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Silvio
Viale, dirigente radicale e ginecolo all'Ospedale S.Anna di Torino,
replica a Luca Volontè e a quanti si uniranno a lui
nello strumentalizzare l'errore avvenuto all'Osopedale S.Paolo di Milano: |
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| Silvio Viale, segretario dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta e membro del comitato Nazionale di Radicali Italiani, replica a Carlo Casini.Silvio Viale ha dichiarato. “Che l’aborto sia un diritto a tutela della donna è dimostrato dalla storia degli ultimi quarantenni. Ove l’aborto è diventato legale la mortalità e la morbilità per aborto sono quasi scomparse, mentre persistono nei paesi che costringono le donne alle pratiche clandestine. Negare l’aborto in caso di stupro è senz’altro odioso e stucchevole, perché l’aborto in molti casi diventa una benedizione. Nessuno di noi vuole obbligare alcuna donna ad abortire, ma lasciare che sia lei a decidere quale possa essere il modo migliore per superare la ferita dello stupro. Casini, invece, vuole imporre l’obbligo della gravidanza e del parto come unica terapia. Ancora una volta si tratta di schierarsi con la donna, con chi è persona, per tutelare, prima di tutto, la sua persona e la sua salute. Non se ne dolga Casini, ma aborto e divorzio sono diritti umani, proprio perché tutelano anche chi, come lui, ritiene di non averne bisogno. Silvio Viale | ||
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Mellano e Boni: “occorre trovare il modo di concepire qualcosa di diverso dall’esistente”. Nella mattinata di sabato 18 agosto una delegazione radicale composta da Bruno Mellano (Deputato della Rosa nel Pugno) e Igor Boni (Presidente dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta) ha visitato il carcere minorile di Torino “Ferrante Aporti”. Durante la visita i due esponenti radicali si sono a lungo soffermati a dialogare con i minori detenuti, con il personale di servizio, con l’Ispettore Giovanni Camillo e con il Direttore Paolo Planta. Oggi erano presenti 29 detenuti e 10 detenute; a fine mattina stavano giungendo al carcere da Bologna 3 nuove detenute. Tra i detenuti solo uno è di origine italiana. Gli altri sono in prevalenza maghrebini (Marocchini, Algerini e Tunisini) ma vi sono anche rappresentanti del Senegal, del Gabon, Ecuador, Argentina, Romania, Albania. La quasi totalità delle ragazze appartiene all’etnia Rom. I reati per i quali la maggior parte dei ragazzi sono in stato di reclusione fanno riferimento al traffico di droga (maschi) e al furto (femmine). La permanenza media al Ferrante Aporti è di circa 45 giorni. Attualmente sono in forza 4 educatori professionali, 22 agenti maschi e 13 donne. Dal 1° gennaio sono previsti consistenti lavori di ristrutturazione. A livello nazionale, ad oggi, sono 418 i giovani detenuti nei 17 Istituti penali minorili; 372 maschi e 46 femmine appartenenti a 26 nazionalità diverse. 196 sono gli Italiani, 64 Rumeni, 53 Marocchini, 47 Serbi, 13 Croati. Per ciò che concerne lo stato giuridico 262 sono in attesa di giudizio, 73 appellanti, 60 definitivi, 19 ricorrenti e 4 da impostare. Dichiarazione di Bruno Mellano e Igor Boni: “La visita di oggi conferma il giudizio positivo sul Ferrante Aporti e sulle tante iniziative in atto ma conferma anche le enormi difficoltà di trasformare una struttura, che rischia di essere di mero contenimento, in un vero e proprio progetto educativo che consenta un’alternativa possibile a chi esce. Il nodo cruciale resta quello del lavoro. Appare necessario ed urgente riconsiderare l’impianto delle attività all’interno delle strutture minorili per poter davvero rendere produttive le risorse impiegate, con l’obiettivo di costruire reali prospettive di inserimento nella società. A Torino, come in tutta Italia, questi giovani rischiano di avere dinanzi a loro solo una lunga carriera delinquenziale, con una nutrita serie di vittime: occorre trovare il modo di interrompere questo percorso riuscendo a concepire qualcosa di diverso dall’esistente. Per esempio usando i soldi della Cassa delle ammende per concreti progetti di transizione tra il carcere e il reinserimento.” Mellano |
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Il deputato radicale della Rosa nel Pugno Bruno Mellano, accompagnato da Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani), ha varcato alle ore 15:00 i cancelli dell’Istituto penitenziario “Lorusso – Cotugno” di Torino per una visita ispettiva, durata due ore. Gli esponenti radicali sono stati accolti dalla vice-direttrice Di Rienzo e dal Comandante degli agenti di polizia penitenziaria Colella, che hanno illustrato la situazione esistente: 1207 detenuti presenti alla mezzanotte di ieri; da gennaio a maggio vi è stato un aumento costante (da 1.067 a 1.221. detenuti), che si è poi stabilizzato negli ultimi mesi grazie anche allo spostamento di reclusi nelle altre carceri del Piemonte. I detenuti presenti nell’istituto un anno fa, alla vigilia del provvedimento d’indulto, erano circa 1.400. Casi particolari: la presenza in istituto di nove bambini con madri detenute; 21 persone in regime di art. 21/semiliberi; una trentina i trattamenti metadonici in corso, di cui solo uno a mantenimento. Sono in atto lavori di ristrutturazione del “block-house” all’entrata dell’istituto, che consentiranno una migliore sistemazione degli agenti e una migliore accoglienza dei parenti dei detenuti. La presenza nell’ultimo anno di un minor numero di detenuti (vedi indulto) ha permesso il rifacimento dei tetti di alcuni padiglioni e di molte docce. Dal 1° agosto è operativa, almeno sulla carta, una circolare del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria relativa alle “regole di accoglienza”, per migliorare il primo impatto dei nuovi arrivati con il carcere; prescrive, tra l’altro, di assicurare loro una doccia, un pasto caldo, un’adeguata assistenza medica. Mellano e Manfredi hanno, infine, visitato alcuni reparti del carcere e parlato con alcuni detenuti, fra i quali il signor Salvatore Costa, accusato dalla Procura di Torino di aver ricattato alcuni sacerdoti. Mellano ha dichiarato: “Mi sono attenuto scrupolosamente a quanto consentito dalla legge penitenziaria; mi sono limitato, pertanto, a verificare le condizioni di salute del signor Costa e, avendo appreso che i suoi avvocati avevano rimesso il mandato, gli ho chiesto se fosse privo di assistenza legale; il signor Costa mi ha assicurato di avere già nominato altri avvocati." |
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Su “Panorama”, il cardinale Ersilio Tonini così risponde a chi gli chiede che cosa ne pensa del metodo antidroga di don Gelmini, da lui chiamato "Cristoterapia": “Cristo non è un farmaco. Questo sbaglio terminologico può far pensare che Cristo automaticamente ti liberi dai tuoi problemi. Che sia una cosa meccanica: abbi fede e non avrai più problemi. La Chiesa, in questo modo, si ridurrebbe a un'agenzia che somministra una cura. La Chiesa è popolo…”. Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani): “Un segno dell’enorme potere acquisito da Don Gelmini, nel nome della lotta alla droga, è il fatto che nessun esponente della Chiesa Cattolica aveva, prima del cardinale Tonini, osato contestargli l’uso strumentale del nome e della figura di Gesù Cristo – tecnicamente una vera e propria bestemmia - per sponsorizzare la sua comunità terapeutica. E dopo le chiare e nette parole di Tonini, nessun altro religioso si è fatto avanti … Il cardinale Tonini consiglia a Don Gelmini umiltà; mi permetto, da umile non credente, di associarmi al consiglio; alla messa di Ferragosto, ennesimo evento mediatico, Don Gelmini dovrebbe arrivare non più paludato con vesti che si addicono di più ad un vescovo o a un cardinale ma con l’abito più dimesso possibile; lettura evangelica consigliata: la parabola del fariseo e del pubblicano (Luca 18, 9-14), “chi si umilia sarà esaltato, chi si esalta sarà umiliato” |
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Torino,
10 agosto 2005
Nomine Direttori ASL. Radicali piemontesi: rilanciamo la proposta di Veltroni, ne presentammo una analoga nel 2002 Proposta di legge di iniziativa dei consiglieri radicali PALMA e MELLANO (30 gennaio 2002) |
Lo scorso 5 agosto, in una lunga lettera pubblicata su “Repubblica” ("Dalle Asl alla Rai lontani dalle poltrone per dare aria al Paese"), Walter Veltroni ha, fra l’altro, scritto: “Nel «suo» decalogo di maggio Pirani diceva cose importanti su due temi centrali: le Asl e la Rai. Rivendicava la necessità che si tenessero lontani due gangli fondamentali della vita nazionale dalla invadenza della politica. Concordo con lui. E vado oltre. Per fare il manager di una Asl occorrerà avere comprovate doti di conoscenza e esperienza manageriale di settore. E qualcuno dovrà certificarle. La sua idea di un concorso che formi una graduatoria e una rosa alla quale le Regioni possano attingere mi sembra giusta…”. Questa mattina, nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Torino nella sede dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, Bruno Mellano (deputato radicale Rosa nel Pugno), Silvio Viale (segretario Associazione Aglietta), Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) e Alessandro Frezzato (Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni) hanno ricordato come una proposta di legge (allegata) analoga a quella evocata da Veltroni fu presentata nel Consiglio Regionale del Piemonte, il 30 gennaio 2002, dai consiglieri radicali Palma e Mellano (v. il testo in fondo alla pagina). All'epoca era appena stato arrestato per concussione il direttore generale dell’ASO “Molinette” di Torino, Luigi Odasso. La PDL radicale prevede di affidare l’intera procedura di individuazione dei direttori generali delle ASL a società di “headhunters” (cacciatori di teste), scelte tramite bando di gara; alla giunta regionale resta solamente il potere di revoca dei direttori in caso di mancato conseguimento degli obiettivi aziendali. L’on. Bruno Mellano ha presentato nel gennaio scorso un’interpellanza (2/003178) al Ministro della Salute, Livia Turco, per chiedere di estendere il sistema di nomina per concorso dei direttori scientifici degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (Irccs) – introdotto dal Ministro dopo le polemiche sul “caso Cognetti” – anche ai direttori generali delle Aziende Sanitarie Regionali. L’interpellanza attende ancora risposta. Mellano e Viale chiederanno un incontro al nuovo Assessore alla Sanità
della Regione Piemonte, Eleonora Artesio, per conoscere la sua opinione
sulla questione; i direttori generali delle ASR piemontesi sono stati
appena nominati ma sono previsti a breve cambiamenti dovuti all’accorpamento
di varie ASL; sarebbe un bel banco di prova per sperimentare quanto
proposto dai radicali … e dal candidato alla guida del Partito
Democratico Valter Veltroni! ALLEGATO Proposta di legge di iniziativa dei consiglieri radicali PALMA
e MELLANO Norme in materia di selezione e nomina dei Direttori Generali
RELAZIONE Lo "scandalo" del sistema di corruzione nell'Azienda Ospedaliera più grande del Piemonte impone al legislatore regionale il dovere di definire norme tali da garantire e, dove necessario, ripristinare il rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione nella gestione delle aziende sanitarie. In questo quadro è innanzitutto necessario porre rimedio alla distorsioni di un sistema di selezione e di controllo dell'operato dei manager pubblici che mostra obiettivamente la corda e che si presta ad un uso spregiudicato e spartitorio. La presente proposta di legge stabilisce dunque di estendere al sistema di selezione dei manager pubblici il principio Generale della separazione fra compiti di indirizzo strategico e compiti di gestione, esternalizzando l'intera procedura di individuazione dei Direttori Generali delle aziende sanitarie (e in prospettiva: di tutti gli amministratori degli enti e delle aziende regionali) ad una o più società di headhunters, scelte tramite bando di gara. In questo modo, introducendo un doppio sistema di filtri- nella scelta della società di selezione e nell'individuazione dei Direttori- ed attenendosi nella sostanza a procedure di evidenza pubblica, si otterrebbe un duplice risultato: in primo luogo, si farebbe in modo che la selezione avvenisse sulla base di criteri magari discutibili, ma puramente tecnici. In secondo luogo, si attribuirebbe la responsabilità della scelta dei Direttori a selezionatori che non avrebbero alcun interesse né diretto né indiretto rispetto al loro operato. Alla Giunta, in questo caso, rimarrebbe il solo potere di revoca dei Direttori in caso di mancato conseguimento degli obiettivi aziendali. A tal fine la presente proposta di legge: · modifica (art. 1) due norme della legge regionale 23 marzo 1995, n. 39 (Criteri e disciplina delle nomine ed incarichi pubblici di competenza regionale e dei rapporti tra la Regione ed i soggetti nominati) per determinare un quadro di compatibilità normativa per un diverso sistema di selezione dei Direttori Generali delle ASR (che in prospettiva potrebbe essere esteso a tutti gli amministratori di enti, consorzi e aziende regionali); · modifica (art. 2) l'art.11 della Legge regionale 24 gennaio 1995, n. 10 (Ordinamento, organizzazione e funzionamento delle Aziende Sanitarie Regionali) introducendo meccanismi di tipo sostanzialmente concorsuale nel sistema di ricerca, selezione e nomina dei Direttori Generali delle ASR.
ARTICOLATO Art. 1 (Modificazioni all'art. 2 della Legge regionale 23 marzo 1995, n. 39). 1. Al comma 2 dell'art. 2 della legge 23 marzo 1995, n. 39, sono aggiunte le parole: "La Giunta provvede alla nomina e alla designazione direttamente ovvero secondo modalità diverse stabilite con legge regionale". 2. Al comma 3 dell'art. 2 della legge 23 marzo 1995, n. 39, le parole
" attribuite alla Giunta regionale o al suo Presidente" sono
sostituite dalle parole "a cui, in assenza di altre disposizioni
legislative relative alle modalità di ricerca e selezione, provveda
direttamente la Giunta o il suo Presidente". Art. 2 (Modificazioni dell'art.11 della Legge regionale 24 gennaio 1995, n. 10) 1. I commi 1, 2 e 3 dell'articolo 11 della Legge regionale 24 gennaio 1995, n. 10 sono sostituiti dai seguenti commi: "1.Alla nomina dei Direttori Generali delle aziende sanitarie
provvede la Giunta Regionale secondo i seguenti principi: a. bando di
un avviso pubblico di selezione per l'incarico di Direttore Generale
nelle Aziende Sanitarie, a cui possano rispondere quanti siano in possesso
dei requisiti di cui all’articolo 3 bis del Decreto legislativo
30 dicembre 1992, n. 502; b. pubblicazione a cura della Giunta Regionale,
sul Bollettino Ufficiale, dell'elenco dei soggetti che abbiano risposto
al bando e che siano in possesso dei requisiti formali di cui alla lettera
a); c. affidamento a una o più agenzie di headhunters –
scelte tramite bando di gara– delle procedure di selezione professionale
dei Direttori Generali nell'ambito dell'elenco di cui alla lettera b)
e dei connessi adempimenti amministrativi; 2. I criteri di selezione dei Direttori Generali delle ASO San Giovanni Battista di Torino, San Luigi di Orbassano e Maggiore della Carita' di Novara sono definiti d'intesa con il Rettore dell'Universita'. Il processo di selezione dei Direttori delle predette ASO è effettuato secondo le modalità stabilite al comma 1.". 3. Le modalità di attuazione della disciplina di selezione e nomina dei Direttori Generali delle ASR sono disciplinate da un apposito provvedimento della Giunta regionale. CARMELO PALMA |
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La conferenza stampa si terrà domani, venerdì 10 agosto, nella sede dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta (Torino, via Garibaldi n. 18), alle ore 12:15. Interverranno: - Bruno Mellano (deputato radicale della Rosa nel Pugno); - Silvio Viale (ginecologo all’ASO OIRM - S. Anna, segretario Associazione Aglietta); - Alessandro Frezzato (Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni); - Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) |
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Roma,
8 agosto 2007
Olimpiadi. Mellano: one world, one dream…free Tibet 2008! Nella giornata internazionale che ad un anno dall’inizio delle Olimpiadi di Pechino una serie di manifestazioni sono state promosse in tutta Europa, in Nepal, in Buthan, negli Stati Uniti e in India, dove sono in digiuno da oltre 30 giorni 14 tibetani. |
Dichiarazione di Bruno Mellano (deputato radicale della Rosa nel Pugno) e Rosanna Degiovanni (Responsabile campagna “una bandiera per il Tibet”): “La comunità tibetana italiana e altre 15 associazioni di supporto della causa tibetana, tra cui l’associazione radicale “Adelaide Aglietta”, hanno organizzato nella giornata di oggi, anche a Roma, due presidi di manifestazione. Questa mattina, davanti all’ambasciata della Repubblica popolare cinese attorno all’ex prigioniero politico, Palden Gyatso, una cinquantina di persone si sono raccolte intorno a lui con canti, gridando slogan e tenendo comizi con richieste molto precise al Governo centrale cinese, al Governo italiano e al Comitato Olimpico Internazionale (CIO). Questa sera è inoltre prevista una marcia con fiaccolata dal Colosseo a piazza Venezia con una torcia principale a ricordare che esattamente fra un anno si apriranno i giochi olimpici di Pechino che, per il regime cinese, rappresenteranno senza dubbio un riconoscimento internazionale della loro politica di grande espansione economica e di feroce repressione interna, delle minoranze e degli stessi cinesi. Noi continuiamo a domandarci e a domandare alle istituzioni democratiche europee in cosa concretamente consista il cosiddetto “dialogo critico” con i regimi dittatoriali. Abbiamo un anno di tempo per cercare di conquistare dai partner cinesi qualche significativo cambiamento rispetto alle libertà fondamentali senza necessariamente attendere i tempi lunghi di un cambiamento culturale frutto delle aperture al mercato. Intanto 14 tibetani stanno conducendo una drammatica iniziativa nonviolenta di sciopero della fame ad oltranza giunta ormai al trentesimo giorno. Mentre ieri, sulla grande muraglia cinese è stato aperto uno striscione che richiamava lo slogan delle prossime olimpiadi “One world, one dream” cui i manifestanti hanno aggiunto il loro e nostro sogno “Free Tibet 2008”: la sola esposizione di questo striscione da parte di sei attivisti occidentali ha avuto come effetto immediato loro arresto e, a tutt’ora, non si conosce il luogo dove sono stati portati.” |
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Silvio Viale, ginecologo e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, interviene sulle polemiche scatenate dalle trasmissione di RAI 3 sella fecondazione assistita. Silvio Viale ha dichiarato: "Che occorra rivedere la legge 40, intervenendo almeno sulle linee guida, è dimostarto dal fatto che vi è una diffusa solidarietà da parte di tutti gli operatori verso le coppie che vanno all'estero e che vengono poi assistite nel nostro paese, senza alcun pregiudizio. Infatti, le pazienti che si recano all'estero godono di un sostegno generalizzato da parte dei medici e degli operatori della sanità per tutta la durata della gravidanza fino al parto. Inoltre, non mi pare che i sostenitori delle legge 40 siano granchè inpegnati a scoraggiare le donne e le coppie dal rivolgersi all'estero. Il ministro Turco ha il dovere di prendere atto di questa reatà. Del resto la stragrande maggioranza di chi andò a votare al referendum si esprese contro la legge 40, mentre la stragrande maggioranza di chi non andò a votare è considerabile tra coloro che oggi solidarizzano con le coppie che vannoa all'estero. In verità, messuno può dirte che milioni di cittadini si siano espressi a favore della legge 40. Silvio Viale |
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In merito all’attuazione del D.L. 3 agosto 2007, n. 117 (Disposizioni urgenti modificative del codice della strada per incrementare i livelli di sicurezza nella circolazione), entrato in vigore sabato 4 agosto, Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) ha dichiarato: “L’entrata in vigore da un giorno all’altro di norme che comunque riguardano milioni di cittadini e che comunque comportano forti sanzioni sia penali sia amministrative lasciava già perplessi. Ora, dalle prime applicazioni sulla strada, emergono situazioni paradossali: a Torino un guidatore talmente ubriaco da non riuscire a soffiare la seconda volta nel palloncino non è incorso in alcuna sanzione poiché “l’accertamento tecnico non è completo”. Chi maggiormente sarebbe passibile di sanzioni rischia di essere premiato con l’impunità … e nel Paese dei Cachi molti guidatori si fingeranno talmente brilli da evitare la prova palloncino! E grazie alle nuove norme, anche chi si rifiuta semplicemente di sottoporsi alla prova etilometro o agli esami sulle sostanze stupefacenti limita fortemente i danni: è soggetto alla sanzione amministrativa (pagamento di una somma da 2.500 a 10.000 euro) più la sospensione della patente di guida da sei mesi a due anni e al fermo del veicolo per sei mesi (ma solo se l’auto è sua). Evita così, se ha assunto alcolici in misura consistente, l’ammenda da 1.500 e 6.000 euro e, soprattutto, l’arresto fino a sei mesi; se ha assunto sostanze stupefacenti, l’ammenda da 1.000 a 4.000 euro e l’arresto fino a tre mesi. E’ evidente che i cittadini più ricchi hanno più possibilità di farla franca. Infine, è utile ricordare come saranno sicuramente fonte di contestazioni e di ricorsi le disposizioni riguardanti gli autovelox (le loro modalità di impiego sono demandate a un decreto del Ministro dei trasporti ancora da fare) e l’obbligo dei gestori dei locali di esporre tabelle che (udite, udite) riproducano: “a) la descrizione dei sintomi correlati ai diversi livelli di concentrazione alcolemica nell’aria alveolare espirata; b) le quantità, espresse in centimetri cubici, delle bevande alcoliche più comuni che determinano il superamento del tasso alcolemico per la guida in stato di ebbrezza, pari a 0,5 grammi per litro, da determinare anche sulla base del peso corporeo.”. Anche qui si rimanda la patata bollente ad un decreto del ministro della Salute … da emanare entro ottobre. Il decreto-legge del governo ricorda le dettagliatissime “grida” citate dal Manzoni con cui nell’Italia del 1600 si volevano contrastare i prepotenti; allora come oggi, l’unica legge veramente in vigore è quella de “A chi la tocca, la tocca!” |
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| MELLANO (RNP): “ESSERE APERTI AL DIALOGO
NON SIGNIFICA ESSERE COMPLICI DEL GENOCIDIO DEL POPOLO TIBETANO E DELLA
DITTATURA SUL POPOLO CINESE”. Domani, mercoledì 8 agosto, ad un anno esatto dall’apertura dei Giochi Olimpici di Pechino, la Comunità Tibetana in Italia ha indetto una giornata di mobilitazione, a Roma, per denunciare la continua violazione dei diritti del popolo tibetano e il genocidio culturale in atto in Tibet. Analoghe manifestazioni si terranno in altre città europee, in Nepal, Bhutan, Stati Uniti, Giappone e nella capitale indiana, Nuova Delhi. Il programma della manifestazione prevede due momenti distinti: ore 10.00<12.00: manifestazione pacifica di fronte all'ambasciata cinese (via Bruxelles n. 56); ore 20:00<22.00: marcia con fiaccolata dal Colosseo a piazza Venezia. Parteciperanno ad entrambi gli appuntamenti Bruno Mellano (deputato radicale della Rosa nel Pugno, membro dell’Intergruppo parlamentare pro-Tibet), Rosanna Degiovanni (giunta segreteria Associazione Radicale Adelaide Aglietta) e Alessandro Rosasco (Comitato Nazionale Radicali Italiani).Mellano ha dichiarato:“Il biglietto da visita esibito dal regime di Pechino ad un anno dalle Olimpiadi è inguardabile: ieri arresti di giornalisti a Pechino; l’altro ieri, l’adozione da parte dell’Amministrazione per gli Affari religiosi del governo di Pechino di "Regolamenti per la gestione delle reincarnazioni dei Buddha viventi", ovvero il tentativo di controllare la scelta dei lama, i maestri del buddismo tibetano, per emarginare ancora di più il Dalai Lama; dal 1995, il regime di Pechino detiene illegalmente il Panchen Lama (che allora aveva sei anni), seconda autorità del buddismo tibetano, sostituito da un bambino nominato dal partito comunista. Pechino intende applicare al buddismo le stesse imposizioni aberranti attuate da oltre cinquant’anni nei confronti della Chiesa Cattolica. Io e i miei compagni radicali non siamo mai stati per il “tanto peggio tanto meglio”; abbiamo sempre cercato di vedere nell’impetuoso sviluppo dell’economia cinese spiragli, contraddizioni, aperture non solo alle merci e ai capitali ma anche alle libertà occidentali. Constatiamo che è il regime di Pechino a volere il “tanto peggio tanto meglio”; ad avvilire e annichilire i tibetani che non si rassegnano alla scomparsa della loro cultura e della loro religione, che non ci stanno ad essere ridotti ad attrazioni turistiche o arredamento per musei. E lo stato delle cose in Tibet è la cartina di tornasole della condizione del popolo cinese. Chi marcerà a Roma domani avrà ben presente la linea che separa la ricerca nonviolenta del dialogo dalla condiscendenza con la violenza e l’oppressione.”.Mellano http://www.italiatibet.org www.associazioneaglietta.it |
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Silvio Viale, segretario dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, interviene per denunciare le intimidazioni di Gasparri e torna a chiedersi a chi siano indirizzati i messaggi di Don Gelmini. Silvio Viale ha dichiarato: “Si vergogni Gasparri per i riferimenti alle vicende personali della famiglia Elkan, che indicano lo spessore intellettuale del nipotino di Giarabub e le difficoltà di chi si è incagliato per partito preso. E’ indicativo che un garantista a doppio petto, come Gasparri, non esiti a scagliarsi contro la famiglia Elkan, rea di avere replicato alle farneticanti dichiarazioni di Don Gelmini. Gasparri prende per oro colato le accuse di Don Gelmini contro i suoi accusatori e si fa capofila di un garantismo a senso unico, che assolve Don Gelmini e che condanna i suoi accusatori e, con loro, lo sconosciuto magistrato di Terni. Oggi sappiamo che il complotto mondiale non è “ebraico” e, per bocca del portavoce ufficiale Meluzzi, che non è neppure “massonico”, ma che è semplicemente “radical chic”. Rimane, però, da capire quale messaggio ci sia dieto la balla del complotto mondiale e a chi sia diretto. Le allusioni di Don Gelmini non sono giustificabili, soprattutto in relazione ad una vicenda che è rimasta sottotraccia per mesi, con un fronte innocentista che non è nemmeno rotto dal solito Di Pietro. Fosse anche solo un espediente difensivo, non si può negare che le dichiarazioni di Don Gelmini siano inquietanti, soprattutto di chi teme, a ragione, il clamore mediatico, ma contemporaneamente lo rilancia. Di certo gli attachi scomposti di Gasparri & C non aiutano.” Silvio Viale |
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Ieri, in una lunga lettera pubblicata da “Repubblica” ("Dalle Asl alla Rai lontani dalle poltrone per dare aria al Paese"), Valter Veltroni ha, fra l’altro, scritto: “Nel «suo» decalogo di maggio Pirani diceva cose importanti su due temi centrali: le Asl e la Rai. Rivendicava la necessità che si tenessero lontani due gangli fondamentali della vita nazionale dalla invadenza della politica. Concordo con lui. E vado oltre. Per fare il manager di una Asl occorrerà avere comprovate doti di conoscenza e esperienza manageriale di settore. E qualcuno dovrà certificarle. La sua idea di un concorso che formi una graduatoria e una rosa alla quale le Regioni possano attingere mi sembra giusta…”. Bruno Mellano (deputato radicale della Rosa nel Pugno) ha dichiarato: “Valter Veltroni ha indicato un’alternativa alla gestione partitocratrica delle aziende sanitarie, una delle questioni cruciali per un partito che voglia essere veramente nuovo e democratico. Veltroni approva la proposta dell’economista Mario Pirani di nominare i direttori delle aziende sanitarie tramite concorso; sulla stessa linea si muoveva la proposta che noi radicali formalizzammo il 30 gennaio 2002, presentando nel Consiglio Regionale del Piemonte la PDL “Norme in materia di selezione e nomina dei direttori generali delle Aziende Sanitarie Regionali” (esternalizzazone intera procedura di individuazione dei direttori generali delle ASL con il ricorso a società di headhunters, scelte tramite bando di gara, di modo che alla giunta regionale resti solamente il potere di revoca dei direttori in caso di mancato conseguimento degli obiettivi aziendali). E sulla stessa linea si è già mossa il ministro della Salute Livia Turco rispetto alla nomina dei direttori scientifici degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (Irccs); una mia interpellanza del gennaio scorso (2/003178) in cui chiedevo al ministro di estendere la procedura prevista per gli Irccs anche alle nomine dei direttori generali delle Aziende Sanitarie Regionali attende ancora risposta. Ora il ministro Turco ha la possibilità di rispondere in un colpo solo sia a me che a Veltroni. N. B. La PDL radicale citata è disponibile su: |
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Silvio Viale, preso atto della precisazione di Don Gelmini e delle scuse alla comunità ebraica, ha dichhiarato, ribadisce lo sconcerto per le argomentazioni di Don Gelmini: "Da laico, debbo osservare che la toppa è peggiore del buco, visto che la radice richiama il "complotto pluto-giudaico-massonico" di antica memoria, questa volta nella versione radical chic, piuttosto che in quella comunista. Forse sarebbero state più opportune delle scuse a tutti e basta, poichè, a questo punto, ci si aspetta che si facciano i nomi della "loggia massonica radical chic che combatte la Chiesa su tutti i fronti e ne vuole neutralizzare le avanguardie". Resta, comunque, da spiegare perchè mai una cupola mondiale così perfida abbia deciso di intervenire contro Don Gelmini, tramite uno sconosciuto procuratore di provincia, per colpire la Chiesa intera." "Da radicale, proprio perchè i processi non si fanno in piazza, sui giornali, in TV o a colpi di agenzie, lo invito a replicare nelle sedi opportune in attesa che l'intera vicenda sia resa pubblica, a non invocare una sorta di immunità ecclesiale e ad evitare di inventarsi complotti universali contro la sua persona. Mi pare, peraltro, che egli stesso abbia ricondotto le accuse a beghe di comunità, entrando nel merito, e che, diversamente da quanto accaduto in altre occasioni, da tutte le parti si sono sprecate professioni di innocentismo. "Quindi, sono proprio le sue parole che rischiano di dare adito a comprensibili perplessità che, fino ad ora, sono rimaste inespresse. Conclusa la vicenda del "complotto ebraico", mantenuta aperta quella del Complotto massonico" in salsa radical chic, lla precisazione non dissolve lo sconcerto e fa sorgere qualche domanda. Ma a chi si rbvolge Don Gelmini con queste allusioni? A chi è rivolto il suo messaggio? Vi è proporzione tra la vicenda, con il riserbo che l'ha accompagnata per così tanti mesi, e le sue parole? Silvio Viale |
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Silvio Viale, segretario dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, replica sconcertato alle dichiarazioni di Don Gelmini sull’esistenza di una “lobby ebraico-radical chic”. Silvio Viale ha dichiarato Lasciando al suo portavoce, lo psichiatra Alesssandro Merluzzi, il compito di interpretare questo riflesso pavloviano, più che freudiano, chiedo: perché mai Don Gelmini non si è limitato a denunciare la “fuga di notizie” e ad affidarsi con fiducia alla magistratura? Le sue dichiarazioni finiscono per sconcertare anche il più rigoroso garantista, non tanto in relazione alla vicenda giudiziaria, per la quale occorre attendere gli esiti, quanto al Don Gelmini, antisemita e anti-radicale a tal punto da invocare a sua difesa anche questa argomentazione. Se questo è il clima che si vuole creare, non stupisce che alle suggestioni antisemite di Don Gelmini, si affianchino quelle sui “giudici anticlericali” del ministro Mastella. Tra tante pressioni, mi auguro che l’inchiesta sappia tutelare i diritti di Don Gelmini, ma anche quelle delle presunte vittime al lui affidate, senza farsi condizionare dalle dichiarazioni medianiche dei protagonisti e dal fuoco di sbarramento pregiudiziale di gran parte del centrodestra e di una parte del centrosinistra. Silvio Viale |
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| Dopo
aver letto agenzie che riportano dichiarazioni del ministro della Solidarietà
Sociale, Paolo Ferrero, che escludono categoricamente qualsiasi competenza
del ministro stesso in materia di assistenza sanitaria dei detenuti tossicodipendenti,
Bruno Mellano (deputato radicale della Rosa nel Pugno) e Giulio Manfredi
(Direzione Nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato: Credevamo che almeno il ministro Ferrero non partecipasse allo sport nazionale dello scaricabile; ci sbagliavamo. Andiamo per ordine: ai sensi dellart. 131 del DPR 309/90 (Testo Unico sugli stupefacenti), il Ministro per la solidarietà sociale è tenuto a presentare annualmente, entro il 30 giugno, una relazione al Parlamento sui dati relativi allo stato delle tossicodipendenze in Italia. Lanno scorso il ministro Ferrero presentò la sua prima relazione, noi la leggemmo e presentammo a nostra volta una corposa interpellanza su quindici criticità, che attende ancora una risposta. Anche questanno ci siamo permessi di rivolgere uninterpellanza a Ferrero visto che i dati a cui facciamo riferimento sono contenuti nella Relazione da lui presentata alla stampa lo scorso 11 luglio, precisamente a pag. 177 (Assistenza ai tossicodipendenti in carcere) e alle tabelle allegate alla Relazione, fornite dal Ministero di Giustizia ma che costituiscono parte integrante della Relazione del Ministro della Solidarietà Sociale. E ancora: quando fu istituito il Ministero della solidarietà sociale (decreto legge 18 maggio 2006, art. 1, comma 6), furono ad esso trasferiti con le inerenti risorse finanziarie, strumentali e di personale, i compiti in materia di politiche antidroga attribuiti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. E infine: il Ministro per la solidarietà sociale disciplina con proprio decreto lOsservatorio permanente che verifica landamento del fenomeno della tossicodipendenza. LOsservatorio acquisisce periodicamente e sistematicamente dati b) sulla dislocazione e sul funzionamento dei servizi pubblici e privati operanti nel settore delle prevenzione, cura e riabilitazione, nonché sulle iniziative tendenti al recupero sociale ivi compresi i servizi attivati negli istituti di prevenzione e pena c) sui tipi di trattamento praticati e sui risultati conseguiti, in particolare per quanto riguarda la somministrazione di metadone, nei servizi di cui alla lettera b), sulla epidemiologia delle patologie correlate (art. 1, commi 7 e 8, del DPR 309/90). Comprendiamo la difficoltà del ministro Ferrero di tener testa a tutto, dalla questione delle pensioni al problema del metadone nelle carceri; non lo bocciamo, dunque, ma lo rimandiamo a settembre in Parlamento, per una risposta vera alle questioni vere da noi poste.. Mellano Manfredi |
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| I
deputati radicali della Rosa nel Pugno hanno presentato uninterpellanza
(primo firmatario Bruno Mellano) con la quale chiedono al Ministro della
Solidarietà Sociale Paolo Ferrero: di spiegare la causa dellinadeguatezza
qualitativa e quantitativa dei trattamenti metadonici attuati dai Sert
nelle carceri rispetto a quelli praticati fuori; di fornire al Parlamento,
ora e nelle prossime Relazioni, i dati scorporati sullattività
delle varie Regioni in materia di cura e prevenzione delle tossicodipendenze,
con la precisa individuazione delle criticità (es. stato di attuazione
del D.Lgs. 230/99 di riforma della medicina penitenziaria; stato di attuazione
dellAccordo Stato-Regioni del 1999; stato di attuazione dei Dipartimenti
per le Dipendenze in ogni ASL; stato di attuazione di convenzioni con
i Provveditorati Regionali del DAP per lassistenza in carcere
);
di fissare, nellannunciata prossima Conferenza Nazionale sulla Droga,
due apposite sessioni di lavoro: la prima sullassistenza sanitaria
in carcere per i detenuti tossicodipendenti e alcooldipendenti; la seconda
su un check up approfondito sulla stato della cura e prevenzione delle
tossicodipendenze nelle varie Regioni. Bruno Mellano e Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato: Ci auguriamo che questinterpellanza non faccia la fine di quella presentata un anno fa, che, dopo unattenta lettura della Relazione del governo al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, poneva quindici questioni; Ferrero non ha risposto nemmeno ad una. Passano gli anni e le Relazioni ma i problemi sono sempre gli stessi: nel 2006, nelle carceri italiane, sono stati effettuati 9562 trattamenti solamente psicosociali e/o riabilitativi a fronte di 6061 trattamenti metadonici (di cui solo 1480 a lungo termine, oltre sei mesi). Fuori dalle sbarre, i trattamenti metadonici sono praticati ad oltre la metà degli utenti dei Sert ed esiste il problema di affiancarli con i trattamenti psicosociali; in carcere esiste il problema opposto. Altra questione: che cosa fanno concretamente le Regioni in tema di prevenzione, cura, riduzione del danno? La Relazione del governo presentata a luglio è carente al riguardo, a partire dalla questione cruciale che il governo di centrosinistra non vuole affrontare: la riforma della medicina penitenziaria promossa dal ministro Rosy Bindi nel lontano 1999 (D.Lgs. 230/99) è stata attuata veramente e dappertutto? I dati riportati nelle Relazioni precedenti testimoniavano lesistenza di una questione meridionale anche in questo campo: pressoché tutte le Regioni del Sud erano inadempienti su vari aspetti della cura delle tossicodipendenze. Che cosa è cambiato e, soprattutto, il governo intende agire per cambiare il mortifero status quo?. |
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Alla notizia della nomina del Dr. Maurizio Prato alla Presidenza di Alitalia, Giulio Manfredi (DirezioneNazionale Radicali Italiani) ha dichiarato: La seconda citazione su Google di Maurizio Prato rimanda al testo della sua audizione davanti alla Commissione parlamentare dinchiesta su Telekom Serbia, il 7 aprile 2004. Infatti, dieci anni fa, il Dr. Prato faceva parte del consiglio di amministrazione di STET-Telecom Italia e in tale veste, il 6 giugno 1997, chiese chiarimenti (considerato che l'operazione di acquisizione è definita in marchi tedeschi, il consigliere Prato chiede se il business plan, e conseguentemente il tasso di rendimento interno dell'iniziativa, sconta il rischio del possibile deprezzamento del rapporto di cambio tra moneta locale e marco tedesco) dopo lannuncio, fatto dallamministratore delegato Tommasi di Vignano, dellavvenuto acquisto del 29% di Telekom Serbia. Particolare curioso: durante laudizione, il senatore Giuseppe Consolo (AN) si rivolge al Dottor Prato con queste parole: Lei oggi - procedo per paradosso - viene nominato amministratore delegato e presidente con pieni poteri dell'Alitalia. Prato replica prontamente: Ho già declinato a suo tempo.. Mai dire mai, Dr. Prato e auguri!. Link "Telekom Serbia" su www.associazioneaglietta.it |
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| Oggi,
in Commissione Esteri della Camera dei Deputati, Bruno Mellano, deputato
radicale della Rosa nel Pugno, ha illustrato linterrogazione DElia-Mellano
sul processo di urbanizzazione forzato attuato dal governo cinese nelle
province tibetane. In un documento di 79 pagine intitolato Nessuno si può opporre: trasferiti i pastori del Gansu, Quinghai, Sichuan e della Regione Autonoma Tibetana, lorganizzazione Human Rights Watch ha denunciato il forzato trasferimento di 700.000 tra pastori e nomadi dai pascoli dellaltopiano tibetano e delle aree adiacenti in case coloniche situate nelle vicinanze dei centri abitati. I pastori sono stati obbligati ad uccidere il bestiame (yak, pecore e capre), in cambio di rimborsi minimi o inesistenti. Le persone trasferite nelle aree urbane incontrano inoltre enormi difficoltà a trovare un lavoro dignitoso in grado di garantirne la sopravvivenza, in parte perché non conoscono la lingua cinese e in parte perché non possiedono il denaro necessario allavvio di una qualsiasi attività. Secondo il governo cinese, il processo di urbanizzazione, iniziato nel 2000 e proseguito a ritmi serrati a partire dal 2003, è necessario per la protezione dellambiente e per sviluppare, civilizzare e modernizzare sia le aree interessate sia la popolazione. Human Rights Watch, che ha chiesto a Pechino di sospendere i trasferimenti e di consentire ai pastori e ai nomadi di tornare alle proprie terre, ritiene invece che dietro questa politica si nasconda il desiderio di cancellare la cultura tibetana e di assimilare i tibetani alla popolazione han. Secondo il Governo italiano, per voce del sottosegretario Di Santo, pur ribadendo di attribuire grande importanza per il rispetto dei diritti delle minoranze e pur auspicando la preservazione dellidentità culturale del Tibet, ha concluso la sua risposta ribadendo che lItalia ritiene che debba essere dato contenuto sostanziale allautonomia tibetana. MELLANO ha dichiarato: La risposta del Governo italiano è sembrata, per molti, troppi aspetti dettata dallautorità cinesi! Nonostante generici impegni ed auspici condivisi da tutti, non si può confondere il Tibet storico con la Regione Autonoma Tibetana. Il territorio tibetano, con linvasione e loccupazione della repubblica popolare di Cina, è stato smembrato e riaccorpato amministrativamente in cinque province diverse (non solo il TAR), ben individuate dal Governo centrale cinese nei provvedimenti di urbanizzazione e di deportazione forzata di tibetani fuori al loro contesto storico e culturale o deportazione agevolata di cinesi han in Tibet. Stiamo assistendo ad uno scientifico genocidio per diluizione: non si può tacere! |
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| Giulio
Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani): Come ci ricordano Giuseppe Oddo e Giovanni Pons nel loro fondamentale libro (Laffare Telecom, Sperling & Kupfer Editori, 2002), nei primi giorni del maggio 1999, lallora ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi chiese a Roberto Colaninno la lista degli azionisti della Bell e delle persone fisiche che stanno dietro le quinte della società lussemburghese e inserì nella direttiva di applicazione della golden share un punto in cui si afferma che possono essere impedite, attraverso i poteri speciali del Tesoro, le operazioni che mancano dei requisiti della trasparenza (pag. 169 op. cit.). Pochi giorni dopo, il 13 maggio 1999, Ciampi fu eletto Presidente della Repubblica dal Parlamento. Sarebbe interessante recuperare la risposta del Dr. Colaninno alla richiesta di Ciampi; sarebbe interessante sapere se i successori di questultimo alla guida del Tesoro fino allarrivo in Telecom Italia di Marco Tronchetti Provera nellestate del 2001 (Giuliano Amato, Vincenzo Visco, Giulio Tremonti) espletarono altre attività tese a verificare la reale natura della società Bell, visto che il ministero del Tesoro rimase detentore della golden share in Telecom Italia.. |
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| Anche
lOn. Cosimo oggi sarebbe negativo al test per la cocaina. A sostenerlo è Silvio Viale, medico, membro del Comitato nazional di Radicali Italiani e segretario dellAssociazione radicale Adelaide Aglietta, che è intervenuto da Torino sulliniziativa dellUDC in corso a Roma davanti al Parlamento. Silvio Viale ha dichiarato: E curioso, e aggiungerei un po sospetto, che questa messsinscena sia di mercoledì, a riguardevole distanza dalle serate del week-end in cui si concentra il consumo di cocaina. Non metto in dubbio la buonafede dellUDC non lavrei messa in dubbio nemmeno prima del caso Mele ma oggi anche Cosimo Mele sarebbe negativo, qualora gli fosse sfuggita una sniffata venerdì sera. Gli esperti dellUDC dovrebbero sapere che i test per la cocaina si negativizzano in pochi giorni, soprattutto per sniffate occasionali, non esagerate. Forse sarebbe stato meglio organizzare i test in prossimità del week-end, magari a sorpresa, come per i ciclisti. Il punto non è solo lipocrisia, quanto il fatto che i test di massa sono controproducenti, dannosi e servon poca ad affrontare la questione droga. Giocare demagogicamente sulla paura è il peggiore servizio che i parlamentari possono fare per le famiglie. Resta poi il dubbio su Mele, se i carabinieri gli abbiano proposto il test nelle ore successive, se labbia fatto o se labbia rifiutato, preoccupato forse per un eccessivo scambio di saliva con le occasionali compagne.. In ogni caso, Cesa e Casini non possono ignorare che, senza lavventuretta finita male, oggi Mele sarebbe lì con loro e che la stessa circostanza potrebbe verificarsi in ogni contesto sociale, anche nella più integerrrima e virtuosa sezione di partito. Silvio Viale |
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Associazione
radicale Adelaide Aglietta - Via Botero 11/F - Tel. 011.195.07.676 -
Fax 011.195.07.499
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