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Roma, Torino, 30 maggio 2010

TELEKOM SERBIA/ROMA/ DOMANI SESTA UDIENZA PROCESSO “DI STEFANO CONTRO MANFREDI” CON ACCOMPAGNAMENTO COATTIVO DEL DI STEFANO.  QUEL SUMMIT MAFIOSO NEL 1991 ... E UNA DOMANDA ALL’ ON.  ITALO BOCCHINO.

 

Domani, lunedì 31 maggio, alle ore 11:00 (circa), presso il Tribunale di Roma (Piazzale Clodio, Aula 9), si terrà la sesta udienza del processo per diffamazione intentato dall’avv. anglo-molisano Giovanni Di Stefano (già amico e socio d’affari del criminale di guerra serbo “Comandante Arkan”, già membro dei  collegi di difesa di Slobodan Milosevic e di Saddam Hussein) nei confronti dell’esponente radicale Giulio Manfredi (autore del libro “Telekom Serbia – Presidente Ciampi, nulla da dichiarare?” – edizioni Stampa Alternativa/ Nuovi Equilibri, 2003).

 

Nell’udienza precedente, lo scorso febbraio, il giudice, Dr.ssa Roberta Di Gioia, aveva stabilito che il Di Stefano dovrà essere accompagnato coattivamente dai carabinieri, non essendosi presentato alle varie udienze (ed essendo già stato multato per tali assenze ingiustificate) .

 

Sarà sicuramente presente all’udienza Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani), come sempre assistito dall’Avv. Giuseppe Rossodivita (Direzione Radicali Italiani e consigliere regionale nel Lazio della Lista Bonino-Pannella) .

Nel corso dell’udienza precedente era stato sentito un commissario della polizia postale di Campobasso che relazionò sull’oggetto della supposta diffamazione, un comunicato stampa di Giulio Manfredi, Benedetto Della Vedova e Gianfranco Dell’Alba (questi ultimi due erano allora europarlamentari radicali) del 15 settembre 2003 – pubblicato nel libro di Manfredi – in cui si riportava testualmente uno stralcio del libro “Falcone Borsellino Mistero di Stato” (Edizioni della Battaglia, Palermo, 2002), che faceva a sua volta riferimento al provvedimento dei magistrati di Palermo cosiddetto “Sistemi criminali” (proc. Pen. N. 2566/98 R. G. N. R.).

Tale provvedimento contiene il riassunto delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Pasquale Nucera (uno dei pochissimi “collaboratori” della ‘ndrangheta):

 “… Anche il collaboratore Pasquale Nucera ha riferito di un “piano politico-criminale” elaborato dalla criminalità organizzata nel 1991. In particolare, ha dichiarato che il 28 settembre 1991, in occasione della riunione annuale della ‘ndrangheta che si tiene presso il santuario di Polsi, cui egli partecipò quale rappresentante della famiglia Iamonte, avevano partecipato, oltre ai vari capi della ‘ndrangheta, anche alcuni rappresentanti di famiglie napoletane, esponenti mafiosi calabresi provenienti da  varie parti del mondo (Canada, Australia, Francia), tale Rocco Zito, in rappresentanza di “cosa nostra” americana e un personaggio di Milano, definito come “un colletto bianco” legato alla mafia siciliana e calabrese. Quest’ultimo, in particolare, dopo aver affermato che in Italia ci sarebbero stati degli “sconvolgimenti” (non meglio specificati) , aveva rappresentato la necessità di una “pacificazione” fra le cosche calabresi, perché i siciliani delle famiglie americane ci tenevano molto per poter meglio realizzare un progetto politico, consistente nella costituzione di un movimento politico di “cosa nostra” definito “partito degli amici” …” (pag. 63 e 64 “Sistemi criminali”).

In un interrogatorio del 23 agosto 1996 al P. M. di Palermo il Nucera individuava il “colletto bianco” nella persona di Giovanni Di Stefano (pag. 65, 69, 70 e 71 “Sistemi criminali”).

 

 

Manfredi ha nuovamente diffuso le 15 domande rimaste senza risposta dell’affaire Telekom Serbia.

La prima riguarda l’on. Italo Bocchino (PDL), che ancora una volta, nella trasmissione televisiva “Annozero” di giovedì scorso, ha ribadito l’esigenza di rendere la politica “una casa di vetro”:

 

1) Per quale destino cinico e baro una parte dei proventi dell’intermediazione riguardante l’affaire Telekom Serbia finirono nella disponibilità dell’on. Italo Bocchino, all’epoca dei fatti deputato di Alleanza Nazionale, membro della commissione parlamentare d’inchiesta sull’affaire e accusatore implacabile di Prodi e compagni (tranne Ciampi)?

Dall’ordinanza di archiviazione del Tribunale di Torino (9 maggio 2005, pag. 30): “…Ciò che costituisce una singolare emergenza messa in luce dalle indagini riguarda la destinazione di una parte delle risorse di Vitali (Gianfrancesco Vitali, uno dei due “facilitatori” dell’affaire, ndr), a loro volta, come è stato reiteratamente chiarito, provenienti dall’affare Telekom Serbia. In effetti, Bassini (Loris Bassini, titolare di una società finanziaria di San Marino, la Fin Broker S.A., a cui il Vitali aveva affidato la gestione di 22 miliardi di lire, fra cui i compensi percepiti per l’affaire Telekom Serbia, ndr) erogò, nel corso del 2001, 1,8 miliardi di lire ad una società, Goodtime Sas, di cui socia accomandataria era Gabriella Buontempo, moglie dell’on. Italo Bocchino, successivamente componente della commissione d’inchiesta Telekom Serbia; e 2,4 miliardi di lire alla società Edizioni di Roma, di cui socio e Presidente del Consiglio di Amministrazione era lo stesso on. Bocchino…”.

Nel giugno 2007, il tribunale di San Marino condannò Loris Bassini a restituire a  Gianfrancesco Vitali i soldi ricevuti. Una domanda sorge spontanea: l’on. Bocchino e sua moglie hanno restituito a loro volta a Loris Bassini la somma ricevuta in prestito?

Leggendo il “Fatto Quotidiano” dell’11 marzo scorso (“Telekom Serbia e quell’assegno alla moglie di Bocchino”,di Marco Lillo), parrebbe di no: “... L’ufficiale giudiziario il 5 novembre scorso ha bussato alla porta dell’appartamento intestato a Bocchino, in Corso Vittorio, a Roma, per tentare un pignoramento presso terzi. L’appartamento appartiene al deputato ma la moglie ne è usufruttuaria e proprio contro di lei Bassini ha messo in moto la giustizia. Il finanziere vanta un credito di 800 mila euro verso la società di produzione Goodtime Sas di Gabriella Buontempo ...”.

On. Bocchino, facciamo finalmente chiarezza?

 

2) Perché il governo Prodi non rispose all’interrogazione parlamentare (4-06641 del 25 giugno 1997, presentata dall’unico parlamentare radicale dell’epoca, il senatore Piero Milio) che, appena quindici giorni dopo la conclusione dell’affaire, chiedeva spiegazioni su un’operazione economica che aveva rafforzato il regime di Milosevic? L’8 luglio 1997, l’allora Ministro per gli Affari Regionali, Giorgio Bogi, trasmise per competenza la suddetta interrogazione all’allora ministro del Tesoro (Carlo Azeglio Ciampi), che deteneva il 61% delle azioni di Telecom Italia; anche il ministro delle Poste e Telecomunicazioni, Antonio Maccanico, ricevette la suddetta interrogazione.

Né Ciampi né Maccanico risposero, né allora né dopo.

 

3) Perché le prime trattative con il governo serbo furono intraprese a partire dal novembre 1994, mentre era vigente un embargo ONU nei confronti del regime serbo (sospeso solamente nel novembre 1995 e revocato un anno dopo) che vietava qualsiasi rapporto economico con Milosevic?

 

4) A tal proposito, cosa ci faceva a Torino, il 28 novembre 1994, una delegazione d’affari serba di altissimo livello? Dopo aver incontrato i vertici della FIAT – come risulta da documenti trasmessi dai radicali alla Procura della Repubblica di Torino e alla Commissione parlamentare d’inchiesta su Telekom Serbia – i serbi incontrarono anche i vertici di Telecom Italia (la cui sede legale era allora a Torino) per gettare le basi dell’affaire Telekom Serbia?

 

5) Perché chi, in primis Romano Prodi, sostiene che il governo Prodi aveva disciplinato secondo un principio di “non intervento” i rapporti fra il Ministero del Tesoro e le società da esso controllate non  ha mai esibito un decreto ministeriale, una circolare, un atto di indirizzo che accrediti questa obiettiva “rivoluzione” nei rapporti fra il Tesoro e le società partecipate?

 

6) A tal proposito e a fortiori, è vero o no che nel 1997 era ormai in vigore da tre anni la legge 30 luglio 1994, n. 474 sulle privatizzazioni, che riconosce un potere speciale del Governo perfino sulle società ex statali e poi privatizzate (è il caso della Stet), riservando al ministero del Tesoro un’azione d’oro (golden share), cioè un potere di intervento, condizionamento e perfino veto su alcune decisioni, del tutto indipendente dalla quota azionaria detenuta dallo Stato?

 

7) Il Romano Prodi che assiste impassibile al closing dell’affaire Telekom Serbia (9-10 giugno 1997) è lo stesso signore che il 18 gennaio 1997 trasmette alla Presidenza della Camera la relazione semestrale del governo “Sulla politica informativa e della sicurezza” in cui si parla della “grave crisi politica innescatasi a Belgrado”, delle “imponenti manifestazioni di protesta dopo l’annullamento delle elezioni amministrative” e si prevede che “l’aspirazione popolare alla completa democratizzazione del Paese non sia reprimibile a lungo, anche se la dirigenza di Belgrado non sembra disposta a cedere il potere. Ne potrebbe derivare un prolungato periodo d’instabilità politica …” ?

 

8) Il Romano Prodi di cui sopra è sempre lo stesso signore che il 1° agosto 1997, ovvero cinquanta giorni dopo la conclusione dell’affaire, trasmette alla Presidenza della Camera la relazione semestrale in cui è scritto, fra l’altro, che “in Serbia diviene più aspro il confronto tra il governo e l’opposizione, in vista delle elezioni repubblicane che si terranno entro fine anno” e si denuncia anche “la precarietà della situazione in Kosovo” ?

 

9) Come si concilia l’affermazione di Piero Fassino (trasmissione “L’alieno”, Italia Uno, 3/12/03), all’epoca dei  fatti sottosegretario agli Esteri con delega ai Balcani, secondo il quale l’affaire Telekom Serbia fu “una trattativa fra due aziende …(per cui) …non vi era nessuna ragione per cui un sottosegretario agli Esteri se ne occupasse” con quanto scritto dai Pubblici Ministeri torinesi nell’ordinanza di archiviazione dell’inchiesta su Telekom Serbia (9/05/05): “…Si è così accertato in primo luogo che l’intero prezzo pagato per Telekom Serbia giunse nella disponibilità del Governo serbo …Il risultato di questa parte dell’indagine spiega anche il motivo per il quale l’opposizione interna a Milosevic era contraria alla vendita di Telekom Serbia; e conferma altresì le dichiarazioni dell’Ambasciatore Bascone (che aveva portato a conoscenza del Ministro degli esteri Dini e del sottosegretario Fassino l’esistenza dell’affare e la contrarietà ad esso di ambienti politici serbi avversi a Milosevic). E’ infatti evidente che la disponibilità di cospicue risorse economiche da parte di quest’ultimo e l’utilizzazione di esse per scopi sociali e di sostegno all’economia si risolveva in un rafforzamento della sua posizione e in una probabile vittoria nelle elezioni che si sarebbero tenute di lì a poco, cosa che infatti poi avvenne …”?

 

10) Riassumendo, on. Fassino, una delle due aziende da Lei evocate (Telecom Italia) era controllata per il 61% dal Ministero del Tesoro della Repubblica Italiana; l’altra, Telekom Serbia, era stata creata ad hoc da Milosevic una settimana prima della conclusione dell’affaire per incamerare i soldi dei cittadini italiani e greci (rispettivamente 456 e 328 milioni di euro); aver rafforzato Milosevic proprio nel momento in cui il suo regime era traballante, avergli permesso di assicurarsi il consenso sociale per vincere le elezioni, non era una ragione sufficiente affinché il sottosegretario Fassino, debitamente informato dal suo ambasciatore a Belgrado, se ne occupasse ed impedisse il vergognoso affaire?

 

11) Accantonando per un attimo le considerazioni politiche, come si può definire se non disastroso un investimento che termina nel dicembre 2002, quando il nuovo proprietario di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera, rivende al sopraggiunto governo democratico serbo la partecipazione in Telekom Serbia per 195 milioni di euro (pari a 378 miliardi di lire, pagabili in comode rate fino al luglio 2008) contro gli 878  miliardi di lire consegnati sull’unghia a Milosevic?

 

12) Non era prevedibile un simile esito partendo dal presupposto che – come accertato sia dalla Procura di Torino sia dalla commissione parlamentare d’inchiesta  – la “due diligence”, l’analisi economico-finanziar ia dell’azienda Telekom Serbia, fu effettuata dagli uomini di Telecom Italia sulla base di informazioni e documenti forniti dai serbi e non verificati sul campo?

 

13) Non era addirittura previsto un simile esito se Tomaso Tommasi di Vignano, all’epoca amministratore delegato di Telecom Italia, spedì a Belgrado già il 24 giugno 1997 il Dr. Giovanni Garau, conosciuto in Telecom come “il bandito”, l’uomo duro, coraggioso, da impiegare nelle situazioni più difficili? Garau, prima dell’avventura serba, era direttore regionale Telecom in Campania e Basilicata; gestiva due milioni di abbonati con 5.000 dipendenti; in veste di vicedirettore generale di Telekom Serbia, si trovò a gestire lo stesso bacino d’utenza … ma avvalendosi di ben 13.500 dipendenti, non licenziabili per almeno cinque anni!

 

14) E’ normale che un grande gruppo come Telecom Italia paghi ben 30 milioni di marchi per spese di consulenza ad una sconosciuta società macedone, la Mak Environment , che ha per oggetto sociale principale la produzione di mangimi per animali e non ha comunque come mission l’attività di intermediazione? E ciò sulla base di un accordo siglato a ridosso del closing dell’affaire, il 5 giugno 1997, per consulenze svolte nei precedenti 16 mesi, come stigmatizzato dal Collegio sindacale di Telecom Italia nella sua “Memoria sull’acquisizione di Telekom Serbia” (12 giugno 2001) con queste parole inequivocabili: “…il conferimento dell’incarico dopo che lo stesso è stato svolto per lungo tempo non rispecchia le procedure in essere presso il Gruppo all’epoca dei fatti esaminati …”?E’ normale che il compratore (Telecom Italia) versi 17 miliardi e mezzo di lire ai consulenti finanziari e legali dei serbi? Di solito, ognuno paga i propri consulenti; semmai, è chi incassa i soldi (nel caso in specie, Milosevic) che dovrebbe pagare gli avvocati del compratore.

15) Perché né la commissione parlamentare d’inchiesta su Telekom Serbia né la Procura della Repubblica di Torino sono riuscite ad audire sulla vicenda il signor Mihalj Kertes, all’epoca dei fatti capo delle dogane serbe e “eminenza grigia” dei fondi neri di Milosevic, come si evince dal cosiddetto “Rapporto Torkildsen” (dal nome dell’analista finanziario norvegese che lo predispose nel 2002 per conto del Tribunale Penale Internazionale sull’ex-Jugoslavia) ? I radicali consegnarono il “Rapporto Torkildsen” sia alla Procura della Repubblica di Torino sia alla Commissione parlamentare d’inchiesta, chiedendo ad entrambe di sentire il signor Kertes, cosa che non sarebbe stata impossibile visto che il suddetto, come si evince dal Rapporto, rese esaustiva e volontaria testimonianza sulle sue attività agli ispettori del Tribunale dell’Aja.

 

 

 

 


UNA VIA PER ADELAIDE
 

APPELLO PER “VIA ADELAIDE AGLIETTA” A TORINO

 

 

Il  20 maggio 2000 moriva prematuramente Adelaide Aglietta: era nata a Torino 60 anni prima, il 4 giugno 1940, e nell’arco di un’intera vita ha innegabilmente dato prova di essere una grande politica italiana ed europea e, soprattutto, una donna che ha saputo vivere con pienezza i propri ideali, dando lustro alla sua città.

 

Nel 1974, a trentaquattro anni, decide di “cambiare” il percorso della propria esistenza, scegliendo l’impegno pubblico diretto ed entrando come militante nel Partito Radicale, attratta, sono parole sue, dal “richiamo irresistibile dei diritti civili: il divorzio, l’aborto, l’obiezione di coscienza”. Si impegna sul fronte divorzista, promuove il CISA (Centro Informazione Sterilizzazione e Aborto) torinese e prende parte alle iniziative di disobbedienza civile che mirano alla depenalizzazione del reato di aborto, in una stagione di grandi battaglie per i diritti civili che vide l’attività del primo movimento omosessuale FUORI e le iniziative militanti contro le leggi d’emergenza. Nel 1975 diviene segretaria regionale del Partito Radicale del Piemonte.

 

Nelle elezioni politiche del 1976 il Partito Radicale, che si presenta per la prima volta, sceglie, per tutte le circoscrizioni della Camera, capilista donne: Adelaide è candidata a Torino e risulterà la prima degli esclusi. Nel novembre di quell’anno viene eletta segretaria nazionale del Partito: è prima donna, in Italia, a ricoprire tale ruolo, e lo sarà a lungo l’unica. Nel 1977 intraprende uno sciopero della fame, che si protrae per ben 73 giorni, per ottenere la discussione della riforma del corpo degli agenti di custodia penitenziari: la riforma sarà approvata dal Parlamento, anche a coronamento di un impegno personale di Adelaide nelle carceri italiane.

 

Nel 1978 – anno tra i più bui per il Paese, annichilito dalla violenza terroristica e dall’incapacità delle istituzioni di farvi fronte – riprende a Torino il primo processo al nucleo storico delle Brigate Rosse, ma rischia di non essere neanche celebrato per l’impossibilità a formare la Giuria popolare. Decine di cittadini torinesi, estratti a sorte per il compito di giurato, rifiutano per la paura delle minacciate ritorsioni terroristiche, e così ben 137 certificati medici sanciscono la paralisi del dibattimento “per sindrome depressiva”. Il nome dell’Aglietta viene estratto dall’urna per il ruolo di giurato popolare supplente: Adelaide accetta, divenendo immediatamente e inevitabilmente la più esposta. Il suo ruolo pubblico la pone in primo piano, come un facile bersaglio, un simbolo da abbattere per i brigatisti che si nutrono di simbologie (avevano colpito e ucciso, rivendicandolo, non “i singoli individui, ma la funzione che essi hanno accettato di svolgere”). Ha paura, ma pensa che “il coraggio consista nel superare la paura, non nel non provarla”. Finalmente la Giuria si compone, il processo può svolgersi e si conclude nello stesso anno: il Presidente della Corte d’Assise Guido Barbaro ne riconoscerà pubblicamente il ruolo e la determinazione.

 

Nel novembre del 1978 diviene tesoriere nazionale del Partito Radicale. Nel 1979, eletta deputata, Adelaide diviene presidente del Gruppo radicale alla Camera: ancora una volta, prima donna in Italia alla guida di un gruppo parlamentare. Sarà rieletta nel 1983 e nel 1987.

 

Nel 1989 diviene membro del Parlamento europeo per la “Lista Verdi Arcobaleno”. Si dimette immediatamente da Montecitorio per dedicarsi completamente al nuovo impegno politico transnazionale, dove, superando le diffidenze e le divisioni degli ambientalisti italiani, tedeschi e francesi, diviene co-Presidente del Gruppo Verde, contribuendo a determinare l’approdo federalista della nuova formazione politica. A Strasburgo e Bruxelles ha modo di occuparsi e battersi sui temi che più la coinvolgono: diritti civili, democrazia e giustizia giusta, laicità, nonviolenza, federalismo europeo, sviluppo sostenibile, ambiente e animalismo, antiproibizionismo. Ma è su due specifiche campagne che Adelaide lascia il segno e permette all’Europa di fare un passo in avanti sulla strada dei diritti umani: contro la pena di morte e per il Tibet. Grazie al suo impegno, nel 1990, per la prima volta, il Dalai Lama può ufficialmente parlare davanti al Parlamento europeo, mentre la risoluzione “Aglietta” sulla pena di morte viene approvata il 12 marzo 1992: il principio di indisponibilità per lo Stato della vita della persona diventa la posizione ufficiale dell’Unione europea. Nel 1993, ancora su sua iniziativa, proprio a Bruxelles, viene fondata l’associazione “Nessuno tocchi Caino”. Nel 1994 è riconfermata europarlamentare dei Verdi e può così continuare le  battaglie intraprese. È, dunque, anche grazie ad Adelaide, alla sua determinazione, al suo lavoro, alla sua sensibilità, se la campagna abolizionista della pena di morte ha conosciuto un primo, grande risultato il 18 dicembre del 2007, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha, finalmente, approvato la risoluzione per la Moratoria universale delle esecuzioni capitali nel mondo, campagna lanciata appunto 14 anni prima da Bruxelles.

 

Adelaide Aglietta è stata una donna tenace, caparbia, rigorosa, appassionata. Una leader nonviolenta che indubbiamente ha onorato le istituzioni dove ha lavorato ma anche la sua Città con serietà e impegno, con un modo di essere “sabaudo” anche nella vita pubblica, ma che rischia di essere dimenticata, misconosciuta, o addirittura del tutto ignorata dalle nuove generazioni.

 

Noi sottoscritti chiediamo pertanto che la Città di Torino, a dieci anni dalla sua scomparsa, le intitoli un luogo significativo della toponomastica cittadina, affinché la memoria della sua esperienza umana non sia dispersa e possa continuare a fecondare, con l’esempio del suo impegno civico e militante, coloro che si troveranno a vivere, cresce, lavorare, o anche solo passare per le strade della sua Torino.

 

Torino, 20 maggio 2010

 

 

Sergio Chiamparino

Elena Negri

Giampaolo Zancan

Francesca ed Alberta Rocca (figlie di Adelaide Aglietta)

Paolo Aglietta (fratello di Adelaide Aglietta)

Alessandra Aglietta (nipote)

Paolo Chicco

Augusto Fierro

Magda Negri

Monica Cerutti

Bruno Mellano

Michele De Lucia

Luigi Chiappero

Giulio Manfredi

Igor Boni

Silvio Viale

Nathalie Pisano

Salvatore Grizzanti

Nicoletta Casiraghi

Caterina Simiand

Marco Brunazzi

Mercedes Bresso

Claudia Pagliano

Riccardo De Giuli

Alberto Ventrini

Fulvio Gianaria

Mara Grazia Arnaldo

Massimo Negerville

Giuseppe Garesio

Flavio Brugnoli

Giuseppe Bonino

Luigi Chiappero

Caterina Romeo

Cleo Guarna

Luca Savarino

Diego Castagno

Gabriella Barbaro

Riccardo Simbula

Domenico Massano

Andrea Trigolo

Antonio Leone

Graziella Miraudo

Silvja Manzi

Andrea Pessarelli

Laura Carcano

Roberto Consalvo

Franca Griva

Rosanna Favero

Ruggero Milici

Marco Osella

Mario Napoli

Daria Borgogno

Giuseppe Arlotta

Giulia Pegan

Giacomo Pegan

Antonio M. Polito

Luciano Costa

Irene Tosetti

Alessandro Franco

Alessandro Melano

Marino Bronzino

Iolanda Casigliani

Alessandro Riscossa

Luca Dalla Torre

Claudio Bellavita

Luigi Brossa

Silvana Zanchetta

Maria Barbaro

Erika Torre

Franco Giuseppe Bergo

Massimo Lunardelli

Marta Palazzi

Gaetano Crocella’

Marilla Baccassino

 

 

 


Torino, 24 maggio 2010

TORINO/ESITI CONGRESSO ASSOCIAZIONE AGLIETTA: LA NOVARESE PISANO ELETTA SEGRETARIA. TESORIERE L’ASTIGIANO GRIZZANTI. VIALE CONFERMATO PRESIDENTE. “SUBITO LA RU 486 IN ALMENO UN OSPEDALE PER PROVINCIA E IL GARANTE REGIONALE DELLE CARCERI”.

 

Il 13° Congresso (straordinario) dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, svoltosi ieri pomeriggio a Torino, ha eletto  alla carica di segretaria Nathalie Pisano (39 anni, di Novara), e a quella di tesoriere Salvatore Grizzanti(23 anni, di Asti). Silvio Viale è stato confermato presidente.

Il Congresso ha tributato un lunghissimo applauso a Igor Boni e a Claudia Pagliano, rispettivamente segretario e tesoriere uscenti.

In mattinata - in occasione dell'incontro organizzato per commemorare la figura di Adelaide Aglietta nel decennale anni dalla morte, a cui hanno partecipato, fra gli altri, le figlie Alberta e Francesca, il fratello Paolo, Mercedes Bresso,  gli avv. Elena Negri e Zancan, il consigliere comunale Francesco Salinas - l'Associazione ha presentato un appello (prmo firmatario Sergio Chiamparino) al Comune di Torino per l'intitolazione di una via alla memoria dell'esponente radicale.

 

Pisano, Grizzanti e Viale hanno dichiarato:

“Come primo atto ci rivolgiamo al Comune di Torino affinchè dedichi al più presto una via alla memoria di Adelaide Aglietta, una donna che attraverso la sua straordinaria attività di militante e dirigente radicale ha saputo offrire al paese un indimenticabile esempio di coraggio e passione civile.

Un esempio che ci ha permesso, in questi anni, di non perdere mai di vista il nostro compito nella difesa e promozione dei diritti civili e dell'autodeterminaz ione delle scelte  individuali, consentendoci di arrivare finalmente, dopo anni di solitaria lotta radicale, all'introduzione anche in Italia della pillola abortiva RU486.

Continueremo ad impegnarci con tenacia nella difesa della libertà di scelta delle donne, non solo controllando l'effettiva introduzione e utilizzo della RU486 negli ospedali della Regione ma fornendo piena assistenza, anche giuridica, alle cittadine che incontrassero difficoltà nel reperire il farmaco.

Ci rivolgiamo, inoltre, alla Regione Piemonte affinchè venga nominato il Garante Regionale delle Carceri, figura istituita su impulso radicale dal precedente Consiglio Regionale (L.R. 28/2009), quale strumento per l’attuazione del principio costituzionale di umanità della pena.

Siamo sicuri che Adelaide (che nel 1977 fece 70 giorni di sciopero della fame per la riforma della polizia penitenziaria) sarebbe ancora oggi al nostro fianco in queste lotte"

 

 


Torino, 21 maggio 2010

CASO BRESSO/MANFREDI (RADICALI): NON SI BARATTA LA LEGALITA ’ CON UN PIATTO DI LENTICCHIE. MENO MALE CHE UDC E VERDI TENGONO LA SCHIENA DRITTA. E C’E’ ANCHE INCHIESTA PROCURA SULLE FIRME DI GIOVINE.

 

Alla notizia del ritiro del ricorso sulle elezioni regionali da parte di Mercedes Bresso in cambio della Presidenza del Consiglio Europeo delle Regioni, Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani) ha dichiarato:

Grazie a Radio Radicale, tutti possono ascoltare la conferenza stampa tenuta da Mercedes Bresso solamente quattordici giorni fa, in cui presentò, assieme a UDC, Verdi e Pensionati, i ricorsi per far invalidare i risultati delle elezioni regionali sulla base di ben tre grossi filoni di irregolarità, illustrati esaustivamente nell’occasione dagli avvocati.

Bresso denunciò con parole durissime le illegalità avvenute; e si riferiva non solamente a quelle piemontesi ma a quelle avvenute in tutta Italia, tanto da affermare che “la questione della legalità è la questione centrale della nostra democrazia”. Solamente tre giorni fa ci ha chiesto di promuovere, come radicali, un ricorso in appoggio al suo e a quello degli altri ricorrenti.

Cosa dobbiamo pensare? Che sia stata tutta una manfrina per dimostrare a Cota di essere disposta a tutto, anche a spacciarsi per la più arrabbiata radicale, pur di avere una poltroncina in Europa? Nello scoramento generale, l’unico dato positivo è quello che viene dalle dichiarazioni di Alberto Goffi dell’UDC e di Angelo Bonelli dei Verdi, che hanno assicurato di andare avanti nei ricorsi.

E c’è l’inchiesta della Procura sulle firme di Michele Giovine (ricordiamo che la Corte Costituzionale ha cancellato la depenalizzazione del reato di firme false, introdotta nel 2004 da Berlusconi). L’ineffabile Giovine ha fatto i complimenti alla Bresso, definendola “forse cinica ma certamente abile”. Se lo dice lui, c’è da credergli!

 

 

 

Conferenza stampa di Mercedes Bresso e degli altri ricorrenti (Torino, 7 maggio 2010):

 

http://www.radioradicale.it/scheda/302981/regionali-2010-il-ricorso-relativo-a-presunte-irregolarita-nelle-ultime-consultazioni-piemontesi


Torino, 21 maggio 2010

TORINO/NEL DECENNALE DELLA MORTE,  CHIAMPARINO, NEGRI E ZANCAN PRIMI FIRMATARI DI UN APPELLO PER “VIA ADELAIDE AGLIETTA”. DOMENICA MATTINA INCONTRO PUBBLICO CON LE FIGLIE, IL FRATELLO ED ESPONENTI DELLA POLITICA E DELLA SOCIETA’ TORINESE.

 

In una conferenza stampa tenutasi questa mattina nella sede dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, gli esponenti radicali Silvio Viale, Giulio Manfredi e Igor Boni hanno presentato un Appello, i cui primi firmatari sono il Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, e gli avvocati torinesi Elena Negri e Gianpaolo Zancan, affinchè la Città di Torino dedichi una via ad Adelaide Aglietta, nel decennale della morte (20 maggio 2000).

 

L’Appello ripercorre le tappe della straordinaria vicenda umana di Adelaie Aglietta: nata il 4 giugno 1940 a Torino, madre di due bambine, a 34 anni diviene militante del Partito Radicale: promuove il CISA (Centro Informazione Sterilizzazione e Aborto), prende parte alle iniziative di disobbedienza civile per la depenalizzazione del reato di aborto. Nel 1975 è già segretaria regionale del Partito Radicale del Piemonte. Nel novembre 1976 viene eletta segretaria nazionale del Partito Radicale: è la prima donna nella storia unitaria, dal 1861, a ricoprire tale carica. Nel 1977 intraprende un durissimo sciopero della fame, durato ben 73 giorni, per ottenere la discussione in Parlamento della riforma della polizia penitenziaria. Nel 1978 riprende a Torino il primo processo al nucleo storico delle Brigate Rosse, ma rischia di non essere neanche celebrato per l’impossibilità a formare la Giuria popolare. Decine di cittadini torinesi, estratti a sorte per il compito di giurato, rifiutano per la paura delle minacciate ritorsioni terroristiche, e così ben 137 certificati medici sanciscono la paralisi del dibattimento “per sindrome depressiva”. Il nome dell’Aglietta viene estratto dall’urna per il ruolo di giurato popolare supplente: Adelaide accetta, divenendo immediatamente e inevitabilmente la più esposta. Ha paura, ma pensa che “il coraggio consista nel superare la paura, non nel non provarla”. Finalmente la Giuria si compone, il processo può svolgersi e si conclude tre mesi dopo.

Nel 1979, eletta deputata, diviene presidente del Gruppo radicale alla Camera, ancora una volta prima donna in Italia. Nel 1989 diviene parlamentare europeo per la “Lista Verdi Arcobaleno”; è eletta co-Presidente del Gruppo Verde. Da Bruxelles fornisce un apporto decisivo per la creazione dell’Associazione “Nessuno Tocchi Caino”, gettando le fondamenta della campagna abolizionista sulla pena di morte che porterà, il 18 dicembre 2007, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ad approvare la risoluzione per la Moratoria universale delle esecuzioni capitali. E ancora la lotta per l’autonomia del Tibet: grazie all’impegno di Adelaide, nel 1990, per la prima volta, il Dalai Lama può ufficialmente parlare davanti al Parlamento europeo.

Negli ultimi anni, Adelaide affronta con grande dignità la terribile malattia che la porterà alla morte, a soli 60 anni.

 

L’Associazione Radicale che porta il suo nome la ricorderà, domenica 23 maggio, a partire dalle ore 10:15, presso la Sala dell’Antico Macello di Po (Torino, via Matteo Pescatore n. 7, a centro metri da Piazza Vittorio Veneto) assieme alle figlie Alberta e Francesca, al fratello Paolo e ai tanti torinesi, radicali e non, che ebbero la fortuna di conoscerla.

 

Nel pomeriggio di domenica si terrà il 13° Congresso (straordinario) dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta.

 

 

  


Torino, 14 maggio 2010

“OTTO PER MILLE: LA GRANDE TRUFFA ”/DOMANI TAVOLI RADICALI A TORINO ED ASTI PER RICHIEDERE UNA MODIFICA DELLA LEGGE ISTITUTIVA: SI DEVONO DISTRIBUIRE SOLAMENTE I SOLDI DI CHI SCEGLIE ESPRESSAMENTE.

 

L’Associazione Radicale Adelaide Aglietta terrà domani, sabato 15 maggio, due tavoli di raccolta firme (a Torino, dalle 11:00 alle 13:00, in via Garibaldi n. 14, in caso di pioggia sotto i portici di Piazza Castello ang. via Roma; ad Asti sotto i portici Anfossi di piazza Alfieri, dalle 15:00 alle 18:00) su una petizione popolare rivolta al Parlamento per richiedere:

- di modificare la normativa dell’8 per mille affinchè siano distribuite solamente le quote di chi ha scelto espressamente uno dei soggetti partecipanti alla ripartizione;

- una campagna d’informazione che fornisca ai contribuenti gli elementi per una scelta chiara e consapevole sull’8 per mille. Finora lo Stato non ha mai fatto propaganda a favore della sua quota mentre la Chiesa Cattolica destina circa l’1% dei ricavi (circa 10 milioni di euro) a una campagna sui media martellante e mistificante: solo circa un terzo dei fondi percepiti va in iniziative cosiddette “di carità”;

- una ripartizione dei fondi dello Stato che non sia un’ulteriore indebita elargizione alla Chiesa Cattolica: il 66% dell’8 per mille assegnato allo Stato nel 2009 è stato destinato al restauro di chiese e luoghi di culto (mentre già esiste nella ripartizione dell’8 per mille percepito dalla CEI un apposito fondo per l’ “edilizia di culto”).

 

Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani) e Salvatore Grizzanti (coordinatore provinciale di Asti dell’Associazione Aglietta) hanno dichiarato:

 

“Solamente il 40% dei contribuenti sceglie espressamente, firmando nell’apposito riquadro della dichiarazione dei redditi, a chi devolvere il proprio 8 per mille delle imposte; ma grazie a una norma truffaldina (art. 47, comma terzo, della L. 222 del 1985), si distribuiscono, proporzionalmente alle scelte espresse, anche i soldi del 60% dei contribuenti che non scelgono. Risultato: la Chiesa Cattolica , che è stata scelta solamente dal 36,70% dei contribuenti, si becca l’89,81% della torta (887 milioni di euro, dati riferiti al 2003, ma nel 2007 la cifra è stata di 991 milioni di euro). La truffa non finisce qui: dagli spot che invadono ormai tutte le televisioni, sembra che la maggior parte dei soldi incassati dalla Conferenza Episcopale Italiana siano devoluti a poveri alcolizzati e tossicodipendenti. In realtà, solo un terzo dei finanziamenti va in opere di carità, il resto va al sostentamento di tutta l’organizzazione cattolica.

Infine, una parte dei finanziamenti devoluti allo Stato finisce nuovamente ai vescovi per il restauro di chiese e monasteri; è per por fine a questa vera e propria appropriazione indebita che Radicali Italiani e Anticlericale. net hanno lanciato una campagna per richiedere al Ministro Tremonti di far sapere già adesso come sarà utilizzato l’8 per mille che andrà quest’anno allo Stato.

Per correttezza e completezza d’informazione, ricordiamo che sia le Assemblee di Dio in Italia sia la Chiesa evangelica valdese accettano solamente l’8 per mille di chi sceglie espressamente, devolvendo allo stato la quota che spetterebbe loro delle scelte non espresse. Sarà anche per questo che, secondo un recente studio dell’Eurisko, oltre 310.000 italiani hanno destinato il loro otto per mille a valdesi e metodisti: un dato sorprendente se si pensa che in Italia gli appartenenti a queste due confessioni cristiane non sono più di 30 mila”.

 

 


Asti, 14 maggio 2010

ASTI / GRIZZANTI (RADICALI): “IL BILANCIO DEL COMUNE SIA ONLINE”

 
Dichiarazione di Salvatore Grizzanti, coordinatore provinciale dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta e membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani.


“In questi giorni si è fatto gran parlare del bilancio del Comune di Asti da poco approvato dal Consiglio comunale.

Noi Radicali stiamo ancora aspettando che il Consiglio comunale abbia il coraggio di discutere la nostra proposta di delibera, depositata dal capogruppo del Partito Democratico Fabrizio Brignolo, per l’istituzione di un’ Anagrafe pubblica degli eletti, nella quale è prevista anche la pubblicità sul sito internet del Comune del bilancio annuale e di quello pluriennale.

Intanto sarebbe una buona operazione di trasparenza rendere accessibile online il bilancio approvato pochi giorni fa, in modo che i cittadini possano conoscere con facilità come vengono spesi i propri soldi; infatti l’utilizzo delle risorse scarse in un senso piuttosto che in un altro rappresenta la principale scelta politica di un’Amministrazione e dovrebbe essere il principale criterio di giudizio per la valutazione dell’ operato dei nostri rappresentanti in Comune.

Internet sia utilizzato a tale scopo, come strumento di democrazia, e non solo per web-tv dalla discutibile utilità (a proposito di soldi spesi…)”


Link a proposta di delibera Anagrafe pubblica degli eletti: http://www.radicali .it/download/ doc/delibera_ comune.doc


www.radicaliasti. blogspot. com
www.associazioneagl ietta.it




Torino, 14 maggio 2010

RADICALI/PROGRAMMA REGIONALE: COTA RETICENTE SUL NUCLEARE E ASSENTE SU AMBIENTE ED ENERGIA

 

Dichiarazione di Igor Boni (Segretario Associazione radicale Adelaide Aglietta)

“Sul sito internet della Regione Piemonte campeggia il comunicato riassuntivo dell’intervento di Roberto Cota di illustrazione del programma di governo. In questa sintesi, suddivisa per punti, mancano elementi fondamentali che questa maggioranza (e questa Giunta) ha il dovere di affrontare, anche per rispetto degli stessi elettori che l’hanno votata. Incredibilmente non si dice nulla del nucleare, continuando a tenere sotto traccia uno degli argomenti più scottanti che vede la Lega dire ‘sì’ a Roma e quantomeno a tentennare sui territori. Eppure la ricostruzione della centrale nucleare a Trino è un’ipotesi concreta che non può essere elusa in alcun modo da chi ci governa. Il secondo aspetto è la mancanza assoluta di qualsiasi riferimento a programmi sulla gestione e salvaguardia dell’ambiente e sulla politica energetica che si intende perseguire. Si ripete la litania sulla ‘famiglia naturale’ e sulla ‘difesa della vita’, si parla di infrastrutture, di logistica come perno del rilancio della regione ma nulla si dice su come rendere compatibili le nuove infrastrutturazioni con la conservazione delle risorse naturali. La reticenza è totale, inoltre, sulle questioni del risparmio e dell’efficienza energetica, così come sugli investimenti necessari sulla ricerca in campo energetico e sulle politiche da attuare per le fonti rinnovabili. Mancanze un po’ troppo grandi per avere fiducia nell’operato di questa squadra”.

 

 

 


Torino, 11 maggio 2010

INCOMPATIBILITA’ CONSIGLIERI REGIONALI/RADICALI: COTA MENTE SAPENDO DI MENTIRE ED E’ RECIDIVO. AVREBBE GIA’ DOVUTO DIMETTERSI DA PARLAMENTARE … E NON SOLO LUI!

 

Dopo aver letto sui giornali le dichiarazioni del Presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota (“Mi dimetterò nei termini previsti dalla legge”), gli esponenti radicali Giulio Manfredi e Nathalie Pisano hanno dichiarato:

“Cota mente sapendo di mentire ed è recidivo. L’art. 4, comma 1, della legge 23 aprile 1981, n. 154 (Norme in materia di ineleggibilità ed incompatibilità alla cariche di consigliere regionale …) così dispone: “Le cariche di membro di una delle due Camere, … di sindaco e di assessore dei comuni compresi nel territorio della regione, sono incompatibili con la carica di consigliere regionale”. L’art. 6, comma 4, della stessa legge così dispone: “La cessazione dalle funzioni deve aver luogo entro dieci giorni dalla data in cui è venuta a concretizzarsi la causa di … incompatibilità”.

Dunque, in base a una legge vigente, l’avvocato leghista Roberto Cota, ma anche i suoi compari di partito Massimo Giordano (consigliere regionale e sindaco di Novara) e Gianluca Buonanno (consigliere regionale e sindaco di Varallo Sesia) avrebbero già dovuto dimettersi da una delle due cariche ricoperte, essendo passati ormai quasi un mese dalla loro proclamazione.

Ci riserveremo di attivare il meccanismo dell’ “azione popolare” (ricorso di uno o più cittadini elettori piemontesi al tribunale ordinario per far sancire l’incompatibilità ) se Cota e compari continueranno a far finta che la legge non esista.

Ricordiamo che Roberto Cota è recidivo: nel 2005,
nominato sottosegretario di Stato (con decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 4 gennaio 2005), Cota avrebbe dovuto dimettersi entro il 14 gennaio per manifesta incompatibilità . Si dimise solamente il 9 marzo 2005, per non prestare il fianco ad attacchi durante la campagna elettorale (si votò ad aprile).

 

Per approfondimenti:

http://www.associaz ioneaglietta. it/ghiglia- cota.html

 


Torino, 10 maggio 2010

CARCERI/TORINO/ SINTESI CONFERENZA STAMPA RADICALE: NO A STRAVOLGIMENTO DEL DDL ALFANO. SUBITO GARANTE REGIONALE CARCERI.

 

Alla conferenza stampa tenutasi questa mattina nella sede dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta sono intervenuti Rita Bernardini (deputata radicale/PD, al 26° giorno di sciopero della fame per la rapida approvazione della possibilità di accedere alla detenzione domiciliare per coloro che debbano scontare in carcere meno di 12 mesi, misura prevista nel DDL Alfano (insieme alla messa alla prova) e gli esponenti radicali Igor Boni, Giulio Manfredi e Iolanda Casigliani.

 Rita Bernardini ha visitato nel fine settimana le carceri di Torino (sia “Lorusso e Cutugno” sia il Minorile), Vercelli e Asti:

“La situazione che ho riscontrato non è dissimile da quella delle altre carceri italiane, tranne una migliore attuazione del passaggio delle competenze sanitarie alle ASL: sovraffolamento di detenuti (eccetto il Minorile); pochi agenti; pochi educatori. Pochi educatori significa poche relazioni inviate ai magistari di sorveglianza per la concessione della misure alternative. Risultato: dal 2005 al 2010 si è passati da 40.000 a 10.000 misure alternative alla detenzione. Non è vero che “più carcere significa più sicurezza”: il tasso di recidiva di chi sconta la pena in carcere fino all’ultimo giorno è del 70%, il triplo di quello di chi sconta la pena anche con una misura alternativa. Questo accade perché il carcere non rieduca i detenuti e la società non li accoglie adeguatamente una volta scarcerati.

Il direttore del carcere di Torino ci ha fornito dati incredibili: il 60% di quelli che entrano in galera vi rimangono solo 3 giorni. Nel 2007 vi sono stati nell’istituto di Torino 7.915 ingressi; di questi, 3.919 (52%) sono usciti entro 3 giorni. Vi è, dunque, uno spreco di risorse (agenti, educatori, visite mediche) impegnate su persone che non restano in galera. Un’alternativa è rappresentata dalle camere di sicurezza delle forze dell’ordine, dove, però, deve essere consentito il sindacato ispettivo di deputati, consiglieri regionali, provinciali e comunali.

Chi equipara il disegno di legge Alfano all’indulto mente sapendo di mentire: l’indulto comporta la scarcerazione dei detenuti; invece, noi chiediamo che circa 10.000 reclusi a cui rimane da scontare fino a un anno di carcere possano andare agli arresti domiciliari. La Lega Nord stà cercando di stravolgere il provvedimento, chiedendo la riduzione da 1 anno a 6 mesi, senza automatismi, escludendo il reato di furto. Diciamo NO a un provvedimento/ foglia di fico, emanato solo per dimostrare che si è fatto qualcosa; sarebbe la beffa che si aggiunge al danno. Da domani il DDL Alfano sarà in Commissione Giustizia; arriverà in aula la prossima settimana. Presenteremo emendamenti per tentare di impedire il suo stravolgimento. Intanto, dalle carceri arrivano adesioni al nostro sciopero della fame: grazie a “Ristretti Orizzonti”, 140 adesioni; dal carcere di Rebibbia, 60 adesioni. Anche molti detenuti incontrati qui in Piemonte aderiranno nei prossimi giorni.”.

 

Igor Boni ha ricordato come nel dicembre scorso, con legge regionale n. 28/2009, il Consiglio Regionale ha istituito il Garante Regionale delle carceri (riprendendo una proposta presentata dai consiglieri regionali radicali nel 2005), una figura che garantirebbe un controllo costante e continuo della situazione nelle 13 carceri piemontesi, molto diverse fra loro, cercando di ridurre il danno della detenzione, di attuare progetti di reinserimento (sfruttando anche i fondi della Cassa delle Ammende, circa 150 milioni di euro). Il Garante avrebbe già dovuto essere nominato dal precedente Consiglio Regionale; non è stato fatto. L’art. 2 della legge istitutiva prescrive che sia nominato “all’inizio della legislatura”. I radicali chiedono che il Consiglio Regionale rispetti le leggi approvate e proceda quanto prima alla nomina del Garante.

 

 

 

 

I radicali hanno poi fornito i dati delle varie carceri visitate:

 

Vercelli: 349 detenuti presenti (la capienza è di 207). 194 definitivi. 178 agenti presenti (dovrebbe essere 249). 2 educatori e mezzo (partime); dovrebbero essere 6. 116 i detenuti tossicodipendenti (106 maschi e 10 donne).

 

Torino (“Lorusso e Cutugno”): 1.509 detenuti presenti (il carcere dovrebbe ospitarne solo un migliaio). 550 i definitivi (quindi, due terzi dei detenuti sono in attesa di giudizio). Gli stranieri sono il 62%; i detenuti tossicodipenenti sono il 30%. Circa 800 agenti a fronte di una pianta organica di 1000, circa 15 educatori (di cui 6 part time), più altri (pochi e soprattutto per sestante, psichiatria) provenienti da cooperative.

Lavoranti circa 220 più una cinquantina in cooperative interne; circa 180 studenti.

Nella Sezione “Nuovi giunti” niente Tv, niente carta igienica, niente bicchieri, finestre rotte, docce con funghi e muffa ovunque, niente sapone, niente ricambio di vestiti. I detenuti dovrebbe rimanere lì non più di 7 giorni, per poi essere immessi nelle celle. Molti erano lì da 5 mesi.  

Gli episodi di autolesionismo interni si sono ridotti di 2/3 e non si sono verificati suicidi negli ultimi due anni.

 

Asti: 349 detenuti presenti, il 40% stranieri. 80 reclusi in alta sicurezza. 210 agenti previsti, 123 presenti. Molti detenuti saltano le visite mediche all’esterno perché mancano le scorte. 3 educatori (ce ne vorrebbero almeno 5). Solo 57 detenuti sono impegnati in qualche attività lavorativa.

 

Torino (“Ferrante Aporti”, Carcere Minorile): presenti 23 maschi e 6 femmine rispetto a una capienza di 22 maschi e 12 femmine. Rispetto a una pianta organica di 53 agenti, presenti 47 agenti. Gli educatori sono 5 rispetto agli 8 previsti. Gli atti di autolesionismo sono calati. La permanenza media dei ragazzi è di 2 mesi.

 

 

 


Torino, 9 maggio 2010

CASO ROSSO/RADICALI: SUBITO ANAGRAFE PUBBLICA ELETTI E NOMINATI IN REGIONE PIEMONTE, AL COMUNE DI VERCELLI E ALMENO NEI COMUNI CAPOLUOGO DI PROVINCIA.

 

Igor Boni (segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta) e Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani):

Da tre anni Radicali Italiani porta avanti su scala nazionale la proposta di istituire nelle regioni, nelle province, nei comuni, l’Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, affinchè tutti i dati (non solo sull’attività, non solo sui compensi percepiti ma anche, per esempio, sulla partecipazioni in società) relativi a consiglieri, ad assessori, a consulenti delle amministrazioni siano messi su Internet, siano accessibili a tutti i cittadini. Il 26 aprile scorso il Consiglio Comunale di Torino ha approvato all’unanimità la delibera sull’Anagrafe che era stata presentata dall’Associazione Aglietta, corredata dalle firme di circa duemila cittadini torinesi. Mercedes Bresso aveva accettato di inserire l’Anagrafe pubblica degli eletti e nominati fra i punti qualificanti del suo programma elettorale.

Rispetto a quanto sta venendo alla luce su Roberto Rosso (vice-presidente della Giunta regionale del Piemonte), non abbiamo nulla da dire se non stigmatizzare il comportamento di un deputato della Repubblica che accettava che le sue comunicazioni ai lavoratori di Phonemedia fossero recapitate nelle buste paga. Ma lasciando lavorare la magistratura per quello che le compete, la politica deve fare la sua parte: chiediamo al Presidente Cota, al Presidente Cattaneo, a tutto il Consiglio Regionale, di istituire subito l’Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati.

Analoga iniziativa puo’ e deve essere presa dal Comune di Vercelli e, almeno, dai Comuni capoluoghi di provincia e dai Consigli Provinciali in tutto il Piemonte. Sui siti radicali è possibile trovare ampia documentazione per importare nel proprio ente locale un’iniziativa positiva, non di protesta e denuncia, per avvicinare il Palazzo a cittadini sempre più distanti, sempre più rassegnati; ma la rassegnazione fa il gioco dei più furbi e dei meno onesti.

 

Per approfondimenti:

http://www.radicali .it/view. php?id=127859 

http://www.associaz ioneaglietta. it/comunicatista mpa0410.html# 27_04_10testodel ibera


Torino, 8 maggio 2010

ELEZIONI PIEMONTE – VIALE, COTA HA LA MEMORIA CORTA E INSULTA I CITTADINI. SI DIMETTA DA DEPUTATO E NON FACCIA IL GIUDICE.

 

Silvio Viale, presidente dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta e membro della Direzione Nazionale di Radicali Italiani, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Roberto Cota fa bene a preoccuparsi per la caduta di immagine del Piemonte. Lo siamo anche noi anche perché Cota dimostra di avere la memoria corta, visto che la Lega chiese ed ottenne di ricontare le schede contro Castellani per uno scarto di voti maggiore di quello tra lui e la Bresso. Non mi risulta che Mercedes Bresso abbia chiesto di ricontare le schede, cosa che, invece, Cota avrebbe sicuramente fatto.

Che Cota sia nervoso lo si capisce anche da come insulta  chi, facendo ricorsi, intaserebbe i tribunali. La frese, riferita alla Bresso, suona come un insulto per tutti quei cittadini che si sono rivolti ad un tribunale e attendono di avere giustizia. Del resto è stato proprio lui a fare ricorso contro la lista di Nadia Cota e sono pronto a scommettere che al posto della Bresso non avrebbe risparmiato su avvocati e carta bollata per ricorrere contro tre liste, forse, non in regola dello schieramento avversario.

Cota può comunque consolarsi pensando ai ricorsi che i radicali stanno per presentare contro Formigoni in Lombardia. Se, poi, ci tiene davvero all’immagine del Piemonte dovrebbe dimettersi da deputato e fare in modo di risolvere tutte le incompatibilità nella sulla Giunta e nel suo Consiglio, sapendo che i radicali non lo molleranno. Infine dovrebbe risolvere anche l’incompatibilità , perlomeno “etica”, dell’avvocato della Lega, Luca Procacci, attuale Commissario al Corecom (Comitato regionale per le Comunicazioni) della Regione Piemonte, con delega alle conciliazioni, ai contributi alle emittenti televisive locali e alla par condicio. Quindi, indipendentemente dalle ragioni del legittimo ricorso di Mercedes Bresso e dalle beghe nel cortile del PD, lo invito a fare bene il proprio dovere a garanzia della legalità e a non insultare i cittadini che si rivolgono alla giustizia. Parli con i fatti e non faccia il giudice.”

 

 

 


Asti, 07/05/2010

ASTI / RADICALI LANCIANO PETIZIONE PER RIMESSA IN FUNZIONE PISTA CICLABILE CITTADINA.

 

Da mercoledì 12 maggio 2010 i radicali astigiani dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta saranno impegnati nella raccolta di sottoscrizioni riguardo la petizione per chiedere all’Amministrazione comunale la rimessa in funzione ed in sicurezza della pista ciclabile da viale Pilone a piazza Medaglie d’Oro.

 

In merito Salvatore Grizzanti, coordinatore provinciale dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, e Franco Bergo, militante dell’Associazione Aglietta, hanno dichiarato:

 

“La pista ciclabile in questione è ormai in evidente stato di abbandono ed incuria e non garantisce più l’incolumità per i ciclisti che la percorrono, soprattutto nei tratti di corso Genova e piazza Medaglie d’Oro in cui la pista è spesso percorsa da autovetture anche a causa della segnaletica orizzontale ormai scomparsa.

Noi vorremmo una città a misura di ciclista per questo plaudiamo l’iniziativa del bike-sharing ad Asti ma che se non supportata da un’adeguata politica di manutenzione ed estensione dei percorsi ciclabili rischia di disincentivarne l’uso e di esporre il ciclista a continui pericoli per la propria incolumità.

Non da ultimo crediamo che la manutenzione delle opere pubbliche sia un segno di rispetto nei confronti dei contribuenti astigiani i cui soldi sono stati investiti per la realizzazione delle stesse.

Proprio per questo abbiamo deciso di avviare questa sottoscrizione alla petizione che chiede all’Amministrazione comunale di porre rimedio a questa pericolosa situazione.”

 

La petizione potrà essere firmata presso i tavoli radicali sotto i Portici Anfossi di piazza Alfieri dalle 15:00 alle 18:00 nei seguenti giorni:

mercoledì 12/05

sabato 15/05

mercoledì 19/05

sabato 22/05

mercoledì 26/05

sabato 29/05

sabato 05/06

 

oppure presso il bar Novecento (via Ospedale, 14)

 


Torino, 7 maggio 2010

CARCERI: IL PARLAMENTO APPROVI SUBITO IL DDL ALFANO! IL CONSIGLIO REGIONALE ISTITUISCA SUBITO IL GARANTE REGIONALE DELLE CARCERI! TORINO/LUNEDI’ CONFERENZA STAMPA RADICALE CON ON. RITA BERNARDINI (OGGI AL 22° GIORNO DI SCIOPERO DELLA FAME).

 

 

La conferenza stampa si terrà lunedì 10 maggio presso la sede dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta (Torino, via Botero n. 11/f), a mezzogiorno.

Interverranno:

Rita Bernardini (deputata radicale/PD, membro della Commissione Giustizia della Camera)

Igor Boni (segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta)

Giulio Manfredi (comitato nazionale Radicali Italiani).

 

Rita Bernardini sarà in Piemonte nel fine settimana e visiterà le carceri di:

 

Vercelli (sabato pomeriggo, accompagnata dalle esponenti radicali Roswitha Flaibani e Nathalie Pisano);

Torino (“Lorusso e Cutugno”), domenica mattina, accompagnata dagli esponenti radicali Domenico Massano e Iolanda Casigliani;

Asti, domenica pomeriggio, accompagnata dagli esponenti radicali Salvatore Grizzanti e Igor Boni.

 

 

 


Torino, 7 maggio 2010

RICORSO BRESSO. MELLANO (RADICALI): GLI ELEMENTI EMERSI SONO TANTI E CONSISTENTI. PREVALGA L’INTERESSE COMUNE E SUPERIORE ALLA VERIFICA PUNTUALE DEL RISPETTO DELLE REGOLE. EMMA BONINO PORTERA’ LA DENUNCIA A BRUXELLES

 

A seguito della conferenza stampa sul deposito dei ricorsi amministrativi sulle recenti elezioni regionali piemontesi, conferenza promossa da Marcedes Bresso e svoltasi questa mattina a Torino con la partecipazione del pool di avvocati coinvolti ( Piovano, Di Raimondo, Paoletti, Molinar Min) e con i rappresentanti delle forze politiche direttamente coinvolti dai ricorsi (Verdi, UDC, Pensionati), Bruno Mellano, Presidente di Radicali Italiani e coordinatore della Lista Bonino-Pannella per il Piemonte ha dichiarato:

Guardiamo con interesse e partecipazione all’iniziativa intrapresa dalla “presidente” Bresso con il deposito odierno del ricorso amministrativo. I temi, i toni, le parole e le argomentazioni usate da Mercedes Bresso in conferenza stampa e riportati nel ricorso illustrato sono condivisibili, preoccupanti e meritevoli di attenzione.

D’altronde noi radicali possiamo dire: lo avevamo detto!

Quando in una competizione elettorale non si rispettano le regole del gioco ed i vincoli alla partecipazione pesano solo su chi è fuori dalla gestione partitocratica del regime non si può parlare di elezioni democratiche e non si può pensare che la “politica” finisca per sanare i vulnus procedurali e di garanzia. Noi abbiamo tentato, in tutti i modi, di sollevare prima, durante e dopo il voto il velo di silenzio e di disinteresse che nasconde la deriva italiana.

Le nostre denunce, i nostri ricorsi, lo sciopero della fame e della sete di Emma, le iniziative nonviolente di molti radicali, le azioni di verifica e controllo in particolare sulle liste in Lazio ed in Lombardia, le richieste di accesso agli atti in molte realtà regionali hanno solo in parte svelato il meccanismo antidemocratico che si è andato perfezionando anche in questa tornata elettorale. Dalla fase di presentazione delle liste alla mancata informazione sulle procedure per le candidature, dalla cancellazione della campagna elettorale alla presenza strabordante di Cota nei Tg nazionali, dalla violazione delle basilari regole del gioco all’occupazione televisiva di Berlusconi nell’ultima settimana, gli elementi per una riflessione ed per l’attivazione dei “democratici” c’erano tutti e molto concreti, anche in tempi più utili: noi radicali avevamo chiesto il rinvio delle elezioni.

I casi esposti ora dalla Bresso sono elementi puntuali e peculiari che ben si inseriscono nella più generale e “radicale” denuncia da noi operata, non solo e non tanto per il Piemonte. L’Italia è diventato un paese che si divide e si appassiona per un rigore negato o per un fallo non segnalato (con tanti, fluviali commenti televisivi in prima serata di commentatori di ogni risma) ma che ha vissuto con fastidio e forse pure con ripulsa la denuncia dell’illegalità cronica dei procedimenti elettorali e di partecipazione democratica, e ha finito per ritenere inevitabile l’annientamento informativo di questa campagna elettorale.

Anche per questo, riteniamo utile e salutare l’odierno ricorso amministrativo (...e pure l’esposto penale sull’autenticazione delle firme dei candidati di una lista a sostegno di Cota ieri reso pubblico). Non si tratta di tifare pro o contro, a seconda degli interessi di parte contrastante: si tratta del comune e superiore interesse alla verifica del regolare svolgimento del gioco democratico. Noi radicali siamo da sempre convinti che “la forma è sostanza” e i rilievi emersi meritano senza dubbio di essere a fondo vagliati, per quanto riguarda la nostra lotta, che va ben oltre questa denuncia, Emma Bonino si recherà nei prossimi giorni a Bruxelles per incontrare la Commissaria Europea agli Affari Interni Cecilia Malmstrom per compiutamente illustrare la “peste italiana” anche alla luce di queste elezioni regionali. Speriamo che la scottatura subita dalla democratica Bresso la spinga ad essere sempre di più compagna di strada in un percorso difficile e forse impopolare, ma necessario e doveroso, e speriamo pure che il Partito Democratico piemontese sappia leggere con maggiore consapevolezza la nostra analisi del Paese, di cui questa vicenda è solo un capitolo, purtroppo non l’ultimo.

 


UNA GIORNATA PER ADELAIDE
 

23 MAGGIO 2010
GIORNATA DEDICATA AD ADELAIDE AGLIETTA
A 10 ANNI DALLA MORTE

Gli eventi si svolgeranno a Torino presso la Sala dell’Antico Macello di Po in via Matteo Pescatore 7, a due passi da Piazza Vittorio.

  • Ore 10:15: UNA VIA DI TORINO PER ADELAIDE: incontro organizzato dall’Associazione radicale Adelaide Aglietta con la partecipazione di esponenti della politica e della società torinese, per ricordare la figura di Adelaide Aglietta a 10 anni dalla morte. All’inizio dei lavori verrà proiettato il film “Avvocato!” di Alessandro Melano e Marino Bronzino, prodotto da La Stampa e dall’Ordine degli Avvocati, che ripercorre le vicende legate al processo di Torino al nucleo storico delle Brigate Rosse, nel quale Adelaide fu giurata popolare.

 

  • Ore 14:00: 13° CONGRESSO STRAORDINARIO DELL’ASSOCIAZIONE RADICALE ADELAIDE AGLIETTA

 

Cara amica, caro amico,

Inutile dire che la tornata elettorale regionale ci ha visti sconfitti; è un dato di fatto inequivocabile. Su questo occorre riflettere con pazienza e senza preconcetti. Non v’è dubbio tuttavia che l’attuale situazione del Paese (in fondo dell’intera Europa) vede giorno dopo giorno un peggioramento che pare sempre più difficile fermare. La nostra analisi sull’illegalità del regime, a cominciare dalla violazione delle leggi da parte delle nostre Istituzioni, si invera ora dopo ora. Manca però la capacità (e la possibilità) di fare sentire la nostra voce e manca, forse, la voglia per molti cittadini di ascoltarla, quando le maglie strette dell’informazione la lasciano passare.
C’è la sensazione di una maggioranza rassegnata e lamentosa che non riesce a vedere la luce in fondo al tunnel. Per quanto abbiamo potuto, noi abbiamo tentato tutto per tenere acceso il cerino della laicità, delle libere scelte individuali, della necessità di riforme in senso anglosassone del nostro sistema istituzionale ed economico e delle politiche sul lavoro. Rinunciare a lottare sarebbe perfino comodo quando tutto pare crollare e non si trovano appigli. Ma essere speranza - come abbiamo l’ambizione di essere - significa non mollare, significa proseguire un cammino di lotta. Quello stesso cammino che ci ha visti vincere sulla RU486: una vittoria storica, l’unica sui diritti civili da oltre 25 anni! Quello stesso cammino che ci ha fatto conquistare a Torino l’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati; uno strumento che avvicina gli elettori alla politica del Palazzo e, senza demagogia, aiuta a comprendere, a conoscere e, quindi, a scegliere.
Ne siamo certi; da soli non si riuscirà a fare molto. Per questo vogliamo proseguire ad alimentare contatti e patti di collaborazione con altre forze politiche e altri settori della società, anche quelli apparentemente più lontani da noi.

Adelaide Aglietta, il suo modo di interpretare la politica, la sua capacità di indignazione e di proposta pragmatica, ci hanno guidato e dovranno guidarci nel futuro. Per questo oggi chiediamo alla città di Torino di riconoscere quella modalità di azione nonviolenta con l’intitolazione di una via. Senza questa esigenza interiore di lottare (la stessa che sentiva Adelaide) non saremmo in queste ore impegnati per denunciare la truffa dell’8 per 1000 o, con Rita Bernardini, la tragica situazione delle carceri italiane.

Ma come i Radicali ricordano sempre: senza un euro è impossibile andare avanti. Per questo è necessario essere consapevoli che mantenere a Torino una sede per fare politica costa e che tutte le nostre spese sono completamente autofinanziate. Per questo, se ancora non l’hai fatto, ti chiediamo di rinnovare l’iscrizione per il 2010 all’associazione (quota minima 20 euro) e/o di contribuire. Puoi effettuare il versamento sul ccp 51394104 (IBAN IT 55 T 07601 01000 000051394104) intestato ad Associazione Radicale Adelaide Aglietta o versare la quota direttamente al congresso, dove potrai iscriverti anche ad altri soggetti della galassia radicale.

Ti aspettiamo domenica 23 maggio per ricordare quanto l’impegno laico di Adelaide Aglietta sia attuale e necessario. Tocca a ciascuno di noi, per quanto è possibile, prendere il testimone e correre insieme per un tratto di strada.

 

Silvio VIALE (Presidente)   Igor BONI (Segretario)     Claudia PAGLIANO (Tesoriere)

 

 

Proposta di ordine dei lavori del Congresso:

ore 14,00:      Insediamento della segreteria di presidenza e distribuzione della proposta di regolamento e della proposta di ordine dei lavori
ore 14,30:      Apertura dei lavori con insediamento della presidenza
Discussione degli emendamenti alle proposte di regolamento e ordine dei lavori Discussione e approvazione delle proposte di regolamento e di ordine dei lavori                               Inizio raccolta iscrizioni a parlare per il dibattito generale
ore 15,00:      Relazioni introduttive del tesoriere, del segretario e del presidente
ore 15,50:      Approvazione del bilancio
ore 16,00:      Inizio dibattito generale
Inizio presentazione proposte di modifica allo statuto
Inizio presentazione mozioni particolari e generali
ore 17,30:      Termine raccolta iscrizioni a parlare per il dibattito generale
Termine presentazione delle proposte di modifica dello statuto
Termine presentazione mozioni particolari e generali
ore 18,30:      Chiusura del dibattito generale
Termine presentazione emendamenti
Illustrazione e votazione degli emendamenti alle proposte di modifica dello statuto Illustrazione delle proposte di modifica dello statuto
Votazione delle proposte di modifica dello statuto
ore 19,00:      Illustrazione e votazione degli emendamenti alle mozioni particolari e generali
Illustrazione delle mozioni particolari e generali
Votazione delle mozioni particolari e generali
ore 19,30:      Proposte di candidature
Elezione degli organi
ore 20,00:      Chiusura dei lavori


Torino, 6 maggio 2010

CASO SCAJOLA/RADICALI PIEMONTE: RILANCIO NUCLEARE IN ITALIA AFFIDATO A  TOTALE INCAPACE O A PERSONA IN MALAFEDE

 

Igor Boni (segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta) e Nathalie Pisano (comitato nazionale Radicali Italiani):

 

Nella ridda di dichiarazioni successive alle dimissioni di Claudio Scajola vorremmo inserire questa piccola riflessione: il rilancio del nucleare in Italia era stato affidato da Berlusconi a una persona o chiaramente inadeguata (per usare un eufemismo) o chiaramente in malafede. Perché non può essere che un totale incapace o un bugiardo con poca fantasia che considera i cittadini dei cretini chi afferma, come ha fatto Scajola: “Se dovessi acclarare che la mia abitazione fosse stata pagata da altri senza saperne io il motivo e il tornaconto, i miei legali eserciteranno le azioni necessarie per l’annullamento del contratto” (“La Stampa”, 5/05/10).

 

Il problema è che questa persona, se non fosse scoppiato lo scandalo della casa ‘vista Colosseo’, avrebbe avuto forte voce in capitolo nella scelta dei siti nucleari, cioè in decisioni nelle quali non sarebbero entrati più in gioco rogiti notarili e assegni circolari ma la sicurezza (quella vera, non quella di cui si riempie la bocca la Lega) di milioni di persone in tutta Italia … e alcune decine di miliardi di euro, che, tra l’altro, non abbiamo.

 

Il “caso Scajola” è utile a tutti i cittadini per comprendere appieno il livello qualitativo di chi ci governa; la scelta nucleare è troppo rischiosa per rassegnarci alla legge italiana, questa sì sempre rispettata, del “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”. A partire da Scajola.

www.associazioneagl ietta.it

 

http://forum. radicali. it/content/ nucleare- no-grazie


Torino, 3 maggio 2010

ELEZIONI REGIONALI/RADICALI: RICORSO BRESSO E UDC SU ESITO ELEZIONI REGIONALI ATTO GIUSTO E DOVEROSO.

Manfredi e Boni: “Corgiat dove vive? Il nome di Michele Giovine non gli dice nulla?”

 

Dopo aver letto di riserve, obiezioni, perplessità del PD piemontese rispetto al ricorso al TAR che Mercedes Bresso e l’UC piemontese presenteranno sull’esito delle elezioni regionali e, in particolare, dopo aver letto la dichiarazione del sindaco PD di Settimo T.se, Aldo Corgiat (“Mi auguro che il partito non si metta a seguire questa strada. Non sono in discussione brogli e né li vedo possibili, se la tradizione del civile Piemonte resta sempre valida”, cronaca de “ La Stampa ”), Igor Boni (segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta) e Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani) hanno commentato:

“I rilievi mossi da Mercedes Bresso nei confronti della lista “Pensionati per Cota” di Michele Giovine e dall’UDC nei confronti della lista di Scanderebech non possono essere tolti di mezzo con un’alzata di spalle. Avvalorano pienamente il ricorso al TAR e sono motivati, prima che dall’interesse di parte, dall’interesse generale dei cittadini piemontesi ad un gioco pulito e senza bari.

Aldo Corgiat, che ci parla della “tradizione del civile Piemonte”, non si è forse accorto che nel passato Consiglio Regionale vi è stato un signore, Michele Giovine, che è riuscito con grande abilità a far cadere in prescrizione il processo che lo riguardava ma che è rimasto consigliere solamente perchè nessuno degli aventi diritto ha fatto ricorso contro la sua elezione, supportata da migliaia di firme false. E l’allora presidente del Consiglio Regionale, Davide Gariglio, che oggi esprime forti riserve sul ricorso, mandò Giovine in rappresentanza della Regione Piemonte alla “Festa per la Legalità ” dell’Associazione “Libera” di Don Ciotti. Oltre il danno, pure la beffa!

Noi radicali non dimentichiamo nulla e sui nostri siti possiamo documentare tutto quello che affermiamo; sarebbe ora, finalmente, che altri recuperino informazioni preziose e si battano con noi, con Mercedes Bresso, con l’UDC piemontese per la legalità.

Anche perchè battersi per la legalità conviene: se Giovine fosse stato fermato in tempo, non sarebbe stato determinante per la vittoria del centro-destra” .

 

 

 


Torino, 2 maggio 2010

MANFREDI (RADICALI ITALIANI): BOCCHINO E SUA MOGLIE FACCIANO FINALMENTE CHIAREZZA SUI FINANZIAMENTI PROVENIENTI, TRAMITE FINANZIARIA DI SAN MARINO, DA MEDIAZIONI AFFAIRE TELEKOM SERBIA.

  Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani):

Leggo che l’on. Italo Bocchino, intervistato oggi da Maria Latella su SkyTg24, dichiara, fra l’altro:

“La politica deve essere trasparente, non ci deve essere nemmeno un centimetro quadrato di ombra per l'opinione pubblica”.

Bene, prendo in parola l’on. Bocchino e gli ripropongo la domanda che pongo da tre anni (assieme ad altre 14 sempre sull’affaire Telekom Serbia), senza aver ottenuto naturalmente alcuna risposta:

Per quale destino cinico e baro una parte dei proventi dell’intermediazione riguardante l’affaire Telekom Serbia finirono nella disponibilità dell’on. Italo Bocchino di Alleanza Nazionale, membro della commissione parlamentare d’inchiesta sull’affaire e accusatore implacabile di Prodi e compagni (tranne Ciampi)?

Dall’ordinanza di archiviazione dell’inchiesta su Telekom Serbia del Tribunale di Torino (9 maggio 2005, pag. 30):

“…Ciò che costituisce una singolare emergenza messa in luce dalle indagini riguarda la destinazione di una parte delle risorse di Vitali (uno dei due “facilitatori” dell’affaire Telekom Serbia, ndr), a loro volta, come è stato reiteratamente chiarito, provenienti dall’affare Telekom Serbia. In effetti, Bassini (Loris, titolare di una società finanziaria di San Marino, la Fin Broker S.A., a cui il Vitali aveva affidato la gestione di 22 miliardi di lire, fra cui i compensi percepiti per l’affaire Telekom Serbia, ndr) erogò, nel corso del 2001, 1,8 miliardi di lire ad una società, Goodtime Sas, di cui socia accomandataria era Gabriella Buontempo, moglie dell’on. Italo Bocchino, successivamente componente della commissione d’inchiesta Telekom Serbia; e 2,4 miliardi di lire alla società Edizioni di Roma, di cui socio e Presidente del Consiglio di Amministrazione era lo stesso on. Bocchino…”.

Nel giugno 2007, il tribunale di San Marino condannò il titolare della finanziaria sanmarinese Fin Broker, Loris Bassini, a restituire al “conte” Gianfrancesco Vitali i soldi ricevuti.

Una domanda sorge spontanea: l’on. Bocchino e sua moglie hanno restituito interamente a Loris Bassini la somma ricevuta in prestito?

Leggendo il “Fatto Quotidiano” dell’11 marzo scorso (“Telekom Serbia e quell’assegno alla moglie di Bocchino” di Marco Lillo), parrebbe di no: “... L’ufficiale giudiziario il 5 novembre scorso ha bussato alla porta dell’appartamento intestato a Bocchino, in Corso Vittorio, a Roma, per tentare un pignoramento presso terzi. L’appartamento appartiene al deputato ma la moglie ne è usufruttuaria e proprio contro di lei Bassini ha messo in moto la giustizia. Il finanziere vanta un credito di 800 mila euro verso la società di produzione Goodtime Sas di Gabriella Buontempo ...”.

On. Bocchino, facciamo finalmente chiarezza?



Per approfondimenti:

testo della sentenza di archiviazione dell’inchiesta su Telekom Serbia

http://www.webalice.it/car lamarchisio/Ordinanza. pdf

vedi anche http://www.associazioneagl ietta. it/serbia. html




Torino, 2 maggio 2010

LE 10 DOMANDE DEI RADICALI A PAPA RATZINGER

 

In occasione della visita pastorale del Papa a Torino, i Radicali dell’Associazione Adelaide Aglietta pongono al Pontefice 10 domande che riguardano alcuni dei temi più caldi del momento (pedofilia, omosessualità , autodeterminazione delle donne, libertà di scelta) e la piena realizzazione del famoso motto “libera Chiesa in libero Stato” in un Paese laico per Costituzione come è l’Italia.

 

In questi giorni i Radicali torinesi hanno lanciato la campagna contro la truffa dell’8 per 1000, che consegna nelle mani della Chiesa Cattolica quasi 1 miliardo di euro invece dei circa 350 milioni che risulterebbero da coloro che firmano in favore della stessa Chiesa Cattolica.

 

 

Di seguito le 10 domande rivolte a Papa Benedetto XVI°:

 

1) Acconsentirebbe alla costituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta che indagasse sugli episodi di pedofilia che hanno visto il coinvolgimento di esponenti del clero negli ultimi sessanta anni in Italia, come avvenuto in Irlanda con la “Commissione Ryan”?

2) Come si comporterebbe se venisse a conoscenza di un fatto interno alla Chiesa che sia contrario ai principi dell'Ordinamento Giuridico italiano? Ritiene ancora valido il documento “Crimen Sollecitationis” del cardinal Ottaviani che nel 1962 prescriveva ai vescovi di “non pubblicare” e “conservare con cura negli archivi segreti della Curia” le denunce a sacerdoti per pedofilia?

3) Nel 2005 Lei fu citato in giudizio da un tribunale texano per intralcio alla giustizia, ma si avvalse dell'immunità diplomatica in quanto capo di uno Stato. Oggi accetterebbe di incontrare i giudici di qualsivoglia tribunale?

4) Nel 2008 Mons. Celestino Migliore, osservatore della Santa Sede all’ONU, si è espresso contro un progetto di dichiarazione, proposto dall'Unione europea, per chiedere la depenalizzazione universale dell'omosessualità . Concorda con quella scelta?

5) Concorda con la tesi del Card. Tarcisio Bertone, per il quale le condotte dei pedofili (e dei preti pedofili) siano collegabili ad una loro natura omosessuale?

6) E’ d'accordo con il principio che la donna debba avere i medesimi diritti (a cominciare dal diritto all’autodeterminazio ne) e i medesimi doveri dell'uomo?

7) Non ritiene che si tratti di una vera e propria truffa accettare le quote dell'8 per 1000 dei contribuenti che non firmano né per le chiese né per lo Stato? Perchè solo poco più del 20% dell’8 per 1000 va alle cosiddette opere di bene?

8) Alla luce dei progressi scientifici degli ultimi due secoli non ritiene sia urgente un ripensamento rispetto alle posizioni della Chiesa cattolica su Darwin?

9) Nel 2009, durante un suo viaggio in Camerun, ha detto che “L’epidemia di Aids non si può superare con la distribuzione di preservativi, che anzi  aumentano i problemi”. Ripeterebbe tuttora tali parole?

10) Ritiene lecito equiparare nelle leggi di uno Stato peccato e reato o è meglio – per ogni confessione religiosa - rinunciare ad influenzare le leggi che riguardano i comportamenti personali dei cittadini e le loro scelte individuali?

 

 

 










 
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