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NARCOSALA/RADICALI: IERI A NAPOLI FINI E’ STATO UN CATTIVO MAESTRO. PER COMPRENDERE COS’E’ LA RIDUZIONE DEL DANNO VENGA DOMANI A TORINO A VISITARE LA “NARCOSALA/MODELLO” .
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Ieri, il presidente della Camera Gianfranco Fini, in visita a Napoli, si è così rivolto ai ragazzini del rione Berlingeri: “La droga e la camorra sono due nemici che vanno presi a calci, non per fare gol ma per buttarli fuori dal campo… La droga vi mangia il cervello, vi ritrovate dopo un po' come animali …”. Giulio Manfredi e Nathalie Pisano (Comitato Nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato: “Il presidente Fini si è dimenticato di dire ai ragazzini che per buttare la camorra fuori dal campo bisognerebbe sottrarle tutto il potere e i proventi che le derivano dal monopolio del commercio delle droghe illegali, monopolio stabilito non dal destino cinico e baro ma dalle leggi proibizioniste. Definire poi chi fa uso di droghe come un “animale” (solo un po’, bontà sua!) significa destituirlo di umanità e considerarlo un problema non sanitario ma di ordine pubblico; le persone con problemi diventano persone che sono un problema. Forse gioverebbe al presidente Fini cambiare ogni tanto interlocutori, ascoltare pareri diversi dal suo; potrebbe, per esempio, venire domani mattina a Torino, a Porta Palazzo (Piazza Borgo Dora), per incontrare gli operatori dei servizi a bassa soglia che presenteranno pubblicamente un modello di narcosala, un’iniziativa di riduzione del danno che tenta di evitare che i cittadini tossicodipendenti siano completamente emarginati, che diventino appunto, agli occhi degli abitanti dei quartieri, “un po’ come animali”. La narcosala può ridurre sia il danno dei consumatori di droghe sia l’insicurezza e la paura che la presenza dei consumatori provoca nei quartieri; l’hanno compreso i Comitati spontanei di quartiere di Torino; potrebbe comprenderlo anche il presidente Fini.”.
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NOVARA/ 1 DICEMBRE: ASS. LUCA COSCIONI E GIOVANI DEMOCRATICI DI NOVARA INSIEME CONTRO L’ AIDS. |
In occasione della giornata mondiale contro l’AIDS, lunedì 1° Dicembre l’Associazione Luca Coscioni e i Giovani Democratici della Provincia di Novara faranno un banchetto in baluardo La Marmora (zona scuole) dalle 12.30 alle 14.00. Durante l’iniziativa, saranno distribuiti i “volantoni” sulla salute sessuale, fatti dal dottor Silvio Viale (scaricabile al link: http://www.associaz ioneaglietta. it/salutesex. html ), materiale informativo dell’associazione Arcigay e diversi preservativi. Michele Savino (rappresentante Studenti dell’ Associazione Luca Coscioni) e i Giovani Democratici di Novara hanno dichiarato: “Secondo gli ultimi dati dell’ UnAIDS e del COA, risalenti al 2007, l’ AIDS è tra le principali cause di morti a livello mondiale. Ogni giorno in Italia, ci sono 11 nuove persone infettate dal virus dell’Hiv. Solo a Novara, seconda città a livello regionale, ci sono circa 400 persone contagiate. –hanno continuato- Per combattere questo grave flagello, bisogna informare e prevenire, soprattutto tra i giovani. E’ necessario informare i ragazzi su tutti i contraccettivi a loro disposizione per evitare la diffusione di malattie sessuali. Bisogna tagliare l’IVA sui preservativi, in modo tale che siano venduti a prezzi modici e, di conseguenza, accessibili a tutti. Forse sarebbe il caso di iniziare a pensare seriamente all’installazione di distributori di preservativi all’interno delle scuole. Concludiamo con un detto popolare: prevenire è meglio che curare.” |
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TORINO/DOMENICA A PORTA PALAZZO SIMULAZIONE DI UNA NARCOSALA. RADICALI: GRAZIE AGLI OPERATORI DEI SERVIZI A BASSA SOGLIA PER AVER ORGANIZZATO L’INIZIATIVA. SINDACO, ASSESSORI E CONSIGLIERI FARANNO ANCORA GLI STRUZZI?
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Domenica 30 novembre, in occasione della giornata mondiale della lotta all’Aids, il COBS (Coordinamento degli Operatori dei Servizi di Bassa Soglia del Piemonte, gli operatori che operano ogni giorno a contatto con i cittadini tossicodipendenti) ha organizzato la “Simulazione di una Narcosala” in Piazza Borgo Dora (Torino, Porta Palazzo), a partire dalle ore 11:00. Giulio Manfredi (Comitato Nazionale Radicali Italiani) e Domenico Massano (giunta di segreteria Associazione Radicale Adelaide Aglietta) hanno dichiarato: “Il 1° dicembre, giornata mondiale anti-Aids, è diventato il giorno delle lacrime di coccodrillo. Ben venga, quindi, l’iniziativa pubblica del COBS, che intende riportare all’attenzione dell’intera città la necessità e l’urgenza di istituire una narcosala a Torino, per agganciare i cittadini tossicodipendenti sommersi, per creare il contesto indispensabile al loro recupero, al loro abbandono delle droghe illegali, delle siringhe infette, degli spacciatori creati dal mercato nero proibizionista. Un anno fa, i radicali, Forum Droghe e Malega 9 cercarono di portare dentro il Palazzo le istanze dei senza voce e senza diritti, sia raccogliendo un migliaio di firme su una petizione popolare sia organizzando un seminario con operatori delle narcosale di Barcellona e Francoforte; al seminario vennero solamente due consiglieri comunali (Bonino e Silvestrini) e un assessore (Tricarico); la petizione fu affossata dai giochi di Palazzo. Domenica il sindaco Chiamparino, l’assessore Borgione, i consiglieri comunali faranno nuovamente gli struzzi o troveranno un’ora di tempo per venire a conoscere le ragioni dei promotori della narcosala?”.
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ELUANA/NAPOLITANO – VIALE “BRAVO NAPOLITANO.”
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Silvio Viale, membro della Direzione Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e del Comitato Scientifico di EXIT-Italia, sottolinea l’importanza del messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Presidente del Movimento per la vita Carlo Casini. Silvio Viale ha diffuse la seguente nota: “Bravo Presidente. C’è bisogno di una legge e bene ha fatto Giorgio Napolitano a ricordare che deve essere “fondata su adeguati punti di equilibri tra i fondamentali beni costituzionali coinvolti'. In altre parole ci vuole una legge per il testamento biologico e non contro il testamento biologico. Ci vuole una legge che ampi le garanzie di scelta e non le riduca. Per una singolare coincidenza la lettera del Presidente Giorgio Napolitano al Movimento per la vita giunge nel giorno in cui Eluana avrebbe compiuto 38 anni, ma nessuno ne festeggia il compleanno. Non lo fa Carlo Casini. E non lo fa Eugenia Roccella. Nessuno le può augurare buon compleanno e chi lo fa, come sul sito de “Il Foglio”, le augura “che sia fatta la TUA volontà”. Ora tocca al Parlamento avviare una discussione franca, senza veti e senza tabù, senza disciplina di partito e ricatti ai “nominati”. Se cosi accadrà, sono certo, che questo Parlamento non potrà che decidere come farebbe l’80% degli italiani. Come per l’aborto e per il divorzio non è stato imposto nulla a chi era contrario, e rimane contrario, ma non è possibile che per ottenere ciò che la Costituzione prevede occorra peregrinare per nove gradi di giustizia. Grazie Presidente.”
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Cuneo: 29 novembre, in occasione della giornata mondiale anti-aids, radicali distribuiscono volantoni su "salute sessuale" davanti al liceo Pellico |
In occasione della giornata mondiale anti-AIDS, Marco Giordanino e Gianni Pizzini (esponenti cuneesi dell´Associazione Radicale Adelaide Aglietta) distribuiranno i volantoni sulla "salute sessuale" predisposti dal Dr. Silvio Viale (presidente Ass. Aglietta) davanti al liceo Classico Silvio Pellico c.so Giolitti 13, e al Liceo Scientifico G. Peano, via Monte Zovetto 8, sabato 29 novembre, all´entrata delle lezioni. Giordanino e Pizzini hanno dichiarato: "Venerdì 21 novembre siamo riusciti a organizzare un dibattito pubblico dal titolo "Sessualità in pillole"per cercare di fare chiarezza ed informare riguardo alla pillola anticoncezionale, pillola del giorno dopo e aborto farmacologico. Convegno che ha visto la partecipazione di medici e responsabili dei Consultori e di Reparti dell´Azienda Sanitaria ASLCN 1. Riteniamo però necessario e urgente che l´informazione sulla salute sessuale arrivi nelle mani di coloro che devono essere informati per primi e nel migliore dei modi, i giovani. Il volantone curato dal Dr. Viale fornisce una serie di informazioni corrette e complete su preservativi e altri metodi anticoncenzionali, pillola del giorno dopo e pillola RU486, senza predicozzi moralistici ma anche senza banalizzare una questione seria come la sessualità. Ma informare non basta, occorre anche mettere a disposizione dei giovani preservativi a prezzi modici (a quando i distributori automatici nelle scuole?); occorre che il Ministero della Salute abolisca l´obbligo di ricetta per la pillola del giorno dopo così come è già stato fatto da tempo in tutti i Paesi dell´Unione Europea per evitare di costringere molte donne ad avvilenti "vie crucis" da un ospedale all´altro; occorre che, finalmente, sia resa accessibile alle donne la pillola RU486, rendendo possibile in Italia quell´aborto farmacologico che in Francia, a soli cento chilometri da Cuneo, è praticato da vent´anni.". Il volantone può essere scaricato da: http://www.associaz ioneaglietta. it/salutesex. html |
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TRAGEDIA LICEO “DARWIN” DI RIVOLI/ SAVINO: “E’ ASSURDO MORIRE A SCUOLA. NECESSARI SUBITO NUOVI FONDI PER L’ EDILIZIA SCOLASTICA |
Dopo la tragedia avvenuta ieri a Rivoli al liceo scientifico “C.Darwin”, in cui ha perso la vita un ragazzo di 17 anni e altri venti sono rimasti feriti, di cui quattro in modo grave, a causa del cedimento strutturale del soffitto.
Michele Savino (membro dell’Associazione Adelaide Aglietta e candidato all’Assemblea Nazionale dei Giovani Democratici) ha così commentato: “E’ assurdo che un ragazzo muoia a scuola. Questa grave tragedia sta a significare che le nostre scuole hanno bisogno di importanti ed immediati interventi edilizi. Non tutti ricordano che dal 1996 esiste la legge 23, la quale prevede l’istituzione da parte del Ministero di un’anagrafe sulla funzionalità dell’edilizia scolastica. Dopo 12 anni, è arrivato il momento di attuare questa legge. Il ministro Gelmini, anziché varare un Piano Programmatico all’insegna dei tagli, dovrebbe prendere coscienza della reale situazione delle nostre scuole e, di conseguenza, proporre un’indagine sullo stato degli edifici scolastici e nuovi fondi per intervenire in modo concreto. La Finanziaria del Governo Berlusconi taglia 22,8 milioni al Fondo per la Sicurezza Scolastica, circa la stessa stanziata per l’acquisto di 10.000 lavagne touch screen. Le scuole cadono a pezzi, ma gli insegnanti avranno a disposizione lavagne supertecnologiche. E’ proprio vero che l’Italia è il “Paese dell’eterno paradosso”. Concludo ponendo un interrogativo inquietante: neanche più a scuola possiamo sentirci sicuri?” |
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ELUANA – VIALE (radicali) “CHE NESSUNO DICA BUON COMPLEANNO. APPELLO A VERONESI, A MARINO E AI MEDICI PER DICHIARASI DISPONIBILI A RIMUOVERE IL SONDINO.” |
Silvio Viale, medico, dirigente dell’Associazione Luca Coscioni e di EXIT-Italia, ricorda che domani Elauna avrebbe 38 anni e chiede ai medici, a cominciare da Veronesi e Marino, di dichiararsi disponibili a rimuovere il sondino. Silvio Viale ha diffuso la seguente nota: “Eluana nacque il 25 novembre 1970, domani avrebbe 38 anni, ma ci vuole proprio una bella faccia tosta per farle gli auguri di buon compleanno. Purtroppo da anni la sua data è diventata il 18 gennaio del 1992 e tra poco ricorrerà il diciassettesimo anniversario. Voglio proprio vedere chi avrà il coraggio di festeggiare il compleanno di Eluana, di augurarle cento di questi giorni. Il miglior regalo che oggi possiamo farle e di rispettare la volontà sua e dei suoi cari, come ha riconosciuto la magistratura, e lasciare che finalmente si concluda una tragedia che dura da 16 anni. Purtroppo Eluana non c’è più. C’è il suo corpo, ma lei non c’è più. A Beppino e Saturna, all’amore con cui continuano a battersi per lei, va tutta la nostra riconoscenza e la nostra solidarietà. Personalmente, come medico dipendente del SSN, mi sono dichiarato disponibile a compiere gli atti medici necessari per interrompere le attuali terapie, che sono da considerare un vero e proprio accanimento. Sarebbe un bel regalo se tanti altri medici cominciassero a dichiarasi pubblicamente disponibili, a cominciare da quelli pubblicamente più illustri, come il Prof Veronesi o il Prof Marino. Forse è implicito nelle loro dichiarazioni, ma ribadirlo in modo esplicito e porsi alla testa di un lungo elenco di colleghi disponibili, mi sembra il modo migliore per restituire dignità a Eluana, ai suoi genitori e a tutti i medici italiani.” |
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NEONATO LASCIATO MORIRE – VIALE (radicali) “ACCANIMENTO TERAPEUTICO? UN ELASTICO DI COMODO.” |
“Invece di parlare a sproposito di eutanasia ad ogni occasione di cronaca sarebbe più opportuno che si definisse cosa sia l’accanimento terapeutico, per evitare che continui ad essere un elastico di comodo da tirare a proprio piacere a secondo delle circostanze. Non a caso, nessun progetto di legge depositato, tra tante definizioni, evita di dire cosa sia l’accanimento terapeutico, nonostante si affermi di volerlo evitare.” Questo è il commento di Silvio Viale, medico e dirigente dell’Associazione Luca Concioni e di EXIT-Italia, alle polemiche sul neonato di Treviso che è stato lasciato morire sospendendo ogni terapia infusionale. Silvio Viale ha poi proseguito: “Questo è un paese del si fa e non si dice. Se la Dott.ssa Nadia Battajon non avesse mai detto in pubblico quello che accade in tutte le neonatologie, nessuno non si sarebbe mai preoccupato della questione. Ai genitori coinvolti va la rassicurazione di essersi comportati come la maggioranza dei genitori. Forse, al loro posto, altri avrebbero preferito far soffrire di più il proprio sfortunato bambino, chiedendo ai medici di curarlo, idratarlo ed alimentarlo ad oltranza, ma la maggioranza dei genitori avrebbe certamente optato per una scelta più responsabile e coraggiosa come quella che hanno fatto. Alla collega va la mia solidarietà per essersi comportata come dovrebbe fare ogni medico di coscienza. Alla procura, che ha aperto un fascicolo, l’invito a concludere in fretta le eventuali indagini per evitare che i neonatologi siano impropriamente condizionati dalla paura di guai giudiziari. Sia il caso del neonato di Treviso, che il diverso caso di Elauna Englaro sono entrambi esempi di accanimento terapeutico da affrontare insieme ai genitori e al tutore, come hanno fatto a Treviso e come ha stabilito la magistratura per Eluana.”
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ELUANA – VIALE (radicali) “L’EX MINISTRO CASTELLI HA MENO CERVELLO DI UN GATTO. BOSSI PENSA DI ESSERE ANCORA IN SVIZZERA.” |
Dichiarazione di Silvio Viale*, medico e dirigente dell’Associazione Luca Coscioni e di EXIT-Italia: “L´ex ministro Roberto Castelli, ingegnere della Lega Nord, prendendo spunto da una sentenza che ha inflitto tre mesi a un uomo ritenuto colpevole di maltrattamenti per aver lasciato morire il suo gatto, ha dedotto che “per la giustizia italiana la vita di Eluana ha meno valore di quella di un gatto.” Analogia curiosa visto che il gatto non era in stato vegetativo da 16 anni e che, d’altra parte, la soppressione dei gatti malati è praticata abitualmente in ogni studio veterinario. Se Eluana fosse davvero considerata come un gatto non avrebbe avuto bisogno di nove gradi di giudizio e alla sospensione della terapia le sarebbe praticata una iniezione per fermare il cuore. Purtroppo Eluana non morirà di fame e di sete perché non ha più alcun contenuto di coscienza, mentre il nostro ex ministro dimostra di avere meno cervello di un gatto e di avere anche poco rispetto per il suo capo. Infatti, l’onorevole Umberto Bossi ha dichiarato in una intervista che, in previsione di una possibile evoluzione in uno stato come quello di Eluana, aveva chiesto alla moglie di non consentirlo. Essendo ricoverato, allora, in Svizzera e non in Italia si era probabilmente dimenticato delle leggi italiane, poiché in Italia una simile richiesta presume comportamenti illegali e interventi fai-da-te. Amnesia che persiste. Forse pensa di essere in ancora, o di avere il tempo per essere riportato in Svizzera, ma suggerirei ad Umberto Bossi di fare tre cose. La prima di sottoscrivere un testamento biologico. La seconda di fare in modo che il Parlamento approvi una legge per poterlo attuare anche in Italia senza dovere andare in Svizzera. E la terza di ascoltare il cuore dei suoi padani, dei suoi militanti leghisti, il cui cuore batte per il padre di Eluana e non per le stupidate del suo ex ministro.” |
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ANAGRAFE DEGLI ELETTI/SINTESI CONFERENZA STAMPA RADICALE DI OGGI POMERIGGIO AD ASTI.
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Ha introdotto la conferenza stampa Giulio Manfredi (Comitato Nazionale Radicali Italiani), dando subito la parola a Bruno Mellano (presidente di Radicali Italiani), che ha voluto sottolineare il valore rivoluzionante dell’iniziativa dell’ “anagrafe degli eletti”, promossa da Radicali Italiani sull’intero territorio nazionale, dovunque possibile: “Con le attuali tecnologie, con Internet, è possibile realizzare pienamente il motto di Luigi Einaudi “Conoscere per deliberare”. Un tempo, il cittadino di Asti doveva andare in Municipio a consultare l’albo pretorio per sapere una parte di quanto avveniva nel Palazzo; oggi, senza spostarsi da casa, ha la possibilità di sapere tutto quello che lì avviene, se si implementa adeguatamente il sito del Comune con i curriculum dei consiglieri, degli assessori, del Sindaco, con le loro attività, con le dirette dei consigli comunali, con l’elenco dei consulenti, dei nominati nelle aziende partecipate, con l’indicazione dei relativi compensi, con i bilanci del Comune e delle aziende partecipate. Per far conoscere la nostra iniziativa, abbiamo spedito una lettera a tutti gli 8.102 Comuni italiani, alle 120 Province, alle 20 regioni, ma, naturalmente, occorre trovare nelle varie realtà chi si prende a cuore la nostra proposta. Approfondendo le varie situazioni locali, ho scoperto inadeguatezze eclatanti, una per tutte: la regione Abruzzo non registra, se non su richiesta, di volta in volta, del consigliere regionale interessato, i nomi e i voti espressi sulle leggi regionali. I nostri interlocutori sono tutti i partiti, a 360 gradi; abbiamo invitato a questa conferenza stampa anche esponenti del centrodestra ma non è stato possibile per loro intervenire per impegni già fissati.
Ha poi preso la parola Igor Boni (segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta): “Dobbiamo calibrare l’iniziativa dell’anagrafe degli eletti a seconda delle realtà locali. A Torino, abbiamo intrapreso una raccolta firme su una delibera di iniziativa popolare rivolta al Consiglio Comunale; lo Statuto prevede la raccolta di almeno 1.500 firme in quattro mesi. A Novara, abbiamo portato a termine un’analoga iniziativa in breve tempo, poiché là le firme richieste erano solamente 100. Ad Asti, lo statuto comunale prevede la raccolta di almeno 1.200 firme, troppe per le nostre forze. Pertanto, abbiamo chiesto al consigliere Fabrizio Brignolo del PD di farsi promotore dell’iniziativa, presentando in Consiglio Comunale un’apposita proposta di delibera. Voglio, infine, ricordare che alla conferenza stampa di Torino ha partecipato il Presidente del Consiglio Regionale, Davide Gariglio, che in quell’occasione portò l’adesione anche della Presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso. Qualche risultato si vede già: solo da un mese a questa parte, il sito della Regione Piemonte ospita le conferenze stampa conclusive della Giunta Regionale.”.
Fabrizio Brignolo (capogruppo PD in Comune, coordinatore provinciale PD): “Innanzitutto, sono contento che ad Asti torni a manifestarsi una presenza radicale, per il contributo che i radicali hanno sempre fornito al dibattito politico. E sono contento che il PD possa servire da “strumento” sia per portare la proposta dell’anagrafe degli eletti in Consiglio Comunale sia per consentire a Salvatore Grizzanti di candidarsi nell’Assemblea regionale dei Giovani PD. Ad Asti l’opposizione ha già condotto iniziative in materia; siamo riusciti ad ottenere la registrazione dei consigli comunali sul sito del Comune. Come in altri ambiti, le regole ci sono ma spesso, nell’attuazione concreta, ci si scontra con barriere burocratiche che impediscono l’attuazione di tali regole, il rispetto del diritto del cittadino a conoscere per deliberare. L’anagrafe degli eletti è l’altra faccia della meritocrazia: occorre far conoscere quello che ciascuno vale.
Ha concluso la conferenza stampa Salvatore Grizzanti (membro Associazione Radicale Adelaide Aglietta, candidato all’Assemblea Regionale dei Giovani Democratici) : “E’ difficile portare in realtà profondamente provinciali come Asti le iniziative radicali ma ho voglia di provarci. Rispetto all’anagrafe degli eletti, voglio ricordare che qui in Comune sono stati assunti recentemente nove consulenti; i loro curriculum non sono stati ancora resi pubblici. C’è bisogno, quindi, anche di un’ “anagrafe dei consulenti”, di un’ “anagrafe dei nominati” nelle aziende partecipate dal Comune, con la pubblicazione dei loro compensi e dei bilanci delle società. Invito i cittadini di Asti che vogliono darmi una mano su questa iniziativa, su altre lotte radicali, a contattarmi; il sito dei radicali astigiani è www.radicaliastigia ni.wordpress. com”.
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TORINO/DOMANI ULTIMO INCONTRO PUBBLICO (GUERRA E INFORMAZIONE) A MOSTRA SULLA CECENIA. RADICALI: “PER REAGIRE AL FILOPUTINISMO DI BERLUSCONI … VIVA ZAPATERO!” |
A Torino, al Museo della Resistenza (corso Valdocco n. 4/A, in pieno centro, ingresso gratuito), è in corso la Mostra su “Cecenia: una guerra e una pacificazione violenta”; durerà fino al 22 febbraio 2009. Domani, giovedì 20 novembre, si terrà l’ultimo incontro pubblico, dedicato a “Guerra e informazione” . Interverranno: Dima Belyakov (fotoreporter) ; Giorgio Fornoni (giornalista autore e collaboratore di Report/RAI3) ; Luca Rastello (giornalista de “La Repubblica”); Anna Zafesova (giornalista de “La Stampa”). Giulio Manfredi (Comitato Nazionale Radicali Italiani) e Igor Boni (segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta): “Fare pubblicità al dibattito di domani e alla mostra sulla Cecenia di Torino è cosa buona e giusta, oltretutto in concomitanza con le prime udienze a Mosca del processo per l’omicidio della giornalista russa Anna Politkovskaja, alla cui memoria la mostra è dedicata. E in concomitanza anche con le parole del nostro ministro degli Esteri, Franco Frattini: “L’Occidente deve accettare la Russia per quello che è, e cioè una grande potenza con le sue peculiarità, la sua tradizione storica, la sua cultura e il suo territorio.” (“Il Sole 24Ore”, 15/11/08). A cui hanno fatto seguito le dichiarazioni di Lamberto Dini (presidente Commissione Affari Esteri del Senato), l’uomo buono per tutte le stagioni e tutti i governi: "La ripresa del dialogo per il patto strategico tra Russia e Ue, interrotto a seguito della crisi georgiana, è un fatto positivo e va nella buona direzione… Il mantenimento della pace e della stabilità richiede in questo periodo il mantenimento dello status quo. E questo riguarda sia la questione di un ulteriore allargamento della Nato a Paesi come Georgia e Ucraina, sia la collocazione di scudi missilistici in Polonia" (“Il Sole 24Ore”, 16/11/08). Dini diceva le stesse cose esattamente dieci anni fa; basta sostituire alla parola “Russia” la parola “Serbia” e alla parola “Putin” la parola “Milosevic”. Di fronte al filoputinismo imperante e al fenomeno strettamente intrecciato della “gazpromizzazione” dell’economia italiana, a partire dai due cavalli di Troia costituiti da Enel ed ENI, siamo costretti a guardare fuori dai confini nazionali per attingere qualche nota di speranza: la scorsa settimana, il governo spagnolo si è opposto decisamente al blitz di Gazprom, che intendeva acquisire il 20% della impresa madrilena Repsol, una delle dieci più importanti compagnie petrolifere private del mondo. Lo dicevamo già sul fronte della difesa dei diritti civili dalle ingerenze vaticane, dobbiamo ripeterlo sul fronte della difesa delle economie occidentali dalle ingerenze russe: viva Zapatero!”
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Decreto rifiuti Campania, Mellano e Manfredi: Berlusconi cerca un rattoppo allo strappo. Tempestivo il ricorso del giudice Marcopido alla consulta per sancire l’incostituzionalità del provvedimento |
La decisione preannunciata da Berlusconi di estendere al resto d’Italia le norme previste dal decreto-legge 172/08 unicamente per la Campania è una “pezza” che cerca di coprire la lesione al diritto e alla certezza del diritto prodotta da un provvedimento che ha già portato ad arresti e condanne. Fare battute infelici su Obama forse non produce danno alla libertà degli altri cittadini; emanare provvedimenti che trasformano, da un giorno all’altro, sanzioni amministrative in reati penali soltanto per una parte ristretta dei cittadini italiani, senza nemmeno dare il tempo a quei cittadini di conoscere il contenuto e la portata di quei provvedimenti è un altro paio di maniche ed è ben più grave. In attesa del rattoppo berlusconiano allo strappo di legalità del suo Governo, rattoppo che forse salverà la forma ma non certo la sostanza del provvedimento, non possiamo che apprezzare l’iniziativa del giudice campano Claudio Marcopido, il quale ha sollevato la questione di costituzionalità del D.L. 172.
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ELUANA/FISICHELLA/ RADICALI - VIALE A FISICHELLA "FOSSE EUTANASIA! TRA LA SENTENZA ENGLARO E LA LEGGE OLANDESE C'E' ANCORA UN ENORME VUOTO DA COLMARE.'' |
Silvio Viale, medico di EXIT-Italia e dirigente dell'Associazione Luca Coscioni, replica a Mons. Rino Fisisichella e a tutti coloro che parlano di introduzione dell'eutanasia: "Il caso di Eluana Englaro, purtroppo, non introduce l'eutanasia, ma è semplicemente l'estensione del consenso informato e del rifiuto delle terapie. La magistratura non ha introdotto l'eutanasia, ma ha sentenziato il rispetto della volontà di Eluana e della famiglia di rifiutare una terapia medica. Eluana, purtroppo, non cè più da quando ha perso irrimediabilmente la propria consapevolezza vitale. Se la sentenza avesse introdotto l'eutanasia, non avremmo più bisogno di chiederne la depenalizzazione come invece continueremo a fare. Un po' di onestà intellettuale dovrebbe far riconoscere che tra la sentenza Englaro e le leggi in vigore in Olanda, Belgio e Lussemburgo c'è ancora un enorme vuoto da colmare. Io non so cosa Eluana pensasse dell'eutanasia, ma so che per unanime testimonianza di coloro che la conoscevano non avrebbe mai voluto essere mantenuta in stato vegetativo così a lungo." |
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ELUANA – VIALE “UNA VITTORIA DELL’AMORE. UNA VITTORIA PER TUTTI. BERLUSCONI FACCIA CESSARE IL CAROSELLO DEGLI SCIACALLI.” |
Silvio Viale, medico di Exit-Italia e membro della Direzione nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, ha diffuso la seguente nota: “Non esito ad usare la parola vittoria. E’ una vittoria per tutti. Grazie alla famiglia Englaro da oggi siamo tutti un po’ più liberi. E’ una vittoria di Eluana che rivive nella battaglia della sua famiglia e nella sentenza della Cassazione, che ha riconosciuto la sua volontà ed il suo diritto ad una morte anagrafica. E’ una vittoria di suo padre Peppino e di sua madre Saturna, che per sedici anni non hanno mai mollato. E’ una vittoria del loro amore per la figlia che avevano perso così prematuramente. Nessuno può dire che Eluana abbia vissuto in questi anni, ma di certo è stata sempre presente nella lotta dei suoi genitori per lei. Peppino e Saturna meritano la riconoscenza nostra e di tutti gli italiani. Cessi ora il carosello degli sciacalli, quelli che continuano a ripetere la balla che Eluana morirà di fame e di sete. Il Governo ha il dovere di rispettare la sentenza e spetta al Presidente del Consiglio intervenire.” |
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ANAGRAFE ELETTI E UNIONI CIVILI/DOMANI I RADICALI RACCOLGONO FIRME DAVANTI A PALAZZO NUOVO (UNIVERSITA’ DI TORINO) E IN VIA GARIBALDI. MANFREDI E PISANO: NOI NON ILLUDIAMO I CITTADINI CHE FIRMANO, COME HA FATTO BEPPE GRILLO CON I SUOI REFERENDUM.
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Domani, venerdì 14 novembre, l’Associazione Radicale Adelaide Aglietta raccoglierà le firme dei cittadini torinesi su due proposte di delibera di iniziativa popolare (istituzione in Comune dell’anagrafe degli eletti; sostegno alle unioni civili) davanti a Palazzo Nuovo (dalle 11:00 alle 14:00) e in via Garibaldi n. 14 (dalle 16:00 alle 19:00). In caso di pioggia, i tavoli radicali si terranno sotto i portici di Piazza Castello, angolo via Roma. Saranno presenti ai tavoli di raccolta firme Giulio Manfredi e Nathalie Pisano (Comitato Nazionale Radicali Italiani), che hanno dichiarato: “I radicali non hanno mai illuso, e quindi deluso, i milioni di cittadini che hanno firmato ai loro tavoli. Abbiamo sempre rispettato la normativa e dato conto sia del numero di firme raccolte sia delle difficoltà incontrate nel raccoglierle; lo facciamo anche adesso, rilevando che anche sull’anagrafe degli eletti, un’iniziativa che dovrebbe avvicinare il Palazzo ai cittadini, riscontriamo la difficoltà di convincere a firmare chi ormai è deluso e rassegnato. Non si può certo dire che il metodo radicale sia stato fatto proprio da Beppe Grillo; il pressappochismo con cui ha condotto la raccolta firme sui suoi referendum non ha certo aumentato la fiducia dei cittadini nell’istituto referendario e nella politica in generale. Pur condividendone i contenuti, noi non abbiamo sottoscritto i referendum di Grillo perché non abbiamo voluto avallare una palese violazione della legge sul referendum e precisamente dell’art. 31 della L. 25 maggio 1970, n. 352: “Non può essere depositata richiesta di referendum nell'anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l'elezione di una delle Camere medesime”. L’intento del legislatore era ed è quello di evitare che si utilizzi lo strumento referendario durante la campagna elettorale a puro fine propagandistico. Beppe Grillo ha fatto le sue fortune sulla denuncia dell’illegalità italiana. Ma quando si è trattato di rispettare una legge che non gli avrebbe permesso lo Show mediatico del “Vaffa day”, lo scorso 25 aprile, si è ben guardato dal rispettarla ed ha portato migliaia di cittadini in piazza a firmare … della carta straccia! E le firme, da quello che risulta alla Cassazione, non sono neppure in numero sufficiente! Così facendo, si contribuisce solamente ad allontanare i cittadini dall’utilizzo degli strumenti di democrazia diretta, ad alimentare la loro rassegnazione e frustrazione.” . |
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ELUANA/ROCCELLA – VIALE “NON DECIDE ROCCELLA PER ELUANA. E' VILE SOSTENERE CHE MORIRA’ DI FAME E DI SETE.” |
Silvio Viale, medico radicale, dirigente dell’Associazione Luca Coscioni e di EXIT-Italia, replica a Eugenia Roccella che continua a ripetere che “il padre non può decidere per Eluana”. Silvio Viale ha dichiarato: “Mi sembra specioso il ritornello con il quale Eugenia Roccella continua a ripetere che “Se Eluana era un purosangue della libertà non credo avrebbe voluto che qualcuno, sia pure il padre, decidesse per lei". Che, forse, Eluana avrebbe voluto che fosse Eugenia Roccella a decidere per lei? E’ curioso che il portavoce del Family Day interpreti i valori della famiglia a secondo delle convenienze. Anzi, a secondo della famiglia, poiché è innegabile che la famiglia Englaro ha dimostrato di essere un raro modello di unità e di amore. Quanti, dopo tanti anni, avrebbero già abbandonato Eluana? Se il corpo di Eluana esiste ancora è proprio grazie alla tenacia con cui i suoi genitori hanno lottato per far riconoscere la sua volontà. Continuare a ripetere, come ultima spiaggia, che Eluana morirà di fame e di sete è vile, poiché Eluana non può avvertire né la fame, né la sete, come non può avvertire quel tubo che le infonde sostanze chimiche per quasi tutta la giornata di cui non è consapevole.”
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VATICANO – VIALE (radicali) “ LA CHIESA SEMPRE SCONFITTA DALLA SCIENZA.” IL 18 GENNAIO FIACCOLATA A LECCO PER ELUANA E PER HANNAH. |
Silvio Viale, il medico radicale dirigente dell’Associazione Luca Coscioni e di EXIT-Italia, ha rilasciato la seguente dichiarazione: “La Chiesa è libera di imporsi dei limiti alla propria conoscenza, ma dovrebbe prendere atto che è sempre stata sconfitta dalla scienza e che è sempre stata costretta a varcare quei limiti. La vicenda di Eluana Englaro è la sconfitta di una Chiesa che non ha ancora saputo accettare la morte cerebrale e i trapianti. C’è un filo comune che unisce le vicende di Eluana, la cui corteccia cerebrale è morta da molti anni, e di Hannah, la cui corteccia cerebrale è pienamente funzionante. Eluana non ha chiesto di morire, ma è morta. Il suo corpo è mantenuto in stato vegetativo mediante 8-10 ore di infusioni quotidiane. Quando lei è morta Hannah non era ancora nata. Hannah non conosce Eluana, ma chiede di non essere trapiantata e di terminare la sua breve e sfortunata vita. Hannah, anche se dovesse cambiare idea sul trapianto, può chiedere di evitare di finire come Eluana. Da padre, ho una grande ammirazione per il coraggio e per l’amore che manifestano il padre di Eluana e il padre di Hannah. La Chiesa fa bene a diffondere le proprie opinioni, ma non può pretendere che non siano fatte le volontà di Eluana e di Hhannah. Il 18 gennaio (sedicesimo anniversario) una fiaccolata attraverserà Lecco fino alla clinica dove è rinchiusa Eluana. Sarà una fiaccolata per la libertà di Eluana, di Hannah, di tutti noi e anche della Chiesa.”
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RIFIUTI CAMPANIA/L’ULTIMO DECRETO-LEGGE NON E’ SOLAMENTE INCOSTITUZIONALE MA DISCRIMINA I CITTADINI PIU’ DEBOLI … E LA CAMPAGNA INFORMATIVA E’ UNA MERA IPOTESI .
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Dichiarazione di Giulio Manfredi (Comitato Nazionale Radicali Italiani): “L’art. 6 del D.L. 6 novembre 2008, n. 172 contiene le sanzioni penali per chi inquina il territorio campano (dunque, chi va a scaricare nelle regioni confinanti non è soggetto alle nuove disposizioni) . Al comma 1 punto c) sono previste le riduzioni di pena per coloro che compiono gli scarichi abusivi con “colpa” e non con dolo; ma tali riduzioni valgono solamente per i “titolari di imprese ed i responsabili di enti” previsti al punto b) e non per “chiunque” (punto a). Dunque il poveraccio, il “soggetto di non elevata cultura” (per usare la definizione del Gip di Napoli Nicola Miraglia) che riversa sul territorio rifiuti pericolosi, speciali, rifiuti ingombranti domestici e non, è punito con la reclusione fino a tre anni e sei mesi sia che sia consapevole della condotta criminosa sia che non ne sia consapevole (… essendo di cultura non elevata); se il riversamento riguarda “rifiuti diversi” (definizione ambigua), si applica la sanzione amministrativa. Invece, il “titolare di impresa ed il responsabile di ente” (soggetti di cui si presume una conoscenza della materia più elevata del poveraccio di cui sopra) che colposamente inquinano sono puniti “solamente” con l’arresto da un mese ad otto mesi se si tratta di rifiuti non pericolosi e con l’arresto da sei mesi a un anno se si tratta di rifiuti pericolosi. Mi pare evidente la discriminazione sancita dalla legge nei confronti del cittadino comune. Aggiungiamo a questo che la “campagna informativa” prevista dall’art. 7 del Decreto legge è puramente ipotetica (“si può fa ricorso ad una campagna informativa ..”) e che, come già reso noto dalla stampa, non è concretamente possibile al singolo cittadino campano di consegnare fino a 100 chili al giorno di imballaggi «presso aree di raccolta attrezzate, gestiti da soggetti pubblici o privati all´uopo autorizzati» , ricevendone in cambio un indennizzo forfettario, a carico del Conai (consorzio nazionale imballaggi), come previsto teoricamente dall’art. 1 del D. L. Della serie: ti bastono senza lasciarti il tempo di conoscere perché ti bastono; poi, se mi viene la voglia, ti informerò … e intanto, a te cittadino virtuoso e amante del riciclo non dò nemmeno un euro! E tutto questo, naturalmente, vale solo per gli abitanti della Campania felix! |
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RIFIUTI CAMPANIA/RADICALI: BERLUSCONI HA INAUGURATO IL FEDERALISMO PENALE. LE NUOVE NORME SONO IN PALESE CONTRASTO CON L’ART. 3 DELLA COSTITUZIONE; AI CITTADINI CAMPANI NON E’ STATA DATA LA POSSIBILITA ’ DI CONOSCERLE.
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Dichiarazione di Giulio Manfredi (Comitato Nazionale Radicali Italiani):
Speravo di trovarmi davanti all’ennesima sparata del nostro presidente del Consiglio; invece no. Giovedì 6 novembre è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto.legge n. 172 (Misure straordinarie per fronteggiare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania, nonche' misure urgenti di tutela ambientale), che è entrato in vigore il giorno dopo. Il provvedimento sancisce, per la prima volta nella storia d’Italia, il federalismo penale: in Campania si può essere arrestati per comportamenti che nel resto d’Italia sono puniti con semplici multe. E’ una violazione palese dell’art. 3 della Costituzione, che sancisce l’uguaglianza dei cittadini (di tutti i cittadini, senza distinzioni regionali) davanti alla legge. Ci troviamo davanti all’ennesima puntata del tentativo del centro-destra di far indossare all’Italia una veste di Arlecchino, per cui a Novara sei multato se ti fermi di notte con gli amici nel parco, a Milano sei multato se ti fai una canna in pubblico o se chiedi l’elemosina, a Napoli sei arrestato se scarichi un frigo per strada; il governo dovrà fornire un vademecum con la cartina dettagliata dei vari divieti, ad uso e consumo di cittadini e turisti. Come è stato possibile ai cittadini campani conoscere in tempo le nuove disposizioni del decreto-legge? Persino il sottoscritto, che segue da due anni in un apposito trhead sul forum di radicali.it la questione dei rifiuti campani, non si era accorto della loro entrata in vigore. Spero che i giudici che dovranno istruire i primi processi a Napoli e dintorni sollevino subito presso la Consulta la questione di costituzionalità del decreto-legge. E spero, infine, che coloro, ancora pochi purtroppo, che in queste ore criticano il provvedimento non siano tacciati di oggettiva connivenza con chi ha trasformato in questi decenni vaste zone della Campania in discariche di tutto e di più; ma non mi faccio illusioni: chi trent’anni accusava i radicali di oggettiva connivenza con i terroristi per la loro difesa dello Stato di diritto non perderà l’occasione per accusarci oggi di oggettiva connivenza con la camorra. |
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LA PRESIDENTE BRESSO FIRMA LA DELIBERA POPOLARE PROMOSSA DA RADICALI ITALIANI SULL’ANAGRAFE PUBBLICA DEGLI ELETTI E LA TRASPARENZA DELLE ISTITUZIONI Mellano e Boni: “Mercedes Bresso, come in altre occasioni, è con noi per proporre alla politica italiana un’alternativa possibile” |
Ieri la Presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso, in occasione di un breve incontro avuto con Elisabetta Zamparutti (deputata della delegazione radicale nel gruppo PD), Bruno Mellano (Presidente di Radicali Italiani) e Igor Boni (segretario dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta), ha sottoscritto la delibera di iniziativa popolare promossa da Radicali Italiani per l’istituzione dell’anagrafe pubblica degli eletti e per la trasparenza delle istituzioni al Comune di Torino. Durante l’incontro i Radicali hanno chiesto alla Presidente Bresso di contribuire all’organizzazione di un evento in occasione del primo anniversario della vittoria alle Nazioni Unite sulla moratoria contro la pena di morte. Nel pomeriggio, a Trinità (Cn), durante una iniziativa pubblica organizzata dai Radicali contro il ritorno al nucleare, ha sottoscritto la delibera anche Nicola De Ruggiero, Assessore all’Ambiente della Regione Piemonte. Dichiarazione di Bruno Mellano (Presidente di Radicali Italiani) e Igor Boni (segretario dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta): “Un ringraziamento dovuto va alla Presidente Mercedes Bresso e all’Assessore Nicola De Ruggiero che, in questa come in altre occasioni, sono stati con noi per fornire alla politica regionale e nazionale strumenti e proposte che prefigurino un’alternativa alla politica dei tatticismi e dei veti contrapposti. Una richiesta di mobilitazione altrettanto dovuta va alle forze politiche torinesi - e in particolare al Partito Democratico che pare al momento non comprendere appieno la portata di questa nostra iniziativa. Sarebbe infatti opportuno rispondere al populismo e all’anti-politica con provvedimenti che consentano ai cittadini di vedere come dietro un vetro le Istituzioni. Conoscere cosa fanno gli eletti (quanto partecipano alle attività consiliari, che documenti presentano, come votano), sapere quanto guadagnano, poter consultare i bilanci dei comuni e delle municipalizzate, conoscere i meccanismi delle nomine e i compensi degli amministratori, sono elementi fondamentali per consentire ai cittadini di valutare e di giudicare”.
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BERLUSCONI A MOSCA SMENTISCE I TIMIDI SFORZI EUROPEI SULLA CRISI GEORGIANA Boni e Manfredi: “Ma Berlusconi si ricorda della recente crisi georgiana? E delle decine di giornalisti uccisi in Russia insieme alla libertà di stampa? |
In occasione dell’incontro di Mosca tra il Presidente russo Dmitri Medvedev e del Presidente del consiglio italiano, Sulvio Berlusconi, Igor Boni (segretario dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta) e Giulio Manfredi (giunta di segreteria di Radicali Italiani) hanno rilasciato la seguente dichiarazione: “Berlusconi testualmente dice di sentire la Russia “vicina per i valori e i principi alla base del nuovo corso”. Qualche giorno fa l’ambasciatore russo in Italia Alexey Meshkov ha dichiarato che “c’è una coincidenza di pensiero tra Roma e Mosca nella visione di come dovranno essere il mondo e l’Europa nel lungo termine”. Sono affermazioni che fanno letteralmente venire i brividi se si pensa alla Russia per quello che è: uno Stato autoritario che non garantisce in alcun modo il rispetto dei diritti civili, un luogo dove sono ormai decine i giornalisti uccisi nell’era di Putin, con un Governo che tramite il ricatto energetico promosso da Gazprom, tende a sottomettere Stati e ad espandere la propria influenza. Dall’invasione della Georgia e dall’occupazione ancora in atto dell’Ossezia del sud e dell’Abkazia sono passate poche settimane. Invece di trovare il coraggio di ricordare a Medvedev e Putin le loro gravissime responsabilità di questi anni, Berlusconi fa finta di nulla o, peggio, elogia comportamenti che presto o tardi mostreranno al mondo e all’Italia tutto il loro drammatico potenziale. Con equilibrismi eccessivi e con omissioni inaccettabili la diplomazia europea è riuscita comunque a dire qualcosa a Mosca rispetto alla crisi georgiana; oggi Berlusconi con la sua politica di pacche sulle spalle ha di fatto smentito l’Europa e i suoi timidi sforzi. Veramente un bel risultato”.
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TELEKOM SERBIA/TERZA UDIENZA PROCESSO “DI STEFANO CONTRO MANFREDI”. GIUDICE ACCOGLIE RILIEVI DIFESA SU INDETERMINATEZZA CAPO D’ACCUSA E RIMETTE GLI ATTI A PM. MANFREDI: “RINGRAZIO AVV. DI STEFANO PERCHE’ MI DA’ MODO DI RIPROPORRE LE 15 DOMANDE RIMASTE SENZA RISPOSTA DELL’AFFAIRE TELEKOM SERBIA”.
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Si è svolta questa mattina presso l’Aula 8 del Tribunale di Roma la terza udienza del processo intentato dall’avv. Giovanni Di Stefano nei confronti dell’esponente radicale Giulio Manfredi (Comitato Nazionale Radicali Italiani) per diffamazione “a mezzo Internet”. Giulio Manfredi era presente in aula, accompagnato da Bruno Mellano (presidente di Radicali Italiani); né Giovanni Di Stefano né i suoi legali hanno partecipato all’udienza. L’avvocato difensore di Manfredi, Giuseppe Rossodivita, ha eccepito subito l’indeterminatezza del capo d’accusa; non è precisato dove, quando, come si è estrinsecato il reato. Il giudice Di Gioia si è ritirata in camera di consiglio e, dopo un quarto d’ora, ha comunicato la sua decisione: gli atti del processo saranno rimessi al PM, che dovrà precisare le modalità della supposta diffamazione.
All’uscita del tribunale, Manfredi ha dichiarato:
“Ringrazio l’avv. Rossodivita per la perizia con cui segue da tre anni la causa, rilevando – è già la terza volta che accade – le inadeguatezze del procedimento. Ma ringrazio anche, e parlo seriamente, l’avv. Di Stefano perché, attraverso il processo, mi permette di riparlare di Telekom Serbia, riproponendo le “15 domande rimaste senza risposta” che i radicali avevano già reso pubbliche (si fa per dire!) l’anno scorso, nel decennale dell’affaire. Eccole:
1) Perché il governo Prodi non rispose all’interrogazione parlamentare (4-06641 del 25 giugno 1997, presentata dall’unico parlamentare radicale dell’epoca, il senatore Piero Milio) che, appena quindici giorni dopo la conclusione dell’affaire, chiedeva spiegazioni su un’operazione economica che aveva rafforzato il regime di Milosevic? L’8 luglio 1997, l’allora Ministro per gli Affari Regionali, Giorgio Bogi, trasmise per competenza la suddetta interrogazione all’allora ministro del Tesoro (Carlo Azeglio Ciampi), che deteneva il 61% delle azioni di Telecom Italia; anche il ministro delle Poste e Telecomunicazioni, Antonio Maccanico, ricevette la suddetta interrogazione. Né Ciampi né Maccanico risposero, né allora né dopo. 2) Perché le prime trattative con il governo serbo furono intraprese a partire dal novembre 1994, mentre era vigente un embargo ONU nei confronti del regime serbo (sospeso solamente nel novembre 1995 e revocato un anno dopo) che vietava qualsiasi rapporto economico con Milosevic? 3) A questo proposito, cosa ci faceva a Torino, il 28 novembre 1994, una delegazione d’affari serba di altissimo livello? Dopo aver incontrato i vertici della FIAT – come risulta da documenti trasmessi dai radicali alla Procura della Repubblica di Torino e alla Commissione parlamentare d’inchiesta su Telekom Serbia – i serbi incontrarono anche i vertici di Telecom Italia (la cui sede legale era allora a Torino) per gettare le basi dell’affaire Telekom Serbia? 4) Perché chi sostiene che il governo Prodi aveva disciplinato secondo un principio di “non intervento” i rapporti fra il Ministero del Tesoro e le società da esso controllate non ha mai esibito, in questi dieci anni, un decreto ministeriale, una circolare, un atto di indirizzo che accrediti questa obiettiva “rivoluzione” nei rapporti fra il Tesoro e le società partecipate? 5) A tal proposito e a fortiori, è vero o no che nel 1997 era ormai in vigore da tre anni la legge 30 luglio 1994, n. 474 sulle privatizzazioni, che riconosce un potere speciale del Governo perfino sulle società ex statali e poi privatizzate (è il caso della Stet), riservando al ministero del Tesoro un’azione d’oro (golden share), cioè un potere di intervento, condizionamento e perfino veto su alcune decisioni, del tutto indipendente dalla quota azionaria detenuta dallo Stato? 6) Il Romano Prodi che assiste impassibile al closing dell’affaire Telekom Serbia (9-10 giugno 1997) è lo stesso signore che il 18 gennaio 1997 trasmette alla Presidenza della Camera la relazione semestrale del governo “Sulla politica informativa e della sicurezza” in cui si parla della “grave crisi politica innescatasi a Belgrado”, delle “imponenti manifestazioni di protesta dopo l’annullamento delle elezioni amministrative” e si prevede che “l’aspirazione popolare alla completa democratizzazione del Paese non sia reprimibile a lungo, anche se la dirigenza di Belgrado non sembra disposta a cedere il potere. Ne potrebbe derivare un prolungato periodo d’instabilità politica …” ? 7) Il Romano Prodi di cui sopra è sempre lo stesso signore che il 1° agosto 1997, ovvero cinquanta giorni dopo la conclusione dell’affaire, trasmette alla Presidenza della Camera la relazione successiva in cui è scritto “in Serbia diviene più aspro il confronto tra il governo e l’opposizione, in vista delle elezioni repubblicane che si terranno entro fine anno” e si denuncia anche “la precarietà della situazione in Kosovo”? 8) Come si concilia l’affermazione di Piero Fassino (trasmissione “L’alieno”, Italia Uno, 3/12/03), all’epoca dei fatti sottosegretario agli Esteri con delega ai Balcani, secondo il quale l’affaire Telekom Serbia fu “una trattativa fra due aziende …(per cui) …non vi era nessuna ragione per cui un sottosegretario agli Esteri se ne occupasse” con quanto scritto dai Pubblici Ministeri torinesi nell’ordinanza di archiviazione dell’inchiesta su Telekom Serbia (9/05/05): “…Si è così accertato in primo luogo che l’intero prezzo pagato per Telekom Serbia giunse nella disponibilità del Governo serbo …Il risultato di questa parte dell’indagine spiega anche il motivo per il quale l’opposizione interna a Milosevic era contraria alla vendita di Telekom Serbia; e conferma altresì le dichiarazioni dell’Ambasciatore Bascone (che aveva portato a conoscenza del Ministro degli esteri Dini e del sottosegretario Fassino l’esistenza dell’affare e la contrarietà ad esso di ambienti politici serbi avversi a Milosevic). E’ infatti evidente che la disponibilità di cospicue risorse economiche da parte di quest’ultimo e l’utilizzazione di esse per scopi sociali e di sostegno all’economia si risolveva in un rafforzamento della sua posizione e in una probabile vittoria nelle elezioni che si sarebbero tenute di lì a poco, cosa che infatti poi avvenne …”? 9) Riassumendo, on. Fassino, una delle due aziende da Lei evocate (Telecom Italia) era controllata per il 61% dal Ministro del Tesoro della Repubblica Italiana; l’altra, Telekom Serbia, era stata creata ad hoc da Milosevic una settimana prima della conclusione dell’affaire per incamerare i soldi dei cittadini italiani e greci (rispettivamente 456 e 328 milioni di euro); aver rafforzato Milosevic proprio nel momento in cui il suo regime era traballante, avergli permesso di assicurarsi il consenso sociale per vincere le elezioni, non era una ragione sufficiente affinché il sottosegretario Fassino, debitamente informato dal suo ambasciatore a Belgrado, se ne occupasse ed impedisse il vergognoso affaire? 10) Accantonando per un attimo le considerazioni politiche, come si può definire se non disastroso un investimento che termina nel dicembre 2002, quando il nuovo proprietario di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera, rivende al sopraggiunto governo democratico serbo la partecipazione in Telekom Serbia per 195 milioni di euro (pari a 378 miliardi di lire, pagabili in comode rate che scadranno nel luglio 2008) contro gli 878 miliardi di lire consegnati sull’unghia a Milosevic? 11) Non era prevedibile un simile esito partendo dal presupposto che – come accertato sia dalla Procura di Torino sia dalla commissione parlamentare d’inchiesta – la “due diligence”, l’analisi economico-finanziar ia dell’azienda Telekom Serbia, fu effettuata dagli uomini di Telecom Italia sulla base di informazioni e documenti forniti dai serbi e non verificati sul campo? 12) Non era addirittura previsto un simile esito se Tomaso Tommasi di Vignano, amministratore delegato all’epoca di Telecom Italia, spedì a Belgrado già il 24 giugno 1997 il Dr. Giovanni Garau, conosciuto in Telecom come “il bandito”, l’uomo duro, coraggioso, da impiegare nelle situazioni più difficili? Garau, prima dell’avventura serba, era direttore regionale Telecom in Campania e Basilicata; gestiva due milioni di abbonati con 5.000 dipendenti; in veste di vicedirettore generale di Telekom Serbia, si trovò a gestire lo stesso bacino d’utenza … ma avvalendosi di ben 13.500 dipendenti, non licenziabili per almeno cinque anni! 13) E’ normale che un grande gruppo come Telecom Italia paghi ben 30 milioni di marchi per spese di consulenza ad una sconosciuta società macedone, la Mak Environment , che ha per oggetto sociale principale la produzione di mangimi per animali e non ha comunque come “mission” l’attività di intermediazione? E ciò sulla base di un accordo siglato a ridosso del closing dell’affaire, il 5 giugno 1997, per consulenze svolte nei precedenti 16 mesi, come stigmatizzato dal Collegio sindacale di Telecom Italia nella sua “Memoria sull’acquisizione di Telekom Serbia” (12 giugno 2001) con queste parole inequivocabili: “…il conferimento dell’incarico dopo che lo stesso è stato svolto per lungo tempo non rispecchia le procedure in essere presso il Gruppo all’epoca dei fatti esaminati …” ?! E’ normale che il compratore (Telecom Italia) versi 17 miliardi e mezzo di lire ai consulenti finanziari e legali dei serbi? Di solito, ognuno paga i propri consulenti; semmai, chi incassa i soldi paga gli avvocati del compratore. 14) Perché né la commissione parlamentare d’inchiesta su Telekom Serbia né la Procura della Repubblica di Torino sono riuscite ad audire sulla vicenda il signor Mihalj Kertes, all’epoca dei fatti capo delle dogane serbe e “eminenza grigia” dei fondi neri di Milosevic, come si evince dal cosiddetto “Rapporto Torkildsen” (dal nome dell’analista finanziario norvegese che lo predispose nel 2002 per conto del Tribunale Penale Internazionale sull’ex-Jugoslavia) ? Rapporto che i radicali consegnarono sia alla Procura della Repubblica sia alla Commissione parlamentare d’inchiesta, chiedendo ad entrambe di sentire il signor Kertes, cosa non impossibile visto che il suddetto rese esaustiva e volontaria testimonianza sulle sue attività agli ispettori del Tribunale dell’Aja. 15) Infine, per quale destino cinico e baro una parte dei proventi dell’intermediazione riguardante l’affaire Telekom Serbia finirono nella disponibilità dell’on. Italo Bocchino di Alleanza Nazionale, membro della commissione parlamentare d’inchiesta sull’affaire e accusatore implacabile di Prodi e compagni (tranne Ciampi)? Dall’ordinanza di archiviazione del Tribunale di Torino (9 maggio 2005, pag. 30): “…Ciò che costituisce una singolare emergenza messa in luce dalle indagini riguarda la destinazione di una parte delle risorse di Vitali (uno dei due “facilitatori” dell’affaire, ndr), a loro volta, come è stato reiteratamente chiarito, provenienti dall’affare Telekom Serbia. In effetti, Bassini (Loris, titolare di una società finanziaria di San Marino, la Fin Broker S.A., a cui il Vitali aveva affidato la gestione di 22 miliardi di lire, fra cui i compensi percepiti per l’affaire Telekom Serbia, ndr) erogò, nel corso del 2001, 1,8 miliardi di lire ad una società, Goodtime Sas, di cui socia accomandataria era Gabriella Buontempo, moglie dell’on. Italo Bocchino, successivamente componente della commissione d’inchiesta Telekom Serbia; e 2,4 miliardi di lire alla società Edizioni di Roma, di cui socio e Presidente del Consiglio di Amministrazione era lo stesso on. Bocchino…”.
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Milano: Federico e Pisano rispondono alla Moratti, "Ora multiamo i piccioni!
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Dichiarazione di Valerio Federico, segretario Radicali Milano e Nathalie Pisano, del Comitato Nazionale di Radicali Italiani A seguito dei provvedimenti adottati dalla Giunta Moratti Valerio Federico, segretario di Radicali Milano commenta:”Prostitute, clienti, tossicodipendenti, accattoni molesti, lavavetri, multiamo tutti! Finalmente il sindaco Moratti ha compreso come battere il fenomeno della droga illegale, quella che uccide, dello sfruttamento della prostituzione e della povertà diffusa, finalmente un sindaco che interviene alla radice dei problemi. Ci permettiamo di proporre un ulteriore provvedimento: da anni i piccioni molestano i milanesi, è ora di multarli senza se e senza ma, tolleranza zero Signora Moratti!” Prosegue Nathalie Pisano del Comitato Naz. di Radicali Italiani:” Il Sindaco ha annunciato che stanzierà 3 milioni di euro per il "recupero" dei tossicodipendenti, ne indirizzi una parte per riattivare le macchine scambiasiringhe che ha da più di un anno irresponsabilmente disattivato attentando così alla salute dei tossicodipendenti e dei cittadini milanesi”.
Concludono Federico e Pisano:”Chiediamo al Partito Democratico di sostenere la petizione di Radicali Milano sulle macchine scambiasiringhe senza titubanze. Il 24 novembre a Quarto Oggiaro ci saremo anche noi per raccogliere le firme. NO alla riduzione degli spazi di libertà a Milano, Si' alla riduzione del danno per i non garantiti!”
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MINISTRO MELONI - VIALE (radicali) " CHIEPPA, PESSIMO ESEMPIO." |
"E' preoccupante che un uomo che dovrebbe rappresentare le istituzioni dia un così pessimo esempio".
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TELEKOM SERBIA/GIOVEDI’ TERZA UDIENZA DEL PROCESSO INTENTATO DALL’ AVV. GIOVANNI DI STEFANO CONTRO IL RADICALE GIULIO MANFREDI. |
Giovedì 6 novembre, alle ore 9:00, presso l’Aula 8 del Tribunale di Roma (Piazzale Clodio), si terrà la terza udienza del processo intentato dall’avv. Giovanni Di Stefano nei confronti dell’esponente radicale torinese Giulio Manfredi (Comitato Nazionale Radicali Italiani), accusato di aver diffamato il Di Stefano. Nel corso dell’udienza dovrebbe aver luogo la deposizione dell’avv. Di Stefano. Manfredi, che è difeso all’avvocato Giuseppe Rossodivita, ha dichiarato: Sarò naturalmente presente all’udienza per ribadire che, nell’ambito della vicenda Telekom Serbia, l’unico mio interesse nei confronti dell’avvocato Di Stefano è stato quello di valorizzare alcune sue dichiarazioni rivelatesi poi veritiere (Di Stefano, nel 2002, a Radio Radicale, affermò che nell’affaire Telekom Serbia era coinvolto anche un pilota poi divenuto deputato di Alleanza Nazionale; un anno dopo si scoprì che l’on. Giulio Antonio La Starza aveva effettivamente effettuato un volo a Belgrado, portando la delegazione di Telecom Italia). Ma, soprattutto, il processo “Di Stefano contro Manfredi” è utile per non far morire del tutto il ricordo del vero scandalo politico rappresentato dai 456 milioni di euro consegnati nel 1997 da Telecom Italia (allora ancora azienda di Stato, controllata per il 61% dal Ministero del Tesoro) non all’azienda Telekom Serbia ma direttamente al dittatore serbo Sloboodan Milosevic. Questa transazione vergognosa, denunciata all’epoca dai radicali e solo da loro, è stata accertata in sede giudiziaria solamente otto anni dopo. Dall’ordinanza di archiviazione dell’inchiesta sull’affaire Telekom Serbia, emessa dal Tribunale di Torino il 9 maggio 2005: “…Si è così accertato in primo luogo che l’intero prezzo pagato per Telekom Serbia giunse nella disponibilità del Governo serbo. La provvista venne temporaneamente impiegata in depositi a termine ovvero accreditata a società cipriote riconducibili al Governo Serbo. Dopo un periodo di tempo variabile da pochi giorni a due mesi, il denaro confluì nella disponibilità del Fondo per lo Sviluppo della Serbia…E’ stato poi accertato che il Fondo per lo Sviluppo della Serbia ha utilizzato questa provvista per pagamenti in favore di imprese estere eseguiti per conto di imprese serbe delle prime debitrici e per pagare pensioni e stipendi da tempo in arretrato … Il risultato di questa parte dell’indagine spiega anche il motivo per il quale l’opposizione interna a Milosevic era contraria alla vendita di Telekom Serbia; e conferma altresì le dichiarazioni dell’Ambasciatore Bascone (che aveva portato a conoscenza del Ministro degli esteri Dini e del sottosegretario Fassino l’esistenza dell’affare e la contrarietà ad esso di ambienti politici serbi avversi a Milosevic). E’ infatti evidente che la disponibilità di cospicue risorse economiche da parte di quest’ultimo e l’utilizzazione di esse per scopi sociali e di sostegno all’economia si risolveva in un rafforzamento della sua posizione e in una probabile vittoria nelle elezioni che si sarebbero tenute di lì a poco, cosa che infatti poi avvenne…”. Ai cittadini italiani è negato il diritto di conoscere quanto scritto dagli inquirenti torinesi; agli stessi cittadini fu negato, nel 1997, il diritto di conoscere i termini dell’affaire Telekom Serbia.
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Associazione
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