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Torino, 23 maggio 2002
SILVIO VIALE (EXIT-Italia): ANCHE NOI NELLA STANZA DI NANCY CRICK, CON GLI AMICI DI EXIT-AUSTRALIA
PER SFIDARE UNA LEGGE INGIUSTA"
"IN ITALIA SUBITO UNA LEGGE AD HOC PER IL CASO DI ELUANA ENGLARO"
"Il mio nome è Nancy Crick. Tre anni fa ho scoperto di avere un tumore all'intestino e ho subìto tre operazioni. Malgrado la miglior chirurgia e le migliori cure palliative, la mia vita si è deteriorata a tal punto che io sento che la morte sarebbe un benedetto sollievo."
Così Nancy Crick inizia la lettera con la quale il 21 maggio annuncia la decisione di togliersi pubblicamente la vita mediante eutanasia. Si era iscritta a EXIT-Australia e alla Voluntary Eutanasia Society del Queensland. Teneva un diario su internet (www.nancycrick.com) per spiegare le sue ragioni e per battersi contro una legge ingiusta.
Nella lettera conclude, difendendo la presenza degli amici: "E' la mia morte, lo faccio io e nessun altro. Goodbye from Nancy Crick"
Silvio Viale, medico del direttivo di Exit-Italia e presidente dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta, ha dichiarato:
"Nancy Crick sapeva che la sua morte sarebbe stata una sfida ad una legge ingiusta e nella sua ultima lettera ha voluto difendere il coraggio delle 21 persone che erano presenti mentre sorseggiava la pozione letale, tra un sigaretta ed un bicchierino di liquore. E' come se tutti noi fossimo in quella stanza per rendere onore alla battaglia di una combattente per la libertà di tutti. Noi siamo stati idealmente in quella stanza, solidali con gli amici che affronteranno il processo nel nome di Nancy Crick; pronti a farlo anche qui in Italia. MI sembra evidente, e forse è inevitabile, che il dibattito sull'eutanasia debba procedere per casi eclatanti e per sentenze giudiziarie. Infatti, nonostante la maggioranza de! ll'opinione pubblica sia favorevole, le forze politiche ed il Parlamento non vogliono affrontare le problematiche legate alla morte, come viceversa hanno fatto in Europa l'Olanda, il Belgio e la Danimarca. In Italia non si ha nemmeno il coraggio di fare una legge per i casi come quello di Eluana Englaro, su cui tutti sembrano essere d'accordo, chiamandolo accanimento terapeutico. Cosa aspetta il ministro Sirchia?"
Torino, 23 maggio 2002

Torino, 16 maggio 2002
CONVEGNO SU ADELAIDE AGLIETTA, A TORINO, A DUE ANNI DALLA SCOMPARSA

(lunedì 20 maggio 2002, ore 16, Consiglio Regionale del Piemonte, via Alfieri n. 15, Sala Viglione)

"A due anni dalla morte, Adelaide Aglietta, un impegno laico, un impegno attuale".
Questo è il titolo del convegno organizzato dall'Associazione radicale Adelaide Aglietta e dal Gruppo Consiliare "Radicali-Lista Bonino" e patrocinato dalla Regione Piemonte e dal Comune e dalla Provincia di Torino. Interverranno:
_ Guido Barbaro, Presidente della Corte del processo alle BR (1978) in cui Adelaide Aglietta (allora segretaria del Partito Radicale) accettò di far parte della giuria popolare;
_ Marco Boato (Presidente Gruppo Misto alla Camera) rievocherò la comune militanza politica con l'Aglietta, prima nei radicali e poi nei verdi;
_ Olivier Dupuis, Giovanni Negri e Gianfranco Spadaccia (che, come Adelaide, sono stati in periodi molto diversi segretari del PR) ricorderanno l'Adelaide segretaria, parlamentare e militante radicale;
_ Giampaolo Zancan (vice-presidente Commissione Giustizia del Senato) ripercorrerà le campagne parlamentari e referendarie sui temi dei diritti civili e della "giustizia giusta".
Porteranno il loro saluto il Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, la Presidente della Provincia di Torino, Mercedes Bresso, e il Presidente della Regione Piemonte, Enzo Ghigo.
I lavori del convegno saranno presieduti da Silvio Viale e Igor Boni (Presidente e Segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta), che hanno dichiarato:
"L'appuntamento di lunedì è importante per tentare di recuperare l'eredità politica che Adelaide ci ha lasciato, frutto dei suoi venticinque anni di impegno costante per la vita del diritto; occorre che tale patrimonio sia investito subito in nuove lotte, in nuove azioni; per questo, presenteremo, a margine del convegno, una nuova iniziativa: ogni anno, nell'anniversario della morte di Adelaide, illustreremo il "libro bianco dei diritti civili in Italia"; vista la situazione di stallo, se non di ritorno al passato, dei diritti civili nel nostro Paese, sarebbe più giusto parlare di "libro nero"…".
Torino, 16 maggio 2002


Torino, 2 maggio 2002
LETTERA APERTA DI SILVIO VIALE A BRUNO VESPA

Non sono affatto pentito di avere urlato “è una vergogna” all’ex ministro on. Livia Turco. So che il senso comune suggerirebbe di non gettare alle ortiche una comparsa nella sua trasmissione, ma non ne sono pentito. Ero lì come medico di Exit e non avevo ancora potuto replicare, né agli aneddoti della collega on. Alessandra Mussolini, né alla retromarcia del collega ministro Gerolamo Sirchia. Non ne avrei avuto il tempo nemmeno se, come un preside a scuola, non mi avesse cacciato. Certo, l’on. Giuliano Pisapia e Daniele Capezzone avevano più volte sottolineato i temi della libertà di scelta e del pluralismo delle coscienze, ma erano rimasti ai margini delle questioni mediche. Forse è la sua trasmissione che ha perso l’occasione di far parlare un medico italiano pronto a fare quello che già fanno i medici svizzeri e olandes! i.
Mentre uscivo da quella porta pensavo proprio ai miei colleghi che ogni giorno rischiano di essere incriminati. Quel mio forzato silenzio e quella sedia vuota simboleggiavano il rifiuto di un dibattito che si manteneva lontano dalla realtà. Non è un caso che, dove l’eutanasia è regolata dalla legge, la responsabilità sia affidata ai medici.
Ma non le scrivo per dirle quello che lei già sa.
Le scrivo per farle sapere quello che avrei potuto dire.
Avrei detto a lei, agli onorevoli ed al collega ministro che il Codice Deontologico dei medici italiani prevede il testamento biologico: "il medico deve astenersi dall’ostinazione in trattamenti da cui non si possa fondatamente attendere un beneficio per la salute del malato e/o un miglioramento della qualità della vita" (art.14); "il medico, se il paziente non è in grado di esprimere la propria volontà non può non tenere conto di quanto precedentemente manifestato dallo stesso" (art. 34).
Avrei fatto notare che l’Olanda e l’Oregon, sia per investimenti che per strutture, sono paesi leader, rispettivamente in Europa e negli Stati Uniti, per l’assistenza agli anziani e ai malati terminali (terapie palliative, terapie del dolore, hospice, assistenza domiciliare …), che proprio il dibattito sull’eutanasia ha favorito la loro diffusione e che la loro disponibilità ha aumentato il consenso dell’opinione pubblica e dei medici sull’eutanasia.
Avrei esposto le ragioni mediche, come il morire sia parte della vita e sia un compito della medicina quello di fornire un’assistenza medica adeguata.
Avrei riferito come la richiesta di aiuto a morire sia sempre meno riferibile al dolore, quanto all’insopportabilità dell’inabilità e della perdita dell’autonomia fisica ed intelletiva.
Avrei raccontato come in un recente convegno dell’Ordine dei Medici di Torino sia emerso che l'80% dei medici presenti adotterebbe una condotta perseguibile penalmente e civilmente, almeno per omissione.
Soprattutto, avrei sollecitato il ministro Sirchia a tradurre in legge quanto da lui affermato tempo fa nella sua veste di primario di immunologia del Policlinico di Milano, a commento di una proposta di legge (Fiandrotti, Artioli ed altri) sull’eutanasia: “Se l’ammalato ne facesse una esplicita richiesta sarei per la sospensione della terapia; sarebbe un grosso passo in avanti se finalmente una legge stabilisse questo".
Viceversa, per un’ora e mezza, ho dovuto ascoltare la dott.ssa Mussolini ripetere che in Olanda si vogliono ammazzare vecchi e bambini, che in America si lascia morire chi si potrebbe salvare e si salva chi vorrebbe morire, evitando fortunatamente ogni riferimento all’olocausto. Poi il ministro dott. Sirchia, in retromarcia, proporre di limitare l’accanimento terapeutico in relazione ai danni che procura e non alla mancanza di benefici. Infine l’ex ministro Turco insistere sui suoi "dubbi certi". Sono convinto che lei capisca come non abbia proprio più potuto trattenermi, quando, parlando di eutanasia, si sia fatto riferimento ai disabili, come se si proponesse la loro soppressione, confondendo l'eutanasia con una qualche forma di selezoione eugenetica dell'umanità. Questo è invece un reato, si chiama omicidio, in Svizzera, in Olanda, in Oregon, in tutti i Paesi ove si è pi! ù tolleranti, e rimarrà un reato anche quando saranno approvate le nostre proposte.
In conclusione, nel salutarla, le ricordo che proprio la sua trasmissione ha confermato che l’88% dei cittadini vorrebbe un intervento legislativo e mi auguro che a "Porta a Porta" questo argomento non torni ad essere un tabù… in attesa della prossima sentenza.
Cordialmente.
Silvio Viale


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