2002
2003
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2007
2008
 
Roma, 29 settembre 2007.
MATRIMONIO MILITARE IN COMA – VIALE “MATRIMONIO PER TESTAMENTO BIOLOGICO. NON CI DOVREBBE ESSERE BISOGNO DEL MATRIMONIO PER AVERE GLI STESSI DIRITTI.”
  Silvio Viale, membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e segretario dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta, venuto a conoscenza del matrimonio “in articulo mortis”, celebrato secondo il Diritto Canonico, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
 
“Non metto in dubbio che Lorenzo D'Auria intendesse sposarsi, ma mi chiedo perché una donna debba essere costretta al matrimonio “in articulo mortis” per avere gli stessi diritti? Non sarebbe sempre la stessa madre dei tre figli di Lorenzo D'Auria?
 
Con semplicità, il padre dell'agente del Sismi ha detto che così la compagna di mio figlio “con tre figli piccolissimi, potrà avere la pensione come vedova di un militare morto, fra l'altro in servizio, facendo il suo dovere”. Non si può non essere d'accordo con lui, ma debbo sottolineare che in un paese civile non ci dovrebbe essere bisogno del matrimonio per avere gli stessi diritti.
 
La vicenda riguarda la questione delle coppie di fatto e quella del testamento biologico.
 
Per quanto riguarda le coppie di fatto questo matrimonio rievoca la vicenda di Adelina Parrillo, la compagna di Stefano Rolla, una delle vittime civili della strage di Nassiriya, a cui fu negata la partecipazione alla cerimonia di commemorazione della strage.
 
Per quanto riguarda il testamento biologico è indubbio che, per il Codice Canonico e per le sue ripercussioni sulle leggi italiane, si sia dovuto tenere conto della volontà precedentemente espressa, essendo il militare italiano attualmente in coma. Il quotidiano, che ha dato la notizia, parla di un “sì silenzioso”, che si potrebbe definire per testamento biologico, e della eventualità di dovere decidere se “staccare la spina” come di una scelta obbligata.
 
Non è mia intenzione entrare nel merito della storia personale e di quella medica, ma il caso di Lorenzo D'Auria, del suo matrimonio “in articulo mortis”, è un atto di accusa verso chi non vuole affrontare i temi delle copie di fatto e del testamento biologico, una lezione da ricordare.”
 
Silvio Viale

Roma, 28 settembre 2007
REGIME SANGUINARIO BIRMANO FINANZIATO DALL’ONU CON I SOLDI DELLA LOTTA ALLA DROGA
  Mellano e Boni: “Da anni i Radicali denunciano, inascoltati, che i finanziamenti erogati per la lotta alla droga a Stati totalitari hanno il solo effetto di rafforzare i loro regimi. Valeva per i Talebani allora come vale ora per il regime dell’ex- Birmania”
 
Il Myanmar, ex-Birmania, fa parte degli Stati che ricevono i finanziamenti da parte delle Nazioni Unite tramite l’UNODC, Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine, guidato dall’italiano Antonio Maria Costa.
 
Dichiarazione di Bruno Mellano (Deputato radicale della Rosa nel Pugno) e Igor Boni (Presidente dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta)
“Da anni denunciamo in tutte le sedi che i finanziamenti a pioggia consegnati nelle mani di dittatori e regimi sanguinari per la cosiddetta lotta alla droga hanno il solo effetto di aumentare il potere di tali regimi. Oggi abbiamo sotto gli occhi l’ex-Birmania, il Myanmar, dove un regime militare sanguinario viene da anni finanziato dall’Onu con i soldi della lotta alla droga. Il solo risultato, al di là dei dati forniti di diminuzione di produzione di oppio è stato di creare un sinistro legame tra la giunta militare, gli eserciti di milizie etniche e la rete di coltivatori, finanziatori ed esportatori impiegati nel narcotraffico. Valeva per i Talebani allora come vale ora per il regime dell’ex- Birmania. Gli effetti del rafforzamento del regime sono drammatici ed evidenti. Chiediamo che immediatamente venga interrotto il flusso di denaro che lUNODC fornisce al Myanmar”.
 
Mellano
Boni

Torino, 28 settembre 2007
NARCOSALA A TORINO/PROMOTORI PETIZIONE: “CITTADINI, VENITE A FIRMARE DOMANI MATTINA IN VIA GARIBALDI!
BENE CHIAMPARINO, GIOVANARDI E GASPARRI SONO ANDATI FUORI TEMA”.
  Dichiarazione di Domenico Massano (Associazione Radicale Adelaide Aglietta), Alessandro Orsi (Malega9 Produzioni), Franco Cantù (Forum Droghe), i tre presentatori della petizione al Consiglio Comunale di Torino per l’istituzione di una narcosala:
“E’necessario accelerare al massimo la raccolta delle firme – ne servono almeno 800, ne abbiamo raccolte già 200 in una settimana – per dare il sostegno dei cittadini alla mozione pro narcosala che ieri ha iniziato il suo difficile cammino nelle commissioni consiliari.
Lanciamo un appello, pertanto, ai cittadini torinesi perché vengano a firmare la nostra petizione domani mattina, dalle 10 alle 13, al banchetto in via Garibaldi, all’altezza del numero civico 14 (in caso di pioggia, saremo sotto i portici di Piazza Castello).
E’ l’unico modo per manifestare il proprio apprezzamento per le dichiarazioni odierne del sindaco Chiamparino, che ha confermato il suo SI’ convinto, e per manifestare il proprio sdegno per gli attacchi beceri della coppia Gasparri/Giovanardi, che hanno addirittura presentato un esposto alla Procura della Repubblica.
Ribadiamo qui quanto abbiamo scritto anche sulla nostra petizione: la narcosala può essere istituita senza cambiare la legge vigente; l’art. 79 del DPR 309/90 (testo unico sugli stupefacenti) proibisce l’utilizzo di locali a fini di spaccio; tale fattispecie non ha nulla a che spartire con la narcosala, che è una struttura socio-sanitaria per la riduzione del danno. E la legalizzazione delle droghe non c’entra nulla con la narcosala.
Infine, Giovanardi può fare a meno di invocare la centralità del Parlamento; come ministro del governo Berlusconi, Giovanardi fece passare la controriforma sulla droga dentro il decreto-legge sulle Olimpiadi Invernali di Torino, sottraendola alla discussione parlamentare.”.
Massano Orsi Cantù

Torino, 27 settembre 2007
PER UNA NARCOSALA A TORINO/PRESENTATORI PETIZIONE: SI MUOVE ANCHE IL PALAZZO? BENE, NOI ANDIAMO AVANTI A RACCOGLIERE FIRME FRA I CITTADINI, PER RAGGIUNGERE INSIEME L’OBIETTIVO…
… E CI SI MUOVA ANCHE NELLE ALTRE GRANDI CITTA’ ITALIANE.
  Appreso dalla stampa che una ventina di consiglieri comunali di Torino hanno presentato una mozione per l’istituzione di una narcosala in città, i presentatori della petizione al Consiglio Comunale (Domenico Massano/Associazione Radicale Adelaide Aglietta - Alessandro Orsi/Malega 9 - Franco Cantù/Forum Droghe) hanno dichiarato:

“L’iniziativa dei consiglieri comunali si pone in continuità con la raccolta firme da noi recentemente iniziata, che ha avuto il merito di riaprire il dibattito su questo proposta concreta di riduzione del danno. Noi andremo avanti a raccogliere le firme dei cittadini torinesi sulla petizione perché siamo convinti che le due gambe (l’iniziativa popolare e quella istituzionale) devono andare avanti insieme, rafforzandosi a vicenda, per arrivare finalmente all’obiettivo.
La nostra iniziativa, stimolata dalla presentazione del documentario sulle narcosale "La stanza dei figli", è nata dall'incontro e dalla collaborazione tra realtà differenti. Rivolgiamo un appello affinché a Milano, Roma, Napoli, nelle grandi città, si creino comitati analoghi che attivino gli strumenti di democrazia diretta e consiglieri comunali, di qualsiasi orientamento politico, seguano l’esempio dei loro colleghi di Torino.
Esprimiamo, in ultimo, la nostra preoccupazione per alcune esternazioni di consiglieri comunali che sembrano travisare il senso e l'utilità di un servizio di riduzione del danno come quello delle narcosala. Proprio per questo riteniamo che ci sia un disperato bisogno, qui ed ora, di attivare strumenti politici che diano voce a una cultura laica, basata su evidenze scientifiche, per affrontare e governare efficacemente il fenomeno delle tossicodipendenze al di là di facili strumentalizzazioni politiche.”.

Massano
Orsi
Cantù

Roma, 27 settembre 2007
RADICALI: PRESENTATA INTERROGAZIONE PER CONOSCERE IL PREZZO DI ACQUISTO DEL GAS DA PARTE DI ENI
  Mellano e Boni: “Incredibile che nemmeno l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas sia a conoscenza del prezzo al quale l’Italia acquista il gas dai Paesi fornitori. E’ ora di fare chiarezza!”
 
Bruno Mellano, Donatella Poretti e Marco Beltrandi, Deputati radicali della Rosa nel Pugno, hanno presentato una interrogazione urgente, rivolta al Ministro dell’Economia e delle Finanze e al Ministro del Tesoro, per sapere quale sia il prezzo che viene riconosciuto per l’acquisto di gas da parte dei gestori nazionali ai fornitori stranieri e per quale motivo, sino ad oggi, non solo non si è consentito ai cittadini di conoscere un elemento fondamentale che grava sulle loro tasche, ma nemmeno si è fornita l’informazione all’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas.
 
Dichiarazione di Bruno Mellano (Deputato radicale della Rosa nel Pugno) e Igor Boni (Presidente dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta)
“L’Italia acquista oltre l’85% del gas che utilizza dall’estero. Gran parte del materiale giunge dalla Gazprom russa che attua prezzi molto differenti a seconda dell’acquirente, con variazioni che superano anche il 150% in più o in meno, con l’evidente intento di favorire paesi “amici” e sfavorire paesi “sgraditi”. Per fare un esempio: mentre l’amica Bielorussia paga 1000 m3 poco più di 100 $, la Georgia, accusata da Mosca di essere connivente con le istanze indipendentiste cecene, paga gli stessi 1000 m3 quasi 250 $. E l’Italia? Incredibilmente
nemmeno l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas è a conoscenza del prezzo al quale l’Italia acquista il gas dai Paesi fornitori (Alessandro Ortis, Presidente dell’Autorità, lo ha ribadito con chiarezza durante il convegno organizzato da Radicali Italiani su energia e ambiente il 19 e 20 settembre a Roma). Trincerarsi dietro la necessità di mantenere su questo il segreto per ragioni di mercato è ridicolo. Dato che Eni ed Enel, direttamente o indirettamente, sono per il 30% nelle mani del Ministero dell’Economia e del Ministero del Tesoro chiediamo ai Ministri competenti di fare chiarezza”.
 
Mellano
Boni

Torino, 26 settembre 2007
BIRMANIA: INTERROGAZIONE URGENTE E MOZIONE BIPARTISAN - DOMANI IL GOVERNO AL SENATO ED ALLA CAMERA. MELLANO: "OCCORRE AGIRE PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI!"
  Quest'oggi Bruno Mellano, deputato radicale della Rosa nel Pugno, ha presentato un'interrogazione a risposta immediata in Commisione Esteri e ha depositato una mozione di cui è primo firmatario, sottoscritta da 20 deputati di entrambe gli schieramenti, sul precipitare tragico della crisi birmana.
 
Il Governo ha comunicato la disponibilità ad effettuare un'informativa urgente domani mattina al Senato e domani pomeriggio alla Camera. La Commissione Esteri discuterà l'interrogazione 'Mellano - D'Elia' domani alle 14.
 
Bruno Mellano ha dichiarato:
 
"Come ha già fatto questa mattina Emma Bonino sulla prima pagina del Corriere della Sera, il Governo italiano e l'Unione Europea devono con urgenza e fermezza far sapere al regime militare del Myanmar che non sarà tollerata nessuna repressione violenta alla splendida azione nonviolenta dei cittadini e dei monaci buddisti.
Nessun "dialogo critico" sarà possibile con chi si dovesse apprestare a schiacciare in un bagno di sangue le legittime richieste di libertà e di riforme democratiche. I segnali di grave allarme ci sono da giorni, primo fra tutti lo svuotamento degli ospedali dei malati meno gravi. I primi morti che già si contano devono spingere le organizzazioni internazionali a far sentire subito, chiara e forte, la nostra condanna e la nostra preoccupazione. Prima che sia troppo tardi!!!"
 
Segue il testo della mozione
 
La Camera dei Deputati, premesso che:
·  ormai da alcuni giorni si hanno notizie di manifestazioni di piazza che coinvolgono centinaia di migliaia di cittadini del Myanmar, che sfidando il feroce regime dittatoriale, sfilano insieme a decine di migliaia di monaci buddisti per le strade sell’ex-capitale Yangon e in altri importanti centri del Paese, chiedendo democrazia e libertà;
·  il regime militare, che dalla fine degli anni ’80 ha conquistato il potere con un colpo di stato, si è dimostrato uno dei più crudeli, dei più violenti e repressivi dell’intero pianeta con sistematico ricorso alla violenza nei confronti dei dissidenti (famosa la repressione nel sangue del movimento studentesco del 1988) e con un controllo capillare e militare di tutto e di tutti;
·  Il simbolo della lotta per la libertà in Myanmar è rappresentato dalla signora Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace da anni costretta agli arresti domiciliari proprio per le sue pubbliche accuse nei confronti del regime;
·  Con sempre maggiore evidenza il Governo militare sta minacciando la popolazione, che pacificamente manifesta, di reprimere con la forza chi osa sfilare pubblicamente per le strade per reclamare democrazia, libertà, migliori condizioni di vita e il rilascio dei numerosi prigionieri politici;
·  che un eventuale intervento militare e violento nei confronti dei manifestanti rischia di provocare decine o centinaia di vittime, con il concreto rischio di espansione in tutte le aree del paese delle violenze, delle repressioni, delle torture, delle sparizioni e delle condanne sommarie;
·  Sintomo del possibile intervento dei militari è il recente svuotamento degli ospedali dei malati meno gravi;
·  Un monaco buddista birmano, manifestante nonviolento, è stato ammazzato dalla polizia di fronte alla pagoda di Sule a Yangon questa mattina.
 
Impegna il Governo italiano affinché:
 
·  dichiari ufficialmente il proprio incondizionato sostegno alla lotta nonviolenta in atto da parte dei monaci buddisti e delle centinaia di migliaia di cittadini del Myanmar;
·  richiami le massime autorità del Myanmar al rispetto dei diritti umani e civili e al contempo diffidi il Governo militare dall’intervenire con la forza nei confronti di pacifiche manifestazioni;
·  assuma immediate e precise informazioni e rassicurazione sulla vita della signora Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace;
·  inviti le autorità del Myanmar ad avviare un processo di riconciliazione nazionale che conduca alla democratizzazione del Paese.
 
MELLANO - DELLA VEDOVA - ZANELLA - PORETTI - BELTRANDI - BUGLIO - BUEMI - PELLEGRINO - DEL BUE - FALOMI - GIACHETTI - LEDDI - GIORGETTI G. - DELFINO - ZACCHERA - BALDUCCI - DATO - COSTANTINI - PIAZZA A. - CAPOTOSTI

Torino, 26 settembre 2007
PER UNA NARCOSALA A TORINO/DOMANI RACCOLTA FIRME ALL’UNIVERSITA’.
RADICALI: E’ UN’INIZIATIVA ANCHE MA NON ESCLUSIVAMENTE RADICALE. LA DIVERSITA’ DEI COMPONENTI E’ UN ELEMENTO QUALIFICANTE CHE NON DEVE ESSERE CENSURATO.
  Domani, giovedì 27 settembre 2007, dalle ore 15:00 alle ore 18:00, si terrà davanti a Palazzo Nuovo (Torino, via S. Ottavio n. 20), un tavolo di raccolta firme sulla petizione “per una narcosala a Torino”, promossa da Associazione Radicale Adelaide Aglietta, Forum Droghe e Malega 9 Produzioni.
Ogni settimana, fino almeno novembre, vi saranno due postazioni di raccolta firme fisse: ogni sabato, dalle 10 alle 13, in via Garibaldi n. 14; ogni giovedì a Palazzo Nuovo, dalle 15 alle 18.
Domenico Massano (giunta segreteria Associazione Aglietta) e Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato:
“L’inizio della raccolta firme è stato promettente; in due tavoli abbiamo raccolto oltre 100 firme, provenienti da cittadini torinesi delle più diverse età ed estrazioni sociali. E’ la prova che, nonostante campagne di stampa terroristiche, è possibile spiegare a chiunque si fermi al banchetto che la narcosala è uno strumento socio-sanitario non solamente di riduzione del danno per i cittadini tossicodipendenti ma anche, nello stesso tempo, di riduzione dell’insicurezza, della paura, della violenza, che andrebbe a vantaggio di tutti gli altri abitanti della strada, del quartiere, della città.
Vogliamo anche precisare, a parziale rettifica degli articoli usciti sulla nostra iniziativa, che essa si regge sulle gambe non solamente dei radicali ma delle altre due associazioni promotrici e di tante persone non riconducibili a nessuna associazione, a nessun partito politico. E’ proprio la diversità delle provenienze di chi sta raccogliendo le firme ai tavoli o per conto suo, nel proprio giro di conoscenze, a costituire un ulteriore elemento qualificante dell’iniziativa stessa, al di là della sua utilità intrinseca.”.

Massano
Manfredi

Roma, 25 ottobre 2007
CRIMINI DI GUERRA EX JUGOSLAVIA/PRESENTATA INTERPELLANZA RADICALE: IL GOVERNO SOSTENGA PROCURATORE DEL PONTE NEGLI ULTIMI TRE MESI DEL SUO MANDATO.
 

Bruno Mellano (deputato radicale della Rosa nel Pugno) ha presentato oggi un’interpellanza al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro degli Esteri per sapere:
1) se il governo ritenga sempre “conditione sine qua non” per l’avvio delle complesse procedure per l’integrazione della Repubblica di Serbia nell’Unione Europea la corretta e completa collaborazione del governo di Belgrado con il Tribunale Penale Internazionale sulla ex-Jugoslavia;
2) se il governo intenda fornire al Tribunale Penale Internazionale e, in particolare, alla Dr.ssa Carla Del Ponte il massimo sostegno possibile nei suoi ultimi tre mesi di mandato, affinché tutto il grande lavoro di studio, ricerca sul campo, acquisizione di dati sui crimini di guerra perpetrati nei territori dell’ex-Jugoslavia tra il 1991 e il 1999 – lavoro attuato dagli investigatori del Tpi sotto la guida della Dr.ssa Del Ponte dall’agosto 1999 - possa essere valorizzato e non disperso e, soprattutto, possa concretizzarsi nella cattura degli ultimi quattro latitanti della lista nera del Tpi, inclusi gli ex capi politico e militare serbo-bosniaci, Radovan Karadzic e Ratko Mladic.Bruno Mellano e Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato:
“Eravamo già militanti radicali nel 1993, quando il Partito Radicale Transnazionale e “Non c’è Pace senza Giustizia” concepirono, proposero e riuscirono ad ottenere – contro le riserve, le incredulità e i rifiuti di molti, fra cui anche intellettuali impegnati, uno per tutti Norberto Bobbio – l’istituzione del Tribunale Penale Internazionale dell’ONU (Tpi) contro i crimini di guerra, contro l’umanità e di genocidio commessi nei territori dell’ex-Jugoslavia.
Nel 1998 eravamo ai tavoli radicali a raccogliere le firme per l’incriminazione davanti al Tpi di Slobodan Milosevic, quando quest’ultimo era ancora al potere a Belgrado ed era ancora considerato da tutti i Paesi occidentali la soluzione del problema della pace nei Balcani e non una parte rilevante del problema stesso.
Con questa storia politica alle spalle, non vogliamo che gli ultimi cento giorni di permanenza della Dr.ssa Del Ponte all’Aja siano caratterizzati, come gli otto anni passati dal suo insediamento, dalla frustrante e vana ricerca dei criminali di guerra che mancano all’appello, in particolare Karadzic e Mladic, incriminati nel lontano 1995, dodici anni fa.
Il governo italiano, che fece molto per la nascita del Tpi, tanto da dedicarvi una legge ad hoc (D.L. 28 dicembre 1993, n. 544), deve sostenere con tutti i mezzi disponibili l’attività del Tpi in questi mesi cruciali, non cessando mai di richiedere alla Repubblica di Serbia quella collaborazione che sola può permetterle di seppellire definitivamente gli scheletri dell’ “era Milosevic” e di onorare la memoria di Zoran Djindjic, il capo del governo serbo assassinato a Belgrado solamente quattro anni fa proprio da esponenti del passato regime.”.
Mellano
Manfredi

INTERPELLANZA
Oggetto: sulla necessità ed urgenza di rafforzare il sostegno del governo italiano
al Tribunale Penale Internazionale sulla ex-Jugoslavia (Tpi)I sottoscritti deputati,
- richiamato il D.L. 28 dicembre 1993, n. 544 (Disposizioni in materia di cooperazione con il Tribunale Internazionale competente per gravi violazioni del diritto umanitario commesse nei territori dell’ex Jugoslavia), convertito in legge, con modificazioni, con L. 14 febbraio 1994, n. 120 (GU 22 febbraio 1994, n. 43);
premesso che:
- lo scorso 14 settembre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha prorogato fino alla fine dell'anno il mandato del procuratore generale del Tpi (Tribunale penale internazionale Onu per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia), la svizzera Carla Del Ponte. Questa decisione è stata presa con una risoluzione adottata con 14 voti su 15; unica astensione, quella della Russia. Lo scorso giugno, la D.ssa Del Ponte aveva accettato di restare al suo posto fino a dicembre, ossia tre mesi in più del previsto, su richiesta del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon;
- nei giorni 20 e 21 settembre scorsi, la Dr.ssa Del Ponte ha compiuto l’ennesima missione a Belgrado, dove ha avuto colloqui con il primo ministro, Vojislav Kostunica, col coordinatore politico del piano d'azione per la caccia ai criminali di guerra, Rasim Ljajic, con responsabili giudiziari e dei servizi segreti ed, infine, con il presidente serbo Boris Tadic, che ha dichiarato: “Siamo fermi nella volonta' di portare a compimento la nostra cooperazione con il Tpi”.Si interpella il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro degli Esteri per sapere:
- se il governo italiano ritenga sempre “conditione sine qua non” per l’avvio delle complesse procedure per l’integrazione della Repubblica di Serbia nell’Unione Europea la corretta e completa collaborazione del governo di Belgrado con il Tribunale Penale Internazionale sulla ex-Jugoslavia;
- se il governo italiano intenda fornire al Tribunale Penale Internazionale e, in particolare, alla Dr.ssa Carla Del Ponte il massimo sostegno possibile nei suoi ultimi tre mesi di mandato, affinché tutto il grande lavoro di studio, ricerca sul campo, acquisizione di dati sui crimini di guerra perpetrati nei territori dell’ex-Jugoslavia tra il 1991 e il 1999 – lavoro attuato dagli investigatori del Tpi sotto la guida della Dr.ssa Del Ponte dall’agosto 1999 - possa essere valorizzato e non disperso e, soprattutto, possa concretizzarsi nella cattura degli ultimi quattro latitanti della lista nera del Tpi, inclusi gli ex capi politico e militare serbo-bosniaci, Radovan Karadzic e Ratko Mladic.Roma, 25 settembre 2007I deputati radicali della Rosa nel Pugno:
Bruno Mellano
Donatella Poretti
Marco Beltrandi


 Torino, 25 settembre 200007
PENA DI MORTE: DA DOMANI FINO AL 10 OTTOBRE LA MOLE ANTONELLIANA SARA' ROSSA
MELLANO (RNP): "GRAZIE CHIAMPARINO PER AVER RISPOSTO ALLA PROPOSTA DELL'ASSOCIAZIONE AGLIETTA: ALTRE CITTA' SEGUANO L'ESEMPIO!"
  Quest’oggi il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, intervenuto alla Maratona Oratoria per la Moratoria sulla pena di morte, svoltasi nel pomeriggio in piazza Palazzo di Città su organizzazione dell'Associazione Radicale Adelaide Aglietta ed Amnesty International Piemonte, ha annunciato che, da domani e fino al 10 ottobre, la Mole Antonelliana sarà illuminata di rosso per segnalare la partecipazione della città alla campagna internazionale per la moratoria delle esecuzioni capitali.
 
La richiesta era stata avanzata nelle settimane scorse dall'Associazione Aglietta ed in seguito sottoscritta da 17 deputati piemontesi di centro sinistra e di centro destra che hanno inviato una lettera al Sindaco Chiamparino chiedendogli di mobilitare la città in sostegno dell’iniziativa italiana ed europea a favore della moratoria della pena di morte proprio illuminando di rosso la Mole Antonelliana. Primo firmatario di questo ulteriore appello al sindaco era stato Bruno Mellano, deputato radicale della Rosa nel Pugno e lo avevano sottoscritto Marilde Provera (Rifondazione Comunista), Maria Leddi, Mimmo Lucà, Giorgio Merlo (Ulivo), Roberto Rosso, Osvaldo Napoli, Enrico Costa, Benedetto Della Vedova (Forza Italia), Giuseppe Trepiccione (Verdi), Michele Vietti (UDC), Enrico Buemi, Salvatore Buglio (Rosa nel Pugno), Nicola Tranfaglia (Comunisti Italiani), Titti Di Salvo (Sinistra Democratica),  Marco Zacchera (Alleanza Nazionale), Matteo Brigandì (Lega Nord).
 
Bruno Mellano, deputato radicale della Rosa nel Pugno, ha dichiarato:
 
"Al termine della maratona oratoria di oggi, con Silvio Viale segretario dell'Associazione Aglietta, ho incontrato in Comune il sindaco Chiamparino per ringraziarlo personalmente per la decisione annunciata nel suo intervento in piazza: a nome mio, dei radicali piemontesi e dei deputati piemontesi che avevano fatto proprio il suggerimento di illuminare la Mole Antonelliana di rosso.
Credo che il gesto, simbolico e senza costi, sia particolarmente significativo per segnalare, alla cittadinanza e a quanti passeranno a Torino nei prossimi giorni, l'importanza di cogliere l'occasione storica della moratoria delle esecuzioni nella lotta contro la pena di morte. Come la schiavitù ci sarà un giorno in cui tutto il mondo considererà inconcepibile la permanenza della pena capitale nelle leggi degli stati, a cominciare dall'Assemblea Generale dell'ONU. Spero che altre città, grandi e piccole, possano seguire l'esempio di Torino, ma intanto credo che occorrà valorizzare questa scelta di civiltà in linea con la storia della città."

Torino, 23 settembre 2007
LUNEDI’ 24 SETTEMBRE DAVANTI AL COMUNE “MARATONA ORATORIA PER LA MORATORIA” IN CONCOMITANZA DELL’INIZIO DELLA SESSIONE DELLE NAZIONI UNITE. ILUMINARE LA MOLE ANTONELLIANA DI ROSSO.
  Interverranno tra gli altri Sergio Chiamparino, Sindaco di Torino, e Giuseppe Castronovo, Presidente del Consiglio comunale.
 
Javier González Díez, Responsabile per il Piemonte-Valle d’Aosta di Amnesty International, e Silvio Viale, Segretario dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, annunciano la manifestazione di lunedì 24 settembre davanti al Comune, che aprirà le iniziative torinesi per sostenere la richiesta di moratoria per le esecuzioni capitali alla Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si aprirà domani. Per mercoledì 10 ottobre, Giornata Mondiale Contro la Pena di Morte, è prevista una fiaccolata in piazza Castello davanti alla Regione.
 
A sostegno dello sciopero della fame ad oltranza di dieci esponenti radicali, iniziato il 2 settembre scorso, decine di militanti radicali saranno in sciopero della fame domani, lunedì 24 settembre.
 
Javier González Díez e Silvio Viale hanno dichiarato: “Ringraziamo il Sindaco, il Presidente del Consiglio Comunale e gli altri assessori e consiglieri comunali che hanno annunciato la loro adesione alla manifestazione che si svolgerà domani in contemporanea al Consiglio Comunale e in occasione dell’apertura della 62ma Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Noi auspichiamo che in questa sessione si affronti finalmente la discussione di una proposta di risoluzione per una moratoria mondiale su tutte le esecuzioni capitali. Abbiamo chiesto al Sindaco che, per simbolizzare l’adesione della Città di Torino, la Mole Antonelliana sia illuminata con il colore rosso e siamo soddisfatti che abbia predisposto le valutazioni tecniche a riguardo. Le nostre due associazioni, che sono impegnate per l’abolizione alla pena di morte nel mondo, ritengono che queste iniziative siano utili per sostenere la proposta di moratoria in discussione alle Nazioni Unite e per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema che riguarda la promozione dei diritti umani in tutto il mondo.”

Torino, 22 settembre 2007
POLEMICA CIAMPI GRILLO/MANFREDI (RADICALI): CIAMPI NON MERITA IL PREMIO CAVOUR.
HA AVALLATO SIA TELEKOM SERBIA SIA IL DECRETO LEGGE ANTICOSTITUZIONALE CONTENENTE LA CONTRORIFORMA “FINI-GIOVANARDI” SULLE DROGHE…
… E LA FINE DELL’EMBARGO DELLE ARMI ALLA CINA!
 

Martedì 25 settembre, l’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi sarà insignito a Santena (To) del Premio “Camillo Cavour”. Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) ha dichiarato: “Ciampi non merita il premio Cavour e non può nemmeno ergersi, come fa oggi sulla stampa, a difensore della legalità costituzionale contro le picconate di Grillo. Pesano sull’ex presidente almeno due pesanti spade di Damocle: l’aver avallato implicitamente (dieci anni fa, come ministro del Tesoro) l’affaire Telekom Serbia, 456 milioni di euro dei cittadini italiani finiti nei conti correnti di Milosevic; l’aver avallato con la sua firma presidenziale l’operazione anticostituzionale attuata dal passato governo di centrodestra, che inserì nel decreto-legge relativo al finanziamento delle Olimpiadi Invernali di Torino la controriforma sulla droga, sottraendo tale tema all’esame del Parlamento. Dulcis in fundo, Carlo Azeglio Ciampi, nel suo viaggio in Cina nel dicembre 2004, si espresse pubblicamente per la fine dell’embargo delle armi alla Cina, varato dopo i fatti di Tienanmen; una palese invasione di campo anticostituzionale, essendo la politica estera di competenza del governo e non del Presidente della Repubblica!"


Torino, 22 settembre 2007
24 SETTEMBRE: MARATONA ORATORIA PER LA MORATORIA SULLA PENA DI MORTE
Boni e Manfredi: “Illuminiamo di rosso la Mole Antonelliana per dire: no alla pena di morte! Sì alla moratoria!”
 
  Amnesty International e l’Associazione radicale Adelaide Aglietta hanno organizzato a Torino per il 24 settembre (data di inizio della 62° Assemblea delle Nazioni Unite), di fronte al Palazzo del Municipio, dalle 15 alle 19, la “Maratona oratoria per la moratoria”; un comizio continuato per sollecitare il Governo italiano e le Istituzioni europee a rispettare gli impegni presi, presentando immediatamente la risoluzione sulla moratoria contro la pena di morte nel mondo.
All’iniziativa, tra gli altri, hanno annunciato la loro partecipazione Sergio Chiamparino (Sindaco di Torino), Giuseppe Castronovo (Presidente del Consiglio comunale), Bruno Mellano (Deputato radicale della Rosa nel Pugno), Alessandro Frezzato (Consiglio generale dell’Associazione Luca Coscioni) e Gianluigi Bonino (Capogruppo in Comune per la Rosa nel Pugno).
Inoltre, domenica 23 settembre l’Associazione radicale Adelaide Aglietta organizza un tavolo di raccolta firme sulla petizione a favore della moratoria in occasione di “Laici in Piazza”; ore 15-19, via Cesare Battisti.
 Dichiarazione di Igor Boni (Presidente dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta) e Giulio Manfredi (Direzione nazionale Radicali Italiani)
“La decisione del Sindaco di Torino e degli altri esponenti della politica torinese e nazionale che hanno annunciato la loro presenza alla maratona oratoria sono un segno positivo, che vogliamo sottolineare. Occorre ora non mollare, occorre dire con forza che la vittoria non è ottenuta ma che dobbiamo conquistarla, passo a passo. E il primo passo è quello di rispettare le decisioni prese a larghissima maggioranza (quando non all’unanimità) dal Parlamento italiano e dal Parlamento europeo: la risoluzione per la moratoria sulla pena di morte deve essere depositata al più presto all’Assemblea delle Nazioni Unite. Chiediamo al Consiglio comunale, alla Giunta, al Sindaco, di illuminare di rosso la Mole Antonelliana come simbolo dell’adesione della città alla campagna in atto, per dire: No alla pena di morte! Sì alla moratoria!”
 
Manfredi

Torino, 21 settembre 2007
EUTANASIA/MINA WELBY HA INCONTRATO ADOLFO BARAVAGLIO: “IL MINISTRO TURCO E L’ON. GIOVANARDI VENGANO QUI E SI METTANO AL MIO POSTO. HO IL DIRITTO DI DECIDERE QUANDO E COME MORIRE”.
  Oggi pomeriggio, a Pray Biellese (BI), si è svolto l’incontro fra Mina Welby (copresidente Associazione Luca Coscioni) ed il sig. Adolfo Baravaglio, che da 18 anni è immobilizzato nel letto a causa di un incidente che gli ha menomato irrimediabilmente la colonna vertebrale.
 
Mina Welby era accompagnata da Silvio Viale (medico radicale, dirigente di Exit-Italia e dell’Associazione Luca Coscioni) e da Emilio Coveri (presidente Exit-Italia)..
 
L’incontro è stato molto amichevole ed è durato quasi un’ora.
 
Adolfo Baravaglio ha ribadito quanto già dichiarato in passato: “Chiedo ai politici, in particolare al ministro della Salute Livia Turco e all’on. Carlo Giovanardi, di venire qui, di mettersi in un letto accanto a me, di fare le cose che faccio io e di farsi fare le cose che fanno a me. Voglio proprio vedere quanto resisterebbero! Sulla mia vita e sulla mia morte voglio decidere io. Metto a disposizione la mia persona e quello che mi resta da vivere affinché anche in Italia sia approvata una legge sul suicidio assistito. Per questo mi sono iscritto all’Associazione svizzera “Dignitas” ed ho anche pensato di andare da loro”.
 
Mina Welby ha espresso a Baravaglio la sua vicinanza e la sua solidarietà umana e politica: “Gli orologi del Palazzo scandiscono tempi che non sono quelli dei cittadini, che sono su questi temi molto più avanti di coloro che dovrebbero rappresentarli. E questo vale non solo sul tema dell’eutanasia ma anche su quello del testamento biologico, dove pare che tutto sia rinviato al 2008, che, con l’aria che tira, è come dire “mai”.
 
Viale e Coveri chiederanno che la Regione Piemonte fornisca al sig. Baravaglio, che è perfettamente cosciente e consapevole,  un “comunicatore simbolico” che gli consenta di entrare in contatto con il mondo esterno tramite Internet.
 
N. B.  La conversazione fra Mina Welby e Adolfo Baravaglio sarà disponibile su www.radioradicale.it

Torino, 21 settembre 2007
“PER UNA NARCOSALA A TORINO … CORAGGIO, CHIAMPARINO!”.
SINTESI CONFERENZA STAMPA LANCIO RACCOLTA FIRME SU PETIZIONE AL CONSIGLIO COMUNALE DI TORINO.
  Ha introdotto la conferenza stampa Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani):
“Mi preme sottolineare tre cose: la prima è la sinergia venutasi a creare fra organizzazioni, gruppi e singoli cittadini che da tempo operano nel campo delle tossicodipendenze e che hanno trovato nella petizione per una narcosala a Torino un minimo comun denominatore, una proposta concreta che può essere esportata anche in altre città italiane; la seconda è che quest’iniziativa ci permette di tornare a parlare dei cittadini tossicodipendenti, considerandoli come “persone che hanno problemi” e non, come è l’andazzo attuale veicolato dai media, come “persone che sono problemi”; la terza è che il contesto politico attuale sarà difficilmente ripetibile: un ministro della Solidarietà Sociale piemontese, Paolo Ferrero, che si è sempre dichiarato favorevole a questa sperimentazione; idem per l’assessore regionale alla Sanità; un sindaco che si è sempre dichiarato disponibile, al suo secondo mandato, plebiscitato dai torinesi, con margini di manovra e di decisione molto più ampi che in passato … coraggio Chiamparino!”.
 
Alessandro Orsi (Malega 9 Produzioni, presentatore della petizione):
“Se siamo qui oggi è anche perché sono riuscito con altri amici a produrre un documentario (“La stanza dei figli”, www.lastanzadeifigli.it) che, mi pare, evidenzia efficacemente le condizioni drammatiche, nella loro normalità di tutti i giorni, nelle quali molti consumatori si iniettano le sostanze e come potrebbe essere il consumo di  droghe in una narcosala (condizione igieniche accettabili, niente stress, assistenza medica, tutte le siringhe utilizzate distrutte e non disperse nell’ambiente).”.
 
Susanna Ronconi (Presidente di “Forum Droghe”):
“Nell’estate del 2002 vi furono a Torino ben 11 morti per overdose; quell’emergenza provocò un ampio dibattito nell’opinione pubblica e convinse il sindaco Chiamparino a incaricare una commissione di tecnici di vagliare la fattibilità di una narcosala; nella primavera del 2003, la commissione disse “NI” e tutto si blocco’. Ci riproviamo, consapevoli che stiamo parlando di uno strumento di riduzione del danno adottato ormai in mezza Europa; la prima “stanza del consumo” aprì a Berna nel 1986, ora ne esistono 72 e sono state validate dagli appositi organismi dell’Unione Europea. Ci riproviamo, convinti come siamo che gli interessi dei cittadini tossicodipendenti e gli interessi degli altri cittadini non devono necessariamente entrare in collisione: ridurre i rischi e i danni sanitari dei primi significa, nello stesso tempo, aumentare la sicurezza dei secondi.”.
 
Angelo Giglio (medico servizi tossicodipendenze):
“Appoggio quest’iniziativa perché serve a riaprire il dibattito. Io sono responsabile dell’unità di strada “Can go”, un pulman che gira nei quartieri di Torino per agganciare e assistere i tossicodipendenti. La “sala di consumo” è un vero e proprio “servizio socio-sanitario” rivolto sia alle persone tossicodipendenti sia a garantire il bene comune. Spero che i consumatori escano fuori, diventino attori protagonisti, rivendichino il loro diritto a non essere trattati come cose o come problemi. La sala di consumo rappresenterebbe un utile complemento ai servizi sanitari già esistenti.”
 
Franco Cantù (Forum Droghe, presentatore delle petizione) si è rifatto all’intervento precedente, portando la sua esperienza di operatore di strada: con la narcosala il consumo di droghe non sarebbe più visibile e non provocherebbe rigetto, insicurezza e paura nell’opinione pubblica.
 
 
Domenico Massano (Giunta segreteria Associazione Radicale Adelaide Aglietta, presentatore della petizione):
“In queste settimane abbiamo tenuto degli incontri di formazione, a cui hanno partecipato persone della più diversa estrazione. Con la nostra iniziativa vogliamo portare avanti la cultura dell’accoglienza e riaffermare i diritti di tutti. Per poter presentare la petizione in Comune servono almeno 800 firme di cittadini torinesi che hanno compiuto i sedici anni d’età. Raccoglieremo le firme anche ai banchetti in strada; a partire da domani vi sarà un tavolo tutti i sabati, dalle 10 alle 13, in via Garibaldi n. 14; saranno organizzati anche tavoli infrasettimanali all’Università (Palazzo Nuovo).”.

Torino, 20 settembre 2007
PRAY BIELLESE (BI)/ VENERDI' 21 SETTEMBRE -  MINA WELBY INCONTRA ADOLFO BARAVAGLIO TETRAPLEGICO DA 18 ANNI
  Domani Mina Welby, dirigente radicale e dell'Associazione Luca Coscioni incontrerà Adolfo Baravaglio. Mina Welby si recherà a Pray Biellese e l'incontro averrà alle ore 14:30. Ad accompagnarla ci saranno Emilio Coveri, presidente di Exit-Italia, a cui Adolfo è iscritto, e Silvio Viale, medico e dirigente di Exit e dell'Associazione Luca Coscioni. Successivamente Mina Welby si recherà a Torino, ove è attesa alle ore 18 per un dibattito a Palazzo Carignano nell'ambito di Torino Spiritualità, e in serata alle ore 21 a Trinità (CN) per un altro incontro pubblico nella sala della biblioteca.
 
L'incontro con Adolfo Baravaglio, che in più occasioni ha ribadito il desiderio di porre fine alle proprie sofferenze, rappresenta un momento dell'impegno di Mina nel proseguire la battaglia di Piergiorgio Welby. L'Associazione Luca Coscioni e Exit-Italia sono impegmate nel promuovere il principio di autodeterminazione sul modello delle leggi olanndese e belga. l'auspicio è che la legislazione italiana affronti positivamente le questioni di fine vita, a cominciare dal testamento biologico, ma proprio ieri Mina Welby denunciava come la questione fosse stata esclusa dalle priorità della Commissione Sanità del Senato e rischiasse di rimanere impantanata fino almeno al 2008.
       
Adolfo Baravaglio ha cinquantadue anni e da diciotto, in seguito a un incidente d’auto, è tetraplegico, bloccato in un letto. Può muovere solamente il collo, le spalle e il braccio destro, ma non la mano. E' iscritto ad Exit-Italia.
 
Silvio Viale

Torino, 19 settembre 2007
“PER UNA NARCOSALA A TORINO … CORAGGIO, CHIAMPARINO!”
CONFERENZA STAMPA PRESENTAZIONE PETIZIONE AL CONSIGLIO COMUNALE
PER LA RIDUZIONE DEL DANNO DI TANTI,
PER L’AUMENTO DELLA SICUREZZA DI TUTTI.
  La conferenza stampa si terrà venerdì 21 settembre, a mezzogiorno, presso la sede dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta (Torino, via Garibaldi n. 18, secondo cortile interno).
Interverranno:
- Susanna Ronconi (presidente Forum Droghe);
- Alessandro Orsi (Malega 9 Produzioni);
- Domenico Massano (giunta di segreteria Associazione Aglietta).
Saranno presenti: Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani); Angelo Giglio (medico tossicodipendenze); Franco Cantù (Forum Droghe).
Per informazioni: Domenico Massano (333/4317208)

Torino, 17 settembre 2007
Mellano: depositata interpellanza parlamentare per conoscere stato avanzamento lavori bonifica dell’ex amiantifera di Balangero
“Dopo 15 anni e decine di milioni di euro di finanziamenti i lavori di bonifica vanno a rilento. Inspiegabile la vendita di materiali contenenti amianto per la costruzione di strade e infrastrutture. Occorre organizzare al più presto un nuovo sopralluogo.”
  Dal 2002 i Radicali in Consiglio regionale, con interrogazioni e visite ispettive, denunciano i ritardi nella realizzazione dei lavori di ripristino e bonifica nell’Amiantifera di Balangero (Sito contaminato di interesse nazionale). Bruno Mellano, Deputato radicale della Rosa nel Pugno, presenta ora un’interpellanza parlamentare urgente al Ministro dell’Ambiente per avere notizia dei nuovi finanziamenti stanziati (27 milioni di euro) a fronte di lavori che procedono a rilento. Nella interrogazione inoltre si chiede conto della avvenuta vendita di materiali contenenti amianto per la costruzione di strade e ferrovie e si chiede se esiste un elenco specifico delle infrastrutture stradali e ferroviarie nelle quali materiali contenenti fibre d’amianto sono stati forniti dalla ex-miniera, anche per consentire a chi in futuro vi opererà per manutenzioni o rifacimenti di prendere le necessarie e adeguate precauzioni.
 
Dichiarazione di Bruno Mellano, Deputato radicale della Rosa nel Pugno:
“La vicenda dell’Amiantifera di Balangero, chiusa da oltre 15 anni, in seguito all’accertamento dei gravissimi rischi per la salute che procura l’amianto, è uno degli esempi più eclatanti del malgoverno italiano. Decine e decine di milioni di euro spesi a fronte di opere di bonifica e messa in sicurezza mai avviate fino a pochi mesi fa e che oggi vanno a rilento. L’interrogazione urgente che ho presentato al Ministro dell’Ambiente mira a fare luce su questa vicenda che ha avuto nella sua storia un insieme di errori e di manchevolezze: dalla spesa di denaro pubblico senza la verifica dell’efficacia degli interventi alla costituzione di una società con partecipazioni pubbliche (RSA srl) che spesso è servita più ai consiglieri di amministrazione che alla collettività. Nel 2002 le denunce dello stesso Presidente della RSA hanno portato alla luce divisioni politiche e conflitti di interesse che hanno di fatto, e per anni, bloccato i lavori ma non l’afflusso di denaro pubblico. La ‘Prima relazione sullo stato dell’ambiente in Piemonte’ (2006) informa i cittadini di nuovi 27 milioni di euro stanziati e della vendita di materiali contenenti amianto per la costruzione di strade e ferrovie in Piemonte. E’ il minimo chiedere conto di tutto questo al Ministero dell’Ambiente e al contempo proporre un nuovo sopralluogo atto a verificare il reale stato di avanzamento dei lavori”.

Torino, 17.09.2007
LISTE CIVICHE/GRILLO - VIALE (radicali) "PER LE LISTE CIVICHE NON BASTA IL VAFFA E IL GRILLISMO SI SCIOGLIERA' COME NEVE AL SOLE. GRILLO, COMINCIA A SCHIERARTI SULLA MORATORIA."
 

Nei comuni i "pregiudicati radicali" sono già fuori dai Consigli e dal "bollino blù" di Grillo.
 
Silvio Viale, membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e segretario dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta, chiede a Beppe Grillo di impegarsi sulla moratoria delle esecuzioni capitali e ammonisce che per le liste civiche non basta il vaffa.
Silvio viale ha dichiarato:
"Dall'orgasmo dell'italianissimo vaffa di regime, per le liste civiche Beppe Grillo non potrà più cavarsela con qualche battuta, perchè per le proposte non basta un vaffa. Nei comuni le liste civiche dovranno dire se sono contro o a favore della tangenziale, dell'inceneritore, della raccolta differenziata, degli autovelox, dell'ICI, dei campi nomadi, delle moschee, delle multe per le cacche dei cani e quantaltro, con il rischio che i tanti vaffa si incrocino implodendo tra loro. Nell'attesa lo invito a impegnarsi chiaramente sulla moratoria con un grande e sonoro vaffa alla pena di morte, come partecipazione alla battaglia e come forma di riconoscimento verso quei "pregiudicati radicali", Pannella e Bernardini in testa, che sono già fuori dai Consigli Comunali e non possono ambire al suo bollino blù. Infatti, come lui ben sa, dai Consigli Comunali si è già esclusi per molti reati. Inoltre, i sindaci non possono superare i due mandati consecutivi e i cittadini esprimono la preferenza. Insomma, nei Consigli comunali mezzo vaffa è già realizzato e, senza proposte concrete, il grillismo rischia di sciogliersi come neve al sole."

Silvio Viale


Torino, 16 settembre 2007.
EUTANASIA/VATICANO – VIALE  “BUZZONETTI NON HA SCIOLTO I DUBBI SU WOJTYLA. DOPO 15 ANNI SCIOGLIERE IL NODO DI ELUANA ENGLARO.”
  Silvio Viale, dirigente radicale e medico di EXIT-Italia, interviene sulle dichiarazioni del Prof. Renato Buzzonetti sulla morte di Giovanni Paolo II e sul Documento approvato da Benedetto XVI sullo Stato Vegetativo Permanente.
 
Silvio Viale ha diffuso la seguente nota:
“Il Prof Buzzonetti non ha sciolto il dubbio che, se Woytyla fosse stato portato al Policlinico Gemelli, avrebbe avuto lo stesso trattamento e lo stesso decorso. Quindi, o Giovanni Paolo II decise di rimanere per se stesso, o qualcun altro decise per lui. Nessuno mette in dubbio che Wojtyla sia stato assistito fino a quando “il buon Dio l’ha chiamato a se” e che fino a quel momento non siano state sospese l’assistenza farmacologica, parenterale e respiratoria, ma che il decorso non sia stato influenzato da decisioni dei medici e di Wojtyla stesso.
Probabilmente gli ambienti vaticani temono che, ammettendo che il decorso dell’agonia di Giovanni Paolo II sia stato influenzato da scelte terrene, magari del Pontefice stesso, si possa indebolire la posizione del Vaticano sull’assistenza alla morte, come è stato recentemente ribadito in riferimento al caso di Stato Vegetativo Permanente di Terry Schiavo.
Proprio il casodi Terry Schiavo rende evidente come vi debbano essere differenze tra le leggi del Vaticano, che non possano basarsi sulla fede, e quelle di una Stato laico, che non possono basarsi sulla fede. Così è stato negli Stati Uniti per Terry Schiavo. Così deve essere in Italia per Eluana Englaro. All’autopsia, l’encefalo di Terry Schiavo pesava 615 g, cioè la metà di quello atteso, per spiccata atrofia. La scienza ci dice che in quelle condizioni non c’è coscienza.
In Italia alimentazione e idratazione forzate sono vietate dal Codice deontologico dei medici, per cui non sorprende che non siano state imposte a Giovanni Nuvoli, quando la crudeltà di leggi ingiuste lo ha costretto a rifiutare “cibo e acqua”.
Vi è un filo che lega Giovanni Paolo II, Giovanni Nuvoli, Terry Schiavo e Eluana Englaro. Prendendo in prestito le parole del Prof Buzzonetti, se “il buon Dio ha chiamato a sé” Wojtyla, Giovanni Nuvoli, Terry Schiavo e, direi, anche Pier Giorgio Welby,  non è che ha già chiamato a sé anche Eluana Englaro? Dopo 15 anni è un nodo che deve sciogliere lo Stato italiano.”
 
Silvio Viale

Torino, 15 settembre 2007
“MORATORIA ESECUZIONI CAPITALI: INSIEME PER COMPIERE L’ULTIMO MIGLIO!”  MARTEDI’ 18 CONFERENZA STAMPA NEL MUNICIPIO DI TORINO DI AMNESTY INTERNATIONAL PIEMONTE E ASSOCIAZIONE RADICALE AGLIETTA.
 

La conferenza stampa si terrà martedì 18 settembre, alle ore 11.30, a Torino, presso il Municipio (via Milano n. 1, Sala delle Colonne, secondo piano).

Interverranno: Javier González Díez, Responsabile per il Piemonte-Valle d’Aosta di Amnesty International; Silvio Viale, Segretario dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta.

La 62ma Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che si aprirà il 24 settembre, affronterà la discussione di una proposta di risoluzione che richiede l’istituzione di una moratoria mondiale su tutte le esecuzioni capitali. L’adozione di questa risoluzione costituirebbe un importantissimo passo avanti sulla strada dell’abolizione totale della pena di morte in tutto il mondo. Numerosi stati hanno riconosciuto che la pena di morte non è compatibile con il rispetto dei diritti umani. Il numero dei paesi abolizionisti non ha cessato di aumentare negli ultimi anni. 130 Stati in tutto il mondo hanno abolito de jure o di fatto la pena di morte, ma ancora 25 stati hanno applicato la pena capitale nel 2006. La pena di morte è la punizione più crudele, inumana e degradante perchè viola i diritti umani fondamentali. E’ irreversibile e può essere inflitta a innocenti. La pena capitale non ha mai dimostrato di essere un deterrente più efficace di altre punizioni. In tutti i paesi dove è in vigore, è usata in maggior misura nei confronti dei poveri e delle minoranze etniche e razziali. Spesso la sua applicazione è uno strumento di repressione politica. Per questi motivi, le due associazioni si oppongono alla pena di morte in ogni circostanza e intendono organizzare una serie di iniziative e mobilitazioni nella città di Torino nel periodo intercorrente fra il 24 settembre e il 10 ottobre (giornata mondiale contro la pena di morte). Queste iniziative serviranno a sostenere la proposta di moratoria in discussione alle Nazioni Unite e a sensibilizzare l’opinione pubblica su di un tema cruciale per la promozione dei diritti umani in tutto il mondo.

     

Roma, 15 settembre 2007
CRIMINI DI GUERRA/RADICALI: LE RIVELAZIONI DELL’EX PORTAVOCE DI CARLA DEL PONTE NON POSSONO ESSERE IGNORATE.
 
IL GOVERNO ITALIANO DIA TUTTO IL SOSTEGNO POSSIBILE ALLA DEL PONTE NEGLI ULTIMI MESI DEL SUO MANDATO AFFINCHE’ MLADIC E KARADZIC SIANO FINALMENTE ASSICURATI ALLA GIUSTIZIA.
  La giornalista francese Florence Hartmann, che dal 2000 al 2006 è stata portavoce e consigliera del procuratore Carla Del Ponte al Tribunale penale internazionale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia (TPI), ha scritto un libro sulla sua esperienza (“Pace e castigo”, “Paix et châtiment”, Flammarion, 2007). Nel libro si denuncia l’esistenza di accordi segreti fra USA, Francia e Gran Bretagna e i due criminali di guerra serbo-bosniaci Radovan Karadzi e Ratko Mladic, sui quali dal luglio 1995 pende un mandato di cattura del Tribunale dell’Aja. Ai due sarebbe stata garantita l’immunità in cambio del loro silenzio sulle connivenze delle potenze occidentali, in particolare rispetto alla strage di Srebrenica (11 luglio 1995).
 
Bruno Mellano (deputato radicale della Rosa nel Pugno) e Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato:
 
“Le rivelazioni di Florence Hartmann non possono essere ignorate, vista la rilevanza delle funzioni da lei ricoperte al Tribunale dell’Aja. Il fatto che Paesi dotati dei migliori servizi di intelligence e di sistemi satellitari in grado di trovare il classico ago nel pagliaio non siano riusciti a rintracciare, dopo dodici anni, i due ricercati potrebbe rappresentare una conferma implicita delle affermazioni dell’ex-portavoce di Carla Del Ponte. Occorre, però, guardare avanti.
 
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha prorogato fino alla fine dell'anno il mandato del procuratore generale del TPI.; unico astenuto il rappresentante russo, che ha attaccato la Dr.ssa Del Ponte.
 
Il governo italiano deve fornire in questi mesi al TPI tutto l’appoggio possibile affinché si arrivi alla cattura di Mladic e Karadzic; il fermo a Belgrado del figlio di Karadzic da parte delle autorità di Belgrado è un segnale positivo sulla volontà dei serbi di collaborare con la giustizia internazionale. Deve essere, però, sempre ribadito da parte italiana che non vi sarà nessun progresso nei rapporti fra Unione Europea e Serbia se il caso “Mladic/Karadzic” non sarà risolto.
Nei prossimi giorni presenteremo un’interpellanza al Ministro degli Esteri al riguardo”.

Torino, 14 settembre 2007
“MORATORIA ESECUZIONI CAPITALI: INSIEME PER COMPIERE L’ULTIMO MIGLIO!” – MARTEDI’ 18 CONFERENZA STAMPA NEL MUNICIPIO DI TORINO DI AMNESTY INTERNATIONAL PIEMONTE E ASSOCIAZIONE RADICALE  AGLIETTA.
  La conferenza stampa si terrà martedì 18 settembre, alle ore 11.30,  a Torino, presso il Municipio (via Milano n. 1, Sala delle Colonne, secondo piano).
 
 Interverranno:
 Javier González Díez, Responsabile per il Piemonte-Valle d’Aosta di Amnesty International;
 Silvio Viale, Segretario dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta.
La 62ma Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che si aprirà il 24 settembre,  affronterà la discussione di una proposta di risoluzione che richiede l’istituzione di una moratoria mondiale su tutte le esecuzioni capitali. L’adozione di questa risoluzione costituirebbe un importantissimo passo avanti sulla strada dell’abolizione totale della pena di morte in tutto il mondo.
Numerosi stati hanno riconosciuto che la pena di morte non è compatibile con il rispetto dei diritti umani. Il numero dei paesi abolizionisti non ha cessato di aumentare negli ultimi anni. 130 Stati in tutto il mondo hanno abolito de jure o di fatto la pena di morte, ma ancora 25 stati hanno applicato la pena capitale nel 2006.
 
La pena di morte è la punizione più crudele, inumana e degradante perchè viola i diritti umani fondamentali. E’ irreversibile e può essere inflitta a innocenti. La pena capitale non ha mai dimostrato di essere un deterrente più efficace di altre punizioni. In tutti i paesi dove è in vigore, è usata in maggior misura nei confronti dei poveri e delle minoranze etniche e razziali. Spesso la sua applicazione è uno strumento di repressione politica.
 
Per questi motivi, le due associazioni si oppongono alla pena di morte in ogni circostanza e intendono organizzare una serie di iniziative e mobilitazioni nella città di Torino nel periodo intercorrente fra il 24 settembre e il 10 ottobre (giornata mondiale contro la pena di morte). Queste iniziative serviranno a sostenere la proposta di moratoria in discussione alle Nazioni Unite e a sensibilizzare l’opinione pubblica su di un tema cruciale per la promozione dei diritti umani in tutto il mondo.

Javier González Díez
 Silvio Viale

Torino, 14 settembre 2007
EUTANASIA/VATICANO – VIALE “NIENTE PIETA' PER NESSUNO. EPPURE WOJTYLA DECISE DI MORIRE.”
  Silvio Viale, medico, membro del direttivo di EXIT-Italia e del Consiglio generale dell’Associazione Luca Coscioni, è intervenuto sul documento della Congregazione della dottrina della fede sul tema della sospensione delle cure in relazione al caso dui Terry Schiavo.
Silvio Viale ha dichiarato:
"Il punto non è la posizione della Chiesa, come vincolo per i cattolici, ma la pretesa di imporla a tutti tramite leggi che escludono ogni possibilità di agire secondo coscienza e volontà. In pratica significa niente pietà per nessuno. Questa è l'essenza della posizione espressa dalla Congregazione della dottrina per la fede. Un'ingerenza nella coscienza dei cittadini. Eppure si poteva sperare in qualcosa di più, considerato che Giovanni Paolo II scelse di morire, rifiutando quei presidi medici che avrebbero potuto prolungarne la vita, insieme alle sofferenze.”
Proprio qualche mese prima della sua morte, in un messaggio inviato ai partecipanti alla Conferenza Internazionale sulle Cure Palliative promossa in Vaticano dal Pontificio Consiglio per la Pastorale Sanitaria (12.11.2004), quasi annunciando quella che sarebbe stata la propria decisione, Wojtyla aveva scritto che l’interruzione della terapia “è eticamente corretta quando la stessa risulti inefficace o chiaramente sproporzionata ai fini del sostegno della vita o del recupero della salute”. Infatti, è proprio Giovanni Paolo II che decide di non sottoporsi più a cure, non il suo medico, che lo asseconda alla morte. Osservavo allora, alla vigilia della sua morte (01.04.2005), che, se il Papa avesse rinunciato al ricovero e, quindi, all’assistenza in un reparto di terapia intensiva, si sarebbe trattato di una forma di eutanasia, come di fatto è stato.”
Prendendo spunto dal caso di Tery Schiavo – ma come non pensare a Eluana Englaro in stato vegetativo da 15 anni – la Congregazione per la dottrina della fede ha perso un'occasione, quella di proseguire sulle riflessioni che la morte pubblica in diretta di Giovanni Paolo II ha stimolato in tutti. Considerare l'alimentazione e l'idratazione forzate, mediante tubi, come una forme naturale di nutrizione è una bestemmia, come lo è quella di dire che in quelle condizioni Terry Schiavo e Eluana Englaro morirebbero di “fame e di sete”, soffrendo. Sappia la Congregazione per la dottrina della fede che Eluana Englaro non c'è più da 15 anni e che, invece, è Giovanni Nuvoli che è stato costretto a morire di sete e di fame. La speranza, anche per la Chiesa, è che le leggi di uno Stato laico sappiano fare una cosa buona e giusta per tutti, nel rispetto di tutte le posizioni, comprese quelle della Chiesa."

Silvio Viale

Torino, 14 settembre 2007
ESPONENTI LIBERALI, RADICALE E SOCIALISTI RIVOLGONO UN APPELLO PER LA NASCITA DI UNA COSTITUENTE LAICA, PROGRESSISTA E RIFORMATRICE
  Nicoletta Casiraghi (Liberale), Igor Boni (Radicale) e Diego Castagno (Socialista) hanno redatto un appello rivolto a tutti coloro i quali hanno a cuore un effettivo rinnovamento della politica italiana, che sappia dare voce ai tanti cittadini che chiedono uno Stato laico, indipendente da qualsiasi tipo di integralismo e una politica progressista e riformatrice a partire dai temi dell’economia e della giustizia. L’appello è stato già sottoscritto da numerosi dirigenti politici nazionali e regionali delle tre aree e da numerosi cittadini e militanti.
 
Dichiarazione di Casiraghi, Boni e Castagno:
“In questo momento di nascita di nuove aggregazioni noi guardiamo con attenzione tutto ciò che accade nell’area laica e riformatrice. In particolare ci rivolgiamo alla nascente Costituente socialista – in risposta anche al documento lanciato da Boselli, Spini e Angius - per affermare che quel progetto, se vuole essere veramente innovativo, non può prescindere dalle priorità che indichiamo, soprattutto sui temi dell’economia e del mercato del lavoro. Per questo parliamo di una Costituente Laica, Progressista e Riformatrice che sappia ridare vita e forza ai contenuti che hanno portato alla nascita della Rosa nel Pugno. E’ in questa direzione che abbiamo lavorato e lavoreremo, tentando di superare quegli steccati che storicamente hanno diviso i laici italiani, di fatto rendendoli più deboli e consentendo un arretramento all’intero Paese ormai non più accettabile e sostenibile.”
 
Per informazioni: Boni 348/5335309; Casiraghi 347/7620401; Castagno 338/2467569
 
UNA COSTITUENTE LAICA, PROGRESSISTA E RIFORMATRICE
 
La nascita del PD e l’incubazione di un partito unico nel centro-destra mettono in luce l’incapacità di formulare risposte organiche, coerenti e perseguibili ai temi che vengono continuamente alla ribalta.
L’attenzione è rivolta al potenziamento ed agli equilibri dei gruppi che concorrono e/o vorrebbero concorrere a formare i nuovi assi portanti dell’irrinunciabile e impresentabile bipolarismo italiano, inadeguati nell’elaborazione dei contenuti e nella costruzione dei contenitori.
In questa schermaglia si logora la capacità del Governo di promuovere o almeno di indirizzare strategie
di riforma e di cambiamento, finendo sempre con il rincorrere emergenze più o meno tali.
Sicuramente una delle ragioni di questa impotenza sta nel prevalere delle logiche centrifughe all’interno della coalizione e che non paiono trovare soluzione nelle nuove composizioni politiche.
L’area laica, progressista e riformatrice continua ad essere sguarnita, non certamente rappresentata né dal nascente PD, né dalla Cosa rossa, né tanto meno dall’area di centrodestra in qualsiasi delle sue componenti.
 
Noi siamo per:
• laicità nel senso moderno della parola e cioè indipendenza dello Stato senza compiacimenti o tentennamenti nei confronti di qualsiasi integralismo;
• politica progressista e riformatrice intesa come:
- capacità di coniugare il riconoscimento dei meriti senza sconti e appiattimenti e la tutela delle fasce   più deboli;
- attenzione ai diritti e doveri dei singolo individuo;
- lotta ai privilegi vecchi e nuovi;
- perseguimento della giustizia senza giustizialismo;
- completamento della riforma del mercato del lavoro senza ripensamenti corporativi, integrata da una radicale riforma degli ammortizzatori sociali di stampo anglosassone;
- tutela e finanziamento per la ricerca scientifica senza condizionamenti ideologici;
- politica internazionale improntata alla promozione dei diritti umani e civili senza concessioni in nome delle logiche economiche;
- riduzione e razionalizzazione del prelievo fiscale e della spesa pubblica;
- capacità di proporre politiche ambientali, energetiche e di tutela del territorio coerenti e sostenibili.
 
Tutto questo rappresenta il messaggio rimasto inascoltato della inedita formazione che aveva dato vita nell’ultima tornata elettorale alla Rosa nel pugno e che, nella sua integrità, deve diventare patrimonio della Costituente.
 
Hanno scritto l’appello:
Nicoletta Casiraghi (Liberale)
Igor Boni (Radicale)
Diego Castagno (Socialista)
 
Primi firmatari:
Gabriele Bardini (Segretario Fgs provincia di Torino)
Eugenio Beconcini (Coordinatore cittadino Sdi-Torino)
Andrea Carapellucci (Presidente Associazione Laika – membro eletto del Senato accademico)
Giorgio Cardetti (Segretario provinciale Sdi di Torino)
Tommaso Ciuffoletti (Segretario dell’Associazione per la Rosa nel Pugno)
Franco D’Alfonso (Presidente Club Porto Franco – Movimento di Bertinoro)
Valerio Federico (Comitato nazionale Radicali Italiani)
Roswitha Flaibani (Comitato nazionale Radicali Italiani)
Giuseppe Garesio (vice-segretario regionale Sdi-Piemonte)
Massimo Guerrini (Federazione dei Liberali – Presidente Rosa nel Pugno - Circoscrizione 1 Torino)
Giulio Manfredi (Direzione nazionale Radicali Italiani)
Flavio Martino (Associazione Loris Fortuna – Aosta)
Andrea Parini (Segretario regionale Sdi-Lombardia)
Nathalie Pisano (Comitato nazionale Radicali Italiani)
Silvio Viale (Direzione nazionale della Rosa nel Pugno)

Torino, 12 settembre 2007
DISABILI A SCUOLA/RADICALI: LA MANCANZA DI INSEGNANTI DI SOSTEGNO RAPPRESENTA UNA DISCRIMINAZIONE IMPLICITA MA CONCRETA E CONTINUA.
  Domenico Massano (giunta segreteria Associazione Radicale Adelaide Aglietta) e Alessandro Frezzato (Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni) hanno dichiarato:
 
“Ieri ci siamo espressi contro l’infelice dichiarazione del sindaco di S. Ambrogio sui disabili ma esistono discriminazioni striscianti, indirette, che fanno mille molte più male: in Piemonte mancano 400 insegnanti di sostegno, che saranno rimpiazzati con docenti non specializzati.
 
Non è accettabile ricordarsi dei problemi relativi al sostegno alla disabilità in ambito scolastico all'ultimo momento, rendendo difficile se non impossibile programmare percorsi di studio che rispettino il diritto all'istruzione dei giovani disabili e garantiscano adeguati percorsi di integrazione in ambito scolastico. Per 400 giovani disabili l'anno scolastico sta cominciando con un insegnante non specializzato, nella migliore delle ipotesi entrato in ruolo nel giorno stesso dell'inizio della scuola, che sa poco o nulla di loro come del contesto e dei colleghi con cui sarà chiamato ad operare. Se aggiungiamo il fatto che raramente il sostegno copre tutte le ore necessarie per la formazione, possiamo tranquillamente affermare che anche quest'anno, in molti casi, l'inizio della scuola rappresenta, per il disabile e la sua famiglia, un’ulteriore occasione di preoccupazioni e difficoltà.
 
Crediamo sia importante che il Ministro Fioroni ricordi il ruolo fondamentale della scuola non solo come agenzia formativa efficiente, ma anche come occasione di formazione civile, di educazione al rispetto dei diritti umani e di educazione al riconoscimento del valore delle differenze per tutti gli studenti; altrimenti, la scuola rischia di essere uno dei tanti luoghi della nostra società in cui si perpetua la discriminazione.”

Torino, 12 settembre 2007
RU486 IN PIEMONTE/VIALE: "POLITICI DISINFORMATI. LA RU486 APPROVATA DA UE. OGNI ASSESSORE DI BUON SENSO SI COMPORTEREBBE COME L'ARTESIO"
 

Silvio Viale, il medico radicale che si batte per l'introduzione della Ru486 in Italia, ha diffuso la seguente nota:
"E' solo la disinformazione che muove le critiche di alcuni consiglieri. Piuttosto che perdere tempo a fare inutili test antidroga, sarebbe più opportuno che si documentassero un po' di più. Così, scoprirebbero che nel giugno scorso la Commissione Europea ha approvato all'unanimità la procedura di revisione per il mifepristone (RU486) proposta dall'EMEA, l'agenzia eeuropea del farmaco. La procedura di revisione era iniziata nel dicembre del 2005, in pratica in parallelo alla sperimentazione del S. Anna di Torino, e ha uniformato le indicazioni per la Ru486 nell'Unione Europea.
Vi sono quattro indicazioni autorizzate: aborto volontario fino a 63 giorni di amenorrea, preparazione del collo dell'utero per l'IVG chirurgica, preparazione del collo per l'IVG medica e morte fetale endouterina.
Per il protocollo dell'EMEA non è previsto il ricovero, la dose di mifepristone è stata ridotta da 600 a 200 mg e l'aborto medico può essere eseguito fino a 63 giorni di amenorrea.
Sulla base della procedura di revisione, la ditta francese, l'Exelgyn di Parigi, chiederà la registrazione in Italia non appena l'AFSSAPS(Agence francaise de securite sanitaire charge de l'evaluation, du controle et de l'inspection des produits de santè), l'agenzia francese per i farmaci, avrà preparato il report di valutazione necessario.
Mi sembrano, quindi, pretestuose le critiche portate da alcuni consiglieri all'assessore Artesio. In particolare, tutte quelle relative ai costi e alla necessità di investire su altre questioni della sanità, poichè vi è un cronico deficit di interesse sulle questioni della 194 e poichè la RU486 non comporta un aumento di spesa. Provocatoria è addirittura la richiesta, avanzata da Agostino Ghiglia, di chiedere una sperimentazione, quando proprio lui si è opposto alla sperimentazione che il S.Anna di Torino ha condotto nel periodo 2005-2006 e che ha portato alle stesse conclusioni scientifiche dell'EMEA.
La realtà è che da oltre un anno le donne piemontesi non possono più ricorrere alla RU486. Mi sembra giusto quindi che, come medici, si possa attivare la procedura di importazione prevista per i farmaci disponibili nei paesi dell'Unione Europea e nel rispetto delle norme italiane. Se, nel frattempo, dovesse giungere la registrazione del farmaco, l'esperienza maturata sarebbe estremamente utile, come è stata lo studio clinico condotto. Era già mia intenzione riproporre la RU486 dopo le conclusioni scientifiche dell'EMEA (che hanno pure escluso un collegamento tra le morti per Clostridium Sordellii e la RU486), anche in considerazione del fatto che in Piemonte tutti gli assessori regionali alla sanità hanno sempre affrontato con professionalità la questione della RU486, distinguendo tra le proprie convinzioni politiche e le esigenze del sistema sanitario.
Sono convinto che, oggi, dopo sette anni di vicende legate alla RU486, ogni assessore di buon senso si comportebbe come l'Assessore Artesio."


Torino, 11 settembre 2007
“MEGLIO MORTI CHE DISABILI”/RADICALI: NESSUNO HA IL DIRITTO DI USARE IL NOME DI WELBY PER GIUSTIFICARE AFFERMAZIONI VERGOGNOSE.
  Il sindaco di Sant’Ambrogio, Bruno Allegro, si è così espresso pubblicamente, in una festa di partito, sulle persone disabili: “Persone sfortunate, che vivono con delle difficoltà. Ma meglio essere sfortunati una sola volta nel momento dell’incidente e morire, senza così pesare sull’economia della società”. Per rafforzare la sua posizione, oggi, su “La Stampa”, Allegro tira in ballo Piergiorgio Welby, “che, piuttosto che restare paralizzato in un letto, ha preferito togliersi la vita”.
Alessandro Frezzato (disabile, membro Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni) e Domenico Massano (giunta segreteria Associazione Radicale Adelaide Aglietta) hanno dichiarato:
“Esprimiamo il nostro sdegno per le affermazioni del sindaco di Sant'Ambrogio, aggravate dal tentativo di strumentalizzare la vicenda umana di Piergiorgio Welby. Ricordiamo al sig. Allegro che Welby ha lottato fino alla fine per la libertà di cura del cittadino malato e perché la malattia non fosse una barriera insormontabile per la fruizione dei diritti civili e politici; è grazie a Welby che molti malati hanno potuto votare nelle proprie case, nei propri letti.
Riteniamo che le esternazioni del sig. Allegro rappresentino una pericolosa semplificazione del pensiero altrui, di chi in particolare, con l'Associazione Luca Coscioni, ha letteralmente “gettato il proprio corpo nella lotta” per il riconoscimento del valore di ogni singola diversità.
Esprimiamo tutta la nostra solidarietà nei confronti della campionessa paraolimpica Patrizia Saccà e di tutte le persone che si sono sentite colpite dall'affermazione del Sindaco di Sant'Ambrogio.”

Roma, 10 settembre 2007
CONFERENZA NAZIONALE SUL CLIMA: I RADICALI PRESENTANO IL DECALOGO SULLE ACQUE
  Mellano e Boni: “da quasi 10 anni proponiamo politiche di riforma sulla gestione idrica, a cominciare dal comparto agricolo che consuma/utilizza il 65% dell’acqua italiana”
 
In occasione della Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici, che si tiene a Roma il 12 e 13 settembre, vi sono già numerosi esperti delle più importanti organizzazioni scientifiche che rimarcano come il problema dell’acqua sarà il vero problema del prossimo futuro. A fronte di una previsione di diminuzione di risorse di circa il 25%, continua ad essere elevatissima la domanda, a cominciare dal comparto agricolo che consuma il 65% della risorsa nazionale e l’80% delle acque del nord del Paese.
I Radicali, da quasi dieci impegnati nella promozione di nuove politiche di gestione dell’acqua, propongono “Il decalogo sul risparmio idrico”
 
Dichiarazione di Bruno Mellano, Deputato radicale della Rosa nel Pugno e Igor Boni, Presidente dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta
“Non è più il tempo della denuncia, è il tempo dell’azione. Il 2007 certamente, anche in Italia, è stato l’anno in cui anche sul tema ‘acque’ vi è stata una presa di coscienza. Ma non basta. La politica, il Governo, il Parlamento, hanno il dovere di proporre politiche innovative, riformatrici, che vadano nell’unico senso possibile: quello del risparmio, della riconversione di sistemi irrigui non più sostenibili, dell’ottimizzazione dell’utilizzo. Ciascun cittadino è ormai consapevole della necessità del risparmio nelle attività di tutti i giorni, nelle nostre case. Pochi sanno che è l’agricoltura con l’irrigazione che consuma gran parte delle risorse idriche nazionali. Con il “Decalogo sul risparmio idrico” che oggi presentiamo e proponiamo, si può partire - in concreto - con una reale riconversione culturale, oltre che colturale. I 10 punti fanno riferimento soprattutto al comparto agricolo proprio perché è l’agricoltura che può contribuire maggiormente al risparmio, attuando i provvedimenti che in larga parte sono già patrimonio di Paesi che da sempre convivono con la carenza d’acqua”
 
“Il decalogo sul risparmio idrico”
1.      Risparmio idrico in agricoltura con l’introduzione di sistemi di irrigazione innovativi che vengono da decenni utilizzati: irrigazione a goccia ovunque possibile, irrigazione cosiddetta “a pivot” o a pioggia in sostituzione della pratica dello “scorrimento superficiale” enormemente più dispendiosa.
2.      Promozione di una politica agraria di parziale conversione colturale, che inviti gli agricoltori ad utilizzare le colture a maggior “impatto idrico” come riso e mais solo sui terreni più adatti (quelli che, avendo una buona capacità di immagazzinamento idrico, consentono adeguate produzioni senza l’immissione di enormi quantitativi d’acqua). In generale è necessario riconquistare quel collegamento tra potenzialità dei suoli e scelta colturale eliminato in gran parte dalla PAC.
3.      Conversione graduale della coltivazione del riso in sommersione verso il riso ‘in asciutta’ o con ‘semina in asciutta’ che, almeno con alcune varietà, ha dimostrato di essere altrettanto produttivo di quello coltivato con la pratica tradizionale a sommersione. Il solo riso piemontese e lombardo consumano/utilizzano circa 8-10 miliardi di metri cubi d’acqua.
4.      Approvazione e applicazione di un “Manuale di buona pratica irrigua” con valenza nazionale e, regione per regione, forti delle conoscenze territoriali acquisite di un  “Manuale di buona pratica irrigua” con valenza regionale che serva da riferimento agli agricoltori.
5.      Revisione delle concessioni di prelievo che oggi, per fare l’esempio eclatante del Bacino del Po, sono maggiori in totale rispetto al deflusso complessivo annuale.
6.      Controllo sui prelievi relativi alle acque superficiali per evitare - come accade attualmente – che non sia garantito il “Minimo deflusso vitale” nei corsi d’acqua all’uscita delle valli, come previsto dal D.Lgs 152/06 e dai Piani di Tutela della Acque regionali e con danni ingenti all’ecosistema fluviale.
7.      Introduzione del pagamento dell’acqua in agricoltura in rapporto al reale volume consumato,
come accade da tempo in altri paesi europei, e non rispetto alla superficie irrigata, come accade in Italia nella maggior parte delle situazioni.
8.      Campagne di informazione dei cittadini su questi aspetti, in particolare degli agricoltori e con la collaborazione delle associazioni di categoria, per renderli consapevoli del reale impatto del consumo e delle possibilità di riduzione dell’utilizzo.
9.      Attuazione di importanti investimenti sulla attuale rete acquedottistica. I dati di perdita fisiologica di un acquedotto (15-25%) oggi sono ampiamente superati in molti casi, soprattutto nel Centro e nel Sud del Paese. Occorre su questo investire e ricostruire. L’acqua potabile è la più preziosa.
10.  tecnologie di water saving. Proporre politiche di incentivazione a tutto il comparto industriale per riconvertirsi gradualmente a processi industriali meno idrovori.
 
Mellano Boni

Roma, 10 settembre 2007
RU486/MELLANO (RNP): ASSESSORE PIEMONTESE ALLA SANITA’ DIMOSTRA DI VOLER ATTUARE CONCRETAMENTE LA LEGGE 194.
  Alla notizia che l’Assessore regionale alla Sanità della Regione Piemonte, Eleonora Artesio, si attiverà per permettere alle donne piemontesi di poter accedere all’aborto farmacologico con le modalità già praticate in Toscana e in altre regioni, Bruno Mellano
(deputato radicale della Rosa nel Pugno) ha dichiarato:
“L’Assessore Artesio dimostra di voler attuare nei fatti la legge 194 del 1978 che, all’art. 15, prevede l’aggiornamento delle tecniche di interruzione di gravidanza sulla base del progresso scientifico e, quindi, consente l’aborto farmacologico, come aveva riconosciuto già sette anni fa l’Assessore regionale Antonio D’Ambrosio (AN), rispondendo a un’interrogazione radicale.
La determinazione dell’Assessore, e il coro di consensi fra i dirigenti sanitari piemontesi che ha fatto seguito alla sua presa di posizione, permetteranno di recuperare il tempo perduto dopo la fine della “sperimentazione” della RU486 all’Ospedale S. Anna di Torino, in attesa della registrazione nazionale del farmaco.
Infine, mi associo alla richiesta formulata dalla segretaria radicale Rita Bernardini al ministro della Sanità Livia Turco: presenti in Parlamento la relazione annuale sulla legge 194 (l’art. 16 della stessa le imponeva di farlo lo scorso febbraio), inserendo in essa i dati sulle “sperimentazioni” della RU486 a Torino e nel resto d’Italia.”.

Torino, 9 settembre 2007
ALCOL/RADICALI: NO ALLA “GIURISPRUDENZA CREATIVA” DELLA PROCURA DI TORINO. IL DECRETO-LEGGE SULLA SICUREZZA STRADALE VA MODIFICATO MA, INTANTO, VA ATTUATO E NON INTERPRETATO.
  Dichiarazione di Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) e di Alberto Ventrini (giunta di Segreteria Associazione Radicale Adelaide Aglietta):
 
“Siamo stati fra i primi ad evidenziare la palese incongruenza contenuta nel D.L. 3 agosto 2007, n. 117 (Disposizioni urgenti modificative del codice della strada per incrementare i livelli di sicurezza nella circolazione - il decreto-legge è entrato in vigore il 4 agosto e decadrà il 3 ottobre se il Parlamento non lo convertirà in legge): chi si rifiuta di sottoporsi alla prova etilometro o agli esami sulle sostanze stupefacenti è soggetto alla sanzione amministrativa (pagamento di una somma da 2.500 a 10.000 euro) più la sospensione della patente di guida da sei mesi a due anni e al fermo del veicolo per sei mesi (ma solo se l’auto è sua). Evita così, se ha assunto alcolici in misura consistente, l’ammenda da 1.500 e 6.000 euro e, soprattutto, l’arresto fino a sei mesi; se ha assunto sostanze stupefacenti, l’ammenda da 1.000  a  4.000 euro e l’arresto fino a tre mesi.
 
Apprendiamo che la Procura di Torino “ha deciso che saranno mandati a processo anche i guidatori ubriachi che non si sottopongono al test alcolometrico … la persona vistosamente ubriaca, che barcolla, parla con difficoltà, verrà comunque indagata” (“La Stampa”, 8/09/07).
 
A costo di essere impopolari e solitari, ribadiamo che il provvedimento può e deve essere modificato ma questo tocca al Parlamento farlo, non ad altri soggetti. La “giurisprudenza creativa” della Procura di Torino inciderebbe pesantemente sulla separazione dei poteri prevista dalla Costituzione e sulla certezza del diritto e non può essere giustificata né dagli svarioni del governo né da un ipotetico interesse superiore.”.
 
Manfredi

IL LEVANTE, IL TIBET, LA “SINDROME CINESE”
MELLANO: “BENE IL COMMERCIO MA ATTENZIONE AL LEVANTINISMO”
  Inaugurata dal Presidente del Consiglio Romano Prodi la 71° Fiera del Levante di Bari. Accanto alla Macedonia, ospite d’onore, fra i 36 stand di paesi esteri, gli organizzatori hanno sottolineato, anche nei comunicati ufficiali, la presenza, per la prima volta, di India, Australia e Tibet.
 
Al riguardo Bruno Mellano, deputato radicale della Rosa nel Pugno, ha dichiarato:
 
“La Fiera del Levante di Bari si è aperta e si sta svolgendo all’insegna di una non dichiarata “questione cinese”!
Gli organizzatori e la Regione Puglia, infatti, hanno scelto di invitare e di valorizzare la presenza del “Tibet” senza spiegare che in realtà si tratta del TAR, una delle regioni cinesi nate dall’invasione armata effettuata dalla Repubblica Popolare di Cina di Mao nel 1950 del confinante stato tibetano indipendente.
Forse occorre ricordare a Nichi Vendola ed ai suoi uomini che il Tibet storico, formato di cinque province (Amdo, Kham, Kham occidentale, U e Tsang) è stato poi amministrativamente smembrato (Dividi et impera) ed accorpato a formare le province cinesi di Qinghai, Gansu, Sichuan, Yunnan e Regione Autonoma del Tibet (TAR). Dopo un tentativo di accordo, su basi di indipendenza ed autonomia, fra le autorità tibetane e gli occupanti comunisti nel 1959 il Dalai Lama, capo politico e spirituale dei tibetani, fugge in India dove ricostituisce il governo ed il parlamento tibetano in esilio. Neanche la richiesta di una reale autonomia dei tibetani è stata mai considerata dai cinesi e le repressioni sono costantemente continuate nei decenni, senza interruzione.
Questa mattina nel suo intervento a Bari il Presidente del Consiglio ha, tra le altre cose, voluto sottolineare che le imprese italiane hanno superato la “sindrome cinese” che aveva bloccato i rapporti commerciali fra Italia e Cina e ha rimarcato l’espansione delle esportazioni italiane verso Pechino. Bene, ma a me sembra che la situazione dei nostri rapporti commerciali con la Cina sia più complicata, a cominciare dalla qualità dei prodotti e dalle condizioni di produzione, e che sia macchiata del levantinismo di certa politica italiana che non vuole vedere la strumentalità di una presenza cinese sotto le mentite spoglie tibetane.
Sarà anche passata la “sindrome cinese” alle imprese italiane, ma certo rimane irrisolto il nodo di un rapporto adeguato fra le istituzioni democratiche occidentali ed il regime di Pechino, fra la sua prorompente esplosione industrial-commerciale e le regole liberali a difesa del cittadino consumatore e dei diritti fondamentali dell’uomo.”

Torino, 8 settembre 2007
PROSTITUZIONE – VIALE (radicali): “NON LASCIARE ALLA CRIMINALITA’ IL SUPPORTO ALLE IMPRESE DEL SESSO. EVITARE FINTE LEGALIZZAZIONI.”
  Silvio Viale, membro della Direzione Nazionale della Rosa nel Pugno e del Comitato Nazionale di Radicali italiani, lancia un monito sul rischio di finti superamenti della legge Merlin, cambiare tutto per non cambiare niente, se non si considerano le imprese del sesso come le altre imprese.
Silvio Viale è intervenuto con la seguente nota:
“Se si vuole superare la legge Merlin, per affrontare finalmente la questione, occorre considerare la prostituzione come una qualunque altra impresa, senza ipocrisie. Se le limitazioni saranno eccessive, come per tutte le altre imprese, il rischio è che continuino a dilagare forme di lavoro nero e clandestino. In particolare, non si può ipotizzare che l’attività possa essere svolta solo individualmente, in strutture private singole, magari nascoste, poiché questo significherebbe mantenere l’intero settore nelle mani della criminalità. Ogni iniziativa che non riconoscesse la possibilità di aggregazione dei lavoratori, come ditta o come cooperativa, sarebbe destinata al fallimento. Come ogni altra impresa, la prostituzione può avere bisogno di personale per attività di segreteria, per la gestione dei lavoratori e per altre esigenze organizzative e di sicurezza. Data la natura stessa delle attività di prostituzione, è evidente che anche in un regime di legalizzazione persisterà una quota parallela di contrattazione individuale, per attività più o meno occasionali, ma la sua consistenza dipenderà dalla legge.
Più che la riservatezza dei clienti, che sarà certamente garantita dai lavoratori del sesso come fattore di qualità, occorre tenere presente le esigenze di chi non sceglie la prostituzione come lavoro per tutta la vita, pensa di farlo per un certo periodo o lo fa occasionalmente per “arrotondare”. Ogni volta che si scoprono appartamenti adibiti a incontri di prostituzione colpisce spesso la normalità delle persone che vi lavorano, casalinghe, studentesse e donne con un altro lavoro. Lo stesso avviene per la prostituzione maschile ed omosessuale. Una legge saggia dovrebbe garantire forme di flessibilità e di part-time, tutelando le varie figure di lavoratori., anche per favorire l’abbandono dell’attività di prostituzione. Su questi temi la società è molto meno bacchettona della classe politica, o di come questa si rappresenta; chi si appresta a superare la legge Merlin deve saper distinguere tra le legittime opinioni morali e gli interessi sociali, per evitare finte legalizzazioni, che sarebbero finte soluzioni ai problemi della prostituzione di strada e dell’invadenza della criminalità. Oggi, a Torino, una ragazza nigeriana deve restituire un “debito” di 60.000 euro, con prestazioni di solito non superiori a 30 euro. Superare la legge Merlin vuol dire farsi carico, anche di questo, oltre che dei lavoratori e delle lavoratrici italiani del sesso.”

Silvio viale

Torino, 8 settembre 2007
PAPA/ ABORTO/ EUTANASCIA/ SCIENZA – VIALE (radicali): “PER IL PAPA PRIMA PAGINA FISSA. ABORTO, EUTANASIA E SCIENZA SONO TUTTI DIRITTI PER L’UMANITA’.”
  «Che il Papa ripeta ogni tre giorni che “aborto ed eutanasia non sono un diritto” e che la scienza deve essere subordinata alla religione è legittimo, ma stupisce che finisca sempre in prima pagina, come se fosse una novità, senza quasi mai un analogo spazio alle posizioni “pro-choice”. Così è accaduto anche ieri in occasione del primo giorno di visita a Vienna, con lo scoop nei titoli di testa di tutti i TG, e accadrà oggi per le affermazioni contro la ricerca scientifica.»
 
La constatazione è di Silvio Viale, esponente radicale membro della Direzione Nazionale della Rosa nel Pugno, che ha diffuso la seguente nota per contestare le affermazioni del Capo di Stato del Vaticano, riportate con rilevanza su giornali e TV:
 
«L’aborto è un diritto umano, perché l’aborto è per le donne. Negare l’aborto significa riaffermare la loro sottomissione al potere maschile e negare loro la disponibilità del proprio corpo. L’aborto è un diritto, come è un diritto la contraccezione, altro diritto negato dal Papa. Aborto e contraccezione riguardano essenzialmente le donne in ogni paese, perché riguardano i loro desideri, le loro speranze, le loro paure, le loro tragedie, le loro battaglie, i loro bisogni, i loro sentimenti, le loro conoscenze, il loro potere, le loro oppressioni, le loro libertà, le loro costrizioni, le loro risorse e le loro decisioni nelle società in cui vivono. E' per loro che bisogna garantire l’aborto come un diritto.»
 
«Anche l’eutanasia è un diritto. Anch’io, come dirigente di EXIT-Italia e dell’Associazione Luca Coscioni, temo pressioni su anziani e malati, ma li temo già qui ed ora e sono certo che in Olanda ed in Svizzera i rischi siano minori di quanto siano in Italia e nei paesi ove non si è in grado di affrontare la questione. L’eutanasia concede più diritti, senza toglierne alcuno, e da più garanzie a tutti, al morente, ai parenti e a chi li assiste. Del resto le decisioni di fine vita per Papa Wojtyla sono una sorta di testamento biologico consumato nello Stato del Vaticano.”
 
“Pure la scienza è un diritto, che la Chiesa ha sempre cercato di negare nella Storia, dovendola sempre, poi, inseguire per adeguarsi. La ricerca scientifica è un diritto ed è il principale fondamento dell’evoluzionismo, per cui non stupisce che, in nome del creazionismo, il Papa tenti di screditarla. Anche noi pensiamo che la scienza possa essere una terribile minaccia, ma pensiamo che sia anche un diritto dell’uomo e dei malati. E’ il successo, sempre contrastato, della scienza che ha contribuito a triplicare la vita media in pochi secoli e a raddoppiarla nell’ultimo secolo. La fede è certamente una speranza per il credente, ma la scienza è la speranza per tutti gli uomini. Non è la scienza, ma le sue applicazioni che possono essere terribili. Non a caso, i timori e l’opposizione della Chiesa non hanno impedito le terribili applicazioni naziste della scienza, proprio in Austria e in Germania.»
 
“Il punto non è tanto che per il Papa non lo siano, quanto che, nel riportarlo, non si ricordi mai con altrettanta rilevanza  che in realtà aborto, eutanasia e scienza sono fondamenti laici della società e diritti per l’umanità.”
 
Silvio Viale

Torino, 7 settembre 2007
SILVIO VIALE ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE CONTRO LO STERMINIO DEI CANI IN ROMANIA: "NON PUO' ESSERE CONSIDERATA UNA PRATICA ORDINARIA".
  SilVio Viale, segretario dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, aderisce a titolo personale alla manifestazione contro lo sterminio dei cani randagi in Romania. 
Silvio Viale ha dichiarato: "Pur non condividendo le posizioni oltranziste di una parte di coloro che manifesteranno domenica a Milano, credo che occorra porre un freno all'insensibilità delle autorità romene, che sono le prime responsabili della presenza di decine di migliaia di cani randagi. Occorre che la Romania riconduca rapidamente la propria realtà a quelle degli altri paesi europei. La strage compiuta in questi anni (60.000 cani ogni anno solo a Bucarest) non può essere considerata come una pratica ordinaria. Peraltro il randagismo, alla cui origine vi sono comportamenti umani, alimenta sentimenti diseducativi di intolleranza e di crudeltà. Per queste ragioni, a titolo personale, aderisco alla manifestazione per chiedere alle autorità rumene di superare la logica dello sterminio e perchè in tutta Europa il randagismo sia affronatato con politiche di sterilizzazioni per ridurrne l'impatto e i pericoli per l'uomo."
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Silvio viale

Bruxelles, 6 settembre 2007
Laos, Radicali: a Bruxelles depositata interrogazione su persecuzioni contro il popolo Hmong e nuovi massacri di civili inermi.
Scandalosi i continui finanziamenti europei a un regime che e' ancora di stampo stalinista.
  • Gli eurodeputati radicali Marco Pannella e Marco Cappato hanno depositato un'interrogazione alla Commissione che denuncia la continuazione in Laos di una politica di persecuzione nei confronti popolazione indigena Hmong.
In Laos, infatti, il regime autoritario di Chommaly Saysone da più di trent’anni sta portando avanti contro la popolazione indigena Hmong un’azione che rischia di portare al genocidio di tale popolazione. Secondo il World Hmong People Congress, ONG che difende le istanze della popolazione Hmong, nelle settimane scorse si sono intensificati gli attacchi violenti contro civili appartenenti a questa popolazione indigena nella provincia di Borkeo. Sono almeno trentacinque le persone di etnia Hmong arrestate a seguito dell'ennesimo episodio di violenza perpetrata dalle forze di sicurezza laotiane contro un capovillaggio Hmong.L'Unione europea è uno dei principali donatori del governo di Ventiane, avendo sostenuto con oltre 100 milioni di euro fino al 2006 "progetti di sviluppo" in Laos. Recentemente la Commissione ha pubblicato un nuovo piano di aiuti al Laos di 69 milioni di euro per il periodo 2007-2013, che saranno destinati al 58% a finanziare il "piano di riforme" del governo della Repubblica Democratica Popolare del Laos. Tale "piano di riforme" prevede tra le altre cose un progetto di trasferimenti forzati delle popolazioni indigene rurali.
Gli eurodeputati radicali chiedono alla Commissione di adottare tutte le misure - previste dalla clausola democratica degli accordi di cooperazione - per assicurare che l'erogazione di ulteriori fondi al Governo di Vientiane corrisponda a un effettivo impegno delle autorità del Laos ad aprire le zone abitate dai Hmoing alle attivita' di monitoraggio internazionale indipendente, a processare i responsabili delle persecuzioni contro i Hmong ed a garantire il rispetto dei diritti delle popolazioni indigene.

Torino, 5 settembre 2007.
MODIFICA 194/ RUINI – VIALE (RNP) “NON BASTA DIFENDERE UN SIMBOLO CON LA TECNICA DELO STRUZZO. LA PROPOSTA DI ADEGUAMENTO DELLA ROSA NEL PUGNO C’E’ GIA’.”
  Silvio Viale, medico radicale e membro della Direzione Nazionale della Rosa nel Pugno, interviene sulla richiesta del Cardinale Ruini di modificare in senso restrittivo la lege 194 e denuncia che il vero pericolo è “la tecnica dello struzzo” con cui molti si ergono a paladini della 194.
Silvio Viale ammonisce che i dati definitivi del 2005, non ancora diffusi, potrebbero non confermare la riduzione del 6%, annunciata con tanto entusiasmo liberatorio dal ministro Livia Turco, essendo il numero di aborti in fase di plateau da un decennio.
 
Silvio viale ha dichiarato:
“Anch’io ritengo che la legge 194 dovrebbe essere adeguata ai progressi della scienza e per questo la RNP ha presentato da tempo una proposta di legge a firma Maurizio Turco. Viceversa il Cardinale Ruini vuole solo modificare la legge in senso restrittivo con due limitazioni. La prima è l’obbligo di un’azione dissuasiva e dilatoria nella speranza di creare sensi di colpa nelle donne mediante veri  e propri colloqui inquisitori. La seconda è quella di porre un limite attorno alle 21 settimane per l’aborto terapeutico, senza curarsi delle esigenze diagnostiche e della salute della donna. La scienza non c’entra nulla.
Di fronte a questo attacco, mascherato da progressismo, non basta difendere un simbolo con la tecnica dello struzzo, rinunciando a denunciare i problemi e mistificando i dati. Vantare la riduzione degli aborti, di fatto da un decennio in fase di plateau, rischia di essere un autogol, poiché la presunta riduzione del 6% tra il 2004 e il 2005 potrebbe non essere confermata dai dati definitivi, non ancora diffusi. Se la legalizzazione dell’aborto ha comportato una forte riduzione del numero di aborti in tutti i paesi, oltre il 50% tra le italiane, tale risultato è indipendente dalle procedure previste dalle specifiche leggi. In Olanda ed in Inghilterra vi sono leggi che richiedono la decisione di due medici, ma la pratica è più liberal, senza distinzioni tra primo e secondo trimestre..In Francia, nel 2001, la legge ha ampliato i limiti dell’aborto, portandoli a 14 settimane, e commissioni mediche decidono per casi disperati senza limiti. Nel giugno scorso la British Medical Association ha chiesto di modificare in senso più liberale la legge inglese.
Per anni, per colpa dell’imbarazzato disinteresse dei respnsabili della sanità, la 194 è rimasta in gran parte inapplicata, prigioniera delle proprie ambiguità.
Si può benissino difendere la 194 come simbolo, ma bisogna avere il coraggio di aprire gli occhi sull’obiezione di coscienza, sulle attese immotivate, su un sistema che spesso respinge, sulla disponibilità di tecniche precoci e sul progresso dnlla diagnosi prenatale. Bisogna smettere di considerare le IVG come una parte di serie B della sanità, garantendo aggiornamento, professionalità, ricerca e oportunità.
Su tutto ciò la Chiesa cattolica ha il diritto di convincere, ma non quello di costringere, mentre il ministro ha il dovere di farsi un esame di coscienza, evitando di limitarsi a fare niente.”
 
Silvio Viale

Roma, 4 settembre 2007
Aborto/Ruini/Radicali: il progresso scientifico consente ora anche l‚aborto farmacologico. La Turco presenti finalmente la relazione annuale prevista dalla Legge 194.
  Rita Bernardini (segretaria di Radicali Italiani) e Giulio Manfredi (Direzione nazionale RI):
„Oggi il cardinale Camillo Ruini ha ricordato a tutti, in primis al ministro Turco, che nei trent‚anni intercorsi dall‚entrata in vigore della legge 194 del 1978, vi è stata "una grande trasformazione che è prodotto del progresso medico e scientifico". E la legge, all'art. 15, aveva previsto questo: "Le regioni, d'intesa con le universita‚ e con gli enti ospedalieri, promuovono l'aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sull'uso delle tecniche piu' moderne, piu' rispettose dell'integrita‚ fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza.". Aveva previsto, e consentito, l'aborto farmacologico, che da vent'anni è garantito alle donne di gran parte dell'Europa, ma non alle donne italiane.
Inoltre, all'art. 16, la legge 194 dispone che, entro il mese di febbraio di ogni anno, il Ministro della sanita' presenti al Parlamento una relazione sull'attuazione della legge stessa e sui suoi effetti, anche in riferimento al problema della prevenzione.
Il ministro Livia Turco, invece di fare dichiarazioni a raffica di difesa a spada tratta della 194, inizi ad attuarla per quanto le compete: presenti finalmente in Parlamento la relazione annuale, inserendovi quest'anno anche i dati del 2006 sulle sperimentazioni attuate in vari ospedali italiani della pillola RU486. E in materia di prevenzione, faccia finalmente la cosa giusta: renda la pillola del giorno dopo farmaco da banco, senza obbligo di ricetta.
E, per favore, si occupi di meno di denunciare le magagne della sanità USA e si occupi di più delle magagne della sanità italiana; il ministro è a conoscenza che oltre la metà delle donne lucane hanno abortito fuori della Basilicata, essendo in tale regione la percentuale dei medici obiettori superiore al 90%? La Livia Turco del 1978 non avrebbe definito tutto questo "aborto clandestino e di classe".

Torino, 4 settembre 2007
Obiezione fiscale all'aborto. Viale: sintomo di cultura misogina.
  Basterebbe permettere l'aborto nel privato come per gli altri interventi sanitari.
Silvio Viale, segretario dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, replica a Don Benzi sulla proposta di obiezione fiscale sull'aborto, accusandolo di "cultura misogina", e invita la ministra Turco a non fermarsi ai primi due articoli della 194, come fanno gli antiabortisti.
Silvio Viale ha dichiarato: "L'aborto è un aspetto della sanità e, come tale, deve essere trattato al pari di tutto il resto. Dietro le proposte di obiezione fiscale all'aborto di Don Benzi vi è una cultura misogina, che considera la donna come un semplice contenitore "usa e getta". Il punto non è inventare nomi nuovi per assessorati vecchi, ma garantire che siano le donne a potere decidere consapevolmente per se stesse, qualunque sia la scelta. Del resto, se Don Benzi non vuole pagare per gli aborti (proposta già avanzata in passato dai ciellini), basterebbe permettere che l'aborto possa essere praticato privatamente, come per tutti gli altri interventi sanitari. Accade già così in tutti i paesi europei, dove medici autorizzati possono eseguire aborti con tariffe che vanno tra i 400 e i 600 euro. In questo modo, molte donne eviterebbero volentieri di essere a carico del SSN.
Nel frattempo, Don Benzi dovrebbe evitare di proporre obiezioni fiscali di coscienza, poichè non è l'unico ad avere una coscienza e questo potrebbe innescare altre obiezioni fiscali, come quella che la "coscienza" di Umberto Bossi ha appena lanciato.
Infine, prendendo atto che la ministra Livia Turco non proporrà modifiche alla 194, la invito ad applicare tutti gli articoli della 194, senza limitarsi ai primi due, come se fossero una legge a parte, ma di leggere anche gli articoli 5, 6, 7, 8 .. fino al 15, che rimangono in gran parte inapplicati."

3 settembre 2007
Caccia. Mellano: gli annuali abbattimenti autorizzati di ungulati sono la prova che nessuna vera politica di controllo e' stata attuata
I Piemonte come in altre regioni italiane, la cronaca di un fallimento recidivo
  Dichiarazione di Bruno Mellano, deputato radicale della Rosa nel Pugno, Capogruppo RNP in Commissione Agricoltura della Camera:
 "Avrei potuto utilizzare lo stesso comunicato dell'anno scorso per commentare la decisione della Giunta Regionale del Piemonte riguardante l'abbattimento di migliaia di ungulati e la conseguente manifestazione indetta per oggi dall'associazioni ambientaliste ed animaliste piemontesi. E' passato, infatti, un altro anno e la situazione è identica!  Nulla è cambiato.
Nessun censimento attendibile, nessuna valutazione scientifica e moderna sulla situazione della fauna selvatica piemontese, nessuna politica innovativa ed alternativa agli abbattimenti in massa, nessun tentativo serio di applicare la norma che prevede metodi naturali di intervento, nessuna verifica approfondita dei danni e dei rischi, nessun accertamento di responsabilità sulle immissioni non autorizzate.....solo e sempre una mera risposta alle pressanti richieste delle lobbies dei cacciatori. Grazie dunque all'associazioni ambientaliste ed animaliste piemontesi per non aver perso la speranza nell'iniziativa politica e democratica.
Certo non è facile quando anche la Giunta di centro-sinistra del Piemonte non riesce ad esprimere altro che annuali piani di abbattimento che sono, a mio giudizio, la prova di un fallimento tanto doloroso quanto recidivo!"

Associazione radicale Adelaide Aglietta - Via Botero 11/F - Tel. 011.195.07.676 - Fax 011.195.07.499
larosanelpugno@hotmail.com

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