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Torino, 29 novembre 2003
“QUANTO VALE UN FIGLIO?
1000 EURO SE LO TIENI, 1500 EURO SE LO VENDI”
  TIPO DI GRAVIDANZA COSTO
ABORTO SPONTANEO 500-1000 €
ABORTO VOLONTARIO CHIRURGICO (<90 giorni) 1000 €
ABORTO VOLONTARIO MEDICO (<90 giorni) 500 €
ABORTO TERAPEUTICO (>90 giorni) 500-1500 €
PRIMO FIGLIO Zero €
SECONDO, O SUCCESSIVO, FIGLIO 1000 €
FIGLIO RIFIUTATO (DATO IN ADOZIONE) 1500 €
FIGLIO ADOTTATO 1000 €
FIGLIO NATO MORTO Zero €
MORTE DEL FIGLIO IN UTERO ?Silvio Viale, ginecologo, presidente dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta e membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani, e Bruno Mellano, Consigliere regionale dei Radicali denunciano una maggioranza parlamentare misogina, che vuole colpire le donne ed il diritto di scelta.
Silvio Viale ha dichiarato:
“Con una mancetta di 1000 € il governo aveva già deciso quanto possa valere un neonato, se nasce vivo. Oggi il Parlamento ha decretato che, in alternativa, lo si può vendere per 1500 €, dandolo in adozione. Una libera scelta d’amore, nell’uno e nell’altro caso, viene premiata con poche lire, come se una scelta così impegnativa e consapevole, possa valere meno di una settimana in un villaggio turistico. Con il voto parlamentare di ieri si è toccato davvero il fondo della stupidità ideologica e dell’arroganza misogina. Infatti i tassi di abortività, in lieve riduzione, e quelli di natalità, in lieve ripresa, non saranno affatto influenzati, poiché e chiaro che nessuna donna deciderà mai di fare un figlio per avere una effimera manciata di euro. 1000 € non sono un incentivo, come 1500 € possono lenire la sofferenza per un figlio dato in adozione. Di fronte alle proprie aspirazioni, per fortuna, una gravidanza è sempre una questione di valori, qualunque sia la scelta, di libertà, non di soldi. Un’elemosina di 1000 € può fare comodo, ma non può influenzare le ben più complesse ragioni che hanno portato alla riduzione della natalità nei paesi ricchi, cattolici, latini ed occidentali del Sud Europa, dove un figlio costa poco più del capitale impegnato nell’acquisto e nel mantenimento di un automobile. Se il denaro fosse un valore, perché non accettare i 20-30.000 € di un utero in affitto?”
“Ieri in Parlamento si è toccato il fondo e la colpa è della diserzione, ormai ventennale, dei movimenti femminili e femministi sui temi dell’aborto e della libertà di scelta, con le donne lasciate sempre più sole e sempre più intimidite tra i buchi della 194. Mi auguro che vi sia uno scatto di orgoglio della ragione, da parte chi afferma di stare dalla parte delle donne. Altrimenti il rischio è la perdita definitiva della solidarietà e della memoria collettiva.”
UN BRUTTO CLIMA
Bruno Mellano, Consigliere radicale alla Regione Piemonte ha aggiunto:
“C’è un brutto clima, di cui sono complici sia i laici del centrodestra che del centrosinistra. E’ lo stesso clima che ha finora permesso al ministero di rimandare la sperimentazione al S.Anna di Torino sulla RU486 e che nel 1999, con il centrosinistra di Massimo D’Alema, non registrava in Italia la RU486, mentre questo avveniva in tutta Europa. E’ quel clima che sta permettendo il rifiorire dell’aborto clandestino e che relega le donne ad affrontarlo da sole, in qualche modo, come avveniva ai tempi i cui era vietato. E’ quello stesso clima che sta producendo una legge criminale sulla fecondazione assistita. E’ un clima vergognoso che deve cambiare e nessun parlamentare può chiamarsi fuori.”

Per informazioni (Silvio Viale 339.3257406, Bruno Mellano 348.5335302)

Torino, 28 novembre 2003
SFIDA RADICALE AL CENTROSINISTRA PIEMONTESE:
"DITE QUALCOSA DI DIVERSO
PER NON ESSERE UN CENTROSINISTRA ALLA GHIGO
  Dichiarazione di Silvio Viale, presidente dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta:
"Domani il centrosinistra allargato, Ulivo – Rifondazione – Italia dei valori, manifesterà contro Berlusconi e contro Ghigo. Tralasciando le questioni nazionali su Berlusconi, i radicali piemontesi colgono il positivo segnale di una manifestazione contro il Governo regionale e sfidano il centrosinistra piemontese a pronunciarsi su tre questioni regionali attuali, in modo chiaro e preciso.
La prima questione è la RU486 e la libertà delle donne nell'accesso all'aborto; occorre ricordare, che nel 1999, quando con la sola eccezione dell'Italia in tutta Europa si introduceva la RU486, primo ministro era Massimo Dalema e alla sanità c'era Rosy Bindi. La seconda questione riguarda la Commissione di inchiesta sui fondi dell'alluvione, proposta dai radicali, sulla quale il centrosinistra sembra essere alquanto imbarazzato e preoccupato. La terza questione è il comportamento del centrosinistra piemontese sulla caccia; sono contrari o favorevoli alla proposta peggiorativa in discussione? E poi sono contrari o favorevoli allo svolgimento del referendum contro il quale si oppone il governo regionale?
Quindi su RU486, inchiesta sui rimborsi delle alluvioni e caccia ci aspettiamo risposte precise dalla manifestazione regionale contro Ghigo di domani. Sarebbe triste dovere constatare le solite generiche litanie di intenti su sanità, pace e lavoro, tipo predicozzi domenicali. Perché, se così dovesse essere, come si potrebbe negare che solo i radicali sono l'unica vera forza di opposizione contro il centrodestra di Ghigo, ma anche contro il centrosinistra alla Ghigo?"
(per informazioni Silvio Viale)

Torino, 26 novembre 2003
CECENIA/TORINO: TRE GIORNI DI MOBILITAZIONE.
  I radicali torinesi organizzano per giovedì 27, venerdì 28 e sabato 29 novembre tre giorni di mobilitazione straordinaria per la pace e la libertà della Cecenia. Saranno allestiti tavoli di raccolta firme e informazione sul piano di pace proposto dal legittimo governo ceceno in P.zza S.Carlo (fronte Banca S.Paolo) dalle 10 alle 13. Il piano di pace propone, sul modello di quanto sta accadendo in Kossovo, una amministrazione temporanea delle Nazioni Unite ed il ritiro delle truppe di occupazione russe.
Il piano, che, grazie anche all'adesione di molti cittadini piemontesi, sta per raggiungere le 12.000 adesioni, può essere sottoscritto sul sito: www.radicalparty.org.
Dichiarazione di Igor Boni e Gianni Pizzini, della Segreteria dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta di Torino, che saranno presenti ai tavoli:
“Al Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, si sono aggiunti in questi giorni i Sindaci delle città di Quittengo e Tollegno (Biella), Briona (Novara), Marsciano (Perugia), Burolo, Bobbio Pellice, Chieri, Strambinello (Torino). Ringraziamo loro e i cittadini che i giorni scorsi hanno sottoscritto l’appello, ed invitiamo tutti coloro che non lo hanno ancora fatto a venire ai tavoli a leggerlo e sottoscriverlo. Il Partito Radicale Transnazionale con questa iniziativa non sostiene la guerra dei ceceni, ma lavora per una pace che serva alla Russia e alla Cecenia. Per questo ha lanciato un appello per sostenere il Piano Akhmadov, cui hanno aderito, fra gli altri, André Glucksmann, Adriano Sofri, Otto d'Asburgo, Bernard Kouchner, Barbara Spinelli, Pascal Bruckner, Elena Bonner-Sacharov, Renzo Foa, Vladimir Bukovsky, Jas Gawronski, Pasqualina Napoletano, Daniel Cohn-Bendit.”
Per informazioni:
Boni 348.5335309
Pizzini 348.5335303

Torino, 25 novembre 2003
COMUNICATO STAMPAPOLEMICHE PER PORTA A PORTA: “PARADOSSALE! L’IMAM DI CARMAGNOLA PROSSIMAMENTE DA VESPA IN COLLEGAMENTO DAL SENEGAL”
“IL MINISTRO PISANU NON HA NULLA DA DICHIARARE?”
“FORSE CHE GLI INGLESI SIANO MENO IMPEGNATI SUL TERRORISMO? O ABBIANO AVUTO MENO CADUTI?”
  Silvio Viale, presidente dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta, interviene per sottolineare la paradossale presenza dello Sceicco di Londra, filo Osama Bin Laden, a “Porta a porta” di ieri sera, a fianco del Ministro Gasparri e del Presidente Bianco.
“Paradossale! Dopo avere acclamato l’espulsione del folcloristico Imam di Carmagnola, Bruno Vespa ospita lo Sceicco di Londra, che ripete amplificate tutte le dichiarazioni del casereccio Imam di Carmagnola. Ma tacitare l’Iman di Carmagnola non era una misura necessaria per la sicurezza della Stato? O forse non lo è più? Certo è curioso che un Ministro delle Repubblica ed il Presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza non abbiano battuto ciglio, forse ammirati dalla lezione di civiltà che proveniva da oltre manica. Infatti, non si può certo affermare che i britannici siano meno sensibili di noi al tema del terrorismo, che siano meno impegnati o che abbiano avuto meno vittime tra le loro truppe, mentre è evidente che, forse indagato dalla magistratura, in quel paese vive libero uno Sceicco che, in potenza, vale mille volte il nostro Imam di Carmagnola.
Che l’abile mossa del Ministro Pisanu si sia risolta a sostituire l’Imam di Carmagnola con quello più autorevole di Londra? In attesa che Vespa ci dia una nuova lezione, in collegamento dal Senegal con l’espulso ex Iman di Carmagnola; senza nemmeno bisogno della traduzione simultanea, rimaniamo in attesa di un commento del ministro. Ripeto. MINISTRO PISANU, NULLA DA DICHIARARE? O è sufficiente lasciare a Magdi Allam la replica del governo italiano?”

(per informazioni Silvio Viale 339.3257406, 348.5335310)

Torino, 21 novembre 2003
CECENIA/TORINO: “Il futuro del Caucaso, a cominciare dalla Cecenia, è nell'adesione all'Unione europea.”
  Venerdi 21 novembre dalle 10 alle 13 e Sabato 22 novembre, dalle 16 alle 19  a Torino, sotto i portici di Piazza San Carlo (fronte Banca San Paolo), i militanti radicali terranno un tavolo di raccolta firme sull’Appello a sostegno del Piano di Pace proposto dal legittimo governo ceceno.
Il Progetto di pace rivolto alle Nazioni Unite prevede questi passaggi: Amministrazione provvisoria dell’ONU in Cecenia, disarmo delle forze d’occupazione russe e di quelle cecene, ricostruzione del Paese, referendum in cui i ceceni possano scegliere se rimanere dentro la Federazione Russa o divenire indipendenti.
Sarà presente al tavolo Gianni Pizzini (membro della segreteria Associazione radicale Adelaide Aglietta), che ha accompagnato, con il consigliere regionale radicale Carmelo Palma,  il Ministro Umar Khanbiev nelle tappe del suo tour italiano. Pizzini ha dichiarato:
“Da mesi siamo in strada per cercare, con i nostri pochi mezzi, di informare e mobilitare l’opinione pubblica rispetto al genocidio in corso in Cecenia. Una settimana fa il ministro della Sanità ceceno, Umar Khanbiev, è stato a Torino e in alcune città italiane per perorare la causa del suo popolo. Quì ha potuto incontrare i cittadini in assemblee pubbliche e le istituzioni regionali, provinciali e comunali, ha ricevuto ascolto ed impegni non formali di cooperazione da parte di alcuni enti locali. In quell’occasione è stato inviato l’appello ai  Sindaci piemontesi, e non, che in passato hanno dato attenzione alle nostre iniziative. La risposta non si è fatta attendere: le firme di 23 Sindaci di tutti gli schieramenti politici si sono aggiunte a quelle degli 8 consiglieri regionali piemontesi che hanno ad oggi sottoscritto l’appello. Auspichiamo che al più presto tutto questo si traduca anche in una interpellanza urgente al nostro Parlamento, in cui ci si dia, da una parte, una procedura d’urgenza, attraverso la Farnesina, ai progetti di cooperazione, e dall’altra, si indichi come strada futura ed irrinunciabile l’adesione all’Unione europea.”
Si può firmare l’Appello a sostegno del Piano di Pace per la Cecenia su www.radicalparty.org   
Sullo stesso sito si trova la documentazione, foto e comunicati, degl’incontri in Italia del Ministro della Sanità ceceno Umar Khanbiev .
 
Pizzini (348/5335303)

Torino, 18 novembre 2003
TERRORISMO ISLAMICO/ IMAM DI CARMAGNOLA: RADICALI "NO AL 'DIRITTO DI GUERRA', COLPIRE I CRIMINALI, NON I MILLANTATORI"
  Dichiarazione di Carmelo Palma, capogruppo radicale al Consiglio Regionale del Piemonte e Silvio Viale, Presidente dell'Associazione Radicale Adelaide Aglietta:
"L'idea che il Ministro dell'interno, ricorrendo a poteri speciali, in qualche modo scavalchi il lavoro dell'autorità giudiziaria, non è per niente tranquillizzante. In primo luogo perché l'instaurazione di una sorta di "diritto di guerra", in questo momento, non può che fare il gioco di quanti, tanto fra i professionisti del fondamentalismo, quanto fra quelli dell'antifondamentalismo, soffiano sul fuoco dell'intolleranza e dello scontro civile. In secondo luogo perché, anche se ci rendiamo conto che l'argomento rischia di essere impopolare, mai dovrebbe essere consentito di derogare, per ragioni di emergenza, a principi basilari di civiltà giuridica.
Mentre da una parte la magistratura torinese ha preso atto che un'indagine a carico di presunti fiancheggiatori del terrorismo islamico non ha ancora raccolto prove sufficienti per condurre ad un processo, dall'altra parte il Governo "fa giustizia" da sè, esiliando personaggi che possono essere millantatori come criminali, ma che nel primo caso, andrebbero trattati da millantatori e non da eversori, e nel secondo caso dovrebbero essere arrestati e condannati, e non spediti a far danni altrove. Non c'è qualcosa  che non va, in tutto questo?"
 
Per informazioni:
348-5335310 Viale
348-5335301 Palma

Torino, 17 novembre 2003
IMAM DI CARMAGNOLA, RADICALI:
"UN MODO STUPIDO PER SANTIFICARLO"
“POSSIBILE CHE NON CI FOSSERO ALTRE MISURE DI SICUREZZA PREVENTIVE?
  Il Presidente dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta è intervenuto per criticare la decisione di esiliare l'Iman di Carmagnola e la sua famiglia "italiana":
"Dopo avere tollerato per mesi le deliranti idozie del cosiddetto Iman di Carmagnola (To) e averne declamato il verbo su giornali e televisioni, un Ministro della Repubblica ha riesumato l'esilio. Poco importa che tecnicamente sia solo un provvedimento amministrativo, come del resto era il confino fascista, e che colpisca uno che ha solo sposato una cittadina italiana, benche mussulmana integralista, e dalla quale ha avuto figli italiani. Il rischio è quello di una caduta del diritto all'insegna del puro dilettantismo giudiziario. Altro che abolizione del reato di opinione, come ogni tanto proclama il padano Bossi. Se, senza commettere reati, si viene espulsi per l'apologia di Bin Laden, d'ora in poi sarà possibile farlo per qualunque apologia non gradita, dalle BR, al razzismo di qualche movimento, fino all'anarchico no global di turno. Colpisce che in un sol colpo vengano messe da parte tutte le sciorinate sull'unità e la sacralità della famiglia, che forse non vale per quelle mussulmane, mentre la certezza che questo diventa il modo più stupido per santificare l'Iman di Carmagnola. Possibile che la giustizia del diritto non avesse altri mezzi?"

(Silvio Viale 339.3257406, 348.5335310)

Torino, 14 novembre 2003
CECENIA/TORINO/CONTINUANO I TAVOLI RADICALI: “IL CENTRO-SINISTRA USERA’ LA CECENIA IN FUNZIONE ANTI-BERLUSCONI E POI SE NE DIMENTICHERA’ DI NUOVO?”.
  Domani, sabato 15 novembre, a Torino, sotto i portici di Piazza San Carlo (fronte Banca San Paolo), dalle 10 alle 13, i militanti radicali terranno un tavolo di raccolta firme sull’Appello a sostegno del Piano di Pace proposto dal legittimo governo ceceni, che prevede questi passaggi: Amministrazione provvisoria dell’ONU in Cecenia, disarmo delle forze d’occupazione russe e di quelle cecene, ricostruzione del Paese, referendum in cui i ceceni possano scegliere se rimanere dentro la Federazione Russa o divenire indipendenti.
 
Sarà presente al tavolo Igor Boni (segretario Associazione radicale Adelaide Aglietta), che ha dichiarato:
 
“Da mesi siamo in strada per cercare, con i nostri pochi mezzi, di informare e mobilitare l’opinione pubblica rispetto al genocidio in corso in Cecenia. Una settimana fa, è stato possibile per milioni di italiani avere qualche informazione al riguardo solo grazie alle vergognose dichiarazioni di Silvio Berlusconi; il ministro della Sanità ceceno, Umar Khanbiev, che è in Italia per perorare la causa dl suo popolo, ha potuto contare su maggiore attenzione e considerazione; poi, giorno dopo giorno, di nuovo il silenzio.
Chiedo umilmente ai leaders del centro-sinistra che hanno così duramente criticato Berlusconi di tramutare il loro sdegno non solamente in parole anti-Berlusconi ma in fatti  pro-Cecenia. Sappiamo tutti perfettamente che da gennaio tutta l’attenzione dei partiti sarà rivolta alle elezioni europee (e provinciali); resta da utilizzare al meglio il mese che ci separa dal Natale per organizzare un grande evento che ponga finalmente al centro dell’attenzione di tutti il caso “Cecenia”; Adriano Sofri lo aveva chiesto sei mesi fa. Se non ora, quando?”.
 
Boni (348/5335309)
 
L’Appello a sostegno del Piano di Pace per la Cecenia può essere sottoscritto su www.radicalparty.org

Torino, 7 novembre 2003
CECENIA/UMAR KHANBIEV, MINISTRO DELLA SANITA’ CECENO , A TORINO DOMENICA E LUNEDI’.
Radicali: “Invitiamo il presidente Berlusconi ad incontrare un testimone del genocidio in atto in Cecenia.”.
 
  Domenica 9 novembre, Umar Khanbiev (ministro della sanita’ ceceno di Aslan Maskhadov e membro del Consiglio Generale del Partito Radicale Transnazionale) interverrà alla conferenza pubblica “Cecenia, genocidio in corso”
, che si terrà presso il Jolly Hotel Ligure (Torino, Piazza Carlo Felice n. 85, fronte stazione Porta Nuova); inizio dei lavori, ore 16:30.
Interverranno anche: Olivier Dupuis (europarlamentare radicale); Carmelo Palma (capogruppo radicale al Consiglio Regionale del Piemonte) e Igor Boni (segretario dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta).
Lunedì 10 novembre, alle ore 11:00, Umar Khanbiev incontrerà i giornalisti presso il Consiglio Regionale del Piemonte (Torino, via Alfieri n. 15, Sala dei Presidenti, piano terra).
In entrambi gli appuntamenti sarà proiettato il video “Grozny: il 51” di Mylène Sauloy (durata 26’, a disposizione delle TV) e sarà disponibile il libro “Cecenia – Nella morsa dell’impero” (edizioni Guerini e Associati).
 
Umar Khanbiev terrà la settimana prossima incontri pubblici a Genova, Firenze, Siena, Perugia, Fano, Pesaro.
 
Carmelo Palma (che, insieme ad Olivier Dupuis, accompagnerà Umar Khanbiev nei suoi incontri italiani) e Gianni Pizzini (coordinatore in Piemonte della campagna sulla Cecenia) hanno dichiarato:
“Le parole di Berlusconi di ieri caricano Umar Khanbiev di una grande peso: il suo “tour” italiano sarà come quello che avrebbe potuto fare, sessant’anni fa, un ebreo per tentare di convincere le democrazie occidentali dell’esistenza dei campi di sterminio nazisti: non sarebbe stato creduto. Il problema è semplice: occorre sostenere i ceceni, qui ed ora, come sarebbe stato necessario sostenere gli ebrei nel 1943 e non nel 1945, a genocidio avvenuto.
Già due anni fa, nel corso di un suo intervento ad una riunione radicale a Roma, Khanbiev ammoniva il nostro paese e l’Europa su questo rischio, dicendo: “Da noi è in corso un massacro di vite umane, ma da voi è in corso un massacro d'informazione, di conoscenza. E se non ci fosse questa strage da voi, si sarebbe già potuta impedire quella che è in corso da noi”.
Oggi, sui giornali di sinistra, si torna a parlare di Cecenia (e di Antonio Russo, ucciso tre anni fa mentre cercava di documentare i crimini russi); ci auguriamo che non sia il solito fuoco di paglia, in funzione “anti-Berlusconi”. E da Berlusconi ci attendiamo che, oltre alle parole dell’amico Vladimir Putin sulla Cecenia, voglia ascoltare anche le parole, assai meno tranquillizzanti, di Umar 
Khanbiev.”.
 
Per informazioni: Pizzini (348/5335303) 
 
P.S. Umar Khanbiev nasce nel 1955 in Kirghizistan, dove i suoi genitori sono esiliati.
Nel 1960 la famiglia ritorna in Cecenia. Nel 1979 si specializza in chirurgia.
Nel 1995, durante la prima guerra in Cecenia, diventa ministro della Sanità del governo indipendentista. Durante i quattro mesi di assedio di Grozny, da ottobre 1999 a gennaio 2000, dapprima nel suo ospedale (la maternità n° 2 di Grozny), poi in scantinati o ricoveri di fortuna, procederà a 5.003 operazioni, fra cui molte amputazioni.
Il 2 febbraio 2000 viene arrestato dall'armata russa, torturato, liberato dopo quindici giorni. Vive nascosto, non lontano dalla Cecenia. E' oggi una delle più importanti figure cecene in esilio.

Torino, 6 novembre 2003
CONSEGNATO IL CROCIFISSO AI DS (fuori dalla porta)
 
APPESO IL CROCIFISSO NELLO STUDIO DI GUIDO CROSETTO
  (PRIMA SORPRESA: NON C'ERANO)
 
Come annunciato Silvio Viale e Igor Boni, presidente e segretario dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta, e Bruno Mellano, Consigliere regionale radicale, hanno consegnato un crocifisso ai DS, in corso Vinzaglio, e uno a FI, in vicolo S. Lorenzo 1. Crocifisso di 25 cm di legno nero con cristo in metallo argentato.
 
CAPITOLO DS (imbarazzo)
La delegazione radicale è stata tenuta sul pianerottolo, impedendole di entrare, "non ci sono politici". Solo dopo alcune insistenze è uscito il dirigente Imperiale, che ha colloquiato sul pianerottolo, accettando il crocifisso, ma rifiutando l'offerta di appenderlo. "I martelli non ci mancano", ha commentato, ammettendo che alle mura non vi sono crocifissi appesi fino ad adesso.
La delegazione radicale ha chiesto che, d'ora in poi, ce ne possa essere almeno uno, in almeno una stanza.
 
CAPITOLO FORZA ITALIA(sorpresa)
La delegazione radicale ha colto un po' di sorpresa le impiegate ed i militanti presenti. E' stata fatta cortesemente entrare, potendo così constatare con piacere che, laicamente, non vi erano crocifissi appesi alle pareti. Introdottisi nell'ufficio del Coordinatore regionale Guido Corsetto, Viale, Boni e Mellano hanno affisso il crocifisso dietro la scrivania, accanto ala bandiera incorniciata di FI e sopra il calendario dei Carabinieri.
 
COMMENTO
Chi ritiene che il crocifisso sia da declassare a simbolo dell'identità nazionale, come volle Mussolini, non ha il coraggio di metterlo almeno nelle proprie sedi. Per loro coerenza abbiamo provveduto. Così mentre chiediamo, che sia rimosso dalla Sala Rossa del Consiglio Comunale di Torino, e che in Regione Piemonte l'ufficio legale si pronunci prima della discussione su dove metterlo, ribadiamo che, proprio per profondo rispetto del suo significato religioso, il crocifisso non debba essere collocato nei luoghi laici, che rappresentano tutti i cittadini.
Come diceva Don Dilani "uno il crocifisso deve portarlo dentro", mentre ci pare che troppi cattivi cristiani pensino di cavarsela appendendolo ad un muro. Da laici, infine, non abbiamo alcuna obiezione al fatto che gli arredi storici religiosi possano rimanere nelle sale di consiglio, come difendiamo la presenza delle croci su bandiere, stemmi e gonfaloni di città, province e regioni. Allo stesso modo difendiamo il diritto di ogni cittadino di potere appendere il simbolo della propria religione, ove questo sia consentito agli altri.
 
SIAMO SEMPRE IN ATTESA CHE IL LAICO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE, MAURO MARINO, CI DIA L'APPUNTAMENTO CHE ABBIAMO CHIESTO OLTRE UN MESE FA'

Torino, 6 novembre 2003
RADICALI PIEMONTESI CONSEGNANO CROCIFISSO NELLE SEDI DEI DS E DI FORZA ITALIA.
  Una delegazione dei radicali piemontesi sta andando a consegnare ai DS e a FORZA ITALIA un crocifisso da affiggere nelle proprie sedi torinesi. Silvio Viale e Igor Boni, presidente e segretario dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta, e il Consigliere regionale Bruno Mellano saranno alle ore 17.30 in corso Vinzaglio n.3 (sede DS) e alle ore 18 in vicolo san Lorenzo n.1 (sede Forza Italia).
 
La delegazione radicale ha diffuso il seguente comunicato:
 
"Il gesto vuole stimolare una riflessione sulla laicità dello Stato nella città, che nel silenzio mantiene un crocifisso nella sala del Consiglio Comunale; una istituzione che rappresenta la collettività, e quindi tutti i cittadini. Certamente quelli che professano la religione cattolica, ma anche quelli che seguono altre confessioni religiose e, troppo spesso dimenticati, quelli che si considerano di nessuna religione.
La richiesta di rimuovere il crocifisso dalla Sala Rossa è una richiesta semplice e nobile di tolleranza, di riconoscimento del pluralismo dei valori e, soprattutto, di difesa della libertà religiosa di ognuno. Nessuno può affermare, a nome di tutti, che il crocifisso rappresenti i valori storici della società occidentale nella sua evoluzione democratica e laica, come viceversa possono considerarsi le numerose croci presenti sulle bandiere degli stati e sugli stemmi. Parte di questa tradizioni sono le croci presenti  sugli stemmi del Comune di Torino, della Provincia di Torino e della  Regione Piemonte, che noi non contestiamo, mentre peraltro, chi lo ha fatto in passato, lo fece per stupida polemica con i Savoia.
Il crocifisso è tuttora un richiamo, politico e religioso, con il quale alcuni partiti ed una parte della società vogliono imporre i propri dogmi liberticidi in tema di diritto alla vita, di assistenza alla morte, di sessualità, di pianificazione familiare, di famiglia, di rapporti tra le persone e tra le persone e lo Stato, in nome ovviamente di Dio.
Quindi, proprio perché rispettiamo queste posizioni, chiediamo che lo Stato si mantenga laico nei suoi principi e nelle sue manifestazioni. Questo vuole dire difendere il diritto di affiggere i simboli della propria fede, nei luoghi religiosi, in quelli privati e anche in locali ove questo diritto sia concesso a tutti, ma escludere le istituzioni come il Consiglio comunale, nel rispetto della storicità del luogo. 
Non si tratta di una campagna contro il crocifisso, ma della richiesta di discuterne pacatamente, essendo irrilevante il fatto che esso sia passivamente accettato dai rappresentanti di alcune religioni, per supina rassegnazione o per una comune visione anti-laica e di ingerenza religiosa sullo Stato.
Il principio della laicità dello Stato è così importante, che per noi diventa un imperativo etico, protestare di fronte al fatto che il crocifisso sia stato strumentalmente declassato da simbolo religioso trascendentale a una sorta di patacca di una fantomatica identità nazionale, certificata da Benito Mussolini.
In conclusione, per coerenza, chi ritiene che il crocifisso debba stare ovunque, a testimonianza dell'identità nazionale, in attesa che sia posto sulla bandiera nazionale, lo appenda almeno nelle proprie sedi."
 
Viale (348/5335310)

Associazione radicale Adelaide Aglietta - Via Botero 11/F - Tel. 011.195.07.676 - Fax 011.195.07.499
larosanelpugno@hotmail.com

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