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Torino, 30 giugno 2010

RIFUGIATI POLITICI/VICEPRESIDENTE CONSIGLIO REGIONALE PIEMONTE HA INCONTRATO DELEGAZIONE RADICALE.

 

Questo pomeriggio una delegazione dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta (composta da Nathalie Pisano, Giulio Manfredi, Domenico Massano e Felicita Torrielli) è stata ricevuta da Roberto Placido (Pd), vicepresidente del Consiglio Regionale del Piemonte.

Agli inizi di giugno l'Associazione Aglietta aveva inviato una lettera al Presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, con la richiesta di un incontro per esporgli la situazione dei rifugiati politici presenti a Torino nelle strutture di Via Asti e di Via Bologna.

Di fronte al silenzio di Cota i radicali hanno richiesto un incontro a Roberto Placido, che ha prontamente risposto.


Pisano e compagni hanno chiesto che una delegazione del Consiglio Regionale visiti quanto prima sia la caserma di Via Asti che lo stabile occupato di Via Bologna per rendersi conto direttamente della situazione in cui versano i rifugiati politici lì ospitati.

Placido ha assicurato che porterà la richiesta radicale al prossimo Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale nonchè alla prossima riunione dei Capigruppo.

Inoltre ha auspicato, fermo restando la competenza del Governo in materia, un intervento della Regione affinché, con il concorso di tutte le istituzioni preposte, venga trovata una soluzione definitiva per tutelare i diritti di persone che rischiano lo sgombero da domani (via Asti) o che sono ospitate senza le minime garanzie di sicurezza personale e sanitaria (via Bologna).


www.associazioneaglietta.it

 

Cronologia dell'impegno dell'Associazione Aglietta sui rifugiati

http://www.associazioneaglietta. it/comunicatistampa0610.html#cronorifugiati


Torino, 29 giugno 2010

UNIONI CIVILI – VIALE (radicali), FINALMENTE UN PASSO AVANTI CON UNA PICCOLA NOTA DI RIDICOLO

 

Silvio Viale, presidente dell'Associazione Radicale Adelaide Aglietta, firmatario delle tre delibere di iniziativa popolare su Unioni Civili, Testamento Biologico e Anagrafe Pubblica degli Eletti, ha così commentato l'approvazione della delibera sulle Unioni Civili e le modifiche apportate dal Consiglio Comunale di Torino;

“Comunque un passo avanti, anche se con una piccola nota di ridicolo. Un passo avanti perché si approva oggi quello che non si volle fare negli anni novanta ed è significativo che la delibera nasca da un'iniziativa popolare (non nel senso del PPI) e non consigliare. E' un successo che dobbiamo a molti, ma in particolare voglio ricordare Enzo Francone, lo storico esponente omosessuale e fondatore del FUORI scomparso pochi mesi fa, che è stato tra i promotori di questa delibera. Vi è però una nota di ridicolo ed è quella di avere tolto il riferimento alle pari opportunità, come se si facesse un riferimento implicito alle “impari” opportunità, ma il riconoscimento delle coppie non sposate dello stesso sesso è un di fatto passo avanti per ulteriori passi avanti futuri.

Resta ora da approvare la delibera per il Registro dei Testamenti Biologici, che è stata presentata esattamente un anno fa', che è ferma alla Commissione dei Capigruppo e di cui chiedo la discussione in aula. Anche per questa delibera di iniziativa popolare, da uomo pratico, so che ci potranno essere delle modifiche poco gradite dai promotori, ma mi aspetto comunque un altro passo avanti sulla strada dell'affermazione dei diritti civili e dell'autodeterminaz ione dei cittadini.”


Torino, 28 giugno 2010

“MARCIA SU TORINO”/RADICALI: GHIGO SI ARRAMPICA SUI VETRI PER GIUSTICARE UNA MANIFESTAZIONE INAMMISSIBILE E LA RELAZIONE PERICOLOSA CON GIOVINE …

... MA NON SI SPOSA DUE VOLTE UNA PERSONA  SE LA SI CONSIDERA INAFFIDABILE!

 

 

Dichiarazione di Nathalie Pisano (segretaria Associazione Radicale Adelaide Aglietta) e di Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani):

Mette tristezza leggere l’intervista del senatore Enzo Ghigo, che testimonia il livello di subalternità del PDL alla Lega Nord. Ghigo si  arrampica sugli specchi nel vano tentativo di negare che la “Marcia su Torino” di questa sera sia una grave ed indebita pressione sul TAR, che giovedì deciderà sui ricorsi elettorali. Diciamolo: quello di questa sera è l’ennesimo atto di un’operazione di strumentalizzazione gestita con grande spregiudicatezza dal Presidente Cota, che non ha risparmiato nemmeno la più alta carica dello Stato, il Presidente Napolitano (incontrato da Cota venerdì scorso), che è proseguita sabato nei mercati di Torino (dove Cota ha arringato gli ambulanti ed ha avuto anche la faccia tosta di dichiarare di essere vittima di Giovine) e che riserverà altri colpi ad effetto fino a giovedì.

 

Penosa è poi la giustificazione di Ghigo rispetto all’alleanza con Michele Giovine: “Quando si fanno i matrimoni si spera che vada bene e che funzioni”. Il problema è che il centrodestra ha sposato Giovine due volte; la prima nel 2005, quando Giovine appoggiava lo stesso Ghigo, quando Giovine raccolse fra l’80 e il 90% di firme false ma nessuno, tantomeno Ghigo, ebbe nulla da eccepire … tranne quei soliti rompicoglioni dei radicali!

Solamente quattro mesi fa il centrodestra ha detto nuovamente “SI’” a Giovine, pur conoscendo perfettamente l’opera sistematica di ricatto messa in atto dallo stesso in questi cinque anni di Consiglio Regionale. Giovine è stato decisivo per la vittoria di Cota e tutto andava bene, madama la marchesa …. Ora Cota e Ghigo gridano al tradimento!

 

Ma è possibile che non esista nel centrodestra qualcuno che protesti contro questa continua sceneggiata ipocrita, che calpesta legge, diritto e buon senso?

 

 


Torino, 27 giugno 2010

ELEZIONI REGIONALI/DOMANI SERA RIUNIONE PUBBLICA C/O SEDE RADICALE CONTRO I FURTI DI LEGALITA' ...
... E DI COMPUTER!‏

  Domani, lunedì 28 giugno, alle ore 21, presso la sede dell'Associazione Radicale Adelaide Aglietta (Torino, via Botero n. 11/f), si terrà una riunione pubblica in concomitanza della manifestazione del centro-destra in Piazza Castello.
 
Nella riunione radicale saranno ripercorsi i dieci anni di lotte per l'affermazione della legalità in Consiglio Regionale, attraverso i ricorsi (azioni popolari) in Tribunale - gli ultimi due nei confronti di Roberto Cota e Gianluca Buonanno - e la denuncia (cinque anni fa, non adesso o domani) delle illegalità commesse da Michele Giovine.
Sarà anche lanciata una sottoscrizione straordinaria per coprire le ingenti spese provocate dal furto dei computer della sede radicale, avvenuto la notte fra martedì e mercoledì scorsi.
 
Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani):
 
Leggo che Michele Giovine è diventato il capro espiatorio della situazione; tutti, ma proprio tutti (da Cota a Gariglio a Bresso) dichiarano di essere stati vittima di Giovine. Rivendico ancora una volta di essere stato l'unico, assieme ai miei compagni radicali, ad aver denunciato le illegalità di Giovine (che nel 2005 raccolse fra l'80 e il 90% di firme sulla sua lista, a sostegno anche allora del centrodestra) e chiedo ancora una volta: come mai nel 2005 nessuno fece ricorso al TAR per far decadere Giovine (i radicali non potevano farlo perchè non si erano presentati alle regionali)? Come mai nessuno, tranne i radicali, protestò quando Giovine nel 2007 fu mandato a rappresentare la Regione Piemonte alla "festa della legalità" di Don Ciotti e Libera in Calabria? Come mai Cota ha accettato di essere sostenuto da Giovine anche questa volta, pur avendo avuto modo di conoscere il suo operato in Consiglio in questi cinque anni?
 
Diciamolo: Giovine, a cui per cinque anni Cota, Bresso e Gariglio hanno concesso tutto, ha la sola colpa di aver voluto strafare: questa volta che non gli servivano le firme false a corredo della sua lista, ha voluto candidare amici e nonne per non rischiare di essere fregato da altri nelle preferenze ... per sua sfortuna ha trovato sulla sua strada la signora Luigina Polacco (leader dei Pensionati, quelli veri) che ha presentato l'esposto alla magistratura.
 
 

Asti, 25/06/2010

ASTI / RADICALI PRESENTANO RICHIESTA DI ACCESSO AGLI ATTI / GRIZZANTI E PISANO: “SE IL CONSIGLIO COMUNALE NON DELIBERA SULL’ANAGRAFE PUBBLICA DEGLI ELETTI, CI FACCIAMO NOI PIRATI DELLA TRASPARENZA… DA ASTI A TUTTO IL PIEMONTE!”

 

Dichiarazione dell’ astigiano Salvatore Grizzanti e Nathalie Pisano, tesoriere e segretaria dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta:

"Da quasi due anni stiamo aspettando che il Consiglio Comunale di Asti calendarizzi la mozione per l'istituzione dell'Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati depositata, su impulso radicale, dal capogruppo del Partito Democratico Fabrizio Brignolo a fine 2008.

In questi due anni siamo rimasti convinti che l'APE, con la pubblicazione online dei dati, dei curricula, delle presenze, attività, redditi degli eletti e del bilancio delle istituzioni rappresenti non sia solo un indispensabile strumento per la trasparenza e legalità ma anche un potenziale deterrente alla corruzione.

Mentre nel mese di aprile il Consiglio Comunale di Torino ha approvato all'unanimità la nostra proposta di delibera di iniziativa popolare e ha istituito l'anagrafe degli eletti, ad Asti, nonostante i nostri continui richiami ad un'assunzione di responsabilità da parte dei politici nei confronti dei propri elettori, la situazione è rimasta immobile… Non solo! Ci siamo presi anche l’accusa di voyeurismo dal sindaco Galvagno in diretta su Primaradio!

Per questo abbiamo deciso di farci pirati della trasparenza e, nelle scorse ore, abbiamo presentato ufficialmente al Comune di Asti una richiesta di accesso agli atti, per poter ottenere noi stessi i dati relativi alla situazione patrimoniale, ai redditi, e alle spese elettorali dei consiglieri comunali così come stabilito dalla legge 441/82 che sancisce il diritto di ciascun elettore a conoscere questi dati.

Dal momento in cui verrà recapitata la nostra richiesta tramite raccomandata A/R gli uffici avranno 30 giorni per permetterci di consultare i dati.

Ci auguriamo che il Comune ci risponda al più presto e invitiamo tutti i cittadini piemontesi ad attivarsi per ottenere analoghe risposte nei propri comuni e costringere così le istituzioni a mettersi sotto la lente d'ingrandimento della trasparenza per la legalità.”

 

Sindaco Galvagno a Prima Radio: http://www.youtube. com/watch? v=Lpl0MXunxMM

Presentazione dell'iniziativa di Radicali Italiani dell'Anagrafe pubblica degli eletti del Comune di Asti: http://www.radiorad icale.it/ scheda/267714/ presentazione- delliniziativa- di-radicali- italiani- dellanagrafe- pubblica- degli-eletti- del-comune- di-asti

Intervista a Fabrizio Brignolo sull'anagrafe pubblica degli eletti: http://www.radiorad icale.it/ scheda/267667/ intervista- a-fabrizio- brignolo- sullanagrafe- pubblica- degli-eletti

 

www.radicaliasti. blogspot. com

www.associazioneagl ietta.it

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L'istanza presentata al Comune di Asti:

Spettabile Comune di Asti
Ufficio di Presidenza del Consiglio comunale
c.a del Sindaco

                                                                                                                                            
Asti, 25/06/2010

 

Istanza di accesso agli atti
ai sensi della legge 441/1982 e degli artt. 22 e 25 della L. 7 agosto 1990 n. 241

 

Il sottoscritto Grizzanti Salvatore, nato l’11/03/1987 ad Asti, in qualità di cittadino elettore del Comune di Asti

Premesso

Che la legge n 441/1982, recante “Disposizioni per la pubblicità della situazione  patrimoniale di titolari di cariche elettive e di cariche direttive di alcuni enti”, dispone che

  1. i Consiglieri di Comuni capoluogo di Provincia o con popolazione superiore a 50.000 abitanti; 
  2. i Direttori generali di cui al regio decreto 15 ottobre 1925, n. 2578, dei Comuni capoluogo di Provincia o con popolazione superiore a 50.00 abitanti;
  3. i Presidenti, Vicepresidenti, Amministratori delegati e Direttori generali di Istituti e di Enti pubblici, anche economici, la cui nomina proposta o designazione o approvazione di nomina spettino al Consiglio comunale, alla Giunta o al Presidente della Giunta;
  4. i Presidenti, Vicepresidenti, Amministratori delegati e Direttori generali delle Società al cui capitale concorrono il Comune, nelle varie forme d’intervento o di partecipazione, per un importo superiore al 20%;
  5. Presidenti, Vicepresidenti, Amministratori delegati e Direttori generali degli Enti o Istituti privati, al cui funzionamento concorra il Comune in misura superiore al 50% dell’ammontare complessivo delle spese di gestione esposte in bilancio ed a condizione che queste superino la somma annua di lire cinquecentomilioni;

sono tenuti presentare

  1. una dichiarazione concernente i diritti reali su beni immobili e su beni mobili iscritti in pubblici registri; le azioni di società; le quote di partecipazione a società; l’esercizio di funzioni di amministratore o di sindaco di società;
  2. copia dell’ultima dichiarazione dei redditi soggetta all’imposta sui redditi delle persone fisiche;
  3. una dichiarazione concernente le ultime spese elettorali sostenute e le obbligazioni assunte per la propaganda elettorale ovvero l’attestazione di essersi avvalsi esclusivamente di materiali e mezzi propagandistici, messi a disposizione del partito o della formazione politica di cui fanno parte.

considerato

Che la legge 441/1982 prevede altresì che tutti i cittadini iscritti nelle liste elettorali abbiano diritto di conoscere le dichiarazioni di cui sopra

Che il Garante della privacy, con parere dell’8 gennaio 1998 ha ritenuto che  la legge n. 675/1996 non abbia modificato le disposizioni della legge n. 441/1982 che permettono all'amministrazione locale interessata  di trattare i dati personali relativi alle situazioni patrimoniali dei soggetti indicati dagli artt. 2 e 12 della stessa legge e di metterli a disposizione di qualsiasi cittadino iscritto nelle liste elettorali.

     CHIEDE

a codesto spettabile Ufficio, ai sensi della legge 441/1982, nonché degli articoli 22 e seguenti della L. 7 agosto 1990 n. 241, e delle corrispondenti disposizioni comunali di avere accesso ed estrarre copia delle dichiarazioni di cui alla citata legge 441/1982 in possesso dell’Amministrazione, con particolare riferimento agli anni 2008, 2009, 2010, ovvero

  1. le dichiarazioni concernente i diritti reali su beni immobili e su beni mobili iscritti in pubblici registri; le azioni di società; le quote di partecipazione a società; l’esercizio di funzioni di amministratore o di sindaco di società;
  2. il quadro riepilogativo dell’ultima dichiarazione dei redditi soggetta all’imposta sui redditi delle persone fisiche;
  3. le dichiarazioni concernente le ultime spese elettorali sostenute e le obbligazioni assunte per la propaganda elettorale ovvero l’attestazione di essersi avvalsi esclusivamente di materiali e mezzi propagandistici, messi a disposizione del partito o della formazione politica di cui fanno parte.

relativamente ai seguenti soggetti:

  1. i Consiglieri comunali e gli Assessori; 
  2. i Direttori generali di cui al regio decreto 15 ottobre 1925, n. 2578;
  3. i Presidenti, Vicepresidenti, Amministratori delegati e Direttori generali di Istituti e di Enti pubblici, anche economici, la cui nomina proposta o designazione o approvazione di nomina spettino al Consiglio comunale, alla Giunta o al Presidente della Giunta;
  4. i Presidenti, Vicepresidenti, Amministratori delegati e Direttori generali delle Società al cui capitale concorrono il Comune, nelle varie forme d’intervento o di partecipazione, per un importo superiore al 20%;
  5. Presidenti, Vicepresidenti, Amministratori delegati e Direttori generali degli Enti o Istituti privati, al cui funzionamento concorra il Comune in misura superiore al 50% dell’ammontare complessivo delle spese di gestione esposte in bilancio ed a condizione che queste superino la somma annua di lire cinquecentomilioni;

 

Si resta, in attesa di conoscere il nome del responsabile del procedimento e della data ed il luogo in cui poter accedere alla documentazione richiesta.

 

Con osservanza,

firma                                                                       
                                              

 

 

Si allega alla presente:
- copia del documento di identità dell’istante.

 


Torino, 23 giugno 2010

TORINO/FORZATA SEDE DELL'ASSOCIAZIONE RADICALE AGLIETTA, TRAFUGATI I PC CON L'ARCHIVIO DI DIECI ANNI DI ATTIVITA' POLITICA. LANCIATA SOTTOSCRIZIONE STRAORDINARIA: LA LOTTA NON SI FERMA!

  La scorsa notte alcuni sconosciuti si sono introdotti nella sede dell'Associazione radicale Aglietta a Torino, in via Botero 11/f, trafugando computer, monitor, stampanti e altro materiale in uso alla sede. Le indagini sono in corso.

Dichiarazione di Nathalie Pisano (segretaria Associazione Aglietta) e Salvatore Grizzanti (tesoriere Associazione Aglietta):

"Il furto che abbiamo subito la notte scorsa, nella sede di via Botero, rappresenta un danno inestimabile per la nostra Associazione: sono stati trafugati i computer contententi gli archivi di dieci anni di attività politica.
Danno politico ma anche danno economico. Noi radicali non siamo, come qualcuno ci ha impropriamente definiti, professionisti della politica. Tutta la nostra attività è totalmente autofinanziata con le iscrizioni, i contributi dei simpatizzanti e dei tanti che si fermano e firmano, per strada, ai nostri tavoli perchè convinti dalle nostre iniziative.

E' per questo che, affinchè noi si possa riacquistare al più presto il materiale trafugato e continuare così le nostre battaglie per la legalità, la trasparenza e i diritti, lanciamo, da subito, una Sottoscrizione Straordinaria a favore dell'Associazione.

Chi volesse dare il proprio contributo potrà farlo tramite un versamento su CCP 51394104 intestato all'Associazione radicale Adelaide Aglietta, tramite bonifico bancario (IBAN: IT 55 T 07601 01000 000051394104) oppure venendo direttamente nella nostra sede di Via Botero 11/f il lunedì sera, a partire dalle 21.00.

Le nostre lotte (fra le altre, per la legalità a partire dal Consiglio Regionale, per la RU486 in tutte le province piemontesi, per i rifugiati politici, per l'approvazione in Comune delle delibere su unioni civili e testamento biologico) hanno bisogno non di pacche sulle spalle ma di un aiuto concreto, qui ed ora. "



www.associazioneaglietta.it

Torino, 22 giugno 2010

AZIONE POPOLARE RADICALE/AVVOCATO PROCACCI CHIEDE NON LUOGO A PROCEDERE O ANTICIPO UDIENZA PER EVITARE LA “STRUMENTALIZZAZIONE MEDIATICA” …

A PROPOSITO, PROCACCI QUANDO SI DIMETTE DAL CORECOM?

 

 

Questa mattina l’avvocato radicale Alberto Ventrini, che cura assieme al collega Antonio Polito le due “azioni popolari” contro Roberto Cota e Gianluca Buonanno, ha ritirato al tribunale di Torino una memoria dell’avvocato Luca Procacci, legale di fiducia di Cota e di Buonanno, in cui si riassume quanto avvenuto negli ultimi venti giorni:

 

- il 3 giugno scorso i cittadini elettori Nathalie Pisano, Silvio Viale e Salvatore Grizzanti (rispettivamente segretaria, presidente e tesoriere Associazione Radicale Adelaide Aglietta) presentavano ricorso (cosiddetta “azione popolare”) nei confronti di Cota e Buonanno per far sancire la loro incompatibilità ;

- l’8 giugno il Tribunale di Torino, Sezione I Civile, fissava l’udienza di discussione del ricorso per il giorno 13 luglio;

- gli avvocati radicali notificavano il ricorso tramite ufficiale giudiziario a Cota e Buonanno; il primo riceveva il ricorso l’11 giugno, il secondo il 14 giugno;

- lo stesso 14 giugno Buonanno si dimetteva da consigliere regionale (ai sensi dell’art. 6 della Legge 154 del 1981, avrebbe dovuto dimettersi entro il 13 maggio);

- il 17 giugno, con lettera inviata al Presidente della Camera, Roberto Cota si dimetteva da deputato, poiché “in data 23 aprile 2010 sono stato proclamato Presidente della Regione Piemonte” (dunque, avrebbe dovuto dimettersi entro il 3 maggio 2010).

 

Tutto ciò premesso, l’avvocato Procacci chiede al Tribunale di Torino di “dichiarare il non luogo a provvedere sul ricorso” oppure, in via subordinata, di anticipare l’udienza del 13 luglio, “al fine di evitare il protrarsi della strumentalizzazione mediatica della vicenda in oggi persistente sui principali quotidiani”.

 

Il radicale Giulio Manfredi ha commentato:

 

Siamo del tutto favorevoli a chiudere la pratica dopo aver costretto con la nostra azione popolare Cota e Buonanno a rispettare finalmente sia la Costituzione (art. 122) sia una legge dello Stato.

A proposito di strumentalizzazioni , invitiamo l’avvocato Procacci, visto che è occupatissimo a scrivere memorie e a fare dichiarazioni ai giornali, a dimettersi dal Comitato regionale delle Comunicazioni (Corecom). Ricordo all’avv. Procacci che l’art. 3 della legge istitutiva del Corecom così recita: “Il CO.RE.COM. é costituito da otto componenti, scelti tra persone che diano garanzia di assoluta indipendenza sia dal sistema politico istituzionale che dal sistema degli interessi di settore nel campo delle telecomunicazioni …”.

Che garanzie di assoluta indipendenza dal sistema politico istituzionale può fornire il portavoce legale del Presidente della Regione Piemonte?

 

                                                    

 

http://www.consiglioregionale. piemonte. it/corecom/ curriculum/ procaccil. htm

 


Torino, 21 giugno 2010

RIFUGIATI POLITICI/VICE- PRESIDENTE CONSIGLIO REGIONALE DEL PIEMONTE INCONTRERA' DELEGAZIONE ASSOCIAZIONE AGLIETTA.

I RADICALI SOSPENDONO SCIOPERO DELLA FAME A STAFFETTA.

 

 

Giunti al 13° giorno di sciopero della fame a staffetta per sollecitare Regione, Comune e Prefettura ad una concreta e tangibile assunzione di responsabilità nella vicenda dei rifugiati politici di Torino e del resto del Piemonte, i militanti dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta hanno sospeso l'iniziativa nonviolenta,  dopo aver appreso della disponibilità di Roberto Placido, Vice-presidente del Consiglio Regionale del Piemonte (Partito Democratico) , ad incontrare una loro delegazione.

Dichiarazione di Nathalie Pisano e Igor Boni (rispettivamente segretaria e coordinatore torinese dell'Associazione Aglietta):

"Vogliamo, prima di tutto, ringraziare tutti coloro i quali, radicali e non, in questi giorni si sono avvicendati nel digiuno a staffetta.

Nei giorni scorsi avevamo inviato al Presidente della Regione, Roberto Cota, una lettera con la quale chiedevamo un incontro urgente sui possibili interventi che la Regione potrebbe attuare per migliorare la qualità dell'accoglienza - e quindi della vita - delle centinaia di rifugiati politici che risiedono sul nostro territorio (i dati diramati ieri dall'Onu, in occasione della giornata mondiale del rifugiato, indicano l'Italia come uno dei paesi peggiori nell'accoglienza dei profughi).

Cota, in altre faccende affaccendato, non ci ha degnati nemmeno di un cortese cenno di riscontro; invece, uno dei due Vice-presidenti del Consiglio Regionale, Roberto Placido, si è reso disponibile ad incontrarci nei prossimi giorni, per discutere insieme della situazione.

In tale occasione, chiederemo, innanzitutto, che una delegazione della Regione visiti al più presto la caserma di Via Asti (nonché la struttura di Settimo Torinese e quella di via Bologna); è poi indispensabile che la Regione agisca in sinergia con il Comune di Torino (dal quale aspettiamo ancora di sapere come sono stati spesi i 2 milioni di euro stanziati dal Ministero dell'Interno) e la Prefettura di Torino per rispondere in modo adeguato ai bisogni del centinaio di persone che a fine mese saranno costrette ad abbandonare la struttura.

Perché, dietro i convegni e le “giornate dedicate”, ci sono persone in carne ed ossa”.

 

 


Torino, 20 giugno 2010

SCOMPARSA PIETRO MILIO/MANFREDI (RADICALI): NEL 1997 FU UNICO PARLAMENTARE A INTERROGARE (INUTILMENTE) GOVERNO PRODI SU AFFAIRE TELEKOM SERBIA, SU SOLDI CITTADINI ITALIANI DATI A MILOSEVIC.

 

  Alla notizia della scomparsa dell’avvocato Pietro Milio, Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani) ha dichiarato:

“Ricordo, innanzitutto, di Pietro Milio, le poche volte in cui ci siamo parlati, la squisita cortesia e la grande signorilità. Ricordo, inoltre, accanto alla sua opera indefessa per la vita del diritto, un merito particolare: l’aver presentato, il 25 giugno 1997, su mia sollecitazione, l’unica interrogazione sull’affaire Telekom Serbia a ridosso della conclusione di quel vergognoso accordo che comportò - in cambio dell’acquisto da parte di Telecom Italia (allora ancora controllata dal Ministero del Tesoro) del 29% di Telekom Serbia - il versamento di 456 milioni di euro dei cittadini italiani (più 328 milioni di euro dei cittadini greci) direttamente nei conti correnti di Slobodan Misolevic, di quel criminale di guerre contro cui solamente 22 mesi più tardi l’Italia sarebbe intervenuta militarmente.

L’interrogazione (n. 4-06641) dell’allora senatore Pietro Milio, unico parlamentare radicale all’epoca, era diretta al Presidente del Consiglio dei Ministri (Romano Prodi) e al Ministro delle Poste e Telecomunicazioni (Antonio Maccanico). L’8 luglio 1997, il ministro per i Rapporti con il Parlamento (Giorgio Bogi) inviò un telex al Ministro del Tesoro (Carlo Azeglio Ciampi), chiedendo di rispondere all’interrogazione di Milio. La risposta non è mai arrivata.”.



Torino, 20 giugno 2010

SLA – VIALE (radicali), DAVANTI A MONTECITORIO CON L’AISLA E PRIMA AL MINISTERO PER LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO.

  Silvio Viale parteciperà domani alla manifestazione nazionale dell’AISLA davanti a Montecitorio.

Silvio Viale, che domani alle ore 11 sarà al Ministero della Salute per difendere il ricorso contro un provvedimento disciplinare dell’Ordine dei Medici di Torino per avere prescritto la contraccezione di emergenza (la cosiddetta “pillola del giorno dopo”) davanti alle scuole, prenderà poi parte alla manifestazione indetta dall’AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica) per rivendicare il diritto all’assistenza e alla vita dei malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica.

Silvio Viale, che è membro della Direzione Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e del Consiglio Generale di EXIT-Italia, ha dichiarato:

“Aderisco volentieri alla manifestazione dell’AIFA e sono felice di potere portare l’adesione direttamente a Roma, davanti a Montecitorio. A Torino, alla stessa ora, Alessandro Frezzato, dirigente dell’Associazione Luca Coscioni, affetto da distrofia muscolare, sarà davanti alla Regione Piemonte insieme a Domenico Massano in rappresentanza dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta. Proprio noi, che siamo favorevoli all’eutanasia volontaria e contro l’abbandono terapeutico- assistenziale, siamo felici di partecipare alla manifestazione dell’AISLA, condividendone lo spirito. Personalmente sono doppiamente felice nel constatare che l’AISL abbia accantonato le polemiche contro l’eutanasia, che hanno spesso monopolizzato le iniziative di alcuni suoi esponenti, e mi auguro di poterli trovare accanto nelle battaglie per l’autodeterminazione . Nel frattempo, come medico e come radicale, aderisco “senza se e senza ma”. Essendo domani a Roma per un ricorso contro un ingiusto provvedimento disciplinare dell’Ordine dei Medici (ore 11 in Via Ribotta 5) non potrò essere presente all’inizio della manifestazione, ma farò di tutto per essere presente successivamente. La lotta dell’AISLA per dare la maggiore dignità possibile alla qualità di vita dei malati con SLA o con disabilità gravi è una nostra battaglia prioritaria non disgiunta da quella al diritto ad una morte dignitosa.”




Asti, 20 giugno 201
NUOVO CENTRO COMMERCIALE / GRIZZANTI (RADICALI): “TSO SARA’ LA VIA DEL BRICOLAGE? CENTRO COMMERICALE FACCIAMOLO IN CENTRO”
 
In merito alla notizia di un piano per costruire un nuovo centro commerciale nella zona del Torrazzo, Salvatore Grizzanti (astigiano, tesoriere dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta e membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani) ha così commentato:

Finalmente abbiamo capito a cosa servirà la Tangenziale Sud-Ovest, sarà la via del bricolage, infatti in pochi minuti potremmo passare dall’ OBI al futuro centro del Torrazzo per poi sfrecciare veloci verso Self e Brico: gireremo attorno alla città così concentrati sul quel tubo che perde sotto il lavabo della cucina non accorgendoci neanche del grande vuoto che abbiamo lascito in quello che una volta era il centro della nostra città, dove addirittura i ragazzi si trovavano per fare quattro passi, invece che andare al Borgo…

Chiedo all’amministrazione comunale di bloccare fin da subito l’eventuale insediamento dell’ennesimo centro commerciale, questa volta nell’area ancora vergine del Torrazzo. Con che coraggio andiamo poi a candidarci all’Unesco?

Vogliamo fare un altro centro commerciale? Vogliamo che serva per rilanciare la città? Bene! Allora facciamolo in centro! I posti di lavoro che potrà creare un eventuale maxicomplesso al Torrazzo non valgono il danno che subirà il territorio e poi siamo sicuri che non saranno solamente posti che si spostano dalla città, dove i negozi chiudono, in periferia? Si propone la tangenziale per snellire il traffico in corso Savona e poi si costruiscono centri commerciali al termine dello stesso?

Meglio sarebbe invece avere un piccolo “Harrod’s” magari al posto dell’ ormai decadente ex ospedale, zona che è sempre più commercialmente depressa e che magari potrebbe rifiorire con una struttura del genere; in più coloro che verrebbero da fuori Asti per fare spese in questa nuova struttura potrebbero anche godere del nostro centro storico
.

Torino 18 giugno 2010

PRIDE/RADICALI – “ADESIONE FANTASMA DEL PD. DOMANI PORTEREMO UN SACCO DI RU486.”
Domani a Torino il Pride dei diritti 2010/ Associazione Radicale Aglietta in piazza perché si promuovono i diritti non solo con le parole, ma con i fatti.

  Dichiarazione di Nathalie Pisano e Silvio Viale, segretario e presidente dell'Associazione radicale Aglietta:
"Domani i radicali porteremo al Pride di Torino il loro bagaglio di obiettivi concreti per l'autodeterminazion e dalla nascita la morte, consci che bisogna superare la logica di una parata “una tantum”. Per questo ci chiediamo in cosa consista l’adesione fantasma del PD: che domani anche Morgando sia in piazza con noi? Ci piacerebbe sapere su quale sia impegno concreto del PD piemontese al di là della buona volontà individuale di alcuni suoi esponenti. Noi ci aspettiamo, per esempio, che il Consiglio Comunale di Torino discuta e approvi la delibera di iniziativa popolare per garantire pari diritti alle coppie legate da vincoli affettivi (Unioni Civili) e quella per l´istituzione del registro comunale sui testamenti biologici.
Per ricordare a tutti che le battaglie, dentro e fuori dalle Istituzioni, si fanno sempre e non solo quando governa Cota, domani noi porteremo in piazza un “sacco” di RU486 … e non solo metaforicamente”

Torino, 17 giugno 2010

RADICALI: COTA E BUONANNO, COLPITI E AFFONDATI. ORA SOTTO A CHI TOCCA!

LO STRUMENTO DELL’AZIONE POPOLARE SI RIVELA ANCORA UNA VOLTA RAPIDO ED EFFICACE: SIA UTILIZZATO DOVUNQUE POSSIBILE IN TUTTA ITALIA.

 

Oggi il Presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, si è dimesso da deputato della Lega Nord.

Ai sensi della legge 154 del 1981 (artt. 4 e 6) avrebbe dovuto scegliere fra le cariche di deputato e consigliere regionale entro il 13 maggio 2010, come avrebbe dovuto fare il suo compagno di partito, Gianluca Buonanno, che solo ieri ha scelto di rimanere in Parlamento.

Contro Cota e Buonanno l’Associazione Radicale Adelaide Aglietta e Radicali Italiani avevano promosso ricorso al Tribunale di Torino (cosiddetta “azione popolare”) il 3 giugno scorso, per farli decadere da consiglieri regionali.

Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani) e Nathalie Pisano (segretaria Associazione Radicale Adelaide Aglietta) hanno dichiarato:

Solamente tre giorni fa Cota dichiarava a “ La Stampa ” che si sarebbe dimesso “nei tempi previsti. La decisione di non dimettermi subito voleva anche essere un modo per sollecitare il Tar a decidere in fretta”. A cosa si deve questa accelerazione di Cota, che oggi ha finalmente scelto? Noi riteniamo la si debba alla comparsa in Piazza Castello di un ufficiale giudiziario che gli ha notificato il nostro ricorso; in base alla legge 154/81, Cota aveva a disposizione dieci giorni dalla notifica per fare la scelta; poteva, certamente, fare delle controdeduzioni ma la sua incompatibilità era così palese da rendere difficile controdedurre alcunchè; idem per Buonanno. L’udienza in Tribunale per discutere le azioni popolari era stata fissata per il 13 luglio ma i dieci giorni di tempo sono comunque tassativi.

Lo strumento dell’azione popolare si è ancora una volta rivelato rapido ed efficace; è stato utilizzato per la prima volta dai radicali piemontesi nel 2000, contro i consiglieri regionali Nicoletta Albano (Forza Italia) e Vincenzo Tomatis (Margherita) , che furono costretti a dimettersi da sindaci rispettivamente di Gavi (AL) e Villanova Mondovì (CN). Poi, nel 2004, proponemmo azione popolare contro Rolando Picchioni (Margherita) ; Picchioni resistette, andammo in tribunale e ottenemmo la sua destituzione da consigliere regionale. Nel 2005 fu la volta di Agostino Ghiglia (AN), deputato e consigliere regionale; con 106 giorni di ritardo, Ghiglia si dimise da deputato. Sulla nostra scia, i radicali presentarono azioni popolari su casi analoghi n Lombardia, Lazio e Campania.

Ora, sotto a chi tocca! Assieme a quelle di Cota e Buonanno, avevamo segnalato le incompatibilità di Claudio Sacchetto (Lega Nord, consigliere regionale e assessore provinciale) , Massimiliano Motta (PDL, consigliere regionale e assessore comunale) e di Michele Marinello (Lega Nord, consigliere regionale e sindaco). Abbiamo poi appreso dai giornali che sono sorte due questioni di ineleggibilità nei confronti dello stesso Motta e di Riccardo Molinari (vice-presidente del Consiglio Regionale). Ci auguriamo che chi doveva scegliere l’abbia fatto altrimenti i nostri avvocati (Alberto Ventrini e Antonio Polito), a cui si deve questa prima grande vittoria di legalità, torneranno in Tribunale con altre azioni popolari.

Rivolgiamo, infine, un appello ai radicali ma anche ai semplici cittadini affinchè, come cinque anni fa, utilizzino quanto fatto in Piemonte per presentare azioni popolari in tutta Italia, dovunque possibile.

Ci teniamo, infine, a ricordare che radicali predicano bene ma razzolano meglio: Emma Bonino, eletta nel Consiglio regionale del Lazio, ha optato a tempo debito per il Senato della Repubblica.

Per approfondimenti:

 http://www.associaz ioneaglietta. it/ghiglia- cota.html# cota_buonanno

http://forum. radicali. it/content/ el-regionali- e-legalitaazioni -popolari- ovunque-possibil e

 RETTIFICA: dobbiamo rettificare quanto scritto nel comunicato del 15 giugno; non è possibile per i cittadini di Varallo fare un’azione popolare per fare dimettere da sindaco Gianluca Buonanno. Peccato!




Novara, 17 giugno 2010

NOVARA/DOMANI, VENERDI' 18 GIUGNO: DIBATTITO "RU486 – ISTRUZIONI PER L'USO", CON SILVIO VIALE E GIULIANA MANICA

 

Domani, venerdì 18 giugno alle ore 18.00, presso il caffè "Lo Stregone" di Piazza delle Erbe a Novara, si svolgerà il dibattito, organizzato dai Giovani democratici di Novara e dall'Associazione Radicale A. Aglietta, "Ru486 – Istruzioni per l'uso".

Interverranno: Giuliana Manica, consigliere regionale Pd e Silvio Viale, presidente Associazione Radicale Aglietta e primo medico in Italia a sperimentare la RU486 presso l'Ospedale Sant'Anna di Torino.

Dichiarazione di Nathalie Pisano, esponente radicale novarese, Segretario Associazione radicale Aglietta e Eric de Rosa, Coordinatore novarese dell'Associazione Aglietta:

"Domani pomeriggio cercheremo nuovamente di fare il punto sull'utilizzo della RU486 negli ospedali piemontesi, Ospedale Maggiore della Carità di Novara incluso.
Sono trascorsi ormai sei mesi dall'introduzione della pillola abortiva in Italia e ancora non abbiamo un quadro completo di quanti e quali ospedali della Regione siano in grado di offrire alle donne la possibilità di scegliere tra l'aborto chirurgico e quello farmacologico.

Oltre al Sant'Anna di Torino sappiamo che anche 4 ospedali della Provincia di Cuneo (Cuneo, Alba, Savigliano e Mondovì) stanno iniziando ad utilizzare la Ru486 ma non si hanno informazioni ufficiali sulle iniziative intraprese dagli altri nosocomi. E' per questo che la settimana scorsa abbiamo inviato una lettera ai Direttori Generali delle 13 Aziende Sanitarie Locali, delle 5 Aziende Ospedaliere e delle 3 Aziende Ospedaliere Universitarie presenti in Piemonte, con la richiesta di fornirci i dati relativi alle proprie strutture.

L’interruzione di gravidanza è l’unico intervento sanitario che non può essere praticato, in Italia, nelle strutture private; a maggior ragione quindi, riteniamo che il servizio sanitario nazionale debba farsi carico di rendere concretamente possibile, con la più ampia libertà di scelta circa le modalità, un intervento di cui ha il monopolio esclusivo.

Nel 2007 in Piemonte le Ivg sono state circa 10.400. Se prendiamo ad esempio la Francia, dove la RU486 è utilizzata per il 30% delle interruzioni di gravidanza, si deduce che in Piemonte potrebbero utilizzarla circa 3000 donne. E' per questo evidente che la nostra richiesta di rendere disponibile la RU486 in almeno un ospedale per ciascuna delle 8 province piemontesi è del tutto ragionevole"


Torino, 16 giugno 2010

RADICALI/RIFUGIATI POLITICI: GIUNTO AL DECIMO GIORNO IL DIGIUNO A STAFFETTA PER CHIEDERE ALLE ISTITUZIONI ATTI DI RESPONSABILITA’

Boni: “via Asti rischia di esplodere; occorre governare il problema e non  nascondere la testa sotto la sabbia”

 

E’ giunto al decimo giorno lo sciopero della fame a staffetta che militanti e dirigenti radicali piemontesi stanno attuando per chiedere al Presidente della Regione Piemonte Roberto Cota un incontro e per sapere dal Comune di Torino e dalla Prefettura che fine hanno fatto i 2 milioni di euro che dovrebbero essere stati erogati dal Ministro Maroni per gestire il “dossier rifugiati” e cosa accadrà ai rifugiati politici di via Asti dal 30 giugno in poi, quando dovrebbero lasciare la struttura.

 

Da oggi a venerdì 18 giugno proseguiranno l’iniziativa nonviolenta: Nathalie Pisano (segretaria dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta), Salvatore Grizzanti (tesoriere dell’Associazione) e Igor Boni (Coordinatore provinciale di Torino dell’Associazione) .

 

Dichiarazione di Igor Boni:

“In via Asti pare vi sia un tacito accordo tra le Istituzioni per rendere sempre più complicata la vita al centinaio di rifugiati politici rimasti nella struttura per far sì che gradualmente abbandonino il campo da soli. Se così fosse sarebbe un atteggiamento grave, ipocrita e inaccettabile. Da oltre un anno chiediamo percorsi e progetti a medio-lungo termine che diano speranza a queste persone, a questi cittadini che fuggono dalla guerra; da mesi chiediamo senza che ci venga fornita risposta che venga comunicato cosa accadrà alla fine del periodo di permanenza nella caserma. La nostra azione nonviolenta continuerà fino a che le Istituzioni, Regione compresa, non daranno un segno della loro presenza”.

 

 

 


Asti, 16 giugno 2010

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SU CARCERE DI QUARTO E PROGETTO AGRIBIO. ON. BERNARDINI E GRIZZANTI: “AGRIBIO PROGETTO VALIDO LASCIATO MORIRE

 

Lunedì 14 giugno è stato depositato presso la Camera dei Deputati, da parte dell’ On. Rita Bernardini (radicali-PD) il testo di un’interrogazione sul grave stato del carcere di Quarto d’ Asti e sulla pessima situazione delle attrezzature e delle strutture del progetto Agribio.

• Dichiarazione di Rita Bernardini e Salvatore Grizzanti (tesoriere Associazione radicale Adelaide Aglietta e membro del comitato nazionale di Radicali Italiani)

I detenuti presso il carcere di Quarto d’ Asti passano rinchiusi in cella più di 20 ore al giorno in condizioni di sovraffollamento e degrado. Ricordiamo il dettame costituzionale che afferma che la pena deve essere finalizzata alla rieducazione del condannato, sempre ammesso che di condannati si parli visto che gran parte degli ospiti della casa circondariale è ancora in attesa di giudizio definitivo.

Il progetto Agribio potrebbe essere un’ attività valida allo scopo rieducativo e per reintrodurre nella società “libera” coloro che hanno scontato la pena ma, ad oggi, questa attività che poteva essere un fiore all’occhiello della struttura è nei fatti cessata per carenze di finanziamenti e di personale.

Infine, notiamo che finalmente il Partito Democratico sembra accorgersi del problema carceri ed alcuni Giovani Democratici, nei giorni scorsi, assieme al consigliere regionale Angela Motta ed al deputato Massimo Fiorio sono stati in visita al carcere di Quarto.

Probabilmente sarebbe stato meglio accorgersene prima di affossare in Parlamento il ddl Alfano, che avrebbero consentito di alleggerire un po’ la popolazione penitenziaria, invece di giocare a fare i duri sulla pelle dei detenuti, rinchiusi in queste carceri illegali per sovraffollamento e mancanza di personale e dove viene tolta ogni dignità.

L’irresponsabilità della classe politica italiana ci sta portando al completo disfacimento dello Stato di diritto, della legalità, del rispetto della vita umana. Tanto che il leghista Buonanno ieri ha potuto dire che i condannati al 41-bis ed i pedofili possono ben suicidarsi per fare un gesto che fa piacere al popolo.

Altro che ddl Alfano!Le carceri le stanno svuotando con le morti per malasanità o per suicidio: qualcuno esulterà perché ieri si è liberato l’ennesimo posto; questa volta al carcere La Bicocca di Catania. Avanti il prossimo.


Torino, 15 giugno 2010

PRIMO RISULTATO RICORSI RADICALI: BUONANNO SI DIMETTE DA CONSIGLIERE REGIONALE.

ORA TOCCA A COTA SCEGLIERE ... ENTRO GIUGNO!

 

Alla notizia che il leghista Gianluca Buonanno (deputato, consigliere regionale, sindaco di Varallo) ha deciso di dimettersi dalla carica di consigliere regionale, Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani) e Nathalie Pisano (segretaria Associazione radicale Adelaide Aglietta) hanno dichiarato:

 

Buonanno deve aver ricevuto la notifica del ricorso presentato da noi radicali al Tribunale di Torino (cosiddetta “azione popolare”) per far decadere sia lui che Roberto Cota dalla carica di consiglieri regionali per manifesta incompatibilità . Dalla data della notifica si hanno dieci giorni di tempo per scegliere fra le due cariche o si possono presentare controdeduzioni. Il Tribunale di Torino ha fissato l’udienza per discutere le azioni popolari il 13 di luglio.

 

Buonanno, visto il grosso rischio di annullamento delle elezioni regionali, si è assicurata la poltrona più sicura, quella di deputato, continuando, peraltro, a fare il sindaco di Varallo, e quindi, continuando a essere incompatibile. Rivolgiamo un appello ai cittadini elettori di Varallo affinchè promuovano anch’essi un’ “azione popolare” per far decadere da sindaco una persona che manifesta un così arrogante disprezzo della Costituzione e della legalità; i nostri valenti avvocati, Alberto Ventrini e Antonio Polito, sono a loro disposizione.

 

Rispetto a Cota, non possiamo che rilevare la sua patente malafede; anche oggi dichiara che sceglierà fra deputato e consigliere “nei tempi previsti”, mentre, invece, il tempo è scaduto un mese fa: Cota avrebbe dovuto scegliere entro il 13 maggio 2010 (decimo giorno dalla prima riunione del Consiglio Regionale, data in cui si è concretizzata la causa di incompatibilità , art. 6, comma 4, della Legge 154 del 1981). Un comune cittadino può non saperlo; Cota è avvocato ed ha a disposizione un nutrito ufficio legale; non può non saperlo.

 

Presidente Cota, invece di evocare golpe sudamericani, rispetti, finalmente, la legge e ricordi che i dieci giorni dalla notifica dell’azione popolare sono tassativi.


 


 
Per approfondimenti:
http://www.associaz ioneaglietta.it/ghiglia-cota.html# cota_buonanno


Torino, 14 giugno 2010

RADICALI - VERGOGNOSE LE MINACCE DI COTA: NON SI FERMINO I RICORSI. Boni e Pisano: “Il ricorso è semplicemente un modo democratico, previsto dall’ordinamento, per verificare la correttezza del risultato elettorale”

 

Dichiarazione di Nathalie Pisano (segretaria Associazione radicale Adelaide Aglietta) e Igor Boni (coordinatore provinciale Associazione radicale Aglietta):

“Roberto Cota dice che la gente non è scema e non prenderebbe bene una vittoria dei ricorsi che pendono nei suoi confronti. Su una cosa Cota ha ragione: la gente non è scema e saprà capire se qualcuno li ha presi in giro con trucchetti o liste false; stupisce il nervosismo di chi si dichiara così convinto di avere ragione.

Noi crediamo che gli elettori abbiano innanzitutto a cuore la correttezza di un processo elettorale che nel caso delle elezioni regionali è stato truffaldino su molti punti, in tutta Italia: la violazione delle leggi sulla corretta informazione e – in molti casi - la violazione delle norme che regolano la raccolta delle firme sulle liste. Non si tratta di minacciare, si tratta di lottare come i Radicali fanno da decenni per il rispetto delle leggi; innanzitutto da parte delle Istituzioni. Il ricorso è semplicemente un modo democratico previsto dall’ordinamento per verificare la correttezza del risultato elettorale. E per inciso il fatto che Roberto Cota ancora non abbia optato per la carica di Presidente o per quella di Parlamentare (la legge 154/81 impone la scelta entro 10 giorni dall’insediamento, data l’incompatibilità ) la dice lunga sui timori in merito ai ricorsi e sulle qualità di questa classe dirigente leghista piemontese”.

 

 

 


Torino, 11 giugno 2010

RU486/RADICALI: LA PROVINCIA (DI CUNEO) SI MUOVE: SI ATTIVANO 4 OSPEDALI. E NEL RESTO DELLA REGIONE? I PRIMI DATI SU DUE MESI DI  SOMMINISTRAZIONE ALL’OSPEDALE S. ANNA DI TORINO.

 

Alla notizia che ben 4 ospedali in provincia di Cuneo (Cuneo, Alba, Savigliano e Mondovì) saranno in grado di permettere alle donne l’aborto farmacologico in alternativa a quello chirurgico, Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani) e Nathalie Pisano (segretaria Associazione Radicale Adelaide Aglietta) hanno dichiarato:

 

Quanto avviene a Cuneo è molto importante perché può servire da impulso ad altri ospedali; sul fronte della RU486 si è perso troppo tempo; occorre, almeno in Piemonte, fare tesoro dell’esperienza maturata dal 2005 presso l’Ospedale S. Anna di Torino.

 

Anche perché i primi dati provenienti da Torino sulla somministrazione della RU486 in questi ultimi due mesi sono certo significativi ma testimoniano anche che l’équipe medica del S. Anna non può certo rispondere alla domanda dell’intera regione (escludendo a priori le numerose richieste che arrivano da fuori Piemonte).

Dal 19 aprile a oggi sono state 121 le donne che si sono rivolte all’Ospedale S. Anna: solo 7 hanno scelto il ricovero per tre giorni, tutte le altre hanno firmato e sono state dimesse, tornando in ospedale dopo due giorni per la seconda assunzione. Con questo trend, in un anno, gli aborti farmacologici al S. Anna varierebbero fra i 600 e i 700.

 

Spulciando la Relazione 2009 del governo al Parlamento sull’attuazione della legge 194 (il governo doveva presentare la Relazione 2010 entro il mese di febbraio ma non l’ha fatto) si vede che nel 2007 (ultimo dato disponibile, Tabella 1), le IVG in Piemonte sono state 10.444.

In Francia, l’aborto farmacologico copre il 34% delle IVG; prendendo come riferimento tale percentuale, e ragionando quindi su un obiettivo di circa 3.000 aborti farmacologici all’anno in Piemonte, è evidente che la nostra richiesta di rendere disponibile la RU486 in almeno un ospedale per ciascuna delle 8 province piemontesi è del tutto ragionevole.

 

A chi poi ci accuserà sicuramente di essere “i piazzisti della RU486” e i “propagandisti dell’aborto” ricordiamo che non sono sicuramenti i radicali a opporsi pervicacemente in questo Paese a una seria educazione sessuale nelle scuole e alla diffusione della pillola del giorno dopo (magari senza obbligo di ricetta) e degli altri contraccettivi.

 

 


Torino, 11 giugno 2010

RADICALI: CHIEDIAMO A COTA E ALLA GIUNTA DI ANDARE A FAR VISITA IN TUTTE LE STRUTTURE CHE OSPITANO I RIFUGIATI POLITICI
Boni e Viale: “Proseguiremo lo sciopero della fame a staffetta per chiedere il rispetto del diritto d’asilo a Torino e in Piemonte”

 

Oggi nella sede radicale dell’Associazione Aglietta si è tenuta una conferenza stampa nella quale i Radicali hanno reso pubblica una lettera (firmata dalla segretaria dell’Associazione Nathalie Pisano e da Igor Boni, coordinatore provinciale torinese) rivolta al Presidente Roberto Cota, nella quale si ribadisce la richiesta di un incontro e si invita il Presidente e una delegazione della Giunta a far visita - insieme ai Radicali - alle strutture che attualmente ospitano i rifugiati politici a Torino e Settimo torinese.

Per sollecitare il rispetto del diritti d’asilo a Torino e in Piemonte prosegue lo sciopero della fame a staffetta che da oggi a lunedì 14 sarà condotto da Blanca Briceno, Silvio Viale, Silvja Manzi e Marzio Foa. Tutte le informazioni sull’iniziativa sul sito www.associazioneagl ietta.it.

 

Alla conferenza stampa di oggi sono intervenuti:

Igor Boni – Coordinatore provinciale Associazione radicale Aglietta

Silvio Viale – Presidente Associazione radicale Aglietta

Felicita Torrielli – fondatrice “Associazione Soomaaliya” e militante storica radicale

Diego Castagno – vice Presidente circoscrizione 8

 

Igor Boni e Silvio Viale hanno rilasciato la seguente dichiarazione:

“Non siamo qui a chiedere la luna. Vogliamo provare a imbastire insieme alle Istituzioni e alle forze politiche un percorso coordinato di gestione della questione rifugiati politici, con una valenza regionale. Vogliamo che si smetta di occuparsi solo di tamponare le falle e di vivere alla giornata, costruendo e progettando a medio-lungo termine il da farsi. In particolare ribadiamo la richiesta di un incontro al Presidente Cota che invitiamo a recarsi con noi nelle strutture che ospitano i rifugiati politici; chiediamo lumi sui finanziamenti che il Comune di Torino avrebbe dovuto ricevere dal Ministro Maroni (2 milioni di euro per il 2010) e chiediamo cosa accadrà ai rifugiati di via Asti e Settimo torinese dopo il 30 giugno, data prevista di sgombero delle strutture. La politica deve fare un passo avanti e occuparsi del tema; rimandare le questioni significa automaticamente peggiorarle. In particolare segnaliamo una situazione inaccettabile in via Bologna dove esiste sotto traccia un problema di carenza di cibo, che rischia di diventare assai problematico nei prossimi mesi in assenza di qualche ulteriore finanziamento” .

 

 

 

 


Torino, 10 giugno 2010

RU486/I RADICALI PRECISANO ... E METTONO LE MANI AVANTI!

 

Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani):

 

“Per un mero errore di battitura, nel comunicato diffuso ieri abbiamo scritto “che gli ospedali di Savigliano e Cuneo (ASL CN1) si sono riforniti del farmaco RU486”. L’informazione corretta è che abbiamo saputo da fonte autorevole che gli ospedali di Savigliano e Mondovì (e non Cuneo) hanno nei magazzini la RU 486. Naturalmente, la domanda che segue è scontata: per le donne cuneesi è già possibile recarsi a Savigliano e/o a Mondovì per accedere all’aborto farmacologico? E quale è invece la situazione all’Ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo?

 

Approfitto dello spazio per mettere le mani avanti, poichè sento nell’aria alcune vocine che dicono “Non abbiamo fatto nulla perchè non c’è richiesta” oppure “Ci sono regioni che hanno fatto meno di noi”.

A queste voci dal sen fuggite ricordo che, innanzitutto, l’obbligo per le regioni e gli ospedali di attrezzarsi in materia, seguendo l’evoluzione della scienza medica, è previsto dalla stessa legge 194 (entrata in vigore il 6 giugno 1978, 32 anni fa), che all’art. 15 così recita: “Le regioni, d'intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l'aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie ... sull'uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza. Le regioni promuovono inoltre corsi ed incontri ai quali possono partecipare sia il personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sia le persone interessate ad approfondire le questioni relative ... alle tecniche per l'interruzione della gravidanza”. Forse la legge non è stata attuata ma rimane sempre in vigore.

 

Inoltre, lavarsene le mani dicendo “non c’è richiesta” è sia ipocrita che sbagliato: se almeno un ospedale in ogni provincia piemontese si attrezza per fornire quello che la legge gli impone di fornire e se i media informano i cittadini e le cittadine di questa possibilità, la richiesta arriverebbe eccome. Non è corretto giocare a scaricabarile con altri colleghi  “tanto c’è l’Ospedale S. Anna di Torino che lo fa” ...

 

Rispetto alle altre vocine provenienti dall’Assessorato regionale alla Sanità che sussurrano “ci sono regioni che stanno peggio” mi pare che la sanità piemontese debba puntare a raggiungere risultati di eccellenza in tutti i campi, debba guardare alle esperienze più avanzate a livello europeo (dove, ricordiamolo, la RU 486 è un farmaco utilizzato normalmente e senza gravi complicazioni da vent’anni) e non debba, magari, farsi bella paragonandosi a regioni come la Basilicata , dove il 90% del personale dei reparti di ginecologia e ostetricia è obiettore di coscienza e dove oltre la metà delle donne è costretta ad andare ad abortire fuori regione.

 

Abbiamo chiesto con lettera raccomandata alle ASR e chiediamo da tempo all’Assessore regionale alla Sanità un cronoprogramma preciso: entro quanto la RU 486 sarà disponibile in almeno un ospedale per provincia?

 

 

 

Il Protocollo dell’Ospedale S. Anna di Torino sull’interruzione farmacologica di gravidanza

http://www.webalice .it/carlamarchis io/Prot_int_ gravidanza. pdf

 

RU486: UNA VITTORIA RADICALE

http://www.webalice .it/carlamarchis io/RU486. pdf


Torino, 10 giugno 2010

RIFUGIATI POLITICI: CONFERENZA STAMPA DEI RADICALI PER ILLUSTRARE RICHIESTE E PROPOSTE – PROSEGUE IL DIGIUNO A STAFFETTA

 

Domani, venerdì 11 giugno 2010, alle ore 12:30 in via Botero 11/f, i Radicali dell’Associazione Aglietta terranno una conferenza stampa per illustrare le richieste e le proposte rivolte alle Istituzioni locali e nazionali, per denunciare nuovamente una situazione inaccettabile, anche dal punto di vista umanitario, e per convincere la Regione Piemonte ad una concreta responsabilizzazion e e azione.

Prosegue intanto lo sciopero della fame a staffetta e ad oltranza lanciato lunedì scorso per chiedere al Presidente Roberto Cota un incontro sul tema, per avere notizia dei 2 milioni di euro che dovrebbero essere giunti a Torino dal Ministro Maroni e di cosa accadrà ai profughi di via Asti a fine mese quando dovrebbero essere mandati fuori dalla struttura.

 

Durante la conferenza stampa si illustreranno i contenuti della lettera inviata al Presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota.

 

Interverranno:

Igor Boni – Coordinatore provinciale Associazione radicale Adelaide Aglietta

Silvio Viale – Presidente Associazione radicale Adelaide Aglietta

Felicita Torrielli – fondatrice dell’Associazione Soomaaliya

 

 

 


Torino, 9 giugno 2010

TORINO/UNIONI CIVILI – VIALE, FINALMENTE DELIBERA IN CONSIGLIO COMUNALE

  La delibera di iniziativa popolare sulle pari opportunità per le UNIONI CIVILI presentata un anno fa con oltre 2000 firme è stata licenziata per l’aula e verrà messa all’OdG del prossimo Consiglio Comunale. Quella sulle Unioni Civili fa parte di una terna di delibere di iniziativa popolare presentate un anno fa, delle quali quella sull’Anagrafe Pubblica degli Eletti e dei nominati è stata approvata dal Consiglio Comunale (con qualche modifica), il mese scorso, mentre si è in ancora attesa che termini un atteggiamento dilatorio verso quella sul Registro dei Testamenti Biologici.


Silvio Viale, presidente dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, presente alla seduta dei Capigruppo in rappresentanza dei firmatari, ha applaudito ed esclamato “Finalmente!”.


Successivamente l’esponente radicale, che è l’unico a figurare tra i primi presentatori di tutte e tre le delibere, ha diffuso la seguente nota:

“Siamo ovviamente soddisfatti e chiediamo che la delibera venga subito discussa nella prossima seduta. Sono preoccupato per il numero legale, ma credo che nessuno possa avere interesse a farlo mancare, anche perché, trattandosi di una delibera e non di una mozione, rischierebbe di bloccare altre delibere. Non mi scandalizzerei neppure di fronte ad una bocciatura, che comunque non mi aspetto; sarebbe solamente l’ultimo segno di una barbarie che sembra pervadere il Consiglio Comunale. Lunedì saremo ovviamente presenti e vigili.”


Torino, 9 giugno 2010

RU486/SEI MESI FA LA LEGALIZZAZIONE. DA ALLORA IN PIEMONTE SI E’ MOSSA SOLAMENTE L’AZIENDA OSPEDALIERA S. ANNA. PILLOLA DISPONIBILE ANCHE A MONDOVI’ E SAVIGLIANO.

E GLI ALTRI OSPEDALI?

I RADICALI RICHIEDONO INFORMAZIONI A TUTTE LE AZIENDE REGIONALI.

 

Sei mesi fa, il 9 dicembre 2009, era pubblicato sul Supplemento Ordinario n. 229 alla Gazzetta Ufficiale il provvedimento dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) all’oggetto “Autorizzazione all’immissione in commercio del medicinale per uso umano Mifegyne”; dopo 31 anni dalla legge 194 del 1978, che già lo prevedeva all’art. 15, l’aborto farmacologico era legalizzato in Italia.

In questi sei mesi, in Piemonte, solo l’Azienda Ospedaliera OIRM-S. Anna ha iniziato, ad aprile, a somministrare la pillola abortiva RU486, in alternativa all’aborto chirurgico. Da fonti  informali i radicali hanno appreso che gli ospedali di Savigliano e Cuneo (ASL CN1) si sono riforniti del farmaco.

 

Oggi, Nathalie Pisano e Salvatore Grizzanti (segretaria e tesoriere Associazione Radicale Adelaide Aglietta) hanno inviato una lettera (raccomandata A/R) ai Direttori Generali delle 13 Aziende Sanitarie Locali, delle 5 Aziende Ospedaliere e delle 3 Aziende Ospedaliere Universitarie presenti in Piemonte, con la richiesta di informazioni sulle iniziative da loro intraprese per assicurare la  possibilità di accedere all’aborto farmacologico alle donne residenti nell’ambito delle rispettive aziende.

 

Pisano e Grizzanti hanno dichiarato:

 

“L’interruzione di gravidanza è l’unico intervento sanitario che non può essere praticato, in Italia, nelle strutture private; a maggior ragione, il servizio sanitario nazionale deve farsi carico di rendere concretamente possibile un intervento di cui ha il monopolio esclusivo.

Eravamo stati facili profeti, sei mesi fa, quando avevamo detto che la lotta portata avanti dai radicali, dai radicali piemontesi in particolare, da Silvio Viale innanzitutto, per assicurare alle donne italiane quello a cui le donne francesi possono accedere da oltre vent’anni non era finita. E’ ora di richiamare ciascuno alle proprie responsabilità , direttori generali, medici, infermieri, forze politiche e sociali; noi non partecipiamo alla gara a chi grida più forte contro Cota; l’obiettivo vero, molto più difficile delle grida di un giorno, è quello di rendere accessibile la pillola abortiva in almeno un ospedale in ognuna delle otto province piemontesi. Ribadiamo ancora una volta che gli avvocati radicali sono  a disposizione delle donne a cui verrà negato il farmaco RU486.”.

 

Il Protocollo dell’Ospedale S. Anna di Torino sull’interruzione farmacologica di gravidanza

http://www.webalice .it/carlamarchis io/Prot_int_ gravidanza. pdf

 

RU486: UNA VITTORIA RADICALE

http://www.webalice .it/carlamarchis io/RU486. pdf

 


Torino, 7 giugno 2010

COMUNE DI TORINO DA’ L’OK A  “VIA ADELAIDE AGLIETTA”: SARA’ LA VIA CHE PORTA AL CARCERE “LORUSSO E CUTUGNO”.

VIALE E PISANO: UNA BELLA NOTIZIA, NEL DECENNALE DELLA SCOMPARSA DI UNA GRANDE CITTADINA TORINESE, DI UNA GRANDE DONNA RADICALE.

 

 

Questo pomeriggio la Commissione Toponomastica del Comune di Torino ha approvato la proposta, presentata due anni fa (primo firmatario Francesco Salinas, consigliere comunale di Sinistra Ecologia e Libertà), per intitolare ad Adelaide Aglietta (esponente radicale e verde, prima donna in Italia a divenire nel 1976 segretaria di un partito politico, scomparsa il 20 maggio 2000) il pezzo dell’attuale via Pianezza che porta al carcere “Lorusso e Cutugno”.

 

Silvio Viale e Nathalie Pisano (presidente e segretaria Associazione Radicale Adelaide Aglietta):

 

E’ una bellissima notizia, che arriva ad appena dieci giorni dal decennale della scomparsa di Adelaide, che abbiamo commemorato a Torino con le figlie Alberta e Francesca, con il fratello Paolo, con gli avvocati Elena Negri e Giampaolo Zancan, con tanti cittadini torinesi che ebbero la fortuna di conoscerla.

Ed è altamente significativa la collocazione della via che porterà il suo nome: nel 1977 Adelaide Aglietta condusse un durissimo sciopero della fame, durato 70 giorni, per richiedere al Parlamento il varo della riforma del corpo degli agenti di polizia penitenziaria (che fino ad allora erano chiamati in modo spregiativo “secondini”). E saranno poi innumerevoli le visite ispettive compiute da Adelaide nelle carceri di tutta Italia, come deputata, membro della Commissione Giustizia della Camera.

Non possiamo astenerci, in questo momento di gioia, dal richiedere ancora una volta al Consiglio regionale del Piemonte, la nomina del garante regionale delle carceri, come previsto dalla legge approvata ancora nella scorsa legislatura. L’estate che si avvicina acuirà fortemente le già gravi condizioni di vita di detenuti, agenti ed educatori; serve subito un supporto in Consiglio regionale per ridurre il danno prodotto dalle leggi proibizioniste e criminogene sulle droghe e sull’immigrazione.

 

www.associazioneaglietta.it


PROFUGHI A TORINO: L’IMPEGNO DELL’ASSOCIAZIONE AGLIETTA
 

DALL’EX CLINICA SAN PAOLO ALL’EX CASERMA DI VIA ASTI,
PASSANDO PER VIA BOLOGNA:
L’IMPEGNO DELL’ASSOCIAZIONE AGLIETTA PER I RIFUGIATI POLITICI A TORINO

Duecento persone, perlopiù profughi somali, stipati in un’ex clinica abbandonata nella totale assenza dei servizi sociali e a loro volta abbandonati da una città che si accorge di loro solo quando le istituzioni si risvegliano dal torpore e decidono il loro trasferimento nel quartiere-bene della città. Torino non è una città chiusa e ostile -come lo stanno diventando molte città italiane- e tuttavia talvolta una certa miopia e un po’ di sciatteria offrono il destro all’azione di facili demagoghi e fomentatori di professione e per fini elettorali, sicché problemi meramente umanitari si trasformano, con gran strepitare, in problemi di ordine pubblico. Era il rischio che si stava correndo continuando a voltare le spalle alla situazione dell’ex clinica San Paolo. Ci siamo fatti carico del problema, visitando le strutture, facendo informazione non sensazionalistica e raccogliendo firme, incalzando le istituzioni competenti fino a “imporre” al sindaco Chiamparino, in visita al nostro stand alla festa torinese del Partito Democratico, la visione di un video di denuncia delle drammatiche condizioni dei profughi. Possiamo dire che, se finalmente il problema è stato affrontato con pragmaticità e rispetto della dignità umana, il merito è in buona parte nostro e dei riflettori che abbiamo contribuito ad accendere, così come è un nostro merito averli accesi su un’analoga situazione in via Bologna. Quel che resta da fare è vigilare affinché siano messe in atto reali politiche di integrazione e cittadinanza (introduzione del gennaio 2010).



2009


5 luglio: la collina “bene“ di Torino in subbuglio all’annuncio del trasferimento pro tempore di 200 rifugiati politici del Darfur nella caserma di via Asti. Boni e Massano: “Il rifiuto aprioristico del trasferimento temporaneo di un gruppo di profughi nella caserma di via Asti, è segnale di una cultura ricca di pregiudizi ed intolleranza nei confronti dello straniero che favorisce demagogiche generalizzazioni e facili strumentalizzazioni politiche. Questi, però, sono anche i frutti delle miopi politiche comunali, che sempre più spesso calano le decisioni dall’alto e si dimostrano incapaci di farsi carico organicamente del fenomeno dell’immigrazione e di preparare responsabilmente interventi.

17 luglio: dopo avere constatato, durante una visita, le gravi carenze igienico sanitarie dell’edifico che ospita i profughi somali, Boni e Massano dichiarano: “Chiediamo che nelle imminenti visite di controllo i tecnici dell'ASL non si limitino a censire le situazioni sanitarie dei profughi per valutarne la compatibilità con il trasferimento in via Asti, ma che venga immediatamente effettuata una segnalazione ai servizi competenti ed una tempestiva presa in carico sanitaria delle persone (in particolare se minori)”.

18 luglio: l’Associazione radicale Adelaide Aglietta lancia una lettera-appello rivolta al Sindaco e agli Assessori competenti per chiedere una svolta nella gestione dell’accoglienza, “per non vedere in futuro situazioni di degrado disumano come le attuali”. Vengono raccolte firme durante la festa di San Salvario.

29 luglio: conferenza sulle proposte radicali in merito allo scottante tema dei rifugiati politici a Torino.

21 agosto: Massano e Boni: “Occorre ripensare le modalità di trasferimento posticipando l'ordinanza di sgombero della Clinica San Paolo a fine settembre, avviando al contempo il graduale trasferimento dei rifugiati in via Asti”. Massano e Boni chiedono anche l’istituzione di un Garante dei diritti dei rifugiati politici che permetta una presa in carico complessiva della situazione dei rifugiati politici a Torino “per evitare che tra sei mesi (la durata della permanenza in via Asti) ci si trovi nuovamente ad affrontare gli stessi problemi”.

30 agosto: la festa provinciale torinese di Sinistra e Libertà ospita un dibattito sui temi dell’immigrazione e dei rifugiati promosso dall’Associazione Aglietta.

1 settembre: allo stand Aglietta alla festa del PD viene proposto “Look back” (videoclip documentativo sulla situazione dei rifugiati nella Ex-clinica San Paolo) prodotto dall’Associazione Officine Oz e dal regista Marco Iozzo . Massano e Boni: “Chiederemo al Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, di visionare insieme a noi i 5 minuti del videoclip. Tutti devono fare la propria parte: il Governo fino ad ora totalmente latitante, al quale abbiamo rivolto una interrogazione parlamentare firmata dalla deputata radicale eletta nel PD, Rita Bernardini; la Regione Piemonte, la Provincia di Torino e il Comune in particolare, al quale chiediamo con una petizione già sottoscritta da centinaia di cittadini di farsi carico, per le proprie responsabilità , del problema”.

4 settembre: soddisfazione di Igor Boni e Domenico Massano dopo la visita allo stand Aglietta alla festa PD di Sergio Chiamparino che ha visionato il documentario “Look back” e che visiterà i locali di via Asti per verificare lo stato dei lavori: “Finalmente pare che, grazie alla discesa in campo del Sindaco Chiamparino, si inizi ad affrontare la questione rifugiati politici con la necessaria pragmaticità e con l’obiettivo primario del rispetto della dignità delle persone, dei più elementari diritti umani e delle convenzioni internazionali. Centinaia di cittadini torinesi hanno sottoscritto in poche ore la nostra petizione rivolta al Comune presso lo stand dei radicali allestito alla festa di Parco Ruffini”.

10 settembre: “Non si trasformi una questione umanitaria in una questione di ordine pubblico”, questo il senso della conferenza stampa cui partecipano Igor Boni, Bruno Mellano, Domenico Massano, Diego Castagno e Marco Iozzo.

8 dicembre: Igor Boni, Domenico Massano, Bruno Mellano e Silvja Manzi visitano l’ex-caserma dei Vigili di via Bologna dove vivono accampati al freddo 100 rifugiati etiopi, eritrei e del Darfur.

9 dicembre: Igor Boni visita l’ex caserma di via Asti e constata una situazione tranquilla nonostante il sovraffollamento: “ora occorre prevedere strade di integrazione e di sostentamento per coloro i quali alla fine del tempo previsto non avranno un luogo dove andare e un lavoro in grado di mantenerli.”. In precedenza, durante una festa organizzata dalla Circoscrizione in via Asti, Igor Boni aveva chiesto pubblicamente conto delle prospettive dei rifugiati all’Assessore Borgione e alla rappresentante della Prefettura, ottenendo risposte evasive.

17 dicembre: conferenza stampa di Domenico Massano, Igor Boni e Nathalie Pisano per presentare la “letterina di Natale” rivolta alle istituzioni relativamente alla situazione dei rifugiati politici a Torino ed in particolare di quelli che vivono nella caserma occupata di via Bologna.

30 dicembre: dopo oltre due anni, in seguito all’intervento dei Radicali con la visita dell’8 dicembre alla struttura occupata di via Bologna e la “letterina di Natale” inviata alle istituzioni per chiedere – tra l’altro – che venisse consentito a questi cittadini di riscaldarsi, il Comune di Torino provvede a ristrutturare la vecchia caldaia. Per Igor Boni e Domenico Massano si tratta di un buon auspicio per il 2010, una vittoria di tutti, non solo radicale.



2010

25 marzo: Igor Boni e Domenico Massano sollecitano le Istituzioni a “dare una risposta su cosa accadrà quando le centinaia di rifugiati politici di via Asti dovranno lasciare la struttura dove attualmente vivono. La proroga di un mese ottenuta pochi giorni fa rimanda la palla avanti ma non risolve affatto la situazione”.

8 giugno: in seguito al deteriorarsi della situazione in via Asti e in assenza di riposte sulle prospettive dei rifugiati di via Asti, i militanti dell’Associazione Aglietta iniziano uno sciopero della fame a staffetta per chiedere assunzione di responsabilità e rispetto dei diritti da parte delle istituzioni.


Torino, 7 giugno 2010

SITUAZIONE RIFUGIATI A TORINO/RADICALI: DA DOMANI SCIOPERO DELLA FAME A STAFFETTA PER CHIEDERE ASSUNZIONI DI RESPONSABILITA’ E RISPETTO DEI DIRITTI

Pisano e Boni: “Chiediamo a Cota un incontro urgente e al Comune di Torino come - e se - sono stati spesi i milioni di euro promessi dal Governo”

 

Da domani militanti e dirigenti radicali piemontesi inizieranno uno sciopero della fame a staffetta e ad oltranza, per chiedere il rispetto del diritto di asilo e per sollecitare Governo, Prefettura, Regione e Comuni ad una concreta e tangibile assunzione di responsabilità .

Cominceranno la staffetta Felicita Torrielli (Socia fondatrice dell’Associazione Soomaaliya), Nathalie Pisano (Segretaria Associazione radicale Adelaide Aglietta) e Igor Boni (esponente dei radicali torinesi).

 

Dichiarazione di Igor Boni e Nathalie Pisano

“Quella che inizieremo domani è un’azione nonviolenta pienamente politica. La situazione dei rifugiati politici in Italia assume mese dopo mese contorni inaccettabili, nei quali il rispetto dei diritti umani, delle leggi e delle convenzioni internazionali è ormai la questione centrale da affrontare. Le recenti vicende torinesi, che peraltro stiamo seguendo e denunciando da oltre un anno, dimostrano che manca la volontà di intervenire e di risolvere i problemi. Per questo crediamo necessario un maggior coinvolgimento della Regione e chiediamo al Presidente Cota un incontro urgente per mettere sul tavolo le nostre analisi e le nostre proposte volte a creare un maggior coordinamento regionale che non faccia gravare tutto sulla città di Torino. Per questo vorremmo avere notizia dei primi 2 milioni di euro (di 6 previsti in tre anni come riportato da notizie giornalistiche) derivanti dall’accordo siglato tra Comune di Torino e Ministero dell’Interno per la realizzazione di interventi di assistenza, accoglienza e integrazione in favore di richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale. Per questo chiediamo alla Prefettura che finalmente venga fatta chiarezza su cosa accadrà ai rifugiati di via Asti (teoricamente buttati fuori dalla caserma a fine mese), a quelli letteralmente dimenticati di via Bologna e agli altri che vivono in condizioni non accettabili sul territorio piemontese. Dato che parliamo di qualche centinaio di persone in tutta la regione non siamo disposti a credere si tratti di un problema irrisolvibile. Come sempre siamo disponibili al confronto e al lavoro comune con chiunque abbia a cuore il rispetto della legge.”

 

 

 


Torino, 5 giugno 2010

FIRME FALSE ELEZIONI REGIONALI/RADICALI: IL CASO GIOVINE DIMOSTRA CHE BATTERSI PER LA LEGALITA ’ NON E’ SOLO GIUSTO MA CONVIENE. INVECE, OLTRE IL DANNO ANCHE LA BEFFA : NEL 2007 GIOVINE A RAPPRESENTO’ IL PIEMONTE ALLA “FESTA DELLA LEGALITA’” DI DON CIOTTI, IN CALABRIA!

 

Alla notizia che il consigliere regionale Michele Giovine (37 anni, leader dei “Pensionati per Cota”) è indagato per firme false dalla Procura della Repubblica di Torino, Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani) ha dichiarato:

 

Cinque anni fa Giovine era indagato dalla Procura per aver raccolto fra l’80 e il 90% di firme false per presentarsi alle elezioni regionali, allora come Lista Consumatori, sempre nello schieramento del centro-destra. Giovine aveva calcolato tutto: sapeva che, grazie a una leggina di Berlusconi del 2004, il reato di firme false era stato depenalizzato e, perciò, rischiava solo una multa che, alla fine, tirando per le lunghe il processo, non pagò neppure. Nessuno dei candidati o delle liste di allora (i radicali non si erano presentati ma denunciarono da subito il “caso Giovine”) fece ricorso al TAR contro Giovine e così questi divenne consigliere regionale e potè ricattare per cinque anni l’intero Consiglio con i suoi ostruzionismi, ottenendo in cambio di poter costituire un suo gruppo consiliare, con lauti finanziamenti annessi. Oltre il danno anche la beffa: il 20 e 21 marzo 2007, pochi giorni dopo la costituzione del suo gruppo, Michele Giovine andò in missione per conto del Consiglio Regionale alla festa “contro le mafie e per la legalità” dell’Associazione “Libera” di Don Ciotti”!

 

Se qualcuno si fosse battuto per la legalità allora, Giovine sarebbe stato destituito, non sarebbe stato arruolato nuovamente dal centro-destra e non sarebbe stato determinante, con la sua “nuova” lista, per la vittoria di Cota; battersi per la legalità, alla resa dei conti, conviene, oltre ad essere giusto.

Intanto, la Corte Costituzionale (con sentenza n. 394 dell’8 novembre 2006) ha  dichiarato illegittima la legge del 2 marzo 2004 sui reati elettorali, nella parte in cui viene depenalizzata la falsità nelle sottoscrizione di firme per le liste elettorali. E’ per questo che ora Giovine rischia il carcere.

 

Se ha ancora un minimo di dignità, si dimetta.

 

 

 

 

 

http://www.associazioneaglietta. it/ghiglia- cota.html

 

http://forum. radicali. it/content/el-regionali-e-legalitaazioni-popolari-ovunque-possibile?page=1

 


Torino, 4 giugno 2010

INCOMPATIBILITA’ /PIEMONTE/ RADICALI HANNO PRESENTATO RICORSI (AZIONI POPOLARI) CONTRO ROBERTO COTA E GIANLUCA BUONANNO: DA TORINO, AZIONI POPOLARI IN TUTTA ITALIA!

 

Nel corso di una conferenza stampa tenutasi questa mattina a Torino, esponenti dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta e di Radicali Italiani (Nathalie Pisano, Giulio Manfredi, Silvio Viale, Salvatore Grizzanti e gli avvocati radicali Alberto Ventrini e Antonio Polito) hanno illustrato i contenuti delle due “azioni popolari” (ricorsi di cittadini elettori al Tribunale Ordinario di Torino) per far decadere dalle loro cariche in Consiglio Regionale i leghisti Roberto Cota e Gianluca Buonanno.

 

Gli artt. 4 e 6 della Legge n. 154/1981 così recitano:

“Le cariche di membro di una delle due Camere ... di presidente e di assessore di giunta provinciale, di sindaco e di assessore dei comuni compresi nel territorio della regione, sono incompatibili con la carica di consigliere regionale ....le cause di incompatibilità , sia che esistano al momento della elezione sia che sopravvengano ad essa, importano la decadenza dalle cariche di cui al comma precedente ... La cessazione dalle funzioni deve aver luogo entro dieci giorni dalla data in cui è venuta a concretizzarsi la causa di ineleggibilità o di incompatibilità.” (il primo Consiglio Regionale del Piemonte si è tenuto il 3 maggio 2010).

 

Roberto Cota è incompatibile essendo sia capogruppo della Lega Nord alla Camera sia Presidente della Regione Piemonte.

Gianluca Buonanno è doppiamente incompatibile: deputato Lega Nord, consigliere regionale e sindaco di Varallo Sesia (VC).

 

Da quando verrà loro notificato il ricorso, Cota e Buonanno avranno dieci giorni di tempo per formulare osservazioni o per eliminare le cause di incompatibilità (art. 7, commi 4 e 5, L . 154/1981).

 

Giulio Manfredi e Nathalie Pisano hanno così concluso la conferenza stampa:

 

“Rileviamo che, in base ai dati desumibili dal sito del Consiglio Regionale, anche i consiglieri regionali Michele Marinello (Lega Nord, sindaco di Domodossola) , Massimiliano Motta (PDL, assessore comunale di Castiglione Torinese) e Claudio Sacchetto (Lega Nord, assessore alla Provincia di Cuneo) si trovano in situazione di incompatibilità . Ci riserviamo nei loro confronti di presentare nei prossimi giorni analoghe azioni popolari.

 

Negli anni passati abbiamo spesso ripetuto con Silvio Viale: “RU486, da Torino in tutta Italia!”. Oggi diciamo: “Azioni popolari, da Torino in tutta Italia!”. Esistono sicuramente nelle altre regioni situazioni di incompatibilità simili a quelle da noi rilevate in Piemonte. Ci appelliamo ai radicali delle altre regioni, ma anche a tutti i cittadini, perchè, come fu fatto nel 2005, utilizzino il nostro know how politico-giuridico per promuovere azioni popolari nei loro territori.”.

 

 


Torino-Novara, 03 giugno 2010

INCOMPATIBILITA’ IN CONSIGLIO REGIONALE:

COTA, BUONANNO E ALTRI SONO FUORI-LEGGE? AZIONI POPOLARI!

TORINO/NOVARA: DOMANI  CONFERENZA STAMPA RADICALE.

 

 

Torino:

La conferenza stampa si terrà domani, venerdì 4 giugno, a mezzogiorno presso la sede dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta (Torino, via Botero n. 11/f).

 

Interverranno:

 

-         Nathalie Pisano (segretaria Associazione Aglietta)

-         Salvatore Grizzanti (tesoriere Associazione Aglietta)

-         Silvio Viale (presidente Associazione Aglietta)

-         Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani)

-         Antonio Polito e Alberto Ventrini (avvocati radicali, curatori delle azioni popolari contro Roberto Cota e Gianluca Buonanno)

 

Novara:

La conferenza stampa si terrà domani, venerdì 4 giugno, alle ore 17:00, a Novara, presso il CaffèRossanigo, via Rosselli n. 1.

 

Interverranno:

 

-         Nathalie Pisano (segretaria Associazione Aglietta)

-         Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani)

-         Antonio Polito (avvocato radicale, curatore con l’avv. Alberto Ventrini delle azioni popolari contro Roberto Cota e Gianluca Buonanno)

 


Torino, 2 giugno 2010

ADOZIONI/CASSAZIONE – VIALE, UNA BELLA FAVOLA, MA LE FAVOLE NON BASTANO.

 

“La sentenza della Cassazione, a sezioni riunite, sul colore della pelle dei genitori e dei figli per le adozioni e una bella favola, ma a volte bisogna avere il coraggio di dire che le favole non bastano.”

Questa la dichiarazione di Silvio Viale, ginecologo e presidente dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, a commento della sentenza della Cassazione.

Silvio Viale ha così proseguito:

“La sentenza implica una sorta di diritto assoluto alla parità nell’adozione che per essere garantito deve prevedere un’assegnazione casuale dei figli adottabili senza piste preferenziali verso i bambini di questa o quella nazione. Altrimenti il principio diventa discriminatorio per alcuni e non per altri, che non vengono messi alla prova. Se applicato il principio implica una lotteria antirazzista e  rischia di bloccare le liste di adozione in attesa che una coppia idonea accetti di adottare chi ha bloccato la lista.”

“Dire che non verranno dati bambini a coppie razziste è un’immagine certamente rassicurante a prima vista, ma siamo cosi certi che una coppia che non vuole figli di diverso colore sia davvero razzista? Siamo sicuri che la nostra sia una società così “multi-razialmente” evoluta per cui si debba imporre a una coppia di genitori neri, quelli con i tratti somatici meno europei, un bimbo slavo, indipendentemente dai loro desideri, e che questo corrisponda agli interessi del bimbo slavo? Il razzismo è qualcosa che deve essere valutato e respinto nel caso specifico, ma non può essere a sua volta una discriminazione connessa alle aspirazioni naturali di ognuno.”

“C’é da chiedersi, qualora diventasse nuovamente legale la donazione di gameti in Italia (cosa che auspico), se per questa sentenza della Cassazione bisognerebbe assegnare casualmente ovuli e spermatozoi senza tenere conto dell’etnia e del colore della pelle? Se si debba avere un pool di gameti con le etnie equamente rappresentate per un sorteggio anti-razzista? In altre parole, se la condizione per la donazione dei gameti obblighi a dovere accettare che il figlio, frutto della donazione dei gameti, possa essere di altro colore dei genitori, come per le adozioni?

“C’è da chiedersi, inoltre, se nella scelta di un coniuge della stessa etnia vi sia un contenuto psicologico di razzismo in più rispetto ad una scelta di matrimonio misto?”

“Se è vero quanto riportato dai quotidiani, il rischio è che la Cassazione si sia fatta trascinare in una affermazione ideologica astratta, senza tenere conto delle aspirazioni naturali delle persone. Mi auguro che siano sbagliati i titoli e i resoconti degli articoli dei quotidiani.”





Roma, Torino, 1° giugno 2010

TELEKOM SERBIA/PROCESSO CONTRO RADICALE MANFREDI. DI STEFANO IRREPERIBILE, FORSE IN SPAGNA. GIUDICE RICHIEDE INTERVENTO INTERPOL. SENTITO COME TESTIMONE IL WEBMASTER DEL NRPTT, MIHAI ROMANCIUC.

 

 

Domani, lunedì 31 maggio, alle ore 11:00 (circa), presso il Tribunale di Roma (Piazzale Clodio, Aula 9), si terrà la sesta udienza del processo per diffamazione intentato dall’avv. anglo-molisano Giovanni Di Stefano (già amico e socio d’affari del criminale di guerra serbo “Comandante Arkan”, già membro dei  collegi di difesa di Slobodan Milosevic e di Saddam Hussein) nei confronti dell’esponente radicale Giulio Manfredi (autore del libro “Telekom Serbia – Presidente Ciampi, nulla da dichiarare?” – edizioni Stampa Alternativa/ Nuovi Equilibri, 2003).

 

Nell’udienza precedente, lo scorso febbraio, il giudice, Dr.ssa Roberta Di Gioia, aveva stabilito che il Di Stefano dovrà essere accompagnato coattivamente dai carabinieri, non essendosi presentato alle varie udienze (ed essendo già stato multato per tali assenze ingiustificate) .

 

Sarà sicuramente presente all’udienza Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani), come sempre assistito dall’Avv. Giuseppe Rossodivita (Direzione Radicali Italiani e consigliere regionale nel Lazio della Lista Bonino-Pannella) .

Nel corso dell’udienza precedente era stato sentito un commissario della polizia postale di Campobasso che relazionò sull’oggetto della supposta diffamazione, un comunicato stampa di Giulio Manfredi, Benedetto Della Vedova e Gianfranco Dell’Alba (questi ultimi due erano allora europarlamentari radicali) del 15 settembre 2003 – pubblicato nel libro di Manfredi – in cui si riportava testualmente uno stralcio del libro “Falcone Borsellino Mistero di Stato” (Edizioni della Battaglia, Palermo, 2002), che faceva a sua volta riferimento al provvedimento dei magistrati di Palermo cosiddetto “Sistemi criminali” (proc. Pen. N. 2566/98 R. G. N. R.).

Tale provvedimento contiene il riassunto delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Pasquale Nucera (uno dei pochissimi “collaboratori” della ‘ndrangheta):

 “… Anche il collaboratore Pasquale Nucera ha riferito di un “piano politico-criminale” elaborato dalla criminalità organizzata nel 1991. In particolare, ha dichiarato che il 28 settembre 1991, in occasione della riunione annuale della ‘ndrangheta che si tiene presso il santuario di Polsi, cui egli partecipò quale rappresentante della famiglia Iamonte, avevano partecipato, oltre ai vari capi della ‘ndrangheta, anche alcuni rappresentanti di famiglie napoletane, esponenti mafiosi calabresi provenienti da  varie parti del mondo (Canada, Australia, Francia), tale Rocco Zito, in rappresentanza di “cosa nostra” americana e un personaggio di Milano, definito come “un colletto bianco” legato alla mafia siciliana e calabrese. Quest’ultimo, in particolare, dopo aver affermato che in Italia ci sarebbero stati degli “sconvolgimenti” (non meglio specificati) , aveva rappresentato la necessità di una “pacificazione” fra le cosche calabresi, perché i siciliani delle famiglie americane ci tenevano molto per poter meglio realizzare un progetto politico, consistente nella costituzione di un movimento politico di “cosa nostra” definito “partito degli amici” …” (pag. 63 e 64 “Sistemi criminali”).

In un interrogatorio del 23 agosto 1996 al P. M. di Palermo il Nucera individuava il “colletto bianco” nella persona di Giovanni Di Stefano (pag. 65, 69, 70 e 71 “Sistemi criminali”).

 

 

Manfredi ha nuovamente diffuso le 15 domande rimaste senza risposta dell’affaire Telekom Serbia.

La prima riguarda l’on. Italo Bocchino (PDL), che ancora una volta, nella trasmissione televisiva “Annozero” di giovedì scorso, ha ribadito l’esigenza di rendere la politica “una casa di vetro”:

 

1) Per quale destino cinico e baro una parte dei proventi dell’intermediazione riguardante l’affaire Telekom Serbia finirono nella disponibilità dell’on. Italo Bocchino, all’epoca dei fatti deputato di Alleanza Nazionale, membro della commissione parlamentare d’inchiesta sull’affaire e accusatore implacabile di Prodi e compagni (tranne Ciampi)?

Dall’ordinanza di archiviazione del Tribunale di Torino (9 maggio 2005, pag. 30): “…Ciò che costituisce una singolare emergenza messa in luce dalle indagini riguarda la destinazione di una parte delle risorse di Vitali (Gianfrancesco Vitali, uno dei due “facilitatori” dell’affaire, ndr), a loro volta, come è stato reiteratamente chiarito, provenienti dall’affare Telekom Serbia. In effetti, Bassini (Loris Bassini, titolare di una società finanziaria di San Marino, la Fin Broker S.A., a cui il Vitali aveva affidato la gestione di 22 miliardi di lire, fra cui i compensi percepiti per l’affaire Telekom Serbia, ndr) erogò, nel corso del 2001, 1,8 miliardi di lire ad una società, Goodtime Sas, di cui socia accomandataria era Gabriella Buontempo, moglie dell’on. Italo Bocchino, successivamente componente della commissione d’inchiesta Telekom Serbia; e 2,4 miliardi di lire alla società Edizioni di Roma, di cui socio e Presidente del Consiglio di Amministrazione era lo stesso on. Bocchino…”.

Nel giugno 2007, il tribunale di San Marino condannò Loris Bassini a restituire a  Gianfrancesco Vitali i soldi ricevuti. Una domanda sorge spontanea: l’on. Bocchino e sua moglie hanno restituito a loro volta a Loris Bassini la somma ricevuta in prestito?

Leggendo il “Fatto Quotidiano” dell’11 marzo scorso (“Telekom Serbia e quell’assegno alla moglie di Bocchino”,di Marco Lillo), parrebbe di no: “... L’ufficiale giudiziario il 5 novembre scorso ha bussato alla porta dell’appartamento intestato a Bocchino, in Corso Vittorio, a Roma, per tentare un pignoramento presso terzi. L’appartamento appartiene al deputato ma la moglie ne è usufruttuaria e proprio contro di lei Bassini ha messo in moto la giustizia. Il finanziere vanta un credito di 800 mila euro verso la società di produzione Goodtime Sas di Gabriella Buontempo ...”.

On. Bocchino, facciamo finalmente chiarezza?

 

2) Perché il governo Prodi non rispose all’interrogazione parlamentare (4-06641 del 25 giugno 1997, presentata dall’unico parlamentare radicale dell’epoca, il senatore Piero Milio) che, appena quindici giorni dopo la conclusione dell’affaire, chiedeva spiegazioni su un’operazione economica che aveva rafforzato il regime di Milosevic? L’8 luglio 1997, l’allora Ministro per gli Affari Regionali, Giorgio Bogi, trasmise per competenza la suddetta interrogazione all’allora ministro del Tesoro (Carlo Azeglio Ciampi), che deteneva il 61% delle azioni di Telecom Italia; anche il ministro delle Poste e Telecomunicazioni, Antonio Maccanico, ricevette la suddetta interrogazione.

Né Ciampi né Maccanico risposero, né allora né dopo.

 

3) Perché le prime trattative con il governo serbo furono intraprese a partire dal novembre 1994, mentre era vigente un embargo ONU nei confronti del regime serbo (sospeso solamente nel novembre 1995 e revocato un anno dopo) che vietava qualsiasi rapporto economico con Milosevic?

 

4) A tal proposito, cosa ci faceva a Torino, il 28 novembre 1994, una delegazione d’affari serba di altissimo livello? Dopo aver incontrato i vertici della FIAT – come risulta da documenti trasmessi dai radicali alla Procura della Repubblica di Torino e alla Commissione parlamentare d’inchiesta su Telekom Serbia – i serbi incontrarono anche i vertici di Telecom Italia (la cui sede legale era allora a Torino) per gettare le basi dell’affaire Telekom Serbia?

 

5) Perché chi, in primis Romano Prodi, sostiene che il governo Prodi aveva disciplinato secondo un principio di “non intervento” i rapporti fra il Ministero del Tesoro e le società da esso controllate non  ha mai esibito un decreto ministeriale, una circolare, un atto di indirizzo che accrediti questa obiettiva “rivoluzione” nei rapporti fra il Tesoro e le società partecipate?

 

6) A tal proposito e a fortiori, è vero o no che nel 1997 era ormai in vigore da tre anni la legge 30 luglio 1994, n. 474 sulle privatizzazioni, che riconosce un potere speciale del Governo perfino sulle società ex statali e poi privatizzate (è il caso della Stet), riservando al ministero del Tesoro un’azione d’oro (golden share), cioè un potere di intervento, condizionamento e perfino veto su alcune decisioni, del tutto indipendente dalla quota azionaria detenuta dallo Stato?

 

7) Il Romano Prodi che assiste impassibile al closing dell’affaire Telekom Serbia (9-10 giugno 1997) è lo stesso signore che il 18 gennaio 1997 trasmette alla Presidenza della Camera la relazione semestrale del governo “Sulla politica informativa e della sicurezza” in cui si parla della “grave crisi politica innescatasi a Belgrado”, delle “imponenti manifestazioni di protesta dopo l’annullamento delle elezioni amministrative” e si prevede che “l’aspirazione popolare alla completa democratizzazione del Paese non sia reprimibile a lungo, anche se la dirigenza di Belgrado non sembra disposta a cedere il potere. Ne potrebbe derivare un prolungato periodo d’instabilità politica …” ?

 

8) Il Romano Prodi di cui sopra è sempre lo stesso signore che il 1° agosto 1997, ovvero cinquanta giorni dopo la conclusione dell’affaire, trasmette alla Presidenza della Camera la relazione semestrale in cui è scritto, fra l’altro, che “in Serbia diviene più aspro il confronto tra il governo e l’opposizione, in vista delle elezioni repubblicane che si terranno entro fine anno” e si denuncia anche “la precarietà della situazione in Kosovo” ?

 

9) Come si concilia l’affermazione di Piero Fassino (trasmissione “L’alieno”, Italia Uno, 3/12/03), all’epoca dei  fatti sottosegretario agli Esteri con delega ai Balcani, secondo il quale l’affaire Telekom Serbia fu “una trattativa fra due aziende …(per cui) …non vi era nessuna ragione per cui un sottosegretario agli Esteri se ne occupasse” con quanto scritto dai Pubblici Ministeri torinesi nell’ordinanza di archiviazione dell’inchiesta su Telekom Serbia (9/05/05): “…Si è così accertato in primo luogo che l’intero prezzo pagato per Telekom Serbia giunse nella disponibilità del Governo serbo …Il risultato di questa parte dell’indagine spiega anche il motivo per il quale l’opposizione interna a Milosevic era contraria alla vendita di Telekom Serbia; e conferma altresì le dichiarazioni dell’Ambasciatore Bascone (che aveva portato a conoscenza del Ministro degli esteri Dini e del sottosegretario Fassino l’esistenza dell’affare e la contrarietà ad esso di ambienti politici serbi avversi a Milosevic). E’ infatti evidente che la disponibilità di cospicue risorse economiche da parte di quest’ultimo e l’utilizzazione di esse per scopi sociali e di sostegno all’economia si risolveva in un rafforzamento della sua posizione e in una probabile vittoria nelle elezioni che si sarebbero tenute di lì a poco, cosa che infatti poi avvenne …”?

 

10) Riassumendo, on. Fassino, una delle due aziende da Lei evocate (Telecom Italia) era controllata per il 61% dal Ministero del Tesoro della Repubblica Italiana; l’altra, Telekom Serbia, era stata creata ad hoc da Milosevic una settimana prima della conclusione dell’affaire per incamerare i soldi dei cittadini italiani e greci (rispettivamente 456 e 328 milioni di euro); aver rafforzato Milosevic proprio nel momento in cui il suo regime era traballante, avergli permesso di assicurarsi il consenso sociale per vincere le elezioni, non era una ragione sufficiente affinché il sottosegretario Fassino, debitamente informato dal suo ambasciatore a Belgrado, se ne occupasse ed impedisse il vergognoso affaire?

 

11) Accantonando per un attimo le considerazioni politiche, come si può definire se non disastroso un investimento che termina nel dicembre 2002, quando il nuovo proprietario di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera, rivende al sopraggiunto governo democratico serbo la partecipazione in Telekom Serbia per 195 milioni di euro (pari a 378 miliardi di lire, pagabili in comode rate fino al luglio 2008) contro gli 878  miliardi di lire consegnati sull’unghia a Milosevic?

 

12) Non era prevedibile un simile esito partendo dal presupposto che – come accertato sia dalla Procura di Torino sia dalla commissione parlamentare d’inchiesta  – la “due diligence”, l’analisi economico-finanziar ia dell’azienda Telekom Serbia, fu effettuata dagli uomini di Telecom Italia sulla base di informazioni e documenti forniti dai serbi e non verificati sul campo?

 

13) Non era addirittura previsto un simile esito se Tomaso Tommasi di Vignano, all’epoca amministratore delegato di Telecom Italia, spedì a Belgrado già il 24 giugno 1997 il Dr. Giovanni Garau, conosciuto in Telecom come “il bandito”, l’uomo duro, coraggioso, da impiegare nelle situazioni più difficili? Garau, prima dell’avventura serba, era direttore regionale Telecom in Campania e Basilicata; gestiva due milioni di abbonati con 5.000 dipendenti; in veste di vicedirettore generale di Telekom Serbia, si trovò a gestire lo stesso bacino d’utenza … ma avvalendosi di ben 13.500 dipendenti, non licenziabili per almeno cinque anni!

 

14) E’ normale che un grande gruppo come Telecom Italia paghi ben 30 milioni di marchi per spese di consulenza ad una sconosciuta società macedone, la Mak Environment , che ha per oggetto sociale principale la produzione di mangimi per animali e non ha comunque come mission l’attività di intermediazione? E ciò sulla base di un accordo siglato a ridosso del closing dell’affaire, il 5 giugno 1997, per consulenze svolte nei precedenti 16 mesi, come stigmatizzato dal Collegio sindacale di Telecom Italia nella sua “Memoria sull’acquisizione di Telekom Serbia” (12 giugno 2001) con queste parole inequivocabili: “…il conferimento dell’incarico dopo che lo stesso è stato svolto per lungo tempo non rispecchia le procedure in essere presso il Gruppo all’epoca dei fatti esaminati …”?E’ normale che il compratore (Telecom Italia) versi 17 miliardi e mezzo di lire ai consulenti finanziari e legali dei serbi? Di solito, ognuno paga i propri consulenti; semmai, è chi incassa i soldi (nel caso in specie, Milosevic) che dovrebbe pagare gli avvocati del compratore.

15) Perché né la commissione parlamentare d’inchiesta su Telekom Serbia né la Procura della Repubblica di Torino sono riuscite ad audire sulla vicenda il signor Mihalj Kertes, all’epoca dei fatti capo delle dogane serbe e “eminenza grigia” dei fondi neri di Milosevic, come si evince dal cosiddetto “Rapporto Torkildsen” (dal nome dell’analista finanziario norvegese che lo predispose nel 2002 per conto del Tribunale Penale Internazionale sull’ex-Jugoslavia) ? I radicali consegnarono il “Rapporto Torkildsen” sia alla Procura della Repubblica di Torino sia alla Commissione parlamentare d’inchiesta, chiedendo ad entrambe di sentire il signor Kertes, cosa che non sarebbe stata impossibile visto che il suddetto, come si evince dal Rapporto, rese esaustiva e volontaria testimonianza sulle sue attività agli ispettori del Tribunale dell’Aja.

 

 













 
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