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Roma, 30 novembre 2009

Risaie, Zamparutti e Mellano: Governo accoglie raccomandazione radicale sull'utilizzo del Contest

 
Zamparutti e Mellano: “Un piccolo passo nella direzione giusta per evitare nuove deroghe all’utilizzo di una sostanza che danneggia gravemente l’ambiente”

Nei giorni scorsi il Governo ha accolto, come raccomandazione, un Ordine del giorno presentato dai Deputati radicali eletti nelle liste del PD (prima firmataria Elisabetta Zamparutti) che chiedeva l’impegno del Governo a non ripresentare un ulteriore decreto di deroga per l'anno 2010 sull’utilizzo del Contest contro il punteruolo del riso, per salvaguardare la biodiversità, non infrangere le direttive europee ed evitare di peggiorare ulteriormente lo stato di naturalità delle aree risicole italiana.
 

Dichiarazione di Elisabetta Zamparutti (Deputata radicale eletta nel PD) e Bruno Mellano (Presidente di Radicali Italiani)
 
“Avremmo preferito che il Governo desse un parere favorevole all’Ordine del giorno che abbiamo presentato, ma non v’è dubbio che accogliere questo testo come raccomandazione è già un piccolo passo nella direzione giusta per evitare nuove deroghe all’utilizzo di una sostanza che- a contatto con l'acqua -  danneggia gravemente l’ambiente. Su questo, nella scorsa estate, abbiamo presentato esposti nelle Procure di Vercelli, Novara, Pavia e Roma, per denunciare un utilizzo - seppur autorizzato da un decreto governativo - su decine di migliaia di ettari di un prodotto - il  Contest - contenente Alfacipermetrina, senza prevedere adeguate valutazioni di impatto. Nei prossimi mesi saremo vigili per richiamare il Governo a questo testo se, malauguratamente, si riproponesse di nuovo la possibilità di una ulteriore deroga che, oltre a violare alcune direttive europee – come denunciato dal WWF – sarebbe evidentemente in contrasto con provvedimenti di sostegno economico che vengono elargiti tramite le misure dei PSR (Piani di Sviluppo Rurale) sulla salvaguardia della biodiversità”.

Torino, 30 novembre 2009

TORINO/“ LA LEGGE SULLE DROGHE E LE CARCERI CHE SCOPPIANO”. SINTESI CONFERENZA STAMPA DI ANTIGONE, FORUM DROGHE, COBS E RADICALI ITALIANI. DOMANI PRESIDIO E INCONTRO OPERATORI IN OCCASIONE CONFERENZA REGIONI SU DROGHE E DIPENDENZE.

 

La conferenza stampa si è tenuta questa mattina presso la sede dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta di Torino.

 

Susanna Ronconi (Forum Droghe e COBS, Coordinamento Operatori servizi a Bassa Soglia del Piemonte): “Domani e mercoledì si terrà a Torino la Conferenza delle Regioni su droghe e dipendenze; sarà un’occasione preziosa per riaprire il dibattito sulle politiche in materia, dibattito che era stato impossibile fare durante i lavori della Conferenza nazionale sulle droghe di Trieste, che il sottosegretario Giovanardi ha blindato. Domani, martedì 1° dicembre, terremo un presidio davanti alla sede della Conferenza (c.so Stati Uniti n. 23), dalle ore 9:00; nel pomeriggio, dalle ore 18:00 alle ore 20:00, nella sede della Conferenza si terrà un incontro tra operatori, associazioni, amministratori sulle politiche di riduzione del danno. In questa conferenza stampa presentiamo due ricerche sulle ricadute della legge “Fini-Giovanardi” (L. 45 del 2006), che colmano in parte il vuoto esistente di valutazioni scientifiche sugli effetti di tale legge, che, ricordiamolo, fu approvata con un colpo di mano (fu inserita nel Decreto-Legge sulle Olimpiadi Invernali di Torino), espropriando totalmente il Parlamento”.

 

Alessio Scandurra (Associazione Antigone): “Abbiamo aggiornato il “Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi” , già presentato alla Conferenza Nazionale di Trieste. Abbiamo avuto grossi problemi nel reperimento dei dati. Rispetto alle sanzioni amministrative previste dall’art. 75 del DPR 309/90, è del tutto evidente che la “Fini-Giovanardi” disincentiva l’invio ai servizi tossicodipendenze dei cittadini segnalati alle Prefetture per detenzione minima di stupefacenti; dall’entrata in vigore della legge (primavera 2006) ai giorni nostri, abbiamo una riduzione del 90% degli invii ai Sert e un aumento del 18,5% delle sanzioni amministrative. Ci siamo poi chiesti: quante persone entrano in carcere per fatti legati alle droghe? Nel 2008 sono entrati complessivamente in galera ben 92.800 cittadini; di questi, più di 30.000 erano tossicodipendenti e + di 28.000 erano stati arrestati per violazione del DPR 309/90, testo unico delle leggi sugli stupefacenti; disaggregando i dati, viene fuori che dal 40 al 50% di chi è in carcere è lì per spaccio o reati connessi all’uso di droghe. Il combinato disposto della “Fini-Giovanardi” e del “decreto sicurezza” non permette un aumento della percentuale di td.ti che godono di misure alternative alla detenzione; ricordo che i tassi di recidiva dei reclusi che usufruiscono di tali misure sono molto più bassi di quelli di chi sconta tutta la pena dietro le sbarre”.

 

Grazia Zuffa (Forum Droghe): “ La Relazione presentata da Giovanardi in Parlamento nel giugno scorso è il frutto di un diverso sistema di rilevazione dei dati, che ha creato seri problemi ai ricercatori. La domanda cruciale è: le politiche sulle droghe devono essere valutate pragmaticamente o assunte per ideologia? Purtroppo, assistiamo a un processo di “settorializzazione” , per cui sempre più operatori ragionano come se il sistema dei servizi sia impermeabile al sistema sanzionatorio, un mondo a parte, mentre invece i due sistemi sono strettamente correlati. I servizi devono essere autonomi dal sistema politico ed acquisire autorevolezza. La Regione Toscana ha finanziato una ricerca su “Impatto penale e sanzionatorio della legge antidroga. Il contesto della Regione Toscana”, condotta da Forum Droghe e dalla Fondazione Michelacci. Emerge da tale ricerca che la repressione punta al basso: aumentano le operazioni di polizia, diminuiscono i sequestri di sostanze. In Toscana, oltre la metà delle condanne è per “fatti di lieve entità”. Vi è stato un crollo delle misure alternative (pochissimi detenuti extracomunitari possono accedervi) e un crollo dell’invio ai servizi. L’approccio coercitivo, di cui la “Fini-Giovanardi” è compiuta espressione, non funziona.”.

 

Cecco Bellosi (CNCA): “In carcere sono sempre più stipate persone con sofferenza sia psichica che sociale. I comuni cancellano dalle loro anagrafi cittadini italiani che diventano praticamente invisibili. Il carcere acuisce tali sofferenze, rendendole per molti insopportabili (cita i recenti casi di suicidi di reclusi). Vi è poi il problema, di cui nessuno parla, degli ospedali psichiatrici giudiziari, dove vi sono casi di vero e proprio “ergastolo bianco”: una volta scontata la pena, i servizi non sono in grado di accogliere le persone, che rimangono nella struttura. Occorre tentare di svuotare tali sofferenze, avendo ben presente che l’accoglienza non risolve i problemi delle persone ma costituisce la precondizione per ridurre tali problemi, per renderli almeno gestibili e sopportabili” .

 

Franco Corleone (Società della Ragione, già sottosegretario alla Giustizia): “Anche la burocrazia uccide: a Firenze, un giovane marocchino recluso con problemi psichici, in attesa di giudizio per “tentato furto di orologio”, si è suicidato mentre era rimpallato fra i diversi reparti ospedalieri. Oggi le carceri italiane ospitano circa 65.000 detenuti, metà dei quali sono dentro per le leggi proibizioniste sulle droghe. La Conferenza delle Regioni non può eludere questi dati, a maggior ragione se non sarà presente nessun rappresentante del governo.

Ricordo che Giovanardi ha consegnato ai parlamentari la sua Relazione in formato cartaceo, senza fornire loro anche il CD con i dati analitici.

Domani le Regioni dovranno affrontare due questioni fondamentali: analizzare quale è il peso della legge sui servizi; decidere di proporre al governo di incentivare l’affidamento speciale previsto dalla “Fini-Giovanardi” per i tossicodipendenti, che può essere concesso quando la pena detentiva inflitta o residua non sia superiore a sei anni. Sono oggi almeno diecimila i detenuti che si trovano in questa situazione, ossia che stanno in carcere ma potrebbero usufruire di questa misura alternativa sulla base di un programma da intraprendere in comunità o presso il servizio pubblico. Un detenuto affidato in comunità costa più o meno 18 mila euro annui (all’amministrazione penitenziaria costa il triplo). Con 180 milioni di euro a disposizione le regioni italiane potrebbero pagare le rette in comunità per diecimila detenuti tossicodipendenti. Ricordo che la Finanziaria in discussione in Parlamento prevede lo stanziamento di 500 milioni di euro per la costruzione di nuove carceri. Invito i cittadini a firmare e a far firmare sul sito fuoriluogo.it l’Appello “Le carceri scoppiano. Potenziamo le misure alternative, liberiamo i tossicodipendenti!” .

 

Bruno Mellano (presidente di Radicali Italiani): “Ringrazio chi è intervenuto finora per il livello di approfondimento delle questioni; grazie a Radio Radicale, da questo pomeriggio i vostri ragionamenti e i vostri dati saranno a disposizione di chi vuole e di chi deve sapere. Oggi Rita Bernardini (deputata radicale-PD, membro della Commissione Giustizia) e altri esponenti radicali sono giunti al 12° giorno di sciopero della fame affinché sia calendarizzata la mozione sulle carceri, presentata dai radicali, mozione che ha raccolto le firme di 78 deputati, per impegnare il governo a varare "una riforma davvero radicale in materia di custodia cautelare preventiva, di tutela dei diritti dei detenuti, di esecuzione pena e, più in generale, di trattamenti sanzionatori e rieducativi" . Mozione che prevede tutta una serie di misure - compreso l'adeguamento degli organici di agenti, educatori e psicologi - che nel giro di poco tempo potrebbero portare tutto il sistema a respirare dopo lunghi anni di sofferenza e di abbandono.

Purtroppo, non è ancora stato istituito il “comitato carceri” all’interno della Commissione Giustizia.

Voglio chiudere con una notizia positiva: la scorsa settimana il Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato la legge istitutiva del garante regionale delle carceri, predisposta cinque anni fa dal radicale Giulio Manfredi e presentata in Consiglio dal sottoscritto e da Carmelo Palma; un garante per sfruttare le sinergie e per cercare di attenuare quella sofferenza di cui parlava prima Bellosi e che riguarda non solamente i reclusi ma anche gli agenti di polizia penitenziaria e tutti coloro che gravitano intorno al “pianeta carcere”.

 

 

 

 


Torino, 29 novembre 2009

E’ MORTO ENZO FRANCONE – “UNA VITA DI LOTTA PER LA LAICITA’ E I DIRITTI DEGLI OMOSESSUALI”

 

  L’Associazione Radicale Adelaide Aglietta intende rendere omaggio a Enzo Francone, uno dei fondatori del FUORI e tuttora impegnato nelle battaglie per la laicità e i diritti degli omosessuali.

Silvio Viale, Claudia Pagliano e Igor Boni, rispettivamente presidente, tesoriere e segretario dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, hanno rilasciato la seguente dichiarazione:

“Ha vissuto anche la malattia con grande dignità, come con grande coraggio morale si è sempre battuto per i diritti degli omosessuali. Si può dire che una buona parte delle lotte del movimento omosessuali in Italia sia legato al suo nome a cominciare da quella prima manifestazione del 5 aprile del 1972 davanti al Festival di Sanremo insieme ad Angelo Pezzana, con il quale era stato tra i fondatori del FUORI, il primo movimento omosessuale italiano. L’impegno su questi temi avrebbe caratterizzato tutta la sua vita e l’ha visto tra i principali animatori dei Gay Pride e delle iniziative GLBT. Storiche le sue manifestazioni a Tehran nel 1979 e a Mosca nel 1980. La sua è stata una vita di lotta per la laicità e per i diritti degli omosessuali come parte dei diritti di tutti. Oggi perdiamo un amico e un compagno di lotta. Lo piangiamo con la certezza che continueremo a batterci per quello che è giusto. Proprio a Torino, nei prossimi giorni, il Consiglio Comunale dovrà pronunciarsi sulla delibera di iniziativa popolare per l’istituzione del registro delle Unioni Civili che lo aveva visto tra i primi dieci promotori.”

Torino, 27 novembre 2009

Lunedì 30 conferenza stampa:

LA LEGGE SULLE DROGHE E LE CARCERI CHE SCOPPIANO

Le cause, i numeri, i paradossi di una crisi annunciata. Le ragionevoli proposte per uscirne.

 

CONFERENZA STAMPA

 

LA LEGGE SULLE DROGHE E LE CARCERI CHE SCOPPIANO

Le cause, i numeri, i paradossi di una crisi annunciata. Le ragionevoli proposte per uscirne.

 

LUNEDI’ 30 NOVEMBRE ORE 11.00

c/o Associazione Radicale Adelaide Aglietta

Via Botero  11/f Torino

 

Le carceri scoppiano. Oltre un terzo delle persone  detenute lo sono ai sensi della legge 49/2006 sulle droghe, la Fini Giovanardi. E sono in crescita denunce, segnalazioni alle Prefetture, processi e condanne:  una immensa macchina repressiva messa in moto per la gran parte per colpire consumatori o piccoli spacciatori. Un costo, uno spreco, un danno, una sofferenza, per i singoli e per la società, che non ha alcuna contropartita in termini di dissuasione, contenimento e governo del fenomeno.

Mentre il governo caparbiamente rifiuta ogni valutazione  sull’applicazione della legge, ricercatori indipendenti, operatori e  associazioni  promuovono analisi e studi  per colmare questo vuoto politico e scientifico

 

Nel corso dell’incontro saranno  presentati:

Il LIBRO BIANCO sull’applicazione della legge Fini Giovanardi, a cura di Antigone e Forum Droghe

 

La ricerca condotta in Toscana su L’IMPATTO PENALE E SANZIONATORIO DELLA LEGGE ANTIDROGA, a cura di Forum Droghe e Fondazione Michelucci

 

L’Appello “LE CARCERI SCOPPIANO: POTENZIAMO LE MISURE ALTERNATIVE, LIBERIAMO I TOSSICODIPENDENTI”, promosso da Forum Droghe, Antigone, Gruppo Abele, Arci, La  Società ella Ragione, Ristretti Orizzonti, Comunità  San Benedetto al Porto, Coordinamento nazionale  dei Garanti Territoriali dei Diritti elle Persone private della libertà personale, Conferenza nazionale volontariato giustizia, Cnca, Seac-Coordinamento  enti associazioni volontariato penitenziario,  Fondazione Basaglia, Cooperativa Cat

 

 

INTERVENGONO

Franco Corleone, Società della Ragione, già sottosegretario alla Giustizia

Alessio Scadurra, Antigone, curatore del Libro Bianco sulla Fini Giovanardi

Grazia Zuffa Curatrice della ricerca condotta in Toscana

Cecco Bellosi, CNCA

Bruno Mellano, Presidente Radicali Italiani, Associazione radicale Adelaide Aglietta

 

Coordina Susanna Ronconi,  Forum Droghe - COBS

 


Torino, 26 novembre 2009

RU486 – VIALE “SVOLTA ANTIABORTISTA AL SENATO. TEMPI BUI PER LE DONNE SE IL POLITICO FA IL DOTTORE. STOP SOLO SE L’AIFA NON TIENE LA SCHIENA DRITTA.”

 

Silvio Viale, membro della Direzione Nazionale di Radicali Italiani e presidente dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta, dopo l’approvazione della relazione del Presidente Tomassini da parte della Commissione Igiene e sanità del Senato, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Quella del Senato è una svolta antiabortista che allinea l’Italia alle posizioni di Polonia, Malta e Irlanda, dove l’aborto è vietato. Sul piano scientifico si tratta di un documento di mero oscurantismo politico che prefigura tempi bui per le donne italiane con il politico che si sostituisce al medico. E’ il sintomo di come la donna sia sempre più lasciata sola in balia di posizioni antiabortiste che manipolano la scienza per i propri scopi politici. E’ una vergogna per il Senato, ma lo è sopratutto per il collega Tomassini che ha sacrificato all’interesse politico la propria figura professionale prendendo per incontestabili le dichiarazioni di esperti che non fanno aborti e sono contro l’aborto. Sulla RU486 vi è stata una disinformazione sistematica da parte di molti giornali ed una pigrizia di quasi tutti gli altri, con il timore di occuparsene per non alterare equilibri politici a destra come a sinistra. Ancora questa mattina l’Avvenire invocava l’arbitrato, confondendo una legislazione contro l’aborto come quella di Malta e quella italiana in cui la RU486 è stata legalmente usata e continuerà, comunque, ad essere usata. Ancora questa mattina Libero ripeteva che non sarà venduta in farmacia, quando la questione non è mai esistita trattandosi di un farmaco ospedaliero. Sono indignato, ma come medico non mi arrendo. Sono indignato anche per il documento del PD laddove cede alla tesi del ricovero come ad una possibile mediazione interna ed esterna non curante delle donne, come pazienti e come donne.

Comunque il pronunciamento politico della Commissione Igiene e Sanità del Senato non ha il potere di modificare le evidenze scientifiche – solo i regimi totalitari ce l’hanno – e non cambia l’impianto legislativo. Solo l’avvio formale di una procedura di arbitrato europeo, che il ministero poteva già fare, può interrompere la procedura dell’AIFA, ma il governo sa che tale procedura, che in Europa ha tempi più brevi e certi di quelli italiani, finirà per esporre al ridicolo chi l’ha promossa. In sostanza la decisione del Senato è solo un ricatto politico all’AIFA e vedremo se l’AIFA saprà davvero mantenere la schiena dritta dopo le tante reazioni offese a chi osava mettere un punto interrogativo. E’ probabile che ora il governo avvii davvero quella pratica di arbitrato suicida a perdere in Europa per mere questioni politiche, poiché il loro vero interesse non è la scienza, non è la giustizia, non è la sanità, non sono le donne e i loro problemi, non sono gli operatori della 194, ma solo gli equilibri politici con la minoranza antiabortista. Preoccupazione che, purtroppo per le donne italiane, accomuna entrambi gli schieramenti, per cui tutti urleranno allo STOP, anche se tecnicamente quello del Senato non è affatto uno STOP.”

 

 


Torino, 24 novembre 2009

CONSIGLIO REGIONALE PIEMONTE ISTITUISCE GARANTE REGIONALE CARCERI.

RADICALI: LO PROPONEMMO CINQUE ANNI FA, NON E’ UNA VITTORIA NOSTRA MA DI TUTTI.

 

Alla notizia che il Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato, nella seduta odierna, l’istituzione del garante regionale delle carceri, Bruno Mellano (presidente di Radicali Italiani) e Giulio Manfredi (Comitato nazionale RI) hanno dichiarato:

“Il 7 febbraio 2005, al termine della precedente legislatura, gli allora consiglieri regionali radicali Bruno Mellano e Carmelo Palma depositarono una proposta di legge per l’istituzione dell’Ufficio del Garante Regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale. Il nostro testo fu ripreso all’inizio della presente legislatura dal consigliere Muliere  (PD) e un testo analogo fu presentato anche da Rifondazione Comunista. Vi è stato poi il convergere sul testo “Muliere” della consigliera del centro-destra Mariangela Cotto, da sempre attenta ai problemi del carcere, e, dopo il licenziamento del provvedimento da parte della Commissione competente ed una lunga anticamera in Consiglio regionale, oggi, finalmente, in zona Cesarini, la legge è stata approvata.

Non è una nostra vittoria – anche se è con grande soddisfazione che apprendiamo la notizia dell’approvazione – è la vittoria di tutti quelli che ritengono che fornire uno strumento in più, agile e non elefantiaco, al mondo delle carceri piemontesi (ben 13 istituti, ognuno con i propri specifici problemi) sia un modo per ridurre il danno, la violenza, le morti, nell’interesse non solo dei quattromila e oltre cittadini detenuti ma anche delle migliaia di agenti di polizia penitenziaria, degli educatori, dei medici ed infermieri ed in definitiva dell’intera società  piemontese.

Fra i tanti dati che disegnano il pianeta carcerario italiano, con i suoi oltre 65.000 detenuti, segnaliamo soltanto il dato eclatante della recidiva: il 68% di chi conduce una carcerazione di sola detenzione e senza percorsi di reinserimento sociale e lavorativo, ricade nel reato e nella carcerazione, mentre chi esce dal carcere attraverso percorsi lavorativi e di misure alternative ricade solo per il 28% dei casi. Una differenza sostanziale!

E il garante regionale arriva in un momento cruciale, nelle scosse di assestamento della riforma della medicina penitenziaria, con il passaggio delle competenze alle aziende sanitarie locali, e nel pieno dell’ennesima emergenza dovuta al sovraffollamento. Ma arriva anche nel pieno dell’iniziativa nonviolenta dei radicali, con Rita Bernardini, Irene Testa, Alessandro Litta Modignani, Annarita Di Giorgio, Claudia Sterzi al sesto giorno di sciopero della fame per calendarizzazione della mozione depositata dai deputati radicali del gruppo Pd ed a seguito di un appello specifico rivolto a Mercedes Bresso dai dirigenti nazionali dei radicali e a prima firma della vice Presidente del Senato Emma Bonino.

Anche per il Piemonte, siamo fin d’ora a disposizione di chi sarà designato a ricoprire un incarico così delicato per fornirgli il nostro bagaglio di conoscenze e per collaborare nell’interesse di tutti.”.

 

 


Torino, 24 novembre 2009

RU486/SENATO – VIALE “CONCLUSIONI SCONCLUSIONATE E ILLEGITTIME CONTRO LE DONNE.”

 

Lette le anticipazioni sulle conclusioni proposte dal Presidente della Commissione Sanità del Senato, Silvio Viale ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Se le conclusioni anticipate sono corrette mi sembrano sconclusionate e illegittime. Vi erano due questioni: quella della sicurezza del farmaco e quella della compatibilità con la 194. Sulla sicurezza del farmaco prendo atto che non si pretende più di contestare le posizioni del mondo scientifico e dell’AIFA, che imporrebbero atti conseguenti di segnalazione verso l’EMEA e i ministri degli altri Paesi della UE. Sulla compatibilità con la 194, nonostante le audizioni abbiano dimostrato senza dubbi che l’uso della RU486 sia compatibile con la 194, si propone di rimandare la palla al ministero per un’ulteriore valutazione.

La conclusione è strumentale ed ha l’unico scopo dichiarato di bloccare in modo illegittimo la pubblicazione sulla GU della RU486, che è in attesa dal 30 luglio scorso. Infatti, la pubblicazione sulla GU non esautora il ministero da emanare circolari e interpretazioni nel rispetto delle leggi vigenti come ha fatto in questi anni. In alternativa, il ministero può anche proporne modifiche legislative, come può fare pure la Commissione del Senato di sua iniziativa, ma il ministro di turno non può avere un ruolo di giudice sulle leggi vigenti e sull’autonomia scientifica dell’AIFA.

Del resto appare come un ridicolo segno di debolezza che il sottosegretario Roccella citi il rappresentante dell’EMEA  come un esperto nelle procedure amministrative italiane, come è uno stupefacente segno di analfabetismo giuridico ignorare che dal 2006 la RU486 è stata legalmente importata ed utilizzata in piena compatibilità con la 194 come ha appurato la Commissione

Se fossi il Presidente della Commissione, per non dare l’impressione di una posizione prevenuta contro le donne e la loro possibilità di utilizzare un farmaco innovativo, se fossi davvero in buonafede, proporrei di riprendere i lavori tra alcuni mesi per valutare l’iniziale applicazione della RU486. Conclusioni prevenute della Commissione non possono essere pese a pretesto per impedire la pubblicazione sulla GU, che attende da quattro mesi, dopo una pratica iniziata nel novembre del 2007.”

 

 


Roma, 19 novembre 2009

Vanida Thephsouvanh (Presidente del MOvimento Lao per i diritti umani e Prsidente d'onore dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta) interviene al Comitato permanente sui diritti umani della Commissione Esteri della Camera dei Deputati

 

Oggi pomeriggio, alle ore 15, il Comitato permanente sui diritti umani della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle violazioni dei diritti umani nel mondo, ha svolto un’audizione di rappresentanti di ONG sulla situazione dei diritti umani in Indocina.

Su proposta di Matteo Mecacci e del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Traspartito, il Presidente Furio Colombo ha convocato ed audito Kok Ksor, Presidente della Montagnard Foundation e Vanida Thephsouvanh, Presidente del Movimento Lao per i Diritti Umani.

Il rappresentante montagnard e l’esponente laotiana, membri del Consiglio Generale del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Traspartito, erano accompagnati dal figlio di Kok Ksor e da una delegazione radicale composta da Bruno Mellano, Presidente di Radicali Italiani, Matteo Angioli, del Comitato nazionale di Radicali Italiani, e Angelica Russomando del Partito Radicale.

All’audizione hanno preso parte, fra gli altri le deputate radicali Elisabetta Zamparutti e Rita Bernardini.

Di seguito l'intervento di Vanida Thepshouvanh:

 

Monsieur le Président, Mesdames, Messieurs,

Le 29 septembre 2009, l'ONU a félicité la République Démocratique Populaire Lao parce qu'elle venait de ratifier ce jour là la Convention internationale relative aux droits civiques et politiques, qui garantit à la population la liberté de croyance, la liberté d'association, la liberté d'expression et de presse, de même que le droit de manifester et le droit politique.
Un mois plus tard, le 2 novembre 2009, pendant que l'Europe s'apprêtait à célébrer avec joie et émotion le 20ème anniversaire de la chûte du mur de Berlin, là-bas, en République Démocratique Populaire Lao, plus de 300 personnes ont été arrêtées pour une tentative d'une manifestation pacifique pour réclamer une justice sociale et des réformes démocratiques.
Une répression silencieuse et ignorée. Loin des médias. Les laotiens n'ont pas de figure charismatique comme sa Sainteté Dalaï Lama pour le Tibet ou Mme Aung San Suu Kyi pour la Birmanie.

Mesdames, Messieurs, être entendue par vous aujourd'hui, en ce lieu, est de votre part, pareil à une main tendue à ceux qui sont trop souvent oubliés et hautement symbolique de solidarité et d'humanité au delà des frontières et des cultures.
Au nom de mes compatriotes laotiens à l'intérieur du pays, je vous remercie infiniment de ce moment d’écoute sur une partie cachée du Laos, un pays où l’hospitalité et les sourires de son peuple déroutent et peuvent faire oublier que, depuis plus de 33 ans, la RDP Lao n’a pas cessé de transgresser les conventions internationales des Droits de l'Homme qu'elle a signées, faisant d'elle l'un des  Etats les plus répressifs en Asie.

Le constat est lourd : absence de libertés d'expression, de presse, d'association et de réunion; persécution des populations ethniques en particulier les Lao-Hmongs; campagne de répression contre les religions minoritaires, en particulier chrétienne; déplacements des populations; arrestations arbitraires; traitements inhumains dans les prisons; système judiciaire aux ordres du régime, rendant impossibles des procès justes et équitables.

Cette intervention va essayer d'aborder 2 points :

D'abord, la situation des droits de l'homme au Laos, ensuite un bref apperçu du Laos actuel.
Le Laos est toujours dirigé par un Parti unique, le Parti Populaire Révolutionnaire Lao.
Tout autre parti politique est interdit, et ce principe est inscrit en toutes lettres dans la Constitution.
Une « loi sur les médias » votée il y a un an, confirme les droits et devoir des médias nationaux en tant que instruments du Parti unique.
Bien que garantie par la Constitution, la liberté d'expression, de manifestation et d’association est inexistante. Pas de place pour une vraie démocratie. Pas de place pour une opposition politique.
Pas de place pour une vraie société civile. Pas de place pour les défenseurs des droits de l’homme.
Le    8ème Congrès du Parti Révolutionnaire Populaire Lao tenue  en mars 2006, suivie des élections législative, n'ont pas été porteur d'espoir de vent libéral. Ce Congrès a reconduit et réaffirmé le régime de parti unique. Parmi les 115 députés, 113 sont membre du Parti et deux ont été approuvés par le Parti.
Ces élections, déroulées sous une indifférence totale de la part des Nations démocratiques, ont provoqué de profonds doutes et troubles parmi les Laotiens à l’intérieur du pays.
Mes compatriotes ne comprennent pas, par exemple, que le monde se mobilise pour presser la Birmaner à mener des élections libres et passe sous silence le Laos.

Trois dossiers restent au cœur des nos préoccupations.

1 – Le premier dossier est le sort de tous ceux qui sont systématiquement arrêtés pour avoir tenté de réclamer pacifiquement des réformes démocratiques.

Des leaders du "Mouvement Etudiant du 26 octobre 1999" sont incarcérés depuis 10 ans et l'un deux est mort en prison.

Personne n'a jamais pu leur rendre visite.

Le 2 novembre 2009, plusieurs centaines d'autres laotiens ont été arrêtés, emprisonnés dans des conditions dégradantes et inhumaines pour une autre tentative de manifestation pacifique en faveur de réformes démocratiques, .

Le 2ème dossier concerne la répression contre une partie de la minorité Hmong.

Des événements graves sont constamment rapportés.

Estimé à plus de 20.000 selon un rapport CERD de l’ONU en 2003, il ne resterait plus que quelques milliers de ce groupe caché dans la jungle, en majorité des  personnes âgées, des femmes et des enfants, survivant de ‘’racines et de feuilles’, ne pouvant pratiquer d’agriculture, ni construire des habitations permanentes, de peur d’être repéré et tué par l’armée.

Cette année encore, ce mois-ci encore, des femmes et enfants, ont été tués.

En dehors de cette population cachée dans la jungle à l'intérieur du Laos, il a y également le drame de milliers de  Lao-Hmongs, ceux qui ont pu se réfugier en Thaïlande, et qui doivent être tous renvoyés vers le Laos à la fin de cette année, suite aux accords conclus entre les gouvernements Lao et Thaï. Le Haut Commissariat aux Réfugiés, malgré son insistance, n'a jamais pu avoir accès à ces personnes.


3 – Quant à la répression des minorités religieuses, elle n'a pas cessé au Laos, notamment à l’encontre des chrétiens.

Harcèlements, menaces, violences, sont le lot des chrétiens du Laos. Dans les villages, les chrétiens doivent souvent faire le choix entre la prison, la renonciation de leur foi, l’expulsion du village, le retrait de leur carte d’identité, ou la confiscation de leurs terres.

Où en est la situation économique et sociale de la RDP Lao, après le changement de régime ( l'arrivée des communistes au pouvoir) en 1975?

Peuplé de moins de 6 millions d'habitants pour une superficie de 236.800 km2,- juste un peu plus petit que l'Italie - disposant d'importantes ressources naturelles , le Laos est l'un des pays les plus aidés par la communauté internationale.

Quel bilan peut-on dresser de ces années de coopération et d'assistance de la part des donateurs, en particulier l'Union européenne, de ces milliards d'euros d'aides versés au Laos?

La réponse peut se résumer en quelques chiffres:

Plus de 33 ans après le changement de régime, le PIB (Produit Intérieur Brut) atteint à peine 355 euros par an et par habitant (plus de 75% vivent sous le seuil de pauvreté avec moins de 2 dollars par jour), l'espérance de vie ne dépasse pas 55 ans, quatre Laotiens sur dix ne savent ni lire ni écrire, selon les dernières statistiques de la Banque Mondiale.

La Banque Mondiale décrit le Laos comme le pays le plus pauvre et le moins développé du Sud Asiatique et l'inégalité sociale et économique ne fait qu'empirer.

Concernant l'index de Perception de la Corruption (CPI), pour 2008 , Transparency International a classé le Laos 151ème sur 180 pays.

Quant au classement mondial 2009 sur la liberté de la presse établi par Reporters Sans Frontières, le Laos se trouve 169ème sur 175 pays.

Le Laos, classé 133ème au classement de ''développement humain'' de 2009 par l'UNDP, demeure un îlot de pauvreté au milieu d'une Asie en plein essor

Il a été démontré que l'économie et le système politique d'un pays sont profondément liés et la RDP Lao n'est pas une exception. La situation économique et sociale du Laos actuel dépend totalement du régime à Parti unique au pouvoir depuis 33 ans.

Tant que de vraies réformes démocratiques ne deviendraient pas une vérité concrète et appliquées par les dirigeants du Laos, la dépendance aux aides étrangères, la corruption et le gachis des aides de la communauté internationale demeureront une constante permanente dans ce pays.


J'aimerai terminer par quelques questions :

la communauté internationale et notamment l'Union Européenne dont l'Italie en fait partie ne devraient elles pas repenser, reconsidérer leur politique d'assistance en renforçant le contrôle de l'utilisation des aides et en fixant des conditions plus contraignantes en matière de liberté et de respects des droits humains ?

Elles disposent des moyens pour le faire, mais en ont-elles la volonté?

Ou préfèrent-elles paraître aux yeux des laotiens à l'intérieur du pays comme complices d'un régime corrompu et prédateur de liberté?

Mesdames, Messieurs, merci de m'avoir écouté.


Asti, 19 novembre 2009

ASTI PER IL TIBET / LUNEDI’ GRIZZANTI (RADICALI) IN MUNICIPIO CON BOCCIA E SPINOSA

  Lunedì mattina alle 09:30 presso il Municipio di Asti sarà formalizzata con una cerimonia durante la quale sarà esposta la bandiera tibetana, l’ adesione del Comune di Asti all’ Associazione di Comuni, Province, Regioni per il Tibet. Alla cerimonia sarà presente il coordinatore provinciale dell’ Associazione Radicale Adelaide Aglietta e membro del comitato nazionale di Radicali Italiani Salvatore Grizzanti, il Presidente del Consiglio comunale Giovanni Boccia e il consigliere regionale e referente dell’ Associazione Mariacristina Spinosa. L’ adesione all’ Associazione, che comporta l’ esposizione della bandiera in una sala del Comune, era stata proposta al Presidente Boccia da Grizzanti, che il 23 aprile 2009, in occasione della visita ad Asti di Dolma Gyari, donò al Comune la bandiera tibetana da parte dell’ Associazione Radicale Adealide Aglietta.

• Dichiarazione di Salvatore Grizzanti

“Lunedì sarà un bel giorno per la città di Asti: mentre il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama era in visita a Pechino, a Roma, organizzato dal Partito Radicale Nonviolento Transnazionale, si teneva il 5° Congresso Mondiale Parlamentare sul Tibet alla presenza del Dalai Lama ed ad Asti, a pochi giorni di distanza, si terrà questa piccola ma importante cerimonia che schiera la nostra città dalla parte dei diritti umani e delle minoranze. Così come sarà fatto in Comune invitiamo tutti i cittadini ad esporre dai loro balconi la bandiera del Tibet, per un Tibet autonomo per un Cina democratica, perché non c’è pace senza diritto e giustizia.”



www.radicaliasti. blogspot. com
www.associazioneagl ietta.it
www.radicalparty. org



Torino, 17 novembre 2009

RADICALI/CARCERI: APPELLO DI EMMA BONINO PER CHIEDERE L’ISTITUZIONE DEL GARANTE DELLE CARCERI IN PIEMONTE

  Mellano e Boni: “Occasione storica per rendere concreta la proposta che i Radicali hanno fatto da ormai 5 anni”


Oggi il Consiglio regionale del Piemonte proseguirà l’esame sul testo unificato delle proposte di legge n. 94 e n. 130 “Istituzione del Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale”. Le proposte derivano dalla proposta di legge presentata dai consiglieri Mellano e Palma – del Gruppo “Radicali – lista Bonino” - nella scorsa legislatura regionale. Emma Bonino e numerosi altri dirigenti radicali hanno rivolto un appello pubblico alla Presidente Mercedes Bresso affinchè si giunga al più presto all’approvazione del garante regionale delle carceri in Piemonte. Il testo dell’appello con i primi firmatari è riportato in calce al comunicato.



Dichiarazione di Bruno Mellano (Presidente di Radicali Italiani) e Igor Boni (Segretario dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta):

“Sulla drammatica situazione carceraria che i radicali monitorano e denunciano costantemente da decenni – in Piemonte e in Italia - occorre una svolta. Tra le nostre proposte che offriamo c’è quella dell’istituzione del Garante regionale delle carceri, una figura, che sappia interloquire con i vari attori, non solo i cittadini detenuti ma anche DAP, direttori delle carceri, agenti di polizia penitenziaria, educatori, medici, Aziende sanitarie, enti locali, volontari, in ognuna delle 13 carceri regionali, per sfruttare le sinergie positive e ridurre il danno che l’istituzione carceraria arreca, in modo consapevole o meno. Oggi, con Emma Bonino, chiediamo che finalmente il Consiglio regionale del Piemonte colga questa occasione storica, per rendere concreta la proposta che i Radicali hanno fatto da ormai 5 anni. La “questione carceri” può e deve vedere il convergere delle diverse posizioni su obiettivi concreti, andando oltre le facili strumentalizzazioni e le sterili contrapposizioni” .


Torino, 12 novembre 2009

"Subito il garante regionale alle carceri". Oggi appello di Emma Bonino e altri dirigenti radicali. Domani convegno in comune

 
Bruno Mellano (presidente di Radicali Italiani) e Igor Boni (segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta) hanno diffuso oggi il testo di un Appello (allegato) alla Presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, per l’istituzione del garante regionale alle carceri.
L'Appello, che si apre con la firma Emma Bonino (vice Presidente del Senato della Repubblica), è sottoscritto fra gli altri da Antonella Casu (segretaria di Radicali Italiani), Sergio Stanzani (presidente del Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito), Rita Bernardini (deputata radicale, presentatrice alla Camera della proposta di legge istitutiva del Garante Nazionale dei Diritti delle persone private della libertà), Marco Cappato (segretario dell’Associazione Luca Coscioni).
Domani, venerdì 13 novembre, presso il Municipio di Torino (via Milano n. 1, sala Rossa), dalle ore 9 alle ore 18, avrà luogo il Convegno Nazionale Garanti delle persone limitate nella libertà (http://www.comune.torino.it/consiglio/servizi/pdf/pieghevole_convegno.pdf). Interverrà per i radicali l’avvocato Alberto Ventrini, membro della Giunta di Segreteria dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta.
 
Mellano e Boni hanno dichiarato:
 
Finalmente c’è la concreta possibilità che quanto seminato dai consiglieri regionali radicali al termine della passata legislatura (la proposta di legge per l’istituzione del garante regionale alla carceri) possa essere raccolto in zona Cesarini da questo consiglio regionale; la PDL "Muliere-Cotto" (trasversale dunque ai due schieramenti), approvata in Commissione VIII nel 2006, è arrivata finalmente al vaglio del Consiglio Regionale.
Sia l’appello di Emma Bonino (e degli altri dirigenti radicali) sia l’importante convegno nazionale di domani in Comune intendono spronare Palazzo Lascaris a fare presto, ad andare oltre le sterili contrapposizioni, poiché la “questione carceri” può e deve vedere il convergere delle diverse posizioni su un obiettivo piccolo ma concreto: l’istituzione di una figura nuova per il Piemonte (ma già sperimentata in altre parti d’Italia), il garante regionale. Una figura, che sappia interloquire con i vari attori, non solo i cittadini detenuti ma anche DAP, direttori carceri, agenti di polizia penitenziaria, educatori, medici, Aziende sanitarie, gli enti locali, i volontari, in ognuna delle 13 carceri regionali, per sfruttare le sinergie positive e ridurre il danno che l’istituzione carceraria arreca, in modo consapevole o meno.
Sarebbe un buon inizio del 2010 quello con un garante regionale già operativo. Rivolgiamo un caldo invito a tutti, in primis alla Presidente Bresso, che più volte su questo abbiamo sollecitato, affinché tutto ciò sia reso possibile e concreto”.
 
APPELLO
ALLA PRESIDENTE DELLA REGIONE PIEMONTE
PER L’ISTITUZIONE DEL GARANTE REGIONALE
DELLE PERSONE PRIVATE DELLA LIBERTA’
 
         Ammoniva Voltaire: se vuoi conoscere davvero un Paese visitane le prigioni. Noi Radicali, da quando nel 1976 quattro nostri deputati entrarono in Parlamento, non abbiamo mai smesso di farlo, sino alle giornate di Ferragosto, quando ci siamo recati in 189 istituti sui 220 che formano il pianeta-carcere italiano. E’ stato un atto di sindacato ispettivo generalizzato e senza precedenti, per la contemporaneità della visita e il numero di senatori, deputati e consiglieri regionali, di ogni schieramento politico, che vi hanno partecipato. Alcuni entravano in carcere per la prima volta, ma quella visita è stata sicuramente istruttiva sullo stato di non-Diritto e non-Democrazia che vige nel nostro Paese, di cui le carceri sono lo specchio fedele e impietoso.
I detenuti sono ormai stabilmente oltre ventimila in più dei posti regolamentari. Viceversa, gli agenti di polizia penitenziaria sono almeno cinquemila in meno rispetto alla pianta organica, peraltro definita in tempi e situazioni di “normalità”. Siamo arrivati al punto che, in alcune prigioni, non bastano più neanche i letti a castello, che arrivano a un palmo dal soffitto, e sovente i direttori sono costretti a tenere un “registro dei materassi” per stabilire a chi tocca dormire sul pavimento.
Se il nostro fosse uno Stato di Diritto, si cercherebbero soluzioni all’insegna della legalità e del rispetto dei principi costituzionali sanciti dall’articolo 27 che proclama: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Per far fronte al sovraffollamento nelle carceri, basterebbe ad esempio applicare la legge “Gozzini” sulle misure alternative alla detenzione, una legge vilipesa, criminalizzata e ormai caduta in disuso nel nostro Paese, nonostante le statistiche dicano che le misure alternative sono lo strumento più efficace contro la recidiva e per una maggiore sicurezza sociale. Per far fronte al “sovraffollamento” nei tribunali, occorrerebbe una grande amnistia, decisa da una legge del parlamento e alla luce del sole, contro quella immonda amnistia clandestina e di classe che si chiama “prescrizione”.
 
Invece no. I tribunali hanno prodotto, solo negli ultimi dieci anni, due milioni di reati prescritti e sono ancora soffocati da undici milioni di processi pendenti, fra civile e penale, mentre in molte carceri i detenuti sono – è il caso di dire – “ristretti” in spazi spesso inferiori ai tre metri quadrati a testa. Ragion per cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo continua a condannare l’Italia per denegata giustizia e violazione dell’articolo 3 della “Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali” che vieta la tortura, ma anche le pene o i trattamenti inumani e degradanti.
 
Solo quest’anno, da gennaio ad agosto, nelle prigioni del nostro Paese sono morti “suicidi” 48 detenuti, e altri 78 sono morti di “malattia”, cioè di malagiustizia e malaprigione italiane. Nell’Italia di oggi, quindi, vige la tortura – una tortura “democratica” - e un tipo di pena di morte che non è comminata “di diritto” dai tribunali ma è praticata “di fatto” nelle carceri.
l record di detenuti e le condizioni di vita nelle strutture carcerarie sono parte integrante e sostanziale del “caso Italia”:  la facile previsione è che tale record sarà ulteriormente superato grazie al nuovo reato di “immigrazione clandestina”, che incrementerà la già forte presenza (un terzo dei detenuti) di reclusi extracomunitari, i meno garantiti di tutti, non avendo la maggioranza di essi né risorse economiche da utilizzare durante la detenzione né quei contatti all’esterno necessari per usufruire delle misure alternative. Inoltre gli stessi Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) si configurano come veri e propri luoghi di detenzione.
E, non dimentichiamolo, nelle nostre carceri oltre il 50% dei detenuti è in attesa di giudizio e circa la metà delle persone ristrette, ma in attesa ancora del giudizio di primo grado, sarà poi prosciolta o si vedrà prescritto il reato.
 Ci appelliamo pubblicamente a Lei, Signora Presidente, perché auspichiamo voglia marcare questa fine di legislatura con una decisione di estrema attualità e di lungimirante prospettiva politica: una legge per l’istituzione del Garante Regionale dei Diritti delle persone private della libertà.
Nella nostra impostazione vorremmo che l’ufficio del garante – snello ed efficace - fosse uno strumento di conoscenza, controllo, garanzia e proposta relativo alla condizione non solo dei detenuti, ma anche degli agenti di polizia, del personale amministrativo, dei direttori e di tutti gli altri componenti la comunità penitenziaria, vittime – tutti e ciascuno – della stessa catastrofe umanitaria e della ordinaria illegalità, carceraria e non, che vige nel nostro Paese.
I consiglieri regionali radicali della passata legislatura, come ultimo atto del loro mandato, avevano approntato una proposta di legge per l’istituzione del “garante regionale delle carceri”: una sorta di “difensore civico” ad hoc, in grado di interloquire con tutti i soggetti gravitanti attorno al carcere, di ottimizzare le sinergie con il territorio, di ridurre le diseconomie, di aiutare ad utilizzare quella grande risorsa ancora misconosciuta rappresentata dall’istituto della “Cassa delle Ammende”, il fondo, gestito dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, dove viene depositato il denaro proveniente dal pagamento di ammende e multe, oggetto di sentenze penali di condanna, e dove confluiscono beni mobili ed immobili confiscati alla criminalità (parliamo di oltre 160 milioni di euro). I cespiti della Cassa delle Ammende dovrebbero essere utilizzati anche per finanziare progetti lavorativi all’interno degli istituti e programmi di reinserimento sociale; la gestione della Cassa è, però, talmente opaca che molti direttori di carcere non sono nemmeno informati della sua esistenza.
Da quattro anni la proposta di legge radicale sul Garante regionale delle carceri – ripresentata in questa legislatura dal consigliere capogruppoPd Rocchino Muliere (PDL n. 94 del 30 giugno 2005, Muliere e altri) ed affiancata da quella del consigliere PRC Iuri Bossuto (PDL n. 130 del 27 luglio 2005, Bossuto e altri) attende di esser varata dal Consiglio regionale: nel giugno 2006 VIII Commissione licenziò un testo unificato che ora è nuovamente attenzione dell’assemblea regionale. Noi riteniamo opportuno invitarLa, cara Presidente, a prendere personalmente e senza indugi un’iniziativa in questo senso: la cronaca di queste settimane segnala, con dura evidenza, la necessità e l’urgenza di un intervento legislativo regionale.
 
Emma Bonino, vice Presidente del Senato della Repubblica
 
Bruno Mellano, Presidente di Radicali Italiani
 
Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino
 
Antonella Casu, Segretaria di Radicali Italiani
 
Sergio Stanzani, Presidente del Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito
 
Rita Bernardini, Deputata radicale presentatrice alla Camera della proposta di legge istitutiva del Garante Nazionale dei Diritti delle persone private della libertà
 
Michele De Lucia, tesoriere di Radicali Italiani
 
Marco Cappato, segretario dell’Associazione Luca Coscioni
 
Giulio Manfredi, vice Presidente del Comitato nazionale di Radicali Italiani
 
Igor Boni, segretario Associazione radicale Adelaide Aglietta

Torino, 9 novembre 2009

APPROVATA MOZIONE SU TESTAMENTO BIOLOGICO: ORA L’APPROVAZIONE DELLA DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE.

  Viale e Boni: “Un voto che ci rassicura sull’approvazione della delibera. Se ne discuterà in Commissione Sanità e Pari Opportunità il 2 dicembre prossimo”


Il Consiglio comunale di Torino approva la mozione sui testamenti biologici. Alla notizia del voto positivo, Silvio Viale e Igor Boni (Presidente e Segretario dell’Associazione radicale Adelaide aglietta – Associazione che ha promosso la raccolta di firme con la Cellula Coscioni di Torino) hanno rilasciato la seguente dichiarazione:


“Siamo soddisfatti! E’ una notizia molto positiva alla quale ora deve seguire al più presto l’approvazione della delibera di iniziativa popolare sottoscritta da quasi 3000 torinesi. Il 2 dicembre prossimo è prevista la discussione presso le Commissioni Sanità e Pari opportunità in seduta congiunta. Il comune di Torino ha un’occasione storica che deve sfruttare in tempi rapidissimi per dimostrare di nuovo il volto laico, tollerante e multiculturale che la contraddistingue. Come abbiamo più volte ripetuto l’istituzione del registro dei testamenti biologici non sarebbe la vittoria di una parte contro l’altra ma semplicemente una vittoria di tutti. Non esistono testamenti biologici buoni e testamenti biologici cattivi: esiste la volontà di ciascun individuo che deve essere rispettata. Sempre”.



Roma, 9 novembre 2009

RU486/DOMANI DR. SILVIO VIALE ALLA COMMISSIONE IGIENE E SANITA´ DEL SENATO PER 15 MINUTI.
DOPO DI LUI MORRESI, CONSULENTE DI SACCONI, PER UN’ORA.
VIALE E’ L’UNICO MEDICO ITALIANO CHE FA ABORTI AD ESSERE AUDITO.

  Domani, martedì 10 novembre, alle ore 14:30, il Dr. Silvio Viale (responsabile IVG presso l´Ospedale S. Anna di Torino, sperimentatore in Italia della pillola abortiva RU486) sarà audito dalla Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica nell´ambito dell'indagine conoscitiva sulla "procedura di aborto farmacologico mediante mifepristone e prostaglandine - percorso genericamente indicato come «pillola abortiva RU486» - e valutazione della coerenza delle procedure proposte con la legislazione vigente; organizzazione dei percorsi clinici, valutazione dei dati epidemiologici anche in relazione agli studi internazionali sul rapporto rischio-benefici" .


L´audizione si svolgerà presso l'aula della Commissione Igiene e Sanità, ingresso principale di Palazzo Madama; avrà la durata di 15 minuti, con diritto di replica di due - tre minuti. Dopo Viale sarà audita per un’ora Assuntina Morresi, consulente del ministro Sacconi, a sua volta già ascoltato dalla Commissione. La Prof.ssa Morresi è stata anni fa coautrice, assieme all’attuale sottosegretaria Eugenia Roccella, di un libro contro la RU 486, da loro definita “kill pill”.


Giulio Manfredi (vice-presidente Comitato nazionale Radicali Italiani) e la senatrice radicale Donatella Poretti (segretaria Commissione Igiene e Sanità) hanno dichiarato:


“Silvio Viale sarà l´unico ginecologo italiano che pratica IVG ad essere sentito dalla Commissione Igiene e Sanità del Senato. Questo la dice lunga sulla reale volontà di chi ha voluto a tutti i costi quest´inutile e pretestuosa indagine conoscitiva di "conoscere" realmente, di capire veramente. La durata dell´audizione assegnata a Viale nella lettera di convocazione è un altro elemento significativo: Viale dovrà riassumere nove anni di lavoro e di polemiche in 15 minuti, mentre alla consulente del ministro Sacconi, Assuntina Morresi, sarà dedicata l’ora successiva.


Nonostante questo, o forse proprio per questo, riteniamo che l´appuntamento di domani sia molto importante e speriamo serva ad aprire nuovi spazi d´informazione e di approfondimento su una questione che non è affatto finita. Dopo la prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della determina dell´AIFA (oggi il Dr. Rasi ha fornito le ennesime rassicurazioni) , si aprirà tutta la problematica relativa al mettere effettivamente a disposizione delle donne italiane - di tutte le donne italiane (regione per regione, ospedale per ospedale) - la pillola Ru486.”




Torino 8 novembre 2009

CROCIFISSO/RADICALI – VIALE E BONI “BENE LE MANIFESTAZIONI NELLE CHIESE, MA IL CROCIFISSO NON E’ IL TRICOLORE”

  Venuti a conoscenza che il PDL ha raccolto mille firme per il Crocifisso e che oggi gli onorevoli Vietti e Ghigo non mancheranno di dare la propria solidarietà in Duomo alle manifestazioni davanti alle Chiese, Silvio Viale e Igor Boni ribadiscono l’importanza di non mettere simboli religiosi nelle sale istituzionali che rappresentano tutti i cittadini e rinnovano la richiesta di rimuovere il Crocifisso dalla Sala Rossa del Consiglio Comunale di Torino.



Silvio Viale e Igor Boni, presidente e segretario dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, hanno dichiarato:

“Se ci fosse bisogno di ribadire che il Crocifisso sia un simbolo religioso e non di tutti, come invece è il tricolore, non avremmo potuto sperare in occasioni migliori delle manifestazioni davanti alle Chiese e delle raccolte di firme di ferventi cattolici e finti laici. Ci chiediamo proprio come reagirebbero i cattolicissimi e laicissimi Barbara Bonino e Roberto Ravello, se Valdesi, Ebrei, Testimoni di Geova o Islamici, manifestassero e raccogliessero firme davanti ai propri templi per chiedere l’ostensione di un proprio simbolo religioso in Sala Rossa? Gli risponderebbero, forse, di farsi bastare il Crocifisso? Se non fosse per il rispetto che portiamo per i cittadini che seguono la Chiesa Cattolica Apostolica Romana e per il loro Vescovo, saremmo tentati di adottare il crocifisso come simbolo radicale e di esporlo ai nostri tavoli. Non essendo più un simbolo religioso, ma un simbolo di tutti, non dovrebbe essere coperto da nessun copyright e non sarebbe nemmeno una bestemmia se lo facessimo davvero. Ringraziamo quindi i difensori del “crocifissosimbolodi tutti” per averci fornito l’occasione per questo comunicato ed auspichiamo che i quotidiani di Torino trovino finalmente spazio per dare ai propri lettori anche la notizia della nostra rinnovata richiesta di rimuovere il Crocifisso dalla Sala Rossa. Del resto, se i valori del Crocifisso fossero ben visibili negli atti quotidiani non ci sarebbe bisogno di ostentarlo o di raccogliere le firme per convincere di averlo sempre con se come faro.”



Torino, 8 novembre 2009

H1N1 – VIALE, PERCHE’ IL GOVERNO REMA CONTRO IL VACCINO? PERCHE’ QUESTO ATTEGGIAMENTO DA PONZIO PILATO? GUARDATE IL REPORT DI DOMANI.

  La domanda è semplice. Perché il governo rema contro il vaccino per l’H1N1?

Silvio Viale, ginecologo ed esponente radicale, continua a porre la stessa domanda senza ottenere alcuna risposta.

Silvio Viale ha dichiarato:

“E’ ormai evidente che il governo ha scelto un atteggiamento da Ponzio Pilato e ha deciso di lasciare che il tasso di vaccinazione sia molto al disotto di quello preventivato. C’è da chiedersi perché, visto che nulla è cambiato da quando ha annunciato di vaccinare il 40% della popolazione ed ha acquistato i relativi vaccini. Se davvero pensava che l’influenza A sarebbe stata meno grave di quelle precedenti perché ha scatenato il panico prima, durante e dopo l’estate? A chi erano rivolte le sue circolari? Mica era obbligato a farle. Poteva imitare la Polonia che del vaccino se ne è fregata.

E ora perché i ministri fanno a gara a dire che non si vaccineranno, avallando la diffidenza sul vaccino?

Dopo aver dato un’occhiata al surplus di mortalità invernale degli altri anni e alla tabella in fondo dell’ultimo report epidemiologico del 1° novembre, in attesa di quello di domani, invito a chiedere al viceministro Fazio quale sia la sua previsione di morti per il 2009-2010 in rapporto alle stagioni precedenti, sperando in risposte più concrete della solita litania sugli 8000 morti, su un surplus di 24.000 decessi, del 2009-2010, calcolati in modo che lo sa solo lui. Una volta per tutte ci dica il viceministro se i medici e gli infermieri che non si sono vaccinati abbiano ragione e se si debba davvero stare a casa per una settimana ai primi sintomi come invita una circolare appesa nel mio ospedale … alla faccia del suo collega Brunetta.”


Di seguito i riferimenti per i documenti citati:

- Bilancio Demografico Mensile http://demo. istat.it/ index.html

- Report http://www.minister osalute.it/ influenza/ documenti/ epidemiologica/ Italia2009_ 44.pdf



Torino, 6 novembre 2009

BONI E PISANO: “CONTRO I PROIBIZIONISMI SESSUOFOBICI DEL VATICANO”.

VIALE: “CONTINUERO’ A FARE RICETTE DOVUNQUE E COMUNQUE, ANCHE AL PROSSIMO CONGRESSO RADICALE DI CHIANCIANO”.

  Aderendo alla mobilitazione lanciata in tutta Italia dagli Studenti Coscioni, l’Associazione Radicale Adelaide Aglietta terrà domani tavoli a Torino, Cuneo e Novara dove i cittadini, accanto ai moduli delle pre-firme (disponibilità a sottoscrivere la Lista Bonino/Pannella per le elezioni regionali), troveranno la petizione dell’Associazione Luca Coscioni, che richiede al ministro del Welfare l’abolizione dell’obbligo di ricetta medica per la contraccezione d’emergenza, altrimenti detta “pillola del giorno dopo”. Tale contraccettivo è disponibile negli USA, in Francia, in Gran Bretagna senza bisogno di ricetta; non ha controindicazioni; la sua efficacia diminuisce con il passare delle ore dal rapporto sessuale.

I tavoli radicali si terranno domani, sabato 7 novembre:

a Torino, (anche domenica), in via Garibaldi n. 14, dalle ore 11:00 alle ore 13;

a Cuneo, in C.so Nizza (fronte BNL), dalle ore 16 alle ore 20;

a Novara, in Piazza Gramsci, dalle ore 10:30 alle ore 12:30.

Igor Boni (segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta) e Nathalie Pisano (Comitato Nazionale Radicali Italiani) hanno così illustrato l’iniziativa:

“In Italia, sui problemi dell’informazione sessuale, esiste una “realtà ritardata” (come la definirebbe Pasolini) rappresentata dalla Chiesa Cattolica e dai suoi seguaci politici (in buona o malafede), che propugna il più ferreo proibizionismo: no alla pillola, no al preservativo, no alla pillola del giorno dopo, no alla pillola abortiva RU486. E c’è una realtà avanzata, i radicali, che si battono con tutte le sue poche forze per: corsi di educazione sessuale e distributori di preservativi nelle scuole; pillola del giorno dopo come farmaco da banco; libertà di scelta delle donne fra aborto chirurgico e farmacologico. Gli altri partiti o sono proni ai diktat vaticani o sono nominalmente a favore delle nostre richieste ma senza spendere su di esse neppure un giorno di mobilitazione.”.

Silvio Viale (presidente Associazione Aglietta, esponente di Radicali Italiani e dell’Associazione Coscioni) ha dichiarato:

“Dopo essere stato audito dall’Ordine dei Medici di Torino il 19 ottobre, sono ancora in attesa che l’Ordine mi comunichi cosa ha deciso rispetto alla mia grave “colpa” di aver prescritto ricette sulla pillola del giorno dopo in varie occasioni pubbliche. Intanto, ribadisco che continuerò a prescrivere la pillola dovunque e comunque; lo farò anche durante i lavori del prossimo Congresso di Radicali Italiani, a Chianciano, da giovedì 12 a domenica 15 novembre”.



http://www.associazioneagl ietta.it/salutesex.html

http://www.lucacoscioni.it /mobilitazione-straordinar ia-aboliamo-la-ricetta-la- pillola-del-giorno-dopo

Torino, 6 novembre 2009

REGISTRO TESTAMENTI BIOLOGICI/TORINO/ SINTESI CONFERENZA STAMPA (DIRITTO DI TRIBUNA) DEI PROMOTORI RADICALI, TENUTASI IN MUNICIPIO. LA DELIBERA SARA’ DISCUSSA IN COMMISSIONE IL PROSSIMO 2 DICEMBRE.

 

Questa mattina, presso il Municipio di Torino, ai sensi dello Statuto Comunale, i promotori della delibera di iniziativa popolare per l’istituzione del registro dei testamenti biologici (l’Associazione Radicale Adelaide Aglietta e la Cellula Coscioni di Torino) hanno illustrato la loro proposta, alla presenza del Presidente del Consiglio Comunale, Giuseppe Castronovo e dei consiglieri Monica Cerutti (capogruppo Sinistra e Libertà), Alberto Goffi (capogruppo UDC) e Vincenzo Cugusi (Sinistra e Libertà).

 

Sono intervenuti Silvio Viale (presidente Associazione Aglietta), Giulio Manfredi (vice-presidente Comitato nazionale Radicali Italiani) e Diego Castagno (vice-presidente Circoscrizione 8 di Torino).

Era presente Paola Cirio (tesoriera Cellula Coscioni). E’ stato letto un breve intervento di Alessandro Frezzato (presidente Cellula Coscioni), che non ha potuto partecipare per problemi di salute.

 

Il presidente Castronovo ha annunciato che la proposta di delibera sarà discussa il 2 dicembre, congiuntamente, dalla Commissione Sanità e dalla Commissione Pari Opportunità.

 

Gli esponenti radicali hanno, tra l’altro, dichiarato:

 

“In calce a questa deliberazione di iniziativa popolare vi sono le firme di 2.733 cittadini torinesi. Ne occorrevano almeno 1.500, a norma di Statuto comunale. Parliamo di firme raccolte in strada, dove possibile, quando possibile, da volontari non pagati, sostanzialmente nel fine settimana. Le tante firme raccolte testimoniano il grande interesse dei cittadini torinesi nei confronti dell’iniziativa, senza distinzioni di partito, di censo, di religione o altro. Perché, è utile ricordarlo, noi stiamo offrendo uno strumento, il registro dei testamenti biologici, a tutti e a ciascuno, anche a chi la pensa diversamente dai radicali sui temi del fine vita., per permettergli, anche col deposito della sua dichiarazione di fine vita, di ribadire, confermare, dare forma scritta alle sue opinioni, alle sue convinzione, se volete alla sua fede.

 

Abbiamo letto su “Avvenire” e “Giornale” che una delle obiezioni più frequenti alla nostra iniziativa è la seguente: nei pochi Comuni dove è stato istituito il registro ci sono pochissimi testamenti biologici depositati. Riteniamo che qui giochi un ruolo cruciale l’Amministrazione comunale, che dovrà decidere fra due alternative: o limitarsi a istituire il registro in modo burocratico e scontato; o avviare una capillare opera di informazione sull’esistenza di tale registro, attraverso anche e soprattutto le circoscrizioni; se questo avverrà, proprio per le considerazioni precedenti sul reale, percepibile, interesse dei cittadini al tema, saranno tantissimi i testamenti biologici che arriveranno all’anagrafe centrale e a quelle decentrate.

 

Ci pare, infine, importante che possa utilizzare il Registro dei Testamenti Biologici “ciascun residente del Comune di Torino”, che sia italiano, marocchino, albanese, rumeno. Ed è altresì importante che il servizio sia sostanzialmente gratuito (fatti salvi eventuali diritti di segreteria). Ancora quarant’anni fa, rispetto ad altre questioni, c’era un’odiosa distinzione di classe: le coppie ricche (e con conoscenze) potevano divorziare con la Sacra Rota , le altre no; le donne ricche potevano andare ad abortire a Londra, le altre no.

Cambiano i contesti e le situazioni, ma sarebbe ugualmente intollerabile che sui temi del fine vita vi sia la distinzione fra chi puo’ permettersi di andare dal notaio e chi no; anche per questo è importante il Registro dei testamenti biologici.”

 

 


Asti, 6 novembre 2009

MARTEDI 10 ALLE 21:00 SIT-IN NONVIOLENTO DEI RADICALI E DEI CITTADINI DAVANTI ALLA PREFETTURA PER CHIEDERE CHE SIA FATTA LUCE SUL CASO DI STEFANO CUCCHI.

 

Martedì 10 novembre, alle ore 21:00, in piazza Alfieri ad Asti (davanti alla Prefettura), l’ Associazione Radicale Adelaide Aglietta ha indetto un sit-in nonviolento per chiedere che sia fatta chiarezza sulla morte, ancora senza cause, di Stefano Cucchi, il 31enne deceduto lo scorso 22 Ottobre a Roma mentre si trovava in stato di fermo.

·         Dichiarazione di Salvatore Grizzanti, coordinatore provinciale dell’ Associazione Radicale Adelaide Aglietta

 

“Il fatto che un cittadino in custodia cautelare muoia in circostanze misteriose è di una gravità inaudita, nel nostro paese è stato forse sospeso lo stato di diritto? Invitiamo la cittadinanza a partecipare a questo sit-in per chiedere di fare luce sul caso di Stefano Cucchi al fine anche di sollecitare le istituzioni ad una rapida riforma della giustizia che tuteli tutti gli esseri umani presenti sul suolo italiano. È necessario che lo Stato italiano ritorni al più presto dentro i confini della legalità; Stefano non è l’ ultima vittima delle carceri e con questo Governo inerte è facile prevedere che ce ne siano altre: vogliamo ricordare in particolar modo Carlo Esposito, il bidello dell’ Istituto “Castigliano” anche lui deceduto, per circostanze ancora misteriose, al carcere delle Vallette di Torino”.


Torino, 5 novembre 2009

H1N1 – VIALE “FAZIO CONTINUA A DARE I NUMERI, GLI 8000 MORTI SONO SOLO UNA STIMA DI FINE STAGIONE.

  “E ridicolo affermare che l’H1N1 abbia una mortalità di cento volte inferiore a quella perla normale influenza, perché i 25 morti di queste settimane sono reali, con nome e cognome, mentre gli ottomila citati a sproposito da Fazio sono una stima di un terzo sui 24000 morti in più del periodo dicembre 2008 marzo 2009. Fazio Dovrebbe dare meno i numeri e occuparsi di più della vaccinazione, perché i conti si faranno a fine stagione e non all’inizio del capitolo italiano della pandemia.”



Con queste due parole di critica, il ginecologo ed esponente radicale Silvio Viale è nuovamente intervenuto per contestare i numeri di Fazio e denunciare l’irresponsabilità con cui il governo sta banalizzando l’influenza A, scommette sul fallimento della vaccinazione e sta cercando di scaricare tutte le responsabilità sulle regioni.



Silvio Viale, che ha bene presente lo sforzo che il proprio ospedale ha dovuto fare per predisporre misure straordinarie, ha precisato:



“Gli ottomila morti dell’influenza del 2008 sono una stima e niente di più, una stima generica, buona per tutti gli anni passati. Peraltro i dati di mortalità dell’inverno 2008-2009 riferiscono che la media mensile di 48760 decessi del 2008 abbia iniziato ad innalzarsi solo a dicembre 2008 con il picco tra gennaio e marzo 2009. Dei 24000 decessi in più del periodo, secondo Fazio un terzo sarebbe la stima correlata all’influenza. Affermare che l’H1N1 abbia una mortalità di 0,002 contro o una mortalità di 0,2% dei decessi correlati alla normale influenza è contro il buon senso ed è contro ogni più elementare nozione di statistica e di sanità pubblica. Come ci dice il numero delle persone vaccinate, 41.000 al 1° novembre, perché il ministero continua a non dirci il numero dei tamponi eseguiti e il numero di quelli positivi? Perché tiene segreti i dati reali e diffonde solo stime irrilevanti? Perché continua a creare confusione quando siamo solo all’inizio del capitolo Italia della pandemia? Perché non si occupa della vaccinazione e sembra scommettere sul suo fallimento? Rimango in attesa di risposte reali e non di commenti quotidiani.”




Torino, 5 novembre 2009

PEDOPORNOGRAFIA/TRIGOLO: OCCUPARSI DELLE VITTIME PRIMA DI TUTTO

  A seguito delle operazioni dalla polizia postale di Catania in tutta Italia su un traffico di materiale pedopornografico, mediante software di file sharing, Andrea Trigolo, giunta di segreteria dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, ha dichiarato:


Ben vengano tutte le operazioni volte a contrastare l’ignobile traffico di materiale pedopornografico, ma è necessario che lo sdegno verso i carnefici e i fruitori di questo orrendo mercato non ci faccia dimenticare per un solo momento le vittime.

Questi ritrovamenti di materiali ci devono far ricordare in primo luogo dei bambini e delle bambine vittime di organizzazioni criminali internazionali: due milioni, secondo l’Associazione Meter di don Fortunato di Noto (per capirsi, si parla di più del doppio degli abitanti di una città come Torino).

Ma chi sono questi bambini? Da dove vengono e dove sono ora?
Questa è la prima informazione che dobbiamo chiederci e che il mondo dell’informazione deve darci. La volontà di perseguire il carnefice non ci deve far trascurare la sua vittima.

Diversamente, saranno vittime ancora una volta.




Torino, 5 novembre 2009

CROCEFISSO/CORTE EUROPEA: LA GUERRA DI RELIGIONE DI LA RUSSA E’ UN PERICOLO PER I MILITARI ITALIANI

 

  Viale e Boni "Torino dia un esempio diverso e tolga il crocefisso dalla Sala Rossa"



Silvio Viale e Igor Boni, presidente e segretario dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, criticano duramente le irresponsabili dichiarazioni del Ministro della Difesa La Russa che rischiano di mettere in pericolo i militari italiani.



Silvio Viale e Igor Boni hanno dichiarato:

"Le dichiarazioni di La Russa sono indecenti in quanto tali, ma divengono assolutamente inaccettabili, se si pensa che questo signore è il Ministro della Difesa; quello che gestisce, ad esempio, la nostra delicatissima missione in Afghanistan. I toni da guerra di religione di La Russa che sovrappongono "identità nazionale" e "identità cristiana", richiamano quelle speculari contro i “crociati” dei Talebani. La deriva populista pare inarrestabile e di fronte al “La Russa furioso” persino un esterrefatto Sposini deve inchinarsi e dichiarare “sono d’accordo con lei, la penso come lei”, passando dal ruolo di conduttore a quello si semplice spalla. Se quelle dichiarazioni finiranno in internet e saranno viste dai Talebani è come se il Ministro della Difesa avesse messo un crocifisso sull’elmetto di ogni soldato italiano in Afghanistan.”



Silvio Viale e Igor Boni hanno poi proseguito:

“Il crocifisso non è il tricolore, ma nella polemica politica è sempre più trattato come un feticcio che non ha nulla più a che vedere con ciò che significa per cattolici e per i non cattolici.. Da laici, non solo riteniamo che, come è ovvio e banale, nessun simbolo religioso debba stare appeso a un muro di qualsiasi luogo pubblico, soprattutto se dovesse starci alla stregua dei poster delle squadre di calcio, ma riteniamo che siano comunque inammissibile che un Ministro della repubblica dica "Possono morire, loro e quei finti organismi internazionali" . Giova ricordarlo, La Russa si riferisce alla Corte Europea dei diritti dell´uomo, uno dei massimi organismi mondiali che ha saputo sollevare questioni cruciali di violazione del diritto internazionale in Europa e in Italia.



Silvio e Igor Boni hanno concluso:

La Russa dovrebbe avere l’umiltà di scusarsi con la Corte e, speriamo di no, con i soldati italiani che potrebbero diventare un bersaglio privilegiato dell’integralismo contro i “crociati”. Oggi ognuno può scegliere. Si può stare con La Russa o si può stare con chi pensa ad uno Stato che non sia confessionale: per questo rinnoviamo la richiesta ai Comuni - e al Comune di Torino in particolare - di levare i crocefissi dalle Sale Consiliari".




Torino, 5 novembre 2009

REGISTRO TESTAMENTI BIOLOGICI/TORINO/ DOMANI MATTINA CONFERENZA STAMPA
IN COMUNE SU PRESENTAZIONE PROPOSTA DELIBERA INIZIATIVA POPOLARE, PROMOSSA DA ASS. RADICALE A. AGLIETTA E CELLULA COSCIONI.

  Lo scorso 13 luglio, l’Associazione Radicale Adelaide Aglietta e la Cellula Coscioni di Torino consegnarono agli uffici comunali ben 2.733 firme di cittadini torinesi, raccolte in calce alla delibera di iniziativa popolare per l’istituzione del registro comunale dei testamenti biologici; erano presenti alla consegna sia Mina Welby che Beppino Englaro.



Domani, venerdì 6 novembre, ai sensi dell’art. 11 del Regolamento sulla Partecipazione del Comune di Torino, si terrà il cosiddetto “diritto di tribuna”, la conferenza stampa in cui i promotori dell’iniziativa illustreranno ai media cittadini le motivazioni e i contenuti della medesima.



La conferenza stampa si terrà alle ore 11:30 presso la Sala Capigruppo (Municipio di Torino, piazza Palazzo di Città n. 1, 2° piano), alla presenza del presidente del Consiglio Comunale di Torino, Giuseppe Castronovo, che ha provveduto ad invitare i primi dieci firmatari della proposta di delibera e ad avvisare i media cittadini.



Interverranno Giulio Manfredi (vice-presidente Comitato nazionale Radicali Italiani) e Silvio Viale (primo firmatario della delibera di iniziativa popolare, presidente Associazione Radicale Aglietta).



Sarà letto un breve intervento di Alessandro Frezzato (presidente Cellula Coscioni di Torino), che non potrà partecipare alla conferenza stampa per motivi di salute.



Saranno presenti Luigi Brossa (esponente del PD, segretario di “Libertà Eguale”), Diego Castagno (vice-presidente Circoscrizione 8/San Salvario) e Paola Cirio (tesoriera Cellula Coscioni di Torino).





Torino, 4 novembre 2009

VIA IL CROCIFISSO DALLA SALA ROSSA E SI' ALLA DISPERSIONE DELLE CENERI. DA BERSANI E BERLUSCONI SOLO FURBERIE.

 

 

  L’Associazione Radicale Adelaiade Aglietta prende posizione sul crocifisso e sulla richiesta del Cardinale Severino Poletto di non autorizzare la dispersione delle ceneri dei defunti.


Silvio Viale e Igor Boni, rispettivamente presidente e segretario dell’associazione radicale in una dichiarazione congiunta hanno detto:

“Se la laicità è un valore occorre difenderla anche nei simboli, non solo nei diritti. Il crocifisso potrebbe anche non offendere nessuno ma rappresenta la volontà di sopraffazione di chi, ad esempio il Cardinale Poletto, proprio ieri ha chiesto alle istituzioni di non autorizzare la dispersione delle ceneri. Dietro alla difesa dell’ostentazione del crocifisso vi è una cultura monocratica che vuole imporre una coscienza etica di regime. Finchè il crocifisso sarà il simbolo della Religione Cattolica Romana, nemmeno di tutti i Cristiani, merita rispetto, ma è difficile sostenere che debba essere il simbolo di tutti se non per imposizione. Stupisce quindi la difesa del crocifisso come un feticcio, perché è un evidente segno di debolezza e stupisce ancora di più l’ipocrisia con cui i suoi difensori lo declassano a simbolo non religioso. Il buon senso, citato furbescamente da Bersani, deve indurre a rafforzare i principi laici, perché i cattolici del crocifisso sono solo una parte della società e devono essere tutelati anche loro dallo Stato come tutti gli altri, credenti o non credenti. Invocare la tradizione, confondendola con la Storia, o evocare la Storia, come fa furbescamente Berlusconi, espone a derive pericolose, rischiando di dovere sostenere che anche il Nazismo e il Fascismo facciano parte della tradizione. Per tutto ciò, per un grande gesto di rispetto e di tolleranza, riteniamo che le opere d’arte a soggetto religioso possano rimanere, ma che il crocifisso debba essere rimosso dalla Sala Rossa. Dieci anni fa non si ebbe il coraggio di discutere,oggi dieci anni dopo le nostre ragioni sono sempre più forti e di buon senso. Chiediamo quindi che il Consiglio Comunale ne discuta e, se vuole, chieda anche di mandare al rogo la cittadina italiana che ha osato rivolersi alla Corte di Giustizia Europea, ma eviti di continuare a fare finta di niente come Ponzio Pilato. Questa sentenza ha aperto una strada che può essere percorsa da milioni di italiani, a cominciare da noi e dalla nostra associazione.”




Roma, 3 novembre 2009

Gas russo, Radicali: s’avvicina l’inverno, arriva il freddo, e puntualmente Putin ricatta l’occidente.

 

Dichiarazione di Bruno Mellano (presidente di Radicali Italiani) e di Igor Boni (segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta):

E’ ormai un classico: ogni anno, ai primi freddi, arrivano dalla Russia le immancabili minacce di tagliare il gas a tutta Europa, partendo dall’Ucraina. Non sono parole al vento, inoffensive: lo scorso inverno, il razionamento del gas russo, deciso da Putin come arma politica, ha significato la morte per assideramento di centinaia di persone nell’Est europeo e gravi sofferenze per centinaia di migliaia di altre persone, cittadini europei o meno.

Quest’anno, il ricatto russo vale doppio: vale, innanzitutto, nei confronti di un’Unione Europea, in cui i russi hanno piazzato potenti cavalli di Troia; non solo l’Italia di Silvio Berlusconi ma anche la Germania e la Francia sembrano sempre più attirate dalle sirene del Cremlino. A questo proposito apprendiamo che questa sera, dagli schermi di “Ballarò”, il vicepresidente di Gazprom, Alexander Medvedev, perorerà la causa del futuro gasdotto “South Stream”, creato con l’intento dichiarato di bypassare l’Ucraina, alla cui costruzione è impegnata anche l’ENI e che vede pure l’interessamento dell’EDF francese. Un progetto che, di fatto, depotenzia il gasdotto “Nabucco”, pensato invece per ridurre gli effetti del ricatto del regime di Mosca, che peraltro peserà anche sulle elezioni di gennaio in Ucraina, dove pare che Putin abbia trovato un altro cavallo di Troia, Yulia Tymoshenko.

 

Tutto questo accade mentre domenica la Russia ha testato con successo un missile balistico intercontinentale nel Mare di Barents e mentre lo scorso 14 ottobre, in una lunga intervista al quotidiano Izvestija, Nikolaj Patrushev, segretario del Consiglio di Sicurezza russo (nonché ex direttore dei servizi segreti Fsb, uno dei cosiddetti “siloviki”, i fedelissimi di Putin) ha esposto la nuova dottrina russa per quel che riguarda l´utilizzo delle armi atomiche, sostenendo che la Russia potrà usarle per prima, e non più solo in risposta agli attacchi altrui.”


Roma, 3 novembre 2009

CASO CUCCHI/RADICALI: VERGOGNOSE LE DICHIARAZIONI DI GIOVANARDI. NON SI PUO’ E NON SI DEVE SPECULARE SULLA MORTE DI NESSUNO PER FARE  BASSA PROPAGANDA POLITICA.

 

Dichiarazione di Giulio Manfredi (vice-presidente Comitato Nazionale Radicali Italiani):

Ritengo vergognoso l’intervento di ieri del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, pubblicato da “Il Giornale”. Non tanto per il suo riproporre il cavallo di battaglia di tutti i proibizionisti, per cui il colpevole principale di tutti i mali del mondo – e quindi anche della morte di Stefano Cucchi - è la “droga”. In realtà, i responsabili di tutti i mali del mondo sono gli uomini e le politiche da essi concepite ed attuate; nel nostro caso, le politiche proibizioniste che, nel nome della “guerra alla droga”, fanno in realtà, ogni giorno, ogni minuto, “guerra ai drogati”.

 

In questi giorni molti hanno ricordato che un terzo dei detenuti nelle carceri italiane è costituito da cittadini tossicodipendenti e un altro terzo da extracomunitari; è utile ricordare che una buona parte di quest’ultimi è in galera per reati connessi allo spaccio di sostanze stupefacenti. E rispetto ai primi, è lo stesso Giovanardi a scrivere nella Relazione sulle tossicodipendenze presentata in Parlamento a luglio che “… Con riferimento alle caratteristiche di questa utenza (Adulti tossicodipendenti ristretti in carcere, ndr) informazioni maggiormente dettagliate sono disponibili solo per una minima parte, circa 3.700 soggetti, per i quali è possibile definire un profilo dal punto di vista demografico ed epidemiologico sull’uso di sostanze e clinico per quanto riguarda la presenza di malattie infettive” (pag. 111 e 112 della Relazione). Chi è il colpevole dell’inadeguatezza dei dati forniti dal governo? La droga?

 

La parte dell’intervento di Giovanardi veramente vergognosa ed inaccettabile è quella in cui, prendendo spunto dalla tragica morte di Stefano Cucchi, il sottosegretario attacca chi si batte in Parlamento contro l’obbligatorietà dell’alimentazione ed idratazione forzata. Occorrerebbe essere bene informati su come si sono svolti realmente i fatti all’ospedale Sandro Pertini per azzardare simili paralleli; non credo che Giovanardi sia così bene informato. Ammesso e non concesso che lo sia, è francamente intollerabile che strumentalizzi la fine di Cucchi per fini di mera polemica politica.”

 

 

C'E' UN COLPEVOLE DIMENTICATO: E' LA DROGA IL KILLER DI STEFANO

Da "IL GIORNALE" di lunedì 2 novembre 2009
 
C`è un colpevole dimenticato:
è la droga il killer di Stefano di Carlo Giovanardi. Di ritorno da Mosca, dove ho guidato la delegazione italiana della commissione adozioni internazionali, in occasione della ratifica da parte della Duma dell`accordo italo-russo in materia, trovo nelle prime pagine dei giornali la tristissima vicenda del giovane Stefano Cucchi.
Tutti chiedono a gran voce, e giustamente, di sapere la verità sull`accaduto, ma troppi inseriscono da subito un infernale aggiunta: vogliono la verità e il nome dei colpevoli da punire.
A me sembra che allo stato degli atti ci sia comunque un sicuro, evidente responsabile indiretto o diretto della morte di Stefano: la droga.
Ogni anno in Italia muoiono per overdose accertata circa 500 persone, mentre altrettante perdono la vita per patologie collegate all`uso della droga o a fenomeni di policonsumo.
Questo è il killer che entra nelle nostre case, aggredisce le nostre famiglie, porta via i nostri figli lungo un calvario che i genitori dei tossicodipendenti purtroppo conoscono troppo bene.
La verità di quanto accaduto a Stefano può essere dunque collegata al comportamento indegno di qualcuno che doveva proteggere la sua fragilità ma potrebbe anche essere l`avvelenato frutto finale dei danni della droga.
Come interpretare infatti la sua volontà di non accettare cibo e acqua durante il ricovero ospedaliero? Per inciso: leggendo le polemiche odierne sul testo licenziato in Commissione alla Camera sul testamento biologico, ricordo ai distratti che si domandano perché i sanitari non hanno intubato il giovane Cucchi, che l`opposizione di sinistra sta conducendo una durissima battaglia parlamentare contro la maggioranza di centro destra che vuole stabilire per legge l`obbligo di alimentazione e di idratazione, dando lapossibilità ai medici, in determinati casi, di intervenire d`autorità anche contro la volontà del paziente di non nutrirsi.
Ma due cose stiamo già facendo, fra le altre, in questi giorni come dipartimento.
La prima è la ripresa del progetto «la cura vale la pena» in collaborazione con l`amministrazione penitenziaria. Si tratta della possibilità per il giudice della direttissima di sospendere per qualche minuto l`udienza, fare parlare il tossicodipendente spacciatore con un operatore del servizio pubblico o del privato sociale e di disporre da subito, in attesa del passaggio in giudicato della sentenza da lui stesso emessa, gli arresti domiciliari in comunità, nel caso l`imputato accettasse di aderire al programma terapeutico.
Se questa procedura andrà a regime, in futuro, riusciremo ad evitare che si ripetano queste situazioni angosciose e drammatiche.
La seconda è l`avvio di una grande campagna promozionale contro la droga, rivolta soprattutto ai giovani, con la collaborazione gratuita di grandi squadre e di grandi campioni del calcio, che si concluderà il 22 novembre in tutti i campi di serie A e di serie B con lo slogan «fai goal nella vita, dai un calcio alla droga».
 
*Sottosegretario alla presidenza del Consiglio [.]


Torino, 1 novembre 2009

H1N1 – VIALE (radicali), IRRESPONSABILE DISINFORMAZIONE RISCHIA DI ALIMENTARE PANICO QUANDO IL VIRUS ARRIVERA’ DAVVERO. DATI VERI E NON STIME DI FANTASIA.

 

“Perché si continua a dare una stima di 200.000 - 300.000 contagi, mettendo nel calderone qualsiasi forma da raffreddamento stagionale, e non si danno i dati sui tamponi positivi o negativi per H1N1 effettuati nell’ambito del sistema di rilevazione? Quale è la mortalità in Campania sui casi effettivamente accertati? Quale è quella italiana attuale e quale è quella mondiale?”

 

A chiederlo pubblicamente al Ministero, all’ISS e all’AIFA è Silvio Viale, il ginecologo del’Ospedale S.Anna di Torino ed esponente radicale, che manifesta la propria preoccupazione per come il ministero “abbia scelto una strategia di estrema banalizzazione dopo avere annunciato la più grande campagna di vaccinazione dal dopoguerra della quale sembra auspicare il fallimento”.

 

Silvio Viale ha diffuso la seguente nota:

“Si potranno evitare allarmismi esagerati e sottovalutazioni, come disse il ministro Salomone-Sacconi a inizio settembre, solo con un’informazione corretta e non reticente. Ad oggi in Italia la mortalità è di 1 su 249 casi risultati positivi, cioè lo 0,4%. Probabilmente, se il numeratore di 12 casi è reale, il denominare deve essere incrementato, ma non  è possibile che il ministro continui a non dire quanti siano stati i casi positivi e negativi al tampone. Oltre a fare paginoni su ogni singolo decesso mi aspetterei che i giornalisti incalzino il ministero per avere dati aggiornati e non stime di fantasia.

Intanto mi permetto di tradurre alcuni passi della nota 14 del Gruppo Strategico di Esperti dell’OMS (SAGE) diramato il 30 ottobre:

“ … Globalmente, i ragazzi e i giovani adulti continuano a rappresentare la maggioranza dei casi, con tassi di ospedalizzazione più alti nei bambini. Tra l’1% e il 10% di tutti i pazienti con l’infezione clinica necessitano di ospedalizzazione. Dei pazienti ospedalizzati, dal 10% al 25% richiedono un’unità di terapia intensiva e dal 2% al 9% hanno un esito fatale.

Complessivamente, dal 7% al 19% dei pazienti ospedalizzati sono donne incinta al loro secondo o terzo trimestre di gravidanza. Le donne in gravidanza hanno una probabilità dieci volte maggiore di finire in terapia intensiva. Per quanto riguarda il vaccino il gruppo strategico di esperti dell’OMS (SAGE) nota come gli studi su animali con vaccini adiuvati e non adiuvati non abbiano trovato alcuna evidenza di effetti dannosi diretti o indiretti sulla fertilità, sulla gravidanza, sullo sviluppo dell’embrione o del feto, sulla nascita o sullo sviluppo post-natale. Basandosi su questi dati e sul sostanziale alto rischio di un esito severo il SAGE raccomanda che qualsiasi vaccino autorizzato possa essere usato in gravidanza, verificato che non siano state identificate specifiche controindicazioni dalle autorità regolatorie.”

Non ho motivo di dubitare che il ministero non stia predisponendo tutte le misure necessarie, ma un atteggiamento schizofrenico tra il tenore delle circolari e la rassicurante banalizzazione delle dichiarazioni ostentate rischia di minare la convinzione con cui gli operatori sono chiamati ad attuarle. E’ vero che rischio può essere la percezione a posteriori di tanto rumore per nulla, ma sarebbe imperdonabile la percezione del rischio opposto dopo avere impegnato tanti soldi e così tante risorse. Che le precauzioni esagerate debbano valere solo per i calciatori e gli atleti delle Olimpiadi?”  

 

 




 
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