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Torino, 26 settembre 2006
INTERCETTAZIONI E TELEKOM SERBIA/MANFREDI (RADICALI): “QUELLO CHE CERCAVA DI SCOPRIRE TAVAROLI E’ STATO APPURATO DALLA PROCURA DI TORINO E DAL RAPPORTO TORKILDSEN”.
IL GOVERNO RISPONDA SUBITO IN PARLAMENTO ALL’INTERROGAZIONE DI CAPEZZONE SU RUOLO SERVIZI NELLA VICENDA TELEKOM SERBIA.
  Giulio Manfredi (Comitato Nazionale Radicali Italiani, autore del libro “Telekom Serbia – Presidente Ciampi, nulla da dichiarare?”, 2003, Stampa Alternativa):
“Il “Corriere della Sera on line” riferisce dei contenuti di un interrogatorio presso la Procura di Milano in cui il testimone Sergio Genchi  dichiara che il capo della sicurezza Telecom, Giuliano Tavaroli, nel 2002, cercava di appurare, per conto del Sismi, dove fossero finiti i soldi che nel 1997 Telecom Italia (allora ancora pubblica, controllata dal Ministero del Tesoro, ministro Carlo Azeglio Ciampi, direttore generale Mario Draghi) versò ai serbi per acquisire il 29% di Telekom Serbia.
Consiglio a Tavaroli la lettura della sentenza di archiviazione dell’inchiesta su Telekom Serbia (Procura della Repubblica di Torino, 6 maggio 2005):
“…Si è così accertato in primo luogo che l’intero prezzo pagato per Telekom Serbia giunse nella disponibilità del Governo serbo. La provvista venne temporaneamente impiegata in depositi a termine ovvero accreditata a società cipriote riconducibili al Governo Serbo. Dopo un periodo di tempo variabile da pochi giorni a due mesi, il danaro confluì nella disponibilità del Fondo per lo Sviluppo della Serbia…E’ stato poi accertato che il Fondo per lo Sviluppo della Serbia ha utilizzato questa provvista per pagamenti in favore di imprese estere eseguiti per conto di imprese serbe delle prime debitrici e per pagare pensioni e stipendi da tempo in arretrato.
…. Ed invero da una parte sono stati trovati pagamenti, come si è detto, a favore di imprese straniere (NDA: per quanto riguarda l’Italia, risulta il pagamento di 4 milioni di marchi alla GESIM Srl di Bassano del Grappa e di 3 milioni e mezzo di marchi ad “altre società italiane” non meglio identificate); e dall’altra sono state constatate cospicue rimesse a favore della Banca centrale del Paese che era l’Ente competente ad erogare appunto pensioni e stipendi e che, ovviamente, trasformava in valuta nazionale gli accrediti ricevuti in valuta estera…
Il risultato di questa parte dell’indagine spiega anche il motivo per il quale l’opposizione interna a Milosevic era contraria alla vendita di Telekom Serbia; e conferma altresì le dichiarazioni dell’Ambasciatore Bascone (che aveva portato a conoscenza del Ministro degli esteri Dini e del sottosegretario Fassino l’esistenza dell’affare e la contrarietà ad esso di ambienti politici serbi avversi a Milosevic). E’ infatti evidente che la disponibilità di cospicue risorse economiche da parte di quest’ultimo e l’utilizzazione di esse per scopi sociali e di sostegno all’economia si risolveva in un rafforzamento della sua posizione e in una probabile vittoria nelle elezioni che si sarebbero tenute di lì a poco, cosa che infatti poi avvenne…”.
 
Quando fui audito dalla Commissione parlamentare d’inchiesta su Telekom Serbia, consegnai copia del cosiddetto “Rapporto Torkildsen”, dal nome del consulente finanziario norvegese del Tribunale Penale dell’Aja per i crimini commessi nell’ex Jugoslavia: un’accurata ricostruzione della rete finanziaria tramite la quale il regime di Milosevic si approvvigionava all’estero di armi e mezzi di sussistenza, grazie alla creazione di società fantasma a Cipro nonché di banche cipriote, fra cui la BB COBU (Beogradska Banka – Cyprus Offshore Banking Unit) di Nicosia, banca utilizzata dal regime serbo per incassare i soldi di Telecom Italia.
 
Detto questo, diventa ora quantomai necessario ed urgente che il Governo risponda al più presto all’interrogazione 4-00629 presentata lo scorso 19 luglio dai deputati Daniele Capezzone e Bruno Mellano (Rosa nel Pugno): vi sono state attività dei servizi di sicurezza della Repubblica italiana riconducibili alla vicenda Telekom Serbia? In caso affermativo, quali sono state queste attività?
  
Manfredi (348/5335305)
 
N. B.  Su http://www.grupporadicalipiemonte.it sono disponibili sia la sentenza di archiviazione dell’inchiesta su Telekom Serbia della Procura di Torino sia il “Rapporto Torkildsen” (citati nel comunicato)

Torino, 28 settembre 2006
RU486/MELLANO (RNP): “SPERIMENTAZIONE SOSPESA? LA REGIONE PIEMONTE SI ATTIVI DA SUBITO PER IMPORTAZIONE DIRETTA DEL FARMACO, COME IN TOSCANA. ALTRIMENTI, L’ABORTO FARMACOLOGICO PERMESSO DAL CENTRODESTRA SARA’ PROIBITO DAL CENTROSINISTRA”
  Alla notizia che la Commissaria dell’ASO Sant. Anna di Torino, Dr.ssa Marinella D’Innocenzo, ha annunciato la sospensione a tempo indeterminato della sperimentazione della pillola RU486 presso l’Ospedale Sant’Anna di Torino, Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno, segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta) ha commentato:
“Posso comprendere che la Direzione Generale del S. Anna, di fronte a un’inchiesta della Procura, abbia ritenuto che non ci fossero le condizioni per una ripresa della sperimentazione in condizioni ottimali.
Questo non significa che tutto il lavoro svolto dall’èquipe sanitaria del S. Anna sia da cestinare; occorre da subito che un apposito gruppo di lavoro, interno all’azienda, valuti i 362 casi finora svolti e fornisca in tempi certi una corretta e completa relazione scientifica.
E occorre che da subito l’Assessorato regionale alla Sanità predisponga una task force per incardinare tutte le pratiche necessarie per l’importazione diretta della RU486 dalla Francia o dalla Svizzera, sulla scorta di quanto ha già fatto la Regione Toscana.
Mi permetto di ricordare all’Assessore Valpreda che è la legge 194 del 1978 a consentire l’aborto farmacologico; e l’art. 15 di tale legge fa carico alle Regioni di informare ed addestrare il personale sanitario sull’utilizzo delle tecniche meno rischiose e invasive per l’interruzione di gravidanza.
Mi permetto, infine, di ricordare all’Assessore Valpreda che sarebbe veramente intollerabile che i risultati e le aspettative prodotti da una sperimentazione pienamente legittimata dai suoi due predecessori di Alleanza Nazionale e che ha superato le forche caudine di Sirchia e Storace siano buttati al macero da un Assessore di Rifondazione Comunista.”.

Mellano

Torino, 28 settembre 2006
PRODI E TELEKOM SERBIA/MANFREDI (RADICALI): “PREMIER AVREBBE FATTO MEGLIO A NON CITARE PRECEDENTE VERGOGNOSO: LA PROCURA DI TORINO HA ACCERTATO CHE I SOLDI DI TELECOM ITALIA FINIRONO A MILOSEVIC”.
  Giulio Manfredi (Comitato Nazionale Radicali Italiani, autore del libro “Telekom Serbia – PresidenteCiampi, nulla da dichiarare?”, Stampa Alternativa, 2003):
“Il presidente del Consiglio Romano Prodi avrebbe fatto meglio a non richiamare a sua difesa il precedente della vicenda Telekom Serbia. Nel giugno 1997, il governo Prodi non fece nulla per impedire che Telecom Italia (allora non ancora privatizzata e controllata per il 61% dal ministero del Tesoro) acquistasse il 29% dell’azienda Telekom Serbia, creata da Milosevic un mese prima con l’unico intento di incassare i soldi delle partecipazioni italiana e greca: 1.568 milioni di marchi cash, ovvero 784 milioni di euro (di cui 456 sborsati da Telecom Italia e 328 dalla greca OTE).
Il governo Prodi era a conoscenza delle trattative dell’affaire perché debitamente informato dal suo ambasciatore a Belgrado, Francesco Bascone.
Neppure un euro sborsato dall’azienda pubblica Telecom Italia finì nelle casse dell’azienda privata Telekom Serbia; questo non lo dicono, solamente, da nove anni i radicali. Lo ha scritto, nero su bianco, la Procura di Torino nell’ordinanza di archiviazione dell’inchiesta su Telekom Serbia (depositata il 6 maggio 2005), di cui riporto il seguente stralcio (pag. 24 e 25):
“…Si è così accertato in primo luogo che l’intero prezzo pagato per Telekom Serbia giunse nella disponibilità del Governo serbo. La provvista venne temporaneamente impiegata in depositi a termine ovvero accreditata a società cipriote riconducibili al Governo Serbo. Dopo un periodo di tempo variabile da pochi giorni a due mesi, il danaro confluì nella disponibilità del Fondo per lo Sviluppo della Serbia…E’ stato poi accertato che il Fondo per lo Sviluppo della Serbia ha utilizzato questa provvista per pagamenti in favore di imprese estere eseguiti per conto di imprese serbe delle prime debitrici e per pagare pensioni e stipendi da tempo in arretrato.
Questo tipo di destinazione è stato affermato da Borka Vucic, Mirko Marianovic e Milan Beko; e trova conferma nell’analisi documentale eseguita dal consulente tecnico dott. Calcagno. Ed invero da una parte sono stati trovati pagamenti, come si è detto, a favore di imprese straniere (NDA: per quanto riguarda l’Italia, dal prospetto pubblicato a pag. 25, risulta il pagamento di 4 milioni di marchi alla GESIM Srl di Bassano del Grappa e di 3 milioni e mezzo di marchi ad “altre società italiane” non meglio identificate); e dall’altra sono state constatate cospicue rimesse a favore della Banca centrale del Paese che era l’Ente competente ad erogare appunto pensioni e stipendi e che, ovviamente, trasformava in valuta nazionale gli accrediti ricevuti in valuta estera…
Il risultato di questa parte dell’indagine spiega anche il motivo per il quale l’opposizione interna a Milosevic era contraria alla vendita di Telekom Serbia; e conferma altresì le dichiarazioni dell’Ambasciatore Bascone (che aveva portato a conoscenza del Ministro degli esteri Dini e del sottosegretario Fassino l’esistenza dell’affare e la contrarietà ad esso di ambienti politici serbi avversi a Milosevic). E’ infatti evidente che la disponibilità di cospicue risorse economiche da parte di quest’ultimo e l’utilizzazione di esse per scopi sociali e di sostegno all’economia si risolveva in un rafforzamento della sua posizione e in una probabile vittoria nelle elezioni che si sarebbero tenute di lì a poco, cosa che infatti poi avvenne…”.

Manfredi (348/5335305)
N. B. L’ordinanza di archiviazione dell’inchiesta su Telekom Serbia della Procura di Torino è disponibile su www.grupporadicalipiemonte.it

Roma, 25 settembre 2006
DECRETO CACCIA/MELLANO (RNP): “USCIAMO DALLO SCONTRO PRO ED ANTI CACCIA E RISPONDIAMO ALL’EUROPA CHE CI ATTENDE AL VARCO DELLE SANZIONI”
  Nella seduta di domani, martedì 26, la Camera dei Deputati tornerà ad affrontare la legge di conversione del decreto-legge n° 251 emanato d’urgenza dal Governo nell’agosto scorso per adeguare l’ordinamento nazionale alla direttiva comunitaria 79/409/CEE e bloccare le molteplici procedure europee di infrazione in campo ambientale.
Il provvedimento, però, nel passaggio dell’esame in commissione ed in particolare alla sede referente della tredicesima Commissione XIII Agricoltura ha subito un profondo processo emendativo che ha finito per stravolgere il testo ora all’approvazione dell’Assemblea parlamentare.
A proposito, Bruno Mellano, Deputato della Rosa nel Pugno e membro della Commissione Agricoltura ha dichiarato:
“Domani torna in aula il testo di un decreto n°251 completamente stravolto nel suo spirito originario. Un decreto la cui necessità ed urgenza era dovuta all’incombere da parte della Corte europea di Giustizia di pesanti sanzioni economiche al nostro Paese per le reiterate violazioni della direttiva 79/409/CEE in materia di tutela della fauna selvatica.
Oggi, a causa di pressioni fortissime da parte della lobby del mondo venatorio e delle regioni italiane inadempienti, ci troviamo di fronte a un testo che sicuramente non bloccherà le procedure di infrazione e non tutela l’Italia dall’arrivo di nuove condanne e di multe milionarie che si ritorceranno su tutti i cittadini e sul mondo agricolo italiano. La relazione introduttiva del Governo recita infatti: “Ove la procedura di infrazione non dovesse essere puntualmente e velocemente superata, la penalizzazione finanziaria per il Paese ammonterebbe a circa l’1% del montante complessivo degli aiuti diretti erogati a carico del primo pilastro della PAC”.
Le modifiche apportate all’articolo 3 del decreto hanno abrogato le misure di conservazione inderogabili con riferimento alle Zone di Protezione Speciale (ZPS) e fatto scomparire ogni differenza tra queste e il resto del territorio facendo perdere alle ZPS l’importantissimo ruolo di tutela della migrazione degli uccelli selvatici.
Il timor panico di un conflitto con la Conferenza Stato-Regioni ha fatto si che la maggioranza della maggioranza di centro-sinistra provvedesse a cancellare le norme proposte per il superamento dello status quo: le regioni non rispettano le direttive e lo Stato paga le penalità.
Nei giorni scorsi ho depositato una serie di emendamenti puntuali volti a ripristinare il testo originario del provvedimento governativo, in particolare nelle parti di tutela degli animali e di superamento delle ragioni che hanno prodotto le procedure di infrazione.
Ora credo sia indispensabile riaprire un confronto sia nella maggioranza parlamentare sia nell’ambito del Governo: questa vicenda non può essere ridotta ad uno scontro cacciatori – ambientalisti, ma deve essere ricondotta alla sua valenza più profonda ovvero come rispondere in modo serio ed efficace ai rilievi avanzati dall’Unione Europea.
Nel conflitto sotterraneo fra i ministri De Castro e Pecoraro Scanio, mi auguro si tenga conto delle voci degli altri ministri firmatari del decreto di agosto, ed in particolare quella di Emma Bonino, ministro per le Politiche Europee.”
Mellano
Segreteria, 06.67602192

"La Stampa", 25/09/06, pag. 3
«Vi portiamo all’estero a cercare la dolce morte»
Nei sondaggi la maggioranza degli italiani approva il suicidio assistito
il caso
MASSIMO NUMA
TORINO
  Qui nel seminterrato dell’Air Palace, albergo a quattro stelle di Leinì, prima cintura torinese, si studiano le nuove strategie per realizzare, in concreto, l’eutanasia anche in Italia. Ieri si sono celebrati i dieci anni di Exit-Italia, l’associazione - nata in Piemonte - che teorizza il ricorso al suicidio assistito e il valore assoluto del testamento biologico. Tutti i sondaggi demoscopici commissionati negli ultimi anni rivelano tra l’altro che una larga maggioranza degli italiani sarebbe favorevole alla «dolce morte». E il caso Welby, capitato in queste ore, sembra quasi un segno del destino.
Il presidente, Emilio Coveri, è «solidale, vicino a chi vuole spegnere le macchine che alimentano una vita insostenibile». Punta ancora alla battaglia parlamentare per ottenere «almeno» il riconoscimento del testamento biologico, ma i sostenitori di Exit sono ormai stanchi di aspettare. Le schermaglie procedurali, le divisioni all’interno dei Poli, rischiano di rendere eterna l’attesa di una legge eguale o simile a quelle già approvate in altre nazioni. Coveri: «Il nostro è uno Stato profondamente condizionato dalla componente cattolica della società. I passi avanti ci sono, troppo lenti però».
E allora? «Cominciamo a muoverci, sempre nel solco della legge, per aiutare gli italiani ad esercitare un loro diritto, quello di morire con dignità. L’appello di Welby, la risposta del presidente Napolitano, possono costituire un momento importante ma intanto, noi di Exit, andremo in Svizzera, a Zurigo, nelle cliniche di Dignitas, dove si pratica da anni il suicidio assistito». Perchè? «Semplice. Saranno con me Silvio Viale (il medico torinese che fa parte della direzione nazionale Rnp, ndr) e altri soci. Assisteremo in diretta alle tecniche e alle procedure che precedono l’eutanasia, sino al gesto finale. Dobbiamo essere pronti, imparare, documentarci a fondo. E poi cercheremo la strada per aiutare gli italiani che vogliono esercitare il proprio diritto, negato in patria».
Coveri non usa mezzi termini e, di fronte ai delegati di tutta Italia e ai dirigenti europei, affronta il triste caso di Eluana Englaro, 34 anni, la donna di Lecco in stato di coma dal 18 gennaio 1992. Allora, di anni, ne aveva 18. Il volto è rimasto lo stesso, quello di un’adolescente. Non ha mai ripreso conoscenza. Il padre-tutore, Beppino Englaro, ha chiesto invano allo Stato, attraverso un’infinita serie di ricorsi, di interrompere le terapie che la mantengono in vita artificialmente. «Contro natura - dice - senza pietà e senza rispetto. Mia figlia aveva manifestato la volontà di non sopravvivere a uno stato di coma permanente. Invano, per ora». Coveri: «Ho suggerito a Englaro l’unica strada possibile. Intervenga lui, in modo diretto: stacchi la spina, davanti a tutti. Ha 70 anni, è un uomo che soffre... Andrà sì incontro alle conseguenza penali del suo gesto ma il processo, l’inchiesta, spazzerebbero via le ipocrisie, le viltà, le omissioni di molti». Una proposta provocatoria, quella del presidente di Exit, che nei mesi scorsi ha scritto invano una lettera al ministro Livia Turco per riprendere il tema controverso del testamento biologico. «Nessuna risposta. C’è un fronte bipartisan che è pregiudizialmente contro ogni forma di eutanasia».
Welby, Englaro. Ma anche la storia terribile di Adolfo Baravaglio, 52 anni, di Biella. Totalmente paralizzato dal 1989. Colpa di un incidente. Frattura della quinta e sesta vertebra, può muovere solo la testa. Vive in casa, disteso su un lettino da ospedale. Immobile da 17 anni «lunghi come un giorno», spiega. Adolfo vuole morire, in pieno accordo con la moglie Agnese e i suoi familiari. «Se potessi andare in Svizzera, senza mettere nei guai nessuno, lo farei adesso, subito», aveva detto. Ha scritto un libro, aiutato da Gabriele Vidano, insegnante di Biella e dirigente di Exit. Titolo: «Perchè mi torturate?». E poi: «Costretto a vivere in una gabbia grande quanto il corpo da 17 anni». Prefazione del filosofo Gianni Vattimo. Cento pagine o poco più. Vidano: «E’ il resoconto fedele di una lunga serie di colloqui con Adolfo». Che vorrebbe addormentarsi per sempre.
Si guarda con interesse verso il Regno Unito. Silvio Viale: «Il caso di Piergiorgio Welby ricorda quello dell’inglese Miss B, 43 anni, morta il 28 aprile 2002, dopo che l’Alta Corte di Londra le aveva riconosciuto il suo diritto a rifiutare la terapia. Ottenne l'autorizzazione a far staccare la spina del respiratore meccanico che la teneva in vita. Su sua richiesta - prosegue Viale - un mese dopo, i medici spensero i ventilatori. Miss B morì serenamente, nel sonno, lo stesso giorno in cui la Corte Europea respingeva la richiesta di Diane Pretty. Morì orribilmente soffocata due settimane dopo. Per Miss B si trattava di interrompere un trattamento sanitario a cui aveva scelto di rinunciare, mentre per Diane Pretty si sarebbe reso necessario un aiuto per procurarsi la morte». Il giudice Dame Butler-Sloss, presidente della sezione dell’Alta Corte britannica, aveva riconosciuto a Miss B la «capacita mentale di volere o rifiutare» il trattamento. Anche in Italia, in molte occasioni si è ribadito il diritto del paziente a rifiutare la terapia, anche se questo può comportare la morte. «Dunque, la battaglia di Piergiorgio è una battaglia per tutti».

Torino, 24 settembre 2006
EUTANASIA- VIALE (RNP) “IL CASO WELBY COME QUELLO DI MISS B: I GIUDICI DEVONO DECIDERE”
 
Silvio Viale, medico di EXIT-Italia e membro della Direzione Nazionale della Rosa nel Pugno, ricorda come il caso di di Piergiorgio Welby ricordi quello di Miss B, deceduta il 28 aprile 2002, dopo che l’Alta Corte di Londra le aveva riconosciuto il suo diritto a rifiutare la terapia.
 
Silvio Viale, a Torino, in occasione del decennale della fondazione di EXIT-Italia, l’associazione che si batte per l’introduzione dell’eutanasia in Italia, ha dichiarato:
 
“La vicenda ricorda quella di Miss B, la signora inglese di 43 anni che il 23 marzo 2002 ottenne l'autorizzazione a far staccare la spina del respiratore meccanico che la teneva in vita. Su sua richiesta, un mese dopo, il personale medico spense i ventilatori il 28 aprile 2002 e, così Miss B morì serenamente, nel sonno, lo stesso giorno in cui la Corte Europea di Strasburgo respingeva la richiesta di Diane Pretty, la quale, al contrario, moriva orribilmente soffocata due settimane dopo l’11 maggio 2002: la differenza tra i due casi era che per Miss B si trattava di interrompere un trattamento sanitario a cui aveva scelto di rinunciare, mentre per Diane Pretty si sarebbe reso necessario un aiuto per procurarsi la morte. In pratica, il giudice Dame Butler-Sloss, presidente della sezione dell'Alta Corte britannica, aveva riconosciuto alla donna la "capacita mentale di volere o rifiutare" il trattamento. Anche in Italia, in molte occasioni si è ribadito il diritto del paziente a rifiutare la terapia, anche se questo può comportare la morte. Dunque, la battaglia di Piergiorgio è una battaglia per tutti. E’ quel caso eclattante che sembra dovere sempre accompagnare, dolorosamente e faticosamente, i passi avanti della lotta per i diritti individuali. Il caso Welby si affianca al caso di Eluana Englaro.
A differenza di Eluana, se lo vorra, essendo lucido e cosciente, Piergiorgio Welby potrà chiedere ai medici di sospendere la terapia, cioè la ventilazione meccanica, in accordo con le norme sul consenso informato e con le previsioni della Convenzione di Oviedo. In caso di richiesta esplicita, toccherebbe ai medici motivare un eventuale rifiuto, aprendo la strada ad un pronunciamento della magistratura. Ovviamente Piergiorgio potrebbe cambiare idea in ogni momento, anche dopo avere ottunuto una risposta positiva. Come EXIT- Italia siamo solidali e ci dichiariamo pronti a sostituire i medici curanti, nel caso dovessero rifiutarsi di eseguire i suoi desideri, una volta ottenuta l’autorizzazione e manifestata la richiesta. L’auspiocio principe è, però, che il Parlamento approvi leggi opportune e giuste."
 
(Silvio Viale

Torino, 22 settembre 2006
CACCIA/MELLANO (RNP) HA PRESENTATO ALLA CAMERA PDL DI MODIFICA CODICE CIVILE (NO CACCIATORI NEI FONDI ALTRUI SENZA AUTORIZZAZIONE PROPRIETARIO) ... ... MENTRE IN COMMISSIONE AGRICOLTURA SI PEGGIORA IL DECRETO-LEGGE DI RECEPIMENTO DIRETTIVE EUROPEE.
  Ieri, Bruno Mellano, Deputato della Rosa nel Pugno e membro della Commissione Agricoltura, ha presentato una proposta di legge volta ad abrogare i primi due commi dell’articolo 842 del Codice civile che permettono ai cacciatori di entrare nei fondi altrui senza alcuna autorizzazione del legittimo proprietario. Su questo Bruno Mellano ha dichiarato: “Mentre la Commissione Agricoltura rischia di peggiorare in senso filo-venatorio un decreto-legge che originariamente si proponeva di adeguare il nostro Paese alle direttive comunitarie in materia di caccia e di ambiente, ho deciso di provare a invertire il senso di rotta preso dal nostro Parlamento. La proposta di legge, ricalcando il referendum ripetutamente promosso dai Radicali e sostenuto anche dai Verdi, punta ad impedire al cacciatore di entrare nei fondi privati altrui senza richiederne il permesso; in pratica, ho chiesto l'abrogazione dell’articolo 842 del Codice Civile.
Ciò che oggi è consentito risulta essere una peculiarità giuridica pressoché unica in Europa: una sorta di abdicazione del diritto di proprietà privata - che è costituzionalmente protetto - di fronte a chi esercita la caccia, mentre lo stesso diritto rimane pieno di fronte a chi pratichi ogni altra attività, anche più rispondente all'evoluzione della cultura e del costume, come l'osservazione e lo studio degli animali selvatici. L'articolo 842 del codice civile, dunque, comporta una discriminazione tra i cittadini, generando un'ingiustificata disparità di trattamento di situazioni analoghe, in violazione dell'articolo 3 della Costituzione. Inoltre, la disposizione del codice è ormai estranea alla sensibilità dell'opinione pubblica.
Dal 1976 vi sono state ripetute iniziative referendarie promosse in particolar modo da Radicali e Verdi che hanno mirato all'abrogazione della norma ed è doveroso ricordare tra esse quella del 1990: 18 milioni di italiani votarono a favore della soppressione; purtroppo il quorum per la validità della consultazione fu mancato per una manciata di voti. E’ importante sottolineare come la proposta di legge, sotto la mia firma, veda l’alternarsi di esponenti radicali e verdi; ringrazio, in particolare, il mio collega radicale Marco Beltrandi e gli amici verdi Luana Zanella e Camillo Piazza. Riguardo al decreto in discussione alla Camera sulla caccia, non posso che continuare ad assicurare tutto il mio impegno per tentare di impedire che l’arroganza di pochi prevalga sul buon senso di molti e sul diritto nazionale ed europeo.”

Mellano

Roma, Torino, 21/09/06 
NUOVE CARCERI/MELLANO E D’ELIA (RNP): RUTELLI FA RIMA CON CASTELLI.
  Ieri, alla Camera, il vicepremier Francesco Rutelli, rispondendo ad un’interrogazione, ha annunciato che il governo ha dato il via libera  alla costruzione di  nove nuove carceri: Rieti, Marsala, Savona, Rovigo, Sassari, Cagliari, Tempio Pausania, Oristano e Forli'.
Bruno Mellano e Sergio D’Elia (deputati Rosa nel Pugno) hanno dichiarato:
“Non vorremmo che Rutelli seguisse la scia tracciata dall’ex ministro della Giustizia, l’ing. Roberto Castelli, che aveva fatto della costruzione di nuove carceri il suo cavallo di battaglia, prevedendo addirittura un sistema di leasing per la copertura delle spese.
Riteniamo che la politica del precedente governo, rispetto all’edilizia penitenziaria, fosse puramente demagogica e confermiamo che occorre valutare con oculatezza, caso per caso, l’opportunità di costruire nuove carceri in alternativa alla ristrutturazione di quelle già esistenti.
Infatti, se è vero che in situazioni come quella di Savona la ristrutturazione dell’attuale carcere risulterebbe assai difficoltosa e dispendiosa, in molti altri casi  il miglioramento dell’esistente presenterebbe aspetti assai positivi, non solo dal punto di vista economico. Prendiamo ad esempio l’ istituto di pena di  Fossano:  situato in un ex convento del 1400, in questi ultimi anni, con un investimento di circa 8 milioni di euro, ha realizzato una ristrutturazione radicale, mettendo a norma le celle (con tanto di doccia in ognuna, come previsto peraltro dal regolamento penitenziario del 2000); unico caso in Piemonte,  insieme a Verbania ( dove i detenuti stessi hanno eseguito i lavori), ad essere in regola.  Inoltre, la presenza del carcere nel cuore della città favorisce la presa in carico dei suoi problemi da parte dell’intera comunità; le nuove carceri, se collocate nelle estreme periferie, diventeranno invisibili, veri e  propri ghetti dove ci si illude di isolare il “male”.
Castelli accompagnava la sua grande attenzione alle “grandi opere carcerarie” con l’estrema disattenzione e sottovalutazione di quanto avveniva all’interno delle prigioni esistenti; il ministro Mastella ha dimostrato, con il provvedimento d’indulto, di voler cambiare strada; ora, però, occorre dare gambe a tale nuova impostazione, per esempio, ridando luce e credibilità all’istituto della Cassa delle Ammende (CdA), istituito nel lontano 2000 per finanziare i progetti di reinserimento dei detenuti.
Vogliamo discutere il piano di edilizia penitenziaria nell’ottica di una razionalizzazione del sistema, che consenta finalmente l’applicazione della legge Gozzini, soprattutto nella parte riguardante il reinserimento lavorativo, per offrire reali percorsi riabilitativi. Dopo Rutelli, attendiamo alla Camera Mastella, per la risposta alla nostra interpellanza sulla situazione attuale della CdA.”.
   
N. B. Vedi link "Carceri" su www.associazioneaglietta.it

Roma, 21/09/2006
CAPRIOLI: LA GIUNTA BRESSO SI APPELLA AL CONSIGLIO DI STATO CONTRO SOSPENSIONE ABBATTIMENTI. DICHIARAZIONE DEL DEPUTATO DELLA ROSA NEL PUGNO BRUNO MELLANO
  “Credevo che dopo un estate da cui la giunta Bresso non è uscita benissimo, dopo le decine e decine di manifestazioni in tutto il Piemonte e infine dopo la sospensiva all’abbattimento di centinaia di caprioli e altri ungulati fino al prossimo 4 ottobre stabilita dal Tar Piemonte, l’amministrazione regionale avesse capito che era essenziale riaprire un dialogo smettendo di procedere con colpi di forza che non hanno fatto altro che danneggiare l’immagine della nostra Regione presso i concittadini e l’Italia in generale; apprendo invece oggi, che la Giunta regionale si sarebbe appellata al Consiglio di Stato contro la sospensiva decisa dal Tar lo scorso 7 settembre. Questo non è altro che un nuovo caso di cedimento alle pressioni del mondo venatorio e di parte di quello agricolo. In poche parole un giorno la Regione dialoga con gli animalisti e gli ambientalisti e il giorno seguente concede regali a un gruppo di persone che non rappresentano che l’1% della popolazione nazionale. E’ quindi con rammarico che denuncio ancora una volta la cecità e la sordità di una maggioranza dalla quale ci aspettavamo ben altri provvedimenti e invio la mia solidarietà e adesione al lavoro degli avvocati Giuseppe Ramadori e Andrea Fenoglio che per la LAC – Lega per l’abolizione della Caccia, affronteranno il secondo grado presso il Consiglio di Stato.”
Mellano
Segreteria On. Mellano (06/67602192)

Roma, 21 settembre 2006
MELLANO (ROSA NEL PUGNO): MENTRE LA COMMISSIONE AGRICOLTURA PEGGIORA IL DECRETO SULLA CACCIA PRESENTO UNA PROPOSTA DI LEGGE DI MODIFICA DEL CODICE CIVILE
  Bruno Mellano, Deputato della Rosa nel Pugno e membro della Commissione Agricoltura, ha presentato una proposta di legge volta ad abrogare i primi due commi dell’articolo 842 del Codice civile che permettono oggi ai cacciatori di entrare nei fondi altrui senza alcuna autorizzazione del legittimo proprietario.
Su questo Bruno Mellano ha dichiarato:
“Mentre la Commissione Agricoltura rischia oggi di peggiorare in senso filo-venatorio un decreto-legge che originariamente si proponeva di adeguare il nostro Paese alle direttive comunitarie in materia di caccia e di ambiente, ho deciso di provare a invertire il senso di rotta preso dal nostro Parlamento. La proposta di legge, ricalcando il referendum ripetutamente promosso dai Radicali e sostenuto anche dai Verdi, punta ad impedire al cacciatore di entrare nei fondi privati altrui senza richiederne il permesso abrogando l’articolo 842 del Codice Civile. Ciò che oggi è consentito risulta essere una peculiarità giuridica pressoché unica in Europa: una sorta di abdicazione del diritto di proprietà privata - che è costituzionalmente protetto - di fronte a chi esercita la caccia, mentre lo stesso diritto rimane pieno di fronte a chi pratichi ogni altra attività, anche più rispondente all'evoluzione della cultura e del costume, come l'osservazione degli animali selvatici. L'articolo 842 del codice civile, dunque, comporta una discriminazione tra i cittadini, generando un'ingiustificata disparità di trattamento di situazioni analoghe, in violazione dell'articolo 3 della Costituzione. Appare dunque anacronistico il contenuto dell'articolo 842 del codice civile ed estraneo in sempre maggior misura alla sensibilità dell'opinione pubblica. Dal 1976 vi sono state ripetute iniziative referendarie promosse in particolar modo da Radicali e Verdi insieme che hanno mirato all'abrogazione della norma ed è doveroso ricordare tra esse quella del 1990: 18 milioni di italiani votarono a favore della soppressione; purtroppo il quorum per la validità della consultazione fu mancato per una manciata di voti. E’ importante sottolineare come la proposta di legge, oltre alla mia prima firma veda l’alternarsi degli stessi due partiti impegnati nel referendum, ed è per questo che ringrazio il mio collega radicale Marco Beltrandi e gli amici verdi Luana Zanella e Camillo Piazza.
Riguardo al decreto in discussione alla Camera sulla caccia, non posso che continuare ad assicurare tutto il mio impegno per tentare di impedire che l’arroganza di pochi prevalga sul buon senso di molti e sul diritto nazionale ed europeo.”

Mellano (348/5335302)
Segreteria (06/67602192)

Torino, 19 settembre 2006
Piano antismog. Viale: direzione giusta, ma basta con la demagogia
 

Silvio Viale, presidente dell'Associazione Radicale Adelaide Aglietta ed esponente della Rosa nel Pugno, è intervenuto sulle polemiche seguite all'annuncio del "piano antismog" da parte degli assessori di Provincia e Regione: "Dopo anni di inutili targhe alterne, finalmente sembra che si sia imboccata la direzione giusta, con una strategia non più fatta di parole al vento, ma che punta all'efficacia dei provvedimenti. Certo, alcune mediazioni possono sembrare eccessive, ma è indubbio che si tratti di un buon inizio, una discontinuità con il recente passato.
L'unico neo rimane quello della demagogia con la quale, soprattutto l'assessore Piras, continua a riproporre la stima presunta delle morti da smog con una strumentale approssimazione statistica, guardandosi bene dal riferire il numero di morti stimate che si sono evitate con la riduzione degli inquinanti negli ultimi decenni. Il punto centrale è quello di proseguire sulla strada della riduzione degli inquinanti senza arretramenti sulla qualità della vita, dei servizi e della mobilità, sapendo che il rischio zero non esiste e che le attività umane sono di per sè inquinanti. Non a caso, chi vive in città, nonostante l'inquinamento maggiore, vive più a lungo di chi vive fuori città. Quindi, avanti nella direzione giusta, ma senza demagogia." www.associazioneaglietta.it


Trinità, 18 settembre 2006
MELLANO (DEPUTATO RNP): “I SUINI SONO UNA RISORSA PER LA PRONVINCIA GRANDA MA OCCORRONO REGOLE CERTE E CONTROLLI SEVERI”.
  In seguito alle lettere dell’On. Domenico Comino, del Presidente Raffaele Costa, del Presidente Aps Mauro Marengo, e alle reazioni suscitate nella cittadinanza e negli operatori, voglio ricordare che i Radicali piemontesi da anni si occupano del problema, sollecitando innanzitutto la Regione Piemonte a rispettare le normative europee che, sul tema dello smaltimento dei liquami zootecnici, sono state emanate nel lontano 1991 con la Direttiva “Nitrati”.
Il problema non è né di accusare gli allevatori di essere tutti dei malfattori, né di affermare che non vi siano violazioni delle leggi attuali da parte di alcuni: non è vera la prima affermazione come non è vera la seconda. Il fatto è che l’individuazione delle zone vulnerabili ai nitrati è stata fatta dalla Regione Piemonte in ritardo rispetto ai tempi previsti e con metodologie che non considerano appieno le realtà territoriali e ambientali: non si spiega altrimenti per quale motivo i territori in destra Stura sono designati vulnerabili mentre quelli in sinistra Stura non lo siano.
Ora il problema però è di rispettare le leggi vigenti e, per gli amministratori, almeno di conoscerle; per inciso dico al Presidente Costa che il limite da lui citato di 500 kg di azoto per ettaro per anno non esiste più da tempo. Oggi nella provincia di Cuneo - come in tutta Italia - anche nelle zone non considerate vulnerabili ai nitrati il massimo di azoto che può essere apportato ai campi è di 340Kg per ettaro per anno (art.10 decreto 07.04.2006 a conferma del decreto legislativo 152/99).
Queste limitazioni – e i piani d’azione che vengono approntati per limitare gli impatti negativi - non sono un capriccio ambientalista ma la conseguenza di conoscenze scientifiche che affermano la pericolosità dei nitrati per la salute umana e, quindi, il rischio di contaminazione delle acque di falda, che è elevato anche nella nostra provincia.
Il mio impegno parlamentare in Commissione Agricoltura, come prima in Consiglio regionale, sarà anche su questo; per far sì che l’Italia e il Piemonte rispettino le norme europee e i cittadini rispettino quelle italiane. Sulla mancata individuazione delle zone vulnerabili ai nitrati in molte regioni e sulle metodologie adottate non conformi alle indicazioni europee (vedi Piemonte), ho già preparato un’interrogazione urgente al Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio e al Ministro per le Politiche Europee Emma Bonino.
I suini sono certamente una grande risorsa economica per la provincia Granda ma occorrono regole certe e giuste oltre che controlli severi per evitare che a farla franca siano sempre i soliti furbi.

Bruno Mellano
mellano_b@camera.it

Torino, 18 settembre 2006
GUIDO ROSSI E FIGC/MANFREDI (RADICALI): “IL PROF. ROSSI DOVREBBE TROVARSI UN AVVOCATO MENO COINVOLTO IN CONFLITTI D’INTERESSE DELL’ON. PIAZZA”.
  Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani) ha dichiarato:
“L’on. Angelo Piazza (RNP) ha dichiarato che non solo è pienamente legittimo ma che è anche opportuno che il prof. Guido Rossi continui a ricoprire la carica di Commissario straordinario della Federcalcio assieme a quella di Presidente di Telecom Italia.
Quella dell’on. Piazza mi pare una causa persa e l’onorevole avrebbe forse fatto meglio ad occuparsi non dei conflitti d’interesse altrui ma dei propri. Piazza è infatti membro del consiglio di amministrazione di Sviluppo Italia (Agenzia Nazionale per lo sviluppo d’impresa e l’attrazione di investimenti) e presidente di Rete Autostrade Mediterranee, società del Gruppo Sviluppo Italia; tali cariche sono incompatibili con quella di deputato ai sensi della legge 60 del 1953 (incompatibilità parlamentari).
Ho fatto presente all’on. Piazza la sua incompatibilità; mi ha risposto che non la ritiene tale; che “è stato designato a tale carica dal nostro partito”
e che attenderà le decisioni della Giunta delle Elezioni della Camera.
Faccio presente all’on. Piazza che: la legge citata mi pare chiara e tassativa; la sua designazione a Sviluppo Italia da parte di un partito politico mi pare l’ennesimo esempio di spartizione partitocratrica, tanto diffusa quanto non prevista da nessuna legge; tale “designazione” è avvenuta nella passata legislatura da parte del “suo” partito, lo SDI; attendere le decisioni della Giunta delle Elezioni significa semplicemente confidare nelle lungaggini della burocrazia parlamentare.
Il fatto che altri cinquanta parlamentari siano nella stessa situazione dell’on. Piazza non rappresenta un’attenuante ma semmai un’aggravante … anche perché lo scorso giugno i Presidenti di Camera e Senato invitarono pubblicamente i membri dei rispettivi consessi a sanare le incompatibilità.”.

 Manfredi (348/5335305)

Stralcio legge 15 febbraio 1953, n. 60
 Art. 1
I membri del Parlamento non possono ricoprire cariche o uffici di qualsiasi specie in enti pubblici o privati, per nomina o designazione del Governo o di organi dell’Amministrazione dello Stato …
Art. 2
Fuori dei casi previsti nel primo comma dell’art. 1, i membri del Parlamento non possono ricoprire cariche, né esercitare funzioni di amministratore, presidente, liquidatore, sindaco o revisore, direttore generale o centrale, consulente legale o amministrativo con prestazioni di carattere permanente, in associazioni o enti che gestiscano servizi di qualunque genere per conto dello Stato o della pubblica Amministrazione, o ai quali lo Stato contribuisca in via ordinaria, direttamente o indirettamente …

Torino, 16 settembre 2006
GUIDO ROSSI E TELEKOM SERBIA/MANFREDI (RADICALI): “PROFESSOR ROSSI, NULLA DA DICHIARARE?”
  Giulio Manfredi (Comitato Nazionale Radicali Italiani, autore del libro “Telekom Serbia – Presidente Ciampi, nulla da dichiarare?”,
Stampa Alternativa, 2003):
 
“Nella guerra politico-finanziaria in atto attorno a Telecom Italia, i riflettori sono tutti puntati sulla figura del Prof. Guido Rossi, “uomo della Provvidenza”, salvatore della Patria, calcistica e non.
Sarebbe opportuno che i riflettori illuminassero anche gli undici mesi, dal gennaio al novembre 1997, in cui Rossi fu presidente di STET-Telecom Italia, e in particolare i sette giorni fra il 6 giugno e il 12 giugno 1997, in cui venne a compimento quello che è conosciuto come “affaire Telekom Serbia”: l’acquisto del 29% di Telekom Serbia (azienda creata da Milosevic un mese prima) da parte di STET-Telecom Italia (controllata all’epoca per il 60% dal Ministero del Tesoro).
 
Andiamo ancora più nel dettaglio:
1)      Il 6 giugno 1997 il Consiglio di Amministrazione della STET prese semplicemente atto dell’informativa dell’Amministratore Delegato Tomaso Tommasi di Vignano su Telekom Serbia; la questione fu inserita fra le “varie ed eventuali”. Ma la predisposizione dell’ordine del giorno del CdA non spettava al Presidente Rossi?
2)      Il 9 giugno 1997, Tommasi di Vignano firmò a Belgrado, assieme a Milosevic,  il contratto d’acquisto della quota di Telekom Serbia: 878 miliardi di lire (456 milioni di euro) dei cittadini italiani finirono entro due giorni nelle casse non di TS ma direttamente in quelle del regime serbo (come, tra l’altro, accertato dalla Procura della Repubblica di Torino). E’ vero o no che a Belgrado doveva esserci anche Guido Rossi e che non ci andò non perché contrario all’affaire ma semplicemente per un disguido tecnico?
3)      E’ vero o no che il 12 giugno 1997  il Prof. Rossi scrisse una lettera al Financial Times difendendo, tra l’altro, l’affaire Telekom Serbia?
 
A distanza di nove anni, il Prof. Rossi non ha nulla da dichiarare su quella triste vicenda, tenendo presente che il Dr. Tronchetti Provera rivendette nel 2002 ai serbi la quota di Telekom Serbia per 195 milioni di euro? Per ogni 100 euro investiti a Belgrado nel 1997, Tronchetti ne riportò a casa solo 43!
 
Manfredi (348/5335305)

 Roma, Torino, 15 settembre 2006
RU486/MELLANO (RNP): “BASTA CON LO STILLICIDIO DI NOTIZIE DENIGRATORIE; LA SPERIMENTAZIONE AL S. ANNA E’ SOLO SOSPESA, E’ QUASI TERMINATA E NON DEVE ESSERE RIFATTA.”
  Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno e segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta) ha dichiarato:
“Il quotidiano “La Stampa”, in cronaca locale, continua a fornire notizie sulla sperimentazione della RU486 al S. Anna di Torino che non trovano alcun riscontro nella realtà. Oggi addirittura titola: “RU486, sperimentazione da rifare”. Non ci stiamo: ci batteremo con tutte le forze, a Torino come a Roma, contro il tentativo strisciante di sabotare tutto il lavoro fatto da un anno a questa parte (la sperimentazione iniziò proprio a metà settembre 2005) dall’équipe sanitaria del S.Anna (non solo dal  Dr. Viale, che non è uno “sperimentatore solitario”), dopo un lavoro preparatorio durato cinque anni.
Lo stato delle cose reale è questo: il Comitato etico regionale non ha ancora comunicato ufficialmente nulla alla Direzione Generale del S. Anna, che rimane l’unica a decidere cosa fare, essendo quello del Comitato un semplice parere. Le donne che hanno usufruito finora dell’aborto farmacologico sono 362; il protocollo prevedeva 400 trattamenti, per cui la sperimentazione è quasi terminata; è attualmente sospesa, su decisione dell’Azienda Ospedaliera, in attesa degli sviluppi giudiziari.
Stupisce, infine, la dichiarazione dell’Assessore Valpreda, secondo il quale “La sperimentazione non ha portato elementi nuovi di conoscenza”;
sarebbe opportuno che giudizi così perentori fossero, semmai, formulati dopo che Viale e colleghi avranno elaborato i dati della sperimentazione (la prima in Italia) e fornito le loro valutazioni.
Infine, sarebbe opportuno che l’Assessore Valpreda e il ministro Turco fornissero risposte politiche e non tecniche anche e soprattutto alla domanda cruciale: il centro-sinistra che governa sia a Torino che a Roma riuscirà finalmente a garantire alle donne italiane l’accesso a un farmaco che è utilizzato in tutta Europa da 17 anni e che la legge 194 del 1978 aveva già contemplato (art. 15), con grande lungimiranza?”.

Mellano

Roma, 14 settembre 2006
CASO COGNETTI/MELLANO (RNP): “ANTE ORDINANZA CONSIGLIO DI STATO  MINISTRO TURCO AVEVA INCARDINATO PROVVEDIMENTO CONTRO SPOIL SYSTEM NEGLI IRCCS. AFFRONTIAMO INSIEME ANCHE SPOIL SYSTEM NELLE AZIENDE SANITARIE REGIONALI.”
  Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno) ha dichiarato:
“Siamo stati i primi, con Daniele Capezzone, a rilevare l’errore compiuto dal Ministro della Salute nel sostituire il direttore scientifico dell’Irccs Regina Elena. Ciò detto, non partecipiamo alla sua crocifissione, anche perché  l’on. Turco ha lavorato seriamente per il superamento dello spoil system nell’ambito degli Irccs, facendo approvare dal Consiglio dei Ministri, una settimana fa, uno schema di regolamento con il quale sono stabilite nuove modalità di selezione, incarico e revoca dei direttori scientifici degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico di diritto pubblico: la nomina dei direttori scientifici resterà di competenza del Ministro ma avverrà sulla base di una terna di candidati idonei, selezionata da una apposita Commissione di esperti cui spetterà la valutazione di merito dei titoli e dei curricula dei candidati, che avranno aderito ad un avviso pubblico da pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale; resta il potere di revoca del direttore scientifico da parte del Ministro della Salute, sentito il presidente della Regione interessata, a seguito del mancato raggiungimento degli obiettivi assegnati,
Prendiamo in parola il ministro Turco e le chiediamo di affrontare con il metodo da Lei escogitato per gli Irccs anche la questione delle nomine in altri settori del Servizio sanitario nazionale, per esempio quelle dei direttori generali delle Aziende Sanitarie Regionali.
Quando ero consigliere regionale radicale in Piemonte, presentai, con il collega Palma, una proposta di legge che prevedeva l’affidamento dell'intera procedura di individuazione dei Direttori Generali delle aziende sanitarie  - e in prospettiva di tutti gli amministratori degli enti e delle aziende regionali - ad una o più società di headhunters (“cacciatori di teste”), scelta/e tramite bando di gara; alla Giunta Regionale rimaneva solamente il potere di revoca dei Direttori in caso di mancato conseguimento degli obiettivi aziendali.
E’ del tutto evidente che il ministro Turco ha copiato, senza volerlo, la proposta di legge radicale; non le chiedo i diritti d’autore; le chiedo di essere conseguente e coerente, estendendo quanto previsto per le nomine negli Irccs alle altre nomine nel mondo della Sanità. Glielo chiederò anche con un’interpellanza che presenterò alla riapertura dei lavori della Camera, martedì prossimo.”
 
Mellano

Torino, 13 settembre 2006  
EMERGENZA INDULTO/MELLANO (RNP) E CASIGLIANI (DETENUTO IGNOTO): “BASTA CON IL BALLETTO DELLE CIFRE: SI FACCIA CHIAREZZA SULLA CASSA DELLE AMMENDE”
  Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno) e Iolanda Casigliani (Associazione “Il Detenuto ignoto”) hanno dichiarato:
“Apprendiamo, dagli articoli apparsi oggi sulla stampa, della lettera inviata da Bresso, Saitta e Chiamparino ai ministri della Giustizia, del Lavoro e della Solidarietà Sociale. Oggetto: l’emergenza indulto; mancano i soldi per far fronte ai tanti bisogni dei tanti detenuti che sono usciti in queste settimane.
E’ sempre sgradevole utilizzare il “Ve l’avevamo detto!”. Ma così è: da anni i radicali denunciano lo stallo totale della “Cassa delle Ammende”, istituto espressamente preposto, per legge, a finanziare progetti di reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti.
Da anni ripetiamo che il tasso di recidiva in Italia è altissimo (80%), perché le persone in carcere non possono lavorare e perché chi esce non è aiutato ad intraprendere un vero percorso di reinserimento.
Oggi, l’alto numero di persone uscite in pochi giorni obbliga le istituzioni a far fronte all’emergenza, ma, come spesso capita quando si agisce solo in emergenza, il rischio è quello di fare più confusione che altro.
La disponibilità, espressa  dai vari ministri e sottosegretari ai rappresentanti degli enti locali e delle associazioni di volontariato, di destinare soldi all’uopo, scatena appetiti e richieste spropositate; come è possibile che l’Assessore comunale Borgione pretenda (per Torino? Per tutto il Piemonte?) 30 milioni di euro quando l’intero ammontare della Cassa delle Ammende è pari a circa 87 milioni di euro (parola di sottosegretario, non confermata al momento da nessun documento ufficiale) ?!
Anche a voler prescindere dalle finalità della legge, che non sono quelle di gestire l’emergenza distribuendo finanziamenti a pioggia e di tipo assistenzialista, resta comunque il fatto che il Regolamento della Cassa impone il rispetto di un rigido protocollo per la presentazione dei progetti, che devono essere specifici, documentatissimi e rigorosamente monitorati.
Il problema vero è che, ad oggi, a due anni e mezzo dall’approvazione del suddetto regolamento (febbraio 2004), non si ha notizia di alcun progetto finanziato.
Allora ci permettiamo di chiedere ai Presidenti Bresso e Saitta, al Sindaco Chiamparino, di unirsi a noi nella pressante richiesta ai ministri competenti di fare piena luce sull’operato e sulla situazione attuale di questo istituto fantasma; e di rispondere con sollecitudine all’ennesima interrogazione da noi presentata per chiedere, tra l’altro, il bilancio della Cassa (documento che dovrebbe essere pubblico e che invece è come l’araba fenice).
A pensar male si fa peccato ma ci s’azzecca: non è che gli 87 milioni di euro dichiarati esistono solo sulla carta e sono stati utilizzati impropriamente per tappare qualche falla della zattera dell’amministrazione penitenziaria?!”.

Mellano            Casigliani (348/5335307)
N.B. Il Regolamento della Cassa delle Ammende e altra documentazione è reperibile nel link “Carceri” su www.associazioneaglietta.it

Torino, 12 settembre 2006
BALCANI/MANFREDI (RADICALI): DICHIARAZIONI DI D’ALEMA SU “GUERRA CIVILE E RELIGIOSA NEI BALCANI” INACCETTABILI SPECIE SE FATTE DA CHI PARTECIPO’ ALL’INTERVENTO NATO CONTRO MILOSEVIC.
POSITIVO L’INVITO AI SERBI A COLLABORARE CON IL TRIBUNALE DELL’AJA.
  Durante il suo intervento alla Fiera del Levante di Bari, il ministro degli Esteri Massimo D’Alema ha ricordato “la guerra civile e religiosa nei Balcani”.
Giulio Manfredi (Comitato Nazionale Radicali Italiani) ha ricordato:
“D’Alema dimentica o vuole dimenticare che l’affermazione “In Jugoslavia c’è una guerra civile” fu l’alibi dietro al quale l’Unione Europea assistette indifferente – buone intenzioni e lacrime di coccodrillo a parte -  alle tre guerre di aggressione di Milosevic (contro la Slovenia, la Croazia e la Bosnia-Erzegovina), dal 1991 al 1995.
Quando Milosevic scatenò la quarta guerra contro il Kosovo, l’allora Primo Ministro Massimo D’Alema fece entrare in guerra l’Italia contro Milosevic, il 23 marzo 1999,  nell’ambito dell’intervento NATO ma al di fuori di qualsiasi risoluzione dell’ONU; D’Alema andò in televisione in prima serata per spiegare agli italiani che con Milosevic la misura era colma; meglio tardi che mai …
Ma oggi quanto detto e fatto ieri non vale più; D’Alema rispolvera la “guerra civile e religiosa” (mentre allora, come oggi, la religione fu semplicemente strumentalizzata e usata a fini di potere).
Da segnalare positivamente, invece, l’invito al suo collega serbo Draskovic a collaborare alla consegna alla giustizia internazionale dei criminali di guerra serbo-bosniaci Radovan Karadzic e Ratko Mladic, come più volte richiesto, inutilmente, alle autorità serbe dal Procuratore Carla Del Ponte; all’Aja è iniziato il 21 agosto scorso il processo per il massacro di Srebrenica ma alla sbarra ci sono solamente pesci piccoli.”.

 Manfredi (348/5335305)

Torino, 11 settembre 2006
RU486/FACCIA A FACCIA VIALE-ROCCELLA A RADIO RADICALE: OGGI, ALLE 15.
  Oggi, 11 settembre 2006, alle ore 15:00, Radio Radicale trasmetterà in diretta un faccia a faccia tra Eugenia Roccella (giornalista, coautrice del libro “RU486, la favola dell’aborto facile”, Franco Angeli editore) e Silvio Viale
(ginecologo radicale, membro della Direzione nazionale Rosa nel Pugno, artefice della sperimentazione della pillola abortiva all’Ospedale S. Anna di Torino).
 Ricordiamo che a fine luglio il Dr. Viale ha ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura di Torino, che da gennaio ha aperto un’inchiesta sulle modalità con cui è stata attuata la suddetta sperimentazione della RU486.
Viale

Roma, 10.09.06
TORINO 11 SETTEMBRE – ASSOCIAZIONE AGLIETTA ADERISCE AL COMITATO SPONTANEO PER IL RICORDO DELLE VITTIME DELL’11 SETTEMBRE.
  Mellano e Viale: “Ricordiamo per agire ora e subito e per non piangere domani: mobilitiamoci tutti per il Satyagraha per la Pace di Marco Pannella, prima che sia tardi!”
Si svolgerà domani in piazza Carignano dalle ore 21 la manifestazione indetta dal Comitato spontaneo per il ricordo delle vittime dell’11 settembre, a cui ha aderito e dato il suo contributo organizzativo anche l’Associazione Radicale Adelaide Aglietta. Sono previsti, fra gli altri, gli interventi di Bruno Mellano – segretario dell’associazione Aglietta e deputato della Rosa nel Pugno – e di Silvio Viale – presidente dell’associazione Aglietta e membro della Direzione Nazionale della Rosa nel Pugno. Hanno aderito e contribuito all’organizzazione anche la Comunità Ebraica di Torino e l’Associazione Italia – Israele di Torino.
BRUNO MELLANO E SILVIO VIALE HANNO DICHIARATO:
“Noi radicali ci saremo, con convinzione. Come sempre in questi anni. Ma ora con una consapevolezza in più: proprio per non essere quelli che arrivano dopo, quelli che piangono sulle tragedia passate, ma non fanno nulla per cambiare il corso “inevitabile” delle cose.
Saremo in piazza con i nostri interventi, i nostri militanti, i nostri banchetti ed, in particolare, con l’appello di Marco Pannella per un Grande Satyagraha mondiale per la Pace che riporta al centro della questione della sicurezza e dei diritti l’urgenza dell’adesione di Israele all’Unione europea e la costruzione di un grande patria federalista europea, allargata alla Turchia ed
Ci spiace per gli altri, che ringraziamo di averci raggiunto sulle nostre storiche posizioni, ma noi radicali al massimo siamo troppo “AVANT” e per nulla “POST”, accusa rivolta oggi da un giornale torinese a Vernetti (Margherita) e Ghiglia (AN) per la loro partecipazione congiunta ad un’iniziativa con gli amici di Israele. Noi non abbiamo nostalgia alcuna per i Ghiglia ed i Vernetti di un tempo, ma anzi gratitudine per l’adesione alla fiaccolata ed il particolare vicinanza con la preziosa azione quotidiana del Sottosegretario Vernetti.
Da amici veri di Israele da lunga data, noi abbiamo la forza e l’onore di dire oggi ai fratelli d’Israele ed agli amici palestinesi che l’illusione di uno stato nazionale, che legittimamente si difende da un lato ed aspira a crearsi dall’altro, rischia di essere pericoloso per sé, per gli altri e persino per noi tutti.
Occupiamocene prima che sia troppo tardi !
Il comunicato ufficiale:
Il Comitato spontaneo torinese per il Ricordo delle Vittime dell'11 Settembre - comprendente esponenti dei partiti di entrambi gli schieramenti, componenti della società civile e varie associazione cittadine, invita la Cittadinanza il giorno 11 settembre, alle ore 21 , in Piazza Carignano a Torino ad un raduno a lume di candela per non dimenticare le vittime del terrorismo che in questi ultimi anni ha colpito indiscriminatamente, occidentali e non, negli Stati Uniti, in Spagna, nel Regno Unito, in Israele, in Algeria, in Marocco, in Turchia, in Egitto, in Iraq, in Indonesia, in Ossezia, in Tunisia, in Giordania e in molti altri Paesi del mondo.
Per dire no all'antisemitismo come anche all'islamofobia, per dire no al finto pacifismo di chi brucia le bandiere, per dire no a qualsiasi forma di odio religioso, ma soprattutto per prendere le distanze in modo deciso e senza fraintendimenti dai predicatori d'odio e dai fanatici del terrore, si invitano i cittadini a partecipare alla manifestazione.
All’invito hanno già aderito (fra gli altri):L’on. Vernetti, Sottosegretario agli Esteri (Margherita), L’Avv. Gentile (Margherita), L’on. Nigra (DS), L’On. Mellano (La Rosa nel Pugno), Il Dott. Viale (La Rosa nel Pugno), L’On. Crosetto (FI), Il Dott. Coppola (FI), L’On. Ghiglia (AN), Il Sen. Valditara (AN), Il sen. Fluttero (AN), L’On. Zacchera(AN), L’Avv. Galasso (AN), Il Dott. Vignale (AN), Il Dott. Angeleri (UDC), Il Dott. Sartoris (UDC), Il Dott. Susella della Rocca (Monarchici).
La Comunità Ebraica di Torino;L'Associazione Radicale Adelaide Aglietta; L'Associazione Italia Israele di Torino. Altre adesioni sono auspicate e gradite
Mellano

Roma, 07/09/2006
CINA: IL RAPPRESENTANTE DEL DALAI LAMA INCONTRA MARCO PANNELLA E BRUNO MELLANO NELLA SEDE DEL PARTITO RADICALE TRANSNAZIONALE.
Oggi pomeriggio alle ore 16, Kelsang Gyatsen, rappresentante del Dalai Lama a Ginevra ed a Bruxelles e membro dell’amministrazione centrale del Governo Tibetano in Esilio, ha incontrato, presso la sede del Partito Radicale Transnazionale, il leader radicale Marco Pannella.
Kelsang Gyatsen, in Italia per una serie di contatti ufficiali volti ad organizzare la prossima ed imminente visita del Dalai Lama a Roma, ha calorosamente accettato l’invito rivoltogli da Bruno Mellano, deputato della Rosa nel Pugno che, con la deputata verde Luana Zanella, sta lavorando per la ricostituzione del Intergruppo Parlamentare “Tibet”.
MELLANO HA DICHIARATO:
“Sono molto felice che Marco Pannella abbia potuto incontrare, proprio oggi alla vigilia della partenza di una grande delegazione commerciale italiana in Cina e proprio nella sede radicale, il rappresentante tibetano.
Sono contento che Pannella abbia potuto esprimere a Kelsang Gyatsen e tramite lui a sua santità il Dalai Lama la sua volontà e convinzione di poter essere ancora una volta utile al Tibet e a una battaglia che il tempo consuma e che rischia di concludersi in un’inesorabile sconfitta.
Durante il colloquio tra i due è stato presentato l’appello per un grande Satyagraha mondiale per la Pace su cui Marco Pannella sta lavorando.


Infine sottolineo con commozione il riconoscimento fatto da Kelsang Gyatsen ad Adelaide Aglietta, la cui fotografia campeggia in un manifesto nella sede radicale: il rappresentante tibetano ha voluto ricordare l’impegno ed il ruolo svolto da Adelaide presso il Parlamento Europeo per la causa del suo popolo e del suo paese.”

Mellano


Roma, 07/09/06
CAPRIOLI/MELLANO (ROSA NEL PUGNO): LA SOSPENSIVA DEL TAR SIA OCCASIONE PER LA GIUNTA BRESSO DI RIVEDERE LA PROPRIA POLITICA VENATORIA
  Alla notizia giunta questa mattina della decisione del Tar Piemonte di sospendere fino al 4 ottobre l’abbattimento selettivo dei caprioli voluto dalla Regione Piemonte, Bruno Mellano, deputato della Rosa nel Pugno e membro della Commissione Agricoltura, ha dichiarato:

“Con la decisione odierna, che non deve considerarsi una vittoria né del fronte animalista né tantomeno di quello della Giunta regionale piemontese, si apre forse l’ultimo spiraglio utile affinchè la Regione Piemonte torni a rispettare la legge nazionale sulla caccia e il decreto-legge approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 4 settembre che, tra le varie disposizioni, prevedeva la fine delle cosiddette pre-aperture della stagione venatoria. La sospensione è certamente un fatto positivo che assicura alcune settimane di tempo alla politica piemontese per tornare a discutere della propria politica venatoria. Mi auguro che questo tempo venga utilizzato al meglio, senza estremismo da nessuna delle due parti, per tentare di prendere in esame metodi sostitutivi dell’abbattimento e sistemi più precisi e meno condizionati e condizionabili da utilizzare durante i censimenti degli animali selvatici. Anche alla ripresa dei lavori della Commissione Agricoltura, quando saremo chiamati a discutere il decreto sulla caccia non potrò che lavorare nel senso di un pieno rispetto delle norme che vi sono contenute, le quali, tra le altre cose, vanno a sanare tutta una serie di violazioni delle direttive comunitarie commesse dall’Italia in materia venatoria e ambientale che rischiavano di tramutarsi in pesanti sanzioni a carico dell’intera collettività.”

Mellano

Torino, 6 settembre 2006
CSI PIEMONTE/ROSA NEL PUGNO: SOSTENIAMO CONVINTAMENTE IL DECRETO BERSANI PERCHE’ VA VERSO UN AMPLIAMENTO DEL LIBERO MERCATO
  Mellano: “Dico a Rovaris che è ora di ridiscutere le rendite di posizione che il CSI ha acquisito in questi anni, completamente al di fuori di qualsiasi logica di mercato”
 
Nei giorni scorsi il Direttore generale del CSI Piemonte, Renzo Rovaris, ha criticato il Decreto Bersani perché ridurrebbe la concorrenza in quanto limita la possibilità per società a capitale pubblico (gli enti strumentali regionali) di partecipare agli appalti indetti da altri soggetti esclusi quelli fondativi l’ente. In questo modo il CSI, ad esempio, perderebbe una commissione milionaria della Regione Puglia.
 
Dichiarazione di Bruno Mellano, Deputato piemontese della Rosa nel Pugno:
“Strana idea di concorrenza quella di Rovaris. Si contesta il divieto scritto all’art. 13 del Decreto Bersani di consentire lo svolgimento di prestazioni (partecipazione a gare d’appalto o ricevimento di affidamenti diretti) da parte di società a capitale pubblico, per conto di soggetti pubblici o privati che non siano tra gli azionisti (i fondatori) delle società suddette.
Io dico a Rovaris che non solo questo provvedimento va nella direzione del libero mercato e della concorrenza ma anche che è ora di ridiscutere le rendite di posizione che il CSI - e tutti gli enti strumentali piemontesi - hanno acquisito in questi anni, completamente al di fuori di qualsiasi logica di mercato. Il Decreto Bersani in questo senso è positivo per due ordini di motivi: limitare la partecipazione di enti a capitale pubblico significa eliminare soggetti che grazie a finanziamenti a pioggia (di denaro pubblico, quindi dei contribuenti) hanno guadagnato rendite di posizione non accettabili; in secondo luogo si evita di vedere - come è accaduto e accade - che società di proprietà pubblica partecipano a gare d’appalto con eccesso di ribasso, sapendo che tanto gli eventuali buchi di bilancio saranno appianati con altro denaro pubblico (sempre soldi dei contribuenti di cui sopra).
Per finire dico anche a Rovaris che il libero mercato piemontese del settore dei servizi informatici è stato letteralmente distrutto dal CSI e dalla sua continua crescita strutturale e di personale (1200 dipendenti!), rigorosamente finanziata con denaro pubblico senza alcun controllo sul reale rapporto ‘costi-benefici’. Sarebbe ora che su questo si facesse qualche utile approfondimento.”
 
Mellano

Torino, 5 settembre 2006
DROGA/MANFREDI (RADICALI): “LE CHIARE PRESE DI POSIZIONE DI DON ALBANESI (CNCA) E DI FEDERSERT SBLOCCHERANNO UN GOVERNO CHE SULLE TOSSICODIPENDENZE HA DETTO TANTO MA HA FATTO NIENTE?!”
  IGiulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani):
“Abbiamo provato tutte le strade, i sistemi repressivi e punitivi sono stati un fallimento. Per fare una seria politica di prevenzione e di lotta alla droga occorre depenalizzare, occorre cancellare la parola carcere. Basta con la demagogia, non è la pesantezza della pena che libera i ragazzi dalla droga”.
Ad esprimersi così non sono stati ieri né Pannella né Capezzone; è stato Don Vinicio Albanesi, rappresentante del Cnca, che riunisce decine di associazione e comunità terapeutiche. Lo stesso giorno, Pietro D’Egidio (presidente di FederSert, associazione nazionale dei servizi pubblici per le tossicodipendenze) rilevava che “il solo mandare i ragazzi (fermati dalle Forze dell’Ordine per consumo di derivati della cannabis, ndr) in Prefettura o nei Sert è uno stigma sociale, un modo per marchiarli, mentre loro non si sentono tossicodipendenti”. A questo proposito, ricordo che a pag. 89 della Relazione sulle tossicodipendenze presentata dal ministro Ferrero in Parlamento lo scorso luglio si può leggere: “.. E’ interessante notare che dei circa 73.000 soggetti segnalati nel corso del 2005  - alle Prefetture, ndr - (di cui l’80% utilizzatori di cannabis, il 13% di cocaina ed il 7% di eroina), circa 6.000 sono stati inviati presso le strutture territoriali per le tossicodipendenze Ser.T. per essere sottoposti ad un trattamento terapeutico. Considerando il complemento si può evidenziare che più di 65.000 soggetti segnalati dalle Forze dell’Ordine per uso personale di cannabis o cocaina non sono stati valutati come soggetti da sottoporre a trattamento …”.
Spero che le chiare prese di posizione di due rappresentanti delle migliaia di operatori che ogni giorno, nel pubblico come nel privato, devono confrontarsi con i danni delle droghe moltiplicati all’ennesima potenza dal proibizionismo, servano da sprone al governo per passare dalle buone intenzioni ai fatti. Come ci ricorda continuamente il sito antiproibizionisti.it, sono passati 189 giorni dall’entrata in vigore della legge 49/2006, sedicente “Fini-Giovanardi”, che il premier Prodi si è impegnato, davanti agli elettori, ad abolire totalmente.
Anche durante il periodo estivo, sia il Ministro della salute Turco sia il ministro della Solidarietà Sociale Ferrero hanno esternato la loro volontà di modificare leggi e decreti. Ma ora le parole non bastano più.”.

Torino, 5 settembre 2006
CARCERE/INDULTO – SINTESI CONFERENZA STAMPA ROSA NEL PUGNO CON BUEMI, D’ELIA, MELLANO E CASIGLIANI (Torino, 5 settembre 2006, ore 12:30)
  Bruno Mellano (deputato RNP, coordinatore regionale Radicali Italiani) ha introdotto la conferenza stampa, ricordando che la visita compiuta in mattinata dalla delegazione della RNP al carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino era finalizzata a verificare gli effetti della legge sull’indulto,  primo passo del percorso per arrivare in Italia ad una “giustizia giusta” e all’attuazione della pena secondo i dettami della Costituzione.
Ha poi preso la parola Enrico Buemi (deputato RNP, “padre” della legge sull’indulto, membro Commissione Giustizia):
“Ho  steso il testo di legge mosso dall’assoluta convinzione della sua necessità ed urgenza, per sanare una situazione lesiva di tutta la comunità nazionale, non solo di quella carceraria. L’indulto non è un atto di clemenza; è un provvedimento volto ad evitare che il carcere continui ad essere criminogeno, a produrre violenza, illegalità e crimini.
Le cifre parlano chiaro: prima dell’indulto il carcere di Torino ospitava 1.450 detenuti; oggi ospita 955 detenuti; le presenze si sono ridotte di più di un terzo. Le donne recluse sono passate da 150 a 89; i bambini sotto i 3 anni ospitati con le madri recluse sono 7. A Torino sono stati 608 i beneficiari dell’indulto; di questi solo una decina sono ritornati dietro le sbarre per aver commesso nuovamente reati (in gran parte si tratta di extracomunitari che hanno violato la legge Bossi-Fini, cioè non hanno ottemperato all’obbligo di abbandonare l’Italia entro 5 giorni dall’emissione del foglio di via). A livello nazionale, sono stati circa 20.000 i detenuti che hanno usufruito dell’indulto; solo l’1% di essi (210) ha avuto la revoca, avendo commesso reati. Un terzo dei detenuti rimessi in libertà è costituito da extracomunitari.
 
Sergio D’Elia (deputato RNP, segretario Ufficio di Presidenza della Camera, segretario Associazione “Nessuno Tocchi Caino”):
“Occorre riportare nella legalità le istituzioni carcerarie. Oggi il carcere è più vivibile: si smantellano i letti a castello, i detenuti rimasti hanno più spazio e più assistenza. Prima dell’indulto, un educatore doveva provvedere a 200 detenuti; questo significava che la maggior parte di loro non poteva accedere a nessuna misura alternativa alla detenzione perché l’educatore non aveva il tempo materiale per redigere le “relazioni di sintesi” da inviare poi al magistrato di sorveglianza. Dopo l’indulto, con 38.000 detenuti presenti, la legge Gozzini può finalmente essere applicata.
Ora occorre rivedere i programmi per l’edilizia penitenziaria perché la costruzione di nuove carceri soddisfaceva solamente la demagogia del precedente governo di centro-destra. Il miliardo di euro stanziato per tali programmi può e deve essere investito utilmente, per esempio, per riadattare le vecchie carceri, quelle che essendo presenti all’interno delle città non sono dimenticate e rimosse dalla comunità come quelle costruite fuori porta.
E’ poi fondamentale intervenire su due leggi criminogene, la “Fini-Giovanardi” sulla droga e la “Bossi-Fini” sull’immigrazione. Rispetto alla prima, si deve arrivare alla legalizzazione delle droghe leggere e alla predisposizione di percorsi alternativi al carcere per i consumatori di droghe pesanti. Rispetto alla seconda, non si può punire con il carcere coloro che hanno attraversato deserti e mari per sfuggire a intollerabili condizioni di vita e si rifiutano di tornare dove la vita è per loro impossibile. Occorre rivedere le quote di immigrazione consentite; lo chiedono gli stessi imprenditori e il ministro degli Interni Amato ha dimostrato di voler recepire tali richieste.
Infine, occorre affrontare la vera grande emergenza italiana: 10 milioni di processi pendenti nelle aule dei tribunali. Bisogna che il Parlamento approvi la più grande amnistia della storia repubblicana, che riduca di un terzo tale mole di denegata giustizia. Basta con l’ “amnistia di classe” rappresentata dalla prescrizione; i magistrati, liberati dalle cause minori, potranno così affrontare solo i crimini di maggior peso e pericolosità sociale.”.
Iolanda Casigliani (associazione “il Detenuto Ignoto”):
“Una delle conseguenze positive dell’indulto è stata quella di fare riemergere dal dimenticatoio l’istituto della “Cassa delle Ammende”, ovvero 87 milioni di euro (continuamente implementati dalla riscossione delle multe derivanti da sentenze), gestiti dal DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria del Ministero di Giustizia), che dovrebbero essere finalizzati al finanziamento di progetti per il reinserimento dei detenuti.
Mi auguro che la riunione in corso in queste ore al Ministero della Solidarietà Sociale, convocata dal ministro Ferrero, faccia un po’ di chiarezza su un istituto, nato nel 2000, di cui non si conoscono né i bilanci né i progetti finanziati; il direttore del carcere “Lorusso e Cutugno”, dr. Pietro Buffa, ha presentato un anno fa ben 5 progetti; non ha ricevuto nessuna risposta dal DAP.
L’on. Mellano e altri deputati della RNP hanno presentato un’interrogazione al ministro della Giustizia Mastella per fare luce sulla gestione della Cassa delle Ammende. Invito gli organi di stampa a fare un’indagine approfondita sulla questione.”.
 
Al termine della conferenza stampa, ad una domanda dei giornalisti riguardante le recenti dichiarazioni del Sap (sindacato autonomo di polizia), che aveva intimato all’on. D’Elia “di non metter piede a Torino per fare un giretto alle Vallette”, Sergio D’Elia ha risposto:
“Non intendo polemizzare con nessun membro o rappresentante degli agenti di polizia, che ogni giorno devono confrontarsi con i problemi dell’ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini. Mi limito a dire che non accetto lezioni di morale né ricatti intimidatori da nessuno e che nessuno può ergersi a rappresentante esclusivo e pubblico del dolore privato dei  parenti delle vittime del terrorismo.”
 Mellano

Torino, 04.09.06
CACCIA E CAPRIOLI / MELLANO (RNP): “BASTA CON QUESTA CACCIA, E BASTA CON I FINTI CENSIMENTI A CAMPIONE DEI CACCIATORI. SI APPLICHI LA LEGGE E LE DIRETTIVE EUROPEE”
  Questa mattina anche Bruno Mellano, deputato piemontese della Rosa nel pugno e Segretario dell’Associazione Radicale “Adelaide Aglietta”, ha partecipato al presidio di protesta davanti alla sede della Giunta regionale in Piazza Castello a Torino contro l’abbattimento selettivo dei caprioli. Nei giorni scorsi Mellano ha inviato una lettera aperta al Presidente Bresso che non ha avuto finora risposte. Domani il TAR Piemonte si deve esprimere sul ricorso presentato dalle associazioni ambientaliste.Durante la manifestazione Mellano ha dichiarato:
“Sono qui insieme agli amici animalisti e ambientalisti del Comitato “Basta con questa caccia” per coerenza con le posizioni assunte durante la passata legislatura regionale di cui ero consigliere per il gruppo “Radicali – Lista Emma Bonino” in materia di caccia. Già allora denunciai, assieme ad altri consiglieri, il metodo semplicistico e approssimativo con cui venivano effettuati i conteggi degli animali selvatici nel nostro territorio; conteggi che, è utile ricordarlo, molto spesso vengono affidati ai soli cacciatori ed effettuati a campione comportando così una falsificazione sistematica dei numeri reali di animali presenti all’interno dei nostri boschi.
Con questa legislatura la situazione non è cambiata, anzi, la Giunta Bresso non solo si è avvalsa di conteggi inattendibili, come ha rilevato anche l’Istituto Nazionale di Fauna Selvatica, ma ha addirittura stabilito una apertura anticipata della stagione venatoria per consentire il massacro di 500 caprioli nell’alessandrino e un totale di 5000 animali in tutto il territorio regionale.
In particolare l’INFS ha sottolineato come, in molti casi, “il censimento in battuta sono stati effettuati su aree campione troppo limitate per considerare i risultati ottenuti attendibili ed estrapolabili alla superficie totale dei medesimi distretti” considerati.
Per la gravità della situazione ho presentato poche settimane fa un’interrogazione parlamentare ai Ministri Pecoraro Scanio (Ambiente) e De Castro (Agricoltura) per sapere se quanto stabilito dal Piemonte fosse compatibile con quanto stabilito dalla legge nazionale sulla caccia (legge n. 157/92), se così non dovesse risultare mi aspetto da parte delle autorità competenti l’immediata sospensione di una strage che non avrebbe nessun senso se non quello di accontentare l’arroganza della lobby venatoria di questa regione.
I cittadini piemontesi grazie al referendum radicale contro la caccia del 1990 si pronunciarono con una percentuale di Si pari al 90% dimostrando come già allora questa pratica veniva considerata sorpassata e priva di ogni ragion d’essere. Sono convinto che la situazione non sia cambiata e, anche per questo, farò quanto in mio potere per tentare di migliorare la politica venatoria del nostro Paese in vista della progressiva abolizione della caccia.”

Torino, 4 settembre 2006
ROSA NEL PUGNO IN CARCERE: DOMANI I DEPUTATI BUEMI, D’ELIA E MELLANO VISITERANNO GLI ISTITUTI DI TORINO E DI SALUZZO.
CONFERENZA STAMPA ALLE ORE 12,30 PRESSO LA SEDE DELL’ASSOCIAZIONE RADICALE ADELAIDE AGLIETTA (Torino, via Garibaldi 18).
  Domani, martedì 5 settembre, dalle ore 9:30, una delegazione della Rosa nel Pugno sarà al Carcere Lo Russo e Cotugno delle Vallette; il pomeriggio, dalle ore 15, sarà al carcere della Felicina di Saluzzo (Cn).
Alle ore 12:30,  presso la sede dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta (Torino, via Garibaldi 18, cortile interno) è prevista una conferenza stampa della delegazione, composta da:
On. Enrico Buemi, membro della Commissione Giustizia della Camera;
On. Sergio D’Elia, segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera, segretario dell’Associazione “Nessuno Tocchi Caino”;
On. Bruno Mellano, coordinatore regionale dei Radicali Italiani;
 Iolanda Casigliani, membro dell’Associazione “il Detenuto Ignoto”.
 
Alle ore 17:30 la delegazione della RNP incontrerà i giornalisti davanti al carcere di Saluzzo.
Bruno Mellano ha dichiarato:
“Anche le visite di domani rientrano nell'attività ispettiva di cui all'art. 67 della legge n. 354/75 e fanno parte dell'iniziativa politica dei Radicali e della Rosa nel Pugno sulla questione carceri ed in generale sulla questione “Giustizia Giusta in Italia”; quella stessa  iniziativa politica che vide i consiglieri regionali radicali effettuare più di 100 visite negli Istituti di pena piemontesi.
Lo preciso, in particolare, pensando ad alcune farneticanti dichiarazioni rilasciate, a fine agosto, da qualche esponente sindacale della polizia penitenziaria. I nostri non sono mai stati "giretti panoramici, solo per farci pubblicità" ma un impegno costante e determinato, che ha contribuito a far sì che le istituzioni (dai Comuni alla Regione fino al Parlamento) si occupassero in modo più attivo e diretto di quella parte del loro territorio chiamato “carcere” e dei suoi abitanti; di chi ci vive perchè recluso e di chi ci vive perchè ci lavora.
Questo ci è sempre stato riconosciuto e soltanto il solleone estivo e il pregiudizio accecante possono aver portato un rappresentante sindacale degli agenti di polizia penitenziaria a minacciare ritorsioni se Sergio D'Elia fosse venuto anche a Torino per svolgere il suo ruolo di parlamentare.
Domani ed in futuro continueremo imperterriti a porre il problema della giustizia giusta e di un'amministrazione umana e costituzionale della detenzione.”.

Per informazioni: Mellano - Casigliani (348/5335307)

Associazione radicale Adelaide Aglietta - Via Botero 11/F - Tel. 011.195.07.676 - Fax 011.195.07.499
larosanelpugno@hotmail.com

mailing list: http://it.groups.yahoo.com/group/radicali-piemonte