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Torino, 30 marzo 2008

ABORTO/BERLUSCONI/MPV – VIALE (radicali) “BERLUSCONI FAVOREVOLE A RU486. PERCHE’ I GIORNALI HANNO OSCURATO IL MESSAGGIO DEL CAVALIERE AL MPV?”

 

Silvio Viale, dirigente radicale, coglie con favore che Silvio Berlusconi sia favorevole alla RU486, come si evince dal messaggio semi-clandestino inviato all’Assemblea del Movimento per la Vita, che i principali quotidiani hanno preferito oscurare.

Silvio Viale ha diffuso la seguente nota:

“Favorevole alla moratoria, contrario alle modifiche sulla legge 40, l’unica differenza tra Berlusconi e la lista “Aborto? No grazie” di Giuliano Ferrara è la RU486. Berlusconi non la cita, ma dice che si deve “applicare la legge 194 in tutte le sue parti”, quindi anche l’art. 15 e la RU486, che è sola cosa concreta delle polemiche di questi mesi.
L’omissione non è casuale e non è liquidabile come una semplice dimenticanza, per quattro ragioni. La prima perché Berlusconi sa che l’approvazione da parte dell’AIFA è inevitabile ed imminente. La seconda perché sa che una parte del suo potenziale elettorato può tollerare impegni generici con il MPV, ma non un integralismo antiscientifico verso quello che, in fondo, è solo un farmaco. La terza perché sa che la maggioranza degli italiani è favorevole alla Ru486. La quarta perché sa che gli italiani, quando è necessario, usano divorziare ed abortire a destra come a sinistra.
Nel messaggio al MPV Berlusconi adotta la strategia della doppia rivelazione: da un lato prende impegni generici a mezza voce con il MPV, ma dall’altra evita di sbandierarli in giro come se si vergognasse. Ed infatti, persino gli impegni su moratoria e sulla legge 40 sono accuratamente evitati nei suoi comizi e nelle sue interviste.”
“Ma perché i principali quotidiani hanno oscurato il messaggio del Cavaliere al MPV?
Eppure, proprio il testo del messaggio al MPV dimostra come su aborto, contraccezione e reddito familiare è possibile accorciare le distanze, se si affrontassero i punti concreti e se ne parlasse di più. Non mi riferisco solo alla significativa “dimenticanza” sulla RU486, che apprezzo, ma anche alla questione degli “aiuti alle madri”, che condivido pienamente.
Infatti, anch’io penso che occorra dare “concrete possibilità alle madri, anche nelle condizioni più difficili, di far nascere un bambino, con la certezza che qualcuno poi si prenderà cura di entrambe”, ma debbo far rilevare che la vera questione che Berlusconi omette è un’altra. Che si tratti dei mille euro del “bonus bebè” promessi da Berlusconi, dei 2.880 euro in 16 mesi del progetto “Gemma” del MPV o dei 2500 euro annui fino ad una certa età del “bonus” promesso da Veltroni, la vera domanda è quanto si condivida il principio  “aiutare, ma non obbligare”. In altre parole, la domanda alla quale Berlusconi dovrebbe rispondere è quanto si debba ostacolare l’aborto della donna che non ritiene sufficienti gli aiuti offerti o che vuole abortisce per altre ragioni? Da Veltroni ha avuto una risposta, da Berlusconi ancora no. I candidati a Premier hanno il dovere di dire quanto cercheranno di ostacolare l’aborto. Chissà se c’è ancora un giornalista in questo paese che ha il fegato di chiederlo? Forse è la stesa risposta che attende ancora il Movimento per la vita.”

 

 


Torino, 28 marzo 2008

VIALE: Proposta a Giuliano Ferrara per un confronto su vita, aborto e RU486.

 

 

Egr. Direttore,
senza indugi colgo con piacere la sua disponibilità per un pubblico confronto sui temi della vita, dell'aborto e della RU486, ovviamente senza tabù.
Considerati i miei impegni di lavoro e quelli già assunti (il 6 aprile sarò in Liguria per un dibattito organizzato da Scienza e Vita a Borgio Verezzi).
mi sono permesso di sbirciare tra i suoi appuntamenti elettorali e così ho potuto sapere che il 4 e 5 aprile sarà in Lombardia. Le propongo pertanto le date di venerdì 4 aprile, alla sera a Milano, e di sabato 5 aprile, senza preferenze per la mattina a Mantova, per il pomeriggio a Vigevano o per la sera a Busto Arsizio. Ovviamente sono disponibile per altre date e il pubblico che affolla le sue iniziative elettorali mi va benone.
Resto in attesa di una sua risposta e Le porgo i miei saluti.





Torino, 28 marzo 2008

TIBET/TORINO/DOMANI MATTINA IL PRESIDENTE DEL PARLAMENTO TIBETANO IN ESILIO VISITERA’, PRESSO LA SEDE RADICALE, LA MOSTRA FOTOGRAFICA “IN MARCIA PER IL TIBET”.

  Domani, sabato 29 marzo 2008, il presidente del Parlamento tibetano in esilio, Karma Chopel, accompagnato dall’on. radicale Bruno Mellano (coordinatore intergruppo parlamentare Tibet), visiterà alle ore 10:30, nella sede radicale di via Garibaldi n. 18, la mostra fotografica “In marcia per il Tibet”.
Karma Chopel passerà poi a salutare i militanti radicali al tavolo sul Tibet dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta (in via Garibaldi n. 14, dalle 10:30 alle 13:30); al tavolo saranno disponibili le bandiere tibetane.
Alle ore 11:00 il Presidente del Parlamento tibetano sarà ricevuto nel Consiglio Regionale del Piemonte (via Alfieri n. 15) dall’Associazione Comuni, Province, Regioni per il Tibet.


Dichiarazione di Bruno Mellano (deputato radicale, coordinatore intergruppo parlamentare Tibet) e di Giulio Manfredi (giunta di segreteria Radicali Italiani):

“Di fronte a quello che è successo, che sta succedendo e che succederà in Tibet, ciascuno può fare almeno tre cose:
1)    può prendere al tavolo radicale - o contattando l’Associazione Radicale Adelaide Aglietta - una bandiera tibetana e farla sventolare alla finestra, al balcone di casa sua; quella bandiera è proibita in Tibet, la sua esibizione è punita con il carcere;
2)    può far approvare dal suo Comune, dalla sua Provincia, dalla sua Regione un ordine del giorno simile a quello che il Partito Radicale Transnazionale ha inviato a 4.000 sindaci italiani e ai Presidenti di Province e Regioni;
3)    può far aderire il suo Comune, la sua Provincia, la sua Regione all’Associazione Comuni, Province, Regioni per il Tibet, che ha sede presso il Consiglio Regionale del Piemonte e che ha attualmente più di 150 membri in tutta Italia.”.

Presso la sede dell’Associazione Aglietta (via Garibaldi n. 18, secondo cortile interno) è visibile tutti i giorni (tranne la domenica) la mostra fotografica “In marcia per il Tibet”, allestita a dicembre in concomitanza con la visita a Torino del Dalai Lama.





Novara, 27 marzo 2008

ABORTO/NOVARA/ DOMANI SIT-IN RADICALE DAVANTI A SEDE INCONTRO ELETTORALE CON GIULIANO FERRARA: “CONTRACCETTIVI? SI’, GRAZIE – RU486? SI’, GRAZIE – PILLOLA GIORNO DOPO SENZA RICETTA? SI’, GRAZIE”.

 

 

Domani, venerdì 28 marzo, alle ore 11:00, Giuliano Ferrarà parteciperà a Novara ad un incontro elettorale della lista da lui capeggiata, “Aborto? No, grazie” (Consiglio di Quartiere Sud, Via Monte San Gabriele n. 50).

Davanti alla sede dell’incontro, Nathalie Pisano (Comitato nazionale Radicali Italiani) e Michele Savino (rappresentante studenti per la libertà di ricerca scientifica dell’Associazione Luca Coscioni) volantineranno gli opuscoli sulla “salute sessuale” predisposti dal Dr. Silvio Viale (presidente Associazione Radicale Adelaide Aglietta).

Pisano e Savino hanno dichiarato:

“Lungi da noi disturbare domani l’appuntamento elettorale del Dr. Ferrara. Vogliamo solamente ricordare, con i nostri opuscoli e con i cartelli sandwich che indosseremo, che la sua lista non parla mai della promozione dell’informazione sessuale nelle scuole, non parla mai dei prezzi esorbitanti dei preservativi, non parla mai delle “vie crucis” a cui sono sottoposte le donne per avere la ricetta della pillola del giorno dopo. Oltre all’aborto e prima dell’aborto, Dr. Ferrara, c’è altro, anche se lei preferisce girare gli occhi da un’altra parte!”.


Torino, 27 marzo 2008

RADICALI/TORINO. PERSONE CON DISABILITÀ ED INTEGRAZIONE SCOLASTICA: SONO PIÙ DIFFICILI DA ABBATTERE LE BARRIERE SOCIO-CULTURALI CHE QUELLE ARCHITETTONICHE.

 

 

Dopo aver appreso dai quotidiani locali della denuncia fatta dal padre di uno studente autistico di nove anni del Comune di Barbania nel Canavese, cui il Sindaco Giovanni Drovetti, a seguito delle lamentele di alcuni genitori, ha cancellato il parcheggio riservato davanti alla scuola, Domenico Massano (Giunta di segreteria associazione radicale Adelaide Aglietta) e Alessandro Frezzato (direzione nazionale Radicali Italiani e associazione Luca Coscioni, malato di distrofia muscolare), hanno dichiarato:

“Il 28 dicembre 2007 è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il disegno di legge di ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Tale convenzione all'art. 24 impegna i vari Stati a garantire il diritto ad un sistema di istruzione inclusivo a tutti i livelli, assicurando che nell'attuazione di tale diritto, per garantire la non discriminazione e le pari opportunità, “venga fornito un accomodamento ragionevole in funzione dei bisogni di ciascuno”, intendendo per “accomodamento ragionevole” le modifiche e gli adattamenti necessari ed appropriati che non impongano un onere sproporzionato o eccessivo, adottati, ove ve ne sia necessità in casi particolari, per garantire alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali.
Il Sindaco Giovanni Drovetti, in controtendenza, dichiarando di “dover tutelare anche l'incolumità degli altri alunni” (a suo parere messa a rischio dal veicolo del padre del ragazzo che sosterebbe davanti all'ingresso della scuola), ritiene che un accomodamento ragionevole sia quello di togliere questa agevolazione alla famiglia, invitandola a mandare il figlio con lo scuolabus, ignorando il parere medico del neuropsichiatra che evidenzia i rischi di tale repentino cambiamento per il giovane affetto da una grave forma di autismo,
Pessimo esempio di scelta che non sembra sia stata concordata con la famiglia a partire dai bisogni del bambino, programmata e pianificata nel tempo in funzione di un progetto di vita individualizzato.
E', inoltre, sconcertante vedere come il tutto nasca dalle lamentele e dalle “gelosie” delle famiglie dei compagni di classe di questo bambino, cui non poteva essere attribuito lo stesso privilegio di accompagnare il figlio sotto la scuola.
E' preoccupante constatare come nel 2008, a pochi mesi dalla ratifica della convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità, ci siano barriere socio culturali così solidamente radicate e ben più difficili da abbattere di quelle architettoniche con cui le persone con disabilità (e le loro famiglie), si devono confrontare quotidianamente, fin dalla più tenera età.
Invitiamo il Sindaco a ravvedersi ed a ripensare a certe scelte che anziché risolvere problemi creano i presupposti per la discriminazione e l'esclusione delle persone con disabilità, ricordandogli che una società a misura di tutti e realmente inclusiva si costruisce a partire dal modo in cui si affrontano questioni che ad un occhio superficiale possono sembrare “banali”, ma che spesso possono rappresentare grandi conquiste di civiltà.


Torino, 27 marzo 2008

FERRARA/RU486 – VIALE “RU486 INDICE DI CIVILTA’ E PROGRESSO. RINNOVA LA SFIDA AL FUTURO MINISTRO DEL PDL PER UN PUBBLICO CONFRONTO.”

 

Silvio Viale, che da sette anni chiede l’introduzione della RU486 in Italia, replica a Giuliano Ferrara, che oggi approda a Torino nel suo tour elettorale anti-aborto. Ancora una volta Silvio Viale rilancia la sua sfida per un confronto pubblico sulla RU486, che Giuliano Ferrara continua a non accettare, rammaricandosi che non sia potuto avvenire oggi.

Silvio Viale ha diffuso la seguente dichiarazione:

“Leggo che Giuliano Ferrara ha dichiarato che, se fosse ministro della sanità, bloccherebbe la RU486. Vedremo. La demonizzazione della RU486, da lui definita “prezzemolo moderno”, esemplifica la debolezza della sua campagna anti-aborto, che si basa sulle cantonate propinate da Eugenia Roccella. La RU486 è un farmaco moderno, un indicatore di civiltà e di progresso scientifico. Essa riguarda gli aspetti tecnici e non quelli etici dell’aborto. Ferrara e Roccella, invece, fanno volutamente confusione per cercare di colpevolizzare le donne, oscillando continuamente dalla tesi dell’aborto facile a quella dell’aborto terribile, per limitare il diritto di scelta. Anche quando la RU486 sarà disponibile, nessuna donna sarà costretta a ricorrervi, potendo continuare a preferire l’aborto chirurgico, quello che Ferrara definirebbe un “frullatore moderno”. Mi sembra miseramente riduttivo per il futuro ministro del PDL che la grande questione dell’aborto si debba ridurre a valutazioni tecniche tra un “frullatore moderno” e il “prezzemolo moderno”. Sappia Ferrara che l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), la Food and Drug Administration (FDA) e l’Agenzia europea del farmaco (EMEA) considerano efficaci e sicuri sia il “frullatore moderno” che il “prezzemolo moderno”. Prendendo sul serio Ferrara gli rinnovo la sfida per un confronto pubblico tra me e lui dove, come e quando vuole. Mi rammarico che questo non sia potuto accadere oggi a Torino, ma non dispero per il prossimi giorni.. Nel frattempo, mi auguro che possa aprire gli occhi sulle bizzarrie del Roccella pensiero”

 


Roma, 26 marzo 2008

UBRIACHI AL VOLANTE/RADICALI: TUTTI A STRACCIARSI LE VESTI MA NESSUNO SI E’
ACCORTO CHE LA LEGGE PRIVILEGIA IL GUIDATORE PIU’ UBRIACO O STRAFATTO.

  Dichiarazione di Giulio Manfredi (Giunta di segreteria Radicali Italiani):

L’8 agosto 2007, all’entrata in vigore delle modifiche al codice della strada
“per incrementare i livelli di sicurezza nella circolazione”, segnalai una grave
incongruenza presente nei nuovi articoli 186 e 187 del D. Lgs. 30 aprile 1992,
n. 285 (codice della strada): l’art. 186 citato (“Guida sotto l’influenza di
alcool”) prevede per chi rifiuta di sottoporsi all’accertamento del tasso
alcoolemico – “salvo che il fatto costituisca reato” - solamente il pagamento di
una multa (da 2.500 a 10.000 euro), la sospensione della patente di guida fino a
due anni e il fermo del veicolo solamente se esso appartiene al guidatore
fermato: non è previsto l’arresto, che è invece sancito per chi si sottopone
all’etilometro e risulta avere un tasso alcolemico superiore a 0,8 grammi per
litro (mezzo litro di vino). Stesso discorso vale per il successivo art. 187 del
Codice della Strada sulla “Guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di
sostanze stupefacenti”.
Se non ha causato incidenti, il guidatore ubriaco perso o strafatto può,
rifiutandosi di sottoporsi al test, evitare il carcere. Non mi pare una
disposizione che “incrementi i livelli di sicurezza nella circolazione”;
l’alternativa fra multa e carcere dovrebbe essere modulata meglio, magari
prevedendo un mix fra sanzione amministrativa e penale che aumenti in caso di
recidiva.
Avevo segnalato la cosa al deputato radicale Marco Beltrandi (membro Commissione
Trasporti), che si era impegnato a modificare il disegno di legge sulla
sicurezza stradale in discussione in Parlamento; la fine anticipata della
legislatura ha lasciato intatta una disposizione incredibile … ma invisibile per
coloro che in questi giorni si stracciano le vesti nel nome della salvaguardia
della vita dei “nostri giovani” ….


Torino, 25 marzo 2008

DIRITTO DI VOTO PER MALATI GRAVI E DETENUTI: ALCUNI DIRIGENTI RADICALI PIEMONTESI CHIEDONO UN INCONTRO AL PREFETTO DI TORINO

Boni e Frezzato: “Contro la Costituzione, molti malati e molti detenuti non potranno esercitare il loro diritto di voto, a Torino come in tutta Italia”

 

Alcuni dirigenti radicali piemontesi hanno inviato al Prefetto di Torino, Paolo Padoin, una lettera con richiesta urgente di incontro in seguito all’iniziativa nazionale lanciata nei giorni scorsi dalla Segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini e dal Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato.
L’iniziativa è volta a promuovere anche per i malati gravi e i detenuti il diritto di voto come riconosciuto dalla Costituzione.
La lettera è stata sottoscritta da Igor Boni (Segretario dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta); Alessandro Frezzato (Direzione nazionale Radicali Italiani e Associazione Luca Coscioni); Giulio Manfredi (giunta di segreteria di Radicali Italiani); Domenico Massano (giunta di segreteria dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta); Bruno Mellano (Deputato radicale); Silvio Viale (Direzione nazionale dell’Associazione Luca Coscioni).

Dichiarazione di Igor Boni (Segretario dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta) e Alessandro Frezzato (Direzione nazionale Radicali Italiani e Associazione Luca Coscioni – malato di distrofia muscolare)

“Nella prossima tornata elettorale molti cittadini italiani saranno esclusi dal diritto di voto. Si tratta di coloro che non possono muoversi da casa perché immobilizzati a causa di gravi invalidità o malattia e di migliaia di detenuti che, pur non avendo perso i diritti civili, non possono votare per mancanza di informazioni, o per la materiale difficoltà a disporre della necessaria tessera elettorale. Su questo abbiamo chiesto un incontro urgente al prefetto di Torino, Paolo Padoin, per illustrare nel merito le nostre proposte e per verificare insieme quali possibili soluzioni possano essere predisposte - anche a livello locale - da qui al voto del 13 e 14 aprile.
Rita Bernardini e Marco Cappato nei giorni scorsi hanno inviato una lettera al Ministro dell’Interno Giuliano Amato per chiedere provvedimenti urgenti. L’Italia sconta anche su questo un ritardo molto grande se si pensa che molti paesi a noi vicini prevedono il voto per corrispondenza, il voto a domicilio o per procura e, costantemente, mettono a disposizione di non vedenti e non udenti il massimo degli strumenti possibili. Certo sanare tutto ciò comporta investimenti come la produzione di schede elettorali in braille o la realizzazione di tutte le tribune politiche televisive usufruibili dai non udenti e aggiornamenti normativi importanti per aprire la strada a modalità di voto oggi precluse.
La maturità di un Paese si misura anche, e soprattutto, su questo: consentire a tutti i cittadini di svolgere il principale dei diritti: il voto”.


Torino, 24 marzo 2008

RAVE PARTY/RADICALI: LEGALIZZARE “PILL TEST”, ESAME CHIMICO DELLE PASTICCHE.  IN PARLAMENTO GIACENTE DA DUE ANNI PROPOSTA DI LEGGE (CAPEZZONE E ALTRI).

 

 

Dichiarazione di Giulio Manfredi (Giunta di segreteria Radicali Italiani):

“Dopo il ragazzo morto per overdose al rave party di Segrate, è possibile trovare qualche politico italiano interessato, non solo in campagna elettorale ma anche dopo, a proporre la legalizzazione in Italia almeno del “pill test”, l’analisi chimica delle pasticche, smerciate in grande quantità nei raves parties, per permettere ai consumatori di conoscere cosa ingoiano?
Sembra una proposta rivoluzionaria ma - come per altro verso le narcosale per i consumatori di eroina o cocaina per via iniettiva - si tratta di un’iniziativa in atto da decenni in Olanda, dove equipes mediche sostano davanti all’ingresso dei raves parties, analizzando su richiesta le pasticche dei ragazzi, intervenendo prontamente, essendo già sul posto, in caso di emergenze. Qui in Italia i servizi tossicodipendenze (Sert) il sabato e la domenica sono chiusi (tranne le solite lodevoli eccezioni) e sono fissi, non vanno davanti alle discoteche e ai raves.
L’11 ottobre 2006 i deputati radicali presentarono una Proposta di legge (n. 1805, Capezzone e altri) di riforma della legge sugli stupefacenti; la PDL prevede, tra l’altro, la possibilità di effettuare analisi legali delle sostanze, ora vietate.
Il testo rimane a disposizione di chi, nel nuovo Parlamento, vorrà promuovere politiche di riduzione del danno che costituiscono nell’Europa più civile uno dei pilastri delle politiche sulle tossicodipendenze.” .


Torino, 24 marzo 2008

ABORTO/CASO 15ENNE – VIALE (radicali) “L’AVVOCATO HA SBAGLIATO E FA MALE A METTERLA IN POLITICA. I GIORNALI DICANO CHE LA 194 NON PREVEDE L’ABORTO COATTO.”
 

Lette le dichiarazioni dell’Avv. Laura Ferretti, Silvio Viale interviene per ricordare all’avvocato che nessun medico, in nessun caso, avrebbe praticato una IVG sulla minore contro la propria volontà, poiche la 194 non prevede l’aborto coatto.
Silvio Viale è critico anche nei confronti dei giornali, soprattutto nazionali, che hanno trattato il caso come se ci fosse il pericolo che la ragazza fosse costretta ad abortire e chiede che sia data un’informazione corretta, anche se tardiva.

Silvio Viale ha divulgato la seguente nota:

“L’avvocato ha sbagliato a divulgare la notizia e fa male a metterla in politica, perché il primo compito nostro, di medici, e suo, di avvocato, è di tutelare la ragazza e la sua salute psichica. L’avvocato sa bene che non vi era alcun pericolo che la minore fosse sottoposta ad aborto contro la propria volontà ed avere reso pubblica la storia attuale e quella della gravidanza precedente rischia di creare disagi e problemi futuri. Di fronte ad una minore, come professionisti, abbiamo l’obbligo di mettere da parte i nostri interessi personali. I guasti di una pubblicità inopportuna sono imprevedibili e incalcolabili. L’avvocato dice di non avere reso pubblico il nome, ma quante ragazze di quindici anni gireranno con il pancione per Pordenone o per qualche paese della provincia? Non si rende conto di avere trasformato in un “reality” le vicende privata di una minore e della sua famiglia alle prese con i propri problemi? Se davvero i genitori erano convinti di potere costringere la ragazza ad abortire, bastava fargli capire che non era possibile per legge, come mi è personalmente capitato di recente a Torino. Nel caso torinese, né io e né il movimento per la vita, entrambi a conoscenza del caso, abbiamo ritenuto di doverlo divulgare e strumentalizzare, nonostante le continue polemiche tra noi. Ed è proprio il riferimento al dibattito in corso, addotto dall’avvocato come giustificazione, che mi indigna, come non posso accettare quello alla libertà di stampa, che tradiscono la consapevolezza di chi sa che ha può giustificare l’allarmismo che ha creato. La legge italiana non prevede che i genitori possano ordinare l’aborto o che lo possa fare un giudice, salvo i casi di imminente pericolo di vita per la donna, nel qual caso è il medico che è obbligato ad intervenire senza badare all’eventuale obiezione. Credo che i giornali debbano dare, anche se tardivamente, un’informazione corretta perché hanno lasciato credere al lettore che in Italia sia possibile abortire per volontà dei genitori, contro la volontà della donna minore e con i medici esecutori obbligati. Non è così: senza la richiesta della minore non si procede. So perfettamente che sia possibile che la minore sia condizionabile dai genitori, ma è necessario sempre la sua firma ed il suo consenso in tutte le tappe che sono necessarie per compiere l’aborto. Nel 70% dei casi l’aborto avviene con il consenso dei genitori, mentre nel 30% dei casi la ragazza non vuole che i genitori lo sappiano o i genitori vogliono che sia il giudice ad autorizzare la minore a decidere per se stessa. Nella realtà i casi di minori che vogliono portare avanti la gravidanza contro il desiderio dei genitori sono sporadici, quasi sempre il risultato di una situazione conflittuale, e sono posti al centro delle attenzioni dei medici e dei servizi sociali dei comuni, a Torino come a Pordenone, Scatta una catena di protezione e di assistenza in un percorso che non riguarda solo la gravidanza ma l’intero progetto della minore. In ogni caso non vi è l’aborto coatto. N avvocato non può non saperlo e i giornali hanno l’obbligo morale di dirlo con chiarezza ai propri lettori, evitando suggestioni errate. La 194 su questo punto è chiara: basta leggerla.”


Torino, 22 marzo 2008

ABORTO MINORE/PORDENONE -  VIALE (radiacli) “NESSUN OBBLIGO DI ABORTO. L’ORDINE INTERVENGA PER CENSURARE L’AVVOCATO.”



 

Silvio Viale, ginecologo al S.Anna di Torino ed esponente radicale, interviene sul caso della minore che non vuole abortire, nonostante il parere contrario dei genitori:

“In Italia non c’è l’obbligo di aborto, nemmeno per una ragazza minorenne. Senza richiesta scritta della persona interessata (art.12) non si apre nemmeno alcuna procedura per l’IVG, a meno che vi sia un imminente pericolo di vita per la donna, che non è il caso della minore di Pordenone. Sono certo che i colleghi, che hanno dovuto affrontare il caso, hanno attivato tutte le risorse necessarie per assistere la minore nella sua scelta e nel proseguo della gravidanza. Ritengo, invece, ingiustificabile il comportamento di chi ha diffuso la notizia e, se sarà confermato che si tratta dell’avvocato, l’Ordine dovrà intervenire e la magistratura dovrà valutare il suo operato ai sensi dell’art. 21 della legge 194. In ogni caso, la volontà della minore deve essere accolta, qualunque sia la sua decisione finale e ogni ripensamento dovrà essere valutato. Se la “capacità di agire” di acquisisce a 18 anni, con la maggiore età, la “capacità di discernimento” si acquisisce molto prima e a 14-15 anni un minore può decidere per se stesso e deve essere informato delle procedure mediche. La necessità di acquisire il consenso dei genitori non può essere in contrasto con i desideri e gli interessi del minore e non può comportare un obbligo di trattamento, ma solo un consenso dei genitori al trattamento. Per quanto riguarda l’IVG, nel 68,6% l’assenso è dato dai genitori (l’83% in Friuli-Venezia- Giulia), nel 30 % è dato dal giudice, che emancipa la ragazza a decidere, (16,7% in Friuli-Venezia- Giulia) e nel 1,5% non è necessario per urgenza o per motivi terapeutici (nessun caso in Friuli-Venezia- Giulia nel 2005). Infine, occorre ricordare che per la legge l’emancipazione sessuale si acquisisce a 14 anni e che anche in caso di gravidanza, con tutti gli opportuni accertamenti, la minore ha il diritto di decidere per se stessa, di scegliere e, anche, di sbagliare, ma la scelta migliore rimane quella che lei fa per se stessa; non è detto che in fututo la consideri poi la migliore, ma questo vale per qualunque scelta.”


Torino, 22 marzo 2008

LISTE PD IN PIEMONTE - VIALE "EMMA BONINO E' UNA RISORSA DI EQUILIBRIO ANCHE PER CHI REMA CONTRO. LO SIANO ANCHE GLI ALTRI CAPILISTA."
 

  Lette le dichiarazioni di alcuni candidati e di alcuni esponenti "cattolici" del PD sulla candidatura di Emma Bonino, Silvio Viale (Presidente dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani) ha rilasciato la seguente dichiarazione:

"E' chiaro che per motivi di parrocchia, tra i cattolici piemontesi c'è chi vuole remare contro le liste del PD. Dopo una storia di veti e insulti, tutt'altro che disinteressati, c'è chi crede di avere una licenza speciale per insultare e che altri abbiano il dovere di subire gli insulti. Non saremo certo noi ad alimentare atteggiamenti di intolleranza, preferendo privilegiare un comportamento ispirato alla lealtà e agli interessi della lista di cui facciamo parte. Emma Bonino è una risorsa da ultilizzare come simbolo unitario di garanzia e di equilibrio per tutte le componenti delle liste del PD, anche per chi rema contro. Mi auguro che anche gli altri capilista sappiano fare altrettanto. "
 

Torino, 22 marzo 2008

DROGHE/RADICALI TORINO: BERTINOTTI HA SCOPERTO ESISTENZA NARCOSALE ... COSA NON SI FA PER CERCARE DI RACCATTARE QUALCHE VOTO IN PIU’!

 





 

Dichiarazione di Giulio Manfredi (Giunta di segreteria Radicali Italiani) e Domenico Massano (Giunta di segreteria Associazione Radicale Adelaide Aglietta):

“Siamo lieti di apprendere che il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, ha scoperto l’esistenza delle narcosale. Veramente Bertinotti le chiama “stanze del buco”, utilizzando il termine dispregiativo coniato da coloro che non vogliono che in Italia vi sia questo strumento di riduzione del danno, utilizzato nell’Europa più civile. Ma si sa, i neofiti sono soggetti a questi errori terminologici ...
Quando, lo scorso autunno, per cinque mesi, vi fu la polemica sulla proposta di istituire una narcosala a Torino, non ricordiamo nessuna dichiarazione di Bertinotti a favore dell’iniziativa.
E ancora: il 20 dicembre scorso, i promotori della petizione pro narcosala (Associazione Radicale Adelaide Aglietta, Forum Droghe, Malega 9) scrissero a Paolo Ferrero, compagno di partito di Bertinotti nonchè ministro della Solidarietà Sociale, chiedendogli di prendere posizione, di contrastare il “NO alla narcosala” espresso pubblicamente sia dal sindaco Chiamparino sia dal ministro Livia Turco. Ferrero non prese nessuna iniziativa politica seria, limitandosi a sporadiche dichiarazioni, buone per lavarsene le mani. Anzi: il “compagno ministro” non si è neppure degnato di rispondere ai promotori della petizione.
Ora scende in campo per le “stanze del buco” pure il “compagno presidente”; cosa non si fa per cercare di raccattare qualche voto in più!”.


Torino, 21 marzo 2008
TIBET/RADICALI TORINO: A PASQUA ESPONETE ALLA FINESTRA LA BANDIERA TIBETANA , PER LA LIBERTA ’ RELIGIOSA OVUNQUE NEL MONDO.

 

 

Domani mattina apertura straordinaria della sede radicale. 

Domani, sabato 22 marzo, la sede dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta (Torino, via Garibaldi n. 18, cortile interno) rimarrà aperta dalle ore 10 alle ore 13; in sede sono disponibili le bandiere tibetane ed è anche sempre visibile la mostra fotografica “In marcia per il Tibet”, che documenta la marcia attraverso le Alpi, da Nizza a Ginevra, compiuta da attivisti tibetani nell’estate del 2000; fra di loro anche il monaco Palden Ghiatzo, recluso per 33 anni nelle prigioni cinesi, che mostra gli strumenti di tortura impiegati dai suoi carcerieri.

Dichiarazione di Bruno Mellano (deputato radicale, coordinatore intergruppo parlamentare Tibet) e di Igor Boni (segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta):

“In due giorni, partecipando ai comizi di Veltroni e alle manifestazioni pro Tibet, siamo riusciti a distribuire oltre 500 bandiere tibetane; altre sono a disposizione nella nostra sede. E’ possibile, pertanto, per centinaia di cittadini esporre la bandiera alla finestra, ai balconi, almeno il giorno di Pasqua; nella ricorrenza culminante della cristianità, sarebbe un modo concreto, alla portata di tutti, per testimoniare la volontà di affermare e garantire la libertà religiosa in Tibet, in Cina, nel Vietnam dei montagnard cristiani, ovunque essa è negata e calpestata.”.



Torino, 21 marzo 2008
FETI E EMBRIONI PER RICERCA – VIALE “PREGIUDIZIO ANTIABORTISTA SU SCIENZA E’ UNA VERGOGNA PER LA MEDICINA.”


 


Silvio Viale, ginecologo torinese ed esponente radicale, polemizza con il Comitato etico del Policlinico di Milano che ha bocciato la possibilità di utilizzare gli embrioni ed i feti abortiti per la ricerca sulle cellule staminali. Silvio Viale critica anche la posizione assunta dal Comitato nazionale di bioetica, sebbene sia favorevole.

Silvio Viale ha diffuso la seguente nota:

“Quello del Comitato etico del Policlinico è la pretesa di un pregiudizio antiaborista sulla scienza. Le donne che abortiscono non hanno bisogno di una ulteriore giustificazione morale perché sanno bene di fare la scelta migliore per se e per la propria famiglia. Permettere che gli embrioni e i feti siano utilizzati per la ricerca è un gesto etico di alto significato civico, come quello di lasciare il proprio corpo per fini di ricerca. La decisione del sedicente Comitato etico del Policlinico di Milano tradisce la convinzione che le donne debbano soffrire per il loro peccato, fisicamente e psicologicamente, e che si debba vietare qualunque cosa che possa alleviarne loro la sofferenza. Un  comitato che vuole negare qualsiasi forma consolatoria, sperando di acuire la persecuzione e i sensi di colpa è una vergogna per la medicina. Con lo stesso principio si potrebbe giungere a ritenere che occorra evitare gli antidolorifici e l’anestesia considerati un incentivo morale all’aborto, cosa che probabilmente pensano anche per la RU 486.
Non dissimile nel principio, seppure mediata, è la posizione della Comitato nazionale di bioetica, che, incomprensibilmente e contro ogni principio di “good clinical practice”, ritiene che il consenso per la ricerca debba essere chiesto solo dopo l’aborto, per evitare che essere una sorta compensazione morale. Che lo possa diventare dopo va bene, ma non prima. Poco importa che tutto ciò sia in contrasto con le linee guida europee, per le quali il consenso debba sempre essere chiesto prima di attivare una procedura, e che per una raccolta ottimale di cellule staminali siano necessarie tecniche particolari, di cui la donna deve essere informata. Evidentemente, per il CNB l’obiettivo è quello di fare in modo che la donna non possa trovare alcun sollievo da una ipotetica compensazione morale. Chissà se il CNB riterrà che anche il medico dovrà essere all’oscuro per evitare che egli possa avere una compensazione morale nel praticare gli aborti? A proposito non si capisce quale sia il principio ispiratore che debba separare l’equipe medica che pratica gli aborti da quella che fa la ricerca, se non quello di permettere la ricerca anche ai medici obiettori, come avviene per la diagnosi prenatale e la PMA , e di ghettizzare ulteriormente i medici che sono disponibili a praticare gli aborti. In ogni caso sia la posizione del Comitato etico del Policlinico di Mialno e sia il documento del CNB rappresentano due pagine vergognose per le quali un giorno la medicna italiana dovrà chiedere scusa.”

 


Torino, 21 marzo 2008.
ANNO ZERO/RU486/ABORTO – VIALE (che non è candidato) “SIGNIFICATIVO LAPSUS DI SANTORO SU RU486 E PILLOLA DEL GIORNO DOPO. SOLITE MISTIFICAZIONI DELLA ROCCELLA”
 

“Il desolante lapsus di Santoro “la RU486, cioè la pillola del giorno …” mette bene a nudo le difficoltà del giornalismo italiano sui temi della scienza, tutto teso a privilegiare lo scandalo piuttosto che l’informazione.” Questo il commento di Silvio Viale, il ginecologo radicale che da anni si batte per “l’introduzione della RU486”, per l’abolizione della ricetta per la “pillola del giorno dopo” e per una piena applicazione della 194.
Silvio Viale, che è responsabile del servizio di Interruzione di gravidanza dell’Ospedale S.Anna di Torino, ha diffuso la seguente nota su alcuni momenti del programma di ieri sera:

 “E’ davvero avvilente che, dopo anni di polemiche, persino Santoro confonda la RU486 con la pillola del giorno dopo. Eppure decine di inchieste giornalistiche hanno mostrato come arroganza ed ignoranza medica continuino a negarla a molte donne. Così, un sornione Pezzotta  ha detto che pillola del giorno è abortiva, pur aggiungendo “per noi”, come se fosse un atto di fede; viceversa è scientificamente dimostrato che non agisce sull’ovulo fecondato, cioè non è abortiva nemmeno nel senso di impedirne l’impianto in utero, come si pensava un tempo.
Tutto ciò non mi stupisce, poiché sui temi dell’aborto e della contraccezione, a differenza d altri temi, i conduttori televisivi evitano di invitare gli esperti, cioè coloro che gli aborti li fanno davvero, che si documentano sulla letteratura scientifica, e senza i quali la possibilità di abortire non ci sarebbe affatto.
Ieri sera solo la Bonino e la Roccella sembravano sapere di cosa stessero parlando, mentre Pezzotta e Franca Rame si sono rifugiati nei ricordi o negli sbuffi.
Accade così che Santoro prenda acriticamente per buona la tesi addomesticata antiaborista di Eugenia Roccella, che sorvola volontariamente sulle nascite per inventarsi un presunto ruolo virtuoso della famiglia italiana su aborto e contraccezione. Ma i figli? La Roccella avrebbe dovuto anche dire che, se è vero che i paesi nordici hanno un maggior numero di aborti, nonostante un più diffuso uso di contraccettivi, hanno anche un maggiore numero di figli, per cui nel confronto la “virtuosa famiglia italiana” che fa meno uso di contraccezione, ha meno aborti e meno figli, sia tra le donne sposate che tra le minorenni.. Non sarà. forse, perché l’Italia è il paese con i maggiori tabù ed il maggiore deficit laico?  Il punto da cui partire per una prossima eventuale trasmissione, magari di Annozero,  è perché in Italia ci siano solo 760.000 gravidanze all’anno, di cui 550.000 sono nascite, 130.000 sono aborti legali, 10.000 aborti clandestini e 70.000 aborti spontanei, con la conseguenza che se aumentassero i concepimenti, aumenterebbero certamente le nascite, ma anche gli aborti, proprio come accade in Svezia, in Francia e in Inghilterra.
Allo stesso modo, non è vero che l’aborto maedico duri venti giorni come ha affermato la signora Roccella e che la mortalità sia un le lento tale da modificare le valutazioni mediche co,e confermano i documenti della FDA e dell’EMEA.
Se si vuole, si può discutere perché l’aborto sia un’opzione inevitabile di ogni paese europeo: ogni anno 7.000 donne irlandesi vanno ad abortire in Inghilterra e in Europa solo l’Olanda ha un tasso di aborto basso, sebbene in crescita, nonostante un numero di figli maggiore.
Chissà se Santoro o altri vorranno discutere di tutto ciò senza la tentazione di affrontare il tema sempre e solo come l’evocazione di un presunto generale senso di colpa delle donne? Occorre emanciparsi dal pregiudizio che l’aborto sia sempre una maledizione, perché molto più spesso è una liberazione.”

 

 

 


Roma, 20 marzo 2008
Tibet: Mellano (Radicali), Veltroni e Berlusconi si impegnino subito a incontrare ufficialmente il Dalai Lama

Il leader tibetano sarà in Europa nel prossimo maggio, pochi giorni dopo l’insediamento delle nuove camere e del nuovo governo


 

Dichiarazione di Bruno Mellano, deputato radicale e coordinatore dell’Intergruppo Parlamentare per il Tibet
Tra poco più di un mese, a maggio, il Dalai Lama tornerà in Europa. Tra venti giorni gli italiani sceglieranno chi tra Veltroni e Berlusconi sarà capo del Governo e chi leader dell’opposizione parlamentare. Se entrambi subito rivolgessero al Dalai Lama un invito ufficiale per un incontro - quell’incontro che molti, troppi governi nel recente passato gli hanno rifiutato - il nostro paese compirebbe un passo politico importante: dimostrando la sua unità e compattezza a sostegno della causa tibetana e sostenendo con i fatti, in modo diplomaticamente inequivoco, la mediazione che in questi giorni sta conducendo il premier inglese Gordon Brown.Riconoscere il ruolo del Dalai Lama e sostenere la sua proposta politica significa percorrere la sola strada che consenta una soluzione pacifica della tragedia tibetana. L’isolamento internazionale del Dalai Lama invece concorre ad aggravare la situazione in Tibet, perché riduce la credibilità della sua lotta nonviolenta tra i tibetani che devono affrontare quotidianamente la persecuzione cinese.

 

 


Torino, 20 marzo 2008.
RU486/ROCCELLA – VIALE “GRAZIE A ME VA IN PARLAMENTO. E’ ORA DI STOPPARE LE FROTTOLE CHE RACCONTA.”

 

 

Dichiarazione di Silvio Viale sulle continue esternazioni dell’On. Eugenia Roccella:“Eugenia Roccella diventa deputata grazie a me e alla RU486. Dovrebbe ringraziarci, invece di continuare a diffondere notizie imprecise sulla RU486. Le registrazione è un atto dovuto ed è supportata dalle evidenze delle agenzie farmacologiche di tutti i paesi occidentali in cui è registrata. L’agenzia europea del farmaco (EMEA) ha confermato nel 2007 l’efficacia e la sicurezza del farmaco: non temo alcun confronto sul piano scientifico, su quello sanitario e per quanto riguarda la 194.
Temo solo che un Parlamento con il paraocchi, impaludato dal due Roccella-Binetti, modifichi la 194 per bloccare la registrazione della RU486 e limitare il diritto per le donne di abortire.Ritengo utile smentire alcune affermazioni di Eugenia Roccella, conscio che sia impossibile per me replicare al sua attivismo mediatico a tempo pieno.

Mi limito a quattro punti:

1) non è vero che sono stato rinviato a giudizio; è possibile che lo sia, ma al momento non sono rinviato a giudizio; un’analoga indagine nei confronti del Prof Nicolini per aborti medici al Buzzi di Milano è stata archiviata; l’indagine che mi vede coinvolto è iniziata nel gennaio del 2006 e confido nell’archiviazione.

2) non è vero che ci sono 16 morti per RU486; nell’elenco Eugenia Rocella mette casi diversi che non c’entrano tra loro; i casi di morte per aborto medico e chirurgico sono sporadici e non implicano una modifica di atteggiamento verso la RU486; sono inferiori ai casi di morte per gravidanza (alcune decine ogni anno in Italia); il rischio di 0,8 per 100.000 negli USA è analogo a quello di aborto spontaneo ed è nettamente inferiore a quello per gravidanza che è di 10 per 100.000; ripetere che il rischio di morte per l’aborto medico è dieci volte superiore a quello di aborto chirurgico e un’operazione truffaldina, se non si aggiunge che è estremamente basso; per confronto 1 per 100.000 è il rischio di una donna di essere assassinata, mentre il rischio di morire in un incidente automobilistico è molto più alto; la FDA e l’EMEA hanno escluso u nesso causale tra le morti segnalate per sepsi da Clostridium e la RU486.

3) non è vero che l’aborto dura tre giorni, poiché i sintomi sono legati alla prostaglandina che si assume il terzo giorno e si limitano al periodo espulsivo, alcune ore; se l’aborto avviene dopo la RU486, prima della prostaglandina, i sintomi sono uguali a quelli dell’aborto spontaneo; nei due terzi dei casi i sintomi sono minori, analoghi o poco superiori a quelli di un flusso mestruale; in un terzo dei casi sono più forti ma sopportabili con un antidolorifico.

4) non è vero che l’aborto chirurgico sia indolore; nei giorni successivi il dolore e i sintomi possono essere importanti, indipendentemente dai “chimici” utilizzati; si utilizza un chimico, una prostaglandina, per favorire l’intervento, i cui sintomi possono persistere per alcune ore; si utilizza un’anestesia chimica, che è un antidolorifico; si danno chimici per contrarre l’utero alle dimissioni; le complicazioni sono misconosciute da un sistema che abbandona le donne dopo le dimissioni.

Rinnovando la sfida su tutt i temi dell’aborto con Ferrara e la Roccella invito il mondo politico a non farsi turlupinare dalle frottole e dalle mistificazioni della Roccella, più o meno avallate da medici anti-abortisti che non hanno mai fatto aborti.
Infine aggiungo che ritengo sia possibile porre come limite indicativo per l’aborto terapeutico le 22 settimane + o giorni, cioè un limite inferiore a quelli stabiliti dalla Mangiagalli e dal Ministero, salvo la possibilità di valutare situazioni particolari, ma questo è un punto che sarei felice di approfondire con i giornalisti che fossero interessati.”



Torino, 18 marzo 2008
TIBET/RADICALI: “SAREMO PRESENTI CON LE BANDIERE DEL TIBET AI COMIZI DI VELTRONI DI VERCELLI, TORINO E CUNEO … E DOMANI SERA ALLA VEGLIA ORGANIZZATA DA AMNESTY INTERNATIONAL IN PIAZZA SAN CARLO”.
 

La veglia di Amnesty si terrà domani, mercoledì 19 marzo, dalle ore 21:00 alle ore 23:00, a Torino, in Piazza San Carlo.

Dichiarazione di Bruno Mellano (deputato radicale, coordinatore intergruppo parlamentare Tibet) e di Giulio Manfredi (giunta di segreteria Radicali Italiani):

“Metteremo a disposizione dei cittadini centinaia di bandiere tibetane, vietate in Tibet, da appendere alle finestre e ai balconi delle case. Ma è soprattutto importante che ciascuno contatti il proprio sindaco, il proprio consigliere comunale o provinciale per far aumentare le adesioni all’Associazione Comuni Province Regioni per il Tibet, che ha sede presso il Consiglio Regionale del Piemonte; attualmente sono 152 gli enti locali membri dell’Associazione; con lo sforzo di tutti, potrebbero decuplicare in breve tempo, per arrivare all'auspicabile convocazione dell’Assemblea generale, a maggio, con il maggior peso politico possibile.”.

N. B.  Informazioni sull’Associazione Comuni Province Regioni per il Tibet su:

http://www.consiglioregionale.piemonte.it/organismi/altri_org/tibet/aderire.htm


Per acquistare la bandiera tibetana, contattare Claudia Pagliano: 340/9225352.


Presso la sede dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta di Torino è sempre visibile la mostra “In marcia per il Tibet” (Torino, via Garibaldi n. 18, secondo cortile interno).


Torino, 16 marzo 2008
VELTRONI IN PIEMONTE: I RADICALI CI SARANNO CON LE BANDIERE TIBETANE PER CHIEDERE RISPETTO DEI DIRITTI UMANI IN CINA E IN TIBET
Mellano e Boni: “chiediamo a tutte le Regioni italiane di aderire immediatamente all’Associazione comuni, province e regioni per il Tibet”

 

In occasione dell’arrivo in Piemonte del “giro dell’Italia nuova” guidato dal candidato premier Walter Veltroni, i Radicali parteciperanno alle manifestazioni del partito Democratico con le bandiere del Tibet.
Questi gli appuntamenti.
Lunedì 17 marzo: Verbania ore 11 Piazza Ranzoni; Novara ore 15:30 Cortile del Broletto.
Martedì 18 marzo: Torino ore 20:30 Piazza Castello.
Giovedì 20 marzo: Cuneo ore 14:30 Piazza del Municipio.

Dichiarazione di Bruno Mellano (Deputato radicale) e Igor Boni (Comitato nazionale Radicali Italiani)
“Quello che sta accadendo in queste ore in Tibet è l’ennesimo episodio di repressione violenta messo in atto dal Governo cinese. E’ una ulteriore tappa di un genocidio che la Cina sta attuando senza sosta da oltre 50 anni, nel sostanziale silenzio della comunità internazionale. In una occasione tragica come questa fa tristezza ripensare alla recente visita del Dalai Lama in Italia e al mancato incontro con Prodi e D’Alema. Da alcuni giorni Sergio D’Elia, insieme ai Vice Presidenti del Partito Radicale Nonviolento, Matteo Mecacci e Marco Perduca, sono a Dharamsala (sede del Governo tibetano in esilio) per sostenere la causa tibetana. Per dare forza alla nonviolenza del popolo tibetano parteciperemo alle manifestazioni piemontesi del partito Democratico con le bandiere tibetane e inviteremo i partecipanti a sventolarle insieme a noi. Con questo gesto chiediamo al Governo italiano e a Walter Veltroni di prendere posizioni inequivocabili nei confronti della necessaria autonomia del Tibet, dei diritti civili in Tibet come in Cina, contro la repressione di ieri e quella di oggi. Una Cina democratica è la premessa necessaria per un Tibet libero dalla barbarie e dalla violenza.
Chiediamo a tutte le Regioni italiane di aderire immediatamente all’Associazione dei Comuni, Province e Regioni per il Tibet, come segno tangibile di una vicinanza e di una appartenenza alla comune causa di libertà e di democrazia. Chiediamo infine ai cittadini di partecipare alla campagna ‘una bandiera per il Tibet’, esponendo la bandiera tibetana”.
                                                              
Per ricevere la bandiera tibetana contatta il 340/9225352 (Claudia Pagliano)
Per informazioni sulla campagna “una bandiera per il Tibet”: www.associazioneaglietta.it


Torino, 14 marzo 2008.
FUNERALI GINECOLOGO SUICIDA – VIALE “BENE FUNERALI IN CHIESA, MA PER WELBY …”
 

Silvio Viale, ginecologo e membro della Direzione Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, che domani sarà a Genova per tenere una conferenza stampa davanti all’ospedale Gaslini alle ore 12:15, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“Domani sarò a Genova per tenere una conferenza stampa sull’applicazione della 194 in Liguria e sui temi collegati al suicidio del collega Ermanno Rossi. Domani parlerò di quello, ma. oggi, mantenendo separate le questioni, voglio intervenire sui funerali, ai quali avrei voluto partecipare come tantissime altre persone. La concessione dei funerali in chiesa (Chiesa di San Martino a Zoagli) non può non richiamare alla memoria quelli che furono negati a Piergiorgio Welby. La domanda che sorge spontanea è: quanti pesi e quante misure vi sono nella Chiesa cattolica?
I funerali in chiesa sono indubbiamente da intendersi come un atto di stima verso l’attività e la figura di Ermanno Rossi e ritengo positivo che sia stato esaudito un desiderio dei familiari. Devo però rilevare che, se nel caso di Piergiogio Welby i funerali furono negati per una condotta incompatibile, per la Chiesa cattolica in caso di aborto vi è tuttora la “scomunica latae sententia”. Ovviamente non contesto i funerali religiosi per Ermanno Rossi, prendendo atto di una contraddizione positiva di una parte della Chiesa cattolica, ma debbo lamentare come tanta “pietas” non fu avvertita per i familiari di Piergiorgio Welby.
Silvio Viale


Torino, 13 marzo 2008.
ABORTO/FERRARA – VIALE “IGNOBILE SPECULAZIONE DI FERRARA. BURLANDO ASSENTE SU 194.”
  Silvio Viale, ginecologo e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e della Direzione Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, ha dichiarato quanto segue sulla provocazione di Ferrara

“Un’altra ignobile speculazione, dopo il Klinefelter che non ha.. E’ ormai chiaro come Ferrara sia disposto qualsiasi bassezza pur di promuovere la sua lista e la sua strampalata moratoria sugli aborti. E’ talmente preso dal suo misticismo fustigatore che non si rende nemmeno conto che quello che è fallito a Genova è proprio il “metodo Ferrara”, silenziosamente applicato dal binomio Curia-Burlando. Lo scandalo è che nei principali ospedali genovesi i ginecologi debbano dichiararsi obiettori per potere lavorare. Burlando non può cavarsela con qualche frase di rito: quanto la 194 e l’applicazione della legge siano cari a Burlando, lo dimostra il fatto che persino i dati sull’obiezione di coscienza in Liguria risalgono al 1999.
Tornando a Ferrara, che non ha la sindrome di Klinefelter, voglio dire a Ferrara che non vi è differenza tra le motivazioni di una subrette televisiva e quelle di tutte le altre donne che abortiscono: esse riguardano il proprio lavoro, la propria famiglia, le proprie aspirazioni, le proprie relazioni e, in sintesi, la vita propria e quella dei propri cari. L’aborto per una donna implica tante cose, che Ferrara non vuole e non può capire, perché tra tutte le provocazioni che potrà escogitare c’è ne una che non potrà mai fare, non potrà mai abortire.
La storia di Genova, indipendentemente da quella personale del collega Ermano Rossi, riguarda storie di donne normali e la storia di una legge che non è applicata e che molti vorrebbero applicare proprio contro le donne. Occorre quindi utilizzare l’aggettivo giusto per le provocazioni di Ferrara, che è “ignobile”, perché si tratta di una speculazione volgare e indegna per chiunque ami la libertà e la verità. Che donne normali ritengano di dovere ricorrere ad aborti illegali, nell’indifferenza delle istituzioni che dovrebbero garantire l’usufruibilità della legge, è una vergogna per l’Italia sulla quale occorre meditare. Alla fine della storia, non mi stupirei se proprio Ermanno Rossi risultasse essere un eroe positivo.”

Silvio Viale

Roma/Genova, 12 marzo 2008
ABORTO/CASO LIGURIA/MELLANO (RADICALI): “AL CITTADINO NON FAR SAPERE … I DATI DELLA REGIONE LIGURIA SUGLI OBIETTORI RISALGONO AL 1999; IL MINISTRO TURCO DEVE ANCORA RISPONDERE ALLA MIA INTERROGAZIONE SU OBIETTORI E SU ABORTI CLANDESTINI”.
  Dichiarazione di Bruno Mellano (deputato radicale), Giulio Manfredi (giunta di segreteria Radicali Italiani) e Alessandro Rosasco (Comitato nazionale Radicali Italiani):
 
“E’ vergognoso che  solo dopo tragedie personali si parli del fenomeno dell’obiezione di coscienza, che rappresenta in tante regioni italiane, al Nord come al Sud, un vero e proprio boicottaggio nascosto all’attuazione della legge 194, una negazione tanto presente quanto sotterranea del diritto di scelta delle donne.
Il 4 ottobre 2007, il ministro della Salute ha presentato in Parlamento la Relazione sull’attuazione della legge 194; la Tabella n. 28, allegata alla relazione, offre un quadro allarmante del fenomeno dell’obiezione di coscienza nelle varie regioni italiane (media nazionale ginecologi obiettori: 58,7%); ma i dati forniti dalla Regione Liguria risalgono al 1999!
Solo la Campania ha dati così vecchi, ma, su un totale di 19 regioni e 2 province autonome, solamente 8 regioni hanno comunicato dati attendibili aggiornati all’anno 2005.
I dati liguri disponibili sugli obiettori (51,5% fra i ginecologi; 53,6% fra gli anestesti; 26,1% fra gli infermieri) sono chiaramente sottostimati, vista la situazione che emerge dalle inchieste giornalistiche di questi giorni.
Rispetto, poi, alla quantificazione degli aborti clandestini, il ministro Turco se la cava, nella presentazione della Relazione, con queste righe striminzite: “… Da alcuni anni non è stato più possibile applicare il modello matematico per la stima degli aborti clandestini perché l’errore sulla stima è dello stesso ordine di grandezza della stima stessa e per il contributo sempre più importante delle cittadine straniere che altera i parametri da inserire nel modello …”.
 
Il 16 ottobre 2007, presentai, assieme alla collega Donatella Poretti, un’interrogazione (3/01337) per sapere dal ministro della Salute, fra l’altro: perché la maggioranza delle regioni fornisce da anni, relazione dopo relazione, dati sugli obiettori vecchi, non corretti, incompleti; una valutazione politica su fenomeno degli aborti clandestini, non essendo sufficienti le righe citate, degne di uno statistico più che di un ministro.
Nonostante tre solleciti, la nostra interrogazione è ancora in attesa di risposta; e, a dirla tutta, il ministro della Salute è già inadempiente anche per quanto riguarda la Relazione di quest’anno, poiché l’articolo 16 della legge 194/78 prevede che tale Relazione sia presentata entro il mese di febbraio di ogni anno.
 
Al cittadino non far sapere ….
 
Mellano
 
N. B. La Relazione annuale sull’attuazione della legge 194/78 è disponibile a questi link:
 
http://www.ministerosalute.it/imgs/C_17_pubblicazioni_679_allegato.pdf
 
http://www.ministerosalute..it/pubblicazioni/ppRisultatiRP.jsp
 
Vedi anche:  http://www.associazioneaglietta.it/ru486.html

Torino, 12 marzo 2008
ABORTI/MEDICO SUICIDA – VIALE “VITTIMA DELLA 194 NON APPLICATA.”
  Silvio Viale, il ginecologo torinese promotore della RU486 in Italia, interviene sulla vicenda genovese che ha portato al suicidio il collega Ermanno Rossi.
Silvio Viale, la cui candidatura è stata al centro di veti e polemiche da parte di alcuni cattolici del PD proprio per il suo impegno sulla 194, ha diffuso la seguente dichiarazione: “Qualunque siano i contorni giudiziari della vicenda, una cosa è certa: Ermanno Rossi è vittima della non applicazione della 194. E’ vittima dell’ipocrisia di chi ha relegato gli aborti ai margini della sanità, di chi affronta il tema solo per porre ulteriori ostacoli alle donne, di chi riduce la 194 alla lettura dei due primi articoli, di chi ha abbandonato le donne e gli operatori, di chi ha fatto dell’aborto un nuovo tabù e di chi non ha il coraggio di affrontare i reali problemi della 194. Le polemiche a senso unico contro le donne che abortiscono, contro i medici che fanno aborti, contro la RU486 contribuiscono a creare un clima di diffidenza verso le procedure della 194 ed inducono i medici all’obiezione di massa, senza che vengano predisposti i necessari interventi. Se è vero che nessuno decide di rimanere in cinta per abortire, che “nessuno vuole abortire”, è altrettanto vero che quando una donna ha deciso vuole farlo presto, senza aspettare che la gravidanza “cresca dentro”. Oggi l’attesa è mediamente di un mese e l’urgenza prevista dall’ultimo comma dell’articolo 8 della 194 non è rispettata. Allo stesso modo, non è mai stata attuata alcuna politica per garantire il personale necessario, senza penalizzare i non obiettori, prevista dall’art. 9.
No credo di avere mai conosciuto direttamente il collega Ermanno Rossi, ma non ci casco nel trabocchetto di chi mi vorrebbe schierato contro “il medico obiettore che fa aborti”, perché so quanto grande sia il travaglio e i compromessi che ognuno di noi deve accettare, so bene quali siano le difficoltà delle donne che si rivolgono al ginecologo senza sapere e senza chiedersi se sia un obiettore o meno.Alla sua famiglia va il mio cordoglio personale e di ciò che rappresento. La sua morte è un momento triste per tutti i ginecologi italiani, una sconfitta per tutti noi, ma è anche un atto di accusa verso l’ipocrisia chi non vuole e non sa affrontare i temi della 194, della prevenzione, della contraccezione e dell’informazione sessuale. Il veto sul mio nome nelle liste del PD è parte di questa ipocrisia, come lo sono gli ostacoli pretestuosi alla RU486 e l’insipienza degli esperti della Commissione per la salute delle donne, il cui piano strategico brilla per incompetenza e mancanza di coraggio.”

Silvio Viale

Torino, 11 marzo 2008
RISPARMIO IDRICO: LA REGIONE PIEMONTE PRENDA SPUNTO DA QUANTO ACCADE IN EMILIA ROMAGNA
  Mellano e Boni: “Tra Piemonte ed Emilia Romagna vi è un divario inaccettabile. Siamo in ritardo di decine di anni. Chiediamo all’Assessore Taricco di promuovere innovazione”
 
Mentre la Regione Emilia Romagna, con in testa l’Assessore all’Agricoltura Tiberio Rabboni, sperimenta e utilizza diffusamente tecnologie di irrigazione avanzate che consentono agli agricoltori di ricevere via sms un messaggio su quanto e quando irrigare, in relazione a precipitazioni e condizioni del terreno; in Piemonte proseguono le pratiche dell’irrigazione a scorrimento e a sommersione, le più dispendiose in termini di spreco della risorsa.
 
Dichiarazione di Bruno Mellano (Deputato radicale) e Igor Boni (Segretario dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta)
“In questo caso basterebbe copiare. Sarebbe sufficiente trasportare l’esperienza emiliano-romagnola in Piemonte per dare un incentivo verso l’innovazione in agricoltura e nelle pratiche irrigue. Per questo chiediamo con forza all’Assessore all’Agricoltura Mino Taricco di proporre subito un incontro bilaterale con le strutture dell’Emilia Romagna. Si possono promuovere bandi e finanziare la rottamazione dei vecchi sistemi irrigui per sostituirli con tecnologie avanzate che oggi comunemente vengono utilizzate in gran parte dell’area mediterranea.
E’ possibile che si parli di tutto questo solo durante le inevitabili emergenze? Non sarebbe opera di governo, di progetto, di pianificazione e programmazione, cominciare seriamente ad occuparsene in un ottica di medio e lungo periodo? Lo stiamo denunciando e proponendo ormai da anni, inascoltati: occorre riformare radicalmente la politica agraria a cominciare dal settore irriguo. E per farlo sono necessari finanziamenti e volontà politiche che attualmente purtroppo non ci sono, a parte l’eccezione recente dell’Emilia Romagna.”
 
Mellano
Boni

Torino 8 marzo 2008
PILLOLE GRATIS – VIALE “UN MEZZO BLUFF. RELAZIONE DELUDENTE.”
  Silvio Viale, ginecologo ed esponente radicale,  dal corteo di Torino interviene sulla relazione della Commissione Salute del ministro Livia Turco:
 
“Certo che è giusto dare gratis le pillole, ma la relazione della Commissione Salute del ministro Livia Turco è davvero deludente. Le pillole erano già gratis anni fa e non è certo il costo di 3-4 euro a confezione che ne disincentiva l’uso. Il punto è che saranno gratuite solo quelle che sono già attualmente dispensate dal SSN al costo del semplice ticket, mentre quelle più costose, più pubblicizzate, più prescritte e più richieste continueranno ad essere pagate 11-15 euro. In pratica si elimina il ticket, ove questo è previsto dalle Regioni. Credo che le pillole dispensate gratuitamente dal SSN rappresentino circa un terzo del mercato. Se non si renderanno gratis anche le altre pillole, concordando un prezzo più basso con le aziende, la proposta rischia di essere mera propaganda.
Una proposta alternativa potrebbe essere quella di garantire la gratuità  di tutte le pillole alle giovani, affinché l’abitudine ad utilizzarla sia mantenuta anche dopo, quando la potranno pagare. La questione è culturale ed è legata ai tabù della classe politica italiana. I membri della Commissione non possono non sapere che nei paesi nordici, dove c’è più contraccezione, si fanno più figli e si fanno più aborti, esistendo varie fasce di consapevolezza. Purtroppo, l’imprinting cattolico alla discussione impedisce un approfondimento laico e scientifico, per cui si parla di troppi aborti proprio nel paese che ne ha il numero minore, ma che ha anche i più bassi tassi di natalità e di contraccezione, a conferma di un disinteresse generale.”
 
“Sulla pillola del giorno dopo, la Commissione si limita a confermare in ritardo quello che già facciamo al S.Anna di Torino, cioè l’attribuzione del codice verde, che non comporta pagamenti ulteriori di ticket, che in alcuni casi arrivano fino a 50 euro. L‘espansione della disponibilità della pillola del giorno dopo (da assumere al più presto senza aspettare il giorno dopo) è un modo efficace per ridurre le gravidanze indesiderate, Come è ormai dimostrato, non è un abortivo e non è vero che blocca l’impianto dell’ovulo fecondato, come erroneamente molti continuano a dire. Da una commissione competente ci si sarebbe atteso la proposta di abolire la ricetta, come è avvenuto in molti paesi europei e come avevo chiesto al ministro in occasione dell’8 marzo 2007. La contraccezione di emergenza non ha controindicazioni, non ha bisogno di visite mediche ed è classificata dall’OMS “senza limitazioni d’uso”.”
 
“L’idea di dare gratis le pillole è un piccolo passo avanti, ma chissà quanto dovremo aspettare perché la materia sia affrontata da veri esperti, senza vincoli e pregiudizi politici.”
 
Silvio Viale

Torino, 7 marzo 2008
CSS/ NEONATI ESTREMAMENTE PREMATURI – VIALE “ AMBIGUITA’ NON RISOLTE. LACUNE EVIDENTI.”
  Silvio Viale, ginecologo ed esponente radicale, interviene sul documento del Consiglio Superiore di Sanità (CSS) “Per le Cure Perinatali nelle Età Gestazionali Estremamente Basse”:
 
“Altro che saggi! Il documento lascia ambiguità non risolte. In primo luogo non affronta il tema della  “possibilità di vita autonoma” (legge 194), entrando nel merito della differenza tra possibilità di vita “autonoma” e “non autonoma”. Di fatto suggerisce, come confine, le 22 settimane + 0 giorni, ma non ha il corgggoo di affermarlo e subordina gli interventi rianimatori alla valutazione delle condizioni cliniche, senza definirle. In pratica è il medico che deve decidere se “assicurare le appropriate manovre rianimatorie”, com’è già adesso. Mi chiedo, quindi, a cosa serva una commissione di 45 saggi, se non è in grado di assumersi la responsabilità di una posizione chiara.
Un altro esempio ambiguo è la frase  “Al neonato saranno comunque offerte idratazione ed alimentazione compatibili con il suo quadro clinico e le altre cure compassionevoli”, che sembra essere inserita apposta per ribadire il concetto di parte della “bioetica cattolica” che l’alimentazione e l’idratazione non sono terapie e che, quindi, non sono rifiutabili.
Anche i riferimenti all’accanimento terapeutico e alla dignità della persona sono ambigui, poiché in caso di cure inefficaci non implicano uno stop, ma la “tutela del suo potenziale di sviluppo e della migliore qualità di vita possibile”.
Infine, incredibilmente, nel documento manca tutta la parte sull’obbligo di informare la madre in previsione di un parto estremamente prematuro prima che si giunga alla soglia di vitalità, soprattutto in casi di patologia, quando è ancora possibile un aborto terapeutico. L’assenza di tale previsione è indubbiamente una lacuna, che si somma alle altre, e fa ben capire come la discussione abbia evitato di affrontare le vere questioni sul tappeto. Se questi sono i saggi, evitiamo di perdere tempo.”

 Torino, 7 marzo 2008
30 ANNI FA ADELAIDE AGLIETTA GIURATA POPOLARE AL PROCESSO CONTRO LE BRIGATE ROSSE. CONSIGLIERI COMUNALI PRESENTANO RICHIESTA PER INTITOLAZIONE VIA DI TORINO. SINTESI CONFERENZA STAMPA.
  La conferenza stampa si è svolta a mezzogiorno presso la Sala Matrimoni del Municipio di Torino.
 
Il primo intervento è stato quello di Igor Boni (segretario Associazione Radicale A. Aglietta):
“Siamo qui per due motivi: ricordare, innanzitutto, che il 4 marzo 1978 la segretaria del Partito Radicale Adelaide Aglietta (prima donna in Italia a rivestire tale carica) accettava la funzione di giudice popolare al  processo al nucleo storico delle Brigate Rosse, che iniziò a Torino il successivo 9 marzo  e terminò il 19 giugno 1978. Prima di Adelaide erano stati estratti a sorte 122 cittadini torinesi; solo in 7 avevano accettato, gli altri avevano rifiutato adducendo “motivi di salute”. Dopo il SI’ dell’Aglietta, la giuria è completata in breve tempo e il processo può iniziare. In secondo luogo, siamo qui per iniziare l’iter istituzionale della richiesta di intitolazione di una via o di una piazza di Torino ad Adelaide Aglietta, una grande torinese, una grande italiana.”.
 
Ha poi preso la parola Francesco Salinas (consigliere comunale Sinistra Arcobaleno, primo firmatario della richiesta di intitolazione della via):
“E’ doveroso ricordare la figura dell’Aglietta, che in tutte le rievocazioni degli “anni di piombo” è sistematicamente censurata. Adelaide è stata una modernissima donna politica che si è spesa nel costruire ponti fra persone, fra culture. Un esempio ancora oggi attuale. Pertanto, pur non essendo ancora trascorsi dieci anni dalla sua morte, avvenuta il 20 maggio 2000, è del tutto giustificabile la procedura straordinaria prevista dalla legge (art. 4 della L. 23 giugno 1927, n. 1188) per intitolarle una via o una piazza di Torino”.
 
Boni, ricollegandosi a quanto detto da Salinas, ha ricordato come anche nell’ultimo libro di rievocazione pubblicato dalla Regione Piemonte non compare il nome di Adelaide Aglietta; a parziale risarcimento, l’Assessore regionale alla Cultura, Gianni Oliva, si è impegnato a finanziare la ristampa del libro “Diario di una giurata popolare al processo alle Brigate Rosse” (Milano Libri, 1979, prefazione di Leonardo Sciascia), in cui l’Aglietta riversò la sua esperienza.
 
Paolo Aglietta (fratello di Adelaide):
“Ricordo il grande spavento che la decisione di Adelaide produsse nella nostra famiglia, una classica famiglia della borghesia torinese. Mia sorella affrontò la prova con determinazione e dignità, la stessa determinazione e dignità con cui affrontò dieci anni dopo,  e per i successivi 12 lunghi anni, la malattia, il dolore, la chemioterapia. In quel periodo frequentai medici e ospedali e sono contento di vedere che il Partito Radicale si batte ancora oggi per la dignità e il rispetto dei malati, di tutti e di ciascuno”.
 
Alessandro Frezzato (Direzione nazionale Radicali Italiani):
“Per ragioni anagrafiche non ho conosciuto Adelaide Aglietta. E’ stata non solo la prima donna segretario di partito ma anche la prima donna presidente di un gruppo parlamentare. Si è battuta allora per strappare dei brandelli di informazione sulle iniziative radicali, mentre giornali e tv davano alle imprese criminali dei terroristi il massimo risalto e spazio. Ora noi dobbiamo lottare per non veder cancellata la sua memoria.”.
 
Gianluigi Bonino (co-presentatore richiesta di intitolazione della via):
“La nostra iniziativa cerca di non far scendere il silenzio su coloro che si batterono contro l’aberrazione terroristica. Intitolare una via è qualcosa che resta nel tempo, non è una cosa banale. E’ vero, Adelaide Aglietta è stata una grande donna torinese e deve essere finalmente ricordata dalla sua città; con Salinas lavorerò per accelerare i tempi dell’accoglimento della nostra richiesta”.
 
Silvio Viale (presidente Associazione Radicale A. Aglietta):
“La decisione di fare la giurata popolare rappresentò un atto di senso civico senza pari. Ricordiamo il contesto: un anno prima era stato ucciso dalle BR a Torino l’avvocato Fulvio Croce (presidente dell’Ordine), colpevole unicamente di voler assicurare ai brigatisti sotto processo quella difesa garantita a tutti dalla Costituzione. Il 10 marzo 1978 le Brigate Rosse uccidono a Torino il maresciallo Rosario Berardi. Il 16 marzo 1978 le BR sequestrano Aldo Moro e sterminano la sua scorta. Non appena viene sorteggiato il nome di Adelaide, i suoi colleghi segretari di partito (tutti sono deputati, tranne quello radicale, che per statuto non lo poteva essere) dichiarano alla stampa: “Io accetterei subito!”. Pochi giorni dopo, voteranno compatti alla Camera contro un emendamento radicale che voleva togliere la dispensa ai parlamentari di svolgere la funzione di giudice popolare.
Ringrazio i consiglieri comunali che hanno preso l’iniziativa della via; sarebbe bello se si riuscisse a portarla in porto entro maggio, nell’ottavo anniversario della scomparsa di Adelaide”.

Torino, 7 marzo 2008.
RU486/AIFA – VIALE  DIFENDE L’AIFA E SFIDA IL MPV: “CONFRONTO PUBBLICO SU RU486 E MORTI.”
VIALE CON I RADICALI AL CORTEO DI TORINO.
  Silvio Viale, che domani sarà presente al corteo dell’8 marzo a Torino con i compagni radicali, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
 
“Leggo che il Movimento per la Vita  chiede addirittura un decreto legge per bloccare la RU486, tirando in ballo la questione delle morti, e attacca l’AIFA per avere censurato la notizia di tali decessi in un articolo pubblicato a ottobre. Evidentemente non devono aver letto l’articolo, ma essersi limitati alle drammatizzazioni della coppia Eugenia Roccella e Assuntina Morresi, poiché l’AIFA non censura affatto le morti per sepsi da Clostridium; dedica loro un capitolo. L’articolo,  addirittura reperibile on line (http://www.agenziafarmaco.it/allegati/04_aggiornamenti.pdf ), sintetizza in questo modo la posizione della FDA (Food and Drug Administration):  “L’aggiornamento dell’agosto 2007 da parte della FDA riporta, in merito agli esiti fatali, per gli Stati Uniti, a partire dal 2000, sei casi di morte per sepsi, cinque attribuiti al Clostridium sordellii e uno al Clostridium perfringens. La nota conclusiva del documento sottolinea come ad oggi si ritiene che i benefici legati all’utilizzo della molecola superino i rischi.”
Se c’è stata una censura da parte dell’AIFA, essa riguarda la posizione dell’Agenzia europea del farmaco (EMEA), che nell’articolo non è riportata. Nell’approvare le nuove indicazioni per il mifepristone (Ru486), nel 2007, l’EMEA afferma che si tratta di “rarissimi di shock tossici letali causati da Clostridium sordellii” e  conclude “che il nesso potenziale con l’impiego di mifepristone debba essere escluso”.
Per quanto riguarda gli altri decessi sotto accusa, che i contrari alla RU486 ripetono a ciclostile, si tratta di casi eterogenei che non modificano il giudizio sulla RU486.
Se è vero che la mortalità per aborto medico, analoga a quella per aborto spontaneo, è 10 volte maggiore a quella per aborto chirurgico, occorre onestamente dire che si tratta di rischi bassissimi, 0,8 per 100.000 e 0,1 per 100.000, praticamente trascurabili in medicina e nella vita quotidiana.
Il rischio di morire per RU486 è lo stesso rischio che una donna ha di essere assassinata (1 per 100.000), è minore a quello di morire in automobile ed è inferiore al rischio di mortalità per il Viagra (5 per 100.000 prescrizioni). Il rischio di morire per aborto è, poi, notevolmente inferiore al rischio di morire in gravidanza che è di 10 per 100.000, con la paradossale conseguenza che la gravidanza comporta un rischio di morte di 10 e 100 volte superiore ad abortire..
La questioni delle morti viene usata come un argomento da ultima spiaggia per creare confusione e tentare di bloccare la registrazione del farmaco, agendo sull’emotività. Una mossa disperata, visto che si tratta di una procedura europea e che l’argomento “morti da RU486” non ha funzionato in Europa e nemmeno negli USA.
Sulla RU486 non temo alcun confronto e, quindi, rinnovo la mia sfida al MPV, a Ferrara e al duo Roccella-Morresi di un dibattito pubblico sulla RU486, sugli effetti collaterali e sulle complicazioni, comprese quelle che loro definiscono l’elenco delle “morti da RU486.”

Roma, 6 marzo 2008
ENEL vs. GAZPROM/MELLANO (RADICALI): AD ENEL SEMBRA PORTAVOCE DI GAZPROM; E’ SICURO DI TUTELARE COSI’ GLI INTERESSI NAZIONALI? E IL GOVERNO ITALIANO NON HA NULLA DA ECCEPIRE?
  Dichiarazione di Bruno Mellano (deputato radicale) e Giulio Manfredi (giunta di segreteria Radicali Italiani):
 
“Le dichiarazioni rilasciate oggi alle agenzie dall’AD di Enel, Fulvio Conti, sembrano quelle di un portavoce di Gazprom: in Russia tutto va per il meglio, “la politica energetica russa non cambierà ed è orientatata già oggi alla liberalizzazione dei mercati”, quella fra Enel e Gazprom è una “lunga storia d’amore”. Come pegno di questo amore, Conti darà all’amata Gazprom una quota in una centrale elettrica italiana.
L’avevamo detto e ne abbiamo conferma ogni giorno: ENI ed ENEL agiscono come veri e propri cavalli di Troia per permettere a Gazprom (controllata al 51% dal regime russo, che ha solo sostituito l’ex funzionario del KGB Putin con il tecnocrate presentabile  Medvedev) di entrare nel nostro Paese e condizionare la politica energetica italiana.
ENI ed ENEL hanno assunto - avendo peraltro molta più influenza - lo stesso ruolo che sta svolgendo l’ex premier tedesco Scroheder, oggi factotum di Gazprom per il gasdotto che, passando sotto il Baltico, unirà Russia e Germania, saltando Polonia e Ucraina, refrattarie alle infiltrazioni russe. L’ENI sta lavorando con Gazprom al gasdotto South Stream per bypassare Ucraina e Polonia a sud, completando così l’accerchiamento.
 
Su tutto questo il governo italiano, ancorché dimissionario, non ha proprio nulla da dire?
E i partiti inseriranno magari la politica energetica fra le questioni da dibattere in campagna elettorale o continueranno a delegare il compito a tecnocrati come Conti, certamente più attenti agli interessi di bilancio a breve termine della loro azienda (le assemblee dei soci sono prossime) che agli interessi geopolitici futuri sia dell’Italia sia dell’Unione Europea?!

Torino, 6 marzo 2008
“30 ANNI FA ADELAIDE AGLIETTA GIURATA POPOLARE AL PROCESSO CONTRO LE BRIGATE ROSSE. ANCHE PER QUESTO IL COMUNE DI TORINO LE INTITOLI UNA VIA”.
DOMANI A MEZZOGIORNO CONFERENZA STAMPA IN MUNICIPIO.
  La conferenza stampa si terrà domani, venerdì 7 marzo, a mezzogiorno, presso la Sala Matrimoni del Municipio di Torino (via Milano n. 1, secondo piano, fronte Sala Rossa).
Interverranno:
- Paolo Aglietta (fratello di Adelaide);
- Silvio Viale e Igor Boni (presidente e segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta)
- Francesco Salinas e Gianluigi Bonino (consiglieri comunali, presentatori della richiesta al Comune di Torino di intitolazione di una via ad Adelaide Aglietta).
Saranno presenti anche Alessandro Frezzato (Direzione Nazionale Radicali Italiani) e Giulio Manfredi (Giunta di segreteria Radicali Italiani).Torino, 6 marzo 2008N. B.
Il 4 marzo 1978 Adelaide Aglietta (segretaria del Partito Radicale, prima donna in Italia a rivestire tale carica) accetta di far parte della giuria popolare del primo processo alle Brigate Rosse di Renato Curcio e Alberto Franceschini, in una Torino chiusa nella paura e nella violenza: prima di Adelaide, 132 cittadini torinesi avevano rifiutato l’incarico “per motivi di salute”.
L’allora segretario del PCI di Torino, Giuliano Ferrara, faceva distribuire nei quartieri dei questionari per incitare i cittadini a denunciare eventuali “comportamenti sospetti” dei loro vicini di casa.

Roma, 5 marzo 2008
L’ASSESSORE RABBONI DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA METTE IL DITO NELLA PIAGA: I PRELIEVI DAL BACINO DEL PO DI PIEMONTE E LOMBARDIA SONO SCANDALOSI
 

Mellano E Boni: “L’agricoltura piemontese e lombarda, responsabilmente, devono iniziare una conversione dei sistemi di irrigazione e, in parte, anche delle colture”
 
L’Assessore all’agricoltura della regione Emilia Romagna Tiberio Rabboni sottolinea lo scandalo dell’agricoltura piemontese e lombarda che, con colture come il riso in sommersione e con utilizzo di sistemi di irrigazione antiquati (a scorrimento), consumano gran parte dei 22 miliardi di metri cubi d’acqua del bacino del Po, lasciando quantitativi troppo esigui agli agricoltori a valle.
 
Dichiarazione di Bruno Mellano (Deputato Radicale) e Igor Boni (Segretario dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta)
“Le dichiarazioni dell’Assessore Rabboni mettono finalmente il dito nella piaga: i prelievi dal bacino del Po dell’agricoltura piemontese e lombarda sono scandalosi. Come ricorda Rabboni la certezza dell’acqua in agricoltura può essere garantita esclusivamente dal risparmio e dall’uso di sistemi irrigui tecnologicamente avanzati (a goccia), che riducono drasticamente i quantitativi necessari migliorando le produzioni. E’ questa la ricetta e non certo quella di costruire nuovi invasi che, lo dimostra l’attualità, non garantirebbero affatto i quantitativi sufficienti dato che proprio in questi giorni quelli esistenti sono spesso sotto la metà della loro capienza, a causa della scarsità di precipitazioni. Da anni proponiamo soluzioni concrete che potrebbero garantire una più equa distribuzione della risorsa e non un prelievo spropositato a monte a scapito di chi coltiva a valle. Chiediamo innovazione nei sistemi di irrigazione, riduzione delle estensioni coltivate a mais e riso (colture altamente idroesigenti) alle sole aree vocate, conversione verso colture meno impattanti come il grano. Ma purtroppo in Italia tutto passa da una emergenza, a provvedimenti urgenti che non posson far altro che tamponare una falla per poi dimenticare il problema fino all’emergenza successiva. Ormai la ‘questione acqua’ non è più l’emergenza di un anno ma è una realtà che si deve affrontare con riforme coraggiose e lungimiranti. E ogni anno che passa senza cominciare è un anno perso.”
 
Boni
Mellano


Torino, 5 marzo 2008
CRISI ENERGETICA RUSSIA-UCRAINA: IL CAPPIO DI GAZPROM SI STRINGE SEMPRE PIU’ AL COLLO DELL’ITALIA E DELL’INTERA EUROPA.
  Boni e Manfredi (radicali): “Al di là del rischio vero o presunto per i nostri rifornimenti di gas, è evidente quanto da noi denunciato in più occasioni e dichiarato oggi da Bronislaw Geremek al “Sole 24 ore”: Gazprom è lo strumento della politica imperiale di Mosca”

Gazprom annuncia che l'Ucraina ridurrà entro le prossime 24 ore le forniture di gas verso l'Europa a causa dei tagli decisi dalla Russia. Il presidente ucraino Viktor Yushchenko ha assicurato invece che l'Ucraina non ridurrà le forniture di gas all'Europa.

Di fronte all’ennesima “querelle” energetica con la Russia, Igor Boni (segretario Associazione radicale Adelaide Aglietta) e Giulio Manfredi (giunta di segreteria Radicali Italiani) hanno dichiarato:

“Al di là del rischio vero o presunto di vedere ridotto il quantitativo di gas che giungerà in Europa e in Italia, è evidente quanto da noi denunciato in più occasioni e ribadito con forza oggi, sul “Sole 24ore”, da Bronislaw Geremek (ex-dissidente polacco, ex ministro degli Esteri, storico e oggi eurodeputato liberale): Gazprom è lo “strumento della politica imperiale di Mosca”, nei confronti innanzitutto dei destinatari delle centinaia di milioni di metri cubi di gas che estrae ed esporta.
Detto fatto: il neo Presidente Dmitry Medvedev (ex Presidente di Gazprom), dando piena attuazione alle minacce russe per costringere l’Ucraina a saldare i suoi debiti, ha tagliato a Kiev il 50% dei quantitativi di gas; per garantire il proprio fabbisogno, gli ucraini potrebbero essere tentati di utilizzare parte del gas destinato all’Europa. E’ l’ennesimo atto di una crisi energetica che mette in luce le gigantesche difficoltà che in primo luogo riguardano il nostro Paese, che importa dalla Russia il 26% del gas necessario.
Geremek pone l’accento sulla necessità per l’Europa di diversificare le fonti di approvvigionamento, per allentare il cappio che Gazprom sta stringendo intorno alle nostre teste; la stessa preoccupazione era stata avanzata, circa un mese fa, sul “Corsera” dal Commissario Europeo per l’Energia, Andris Piebalgs. Geremek è polacco, Piebalgs è lettone; conoscono bene, avendoli combattuti, la mentalità, i metodi e le mire imperiali del Cremlino.
Aggiungiamo la nostra modesta voce alle loro: dobbiamo al più presto attuare una inversione di rotta, differenziando geograficamente le nostre importazioni (completando la realizzazione di 3 o 4 rigassificatori), differenziando il più possibile le fonti, incentivando risparmio energetico ed energie rinnovabili. E’ una politica lungimirante di medio e lungo periodo, purtroppo non adatta al panorama politico italiano, impegnato a rincorrere le convenienze del momento ... soprattutto a 40 giorni dalle elezioni”.

Boni
Manfredi

Roma 4 marzo 2008
CARCERI/MELLANO (RADICALI): “OTTIMA L’EMILIA ROMAGNA CHE ISTITUISCE IL GARANTE REGIONALE, MA A QUANDO QUELLO NAZIONALE? …E LE ALTRE REGIONI?”

  Oggi la Regione Emilia Romagna ha concluso l’iter per istituire la figura del Garante Regionale dei detenuti; affiancherà i garanti comunali di Bologna e di Ferrara, resterà in carica 5 anni e sarà nominato, entro l’estate, dal consiglio regionale.
In Italia già le Regioni Lazio, Campania, Veneto, Sicilia, Puglia e Umbria si sono dotate di figure istituzionali come il Garante dei detenuti o Difensore Civico per le persone prive di libertà.
Le Regioni Piemonte, Liguria, Sardegna ed Abruzzo hanno in corso di approvazione proposte di legge simili.
La Provincia di Milano, i Comuni di Roma, Bologna, Genova, Torino, Nuoro, Brescia, Reggio Calabria, Pesaro, Biella, San Severo di Foggia hanno, già da anni, figure simili.
L’interruzione anticipata della 15° legislatura, fra le tante leggi purtroppo abortite, ha determinato anche la mancata conclusione dell’iter legislativo del testo di legge unificato concernente “l'istituzione della Commissione nazionale per la promozione e la tutela dei diritti umani e del Garante dei diritti delle persone detenute e private della libertà personale”, approvato in prima lettura dalla Camera 4 aprile 2007.
 
Bruno Mellano, deputato radicale, ha dichiarato:
 
“Occorre dare atto alla Regione Emilia Romagna di aver voluto affrontare la situazione delle carceri e dei detenuti lontano dall’emergenza!
Avevamo lavorato per il Garante Nazionale e la Camera aveva approvato un buon testo. Un mio ordine del giorno, accolto dal Governo, impegnava inoltre a creare una rete di Garanti locali, indicando la traccia di un lavoro indispensabile per far vivere il principio costituzionale della pena come mezzo di recupero e reinserimento sociale e non solo come contenimento e punizione.
Tocca ora, ancora di più che in passato, agli enti locali continuare su questa strada, nel momento in cui si registra il riproporsi dello strutturale sovraffollamento nelle carceri italiane.
Spero che le regioni Piemonte e Liguria, dove è depositato un testo preparato dai radicali, ma anche Sardegna ed Abruzzo possano a breve aggiungersi all’Emilia Romagna, sulla strada di un difficile ma necessario progetto sociale.

Roma 4 marzo 2008
RIFIUTI CAMPANIA/RADICALI: A FRONTE DELLE DIFFICOLTA’ DELL’IMPIANTO DI ACERRA, OTTIMA LA DECISIONE DELLA REGIONE CAMPANIA DI FINANZIARE IL NUOVO TERMOVALORIZZATORE DI SALERNO.
  Dichiarazione di Giulio Manfredi (Giunta di segreteria Radicali Italiani) e Igor Boni (Comitato Nazionale Radicali Italiani):
“Eravamo stati facili profeti nel prevedere che gravare con troppi pesi e pretese l’inceneritore di Acerra avrebbe comportato un sostanziale blocco delle stesso; perciò, avevamo chiesto che venisse creata nel più breve tempo possibile un’alternativa concreta ad Acerra, puntando sulla disponibilità già espressa in passato dal sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca.
La decisione della Regione Campania di finanziare la realizzazione dell’impianto di Salerno con 75 milioni di euro (sui 400 milioni complessivi) è, quindi, da salutare positivamente, così come la volontà dell’on. De Luca sia di ottenere prima (e non di pretendere dopo) il consenso delle popolazioni interessate sia di avere il miglior impianto possibile; tutto questo senza tralasciare l’imperativo di aumentare considerevolmente la raccolta differenziata.
Quanto sta avvenendo a Salerno è una risposta concreta a uno status quo campano in cui continua a predominare la “soluzione discarica”, che è una non soluzione, poiché rimanda semplicemente i problemi ambientali alle generazioni future, oltre a prestare il fianco a continue ed estese infiltrazioni camorristiche.”Roma, 4 marzo 2008

Salerno, Fondi della regione per costruire il termodistruttore
Roma, 04 MAR (Velino) - Se ad Acerra non si sblocca ancora la situazione per la gara d'appalto del termovalorizzatore, a Salerno il sindaco e commissario delegato Vincenzo De Luca ha avviato le procedure di gara per l'impianto che sorgera' in localita' Piana di Sardone.L'appalto (la cui gara si concludera' il 17 marzo) prevede l'affidamento in concessione della progettazione, realizzazione e gestione dell'impianto di termodistruzione dei rifiuti solidi e urbani, "con potenzialita' non inferiori ai quantitativi di rifiuti prodotti nella provincia di Salerno", cioe' tra i 450-500 mila tonnellate l'anno, con recupero di energia. I tempi di realizzazione previsti sono di 36 mesi (i lavori dovrebbero partire a settembre), mentre il valore dell'investimento totale e' di circa 400 milioni di euro. Anche se, precisa il bando, "nella lettera di invito saranno recisati i benefici economici derivanti dalla vendita di energia elettrica con gli incentivi previsti dalle vigenti norme in tema di fonti rinnovabili e dettate nell'ambito della disciplina emergenziale". Anche la regione Campania contribuira' alla realizzazione dell'impianto con 75 milioni di euro di Fondi fas (Fondo aree sottoutilizzate) e di fondi europei della programmazione 2007-2013: proprio oggi e' stata firmata, infatti, un'intesa con il Comune. Insieme al termovalorizzatore verranno realizzate anche ulteriori opere come la messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico, la riorganizzazione del sistema della mobilita' e il potenziamento della raccolta differenziata.


Roma 4 marzo 2008
TIBET/MELLANO (radicali):“IL 10 marzo a Roma con la fiaccola olimpica per la libertà del Tibet, prima che sia tardi!”
 
  Presentata questa mattina a Montecitorio la giornata di iniziative ed eventi di lunedì 10 marzo 2008, in occasione del 49° anniversario dell’insurrezione di Lhasa e la fuga del Dalai Lama dal Tibet occupato dalla Cina.
 
Un vasto ed articolato Comitato per  il “TIBET LIBERO”, a cui hanno aderito fra gli altri l’Associazione Nessuno Tocchi Caino, l’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, ha presentato il seguente programma:
 
* Alle 10, un sit-in davanti all’Ambasciata della Repubblica Popolare di Cina, in piazza Perù;
* Alle 16, la partenza della fiaccola olimpica tibetana dalla sede del CONI, in largo de Bosis 15;
* Alle 17.30, il ritrovo in piazza Navona e l’inizio del corteo-fiaccolata verso la sede dell’ONU-UNICRI in piazza San Marco.
 
Bruno Mellano, deputato radicale e coordinatore l’Intergruppo Parlamentare per il Tibet, ha dichiarato:
 
“Gli obiettivi della nostra mobilitazione per il 10 marzo, nell’anno delle Olimpiadi a Pechino, sono i seguenti:
-la liberazione di tutti i reclusi tibetani nelle carceri e nei laogai cinesi;
-la liberazione del Panchen Lama, sequestrato dai cinesi nel 1995;
-il rispetto dei Diritti Umani e dell’identità storica e culturale del popolo tibetano;
-il negoziato, senza precondizioni, tra il governo tibetano in esilio e Pechino;
-il sostegno alla Marcia Dharamsala – Lhasa organizzata dalle ONG tibetane per l’autodeterminazione.
Chi può dire di non condividerli? Chi può far finta di nulla? Chi può pensare che se si perde anche l’occasione dell’Olimpiadi si possa ancora realisticamente porre la questione tibetana? Chi non vede che il tempo gioca contro la reale possibilità di difesa del Tibet? Chi non vede l’urgenza di parlare del Tibet per affrontare la questione della democrazia in Cina?
Per questi motivi dovremmo essere in tanti, lunedì prossimo, a manifestare per il Tibet Libero! Se non ora, quando?”
 
MELLANO

Torino, 1 marzo 2008.
CNB/ RIANIMAZIONE FETI – VIALE “VITALISMO ESTREMO DEL CNB E’ CRUDELE, ANTISCIENTIFICO E ANTILAICO”
  Silvio Viale, presidente dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta, ha rilasciato la seguente dichiarazione sul documento approvato della Commissione Nazionale di Bioetica approvato a maggioranza:
“Dalle indiscrezioni riportate sui giornali sembra che il CNB si sia schierato per un vitalismo estremo crudele, antiscientifico e antilaico.. In realtà il CNB ha evitato una piena assunzione di responsabilità, preferendo limitarsi ad un’enunciazione astratta, se è vero che non ha avuto il coraggio di porsi dei limiti, ma ha solo cercato di restringere le previsioni della 194. Il punto centrale al quale il CNB avrebbe dovuto rispondere, ma forse il quesito era male formulato, quale sia la differenza tra possibilità di vita “autonoma” e “non autonoma”. Per abbassare il limite dell’aborto terapeutico non c’è bisogno del CNB e, personalmente, credo che si arriverà presto a 22 settimane + 0 giorni, con le debite eccezioni. Occorre solo, parallelamente, anticipare la diagnosi prenatale e l’ecografia cosiddetta “morfologica” a 19 settimane. Rimane invece aperta, non chiusa, la questione degli aborti spontanei a 22-23 settimane e poco oltre, che il CNB scarica sui medici e, crudelmente, sulle famiglie. Il fatto che la donna, cioè la coppia, volesse il figlio, non può implicare il dovere ad averlo a qualunque costo, compreso quello di rovinare la vita propria e dei propri familiari, con una pesante eredità futura sugli altri figli. Parimenti il feto deve potere avere il diritto ad una vita paragonabile a quella di tutti gli altri neonati, compresi quelli con handicap fisici e cromosomici, ma non può essere condannato ad essere un vegetale o a una vita con gravi menomazioni. Si tratta di feti che senza un accanimento rianimatorio morirebbero e che a causa dell’accanimento terapeutico rischiano di sopravvivere con gravi patologia gravemente invalidanti, che compromettono l’iter evolutivo fisico e mentale. La scienza, l’etica, la società ed il CNB hanno il dovere di emergere da atteggiamenti pilateschi, che tengano conto dell’evoluzione della medicina e della società, evitando proclami ipocriti ed illusori.”
 
Silvio Viale

Torino, 1 marzo 2008.
NUCLEARE/RADICALI – VIALE “AAA CERCASI SINDACO PDL PER CENTRALE NUCLEARE.”
  Silvio Viale, presidente dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta e dirigente radicale, chiede a Silvio Berlusconi di indicare quante centrali nucleari vorrebbe costruire e dove.
Silvio Viale ha diffuso la seguente nota:
“AAA sindaco PDL cercasi per centrale nucleare, rivolgersi urgentemente a Silvio Berlusconi. Nulla in contrario a partecipare alla ricerca europea sul nucleare – peraltro l’Italia non ha mai smesso – ma Silvio Berlusconi per essere credibile dovrebbe indicare il numero di centrali che prevede e le localizzazioni. Da piemontese, pensando a Trino e Saluggia, non posso non ricordare i problemi tuttora irrisolti legati proprio alla gestione del nucleare. In attesa che sindaci berlusconiani si facciano avanti, sarebbe già una grande novità se nei programmi elettorali ci si impegnasse a redigere un Piano energetico nazionale credibile, che manca da più di ventanni, in coerenza con i programmi europei.”
 
Silvio Viale

Associazione radicale Adelaide Aglietta - Via Botero 11/F - Tel. 011.195.07.676 - Fax 011.195.07.499
larosanelpugno@hotmail.com

mailing list: http://it.groups.yahoo.com/group/radicali-piemonte