2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
 
30-NOV-06 19:41
NATALE: VIALE (RNP), APPELLI AL BOICOTTAGGIO COMICI E TRAGICI
  Roma, 30 nov. (Adnkronos) - 'Mi chiedo se i boicottanti siano mai andati all'Ikea? Ci sono mai stati Quaglarello, Bertolini, Volonte', Di Virgilio, Mantovano e compagnia cantante? E davvero ci sarebbero andati per Natale? Se ci fossero mai stati avrebbero dovuto accorgersi che si tratta di una catena scandinava che promuove commercialmente la propria identita' e la propria cultura. Se ci andassero scoprirebbero che l'anima popolare degli italiani e molto piu' avanti di loro'. Lo dice Silvio Viale, membro radicale della Direzione della rosa nel pugno.
'Non vendere i presepi non significa essere contro i presepi.
In Italia, fino a quando un decreto della Cdl imporra' il presepe obbligatorio dappertutto ed il rogo degli alberi sulle piazze, ognuno e' libero di fare tutti i presepi che vuole, dove vuole -aggiunge-. Ma anche di non farlo. Gli appelli al boicottaggio del diverso hanno un sapore comico e tragico nello stesso tempo. Comico per la stupidita' intrinseca. Ma anche tragico, soprattutto quando viene da parte di politici che ambiscono responsabilita' di governo, perche' emanano il fumo di un'antica intolleranza. Da laico, anzi da orgoglioso laicista, che ogni anno riprende in mano le statuine di quand'ero bambino, invito i boicottanti a spendere meglio le proprie energie e a scusarsi con l'Ikea. Se poi sabato a Roma vorranno sfilare con i presepi verso la capanna di piazza S.Giovanni, non dimentichino di portare la frutta secca'.

Torino, 30 novembre 2006
IKEA/PRESEPE – VIALE (Radicali-RNP): “MA I BOICOTTANTI SONO MAI ANDATI ALL’IKEA? LA CDL ALLA FRUTTA … SECCA. NON VENDERE I PRESEPI NON SIGNIFICA ESSERE CONTRO I PRESEPI”
  Silvio Viale, membro radicale della Direzione Nazionale della Rosa nel Pugno, è intervenuto sull’annunciato boicottaggio natalizio nei confronti dell’IKEA da parte di molti esponenti della CDL: “Mi chiedo se i boicottanti siano mai andati all’IKEA? Ci sono mai stati Quaglarello, Bertolini, Volontè, Di Virgilio, Mantovano e compagnia cantante? E davvero ci sarebbero andati per Natale? Se ci fossero mai stati avrebbero dovuto accorgersi che si tratta di una catena scandinava che promuove commercialmente la propria identità e la propria cultura. Se ci andassero scoprirebbero che l’anima popolare degli italiani e molto più avanti di loro. Non vendere i presepi non significa essere contro i presepi. In Italia, fino a quando un decreto della CDL imporrà il presepe obbligatorio dappertutto ed il rogo degli alberi sulle piazze, ognuno è libero di fare tutti i presepi che vuole, dove vuole. Ma anche di non farlo. Gli appelli al boicottaggio del diverso hanno un sapore comico e tragico nello stesso tempo. Comico per la stupidità intrinseca. Ma anche tragico, soprattutto quando viene da parte di politici che ambiscono responsabilità di governo, perché emanano il fumo di un’antica intolleranza. Da laico, anzi da orgoglioso laicista, che ogni anno riprende in mano le statuine di quand’ero bambino, invito i boicottanti a spendere meglio le proprie energie e a scusarsi con l’IKEA. Se poi sabato a Roma vorranno sfilare con i presepi verso la capanna di piazza S.Giovanni, non dimentichino di portare la frutta secca”.
 
(Silvio Viale 339.3257406)

Roma, 29 novembre 2006
Droga: Binetti e compagni sono consapevoli che programma Unione prevede abolizione Fini-Giovanardi?
  Dichiarazione di Maria Antonietta Farina Coscioni (presidente di Radicali Italiani e co-Presidente Associazione Coscioni) e Giulio Manfredi (direzione Radicali Italiani)
“Quanto avvenuto oggi nella Commissione Sanità del Senato è inammissibile e vergognoso: le senatrici Binetti e Baio (Margherita) hanno svolto in modo consapevole la funzione di cavallo di Troia, utilizzato dalla Casa delle Libertà per far passare un ordine del giorno che sconfessa l’operato del ministro della Salute Livia Turco in tema di tossicodipendenze. Ci auguriamo che la senatrice Anna Finocchiaro intervenga subito per ricordare a tutti i membri del gruppo parlamentare dell’Ulivo, da lei presieduto, che essi sono stati eletti in Parlamento per attuare il programma dell’Unione, il quale (come autorevolmente ribadito alla Camera dal ministro della Salute Turco, in sede di informativa sul suo decreto sulla cannabis) prevede l’abolizione completa della legge Fini-Giovanardi, comprese le tabelle delle sostanze stupefacenti con le sedicenti “soglie” che separano la presunzione di consumo da quella di spaccio”.

    La Rosa nel Pugno non è morta!
 
Riguardo a quanto dichiarato dal Segretario regionale dello Sdi Gian Luigi Bonino, dalle colonne de Il Giornale del Piemonte, vogliamo precisare alcuni punti che riteniamo fondamentali, se non altro per eliminare le gravi ambiguità che rileviamo da troppo tempo.
In primo luogo non è sufficiente il pronunciamento di un Direttivo regionale per dichiarare morta un’esperienza che è stata sancita da numerosi congressi nazionali (radicali e socialisti) e ribadita nei direttivi nazionali delle formazioni politiche che hanno dato vita al soggetto politico della Rosa nel Pugno (Radicali Italiani, Sdi, Associazione Luca Coscioni e Fgs). Tanto più che negli stessi giorni il Direttivo dello Sdi dell’Emilia-Romagna ha approvato un documento che va esattamente nel verso opposto (proseguire nella Rosa nel Pugno).
In secondo luogo ci pare sorprendente che persone con le quali abbiamo collaborato strettamente fino al giorno delle elezioni comunali (che li hanno visti guadagnare un seggio), dal giorno successivo si siano messe di traverso per favorire la fine del progetto.
In terzo luogo pare che Bonino, Ricca (e aggiungiamo l’On. Buemi che con tenacia si adopera nel dichiarare che la Rosa è morta) non tengano nel dovuto conto che una parte rilevante del loro partito non è affatto allineata: lo dimostra la presenza di oltre 100 persone all’assemblea de ‘I volenterosi della Rosa nel Pugno’ che si è tenuta domenica scorsa a Torino.
In ultimo, insieme a molti altri radicali, socialisti, liberali, semplici cittadini, riteniamo che tutte le ragioni che ci hanno condotto alla costituzione del soggetto politico ‘Rosa nel Pugno’ non solo siano attuali ma risultino necessarie all’innovazione economica, liberale e civile del Paese.
Libero ovviamente ciascuno di scendere se non è più convinto della bontà del progetto ma è inammissibile pretendere che chi continua ad avere convinzioni debba fermarsi. Non basta dichiarare unilateralmente che l'esperienza è conclusa, occorre dire al milione di elettori che ci ha dato fiducia e ai militanti, come si può corrispondere meglio e in modo adeguato alle speranze, agli obiettivi e ai progetti che la Rosa nel Pugno ha sollevato.
Noi continuiamo a credere che la ‘Rosa nel Pugno’ sia lo strumento più adatto (l’unico disponibile nel panorama politico italiano) per andare nel senso delle riforme che in tutti questi mesi abbiamo insieme auspicato.
 
Bruno Mellano (deputato de La Rosa nel Pugno)
Igor Boni (Comitato nazionale Radicali Italiani)

Torino, 29 novembre 2006
CASO DEAGLIO/BROGLI ELETTORALI/MANFREDI (RADICALI): SE LI DENUNCIA BERLUSCONI, LA CAROTA; SE LO FA DEAGLIO, IL BASTONE.
  Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) ha dichiarato:
“Fin da subito, come Rosa nel Pugno, con l’on. Maurizio Turco (membro Giunta Elezioni Camera) eravamo stati molto cauti rispetto all’inchiesta di Deaglio e Cremagnani. Non posso, però, rilevare che in Italia vale un doppio diritto: uno spetta ai potenti, l’altro ai comuni cittadini. Se Berlusconi e altri del suo schieramento parlano di brogli elettorali, è dialettica politica; se ne parla il cittadino giornalisti Deaglio, è reato.  Con in più, la solida dose di ipocrisia: non si sequestra il corpo del reato e si fa finta di non sapere che da mesi, da subito dopo le elezioni, è in libera vendita un libro che avanza pesanti dubbi sulla correttezza dello svolgimento delle elezioni politiche.
La vicenda Deaglio mi ricorda la mia; dopo aver denunciato le responsabilità politiche (non penali) relative all’affaire Telekom Serbia, sono stato l’unico cittadino italiano a dover subire un processo con l’accusa di aver diffamato il sig. Giovanni Di Stefano, amico e socio d’affari del criminale di guerra serbo Arkan.
A proposito di Telekom Serbia, il mondo è piccolo: l’on. Italo Bocchino di Alleanza Nazionale, che oggi chiede a gran voce la radiazione dall’albo dei giornalisti di Enrico Deaglio, è citato nell’ordinanza di archiviazione della Procura di Torino (9 maggio 2005):
“Secondo (Silvana, ndr) Spina, inoltre, l’on. Bocchino era al corrente che Loris Bassini gestiva le risorse economiche di Vitali e che queste derivavano dalla mediazione a quest’ultimo corrisposta per la compravendita Telekom Serbia. La circostanza appare quantomeno verosimile perché la Spina non ha alcun motivo di affermare il falso. L’on. Bocchino e sua moglie Buontempo hanno ricevuto complessivamente 4,250 miliardi di lire (1,850 Buontempo per Goodtime e 2,4 Bocchino per Edizioni del Roma) da Bassini, per il tramite di Spina; di questi, 1,850 miliardi non sono stati restituiti…
… Sia chiaro. Questo Ufficio non ha mai messo e non mette in dubbio la buona fede dell’onorevole Bocchino e della moglie nella ricezione di denaro oggettivamente “illecito”: illecito non perché proveniente da tangenti corrisposte per la conclusione dell’affaire Telekom Serbia ma perché frutto di una banalissima truffa in danno di anziano …Ma certo è che l’ironia della sorte o, per chi ci crede, la (sempre saggia) Divina Provvidenza ha giocato un bello scherzo all’onorevole Bocchino, alla Commissione Telekom Serbia ed agli inquirenti tutti: perché, come si è visto, alla fine gli unici soldi dell’affaire finiti in mani “politiche” (sia chiaro, “mani assolutamente pulite”) sono stati quelli scoperti presso uno … di quegli investigatori facenti parte del gruppo che “addebitava” all’altra “parte politica” la percezione, a titolo di tangente, di una fetta di quel denaro …”.
Manfredi
N.B. L’on. Italo Bocchino è stato membro della Commissione parlamentare d’inchiesta su Telekom Serbia dalla sua costituzione (giugno 2002) alla sua chiusura (giugno 2004).
Il testo integrale dell’ordinanza della Procura di Torino citata è scaricabile dal link “Telekom Serbia” su www.grupporadicalipiemonte.it

Roma, 28 novembre 2006
MITROKHIN/CAPEZZONE E MELLANO (RNP) CHIEDONO A COPACO DI AUDIRE GUZZANTI, SCARAMELLA, LIMAREV E FRATELLO LITVINENKO:
“NON COMPRENDIAMO SDEGNO DI CASTELLI. MINISTRO AMATO FA QUEL CHE DEVE; LO FACCIA ANCHE IL MINISTRO DELLA DIFESA PARISI”
  Daniele Capezzone e Bruno Mellano (deputati Rosa nel Pugno) hanno inviato oggi all’on. Scajola (Presidente Copaco), al sen. Brutti (Vicepresidente Copaco) e, per conoscenza, agli altri sei membri del Comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza, l’invito ad audire, sulla vicenda “Litvininenko/Commissione Mitrokhin” i seguenti signori: il senatore Paolo Guzzanti (ex-presidente Commissione “Mitrokhin”); il Dr. Mario Scaramella (ex consulente Commissione “Mitrokhin”); il sig. Euvegenij Limarev (ex agente del KGB); il sig. Maxim Litvinenko (fratello di Aleksandr Litvinenko).
Capezzone e Mellano hanno dichiarato:
“Occorre tentare di portare la polemica politica scoppiata sul “caso Litvinenko” e sulle possibili connessioni con la passata attività della Commissione parlamentare “Mitrokhin” nell’alveo della dialettica parlamentare, al fine dell’accertamento della verità dei fatti.
A questo proposito, non comprendiamo lo sdegno del senatore Castelli nei confronti dell’iniziativa del ministro Amato, che, a fronte di particolareggiati servizi giornalistici, ha ordinato una verifica fra le forze dell’ordine e gli apparati di intelligence volta a verificare se vi siano stati tentativi di inquinamento della Commissione Mitrokhin. Amato fa quello che deve fare, avendo la responsabilità del controllo delle forze preposte all’ordine pubblico e del SISDE; ci attendiamo che anche il ministro della Difesa si attivi per quanto riguarda il SISMI. In tempi non sospetti, a luglio, abbiamo chiesto che i ministri Amato e Parisi svolgessero analoga verifica per quanto concerne la Commissione parlamentare sull’affaire Telekom Serbia.
E’ scontato – lo deve essere in una democrazia parlamentare - che i ministri competenti dovranno riferire del risultato delle loro verifiche ai Presidenti delle Camere, al Copaco e al plenum del Parlamento.”.

Torino, 28 novembre 2006
CASO WELBY – VIALE ATTACCA BINETTI “DICHIARAZIONI INFAMI”
  Silvio Viale reagisce alla provocatorie dichiarazioni* della senatrice Paola Binetti (Margherita), la quale dichiara che i radicali non avranno il coraggio di agire, “Welby non troverà nessuno che si farà carico della sua vita. Nemmeno la moglie avrà questo coraggio”, aggiungendo di pregare perché muoia presto “il Signore voglia prenderlo con sé”.
Silvio Viale, che è medico, dirigente di Exit-Italia e membro radicale della Direzione Nazionale della Rosa nel Pugno, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“Dietro il paravento delle preghiere al Signore, le parole di Paola Binetti sono un invito subdolo a risolvere in silenzio il Caso Welby, clandestinamente. Lei non prega perché il Signore lo mantenga in vita a lungo, o lo faccia guarire. Lei prega perché lo faccia morire in fretta, che non se ne parli più. Questo dimostra che nemmeno lei può negare che non si tratti di puro accanimento terapeutico. Cioè, quell’accanimento terapeutico che molti invocano come un alibi, ma che non sanno mai definire. Infatti, ciò che fa cadere il diaframma dell’ipocrisia è che Welby sia ancora lucido, presente in carne ed ossa, con i suoi tubi e con la sua richiesta. Una richiesta che, come medico, prima ancora che come compagno di lotta, comprendo e rispetto. Le dichiarazioni di Paola Binetti sono infami, perché lei sa bene che tanti medici, a cominciare da me, sono pronti ad assumersi le proprie responsabilità, come i nostri colleghi svizzeri, belgi ed olandesi. Sono infami, perché lanciano una sfida che, legalmente, non si può cogliere, se non con la disobbedienza esplicita, come ai tempi dell’aborto. Sono infami, perché invocano il Signore affinché una pietosa mano terrena intervenga nel silenzio. Sono infami, perché vogliono cancellare Welby per silenziare il dibattito. Sono infami, perché temono l’iniziativa giudiziaria. Sono infami, perché sono contro quella parte della vita che è la morte. Sono infami, perché sono per una morte infame. Non tema la Binetti: Welby non è mai stato solo … e non sarà lasciato solo.”

Silvio Viale
* La Stampa 28.11.2006 pag. 19

Roma, 28/11/06
Questa mattina a Roma incontro tra Bruno Mellano e il Wwf Italia
Resoconto dell’incontro presso la sede del Wwf Italia.
 

Questa mattina alle ore 09:30 Bruno Mellano, deputato radicale della Rosa nel Pugno membro della Commissione Agricoltura con Alessandro Rosasco del Comitato Nazionale di Radicali Italiani ha incontrato presso la sede nazionale del Wwf Italia il Presidente Fulco Pratesi, il Direttore Relazioni Istituzionali nonché Responsabile Ufficio Legale, dottoressa Patrizia Fantilli e altri membri dello staff del Fondo Mondiale per la Natura. L’incontro è durato oltre un ora e faceva seguito a un invito del Presidente Pratesi con il quale il Wwf intendeva esprimere la propria solidarietà e condivisione del progetto di legge numero 1668 a prima firma Mellano recante “modifiche al codice civile e alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di abolizione del diritto di accesso al fondo altrui per l’esercizio della caccia”. Durante l’incontro Bruno Mellano ha ricordato le ripetute battaglie referendarie dei Radicali contro la norma dell’articolo 842 del codice civile che permette a un cacciatore di entrare in un fondo privato per svolgere la sua “attività” senza avere l’obbligo di chiedere preventivamente un consenso del legittimo proprietario. Sono quindi stati affrontati i temi della caccia in generale e della pesca con particolare riferimento a quanto avvenuto a Dubrovnik durante la riunione della Commissione Internazionale per la conservazione del tonno atlantico (Iccat) con particolare attenzione alla questione delle politiche sulla pesca al tonno rosso mediterraneo oggi minacciato di estinzione. Si è parlato delle gravi conseguenze a livello nazionale e di sanzioni pecuniarie a livello europeo a seguito della decadenza del decreto 251/06 con il quale il Governo avrebbe dovuto sanare la questione delle infrazioni contro l’Italia per violazione delle direttive europee sulla caccia. Si è concordato nella opportunità di organizzare una conferenza stampa il giorno della chiusura della stagione venatoria per far conoscere alle istituzioni, alla politica e ai cittadini i danni che la caccia arreca all’agricoltura, alla fauna e all’ecosistema tutto. Sempre nella stessa conferenza stampa verrà richiesta la calendarizzazione urgente del “disegno di legge fotocopia” del decreto 251/06 presentato dal Governo in Senato e delle altre proposte di legge in materia di caccia presentate in Parlamento. Al termine si è deciso di continuare a rimanere in contatto per iniziative future sul tema caccia e non solo.
MELLANO: 3485335302 - 0667602192


Roma, 27 novembre 2006
MITROKHIN/RADICALI: COPACO CONVOCHI GUZZANTI, SCARAMELLA, LIMAREV E FRATELLO LITVINENKO.  OTTIMA L’INIZIATIVA DI AMATO; LA ESTENDA ANCHE A TELEKOM SERBIA.
  Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno) e Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato:
“Chiederemo al Copaco di audire a tambur battente il senatore Paolo Guzzanti (ex-presidente Commissione Mitrokhin), il Dr. Mario Scaramella (collaboratore del senatore Guzzanti), Euvgenji Limarev (ex agente del KGB) e Maxim Litvinenko (fratello di Aleksandr Litvinenko).
Come accadde per il caso Telekom Serbia, “La Repubblica” sta pubblicando una serie di servizi che stanno provocando veementi reazioni politiche; lo scontro deve essere incanalato nelle sedi istituzionali, al fine dell’accertamento della verità dei fatti. A tal proposito, non possiamo che valutare positivamente la notizia che il ministro degli Interni ha incaricato i vertici della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e del Sisde di verificare in tempi brevi l'esistenza di ogni documento in possesso di questi organismi circa l'attivita' della Commissione Mitrokhin e l'eventuale utilizzazione di personale delle Forze di Polizia e del Sisde in attivita' della Commissione medesima o in qualche modo ad essa collegate.
Sarebbe opportuno che il ministro Amato facesse altrettanto rispetto all’affaire Telekom Serbia, in modo da poter rispondere alla nostra interrogazione in merito, che giace inevasa da luglio.”.

Torino, 27 novembre 2006
ABORTO/ VIALE "Alla Mangiagalli l'accordo con i CAV viola la 194"
  "Se è vero che tutti i medici del reparto - come spiega una nota diffusa dal MPV - suggeriranno alle donne di incontrare gli operatori del Cav, prima di eseguire l'intervento, si tratta di una palese violazione della 194, che non prevede alcun colloquio obbligatorio con militanti dei gruppi antiabortisti." Questa è la prima reazione di Silvio Viale, il ginecologo torinese, membro radicale della Direzione Nazionale della Rosa nel Pugno, attualmente sotto inchiesta per la pilola abortiva RU486. Silvio Viale ha aggiunto: "Ipotizzare che personale obiettore possa prendere parte alle procedure previste dalla legge 194 è già un'anomalia, ma ritenere che il completamento della procedura debba essere subordinato al superamento di un esame con i militanti antiabortisti è contro la legge, la quale prevede che sia il medico a predisporre la certificazione di urgenza, o in subordine il documento con il quale invita la donna a soprassedere per sette giorni. Credo che la magistratura debba subito aprire un'inchiesta per evitare che le donne siano costrette ad un calvario mortificante o invitate di fatto a  rivolgersi ad altre strutture. L'iniziativa della Mangiagalli è l'ennesima dimostrazione di un cedimento ideologico del mondo politico e dei responsabili della sanità alle pressioni dei militanti antiabortisti, favorito da una colpevole latitanza su tutti i temi della 194 da parte dei politici laici, della sinistra, delle associazioni femminili e dei movimenti delle donne. Da tempo le IVG sono relegate ai margini del SSN in un sistema che premia l'obiezione. Da tempo la favola della 194 come "buona legge che ha funzionato", non basta più; cosa si aspetta ancora per muoversi? Cosa sat facendo l'attuale ministra per differenziarsi da Sirchia e Storace?".

Silvio Viale

Torino 27 novembre 2006
I VOLENTEROSI DELLA ROSA NEL PUGNO: UN SUCCESSO CHE DOVREBBE FAR RIFLETTERE TUTTI
Boni: “La Rosa non è morta, è vivissima nei cittadini e nei militanti.”
 

Ieri, 26 novembre, presso la sala della Circoscrizione 8 di Torino, si è svolta l’assemblea pubblica denominata “I volenterosi della Rosa nel Pugno”. All’evento, autoconvocato da Igor Boni (Radicale), Nicoletta Casiraghi (Liberale) e Diego Castagno (Socialista), hanno partecipato 110 persone, 25 delle quali sono intervenute nell’ampio dibattito durato più di 4 ore.
Alla fine dell’assemblea gli organizzatori hanno prodotto una sintesi che riassume la maggior parte degli interventi, che verrà immediatamente spedita agli organi dirigenti nazionali della Rosa nel Pugno.
 
Dichiarazione di Igor Boni (Comitato nazionale di Radicali Italiani)
“Malgrado la convocazione fatta senza mezzi e in poco tempo, si può certamente affermare che è stato un successo, sia per ciò che riguarda la partecipazione di cittadini e di dirigenti politici, sia per il livello degli interventi che sono stati pronunciati. E’ un segno inequivocabile del quale è necessario tenere conto e che dovrebbe fare riflettere coloro i quali hanno già dato per morta la Rosa nel Pugno. La Rosa non è morta, è vivissima innanzitutto nei cittadini e nei militanti. Compito della Segreteria e della Direzione nazionale trovare un modo per proseguire con determinazione e con rinnovata forza.”
 
Il documento proposto:
L’Assemblea de “I volenterosi della Rosa nel Pugno”, riunitasi il 26 novembre a Torino, constata che:
* Le ragioni che hanno condotto alla costituzione della Rosa nel Pugno non appaiono superate e che, al contempo, l’area laica, liberale, socialista e radicale è sempre più ristretta e minacciata;
* L’attuale Governo appare debole e incapace di un’azione autenticamente riformatrice e l’opposizione sembra bloccata su velleitarie rese dei conti fondate solo sulle contraddizioni e sulle debolezze della maggioranza;
* Le Giunte locali non sembrano sapere uscire da una pragmatica gestione del contingente;
* La Rosa nel Pugno ha appena iniziato un percorso politico, a partire dalle passate tornate elettorali, che non può essere ridotto ad un semplice esperimento di alleanza elettorale o ad una non sempre pacifica coesistenza di due famiglie partitiche.
* La Rosa nel Pugno deve saper superare la logica del contratto tra due per rivolgersi ad un bacino più ampio di consensi laici, socialisti, liberali e radicali, non iscrivibili ai gruppi già organizzati.
 
L’Assemblea de I volenterosi della Rosa nel Pugno
1.      Ritiene non solo attuali ma necessarie all’innovazione politica del Paese tutte le tematiche che la Rosa nel Pugno ha proposto nel suo anno di vita, dalle riforme economiche e sociali, all’aggiornamento delle politiche del lavoro e degli ammortizzatori sociali, fino alle classiche battaglie sui diritti civili e sulla laicità dello Stato, a partire dai 31 punti di Fiuggi;
2.      Chiede con forza di rilanciare i contenuti e le idee costituenti della Rosa nel Pugno a cominciare dalla realizzazione a livello regionale e comunale di iniziative che sappiano evidenziare le proposte di innovazione nel campo dei diritti civili, dell’economia e delle riforme delle politiche sul lavoro, nell’ambito di un disegno più ampio e aperto a tutti coloro che ne condividano il progetto politico;
3.      invita la Segreteria e la Direzione della Rosa nel Pugno a uscire dallo sterile faccia a faccia che sta asfissiando il progetto ed il soggetto politico e ad aprire una fase costituente capace di coinvolgere tutte le forze - non solo quelle tradizionalmente già inserite - che si identificano come laiche, socialiste, liberali, radicali, convocando al più presto un’assemblea nazionale per consolidare la presenza come soggetto politico.
 
Igor Boni (Comitato nazionale Radicali Italiani)
Nicoletta Casiraghi (liberale – già Presidente della Provincia di Torino)
Diego Castagno (socialista – vice-Presidente della Circoscrizione 8, Segretario della FGS torinese)


EUTANASIA/ EXIT - VIALE "EXIT RENDE OMAGGIO A PAOLO SILVESTRINI, UNA MORTE IN SOLITUDINE."
  Silvio Viale, medico, dirigente di Exit-Italia interviene per ricordare Paolo Silvestrini, di anni 92, che ieri a Torino ha deciso di porre fine alla propria vita: "Un piccolo fatto di cronaca. Un giallo risoltosi i  fretta che non ha fatto notizia. Così è stata la morte di Paolo Silvestrini, che ieri si è tolto la vita con un'eutanasia artigianale, quella che in altri paesi chiamano "self- deliverance". Deve averlo meditato a lungo. Da attivista del CAI, che aveva scalato più volte il Monte Bianco, aveva fatto l'ultima passeggiata in montagna. Aveva fatto testamento e scritto l'ultima lettera e si era procurato il necesario. Qualche farmaco, una bottiglia di alcol e quel sacchetto, che gli esperti di eutanasia chiamano "plastic bag". Si era anche premurato di lasciare l'uscio socchiuso perchè il suo corpo non rimanesse dimenticato troppo a lungo. Alla fine ha messo in atto il suo piano. Si è arrangiato come tanti altri. A lui, alla sua scelta clandestina, va il rispettoso pensiero di Exit. Non conosciamo le motivazioni, ne lo spunto decisivo, a parte i 92 anni e la vita spesa bene, ma sappiamo che è stata una morte in solitudine, una vergogna per un Paese che di questi temi ne fa fa solo un tabù."
(Silvio Viale) 

Roma, 24 novembre 2006
DROGA/RADICALI: DA FINI E GIOVANARDI PRESSAPOCHISMO ED ERRORI NON SCUSABILI QUANDO PARLANO DELLA LEGGE CHE PORTA IL LORO NOME.
  Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) ha dichiarato:
“Le agenzie riportano questa dichiarazione dell’on. Gianfranco Fini: “Il Decreto Turco non passerà”. Nessuno ha spiegato a Fini che il decreto sul raddoppio del quantitativo di cannabis detenibile per uso personale è già passato: è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 17 novembre ed è entrato in vigore il giorno dopo, una settimana fa.
A sua volta, l’ex-ministro Carlo Giovanardi ha dichiarato ieri che la legge “Fini-Giovanardi” è entrata in vigore nel maggio 2006. Giovanardi mente sapendo di mentire: la legge è la n. 49 del 21 febbraio 2006, che ha convertito il decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 272. Come l’ex-ministro per i Rapporti con il Parlamento Giovanardi sa bene, il decreto-legge entra in vigore il giorno dopo la sua pubblicazione in Gazzetta; pertanto, le norme sugli stupefacenti in esso contenute sono entrate in vigore già il 31 dicembre 2005.
Altra cosa è dire che il decreto che fissa i quantitativi massimi di stupefacente detenibile per uso personale è stato firmato da Berlusconi (ministro della salute ad interim) solo l’11 aprile 2006 (il giorno dopo le elezioni politiche) ed è entrato in vigore solo il 9 maggio 2006; stiamo parlando di un aspetto della legge importante ma la fondamentale scelta politica, per esempio, di fare di tutte le erbe un fascio, mettendo eroina, cocaina, cannabis, ecstasy in un’unica tabella era già operativa; e il riferimento ai limiti massimi detenibili è solamente uno dei parametri fissato dall’art. 73 del DPR 309/90, (riscritto totalmente da Fini e Giovanardi), per distinguere fra spacciatore e consumatore.
E’ vero che da chi ha nascosto la Controriforma della legge sugli stupefacenti in un decreto-legge che finanziava le Olimpiadi Invernali di Torino c’è da aspettarsi di tutto. Ma un po’ più di serietà da parte dei paladini della “lotta alla droga” non guasterebbe.”.

Bergamo, 23 novembre 2006
ABORTO/CERTIFICATI PER ABORTIRE/RNP: POLEMICHE PRETESTUOSE.
VIALE LANCIA L’ALLARME SULL’OBIEZIONE DI COSCIENZA: “NEGLI OSPEDALI ALMENO IL 50% DEI MEDICI DEVE ESSERE NON OBIETTORE”.
  In una pausa dei lavori del Congresso Regionale AOGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani) della Lombardia, il Dr. Silvio Viale (ginecologo, Direzione Nazionale Rosa nel Pugno) ha dichiarato:
“L’Associazione dei medici cattolici, spalleggiata da “L’Avvenire”, è molto brava nel creare polemiche pretestuose per coprire la situazione reale e i problemi concreti relativi alle interruzioni di gravidanza. Già oggi molti medici obiettori rilasciano senza problemi alle signore il certificato che documenta lo stato di gravidanza e l’avvenuta richiesta della donna di volerla interrompere.
Il problema vero non è chi compila il certificato per abortire, ma chi pratica gli aborti; siamo sempre di meno, perché fatti oggetto di una denigrazione e di una discriminazione striscianti, che finora non sono state contrastate adeguatamente dai responsabili delle politiche sanitarie, a Roma come nelle varie regioni, né dagli esponenti politici che si professano laici e liberali.
I dati (riferiti al 2004) dell’ultima Relazione annuale del governo sull’attuazione della legge 194 parlano chiaro a chi vuole ascoltare: in Basilicata il 92,6% dei ginecologi ospedalieri è obiettore (più della metà delle donne lucane ha abortito fuori regione); in Puglia il 76,8%; nel Veneto l’80,5%; in Lombardia, il 68,6%; nel Lazio il 77,7%. E’ in atto un vero e proprio sabotaggio nei confronti dell’attuazione concreta della legge 194, che, se non contrastato, rischia di limitare in modo grave l’accesso delle donne italiane all’interruzione di gravidanza.
Proprio per contrastare quest’azione di sabotaggio, abbiamo stilato, come Associazione Luca Coscioni, un testo di riforma della legge 194, presentato alla Camera dall’on. Maurizio Turco (RNP), che prevede la presenza negli ospedali di tutta Italia di almeno il 50% di medici non obiettori.”.
Viale


Torino, 24 novembre 2006
DOMENICA A TORINO ASSEMBLEA PUBBLICA: “I VOLENTEROSI DELLA ROSA DEL PUGNO”.
Boni: “Questo paese ha bisogno della Rosa; farla fiorire è compito di ciascuno di noi”
  Domenica 26 novembre, con inizio alle ore 15:00, presso la sala della circoscrizione 8 di Torino (C.so Moncalieri n. 18, a cento metri dalla basilica della Gran Madre), si terrà una assemblea pubblica dal titolo: “I volenterosi della Rosa nel Pugno”.
L’evento è organizzato da: Circolo culturale Sandro Pertini,; Associazione radicale Adelaide Aglietta; Federazione dei Liberali; Federazione dei Giovani Socialisti di Torino.
L’assemblea sarà presieduta da Igor Boni (Comitato nazionale Radicali Italiani), Nicoletta Casiraghi (liberale, già Presidente della Provincia di Torino) e da Diego Castagno (vice-Presidente della Circoscrizione 8, Segretario della FGS di Torino).
Dichiarazione di Igor Boni:
“L’assemblea di domenica sarà un’occasione di incontro e di confronto per chi ha creduto e tuttora crede che le istanze sollevate dalla Rosa nel Pugno siano fondamentali per il rinnovamento del nostro paese. Riforme economiche e sociali, innovazione, diritti civili e laicità dello Stato sono stati il cardine della nostra campagna elettorale per le politiche e le comunali e lo sono anche adesso, sia fra i cittadini che nel Palazzo; ne sono prova sia il successo che sta riscuotendo ai nostri tavoli la petizione popolare sull’eutanasia sia la bella prova che ha dato di sé il gruppo parlamentare della Rosa durante la discussione alla Camera della Finanziaria.
Dobbiamo su tutti questi temi proseguire nei prossimi mesi, nei prossimi anni,con forza rinnovata e senza ambiguità. Per questo chiedo alla dirigenza (nazionale e regionale) della Rosa nel Pugno di superare di slancio gli ostacoli del presente. Questo paese ha bisogno della Rosa nel Pugno; farla fiorire è compito di ciascuno di noi.”

Boni

Bergamo, 23 novembre 2006
ABORTO/CERTIFICATI PER ABORTIRE/RNP: POLEMICHE PRETESTUOSE.
VIALE LANCIA L’ALLARME SULL’OBIEZIONE DI COSCIENZA: “NEGLI OSPEDALI ALMENO IL 50% DEI MEDICI DEVE ESSERE NON OBIETTORE”.
  In una pausa dei lavori del Congresso Regionale AOGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani) della Lombardia, il Dr. Silvio Viale (ginecologo, Direzione Nazionale Rosa nel Pugno) ha dichiarato:
“L’Associazione dei medici cattolici, spalleggiata da “L’Avvenire”, è molto brava nel creare polemiche pretestuose per coprire la situazione reale e i problemi concreti relativi alle interruzioni di gravidanza. Già oggi molti medici obiettori rilasciano senza problemi alle signore il certificato che documenta lo stato di gravidanza e l’avvenuta richiesta della donna di volerla interrompere.
Il problema vero non è chi compila il certificato per abortire, ma chi pratica gli aborti; siamo sempre di meno, perché fatti oggetto di una denigrazione e di  una discriminazione striscianti, che finora non sono state contrastate adeguatamente dai responsabili delle politiche sanitarie, a Roma come nelle varie regioni, né dagli esponenti politici che si professano laici e liberali.
I dati (riferiti al 2004) dell’ultima Relazione annuale del governo sull’attuazione della legge 194 parlano chiaro a chi vuole ascoltare: in Basilicata il 92,6% dei ginecologi ospedalieri è obiettore (più della metà delle donne lucane ha abortito fuori regione); in Puglia il 76,8%; nel Veneto l’80,5%; in Lombardia, il 68,6%; nel Lazio il 77,7%. E’ in atto un vero e proprio sabotaggio nei confronti dell’attuazione concreta della legge 194, che, se non contrastato, rischia di limitare in modo grave l’accesso delle donne italiane all’interruzione di gravidanza.
Proprio per contrastare quest’azione di sabotaggio, abbiamo stilato, come Associazione Luca Coscioni, un testo di riforma della legge 194, presentato alla Camera dall’on. Maurizio Turco (RNP), che prevede la presenza negli ospedali di tutta Italia di almeno il 50% di medici non obiettori.”.

Torino, 22 novembre 2006
EUTANASIA/CONFERENZA STAMPA SULLA MOBILITAZIONE
“PER NON LASCIARE INASCOLTATO IL GRIDO DI WELBY”
  Domani mattina
giovedì 23 novembre
alle ore 11,30
presso la sede dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta
di via Garibaldi 18/55 si terrà una conferenza stampa:“PER NON LASCIARE INASCOLTATO IL GRIDO DI WELBY”interverranno:
Alessandro Frezzato (Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni)
Igor Boni (Comitato Nazionale di Radicali Italiani)
Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno)L’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, con il sostegno di Radicali Italiani e della Rosa nel Pugno, ha lanciato una mobilitazione straordinaria per sostenere la lotta di Piergiorgio Welby (co-Presidente Ass. Coscioni) per la discussione parlamentare dei progetti di legge sulla fine della vita.
Welby, nei giorni scorsi, ha inviato una lettera ai Presidenti delle Commissioni Sanità e Giustizia, oltre che ai Presidenti, di Camera e Senato, in cui preannuncia l’unica scelta possibile cioè quella della disobbedienza civile, visto che la sua precedente lettera al Presidente della Repubblica (e la pronta risposta di Giorgio Napolitano) sono state completamente ignorate dal Palazzo.
La mobilitazione ha già coinvolto centinaia di cittadini torinesi che hanno sottoscritto la petizione a favore dell’eutanasia ai tavoli della Rosa nel Pugno e da oggi vede anche il ricorso allo sciopero della fame di Marco Cappato, segretario dell’Associazione Luca Coscioni e di altri militanti e simpatizzanti.
La conferenza stampa farà il punto della mobilitazione a livello piemontese.

MELLANO

Roma, 22 novembre 2006
INDULTO/RADICALI: MINISTRO FERRERO ALLUNGHI TERMINI PRESENTAZIONE PROGETTI A FAVORE DI EX-DETENUTI TOSSICODIPENDENTI PER EVITARE SOSPETTI DI FAVORITISMO.
  Sulla Gazzetta Ufficiale del 13 novembre è stato pubblicato il Decreto del Ministero della Solidarietà Sociale contenente il bando per la presentazione di progetti a favore dei detenuti tossicodipendenti, alcoldipendenti o portatori di malattie droga-alcol correlate, posti in libertà per la concessione dell’indulto. Lo stanziamento previsto è di 3 milioni di euro.
All’art. 4 il decreto prevede che i progetti devono pervenire al Ministero, o comunque essere spedite, “entro e non oltre il termine di venti giorni dalla pubblicazione del presente bando nella Gazzetta Ufficiale”; quindi, la scadenza per la presentazione dei progetti è domenica 3 dicembre.
Non basta: il Ministero della Solidarietà Sociale ha pubblicato l’allegato al decreto (contenente tutta la documentazione da presentare, 11 pagine, 15 punti più il bilancio economico) in modo errato per cui ha dovuto far pubblicare sulla Gazzetta del 18 novembre un comunicato di rettifica con l’allegato corretto; la correzione, però, non allunga i termini di presentazione dei progetti, per cui gli interessati hanno, in realtà, 15 giorni di tempo per buttare giù il progetto e compilare tutte le carte.Rita Bernardini (segretaria di Radicali Italiani) e Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno) hanno dichiarato:
“Qualcuno potrebbe sospettare che termini di presentazione dei progetti così striminziti siano fatti apposta per favorire coloro che erano informati del decreto del Ministero della Solidarietà Sociale prima della sua pubblicazione in Gazzetta.
Fino a prova contraria, noi reputiamo il Ministro Ferrero persona seria, corretta e coscienziosa; proprio perché lo consideriamo tale, gli chiediamo di emanare un’ulteriore rettifica al suo decreto, stabilendo termini per la presentazione dei progetti che garantiscano i legittimi diritti ed interessi di tutti, senza comunque andare alle calende greche; la data del 31 dicembre 2006 potrebbe essere adeguata.
Ne approfittiamo per chiedere al ministro una precisazione: nel decreto c’è scritto che “i progetti possono essere presentati dai comuni con più di 500 mila abitanti, dalle regioni con meno di un milione di abitanti e dalle province”; per gli enti locali esclusi è previsto un ulteriore provvedimento?”.

Roma, 19 novembre 2006
Cnb, eutanasia. Cappato: da mercoledì sciopero della fame per risposte su Welby e Comitato Nazionale Bioetica
  • Dichiarazione di Marco Cappato, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, Deputato europeo
“Da mercoledì avvieremo un'iniziativa nonviolenta di sciopero della fame aperta ai cittadini che lo vorranno e rivolta al Presidente della Consiglio, ai rappresentanti istituzionali ed anche agli esponenti della comunità scientifica e del mondo medico, affinché si dia risposta alle due richieste avanzate dal co-Presidente dell'Associazione Coscioni, Piergiorgio Welby:
 
1 - che il Presidente del Consiglio proceda finalmente alla nomina del nuovo Comitato Nazionale di Bioetica, come previsto dalla normativa italiana e da impegni internazionali assunti dal nostro Paese. Il precedente Comitato è scaduto infatti oltre 5 mesi fa, il 15 giugno 2006;
 
2- che arrivino risposte concrete alla domanda drammaticamente urgente posta dallo stesso Welby il 22 ottobre, quando scrisse: "È mia ferma decisione rinunciare alla ventilazione polmonare assistita. Staccare la spina mi porterebbe ad una agonia lunga e dolorosa. Anche una sedazione protratta nel tempo non mi garantirebbe una morte immediata senza dolore. Chiedo: è possibile che mi sia somministrata una sedazione terminale che mi permetta di poter staccare la spina senza dover soffrire?". Non avendo finora trovato nessuno disposto  a dare risposta pratica, lo stesso Welby ha comunicato l'inevitabilità di una azione di disobbedienza civile, non senza aver chiesto ad alcune tra le massime cariche costituzionali di indicargli un’alternativa che non sia quella della clandestinità.
 
In entrambi i casi, ciò che si chiede è il rispetto della legalità - sia sul piano delle leggi dello Stato e dei principi costituzionali che su quello della deontologia professionale del medico - per l'affermazione del diritto ad una vita dignitosa, tanto per le persone quanto per le istituzioni malate del nostro Paese.”
 
Per aderire: info@associazionecoscioni.org

Roma, 19/11/2006
Finanziaria: Il Governo accoglie ordine del giorno Mellano contro i cosiddetti “Cip 6”

CIP 6.doc

  Dichiarazione di Bruno Mellano, deputato della Rosa nel Pugno:
“Non posso che ritenermi soddisfatto per la decisione del Governo di ieri notte di accogliere il mio ordine del giorno collegato alla Finanziaria con il quale si chiedeva un impegno del Governo ad adoperarsi per sostituire l'attuale sistema di incentivazione per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e assimilate fondato sui Certificati verdi con un meccanismo trasparente di sostegno economico riservato solo ed esclusivamente alle fonti pulite rinnovabili. Negli ultimi anni si sta facendo sempre più insistente l'inaccettabile tesi secondo cui è possibile risolvere l'emergenza rifiuti italiana grazie a un massiccio ricorso all'incenerimento con recupero energetico, dimenticando l'ormai ampia casistica di Comuni, Consorzi e Province che hanno percorso strategie di gestione sostenibile mediante l'implementazione di modelli di raccolta differenziata porta a porta dei rifiuti da imballaggio e delle frazioni organiche comportabili. Non tenendo conto poi che la normativa europea sui rifiuti indica la strada del principio gerarchico delle 4 R (riduzione, riuso, recupero da materia e solo dopo recupero di energia) per ridurre ai minimi termini il conferimento in discarica L'attuale sistema di incentivazione/tassazione previsto per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti è assolutamente inadeguato a risolvere in maniera sostenibile il problema, visto che:
Ý tassa poco la discarica, con l'ecotassa regionale istituita con la legge 549 del 1995;
Ý favorisce solo in parte il recupero di materia degli imballaggi, con il corrispettivo economico riconosciuto dal Consorzio nazionale imballaggi ai Comuni che li raccolgono in maniera differenziata;
Ý non favorisce minimamente il recupero di materia della frazione organica dei rifiuti trasformata in ammendante agricolo di qualità negli impianti di compostaggio;
Ý incentiva enormemente e impropriamente l'incenerimento con recupero energetico, grazie al programma di incentivi Cip6 del 1992 e al meccanismo dei Certificati verdi introdotto dal Decreto Bersani (Dm 11 novembre 1999), istituiti per sostenere economicamente le fonti rinnovabili e i cui benefici economici sono stati estesi anche alle fonti assimilate più inquinanti come i rifiuti, finendo per drenare gran parte dei fondi a fonti che rinnovabili non sono.
Il sistema di incentivi previsto dal Cip6 è risultato finora un incomprensibile beneficio per le fonti assimilate a discapito delle fonti rinnovabili vere, come ad esempio il solare, visto che:
Ý dei circa 30 miliardi di euro che sono stati pagati dal 1991 al 2003 dai consumatori italiani attraverso le bollette elettriche (voce A3) ben il 92% è andato ad impianti inquinanti, come centrali a fonti fossili o inceneritori, mentre solo l'8% è finito a impianti che utilizzano le fonti rinnovabili pulite (fonte: X Commissione della Camera dei Deputati, 6 novembre 2003);
Ý solo nel 2004 il Grtn - Gestore della rete di trasmissione nazionale - ha ritirato una quantità di energia elettrica prodotta da impianti incentivati a Cip6 pari a 56,7 TWh, di cui ben il 76,5% alimentati a fonti assimilate (residui di raffineria, rifiuti urbani, etc.), utilizzando per l'acquisto dell'energia circa 2,4 miliardi di euro derivanti dal pagamento delle bollette elettriche.
I problemi riscontrati con il Cip6 sono stati tutt'altro che risolti con l'istituzione dei Certificati verdi. Infatti oltre agli inceneritori hanno diritto ai Certificati, indipendentemente dal combustibile usato (compresi carbone e petrolio), anche le centrali ibride che praticano la co-combustione di biomasse e/o rifiuti (anche sotto forma di Cdr), gli impianti che utilizzano l'idrogeno prodotto da fonti fossili, gli impianti a cogenerazione abbinati al teleriscaldamento, etc. Sono invece esclusi dal beneficio dei Certificati verdi i piccoli micro-cogeneratori per condomini, alberghi, ospedali, centri commerciali, etc. fondamentali nella prospettiva della generazione diffusa. Sono quindi svantaggiate proprio quelle tecnologie fondate sulle fonti rinnovabili vere, come ad esempio il solare, che avrebbero maggiore bisogno di incentivo.
Complica ulteriormente la situazione il decreto italiano 387/2003 di recepimento della direttiva europea 2001/77 sulla promozione delle fonti rinnovabili. Se infatti la direttiva inserisce tra le fonti rinnovabili incentivabili economicamente solo la frazione biodegradabile dei rifiuti, il decreto legislativo con cui l'Italia l'ha recepita ha esteso i benefici dell'incentivazione anche alla parte non biodegradabile dei rifiuti, come ad esempio le plastiche che notoriamente derivano dal petrolio, non proprio una fonte rinnovabile.”

On. Bruno Mellano

Torino, 17 novembre 2006
EUTANASIA/IN PIEMONTE NEL FINE SETTIMANA, TAVOLI DI RACCOLTA FIRME DELLA ROSA NEL PUGNO SULLA PETIZIONE AL PARLAMENTO.
MELLANO E FREZZATO: “PER NON LASCIARE INASCOLTATO IL GRIDO DI WELBY”
  L’Associazione Luca Coscioni ha lanciato una mobilitazione straordinaria, nel fine settimana, per sostenere la lotta di Piergiorgio Welby (co-Presidente A. Coscioni).
Welby ha inviato una lettera ai Presidenti delle Commissioni Sanità e Giustizia – oltre che ai Presidenti di Camera e Senato – in cui preannuncia l’unica scelta possibile, quella della “disobbedienza civile”, visto che la sua lettera precedente al Presidente della Repubblica (e la pronta risposta di Giorgio Napolitano) sono state completamente ignorate dal Palazzo.
In oltre 70 città sarà possibile per i cittadini sottoscrivere una petizione al Parlamento perché sia avviata un’indagine conoscitiva sul fenomeno dell’eutanasia clandestina e perché si discuta delle proposte di legge già depositate sulle decisioni di fine vita.
Si può firmare la petizione anche su Internet (www.lucacoscioni.it).
In Piemonte, la Rosa nel Pugno (la cui Segreteria ha aderito all’unanimità all’iniziativa dell’Associazione Coscioni) terrà i seguenti tavoli di raccolta firme:
Torino: sabato, dalle 10:30 alle 13 e dalle 16 alle 19 in via Garibaldi angolo via Bellezia;
domenica, dalle 11 alle 13, in via Roma angolo Piazza Castello
Novara: domenica, dalle 15.00 alle 19.00 in Corso Cavour, 3 (fronte Upim)
Vercelli: domenica, dalle 17:00 alle 19:00, in Piazza Cavour angolo corso Libertà.Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno) e Alessandro Frezzato (Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni) invieranno nei prossimi giorni una lettera agli amministratori locali, invitandoli a sostenere l’iniziativa di Piergiorgio Welby.Mellano e Frezzato hanno dichiarato:
“La coda che i cittadini fanno ai tavoli della Rosa nel Pugno per sottoscrivere la petizione sull’eutanasia testimonia due cose: la prima è che la questione è profondamente sentita dagli italiani, di qualunque credo, partito, classe sociale; come per il divorzio e l’aborto, il diritto di scegliere liberamente sul termine della propria esistenza interroga le coscienze di tutti e di ciascuno e ogni persona, ogni famiglia, di fatto o di diritto, è consapevole di essere prima o poi coinvolta nel dramma della scelta; la seconda è che chi firma riconosce alla Rosa nel Pugno, e solo ad essa, la credibilità per portare avanti questa nuova lotta di libertà e responsabilità.
Chi ha già intonato il “De profundis” per la Rosa nel Pugno dovrebbe, forse, riflettere su questo fatto”.


Roma, 17 novembre 2006
CANNABIS/MANFREDI (RADICALI): “MINISTRO TURCO VADA AVANTI SENZA CEDERE A INTIDIMIDAZIONI. BINETTI E COLLEGHI SI LEGGANO PROGRAMMA DI PRODI, CHE PREVEDE L’ABOLIZIONE DELLA FINI-GIOVANARDI.”
  Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) ha dichiarato:
 
“E’ in atto nei confronti del ministro Livia Turco un’indecente campagna di intimidazione, da parte non solo del centro-destra ma anche di settori della maggioranza. Si mette, addirittura, in discussione la legittimità del decreto con cui il ministro ha raddoppiato il quantitativo massimo di derivati della cannabis detenibile per uso personale.
La campagna di intimidazione sta dando i primi frutti, visto che il ministro dovrà riferire sul suo provvedimento  in Parlamento, addirittura di domenica pomeriggio.
Se la canea del centro-destra è tanto scontata quanto squalificante, è invece intollerabile l’alzata di scudi dei 51 parlamentari dell’Unione, che chiedono alla Turco di rivedere il suo provvedimento. Invito caldamente la senatrice Binetti e colleghi a rileggersi (o a leggere per la prima volta) il Programma di governo di Romano Prodi - sulla base del quale sono stati eletti - che prevede espressamente l’abrogazione totale della legge “Fini-Giovanardi” ma anche l’abolizione delle sanzioni amministrative per chi detiene stupefacenti per uso personale (pag. 66).
Chi non è coerente con il proprio mandato non è sicuramente il ministro ma coloro che lo contestano, pur facendo parte della maggioranza.
Anche in materia di tossicodipendenze, il governo vada avanti senza tentennamenti nell’adempiere il suo programma.”

Torino, 17 novembre 2006
EUTANASIA/IN PIEMONTE NEL FINE SETTIMANA, TAVOLI DI RACCOLTA FIRME DELLA ROSA NEL PUGNO SULLA PETIZIONE AL PARLAMENTO.
MELLANO E FREZZATO: “PER NON LASCIARE INASCOLTATO IL GRIDO DI WELBY”
  L’Associazione Luca Coscioni ha lanciato una mobilitazione straordinaria, nel fine settimana, per sostenere la lotta di Piergiorgio Welby (co-Presidente A. Coscioni).
Welby ha inviato una lettera ai Presidenti delle Commissioni Sanità e Giustizia – oltre che ai Presidenti di Camera e Senato – in cui preannuncia l’unica scelta possibile, quella della “disobbedienza civile”, visto che la sua lettera precedente al Presidente della Repubblica (e la pronta risposta di Giorgio Napolitano) sono state completamente ignorate dal Palazzo.
 
In oltre 70 città sarà possibile per i cittadini sottoscrivere una petizione al Parlamento perché sia avviata un’indagine conoscitiva sul fenomeno dell’eutanasia clandestina e perché si discuta delle proposte di legge già depositate sulle decisioni di fine vita.
Si può firmare la petizione anche su Internet (www.lucacoscioni.it).
 
In Piemonte, la Rosa nel Pugno (la cui Segreteria ha aderito all’unanimità all’iniziativa dell’Associazione Coscioni) terrà i seguenti tavoli di raccolta firme:
 
Torino: sabato, dalle 10:30 alle 13 e dalle 16 alle 19 in via Garibaldi angolo via Bellezia;
              domenica, dalle 11 alle 13, in via Roma angolo Piazza Castello
 
Novara: domenica, dalle 15.00 alle 19.00 in Corso Cavour, 3 (fronte Upim)
 
Vercelli: domenica, dalle 17:00 alle 19:00, in Piazza Cavour angolo corso Libertà.
 
 
Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno) e Alessandro Frezzato (Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni) invieranno nei prossimi giorni una lettera agli amministratori locali, invitandoli a sostenere l’iniziativa di Piergiorgio Welby.
 
 
Mellano e Frezzato hanno dichiarato:
 
“La coda che i cittadini fanno ai tavoli della Rosa nel Pugno per sottoscrivere la petizione sull’eutanasia testimonia due cose: la prima è che la questione è profondamente sentita dagli italiani, di qualunque credo, partito, classe sociale; come per il divorzio e l’aborto, il diritto di scegliere liberamente sul termine della propria esistenza interroga le coscienze di tutti e di ciascuno e ogni persona, ogni famiglia, di fatto o di diritto, è consapevole di essere prima o poi coinvolta nel dramma della scelta; la seconda è che chi firma riconosce alla Rosa nel Pugno, e solo ad essa, la credibilità per portare avanti questa nuova lotta di libertà e responsabilità.
Chi ha già intonato il “De profundis” per la Rosa nel Pugno dovrebbe, forse, riflettere su questo fatto”.

Genova, 17/11/06
ACQUARIO DI GENOVA/ROSASCO E PULLIA: NO ALLE NUOVE VASCHE CON I SOLDI DELLA FINANZIARIA; SONO ALTRI I PROBLEMI DELLA LIGURIA
  Dalle indiscrezioni che circolano sulla stampa ligure, tra i risultati portarti a casa con la Finanziaria, il Presidente della Regione Liguria avrebbe ottenuto anche 9 milioni di euro per realizzare nuove vasche all’interno dell’Acquario di Genova, dove sorgerà un delfinario di “nuova generazione”.
Dichiarazione di Alessandro Rosasco (Comitato Nazionale di Radicali Italiani, Giunta di Segreteria dell'Associazione Radicale Adelaide Aglietta) e Francesco Pullia (Comitato Nazionale di Radicali Italiani).
“Tra tutte le cose che si potevano ottenere per la Regione Liguria, questa di nuovi fondi per ingrandire l’Acquario poteva benissimo essere evitata. Sia chiaro, l’idea di allargare le vasche dei delfini attualmente ospitati dalla struttura, è ottima e indiscutibile ma non può considerarsi una priorità aprire nuove vasche espositive. Da anni la sensibilità delle persone chiede di superare una logica sotto certi aspetti barbara che trova fonte di lucro nella reclusione immotivata di animali selvatici. Da più di cento anni, i mammiferi marini (delfini, orche, otarie, foche etc.), vengono catturati brutalmente, strappati al loro gruppo sociale, imprigionati in anguste vasche di cemento. Sono esibiti in tutto il mondo per divertimento, per "ricerca" e più recentemente per fantomatici contatti terapeutici. Il 53% degli esemplari catturati muore in cattività entro i primi tre mesi: in libertà un tursiope vive fino a quarant'anni e un'orca oltre gli ottanta anni.
Attualmente, nel mondo vivono circa 1000 cetacei in cattività (dati forntiti da Ric O'Barry, esperto di mammiferi marini) tra delfini, orche etc. A questo numero, va aggiunto quello dei cetacei e delle otarie addestrati ed utilizzati dalle forze militari, principalmente Americane e Russe, di cui non se ne conosce però l'entità. Questi animali vengono usati per diverse utilità, anche per portare mine, o per studiarne l'incredibile idrodinamicità per applicare gli effetti sulle imbarcazioni militari. Molto meglio sarebbe stato investire nella tutela della costa contro l’invasione del cemento, nelle università liguri e nel trasporto pubblico, nodi cruciali di una regione come la Liguria. Per tutti questi motivi riteniamo senza senso l’utilizzo di quei nove milioni di euro per costruire le nuove celle di quelle carceri dimenticate chiamate acquari”.

Per informazioni:
Rosasco (347.9552709)

Torino, 16 novembre 2006
GIULIO MANFREDI NOMINATO NELLA DIREZIONE NAZIONALE DI RADICALI ITALIANI. GLI ELETTI PIEMONTESI NEL COMITATO NAZIONALE.
  Rita Bernardini (segretaria di Radicali Italiani) e Elisabetta Zamparutti
(tesoriere RI) hanno nominato i 15 membri della Direzione Nazionale di Radicali Italiani.
Ne entra a far parte, per la prima volta, un radicale piemontese: Giulio Manfredi, 45 anni, funzionario regionale; iscritto al Partito Radicale dal 1982 e da allora impegnato in tutte le campagne ed iniziative radicali; come militante antiproibizionista ha studiato la legislazione sulle tossicodipendenze ed ha elaborato la proposta di legge di riforma della Testo Unico sugli stupefacenti; autore del libro “Telekom Serbia – Presidente Ciampi, nulla da dichiarare? – Diario ragionato del caso dal 1994 al 2003”
(Stampa Alternativa, 2003, postfazione di Marco Pannella).
 
Al recente Congresso dei Radicali Italiani di Padova sono stati eletti nel Comitato Nazionale i seguenti militanti radicali piemontesi:
 
Nicolas Ballario (studente universitario, membro giunta di segreteria Associazione Radicale A. Aglietta);
Igor Boni (agronomo, militante storico, esperto in questioni ambientali);
Iolanda Casigliani (militante storica, esperta in problemi del carcere);
Alessandro Frezzato (studente universitario, membro Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni);
Nathalie Pisano (militante radicale di Novara);
Silvio Viale (ginecologo, membro Direzione Nazionale Rosa nel Pugno, presidente Associazione Radicale Adelaide Aglietta).
 
Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno, membro Commissione Agricoltura, segretario Associazione Aglietta) partecipa alle riunioni della Direzione Nazionale e fa parte di diritto, in quanto parlamentare, del Comitato Nazionale.

Roma, 15/11/06
90 PARLAMENTARI CON COSSIGA CHIEDONO UNA AUDIZIONE CON IL MOVIMENTO LAO PER I DIRITTI UMANI E VANIDA THEPHSOUVANH, LA PAROLA ALLA COMMISSIONE ESTERI
  Nella riunione di stamane il Comitato “Diritti Umani” della Camera dei Deputati, presieduto dal deputato Pietro Marcenaro, ha esaminato la lettera scritta dal deputato della Rosa nel Pugno, Bruno Mellano, con la quale si chiedeva al presidente della Commissione Esteri, Umberto Ranieri, di indire una audizione con il “Movimento Lao per i Diritti Umani” e in particolare con il suo presidente, membro del Consiglio Generale del Partito Radicale Transnazionale, Vanida Thephsouvanh. Il Comitato Diritti Umani, sostenendo la richiesta di audizione ha demandato la decisione finale alla Commissione Esteri.
A proposito, Bruno Mellano ha dichiarato:
“Dopo questo primo pronunciamento restiamo in attesa che il presidente Ranieri comunichi ufficialmente le intenzioni sue e della Commissione Esteri della Camera in merito alla richiesta di audizione. Sarebbe un gesto importante se anche in questa legislatura, come nella precedente, si tornasse a discutere della situazione politica e umanitaria del Laos. A sette anni dal loro arresto non abbiamo più avuto notizie sul caso dei cinque leader studenteschi del “movimento del 26 ottobre 1999” ; né in senso positivo, né in senso negativo. Per questo è quanto mai urgente non dimenticare il Laos e l’intera Indovina. Con l’occasione voglio ricordare che la richiesta di audizione è condivisa anche dagli oltre 90 parlamentari italiani, tra i quali si è aggiunto recentemente anche il senatore a vita e Presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, che hanno sottoscritto una lettera-appello alle nuove autorità laotiane con la quale si tornava a chiedere il pieno rispetto dei diritti umani fondamentali dei laotiani, dei prigionieri politici e delle minoranze religiose ed etniche”

On. Bruno Mellano

Notizie Associazione Coscioni - direttori: Rocco Berardo e Diego Galli - n.61 - 15 novembre 2006
LA LETTERA DI WELBY, L'AGENDA COSCIONI E LA MOBILITAZIONE DEL 18 E 19 NOVEMBRE
  Piergiorgio Welby "Rimane solo disobbedienza civile". Dopo il seminario svolto il 27 ottobre scorso, alla Presenza del Presidente della Commissione Sanità Ignazio Marino, con all’ordine del giorno la domanda di Piergiorgio Welby rivolta ad autorevoli giuristi, medici, bioetici e politici (“è possibile che mi sia somministrata una sedazione terminale che mi permetta di poter staccare la spina senza dover soffrire?”), il co-Presidente dell’Associazione Coscioni ha inviato la seguente lettera aperta ai Presidenti e ai membri delle Commissioni Sanità e Giustizia di Senato e Camera, e, per conoscenza, ai Presidenti dei due rami del Parlamento:
“Caro Presidente, nonostante la mia pubblica richiesta di essere sedato per staccare il respiratore, nessuno vuole prendersi questa responsabilità. Quindi, l'unica via percorribile resta quella della disobbedienza civile che - insieme a Marco Pannella e ai compagni radicali - non potremmo e non potremo far altro che mettere in pratica un giorno da decidere”
Il 18 e 19 in piazza per raccolta firme per calendarizzazione. Sabato e domenica 18 e 19 prossimi, a sostegno della lotta di Piergiorgio Welby, l’Associazione Coscioni ha organizzato una mobilitazione nazionale di raccolta firme sulla petizione rivolta al Parlamento perché affronti la discussione sulle proposte di legge in materia di decisioni di fine vita e dia l’avvio ad una indagine conoscitiva sul fenomeno dell’eutanasia clandestina.

I VOLENTEROSI DELLA ROSA NEL PUGNO
 
L'Associazione culturale Sandro Pertini, l'Associazione radicale Adelaide Aglietta, la Federazione dei Liberali e la Federazione dei Giovani Socialisti di Torino convocano un'assemblea pubblica per il 26 novembre, alle ore 15, in C.so Moncalieri 18, presso la sala della Circoscrizione 8 di Torino.
  Gli organizzatori dell'evento, Igor Boni, Diego Castagno e Nicoletta Casiraghi, hanno scritto la seguente lettera aperta a tutti i cittadini, ai militanti e ai dirigenti della Rosa nel Pugno.
Cara amica, caro amico,
giungono da Roma notizie allarmanti sulle attuali difficoltà nel proseguimento del progetto della Rosa nel Pugno, addirittura si ipotizza la fine di questa esperienza politica. Noi, laici, socialisti, liberali, radicali, a questa eventualità non vogliamo credere o cedere.
Per questo, per rilanciare le idee, i progetti, le ragioni che hanno condotto alla nascita del nuovo soggetto politico della Rosa nel Pugno, ti invitiamo ad una assemblea pubblica che terremo domenica 26 novembre, alle ore 15, presso la sala della circoscrizione 8 di Torino in C.so Moncalieri 18 (a 100 metri dal ponte di C.so Vittorio).
 
Abbiamo deciso di intitolare l’evento: “i volenterosi della Rosa nel Pugno”.
Consapevoli che le idee camminano sulle gambe delle persone, ti aspettiamo per ascoltare il tuo contributo, per conoscerti, per trovare il modo di percorrere insieme un pezzo di strada.
con affetto,
 
Igor Boni                     (radicale – Comitato nazionale Radicali Italiani)
Nicoletta Casiraghi       (liberale – già Presidente della Provincia di Torino)

Genova, 14/11/06
ARENZANO (GE)/MELLANO E ROSASCO: BASTA CON LE SPECULAZIONI EDILIZIE SULLA COSTA LIGURE
  Il Comune di Arenzano in primavera andrà a nuove elezioni dopo che l’assessore all’ambiente, Stefano Robello, dello Sdi, ha presentato una lettera di dimissioni sua e di 6 consiglieri di opposizione e 5 di maggioranza con lo scopo di far cadere la giunta del Sindaco Luigi Gambino, colpevole di essersi opposto insieme ad altri assessori a un progetto di speculazione edilizia nella pineta di arenzano.
A proposito, Bruno Mellano, deputato della Rosa nel Pugno, Segretario dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, e Alessandro Rosasco, membro della Giunta di Segreteria dell’Associazione, hanno dichiarato:
“Quanto è avvenuto e sta avvenendo nel Comune di Arenzano ha dell’incredibile. Il comportamento dell’assessore all’ambiente, Stefano Robello, dello Sdi, poiché come da regole interne nessuno degli eletti locali può definirsi amministratore della Rosa nel Pugno né tantomeno dello “Sdi – Rosa nel Pugno”, è quanto meno deprecabile. Non solo Robello non ha avuto il coraggio delle proprie azioni presentando una mozione di sfiducia al sindaco Luigi Gambino in Consiglio preferendo il metodo furbesco di recarsi da un notaio per consegnare una lettera di dimissioni collettiva di sei consiglieri di opposizione e cinque di maggioranza ma, cosa ben più grave e seria, ha fatto tutto questo in nome di un progetto di speculazione edilizia sulla già martoriata costa di Arenzano. Tale progetto, giova ricordarlo, prevedeva la concessione edilizia per 12 monolocali e 5 bilocali, rispettivamente di 32 e 53,6 metri quadrati ma, “artisticamente”, per ogni unità abitativa venivano aggiunti dai 3 ai 6 vani accessori per cui tra disimpegni, cantine e non meglio definiti locali tecnici i 1956 metri cubi previsti diventavano 4752…. Prima di ogni cosa ci teniamo a sottolineare che le intenzioni dell’ex assessore Robello non appartengono alla totalità dei soggetti che danno vita alla Rosa nel Pugno: l’attenzione e il rispetto nei confronti dell’ambiente deve essere sempre al centro di un soggetto politico come il nostro. Per questi motivi il fatto che il signor Robello abbia fatto cadere la giunta comunale di cui faceva parte solo per difendere uno scempio ambientale di cui era architetto promettendo tuttavia – la ricostruzione della natura e dell’ assetto stratigrafico del sito – è un gesto inaccettabile e in patente conflitto di interesse. La costa ligure subisce da anni stupri paesaggistici la cui gravità è incalcolabile; già in passato Arenzano era stata oggetto di minacce ambientali come il cosiddetto “maxi-porto” e varie operazioni urbanistiche azzardate. Oggi, per un buon amministratore, è importante bloccare il progetto dei bilocali “gonfiati”non solo per evidenti ragioni ambientali ma soprattutto per motivi di interesse, poiché non c’è da stupirsi se in futuro i turisti sceglieranno sempre più altri lidi piuttosto che recarsi in spiagge circondate da cemento.”.

Rosasco
On. Mellano

Roma, 13 novembre 2006
ROSA NEL PUGNO: PRESENTATA IN PARLAMENTO LA PRIMA LEGGE SULLA PROTEZIONE DEL SUOLO, SECONDO QUANTO STABILITO DALL’EUROPA
 

Mellano e Boni: “E’ il primo passo che va nel senso della salvaguardia di uno degli elementi naturali più importanti, fino ad ora non considerato dalla legislazione italiana”
E’ stato depositato alla Camera dei Deputati il primo progetto di legge sulla ‘Protezione del suolo’ a firma del Deputato della Rosa nel Pugno, Bruno Mellano. Il testo segue le linee guida stabilite dalla Comunità Europea in tema di suolo, espresse nella ‘Strategia tematica’ (resa ufficiale nel settembre di quest’anno) e nella proposta di ‘Direttiva europea’ che entro poche settimane sarà approvata dal Parlamento Europeo, divenendo di obbligatoria applicazione per tutti gli Stati membri.
Dichiarazione di Bruno Mellano (Deputato della Rosa nel Pugno e membro della Commissione Agricoltura) e di Igor Boni (studioso del suolo, esponente del Comitato nazionale di Radicali Italiani)
“La Comunità Europea, in seguito ad anni di studio da parte di centinaia di ricercatori, ha individuato le principali 8 minacce che incombono sui suoli: erosione, perdita di sostanza organica, compattazione, contaminazione, cementificazione, perdita di biodiversità, salinizzazione, inondazioni.
Purtroppo nella legislazione italiana quando si parla di ‘suolo’, tutto si intende tranne che il suolo propriamente detto. Si parla di dissesto idrogeologico, di difesa del paesaggio e delle infrastrutture ma non del suolo inteso come lo strato superiore della crosta terrestre, dal quale produciamo alimenti e che utilizziamo come supporto alle nostre attività.
Affinché il suolo possa svolgere le sue diverse funzioni è urgente che se ne preservino le condizioni e si cominci ad impostare azioni di recupero. Tale necessità risulta evidente dai dati resi pubblici dall’Europa: il 12% dei suoli è minacciato dall’erosione, oltre 3 milioni di siti sono contaminati da sostanze inquinanti, circa il 45% dei suoli è povero di materia organica con riflessi sulla diminuzione di fertilità, di produttività e sull’aumento di anidride carbonica in atmosfera.
Per evitare le solite azioni emergenziali, tipiche del nostro paese, proponiamo un percorso legislativo che sappia prevenire i rischi presenti e futuri e consenta di predisporre strumenti adatti alle reali necessità”.

Boni
Mellano


Torino, 11 novembre 2006
RU486 E NARCOSALE/MELLANO (RNP): “A ROMA COME A TORINO, SINISTRA DIMOSTRI DI ESSERE ALTERNATIVA NEI FATTI E NON A PAROLE”
  Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno e segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta di Torino) ha dichiarato:
 
“Accadono cose impensabili: in Regione la commissione sanità si esprime contro l’importazione diretta della RU486; nei cinque anni di giunta di centro-destra, non si era mai arrivati a una votazione contro l’aborto farmacologico. Vorrei ricordare ai consiglieri regionali, ma anche alla Presidente Bresso e all’Assessore regionale alla Sanità, che esiste, sopra tutto e tutti, una legge dello Stato, la 194, che all’art. 15, dice che “le regioni, d’intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l'aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie… sull'uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza”; il legislatore del 1978 non poteva conoscere la pillola RU486 ma aveva già messo le premesse giuridiche per la sua diffusione. 27 anni dopo, le donne italiane stanno ancora aspettando quella possibilità di scelta fra aborto chirurgico e farmacologico che, per esempio, le donne francesi hanno da 17 anni.
Rispetto alla questione delle narcosale, prendo atto dell’apertura del sindaco Chiamparino ma non posso non rilevare che tale apertura vi fu anche nell’estate del 2002, ma non resistette alle pressioni della Margherita.
Sia sulla questione aborto sia sulla questione droghe, la Rosa nel Pugno chiede alla sinistra di governo, a Roma come a Torino, precise assunzioni di responsabilità e non parole velleitarie.”.

Roma, 11 novembre 2006
TELEKOM SERBIA/CAPEZZONE (RNP): DOPO ESTERNAZIONI DI FARINA E POMPA E RIVELAZIONI DE “L’ESPRESSO”, GOVERNO RISPONDA AL PIU’ PRESTO IN AULA A MIA INTERROGAZIONE SU RUOLO SERVIZI SEGRETI NELL’AFFAIRE.
  Daniele Capezzone (presidente Commissione Attività Produttive della Camera) ha dichiarato:
 
“In settimana la vicenda Telekom Serbia è saltata fuori da: l’audizione di Pio Pompa davanti al Copaco; la pubblicazione di resoconti dell’interrogatorio di Renato Farina davanti ai PM milanesi; la seconda puntata de “L’Espresso” sulle attività dei servizi di sicurezza.
Il combinato disposto di tutto ciò rende non più rinviabile una risposta esaustiva del governo alla mia interrogazione (4-00629 del 19 luglio): vi sono state attività dei servizi di sicurezza italiani riconducibili alla vicenda Telekom Serbia? In caso affermativo, quali?
Aggiungo un dato non irrilevante che finora nessuno ha sottolineato: i giornalisti Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo – oggetto, si dice e si scrive, delle attenzioni del SISMI – furono quelli che fecero scoppiare in Italia il caso Telekom Serbia (prima pagina de “La Repubblica” del 16 febbraio 2001: “Le tangenti di Milosevic – Telecom in Serbia: il protocollo segreto fra Roma e Belgrado”).”.

Torino, 11 novembre 2006
CECENIA/RADICALI: LA CORTE EUROPEA CONDANNA NUOVAMENTE LA FEDERAZIONE RUSSA PER LA VIOLAZIONE DEI DIRITTI DELL’UOMO IN CECENIA
  Boni: “Subito una conferenza di pace europea. Incredibile e inaccettabile la connivenza dichiarata del Governo italiano”

La Corte Europea dei Diritti Dell’Uomo, organismo del Consiglio d’Europa, condanna nuovamente la Federazione Russa per la violazione dei diritti umani in Cecenia. Nello specifico ci si riferisce a casi di sparizione di civili, successivamente ritrovati morti all’interno di fosse comuni con decine di altri cadaveri.

Dichiarazione di Igor Boni (Comitato nazionale di Radicali Italiani) “La Corte Europea dei Diritti Dell’Uomo sembra essere l’unica istituzione europea ad esprimere con chiarezza una condanna dell’operato della Federazione Russa in Cecenia. Da quando è sottoposta alla giurisdizione della Corte, la Russia è diventata il primo stato per numero di casi presentati.
Il paradosso dei paradossi è che mentre accade tutto questo e le violenze in Cecenia non solo non diminuiscono ma si accrescono, il Governo italiano per bocca del Sottosegretario Crucianelli, rispondendo ad una interrogazione della Rosa nel Pugno, dichiara apertamente il sostegno alla politica di ‘normalizzazione’ dei russi in Cecenia: incredibile! E proprio in questi giorni i Ministri europei della Giustizia e degli Interni si riuniscono a Mosca, per discutere di cooperazione sulla giustizia penale mentre le autorità russe sono dalla Corte europea dichiarate colpevoli di aver violato l’obbligo di cooperare con la Corte, non avendo fornito i documenti richiesti durante il processo: incredibile! Intanto ‘Russian Justice
Initiative’, l’organizzazione che ha fornito aiuto legale alle vittime non può rilasciare commenti ufficiali dall’ufficio di Mosca perché le sue attività sono sospese in seguito all’applicazione della legge russa sulle ONG: di nuovo, incredibile!
Chiediamo al Governo italiano di farsi immediatamente promotore di una ‘conferenza di pace sulla Cecenia’. Ogni minuto di silenzio, di tolleranza, rispetto a ciò che accade in Cecenia è un’attiva complicità nei confronti di una delle peggiori atrocità del nostro tempo.

Boni

Da www.osservatoriobalcani.org
Condanne della Federazione Russa per la violazione di diritti dell’Uomo nell’ambito delle operazioni in Cecenia
21 febbraio 2005 – Khashiyev e Akayeva: uccisioni extragiudiziali e presunte torture a Grozny (gennaio 2000)
– Isayeva bombardamenti indiscriminati sulla cittadina di Katyr-Yurt (febbraio 2000)
– Isayeva, Yusupova e Bazayeva: bombardamento sulle colonne di profughi nei pressi del villaggio di Shaami-Yurt (ottobre 1999)
27 luglio 2006 – Bazorkina: sparizione di un giovane, un documento video (da un telegiornale) mostra un comandante dare l’ordine di eliminarlo (febbraio 2000)
12 ottobre 2006 – Estamirov: uccisione di cinque membri di una famiglia, tra cui una donna al nono mese di gravidanza (febbraio 2000)
9 novembre 2006 – Imakayeva: arresto e sparizione di un giovane (dicembre 2000), sparizione del padre dopo la presentazione del ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (giugno 2002)
- Luluyeva: sparizione di una donna e ritrovamento del corpo in una fossa comune (febbraio 2001)


Torino, 9 novembre 2006
TELEKOM SERBIA/MANFREDI (RADICALI): GIACALONE E “LIBERO” ATTACCANO PRODI E DINI MA SI DIMENTICANO DI CITARE CIAMPI.
  E’ in edicola, allegato al quotidiano “Libero” (prezzo totale: 4 euro), il libro “Prodi, Telecom & C.”, di Davide Giacalone. Al fondo del volume sono riportati stralci della cosiddetta “relazione intermedia” (l’unica esistente, perché la “relazione finale” non fu fatta) della commissione parlamentare d’inchiesta su Telekom Serbia.
Giulio Manfredi (esponente radicale, autore del libro “Telekom Serbia – Presidente Ciampi, nulla da dichiarare? – Diario ragionato del caso dal 1994 al 2003”, Stampa Alternativa, 2003, postfazione di Marco Pannella):
“Giacalone, trattando dell’affaire Telekom Serbia, scrive cose condivisibili: fu un affaire scandaloso politicamente perché i soldi dei cittadini italiani (456 milioni di euro) finirono nelle tasche di Milosevic; fu un affaire scandaloso economicamente perché Telecom Italia rivendette dopo cinque anni la partecipazione serba rimettendoci 261 milioni di euro.
Giacalone cita il “ministro del tesoro” dell’epoca (che deteneva il 61% delle azioni di Telecom Italia) senza mai dire che il suo nome era quello di Carlo Azeglio Ciampi. Di più: in fondo al suo libro, ci sono stralci della cosiddetta “relazione intermedia” (l’unica, poiché la relazione finale non fu mai presentata in Parlamento) della Commissione parlamentare d’inchiesta su Telekom Serbia. Ebbene, nell’indice dei nomi di tale relazione – l’unico documento ufficiale del Parlamento italiano sulla vicenda - non compare il nome “Ciampi Carlo Azeglio”.
E’ citato, per esempio, per ben cinque volte l’avvocato Domenico Porpora (nel 1995 istruì le pratiche dell’affaire con i serbi, pur in presenza di un embargo Onu nei confronti della Serbia; dal 1996 al 1998 fu il capo della segreteria del premier Prodi; ora è amministratore unico di “Italia Navigando”, gruppo Sviluppo Italia). E’ citato addirittura il sottoscritto. Ma chi deteneva a pieno titolo la responsabilità politica sugli investimenti esteri di Telecom Italia (il ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi) rimane innominato.
E’ già vergognoso che solo i radicali ebbero il coraggio civile di fare tutti i nomi dei responsabili politici dell’affaire quando Ciampi era il primo cittadino della Repubblica; che si continui a non nominarlo ora, per giunta da destra, è semplicemente ridicolo; o c’è un motivo?”.


Roma, Torino, 8 novembre 2006
ABORTO/RADICALI:“MINISTRO SALUTE EMANI ORDINANZA PER SEMPLIFICARE IMPORTAZIONE RU486, PRENDENDO A MODELLO QUELLA SUI MEDICINALI A BASE DI TETRAIDROCANNABINOLO”.
  Rita Bernardini (segretaria di Radicali Italiani) e Silvio Viale (ginecologo, esponente radicale della Direzione della Rosa nel Pugno, presidente Associazione Radicale Adelaide Aglietta) hanno dichiarato:
“Concordiamo con quanto autorevolmente espresso ieri dall’on. Katia Zanotti (capogruppo Ulivo in Commissione Affari Sociali): dopo la sentenza del Tar del Lazio, che ha cassato l’ordinanza di Storace che ostacolava la sperimentazione della RU486, c’è urgente bisogno di un provvedimento del ministero della Salute che, invece, semplifichi l’importazione e l’uso della pillola abortiva. Ci permettiamo di segnalare al ministro Turco un precedente: la sua ordinanza dello scorso 18 luglio sull’importazione dall’estero di medicinali a base di tetraidrocannabinolo.
In quel caso si trattava di una procedura resa più pesante dal fatto che i farmaci suddetti sono soggetti a controlli internazionali e nazionali sulla base delle convenzioni e leggi sugli stupefacenti. Il caso della RU486 è diverso e meno impegnativo: si tratta di garantire, finalmente, alle donne italiane la disponibilità di un farmaco utilizzato da almeno un decennio in quasi tutta Europa.”.

Viale (348/5335310)

Roma, Torino, 7 novembre 2006
ABORTO/RU486/RADICALI: TAR DEL LAZIO HA FATTO PIAZZA PULITA DEI DIKTAT DI STORACE; ORA L’AZIENDA, CON L’AIUTO DELLA REGIONE PIEMONTE, PUO’ PROCEDERE SULLA STRADA APERTA DALLA SPERIMENTAZIONE.
  Il TAR del Lazio ha accolto il ricorso con il quale l'azienda sanitaria ospedaliera Sant'Anna chiedeva l'annullamento dell' ordinanza dell’ex ministro della Salute, Francesco Storace, che nel settembre dello scorso anno interruppe la sperimentazione della pillola abortiva Ru486.
Rita Bernardini (segretaria di Radicali Italiani) e Bruno Mellano (deputato RNP, segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta) hanno dichiarato:
“Il TAR del Lazio ha annullato un provvedimento odioso e illiberale, emanato da Storace con il solo scopo di ostacolare la prima sperimentazione in Italia dell’aborto farmacologico, 27 anni dopo l’entrata in vigore della legge 194 (che lo consente e lo promuove), 15 anni dopo la diffusione della RU486 in tutto il mondo.
Contro i diktat del ministro, l’ASO Sant’Anna di Torino ha avuto il grande merito di non chinare la testa ma di ricorrere subito, con l’avallo della Regione Piemonte, alla giustizia amministrativa; in questi mesi, la Commissaria D’Innocenzo ha espresso chiaramente la sua intenzione di voler assicurare comunque alle donne l’alternativa  all’aborto chirurgico. Ora l’azienda, con l’aiuto dell’Assessorato regionale alla Sanità, può procedere senza ostacoli sulla strada aperta dalla sperimentazione.
Rinnoviamo all’Assessore Valpreda la richiesta di incontro per conoscere come la Regione intende procedere e per fornire il nostro contributo di conoscenza.”.
 
 
ABORTO: RU486, TAR, NON SI DOVEVA RICORRERE A ORDINANZA URGENTE. ACCOLTO RICORSO OSPEDALE S.ANNA TORINO SU BLOCCO SPERIMENTAZIONE
 
(ANSA) - ROMA, 6 nov - Per interrompere la sperimentazione della pillola abortiva RU486 presso l' azienda sanitaria ospedaliera Sant'Anna di Torino il ministro della salute non doveva ricorrere ad un'ordinanza di urgenza. E' uno dei passaggi delle motivazioni con le quali i giudici della III sezione quater del Tar del Lazio, presieduta da Mario Di Giuseppe, hanno accolto il ricorso con il quale l'azienda sanitaria ospedaliera Sant'Anna chiedeva l'annullamento dell' ordinanza ministeriale che nel settembre dello scorso anno interruppe la sperimentazione della pillola abortiva Ru486.
Secondo i giudici 'esistendo specifiche procedure espressamente disciplinate dal legislatore e da utilizzare nelle varie evenienze - sospensione o revoca - il competente ministro della salute avrebbe dovuto conformare la sua azione a quelle procedure e non ricorrere al potere di emettere ordinanze contingibili ed urgenti'.
Fondata, per gli stessi giudici, si e' rivelata l' ulteriore censura 'nella parte in cui - si legge nella sentenza - viene lamentata l' intrinseca irrazionalita' del provvedimento gravato che, effettivamente, sembra fondato prevalentemente sulla preoccupazione delle possibili conseguenze della sperimentazione svolta al di fuori dal regime di ricovero ospedaliero mentre poi, in contrasto con tale premessa, esclude anche la sperimentazione svolta in tale regime ammettendo, come unica eccezione, esclusivamente i trattamenti in corso e arrestando, in tal modo, qualunque sperimentazione'.
L'azienda sanitaria ospedaliera OIRM Sant' Anna di Torino aveva impugnato, chiedendone l'annullamento, l'ordinanza con la quale il 21 settembre dello scorso anno il ministero della salute sospese per un anno su tutto il territorio nazionale la sperimentazione clinica diretta a ottenere l' aborto farmacologico sia in regime di ricovero ospedaliero sia in quello di day hospital, dettando prescrizioni, adempimenti e condizioni per il suo successivo svolgimento. A fronte dell' immediata esecutivita' ed efficacia dell' ordinanza, la stessa azienda ottempero' alle prescrizioni contenute, dandone comunicazione al ministero, il quale autorizzo' nuovamente la sperimentazione a decorrere dal successivo novembre. (ANSA).

Torino, 6 novembre 2006.
RUTELLI/EUTANASIA - VIALE: “Ipocrisia di Rutellli. Senza interventi attivi il rifiuto dell’accanimento terapeutico è pura retorica. E’ ora di modificare l’impianto giuridico.”
  Lette le dichiarazioni del Vice Presidente del Consiglio On. Francesco Rutelli, Silvio Viale, medico di Exit-Italia ed esponente radicale della Direzione Nazionale della Rosa nel Pugno, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
 
«Se il punto di partenza è “contrastare qualunque idea che l'uomo abbia il diritto di togliere la vita ad una persona che abbia una speranza di conservarla”, proclamare la “rinuncia all’accanimento terapeutico” diventa un puro esercizio retorico. E’ ipocrita non voler vedere che, senza adeguati interventi terapeutici attivi, “la rinuncia a interventi sproporzionati e inutili” si traduce in sofferenze inutili, ciniche e crudeli. Piuttosto che fare filosofia, Rutelli dovrebbe dire se ritiene lecite la sedazione terapeutica, la sedazione terminale, le terapie sintomatiche e del dolore (ovviamente con dosaggi superiori a quelli di registrazione) sapendo che queste possono produrre l’effetto di accelerare la morte. Del resto, se il testamento biologico è il tentativo di evitare che un paziente perda il diritto a rifiutare le terapie, quando non sarà più in grado di prendere delle decisioni, è difficile opporsi al desiderio conseguente di morire in pace e senza sofferenza.
Che l’impianto giuridico attuale sia da rivedere, perchè non consente nulla, è stato affermato anche dal Presidente Nazionale dell’Ordine dei Medici, Dr Amedeo Bianco, a testimonianza di una ensibilità sempre più diffusa. In un convegno tenutosi nei mesi scorsi a Torino, il Presidente dei medici cosi argomentato: “Colui che sta morendo è una persona i cui interessi e diritti non possono essere messi da parte. Questo significa riconoscere al morente di fermare una medicina inutilmente velleitaria ed aggressiva, per richiamare invece al compito assolutamente proprio, cioè curare. Bisogna imparare a curare la morte come si cura la vita, ci si deve far carico della morte come ci si fa carico della vita: questo è compito di chi cura. Il diritto a morire si identifica con la riappropriazione della propria morte, che è un po’ come riappropriarsi della propria vita. L’eutanasia è un segmento di questo processo faticoso, lacerante, drammatico che non è esaustivo del diritto a morire. Nascondere ad un morente le sue reali condizioni e l’incombenza della fine biologica, o non rispettare la sua volontà sulle cure, ripetutamente manifestata in modo consapevole e persuasivo, significa non soltanto negargli il diritto di morire, ma anche il diritto di vivere la propria morte. Il problema diventa delicatissimo, perché l’impianto giuridico attuale non consente nulla. Un primo sforzo andrebbe fatto nel rivedere questo impianto.”
La realtà è che i medici italiani sono continuamente costretti alla scelta tra accanimento terapeutico e comportamenti illeciti. Perchè Rutelli e Giovanardi fanno finta di non saperlo? Perchè non si pronunciano su quanto rivelato da Don Verzè?»
 
(Silvio Viale

Padova (Congresso Radicali Italiani), 3 novembre 2006

TELEKOM SERBIA E SERVIZI/MANFREDI (RNP): “L’ESPRESSO HA BUTTATO IL SASSO NELLO STAGNO MA ORA SI VADA FINO IN FONDO: IL GOVERNO RISPONDA SUBITO IN AULA A INTERROGAZIONE DI CAPEZZONE.”
  “L’Espresso” in edicola ospita un’inchiesta (“E Pollari creò Telekom Serbia”) sull’intervento dei servizi di sicurezza nell’affaire Telekom Serbia; ospita anche un pezzetto sulla presenza dell’avvocato Domenico Porpora (curò nel 1995 i primi contatti fra italiani e serbi, in presenza di un embargo ONU alla Serbia; dal 1996 al 1998 fu il capo della segreteria del premier Prodi) alla guida di “Italia Navigando” (gruppo Sviluppo Italia).
 
Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani, autore del libro “Telekom Serbia, Presidente Ciampi nulla da dichiarare?”, 2003, Stampa Alternativa):
 
“Bene ha fatto “L’Espresso” ad affrontare la questione dell’intervento dei servizi di sicurezza nell’affaire Telekom Serbia; ma non basta. Per non rischiare ulteriori polveroni occorre che il governo Prodi risponda subito in aula all’interrogazione di Daniele Capezzone e Bruno Mellano (Rosa nel Pugno), presentata lo scorso luglio, che richiede al governo “se vi siano state attività dei servizi di sicurezza della Repubblica italiana riconducibili alla vicenda Telekom Serbia; in caso affermativo, quali siano state queste attività”.  
Non vorrei che l’interrogazione Capezzone/Mellano facesse la stessa fine di quella presentata dal senatore radicale Milio nel giugno 1997; quella, per intenderci, in cui i radicali chiedevano chiarimenti sull’operazione Telekom Serbia, conclusa quindici giorni prima, tramite la quale Telecom Italia aveva versato nei conti correnti di Milosevic 900 miliardi di lire (456 milioni di euro), come appurato poi dalla stessa Procura di Torino; interrogazione, rivolta agli allora ministri Ciampi e Maccanico, rimasta senza risposta.”
 
Manfredi
 
Segue testo interrogazione Capezzone/Mellano:
Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-00629 presentata da DANIELE CAPEZZONE mercoledì 19 luglio 2006 nella seduta n.028
CAPEZZONE e MELLANO. - Al Ministro dell'interno, al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
nelle polemiche di queste settimane relative alle attività del SISMI (Servizio per le informazioni e la sicurezza militare) sono stati nuovamente sollevati interrogativi - se non illazioni - su tentativi di depistaggio e di inquinamento dei dati e dei fatti da parte di elementi dei servizi di sicurezza in merito alla vicenda relativa all'affaire Telekom Serbia;
come riportato nel resoconto stenografico della seduta del 16 luglio 2003, la Commissione parlamentare d'inchiesta su Telekom Serbia (di seguito «Commissione») tenne l'audizione in seduta segreta del colonnello Alberto Manenti del SISMI e subito dopo concordò di inviare ai servizi di sicurezza - per la precisione, al generale Nicolò Pollari (direttore del Sismi), al prefetto Mario Mori (direttore del Sisde), al tenente generale Giuseppe Orofino (vice segretario generale del CESIS) - una richiesta di elementi informativi sull'oggetto della commissione, così formulata: «Per finalità istruttorie della Commissione che ho l'onore di presiedere, prego le SS.LL. di comunicare i nominativi dei soggetti che abbiano prestato o prestino servizio presso i Servizi che risultino, a giudizio delle SS.LL., eventualmente in grado di riferire alla Commissione elementi informativi utili sui fatti oggetto dell'inchiesta parlamentare, con relativo supporto documentale, con riferimento agli anni dal 1997 al 2000. Chiedo inoltre alle SS. LL. di voler disporre l'individuazione e la localizzazione dei seguenti soggetti utili alle indagini della Commissione: responsabili della Divisione ricerca all'estero e della Divisione analisi del Sismi negli anni 1997 e 1998; esatto indirizzo dell'ammiraglio Gianfranco Battelli e dell'ammiraglio Giuseppe Grignolo, diretto superiore del tenente colonnello Alberto Vanenti all'epoca dei fatti. Raccomando l'urgenza e ringrazio per la collaborazione.» (firmato: onorevole Enzo Trantino, presidente Commissione TS);
come riportato nel resoconto stenografico, nella seduta del 12 settembre 2003, il Presidente Trantino comunicò che la Commissione aveva acquisito, come atto segreto, «un documento trasmesso dal Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica (SISDE), pervenuto in data 10 settembre 2003»;
come riportato nel resoconto stenografico, nella seduta del 29 ottobre 2003, su richiesta del deputato Marco Minniti, la Commissione decise di acquisire i resoconti delle audizioni del prefetto Mori e del generale Pollari presso il Comitato Parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato, audizioni svoltesi rispettivamente il 16 ottobre 2003 e il 22 ottobre 2003;
non risulta agli interroganti che la relazione cosiddetta «intermedia» presentata dalla Commissione al Parlamento nella primavera del 2004 riporti alcuna notizia su eventuali risposte dei responsabili dei servizi di sicurezza alla lettera del luglio 2003 di cui sopra;
la Commissione non presentò in Parlamento alcuna relazione finale, pur essendo tenuta a ciò dalla legge istitutiva (legge 21 maggio 2002, n. 99); se vi siano state attività dei servizi di sicurezza della Repubblica italiana riconducibili alla vicenda Telekom Serbia;
in caso affermativo, quali siano state queste attività.
(4-00629)

Associazione radicale Adelaide Aglietta - Via Botero 11/F - Tel. 011.195.07.676 - Fax 011.195.07.499
larosanelpugno@hotmail.com

mailing list: http://it.groups.yahoo.com/group/radicali-piemonte