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Roma, 31 marzo 2007
PERDITE RADIOATTIVE E CONTAMINAZIONE DI 13 TECNICI A VERCELLI: URGENTE L'INTERVENTO DEL MINISTERO DELL'AMBIENTE
  Mellano e Flaibani: "Quanto accaduto era prevedibile e vi sono responsabilità dell'Apat. Presentata interrogazione al Ministro Pecoraro Scanio"

Nei pressi di Saluggia (Vc) è stata rilevata acqua radioattiva (contaminata con Stronzio-90) all‚interno di un pozzo di un‚abitazione privata; i tecnici dell‚Arpa Piemonte hanno accertato che tale contaminazione proviene dalla piscina radioattiva "Eurex" che, pare, per la prima volta dalla sua costruzione ha iniziato a perdere liquidi oltre il bordo. L'"Eurex" custodisce 52 barre radioattive, eredità della ex centrale nucleare "Enrico Fermi"; pochi mesi or sono, su 13 addetti al sito di Saluggia si sono rilevati livelli di radioattività sopra la norma e 6 di questi sono tuttora sottoposti a cure di decontaminazione.
Il Deputato radicale della Rosa nel Pugno Bruno Mellano ha presentato immediatamente un'interrogazione in merito al Ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.

Dichiarazione di Bruno Mellano (Deputato radicale della Rosa nel Pugno) e Roswitha Flaibani (della Segreteria dell‚Associazione radicale Adelaide Aglietta):

"Appresa la notizia, abbiamo presentato un‚interrogazione al Ministro dell‚Ambiente per sapere quali siano le sue considerazioni in merito e se non ritenga necessario di dovere intervenire immediatamente, per accertare e risolvere la grave situazione in atto. L'incredibile è che l'Apat era a conoscenza del rischio, tanto è vero che il responsabile del Dipartimento nucleare dell'Apat ha dichiarato a "La Stampa" che la perdita non sorprende e che, anzi, si sperava che tardasse.
A questo punto, al di là delle polemiche pur legittime in una situazione come questa dove certamente negligenze "anche gravi" vi sono state, è urgente porre rimedio a quanto accaduto. Si deve nell'immediato procedere all'approvazione dell'iter per il trasferimento delle 52 barre radioattive ed è necessario programmare ad un ampio monitoraggio della zona per verificare, anche nelle falde superficiali e profonde, qual è il livello di radioattività. Occorre che il Ministero dell'Ambiente si mobiliti, magari anche con una visita personale al sito, tanto più che preoccupazioni su quello che ora è successo erano già state espresse in un'interrogazione presentata da un collega nel febbraio scorso."

Mellano

Roma, 29 marzo 2007
TELEKOM SERBIA/A MAGGIO SECONDA UDIENZA DEL PROCESSO INTENTATO DALL’AVVOCATO GIOVANNI DI STEFANO CONTRO IL RADICALE GIULIO MANFREDI.
  Manfredi: “Sarà un’ottima occasione per commemorare decennale affaire Telekom Serbia (9 giugno 1997). Il governo risponda all'interrogazione "Capezzone-Mellano". Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) ha reso noto che il prossimo 23 maggio si terrà a Roma la seconda udienza (la prima si era svolta a Campobasso il 7 luglio 2005) del processo in cui è imputato “per aver diffuso a mezzo internet notizie offensive dell’onore e della reputazione” dell’avvocato italo- inglese, di origini molisane, Giovanni Di Stefano (già socio d’affari del criminale di guerra serbo Arkan, già difensore di Milosevic e di Saddam Hussein).
Manfredi (autore del libro “Telekom Serbia – Presidente Ciampi, nulla da dichiarare? – Diario ragionato del caso dal 1994 al 2003”, Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri) ha dichiarato:
"Ho citato nei miei comunicati e nel libro l’avvocato Di Stefano solamente perché sull’affaire Telekom Serbia egli anticipò informazioni poi rilevatesi fondate: nel 2002, in un’intervista a Radio Radicale, parlò “di un deputato che all’epoca dei fatti era pilota e che ha trasportato la delegazione Telekom Serbia”; solo un anno dopo fu accertato che il deputato-pilota esisteva veramente; si trattava di Giulio Antonio La Starza (Alleanza Nazionale), che fu sentito dalla Commissione parlamentare d’inchiesta su TS.
Il caso fa bene le cose; con i compagni radicali, cercherò di utilizzare il mio processo per riportare all’attenzione dell’opinione pubblica l’affaire Telekom Serbia nel suo decennale: il 9 giugno 1997, Telecom Italia (allora controllata al 61% dal Ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi) acquistava il 29% dell’azienda Telekom Serbia, finanziando direttamente il regime di Slobodan Milosevic con 456 milioni di euro. Questo fu ed è il vero scandalo Telekom Serbia.
Su questo scandalo, è da dieci anni che attende risposta l’interrogazione, indirizzata ai ministri Ciampi e Maccanico, presentata nel giugno 1997 dal senatore radicale Piero Milio; su questo scandalo è da otto mesi che attende risposta l’interrogazione, rivolta ai ministri Amato e Parisi, dai deputati radicali Daniele Capezzone e Bruno Mellano, per conoscere se nell’intero arco temporale della vicenda Telekom Serbia vi fu l’intervento dei servizi di sicurezza italiani.
Quanto sta avvenendo a Milano rispetto alla vicenda Telecomgate (le intercettazione telefoniche operate dalla Security Pirelli-Telecom di Giuliano Tavaroli) rende non più rinviabile la risposta all’interrogazione“Capezzone-Mellano”.

Manfredi

VERBANIA: delegazione radicale in visita al Carcere. Mellano: “Urgono progetti mirati per i “sex offenders”.
  Venerdì 23 marzo, una delegazione guidata dal deputato radicale della Rosa nel Pugno, Bruno Mellano, accompagnato dai radicali del verbano-cusio-ossola Giampiero Bonfantini, Roberto Casonato, Antonio Montani e da Alessandro Rosasco del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, ha effettuato una visita al carcere di Verbania-Pallanza.
 
Prima della visita alle sezioni la delegazione è stata accolta dal Direttore del carcere di Vercelli, dott. Antonino Raineri, in sostituzione temporanea del dott. Massimo Forgione, da alcuni anni direttore a Verbania. Numerose sono state le visite radicali negli ultimi anni ma questa è stata la prima dopo l’approvazione del provvedimento di indulto da parte del Parlamento. L’incontro è servito ad affrontare i principali temi della casa circondariale: il numero dei detenuti, le scarcerazioni effettuate, i progetti in corso, la carenza di personale di polizia penitenziaria e sanitario e la situazione strutturale dell’edificio.
 
La delegazione ha potuto interloquire a lungo con l’ispettore superiore degli agenti di polizia penitenziaria, Giacomo Gravina, e con la dottoressa Angela Pellegrini, educatrice responsabile dell’area trattamentale dell’istituto; infine i radicali sono stati accompagnati in entrambi i piani di cui è composta la piccola casa circondariale.
 
I detenuti presenti nella casa circondariale sono 80, rispetto ai 120 di inizio agosto, prima dell’effetto indulto che aveva portato l’istituto al minimo storico di 60 presenze; 51 detenuti sono reclusi per reati comuni, 21 per reati “a riprovazione sociale”, in particolare crimini a sfondo sessuale, 8 sono semiliberi o ammessi al lavoro esterno. Gli agenti sono 54, su un organico previsto di 55: situazione ottimale rispetto al panorama di “normale” carenza di personale degli istituti italiani. Una sola agente donna, con notevoli problemi organizzativi necessari a garantire le funzioni specifiche ed i diritti lavorativi della persona. Il 50% dei reclusi sono extracomunitari. I tossicodipendenti sono una decina, seguiti dal SerT, anche con il metadone. Pesante la situazione descritta dall’equipe medica, incontrata al termine della visita, a causa della riduzione dei finanziamenti operati per la medicina penitenziaria. Anche in questa struttura si conferma il dato nazionale di una percentuale bassissima di rientri in carcere di beneficiari dell’indulto di agosto, mentre si conferma il trend di nuovi ingressi, derivanti dai periodici sfollamenti del carcere delle Vallette di Torino.
  
Al termine della visita Bruno Mellano ha dichiarato:
  “Mi preme segnalare alcuni aspetti che si confermano anche dopo questa visita a Pallanza. La Casa circondariale è ricca di progetti lavorativi e formativi, anche innovativi e a valenza sociale: dai lavori in campo ambientale alla manutenzione della vicina scuola, dall’attività di raccolta differenziata interna all’istituto alle pulizie e servizio lavanderia per la caserma degli agenti, oltre ai tradizionali lavori interni alla struttura. La buona rete di relazioni del carcere nel contesto sociale del territorio ha sopperito, sinora, alle carenze di fondi. Un elemento di crisi è però la situazione, anche a Verbania, della medicina penitenziaria, in particolare per quanto riguarda la speciale sezione dei “sex offenders”: urge, come ci è stato confermato dagli stessi operatori che ne sono ben consapevoli, trovare le forme e le modalità migliori per intervenire su questi soggetti, soprattutto in previsione del fine pena. Personalmente ho suggerito di utilizzare il canale della Cassa delle Ammende per chiedere, con forza, un finanziamento specifico per un progetto mirato per questi detenuti, con i necessari supporti psicologici e specialistici.”

Torino, 24 marzo 2007
TELEKOM SERBIA/IL 23 MAGGIO SECONDA UDIENZA DEL PROCESSO CONTRO IL RADICALE GIULIO MANFREDI: “SARA’ UN’OTTIMA OCCASIONE PER COMMEMORARE DECENNALE AFFAIRE TELEKOM SERBIA (9 GIUGNO 1997)”.
 
IL GOVERNO RISPONDA ALL'INTERROGAZIONE "CAPEZZONE-MELLANO".
  Intervenendo alla Direzione Nazionale di Radicali Italiani, l’esponente radicale torinese Giulio Manfredi ha reso noto che il prossimo 23 maggio si terrà a Roma la seconda udienza del processo in cui è imputato “per aver diffuso a mezzo internet notizie offensive dell’onore e della reputazione” dell’avvocato Giovanni Di Stefano (già socio d’affari del criminale di guerra serbo Arkan, già difensore di Milosevic e di Saddam Hussein).
 
Giulio Manfredi (autore del libro “Telekom Serbia – Presidente Ciampi, nulla da dichiarare? – Diario ragionato del caso dal 1994 al 2003”, Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri):
 
“Il caso fa bene le cose; con i compagni radicali, cercherò di utilizzare il mio processo per riportare all’attenzione dell’opinione pubblica l’affaire Telekom Serbia nel suo decennale: il 9 giugno 1997, Telecom Italia (allora controllata al 61% dal Ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi) acquistava il 29% dell’azienda Telekom Serbia, finanziando direttamente il regime di Slobodan Milosevic con 456 milioni di euro. Questo fu ed è il vero scandalo Telekom Serbia.
 
Su questo scandalo, è da dieci anni che attende risposta l’interrogazione, indirizzata ai ministri Ciampi e Maccanico, presentata nel giugno 1997 dal senatore radicale Piero Milio; su questo scandalo è da otto mesi che attende risposta l’interrogazione, rivolta ai ministri Amato e Parisi, dai deputati radicali Daniele Capezzone e Bruno Mellano, per conoscere se nell’intero arco temporale della vicenda Telekom Serbia vi fu l’intervento dei servizi di sicurezza italiani.
 
Quanto sta avvenendo a Milano rispetto alla vicenda Telecomgate (le intercettazione telefoniche operate dalla Security Pirelli-Telecom di Giuliano Tavaroli) rende non più rinviabile la risposta all’interrogazione “Capezzone-Mellano”.”.

Roma, 22 marzo 2007
CANNABIS/RADICALI: “MINISTRI TURCO E FERRERO NON SI SONO ANCORA RIAVUTI DALLA BOTTA DEL TAR. IL DECRETO SUI LIMITI MASSIMI DELLE SOSTANZE E’ PREVISTO DALLA LEGGE, NON PUO’ NON ESSERCI.
UNA RAGIONE IN PIU’ PER CAMBIARE RAPIDAMENTE LA LEGGE FINI-GIOVANARDI.”
  Oggi il ministro della Salute Livia Turco ha dichiarato a “La Repubblica”: “Dopo la sentenza del TAR del Lazio tornano in vigore le tabelle fissate dalla commissione Storace e contenute nel decreto firmato da Berlusconi e Castelli. (E se abrogherete questo decreto?) Allora sarà il giudice a stabilire caso per caso se un determinato quantitativo di sostanza stupefacente può essere considerato consumo personale o spaccio. Dovrà applicare l´articolo 73 del testo unico sulle tossicodipendenze, tenendo conto della "quantità, della modalità di presentazione, il peso complessivo e le altre circostanze dell´azione". Un articolo della legge Fini-Giovanardi”.
Rita Bernardini (segretaria Radicali Italiani) e Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato:
“Comprendiamo che la botta della sentenza del TAR è stata molto dura ma 24 ore dopo il ministro Turco (e anche il suo collega Ferrero, che ha fatto dichiarazioni analoghe) hanno ancora le idee confuse. Il ministro della Salute cita correttamente l’art. 73 del DPR 309/90 ma si dimentica di dire che è lo stesso articolo a prevedere il decreto (che fissa i limiti delle sostanze detenibili che separano il consumo dallo spaccio) del Ministro della salute di concerto con il Ministro della giustizia sentito il Ministro della Solidarietà Sociale (che ha assunto sotto di sé il Dipartimento nazionale Antidroga che prima era sotto la Presidenza del Consiglio).
Un decreto deve comunque esserci perché è previsto dalla legge. L’alternativa è modificare la legge. Una ragione in più, se ce ne fosse bisogno, per affrontare subito la riforma della Fini-Giovanardi, in vigore da oltre un anno, in gran parte sotto un governo di centrosinistra che aveva scritto nel suo programma elettorale di volerla abolire subito”.

22 marzo 2007
GIORNATA MONDIALE SULL’ACQUA/RADICALI: PRESENTATA PDL SU RISPARMIO IDRICO NELLE UNITA’ IMMOBILIARI

  In occasione della giornata mondiale sull’acqua, i deputati Radicali della Rosa nel Pugno, hanno presentato, con primo firmatario Bruno Mellano, una proposta di legge “per il risparmio d'acqua ad uso domestico all'interno delle unità immobiliari”. Un piccolo segno che testimonia l’attenzione dei Radicali a un problema globale come è quello della carenza delle risorse idriche e della cattiva gestione di queste.
Nell’occasione Bruno Mellano, Capogruppo della Rosa nel Pugno in Commissione Agricoltura ha dichiarato:
“Dopo aver denunciato la cattiva gestione idrica attuata dall’agricoltura italiana che sembra non essere interessata più di tanto alle continue carenze idriche, oggi interveniamo anche sul lato civile, quello che in qualche modo riguarda la vita di tutti i giorni all’interno delle nostre abitazioni.
Nel settore del risparmio domestico dell’acqua, gli appelli di vario genere ad un uso razionale di questo bene sono spesso vanificati anche dall'impossibilità di verificare gli effettivi consumi all'interno delle singole unità immobiliari. Di conseguenza il costo dell'acqua viene solitamente addebitato alle famiglie sulla base del numero degli occupanti degli alloggi.
Si può facilmente immaginare che se tale criterio venisse utilizzato anche per gli altri addebiti in bolletta si verificherebbero enormi sprechi energetici. Di conseguenza un provvedimento razionale per l'utilizzo dell'acqua dovrebbe prevedere innanzi tutto l'installazione, per ogni unità immobiliare, di un semplice contatore dell'acqua, come chiediamo nella proposta di legge.
Infatti, solo in pochissimi alloggi sono stati installati dei contatori autonomi (ad esempio, l’edilizia di buon livello degli anni '60). Ed anche nelle case di recente costruzione la pratica di tale installazione è purtroppo una rara eccezione.
Questo è probabilmente dovuto al fatto che il valore dell'acqua in termini ambientali non veniva affatto considerato, mentre il costo a carico dei cittadini, fino a pochi anni fa, era relativamente modesto.
Se l'obiettivo è il risparmio d'acqua, occorre rendersi conto che non sono sufficienti generici appelli ecologici nel momento in cui, nella maggior parte dei casi, le persone più sensibili ed attente a tale risparmio sono costrette a sostenere un costo identico a quello addebitato a chi non adotta comportamenti virtuosi.
Attualmente, infatti, soprattutto nelle grandi città, ad eccezione di pochi alloggi in condominio e delle abitazioni unifamiliari, chi spreca l'acqua paga uguale a chi la utilizza con parsimonia.
Con l'installazione di un contatore autonomo, il cui costo è relativamente modesto (circa 150-200 euro), diventa possibile la rilevazione dei consumi effettivi e quindi la possibilità di addebitare dei costi differenziati (chi consuma di più paga di più, chi consuma di meno risparmia).
L'obbligo d'installazione del contatore per ogni singola unità immobiliare (anzichè un unico contatore per condominio), si può prevedere per le nuove costruzioni senza particolari difficoltà.
Per le costruzioni già esistenti si può prevedere un graduale adeguamento durante le opere di ristrutturazione edilizia, collegandolo ai benefici fiscali di detrazione del IRPEF.”
MELLANO

Torino, 22 marzo 2007
PILLOLA DEL GIORNO DOPO – VIALE “NON E’ ABORTIVA E NON AGISCE SULL’OVULO FECONDATO. FINO A QUANDO IL SILENZIO DELLA MINISTRA?”
  “Dopo la fecondazione è inefficace.”
 
Silvio Viale, il ginecologo radicale del  S.Anna di Torino,  torna sulle polemiche attorno alla contraccezione d’emergenza, la cosiddetta “pillola del giorno dopo”, aditondola come un esempio di disinformazione sistematica, di cui sono vittime merdici e media.
 
Silvio Viale ha spiegato:
“La pillola del giorno dopo è un tipico esempio di disinformazione sistematicamente diffusa, che finisce per condizionare i media e i medici. La contraccezione di emergenza (CE) con Levomorgestrel (Norlevo ® e Levonelle®) non è abortiva, perché non interrompe una grvidanza, cio non provoca aborto. Non è neppure con riferimento improrio all’embrione prima dell’impianto in utero, perché non ha alcun effetto sull’ovulo fecondato. Non è vero, come è erroneamente spiegato in molti articoli e servizi, che la CE agisca impedendo l’annidamento in utero.
In pratica, se è assunta dopo la fecondazione non riduce le possibilità di gravidanza; anzi, potrebbe addirittura favorirla, essendo un ormone simile al progesterone. Se agisse opo la fecondazione sull’impianto, dosi ripetute dovrebbero essere efficaci, mentre non è così.
Il primo errore in cui cascano medici, politici e giornalisti è quello di ritenere che la fecondazione avvenga nel momento del rapporto e non quando si verificherà l’ovulazione, succesivamente, fino anche a cinque giorni dopo, 120 ore. E’ proprio in questo intervallo di tempo, tra il rapporto e l’ovulazione, che agisce la pillola del giorno dopo. Più tempo trascorre prima del’assunzione e maggiore è la probabilità che sopraggiunga l’ovulazione. L’efficacia è quindi maggiore se l’assunzione è tempestiva, entro 12-24 ore, mentre si riduce se l’assunzione più tardiva, annullando ogni effetto a120 ore dal rapporto.
 
Come si vede, si tratti di un concetto semplice, ma l’argomento sesualità è tuttora un argomento tabù, che facilità la diffusione di conoscenze snìbagliate sul ciclo mestruale e sul periodo fertile,
Una conseguenza è la facilità con cui viene accreditata una polemica scientificamente infondata, alimentata da chi, paeraltro, è contrario ad ogni tipo di contraccezione, dalla pillola al profilattico.
Un’altra conseguenza è il rifiuto di molti medici di prescrivere la pillola del giorno dopo, nonostante sia prevista una ricetta non ripetibile. Per alcuni si tratta di un rifiuto ideologico, per molti di conoscenze errate, ma per la maggior parte di una scarsa dispinibilità a considerare la CE come una prestazione inutile, alla cieca, non essendo possibile verificare le dichiarazioni della donna. Non è un caso che le agenzie dell’OMS invitano a favorire la massima diffusione della CE, anche mediante la disponibilità senza ricetta, non essendoci controindicazioni cliniche. Esattamente quello che ci si aspetterebbe da un ministro donna. Fno a quando il silenzio di Livia Turco?” 
 
Silvio Viale

Torino, 21 marzo 2007
ANTIMAFIA/MANFREDI (RADICALI): “E’ STATO VERGOGNOSO IL VETO DI AN ALLA PRESENZA DELL’ASSOCIAZIONE “LIBERA” IN CONSIGLIO REGIONALE.
D’ALTRO CANTO, UN CONSIGLIO CHE ANNOVERA TRA I SUOI MEMBRI MICHELE GIOVINE NON PUO’ DIRE NULLA DI CREDIBILE IN TEMA DI LEGALITA’”.
  Dichiarazione di Giulio Manfredi (Direzione Radicali Italiani):
“Dopo il successo della manifestazione antimafia di oggi, in Calabria, appare ancora più vergognoso quanto successo ieri nel Consiglio Regionale del Piemonte: l’Associazione “Libera” fondata da Don Ciotti e che da dodici anni organizza la “giornata della memoria contro le mafie” non è stata invitata a partecipare al Consiglio Regionale aperto (si fa per dire) per il veto opposto in Ufficio di Presidenza dal consigliere di AN Agostino Ghiglia, che ha tacciato “Libera” di buonismo e Don Ciotti (addirittura!) di antiproibizionismo.
Comunque la si pensi su “Libera”, non averla invitata ieri è ridicolo come non invitare Ghiglia ad una manifestazione di rievocazione dei dodici anni d Alleanza Nazionale a Torino.
Lasciando da parte le mafie e parlando di puro e semplice rispetto e affermazione della legalità, mi chiedo con quale credibilità possa parlare ai giovani sull’argomento un Consiglio Regionale che annovera fra le sue fila Michele Giovine (che a dispetto del nome e dei suoi 34 anni è ora il leader regionale dei Pensionati dopo esserlo stato dei Consumatori), inquisito dalla Procura di Torino per aver raccolto alle elezioni regionale firme false.
Non solo nessun collega di Giovine ha fatto ricorso per far annullare la sua elezione ma, addirittura, è stato permesso a Giovine di fare gruppo … con se stesso!
Tanto a pagare sono i cittadini piemontesi, pensionati compresi!”.

Torino, 21 marzo 2007
GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA: OCCORRE PRENDERE ATTO CHE LE RISORSE IDRICHE NON SI POSSONO SPERPERARE CON METODI IRRIGUI DELLA META’ DEL 1800
  Mellano e Boni: “Consentire l’allagamento delle risaie e permettere la semina di centinaia di migliaia di ettari di mais che non potranno essere raccolti è irresponsabile”. “Il Ministero dell’Agricoltura non ha attuato alcun provvedimento concreto”
 
Il 22 marzo è la giornata mondiale dell’acqua. Sarà l’occasione per molti di occuparsi per qualche ora del tema. I Radicali propongono, da anni, atti concreti che vanno nel senso del risparmio idrico in agricoltura, il settore che consuma quasi il 70% dell’intera risorsa nazionale e l’80% nelle regioni del nord-ovest, dove risicoltura e maiscoltura la fanno da padroni. Nelle scorse settimane sono stati proposti interventi straordinari al Governo e alla Protezione Civile come il non consentire l’allagamento delle risaie,
per non condurre il fiume Po ad una secca mai registrata, con danni ingentissimi a tutte le colture padane.
 
Dichiarazione di Bruno Mellano (Deputato Rosa nel Pugno – Commissione agricoltura) e Igor Boni (Comitato nazionale Radicali Italiani)
“Dai prossimi giorni miliardi di metri cubi d’acqua saranno utilizzati per allagare oltre 200.000 ettari di risaie in Piemonte e Lombardia e si seminerà il mais su alcune centinaia di migliaia di ettari della Pianura Padana, una delle colture a maggiore esigenza idrica. Dopo anni di denunce e di proposte dobbiamo constatare che la Politica italiana dimostra una cecità assolutamente irresponsabile. In un’annata come questa dove a temperature medie invernali mai raggiunte, si aggiungono precipitazioni irrisorie, riserve di neve in montagna ai minimi storici e livelli dei fiumi da secca estiva, come se nulla fosse accaduto, si procederà alla coltivazione di riso e mais. Il tutto, è facile prevederlo, si concluderà con la dichiarazione dello stato di calamità naturale e conseguenti rimborsi a pioggia, quando la carenza idrica non consentirà di portare a produzione tali colture. Un metodo all’italiana senza attenuanti, del quale è anche responsabile il Ministero dell’Agricoltura che, nonostante i nostri reiterati appelli, non ha attuato alcun provvedimento concreto per evitare ciò che potrebbe essere evitato. E’ inutile, per affrontare la straordinaria emergenza che già si prevede per l’estate, stanziare 1.030 milioni di euro per il Piano Irriguo Nazionale, che permetterà la costruzione di infrastrutture in anni di lavoro”.
 
Mellano
Boni

Roma, 19 marzo 2007
DROGA/RADICALI: “IL PROF. VERONESI PROFESSA PUBBLICAMENTE LE SUE TESI ANTIPROBIZIONISTE? CENSURA”.
  “Un solo appunto a Veronesi: non “liberalizzazione” ma “legalizzazione”: le droghe sono libere oggi”.
Ieri il prof. Umberto Veronesi ha firmato un editoriale, pubblicato sulla prima pagina de “La Repubblica”, dal seguente titolo: “Per combattere la droga proibire e punire non sempre è utile. Quel grammo di hashish e le ragioni della Turco”.
Dichiarazione di Rita Bernardini (segretaria Radicali Italiani) e di Giulio Manfredi (Direzione nazionale Radicali Italiani):
“Il prof. Veronesi ha riaffermato le proprie profonde convinzioni antiproibizioniste con la semplicità di linguaggio che tutti gli riconoscono, prendendo nel contempo posizione contro la sentenza del TAR del Lazio che ha sospeso l’efficacia del “decreto Turco” sulla cannabis. Risultato: il suo intervento non è stato ripreso da nessun organo d’informazione. Quando il prof. Veronesi parla di tumori ottiene un’audience ampia e qualificata; quando afferma che “proibire e punire non sempre serve, anzi … il passato del proibizionismo è costellato di insuccessi”, è silenziato.
Nelle stesse ore, il pentimento del giornale inglese “Independent” è rilanciato su tutti i media; peccato che nessuno abbia chiesto un parere su questo al prof. Veronesi; avrebbe forse risposto che l’aumento esponenziale del principio attivo nella cannabis spacciata è una delle conseguenze nefaste del proibizionismo; quando si lasciano le sostanze nelle mani della criminalità, non ci si deve stupire se gli spacciatori smerciano cannabis più potente per incatenare a loro i poveri consumatori, che non possono controllare minimamente la qualità delle sostanze.
Ci permettiamo un solo appunto al prof. Veronesi; non scriva più “liberalizzazione” ma “legalizzazione”: le droghe proibite sono le sostanze più libere che esistano, si possono trovare dappertutto senza nessuna limitazione, come invece avviene, ad esempio, per l’alcool e il tabacco.”.

Torino, 17 marzo 2006
OBIEZIONE – VIALE (radicali-RNP) “LA SANTA SEDE INVITA AL SABOTAGGIO. LA MINISTRA TURCO NON SIA COMPLICE. ABOLIRE LA RICETTA PER LA CONTRACCEZIONE DI EMERGENZA E INTRODURRE LA RU486.”

Si allega la lettera aperta inviata l’8 marzo alla Onorevole Senatrice Ministra della Salute Livia Turco.doc
  Silvio Viale, ginecologo dell’ospedale S.Anna di Torino ed esponente radicale della Rosa nel Pugno, giudica come “un invito al sabotaggio” l’esortazione universale all’obiezione di coscienza della Pontifica Accademia per la Vita e sollecita il Ministro della Salute a reagire per non essere complice.
Silvio Viale ha dichiarato:
“Il documento della Pontificia Accademia per la Vita sull’obiezione di coscienza generalizzata è un invito al sabotaggio
; l’obiettivo è impedire che le donne possano accedere all’aborto, alla contraccezione e alla fecondazione assistita. Un ministro donna ha il dovere etico di reagire.
Per l’aborto, creando un clima ostile, in assenza di ogni gratificazione personale, si vuole mantenere la 194 ai margini della sanità, inducendo ad una obiezione di comodo. Non è un caso che per la fecondazione assistita l’obiezione non esista, essendo la coscienza annebbiata da ben altre gratificazioni. L’obiezione è invece il tallone di Achille della 194. Per questo, nel progetto di legge di miglioramento della 194, la Rosa nel Pugno propone che almeno il 50% dei ginecologi ospedalieri sia non obiettore
.
Pretestuosa e assurda è l’obiezione sulla contraccezione di emergenza – la cosiddetta “pillola del giorno dopo –  poiché non vi è alcun un intervento abortivo, come emerge dalla letteratura scientifica, non essendoci alcuna gravidanza e non distruggendo alcun embrione.   
E’ ora che il ministro agisca, per non essere complice.
Per la contraccezione di emergenza sollecito una risposta alla lettera aperta che le avevo inviato in occasione dell’8 marzo, per chiedere l’abolizione della ricetta
, lasciando quindi alla donna, e alla coppia, eventuali problemi di coscienza.
Per la 194 si favorisca l’introduzione della RU486 che, tra l’altro, ridurrebbe l’impatto dell’obiezione di coscienza. Il ministro ha dichiarato che attende la richiesta di registrazione; nel frattempo, però, sarebbe interpretato come un segnale positivo verso le donne e gli operatori della 194, se il ministero promuovesse seminari ed aggiornamenti sulla RU486, come prevede l’articolo 15 della 194. In entrambi i casi si tratterebbe di fatti; non solo di parole.”

Silvio Viale

Torino, 16 marzo 2007 
EMERGENZA SICCITA’/RADICALI - SINTESI CONFERENZA STAMPA
 
NON ALLAGATE LE RISAIE
SI SPRECA TROPPA ACQUA
RISCHIO GUERRA TRA LE REGIONI
  Silvio Viale (segretario Associazione radicale Adelaide Aglietta):
“A riprova che l’emergenza idrica ci sarà davvero, presentiamo a marzo il “Dossier acque 2007”, invece che a luglio come gli anni scorsi. Usciamo dall’inverno più caldo degli ultimi 150 anni (+ 4,1° a nel cuneese) e con una piovosità ridotta del 75%.. Anche se nei giorni scorsi la Presidente Bresso ha rassicurato che “Non c’è emergenza!”, ci sarà, perché gia oggi l’acqua è un problema in alcuni comuni biellesi e cuneesi. Da anni chiediamo un corretto utilizzo delle risorse idriche e di superare un’impostazione ottocentesca nella risicoltura. Non siamo contrari alla costruzione di nuovi bacini, ma osserviamo che bacini vuoti in più non rappresentano la soluzione del problema. Occorre stilare un piano razionale dell’uso delle acque. Abbiamo consegnato il nostro “Dossier Acque 2007” all’Assessore regionale all’Ambiente De Ruggiero. Chiediamo alle associazioni ambientaliste di uscire dal loro assordante silenzio ed ai politici di non limitarsi alla solita diatriba sulla chiusura delle fontane.”
 
Igor Boni (Comitato nazionale Radicali Italiani, esperto in tematiche ambientali):
“L’on. Bruno Mellano (deputato radicale piemontese della Rosa nel Pugno), anticipando la conferenza di oggi, ha richiesto ieri al ministro dell’Agricoltura, Paolo De Castro, di non consentire per decreto l’allagamento delle risaie, introducendo da subito la coltivazione “in asciutta” del riso (semplice irrigazione) per  non prosciugare il Po.
Per il nostro “Dossier Acque 2007”, come per le sei edizioni precedenti, ci siamo basati su dati forniti dalla Regione Piemonte. Le cifre sono inequivocabili: in Piemonte, dai 6 agli 8 miliardi di metri cubi d’acqua sono investiti in agricoltura; 500 milioni di metri cubi servono alle famiglie; altri 500 milioni sono destinati all’industria. Dunque, almeno l’80% dell’acqua è assorbita dal settore agricolo. Per far fronte strutturalmente all’emergenza occorre aggiornare le tecniche di coltivazione. Per il riso (110.000 ettari complessivi) occorre introdurre l’irrigazione al posto dell’allagamento delle risaie. Per il mais (100.000 ettari complessivi), occorre introdurre l’irrigamento a pioggia, o a goccia, invece di quello a scorrimento. Quest’anno, per la prima volta, i consorzi irrigui hanno comunicato agli agricoltori che non riusciranno a garantire tutta l’acqua richiesta.
Il Piano di tutela delle acque della Regione Piemonte, approvato con cinque anni di ritardo, si occupa prevalentemente solo della qualità delle acque e non della quantità delle acque. La Legge Finanziaria ha sbloccato i finanziamenti per il Piano Irriguo Nazionale, ma solo per progettare nuovi bacini; sostanzialmente inutili se si considera che i bacini coprono a malapena un decimo delle esigenze piemontesi e che due o tre bacini in più rappresenterebbero una goccia rispetto al mare d’acqua disperso nei campi. La regione, piuttosto, dovrebbe predisporre il “Manuale di Buona Pratica Irrigua”, sul quale è inadempiente. Infine, un forte NO alla “guerra fra regioni” per evitare la quale, si lascia sprecare l’acqua a chi è a monte e si distribuiscono rimborsi per i mancati raccolti a chi è a valle, come se la Pianura Padana, dal Monviso a Comacchio, non dovesse far fronte comune.”
 
Viale            Boni

15 Marzo 2007
FOSSANO. DOMANI SERA
Il radicale Capezzone
al Castello degli Acaja
  Per sei anni è stato uno fra i più giovani segretari di partito, alla guida dei «Radicali italiani»: ha trentacinque anni. «Delfino» riconosciuto di Marco Pannella, nel rapporto con il leader di partito oggi sta attraversando una fase di crisi. Marco Capezzone, deputato presidente della X Commissione parlamentare per le attività produttive, commercio e turismo, sarà domani sera, alle 21, sarà al Castello degli Acaja per un dibattito pubblico.
Invitato dal parlamentare della Rosa nel Pugno, Bruno Mellano, di Trinità, affronterà i principali temi dell’attualità politica.
Spiega Mellano: «E’un’occasione per fare il punto sulle riforme necessarie al nostro Paese. Tra il resto Daniele Capezzone è il promotore del ‘’Tavolo dei Volenterosi’’ composto da personalità di entrambi gli schieramenti, per stimolare le necessarie riforme strutturali del sistema Italia. In più ha depositato molte proposte di legge sia nel campo dei diritti civili, su legalizzazione delle droghe e pacs, sia nel settore della libertà di mercato e di impresa, come la liberalizzazione dei taxi e la semplificazione nell’apertura imprese».
Capezzone lo scorso novembre è stato sostituito alla carica di segretario dei «Radicali italiani» da Rita Bernardini. Nell’ultimo congresso di partito, il leader storico dei radicali Marco Pannella gli ha contestato un atteggiamento troppo critico nei confronti del governo Prodi e una eccessiva esposizione mediatica personale.

Torino, 15 marzo 2007
EMERGENZA SICCITA’: I RADICALI PRESENTANO IL DOSSIER ACQUE 2007 - LINEE GUIDA PER IL RISPARMIO IDRICO IN PIEMONTE
  Domani, venerdì 16 marzo, a mezzogiorno, a Torino, in via Garibaldi 18, presso la sede dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta, verrà reso pubblico il “Dossier acque 2007”: un documento che contiene l’analisi dei dati del consumo idrico regionale e proposte operative e concrete per attuare una razionale ed efficace politica di risparmio idrico. Saranno inoltre diffusi i dati allarmanti relativi all’inverno 2006/2007, uno dei più caldi e siccitosi della storia recente.
Interverranno:
Bruno Mellano (deputato radicale della Rosa nel Pugno – membro Commissione Agricoltura), che, tra le altre cose, illustrerà un Ordine del Giorno recentemente approvato dal Parlamento in merito agli stanziamenti del Piano irriguo nazionale.
Silvio Viale (segretario Associazione radicale Adelaide Aglietta), che si soffermerà sull’inerzia della politica regionale e nazionale sul tema del risparmio idrico, a partire dal settore agricolo.
Igor Boni (comitato nazionale Radicali Italiani – esperto in tematiche ambientali), che illustrerà il “Dossier acque 2007”, contenente le proposte operative per il risparmio idrico in Piemonte e l’analisi dei dati relativi all’inverno 2006/2007.

Boni

Roma, 15 marzo 2007
TAR LAZIO/RADICALI: “DIETRO I DECIMALI DI STUPEFACENTE E I COMMI DI LEGGE, E’ IN GIOCO LA LIBERTA’ PERSONALE DI CENTINAIA DI MIGLIAIA DI GIOVANI CONSUMATORI DI CANNABIS”.
  Rita Bernardini (segretaria di Radicali Italiani) e Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato:
“Rispetto alle motivazioni addotte dal TAR del Lazio per sospendere l’efficacia del “Decreto Turco”, ci permettiamo solamente di rilevare che la legge (ancora e sempre la “Fini-Giovanardi”) non pone alcuna condizione e vincolo alla decretazione del governo (art. 73, comma 1 bis, lettera a), del DPR 309/90).
Al di là e al di sopra delle dispute tecnico-giuridiche, ci preme, però, dire una cosa:  dietro i decimali di stupefacente e i commi della legge, c’è la vita reale di centinaia di migliaia di giovani, che sono costretti tutti i giorni a rivolgersi al mercato criminale per comprare sostanze sulla  cui qualità e composizione essi non possono svolgere alcun controllo, non hanno alcuna voce in capitolo; da oggi, non solo questi giovani sono in balia della lotteria del principio attivo contenuto nella cannabis di strada, ma devono stare attenti anche ai ricorsi e controricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, che raddoppiano o dimezzano la loro probabilità di finire in galera. Sembra uno scherzo ma è la realtà del proibizionismo all’italiana.”.

Milano, 14 marzo 2007
Sepoltura feti/Viale e Federico: avevamo ragione, ma è solo una tregua. Restano il regolamento e il nostro esposto.
Ci saranno zone dei cimiteri dedicate alle tombe collettive dei “bimbi mai nati”?
 

Silvio Viale e Valerio Federico, segretari rispettivamente delle associazioni radicali Adelaide Aglietta di Torinoed Enzo Tortora di Milano, firmatari dell’esposto alla procura di Milano contro il regolamento per la sepoltura dei feti, hanno rilasciato la seguente dichiarazione: “Avevamo ragione noi ed abbiamo fatto bene a sollevare il problema, quando un Consiglio Regionale distratto voto all’unanimità la modifica, ma la circolare del direttore generale della sanità regionale lombarda, Carlo Lucchina, non chiude la questione.
Rimane il regolamento, non modificato dalla circolare, come rimane il nostro esposto a diffida dei direttori sanitari. Del resto, se tutto era destinato ad essere come prima, perché si è modificato il regolamento introducendo la sepoltura obbligatoria dei feti e degli embrioni inferiori alle 20 settimane? Perché consiglieri regionali di AN, Lega e FI hanno prontamente presentato analoghe proposte in Piemonte, Liguria, Lazio, Emilia Romagna ecc.? Per far fare anche lì delle circolari? E le dichiarazioni di rivendicazione di Formigoni? Solo vanterie? E’ chiaro che questa circolare è solo una tregua perché l’obiettivo raggiunto è quello di avere introdotto nel regolamento l’equiparazione dei feti e degli embrioni alle persone, indipendentemente dalla loro vitalità e dall’epoca gestazionale. Un effetto curioso del regolamento è che esso vale anche per gli embrioni in provetta, che dovranno essere avviati alla tumulazione collettiva con le parti anatomiche (gli arti) e gli altri prodotti del concepimento inferiori a 20 settimane, se non richiesti dalla persona interessata o dalla coppia. Resta da capire se questi contenitori verranno cremati o seppelliti. Nel primo caso, non vi sarà molta differenza con l’attuale incenerimento, ma nel secondo caso, viceversa, avremo dei pezzi di cimitero dedicati alle tombe collettive dei “bimbi mai nati", per i periodici riti delle associazioni antiabortiste? I consiglieri regionali che si sono tanto prodigati per evitare, per ora, che alle donne che vogliono abortire sia richiesto quale tipo di funerale preferiscano, ci sembrano quelli che cercano di chiudere la stalla quando i buoi sono fuggiti.”
 
Viale
www.associazioneaglietta.it                       www.radicalimilano.it


Torino, 13 marzo 2007
SICCITA’: NON SERVONO NUOVI BACINI, SERVE IMPOSTARE UN CORRETTO RISPARMIO IDRICO IN AGRICOLTURA.
  Boni: “Non è più ammissibile che l’agricoltura piemontese consumi oltre 6 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno”
 
In seguito alle dichiarazioni della Presidente Bresso in merito alla costruzione di nuovi invasi nel cuneese e sui provvedimenti che la Giunta sta attuando per fronteggiare l’attuale siccità,
Igor Boni (Comitato nazionale Radicali Italiani – esperto in politiche ambientali)
ha rilasciato alla stampa la seguente dichiarazione:
 
“Come diciamo da anni pubblicamente e abbiamo ripetuto negli scorsi mesi all’Assessore De Ruggiero, l’agricoltura piemontese non può più permettersi il lusso di consumare oltre 6 miliardi di metri cubi d’acqua ogni anno. Occorre una politica seria di risparmio idrico in agricoltura (il settore che consuma l’80% della risorsa regionale) e non serve la costruzione di nuovi bacini che a fronte di costi e impatto ambientale enormi, possono al massimo contenere qualche milione di metri cubi.
Non si può pensare di continuare ad utilizzare pratiche irrigue vecchie di cento anni, dispendiose e inefficienti. Si tratta di diffondere il più possibile l’irrigazione a goccia e sostituire l’irrigazione per scorrimento (mais) e per sommersione (riso) con altri metodi più efficienti e tecnologicamente avanzati; come peraltro accade già in altre aree del Mediterraneo, che da sempre fanno i conti con la carenza idrica.”
 
Boni

Torino, 11 marzo 2007
ESPONENTI SOCIALISTI TORINESI SI ISCRIVONO AI RADICALI
  Boni: “Dobbiamo fare tesoro di questa scelta tentando in ogni modo di fare crescere, insieme, una forza politica laica, liberale, socialista e radicale”
 
Claudio Bellavita (esponente dello Sdi, consigliere circoscrizionale alla 1, eletto nelle liste della Rosa nel Pugno) si è iscritto a Radicali Italiani e Sergio Torassa (Direzione provinciale dello Sdi) si è iscritto all’Associazione radicale Adelaide Aglietta.
 
Dichiarazione di Igor Boni (Comitato nazionale Radicali Italiani, Presidente Associazione radicale Adelaide Aglietta)
“Queste nuove adesioni, che seguono le iscrizioni a Radicali italiani di Diego Castagno (Segretario provinciale Fgs, vice-presidente circoscrizione 8) e Caterina Simiand (Esecutivo provinciale Sdi), sono il segno tangibile di una attenzione e una vicinanza tra il mondo socialista e il mondo radicale di cui tenere conto.
Dobbiamo fare tesoro di questa scelta tentando in ogni modo di fare crescere, insieme, una forza politica laica, liberale, socialista e radicale. Dobbiamo, insieme, tenere alte le bandiere della laicità dello Stato, dei diritti civili, delle riforme economiche, dell’innovazione e della riforma del mercato del lavoro.”
 
Boni

Torino, 10 marzo 2007
ABORTO - VIALE "FINALMENTE SI DISCUTE. IL CONSENSO INFORMATO E' UTILE, MA DA SOLO NON RISOLVE. I MEDICI DELLA 194 SONO STATI LASCIATI SOLI."
  Silvio Viale, il ginecologo radicale, che lavora al S.Anna di Torino ha dichiarato:
 
"Finalmente si discute di 194 e, da radicale, posso dire di essere d’accordo con l'Osservatore Romano quando rileva che "nella legge 194 vi siano vuoti e incongruenze".  Sono anni che denuncio l'incongruenza tra il limite per l'aborto terapeutico (ITG) e la realtà dei feti estremamente prematuri. Il punto non è quello di definire un limite preciso tra le 22 e le 24 settimane, quanto quello di stabilire cosa si intenda per "possibilità di vita autonoma". 
 
Per gli aborti terapeutici si può indicare un limite di 24 settimane, quando inizia una ragionevole possibilità di vita autonoma, ma occorre permettere interruzioni di gravidanza, oggi impossibili, anche in epoche successive in presenza di gravi malformazioni, come l'anencefalia.  La vera questione, soprattutto per i feti nati da aborti spontanei, è quella di quando lasciare stare e quando intervenire, tenendo presente che l'evento è quasi sempre anticipato da una patologia  (rottura delle acque, infezione, iposviluppo grave, ecc) o da una grave minaccia di aborto.  La non possibilità di lasciare stare dopo, in casi di nascita prematura, per evitare i rischi connessi porta a decidere più precocemente per l'ITG. Lo stesso accadrà se si pone un limite troppo basso, come le 22 settimane, per il timore di superarlo. Già oggi alcune donne venete o lombarde hanno dovuto venire al S.Anna  di Torino per abortire.
 
In ogni caso vi saranno sempre casi di confine, per cui spetta al neonatologo ed al ginecologo, insieme alla madre ed alla coppia, decidere se intervenire con le tecniche di rianimazione, o meno, considerando le condizioni di vitalità del neonato. In tutti questi casi il consenso informato è utile, ma da solo serve a poco, se non si prende in considerazione la varietà delle situazioni che si possono determinare. 
 
Purtroppo gli operatori della 194 sono stati sempre lasciati soli, bersaglio di polemiche strumentali e di ipocrisie, come gli attacchi dei medici obiettori del San Camillo di Roma ai medici che fanno aborti. Quanta ipocrisia in queste anime belle, figurine da presepe. Le regioni e il ministero, negli anni passati non ha mai promosso aggiornamenti e confronti tra colleghi.
 
Infine sono d’accordo con Pier Luigi Battista quando invita alla riflessione e accusa i laici di essere sulla difensiva, incapaci di affrontare l'argomento per paura di modifiche peggiorative; sono anni che, partendo dalle conoscenze scientifiche, invito ad uno scatto di orgoglio e a non temere il confronto su 194, aborto, embrione, feto, neonato, rianimazione, paralisi neonatale. Finalmente si è cominciato."

Torino, 10 marzo 2007
“DA OGGI LA BANDIERA TIBETANA E’ PRESENTE ANCHE NEL COMUNE DI TORINO”. SINTESI CONFERENZA STAMPA (MUNICIPO DI TORINO, 10 MARZO 2007).
  Ha introdotto la conferenza stampa Michele Coppola (vice presidente Consiglio Comunale di Torino, Forza Italia):
“Da oggi e per un mese intero, la bandiera tibetana sarà presente in questa Sala dei Marmi del Municipio di Torino; è quanto il Consiglio Comunale ha deciso approvando quasi all’unanimità (un astenuto, il capogruppo dei Comunisti Italiani) un ordine del giorno presentato dai consiglieri Salinas e Bonino.”.
 
Sono poi intervenuti:
 
Giampiero Leo (consigliere regionale Forza Italia, coordinatore Associazione Comuni Province e Regioni per il Tibet):
“L’Associazione riunisce ormai più di 200 Comuni italiani. Il nostro prossimo grande appuntamento è a maggio, quando il Parlamento Europeo terrà una seduta mondiale sul Tibet;  l’Italia parteciperà avendo alle spalle tutto il lavoro svolto dall’Associazione in questi anni. Ogni piccola iniziativa è importante per i tibetani, per non farli sentire soli.”
 
Bruno  Mellano (deputato radicale della Rosa nel Pugno):
“Oggi ricordiamo il 48° anniversario della rivolta di Lhasa: il popolo tibetano, di fronte alla minaccia di veder arrestato il Dalai Lama dalle truppe d’occupazione cinesi, insorse contro l’invasore, permettendo al Dalai Lama di fuggire in India. Da allora, per cinquant’anni, il popolo tibetano ha rappresentato per tutto il mondo un esempio molto impegnativo: è stato l’unico popolo a resistere a una feroce occupazione violenta con le armi della nonviolenza.
Assieme all’on. Marcenaro e ad altri colleghi, abbiamo ricreato l’Intergruppo Tibet alla Camera e al Senato; lavoriamo per creare occasioni di dialogo vero fra il regime cinese e il governo tibetano in esilio, approfittando della prossima grande scadenza: le Olimpiadi di Pechino del 2008.
Ricordiamolo: il Dalai Lama da oltre vent’anni non chiede più l’indipendenza del Tibet (una richiesta che sarebbe pienamente legittima ma, considerata la situazione storica, del tutto irrealizzabile) ma uno status di reale autonomia amministrativa, per evitare la cancellazione definitiva della lingua e della cultura tibetane.
E’ da circa dieci anni che i radicali torinesi lavoravano per poter vedere la bandiera tibetana – quella stessa bandiera la cui esposizione in Tibet è vietata – nel Comune di Torino; è stata dura, ma ce l’abbiamo fatta!”
 
Pietro Marcenaro (deputato DS, presidente Comitato per i Diritti Umani):
“Dobbiamo essere consapevoli di lavorare sul lungo periodo; servono costanza e determinazione. Come ha già detto l’on. Mellano, il Dalai Lama è alla ricerca di un accettabile compromesso con le autorità di Pechino, in una situazione che peggiora di giorno in giorno; il fattore tempo gioca a favore della scomparsa dell’identità tibetana. Anche in questo caso ci troviamo di fronte alla difficile mediazione fra principi e realpolitik; io sono con Weber per l’ “etica della responsabilità” contro l’ “etica delle convinzioni”. Occorre su questo problema aprire un dibattito ampio e approfondito.”.
 
Francesco Salinas (consigliere comunale DS):
“La bandiera del Tibet presente alle nostre spalle è una presenza silenziosa ma forte. Oltre i contrasti politici che lo attraversano, il Consiglio Comunale di Torino si è ritrovato unito per la difesa dei diritti umani, come tante altre volte nel passato.”
 
Gianluigi Bonino (consigliere comunale Rosa nel Pugno):
“Il nostro ordine del giorno è servito ad aprire una discussione molto utile in Consiglio su temi e problemi molto lontani dalla nostra vita di tutti i giorni e che alcuni affrontano ancora col retaggio di ideologie risalenti alla guerra fredda.”.
 
Manfredi    
 
www.associazioneaglietta.it
 
N. B. I Comuni e/o i singoli cittadini che intendono acquistare la bandiera del Tibet possono rivolgersi all’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, inviando un’email a Rosanna Degiovanni (rosannadegiovanni@yahoo.it, 348/5335306)

Torino, 9 marzo 2007 
NESI SI E’ DIMENTICATO UN NOME INDIMENTICABILE:
ADELAIDE AGLIETTA
  Su “La Stampa” del 9 marzo 2007, Nerio Nesi  rievoca la Torino del 1978: “… La città era praticamente in stato d’assedio, dove ogni settimana qualcuno veniva “gambizzato”, dove il processo in Corte d’Assise contro il capo delle Brigate Rosse dovette essere interrotto per l’assassinio di un giudice popolare, che non si riusciva a sostituire perché nessuno voleva esporsi. …”.
Nesi ricorda, ma la memoria spesso è selettiva; in realtà, nei primi giorni del marzo 1978, il primo processo in Italia ai capi storici delle Brigate Rosse non poteva iniziare perché  non si riusciva a formare la giuria popolare: oltre cento cittadini torinesi avevano rinunciato, presentando opportuni certificati medici, per paura di subire la violenza dei brigatisti. Improvvisamente, viene estratto il nome di Adelaide Aglietta, segretaria nazionale del Partito Radicale, allora impegnata in una durissima contestazione delle leggi speciali antiterrorismo; Adelaide accetta l’incarico e, grazie al suo esempio, la giuria popolare è completata in breve tempo; il processo a Curcio e compagni può iniziare. Un mese dopo il Parlamento, per evitare nuovi “casi Aglietta”, voterà una leggina per rendere incompatibile la funzione di parlamentare con la funzione di giudice popolare (tutti i segretari di partito, eccetto l’Aglietta, erano parlamentari).
Ringraziamo comunque Nerio Nesi, non tanto per i suoi ricordi lacunosi, quanto per il titolo del suo intervento (“La forza della politica”), che sembra proprio riferirsi alla figura di Adelaide Aglietta.  Adelaide ce la ricordiamo proprio così, forte e giusta. Nel suo ricordo, saremo anche noi in largo Berardi, per commemorare il maresciallo Rosario Berardi, ucciso dalle BR mentre aspettava il tram, il 10 marzo 1978, il giorno dopo l’inizio del processo.
Speriamo di essere in tanti, per dare forza alla politica contro la violenza di ieri, di oggi e di sempre.
 
 
              Silvio Viale                                                                     Bruno Mellano
segretario Associazione Radicale                                                 deputato radicale
           Adelaide Aglietta                                                         della Rosa nel Pugno

Torino, 9 marzo 2007
NUOVA LEGGE FORESTALE DELLA GIUNTA BRESSO: UN INCENTIVO AL TAGLIO DEI BOSCHI CONTRO LA VOLONTA’ DEI PROPRIETARI DEI TERRENI
  Mellano: “una legge strabica e dirigista, spero che si ascoltino le voce ambientaliste per una radicale modifica del testo”
 
Inizierà lunedì la discussione alla terza commissione del Consiglio Regionale in merito al Disegno di legge forestale presentato dalla Giunta guidata da Mercedes Presso (n.345 del 23 ottobre 2006). Il testo intitolato “Promozione dell’economia forestale e pastorale” prevede il consistente finanziamento delle attività forestali con l’obiettivo primario di trarre vantaggio economico dal patrimonio forestale piemontese. Nella conferenza stampa che si è svolta oggi in Consiglio regionale, organizzata da Mariano Turigliatto del Gruppo consiliare "Sinistra per l’Unione" e dall'Associazione Radicale "Adelaide Aglietta" e che ha visto la partecipazione di numerose associazioni ambientaliste schierate in modo critico contro il progetto di legge, è stata anche ricordato la ripresentazione di un testo "Cavalliere" ed una funzionaria dell'Assessorato alla Montagna ha annunciato la predisposizione di un ulteriore testo della Giunta.
 
Bruno Mellano, Deputato radicale della Rosa nel Pugno e protagonista della conferenza stampa, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
 
“Il concetto più volte ribadito nel testo che i boschi piemontesi siano innanzitutto una risorsa economica non corrisponde semplicemente alla verità per due motivi: gli stessi proprietari non tagliano i boschi per produrre legname proprio perché non è economicamente fruttuoso; in secondo luogo, più importante, i boschi piemontesi sono essenzialmente a funzione protettiva (e paesaggistica) dato che sono su versanti montani che, se fossero tagliati diffusamente, avrebbero come risultato un notevole incremento dei dissesti. Ma l’aspetto più assurdo e inaccettabile riguarda l’imposizione ai proprietari di consorziarsi obbligatoriamente, secondo norme derivanti dal codice fascista (richiamate esplicitamente nel testo) e articoli del codice civile riferiti ai ‘consorzi di bonifica’ che nulla centrano con gli organismi in oggetto. Si dice che per ‘pubblica utilità’ si costituiscono consorzi per tagliare i boschi e trarre benefici economici che potranno essere riconosciuti ai proprietari per non più del 50% del totale. Peccato che i consorzi obbligatori ledano gravemente la proprietà privata in barba ai principi costituzionali italiani. Si cerca per l’ennesima volta di creare con fondi pubblici un’economia che non c’è, pensando di dargli gambe per camminare da sola; come sempre ciò comporterà banalmente di licenziare persone che hanno iniziato a lavorare nel settore quando i finanziamenti dovessero cessare o attuare le ennesime politiche assistenziali. Si stanziano 55 milioni di euro per i prossimi 2 anni e il 2% dell’IRPEF regionale per i dieci anni successivi: cifre che potrebbero essere utilizzate per politiche di gestione razionale del patrimonio boschivo, non certo finalizzate principalmente al taglio ma semmai all’incremento delle produzioni legnose su terreni di pianura; piantare alberi non tagliarli!”
 
Mellano

Torino, 8 marzo 2007
 LA GRAVE CARENZA IDRICA DEL 2007 NON RENDE SOSTENIBILE L’ALLAGAMENTO DELLE RISAIE IN PIEMONTE E LOMBARDIA
Mellano e Flaibani: “Lo denunciamo da anni nel disinteresse delle Istituzioni. Ora i nodi sono arrivati al pettine.”
  Dalle massime cariche istituzionali arriva l’allarme siccità; si uniscono al coro politici e responsabili dei Consorzi irrigui e Associazioni di categoria degli agricoltori. Sul tema Bruno Mellano (Deputato Rosa nel Pugno) e Roswitha Flaibani (Segreteria Associazione radicale A. Aglietta, della RnP di Vercelli) hanno rilasciato alla stampa la seguente dichiarazione: “Sono anni che denunciamo punto per punto quanto sta oggi capitando. Abbiamo da tempo proposto la graduale riconversione delle risaie in asciutta per evitare la necessità di interventi in emergenza. Purtroppo però l’emergenza è ora arrivata e sono necessarie azioni gravi e impopolari per evitare, o ridimensionare, i danni che avremo in questo 2007. La sommersione di decine e decine di migliaia di ettari di risaia è oggi una pratica che non può essere sostenuta; a meno di accettare una secca del fiume Po senza precedenti e con danni ingentissimi a tutta l’agricoltura padana. Chiediamo a Governo e Protezione Civile di attivarsi per verificare la possibilità di non consentire l’allagamento delle risaie, trasformando la coltura “in asciutta”, come accade in altre parti d’Italia con risultati produttivi analoghi a quelli ottenuti con la tecnica tradizionale.”

Torino, 8 marzo 2007
TORINO/Assemblea Ordine Medici – VIALE CONTESTA PRESIDENTE BIANCO: “NO A COSCIENZA A SENSO UNICO. ANDARE OLTRE LE COLONNE D’ERCOLE”
Polemica su un corsivo su Welby pubblicato sull’ultimo numero di Torino Medica.
 

Silvio Viale interverrà all’assemblea annuale dell’Ordine dei medici di Torino, che si svolgerà oggi alle ore 18 presso l’aula magna dell’Ospedale Molinette e che sarà presieduta proprio dal Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei medici, Amedo Bianco. Silvio Viale contesta ad Amedeo Bianco quanto ha scritto in un commento sul caso Welby: “… il diritto all’autodeterminazione trova due limiti etici e giuridici e cioè la disponibilità della vita quale bene primario e la coscienza del medico quale espressione della sua autonomia a garanzia del paziente stesso. Questi limiti sono stati e restano, per un medico, un ostacolo insuperabile in ogni scelta volta a provocare o favorire la fine di una vita anche se espressamente e consapevolmente richiesto dal paziente. Tra queste colonne d’Ercole si muovono le nostre azioni professionali …”. Silvio Viale, come esponente radicale, dell’Associazione Luca Coscioni e di Exit-Italia, parte proprio dalla metafora delle due colonne d’Ercole, che “implicano la ncessità di andare oltre”, per contestare i due pilastri, prendendo spunto in particolare dalle normative di altri paesi in cui i medici praticano l’eutanasia, ma anche dall’ordinamento italiano. Secondo Viale “la disponibilità della vita è già superata dal codice penale laddove non prevede il reato di suicidio e, come, dimostra il caso Welby, laddove vi sia il rifiuto consapevole di una terapia, anche quando la persona non è materialmente in grado di agire da sola”. Per quanto riguarda il pilastro etico, questo “non può essere inteso a senso unico, in negativo, ma la coscienza e l’autonomia del medico devono potere essere intese in modo attivo, a partire dall’accettazione di un pluralismo etico”. Viale chiede provocatoriamente a Bianco: “Cosa accadrebbe se un collega olandese, belga o svizzero, che abbia praticato l’eutanasia nel proprio paese, chiedesse l’iscrizione all’Ordine dei medici? Cosa sarebbe accaduto se io avessi agito al posto del Dott. Mario Riccio? Il Consiglio dell’Ordine di Torino avrebbe assunto la stessa posizione che ha assunto quello di Cremona? Forse sì, visto che Amedeo Bianco ha dichiarato di condividere la risoluzione dell’Ordine di Cremona. Ma, allora perché, ribadire i limiti insuperabili dei due pilastri? E’ la stessa questione, quella della fine della vita, si pone anche per i nati estremamente prematuri. Il caso dell’Ospedale Careggi di Firenze, non riguarda tanto la decisione dell’aborto e gli inevitabili errori che può comportare, quanto il tema della rianimazione neonatale che ogni giorno affligge ostetrici, neonatologi e genitori.” Viale conclude che “compito dell’Ordine è anche quello di andare oltre le leggi, pur rispettandole, per promuovere il dibattito sulle nuove fontiere della medicina, per offrire strumenti aggiornati al legislatore. In fondo la legislazione olandese ha gli stessi principi di quella italiana.”. Viale ha annunciato che la propria disponibilità ad intervire quando, come nel caso Nuvoli, i medici curanti dovessero opporre obiezione di coscienza ad interventi legittimi di rifiuto della terapia, invitando altri colleghi a fare altrettanto. Infine, nel suo intervento Silvio Viale riferirà su due questioni, che lo vedono coinvolto: 1) Il procedimento disciplinare in corso, per avere prescritto la contraccezione di emergenza (la pillola del giorno dopo) a scopo preventivo davanti a scuole ed università; Viale ha chiesto alla Ministra Livia Turco di annunciare l’abolizione della ricetta sulla pillola g. d. in occasione dell’8 marzo; 2) Le vicende legate alla RU486, per la quale sono in corso le indagini peliminari della Procura di Torino nei confronti degli sperimentatori e dei vertici dell’Ospedale S.Anna di Torino.


Torino, 8 marzo 2007
COMUNICATO STAMPA
Conferenza Stampa sul Disegno di Legge regionale 345
“Promozione dell’economia forestale e pastorale”
Iniziativa dell’Associazione Radicale A. Aglietta
e
Gruppo Consiliare della Regione Piemonte
Sinistra per l’Unione
  “Le associazioni ambientaliste discutono del Disegno di Legge n. 345 - Promozione dell’economia forestale e pastorale - della Giunta Regionale”
Venerdì 9 Marzo 2007 alle ore 11.30 presso la Sala dei Presidenti del Consiglio regionale del Piemonte a Palazzo LascarisUn’iniziativa promossa in sinergia dall’Associazione Radicale Adelaide Aglietta e dal Gruppo Sinistra per l’Unione del Consiglio della Regione Piemonte, con il preciso scopo di dare spazio e voce alle esigenze e alle richieste del mondo associazionistico ambientalista locale in relazione al disegno di legge della Giunta regionale del Piemonte n. 345 del 2006, denominato: “Promozione dell’economia forestale e pastorale”.
La Giunta regionale nel gennaio 2006 ha approvato le “Linee guida di politica per le foreste e per i pascoli” del Piemonte, e il 23 ottobre 2006 ha presentato un disegno di legge che affronta il primo aspetto che concorrerà alla definizione della politica forestale regionale, quello che più specificamente riguarda la valorizzazione e la promozione del comparto forestale e il rilancio delle attività economiche ad esso correlate.
In questo quadro legislativo, e vista l’importanza del bene comune forestale, si inserisce dunque l’iniziativa dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta e del Gruppo consiliare regionale Sinistra per l’Unione. .” Gli aspetti che dovrebbero principalmente essere modificati – dichiara l’On. Bruno Mellano –riguardano da una parte l’imposizione ai proprietari di consorziarsi obbligatoriamente, secondo norme derivanti dal codice fascista, e dall’altra l’incentrare la norma solo sugli aspetti economici senza considerare il valore naturalistico, paesaggistico e di protezione dei nostri boschi. Speriamo – continua Mellano - che si possa giungere a breve a modifiche migliorative del testo”.
All’incontro parteciperanno le più importanti associazioni ambientaliste tra cui ProNatura Piemonte, WWF-Piemonte, Legambiente, Greenpeace e LAC- Lega per l’abolizione della caccia, per presentare la loro testimonianza e il loro fattivo contributo al fine di modificare il disegno di legge 345/06 in alcuni specifici punti individuati dalle singole associazioni.
“Il disegno di legge 345 presentato dalla Giunta regionale già assegnato alla III° Commissione del Consiglio regionale per l’esame – dichiara il presidente del Gruppo consiliare regionale Sinistra per l’Unione Mariano Turigliatto – può essere migliorato prendendo spunto dalle osservazioni presentate dalle associazioni ambientaliste presenti nella nostra regione, mostrando così un rinnovato impegno per una nuova e più evoluta politica forestale, che assicuri una pianificazione ed una gestione forestale compatibili con la protezione del territorio, cercando di favorire un efficace intreccio tra economia e qualità dell’aria.

Torino, 7 marzo 2007
ABORTO CAREGGI – VIALE “DISTINGUERE I VARI ASPETTI SENZA IPOCRISIE E SENZA CRIMINALIZZARE LE DONNE E I MEDICI. E’ LA 194 CHE E’ AMBIGUA.”
  Sulle polemiche scatenate da quanto avvenuto all’Ospedale di careggi di Firenze, interruzione volontaria di gravidanza del secondo trimestre, rianimazione del feto e non riscontro della malformazione ipotizzata, il ginecologo radicale Silvio Viale ha rilasciato la seguente dichiarazione:
 
“Non si può speculare sull’episodio verificatosi all’Ospedale Careggi di Firenze, che pone all’attenzione vari aspetti, che occorre distinguere senza ipocrisie e senza criminalizzare le donne che abortiscono e i medici che eseguono gli aborti. Ai colleghi che hanno eseguito l’aborto nel rispetto della procedura prevista dalla 194 “grave pericolo per la salute psichica della donna”, va la mia personale solidarietà. Senza entrare nel merito dei possibili strascichi legali, devo ricordare che da anni i radicali denuciano come l’aborto sia relegato ai margini della sanità, senza aggiornamenti e senza confronti tra gli operatori sulle procedure e sulle tecniche. Questo disinteresse dei responsabili della sanità ha amplificato le incertezze, ha favorito applicazioni non omogenee e impedito i necessari adeguamenti all’evoluzione delle conoscenze e delle tecnologie mediche.”
 
“Come è noto, la legge 194, sul limite per l’IVG è ambigua. Nel secondo trimestre l’aborto viene eseguito per decisione del medico, di fatto, sempre per “grave pericolo per la salute psichica della donna”, non essendo la malformazione una motivazione sufficiente. Inoltre la 194 ha come limite generico “la possibilità di vita autonoma del feto”, un concetto poco utile in riferimento all’evoluzione della medicina e delle tecniche d rianimazione neonatali.”
 
“Si tratta delle stesse problematiche che ci si trova ad affrontare nei casi di parti estremamente prematuri, dove occorre decidere se rianimare o lasciare stare; dilemma che viene continuamente risolto nei nostri ospedali. Che si tratti di una questione difficile lo dimostra il fatto che un documento sulla rianimazione neonatale, peraltro molto cauto, preparato dalle società scientifiche di ostetricia e di neonatologia e sottoscritto proprio a Firenze più di un anno fa, sia stato praticamente congelato. Purtroppo il limite di potenziale sopravvivenza del feto, correlato alla probabilità di gravissime patologie conseguenti alla estrema prematurità, è una sorta di terra di nessuno.”
 
“Piuttosto che polemizzare sulla procedura per la 194 (sicuramente regolare) o sull’ipotesi diagnostica non confrmata di atresia esofagea (mai certa, con un 10% di falsi postivi), occorebbe sapere se le circostanze fossero tali da suggerire la rianimazione, tenendo presente l’epoca estremamente precoce e i desideri dei genitori. Non è vero che in caso di aborto a 22 settimane, spontaneo o provocato, vi sia l’obbligo assoluto di intervenire sul feto, se le cattive condizioni di vitalità del feto lo sconsiglino. Putroppo, a diferenza di quasi tutti gli altri paesi europei, in Italia la rianimazione neonatale è un tabù, incapace di uscire dalla sacralità del binomio “vita – non vita”, esattamente come per le questioni di “fine vita”.”
 
“Infine, faccio un appello perché si eviti ogni accanimento contro la donna, o contro i genitori, che voleva evitare di avere un figlio gravemente malformato, cosa che potrebbe accadere proprio come conseguenza dell’intervento rianimatorio. Ai farisei, che si stanno già aizzando, voglio ricordare,  citando il rapporto Eurispes 2007, che l’81,6% dei cittadini si dichiara a favore dell’aborto in caso di gravi malformazioni: esattamente come la donna di Firenze. Per superare le ambiguità della 194, non bisogna avere paura di discutere di 194, nè dei nati estremamente prematuri da aborti spontanei e, occasionalmente, anche da IVG.”  
 
Silvio Viale

Torino, 7 marzo 2007
CASO 8 SENATORI IRREGOLARMENTE ELETTI: SOSPESO IL DIGIUNO A STAFFETTA DEI RADICALI PIEMONTESI.
APPELLO A MASSIME CARICHE ISTITUZIONALI PER RIPRISTINO  LEGALITA’.
  Boni e Viale: “Abbiamo richiesto legalità con la nonviolenza; abbiamo ricevuto come risposta la legalizzazione di un evidente e grave broglio elettorale”.
La Giunta delle Elezioni del Senato ha rimandato a tempo indeterminato la decisione sul “caso Piemonte” (che concerneva il posto di senatore di Franco Turigliatto), che sarà presa in concomitanza con le decisioni riguardanti gli altri sette senatori, quando sarà terminato il conteggio e la verifica delle schede elettorali (che in Piemonte era già concluso).
Termina dopo 25 giorni lo sciopero della fame a staffetta, che ha visto il coinvolgimento di oltre 30 cittadini piemontesi (e di oltre 200 in tutta Italia).
Dichiarazione di Igor Boni (Comitato nazionale Radicali Italiani – Presidente Associazione radicale A. Aglietta) e di Silvio Viale (membro radicale Direzione Nazionale Rosa nel Pugno – Segretario Associazione Aglietta):
“E’ stata scritta una nuova pagina di illegalità in questo Paese. I due schieramenti di Centro-destra e Centro-sinistra, sempre pronti a riempirsi la bocca con la “questione morale” o con l’evocazione della necessità di un cambio di direzione in merito alla “questione legalità in Italia”, sono stati complici di questa nuova e grave violazione della principale delle leggi di un Paese: la legge elettorale. In questo panorama, anche l’assordante silenzio delle Istituzioni contribuisce non poco al proseguimento della violazione della Legge.
Vogliamo ringraziare, innanzitutto, Daniele Capezzone (Presidente Commissione Attività Produttive  della Camera) per aver saputo dar corpo – con uno sciopero della fame durato ben 40 giorni e terminato oggi – alla fame di legalità di cui l’Italia soffre, spesso e volentieri a livello inconsapevole. Vogliamo ringraziare poi gli oltre 30 militanti piemontesi che hanno partecipato all’iniziativa nonviolenta a staffetta che è durata 25 giorni e che oggi termina.
Ci appelliamo alle massime cariche dello Stato perché abbiano finalmente la forza per levare la propria voce in nome della Legge scritta contro la legge materiale imperante. Per quello che ci riguarda, in ogni occasione e nelle modalità che insieme sapremo trovare, continueremo la nostra battaglia per il rispetto delle norme, che è il primo passo per la costruzione di una vera alternativa all’attuale regime italiano.
Abbiamo invocato legalità con la nonviolenza; abbiamo ricevuto come risposta la legalizzazione di un evidente e grave broglio elettorale. E al danno si aggiunge la beffa: nella Giunta delle Elezioni continua a sedere anche il senatore Cosimo Izzo (Forza Italia), uno degli otto che dovrebbero andarsene a casa. A proposito di conflitto d’interessi …”.

Boni

Roma, 7 marzo 2007
EMERGENZA IDRICA: URGONO INTERVENTI ECCEZIONALI IN VISTA DELLA SICCITA’ PRIMAVERILE E ESTIVA
  Mellano: “chiedo alla Protezione Civile e al Governo di valutare se non consentire l’allagamento delle risaie che ridurrà ulteriormente e irrimediabilmente la portata del Po con danni immediati per la Pianura Padana.”
 
 
I livelli mai raggiunti in questa stagione dal fiume Po e l’assenza quasi totale di riserve nevose sulle Alpi impongono uno scenario drammatico per il 2007, a meno di cambiamenti repentini nelle prossime settimane.
Bruno Mellano (Deputato radicale della Rosa nel Pugno e membro della Commissione agricoltura) chiede alla protezione Civile e al Governo interventi straordinari a partire dalla limitazione di uso delle acque nelle risaie piemontesi e lombarde.
 
Dichiarazione di Bruno Mellano:
 
“Tra qualche settimana comincerà in Piemonte e in Lombardia l’allagamento delle risaie. Miliardi di metri cubi di acqua saranno (come avviene tutti gli anni) prelevati dalla rete idrica per essere immessi in superficie, sui campi da coltivare. In questa stagione, con il fiume Po ai minimi storici, tale pratica non è sostenibile perché condurrà il Po ad una secca mai registrata in precedenza, se non interverranno nell’immediato abbondanti precipitazioni.
Chiedo che la Protezione Civile e il Governo, con la massima urgenza, valutino concretamente se impedire tale pratica per salvaguardare l’intera pianura Padana, conducendo i risicoltori piemontesi e lombardi a produrre il riso in asciutta (con irrigazioni e senza allagamento) con le varietà più adatte e con risultati produttivi in tutto simili al riso in sommersione, come ricerche decennali hanno dimostrato.”
 
Mellano
 
Membro XIII Commissione Agricoltura

Roma, Torino, 6 marzo 2007
CASO TURIGLIATTO/RADICALI PIEMONTE: GIUNTA ELEZIONI SENATO HA DECISO DI NON DECIDERE. CALPESTATA LA COSTITUZIONE. Il SENATORE MANZIONE  E’ L’ECCEZIONE CHE CONFERMA LA REGOLA.
  La Giunta delle Elezioni del Senato, chiamata oggi a decidere sul “caso Piemonte” (ovvero sul far o meno decadere il senatore Franco Turigliatto, che da 11 mesi occupa il posto che spetta all’eletto della Rosa nel Pugno, Ugo Intini e, in seconda battuta, a Marco Pannella),  ha deciso di non decidere, rinviando sine die all’esame complessivo di tutte le quattro regioni interessate.
Bruno Mellano (deputato piemontese RNP) e Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato:
“L’art. 57 della Costituzione afferma che la ripartizione dei seggi del Senato avviene su base regionale. Quindi, per quanto riguarda il Piemonte, non c’era alcun motivo per rimandare alle calende greche una decisione che concerne il diritto fondamentale in una democrazia, quello mandare in Parlamento i rappresentanti che si è votato e, per corrispettivo, di essere eletto e di poter svolgere il proprio mandato.
In Piemonte i partiti hanno deciso di non ricontare né verificare le schede elettorali; per cui non esisteva neppure l’alibi che è stato invocato nei confronti degli altri sette senatori che attendono di entrare in Senato. Non ci facevamo illusioni: il regime partitocratrico che occupa il territorio italiano, dalla Giunta delle Elezioni del Senato all’ultimo strapuntino di circoscrizione, ha nelle sue fila valenti Azzeccagarbugli in grado di provare che gli asini volano.
Vogliamo qui testimoniare il nostro plauso all’eccezione che conferma la regola: il senatore Roberto Manzione (Margherita), relatore sul “caso Piemonte”, ha protestato fino all’ultimo contro l’abuso di potere perpetrato dalla Giunta delle Elezioni; sicuramente, ciò lo esporrà a rappresaglie all’interno del suo partito e non solo.”.
 
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Torino, 6 marzo 2007
8 MARZO/ VIALE ALLA MINISTRA TURCO: PER L’8 MARZO ANNUNCI ABOLIZIONE OBBLIGO RICETTA PER CONTRACCEZIONE D’EMERGENZA.
  Lettera aperta del ginecologo radicale alla Ministra della Salute:
“Nessuna controindicazione, favorevoli anche le donne cattoliche”
Con una lunga lettera aperta, accompagnata da decine di riferimenti scientifici, Silvio Viale chiede alla “Onorevole Senatrice Ministra della Salute Livia Turco” di annunciare per l’8 marzo l’abolizione della ricetta per la contraccezione di emergenza (CE), la cosiddetta pillola del giorno dopo. Viale, ginecologo presso l’Ospedale S.Anna di Torino, ricorda che la CE è prodotto da banco nella maggior parte dei paesi europei e che sia agenzie dell’OMS sia una risoluzione del Consiglio d’Europa del 2000 sulla classificazione dei medicinali hanno richiesto l’abolizione della ricetta. 
Il ginecologo radicale prende spunto da un impegno ad affrontare la questione che la neoministra aveva assunto appena insediatasi al ministero, durante una visita al Policlinico Umberto I di Roma. Esprimendosi come una femminista incallita, con un pizzico di polemica, Viale scrive: “So che molti temi confluiscono nella giornata dell’8 marzo, ma l’abolizione della ricetta per la CE sarebbe sicuramente salutata come una attenzione ai valori della lotta per l’emancipazione personale, sessuale e sociale della donna; un tema, quello dell’autodeterminazione della donna, che, a volte, sembra essere finito irrimediabilmente in soffitta.”.
Facendo riferimento a inchieste giornalistiche (Matrix e Le Iene) e a vicende giudiziarie in corso in varie città, Viale denuncia la difficoltà e le umiliazioni alle quali le donne sono spesso sottoposte, accentuate dalla scelta di alcuni ospedali di considerare la prestazione come codice bianco (Ospedale Pertini di Roma), mentre si tratta di codice verde (Ospedale S.Anna di Torino). Viale lamenta l’insufficienza dell’aggiornamento per cui “La quasi totalità dei medici pensa che si tratti di una prescrizione specialistica, per cui inviano le pazienti dal ginecologo, facendo perdere tempo e giorni preziosi; addirittura, i medici di guardia medica inviano spesso le donne ad un ospedale e i medici di pronto soccorso a loro volta le rimandano al ginecologo. Una trafila burocraticamente inutile e umanamente mortificante.”. 
“Esiste poi un diffuso equivoco sul meccanismo d’azione che non è assolutamente abortivo”, ma che viene invocato dai medici cattolici per rifiutare la prescrizione. Per Viale la trasformazione  in farmaco da banco è una soluzione, poiché “Indipendentemente da pretestuose discussioni, l’abolizione della ricetta svincola il medico da un mero adempimento burocratico, garantisce una maggiore efficacia contraccettiva e riconduce l’eventuale questione etica alla dimensione personale della singola donna.”.
Viale ricorda anche il procedimento disciplinare pendente nei suoi confronti presso l’Ordine dei Medici di Torino per avere prescritto a scopo preventivo la CE davanti alle scuole ed alle università di diverse città italiane: “Debbo amaramente constatare che la “coscienza” del medico rischia di essere tutelata solo quando si esprime in negativo, cioè rifiuta delle prestazioni, e non quando agisce in positivo”. 
Riprendendo infine i dati del rapporto del Censis, Viale conclude sottolineando come persino il 61,3% delle donne cattoliche praticanti sia a favore della pillola del giorno dopo.
La contraccezione di emergenza riguarda due prodotti in commercio, dispensabili con ricetta obbligatoria non ripetibile, il Norlevo® (Angelini) e il Levonelle® (Shering). La pillola del giorno dopo non deve essere confusa con la pillola abortiva RU486, per la quale sono tuttora in corso le indagini preliminari della Procura di Torino nei confronti dei vertici del S.Anna per presunte violazioni della legge 194 durante la sperimentazione svoltasi tra il 2005 e il 2006.
Lettera aperta allegata.doc

Silvio Viale                 
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Torino, 5 marzo 2007
“LA GIUNTA DELLE ELEZIONI AFFRONTI DOMANI IL VERO CASO TURIGLIATTO”.
SINTESI CONFERENZA STAMPA VOLANTE DELLA ROSA NEL PUGNO.
IL PREFETTO DI TORINO HA RICEVUTO I DEPUTATI BUEMI E MELLANO.
  Questa mattina, una ventina di militanti della Rosa nel Pugno ha manifestato sotto la Prefettura di Torino per informare l’opinione pubblica sul vero “caso Turigliatto”: Franco Turigliatto e altri sette senatori occupano da ben undici mesi posti che spetterebbero ad altri; in Piemonte, Turigliatto dovrebbe lasciare il posto a Ugo Intini e, in seconda battuta, a Marco Pannella.
In una conferenza stampa volante, durante il sit-in, Igor Boni (Comitato Nazionale Radicali Italiani) ha ricordato che domani la Giunta delle Elezioni del Senato si riunirà per affrontare il “caso Piemonte”, l’unica regione dove non è in atto il riconteggio delle schede elettorali e, quindi, non esistono alibi per una decisione rapida e rispettosa del dettato della legge (art. 17 D.Lgs. 533/93).
Ha poi preso la parola l’on. Enrico Buemi (RNP): “Noi non chiediamo privilegi ma il rispetto rigoroso della norma scritta; rivolgo un appello in particolare alla maggioranza di centro-sinistra affinchè non si sottragga alle sue responsabilità; la battaglia per la legalità parte da qui ma deve andare oltre”.
L’on. Bruno Mellano (RNP) ha ricordato che il senatore Roberto Manzione (Margherita) ha depositato una relazione sul “caso Piemonte” in cui dà ragione alla tesi della Rosa nel Pugno e in cui prospetta anche l’unica alternativa in caso di “empasse”: un ricorso immediato della Giunta delle Elezioni alla Corte Costituzionale.
Andrea Buquicchio (consigliere regionale Italia dei Valori): “Uno degli otto senatori  a cui finora è stato impedito di esercitare le proprie funzioni è il nostro Dante Merlonghi, ma la nostra presenza qui trascende l’interesse di parte e di partito; ci troviamo di fronte ad un vulnus della legalità e la ferita deve essere sanata”.
Giorgio Cardetti (segretario provinciale SDI): “Franco Turigliatto non deve essere espulso dal Senato per ripicca contro le sue posizioni politiche e le conseguenti espressioni di voto; deve essere mandato a casa perché non ha i requisiti di legge per fare il senatore”.
Nicoletta Casiraghi (Federazione dei Liberali): “Non si tratta di una questione tecnica fra addetti ai lavori, ma del rispetto della legge elettorale, cioè della volontà del popolo, sovrano in democrazia. Purtroppo, ci troviamo di fronte all’ennesimo caso in cui la legge non viene applicata ma viene interpretata. La legislatura è iniziata con il peccato originale; occorre ora riparare quel peccato.”.
Alessandro Frezzato (Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni): “L’anno scorso eravamo qui, davanti alla Prefettura, per chiedere che venisse approvato dal Parlamento il provvedimento dell’indulto; ora siamo qui per un’altra questione di giustizia, anzi di legalità”.
Silvio Viale (segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta): “Voglio ricordare che oggi l’on. Daniele Capezzone è giunto al 39° giorno di sciopero della fame; a sostegno di Daniele, a sostegno dell’iniziativa per la legalità al Senato, oltre 200 cittadini stanno conducendo un digiuno a staffetta, che in Piemonte è iniziato un  mese fa e che continueremo finchè non otterremo l’attuazione pura e semplice della legge”.
Al termine della conferenza stampa, una delegazione dei manifestanti (composta dagli on. Buemi e Mellano, da Giorgio Cardetti e da Nicoletta Casiraghi) è stata ricevuta dal Prefetto di Torino, Dr. Goffredo Sottile.
Il Prefetto ha ascoltato le ragioni degli esponenti della Rosa nel Pugno ed ha recepito la relativa documentazione, impegnandosi a trasmetterla in giornata al Presidente del Consiglio, Romano Prodi, e al Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti.

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N. B. Su www.radicali.it, apposito link con: la documentazione dell’iniziativa per il ripristino della legalità al Senato; l’elenco degli oltre 200 cittadini in digiuno a staffetta a sostegno di Daniele Capezzone; il banner per aderire al digiuno a staffetta.

10 marzo 1959 – 10 marzo 2007: 48 anni di occupazione sono troppi!
Il Tibet fino al 1950 era un paese libero, indipendente de facto, con una sua identità culturale, religiosa, etnica, linguistica, territoriale e politica.
  Tra la fine del 1949 e il 1950 l’esercito cinese entra nel territorio tibetano dando così inizio alla violenta aggressione militare e l’occupazione illegale.
Dopo circa dieci anni di tentativi di dialogo, il 10 marzo 1959 Lhasa insorge. La ribellione fu di massa, ampia e popolare, e la brutale repressione che seguì in tutte le regioni del Tibet lo conferma. Fonti militari cinesi ammettono che tra il marzo e l’ottobre 1959 furono uccisi 87.000 membri della resistenza tibetana.
Si preparava per il Tibet uno dei periodi più drammatici della sua storia. La Commissione Internazionale dei Giuristi pubblica due rapporti a Ginevra nel 1959 e 1960, denunciando la violazione compiuta da parte delle autorità cinesi di almeno 16 articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. La Commissione giudicò la Cina colpevole del “più grave crimine di cui una persona o una nazione possano essere accusate” ovvero il GENOCIDIO: “l’intento di distruggere, completamente o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”.
Dal 1959 a oggi si calcola che circa un milione mezzo di tibetani (più di un sesto della popolazione) abbiano perso la vita a causa dell’invasione cinese attraverso esecuzioni sommarie, deportazioni, campi di concentramento, repressioni di massa. La campagna di pulizia etnica si è abbattuta anche sui corpi delle donne tibetane, con sterilizzazioni di massa e aborti forzati.
I crimini commessi in Tibet dalla Cina sono stati equiparati alle atrocità perpetrate dai nazisti contro gli ebrei.
La distruzione e il saccheggio del novanta per cento del patrimonio artistico e architettonico tibetano, le deforestazioni incontrollate, lo sfruttamento intensivo del territorio, stanno rendendo sempre più precario l’equilibrio ambientale del fragile ecosistema della regione.
Oggi in Tibet la Cina sta perseguendo una politica di annientamento dell’identità e della cultura tibetana, anche attraverso l’emarginazione linguistica e i massicci trasferimenti di popolazione cinese (genocidio per diluizione: i tibetani sono già una minoranza nel loro stesso paese) allo scopo di eliminare definitivamente il “problema Tibet”.
A seguito dell’uso devastante della tortura sui prigionieri politici, sulle monache e monaci buddhisti arrestati per reati d’opinione, è stato accertato che decine di tibetani sono morti in prigione. Del resto nella stessa Cina vengono soffocati con arresti e intimidazioni i tentativi di organizzare partiti politici democratici, associazioni sindacali indipendenti, libertà di stampa e persino movimenti come la Falun Gong. La Cina è il più grande stato totalitario del pianeta e, per quanto riguarda la massima violazione dei diritti della persona, la pena di morte, la classifica vede la Cina al primo posto degli stati-killer con il 77% delle esecuzioni accertate sul totale mondiale (fonti cinesi rivelano 10.000 esecuzioni l’anno).
In questo quadro di violazioni dei Diritti Umani (religiosi, d’opinione, d’assemblea, di manifestare), di restrizione delle libertà fondamentali e di dure sentenze imposte ai dissidenti, ancora oggi migliaia di tibetani continuano a fuggire dal loro paese per unirsi al Dalai Lama e alla comunità in esilio nella democratica India, mantenendo viva la memoria storica e le tradizioni culturali e, soprattutto, l’incrollabile speranza del ritorno!


Il dialogo formale con la Cina non preclude un’efficace critica internazionale. 50 anni di non-azione da parte dell’ONU sono ormai un fardello intollerabile che ne mina il prestigio e la credibilità. In una totale assenza di etica dell’economia e della politica i governi occidentali e le multinazionali chiudono gli occhi pur di delocalizzare, sfruttare manodopera a basso costo, lavoro minorile e campi di lavoro forzato (laogai) in quel paradiso terrestre del capitalismo che è oggi la Cina.
Giustamente si discute di accompagnare la globalizzazione economica a quella dei diritti, e di soluzioni politiche e pacifiche dei conflitti: in questo contesto esprimiamo il giusto riconoscimento al coraggio del XIV Dalai Lama del Tibet (Premio Nobel per la Pace 1989) e del popolo del Tibet, che con il carattere esemplare della loro lotta non-violenta non hanno incrementato il mercato internazionale delle armi.
Spesso la gente si preoccupa solo della propria libertà personale. Non hanno ancora compreso che nessuno sarà veramente libero finchè tutti non saremo liberi.
IN CINA NON C’È LIBERTÀ.

* * *

PALDEN GYATSO
Palden Gyatso è nato nel 1933 ed è cresciuto in un piccolo villaggio tibetano. A diciotto anni è stato ordinato monaco buddhista in uno dei più famosi monasteri del Tibet, quello di Drepung.
Nel 1959 venne arrestato, interrogato, bastonato assieme a migliaia di monaci. Sotto tortura ammise di aver “preso parte, marginalmente, all’insurrezione di Lhasa”. Palden Gyatso restò in prigione e nei campi dei lavoro forzato complessivamente per 33 anni.
Alla fine degli anni ’60, durante la Rivoluzione Culturale, tentò la fuga ma fu catturato, sottoposto a sevizie terribili, al supplizio della fame e alle famigerate sedute di “thamzing”: i prigionieri erano obbligati a denunciarsi l’un l’altro, a confessare crimini mai commessi. Iniziavano con una condanna verbale e finivano con un pestaggio.
“Ogni anno decine e decine di prigionieri politici venivano condannati a morte per non essersi “rieducati”. I prigionieri venivano portati con un camion vicino alla prigione. Avevano al collo una tavoletta di legno con dei caratteri cinesi. I condannati venivano fatti inginocchiare di fronte a una fossa profonda un metro e mezzo. A scavarla erano stati gli stessi prigionieri del carcere. Il plotone di esecuzione faceva fuoco e i corpi, colpiti dai proiettili, cadevano direttamente nella fossa…”
Rilasciato il 25 agosto 1992 dalla prigione di Drapchi a Lhasa, Palden Gyatso ha trascorso più anni dietro le sbarre di qualsiasi sopravvissuto tibetano che sia riuscito a raggiungere l’occidente. Prima della sua fuga dal Tibet verso l’India, esponendosi a un notevole rischio personale, Palden si è procurato strumenti di tortura come quelli che erano stati usati contro di lui per poterli mostrare al mondo esterno. Con gli strumenti di tortura disposti davanti a lui, la sua testimonianza ha portato alla luce le inumane atrocità commesse contro i prigionieri politici in Tibet.
Sin da 1992 Palden ha dedicato interamente la vita alla denuncia dell’agghiacciante portata dell’occupazione cinese in Tibet e del sistema penale cinese attraverso la sua spaventosa esperienza: “…una volta un ufficiale della prigione mi ha colpito ripetutamente con un bastone elettrico per gli animali, poi mi ha versato addosso acqua bollente poiché diceva che non gli piaceva la mia attitudine. Neanche dopo questo trattamento ho ricevuto cure mediche”.
Palden Gyatso dal 1992 viaggia in tutto il mondo per rivelare la tragedia del Tibet. Nel 1995 ha testimoniato di fronte alla Commissione per i Diritti Umani dell’ONU a Ginevra ed in seguito di fronte al Congresso degli Stati Uniti, realizzando il suo sogno di raccontare al mondo gli abusi, le tecniche di tortura cinesi e le condizioni di vita nelle prigioni del Tibet.
Nel 1997 scrive la sua autobiografia, tradotta anche in italiano con il titolo “Il fuoco sotto la neve”. Il 10 dicembre 1998 a Montréal, durante una speciale cerimonia per i 50 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, è stato insignito del premio John-Humphrey per la libertà dal “Centro Internazionale dei Diritti Umani e dello Sviluppo Democratico”.
Oggi i paesi occidentali guardano alla Cina come a una grande opportunità per fare affari. Secondo Palden Gyatso “Il rispetto dei Diritti Umani dovrebbe essere alla base di ogni attività economica. Purtroppo molti paesi democratici sembrano oggi interessati solo al denaro e agli affari.(…) Fin dal 1949 il popolo tibetano ha sofferto e ancora oggi soffre a causa della repressione cinese. C’è bisogno di una condanna internazionale del trattamento che il governo cinese riserva al popolo tibetano. Senza questa condanna, le brutalità nei confronti dei prigionieri politici tibetani continueranno. Si tratta di prigionieri innocenti che lottano per la libertà di parola, di associazione e di pratica religiosa nel loro paese. E lottano anche per il diritto del popolo tibetano all’autodeterminazione”.
La storia di Palden, come la storia di altri tibetani, mette in evidenza l’incrollabile forza interiore e la resistenza dello spirito umano nonostante le tremende sofferenze.


Torino, 3 marzo 2007.
DROGHE – VIALE (RNP) “DIFENDERE GLI SPRANGATORI SIGNIFICA DIFENDERE LA CRIMINALITA’. DA FI, AN E LEGA NESSUNA PROPOSTA. PERCHE’ NON PROPONGONO IL MODELLO MILANO?”
  SilVio Viale, segretario dell’associazione radicale Adelaide Aglietta e membro radicale della Direzione Nazionale della Rosa nel Pugno, replica alle dichiarazioni di Martinat e Crosetto, chiedendoli perché non propongano il modello Milano:
“Guido Crosetto e Ugo Martinat non possono essere così strabici e pensare che tutta la colpa sia di Chiamparino. A Milano, ove il centrodestra governa così bene da quindici anni, la situazione è la stessa; anche lì vi è un toxic-park con il suo strascico di proteste. Anche la polemica con chi governa da nove mesi non regge, non solo perché loro hanno governato per cinque anni, ma perché la politica sulle droghe è la stessa da anni, con poche sfumature. La questione droga è in fondo la stessa da anni a Torino come a Milano. Rispetto a pochi anni fa vi è solo una maggior disponibilità di sostanze a buon mercato, ma il problema di alcune centinaia di persone, non più giovani, che in gergo sono definite “cronici” si è consolidato. Focalizzare su loro tutto il problema, come fossero un caprio espiatorio da dare in pasto agli amici sprangatori, significa fare un grosso favore alla criminalità che gestisce lo spaccio in tutti in tutti i quartieri della città. Nei quartieri vicini al parco della Stura la droga è presente e spacciata da ben prima che arrivassero i disperati di toxic-park.” 
“Se si vuole davvero affrontare il problema droga, occorre dividerlo nei suoi vari aspetti, tenendo presente il suo legame con la criminalità locale ed internazionale. Mi aspettavo proposte da Martinat (AN), Crosetto (FI) e Carossa (Lega). Mi aspettavo che proponessero il “modello” Milano, come mirabile esempio da seguire. Invece devo constatare che ogni volta che la discussione diventa concreta, non sono in grado di proporre altro che la solidarietà con i loro amici sprangatori. Eppure basterebbe che guardassero alle esperienze positive che in molti paesi europei.”
“Torino ha le caratteristiche, per capacità, per tessuto sociale e per e le esperienze di volontariato, di essere la città in cui si può ampliare l’offerta di nuove soluzioni, anche per garantire una maggiore sicurezza per i cittadini. Perché opporsi alle narcosale, se sono così certi del loro fallimento? O si ha proprio paura del contrario? E’ come per il metadone, osteggiato dalla destra, che ha permesso a migliaia di torinesi di gestire fasi difficili, di uscire dalla dipendenza e, comunque, di delinquere meno, creando meno problemi a se stessi ed agli altri. Ogni soluzione è solo un pezzetto di una strategia più ampia, ma nell’insieme possono produrre effetti positivi. Viceversa, tentare di nascondere a sprangate la punta dell’iceberg sotto il tappeto favorisce solo la criminalità.” 
“In attesa di proposte concrete da parte di Guido Crosetto, il coordinatore di un partito che si definisce liberale, dovrebbero far riflettere almeno lui le parole del governatore di Rio de Janeiro Sergio Cabral, che ieri ha proposto di legalizzare la droga per ridurre la criminalità, aprendo una discussione internazionale. Chissà se per Crosetto & Co Chiamparino è responsabile anche della situazione di Rio de Janeiro.”
“Infine, un sollecito all’assessore regionale alla sanità Mario Valpreda; incarichi qualcuno di predisporre un progetto. A Torino non mancano le competenze”. 

Silvio Viale

Roma, Torino, 2 marzo 2007
CASO TURIGLIATTO/MELLANO (RNP): “DEVE ESSERE ESPULSO DAL SENATO, NON DAL PARTITO”.
LUNEDI’ SIT-IN SOTTO LA PREFETTURA DI TORINO: LA GIUNTA DELLE ELEZIONI AFFRONTI IL “CASO PIEMONTE” E DECIDA SECONDO LEGALITA’.
 

Bruno Mellano (deputato radicale piemontese della Rosa nel Pugno) ha così commentato l’ “allontanamento” per due anni del senatore Franco Turigliatto dal Partito della Rifondazione Comunista:
 
“Constato che Rifondazione ha compiuto dei passi in avanti sul cammino verso la scelta nonviolenta ma è ancora al palo rispetto alla costruzione di un partito libertario, che non condanni pubblicamente all’ostracismo i dissenzienti, che non emani editti per mettere alla porta i dissidenti.
La questione vera (per cui un deputato della Repubblica, Daniele Capezzone, è in digiuno da 36 giorni) è che Franco Turigliatto deve essere espulso non dal suo partito ma dal Senato perché (in buona compagnia con altri sette colleghi) occupa un posto che spetta, invece, ad altri. Non lo affermiamo solo noi; lo dice e lo scrive anche il senatore Roberto Manzione nella sua relazione sul “caso Piemonte”, depositata presso la Giunta delle Elezioni del Senato. Ma su questo problema - nemmeno ora che Turigliatto da oscuro militante è divenuto una star mediatica - tutti, salvo sparute eccezioni, tacciono.
Lunedì manifesteremo sotto la prefettura di Torino per chiedere che la Giunta delle Elezioni, che si riunirà il giorno dopo, decida finalmente sul “caso Piemonte” (l’unica regione in cui non è in corso il riconteggio delle schede elettorali) e decida secondo la legge scritta, non sulla base dei rapporti di forza fra i partiti.”.
 
Il sit-in della Rosa nel Pugno si terrà lunedì 5 marzo, dalle ore 11:00 alle ore 13:00, a Torino, in Piazza Castello, sotto la Prefettura.
 
Alle ore 12:00 vi sarà una conferenza stampa volante di:
Enrico Buemi e Bruno Mellano (deputati RNP); Igor Boni (presidente Associazione Radicale Adelaide Aglietta); Andrea Buquicchio (segretario regionale Italia dei Valori); Giorgio Cardetti (segretario provinciale SDI); Nicoletta Casiraghi (Federazione dei Liberali); Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani); Silvio Viale (Direzione Nazionale Rosa nel Pugno).
 
Alla stampa verrà distribuita la “Relazione Manzione”; ai cittadini verranno distribuite cartoline da inviare al presidente del Senato, Franco Marini, per chiedere il ripristino della legalità.
 
 
N. B. Su www.radicali.it, apposito link con: la documentazione dell’iniziativa per il ripristino della legalità al Senato; l’elenco degli oltre 200 cittadini in digiuno a staffetta a sostegno di Daniele Capezzone; il banner per aderire al digiuno a staffetta.


Torino, 2 marzo 2007
NARCOSALA A TORINO/VIALE (RNP): “NON SIAMO DISPONIBILI AD AVALLARE NESSUN GIOCO DELLO SCARICABARILE; OGNUNO SI ASSUMA LE PROPRIE RESPONSABILITA’ POLITICHE … A PARTIRE DALL’ASSESSORE VALPREDA”.
  Silvio Viale (Direzione Nazionale Rosa nel Pugno) ha dichiarato:
 
“Registriamo con soddisfazione la presa di posizione dell’Assessore regionale alla Sanità, Mario Valpreda, che si è dichiarato disponibile ad avviare la sperimentazione di una narcosala a Torino. Intendiamo le sue parole (“Spetta alla politica decidere”)
come rivolte, innanzitutto a se stesso.
In caso contrario, non ci stiamo ad avallare il gioco dello scaricabarile, a maggior ragione dopo che si sono verificati nella zona del sedicente “Tossic Park” altri pestaggi di cittadini tossicodipendenti o presunti tali.
La narcosala può ridurre sia il danno sanitario rispetto ai consumatori di droghe illegali sia il danno e l’allarme sociale derivanti dal consumo di tali droghe in luoghi pubblici. L’esperienze già attuate in Europa sono lì a dimostrarlo.
Non siamo neppure disposti ad avallare la contrapposizione sterile fra Sert e comunità terapeutiche; la gestione della narcosala può vedere il concorso sia degli uni che degli altri.
Come radicali e come Rosa nel Pugno (vedi le dichiarazioni del consigliere comunale Bonino) siamo disponibili a lavorare con chiunque intenda assumersi le responsabilità politiche che gli competono.
Altrimenti, visto il triste precedente del 2002, è meglio non illudere nessuno, tantomeno quei  cittadini torinesi che devono subire tutti i giorni dell’anno i danni sanitari delle droghe e i danni sociali del proibizionismo … botte dei picchiatori comprese!”.

Associazione radicale Adelaide Aglietta - Via Botero 11/F - Tel. 011.195.07.676 - Fax 011.195.07.499
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