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Torino,
31 ottobre 2006
TORINO/SINTESI CONFERENZA STAMPA RNP/IDV: SEI MESI DOPO LE ELEZIONI,
OTTO SENATORI SONO FUORI DAL SENATO: FINO A QUANDO?.
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Questa
mattina, nella sede dellAssociazione Radicale Adelaide Aglietta
di Torino, si è svolta una conferenza stampa congiunta della Rosa
nel Pugno e dellItalia dei Valori per illustrare lo stato delle
cose rispetto alliniziativa per il ripristino della legalità
nel Senato della Repubblica.
Ha introdotto la conferenza stampa Giulio Manfredi (Comitato nazionale
Radicali Italiani):
Sono passati oltre sei mesi dalle elezioni politiche del 9 e 10
aprile e siamo ancora qui a chiedere che la Giunta delle Elezioni del
Senato ponga termine allincertezza del diritto e assegni otto seggi
a coloro che ne hanno diritto e che sono stati finora esclusi da Palazzo
Madama. Ricordo che nella Giunta siede anche il senatore Cosimo Izzo (Forza
Italia) che dovrebbe, in caso di accoglimento del nostro ricorso, tornarsene
a casa; un esempio eclatante di giudice che giudica se stesso. Ricordo
anche un altro dei senatori contestati, Luigi Zanda (vicecapogruppo dellUlivo),
ha criticato aspramente il suo collega di partito, sen. Roberto Manzione,
che si era permesso di dichiarare non infondata listanza della Rosa
nel Pugno. Manzione ha istruito per la Giunta il caso del Piemonte, che
vede illegittimamente presente in Senato lesponente di Rifondazione
Franco Turigliatto; la stampa locale ha parlato in questi mesi di Turigliatto
per le sue posizioni massimaliste (favorevole al ritiro dallAfghanistan),
per il fatto di essere fra i vincitori del concorso riservato in Regione
per i cosiddetti portaborse, ma ha taciuto sul fatto che Turigliatto
è senatore al posto di Ugo Intini (RNP), che, essendo viceministro
degli Esteri, ha già dichiarato pubblicamente che lascerebbe il
posto al secondo nella lista, Marco Pannella. La Giunta delle Elezioni
ha respinto la richiesta di Manzione di chiudere la pratica entro il 30
ottobre; ha nominato un Comitato Inquirente che dovrà sentire il
Presidente dellUfficio Elettorale del Piemonte e sei saggi
(i Professori Vassalli, Lanchester, Patrono, Lucani, Agosta e Ceccanti);
si va alle calende greche.
E poi intervenuto Bruno Mellano (deputato della Rosa nel Pugno,
Segretario Associazione Adelaide Aglietta):
La legge elettorale esistente non labbiamo voluta noi, ma
cè e va applicata rigorosamente. Per il riparto dei seggi
al Senato, lart. 17 del D. Lgs. 533/93 (come modificato dalla legge
270/05) distingue nettamente queste due ipotesi: a) la coalizione o la
lista con il maggior numero di voti ha conseguito almeno il 55% dei seggi;
b) la coalizione o la lista con il maggior numero di voti non ha conseguito
tale quota di seggi. Solo per la prima ipotesi la legge prevede il riparto
dei seggi allinterno della coalizione tra le sole liste che hanno
ottenuto nella circoscrizione elettorale regionale almeno il 3% dei voti
validi. Per la seconda ipotesi, al contrario, tale soglia di sbarramento
al 3% non è in alcun modo prevista. Non è possibile applicare
la soglia di sbarramento per analogia, poiché nella delicatissima
materia elettorale è esclusa qualsiasi interpretazione analogica
ma vale linterpretazione letterale della norma. Ricordo che in sede
di discussione della legge elettorale, fu respinto un emendamento del
senatore Nicola Mancino che voleva introdurre la soglia di sbarramento
del 3% in tutti i casi. Ricordo anche che il ministro degli Interni Giuliano
Amato, rispondendo ad una nostra interrogazione, ha detto testualmente:
Linterpretazione analogica è molto opinabile quando
si risolva in limiti a diritti politici fondamentali. Ho avuto modo
di parlare della questione con i senatori di Forza Italia piemontesi Enzo
Ghigo e Lucio Malan, che mi hanno confermato nella nostra tesi; ho avuto
anche un franco scambio di opinioni con il senatore Turigliatto, che ha
dichiarato di essere interessato come noi a una rapida decisione della
Giunta delle Elezioni, per non continuare a svolgere il suo mandato nellincertezza
e nella precarietà.
Ha infine preso la parola Andrea Buquicchio (Segretario regionale Italia
dei Valori, consigliere regionale e comunale):
Questa è una battaglia per la legalità ed è
anche una risposta ad un atto di estrema prepotenza. Ricordo che, in caso
di vittoria, uscirebbero dal Parlamento due senatori dei DS (Colomba Mongiello
in Puglia e Giorgio Mele nel Lazio), due senatori della Margherita (Giannicola
Sinisi in Puglia e Luigi Zanda nel Lazio), due senatori di Rifondazione
(Franco Turigliatto in Piemonte e Olimpia Vano in Campania), un senatore
di Forza Italia (Cosimo Izzo in Campania) e uno di Alleanza Nazionale
(Gennaro Coronella in Campania). Entrerebbero in Senato quattro esponenti
della Rosa nel Pugno, uno di Italia dei Valori (Dante Merlonghi nel Lazio),
uno dei Comunisti Italiani (Giovanni Valente in Puglia), uno dei DC-PSI
(Carmelo Conte in Campania) e uno dellUDC (Antonio Marotta in Campania).
I rapporti di forza fra maggioranza e opposizione rimarrebbero invariati
ma i grossi partiti lascerebbero qualche seggio ai piccoli partiti; una
sensibilità democratica che non ritengo sia propria delle grosse
formazioni, per cui sono pessimista.
In conclusione, Manfredi ha ricordato che, grazie a Dante Merlonghi, sono
disponibili sia manifesti sia cartoline che i singoli cittadini possono
inviare al Presidente del Senato, Franco Marini, per chiedergli di ripristinare
la legalità violata.
Le cartoline possono essere richieste al seguente indirizzo e-mail: associazioniradicali@radicali.it.
Saranno anche in distribuzione al banchetto che lAssociazione Aglietta
terrà al prossimo Congresso di Radicali Italiani (Padova Fiere,
dal 2 al 5 novembre).
Mellano |
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Torino,
30 ottobre 2006
DROGA/MANFREDI (RNP): MINISTRO TURCO NON FACCIA PONZIO PILATO:
SUL METADONE NEL 1999 SUBI IL DIKTAT DELLA DESTRA E ANCORA OGGI
IN CARCERE CE PIU EROINA DI STRADA CHE FARMACI
SOSTITUTIVI.
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Giulio
Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani) ha dichiarato:
Quando il ministro Livia Turco dichiara che sul tema delle droghe
la politica deve farsi da parte per lasciare il posto alle evidenze scientifiche
dice una bella frase della cui irrealtà è perfettamente
consapevole. Se così fosse, non saremmo qui a constatare
sulla base dei dati forniti dallIstituto Superiore di Sanità
che il metadone, la cui efficacia è riconosciuta da almeno
30 anni dalla letteratura e prassi internazionali, è ancora oggi
utilizzato poco e male in Italia. E se questo è vero per la parte
del servizio pubblico per le tossicodipendenze che sta fuori dal carcere
è ancora più vero per la parte del Sert che sta dentro il
carcere (ricordiamo che dal 2000 la legge impone alle ASL di farsi carico
direttamente della salute dei detenuti). Cito i dati forniti dal Ministero
della Salute relativi al 2005: i trattamenti metadonici hanno riguardato
il 44,3 % dei soggetti trattati nei servizi pubblici e solamente il 3%
dei soggetti trattati in carcere (di questi, solo lo 0,9% erano trattamenti
a lungo termine, oltre i sei mesi). Non basta: solo il 3,8 dei soggetti
trattati con buprenorfina erano detenuti.
Nel 1999, quando era ministro della Solidarietà Sociale, Livia
Turco si fece imporre dal centrodestra restrizioni alluso del metadone
pur di far passare la legge 45/99 sui finanziamenti alle comunità
terapeutiche e sullorganico dei Sert; tanto è vero che la
legge Fini-Giovanardi non ha peggiorato, in questo punto,
la normativa esistente; più di così era improponibile anche
da chi, come Berlusconi, dichiarò che avrebbe tolto il metadone
dalla circolazione.
Infine: se levidenza scientifica fosse il faro delle politiche sulle
tossicodipendenze, avremmo già operanti in Italia sia le narcosalas
(sperimentate con successo in mezza Europa) sia i centri medici di somministrazione
controllata di eroina (esistono in Svizzera da oltre dieci anni e i cittadini
svizzeri non solo non sono scesi in strada per farli chiudere ma sono
andati a votare in due referendum per tenerli aperti).
Manfredi |
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Roma,
30 ottobre 2006
Politici
spiati/Capezzone: il Governo risponda in aula alla nostra interrogazione
di luglio su eventuali attività dei servizi di sicurezza riconducibili
all'affaire Telekom Serbia.
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Daniele Capezzone (segretario di Radicali Italiani, presidente Commissione
Attività Produttive della Camera) ha dichiarato: "Il 19 luglio
presentai, assieme al collega Mellano, un'interrogazione al Ministro dell'Interno
e al Ministro della Difesa per sapere "se vi siano state attività
dei servizi di sicurezza della Repubblica italiana riconducibili alla
vicenda Telekom Serbia; in caso affermativo, quali siano state queste
attività". Nonostante nostri ripetuti solleciti, a cento giorni
dalla nostra domanda, non è ancora pervenuta alcuna risposta. Recentemente,
sia il Presidente Prodi sia l'on. Violante hanno denunciato l'esistenza
di un "filo rosso" che lega la vicenda Telekom Serbia alle attività
di spionaggio illegale emerse in questi giorni. Mi pare non solo opportuno
ma doveroso richiedere nuovamente al governo di rispondere senza indugi,
in Aula, alla nostra interrogazione, per fornire al Parlamento e al Paese
elementi di conoscenza indispensabili per evitare che il confronto politico
sia ulteriormente avvelenato in una fase così delicata.".
Segue testo
interrogazione: Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-00629
presentata da DANIELE CAPEZZONE mercoledì 19 luglio 2006 nella
seduta n.028 CAPEZZONE e MELLANO. - Al Ministro dell'interno, al Ministro
della difesa. - Per sapere - premesso che: nelle polemiche di queste
settimane relative alle attività del SISMI (Servizio per le informazioni
e la sicurezza militare) sono stati nuovamente sollevati interrogativi
- se non illazioni - su tentativi di depistaggio e di inquinamento dei
dati e dei fatti da parte di elementi dei servizi di sicurezza in merito
alla vicenda relativa all'affaire Telekom Serbia; come riportato nel
resoconto stenografico della seduta del 16 luglio 2003, la Commissione
parlamentare d'inchiesta su Telekom Serbia (di seguito «Commissione»)
tenne l'audizione in seduta segreta del colonnello Alberto Manenti del
SISMI e subito dopo concordò di inviare ai servizi di sicurezza
- per la precisione, al generale Nicolò Pollari (direttore del
Sismi), al prefetto Mario Mori (direttore del Sisde), al tenente generale
Giuseppe Orofino (vice segretario generale del CESIS) - una richiesta
di elementi informativi sull'oggetto della commissione, così
formulata: «Per finalità istruttorie della Commissione
che ho l'onore di presiedere, prego le SS.LL. di comunicare i nominativi
dei soggetti che abbiano prestato o prestino servizio presso i Servizi
che risultino, a giudizio delle SS.LL., eventualmente in grado di riferire
alla Commissione elementi informativi utili sui fatti oggetto dell'inchiesta
parlamentare, con relativo supporto documentale, con riferimento agli
anni dal 1997 al 2000. Chiedo inoltre alle SS. LL. di voler disporre
l'individuazione e la localizzazione dei seguenti soggetti utili alle
indagini della Commissione: responsabili della Divisione ricerca all'estero
e della Divisione analisi del Sismi negli anni 1997 e 1998; esatto indirizzo
dell'ammiraglio Gianfranco Battelli e dell'ammiraglio Giuseppe Grignolo,
diretto superiore del tenente colonnello Alberto Vanenti all'epoca dei
fatti. Raccomando l'urgenza e ringrazio per la collaborazione.»
(firmato: onorevole Enzo Trantino, presidente Commissione TS); come
riportato nel resoconto stenografico, nella seduta del 12 settembre
2003, il Presidente Trantino comunicò che la Commissione aveva
acquisito, come atto segreto, «un documento trasmesso dal Servizio
per le informazioni e la sicurezza democratica (SISDE), pervenuto in
data 10 settembre 2003»; come riportato nel resoconto stenografico,
nella seduta del 29 ottobre 2003, su richiesta del deputato Marco Minniti,
la Commissione decise di acquisire i resoconti delle audizioni del prefetto
Mori e del generale Pollari presso il Comitato Parlamentare per i servizi
di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato, audizioni svoltesi
rispettivamente il 16 ottobre 2003 e il 22 ottobre 2003; non risulta
agli interroganti che la relazione cosiddetta «intermedia»
presentata dalla Commissione al Parlamento nella primavera del 2004
riporti alcuna notizia su eventuali risposte dei responsabili dei servizi
di sicurezza alla lettera del luglio 2003 di cui sopra; la Commissione
non presentò in Parlamento alcuna relazione finale, pur essendo
tenuta a ciò dalla legge istitutiva (legge 21 maggio 2002, n.
99); se vi siano state attività dei servizi di sicurezza della
Repubblica italiana riconducibili alla vicenda Telekom Serbia; in caso
affermativo, quali siano state queste attività. (4-00629)
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Torino,
25 ottobre 2006
RU486/VIALE "DA MARTINI VIA LIBERA ALLA REGISTRAZIONE DELLA RU486"
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Silvio
Viale, membro radicale della Direzione Nazionale della Rosa nel Pugno,
ha rilasciato la seguente dichiarazione sulle dichiarazioni del direttore
generale dell'AIFA Nello Martini in sede di audizione alla Camera:
"E' il via libera alla registrazione della RU486 in Italia. Del
resto un compito dell'AIFA è proprio quello di promuovere
l'introduzione in Italia dei farmaci innovativi. C'e solo
il rammarico che tutto questo avrebbe potuto accadere molto prima. E'
dal 2001 che si discute di RU486, grazie allo studio clinico promosso
dall'Ospedale S.Anna di Torino e dalle varie richieste di inportazione
che si sono registrati in altri ospedali. Finalmente l'AIFA
sembra avere abbandonato l'atteggiamento tiepido, sostanzialmente indifferente,
che è stato mantenuto in questi anni. Forse tutto ciò avviene
perchè l'Exelgyn ha annunciato che procederà alla richiesta
di registrazione appena terminate alcune procedure in atto di aggornamento
in altri Paesi eurpei, o forse perchè la sperimentazione del S.Anna
e l'utilizzo della RU486 in altri ospedali hanno creato un acondizione
irreversibile, ma resta il fatto che la dichiaraione di Nello Martini
suona come un via libera alla RU486 con le modalità in uso nei
Paesi della Comunita Europea."
(Silvio Viale 339.3257406) |
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CONSULTA
COMUNALE- PARI OPPORTUNITA della CITTA DI ALESSANDRIA
LA LEGGE 194 NELLA NOSTRA REALTA
25 ottobre 2006
ore 19:00
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Associazione
Cultra e Sviluppo
Via Michel 2, Alessandria
Intervengono:
- Avv. Bruna Bruni La legge e particolari casi di applicazione
- Dott.ssa Oria Trifoglio La legge come tutela della maternità
responsabile
- Dott. Silvio Viale La legge come diritto allautodeterminazione
della donna
- Dott. Eugenio Capuano La situazione nei nostri consultori. Rapporto
con le scuole. Rapporto con le extracomunitarie
- Dott.ssa Baima Licia Sostegna alle donne
Seguirà il dibattito. |
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Roma,
24 ottobre 2006
CECENIA/ QUALE LA POSIZIONE DEL GOVERNO? QUELLA ESPRESSA
DA DALEMA IERI O QUELLA UFFICIALE SCRITTA IN RISPOSTA AD UNA NOSTRA
INTERROGAZIONE?
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Capezzone
e Mellano: Urge fare chiarezza. Il Governo intende appoggiare la
normalizzazione di Putin come scritto dal Sottosegretario
Crucianelli o intende porre seriamente la questione dei diritti umani
violati?
Ieri Massimo DAlema ha dichiarato che con grande rispetto
verso la Russia, non cesseremo di porre a Mosca i problemi che riterremo
giusto porre per quanto riguarda la Cecenia e la garanzia delle libertà
di stampa. In risposta ad uninterrogazione parlamentare della
Rosa nel Pugno, sottoscritta tra gli altri da Capezzone, Mellano e DElia,
il Sottosegretario del ministro DAlema, Famiano Crucianelli, scrive
a chiare lettere che il Governo intende sostenere la Russia di Putin nella
linea di normalizzazione in Cecenia.
Dichiarazione di Daniele Capezzone e Bruno Mellano (Parlamentari della
Rosa nel Pugno)
Delle due luna. Sostenere la politica di normalizzazione di
Putin in Cecenia significa semplicemente appoggiare la linea militare
di Putin che comprende, come è noto a tutte le organizzazioni umanitarie
e come Anna Politkovskaya ha denunciato, gravissime violazioni dei diritti
umani (fosse comuni, stupri di massa, città e paesi rasi al suolo,
decine di migliaia di morti tra i civili) e lannullamento della
libertà di stampa. Se il Ministro DAlema vuole porre seriamente,
non solo ieri ed oggi, la questione cecena non può farlo di tutta
evidenza appoggiando la normalizzazione putiniana.
Quindi chiediamo con forza al Governo che vengano dette parole chiare
e univoche. Il Governo intende appoggiare la normalizzazione
di Putin come scritto dal Sottosegretario Crucianelli in rappresentanza
del Ministro o intende porre seriamente la questione dei diritti umani
violati? |
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Roma,
23 ottobre 2006
CECENIA/MELLANO E BONI (RNP): INCREDIBILE MA VERO: IL GOVERNO
ITALIANO DA RAGIONE A PUTIN.
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Mentre
DAlema appoggia la normalizzazione russa, Bertinotti
pone giustamente, e finalmente, la questione dei diritti umani in Cecenia.
Il Ministero degli Esteri italiano - rispondendo ad una interrogazione
della Rosa nel Pugno (Capezzone, Mellano, DElia e altri) che sollevava
il problema della violazione dei diritti umani in Cecenia da parte dellesercito
russo e della necessità di convocare una conferenza di pace
per discutere del futuro dellintera area - dichiara che il Governo
italiano proseguirà nella linea di incoraggiamento alla Russia
per non abbandonare il percorso intrapreso di normalizzazione politica
in Cecenia.
Dichiarazione di Bruno Mellano (deputato della Rosa nel Pugno) e Igor
Boni (Comitato nazionale Radicali Italiani):
La risposta alla nostra interrogazione sembra arrivare da un altro
pianeta, da unaltra realtà. LItalia di Berlusconi e
quella di DAlema, rispetto alla questione russo-cecena, coincidono
totalmente. Altro che alternativa! Prendiamo atto, con rammarico, che
il Governo non solo non abbandona la cauta apertura di credito
nei confronti della politica militare di normalizzazione di Putin in Cecenia
ma incoraggia la Federazione russa a non abbandonare il percorso
intrapreso di normalizzazione. Normalizzazione che ha comportato
finora lo sterminio di almeno centomila ceceni (un decimo della popolazione),
200.000 profughi, sequestri e stupri di massa, distruzione scientifica
di città e villaggi. Tutto questo accade mentre Putin, con le sue
ultime dichiarazioni, dimostra tutta larroganza del regime autoritario
che rappresenta degnamente.
Non basta: il Governo italiano indica nel terrorismo ceceno lunica
causa del fallimento attuale della soluzione finale (cosiddetta
normalizzazione) in Cecenia.
Per fortuna oggi arrivano anche le dichiarazioni del Presidente Bertinotti,
che pone con forza la questione dei diritti umani in Cecenia. Speriamo
che dallUnione giungano altre prese di posizione dello stesso tenore;
ce nè un disperato bisogno.
Putin, fra laltro, ha accusato gli europei di essersi comportati
in modo vergognoso durante le guerre degli anni 90 nellex-Yugoslavia.
Ha ragione: allora gli europei furono deboli e vili con Milosevic (appoggiato
fino allultimo da Mosca) come ora sono deboli e vili con Putin..
348/5335309 (Boni); (Mellano) |
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Torino,
23 ottobre 2006
SVILUPPO ITALIA/MANFREDI (RADICALI): REPORT HA SCOPERCHIATO UN
ALTRO CARROZZONE MA NON HA INFORMATO SULLE INCOMPATIBILITA DEI
PARLAMENTARI CHE SIEDONO NEI CDA. INTERVENGANO NUOVAMENTE MARINI E BERTINOTTI.
E DALLA GALASSIA DI SVILUPPO ITALIA SPUNTA LAVVOCATO PORPORA (TELEKOM
SERBIA)!
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Ieri
sera, durante la puntata di Report (RAI3), si è affrontato
anche il caso della società Sviluppo Italia, creata
dai governi di centro-sinistra per attrarre capitali esteri nel Sud e
che si è trasformata in un pozzo senza fondo, al cui interno vi
sono 17 società regionali e 11 società di scopo
(con relativi, lucrosi, consigli di amministrazione).
Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani) ha dichiarato:
Grazie a Report, per la prima volta milioni di italiani hanno appreso
lesistenza di un ennesimo carrozzone pubblico pagato con i loro
soldi. Purtroppo, Gabanelli e soci hanno omesso di fornire uninformazione
che non mi pare secondaria: i parlamentari (alcuni anche intervistati)
che ricoprono cariche nei consigli di amministrazione di Sviluppo Italia
e consimili sono in patente situazione di incompatibilità, ai sensi
della legge n. 60 del 1953 sulle incompatibilità parlamentari.
Di fronte alla sfrontatezza delle dichiarazioni dellon. Grimaldi
(il cda è la nostra trincea) e alla lentezza interessata
delle Giunte delle elezioni di Camera e Senato, occorre che Marini e Bertinotti
facciano sentire nuovamente la loro voce, dopo il loro appello a sanare
le incompatibilità rivolto ai parlamentari lo scorso giugno.
Voglio anche ringraziare Report per avermi dato notizie fresche dellavvocato
Domenico Porpora; lavvocato Porpora, nel 1995, istruì le
pratiche dellaffaire Telekom Serbia (e per tale attività
fu sentito dalla commissione parlamentare dinchiesta); poi lanno
dopo divenne capo della segreteria del primo ministro Prodi; ora è
amministratore unico della società Italia navigando
(galassia Sviluppo Italia) nonché membro del cda di Sviluppo Italia
Basilicata..
Manfredi (348/5335305) |
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Roma,
19 ottobre 2006
LETTERA APERTA LAOS
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Onorevoli membri del Parlamento italiano,
A trent'anni
dalla presa del potere nel 1975 da parte dei comunisti nella Repubblica
Popolare Rivoluzionaria Lao ( RDPL), non una sola cosa sfugge alla sorveglianza
della polizia segreta e della milizia di villaggio; studenti e professori
svaniscono nel nulla per aver semplicemente osato chiedere in maniera
pacifica riforme democratiche; i cristiani sono tuttora arrestati per
la semplice pratica della loro fede; gli appartenenti alle minoranze
etniche sono continuamente perseguitati, affamati, massacrati. Si tratta
di una repressione silenziosa, poco conosciuta, non mediatizzata attraverso
immagini forti.
Il caso dei dirigenti del "Movimento del 26 Ottobre 1999",
è uno dei numerosi esempi di negazione delle libertà fondamentali
nella RDPL. Arrestati per aver organizzato una marcia pacifica che chiedeva
delle riforme democratiche e denunciava la corruzione e la gestione
del regime, i cinque leaders del movimento sono, da ormai sette anni,
dei desaparecidos. La morte in prigione di uno di loro,
Khamphouvieng SISA-AT, è stata confermata unicamente grazie alla
testimonianza di un ex co-detenuto nel maggio del 2004. Il decesso risaliva
al 2001.
Oggi siamo estremamente preoccupati per la sorte degli altri quattro
responsabili, e non possiamo nemmeno essere sicuri se sono ancora tutti
in vita.
Alla vigilia del settimo anniversario del movimento del 26 ottobre,
il Movimento Lao per i Diritti Umani (MLDH) sollecita nuovamente il
sostegno dei parlamentari italiani affinché sottoscrivano una
lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, al Primo Ministro,
al Presidente dellAssemblea Nazionale e al Ministro degli Esteri
della Repubblica Democratica Popolare del Laos, per chiedere loro la
liberazione di questi difensori della democrazia.
Ringraziandovi profondamente per la solidarietà, Vi preghiamo
di gradire, Onorevoli parlamentari, i nostri più rispettosi saluti.
Vanida
S. Thephsouvanh
Bruno Mellano
Presidente del Movimento Lao per i Diritti Umani Deputato
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Roma,
ottobre 2006
APPELLO LAOS
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Eccellenze,
Nell'approssimarsi del settimo anniversario dell'arresto dei leader del
"Movimento del 26 ottobre" - un tentativo di organizzare una
marcia pacifica da parte di studenti, insegnati e cittadini laotiani il
26 ottobre 1999 a Vientiane - ci rivolgiamo a voi, esponenti attualmente
responsabili della Repubblica Democratica Popolare del Laos, per chiedervi
di liberare i leader del suddetto Movimento, come anche tutti i prigionieri
politici o di coscienza ancora detenuti nelle carceri della RPD del Laos.
Secondo le informazioni che riceviamo da diverse fonti, decine di persone
sarebbero state arrestate dalla polizia politica della RPDL in occasione
dei fatti del 26 ottobre 1999, tra i quali cinque degli organizzatori:
Thongpaseuth Keuakoun, Seng-aloun Phengphanh, Bouavanh Chanmanivong, Khamphouvieng
Sisa-at e Keochay.
Se per ora il decesso di Khamphouvieng Sisa-at, dovuto alle privazioni
ed alle condizioni disumane che hanno caratterizzato la sua detenzione,
é stato già confermato, la sorte delle altre persone rimane
invece ad oggi sconosciuta e vi i sono forti timori che gli altri quattro
leader studenteschi non siano più in vita in questo momento.
Come saprete, l'Accordo di cooperazione tra Unione Europea e la RDP del
Laos dell'aprile 1997 prevede esplicitamente, al primo articolo della
clausola sui diritti umani, il pieno "rispetto dei principi democratici
e dei diritti fondamentali dell'uomo" da parte dei due soggetti contraenti.
Il Parlamento europeo ha evidenziato a più riprese la necessità
di rispettare queste esigenze, in particolare in quattro risoluzioni sul
Laos adottate all'unanimità il 15 febbraio ed il 15 novembre 2001,
il 3 luglio 2003 e, più recentemente, il 1° dicembre 2005.
Nella risoluzione del Primo dicembre 2005 il Parlamento Europeo ha chiesto
tra l'altro alle autorità della RDPL di "concepire ed implementare
il più rapidamente possibile tutte le riforme necessarie per democratizzare
il paese, garantire all'opposizione la possibilità di esprimersi
pacificamente e per assicurare la rapida tenuta di elezioni pluraliste
e sottoposte a scrutinio internazionale, in vista di una riconciliazione
nazionale".
Siamo certi che solamente un processo di riforme ambizioso e rapido, che
miri all'instaurazione della democrazia e dello stato di diritto e che
sia fondato su un credibile processo di riconciliazione nazionale, permetterà
al vostro straordinario paese e all'insieme dei cittadini del Laos, di
creare un'effettiva dinamica di sviluppo per questo stato.
Siamo convinti che la liberazione degli studenti, delle personalità
politiche e degli altri prigionieri di coscienza, così come la
ricerca di una soluzione equa e soddisfacente alla drammatica situazione
delle popolazioni Lao-Hmongs e di quelle cristiane, costituirebbero un
gesto di forza ed un segno di saggezza da parte vostra, come siamo del
resto sicuri che questo gesto non potrebbe che essere interpretato dalle
autorità dell'Unione Europea e dai suoi Stati membri se non come
un incoraggiamento per il rafforzamento delle relazioni tra il vostro
paese e l'UE.
Con la viva speranza che vogliate intraprendere questa strada, vi preghiamo
di accettare i nostri rispettosi saluti.
Nome e Cognome
..
Gruppo Parlamentare
.
Firma
........ |
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Roma,
20 ottobre 2006
LAOS DIRITTI UMANI: INIZIATIVA PARLAMENTARE DEL PRT E DEL MLDH
BRUNO MELLANO E VANIDA THEPHSOUVANH: SERVE UN SOSTEGNO CONCRETO
ED IMMEDIATO DELLE ISTITUZIONI DEMOCRATICHE
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A trent'anni dalla presa del potere nel 1975 da parte dei comunisti nella
Repubblica Popolare Rivoluzionaria Lao (RDPL), il MLDH Movimento
Lao per i Diritti Umani ed il Partrito Radicale Transnazionale denunciano
che in Laos non una sola cosa sfugge alla sorveglianza della polizia segreta
e della milizia di villaggio; studenti e professori svaniscono nel nulla
per aver semplicemente osato chiedere in maniera pacifica riforme democratiche;
i cristiani sono tuttora arrestati per la semplice pratica della loro
fede; gli appartenenti alle minoranze etniche sono continuamente perseguitati,
affamati, massacrati. Si tratta di una repressione silenziosa, poco conosciuta,
non mediatizzata attraverso immagini forti e quindi dimenticata.
Il caso dei dirigenti del "Movimento del 26 Ottobre 1999", è
uno dei numerosi esempi di negazione delle libertà fondamentali
nella RDPL. Arrestati per aver organizzato una marcia pacifica che chiedeva
delle riforme democratiche e denunciava la corruzione e la gestione del
regime, i cinque leaders del movimento sono, da ormai sette anni, dei
desaparecidos. La morte in prigione di uno di loro, Khamphouvieng
SISA-AT, è stata confermata unicamente grazie alla testimonianza
di un ex co-detenuto nel maggio del 2004: il decesso risaliva al 2001.
Nessuna notizia si ha circa la sorte degli altri quattro arrestati.
Alla vigilia del settimo anniversario del movimento del 26 ottobre, il
Movimento Lao per i Diritti Umani (MLDH) ed il Partito Radicale Transnazionale
(PRT) sollecitano nuovamente il sostegno dei parlamentari italiani ed
europei affinché sottoscrivano una lettera indirizzata al Presidente
della Repubblica, al Primo Ministro, al Presidente dellAssemblea
Nazionale e al Ministro degli Esteri della Repubblica Democratica Popolare
del Laos, per chiedere loro la liberazione di questi difensori della democrazia.
Bruno Mellano
06.67602192
mellano_b@camera.it |
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Torino,
20 ottobre 2006
SMOG/TORINO VIALE (Radicali-RNP) BASTA CON LA BALLA DELLE
CONSEGUENZE PENALI E CON IL TERRORISMO DELLE STIME.
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Silvio
Viale, Presidente dell'Associazione Radicale Adelaide Aglietta ed esponente
della Rosa nel Pugno, interviene sulla confusione che si sta creando sui
provvedimenti antismog:
"Quella delle conseguenze penali è una balla, esattamente
com'era quella dei poteri sostitutivi della provincia sulle targhe alterne. Se
non fosse così, l'Assessore Piras avrebbe dovuto essere indagato
da tempo, essendo stata dimostrata l'inefficacia delle sue targhe alterne
Analogamente, non è assolutamente convincente lostentazione
pedante delle stime sulle conseguenze del PM10, che rischia di essere
controproducente, proprio ora che la Regione sembra avere imboccato
la direzione giusta. Una cosa è riferire che una stima (sottolineo
stima) attribuisce alcune centinaia di morti allanno
al PM10 (manon solo al PM10), ma unaltra è far credere che
i provvedimenti presi riduranno significativamente il numero di morti
da PM10 ed il potenziale rischio futuro. Il Pm10 agisce, come molti altri
fattori di rischio (obesita, scarso movimento, fumo, lavori pesanti, stress
), che agiscono in modo più o meno rilevante, deve essere
rapportato alla qualità della vita collettiva che non è
riconducibile ai soli fattori chimici dellaria. Dovrebbe, infatti,
far riflettere che laspettativa di vita della popolazione torinese,
dove laria si presume sia più inquinata, non è inferiore
a quella del resto della provincia o della regione, come non è
neppure in riduzione.
Invocare il PM10 come unentità metafisica buona per ogni
polemica, o invocare inesistenti emergenze a giorni alterni, non porta
a risolvere i problemi ambientali, Come non serve la ricerca spasmodica,
da prestigiatore illusionista, di provvedimenti immediatamente efficaci.
Una politica per lambiente deve convincere con provvedimenti strutturalmente
efficaci, in grado di modificare le condizioni esistenti e di modificare
i comportamenti, senza cedere alla fame propagandistica di provvedimenti
spot. La Regione ha avviato una proficua riflessione nella direzione giusta.
Un po di confusione è strutturalmente inevitabile, ma quello
che si può evitare è di rovinare tutto con mnacce e terorismo.
Del resto, i morti per PM10 non li conosce nessuno e lo smog è
dminuito di molto negli ultimi ventanni.
(Silvio Viale 339.3257406) |
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LEUTANASIA
LEGALE RAPPRESENTA UNA VECCHIA E NUOVA BATTAGLIA DI LAICITA, DI
UMANITA E DI RAGIONEVOLEZZA.
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Pochi
giorni fa, il co-Presidente dellAssociazione Luca Coscioni per la
libertà di ricerca scientifica, Piergiorgio Welby, malato di distrofia
muscolare, ha scritto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
per chiedere che il Parlamento Italiano si faccia carico, da subito, di
discutere e approvare una legge che, anche in Italia, consenta leutanasia.
Allinizio della sua lettera Welby si rivolge con queste parole al
Presidente Napolitano: Io amo la vita, Presidente. Vita è
la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata
notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una
giornata di pioggia, lamico che ti delude. Io non sono né
un malinconico né un maniaco depresso morire mi fa orrore,
purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita
è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere
attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più
mio ... è lì, squadernato davanti a medici, assistenti,
parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese
potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non
cè pietà.
Sì, in Italia non cè pietà ma grande ipocrisia:
leutanasia è punita dal codice penale come omicidio di consenziente
(si rischiano almeno 6 anni di reclusione) ma molti sono disposti ad ammettere
che in fondo, malgrado le leggi, esiste nei nostri ospedali, nelle nostre
cliniche, nelle nostre case, uneutanasia clandestina fuori dal controllo
di qualsiasi legislazione.
E per questi motivi che lAssociazione Luca Coscioni e la Rosa
nel Pugno hanno lanciato questa sfida al Parlamento, supportata dalla
raccolta di migliaia di firme in calce ad una petizione che chiede listituzione
immediata di una commissione dinchiesta per fare luce sulleutanasia
clandestina nel nostro paese e per portare alla discussione i progetti
di legge che sono già stati depositati nelle aule parlamentari.
La risposta da parte del Presidente della Repubblica è stato uno
stimolo per noi ad andare avanti con maggiore forza e determinazione:
Napolitano infatti termina così la sua lettera a Welby: Mi
auguro che un tale confronto ci sia, nelle sedi più idonee, perché
il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio, la sospensione
o lelusione di ogni responsabile chiarimento.
La legalizzazione delleutanasia, come nel passato la legalizzazione
del divorzio e dellaborto, rappresenta la nuova (e vecchia) frontiera
della laicità, dellumanità e della ragionevolezza.
Chiediamo che immediatamente si apra un dibattito nel paese, in Parlamento
come sui mass media, per portare alla luce una realtà che la maggior
parte dei cittadini italiani, direttamente o indirettamente, ha vissuto
e sofferto per un famigliare, per un amico, per un conoscente.
Alcuni paesi europei, come Olanda, Belgio e Svizzera, hanno introdotto
nelle proprie legislazioni procedure di regolamentazione delleutanasia
o se non altro di riconoscimento del testamento biologico che consentono
ai pazienti che ne facciano richiesta di programmare con i medici quello
che Welby definisce il percorso di approdo alla morte opportuna.
Quando un malato terminale decide consapevolmente di porre fine alla propria
vita noi abbiamo il dovere morale di rispettare quella volontà.
Approvare una legge in tal senso consentirebbe immediatamente lemersione
di ciò che oggi accade nel sommerso e il controllo tramite procedure
codificate che dovrebbero essere rispettate. Come la legalizzazione dellaborto
ha quasi eliminato la piaga degli aborti clandestini, così la legalizzazione
delleutanasia eliminerebbe quella zona grigia che oggi
è così diffusa nel nostro paese.
Come è ovvio, in democrazia, tutte le opinioni sono accettabili
ed anzi, benvenute, quello che non è accettabile e che non
accetto è alzare le spalle o nascondere la testa sotto la
sabbia per fare finta che il problema non esiste. Una risposta a Welby,
al suo coraggio e alla sua forza, la dobbiamo e la deve il Parlamento.
On. Bruno Mellano |
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Torino,
19 ottobre 2006
TURCO/DOLORE/VIALE (RNP) "FINALMENTE UN PROVVEDIMENTO CONCRETO."
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Silvio
Viale, medico di EXIT-Italia e della Direzione Nazionale della Rosa nel
Pugno, plaude allabolizione del ricettario speciale per i farmaci
oppiacei, ricordando come non via sia alcuna contrapposizione tra la richiesta
di una normativa a favore delleutanasia e la terapia del dolore,
ma piena sintonia.
Silvio Viale ha dichiarato:
"Finalmente un provvedimento concreto. Si è rotto un tabù.
E' da anni che noi di EXIT chiediamo l'abolizione del ricettario speciale
per gli oppiacei per favorire la diffusione delle terapie del dolore.
Al contrario, in due occasioni si era provveduto a modificare il ricettario
speciale senza alcuna conseguenza positiva. Ma l'abolizione del ricettario
speciale è solo un primo passo, perché ora occorre sconfiggere
un clima culturale che scoraggia il ricorso agli oppiacei. I malati, sia
quelli che soffrono per il dolore, sia quelli che sono nella fase terminale
della propria vita, hanno il diritto alle terapie più efficaci.
Come Exit siamo anche favorevoli all'introduzione delle terapie con farmaci
cannabinoidi. Si tratta di passi significativi verso una normalità
terapeutica. Passi di civiltà che contribuiscono a smascherare
la falsa contrapposizione tra la richiesta di una normativa a favore dell'eutanasia
da un lato e le altre terapie (cure palliative, terapia del dolore, sedazione
terminale, hospice.
In attesa che il testamento biologico faccia fare un ulteriore passo avanti,
prendiamo atto che su questo tema il Ministro Turco ha avuto quel coraggio
che è sempre mancato ai suoi predecessori. Un buon inizi ed n buon
auspicio." |
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Roma,
19 ottobre 2006
LAOS E DIRITTI UMANI - MELLANO (RNP): PRESENTATA INTERROGAZIONE
SULLA REPUBBLICA POPOLARE DEMOCRATICA LAO: CONTINUA LA LOTTA
DEL PRT A SOSTEGNO DEL LAOS
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Uninterrogazione
al Ministro degli Affari Esteri sulla situazione odierna del Laos è
stata depositata in questi giorni dai deputati Mellano, Giachetti, Turco,
Beltrandi, Mancini, DElia, Della Vedova, Cota, Costa, Marcenaro,
Boniver, Paoletti Tangheroni.
Dichiarazione dellOn. Bruno Mellano (Rosa nel Pugno):
A pochi mesi dalle ultime elezioni legislative il nuovo Governo
laotiano non ha tardato a mostrare le sue reali attitudini. Grazie alle
informazioni raccolte dagli amici del Movimento Lao per i Diritti Umani,
e secondo quanto riportato dai media internazionali, nella Repubblica
Democratica Popolare Lao (RDPL) sono in corso violente repressioni nei
confronti della popolazione Lao-Hmong di Xaysomboun. Si tratta di arresti,
esecuzioni sommarie, sparizioni di cui sono vittime donne, bambini, adolescenti
delletnia Hmong, la cui unica colpa è di aver avuto dei parenti
nellarmata reale durante la guerra del Vietnam e di non riconoscersi
nellattuale dittatura. I Lao-Hmong sono poche migliaia di persone
e rischiano di scomparire se non cessano le brutali repressioni delle
milizie governative. Avendo avuto il privilegio di frequentare
una prigione laotiana ricordo bene alcuni detenuti Hmong, incarcerati
senza processo e senza alcuna speranza di poter un giorno essere liberati.
Non si può continuare a tollerare la feroce arroganza di un regime
che, pur sopravvivendo grazie agli aiuti della comunità internazionale,
continua impunemente a calpestare le libertà e i diritti fondamentali
del popolo laotiano. Mi associo quindi al pressante appello lanciato dagli
amici del Movimento Lao per i Diritti Umani ed in particolare a Vanida
S. Thephsouvanh, presidente del MLDH, chiedendo con loro alla comunità
internazionale (in particolare allUnione europea e ai suoi 25 Stati
membri, allONU e agli Stati Uniti) di costringere il Governo della
RDPL a conformarsi con la Risoluzione del Parlamento europeo del 1°
dicembre 2005 che esige alle autorità laotiane di elaborare
e attuare al più presto tutte le riforme necessarie per la democratizzazione
del Paese, per garantire la pacifica espressione dell'opposizione politica
e per assicurare la celere organizzazione di elezioni multipartitiche
sotto il monitoraggio internazionale al fine della
riconciliazione nazionale.
Bruno Mellano
Segreteria (tel 06.67602192)
mellano_b@camera.it |
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Torino,
18 ottobre 2006
EMERGENZA RIFIUTI CAMPANIA/MELLANO (RNP): LA SOLIDARIETA
NON SI DISCUTE MA OCCORRE AFFRONTARE IL PROBLEMA ALLA RADICE. GOVERNO
SEGUA ESEMPIO DI SAVIANO: CHECK UP APPROFONDITO E COMPLETO DEL TERRITORIO
CAMPANO.
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Bruno
Mellano (deputato Rosa nel Pugno, membro Commissione Agricoltura) ha dichiarato:
Sono daccordo con la presidente del Piemonte, Mercedes Bresso,
e con quanti hanno dichiarato che accogliere una parte (minima) dei rifiuti
campani è testimoniare in concreto quella solidarietà fra
Regioni che costituisce il cemento dellunità nazionale; inoltre,
occorre anche avere lonestà intellettuale di riconoscere
che una bella fetta dei rifiuti presenti in Campania è arrivata
da altre regioni, Nord in testa.
Ciò detto, occorre andare alla radice del problema, altrimenti
ci si comporta come chi non riesce a nascondere più limmondizia
sotto il proprio tappeto e usa quelli dei vicini. E necessario ed
urgente un check-up accurato, chilometro quadrato per chilometro quadrato,
del territorio campano per verificare lo stato delle cose. Occorre fare
con le risorse dello Stato quello che ha fatto con i propri poveri mezzi
lo scrittore Roberto Saviano, per poi presentarci i terribili risultati
nel suo libro Gomorra.
Presenterò nei prossimi giorni, assieme ai colleghi Beltrandi e
DElia (eletti in Campania) uninterpellanza urgente ai ministri
dellAmbiente e dellAgricoltura affinché il governo
si attivi in tal senso, integrando e rafforzando lopera del commissario
straordinario Guido Bertolaso.
Naturalmente, la neonata commissione dinchiesta parlamentare sui
rifiuti è deputata a seguire passo passo il check up del territorio
campano. |
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Roma,
17/10/2006
CACCIA: DECADE IL DECRETO, DA DOMANI, 18 OTTOBRE, NON SI CACCIA IN ZPS
E ZSC
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Domani,
Mercoledì 18 ottobre, decade il decreto-legge sulla caccia approvato
dal Governo lo scorso 17 agosto e mai convertito in legge dal Parlamento.
Il decreto, nella sua stesura originaria aveva tentato di trovare una
mediazione tra associazioni venatorie ed associazioni animaliste ed
ambientaliste con lobiettivo di superare le procedure di infrazione
alle direttive comunitarie avviate dallUnione Europea prevedendo
da una parte lannullamento di tutte le deroghe precedentemente
approvate dalle regioni non in conformità con la direttiva 79/409/CEE
sugli uccelli, soddisfacendo in piccola parte le richieste ambientaliste
e dallaltra apriva la caccia allinterno delle Zone di Protezione
Speciale (ZPS) accontentando il mondo venatorio. Oggi, decadendo il
decreto, tali provvedimenti non hanno più alcun valore per cui
si torna alle disposizioni precedenti.
A questo proposito Bruno Mellano, deputato radicale della Rosa nel Pugno
e membro della Commissione Agricoltura ha dichiarato:
Il tempo è scaduto, domani finisce lodissea di un
provvedimento di grande importanza che avrebbe potuto salvare lItalia
da multe milionarie che invece saremo costretti a pagare mentre altre
sanzioni ci arriveranno nei prossimi mesi. Purtroppo, per la gioia dei
cacciatori si potrà tornare a sparare su uccelli delicatissimi
e protetti dalle direttive europee; e a questo proposito penso al caso
della Liguria che nel cedere alle pressioni venatorie aveva in passato
addirittura introdotto le deroghe allo storno e al fringuello (specie
protette) allinterno della legge regionale sulla caccia contrastando
la volontà dellEuropa che esige che le deroghe siano provvedimenti
eccezionali e di durata non superiore ad una anno; purtroppo non siamo
riusciti a salvare questi uccelli così come non salveremo la
Liguria dalla condanna. Tuttavia, non essendo stato convertito in legge
il decreto, quello che più mi preoccupa oggi, è quanto
potrebbe avvenire allinterno delle Zone di Protezione Speciale
e nelle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) non dotate di specifico
regolamento di gestione, poiché non mi stupirei se qualche cacciatore
furbetto pensasse di potersi introdurre in tali aree per
esercitare la sua attività indisturbato contando sul fatto che
i controlli sono sempre più difficili anche a causa della carenza
di personale delle province e di volontari delle varie associazioni
ambientaliste. E importantissimo far sapere a tutti che da domani
qualsiasi cacciatore che dovesse essere visto allinterno di ZPS
e ZSC può e deve essere denunciato allautorità giudiziaria
per violazione dellarticolo 11 comma terzo lettera a) della legge
394/91;: legge che definisce tali aree protette. E
infatti utile ricordare inoltre che questi territori coprono una superficie
di circa 4 milioni di ettari di suolo nazionale..
On. Bruno
Mellano
Segreteria (tel. 06/67602192)
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Torino,
16 ottobre 2006
EUTANASIA/DON VERZE INVIATO ESPOSTO ALLA PROCURA DI MILANO.
VIALE SOLIDARIETA A DON VERZE PER GLI ATTACHI SULLA
TERAPIA DEL DOLORE.
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Silvio
Viale, esponente radicale della Rosa nel Pugno e dirigente di EXIT-Italia,
ha inviato oggi alla Procura di Milano un esposto sul caso di eutanasia
che ha visto protagonista Don Verzè. Silvio Viale, che sul caso
delleutanasia è solidale, difende Don Verzè anche
dagli attacchi ipocriti e strumentali del Presidente dellAssociazione
Italiana per lo Studio del Dolore.
Silvio Viale ha dichiarato:
Lesposto è un atto dovuto di chiarezza. Se nel caso
Della Sig.ra Eluana Englaro i giudici hanno sottolineato come lidratazione
e la nutrizione artificiale non siano una terapia, probabilmente lo è
la ventilazione meccanica assistita. Sebbene lepisodio rivelato
da Don Verzè (Corriere della Sera 13 ottobre 2006, pag.24, Don
Verzè: staccai la spina per lasciare morire un amico), di
cui gli esecutori materiali non sono noti, pare sia lontano nel tempo,
spetta alla magistratura definirne la data, i contorni, leventuale
fattispecie di reato e la relativa possibile sopravvenuta prescrizione.
Lepisodio è lennesima spia di una realtà che
il mondo politico italiano e lOrdine dei Medici si ostinano a negare.
La mia iniziativa è a sostegno di Don Verzè, dei malati,
per le direttive anticipate, contro laccanimento terapeutico e per
una legislazione che riconosca, in determinate specifiche condizioni,
la volontà dellindividuo nelle questioni di fine vita. Senza
ipocrisie, tutto questo si chiama eutanasia.
Esprimo poi la mia solidarietà a Don Verzè per gli attacchi
strumentali portati dal Dr Giustino Varrasi, presidente dellAssociazione
per lo Studio del Dolore (La Repubblica 15 ottobre 2006 pag. 22, Terapia
del dolore, i medici contro don Verzè) che, ancora una volta,
fa confusione tra terapia del dolore, cure palliative ed eutanasia, creando
false alternative e false attese. Il Dr Varrasi dice di non volere scrivere
al ministro, ma di chi è la colpa se lItalia continua ad
essere agli ultimi posti per luso di morfina e per le cure palliative?
Non solo dei medici, che non prescrivono, ma anche di chi deve favorirne
la prescrizione, ministero ed Ordine dei medici in testa. Il Dr Varrasi
non può non saperlo, come non può non sapere che la discussione
sulleutanasia favorisce le cure palliative e che, non a caso, in
Olanda, in Belgio ed in Svizzera le cure palliative sono molto più
diffuse, anche se non riducono le richieste di eutanasia. Forse, anche
per il Dr Varrasi è meglio la situazione attuale di illegalità,
senza garanzie, evidenziate dalla testimonianza di Don Verzè?
(Silvio Viale) |
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Torino,
14 ottobre 2006
EUTANASIA/DOMANI MATTINA TAVOLO RACCOLTA FIRME IN PIAZZA CASTELLO.
BONI E FREZZATO: A GRANDE RICHIESTA REPLICHIAMO IL TAVOLO DI OGGI;
I CITTADINI SONO ANCORA UNA VOLTA MOLTO PIU AVANTI DEL PALAZZO.
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Visto
il successo della raccolta firme sulla petizione popolare dellAssociazione
Luca Coscioni per unindagine parlamentare sul fenomeno delleutanasia
clandestina e per la discussione in Parlamento delle proposte di legge
sulleutanasia, anche domani mattina, domenica 15 ottobre, i militanti
radicali di Torino terranno un banchetto in Piazza Castello angolo via
Roma, dalle ore 11 alle ore 12:30.
Igor Boni (Comitato nazionale Radicali Italiani) e Alessandro Frezzato
(Consiglio generale Associazione Coscioni) hanno dichiarato:
I sondaggi compiuti da molti giornali dopo lappello di Piergiorgio
Welby e la pronta risposta del Presidente Napolitano erano stati tutti
concordi nel rilevare che la maggioranza dei cittadini italiani è
favorevole alla legalizzazione delleutanasia. Oggi labbiamo
riscontrato in strada; i cittadini, appena saputo di cosa si trattava,
firmavano convinti la nostra petizione.
Come sul divorzio, come sullaborto, come sul referendum sulla droga
del 1993, la consapevolezza dei cittadini rispetto ai diritti e alle libertà
civili è molto più profonda e avanzata dei loro rappresentanti
nel Palazzo. Se da un lato ciò fa ben sperare, dallaltro
il costante divario di priorità fra uomo della strada e uomo di
potere rende il nostro Paese irriformabile o, per dirla come Sciascia,
irredimibile.
www.lucacoscioni.it |
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Torino,
14 ottobre 2006
NARCOSALAS/MELLANO E MANFREDI (RNP): MINISTRO FERRERO, DOPO LE
PAROLE I FATTI: NELLA FINANZIARIA UN FONDO AD HOC
E A TORINO
RIFONDAZIONE INCALZI IL SINDACO CHIAMPARINO.
LE NARCOSALAS SONO CONSENTITE ANCHE DALLA LEGGE ATTUALE.
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Dopo
lennesima esternazione del ministro della Solidarietà Sociale,
Paolo Ferrero, che ieri si è dichiarato favorevole alla creazione
di strutture dove i cittadini tossicodipendenti possano assumere gli stupefacenti
(acquistati comunque nel mercato criminale proibizionista) sotto controllo
medico, Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno) e Giulio Manfredi (comitato
nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato:
In materia di tossicodipendenze, per lennesima volta siamo
daccordo con Ferrero; per lennesima volta gli chiediamo di
passare dalle parole ai fatti. Il programma elettorale dellUnione
prevede labolizione della sedicente legge Fini-Giovanardi
(ricordate, quella fatta passare dentro il decreto legge sulle Olimpiadi
di Torino, con Ciampi che guardava da unaltra parte!): la legge
è ancora in vigore. Per dare un contentino a milioni di giovani
interessati, il ministro Turco aveva promesso di far alzare la soglia
limite fra consumo e spaccio per la cannabis; il decreto relativo pare
essersi perso nel viaggio fra la scrivania della Turco e quella di Mastella
(che deve controfirmarlo).
Ora è la volta delle narcosalas; bene, bravi, ma andate avanti
voi che io ho altro da fare, dice il compagno ministro.
Sgombriamo, innanzitutto, il campo da un facile alibi; le narcosalas sono
possibili anche con lattuale normativa; lart. 79 del DPR 309/90
(Agevolazione dell'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope) intende
reprimere attività finalizzate allo spaccio, mentre qui ci troviamo
di fronte a uniniziativa di sanità pubblica senza fini di
lucro; in caso contrario, bisognerebbe eliminare i distributori di siringhe.
Chiediamo al ministro Ferrero di far stanziare nella legge Finanziaria
un fondo adeguato per aprire una narcosala-pilota; al convegno di Torino
è intervenuto il sindaco di Grugliasco, che ha dato la disponibilità
della propria amministrazione; fatta chiarezza sugli aspetti legali e
con stanziamenti adeguati alle spalle, si faranno avanti altre città.
Nel 2002, quando il sindaco Chiamparino era propenso a creare una narcosala
a Torino, Rifondazione era allopposizione; oggi è in maggioranza
e potrebbe incalzare il sindaco su questo tema, tentando di superare il
blocco della Margherita. Basta non accontentarsi delle buone intenzioni
.
Mellano
Manfredi |
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Roma,
14 ottobre 2006
FIAPAC 13/14 OTTOBRE 2006
7° CONGRESSO INTERNAZIONALE - HOTEL ERGIFE, ROMA
Via Aurelia, 619 Roma Tel. 06-66017150 Fax: 06-66412419
COMUNICATO STAMPA
REPLICA DEI GINECOLOGI FIAPAC ALLE POLEMICHE DI VOLONTE
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A
seguito delle polemiche sollevate dallOn. Luca Volontè, la
delegazione italiana al 7° Congresso Fiapac (Federazione internazionale
degli operatori di aborto e contraccezione) ha replicato. Mirella Parachini
(San Filippo Neri Roma), Giovanna Scassellati (San Camillo
Roma), Silvio Viale (SantAnna Torino) e Maurizio Orlandella
(AIED), in una dichiarazione congiunta, hanno dichiarato:
Per la prima volta in Italia 450 professionisti provenienti da una
quarantina di Paesi, tra i quali Cina, Taiwan, Stati Uniti, Nuova Zelanda,
Russia, Tunisia, Georgia, Canada, Sud Africa e Turchia, hanno discusso
sulle ultime novità in tema di contraccezione, aborto e pianificazione
familiare. LOMS ha partecipato ai lavori con alcuni rappresentati
delle proprie agenzie. La stessa riunione due anni fasi era svolta
a Vienna, senza polemiche, e tra due anni si svolgerà a Berlino.
Durante il convegno è stata ribadita la sicurezza dei metodi medici
e chirurgici per laborto, nonché limpegno per la diffusione
dei sistemi contraccettivi.
Per quanto riguarda laborto medico, si sono confrontate le varie
tecniche utilizzate nel mondo e, pur nella diversità delle realtà
sanitarie, si è proseguito nello sforzo di individuare protocolli
più sicuri ed efficaci. Particolare attenzione è stata data
alla questione dei decessi registrati in Nord America (4 in California
ed 1 in Canada) per il Clostridiun Sordellii, che molto risalto hanno
avuto sui media. Tali decessi rimangono non spiegati, non sono collegabili
direttamente alla Ru486 e non hanno riscontro negli altri paesi, tra i
quali la Cina, che da anni utilizzano la RU486.
Si è trattato di un convegno di alto valore scientifico e di confronto
su temi difficili, sovente posti ai margini delle politiche sanitarie
dei governi.
Per questi motivi siamo rammaricati che lOn Luca Volontè,
invece di cogliere loccasione per avere informazioni su temi a lui
particolarmente cari, abbia scatenato una strumentale e pregiudiziale
polemica politica, insultando i partecipanti con la definizione di Federazione
abortista internazionale, come se il compito operatori sia quello
di procacciare aborti. Per questi motivi respingiamo ogni contrapposizione
con il Convegno di Matercare, che non ha ritenuto di invitare alcuna autorità
civile, oltre a quelle religiose.
Rimandando ad ulteriori occasioni il confronto con lOn Volontè,
ci dispiace che sia così male informato al punto da avvitarsi su
dati sbagliati nel tentativo di dimostrare che lintroduzione della
RU486 abbia aumentato il numero di aborti. Non è vero; i tutti
i paesi occidentali, indipendentemente dalla percentuale di uso della
RU486 la tendenza dei tassi di abortività è in lieve riduzione
o stabile, con lievi variazioni di anno in anno. Proprio in Italia, se
fosse vero il collegamento tra RU486 e il numero di aborti, Volontè
dovrebbe ammettere che la riduzione del 7% degli aborti tra il 2004 ed
il 2005 sarebbe attribuibile proprio allintroduzione della RU486
nel nostro paese nel 2005. |
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Torino,
13 ottobre 2006
EUTANASIA/TORINO/DOMANI MATTINA TAVOLO DINFORMAZIONE RADICALE.
FREZZATO E MANFREDI: DI NUOVO IN STRADA PER NON FAR CADERE NEL
VUOTO DELLINDIFFERENZA LAPPELLO DI WELBY E LA RISPOSTA DEL
PRESIDENTE NAPOLITANO.
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Nel
fine settimana, lAssociazione Luca Coscioni ha indetto una mobilitazione
straordinaria in tutta Italia sul tema delleutanasia; ai banchetti
in strada saranno raccolte le firme dei cittadini su una petizione al
Parlamento per:
1) unindagine parlamentare conoscitiva
sulla consistenza del fenomeno delleutanasia clandestina;
2) lesame in Parlamento delle proposte
di legge esistenti in materia di eutanasia.
A Torino si potrà firmare la petizione domani mattina, sabato 14
ottobre, dalle ore 10:30 alle ore 13:00, in via Garibaldi n. 14.
Al tavolo saranno presenti Alessandro Frezzato (Consiglio Generale Associazione
Coscioni) e Giulio Manfredi
(Comitato nazionale Radicali Italiani), che hanno dichiarato:
La mobilitazione militante organizzata dallAssociazione Coscioni
è quantomai indispensabile per non far cadere nel vuoto dellindifferenza
lappello che quindici giorni fa Piergiorgio Welby (co-presidente
Associazione Coscioni) rivolse al Presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano: Caro Presidente, voglio leutanasia. E per
non dimenticare le chiare parole con cui Napolitano rispose subito a Welby:
Raccolgo il suo messaggio di tragica sofferenza con sincera
comprensione e solidarietà. Esso può rappresentare unoccasione
di non frettolosa riflessione su situazioni e temi, di particolare complessità
sul piano etico, che richiedono un confronto sensibile e approfondito
Mi auguro che un tale confronto ci sia, nelle sedi più idonee,
perché il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio,
la sospensione o lelusione di ogni responsabile chiarimento..
Ancora una volta, di fronte a un Palazzo drogato non solo e non tanto
da canne e coca ma da un ormai profondo e radicato cinismo, dove conta
solo la dichiarazione quotidiana per le agenzie o per i TG, ci rivolgiamo
direttamente ai cittadini per avere forza e sostegno su uniniziativa
che, come recita un felice slogan dellAssociazione Coscioni, dal
corpo dei malati va al cuore della politica..
Manfredi
www.lucacoscioni.it |
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Torino
13 ottobre 2006
CECENIA / LA CORTE EUROPEA CONDANNA LA RUSSIA
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Boni:
Un primo importante segno nei confronti di una delle più
gravi tragedie umane e umanitarie del nostro tempo. Chiediamo a DAlema
un po di coraggio
La Corte europea per i diritti umani ha emesso una sentenza di condanna
nei confronti della Federazione russa che dovrà pagare 200.000
euro di risarcimento ai parenti di una famiglia massacrata nel febbraio
del 2000 alla periferia di Grozny. Fra i sette morti della famiglia Estamirov
c'erano anche un bambino di appena un anno, una ragazza di 19 ed una donna
incinta. Il tribunale di Strasburgo ha dato tre mesi di tempo a Mosca
per pagare il risarcimento, in base all'articolo 2 della Convenzione europea
per i diritti umani. Ha anche condannato la Russia in base al'articolo
13 della convenzione, che garantisce il diritto alla rappresentanza legale,
sottolineando che le autorità non hanno ottemperato all'obbligo
di aprire un'inchiesta sulla strage, come chiesto dai parenti delle vittime.
I giudici della Corte hanno all'unanimità stabilito che Mosca ha
violato il "diritto alla vita", oltre a criticare il fatto che
le autorità non sono state in grado di portare avanti un'adeguata
indagine sugli omicidi.
Dichiarazione di Igor Boni del Comitato nazionale di Radicali Italiani
Il giudizio della Corte Europea è un primo importante segno
nei confronti di una delle più gravi tragedie umane e umanitarie
del nostro tempo. Dopo il caso esaminato ve ne sono altre centinaia analoghi
in attesa di giudizio. Speriamo che questo sia lindizio di un cambiamento
profondo che veda finalmente le diplomazie europee in prima linea contro
i massacri indiscriminati che il popolo ceceno ha subito e subisce. Chiediamo
al Ministro DAlema un po di coraggio: è necessario
cominciare in tutte le sedi istituzionali possibili a denunciare quanto
accade e a chiedere conto ai Russi delle loro azioni in Cecenia e in Russia.
Il silenzio dellEuropa e dellItalia è il miglior complice
di quella violazione del diritto alla vita che la Corte Europea
ha denunciato con forza e che lamica Anna Politkovskaja stava documentando.
Per informazioni: Boni (348/5335309) |
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Roma,
13 ottobre 2006
ABORTO/MELLANO (RNP): IN ITALIA CE ANCORA LABORTO
CLANDESTINO E DI CLASSE. IL CASO BASILICATA: 92% DI GINECOLOGI OBIETTORI,
OLTRE LA META DELLE DONNE VANNO AD ABORTIRE FUORI REGIONE.
MINISTRO TURCO, NULLA DA DICHIARARE?. PRESENTATA INTERROGAZIONE.
OGGI E DOMANI A ROMA IL CONGRESSO DELLA FEDERAZIONE INTERNAZIONALE DEGLI
OPERATORI DI ABORTO E CONTRACCEZIONE (FIAPAC)
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Sul
sito del Ministero della Salute è disponibile la Relazione Annuale
sullinterruzione volontaria di gravidanza. Nella Presentazione,
il ministro Livia Turco accenna al problema dellaborto clandestino
che pur essendosi ridotto a fenomeno residuale, persiste proprio
nelle regioni, prevalentemente ddel Sud, dove maggiore è la carenza
di servizi. Nelle precedenti relazioni sono riportate le ultime stime
degli aborti clandestini, dellordine di 20.000 unità,
di cui il 90% è localizzato al Sud.. Il ministro non spende,
invece una parola sulla questione dellobiezione di coscienza.
Da una tabella (28), allegata alla suddetta Relazione, risulta che nel
2004, nella Regione Basilicata, erano obiettori coscienza il 92,6% dei
ginecologi, il 73,5% degli anestesisti e il 61,3% del personale non medico.
Nella tabella successiva è riportato il numero delle donne residenti
in ciascuna Regione che hanno effettuato lIVG; per quanto riguarda
la Basilicata, sono state effettuate, nel 2004, 615 IVG ma sono state
ben 1239 le donne lucane ad aver abortito (sono escluse dal calcolo le
donne straniere); dunque, ben 624 donne residenti in Basilicata (oltre
il 50% del totale) hanno abortito in altre Regioni. La percentuale che
ne deriva (101,46%) rappresenta un record italiano senza concorrenti (al
secondo posto il Veneto con il 12,27%).
Bruno Mellano e Donatella Poretti (deputati della Rosa nel Pugno) hanno
presentato uninterrogazione al Ministro della Salute.
Mellano ha dichiarato:
Chiediamo al ministro Turco: dati aggiornati sulle dimensioni dellaborto
clandestino; una valutazione sulle dimensioni assunte dal fenomeno dellobiezione
di coscienza; provvedimenti atti a consentire a tutte le donne della Basilicata
di poter accedere allinterruzione volontaria di gravidanza nella
propria Regione, secondo quanto previsto (per ora, ancora solo sulla carta)
dalla legge 194 del lontano 1978.
Mi auguro che nellimportante congresso della Fiapac che si tiene
oggi e domani a Roma si discuta anche del problema dellaborto clandestino
e della vera e proprio sabotaggio strisciante allattuazione della
legge 194 rappresentato dallobiezione di coscienza, in alcune regioni;
a farne le spese, come prima della legalizzazione dellaborto, le
donne italiane più povere e meno istruite, a cui si sono aggiunte
nel frattempo le donne non italiane (27% dei 130.000 aborti legali stimati
nel 2005).
La prossima settimana ripresenterò con gli altri colleghi della
Rosa nel Pugno la proposta di legge, elaborata dal Dr. Silvio Viale, di
riforma della legge 194 del 1978; tra laltro, proporremo che, nei
reparti ospedalieri dove si praticano le interruzioni volontarie di gravidanza,
deve essere garantita la presenza di almeno il 50% di personale non obiettore..
www.ministerosalute.it
www.fiapac.org
www.associazioneaglietta.it |
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Roma,
12 ottobre 2006
Dalai Lama: il Ministro Emma Bonino e lIntergruppo parlamentare
per il Tibet hanno accolto Sua Santità allarrivo in Italia
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Questa
mattina una delegazione dell Intergruppo parlamentare per
il Tibet composta dai deputati Luana Zanella e Bruno Mellano e dal
senatore Nuccio Iovene ha accolto allaeroporto militare di Ciampino
larrivo di Sua Santità il Dalai Lama, al suo primo di cinque
giorni di incontri con autorità politiche e spirituali. Il comitato
di accoglienza è stato aperto dal Ministro delle Politiche Europee
e del Commercio internazionale, Emma Bonino.
Oggi gli eventi più significativi saranno gli incontri con i Presidenti
di Camera e Senato, Bertinotti e Marini e lincontro con i Parlamentari
previsto per le ore 16:00 presso la VII Commissione Cultura della Camera
dei Deputati. Al termine, il Dalai Lama sarà ricevuto dal Presidente
della Commissione Esteri della Camera, on. Ranieri.
Lunico evento aperto al pubblico della visita a Roma sarà
Sabato 14 ottobre alle ore 9:30 presso laula magna della facoltà
di Lettere e Filosofia dellUniversità Roma 3, in Via Ostiense
234 per il conferimento della laurea honoris causa in biologia.
A proposito Bruno Mellano, deputato della Rosa nel Pugno, ha dichiarato:
E un grande onore per me accogliere oggi, da parlamentare,
Sua Santità il Dalai Lama, dopo averlo incontrato altre volte come
Consigliere regionale del Piemonte e militante del Partito Radicale Transnazionale.
Allora lavorai per la nascita dellAssociazione di Comuni, Province
e Regioni per il Tibet, oggi lavoro insieme a tanti altri colleghi di
entrambi gli schieramenti allinterno dellintergruppo per il
Tibet affinché non venga dimenticato il genocidio umano e culturale
di questo paese. Auspico che questi giorni possano aiutare le istituzioni
repubblicane a trovare non solo quella sensibilità che hanno già
dimostrato approvando in passato diversi ordini del giorno e mozioni a
sostegno della causa tibetana ma anche la forma e il metodo più
adatto ed incisivo per portare un sostegno concreto al Tibet e al Dalai
Lama, magari riconoscendo come legittimo il Governo tibetano in esilio
come richiedeva una risoluzione approvata dal Parlamento europeo. Confido
che il Presidente Prodi possa raccogliere linvito formulatogli da
una rappresentanza di parlamentari affinchè riceva ufficialmente
Sua Santità il Dalai Lama, consapevole del forte significato politico
che questo gesto potrebbe avere. Di fronte allaumentare della repressione
cinese nei confronti del tetto del mondo è quanto mai
urgente per la comunità internazionale e quindi anche per lItalia
adoperarsi in ogni sede affinché la vita, la cultura, lambiente
e la spiritualità del Tibet siano preservati per lumanità.. |
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Roma,
Torino, 12 ottobre 2006
DROGA ALCOOL/MELLANO (RNP): I DATI DEL GOVERNO SULLATTIVITA
DEI SERT NON CONTENGONO ALCUNA INFORMAZIONE SULLE CURE AGLI ALCOLDIPENDENTI.
PRESENTATA INTERPELLANZA.
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Alcuni
deputati della Rosa nel Pugno (Mellano, Capezzone, Poretti e Turco) hanno
presentato uninterpellanza al Ministro della Salute (Livia Turco)
e al Ministro della Solidarietà Sociale (Paolo Ferrero), facendo
loro notare che la Rilevazione attività nel settore tossicodipendenze
anno 2005 non riporta alcuna informazione sulle attività
di prevenzione e cura che i servizi pubblici per le tossicodipendenze
(Sert) attuano da almeno un decennio nei confronti di migliaia di cittadini
utenti alcooldipendenti. Il D. M. 20 settembre 1997, che ha definito i
modelli della suddetta rilevazione, contiene la seguente disposizione:
Non devono essere considerati i soggetti con dipendenza primaria
da alcool.
Bruno Mellano (Rosa nel Pugno) ha dichiarato:
In giorni in cui, nel Palazzo e fuori, si parla solamente di tamponi
antidroga, canne e cocaina, ci permettiamo di parlare di quella sostanza
stupefacente dabuso (come è definita nei modelli di
rilevazione del ministero della Sanità), lalcool, responsabile
della morte, ogni anno, in Italia di circa 40.000 persone (66 volte i
morti per eroina di strada). Secondo un recente studio fatto per la Commissione
Europea dallInstitute of Alcohol Studies del Regno Unito, i costi
tangibili riferiti al consumo di alcol allinterno della UE sono
stati stimati in 125 miliardi di euro nel 2003, e di questi circa 59 miliardi
di euro riguardano la perdita di produttività derivante da assenteismo,
disoccupazione e anni di lavoro persi a causa di morte prematura.
E, pertanto, paradossale che operatori, comunità scientifica,
politici non possano sapere quanti sono gli utenti alcooldipendenti trattati
in Italia dai Sert, regione per regione, con quali cure e con quali risultati.
I radicali si sono sempre battuti contro la proibizione e per una corretta
e completa informazione, rispetto a tutte le sostanze, alcool compreso.
Ci pare che landazzo generale sia, invece, quello di sbandierare
provvedimenti proibizionisti di dubbia utilità e di lasciare sulla
carta i buoni propositi educativi: la legge quadro sulle alcoldipendenze
(L. 125/01), che il governo Amato riuscì ad approvare in zona Cesarini,
è rimasta lettera morta, innanzitutto per responsabilità
del passato governo di centro-destra.
Nella nostra interpellanza, chiediamo ai ministri competenti: i dati mancanti
sulle alcoldipendenze; la revisione dei modelli di rilevazione dellattività
dei Sert; una necessaria ed urgente integrazione fra la legge quadro sulle
alcoldipendenze e il testo unico sugli stupefacenti (DPR 309/90), affinché
la destra sappia cosa fa la sinistra..
Mellano |
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Roma,
12 ottobre 2006
VISITA DEL DALAI LAMA IN ITALIA: DICHIAZIONE DI BRUNO MELLANO (RNP)
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Questa
mattina una delegazione dell Intergruppo parlamentare per
il Tibet composta dai deputati Luana Zanella e Bruno Mellano e
dal senatore Nuccio Iovene ha accolto allaeroporto militare di
Ciampino larrivo di Sua Santità il Dalai Lama, al suo primo
di cinque giorni di incontri con autorità politiche e spirituali.
Il comitato di accoglienza è stato aperto dal Ministro delle
Politiche Europee e del Commercio internazionale, Emma Bonino.
Oggi gli eventi più significativi saranno gli incontri con i
Presidenti di Camera e Senato, Bertinotti e Marini e lincontro
con i Parlamentari previsto per le ore 16:00 presso la VII Commissione
Cultura della Camera dei Deputati. Al termine, il Dalai Lama sarà
ricevuto dal Presidente della Commissione Esteri della Camera, on. Ranieri.
Lunico evento aperto al pubblico della visita a Roma sarà
Sabato 14 ottobre alle ore 9:30 presso laula magna della facoltà
di Lettere e Filosofia dellUniversità Roma 3, in Via Ostiense
234 per il conferimento della laurea honoris causa in biologia.
A proposito Bruno Mellano, deputato della Rosa nel Pugno, ha dichiarato:
E un grande onore per me accogliere oggi, da parlamentare,
Sua Santità il Dalai Lama, dopo averlo incontrato altre volte
come Consigliere regionale del Piemonte e militante del Partito Radicale
Transnazionale. Allora lavorai per la nascita dellAssociazione
di Comuni, Province e Regioni per il Tibet, oggi lavoro insieme a tanti
altri colleghi di entrambi gli schieramenti allinterno dellintergruppo
per il Tibet affinché non venga dimenticato il genocidio umano
e culturale di questo paese. Auspico che questi giorni possano aiutare
le istituzioni repubblicane a trovare non solo quella sensibilità
che hanno già dimostrato approvando in passato diversi ordini
del giorno e mozioni a sostegno della causa tibetana ma anche la forma
e il metodo più adatto ed incisivo per portare un sostegno concreto
al Tibet e al Dalai Lama, magari riconoscendo come legittimo il Governo
tibetano in esilio come richiedeva una risoluzione approvata dal Parlamento
europeo. Confido che il Presidente Prodi possa raccogliere linvito
formulatogli da una rappresentanza di parlamentari affinchè riceva
ufficialmente Sua Santità il Dalai Lama, consapevole del forte
significato politico che questo gesto potrebbe avere. Di fronte allaumentare
della repressione cinese nei confronti del tetto del mondo
è quanto mai urgente per la comunità internazionale e
quindi anche per lItalia adoperarsi in ogni sede affinché
la vita, la cultura, lambiente e la spiritualità del Tibet
siano preservati per lumanità..
Bruno Mellano
Segreteria: 06/67602192
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Roma,
Torino, 11 ottobre 2006
CARCERE/CASSA DELLE AMMENDE/MELLANO (RNP): IL MINISTRO MASTELLA
HA DATO FINALMENTE I NUMERI, AVVIANDO LOPERAZIONE TRASPARENZA
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Durante
la seduta pomeridiana della Camera dei Deputati, il ministro della Giustizia,
Clemente Mastella, ha risposto ad uninterrogazione (n. 3-00315)
dellon. Bruno Mellano (Rosa nel Pugno) sullistituto della
Cassa delle Ammende (CdA), volto a finanziare i progetti di reinserimento
dei detenuti; la CdA è un fondo di denaro, gestito dal dipartimento
dell'amministrazione penitenziaria del ministero della giustizia, dove
confluiscono i proventi del pagamento delle ammende e delle multe oggetto
delle sentenze penali di condanna; confluiscono nella cassa anche tutti
i beni mobili ed immobili confiscati alla criminalità.
Il ministro Mastella ha reso noto che, alla data del 31 luglio 2006: il
fondo patrimoniale della CdA era pari a 118.293.000 euro; erano stati
presentati 31 progetti da parte di soggetti privati ( in fase di esame
istruttorio) e 91 progetti da parte di soggetti pubblici (30 ormai superati,
16 non ancora approvati, 30 in corso di verifica e 16 già approvati
e in corso di attuazione per un impegno complessivo di 9.995.000 euro).
Nel mese di settembre, sono stati invece presentati 14 progetti, su base
regionale, finalizzati al reinserimento socio-lavorativo dei detenuti
che hanno usufruito dellindulto; nove progetti sono stati approvati
(riguardano 602 detenuti e ammontano a tre milioni di euro), cinque necessitano
di ulteriori approfondimenti.
Bruno Mellano ha dichiarato:
La Cassa delle Ammende è nata, nella sua attuale veste, nel
2000. Per cinque anni, grazie soprattutto al lavoro dellesponente
radicale Iolanda Casigliani e alla collaborazione di vari parlamentari,
abbiamo cercato inutilmente di sapere dallex ministro Castelli quale
era la sua consistenza, lattività svolta, i bilanci. Oggi,
finalmente, il ministro Mastella ha dato i numeri.
Numeri che testimoniano un grande lavoro istruttorio su progetti che,
comunque, hanno inciso solo per un decimo sulla dotazione patrimoniale
della CdA, che rimane consistente.
Ci sarà tempo e luogo per approfondire le questioni (le modalità
per pubblicizzare sia i progetti presentati, quelli approvati e quelli
respinti, sia i bilanci della CdA; la necessità di migliorarne
il regolamento); per il momento mi corre lobbligo di ringraziare
il ministro per lavvio dell operazione trasparenza
rispetto a un istituto così importante, soprattutto in questo momento,
per il miglioramento delle condizioni di vita di chi è ha varcato
i cancelli ma anche di chi rimane dietro le sbarre..
Mellano
N.B. Documentazione sulla Cassa delle Ammende nel link Carceri
su www.associazioneaglietta.it
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(Iniziative
volte a dare piena e corretta attuazione all'Istituto della cassa delle
ammende - n. 3-00315)
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PRESIDENTE.
Il deputato Mellano, al quale ricordo che ha un minuto a disposizione,
ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00315 (vedi
lallegato A Interrogazioni a risposta immediata sezione 6).
BRUNO MELLANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor ministro,
la cassa delle ammende è stata rivista con un provvedimento del
2000 e da allora è iniziata una vera e propria battaglia politica
dei Radicali, dei Radicali piemontesi in particolare e dellassociazione
radicale Adelaide Aglietta, di cui sono segretario, per cercare di tirare
fuori tale istituto dalle sabbie mobili del dipartimento di amministrazione
penitenziaria del Ministero. Si tratta di un istituto importante del 1936,
rivisto e completamente rinnovato nelle attribuzioni nel 2000. Da allora
abbiamo dovuto fare una battaglia politica per avere un regolamento attuativo
e da allora non sappiamo qual è il bilancio, qual è la gestione,
non conosciamo i progetti finanziati. Non sappiamo, in una fase così
delicata dopo l'approvazione dell'indulto, come finalmente il Ministero
della giustizia voglia dare piena, corretta ed immediata attuazione ad
un istituto importante per il mondo carcerario, per le associazioni di
volontariato, per gli istituti, ma anche per il Ministero.
PRESIDENTE. Il ministro della giustizia, Clemente Mastella, ha facoltà
di rispondere.
CLEMENTE MASTELLA, Ministro della giustizia. Innanzitutto, vorrei dirle
in premessa che l'intenzione del ministro è analoga alla sua. Noi
siamo qui da pochi mesi e speriamo di ottemperare a questa disciplina:
si tratta di un obbligo di natura morale ed anche di natura partecipativa
rispetto a quanto accade all'interno ed a quanto è possibile fare
in proiezione anche fuori dalle mura carcerarie.
Le risponderò, però, facendo presente che l'ammontare del
fondo patrimoniale della cassa ammende, alla data 31 luglio 2006, era
pari a 118.293.000 euro. Sempre alla data del 31 luglio si tratta
di stime raccolte dai miei uffici - alla cassa delle ammende risultavano
presentati 31 progetti da parte di soggetti privati per i quali era stata
avviata la relativa attività istruttoria e 91 progetti, invece,
da parte di soggetti pubblici. Per quanto riguarda questi ultimi, 30 non
risultano più attuali, 16 non sono stati approvati dal consiglio
di amministrazione, 30 sono in corso di istruttoria e 16 sono stati approvati
e sono tuttora in corso di attuazione.
Con l'approvazione di tali progetti la cassa ammende ha impegnato 9.995.000
euro. A questo va aggiunto anche che il consiglio di amministrazione della
cassa ammende, in data 27 settembre 2006, si è nuovamente riunito
per approvare il finanziamento di progetti finalizzati al reinserimento
socio-lavorativo a seguito dell'indulto.
In conseguenza di ciò, per poter garantire il reinserimento sociale
dei detenuti che hanno beneficiato dell'indulto, la cassa delle ammende
ha ritenuto doveroso partecipare all'azione di assistenza e sostegno volta
a prevenire il rischio di isolamento, di emarginazione di migliaia di
soggetti appena rimessi in libertà.
I progetti presentati sono stati quattordici, tutti realizzati su piano
di base regionale. Nove di essi hanno registrato l'approvazione del consiglio
di amministrazione, cinque, invece, necessitano di un ulteriore approfondimento.
I progetti approvati, che hanno avuto come destinatari 602 detenuti, ammontano
a tre milioni di euro e, quindi, limpegno di spesa oggi è
pari a 2 milioni e tremila euro. Sono stati, infine, approvati due progetti
che riguardano quanto è stato predisposto dalla direzione generale
detenuti e trattamento per la casa circondariale di Lecce, per i quali
abbiamo avuto 437 mila euro.
Riepilogando, a tutt'oggi gli impegni finanziari deliberati dalla cassa
delle ammende ammontano a 12 milioni 360 mila euro. Tutto quanto ho detto
concerne la gestione impegni e spese inerenti ai progetti presentati dalla
cassa delle ammende, inclusi, come detto, anche quelli specificatamente
legati all'approvazione della legge d'indulto.
Metterò mano a questo, è mia intenzione farlo, anche per
qualche cambiamento che, forse, interverrà all'interno della direzione
generale degli istituti di prevenzione e pena. Come rappresentante del
Governo allonorevole interrogante dico fin dora che quando
vorrà, attraverso l'utilizzo degli strumenti parlamentari, sono
disponibile a rispondere, spero in maniera precisa e dettagliata.
PRESIDENTE. Lonorevole Mellano ha facoltà di replicare.
BRUNO MELLANO. Signor ministro, la ringrazio davvero di cuore. Mi dichiaro
completamente soddisfatto della sua risposta sia per la precisione dei
numeri - si tratta di una novità, finalmente abbiamo dei numeri
su cui ragionare e su cui operare sia per l'impegno, dato in premessa
e in conclusione del suo intervento, e per aver compreso, come credo abbiano
compreso anche i suoi sottosegretari, che la cassa delle ammende è
uno strumento utile e indispensabile proprio per l'attività del
Ministero della giustizia in una fase delicata come questa, dopo lapprovazione
della legge sull'indulto. La cassa delle ammende è uno strumento
potenzialmente inesauribile in quanto raccoglie le ammende e le sanzioni
pecuniarie e, come tale, può mettere a disposizione dei direttori
delle case circondariali e delle case di reclusione, ma anche del privato
sociale, delle regioni e degli enti pubblici, risorse finanziarie per
progetti che prevedano linserimento lavorativo e sociale dei detenuti
e delle loro famiglie.
La presente interrogazione arriva dopo una serie di atti di sindacato
ispettivo, presentati anche nella scorsa legislatura in cui non c'erano
in Parlamento esponenti del partito radicale con il ricorso ad amici,
cioè ad altri onorevoli.
Finalmente oggi abbiamo dei dati. Occorre però lavorare quotidianamente
in questo settore. Recentemente sono stato in un importante istituto penitenziario
ligure dove non sapevano dell'esistenza della cassa delle ammende. È
necessario, quindi, fare informazione e mettere a disposizione degli enti
locali strumenti attuativi. L'indulto sicuramente ha fatto anche questo,
ha cioè dato informazioni agli enti locali in ordine allesistenza
della cassa delle ammende. L'istituto, in tal modo è partito
eppur si muove, potremmo dire -, finalmente si muove questo pachiderma
di origine fascista, rivisitato nel 2000, che ha davvero le potenzialità
per realizzare un intervento moderno, puntuale ed efficace per l'inserimento
lavorativo dei detenuti.
Basta con le parole, cominciamo ad attivarci e a rendere efficaci ed effettive
le disposizioni costituzionali sul senso della pena e della reclusione.
Signor ministro, grazie davvero.
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Roma
9 ottobre 2006
Caccia/Mellano: la giunta Bresso affetta da delirio di onnipotenza
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Il
giorno dopo la bocciatura dei piani di abbattimento degli ungulati da
parte del Tar Piemonte, con un colpo di mano la Giunta regionale guidata
da Mercedes Bresso ha stabilito, con un colpo di mano, la riapertura della
caccia reinserendo tutti quegli elementi di illegittimità che le
venivano contestati, ad eccezione, per forza di causa maggiore, della
preapertura, dovuta al fatto che siamo ad ottobre!
A questo proposito Bruno Mellano, deputato della Rosa nel Pugno e membro
della Commissione Agricoltura ha dichiarato:
"Credo che a questo punto non vi siano più dubbi sul fatto
che la giunta regionale sia affetta da una grave forma di
delirio di onnipotenza. Pur di permettere un vero e proprio massacro nei
nostri boschi è disposta a fare carta straccia delle sentenze del
Tar e del Consiglio di Stato che hanno bocciato la delibera contestando
i presunti "danni alle colture e aumento degli incidenti stradali"
e la preapertura al 17 settembre della caccia agli ungulati in alcuni
Ambiti territoriali di caccia. Non ci sono più freni né
scrupoli nelle decisioni di questa giunta in materia di caccia. Credo
che siano inevitabili ed auspicabili nuovi ricorsi contro questo nuovo
provvedimento a mio parere illegittimo. Fintanto che non si faranno censimenti
seri e scientifici come chiede la legge non sarà mai accettabile
la riapertura della caccia solo per far contenti ed ottenere qualcosa
dall'arroganza di parte del mondo venatorio piemontese.".
Bruno Mellano |
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Roma,
7 ottobre 2006
UCCISIONE GIORNALISTA RUSSA/MELLANO (RNP): DALEMA NON POTRA
FARE MOLTO? INIZI A RISPONDERE ALLA NOSTRA INTERPELLANZA SULLA CECENIA.
CONTRO LO ZAR PUTIN E LA VILTA DELLEUROPA: OGGI IN
LIBANO, DOMANI IN CECENIA!.
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Bruno
Mellano (deputato Rosa nel Pugno) ha dichiarato:
Anna Politkovskaia è morta perché non si è
rassegnata a quello che lEuropa vile in cui viviamo ha già
accettato: la normalizzazione della Cecenia, cioè loccupazione
militare di un angolo dEuropa con relativo massacro, spoliazione,
depredazione della popolazione civile. Ha scritto fino allultimo
contro le violenze compiute dal governo fantoccio di Ramzan
Kadyrov. Oggi, nel settimo anniversario dalla salita al potere dello zar
Vladimir Putin, ha avuto il fatto suo. Naturalmente, non sapremo nulla
su chi lha uccisa, come non abbiamo saputo nulla su chi uccise Antonio
Russo, inviato di Radio Radicale, sei anni fa, in Georgia.
Apprendo che il ministro degli Esteri DAlema, alla notizia della
morte della giornalista russa, ha proferito questo commento pregnante
e significativo: Non potremo fare molto. Magari, il governo
italiano potrebbe rispondere nel più breve tempo possibile alla
nostra interrogazione (Capezzone ed altri) presentata in agosto che chiedeva
un Conferenza di Pace per la Cecenia. Magari, il governo italiano
potrebbe riprendere in mano il Piano di Pace (presentato nel 2003 dal
governo Maskhadov) che chiedeva un intervento di truppe di interposizione
ONU in Cecenia per porre fine alle violenze e avviare la ricostruzione
del Paese.
Oggi in Libano, domani in Cecenia ? |
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Torino,
7 ottobre 2006
DALLA LEGGE FINANZIARIA ALLA PILLOLA RU486
/SINTESI
DELLA CONFERENZA STAMPA DI DANIELE CAPEZZONE, OGGI, A TORINO.
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Ha
introdotto la conferenza stampa Igor Boni (Comitato Nazionale Radicali
Italiani).
Daniele Capezzone (presidente Commissione Attività Produttive Camera
dei Deputati, segretario nazionale di Radicali Italiani):
Sono qui, innanzitutto, per esprimere il mio sostegno e la mia gratitudine
a Silvio Viale (che non è qui con noi solamente perché è
al lavoro in ospedale) e ai radicali piemontesi per aver intrapreso una
grande lotta civile, per aver cercato e per cercare di mettere a disposizione
delle donne piemontesi e di tutta Italia un farmaco, la pillola RU486,
che è già disponibile nel resto dEuropa da 18 anni.
Questo in base alla consapevolezza che laborto è comunque
un trauma a cui è possibile e auspicabile evitare di aggiungere
laltro trauma rappresentato dallintervento chirurgico.
Comprendo le ragioni che hanno condotto lOspedale S. Anna a sospendere
a tempo indeterminato la cosiddetta sperimentazione; rispetto
il lavoro della magistratura ma mi chiedo: la politica dovè?
Rivolgo un appello al ministro Turco affinché ci riceva per verificare
i prossimi passi, affinché laborto farmacologico, riconosciuto
e garantito dalla legge 194, sia concretamente possibile in tutta Italia.
Rivolgo un appello allassessore Valpreda affinché incontri
al più presto lon. Mellano per verificare la situazione piemontese
ed andare avanti. Insomma, occorre rimettere questo tema al centro dellagenda
politica, occorre che ciascuno, al governo, in Parlamento, si assuma le
proprie responsabilità; dico questo senza alcun spirito polemico
ma con sincera volontà costruttiva.
Per quanto concerne i Radicali Italiani, annuncio fin da ora che il nostro
Congresso di fine mese porrà fra le questioni centrali quella dellaborto
farmacologico e il Dr. Viale rivestirà in tale ambito un ruolo
da protagonista, sia in qualità di medico sia in qualità
di dirigente radicale.
Passo ora al secondo punto che volevo trattare, quello relativo alla discussione
della Legge Finanziaria. I radicali sono nella maggioranza, sono leali
rispetto agli impegni presi con gli elettori; essere leali non significa
essere complici.
Il governo aveva approvato un DPEF che prevedeva ampi tagli di spesa;
al contrario, la Finanziaria agisce non sulla spesa ma sulle tasse.
Constatato questo, e ritenendolo intollerabile, ho lanciato, assieme a
Paolo Messa (curatore di Formiche) liniziativa di un
tavolo dei volenterosi, per mettere a punto modifiche bipartisan
alla legge finanziaria.
Sin da subito hanno aderito al tavolo: Sandro Bondi (coordinatore
FI), Bruno Tabacci (deputato UDC, già Presidente Commissione attività
produttive Camera), Nicola Rossi (deputato Ds), Marco Follini (senatore,
già segretario UDC), Pino Pisicchio (IDV, presidente Commissione
giustizia Camera), Aldo Scarabosio (Fi, presidente Commissione Industria
Senato), Mauro Del Bue (deputato Nuovo PSI), Francesco Nucara (deputato,
segretario Pri).
La prima riunione del tavolo è prevista per martedì
pomeriggio; ci vedremo, discuteremo e cercheremo di isolare tre, quattro
punti su cui chiedere al governo una modifica di rotta, sulla scorta del
principio Meno tasse, Più riforme.
Voglio qui ricordare un precedente illuminante: nel 1994, quando il primo
governo Berlusconi presentò la legge finanziaria stralciando allultimo
la riforma delle pensioni, Romano Prodi sottoscrisse lAppello lanciato
da Franco Debenedetti che invitava il governo a recuperare tale riforma
nella finanziaria; oggi le parti sono invertite ma il problema è
rimasto invariato.
Prodi non deve arroccarsi ma deve far tesoro dellatteggiamento costruttivo
di ampi strati del centrodestra, a partire da Berlusconi.
N. B. Nelle ore immediatamente successive alla conferenza stampa
si sono aggiunte le seguenti adesioni al tavolo dei volenterosi:
Renzo Lusetti (Margherita); Gianni Alemanno (AN), Antonio Polito (Margherita,
già direttore del Riformista), Adolfo Urso (AN), Guido Corsetto
(FI), Stefano Pedica (IDV) e Carlo Vizzini (FI). |
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Torino,
6 ottobre 2006
RU486: MA NON FINISCE QUI
/SINTESI CONFERENZA STAMPA
DI BRUNO MELLANO E SILVIO VIALE
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Bruno
Mellano (deputato Rosa nel Pugno, segretario Associazione Radicale Adelaide
Aglietta):
Questa conferenza stampa era assolutamente necessaria per fare il
punto radicale sulla vicenda RU486. Ci tengo, innanzitutto,
a ribadire che tutte le nostre iniziative per lintroduzione dellaborto
farmacologico in Italia sono state fatte nel pieno rispetto della legge
194 sullinterruzione volontaria di gravidanza, anzi per la sua completa
attuazione (art. 15: Le regioni, d'intesa con le università
e con gli enti ospedalieri, promuovono l'aggiornamento del personale sanitario
sull'uso delle tecniche più moderne, più rispettose
dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per
l'interruzione della gravidanza.). Voglio anche ribadire che i due
Assessori regionali alla Sanità della passata giunta di centro-destra
(entrambi di AN) hanno tenuto nei confronti della sperimentazione del
S. Anna un comportamento corretto, di rigorosa attuazione della legge.
Ora siamo arrivati ad un punto cruciale; il rischio è quello di
rimanere al palo. Siamo stati sempre consapevoli che la sperimentazione
era scientificamente del tutto inutile; cosa cè da sperimentare
rispetto ad un farmaco che è stato utilizzato, da 18 anni a questa
parte, in tutta Europa da migliaia di medici e da milioni di donne?! La
sperimentazione rappresentava il primo passo per arrivare alla legalizzazione
della RU486 in Italia. Pertanto, a seguito della sospensione a tempo indeterminato
della sperimentazione al S. Anna, ho richiesto ieri allAssessore
regionale alla Sanità, Mario Valpreda, un incontro urgente per
conoscere le nuove strade che la Regione intende percorrere per assicurare
alle donne piemontesi laccesso allaborto farmacologico.
La seconda cosa che mi preme dire è che Viale non è
lo sperimentatore solitario, il Don Chischiotte mandato allo
sbaraglio; in questi cinque anni, Marco Pannella, Daniele Capezzone, Emma
Bonino (che andò in visita al S. Anna nel 2002), Marco Cappato
non hanno mai mancato di esprimere il proprio sostegno politico alliniziativa
del ginecologo radicale Silvio Viale.
Solo alcuni mesi fa, quando si trattava di raccogliere i meriti della
sperimentazione al S. Anna, il leit motiv era: Non cè
solo Viale!; ora che è comparsa sullo sfondo la Procura,
il messaggio strisciante è: E tutta colpa di Viale!.
Viale non è solo; lo ripeterà anche Daniele
Capezzone nella sua conferenza stampa di domani, qui a Torino.
Per quanto mi riguarda, sto lavorando, assieme alla collega Daniela Poretti,
per organizzare unaudizione pubblica del Dr. Viale presso la Camera
dei Deputati..
Silvio Viale (ginecologo radicale, membro Direzione nazionale Rosa nel
Pugno):
Non mi sono mai sentito solo e abbandonato nella mia iniziativa,
tantomeno dai radicali.
Per quanto riguarda il mio caso personale, ho ricevuto, insieme ad altri,
dalla Procura di Torino una comunicazione di proseguimento delle
indagini lo scorso luglio, rispetto ad uninchiesta aperta
a gennaio e che concerne la sperimentazione dal suo inizio (settembre
2005), quando le donne erano ricoverate in regime di day hospital; la
successiva ordinanza di Storace impose il ricovero per tutta la durata
del trattamento. Ciò ha fatto sì che, delle 362 donne che
hanno assunto la RU486, 26 lhanno fatto in regime di ricovero-day
hospital e le restanti 336 in regime di ricovero ordinario.
Gli ultimi trattamenti sono stati effettuati prima delle ferie estive;
al momento attuale, nessuno, tantomeno io, ha iniziato lo studio dei casi
effettuati.
Accantonato il caso giudiziario (rispetto al quale ho la massima fiducia
nel lavoro degli inquirenti), il punto cruciale di tutta la questione
consiste nellinterpretazione dellart. 8 della legge 194/78:
L'interruzione della gravidanza è praticata da un medico
del servizio ostetrico-ginecologico presso un ospedale generale
.
Io ritengo che il suo significato sia chiaro (presso lospedale deve
avvenire solo lintervento sanitario e non anche lespulsione
del materiale abortivo) ma, se così non fosse, il primo compito
della sinistra al governo sarebbe quello di riscriverlo, tenendo presente
che in nessun Paese del mondo dove la RU486 è legale è imposto
il ricovero delle donne nel periodo intercorrente fra la prima e la seconda
assunzione del farmaco. Detto altrimenti: se si imponesse per legge alle
donne di rimanere in ospedale fra le due assunzioni, pochissime donne
richiederebbero laborto farmacologico.
E certo interesse della ditta produttrice Exelgyn di chiedere la
registrazione in Italia del farmaco, ma è in gioco, innanzitutto,
linteresse generale delle donne italiane e del sistema sanitario
di poter utilizzare tale farmaco. Tocca al ministro della Sanità,
agli Assessori regionali della Sanità, ai partiti e ai parlamentari
favorevoli alla RU486 di assumersi le proprie responsabilità, tenendo
anche conto che oggi, adesso, in tante parti dItalia (Toscana, Puglia,
Trentino, Emilia), la RU486 continua ad essere somministrata a donne che
poi, in buona parte, non restano in ospedale ma vanno a casa.
Non cè più nulla che io possa fare concretamente;
la partita della sperimentazione è terminata; occorre capire alla
fine chi avrà vinto. |
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Roma,
5 ottobre 06
CAPRIOLI: IL TAR PIEMONTE CONFERMA LA SOSPENSIVA ALLA CACCIA, DICHIARAZIONE
DI BRUNO MELLANO (RNP)
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Oggi
il Tar-Piemonte ha confermato la sentenza di sospensiva alla caccia ai
caprioli, erroneamente considerati in soprannumero, decisa lo scorso 7
settembre. La Giunta Bresso, subito dopo la prima sentenza di sospensiva
aveva farro ricorso al Consiglio di Stato contro tale provvedimento ma,
pochi giorni fa, tale ricorso era stato respinto. Alla notizia della sentenza
definitiva del Tar Bruno Mellano, deputato della Rosa nel Pugno e membro
della Commissione Agricoltura ha dichiarato:
Sono molto soddisfatto per questa sentenza che finalmente sbugiarda
tutti coloro pensavano di poter permettere vere e proprie mattanze giustificandole
con dati falsati da interessi di parte, ovviamente quella dei cacciatori.
Il provvedimento della giunta Bresso pretendeva di aggirare la legge nazionale
poiché se anche fosse stato evidenziato un dato allarmante circa
l'esubero di ungulati, comunque, la strategia di intervento avrebbe dovuto
prevedere prima l'applicazione di metodologie ecologiche e incruente e,
solo in caso di insuccesso, si poteva ipotizzare la caccia selettiva secondo
le prescrizioni della normativa nazionale sulla caccia. Al contrario,
la Regione Piemonte aveva preferito la strada di una apertura abusiva
anticipata della stagione venatoria. Ora mi auguro che questa sentenza
possa essere di riferimento anche per gli anni a venire e per tutte le
altre regioni affinché la legge nazionale sulla caccia (legge 157
del 1992) possa vedere finalmente applicata ogni sua clausola. Ringrazio
di cuore per questa vittoria tutte le associazioni ambientaliste e animaliste
e, in particolare, lassociazione Animalisti Italiani
e il suo Direttore, Ilaria Ferri, per aver presentato il ricorso e lavvocato
Valentina Stefutti per aver seguito con passione e costanza il percorso
processuale della vicenda. Sono convinto, infine, che anche il Presidente
Bresso, potrà sicuramente trarre vantaggio, almeno in termini di
immagine, per la sentenza odierna
Bruno Mellano
Segreteria Camera (06.67602192) |
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Roma,
4 ottobre 2006
IL DECRETO SULLA CACCIA MUORE, IMPALLINATO DAL GOVERNO STESSO
E DALLA MAGGIORANZA
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A
seguito dellennesimo rinvio del decreto-legge 16 agosto 2006, n.
251 sulla caccia, stabilito per la mancanza del parere della Commissione
Bilancio, impegnata ad esaminare la legge finanziaria 2007, Bruno
Mellano, deputato della Rosa nel Pugno, membro della Commissione Agricoltura
e del Comitato dei Nove in rappresentanza del proprio gruppo ha dichiarato:
Oggi, con lennesimo rinvio, il Governo è riuscito a
dare il peggio di sé. Già da giorni si era capito che la
sorte del decreto era segnata. Poiché non era più stata
raggiunta lintesa tra i ministri De Castro, Pecoraro Scanio, Bonino,
Lanzillotta e Bianchi sul nuovo testo emendato dalla Commissione Agricoltura,
e a seguito della divisione tra i gruppi parlamentari della maggioranza
stessa, emersa sia nelle commissioni che in aula, il Governo aveva deciso
di tirarsi indietro lasciando la palla al Parlamento. Insomma il decreto
andava affossato, bisognava solo capire come fare. La trovata di oggi,
cioè quella di dire che non era possibile procedere alla discussione
e al voto poiché mancava il parere della Commissione Bilancio,
risulta essere quanto di peggiore si potesse trovare, in termini di trovate
diaboliche. Si è scelto di non decidere nulla, neanche di bocciare
il testo con un voto da presentare ai cittadini al fine di essere, poi,
da loro giudicati. Poiché non si vuole perdere né lelettorato
ambientalista né quello delle lobbies del mondo venatorio non restava
che non fare niente, per lasciare che i tempi e linedia parlamentari
affossino quello che resta di un decreto che, in origine, avrebbe potuto
salvare il nostro Paese da multe milionarie che ci arriveranno dalla Commissione
Europea per violazione delle direttive comunitarie in materia di caccia
e di ambiente.
Chi sperava in un cambiamento, da parte di questo Governo, in materia
di europeismo, di rispetto della legalità e, perché no,
di animalismo, non può che sentirsi deluso e amareggiato; oggi
ottengono il loro piccolo trofeo tutti gli assessori alla caccia delle
Regioni italiane che potranno, ancora una volta, fare carta straccia della
Legge europea, prevedendo deroghe di apertura della caccia a specie protette,
pre-aperture e prelievi venatori ludici senza dover rispondere a nessuno.
Questo, per dirla molto chiaramente, vuol dire solo una cosa: che non
solo arriveranno le multe già previste ma che produrremo nuove
infrazioni e relative sanzioni il cui peso economico sulla collettività
risulta essere incalcolabile. Verrebbe da dire: che cosa non si è
disposti a fare (e a pagare) per un pugno di voti!
On. Bruno Mellano
Segreteria (06.67.60.2192) |
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Torino,
3 ottobre 2006
ROSA NEL PUGNO: PRESENTATA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE PER DENUNCIARE
I RITARDI ITALIANI IN MERITO ALLA TUTELA DELLE ACQUE
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Mellano:
LItalia ha un ritardo di quindici anni nella attuazione delle
direttive europee sulla protezione delle acque dai fitofarmaci e dai nitrati
Bruno Mellano, Deputato della Rosa nel Pugno e membro della Commissione
Agricoltura della Camera dei Deputati, ha presentato una interrogazione
urgente al Ministro dellAmbiente, Alfonso Pecoraio Scanio, per denunciare
i ritardi italiani nellapplicazione delle direttive europee del
1991 in tema di protezione delle acque e per sollecitare le Regioni e
il Governo ad agire con tempestività per colmare il ritardo.
Dichiarazione di Bruno Mellano (Deputato piemontese della Rosa nel Pugno,
della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati)
Sono ormai 5 anni che chiediamo con forza e con insistenza che le
regioni italiane e il Governo si facciano carico di rispettare le normative
europee in tema di protezione delle acque dai fitofarmaci e dai nitrati
di origine agricola. Molte regioni italiane, per linottemperanza
degli obblighi previsti, sono incorse e stanno incorrendo
in procedure di infrazione da parte dellEuropa.
Nella maggior parte delle regioni non sono mai state individuate le zone
vulnerabili a fitofarmaci e ai nitrati e tanto meno sono stati approvati
piani dazione per limitare i danni in atto e quelli
potenziali. Nelle regioni (poche) dove ciò è avvenuto spesso
non si sono minimamente rispettate le metodologie previste.
Le indicazioni, scritte nelle norme europee e nella legislazione italiana
che le recepisce, sono assai chiare; occorre che - con urgenza - il Ministro
Pecoraro Scanio e il Governo intervengano per sanare questa mancanza.
Lo chiediamo non per puro spirito ambientalista ma con spirito di responsabilità:
i dati allarmanti sui livelli e sulla qualità degli inquinanti
presenti nelle nostre falde ce lo impongono.
Per informazioni: Mellano |
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Torino,
2 ottobre 2006
DROGA/MELLANO E VIALE (RNP): A TORINO COME A NAPOLI COME A ROMA,
LA SINISTRA DI GOVERNO SI RIFIUTA DI AFFRONTARE IL NODO DEL PROIBIZIONISMO.
LODG PALMA/VIALE DI DIECI ANNI FA E RIMASTO
LETTERA MORTA.
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Bruno
Mellano (deputato Rosa nel Pugno) e Silvio Viale (direzione nazionale
RNP) hanno dichiarato:
Non ci stiamo alle proteste, perbeniste e ipocrite, di chi scopre,
da un giorno allaltro, che a Torino ci sono zone completamente in
mano agli spacciatori. Sono quelle lungo la Stura ma si spaccia tranquillamente
anche in pieno centro, sotto la casa del sindaco Chiamparino, in piazza
Vittorio Veneto. Ora che cè scappato il morto (forse due),
vai con la grande retata, per rassicurare lopinione pubblica; in
attesa di nuove morti, nuove violenze e vecchi razzismi.
La sinistra di governo sconta, a Torino come a Napoli come a Roma, la
sua totale non volontà di affrontare il nodo del proibizionismo
su alcune droghe, che consegna ogni giorno centinaia di migliaia di cittadini
tossicodipendenti (quelli che anche il servizio pubblico della
RAI regionale ha definito razzisticamente i tossici) nelle
mani della criminalità.
Il sindaco Chiamparino se la cava a buon mercato auspicando che le leggi
sulle tossicodipendenze e sullimmigrazione siano cambiate; ma a
livello locale non ha fatto nulla sul fronte della riduzione del danno.
Dieci anni fa, il 10 settembre 1996, il Consiglio Comunale di Torino approvò
un ordine del giorno (Palma, Viale e altri) per nuove politiche sulle
tossicodipendenze, mai concretizzato dalle amministrazioni, tutte rigorosamente
di centro-sinistra, che si sono succedute da allora.
L'odg impegnava l'amministrazione comunale a "lavorare al più
presto (anche, laddove i vincoli della legislazione lo imponessero, a
titolo di semplice prefigurazione) ad un progetto sulla Città e
le droghe che consenta a Torino di proporsi con il concorso delle
competenze, dei saperi e delle esperienze che la Città offre
come laboratorio dell'innovazione e della riforma anche sui temi delle
politiche sulle droghe".
Lodg parlava, per esempio, della necessità di istituire narcosalas
in cui i tossicodipendenti possano almeno assumere le sostanze stupefacenti
comprate sul mercato criminale in condizioni sanitarie dignitose, tali
da scongiurare le overdosi. Nellestate 2002, di fronte allescalation
delle morti per overdose, il sindaco Chiamparino si dichiarò favorevole
a questiniziativa; poi, di fronte allalzata di scudi della
Margherita, fece dietro-front.
Sarebbe interessante sapere se nel nuovo Consiglio Comunale ci sia qualcuno
disposto a rinunciare alle lacrime di coccodrillo e al gioco dello scaricabarile
per cercare di attuare almeno in parte quellordine del giorno, sempre
attuale (purtroppo!).
Sarebbe interessante sapere se i ministri piemontesi competenti, Ferrero
e Turco, dopo le promettenti dichiarazioni di questi mesi, passeranno
ai fatti, presentando leggi e/o decreti di modifica della legge Fini-Giovanardi
sulle tossicodipendenze..
Mellano
Viale (348/5335310) |
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