniocentesi, sono gli eventi che possono determinare il grave pericolo per la salute psichica, ma non sono di per se sufficienti per l’aborto. Del resto, tutti i ragionamenti di Ferrara sono impregnati di misoginia; la donna non è vista come persona ma solo come incubatrice, che deve accettare qualunque gravidanza, in qualunque situazione e qualunqui siano le conseguenze.
Barbara Palombelli ha mescolato situazioni diverse, facendo grande confusione tra gli aborti terapeutici, che a 20 settimane sono dei piccoli parti indotti, e gli aborti nelle prime serttimane che in Italia sono sempre interventi chirurgici e con l’introduzione della RU486 anche medici. La Palombelli ha messo nello stesso calderone l’aborto terapeutico, i sette giorni di attesa per l’aborto fino a 90 giorni, le immigrate e fantasiose ricostruzioni di improbabili aborti clandestini. Sono stato il primo a segnalare come l’aborto clandestino in Italia sia prevalentemente di done italiane, come non mi stanco di segnalare come le imigrate facciano più aborti, ma anche più figli, per cui non credo che ci possano essere argomenti tabù. Sono solo scandalizzato da tanta ostentata disinformata superficialità.
Sono quindi deluso da Mentana, con l’unica attenuante di essere stato colto di sorpresa dalla non preparazione del duo Ferrara-Paolmbelli.
A Ferrara, che parla a sproposito di antinatalità, voglio solo ricordare che rispetto agli anni ‘70 e ‘80, senza scomodare il periodo del boom demografico, sono calati i concepimenti, per cui se si fanno meno figli non è colpa dell’aborto. Oggi in Italia i concepimenti sono circa 763.000 ogni anno, dei quali 550.000 esitano in nati, 70.000 in aborti spontanei, 130 in IVG, 3000 in ITG e 10.000 in aborti clandestini. Gli aborti volontari, complessivamente sono meno del 20%. Ferrara non può non sapere che, con l’unica eccezzione dell’Olanda, in tutti paesi europei dove si fanno più figli, dalla Francia alla Svezia, si fanno più aborti che in Italia. Come pure negli USA. Di solito in questi paesi il tasso di contraccezione e la percentuale di sterilizzazioni è sempre più elevato che in Italia. Tutte cose che la Palombelli, probabilmente non sa neppure, visto l’impreparazione con cui affronta l’intera materia.
In conclusione, mi auguro che Mentana voglia tornare sul tema dell’aborto, rifuggendo dalla tentazione di pure polemiche ideologiche per dare ai telespettatori una informazione più reale su cosa comporti effettivamente l’aborto. Molti non lo sanno perchè, nei fatti, l’aborto riguarda sempre più una minoranza di donne e la convinzione generale di sentirsi immuni, comprese quelle donne che lo hanno fatto, ma che si sentono sicure di non doverlo fare più. Senza pretendere di insegnare il mestiere anessuno, anche per l’aborto il primo dovere dovrebbe essere quello di informare.”
Silvio Viale

Roma 20 febbraio 2008
Ru486, Berardo: Viale corretto, ora anche in Italia la Ru48620 febbraio 2008
Dichiarazione di Rocco Berardo, tesoriere dell’Associazione Coscioni
  La strumentalità con la quale si vuole procedere nei confronti del medico Silvio Viale, rappresenta lo sforzo finale, l’ultimo colpo di coda, di chi vuole tentare di ritardare l’utilizzo della Ru486 anche in Italia, visto l’impiego che già avviene in tutto il resto d’Europa.
Possiamo riporre la massima fiducia nella magistratura che su questi temi ha saputo anteporre i diritti costituzionalmente garantiti a qualsiasi altra questione legata a concetti astratti di “Vita”. Se l’accusa a Silvio Viale è quella di aver consentito l’uscita dall’ospedale delle donne che avevano assunto la pillola Ru486, ciò dimostra solo quanto correttamente si sia comportato il medico Viale nel rispetto anche della volontà della paziente, oltre che dell’Agenzia Europea del farmaco che non prevede alcun ricovero, tantomeno – e ci mancherebbe – coatto, in caso di assunzione della pillola Ru486.


RU486/BERNARDINI: PIENA FIDUCIA IN SILVIO VIALE E NEL SUO OPERATO
Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani:

“Personalmente e come Radicali Italiani, confermiamo la piena fiducia e stima a Silvio Viale. La chiusura delle indagini, da quello che si apprende dai giornali, non solo non configura alcun reato ma indica semplicemente quale deve essere la modalità di somministrazione del farmaco RU486. Viale ha proceduto al ricovero e, come accade per qualunque ricovero, ha concesso permessi alle pazienti che lo richiedevano non ritenendo (come non si ritiene in nessuna parte del mondo dove tale tecnica abortiva viene utilizzata) che vi fossero problemi per la salute a mandare in permesso le donne tra la prima e la seconda somministrazione.
Come Radicali, torniamo a chiedere che la registrazione anche in Italia della pillola abortiva RU486, già utilizzabile secondo le prescrizioni della legge 194, sia effettuata nel più breve tempo possibile e ringraziamo Silvio Viale e più in generale tutto lo staff medico dell’Ospedale Sant’Anna di Torino per quello che hanno fatto in tutti questi anni affinché il trauma dell’aborto fosse alleviato almeno dalla possibilità di scelta della tecnica di interruzione volontaria della gravidanza che può essere tanto farmacologica che chirurgica.”


Torino, 20 febbraio 2008
DUE ANNI FA MORIVA LUCA COSCIONI/FREZZATO (Radicali): LE SUE LOTTE CONTINUANO A ESSERE ATTUALISSIME.
  Nel secondo anniversario della scomparsa di Luca Coscioni, Alessandro Frezzato (Consigliere generale Associazione Luca Coscioni e membro della Direzione di Radicali Italiani) lo ricorda con queste parole:
Il “maratoneta”, come amava definirsi lui stesso (per via della sua passione per la corsa quand’era ancora un cosiddetto normodotato ), ha fornito un contribuito unico e straordinario, politicamente e umanamente, all’affermazione sia della liberta’ di ricerca scientifica sia dei diritti civili e politici della persona disabile.
Perché “unico e straordinario”? Perché Luca riuscì, partendo dalla sua condizione di disabile grave, a dare corpo e voce ad una vera e propria lotta di civiltà, riconosciuta e appoggiata a livello internazionale da piu’ di settanta Premi Nobel; Luca riuscì, partendo dalla sua condizione di disabile, ad essere leader politico di Radicali Italiani (grazie all’intuizione e al continuo sostegno di Marco Pannella e Emma Bonino).
Oggi Luca Coscioni festeggerebbe con noi la vittoria su una campagna da lui iniziata: mi riferisco all’introduzione dei comunicatori simbolici nel nomenclatore tariffario nazionale, introduzione che sara’ ratificata definitivamente il prossimo 6 marzo.
Purtroppo, constateremo anche questo anno un silenzio assordante da parte dei mass media nei confronti di Luca e questo ci rattrista molto, anche se la sua coraggiosa figura resterà sempre nei cuori di chi lo ha conosciuto personalmente o, grazie a Internet, tramite i suoi inconfondibili interventi, tanto brevi quanto densi di umanità e di politica; interventi che inveravano lo slogan che Luca Coscioni ha lasciato in eredità all’associazione che porta il suo nome: dal corpo dei malati al cuore della politica.”.

www.lucacoscioni.it

Torino, 19 febbraio 2008
CASO VIALE-RU486: ESPRIMIAMO TOTALE APPOGGIO A VIALE E FIDUCIA NELLA MAGISTRATURA TORINESE
  Mellano e Boni: “la possibilità di scegliere tra aborto farmacologico e chirurgico esisterà in Italia grazie alla sperimentazione del Sant’Anna e alla caparbietà dei Radicali e, in particolare, di Silvio Viale”

Ieri è giunta la notizia delle chiusura delle indagini sul caso Viale-RU486. A Silvio Viale viene contestata la violazione della legge 194 per i permessi concessi alle donne tra la prima e la seconda somministrazione del farmaco.

Dichiarazione di Bruno Mellano (Deputato radicle della Rosa nel Pugno) e Igor Boni (Segretario dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta)
“La chiusura delle indagini, da quello che si apprende dai giornali, non solo non configura alcun reato ma indica semplicemente quale deve essere la modalità di somministrazione del farmaco RU486. Viale ha proceduto al ricovero e, come accade per qualunque ricovero, ha concesso permessi alle pazienti che lo richiedevano non ritenendo (come non si ritiene in nessuna parte del mondo dove tale tecnica abortiva viene utilizzata) che non vi fossero problemi per la salute a mandare in permesso le donne tra la prima e la seconda somministrazione. In effetti problemi dai 362 casi trattati non ve ne sono stati, se non minime complicanze che, statisticamente, sono assolutamente in linea con quanto accade altrove. Quindi, ancora una volta, non solo esprimiamo totale appoggio al Sant’Anna e a Silvio Viale ma anche totale fiducia nella magistratura torinese. Peraltro, pochi mesi or sono, a Milano, un caso molto simile a questo ha visto l’inevitabile archiviazione. Quello di cui si può essere certi è che la possibilità di scegliere tra aborto farmacologico e chirurgico in Italia esisterà solo grazie alla sperimentazione del Sant’Anna e alla caparbietà dei Radicali e, in particolare, di Silvio Viale”.

Mellano
Boni

Torino, 19 febbraio 2008
Mellano e Boni: “la possibilità di scegliere tra aborto farmacologico e chirurgico esisterà in Italia grazie alla sperimentazione del Sant’Anna e alla caparbietà dei Radicali e, in particolare, di Silvio Viale”
  Mellano e Boni: “la possibilità di scegliere tra aborto farmacologico e chirurgico esisterà in Italia grazie alla sperimentazione del Sant’Anna e alla caparbietà dei Radicali e, in particolare, di Silvio Viale”

Ieri è giunta la notizia delle chiusura delle indagini sul caso Viale-RU486. A Silvio Viale viene contestata la violazione della legge 194 per i permessi concessi alle donne tra la prima e la seconda somministrazione del farmaco.

Dichiarazione di Bruno Mellano (Deputato radicle della Rosa nel Pugno) e Igor Boni (Segretario dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta)
“La chiusura delle indagini, da quello che si apprende dai giornali, non solo non configura alcun reato ma indica semplicemente quale deve essere la modalità di somministrazione del farmaco RU486. Viale ha proceduto al ricovero e, come accade per qualunque ricovero, ha concesso permessi alle pazienti che lo richiedevano non ritenendo (come non si ritiene in nessuna parte del mondo dove tale tecnica abortiva viene utilizzata) che non vi fossero problemi per la salute a mandare in permesso le donne tra la prima e la seconda somministrazione. In effetti problemi dai 362 casi trattati non ve ne sono stati, se non minime complicanze che, statisticamente, sono assolutamente in linea con quanto accade altrove. Quindi, ancora una volta, non solo esprimiamo totale appoggio al Sant’Anna e a Silvio Viale ma anche totale fiducia nella magistratura torinese. Peraltro, pochi mesi or sono, a Milano, un caso molto simile a questo ha visto l’inevitabile archiviazione. Quello di cui si può essere certi è che la possibilità di scegliere tra aborto farmacologico e chirurgico in Italia esisterà solo grazie alla sperimentazione del Sant’Anna e alla caparbietà dei Radicali e, in particolare, di Silvio Viale”.


Mellano
Boni

Roma, 19 febbraio 2008
Cecenia, Mellano e Boni: la posizione del Sottosegretario Crucianelli dimostra quanto la politica occidentale sia complice di quanto accade
Dire che la politica di Putin in Cecenia ha permesso l’avvio della pacificazione e ha portato benessere alla popolazione è semplicemente falso e scandaloso.
 

Cecenia, Mellano e Boni: la posizione del Sottosegretario Crucianelli dimostra quanto la politica occidentale sia complice di quanto accade
Dire che la politica di Putin in Cecenia ha permesso l’avvio della pacificazione e ha portato benessere alla popolazione è semplicemente falso e scandaloso.

In risposta ad una interrogazione dell’On. Bruno Mellano (radicali della Rosa nel Pugno) - che chiedeva al Ministro D’Alema la posizione del Governo in merito al conflitto russo-ceceno, alla situazione interna alla Cecenia contrassegnata dal continuo stillicidio di violenze ad opera del Governo filo-russo guidato da Ramzan Kadirov - il sottosegretario Famiano Crucianelli risponde che la strada adottata dal 2002 dal Cremlino ha permesso l’interruzione del conflitto armato, la riduzione della violenza terroristica e l’avvio di una pacificazione che ha condotto ad un miglioramento del benessere socio-economico della popolazione.

Dichiarazione di Bruno Mellano e Igor Boni (segretario Associazione radicale Adelaide Aglietta):
“Da una parte, protette dal buio del silenzio, proseguono le violazioni dei più elementari diritti in Cecenia. Dall’altra, i Governi occidentali, se non occasionalmente, non osano dire con chiarezza ciò che è accaduto e accade. La situazione ideale per consentire alle violenze dei russi sui ceceni, dei ceceni sui russi, dei ceceni su altri ceceni, di proseguire e alimentarsi. Esiste una Cecenia filo-occidentale e democratica che chiede aiuto a noi. Sarebbe opportuno fornire aiuto invece di questa risposta falsa e scandalosa che addita la politica criminale di Putin, dal 2002 ad oggi, la soluzione del problema. Una soluzione che ha causato distruzione ovunque in Cecenia, decine di migliaia di morti, centinaia di migliaia di rifugiati, torture e sequestri. Lo denunciamo da anni, purtroppo quasi in perfetta solitudine, ma osiamo ripeterlo: nessun ricatto energetico può far tacere che in Cecenia è stato compiuto un genocidio umano, culturale, sociale e politico. Possiamo continuare a far finta di nulla ma verrà un momento nel quale la politica di Putin ci taglierà la strada e non potremo fare a meno di dire che sarebbe stato meglio occuparsene prima. Come peraltro è accaduto in tante tragedie umanitarie del nostro tempo … il Kosovo non ha insegnato nulla all’Unione Europea?!”.


Roma, 18 febbraio 2008
KOSOVO/MANFREDI (RADICALI): LEGA NORD E SINISTRA ARCOBALENO CONTRARIE ALL’INDIPENDENZA? NON CI SI POTEVA ATTENDERE ALTRO DA CHI, SOLAMENTE OTTO ANNI FA, ANDAVA A BELGRADO AD APPLAUDIRE MILOSEVIC.
  Dopo aver letto le prese di posizione di Roberto Maroni (Lega Nord), Franco Giordano e Pietro Folena (Rifondazione Comunista), Armando Cossutta e Severino Galante (Comunisti Italiani), tutte contrarie all’indipendenza del Kosovo, Giulio Manfredi (Giunta segreteria Radicali Italiani) ha dichiarato:
“Complimenti per la coerenza, anche se sarebbe degna di miglior causa. Sia la Lega Nord (tranne quella degli inizi) sia la sinistra comunista sono state per tutti gli anni ’90 del secolo scorso contrarie ad un intervento militare che ponesse fine prima alla pulizia etnica serba in Bosnia (dal 1992 al 1995) e dopo alla pulizia etnica serba in Kosovo (1998<1999).
Sia rispetto alla Bosnia sia rispetto al Kosovo, fu il presidente americano Bill Clinton a dire: “Ora, basta!” e ad agire di conseguenza; ricordo che l’intervento della NATO contro la Serbia, iniziato il 24 marzo 1999, fu fatto senza e contro la volontà dell’ONU.
L’antiamericanismo sia della Lega sia dei comunisti fu talmente forte da indurli a commettere azioni vergognose: esattamente otto anni fa, il 17 febbraio 2000, delegazioni ufficiali della Lega Nord (Archimede Bontempi e Sergio Rossi), di Rifondazione Comunista (Roberto Antonaz e Natale Vadori) e dei Comunisti Italiani (Riccardo Luccio) parteciparono a Belgrado al quarto congresso del Partito socialista serbo (Sps) di Slobodan Milosevic, che sarebbe stato deposto da una sollevazione popolare solamente sei mesi dopo.
Milosevic salutò e ringraziò dal palco del congresso i delegati italiani, elencandoli per nome, partito e paese.
Due mesi dopo, il 13 aprile 2000, Umberto Bossi mise la ciliegina sulla torta, replicando così a Pannella, che lo accusava di essere amico di Milosevic: “Meglio Milosevic che Culosevic!”.
Se a Belgrado fosse ancora al potere Milosevic (cosa del tutto probabile, senza l’intervento americano), i suoi amici italiani gli chiederebbero di invadere nuovamente il Kosovo.”.
Manfredi

Salerno, 16 febbraio 2008
ABORTI – VIALE “SI PUO SCENDERE A 22 SETTIMANE”. AUTOGOL DELLA TURCO.
 

Lo ha detto Silvio Viale, intervenendo al VI Congresso dell’Associazione Luca Coscioni in corso a Salerno, che è considerato uno dei medici più impegnati sul tema dell’anborto:
“Una serie di considerazioni porterà presto ad abbassare a 22 settimane il limite per l’aborto terapeutico, per cui occorre che la Società Italiana di Ecografia Ostetrica e Ginecologia (SIEOG) abbassi a 19 settimane l’epoca per l’ecografia morfologica, attualmente eseguita a 21 settimane. Ciò permetterà di eseguire gli accertamenti necessari per confermare la diagnosi, dare il tempo necessario alla donna per richiedere l’ITG e attivare le procedure previste dalla legge 194.”
 
Silvio Viale


Salerno, 15 febbraio 2008
ABORTI – VIALE “GLI ABORTI TERAPEUTICI SONO LO 0,46% DELLE GRAVIDANZE. QUEL PORTANTINO DI NAPOLI HA VIOLATO IL RAPPORTO DI FIDUCIA. DA FERRARA COMODE ASTRAZIONI.
  ”Silvio Viale, ginecologo dell’Ospedale S.Anna di Torino ed esponente radicale, rende noto come gli aborti terapeutici siano solo lo 0,46% delle gravidanze e che gli aborti volontari sono nel complesso il 17,5% delle gravidanze. Silvio Viale, che sta partecipando ai lavori del sesto congresso dell’Associazione Luca Coscioni a Salerno, denuncia come il portantino del Policlinico di Napoli abbia violato il rapporto di fiducia, nonchè il segreto che è previsto dalla 194.Silvio Viale ha diffuso la seguente nota:
“Una cosa è certa. Quel portantino del Policlinico di Napoli ha violato il rapporto di fiducia con il proprio ospedale e con la paziente. Se riteneva che si stesse svolgendo qualcosa di irregolare, oltre che alla polizia, avrebbe dovuto segnalarlo subito al medico di turno, al suo diretto superiore e alla direzione sanitaria, pochè egli non poteva ignorare le motivazioni del ricovero. Credo che l’azienda sanitaria debba intervenire a tutela di se stessa e dei medici che avevano deciso l’aborto terapeutico.
A partire dall’episodio alcuni, tra cui Giuliano Ferrara, hanno cercato di montare una campagna di stampa contro gli aborti terapeutici con l’intenzione di criminalizzare le donne e il personale sanitario. In particolare, Giuliano Ferrara ha messo in scena una provocazione gratuita ed infondata, assumendo come pretesto che la Sindrome di Klinefelter non possa essere un motivo sufficiente per interompre la gravidanza. Come per la sindrome di Turner e per la sindrome di Down, anche per la sindrome di Klinefelter è possibile avere reazioni diverse, e la prova del nove è sempre quella di trovarsi con un test positivo in mano. Si può accettare la sorte – ma allora perchè sottoporsi all’amniocentesi? - ovvero si può ritenere che i rischi e le conseguenze per se e per la propria famiglia non siano accettabili, ma occorre sempre rispettare le opinioni della donna. Mi auguro che il “buon” Ferrara non si intestardisce con la sua provocazione, magari annunciando l’adozione di un bimbo Down o qualcosa del genere.
Intanto, senza voler entrare nella psiche di Ferrara, in attesa che accetti la sfida di Pannella, voglio ricordargli due cose. La prima, ovvia, è che per lui l’aborto non è giustificato, anche la presenza di un feto sano, per cui questo incaponirsi contro il 99% delle donne che cerca la diagnosi prenatale è davvero pretestuoso. La seconda è che gli aborti terapeutici in Italia sono lo 0.46% delle gravidanze, circa 3500 su 763.500 gravidanze. Magari lui ritiene che sia uno scandalo che solo 763.500 donne, di cui 150.000 immigrate, rimangano incinta ogni anno, ma così è, come così è che poco più del 17% sono aborti volontarii. Per aiutarlo nella sua riflessione allego una tabella esplicativa. In attesa che decida di confrontarsi davvero con la realtà e non limitarsi a comode astrazioni, lo invito ad accettare il pubblico confronto con Marco Pannella, dichiarandomi anch’io dispobil per un confronto in qualunque sede, con qualunque puibblico.”
Silvio Viale

G R A V I D A N Z E I N I T A L I A 2 0 0 5
NATI 550.000
72%
ABORTI VOLONTARI

130.000
17%
ABORTI TERAPEUTICI

3500
0,46%
ABORTI ILLEGALI

10.000
1,3%
ABORTI SPONTANEI

70.000
9,1%
Totale

763.000
100%


Torino, 15 febbraio 2008
TERMOVALORIZZATORI/RADICALI: ORDINANZA GOVERNO SU ESTENSIONE AGEVOLAZIONI TARIFFARIE E’ PERFETTAMENTE LEGITTIMA.
AD ESSERE ILLEGALE E’ L’INTERA SITUAZIONE CAMPANA, COME DENUNCIATO DA ESPERTI UNIONE EUROPEA.
  E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 13 febbraio l’Ordinanza n. 3656, con cui il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, stabilisce che le agevolazioni tariffarie per la vendita dell’energia elettrica di cui al provvedimento CIP 6/1992 siano elargite anche “agli impianti di termodistruzione o di gassificazione che saranno realizzati nei territori del comune di Acerra, di S. Maria la Fossa e della provincia di Salerno”.
Giulio Manfredi (Giunta di segreteria Radicali Italiani) e Igor Boni (Comitato nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato:
“Rispetto al merito della questione, e’ indubbio che gli incentivi alle energie rinnovabili non devono essere destinati agli impianti di incenerimento, rispetto alla quota di rifiuti trattata che deriva dai combustibili fossili (es. plastica).
Ciò detto, teniamo a precisare che l’ordinanza di Prodi è perfettamente legittima, poiché si rifà all’art. 5 della L. 24/02/92, n. 225 (allegato), che prevede la possibilità per il Presidente del Consiglio dei Ministri di emanare, in caso di emergenze, “ordinanze in deroga ad ogni disposizione vigente”; nel caso di specie, in deroga alle disposizioni delle Leggi Finanziarie del 2007 e del 2008, che avevano ristretto l’ambito di corresponsione degli incentivi.
Il problema della legalità non riguarda, quindi, qui ed ora, gli incentivi CIP 6 ma l’intero contesto campano, da almeno quindici anni a questa parte.
Gli esperti dell’Unione Europea che stanno effettuando un sopralluogo a Napoli e dintorni hanno denunciato senza giri di parole la completa inesistenza di un ciclo integrato dei rifiuti, nemmeno sulla carta; il “Corsera” denuncia l’esistenza di un piano particolareggiato per la raccolta differenziata a Napoli, rimasto nei cassetti del Comune dal 2003.
Due laici incalliti come noi sono costretti a ricordare alla cattolicissima Rosa Russo Iervolino che il peccato più mortale è quello d’omissione..”.
Torino, 15 febbraio 2008L. 24-2-1992 n. 225
Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile.
Pubblicata nella Gazz. Uff. 17 marzo 1992, n. 64, S.O.
(giurisprudenza di legittimità)
5. Stato di emergenza e potere di ordinanza.1. Al verificarsi degli eventi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c), il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, ovvero, per sua delega ai sensi dell'articolo 1, comma 2, del Ministro per il coordinamento della protezione civile, delibera lo stato di emergenza, determinandone durata ed estensione territoriale in stretto riferimento alla qualità ed alla natura degli eventi. Con le medesime modalità si procede alla eventuale revoca dello stato di emergenza al venir meno dei relativi presupposti (10) (11).
2. Per l'attuazione degli interventi di emergenza conseguenti alla dichiarazione di cui al comma 1, si provvede, nel quadro di quanto previsto dagli articoli 12, 13, 14, 15 e 16, anche a mezzo di ordinanze in deroga ad ogni disposizione vigente, e nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento giuridico.
3. Il Presidente del Consiglio dei ministri, ovvero, per sua delega ai sensi dell'articolo 1, comma 2, il Ministro per il coordinamento della protezione civile, può emanare altresì ordinanze finalizzate ad evitare situazioni di pericolo o maggiori danni a persone o a cose. Le predette ordinanze sono comunicate al Presidente del Consiglio dei ministri, qualora non siano di diretta sua emanazione.
4. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero, per sua delega ai sensi dell'articolo 1, comma 2, il Ministro per il coordinamento della protezione civile, per l'attuazione degli interventi di cui ai commi 2 e 3 del presente articolo, può avvalersi di commissari delegati. Il relativo provvedimento di delega deve indicare il contenuto della delega dell'incarico, i tempi e le modalità del suo esercizio.
5. Le ordinanze emanate in deroga alle leggi vigenti devono contenere l'indicazione delle principali norme a cui si intende derogare e devono essere motivate. 6. Le ordinanze emanate ai sensi del presente articolo sono pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, nonché trasmesse ai sindaci interessati affinché vengano pubblicate ai sensi dell'articolo 47, comma 1, della legge 8 giugno 1990, n. 142 (12) (13).

Torino, 15 febbraio 2008
DROGA/RADICALI: DENUNCIATI I PRIMI "RONDISTI" DI PARCO STURA. IL COMUNE SI ASSUMA LA RESPONSABILITA’ DI DEFINIRE POLITICHE CAPACI DI PREVENIRE IL RIPETERSI DI TALI EPISODI IN FUTURO.
  Dopo aver appreso dai quotidiani locali che sono stati denunciati i primi cinque "giustizieri" che organizzavano ronde notturne per picchiare con spranghe le persone tossicodipendenti a Parco Stura (Tossic Park), Domenico Massano (giunta di segreteria associazione radicale Adelaide Aglietta) ha dichiarato:
 
"60 giorni di prognosi, clavicole, mascelle, setti nasali rotti e molte altre lesioni di ogni genere: questi i frutti delle azioni di giovani squadristi ai danni dei cittadini tossicodipendenti a Parco Stura. Questo bilancio poteva essere anche peggiore se non si fosse intervenuti tempestivamente per interrompere questa violenza organizzata che si è sviluppata nel silenzio e nell’assenza di interventi ed iniziative capaci di prevenire tale deriva "squadrista", purtroppo facilmente prevedibile.
E’ preoccupante dover constatare che l’allarme provocato dai gravi pestaggi che si erano verificati nella stessa zona nel mese di febbraio 2007, non abbia spinto il Comune ad attivarsi per definire una strategia di intervento capace di prevenire il ripetersi di tale situazione. Oggi a distanza di un anno ci ritroviamo ad affrontare gli stessi problemi, i cui presupposti si sono sviluppati in un clima di intolleranza e nel silenzio delle istituzioni. Come abbiamo denunciato da alcune settimane se le uniche iniziative attivate sono di carattere repressivo sortiranno l’unico effetto di costringere le persone tossicodipendenti a situazioni di pericolo e di marginalità sempre più estreme.
Occorrono politiche integrate capaci di governare la difficile situazione che si è creata a Parco Stura e che si sta ripetendo in altre zone della città. Occorrono alternative concrete e concertate declinabili in interventi capaci di mediare tra le esigenze dei residenti e i bisogni dei cittadini tossicodipendenti che, vogliamo ribadirlo con forza, non sono una categoria astratta, ma sono persone reali, concrete, persone che ci sono qui ed ora, che non possono essere nascoste sotto un campo da golf, dietro ad iniziative cultural ricreative o "trasferite" in massa altrove.
Recentemente il Consiglio Comunale ha bocciato la mozione Grimaldi che si proponeva di affrontare in modo articolato il fenomeno delle tossicodipendenze a Torino, proponendo tra le altre cose la sperimentazione di una sala del consumo, un servizio di riduzione del danno che da oltre vent’anni nelle 72 esperienze europee in cui è attivo rappresenta un’iniziativa capace di mediare tra i bisogni dei cittadini tossicodipendenti e dell’intero contesto cittadino, garantendo i diritti ed aumentando la sicurezza di tutti, nessuno escluso.
Sui tavoli della IV commissione del Comune è ancora ferma la petizione popolare presentata dall'Associazione radicale Adelaide Aglietta, da Forum Droghe e da Malega 9, che, grazie alle firme di oltre mille cittadini, richiede l'istituzione di almeno una sala del consumo a Torino. Ripartire da questa petizione vorrebbe dire dar voce ad un’altra cittadinanza, una cittadinanza capace di fare proposte e di impegnarsi nella costruzione di una città capace di politiche inclusive che restituiscano maggiore sicurezza a tutti, nessuno escluso.
Invitiamo il Consiglio Comunale di Torino, il Sindaco Chiamparino ed il Prefetto Giosuè Marino ad assumersi l’impegno di andare oltre facili proclami e/o iniziative estemporanee di carattere esclusivamente repressivo, definendo politiche idonee ad affrontare adeguatamente il fenomeno delle tossicodipendenze a Torino, perché i tristi e preoccupanti episodi di questi giorni non si ripetano mai più.
 
Domenico Massano

Roma, 14 febbraio 2008
ABORTO/RADICALI: AL POLICLINICO DI NAPOLI COME IN BASILICATA GLI OBIETTORI SONO IL 90% DEL TOTALE: OCCORRE ASSICURARE IN OGNI OSPEDALE CHE IL DIRITTO DI SCELTA DELLA DONNA SIA EFFETTIVO.
  Dichiarazione di Bruno Mellano (deputato radicale) e di Giulio Manfredi
(Giunta di segreteria Radicali Italiani):
 
“Le polemiche sull’irruzione della polizia al Policlinico di Napoli hanno permesso a molti cittadini di conoscere questo dato importante; nell’ospedale napoletano, sono obiettori 54 medici su 60 (90%). Oggi, grazie all’ “Unità”, molti cittadini sanno quello che noi radicali, Maurizio Bolognetti in testa, denunciamo da anni nel deserto: in Basilicata, all’ospedale di Potenza, c’è un solo medico non obiettore; all’ospedale di Lagonegro, neppure uno.
Il solito Sud arretrato? Se scorriamo l’ultima Relazione al Parlamento del ministro Livia Turco sull’attuazione della legge 194 (depositata il 4 ottobre 2007, con sei mesi di ritardo), scopriamo che al secondo posto in fatto di obiettori c’è la Puglia (76,8%) ma seguono a ruota il Veneto (76,1%), la provincia di Trento (69,2%), la Lombardia (68,6%). Su un totale di 19 Regioni e 2 Province Autonome, solamente 8 Regioni hanno comunicato dati attendibili riferibili all’anno 2005; alla Basilicata è attribuita una percentuale di obiezione (41,8) non credibile vista la situazione denunciata; idem per la Campania (44,1).
Come parlamentari radicali presentammo subito un’interrogazione al ministro della Salute per chiedere la rettifica e l’aggiornamento dei dati nonché una valutazione politica sul fenomeno dell’obiezione e sollecitandone un intervento. Nessuna risposta.
All’inizio di questa legislatura, Maurizio Turco, deputato radicale della Rosa nel Pugno e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, ha invece presentato una PDL (C. 1858) in cui, tra l’altro, si prevede che in ciascun ospedale vi sia almeno il 50% di personale non obiettore.
Ieri, infine, tutti i deputati radicali, hanno presentato un’interrogazione urgente sull’incredibile vicenda napoletana: l’interruzione anticipata della legislatura lascia inevase tutte le nostre richieste d’intervento.
Anche di questo, di come garantire effettivamente il diritto di scelta della donna, anche della donna lucana o campana, anche della donna povera e priva di informazioni, si parlerà al Congresso dell’Associazione Coscioni, che si apre domani a Salerno.”.

Roma, 13 febbraio 2008
CARCERE - CASSA DELLE AMMENDE: INTERROGAZIONE AL NUOVO MINISTRO DELLA GIUSTIZIA. MELLANO (RADICALI-RNP): “SCOTTI LASCI IL SEGNO ED IN DUE MESI FACCIA FUNZIONARE LA CASSA DELLE AMMENDE”
  Depositata ieri un’interrogazione a risposta scritta al nuovo Ministro della Giustizia, Luigi Scotti, sulla vicenda della Cassa delle Ammende.
Un lancio dell’Agenzia ANSA, datato Roma 6 febbraio, aveva infatti riportato le seguenti dichiarazioni di Luigi Scotti, nuovo Ministro della Giustizia del Governo Prodi: ''Porterò avanti l'attività del Ministero già avviata. In due mesi si può fare ancora molto, sempre nell'ordinaria amministrazione. Io, d'altronde, sono un tenace lavoratore'' e, rispondendo a chi gli chiedeva cosa intendesse portare avanti fino all’insediamento del prossimo governo nel suo nuovo incarico, tra le priorità di lavoro per i prossimi mesi il Ministro indicava: ''1. La realizzazione di un servizio unico di intercettazioni telefoniche, così come ci e' imposto da una direttiva comunitaria e dalla legge Finanziaria; 2. il recupero delle somme tra le pene pecuniarie di condanna da destinarsi alla Giustizia; 3. il completamento del sistema informatico”.
Come è noto, almeno agli esperti grazie alle iniziative dei Radicali, la Cassa delle Ammende è un fondo di denaro, gestito dal Dipartimento Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, dove confluiscono i proventi del pagamento delle ammende e delle multe oggetto delle sentenze penali di condanna ed anche tutti i beni mobili ed immobili confiscati alla criminalità.
 
Il Decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 30 giugno 2000 (artt. da 121 a 130) ha rivisitato l’istituto della Cassa delle Ammende, attribuendole precise finalità fra cui il finanziamento di “programmi che attuano interventi di assistenza economica in favore delle famiglie dei detenuti e degli internati, nonché di programmi che tendono a favorire il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti e degli internati anche nella fase di esecuzione di misure alternative alla detenzione” (art. 129, 3° comma);
 
Nella risposta ad una precedente interrogazione in Commissione Giustizia, svolta il 16 ottobre scorso, il sottosegretario Li Gotti aveva affermato “Alla data del 30 giugno 2007 l'ammontare del fondo patrimoniale della cassa ammende era pari ad euro 113.856.586,02. Attualmente gli impegni finanziari deliberati dalla cassa ammende in attuazione del disposto di cui all'articolo 129, II e III comma del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000 sono pari ad euro 13.193.355,41. Quaranta sono i progetti presentati dalla cassa ammende ed approvati alla data del 12 settembre 2007 e di questi, quattordici sono quelli finalizzati al reinserimento socio-lavorativo delle persone che hanno beneficiato del provvedimento di indulto. Questi quattordici progetti coinvolgono 882 soggetti, hanno una durata temporale che va da un minimo di nove mesi ad un massimo di due anni e sono stati finanziati tutti dalla cassa delle ammende per un importo complessivo di circa 3 milioni e 313 mila euro.”
 
A me sembra che occorra prendere sul serio ed incoraggiare l’impegno del neo Ministro della Giustizia e per questo ho voluto sollecitarlo, con l’unico strumento parlamentare che mi è disponibile in questa fase: credo davvero che Luigi Scotti possa lasciare il segno del suo passaggio al Ministero facendo funzionare almeno la Cassa delle Ammende.

Roma, 12 febbraio 2008
LE MANI SULLA SANITA’/MELLANO (RADICALI/RNP): OTTIMA L’ENNESIMA DENUNCIA DI “REPUBBLICA” MA LA SOLUZIONE RADICALE ESISTE: TOGLIAMO AI PARTITI LA SCELTA DEI DIRETTORI GENERALI DELLE AZIENDE SANITARIE REGIONALI.
I DEPUTATI RADICALI HANNO PRESENTATO UNA PROPOSTA DI LEGGE.
  Dopo aver letto l’ennesima denuncia giornalistica degli ennesimi episodi di spartizione partitocratrica dei posti nelle aziende sanitarie regionali (questa volta in Piemonte e Liguria), Bruno Mellano (deputato radicale del Gruppo “Socialisti e Radicali – RNP) e Giulio Manfredi (Giunta di segreteria Radicali Italiani) hanno dichiarato:

“Esiste un formidabile banco di prova per i politici che si accingono ad affrontare la campagna elettorale al grido “Occorre cambiare modi e contenuti della politica”: le nomine dei direttori generali delle aziende sanitarie locali e ospedaliere, da cui dipendono poi gran parte delle nomine sottostanti nelle ASR.

Fra gli ultimi provvedimenti presentati alla Camera dai deputati radicali vi è anche la Proposta di Legge n. 3419 (Mellano ed altri) su “Riforma procedure di selezione dei direttori generali delle aziende sanitarie locali e ospedaliere” (vedi testo allegato, la PDL non è ancora presente sul sito della Camera).

La nostra PDL scardina completamente il meccanismo delle “nomine”, ora di competenza delle giunte regionali e quindi dei partiti: la selezione dei manager delle aziende sanitarie viene affidata totalmente a una commissione costituita da cinque membri scelti fra i rappresentanti delle maggiori società di interesse nazionale nel campo del consulting manageriale, prese in considerazione in base alla media ponderata dei seguenti fattori: fatturato, numero delle sedi sul territorio, numero personale inquadrato e a progetto. La commissione suddetta stila una graduatoria in base alla quale sono assegnati i vari posti in palio, tenendo conto anche delle indicazioni dei candidati e delle valutazioni della commissione.
Al fine di contemperare l’esigenza di avere a capo delle aziende sanitarie regionali manager senza vincoli di partito con quella di assicurare comunque una gestione sanitaria coesa e con obiettivi univoci a livello regionale, è lasciata inalterata la possibilità per la regione di non confermare i direttori regionali alla scadenza del loro incarico nonché di farli decadere in corso d’opera – motivando pubblicamente le ragioni della revoca - quando ricorrano gravi motivi o la gestione presenti una situazione di grave disavanzo o in caso di violazione di leggi o del principio di buon andamento e di imparzialità dell’amministrazione.
Si provvede alla sostituzione di uno o più direttori generali attingendo alla graduatoria.

Presenteremo la Proposta di Legge radicale durante i lavori del 6° Congresso dell’Associazione Luca Coscioni, che si terrà a Salerno da venerdì 15 a domenica 17 febbraio; i diritti dei malati si tutelano anche così, a partire dalla Campania di Mastella, regione per regione.”


Milano, 12 febbraio 2008
CASO RONCONI/RADICALI: LA PROVINCIA DI LODI HA FATTO MEZZO PASSO INDIETRO: SALVAGUARDATO IL DIRITTO AL LAVORO DI SUSANNA RONCONI … MA IL PREGIUDIZIO INFAMANTE RIMANE.
  Giulio Manfredi (Giunta di segreteria Radicali Italiani) e Nathalie Pisano (Segreteria Associazione Radicale Enzo Tortora – Radicali Milano) hanno dichiarato:
“La grande mobilitazione provocata dalle dichiarazioni della provincia di Lodi (governata, ricordiamolo, dal centrosinistra), che aveva praticamente dichiarato l’ostracismo a Susanna Ronconi, negandole non solo il diritto di espressione ma anche il diritto al lavoro, ha prodotto i suoi frutti.
La provincia fa un mezzo passo indietro; recupera, addirittura, il “principio di sussidiarietà” per argomentare che non può ledere l’autonomia delle associazioni che seguono il progetto “Lavoro debole” per il reinserimento dei detenuti del carcere locale. Il contratto di consulenza di Susanna è salvo e salvo è il lavoro fatto finora, per un anno e mezzo, senza che la sua presenza a Lodi provocasse problemi morali a nessuno.
Restano intatte, non ritrattate, le dichiarazioni pesanti e vergognose della provincia di Lodi, che sanciscono la negazione di quanto affermato nella Costituzione, all’art. 27, sulla funzione rieducativa delle pena, funzione rieducativa perfettamente inverata dalla vicenda umana di Susanna Ronconi..
E tali dichiarazioni sono state fatte, nel 2008, da un’istituzione pubblica nella Lombardia di Cesare Beccaria.”.

"Corriere della Sera", 12/02/08, pag. 10 Lodi. Dietrofront dell'ente: ”L'Associazione alla quale è affidato il progetto può scegliere liberamente i collaboratori”
“NON POSSIAMO LICENZIARE L'EX BR”

Assistenza ai detenuti, Susanna Ronconi torna a lavorare per la Provincia di Caterina Belloni Lodi- Alla fine l'ex br Susanna Ronconi si occuperà del progetto “Lavoro debole”, che punta al reinserimento dei detenuti nel mondo produttivo, una volta che abbiano scontato la loro pena. A volerla tra i collaboratori dell'iniziativa è un pool di associazioni che da tempo affianca la Provincia di Lodi, che coordina il percorso formativo avviato per gli ex detenuti grazie al finanziamento di 60 mila euro ricevuti dalla Regione Lombardia.
Un paio di settimane fa, contro la presenza della ex terrorista a un'iniziativa pubblica si era levata la voce di Giovanni Berardi, presidente dell'Associazione italiana vittime del terrorismo, che giudicava inaccettabile che l'Amministrazione provinciale offrisse lavoro ad una persona che aveva partecipato ad un omicidio. La Provincia di Lodi si era affrettata a precisare di non aver mai offerto contratti di consulenza alla Ronconi e che mai l'avrebbe fatto, anche per non urtare la sensibilità di chi aveva subito la perdita di una persona cara a causa degli episodi di sangue avvenuti negli anni di piombo. Una virata netta, che sembrava togliere valore a tutta la prima parte del progetto, cui la Ronconi aveva partecipato.
In un successivo comunicato ufficiale, però, la Provincia ha precisato che, pur non avendo trai suoi collaboratori l'ex brigatista, “secondo il principio di sussidiarietà, non potesse interferire con le scelte organizzative interne delle associazioni partner, di cui rispetta l'autonomia e le competenze”.
Un'autonomia che l'associazione “Lo scarcere”, di cui la Ronconi è consulente, ha deciso di prendersi al volo. Dopo qualche giorno di confronto, infatti, è arrivata la decisione definitiva. La Ronconi resterà tra i collaboratori anche nella prossima fase del progetto “Lavoro debole” perchè, come spiega la presidente dell'Associazione Francesca Riboni, “appelli giunti da persone di diverse culture, appartenenze professionali e ruoli istituzionali, hanno evidenziato e sostenuto la legittimità dell'attività professionale che Susanna sta realizzando, collaborazione che avviene a pena scontata e dopo vent'anni di presa di distanza da quel passato”.
Insomma, il progetto lodigiano è un altro capitolo della sua vita. “Se si lavora per cercare di dare un futuro professionale alle persone che hanno scontato una pena – aggiunge Michela Sfondrini, che fa parte del forum delle associazioni legate al progetto – non si può pensare di non coinvolgere chi ha pagato per i suoi errori e ha una competenza diretta dei problemi carcerari”

Genova, 10 febbraio 2008
Genova: visita alla casa circondariale, segnalata come quinto carcere peggiore d’Italia. Mellano: tornerò presto.
  Si è svolta ieri pomeriggio, sabato 9 febbraio, una visita ispettiva del deputato radicale della Rosa nel Pugno Bruno Mellano e di una delegazione radicale alla Casa Circondariale di Genova Marassi.
La delegazione, che ha accompagnato l'onorevole Mellano, era composta da Giulio Manfredi, membro della Giunta di segreteria di Radicali Italiani, Alessandro Rosasco, membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e da Stefano Petrella, tesoriere del Gruppo Radicale Adele Faccio (GRAF).
Innumerevoli negli anni le visite dei radicali anche al carcere di Genova, questa era la seconda di Bruno Mellano: la prima si svolse il 14 luglio 2006.
La situazione fotografata ieri dalla delegazione fa registrare la presenza di 590 detenuti, al 40% tossicodipendenti e al 50% extracomunitari (prima dell'indulto erano giunti a 680, per scendere ad appena 300 nel settembre 2006).
11 detenuti usufruiscono della semilibertà ed uno solo dell'articolo 21 (prima dell'indulto erano oltre 60 i semiliberi). 100 circa i detenuti ospitati al Centro Clinico, 40 dei quali affetti da HIV. Appena 7 gli ospiti nella speciale sezione a custodia attenuata, fiore all'occhiello dell'istituto.. La delegazione ha visitato il nuovo e l'attuale centro clinico, la sezione a custodia attenuata, la cucina dei detenuti, il nuovo campetto da calcio, la panetteria, la falegnameria, i laboratori. Sono 350 gli agenti sulla carta presenti a Marassi, ma solo 220 effettivi e 60 per le traduzioni, su una pianta organica prevista di 445.
Al termine della visita, l'On. Bruno Mellano ha dichiarato:
"Ho voluto approfittare della mia presenza a Genova, dovuta al convegno in ricordo di Adele Faccio ad un anno dalla morte, per visitare la struttura carceraria del centro storico del capoluogo ligure.
Ero già stato a Marassi prima dell'indulto ed ero curioso di verificare le condizioni attuali, con il ritorno del sovraffollamento ma anche alla luce della denuncia di 'radiocarcere' che ha lanciato una 'top ten' delle peggiori carceri italiane, dove Marassi è al 5° posto della poco lusinghiera classifica.
I problemi di Marassi sono gli stessi di quasi tutti gli istituti penitenziari italiani: il sovraffollamento, gli spazi, il personale, le strutture, il cibo, il lavoro, le attività.
Abbiamo approfondito le questioni ed i problemi segnalati con la Direzione e con un capo ispettore degli agenti di polizia penitenziaria, che ci hanno cortesemente accompagnato nella visita; una attenzione particolare abbiamo riservato al rapporto dell'antico istituto con i servizi sociali della comunità genovese in cui è inserita e abbiamo sottolineato l'esistenza della Cassa delle Ammende, uno strumento non ancora utilizzato dal carcere per finanziare i vari progetti ideati negli ultimi anni.
Ho promesso una nuova visita ispettiva fra breve tempo, anche per verificare l'effettiva apertura del nuovo Centro Clinico, da tempo terminato ma non ancora operativo."

Torino, 9 febbraio 2008.
SUPERPREMATURO – VIALE “UN ERRORE DI DATAZIONE. NON ALIMENTARE FALSE SPERANZE CON SENSAZIONALISMI ESTREMI”
  Silvio Viale, ginecologo all’Ospedale S.Anna ed esponente radicale, contesta la notizia diffusa oggi dal Corriere della Sera secondo la quale al S.Orsola di Bologna sarebbe nato un bambino di 21 settimane e 5 giorni di 562 g, vivo e vitale.
 
Silvio Viale ha dichiarato:
“La scienza fa miracoli, ma probabilmente non è questo il caso. Non lo è, almeno, nei termini presentati da Vittorio Monti. A 21 settimane un feto pesa mediamente 350 g e a 24 settimane 530 g. Se il peso del neonato è stato di 562 grammi è probabile che la gravidanza forse più avanzata e che alla base ci sia un errore di datazione per una mancata ridatazione nel prima trimestre. Una conferma viene dalla circostanza riferita dal collega Giacomo Faldella che il neonato ha pianto subito, segno che era praticamente in grado di respirare da solo e che probabilmente era di epoca successiva sole 21 settimane + 5 giorni dichiarate. Non ho dubbi che si debba assistere ogni prematuro estremo che piange, respira da solo e pesa oltre 500 g, ma sono abbastanza certo che, nelle circostanze riferite, si sia trattato di una piacevole sorpresa, e io mi sarei comportato esattamente come i colleghi bolognesi. Ritengo però sbagliato la ricerca di un sensazionalismo estremo che riporta solo i casi inizialmente positivi dimenticandosi dei follow-up negativi. Cosi facendo si alimentano solo false speranze. Al S.Anna di Torino, con perplessità di molti, chi era presente ha deciso di rianimare un feto di 21 settimane + 6 gg, risultato poi di 430 g, che è sopravissuto per 5 gg. Il punto non è quello di innestare una gara a chi rianima prima, ma di distinguere i problemi, mantenendo un approccio scientifico. Il riferimento di Faldella agli aborti terapeutici – non so se egli sia un obiettore o meno – è fuori luogo. Da un neonatologo mi aspetterei un maggiore impegno per istituire un registro nazionale dei prematuri estremi che permetta di avere dati certi e omogenei, di verificare errori e di evitare interpretazioni strumentali. E’ significativo che su Lancet, a gennaio, vi sia una review che riporta 15 studi di 12 paesi occidentali, su feti di 22-26 settimane, senza citare alcun dato italiano. Avere come unico obiettivo quello di abbassare il limite per le IVG, cosa che interessa soprattutto noi che li facciamo, o quello di rianimare qualunque feto, senza se e senza ma, rischia di viziare con un approccio strabico tutta la materia. Certo ci vuole buon senso, come ripetiamo tutti, ma sarebbe stato criminale non assistere un feto di 562 g che piangeva e, probabilmente, respirava da solo.”
 
Silvio Viale

Torino, 8 febbraio 2008.
PILLOLA DEL GIORNO DOPO – VIALE “NON E’ ABORTIVA. AGGIORNATEVI! SENZA RICETTA COME PER I PROFILATTICI.”
  L’obiezione di alcuni farmacisti non sarà un problema.
 
Silvio Viale, intervenendo ieri sera a Controcorrente su Sky e questa mattina a Viva Voce su Radio 24, ha invitato i medici ad aggiornarsi ed emanciparsi da un errato luogo comune perché la pillola del giorno dopo non è abortiva in alcun senso.
 
Silvio Viale, ginecologo al S.Anna di Torino ed esponente radicale, ha diffuso la seguente dichiarazione:
 “Il vero scandalo è sentire ancora dire che la pillola del giorno dopo è abortiva. Si tratta di un errato luogo comune. L’ho detto ieri sera a Controcorrente al Prof Massimo Moscarini, direttore dell’Università La sapienza S. Andrea, e questa mattina a Viva Voce a Filippo Boscia, vicepresidente dell'Associazione medici cattolici italiani, e a Pietro Uroda, presidente Nazionale dei farmacisti cattolici. Il levonorgestrel agisce prima e durante l’ovulazione, non agisce sull’ovulo fecondato. Se assunto dopo l’ovulazione è solo inefficace. Non è un farmaco intercettivo, anti-impianto o anti-annidamento, come si cerca di far credere con un linguaggio evocativo. In altre parole, non è abortivo, non solo nei confronti della gravidanza, ma neppure modificando il destino dell’ovulo fecondato. Paradossalmente, essendo un progestinico, cioè pro-gestazione, potrebbe addirittura favorire l’impianto dell’ovulo fecondato. Tutto ciò, da anni, è stato dimostrato nel topo e nella scimmia, ma ora è stato provato anche nell’uomo.. Il Karolinska institute ha dimostrato che il levonorgestrel non inibisce l’impianto della blastocisti su un modello tridimensionale di cellule endometriali umane. Spero che, finalmente, i giornali lo scrivano perché ’obiezione, su questa base, è prima di tutto una cantonata. Come obiettare alla “terra che gira intorno al sole”.
 
“La non prescrizione è soprattutto un modo per evitare un lavoro in più e le potenziali code di donne per la ricetta, come dimostrano le risposte strampalate di molti colleghi, che dimenticano di essere dei pubblici ufficiali. Dimenticano pure che l’efficacia della contraccezione di emergenza si riduce del 59% ogni 12 ore, che non è necessario alcun esame e che non ci sono controindicazioni mediche. L’OMS inserisce la contraccezione di emergenza in classe 1, cioè “senza limitazioni”. Qualunque medico – non serve un ginecologo – può prescriverla, anche preventivamente.
 
“La ricetta, peraltro non ripetibile, è assolutamente ingiustificata e serve solo ad alimentare polemiche strumentali, che sfruttano l’indolenza di troppi medici, preoccupati solo di prevenire ulteriori richieste di altre donne. L’unica soluzione è abolire la ricetta come per i profilattici, lasciando alla donna la scelta di utilizzarla o meno. La contraccezione di emergenza rispetta tutte le caratteristiche di un prodotto da banco e non ha rischi di abuso, anche perché è molto meno efficace della contraccezione ormonale, essendo di emergenza, appunto.”
 
“L’eventuale obiezione di alcuni farmacisti non è un problema.. Non lo è stata nel 2001, quando fu proclamato il boicottaggio contro l’Angelini e la Shering, e non lo sarà nemmeno nel 2008.”
 
Silvio Viale

Torino, 6 febbraio 2008
TORINO/ALESSANDRO FREZZATO ADERISCE A DIGIUNO DI DIALOGO NEI CONFRONTI DEL MINISTRO DELLA SALUTE: “Chiediamo al ministro Livia Turco di emanare senza indugio i provvedimenti necessari in materia di fecondazione assistita, diritto di comunicazione dei disabili, errori medici e convenzione di Oviedo”.
  Alessandro Frezzato (22 anni, malato di distrofia muscolare, membro Consiglio generale Associazione Luca Coscioni e Direzione nazionale di Radicali Italiani) aderisce all’iniziativa nonviolenta lanciata da Marco Cappato (segretario Associazione Luca Coscioni), che - insieme a Mina Welby, Lucio Bertè e Dominique Velati - sta attuando un “digiuno di dialogo” dallo scorso 31 gennaio per chiedere al Ministro Livia Turco di sanare le gravi e patenti illegalità in merito a: legge 40 sulla fecondazione assistita; diritto di comunicazione dei disabili; errori medici e convenzione di Oviedo.
Alessandro, per evidenti motivi di salute, non può partecipare in prima persona allo sciopero della fame; il papà Roberto lo sostituisce da ieri nell’iniziativa nonviolenta.
Roberto Frezzato ha 53 anni e lavora a Torino come libero professionista.

N. B. Per approfondimenti sull’iniziativa nonviolenta radicale link.

Torino, 6 febbraio 2008.
Pillola del giorno dopo – VIALE “VERGOGNATEVI! NON E’ ABORTIVA. ABOLIRE LA RICETTA, SENZA CREARE GHETTI PER I MEDICI PRESCRITTORI.”
  La conferma da due studi del Karolinska Institute. Perché nessun giornale scrive che non è abortiva?No a pseudo-soluzioni che comportino ghetti dei medici che prescrivono
Silvio Viale, ginecologo, dirigente radicale e dell’Associazione Luca Coscio ni, bolla come “ignoranti” i medici che non prescrivono la contraccezione di emergenza, invitandoli a vergognarsi, perché “basterebbe informarsi”. Silvio Viale, che dal 2004 ha promosso con i radicali una campagna per l’abolizione della ricetta, come è avvenuto negli Usa e in gran parte dei paesi europei, e che è stato sottoposto a procedimento disciplinare da parte dell’Ordine dei Medici per avere prescritto la “pillola del giorno dopo” davanti a licei ed università di Torino, Roma e Milano, diffida dal creare dei “ghetti” per i prescrittori, assolvendo i non prescrittori. “Non essendo una prestazione specialistica, qualunque medico può prescriverla, dalla guardia medica al vicino di casa.”Silvio Viale ha dichiarato: “Vergognatevi! Vergognatevi per la vostra ignoranza. Che il levonorgestrel non agisse sull’impianto della blastocisti, cioè l’ovulo fecondato, era già noto e dimostrato nel topo (Contraception 2003) e nella scimmia (Human Reproduction 2004). Ora due studi del Karolinska Istitute ne danno la prova del nove anche sull’uomo. Utilizzando un modello tridimensionale di cellule endometriali umane i ricercatori svedesi hanno osservato che il levonorgestrel non inibisce l’impianto della blastocisti ( Human Reproduction 2007) e che non altera la recettività dei markers endometriali (Fertility & Sterility 2008). Tutto ciò significa che non è abortiva e rafforza quanto l’OMS afferma già dal 2005 “la contraccezione di emergenza con levonorgestrel ha dimostrato di prevenire l’ovulazione e di non avere alcun ril evabile effetto sull’endometrio (la mucosa uterina) o sui livelli di progesterone, quando somministrata dopo l’ovulazione”. Tutto ciò significa che quando dico che non è abortiva non mi riferisco soltanto alla gravidanza, che inizia con l’impianto e la positività al test della gravidanza, ma anche al processo riproduttivo che inizia con l’unione dei gameti maschile e femminile. In altri termini, il levonorgestrel non è abortivo abortivo, non solo propriamente per la 194, che riguarda la gravidanza diagnosticata, ma anche impropriamente per l’ovulo fecondato nell’intervallo tra la fertilizzazione e l’impianto. L’assunto teorico e teologico del pronunciamento del Comitato Nazionale di Bioetica del 2004 per il quale non è escludibile in astratto un’azione post-fertilizzazione, non si basava su alcuna prova allora e non ha più alcun valore oggi di fronte alle evidenze sperimentali.”“Vergognatevi per la vostra paura di un farmaco innocuo. La contraccezione di emergenza non ha controindicazioni e non necessita di alcun esame. Per l’OMS (Medical eligibility criteria for contraceptive use. Third edition. Geneva:WHO,2004) la contraccezione di emergenza non ha limitazioni d’uso, essendo classe 1.” Non essendo una prestazione specialistica, qualunque medico può prescriverla, dalla guardia medica al vicino di casa.”“Vergognatevi per la vostra vigliaccheria. Cacciare le donne che hanno bisogno di una prestazione, senza nemmeno indicare con certezza a chi rivolgersi, è da vigliacchi, perché le espone ad un rischio aggiuntivo non voluto di gravidanza. L'efficacia, infatti, si dimezza ogni 12 ore, passando dal 95% delle prime 12 ore a poco più del 50% a 72 ore. Per questo occorrerebbe chiamarla la "pillola dell'ora dopo", sottolineando ulteriormente la caratteristica di emergenza.”“Vergognatevi per la vostra ipocrisia, perché voi non esitereste ad usarla in caso di bisogno, con il privilegio di non dovere cercare una ricetta.”“E si vergogni un po’ anche il ministro Turco, perché, se tutto ciò continua ad accadere, nonostante le numerose inchieste di denuncia (cinque a Roma negli ultimi due anni) è anche un po’ colpa sua, che nel maggio 2005 aveva promesso di occuparsene. Basterebbe abolire la ricetta, che non ha alcuna giustificazione e che,  di fronte all’indifferenza, all’egoismo e all’irresponsabilità di tanti medici, ricondurrebbe la materia alla sfera delle responsabilità individuali.  E’ già accaduto in tanti paesi, persino negli USA di Bush dal 2006. Ne aumenterebbe la diffusione e l’efficacia, nonché la consapevolezza sui contraccettivi.”
Silvio Viale

Roma, 5 febbraio 2008
LE MANI SULLA SANITA’/IN ZONA CESARINI DEPUTATI RADICALI PRESENTANO PROPOSTA DI LEGGE PER TOGLIERE ALLA PARTITOCRAZIA LE NOMINE DEI DIRETTORI GENERALI DELLE AZIENDE SANITARIE REGIONALI.
  Ieri, i deputati radicali (Bruno Mellano, Donatella Poretti, Marco Beltrandi, Sergio D’Elia e Maurizio Turco) del Gruppo “Socialisti e Radicali – RNP” hanno presentato una Proposta di Legge su “Riforma procedure di selezione dei direttori generali delle aziende sanitarie locali e ospedaliere” (vedi testo allegato).
La PDL scardina completamente il meccanismo delle “nomine” – ora di competenza delle giunte regionali e quindi dei partiti - sostituendolo in modo radicale. La selezione dei manager delle aziende sanitarie viene affidata totalmente a una commissione costituita da cinque membri scelti fra i rappresentanti delle maggiori società di interesse nazionale nel campo del consulting manageriale, prese in considerazione in base alla media ponderata dei seguenti fattori: fatturato, numero delle sedi sul territorio, numero personale inquadrato e a progetto. La commissione suddetta stila una graduatoria in base alla quale sono assegnati i vari posti in palio, tenendo conto anche delle indicazioni dei candidati e delle valutazioni della commissione.
Al fine di contemperare l’esigenza di avere a capo delle aziende sanitarie regionali manager senza vincoli di partito con quella di assicurare comunque una gestione sanitaria coesa e con obiettivi univoci a livello regionale, è lasciata inalterata la possibilità per la regione di non confermare i direttori regionali alla scadenza del loro incarico nonché di farli decadere in corso d’opera – motivando pubblicamente i motivi della revoca - quando ricorrano gravi motivi o la gestione presenti una situazione di grave disavanzo o in caso di violazione di leggi o del principio di buon andamento e di imparzialità della amministrazione.
Si provvede alla sostituzione di uno o più direttori generali attingendo alla graduatoria.
Ricordiamo che il direttore generale dell’azienda sanitaria riveste un ruolo cruciale nel buon andamento della stessa anche perché è lui a nominare il direttore sanitario e amministrativo nonché i primari negli ospedali.Bruno Mellano (primo firmatario della PDL) e Giulio Manfredi (Giunta di segreteria Radicali Italiani):
“Già nel gennaio 2002 presentammo una proposta di legge simile nel Consiglio Regionale del Piemonte, dopo che il direttore generale delle Molinette di Torino era stato arrestato per concussione. Da allora, la situazione non è certo cambiata, si è anzi incancrenita, come dimostrano i fatti di cronaca relativi alle aziende sanitarie campane e calabresi, come dimostra, soprattutto, la tabella pubblicata da un diffuso settimanale, con la ripartizione a seconda del partito di appartenenza, regione per regione, dei 277 direttori generali della sanità.
Il disegno di legge in materia presentato lo scorso dicembre dal ministro della Salute Livia Turco è del tutto inadeguato a porre fine alla spartizione partitocratica dei manager della sanità: si passerebbe dalla nomina tout court decisa oggi dalla giunta regionale ad una nomina conseguente alla scelta fra una terna di nomi indicati da una commissione composta da tre membri scelti dalla regione, di cui uno tra dirigenti apicali della regione stessa, uno tra i direttori generali di aziende sanitarie regionali e uno tra docenti universitari. E’ del tutto evidente che almeno due dei tre commissari indicati sono sottoposti all’influenza politica; inoltre, il tutto si conclude con la solita scelta discrezionale, seppur ristretta a tre nominativi.
Non siamo così ingenui da illuderci che la situazione cambi a breve termine: la PDL radicale presentata ieri farà la stessa fine di quella presentata sei anni fa. Abbiamo voluto, però, che rimanesse traccia formale in Parlamento della possibilità concreta di modificare uno stato delle cose che colpisce il cittadino due volte: la prima con prestazioni sanitarie inadeguate e carenti, che ledono il suo diritto costituzionale alla salute; la seconda con la mala gestione delle risorse pubbliche, a cui i cittadini contribuiscono con il pagamento di imposte e tickets sanitari.”.
Mellano
Manfredi

Torino, 05 febbraio 2008
DROGA TORINO/ RADICALI: I CITTADINI TOSSICODIPENDENTI DENUNCIANO LE AGGRESSIONI SUBITE. PREFETTO E COMUNE COME INTENDONO INTERVENIRE?
  Dichiarazione di Domenico Massano (Giunta di segreteria associazione radicale Adelaide Aglietta):
 
“I cittadini tossicodipendenti che frequentano Parco Stura hanno scritto una lettera al quotidiano “La Stampa”, per denunciare le violenze di cui sono vittime quotidianamente da parte di “bande” che organizzano quella che sembra una vera e propria caccia all'uomo, con tanto di bastoni e mazze ferrate. Le violenze sono inferte a tutti, uomini e donne, senza differenza alcuna.
Ritengo significativo che questa denuncia parta proprio da una donna, Lella, che ha avuto il coraggio ed il merito di farsi portavoce di una situazione estremamente critica e pericolosa (di cui proprio le donne, spesso, pagano le conseguenze peggiori), e che arrivi proprio dopo le iniziative repressive promosse a Parco Stura dal nuovo Prefetto, Giosuè Marino, al quale ricordiamo che ha il compito di occuparsi della sicurezza di tutti i cittadini, nessuno escluso, ed ha il dovere di perseguire coloro che si permettono di pianificare azioni di violenza nei confronti di persone che sono particolarmente vulnerabili ed esposte ad ogni tipo di sopruso. Come abbiamo più volte ribadito, le iniziative repressive, se non vengono accompagnate dalla definizione di politiche sociali capaci di offrire alternative, capaci di governare il fenomeno della tossicodipendenza, sortiscono l'unico effetto di ridurre le persone tossicodipendenti in condizioni di pericolo e deprivazione sempre più estreme.
Ritengo che il Prefetto debba rivedere al più presto le proprie strategie di intervento, magari a partire da un confronto con i servizi socio-sanitari (in particolare con quelli di riduzione del danno) che da anni a Torino si occupano del fenomeno delle tossicodipendenze, e che il Comune debba assumersi la responsabilità di definire interventi che offrano alternative, che rispondano ai bisogni delle persone tossicodipendenti e che siano capaci di mediare con i diritti della cittadinanza. Le sale del consumo (narcosale), recentemente bocciate in Consiglio Comunale, sono una proposta che va in questa direzione, una proposta che offre una risposta concreta e non ideologica ai bisogni dei molti cittadini tossicodipendenti che, oltre a rischiare quotidianamente la vita in situazioni di marginalità estrema, continuano ad essere esposti a violenze sicuramente evitabili ed in gran parte determinate dall'assenza di politiche inclusive, capaci di promuovere solidarietà e senso civico e non violenza e stigmatizzazione.
Sui banchi della IV commissione del Comune è ancora ferma la petizione popolare presentata dall'Associazione radicale Adelaide Aglietta, da Forum Droghe e da Malega 9, che richiede l'istituzione di almeno una sala del consumo a Torino. Ritengo che sarebbe il caso di prenderla in mano e, partendo da questa proposta, iniziare a costruire una più ampia rete di servizi capace di governare il fenomeno delle tossicodipendenze e di rendere Torino una città attenta alle esigenze ed ai bisogni di tutti, nessuno escluso.”

Domenico Massano

Torino, 4 febbraio 2008.
ABORTO – VIALE “GLI OPERATORI E LE DONNE LASCIATI SOLI. LIVIA TURCO DOVREBBE FARE UN APPELLO A SE STESSA.”
  Silvio Viale, il ginecologo torinese, esponente radicale che domani a Torino (Via Garibaldi 18 alle ore 12) terrà una conferenza stampa con il deputato radicale della Rosa nel Pugno, Bruno Mellano, replica all’appello di Livia Turco alle donne, con la seguente dichiarazione:
“Livia Turco dovrebbe avere il coraggio di ammettere che per ventanni gli operatori e le donne sono stati lasciati soli. Gli operatori, soli, a gestire la legge contro le ingerenze degli antiabortisti, sovente sostenuti da politici di destra e di sinistra, con l’imbarazzo silenzioso di chi avrebbe invece dovuto sostenerli. Le donne, sole, con le proprie storie e le proprie trafile da digerire, spesso sballottate da un posto all’altro in una giungla di ipocrisie. Le IVG, la sessualità e la contraccezione sono finite in ghetto della sanità, con il tacito accordo di parlarne il meno possibile. Le vicende della RU486, della pillola del giorno dopo, della legge 40 sono li a testimoniarlo. Persino lo spot televisivo sui profilattici sembra giungere troppo tardi, quando insieme ai protagonisti dello spot, sembrano andarsene via anche le speranze delle donne. Eppure l’offensiva del fronte “pro life” era annunciata, con una strategia che vuole partire dall’Italia per estendersi in Europa. Di certo era difficile recuperare anni di oblio, di tabù politicamente ben coltivati, ma da un ministro donna ci si attendeva molto di più e molto di più si sarebbe potuto fare. Più che un appello alle donne Livia turco dovrebbe fare un appello a se stessa!”
 
Silvio Viale

Torino, 4 febbraio 2008
“MINISTRO TURCO, AGISCA PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI …”.
DOMANI CONFERENZA STAMPA RADICALE A TORINO (LEGGE 194 E RU486, FECONDAZIONE ASSISTITA, DIRITTI DISABILI GRAVI, ERRORI MEDICI).
  Domani, martedì 5 febbraio, alle ore 12:00, nella sede dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta (Torino, via Garibaldi n. 18), si terrà una conferenza stampa per illustrare le richieste che l’Associazione Luca Coscioni ha rivolto al Ministro della Salute, Livia Turco. Inoltre, il Dr. Silvio Viale farà il punto sia sulle polemiche relative alla corretta attuazione della legge 194/78 sia sulla procedura di autorizzazione del farmaco RU486.
Per dare forza alle richieste avanzate al Ministro della Salute, sono in sciopero della fame dalla mezzanotte del 31 gennaio, Marco Cappato (europarlamentare radicale, segretario Associazione Luca Coscioni); Mina Welby e Lucio Bertè (Comitato Nazionale Radicali Italiani); Dominique Velati (militante radicale piemontese, Associazione Radicale Satyagraha).
Interverranno alla conferenza stampa:
Igor Boni (segretario Ass. Aglietta);
Nicoletta Casiraghi (esponente liberale, Giunta di Segreteria Ass. Aglietta);
Alessandro Frezzato (Direzione Nazionale Radicali Italiani, Consiglio Generale Ass. Coscioni);
Bruno Mellano (deputato radicale del Gruppo “Socialisti e Radicali – RNP”)
Silvio Viale (Consiglio Nazionale Radicali Italiani, Consiglio Generale Ass.. Coscioni).

N. B.
La lettera aperta di Marco Cappato a Livia Turco è disponibile a questo link:
http://www.lucacoscioni.it/lettera_aperta_al_ministro_turco_1

Torino, 1 febbraio 2008
IN ASSENZA DI UN ACCORDO IL REFERENDUM E’ LA STRADA OBBLIGATA
Viale e Boni: “Doveroso convocare i referendum sulla legge elettorale. Le elezioni politiche oggi avrebbero solo l’effetto di rimandare e peggiorare il problema-Italia”
  Igor Boni e Silvio Viale (Segretario e Presidente dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta)
, che a titolo personale hanno aderito al comitato promotore dei referendum elettorali, impegnandosi nella raccolta firme, hanno rilasciato la seguente dichiarazione:
 
“Le elezioni politiche oggi rappresentano semplicemente – e drammaticamente – un modo per rimandare e peggiorare la situazione italiana e difendere gli interessi di piccoli o grandi caste. Lo stallo che stiamo vivendo è dovuto certo alla legge elettorale ma, è doveroso sottolinearlo, anche alle mancate riforme istituzionali e soprattutto alle mancate riforme di stampo liberale in campo economico. In questi giorni si giocano molte delle poche possibilità di risalire una difficile china: o si riesce a trovare un accordo ampio che possa condurre alla formazione di un Governo di legislatura capace di affrontare e sciogliere i nodi italiani, altrimenti andare al voto referendario sulla legge elettorale è un passaggio doveroso. Le consultazioni referendarie (lo sanno molto bene i Radicali) sono state sempre considerate pericolose dal sistema partitocratico e oligarchico italiano; pericolose perché consentono ai cittadini di pronunciarsi al di là e oltre gli schieramenti politici. Oggi occorre rispettare la richiesta degli 820.000 firmatari dei quesiti, sapendo che quei referendum non rappresentano di certo la soluzione e che la legge che ne esce in nessun modo può considerarsi simile a quella da noi auspicata (maggioritaria e uninominale) ma possono essere l’occasione per iniziare un processo di rinnovamento del Paese.
 
Boni
Viale

Torino, 1 febbraio 2007
Parco stura (Tossik park): Prefetto Marino ricordi che la repressione non può essere l’unico intervento!
  Dopo aver appreso dai giornali le dichiarazioni del nuovo Prefetto di Torino, Giosuè Marino relative a Parco Stura (Tossic parc), Domenico Massano (giunta di segreteria associazione radicale Adelaide Aglietta) ha dichiarato:
 
Il nuovo prefetto si propone di ripercorre le strade vecchie con cui si è affrontato e si continua ad affrontare il fenomeno della tossicodipendenza a Parco stura: reprimere e ripulire. Questo binomio che sino ad oggi si è rivelato fallimentare come strategia elettiva ed esclusiva di intervento, sembra voler ridurre le persone tossicodipendenti, che quotidianamente vivono nel dramma di questo luogo, alla stregua di rifuti umani da ripulire o di delinquenti cronici da internare.
Ricordiamo che anche queste persone sono cittadini di cui ci si deve occupare definendo ed attuando politiche inclusive, capaci di governare un fenomeno complesso, quello della tossicodipendenza, che troppo spesso viene ridotto a problema risolvibile esclusivamente con interventi di tipo repressivo.
A livello internazionale si è ormai affermata la politica dei quattro pilastri per il contrasto alle dipendenze: lotta al narcotraffico, prevenzione, cura e riabilitazione e riduzione del danno. Un intervento di "polizia" come quello proposto dal Prefetto se non viene accompagnato da politiche sociali capaci di offrire alternative, capaci di governare il fenomeno della tossicodipendenza, non avrà altro esito che spostare altrove il problema, creando nuovi ghetti, nuovi contesti capaci solo di ridurre le persone tossicodipendenti in condizioni di marginalità e deprivazione sempre più estreme.
E’ preoccupante che questa linea d’azione venga proposta subito dopo la bocciatura in Consiglio comunale della mozione che proponeva la sperimentazione di almeno una sala del consumo a Torino, un’iniziativa di riduzione del danno che avrebbe rappresentato una buona mediazione tra i bisogni dei cittadini residenti, permettendo il recupero e la tutela degli spazi urbani, ed i bisogni dei cittadini tossicodipendenti offrendo loro un’alternativa alla situazione di degrado e pericolo cui sono costantemente esposti.
Invitiamo il Prefetto, se vuole affrontare realmente il problema e non semplicemente spostarlo altrove per riaffrontarlo in seguito, a discutere delle possibilità di intervento oltre che con il questore ed i responsabili dell’Arma, anche con i servizi socio sanitari, in particolare con quelli di riduzione del danno, e di confrontarsi con altre esperienze europee, come quella di Francoforte, in cui la strada concertata tra forze di polizia e servizi socio sanitari ha permesso la realizzazione di sale del consumo e di nuovi servizi di riduzione del danno che hanno reso possibile interventi efficaci ed inclusivi, capaci di ripondere ai bisogni di tutti, nessuno escluso.
 
Domenico Massano

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