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Torino, 27 agosto 2009

SINODO VALDESE/RADICALI TORINO: “L'ASSOCIAZIONE AGLIETTA ADERISCE AL DIGIUNO ODIERNO IN SOLIDARIETA' AI MIGRANTI”

  Massano e Trigolo: La nostra adesione si aggiunge a quella di Parlamentari e dirigenti Radicali.

In occasione della giornata di digiuno promossa dal Sinodo delle chiese metodiste e valdesi in solidarietà con i migranti ed i richiedenti asilo vittime delle norme contenute nel “pacchetto sicurezza”, Domenico Massano e Andrea Trigolo (Giunta di segreteria Associazione Radicale adelaide Aglietta)hanno dichiarato:

“Oggi anche noi, con altri rappresentanti dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta, digiuniamo in segno di solidarietà agli immigrati e contro le norme che li riguardano contenute nel “pacchetto sicurezza”.
Esprimiamo tutta la nostra preoccupazione per i problemi e le violazioni dei diritti umani cui stiamo assistendo in questi giorni e che sicuramente aumenteranno in futuro se non si avviano urgentemente dei cambiamenti nell'attuale politica governativa sugli immigrati.
Condividiamo le preoccupazioni, in particolare, per l'introduzione del reato di clandestinità che determina la condanna dell'immigrato non sulla base di un comportamento delittuoso ma per la condizione in cui si trova.
Ci auguriamo che le amministrazioni locali sappiano raccogliere l'invito che viene dal Sinodo, traducendolo in azioni concrete di solidarietà e rispetto dei diritti, magari proprio a partire dalla difficile situazione che stanno vivendo in questi giorni a Torino i rifugiati alloggiati nella ex clinica San Paolo.”




Torino, 26 agosto 2009

PER LA PRIMA VOLTA L’ASSOCIAZIONE RADICALE ADELAIDE AGLIETTA SARA’ PRESENTE CON UN PROPRIO STAND ALLA FESTA DEL PD

  Boni: “Un’ottima occasione per raccogliere adesioni ai nostri appelli su testamento biologico e diritti dei rifugiati politici e per festeggiare la vittoria sulla RU486.”



Dichiarazione di Igor Boni (Segretario dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta)

“Per la prima volta i Radicali saranno presenti a Torino all’interno della festa del PD, con uno stand organizzato dall’Associazione radicale Adelaide Aglietta. Utilizzeremo questa occasione per rivendicare la nostra storica vittoria sulla RU486. Raccoglieremo firme sulla petizione radicale che chiede al Parlamento una legge sul testamento biologico rispettosa delle volontà dei singoli, senza imposizioni da parte dello Stato e chiederemo di sottoscrivere un appello alle Istituzioni affinché venga finalmente risolta la questione dei rifugiati politici a Torino, nel pieno rispetto dei diritti umani, della dignità delle persone e delle convenzioni internazionali sottoscritte dal nostro Paese. Proporremo ai militanti del PD e a tutti i partecipanti alla festa, l’intero repertorio delle lotte radicali, da quelle sulle libertà economiche e sulla riforma del mercato del lavoro, fino a quelle classiche sui diritti civili e umani, in Italia e nel mondo. Sarà un’occasione di confronto reciproco che vorremmo utilizzare per proseguire nel tentativo di favorire la trasformazione e la ripartenza del PD, sulle basi di una sinistra laico-liberale europea. Un ringraziamento lo voglio rivolgere in particolare a Caterina Romeo e Carlo Chiama (segretari provinciale e cittadino del PD) che ci hanno consentito questa opportunità”.

Torino, 21 agosto 2009

RIFUGIATI POLITICI/RADICALI: “DIFFERENZIARE I TEMPI DI TRASFERIMENTO E IMMEDIATA INDIVIDUAZIONE DI UN GARANTE PER I DIRITTI DEI RIFUGIATI POLITICI”

  Boni e Massano: “Occorre ripensare le modalità di trasferimento posticipando l'ordinanza di sgombero della Clinica San Paolo a fine settembre, avviando al contempo il graduale trasferimento dei rifugiati in via Asti.”

Dopo aver appreso dai giornali le critiche delle Associazioni alle modalità di trasferimento dei profughi Somali in via Asti, Igor Boni e Domenico Massano (Segretario e giunta di segreteria Associazione radicale Adelaide Aglietta) hanno dichiarato:

“Di fronte alle critiche condivisibili delle Associazioni ed in particolare di Fredo Olivero, alle modalità di trasferimento dei profughi in via Asti ed al problema che riguarda la collocazione dei circa 100 rifugiati che rimarrebbero esclusi dal trasferimento, crediamo che sia necessario rivedere le modalità del trasferimento stesso.
Riteniamo che per garantire i diritti di tutti sarebbe opportuno avviare un trasferimento graduale dei profughi in via Asti, posticipando al contempo l'ordinanza di sgombero della clinica San Paolo, per non lasciare nessuno per strada e per poter completare le pratiche amministrative e sanitarie. Questo permetterebbe da una parte di decongestionare la clinica San Paolo, dall'altra di avviare un inserimento graduale dei rifugiati in via Asti con un impatto ridotto sui rifugiati stessi e sul contesto cittadino, garantendo, inoltre, il tempo necessario per trovare una collocazione anche per chi verrà escluso dal trasferimento.

Chiediamo, quindi, al Sindaco di posticipare l'ordinanza di sgombero a fine settembre, ed agli Assessori competenti (Borgione e Mangone) ed alle Circoscrizioni:
- di definire tempi e modi per un trasferimento graduale, coinvolgendo le Associazioni ed evitando, per quanto possibile, la gestione militarizzata del trasferimento stesso e della permanenza nella nuova struttura,
- di avviare le procedure necessarie a garantire una collocazione dignitosa anche ai rifugiati che rimarranno esclusi dal trasferimento;
- di promuovere un incontro con la cittadinanza, con il coivolgimento di rifugiati, associazioni e di tutte le realtà coinvolte, per limitare la nascita di sterili contrapposizioni tra comitati del si e del no.

Chiediamo che, vista la drammatica situazione che si è creata attorno ai rifugiati e vista la provvisorietà della soluzione di via Asti, si provveda al più presto ad istituire un Garante dei diritti dei rifugiati politici che permetta una presa in carico complessiva della situazione dei rifugiati politici a Torino, per evitare che tra sei mesi (la durata del trasferimento in via Asti) ci si trovi nuovamente ad affrontare gli stessi problemi.

Torino, 21 agosto 2009

Droghe, Mellano e Manfredi: dopo nostra tirata d’orecchi di ieri e’ apparso su sito dipartimento antidroga elenco comunita’ terapeutiche.

 

 

Bruno Mellano (presidente Radicali Italiani) e Giulio Manfredi (vice-presidente Comitato nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato:

 

Meglio tardi che mai. Dopo 14 mesi dalla costituzione del Dipartimento nazionale Antidroga, dopo che ieri abbiamo fatto presente che il sito del Dipartimento non riusciva nemmeno a fornire l’elenco e gli indirizzi delle comunità terapeutiche esistenti in Italia, oggi è apparso online un esaustivo elenco delle stesse: http://www.politicheantidroga.it/organismi/sert-e-comunita-/comunita-terapeutiche.aspx.

 

Bene, possiamo dunque sperare che alla ripresa autunnale il sottosegretario Giovanardi sia altrettanto solerte nel rispondere all’interpellanza depositata ieri dai deputati radicali/PD (a prima firma Rita Bernardini) e che sarà nei prossimi giorni depositata anche al Senato (a firma Donatella Poretti e Marco Perduca) sulla Relazione annuale del Governo al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia nel 2008 (presentata da Giovanardi a fine giugno).

 

N.B. Alleghiamo testo interpellanza radicale.

 

Il testo della Relazione annuale sulle tossicodipendenze è reperibile a questo link:

http://www.politicheantidroga.it/droghe/approfondimenti/relazione-parlamento-2008.aspx

 

 

 

INTERPELLANZA SU RELAZIONE ANNUALE DEL GOVERNO

AL PARLAMENTO SULLE TOSSICODIPENDENZE

 

I sottoscritti deputati (senatori), premesso che:

 

-          a fine giugno il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi ha presentato in Parlamento la “Relazione annuale sullo stato delle tossicodipendenze in Italia – dati relativi all’anno 2008” (d’ora in poi “Relazione”);

-          la Relazione è una delle migliori prodotte finora, per dovizia, completezza e accuratezza di dati, grafici, analisi e interpretazioni;

-          a pag. 13 della Relazione (testo cartaceo) si legge: “… Dal 2006 si evidenzia una forte riduzione del numero di soggetti inviati al programma terapeutico e un aumento delle sanzioni applicate. Il fenomeno è sostenuto dalla mancata sospensione delle sanzioni in caso di accettazione del programma (Legge 49/2006) …”;

-          a pag. 14 della Relazione si legge: “… Il numero dei controlli per fondato sospetto di guida sotto l’effetto di alcol e/o droghe svolti dalle FF. OO. nel 2008 è ulteriormente cresciuto (+76%) rispetto all’anno precedente, anno  in cui gli eventi erano già raddoppiati. Ciò ha portato ad un effetto deterrente cui è corrisposto un forte calo della percentuale di positività per alcol: 15% nel 2006, 6% nel 2007, 4% nel 2008. Similmente, si è abbassata anche la positività per droga: 1,4% nel 2006, 0,6% nel 2007, 0,3% nel 2008 …”;

-          a pag. 62 della Relazione si legge: “… A fronte di una diminuzione dell’uso di eroina come sostanza primaria, si osserva un incremento del consumo di cocaina (dall’1,3% a oltre il 15%) che ha superato la cannabis come sostanza prevalente (dal 5% al 9%) …”;

-          a pag. 98 della Relazione si legge: “… Nell’anno 2007 il numero degli incidenti nei quali è stata rilevata la presenza di alcool o droga in almeno un conducente/pedone è pari a 6.904, rispettivamente 6.031 ed 873, pari a quasi il 3% degli incidenti totali. Le persone complessivamente decedute 237, 189 per alcool e 48 per droga, pari al 4,62% ed il numero di feriti è di 10.716, 9.292 per alcool e 1.424 per droga, pari al 3,29% …”;

-          a pag. 111 e 112 della Relazione si legge: “… Con riferimento alle caratteristiche di questa utenza (Adulti tossicodipendenti ristretti in carcere, ndr) informazioni maggiormente dettagliate sono disponibili solo per una minima parte, circa 3.700 soggetti, per i quali è possibile definire un profilo dal punto di vista demografico ed epidemiologico sull’uso di sostanze e clinico per quanto riguarda la presenza di malattie infettive. Rispetto all’anno precedente il contingente di detenuti consumatori di sostanze per i quali le Autorità Giudiziarie dispongono di informazione dettagliate sullo stato di tossicodipendenza è stato sensibilmente ridotto, oltre la metà, in seguito alla fase transitoria di applicazione del DPCM 19 marzo 2008 concernente il trasferimento di tutte le competenze in tema di medicina penitenziaria dal Ministero della Giustizia alle Regioni, quindi alle aziende sanitarie del S.S.N. …”;

-          a pag. 140 della Relazione è riportata la Figura II.1.2, da cui si evince che rispetto ai 4 Obiettivi del Piano Italiano d’Azione sulle Droghe 2008 (PdA) attinenti alle politiche di riduzione del danno (28. Definizione Progetti di riduzione del danno – 26. Definizione e aggiornamento LEA (Livelli Essenziali Assistenza, ndr) – 29. Definizione Linee guida sulla riduzione del danno – 34. Sperimentazione per migliorare il trattamento dipendenze in carcere) la stragrande maggioranza delle amministrazioni regionali e delle province autonome non hanno raggiunto l’obiettivo, nemmeno in parte;

-          a pag. 144 della Relazione si legge: “… Delle 15 Amministrazioni contattate, 7 (46,7%) hanno rinviato il questionario, perciò le azioni valutate sono 53 sulle 106 totali. Questa percentuale molto alta di mancate risposte  è sicuramente un punto critico, perché non permette di effettuare una valutazione “apprezzabile” delle azioni che compongono il PdA …”;

-          a pag. 158 della Relazione, nella Tabella II.2.2 (Personale addetto ai Servizi per le tossicodipendenze. Anni 2000-2008), ben 9 Amministrazioni regionali e le 2 Province Autonome non hanno fornito il dato relativo al personale dei Sert presente nel 2008, rendendo del tutto ipotetico il dato totale e la percentuale relativa al raffronto con i dati del 2000;

-          a pag. 227 della Relazione si legge: “… Le Regioni che hanno realizzato l’Obiettivo (misure alternative alla detenzione, ndr) conformemente alle indicazioni del Piano sono state il 5,9%, quelle che hanno perseguito l’Obiettivo con Azioni non conformi il 29,4% e le Regioni che sono state inattive il 64,7% … Sembrano poche le Regioni (almeno 4) che mostrano esperienze all’avanguardia documentate in normative regionali. La legge DPCM 230/99 ha indiscutibilmente introdotto variabili che sfuggono sia al controllo delle Regioni sia a quello del Ministero della Giustizia … il picco degli eventi fatali (overdose) e quelli criminali causati da tossicodipendenti  alla fine della loro detenzione avviene in concomitanza con la fine della permanenza nella struttura e con il ritorno alla vita ordinaria. E’ in quel momento che il detenuto ha il maggior bisogno di cure che impongono un supporto dei servizi e la presa in carico individualizzata per i rispettivi percorsi di inclusione sociale…”;

-          a pag. 285 della Relazione si legge: “… E’ stato realizzato il sito istituzionale del DPA www.politicheantidroga.it, quale fonte istituzionale privilegiata di informazione/formazione sia per esperti del settore sia per la cittadinanza che desidera avere informazioni generali sull’attività del governo in materia di droghe e patologie correlate …”;

-          a pag. 304 della Relazione si legge: “… (relazione Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – Direzione Generale dei detenuti e del trattamento Ufficio III – Servizio Sanitario): A distanza di nove anni dal passaggio delle competenze al SSN è possibile constatare che l’assenza di linee guida univoche e concordate in materia di gestione della tossicodipendenza in carcere ha determinato la non uniformità di trattamento nei penitenziari italiani tra Regioni e Regioni e, all’interno della stessa Regione, tra ASL e ASL. Inoltre, i vari servizi, a causa delle note limitazioni di bilancio alla sanità pubblica, facendosi carico dell’assistenza  alle persone detenute con dipendenza patologica, nella generalità dei casi non hanno registrato incrementi rispetto agli organici già predisposti dall’Amministrazione Penitenziaria prima del 2000. Il combinato di quanto sopra rappresenta un problema sia, sicuramente, per gli utenti – mutati in questi 10 anni sia come tipologia (basti accennare alle diverse nazionalità) che come bisogni socio-assistenziali (forme di abuso complesse, assenza di riferimenti sul territorio, patologie psichiatriche e infettive correlate) – che per l’Amministrazione Penitenziaria in termini di ricaduta sulla sicurezza e l’ordine degli Istituti …”.

 

 

 

Interpellano il Presidente del Consiglio dei Ministri per sapere:

 

-          con riferimento a quanto riportato in premessa (pag. 13 della Relazione), se quanto scritto non evidenzi in modo esaustivo che gli effetti delle modifiche introdotte dalle legge 49/06 (“Fini-Giovanardi) si pongono palesemente in contrasto con l’asserito intento del governo di privilegiare il recupero dei soggetti segnalati alle Prefetture rispetto alla mera applicazione delle sanzioni amministrative;

-          con riferimento a quanto riportato in premessa (pag. 14 della Relazione), se il governo intenda convenire con gli interpellanti sul fatto che il fattore decisivo per la diminuzione del numero di guidatori fermati per abuso di alcool e/o stupefacenti sia stato non l’allarmismo veicolato dai media bensì l’aumento esponenziale dei controlli stradali, aumento già iniziato sotto il governo precedente;

-          con riferimento a quanto riportato in premessa (pag. 62 della Relazione ma vedi anche pag. 123 e seguenti), se il governo non rilevi una palese discrepanza fra l’incontestabile aumento del consumo di cocaina nel nostro Paese e le reiterate dichiarazioni del Dr. Antonio Costa (Direttore esecutivo Agenzia ONU per le droghe) sulla diminuzione della produzione, vendita e consumo di cocaina nel mondo;

-          con riferimento a quanto riportato in premessa (pag. 98 della Relazione), se il governo conviene con gli interpellanti sull’evidente discrasia fra la martellante campagna mediatica tendente ad accreditare la convinzione che una grande percentuale degli incidenti stradali sia dovuta all’abuso di alcool e/o altre droghe e le piccole percentuali realmente rilevate;

-          con riferimento a quanto riportato in premessa (pag. 111 e 112 della Relazione), quale è il motivo dell’esiguità (poco più di un decimo del totale) del numero dei soggetti adulti tossicodipendenti ristretti in carcere di cui si è in possesso di informazioni dettagliate; quale è il nesso fra tale esiguità e l’attuazione della riforma della medicina penitenziaria; quale è lo stato di attuazione di tale riforma; se il governo non ritenga opportuno, rispetto alla Relazione del prossimo anno, inserire fra gli “indicatori di sintesi” delle schede regionali (pag. 317 e seguenti della Relazione) anche il seguente indicatore: “Percentuale di attuazione della riforma della sanità penitenziaria”;

-          con riferimento a quanto riportato in premessa (pag. 140 della Relazione), se il fallimento dell’attuazione degli Obiettivi inerenti la riduzione del danno da parte delle amministrazioni regionali e delle Province autonome non sia dovuto anche alla pervicace non considerazione quando non denigrazione delle politiche di “riduzione del danno” da parte del governo centrale;

-          con riferimento a quanto riportato in premessa (pag. 144 della Relazione), quali sono le 8 Amministrazioni che non hanno rinviato il questionario, venendo meno al principio di leale collaborazione fra Amministrazioni dello Stato; se il governo intende, nelle prossime Relazioni, fornire l’elenco analitico delle Amministrazioni inadempienti;

-          con riferimento a quanto riportato in premessa (pag. 158 della Relazione), il motivo per cui non sono stati comunicati dalle Amministrazioni interessate i dati mancanti; se il governo intende operare affinchè in futuro tali dati siano comunicati in modo completo e corretto;

-          con riferimento a quanto riportato in premessa (pag. 227 della Relazione): quali sono le “variabili” introdotte dalla riforma della sanità penitenziaria che sfuggono al controllo sia delle Regioni che del Ministero della Giustizia; se quanto giustamente scritto sul picco di rischio che corre il detenuto tossicodipendente al momento della scarcerazione non imponga un maggior impegno di tutte le istituzioni coinvolte nell’incardinare trattamenti metadonici a lungo termine che consentano al detenuto td.te, a fine pena, di essere preso subito in carico dal Sert di riferimento, attenuando notevolmente il rischio di overdose mortali; se l’aumento dei trattamenti metadonici in carcere, testimoniato dalla tabella III.2.2 di pag. 187 della Relazione, sia un dato reale e assodato (i dati raccolti da Radicali Italiani nel corso delle recenti visite ispettive nelle carceri italiane riportano cifre molto inferiori);

-          con riferimento a quanto riportato in premessa (pag. 285 della Relazione): se il governo intende spendere maggiori energie nella cura  del sito in oggetto, considerato il fatto che tale sito conteneva sino a un mese fa valutazioni negative sui Sert (poi tolte solamente grazie a segnalazione  dell’Associazione ADUC … pur rimanendo il titolo “Cosa sono, come operano, gli aspetti positivi e negativi dei Servizi Pubblici per le Tossicodipendenze”) e che tale sito non contiene ancora oggi l’elenco delle comunità terapeutiche operanti in Italia;

-          con riferimento a quanto riportato in premessa (pag. 304 della Relazione), quali valutazioni il governo intenda esprimere al riguardo.

 



Torino, 20 agosto 2009

Droghe, Mellano e Manfredi: prima di prendersela con Grillo, il Dipartimento Antidroga pubblichi l’elenco e gli indirizzi delle comunita’ terapeutiche.

 

Dichiarazione di Bruno Mellano (presidente di Radicali Italiani) e di Giulio Manfredi (vice-presidente del Comitato nazionale di Radicali Italiani):

In tutte le attività, per essere credibili, occorre avere basi solide. Il Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha accusato Beppe Grillo di fare sul suo blog istigazione, proselitismo e induzione all’uso di cannabis ed ha segnalato il fatto alla Procura per gli opportuni accertamenti.

Noi siamo andati a vedere il sito non di Grillo ma del Dipartimento Antidroga (www.politicheantidroga.it), da cui apprendiamo che il Dipartimento è stato istituito con Decreto di Berlusconi del 20 giugno 2008, 14 mesi or sono. Siamo andati nel link dedicato a “Ser.T e comunità”; ebbene, il Dipartimento, alla data di oggi, non è nemmeno in grado di fornire ai cittadini italiani (che pure sborsano fior di quattrini per foraggiare il Dipartimento) l’elenco e gli indirizzi delle comunità terapeutiche esistenti in Italia. Eppure, il sottosegretario Carlo Giovanardi, da cui dipende il Dipartimento, non perde un’occasione per sottolineare l’importanza di tali comunità!

E ancora: fino a un mese fa, nel settore “Ser.T” (servizi pubblici per le tossicodipendenze), vi era una pagina di spiegazione delle attività dei Ser.T che elencava sia gli aspetti positivi che negativi dei servizi; crediamo che fosse uno dei pochi casi al mondo in cui un’istituzione pubblica quale è il Dipartimento elencasse le magagne di un’altra istituzione pubblica, quali sono i Ser.T. Dopo nostra segnalazione, ripresa dall’ADUC (Associazione degli Utenti e Consumatori), il Dipartimento ha cambiato la pagina web, togliendo le negatività (a testimonianza di quanto diciamo e della sciatteria con la quale è gestito il sito, è rimasto il titolo “I Ser.T. Cosa sono, come operano, gli aspetti positivi e negativi dei Servizi Pubblici per le Tossicodipendenze”).

Il Dipartimento approfitti delle ferie estive per darsi una veste online credibile; altrimenti, non è credibile neppure nella sua accanita difesa del regime proibizionista, compresa la segnalazione alla Procura delle dichiarazioni di Grillo, che sono, piacciano o non piacciano, libere manifestazioni del pensiero tutelate dall’art. 21 della Costituzione della Repubblica Italiana.


Asti, 17 agosto 2009

Asti: Mellano, Armosino e Grizzanti hanno visitato il carcere di Quarto D’Asti. Grizzanti: incostituzionale come la quasi totalità delle carceri italiane

 

Dichiarazione di Salvatore Grizzanti, Coordinatore provinciale Associazione Radicale Adelaide Aglietta e punto di riferimento locale di Radicali Italiani

Come la quasi totalità delle carceri italiane, quello di Quarto non fa eccezione ed è in una situazione di incostituzionalità: mancano uomini e mezzi per rendere le condizioni di lavoro degli agenti penitenziari accettabili, la pianta organica ne prevede 254 contro 134 effettivamente in servizio.

Il carcere è sovraffollato, sono presenti attualmente 317 detenuti per una capienza  regolamentare di 207 posti (dopo la chiusura di una sezione da 50 posti per inagibilità), questo causa situazioni in cui, ad esempio,nella sezione Alta Sicurezza (100 posti per 120 ospiti)  in celle singole sono stipati anche tre detenuti non avendo quindi lo spazio minimo che dovrebbe essere garantito dalla legge.

Da sottolineare, inoltre, la pessima condizione dei locali doccia.



Torino, 14 agosto 2009

CARCERI/TORINO: QUESTA MATTINA VISITA ISPETTIVA SENATORI FLUTTERO E MARINO CON ESPONENTI RADICALI A ISTITUTI “LORUSSO E CUTUGNO” E “FERRANTE APORTI”. I DATI RACCOLTI.

RADICALI: “RIVOLGIAMO UN APPELLO AI PRESIDENTI BRESSO E GARIGLIO: PRIMA DEL TERMINE DELLA LEGISLATURA, IL CONSIGLIO REGIONALE ISTITUISCA IL GARANTE REGIONALE DELLE CARCERI”.

 



Questa mattina il senatore Andrea Fluttero (PDL) ha visitato la Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” (Torino, via Pianezza n. 300), accompagnato dagli esponenti radicali Giulio Manfredi e Silvio Viale. Nelle stesse ore il senatore Mauro Marino (PD) ha visitato l’Istituto Minorile “Ferrante Aporti”, accompagnato dai radicali Igor Boni e Domenico Massano.

Al termine delle visite ispettive, le due delegazioni hanno dato vita a una conferenza stampa volante nel piazzale antistante il carcere delle Vallette (registrata in audio/video da Radio Radicale).

Sono stati forniti i dati raccolti nelle visite


Durante la conferenza stampa, Igor Boni (segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta) e Giulio Manfredi (vice-presidente Comitato nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato:



“Tra oggi e domenica, 166 fra parlamentari e consiglieri regionali visiteranno le 205 carceri italiane; non era mai successo in precedenza; è un risultato ottenuto grazie a un paziente lavoro organizzativo da parte della sede centrale di Radicali Italiani. In un momento di grande sofferenza per chi vive all’interno del sistema carcerario (sia esso detenuto, agente di polizia penitenziaria, medico o educatore), il fatto che rappresentanti dei cittadini di tutti i partiti politici entrino nei penitenziari per vedere, comprendere, capire come migliorare la situazione, è altamente significativo e permette di sperare, senza illudersi, che alla ripresa dei lavori parlamentari vi sia più consapevolezza dei problemi e più elementi per trovare soluzioni o, almeno, per ridurre il danno.



Ma le visite ispettive, seppure importanti, non possono sostituire l’impegno quotidiano sul fronte della carceri, che, a parer nostro, può essere espletato in Piemonte anche dal “garante regionale delle carceri”; un difensore civico ad hoc, perché i diritti e i doveri di chi vive in carcere sono diversi da chi vive fuori e perché ognuna delle 13 carceri piemontesi ha caratteristiche e problematiche proprie e peculiari. Un garante per attenuare le ingiustizie, le diseconomie e gli sprechi esistenti e per valorizzare le sinergie, le risorse umane, professionali e intellettuali presenti al di là delle sbarre.



La proposta di legge regionale per l’istituzione del garante regionale delle carceri, elaborata dal gruppo consiliare radicale nel 2004, è stata fatta propria in questa legislatura dal capogruppo del PD Rocchino Muliere che la presentò il 30 giugno 2005 (PDL n. 94), sottoscritta da 30 consiglieri regionali sia di centrosinistra che di centrodestra; la PDL fu discussa in Commissione, licenziata all’unanimità il 12 giugno 2006 e trasmessa al Presidente del Consiglio Regionale.



Rivolgiamo un forte appello al Presidente Davide Gariglio e alla Presidente Mercedes Bresso affinché il Consiglio Regionale possa approvare l’istituzione del garante regionale delle carceri prima del termine della legislatura.” .



Roma, 7 agosto 2009

Mellano risponde all’Assessore Liuni: la Provincia di Novara si impegni nel monitoraggio non nelle rassicurazioni!

 

Il neo Assessore provinciale di Novara Liuni afferma che il prodotto fitosanitario a base di alfacipermetrina eccezionalmente utilizzato per combattere il punteruolo del riso non sia stato recentemente “sdoganato” dal Governo e così ritiene di correggere e smentire le affermazioni di Radicali e WWF, dando nel contempo massima assicurazione delle buone intenzioni degli agricoltori.

Purtroppo, però, si contraddice senza portare elementi nuovi.

Il “Contest”, infatti, per questo particolare intervento sul riso contro un parassita non autoctono, è stato appositamente autorizzato per la prima volta quest’anno con un decreto del Ministero della Salute del 31 marzo scorso. Come ho personalmente detto in tutte le conferenze stampa effettuate, la novità del decreto sta proprio nell’autorizzazione ad utilizzare il fitofarmaco contro il punteruolo acquatico del riso, utilizzando la deroga massima possibile di 120 giorni, che è scaduta il 28 luglio scorso.

Anziché una difesa d’ufficio, utile solo all’assessore per accreditarsi con i risicoltori, dalla Provincia ci si poteva attendere l’impegno pubblico ad un puntuale monitoraggio di quanto avvenuto, sia in merito ai rischi ed ai danni che il trattamento ha procurato alla microfauna acquatica sia sulla correttezza dell’eccezionale utilizzo sia, infine, rispetto alla stessa efficacia dell’intervento, anche per rispondere alla stessa domanda posta all’assessore: e il prossimo anno….?

Sarebbe, invece, utile conoscere l’opinione dell’Assessore provinciale all’Ambiente, anche perché la CEE ha già considerato fondato il reclamo del WWF proprio per la parte che riguarda la tutela della microfauna e dell’habitat naturale delle risaie. Sarà perché la stessa Comunità europea, pagando consistenti contributi ai conduttori dei 200.000 ettari di risaie lombardo-piemontesi per mantenere l’acqua in campo come presidio della biodiversità, risulta più sensibile?


Roma, 6 agosto 2009

RU486, Mellano e Manfredi: posizione presidente Bresso misurata e ragionevole. Il Piemonte puo’ utilizzare l’avviamento del S. Anna e il protocollo operativo emiliano.

 

Ieri la Presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, ha così brevemente commentato l’introduzione in Italia della pillola abortiva RU486: «Dal punto di vista etico non vedo differenza fra aborto chirurgico e medico. Noi facciamo tutto il possibile per ridurre il numero degli aborti, per aiutare le donne e informarle sulle possibilità che hanno in caso di una gravidanza difficile. Per chi decide di non portare a termine la gravidanza facciamo tutto il possibile per essere d’aiuto e credo che la Ru486 darà un’opportunità in più affinché la donna sia nelle migliori condizioni sanitarie e psicologiche. Se non ci daranno disposizioni non mi sentirei di darne io, se non di rispettare la legge 194, e così per il protocollo. Senza, il modo migliore sarà seguire la volontà della donna supportata dal medico, secondo la  legge 194». (“La Stampa”, 6/08/09).

 

Bruno Mellano (presidente di Radicali Italiani) e Giulio Manfredi (vice-presidente Comitato Nazionale Radicali Italiani) hanno così commentato la dichiarazione della presidente Bresso:

 

Le parole della Bresso sono da apprezzare sia per il contenuto sia per la misura, considerato che dal campo clericale continuano ad arrivare incitamenti alla mobilitazione e a prendere le armi (vedi appello di ieri di Giuliano Ferrara sul “Foglio”).

Il Piemonte, rispetto al compito di assicurare l’opportunità dell’aborto farmacologico nei suoi ospedali, non è all’anno zero; direttori generali, direttori sanitari, medici, infermieri possono attingere all’esperienza maturata presso l’Ospedale S. Anna di Torino, grazie al “pioniere” Silvio Viale, grazie alle maestranze dell’ospedale, grazie all’attenzione del DG Walter Arossa. E a proposito di direttori generali, vogliamo sottolineare la presa di posizione, forte e chiara, del Dr. Claudio Macchi (DG Azienda Ospedaliera di Novara), che aveva già fornito la propria disponibilità ben prima del pronunciamento dell’AIFA.

Guardando alle esperienze di altre regioni, è doveroso citare quella dell’Emilia-Romagna, che ha redatto un apposito protocollo operativo, citato dallo stesso ministro Sacconi nella Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 194/78; tale protocollo prevede per la donna due accessi in day-hospital a distanza di due giorni per la somministrazione dei due farmaci abortivi, oltre a una visita ambulatoriale di controllo dopo 14 giorni. Nel 2007, su 563 IVG eseguite in Emilia con la RU486, solo per una è stato disposto un ricovero di due giorni; solo in 37 casi (6,6%) alla procedura farmacologia ha fatto seguito una revisione di cavità per mancato o incompleto aborto (dalla Relazione citata, pagg. 3 e 4).

In conclusione, dopo che la politica ha discusso aspramente sul tema per almeno nove anni, dopo che l’AIFA (dopo un esame durato 628 giorni), ha preso atto, finalmente, che un farmaco utilizzato da trent’anni da milioni di donne in tutto il mondo non poteva più essere negato alle donne italiane, è ora che il mondo della sanità sia messo nelle condizioni di operare con serenità, nel pieno rispetto della legge 194 del 1978, che all’art. 15, lo ricordiamo per l’ennesima volta, prevede l’aborto farmacologico”.

 

Roma, 6 agosto 2009



Torino, 1 agosto 2009

RU486/RICOVERO – VIALE “LEGGETE L’ARTICOLO 8 FINO IN FONDO. IL TEST PSICOLOGICO OBBLIGATORIO E' DA STATO TOTALITARIO”

  “La legge 194 non prescrive affatto il ricovero, ma che l’intervento abortivo sia fatto in una delle strutture autorizzate, persino in poliambulatori pubblici funzionalmente collegati all’ospedale. Basta leggere l’articolo 8 fino in fondo. E’ sorprendente come si commenti e si polemizzi senza leggere la 194.”



Ad affermarlo è Silvio Viale, il ginecologo torinese ed esponente radicale, che interviene sulla minaccia del ministro Sacconi costringere le donne che vogliono usare la ru486 a 3-4 e più giorni di ricovero, che ha proseguito:



“Sia all’articolo 8 che all’articolo 12 si parla sempre di intervento, considerato sempre urgente, e del ricovero solo se necessario. Nel caso dell’aborto medico l’intervento è la somministrazione dei farmaci e sta al medico in scienza e coscienza, insieme alla donna, stabilire le modalità di osservazione e monitoraggio. Dopo la prima somministrazione (mifepristone) sono sufficienti uno o due ore, mentre dopo la seconda (prostaglandina) due ore dopo è necessario un periodo più lungo di alcune ore. Al momento della dimissione si prenderà atto della sintomatologia e della condizione clinica (espulsione avvenuta o meno, gravidanza interrotta o meno) e si deciderà come proseguire il monitoraggio e i controlli.”

“E’ poi da stato totalitario confessionale la proposta di test psicologici per le donne per potere scegliere il metodo medico, che è una versione diversa del colloquio obbligatorio con i militanti antiabortisti che il MPV chiede da tempo. Anche qua, basta leggere la 194 che non prescrive consulenze psicologiche o psichiatriche obbligatorie nemmeno per l’aborto dopo il novantesimo giorno, quando la motivazione è un “grave pericolo per la salute psichica della donna” e l’aborto è solitamente fatto con le sole prostaglandine. De resto non si capisce perché una donna, a differenza dei maschi, non possa decidere da sola per le questioni che la riguardano: dove sono finiti i rappresentanti delle pari opportunità?”




 
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