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30-NOV-06
19:41
NATALE: VIALE (RNP), APPELLI AL BOICOTTAGGIO COMICI E TRAGICI |
Roma,
30 nov. (Adnkronos) - 'Mi chiedo se i boicottanti siano mai andati all'Ikea?
Ci sono mai stati Quaglarello, Bertolini, Volonte', Di Virgilio, Mantovano
e compagnia cantante? E davvero ci sarebbero andati per Natale? Se ci
fossero mai stati avrebbero dovuto accorgersi che si tratta di una catena
scandinava che promuove commercialmente la propria identita' e la propria
cultura. Se ci andassero scoprirebbero che l'anima popolare degli italiani
e molto piu' avanti di loro'. Lo dice Silvio Viale, membro radicale della
Direzione della rosa nel pugno. 'Non vendere i presepi non significa essere contro i presepi. In Italia, fino a quando un decreto della Cdl imporra' il presepe obbligatorio dappertutto ed il rogo degli alberi sulle piazze, ognuno e' libero di fare tutti i presepi che vuole, dove vuole -aggiunge-. Ma anche di non farlo. Gli appelli al boicottaggio del diverso hanno un sapore comico e tragico nello stesso tempo. Comico per la stupidita' intrinseca. Ma anche tragico, soprattutto quando viene da parte di politici che ambiscono responsabilita' di governo, perche' emanano il fumo di un'antica intolleranza. Da laico, anzi da orgoglioso laicista, che ogni anno riprende in mano le statuine di quand'ero bambino, invito i boicottanti a spendere meglio le proprie energie e a scusarsi con l'Ikea. Se poi sabato a Roma vorranno sfilare con i presepi verso la capanna di piazza S.Giovanni, non dimentichino di portare la frutta secca'. |
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Torino,
30 novembre 2006
IKEA/PRESEPE VIALE (Radicali-RNP): MA I BOICOTTANTI SONO MAI ANDATI ALLIKEA? LA CDL ALLA FRUTTA SECCA. NON VENDERE I PRESEPI NON SIGNIFICA ESSERE CONTRO I PRESEPI |
Silvio
Viale, membro radicale della Direzione Nazionale della Rosa nel Pugno,
è intervenuto sullannunciato boicottaggio natalizio nei confronti
dellIKEA da parte di molti esponenti della CDL: Mi chiedo
se i boicottanti siano mai andati allIKEA? Ci sono mai stati Quaglarello,
Bertolini, Volontè, Di Virgilio, Mantovano e compagnia cantante?
E davvero ci sarebbero andati per Natale? Se ci fossero mai stati avrebbero
dovuto accorgersi che si tratta di una catena scandinava che promuove
commercialmente la propria identità e la propria cultura. Se ci
andassero scoprirebbero che lanima popolare degli italiani e molto
più avanti di loro. Non vendere i presepi non significa essere
contro i presepi. In Italia, fino a quando un decreto della CDL imporrà
il presepe obbligatorio dappertutto ed il rogo degli alberi sulle piazze,
ognuno è libero di fare tutti i presepi che vuole, dove vuole.
Ma anche di non farlo. Gli appelli al boicottaggio del diverso hanno un
sapore comico e tragico nello stesso tempo. Comico per la stupidità
intrinseca. Ma anche tragico, soprattutto quando viene da parte di politici
che ambiscono responsabilità di governo, perché emanano
il fumo di unantica intolleranza. Da laico, anzi da orgoglioso laicista,
che ogni anno riprende in mano le statuine di quandero bambino,
invito i boicottanti a spendere meglio le proprie energie e a scusarsi
con lIKEA. Se poi sabato a Roma vorranno sfilare con i presepi verso
la capanna di piazza S.Giovanni, non dimentichino di portare la frutta
secca. (Silvio Viale 339.3257406) |
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Roma,
29 novembre 2006
Droga: Binetti e compagni sono consapevoli che programma Unione prevede abolizione Fini-Giovanardi? |
Dichiarazione
di Maria Antonietta Farina Coscioni (presidente di Radicali Italiani e
co-Presidente Associazione Coscioni) e Giulio Manfredi (direzione Radicali
Italiani) Quanto avvenuto oggi nella Commissione Sanità del Senato è inammissibile e vergognoso: le senatrici Binetti e Baio (Margherita) hanno svolto in modo consapevole la funzione di cavallo di Troia, utilizzato dalla Casa delle Libertà per far passare un ordine del giorno che sconfessa loperato del ministro della Salute Livia Turco in tema di tossicodipendenze. Ci auguriamo che la senatrice Anna Finocchiaro intervenga subito per ricordare a tutti i membri del gruppo parlamentare dellUlivo, da lei presieduto, che essi sono stati eletti in Parlamento per attuare il programma dellUnione, il quale (come autorevolmente ribadito alla Camera dal ministro della Salute Turco, in sede di informativa sul suo decreto sulla cannabis) prevede labolizione completa della legge Fini-Giovanardi, comprese le tabelle delle sostanze stupefacenti con le sedicenti soglie che separano la presunzione di consumo da quella di spaccio. |
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| La
Rosa nel Pugno non è morta! Riguardo a quanto dichiarato dal Segretario regionale dello Sdi Gian Luigi Bonino, dalle colonne de Il Giornale del Piemonte, vogliamo precisare alcuni punti che riteniamo fondamentali, se non altro per eliminare le gravi ambiguità che rileviamo da troppo tempo. In primo luogo non è sufficiente il pronunciamento di un Direttivo regionale per dichiarare morta unesperienza che è stata sancita da numerosi congressi nazionali (radicali e socialisti) e ribadita nei direttivi nazionali delle formazioni politiche che hanno dato vita al soggetto politico della Rosa nel Pugno (Radicali Italiani, Sdi, Associazione Luca Coscioni e Fgs). Tanto più che negli stessi giorni il Direttivo dello Sdi dellEmilia-Romagna ha approvato un documento che va esattamente nel verso opposto (proseguire nella Rosa nel Pugno). In secondo luogo ci pare sorprendente che persone con le quali abbiamo collaborato strettamente fino al giorno delle elezioni comunali (che li hanno visti guadagnare un seggio), dal giorno successivo si siano messe di traverso per favorire la fine del progetto. In terzo luogo pare che Bonino, Ricca (e aggiungiamo lOn. Buemi che con tenacia si adopera nel dichiarare che la Rosa è morta) non tengano nel dovuto conto che una parte rilevante del loro partito non è affatto allineata: lo dimostra la presenza di oltre 100 persone allassemblea de I volenterosi della Rosa nel Pugno che si è tenuta domenica scorsa a Torino. In ultimo, insieme a molti altri radicali, socialisti, liberali, semplici cittadini, riteniamo che tutte le ragioni che ci hanno condotto alla costituzione del soggetto politico Rosa nel Pugno non solo siano attuali ma risultino necessarie allinnovazione economica, liberale e civile del Paese. Libero ovviamente ciascuno di scendere se non è più convinto della bontà del progetto ma è inammissibile pretendere che chi continua ad avere convinzioni debba fermarsi. Non basta dichiarare unilateralmente che l'esperienza è conclusa, occorre dire al milione di elettori che ci ha dato fiducia e ai militanti, come si può corrispondere meglio e in modo adeguato alle speranze, agli obiettivi e ai progetti che la Rosa nel Pugno ha sollevato. Noi continuiamo a credere che la Rosa nel Pugno sia lo strumento più adatto (lunico disponibile nel panorama politico italiano) per andare nel senso delle riforme che in tutti questi mesi abbiamo insieme auspicato. Bruno Mellano (deputato de La Rosa nel Pugno) Igor Boni (Comitato nazionale Radicali Italiani) |
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Torino,
29 novembre 2006
CASO DEAGLIO/BROGLI ELETTORALI/MANFREDI (RADICALI): SE LI DENUNCIA BERLUSCONI, LA CAROTA; SE LO FA DEAGLIO, IL BASTONE. |
Giulio
Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) ha dichiarato: Fin da subito, come Rosa nel Pugno, con lon. Maurizio Turco (membro Giunta Elezioni Camera) eravamo stati molto cauti rispetto allinchiesta di Deaglio e Cremagnani. Non posso, però, rilevare che in Italia vale un doppio diritto: uno spetta ai potenti, laltro ai comuni cittadini. Se Berlusconi e altri del suo schieramento parlano di brogli elettorali, è dialettica politica; se ne parla il cittadino giornalisti Deaglio, è reato. Con in più, la solida dose di ipocrisia: non si sequestra il corpo del reato e si fa finta di non sapere che da mesi, da subito dopo le elezioni, è in libera vendita un libro che avanza pesanti dubbi sulla correttezza dello svolgimento delle elezioni politiche. La vicenda Deaglio mi ricorda la mia; dopo aver denunciato le responsabilità politiche (non penali) relative allaffaire Telekom Serbia, sono stato lunico cittadino italiano a dover subire un processo con laccusa di aver diffamato il sig. Giovanni Di Stefano, amico e socio daffari del criminale di guerra serbo Arkan. A proposito di Telekom Serbia, il mondo è piccolo: lon. Italo Bocchino di Alleanza Nazionale, che oggi chiede a gran voce la radiazione dallalbo dei giornalisti di Enrico Deaglio, è citato nellordinanza di archiviazione della Procura di Torino (9 maggio 2005): Secondo (Silvana, ndr) Spina, inoltre, lon. Bocchino era al corrente che Loris Bassini gestiva le risorse economiche di Vitali e che queste derivavano dalla mediazione a questultimo corrisposta per la compravendita Telekom Serbia. La circostanza appare quantomeno verosimile perché la Spina non ha alcun motivo di affermare il falso. Lon. Bocchino e sua moglie Buontempo hanno ricevuto complessivamente 4,250 miliardi di lire (1,850 Buontempo per Goodtime e 2,4 Bocchino per Edizioni del Roma) da Bassini, per il tramite di Spina; di questi, 1,850 miliardi non sono stati restituiti Sia chiaro. Questo Ufficio non ha mai messo e non mette in dubbio la buona fede dellonorevole Bocchino e della moglie nella ricezione di denaro oggettivamente illecito: illecito non perché proveniente da tangenti corrisposte per la conclusione dellaffaire Telekom Serbia ma perché frutto di una banalissima truffa in danno di anziano Ma certo è che lironia della sorte o, per chi ci crede, la (sempre saggia) Divina Provvidenza ha giocato un bello scherzo allonorevole Bocchino, alla Commissione Telekom Serbia ed agli inquirenti tutti: perché, come si è visto, alla fine gli unici soldi dellaffaire finiti in mani politiche (sia chiaro, mani assolutamente pulite) sono stati quelli scoperti presso uno di quegli investigatori facenti parte del gruppo che addebitava allaltra parte politica la percezione, a titolo di tangente, di una fetta di quel denaro . Manfredi N.B. Lon. Italo Bocchino è stato membro della Commissione parlamentare dinchiesta su Telekom Serbia dalla sua costituzione (giugno 2002) alla sua chiusura (giugno 2004). Il testo integrale dellordinanza della Procura di Torino citata è scaricabile dal link Telekom Serbia su www.grupporadicalipiemonte.it |
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| Daniele
Capezzone e Bruno Mellano (deputati Rosa nel Pugno) hanno inviato oggi
allon. Scajola (Presidente Copaco), al sen. Brutti (Vicepresidente
Copaco) e, per conoscenza, agli altri sei membri del Comitato parlamentare
di controllo sui servizi di sicurezza, linvito ad audire, sulla
vicenda Litvininenko/Commissione Mitrokhin i seguenti signori:
il senatore Paolo Guzzanti (ex-presidente Commissione Mitrokhin);
il Dr. Mario Scaramella (ex consulente Commissione Mitrokhin);
il sig. Euvegenij Limarev (ex agente del KGB); il sig. Maxim Litvinenko
(fratello di Aleksandr Litvinenko). Capezzone e Mellano hanno dichiarato: Occorre tentare di portare la polemica politica scoppiata sul caso Litvinenko e sulle possibili connessioni con la passata attività della Commissione parlamentare Mitrokhin nellalveo della dialettica parlamentare, al fine dellaccertamento della verità dei fatti. A questo proposito, non comprendiamo lo sdegno del senatore Castelli nei confronti delliniziativa del ministro Amato, che, a fronte di particolareggiati servizi giornalistici, ha ordinato una verifica fra le forze dellordine e gli apparati di intelligence volta a verificare se vi siano stati tentativi di inquinamento della Commissione Mitrokhin. Amato fa quello che deve fare, avendo la responsabilità del controllo delle forze preposte allordine pubblico e del SISDE; ci attendiamo che anche il ministro della Difesa si attivi per quanto riguarda il SISMI. In tempi non sospetti, a luglio, abbiamo chiesto che i ministri Amato e Parisi svolgessero analoga verifica per quanto concerne la Commissione parlamentare sullaffaire Telekom Serbia. E scontato lo deve essere in una democrazia parlamentare - che i ministri competenti dovranno riferire del risultato delle loro verifiche ai Presidenti delle Camere, al Copaco e al plenum del Parlamento.. |
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Torino,
28 novembre 2006
CASO WELBY VIALE ATTACCA BINETTI DICHIARAZIONI INFAMI |
Silvio
Viale reagisce alla provocatorie dichiarazioni* della senatrice Paola
Binetti (Margherita), la quale dichiara che i radicali non avranno il
coraggio di agire, Welby non troverà nessuno che si farà
carico della sua vita. Nemmeno la moglie avrà questo coraggio,
aggiungendo di pregare perché muoia presto il Signore voglia
prenderlo con sé. Silvio Viale, che è medico, dirigente di Exit-Italia e membro radicale della Direzione Nazionale della Rosa nel Pugno, ha rilasciato la seguente dichiarazione: Dietro il paravento delle preghiere al Signore, le parole di Paola Binetti sono un invito subdolo a risolvere in silenzio il Caso Welby, clandestinamente. Lei non prega perché il Signore lo mantenga in vita a lungo, o lo faccia guarire. Lei prega perché lo faccia morire in fretta, che non se ne parli più. Questo dimostra che nemmeno lei può negare che non si tratti di puro accanimento terapeutico. Cioè, quellaccanimento terapeutico che molti invocano come un alibi, ma che non sanno mai definire. Infatti, ciò che fa cadere il diaframma dellipocrisia è che Welby sia ancora lucido, presente in carne ed ossa, con i suoi tubi e con la sua richiesta. Una richiesta che, come medico, prima ancora che come compagno di lotta, comprendo e rispetto. Le dichiarazioni di Paola Binetti sono infami, perché lei sa bene che tanti medici, a cominciare da me, sono pronti ad assumersi le proprie responsabilità, come i nostri colleghi svizzeri, belgi ed olandesi. Sono infami, perché lanciano una sfida che, legalmente, non si può cogliere, se non con la disobbedienza esplicita, come ai tempi dellaborto. Sono infami, perché invocano il Signore affinché una pietosa mano terrena intervenga nel silenzio. Sono infami, perché vogliono cancellare Welby per silenziare il dibattito. Sono infami, perché temono liniziativa giudiziaria. Sono infami, perché sono contro quella parte della vita che è la morte. Sono infami, perché sono per una morte infame. Non tema la Binetti: Welby non è mai stato solo e non sarà lasciato solo. Silvio Viale * La Stampa 28.11.2006 pag. 19 |
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Questa
mattina alle ore 09:30 Bruno Mellano, deputato radicale della Rosa nel
Pugno membro della Commissione Agricoltura con Alessandro Rosasco del
Comitato Nazionale di Radicali Italiani ha incontrato presso la sede
nazionale del Wwf Italia il Presidente Fulco Pratesi, il Direttore Relazioni
Istituzionali nonché Responsabile Ufficio Legale, dottoressa
Patrizia Fantilli e altri membri dello staff del Fondo Mondiale per
la Natura. Lincontro è durato oltre un ora e faceva seguito
a un invito del Presidente Pratesi con il quale il Wwf intendeva esprimere
la propria solidarietà e condivisione del progetto di legge numero
1668 a prima firma Mellano recante modifiche al codice civile
e alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di abolizione del
diritto di accesso al fondo altrui per lesercizio della caccia.
Durante lincontro Bruno Mellano ha ricordato le ripetute battaglie
referendarie dei Radicali contro la norma dellarticolo 842 del
codice civile che permette a un cacciatore di entrare in un fondo privato
per svolgere la sua attività senza avere lobbligo
di chiedere preventivamente un consenso del legittimo proprietario.
Sono quindi stati affrontati i temi della caccia in generale e della
pesca con particolare riferimento a quanto avvenuto a Dubrovnik durante
la riunione della Commissione Internazionale per la conservazione del
tonno atlantico (Iccat) con particolare attenzione alla questione delle
politiche sulla pesca al tonno rosso mediterraneo oggi minacciato di
estinzione. Si è parlato delle gravi conseguenze a livello nazionale
e di sanzioni pecuniarie a livello europeo a seguito della decadenza
del decreto 251/06 con il quale il Governo avrebbe dovuto sanare la
questione delle infrazioni contro lItalia per violazione delle
direttive europee sulla caccia. Si è concordato nella opportunità
di organizzare una conferenza stampa il giorno della chiusura della
stagione venatoria per far conoscere alle istituzioni, alla politica
e ai cittadini i danni che la caccia arreca allagricoltura, alla
fauna e allecosistema tutto. Sempre nella stessa conferenza stampa
verrà richiesta la calendarizzazione urgente del disegno
di legge fotocopia del decreto 251/06 presentato dal Governo in
Senato e delle altre proposte di legge in materia di caccia presentate
in Parlamento. Al termine si è deciso di continuare a rimanere
in contatto per iniziative future sul tema caccia e non solo. |
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| Bruno
Mellano (deputato Rosa nel Pugno) e Giulio Manfredi (Direzione Nazionale
Radicali Italiani) hanno dichiarato: Chiederemo al Copaco di audire a tambur battente il senatore Paolo Guzzanti (ex-presidente Commissione Mitrokhin), il Dr. Mario Scaramella (collaboratore del senatore Guzzanti), Euvgenji Limarev (ex agente del KGB) e Maxim Litvinenko (fratello di Aleksandr Litvinenko). Come accadde per il caso Telekom Serbia, La Repubblica sta pubblicando una serie di servizi che stanno provocando veementi reazioni politiche; lo scontro deve essere incanalato nelle sedi istituzionali, al fine dellaccertamento della verità dei fatti. A tal proposito, non possiamo che valutare positivamente la notizia che il ministro degli Interni ha incaricato i vertici della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e del Sisde di verificare in tempi brevi l'esistenza di ogni documento in possesso di questi organismi circa l'attivita' della Commissione Mitrokhin e l'eventuale utilizzazione di personale delle Forze di Polizia e del Sisde in attivita' della Commissione medesima o in qualche modo ad essa collegate. Sarebbe opportuno che il ministro Amato facesse altrettanto rispetto allaffaire Telekom Serbia, in modo da poter rispondere alla nostra interrogazione in merito, che giace inevasa da luglio.. |
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Torino,
27 novembre 2006
ABORTO/ VIALE "Alla Mangiagalli l'accordo con i CAV viola la 194" |
"Se
è vero che tutti i medici del reparto - come spiega una nota
diffusa dal MPV - suggeriranno alle donne di incontrare gli operatori
del Cav, prima di eseguire l'intervento, si tratta di una palese violazione
della 194, che non prevede alcun colloquio obbligatorio con militanti
dei gruppi antiabortisti." Questa è la prima reazione di Silvio
Viale, il ginecologo torinese, membro radicale della Direzione Nazionale
della Rosa nel Pugno, attualmente sotto inchiesta per la pilola
abortiva RU486. Silvio Viale ha aggiunto: "Ipotizzare che personale
obiettore possa prendere parte alle procedure previste dalla legge 194
è già un'anomalia, ma ritenere che il completamento della
procedura debba essere subordinato al superamento di un esame con i militanti
antiabortisti è contro la legge, la quale prevede che sia il medico
a predisporre la certificazione di urgenza, o in subordine il documento
con il quale invita la donna a soprassedere per sette giorni. Credo che
la magistratura debba subito aprire un'inchiesta per evitare che le donne
siano costrette ad un calvario mortificante o invitate di fatto a
rivolgersi ad altre strutture. L'iniziativa della Mangiagalli è
l'ennesima dimostrazione di un cedimento ideologico del mondo politico
e dei responsabili della sanità alle pressioni dei militanti antiabortisti,
favorito da una colpevole latitanza su tutti i temi della 194 da parte
dei politici laici, della sinistra, delle associazioni femminili e dei
movimenti delle donne. Da tempo le IVG sono relegate ai margini
del SSN in un sistema che premia l'obiezione. Da tempo la favola
della 194 come "buona legge che ha funzionato", non basta più;
cosa si aspetta ancora per muoversi? Cosa sat facendo l'attuale ministra
per differenziarsi da Sirchia e Storace?". Silvio Viale |
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Ieri, 26
novembre, presso la sala della Circoscrizione 8 di Torino, si è
svolta lassemblea pubblica denominata I volenterosi della
Rosa nel Pugno. Allevento, autoconvocato da Igor Boni (Radicale),
Nicoletta Casiraghi (Liberale) e Diego Castagno (Socialista), hanno
partecipato 110 persone, 25 delle quali sono intervenute nellampio
dibattito durato più di 4 ore. |
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EUTANASIA/
EXIT - VIALE "EXIT RENDE OMAGGIO A PAOLO SILVESTRINI, UNA MORTE
IN SOLITUDINE."
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Silvio
Viale, medico, dirigente di Exit-Italia interviene per ricordare Paolo
Silvestrini, di anni 92, che ieri a Torino ha deciso di porre fine
alla propria vita: "Un piccolo fatto di cronaca. Un giallo risoltosi
i fretta che non ha fatto notizia. Così è stata la
morte di Paolo Silvestrini, che ieri si è tolto la vita con un'eutanasia
artigianale, quella che in altri paesi chiamano "self- deliverance".
Deve averlo meditato a lungo. Da attivista del CAI, che aveva scalato
più volte il Monte Bianco, aveva fatto l'ultima passeggiata
in montagna. Aveva fatto testamento e scritto l'ultima lettera e si era
procurato il necesario. Qualche farmaco, una bottiglia di alcol e quel
sacchetto, che gli esperti di eutanasia chiamano "plastic bag".
Si era anche premurato di lasciare l'uscio socchiuso perchè il
suo corpo non rimanesse dimenticato troppo a lungo. Alla fine ha messo
in atto il suo piano. Si è arrangiato come tanti altri. A lui,
alla sua scelta clandestina, va il rispettoso pensiero di Exit. Non
conosciamo le motivazioni, ne lo spunto decisivo, a parte i 92 anni e
la vita spesa bene, ma sappiamo che è stata una morte in solitudine,
una vergogna per un Paese che di questi temi ne fa fa solo un tabù." (Silvio Viale) |
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Roma,
24 novembre 2006
DROGA/RADICALI: DA FINI E GIOVANARDI PRESSAPOCHISMO ED ERRORI NON SCUSABILI QUANDO PARLANO DELLA LEGGE CHE PORTA IL LORO NOME. |
Giulio
Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) ha dichiarato: Le agenzie riportano questa dichiarazione dellon. Gianfranco Fini: Il Decreto Turco non passerà. Nessuno ha spiegato a Fini che il decreto sul raddoppio del quantitativo di cannabis detenibile per uso personale è già passato: è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 17 novembre ed è entrato in vigore il giorno dopo, una settimana fa. A sua volta, lex-ministro Carlo Giovanardi ha dichiarato ieri che la legge Fini-Giovanardi è entrata in vigore nel maggio 2006. Giovanardi mente sapendo di mentire: la legge è la n. 49 del 21 febbraio 2006, che ha convertito il decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 272. Come lex-ministro per i Rapporti con il Parlamento Giovanardi sa bene, il decreto-legge entra in vigore il giorno dopo la sua pubblicazione in Gazzetta; pertanto, le norme sugli stupefacenti in esso contenute sono entrate in vigore già il 31 dicembre 2005. Altra cosa è dire che il decreto che fissa i quantitativi massimi di stupefacente detenibile per uso personale è stato firmato da Berlusconi (ministro della salute ad interim) solo l11 aprile 2006 (il giorno dopo le elezioni politiche) ed è entrato in vigore solo il 9 maggio 2006; stiamo parlando di un aspetto della legge importante ma la fondamentale scelta politica, per esempio, di fare di tutte le erbe un fascio, mettendo eroina, cocaina, cannabis, ecstasy in ununica tabella era già operativa; e il riferimento ai limiti massimi detenibili è solamente uno dei parametri fissato dallart. 73 del DPR 309/90, (riscritto totalmente da Fini e Giovanardi), per distinguere fra spacciatore e consumatore. E vero che da chi ha nascosto la Controriforma della legge sugli stupefacenti in un decreto-legge che finanziava le Olimpiadi Invernali di Torino cè da aspettarsi di tutto. Ma un po più di serietà da parte dei paladini della lotta alla droga non guasterebbe.. |
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Bergamo,
23 novembre 2006
ABORTO/CERTIFICATI PER ABORTIRE/RNP: POLEMICHE PRETESTUOSE. VIALE LANCIA LALLARME SULLOBIEZIONE DI COSCIENZA: NEGLI OSPEDALI ALMENO IL 50% DEI MEDICI DEVE ESSERE NON OBIETTORE. |
In
una pausa dei lavori del Congresso Regionale AOGOI (Associazione Ostetrici
Ginecologi Ospedalieri Italiani) della Lombardia, il Dr. Silvio Viale
(ginecologo, Direzione Nazionale Rosa nel Pugno) ha dichiarato: LAssociazione dei medici cattolici, spalleggiata da LAvvenire, è molto brava nel creare polemiche pretestuose per coprire la situazione reale e i problemi concreti relativi alle interruzioni di gravidanza. Già oggi molti medici obiettori rilasciano senza problemi alle signore il certificato che documenta lo stato di gravidanza e lavvenuta richiesta della donna di volerla interrompere. Il problema vero non è chi compila il certificato per abortire, ma chi pratica gli aborti; siamo sempre di meno, perché fatti oggetto di una denigrazione e di una discriminazione striscianti, che finora non sono state contrastate adeguatamente dai responsabili delle politiche sanitarie, a Roma come nelle varie regioni, né dagli esponenti politici che si professano laici e liberali. I dati (riferiti al 2004) dellultima Relazione annuale del governo sullattuazione della legge 194 parlano chiaro a chi vuole ascoltare: in Basilicata il 92,6% dei ginecologi ospedalieri è obiettore (più della metà delle donne lucane ha abortito fuori regione); in Puglia il 76,8%; nel Veneto l80,5%; in Lombardia, il 68,6%; nel Lazio il 77,7%. E in atto un vero e proprio sabotaggio nei confronti dellattuazione concreta della legge 194, che, se non contrastato, rischia di limitare in modo grave laccesso delle donne italiane allinterruzione di gravidanza. Proprio per contrastare questazione di sabotaggio, abbiamo stilato, come Associazione Luca Coscioni, un testo di riforma della legge 194, presentato alla Camera dallon. Maurizio Turco (RNP), che prevede la presenza negli ospedali di tutta Italia di almeno il 50% di medici non obiettori.. Viale |
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Torino,
24 novembre 2006
DOMENICA A TORINO ASSEMBLEA PUBBLICA: I VOLENTEROSI DELLA ROSA DEL PUGNO. Boni: Questo paese ha bisogno della Rosa; farla fiorire è compito di ciascuno di noi |
Domenica
26 novembre, con inizio alle ore 15:00, presso la sala della circoscrizione
8 di Torino (C.so Moncalieri n. 18, a cento metri dalla basilica della
Gran Madre), si terrà una assemblea pubblica dal titolo: I
volenterosi della Rosa nel Pugno. Levento è organizzato da: Circolo culturale Sandro Pertini,; Associazione radicale Adelaide Aglietta; Federazione dei Liberali; Federazione dei Giovani Socialisti di Torino. Lassemblea sarà presieduta da Igor Boni (Comitato nazionale Radicali Italiani), Nicoletta Casiraghi (liberale, già Presidente della Provincia di Torino) e da Diego Castagno (vice-Presidente della Circoscrizione 8, Segretario della FGS di Torino). Dichiarazione di Igor Boni: Lassemblea di domenica sarà unoccasione di incontro e di confronto per chi ha creduto e tuttora crede che le istanze sollevate dalla Rosa nel Pugno siano fondamentali per il rinnovamento del nostro paese. Riforme economiche e sociali, innovazione, diritti civili e laicità dello Stato sono stati il cardine della nostra campagna elettorale per le politiche e le comunali e lo sono anche adesso, sia fra i cittadini che nel Palazzo; ne sono prova sia il successo che sta riscuotendo ai nostri tavoli la petizione popolare sulleutanasia sia la bella prova che ha dato di sé il gruppo parlamentare della Rosa durante la discussione alla Camera della Finanziaria. Dobbiamo su tutti questi temi proseguire nei prossimi mesi, nei prossimi anni,con forza rinnovata e senza ambiguità. Per questo chiedo alla dirigenza (nazionale e regionale) della Rosa nel Pugno di superare di slancio gli ostacoli del presente. Questo paese ha bisogno della Rosa nel Pugno; farla fiorire è compito di ciascuno di noi. Boni |
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| In
una pausa dei lavori del Congresso Regionale AOGOI (Associazione Ostetrici
Ginecologi Ospedalieri Italiani) della Lombardia, il Dr. Silvio Viale
(ginecologo, Direzione Nazionale Rosa nel Pugno) ha dichiarato: LAssociazione dei medici cattolici, spalleggiata da LAvvenire, è molto brava nel creare polemiche pretestuose per coprire la situazione reale e i problemi concreti relativi alle interruzioni di gravidanza. Già oggi molti medici obiettori rilasciano senza problemi alle signore il certificato che documenta lo stato di gravidanza e lavvenuta richiesta della donna di volerla interrompere. Il problema vero non è chi compila il certificato per abortire, ma chi pratica gli aborti; siamo sempre di meno, perché fatti oggetto di una denigrazione e di una discriminazione striscianti, che finora non sono state contrastate adeguatamente dai responsabili delle politiche sanitarie, a Roma come nelle varie regioni, né dagli esponenti politici che si professano laici e liberali. I dati (riferiti al 2004) dellultima Relazione annuale del governo sullattuazione della legge 194 parlano chiaro a chi vuole ascoltare: in Basilicata il 92,6% dei ginecologi ospedalieri è obiettore (più della metà delle donne lucane ha abortito fuori regione); in Puglia il 76,8%; nel Veneto l80,5%; in Lombardia, il 68,6%; nel Lazio il 77,7%. E in atto un vero e proprio sabotaggio nei confronti dellattuazione concreta della legge 194, che, se non contrastato, rischia di limitare in modo grave laccesso delle donne italiane allinterruzione di gravidanza. Proprio per contrastare questazione di sabotaggio, abbiamo stilato, come Associazione Luca Coscioni, un testo di riforma della legge 194, presentato alla Camera dallon. Maurizio Turco (RNP), che prevede la presenza negli ospedali di tutta Italia di almeno il 50% di medici non obiettori.. |
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| Domani
mattina giovedì 23 novembre alle ore 11,30 presso la sede dellAssociazione Radicale Adelaide Aglietta di via Garibaldi 18/55 si terrà una conferenza stampa:PER NON LASCIARE INASCOLTATO IL GRIDO DI WELBYinterverranno: Alessandro Frezzato (Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni) Igor Boni (Comitato Nazionale di Radicali Italiani) Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno)LAssociazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, con il sostegno di Radicali Italiani e della Rosa nel Pugno, ha lanciato una mobilitazione straordinaria per sostenere la lotta di Piergiorgio Welby (co-Presidente Ass. Coscioni) per la discussione parlamentare dei progetti di legge sulla fine della vita. Welby, nei giorni scorsi, ha inviato una lettera ai Presidenti delle Commissioni Sanità e Giustizia, oltre che ai Presidenti, di Camera e Senato, in cui preannuncia lunica scelta possibile cioè quella della disobbedienza civile, visto che la sua precedente lettera al Presidente della Repubblica (e la pronta risposta di Giorgio Napolitano) sono state completamente ignorate dal Palazzo. La mobilitazione ha già coinvolto centinaia di cittadini torinesi che hanno sottoscritto la petizione a favore delleutanasia ai tavoli della Rosa nel Pugno e da oggi vede anche il ricorso allo sciopero della fame di Marco Cappato, segretario dellAssociazione Luca Coscioni e di altri militanti e simpatizzanti. La conferenza stampa farà il punto della mobilitazione a livello piemontese. MELLANO |
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| Sulla
Gazzetta Ufficiale del 13 novembre è stato pubblicato il Decreto
del Ministero della Solidarietà Sociale contenente il bando per
la presentazione di progetti a favore dei detenuti tossicodipendenti,
alcoldipendenti o portatori di malattie droga-alcol correlate, posti in
libertà per la concessione dellindulto. Lo stanziamento previsto
è di 3 milioni di euro. Allart. 4 il decreto prevede che i progetti devono pervenire al Ministero, o comunque essere spedite, entro e non oltre il termine di venti giorni dalla pubblicazione del presente bando nella Gazzetta Ufficiale; quindi, la scadenza per la presentazione dei progetti è domenica 3 dicembre. Non basta: il Ministero della Solidarietà Sociale ha pubblicato lallegato al decreto (contenente tutta la documentazione da presentare, 11 pagine, 15 punti più il bilancio economico) in modo errato per cui ha dovuto far pubblicare sulla Gazzetta del 18 novembre un comunicato di rettifica con lallegato corretto; la correzione, però, non allunga i termini di presentazione dei progetti, per cui gli interessati hanno, in realtà, 15 giorni di tempo per buttare giù il progetto e compilare tutte le carte.Rita Bernardini (segretaria di Radicali Italiani) e Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno) hanno dichiarato: Qualcuno potrebbe sospettare che termini di presentazione dei progetti così striminziti siano fatti apposta per favorire coloro che erano informati del decreto del Ministero della Solidarietà Sociale prima della sua pubblicazione in Gazzetta. Fino a prova contraria, noi reputiamo il Ministro Ferrero persona seria, corretta e coscienziosa; proprio perché lo consideriamo tale, gli chiediamo di emanare unulteriore rettifica al suo decreto, stabilendo termini per la presentazione dei progetti che garantiscano i legittimi diritti ed interessi di tutti, senza comunque andare alle calende greche; la data del 31 dicembre 2006 potrebbe essere adeguata. Ne approfittiamo per chiedere al ministro una precisazione: nel decreto cè scritto che i progetti possono essere presentati dai comuni con più di 500 mila abitanti, dalle regioni con meno di un milione di abitanti e dalle province; per gli enti locali esclusi è previsto un ulteriore provvedimento?. |
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Roma,
19 novembre 2006
Cnb, eutanasia. Cappato: da mercoledì sciopero della fame per risposte su Welby e Comitato Nazionale Bioetica |
Dichiarazione di Marco Cappato, Segretario dellAssociazione Luca
Coscioni, Deputato europeo Da mercoledì avvieremo un'iniziativa nonviolenta di sciopero della fame aperta ai cittadini che lo vorranno e rivolta al Presidente della Consiglio, ai rappresentanti istituzionali ed anche agli esponenti della comunità scientifica e del mondo medico, affinché si dia risposta alle due richieste avanzate dal co-Presidente dell'Associazione Coscioni, Piergiorgio Welby: 1 - che il Presidente del Consiglio proceda finalmente alla nomina del nuovo Comitato Nazionale di Bioetica, come previsto dalla normativa italiana e da impegni internazionali assunti dal nostro Paese. Il precedente Comitato è scaduto infatti oltre 5 mesi fa, il 15 giugno 2006; 2- che arrivino risposte concrete alla domanda drammaticamente urgente posta dallo stesso Welby il 22 ottobre, quando scrisse: "È mia ferma decisione rinunciare alla ventilazione polmonare assistita. Staccare la spina mi porterebbe ad una agonia lunga e dolorosa. Anche una sedazione protratta nel tempo non mi garantirebbe una morte immediata senza dolore. Chiedo: è possibile che mi sia somministrata una sedazione terminale che mi permetta di poter staccare la spina senza dover soffrire?". Non avendo finora trovato nessuno disposto a dare risposta pratica, lo stesso Welby ha comunicato l'inevitabilità di una azione di disobbedienza civile, non senza aver chiesto ad alcune tra le massime cariche costituzionali di indicargli unalternativa che non sia quella della clandestinità. In entrambi i casi, ciò che si chiede è il rispetto della legalità - sia sul piano delle leggi dello Stato e dei principi costituzionali che su quello della deontologia professionale del medico - per l'affermazione del diritto ad una vita dignitosa, tanto per le persone quanto per le istituzioni malate del nostro Paese. Per aderire: info@associazionecoscioni.org |
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| Dichiarazione
di Bruno Mellano, deputato della Rosa nel Pugno: Non posso che ritenermi soddisfatto per la decisione del Governo di ieri notte di accogliere il mio ordine del giorno collegato alla Finanziaria con il quale si chiedeva un impegno del Governo ad adoperarsi per sostituire l'attuale sistema di incentivazione per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e assimilate fondato sui Certificati verdi con un meccanismo trasparente di sostegno economico riservato solo ed esclusivamente alle fonti pulite rinnovabili. Negli ultimi anni si sta facendo sempre più insistente l'inaccettabile tesi secondo cui è possibile risolvere l'emergenza rifiuti italiana grazie a un massiccio ricorso all'incenerimento con recupero energetico, dimenticando l'ormai ampia casistica di Comuni, Consorzi e Province che hanno percorso strategie di gestione sostenibile mediante l'implementazione di modelli di raccolta differenziata porta a porta dei rifiuti da imballaggio e delle frazioni organiche comportabili. Non tenendo conto poi che la normativa europea sui rifiuti indica la strada del principio gerarchico delle 4 R (riduzione, riuso, recupero da materia e solo dopo recupero di energia) per ridurre ai minimi termini il conferimento in discarica L'attuale sistema di incentivazione/tassazione previsto per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti è assolutamente inadeguato a risolvere in maniera sostenibile il problema, visto che: Ý tassa poco la discarica, con l'ecotassa regionale istituita con la legge 549 del 1995; Ý favorisce solo in parte il recupero di materia degli imballaggi, con il corrispettivo economico riconosciuto dal Consorzio nazionale imballaggi ai Comuni che li raccolgono in maniera differenziata; Ý non favorisce minimamente il recupero di materia della frazione organica dei rifiuti trasformata in ammendante agricolo di qualità negli impianti di compostaggio; Ý incentiva enormemente e impropriamente l'incenerimento con recupero energetico, grazie al programma di incentivi Cip6 del 1992 e al meccanismo dei Certificati verdi introdotto dal Decreto Bersani (Dm 11 novembre 1999), istituiti per sostenere economicamente le fonti rinnovabili e i cui benefici economici sono stati estesi anche alle fonti assimilate più inquinanti come i rifiuti, finendo per drenare gran parte dei fondi a fonti che rinnovabili non sono. Il sistema di incentivi previsto dal Cip6 è risultato finora un incomprensibile beneficio per le fonti assimilate a discapito delle fonti rinnovabili vere, come ad esempio il solare, visto che: Ý dei circa 30 miliardi di euro che sono stati pagati dal 1991 al 2003 dai consumatori italiani attraverso le bollette elettriche (voce A3) ben il 92% è andato ad impianti inquinanti, come centrali a fonti fossili o inceneritori, mentre solo l'8% è finito a impianti che utilizzano le fonti rinnovabili pulite (fonte: X Commissione della Camera dei Deputati, 6 novembre 2003); Ý solo nel 2004 il Grtn - Gestore della rete di trasmissione nazionale - ha ritirato una quantità di energia elettrica prodotta da impianti incentivati a Cip6 pari a 56,7 TWh, di cui ben il 76,5% alimentati a fonti assimilate (residui di raffineria, rifiuti urbani, etc.), utilizzando per l'acquisto dell'energia circa 2,4 miliardi di euro derivanti dal pagamento delle bollette elettriche. I problemi riscontrati con il Cip6 sono stati tutt'altro che risolti con l'istituzione dei Certificati verdi. Infatti oltre agli inceneritori hanno diritto ai Certificati, indipendentemente dal combustibile usato (compresi carbone e petrolio), anche le centrali ibride che praticano la co-combustione di biomasse e/o rifiuti (anche sotto forma di Cdr), gli impianti che utilizzano l'idrogeno prodotto da fonti fossili, gli impianti a cogenerazione abbinati al teleriscaldamento, etc. Sono invece esclusi dal beneficio dei Certificati verdi i piccoli micro-cogeneratori per condomini, alberghi, ospedali, centri commerciali, etc. fondamentali nella prospettiva della generazione diffusa. Sono quindi svantaggiate proprio quelle tecnologie fondate sulle fonti rinnovabili vere, come ad esempio il solare, che avrebbero maggiore bisogno di incentivo. Complica ulteriormente la situazione il decreto italiano 387/2003 di recepimento della direttiva europea 2001/77 sulla promozione delle fonti rinnovabili. Se infatti la direttiva inserisce tra le fonti rinnovabili incentivabili economicamente solo la frazione biodegradabile dei rifiuti, il decreto legislativo con cui l'Italia l'ha recepita ha esteso i benefici dell'incentivazione anche alla parte non biodegradabile dei rifiuti, come ad esempio le plastiche che notoriamente derivano dal petrolio, non proprio una fonte rinnovabile. On. Bruno Mellano |
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Torino,
17 novembre 2006
EUTANASIA/IN PIEMONTE NEL FINE SETTIMANA, TAVOLI DI RACCOLTA FIRME DELLA ROSA NEL PUGNO SULLA PETIZIONE AL PARLAMENTO. MELLANO E FREZZATO: PER NON LASCIARE INASCOLTATO IL GRIDO DI WELBY |
LAssociazione
Luca Coscioni ha lanciato una mobilitazione straordinaria, nel fine settimana,
per sostenere la lotta di Piergiorgio Welby (co-Presidente A. Coscioni).
Welby ha inviato una lettera ai Presidenti delle Commissioni Sanità e Giustizia oltre che ai Presidenti di Camera e Senato in cui preannuncia lunica scelta possibile, quella della disobbedienza civile, visto che la sua lettera precedente al Presidente della Repubblica (e la pronta risposta di Giorgio Napolitano) sono state completamente ignorate dal Palazzo. In oltre 70 città sarà possibile per i cittadini sottoscrivere una petizione al Parlamento perché sia avviata unindagine conoscitiva sul fenomeno delleutanasia clandestina e perché si discuta delle proposte di legge già depositate sulle decisioni di fine vita. Si può firmare la petizione anche su Internet (www.lucacoscioni.it). In Piemonte, la Rosa nel Pugno (la cui Segreteria ha aderito allunanimità alliniziativa dellAssociazione Coscioni) terrà i seguenti tavoli di raccolta firme: Torino: sabato, dalle 10:30 alle 13 e dalle 16 alle 19 in via Garibaldi angolo via Bellezia; domenica, dalle 11 alle 13, in via Roma angolo Piazza Castello Novara: domenica, dalle 15.00 alle 19.00 in Corso Cavour, 3 (fronte Upim) Vercelli: domenica, dalle 17:00 alle 19:00, in Piazza Cavour angolo corso Libertà.Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno) e Alessandro Frezzato (Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni) invieranno nei prossimi giorni una lettera agli amministratori locali, invitandoli a sostenere liniziativa di Piergiorgio Welby.Mellano e Frezzato hanno dichiarato: La coda che i cittadini fanno ai tavoli della Rosa nel Pugno per sottoscrivere la petizione sulleutanasia testimonia due cose: la prima è che la questione è profondamente sentita dagli italiani, di qualunque credo, partito, classe sociale; come per il divorzio e laborto, il diritto di scegliere liberamente sul termine della propria esistenza interroga le coscienze di tutti e di ciascuno e ogni persona, ogni famiglia, di fatto o di diritto, è consapevole di essere prima o poi coinvolta nel dramma della scelta; la seconda è che chi firma riconosce alla Rosa nel Pugno, e solo ad essa, la credibilità per portare avanti questa nuova lotta di libertà e responsabilità. Chi ha già intonato il De profundis per la Rosa nel Pugno dovrebbe, forse, riflettere su questo fatto. |
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Roma,
17 novembre 2006
CANNABIS/MANFREDI (RADICALI): MINISTRO TURCO VADA AVANTI SENZA CEDERE A INTIDIMIDAZIONI. BINETTI E COLLEGHI SI LEGGANO PROGRAMMA DI PRODI, CHE PREVEDE LABOLIZIONE DELLA FINI-GIOVANARDI. |
Giulio
Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) ha dichiarato: E in atto nei confronti del ministro Livia Turco unindecente campagna di intimidazione, da parte non solo del centro-destra ma anche di settori della maggioranza. Si mette, addirittura, in discussione la legittimità del decreto con cui il ministro ha raddoppiato il quantitativo massimo di derivati della cannabis detenibile per uso personale. La campagna di intimidazione sta dando i primi frutti, visto che il ministro dovrà riferire sul suo provvedimento in Parlamento, addirittura di domenica pomeriggio. Se la canea del centro-destra è tanto scontata quanto squalificante, è invece intollerabile lalzata di scudi dei 51 parlamentari dellUnione, che chiedono alla Turco di rivedere il suo provvedimento. Invito caldamente la senatrice Binetti e colleghi a rileggersi (o a leggere per la prima volta) il Programma di governo di Romano Prodi - sulla base del quale sono stati eletti - che prevede espressamente labrogazione totale della legge Fini-Giovanardi ma anche labolizione delle sanzioni amministrative per chi detiene stupefacenti per uso personale (pag. 66). Chi non è coerente con il proprio mandato non è sicuramente il ministro ma coloro che lo contestano, pur facendo parte della maggioranza. Anche in materia di tossicodipendenze, il governo vada avanti senza tentennamenti nelladempiere il suo programma. |
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Torino,
17 novembre 2006
EUTANASIA/IN PIEMONTE NEL FINE SETTIMANA, TAVOLI DI RACCOLTA FIRME DELLA ROSA NEL PUGNO SULLA PETIZIONE AL PARLAMENTO. MELLANO E FREZZATO: PER NON LASCIARE INASCOLTATO IL GRIDO DI WELBY |
LAssociazione
Luca Coscioni ha lanciato una mobilitazione straordinaria, nel fine settimana,
per sostenere la lotta di Piergiorgio Welby (co-Presidente A. Coscioni).
Welby ha inviato una lettera ai Presidenti delle Commissioni Sanità e Giustizia oltre che ai Presidenti di Camera e Senato in cui preannuncia lunica scelta possibile, quella della disobbedienza civile, visto che la sua lettera precedente al Presidente della Repubblica (e la pronta risposta di Giorgio Napolitano) sono state completamente ignorate dal Palazzo. In oltre 70 città sarà possibile per i cittadini sottoscrivere una petizione al Parlamento perché sia avviata unindagine conoscitiva sul fenomeno delleutanasia clandestina e perché si discuta delle proposte di legge già depositate sulle decisioni di fine vita. Si può firmare la petizione anche su Internet (www.lucacoscioni.it). In Piemonte, la Rosa nel Pugno (la cui Segreteria ha aderito allunanimità alliniziativa dellAssociazione Coscioni) terrà i seguenti tavoli di raccolta firme: Torino: sabato, dalle 10:30 alle 13 e dalle 16 alle 19 in via Garibaldi angolo via Bellezia; domenica, dalle 11 alle 13, in via Roma angolo Piazza Castello Novara: domenica, dalle 15.00 alle 19.00 in Corso Cavour, 3 (fronte Upim) Vercelli: domenica, dalle 17:00 alle 19:00, in Piazza Cavour angolo corso Libertà. Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno) e Alessandro Frezzato (Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni) invieranno nei prossimi giorni una lettera agli amministratori locali, invitandoli a sostenere liniziativa di Piergiorgio Welby. Mellano e Frezzato hanno dichiarato: La coda che i cittadini fanno ai tavoli della Rosa nel Pugno per sottoscrivere la petizione sulleutanasia testimonia due cose: la prima è che la questione è profondamente sentita dagli italiani, di qualunque credo, partito, classe sociale; come per il divorzio e laborto, il diritto di scegliere liberamente sul termine della propria esistenza interroga le coscienze di tutti e di ciascuno e ogni persona, ogni famiglia, di fatto o di diritto, è consapevole di essere prima o poi coinvolta nel dramma della scelta; la seconda è che chi firma riconosce alla Rosa nel Pugno, e solo ad essa, la credibilità per portare avanti questa nuova lotta di libertà e responsabilità. Chi ha già intonato il De profundis per la Rosa nel Pugno dovrebbe, forse, riflettere su questo fatto. |
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Genova,
17/11/06
ACQUARIO DI GENOVA/ROSASCO E PULLIA: NO ALLE NUOVE VASCHE CON I SOLDI DELLA FINANZIARIA; SONO ALTRI I PROBLEMI DELLA LIGURIA |
Dalle
indiscrezioni che circolano sulla stampa ligure, tra i risultati portarti
a casa con la Finanziaria, il Presidente della Regione Liguria avrebbe
ottenuto anche 9 milioni di euro per realizzare nuove vasche allinterno
dellAcquario di Genova, dove sorgerà un delfinario di nuova
generazione. Dichiarazione di Alessandro Rosasco (Comitato Nazionale di Radicali Italiani, Giunta di Segreteria dell'Associazione Radicale Adelaide Aglietta) e Francesco Pullia (Comitato Nazionale di Radicali Italiani). Tra tutte le cose che si potevano ottenere per la Regione Liguria, questa di nuovi fondi per ingrandire lAcquario poteva benissimo essere evitata. Sia chiaro, lidea di allargare le vasche dei delfini attualmente ospitati dalla struttura, è ottima e indiscutibile ma non può considerarsi una priorità aprire nuove vasche espositive. Da anni la sensibilità delle persone chiede di superare una logica sotto certi aspetti barbara che trova fonte di lucro nella reclusione immotivata di animali selvatici. Da più di cento anni, i mammiferi marini (delfini, orche, otarie, foche etc.), vengono catturati brutalmente, strappati al loro gruppo sociale, imprigionati in anguste vasche di cemento. Sono esibiti in tutto il mondo per divertimento, per "ricerca" e più recentemente per fantomatici contatti terapeutici. Il 53% degli esemplari catturati muore in cattività entro i primi tre mesi: in libertà un tursiope vive fino a quarant'anni e un'orca oltre gli ottanta anni. Attualmente, nel mondo vivono circa 1000 cetacei in cattività (dati forntiti da Ric O'Barry, esperto di mammiferi marini) tra delfini, orche etc. A questo numero, va aggiunto quello dei cetacei e delle otarie addestrati ed utilizzati dalle forze militari, principalmente Americane e Russe, di cui non se ne conosce però l'entità. Questi animali vengono usati per diverse utilità, anche per portare mine, o per studiarne l'incredibile idrodinamicità per applicare gli effetti sulle imbarcazioni militari. Molto meglio sarebbe stato investire nella tutela della costa contro linvasione del cemento, nelle università liguri e nel trasporto pubblico, nodi cruciali di una regione come la Liguria. Per tutti questi motivi riteniamo senza senso lutilizzo di quei nove milioni di euro per costruire le nuove celle di quelle carceri dimenticate chiamate acquari. Per informazioni: Rosasco (347.9552709) |
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Torino,
16 novembre 2006
GIULIO MANFREDI NOMINATO NELLA DIREZIONE NAZIONALE DI RADICALI ITALIANI. GLI ELETTI PIEMONTESI NEL COMITATO NAZIONALE. |
Rita
Bernardini (segretaria di Radicali Italiani) e Elisabetta Zamparutti (tesoriere RI) hanno nominato i 15 membri della Direzione Nazionale di Radicali Italiani. Ne entra a far parte, per la prima volta, un radicale piemontese: Giulio Manfredi, 45 anni, funzionario regionale; iscritto al Partito Radicale dal 1982 e da allora impegnato in tutte le campagne ed iniziative radicali; come militante antiproibizionista ha studiato la legislazione sulle tossicodipendenze ed ha elaborato la proposta di legge di riforma della Testo Unico sugli stupefacenti; autore del libro Telekom Serbia Presidente Ciampi, nulla da dichiarare? Diario ragionato del caso dal 1994 al 2003 (Stampa Alternativa, 2003, postfazione di Marco Pannella). Al recente Congresso dei Radicali Italiani di Padova sono stati eletti nel Comitato Nazionale i seguenti militanti radicali piemontesi: Nicolas Ballario (studente universitario, membro giunta di segreteria Associazione Radicale A. Aglietta); Igor Boni (agronomo, militante storico, esperto in questioni ambientali); Iolanda Casigliani (militante storica, esperta in problemi del carcere); Alessandro Frezzato (studente universitario, membro Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni); Nathalie Pisano (militante radicale di Novara); Silvio Viale (ginecologo, membro Direzione Nazionale Rosa nel Pugno, presidente Associazione Radicale Adelaide Aglietta). Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno, membro Commissione Agricoltura, segretario Associazione Aglietta) partecipa alle riunioni della Direzione Nazionale e fa parte di diritto, in quanto parlamentare, del Comitato Nazionale. |
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Roma,
15/11/06
90 PARLAMENTARI CON COSSIGA CHIEDONO UNA AUDIZIONE CON IL MOVIMENTO LAO PER I DIRITTI UMANI E VANIDA THEPHSOUVANH, LA PAROLA ALLA COMMISSIONE ESTERI |
Nella
riunione di stamane il Comitato Diritti Umani della Camera
dei Deputati, presieduto dal deputato Pietro Marcenaro, ha esaminato la
lettera scritta dal deputato della Rosa nel Pugno, Bruno Mellano, con
la quale si chiedeva al presidente della Commissione Esteri, Umberto Ranieri,
di indire una audizione con il Movimento Lao per i Diritti Umani
e in particolare con il suo presidente, membro del Consiglio Generale
del Partito Radicale Transnazionale, Vanida Thephsouvanh. Il Comitato
Diritti Umani, sostenendo la richiesta di audizione ha demandato la decisione
finale alla Commissione Esteri. A proposito, Bruno Mellano ha dichiarato: Dopo questo primo pronunciamento restiamo in attesa che il presidente Ranieri comunichi ufficialmente le intenzioni sue e della Commissione Esteri della Camera in merito alla richiesta di audizione. Sarebbe un gesto importante se anche in questa legislatura, come nella precedente, si tornasse a discutere della situazione politica e umanitaria del Laos. A sette anni dal loro arresto non abbiamo più avuto notizie sul caso dei cinque leader studenteschi del movimento del 26 ottobre 1999 ; né in senso positivo, né in senso negativo. Per questo è quanto mai urgente non dimenticare il Laos e lintera Indovina. Con loccasione voglio ricordare che la richiesta di audizione è condivisa anche dagli oltre 90 parlamentari italiani, tra i quali si è aggiunto recentemente anche il senatore a vita e Presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, che hanno sottoscritto una lettera-appello alle nuove autorità laotiane con la quale si tornava a chiedere il pieno rispetto dei diritti umani fondamentali dei laotiani, dei prigionieri politici e delle minoranze religiose ed etniche On. Bruno Mellano |
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| Piergiorgio
Welby "Rimane solo disobbedienza civile". Dopo il seminario
svolto il 27 ottobre scorso, alla Presenza del Presidente della Commissione
Sanità Ignazio Marino, con allordine del giorno la domanda
di Piergiorgio Welby rivolta ad autorevoli giuristi, medici, bioetici
e politici (è possibile che mi sia somministrata una sedazione
terminale che mi permetta di poter staccare la spina senza dover soffrire?),
il co-Presidente dellAssociazione Coscioni ha inviato la seguente
lettera aperta ai Presidenti e ai membri delle Commissioni Sanità
e Giustizia di Senato e Camera, e, per conoscenza, ai Presidenti dei due
rami del Parlamento: Caro Presidente, nonostante la mia pubblica richiesta di essere sedato per staccare il respiratore, nessuno vuole prendersi questa responsabilità. Quindi, l'unica via percorribile resta quella della disobbedienza civile che - insieme a Marco Pannella e ai compagni radicali - non potremmo e non potremo far altro che mettere in pratica un giorno da decidere Il 18 e 19 in piazza per raccolta firme per calendarizzazione. Sabato e domenica 18 e 19 prossimi, a sostegno della lotta di Piergiorgio Welby, lAssociazione Coscioni ha organizzato una mobilitazione nazionale di raccolta firme sulla petizione rivolta al Parlamento perché affronti la discussione sulle proposte di legge in materia di decisioni di fine vita e dia lavvio ad una indagine conoscitiva sul fenomeno delleutanasia clandestina. |
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I
VOLENTEROSI DELLA ROSA NEL PUGNO
L'Associazione culturale Sandro Pertini, l'Associazione radicale Adelaide Aglietta, la Federazione dei Liberali e la Federazione dei Giovani Socialisti di Torino convocano un'assemblea pubblica per il 26 novembre, alle ore 15, in C.so Moncalieri 18, presso la sala della Circoscrizione 8 di Torino. |
Gli
organizzatori dell'evento, Igor Boni, Diego Castagno e Nicoletta Casiraghi,
hanno scritto la seguente lettera aperta a tutti i cittadini, ai militanti
e ai dirigenti della Rosa nel Pugno. Cara amica, caro amico, giungono da Roma notizie allarmanti sulle attuali difficoltà nel proseguimento del progetto della Rosa nel Pugno, addirittura si ipotizza la fine di questa esperienza politica. Noi, laici, socialisti, liberali, radicali, a questa eventualità non vogliamo credere o cedere. Per questo, per rilanciare le idee, i progetti, le ragioni che hanno condotto alla nascita del nuovo soggetto politico della Rosa nel Pugno, ti invitiamo ad una assemblea pubblica che terremo domenica 26 novembre, alle ore 15, presso la sala della circoscrizione 8 di Torino in C.so Moncalieri 18 (a 100 metri dal ponte di C.so Vittorio). Abbiamo deciso di intitolare levento: i volenterosi della Rosa nel Pugno. Consapevoli che le idee camminano sulle gambe delle persone, ti aspettiamo per ascoltare il tuo contributo, per conoscerti, per trovare il modo di percorrere insieme un pezzo di strada. con affetto, Igor Boni (radicale Comitato nazionale Radicali Italiani) Nicoletta Casiraghi (liberale già Presidente della Provincia di Torino) |
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| Il
Comune di Arenzano in primavera andrà a nuove elezioni dopo che
lassessore allambiente, Stefano Robello, dello Sdi, ha presentato
una lettera di dimissioni sua e di 6 consiglieri di opposizione e 5 di
maggioranza con lo scopo di far cadere la giunta del Sindaco Luigi Gambino,
colpevole di essersi opposto insieme ad altri assessori a un progetto
di speculazione edilizia nella pineta di arenzano. A proposito, Bruno Mellano, deputato della Rosa nel Pugno, Segretario dellAssociazione Radicale Adelaide Aglietta, e Alessandro Rosasco, membro della Giunta di Segreteria dellAssociazione, hanno dichiarato: Quanto è avvenuto e sta avvenendo nel Comune di Arenzano ha dellincredibile. Il comportamento dellassessore allambiente, Stefano Robello, dello Sdi, poiché come da regole interne nessuno degli eletti locali può definirsi amministratore della Rosa nel Pugno né tantomeno dello Sdi Rosa nel Pugno, è quanto meno deprecabile. Non solo Robello non ha avuto il coraggio delle proprie azioni presentando una mozione di sfiducia al sindaco Luigi Gambino in Consiglio preferendo il metodo furbesco di recarsi da un notaio per consegnare una lettera di dimissioni collettiva di sei consiglieri di opposizione e cinque di maggioranza ma, cosa ben più grave e seria, ha fatto tutto questo in nome di un progetto di speculazione edilizia sulla già martoriata costa di Arenzano. Tale progetto, giova ricordarlo, prevedeva la concessione edilizia per 12 monolocali e 5 bilocali, rispettivamente di 32 e 53,6 metri quadrati ma, artisticamente, per ogni unità abitativa venivano aggiunti dai 3 ai 6 vani accessori per cui tra disimpegni, cantine e non meglio definiti locali tecnici i 1956 metri cubi previsti diventavano 4752 . Prima di ogni cosa ci teniamo a sottolineare che le intenzioni dellex assessore Robello non appartengono alla totalità dei soggetti che danno vita alla Rosa nel Pugno: lattenzione e il rispetto nei confronti dellambiente deve essere sempre al centro di un soggetto politico come il nostro. Per questi motivi il fatto che il signor Robello abbia fatto cadere la giunta comunale di cui faceva parte solo per difendere uno scempio ambientale di cui era architetto promettendo tuttavia la ricostruzione della natura e dell assetto stratigrafico del sito è un gesto inaccettabile e in patente conflitto di interesse. La costa ligure subisce da anni stupri paesaggistici la cui gravità è incalcolabile; già in passato Arenzano era stata oggetto di minacce ambientali come il cosiddetto maxi-porto e varie operazioni urbanistiche azzardate. Oggi, per un buon amministratore, è importante bloccare il progetto dei bilocali gonfiatinon solo per evidenti ragioni ambientali ma soprattutto per motivi di interesse, poiché non cè da stupirsi se in futuro i turisti sceglieranno sempre più altri lidi piuttosto che recarsi in spiagge circondate da cemento.. Rosasco On. Mellano |
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Mellano
e Boni: E il primo passo che va nel senso della salvaguardia
di uno degli elementi naturali più importanti, fino ad ora non
considerato dalla legislazione italiana |
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| Bruno
Mellano (deputato Rosa nel Pugno e segretario Associazione Radicale Adelaide
Aglietta di Torino) ha dichiarato: Accadono cose impensabili: in Regione la commissione sanità si esprime contro limportazione diretta della RU486; nei cinque anni di giunta di centro-destra, non si era mai arrivati a una votazione contro laborto farmacologico. Vorrei ricordare ai consiglieri regionali, ma anche alla Presidente Bresso e allAssessore regionale alla Sanità, che esiste, sopra tutto e tutti, una legge dello Stato, la 194, che allart. 15, dice che le regioni, dintesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l'aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sull'uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza; il legislatore del 1978 non poteva conoscere la pillola RU486 ma aveva già messo le premesse giuridiche per la sua diffusione. 27 anni dopo, le donne italiane stanno ancora aspettando quella possibilità di scelta fra aborto chirurgico e farmacologico che, per esempio, le donne francesi hanno da 17 anni. Rispetto alla questione delle narcosale, prendo atto dellapertura del sindaco Chiamparino ma non posso non rilevare che tale apertura vi fu anche nellestate del 2002, ma non resistette alle pressioni della Margherita. Sia sulla questione aborto sia sulla questione droghe, la Rosa nel Pugno chiede alla sinistra di governo, a Roma come a Torino, precise assunzioni di responsabilità e non parole velleitarie.. |
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| Daniele
Capezzone (presidente Commissione Attività Produttive della Camera)
ha dichiarato: In settimana la vicenda Telekom Serbia è saltata fuori da: laudizione di Pio Pompa davanti al Copaco; la pubblicazione di resoconti dellinterrogatorio di Renato Farina davanti ai PM milanesi; la seconda puntata de LEspresso sulle attività dei servizi di sicurezza. Il combinato disposto di tutto ciò rende non più rinviabile una risposta esaustiva del governo alla mia interrogazione (4-00629 del 19 luglio): vi sono state attività dei servizi di sicurezza italiani riconducibili alla vicenda Telekom Serbia? In caso affermativo, quali? Aggiungo un dato non irrilevante che finora nessuno ha sottolineato: i giornalisti Carlo Bonini e Giuseppe DAvanzo oggetto, si dice e si scrive, delle attenzioni del SISMI furono quelli che fecero scoppiare in Italia il caso Telekom Serbia (prima pagina de La Repubblica del 16 febbraio 2001: Le tangenti di Milosevic Telecom in Serbia: il protocollo segreto fra Roma e Belgrado).. |
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Torino,
11 novembre 2006
CECENIA/RADICALI: LA CORTE EUROPEA CONDANNA NUOVAMENTE LA FEDERAZIONE RUSSA PER LA VIOLAZIONE DEI DIRITTI DELLUOMO IN CECENIA |
Boni:
Subito una conferenza di pace europea. Incredibile e inaccettabile
la connivenza dichiarata del Governo italiano
La Corte Europea dei Diritti DellUomo, organismo del Consiglio dEuropa, condanna nuovamente la Federazione Russa per la violazione dei diritti umani in Cecenia. Nello specifico ci si riferisce a casi di sparizione di civili, successivamente ritrovati morti allinterno di fosse comuni con decine di altri cadaveri. Dichiarazione
di Igor Boni (Comitato nazionale di Radicali Italiani) La Corte
Europea dei Diritti DellUomo sembra essere lunica istituzione
europea ad esprimere con chiarezza una condanna delloperato della
Federazione Russa in Cecenia. Da quando è sottoposta alla giurisdizione
della Corte, la Russia è diventata il primo stato per numero
di casi presentati. Boni Da www.osservatoriobalcani.org |
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in edicola, allegato al quotidiano Libero (prezzo totale:
4 euro), il libro Prodi, Telecom & C., di Davide Giacalone.
Al fondo del volume sono riportati stralci della cosiddetta relazione
intermedia (lunica esistente, perché la relazione
finale non fu fatta) della commissione parlamentare dinchiesta
su Telekom Serbia. Giulio Manfredi (esponente radicale, autore del libro Telekom Serbia Presidente Ciampi, nulla da dichiarare? Diario ragionato del caso dal 1994 al 2003, Stampa Alternativa, 2003, postfazione di Marco Pannella): Giacalone, trattando dellaffaire Telekom Serbia, scrive cose condivisibili: fu un affaire scandaloso politicamente perché i soldi dei cittadini italiani (456 milioni di euro) finirono nelle tasche di Milosevic; fu un affaire scandaloso economicamente perché Telecom Italia rivendette dopo cinque anni la partecipazione serba rimettendoci 261 milioni di euro. Giacalone cita il ministro del tesoro dellepoca (che deteneva il 61% delle azioni di Telecom Italia) senza mai dire che il suo nome era quello di Carlo Azeglio Ciampi. Di più: in fondo al suo libro, ci sono stralci della cosiddetta relazione intermedia (lunica, poiché la relazione finale non fu mai presentata in Parlamento) della Commissione parlamentare dinchiesta su Telekom Serbia. Ebbene, nellindice dei nomi di tale relazione lunico documento ufficiale del Parlamento italiano sulla vicenda - non compare il nome Ciampi Carlo Azeglio. E citato, per esempio, per ben cinque volte lavvocato Domenico Porpora (nel 1995 istruì le pratiche dellaffaire con i serbi, pur in presenza di un embargo Onu nei confronti della Serbia; dal 1996 al 1998 fu il capo della segreteria del premier Prodi; ora è amministratore unico di Italia Navigando, gruppo Sviluppo Italia). E citato addirittura il sottoscritto. Ma chi deteneva a pieno titolo la responsabilità politica sugli investimenti esteri di Telecom Italia (il ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi) rimane innominato. E già vergognoso che solo i radicali ebbero il coraggio civile di fare tutti i nomi dei responsabili politici dellaffaire quando Ciampi era il primo cittadino della Repubblica; che si continui a non nominarlo ora, per giunta da destra, è semplicemente ridicolo; o cè un motivo?. |
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Bernardini (segretaria di Radicali Italiani) e Silvio Viale (ginecologo,
esponente radicale della Direzione della Rosa nel Pugno, presidente Associazione
Radicale Adelaide Aglietta) hanno dichiarato: Concordiamo con quanto autorevolmente espresso ieri dallon. Katia Zanotti (capogruppo Ulivo in Commissione Affari Sociali): dopo la sentenza del Tar del Lazio, che ha cassato lordinanza di Storace che ostacolava la sperimentazione della RU486, cè urgente bisogno di un provvedimento del ministero della Salute che, invece, semplifichi limportazione e luso della pillola abortiva. Ci permettiamo di segnalare al ministro Turco un precedente: la sua ordinanza dello scorso 18 luglio sullimportazione dallestero di medicinali a base di tetraidrocannabinolo. In quel caso si trattava di una procedura resa più pesante dal fatto che i farmaci suddetti sono soggetti a controlli internazionali e nazionali sulla base delle convenzioni e leggi sugli stupefacenti. Il caso della RU486 è diverso e meno impegnativo: si tratta di garantire, finalmente, alle donne italiane la disponibilità di un farmaco utilizzato da almeno un decennio in quasi tutta Europa.. Viale (348/5335310) |
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TAR del Lazio ha accolto il ricorso con il quale l'azienda sanitaria ospedaliera
Sant'Anna chiedeva l'annullamento dell' ordinanza dellex ministro
della Salute, Francesco Storace, che nel settembre dello scorso anno interruppe
la sperimentazione della pillola abortiva Ru486. Rita Bernardini (segretaria di Radicali Italiani) e Bruno Mellano (deputato RNP, segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta) hanno dichiarato: Il TAR del Lazio ha annullato un provvedimento odioso e illiberale, emanato da Storace con il solo scopo di ostacolare la prima sperimentazione in Italia dellaborto farmacologico, 27 anni dopo lentrata in vigore della legge 194 (che lo consente e lo promuove), 15 anni dopo la diffusione della RU486 in tutto il mondo. Contro i diktat del ministro, lASO SantAnna di Torino ha avuto il grande merito di non chinare la testa ma di ricorrere subito, con lavallo della Regione Piemonte, alla giustizia amministrativa; in questi mesi, la Commissaria DInnocenzo ha espresso chiaramente la sua intenzione di voler assicurare comunque alle donne lalternativa allaborto chirurgico. Ora lazienda, con laiuto dellAssessorato regionale alla Sanità, può procedere senza ostacoli sulla strada aperta dalla sperimentazione. Rinnoviamo allAssessore Valpreda la richiesta di incontro per conoscere come la Regione intende procedere e per fornire il nostro contributo di conoscenza.. ABORTO: RU486, TAR, NON SI DOVEVA RICORRERE A ORDINANZA URGENTE. ACCOLTO RICORSO OSPEDALE S.ANNA TORINO SU BLOCCO SPERIMENTAZIONE (ANSA) - ROMA, 6 nov - Per interrompere la sperimentazione della pillola abortiva RU486 presso l' azienda sanitaria ospedaliera Sant'Anna di Torino il ministro della salute non doveva ricorrere ad un'ordinanza di urgenza. E' uno dei passaggi delle motivazioni con le quali i giudici della III sezione quater del Tar del Lazio, presieduta da Mario Di Giuseppe, hanno accolto il ricorso con il quale l'azienda sanitaria ospedaliera Sant'Anna chiedeva l'annullamento dell' ordinanza ministeriale che nel settembre dello scorso anno interruppe la sperimentazione della pillola abortiva Ru486. Secondo i giudici 'esistendo specifiche procedure espressamente disciplinate dal legislatore e da utilizzare nelle varie evenienze - sospensione o revoca - il competente ministro della salute avrebbe dovuto conformare la sua azione a quelle procedure e non ricorrere al potere di emettere ordinanze contingibili ed urgenti'. Fondata, per gli stessi giudici, si e' rivelata l' ulteriore censura 'nella parte in cui - si legge nella sentenza - viene lamentata l' intrinseca irrazionalita' del provvedimento gravato che, effettivamente, sembra fondato prevalentemente sulla preoccupazione delle possibili conseguenze della sperimentazione svolta al di fuori dal regime di ricovero ospedaliero mentre poi, in contrasto con tale premessa, esclude anche la sperimentazione svolta in tale regime ammettendo, come unica eccezione, esclusivamente i trattamenti in corso e arrestando, in tal modo, qualunque sperimentazione'. L'azienda sanitaria ospedaliera OIRM Sant' Anna di Torino aveva impugnato, chiedendone l'annullamento, l'ordinanza con la quale il 21 settembre dello scorso anno il ministero della salute sospese per un anno su tutto il territorio nazionale la sperimentazione clinica diretta a ottenere l' aborto farmacologico sia in regime di ricovero ospedaliero sia in quello di day hospital, dettando prescrizioni, adempimenti e condizioni per il suo successivo svolgimento. A fronte dell' immediata esecutivita' ed efficacia dell' ordinanza, la stessa azienda ottempero' alle prescrizioni contenute, dandone comunicazione al ministero, il quale autorizzo' nuovamente la sperimentazione a decorrere dal successivo novembre. (ANSA). |
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Torino,
6 novembre 2006.
RUTELLI/EUTANASIA - VIALE: Ipocrisia di Rutellli. Senza interventi attivi il rifiuto dellaccanimento terapeutico è pura retorica. E ora di modificare limpianto giuridico. |
Lette
le dichiarazioni del Vice Presidente del Consiglio On. Francesco Rutelli,
Silvio Viale, medico di Exit-Italia ed esponente radicale della Direzione
Nazionale della Rosa nel Pugno, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
«Se il punto di partenza è contrastare qualunque idea che l'uomo abbia il diritto di togliere la vita ad una persona che abbia una speranza di conservarla, proclamare la rinuncia allaccanimento terapeutico diventa un puro esercizio retorico. E ipocrita non voler vedere che, senza adeguati interventi terapeutici attivi, la rinuncia a interventi sproporzionati e inutili si traduce in sofferenze inutili, ciniche e crudeli. Piuttosto che fare filosofia, Rutelli dovrebbe dire se ritiene lecite la sedazione terapeutica, la sedazione terminale, le terapie sintomatiche e del dolore (ovviamente con dosaggi superiori a quelli di registrazione) sapendo che queste possono produrre leffetto di accelerare la morte. Del resto, se il testamento biologico è il tentativo di evitare che un paziente perda il diritto a rifiutare le terapie, quando non sarà più in grado di prendere delle decisioni, è difficile opporsi al desiderio conseguente di morire in pace e senza sofferenza. Che limpianto giuridico attuale sia da rivedere, perchè non consente nulla, è stato affermato anche dal Presidente Nazionale dellOrdine dei Medici, Dr Amedeo Bianco, a testimonianza di una ensibilità sempre più diffusa. In un convegno tenutosi nei mesi scorsi a Torino, il Presidente dei medici cosi argomentato: Colui che sta morendo è una persona i cui interessi e diritti non possono essere messi da parte. Questo significa riconoscere al morente di fermare una medicina inutilmente velleitaria ed aggressiva, per richiamare invece al compito assolutamente proprio, cioè curare. Bisogna imparare a curare la morte come si cura la vita, ci si deve far carico della morte come ci si fa carico della vita: questo è compito di chi cura. Il diritto a morire si identifica con la riappropriazione della propria morte, che è un po come riappropriarsi della propria vita. Leutanasia è un segmento di questo processo faticoso, lacerante, drammatico che non è esaustivo del diritto a morire. Nascondere ad un morente le sue reali condizioni e lincombenza della fine biologica, o non rispettare la sua volontà sulle cure, ripetutamente manifestata in modo consapevole e persuasivo, significa non soltanto negargli il diritto di morire, ma anche il diritto di vivere la propria morte. Il problema diventa delicatissimo, perché limpianto giuridico attuale non consente nulla. Un primo sforzo andrebbe fatto nel rivedere questo impianto. La realtà è che i medici italiani sono continuamente costretti alla scelta tra accanimento terapeutico e comportamenti illeciti. Perchè Rutelli e Giovanardi fanno finta di non saperlo? Perchè non si pronunciano su quanto rivelato da Don Verzè?» (Silvio Viale |
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Padova
(Congresso Radicali Italiani), 3 novembre 2006
TELEKOM SERBIA E SERVIZI/MANFREDI (RNP): LESPRESSO HA BUTTATO IL SASSO NELLO STAGNO MA ORA SI VADA FINO IN FONDO: IL GOVERNO RISPONDA SUBITO IN AULA A INTERROGAZIONE DI CAPEZZONE. |
LEspresso
in edicola ospita uninchiesta (E Pollari creò Telekom
Serbia) sullintervento dei servizi di sicurezza nellaffaire
Telekom Serbia; ospita anche un pezzetto sulla presenza dellavvocato
Domenico Porpora (curò nel 1995 i primi contatti fra italiani e
serbi, in presenza di un embargo ONU alla Serbia; dal 1996 al 1998 fu
il capo della segreteria del premier Prodi) alla guida di Italia
Navigando (gruppo Sviluppo Italia). Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani, autore del libro Telekom Serbia, Presidente Ciampi nulla da dichiarare?, 2003, Stampa Alternativa): Bene ha fatto LEspresso ad affrontare la questione dellintervento dei servizi di sicurezza nellaffaire Telekom Serbia; ma non basta. Per non rischiare ulteriori polveroni occorre che il governo Prodi risponda subito in aula allinterrogazione di Daniele Capezzone e Bruno Mellano (Rosa nel Pugno), presentata lo scorso luglio, che richiede al governo se vi siano state attività dei servizi di sicurezza della Repubblica italiana riconducibili alla vicenda Telekom Serbia; in caso affermativo, quali siano state queste attività. Non vorrei che linterrogazione Capezzone/Mellano facesse la stessa fine di quella presentata dal senatore radicale Milio nel giugno 1997; quella, per intenderci, in cui i radicali chiedevano chiarimenti sulloperazione Telekom Serbia, conclusa quindici giorni prima, tramite la quale Telecom Italia aveva versato nei conti correnti di Milosevic 900 miliardi di lire (456 milioni di euro), come appurato poi dalla stessa Procura di Torino; interrogazione, rivolta agli allora ministri Ciampi e Maccanico, rimasta senza risposta. Manfredi Segue testo interrogazione Capezzone/Mellano: Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-00629 presentata da DANIELE CAPEZZONE mercoledì 19 luglio 2006 nella seduta n.028 CAPEZZONE e MELLANO. - Al Ministro dell'interno, al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che: nelle polemiche di queste settimane relative alle attività del SISMI (Servizio per le informazioni e la sicurezza militare) sono stati nuovamente sollevati interrogativi - se non illazioni - su tentativi di depistaggio e di inquinamento dei dati e dei fatti da parte di elementi dei servizi di sicurezza in merito alla vicenda relativa all'affaire Telekom Serbia; come riportato nel resoconto stenografico della seduta del 16 luglio 2003, la Commissione parlamentare d'inchiesta su Telekom Serbia (di seguito «Commissione») tenne l'audizione in seduta segreta del colonnello Alberto Manenti del SISMI e subito dopo concordò di inviare ai servizi di sicurezza - per la precisione, al generale Nicolò Pollari (direttore del Sismi), al prefetto Mario Mori (direttore del Sisde), al tenente generale Giuseppe Orofino (vice segretario generale del CESIS) - una richiesta di elementi informativi sull'oggetto della commissione, così formulata: «Per finalità istruttorie della Commissione che ho l'onore di presiedere, prego le SS.LL. di comunicare i nominativi dei soggetti che abbiano prestato o prestino servizio presso i Servizi che risultino, a giudizio delle SS.LL., eventualmente in grado di riferire alla Commissione elementi informativi utili sui fatti oggetto dell'inchiesta parlamentare, con relativo supporto documentale, con riferimento agli anni dal 1997 al 2000. Chiedo inoltre alle SS. LL. di voler disporre l'individuazione e la localizzazione dei seguenti soggetti utili alle indagini della Commissione: responsabili della Divisione ricerca all'estero e della Divisione analisi del Sismi negli anni 1997 e 1998; esatto indirizzo dell'ammiraglio Gianfranco Battelli e dell'ammiraglio Giuseppe Grignolo, diretto superiore del tenente colonnello Alberto Vanenti all'epoca dei fatti. Raccomando l'urgenza e ringrazio per la collaborazione.» (firmato: onorevole Enzo Trantino, presidente Commissione TS); come riportato nel resoconto stenografico, nella seduta del 12 settembre 2003, il Presidente Trantino comunicò che la Commissione aveva acquisito, come atto segreto, «un documento trasmesso dal Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica (SISDE), pervenuto in data 10 settembre 2003»; come riportato nel resoconto stenografico, nella seduta del 29 ottobre 2003, su richiesta del deputato Marco Minniti, la Commissione decise di acquisire i resoconti delle audizioni del prefetto Mori e del generale Pollari presso il Comitato Parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato, audizioni svoltesi rispettivamente il 16 ottobre 2003 e il 22 ottobre 2003; non risulta agli interroganti che la relazione cosiddetta «intermedia» presentata dalla Commissione al Parlamento nella primavera del 2004 riporti alcuna notizia su eventuali risposte dei responsabili dei servizi di sicurezza alla lettera del luglio 2003 di cui sopra; la Commissione non presentò in Parlamento alcuna relazione finale, pur essendo tenuta a ciò dalla legge istitutiva (legge 21 maggio 2002, n. 99); se vi siano state attività dei servizi di sicurezza della Repubblica italiana riconducibili alla vicenda Telekom Serbia; in caso affermativo, quali siano state queste attività. (4-00629) |
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