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2008
 
Roma, 29/12/2006”
PRESEPE A MONTECITORIO: MELLANO SCRIVE UNA LETTERA APERTA AL PRESEIDENTE DELLA CAMERA BERTINOTTI
  Con una lettera aperta indirizzata al Presidente della Camera dei Deputati, Fausto Bertinotti, in riferimento all’iniziativa politica che lo ha visto protagonista con la collega Donatella Poretti dell’inserimento di quattro bambolotti inneggianti ai “Pacs” e al matrimonio civile anche per le coppie omosessuali all’interno del presepe allestito nell’atrio di Palazzo Montecitorio, Bruno Mellano deputato della Rosa nel Pugno ha voluto porgere le proprie scuse a tutti coloro i quali si sono sentiti offesi dal gesto ritenuto sacrilego e blasfemo. A seguire il testo della lettera inviata quest’oggi.
 
“Caro Presidente,
Le scrivo oggi dopo aver ricevuto il Suo richiamo formale con il quale deplorava vivamente l’episodio che ha riguardato me e la collega Poretti, aver ascoltato gli interventi dei colleghi che si sono espressi e lette le agenzie e le e-mail di protesta ricevute.
In seguito alla mia richiesta di scuse, pronunciata ieri durante una riunione del Comitato Nazionale del mio partito, e rivolta a tutti coloro, credenti e non, che si sono sentiti offesi nella loro religiosità e nel loro credo, presento anche a Lei, Presidente di tutti i deputati, la mia richiesta di scuse per il gesto inscenato, ritenuto da alcuni blasfemo e sacrilego.
Questo ovviamente non significa sconfessare la battaglia politica che quel giorno intendevamo portare all’attenzione delle istituzioni e dei cittadini: ovvero la necessità che il Parlamento legiferi al più presto estendendo diritti e doveri anche alle cosiddette “coppie di fatto”.
Quanto accaduto a seguito del mio gesto, mi creda, è stato per me fonte di sincero dispiacere.
Ringraziandola per l’attenzione, voglia accogliere i miei migliori auguri per un felice anno nuovo.
 
On. Bruno Mellano
Membro XIII Commissione Agricoltura

Roma, 27 dicembre 2006
REATI CONTABILI/MANFREDI (RADICALI): TUTTI RINFACCIANO AL SENATORE FUDA IL SUO EMENDAMENTO, NESSUNO GLI RINFACCIA LA SUA INCOMPATIBILITA’ (Amministratore unico società di gestione Aeroporto dello Stretto).
  Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) ha dichiarato:
 
“Nel giorno in cui il Consiglio dei Ministri sforna il decreto-legge che cancellerà il famigerato comma 1346 della Legge Finanziaria che ha sanato i reati contabili, tutti sparano a zero contro il senatore calabrese Pietro Fuda, accusato di essere l’ideatore dello sciagurato emendamento.
Nessuno, invece, denuncia la patente situazione di incompatibilità in cui versa il senatore Fuda: egli è, dall’agosto 2005, Amministratore Unico della So.G.A.S. spa (società di gestione dell’Aeroporto dello Stretto). La sua successiva elezione in Senato lo pone in una evidente (a chi vuol vedere) situazione di incompatibilità, in base a quanto previsto dalla legge 15 febbraio 1953, n. 60: “…i membri del Parlamento non possono ricoprire cariche, né esercitare funzioni di amministratore, presidente, liquidatore, sindaco o revisore, direttore generale o centrale, consulente legale o amministrativo con prestazioni di carattere permanente, in associazioni o enti che gestiscano servizi di qualunque genere per conto dello Stato o della pubblica Amministrazione, o ai quali lo Stato contribuisca in via ordinaria, direttamente o indirettamente …”.
 
Nessuno rinfaccia a Fuda la sua incompatibilità perché sono una cinquantina i parlamentari nelle sue condizioni, divisi equamente tra maggioranza ed opposizione.
 
Una soluzione al problema è lì a portata di mano: vista la sua abilità nel padroneggiare le leggi e gli emendamenti, il senatore Fuda è stato nominato presidente della Commissione parlamentare per la semplificazione della legislazione; potrebbe iniziare a semplificare abolendo questa fastidiosa legge del 1953.
Senatore Fuda, farebbe contento non solo lei ma tanti altri colleghi; un bel regalo per un altro felice e sereno anno in Parlamento!”.
 
Manfredi (348/5335305)

Torino, 26 dicembre 2006
WELBY – VIALE (RNP) “L’ORDINE DEI MEDICI DEVE DIFENDERE IL Dr RICCIO. HA AGITO NEL RISPETTO DEL CODICE DEONTOLOGIVO”
  Silvio Viale, medico di EXIT-Italia e membro radicale della Direzione Nazionale della Rosa nel Pugno, chiede che la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO) scenda subito in campo per difendere il Dr Mario Riccio.
Il Dr Silvio Viale ha così motivato la richiesta:
“Il Dr Mario Riccio ha agito nel rispetto del codice deontologico, per cui la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici ha il dovere di scendere in campo a difesa del suo operato. Poco importa se il codice deontologico non ha l’efficacia di norma giuridica, l’Ordine dei Medici ha l’obbligo morale di difendere il proprio codice, che è ispirato ai principi della Convenzione di Oviedo, ratificata dal Parlamento nel 2001 (Legge 145/01 – GU 28.03.2001). Sarebbe mortificante per l’intera categoria, se la Federazione Nazionale si limitasse ad un puro attendismo burocratico, considerato che il Dr Mario Riccio ha operato esattamente come molti altri colleghi hanno dichiarato di fare in casi simili.  
Anche se non si è voluto riportare espressamente il diritto di “ritirare il proprio consenso in qualsiasi momento”, come prevede l’art. 5 della Convenzione di Oviedo, questo è implicito in tutto l’impianto del codice deontologico. In generale, “il medico deve improntare la propria attività professionale al rispetto dei diritti fondamentali della persona” (art 20). Nello specifico “il medico, anche tenendo conto delle volontà del paziente laddove espresse, deve astenersi dall’ostinazione in trattamenti diagnostici e terapeutici da cui non si possa fondatamente attendere un beneficio per la salute del malato e/o un miglioramento della qualità della vita” (art 16). “In ogni caso, in presenza di documentato rifiuto di persona capace, il medico deve desistere dai conseguenti atti diagnostici e/o curativi, non essendo consentito alcun trattamento medico contro la volontà della persona” (art 35). “In caso di malattie a prognosi sicuramente infausta o pervenute alla fase terminale, il medico deve improntare la sua opera ad atti e comportamenti idonei a risparmiare inutili sofferenze psichicofisiche e fornendo al malato i trattamenti appropriati a tutela, per quanto possibile, della qualità di vita e della dignità della persona” (art. 39).
Quale fosse la volontà espressa da Welby di rifiutare il trattamento è cosa pubblicamente nota e certa, come è chiaro il ripetuto riferimento del 
codice ad evitare l’accanimento terapeutico anche qualora, come conseguenza del rifiuto, il paziente diventasse incapace. “Il medico deve intervenire, in scienza e coscienza, nei confronti del paziente incapace, nel rispetto della dignità della persona e della qualità della vita, evitando ogni accanimento terapeutico, tenendo conto delle precedenti volontà del paziente (art 35). “Allorché sussistano condizioni di urgenza, tenendo conto delle volontà della persona se espresse, il medico deve attivarsi per assicurare l’assistenza indispensabile (art 36). “In caso di compromissione dello stato di coscienza, il medico deve proseguire nella terapia di sostegno vitale finché ritenuta ragionevolmente utile evitando ogni forma di accanimento terapeutico” (art 39). Che la volontà della persona sia un vincolo è chiaramente espresso quando si fa riferimento al nutrirsi “Se la persona è consapevole delle possibili conseguenze della propria decisione, il medico non deve assumere iniziative costrittive né collaborare a manovre coattive di nutrizione artificiale nei confronti della medesima, pur continuando ad assisterla” (art 55). Così, se “Il medico, anche su richiesta del malato, non deve effettuare né favorire trattamenti finalizzati a provocarne la morte” (art 17)”, è indiscutibile che, “se la persona è consapevole” (art 53) e “capace” (art 35), tra le “possibili conseguenze della propria decisione” (art 53) e del “rifiuto” (art 35) vi sia anche la morte.”
 
(Silvio Viale 3393257406)

Torino, 22 dicembre 2006
CASO WELBY/TORINO/RIFONDAZIONE E VERDI FIRMANO PETIZIONE SU EUTANASIA. MELLANO E FREZZATO (RNP): “CONTINUANO I RISCONTRI POSITIVI AL NOSTRO TENTATIVO DI DIALOGO CON LE ISTITUZIONI LOCALI”.
DOMANI RACCOLTA FIRME DELLA ROSA NEL PUGNO IN VIA GARIBALDI. AL TAVOLO DEL MATTINO SARA' PRESENTE L'ON. BRUNO MELLANO.
  I cinque componenti del Gruppo di Rifondazione Comunista presso il Consiglio Regionale del Piemonte (Sergio Dalmasso, Paola Barassi, Juri Bossuto, Gian Piero Clement, Alberto Deambrogio) ed il capogruppo dei Verdi Enrico Moriconi hanno sottoscritto la petizione al Parlamento Italiano, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, che chiede: un’indagine parlamentare conoscitiva sulla consistenza del fenomeno dell’eutanasia clandestina in Italia e la calendarizzazione parlamentare delle proposte di legge esistenti in materia di eutanasia.
La scorsa settimana avevano risposto, con una dichiarazione pubblica di solidarietà a Welby e di sostegno alla campagna per portare all’attenzione dell’opinione pubblica la questione della fine della vita, il Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, ed il Presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso.
Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno) e Alessandro Frezzato (membro Consiglio Generale Associazione Coscioni) hanno dichiarato:
“Un mese fa avevamo inviato ai rappresentanti dei cittadini nelle istituzioni locali il testo della petizione unitamente alla richiesta di sottoscrizione. La firma dei consiglieri di Rifondazione Comunista e dei Verdi è la adesione nel merito della nostra battaglia; speriamo non resti l’unico e che i compagni di Rifondazione e gli amici Verdi sappiano aiutarci dall’interno a coinvolgere appieno il Comune, la Provincia e la Regione.
Il riscontro più eclatante rimane comunque quello che abbiamo in strada, ai nostri tavoli; i cittadini firmano in maniera convinta e partecipe, dimostrando una consapevolezza del problema, della sua importanza e della sua estensione, che, al momento, pare faccia difetto alla maggior parte di coloro che sono stati eletti dagli stessi cittadini nelle istituzioni, a Torino come a Roma.”.
Raccolta firme della Rosa nel Pugno sulla petizione al Parlamento sull’eutanasia (www.lucacoscioni.it):
Domani, sabato 23 dicembre, Torino, via Garibaldi angolo via Bellezia:
dalle 10:30 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 19:00.

Roma, Torino, 22/12/06
IL GOVERNO SI IMPEGNA ENTRO UN ANNO A IMPOSTARE POLITICHE DI RISPARMIO IDRICO IN AGRICOLTURA
  Mellano e Boni: “E’ un primo passo nella direzione giusta: destinare parte dei fondi del Piano Irriguo Nazionale alla riconversione di sistemi di irrigazione antiquati e dispendiosi e predisporre un Manuale di buona pratica irrigua”

La Camera dei Deputati ha approvato, collegato alla Legge Finanziaria, un Ordine del Giorno firmato dall’On. Bruno Mellano della Rosa nel Pugno. L’OdG impegna il Governo a destinare una parte dei fondi del "Piano irriguo nazionale" per favorire la necessaria ed urgente riconversione dei vecchi sistemi di irrigazione con tecniche irrigue moderne e tecnologicamente innovative, che utilizzano minori quantitativi d'acqua. Impegna inoltre il Governo a predisporre, entro un anno, un "Manuale di buona pratica irrigua" che possa fornire le informazioni sulle più aggiornate tecnologie e tecniche irrigue in rapporto a ciascuna delle colture che vengono attuate sul territorio nazionale.

Dichiarazione di Bruno Mellano (Deputato delle Rosa nel Pugno) e Igor Boni (Presidente dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta)
“L’approvazione dell’Ordine del Giorno è indubbiamente un primo passo nella direzione giusta: puntare sul risparmio idrico nel settore – l’agricoltura - che consuma il 65% dell’intera risorsa nazionale e l’80% in alcune regioni, come il Piemonte. Ora però è assolutamente necessario che gli impegni formalmente assunti dal Governo siano rispettati e per questo vigileremo affinché al più presto una parte dei cospicui fondi, sbloccati dalla legge finanziaria, del Piano Irriguo Nazionale vengano utilizzati nella riconversione di parte importante dei sistemi di irrigazione italiani, spesso risalenti a criteri ottocenteschi.
Giudichiamo inoltre cruciale la predisposizione entro il 2007 di un ‘Manuale di buona pratica irrigua’ che possa essere la base di conoscenze per tutti gli operatori in merito alle tecniche più innovative di risparmio idrico in agricoltura.
Della salvaguardia della risorsa naturale più importante (l'acqua) non ci si può occupare solo durante le emergenze, è necessario impostare con lungimiranza un cambio di rotta; su questo – ma senza sconti - saremo di continuo supporto e stimolo a Governo e maggioranza per proseguire sulla strada intrapresa.”

Mellano (348/5335302)
Boni (348/5335309)

Roma, Torino, 21 dicembre 2006
MORTE WELBY/VIALE E MELLANO (RNP): “VICINI A WELBY NELLA SUA ULTIMA SCELTA DI LIBERTA’ E SOLIDALI CON IL DR. MARIO RICCIO.
SABATO SAREMO DI NUOVO IN STRADA PERCHE’ I CITTADINI SONO CON NOI.”
  Dichiarazione di Silvio Viale (segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta) e Bruno Mellano (deputato della Rosa nel Pugno):
“Siamo, innanzitutto, vicini a Piergiorgio Welby nella sua ultima scelta di libertà, perseguita da anni e ricercata con lucida determinazione negli ultimi 90 giorni della sua esistenza. Come già Luca Coscioni, Piergiorgio ha gettato il suo corpo nella lotta; ne ha fatto uno strumento di iniziativa politica e il fatto che oggi, in tutte le case, nei bar, in strada, gli italiani discutano di eutanasia dimostra il successo di tale lotta; andremo avanti, con Luca, con Piergiorgio.
Esprimiamo poi la massima solidarietà al Dr. Mario Riccio (medico anestesista rianimatore presso l’ospedale di Cremona), che, agendo in scienza e coscienza, ha permesso a Welby di compiere la sua estrema volontà.
Tutto questo è avvenuto a poche ore da due atti vergognosi, che rimarranno fra le pagine nere della storia di questo Paese: il Consiglio superiore di Sanità ha sancito che nel “caso Welby” non c’era accanimento terapeutico; le commissioni Affari Sociali e Giustizia della Camera hanno bocciato la richiesta, avanzata ormai da decine di migliaia di cittadini italiani, di un’indagine parlamentare sul fenomeno dell’eutanasia clandestina; gli unici partiti favorevoli sono stati i Verdi e la Rosa nel Pugno.
Il minimo che possiamo fare per continuare l’opera di Welby è di tornare nuovamente in strada, a chiedere il sostegno dei cittadini affinché il Parlamento discuta al più presto le proposte di legge sulle direttive anticipate, sull’accanimento terapeutico e sull’eutanasia”.

Raccolta firme della Rosa nel Pugno sulla petizione al Parlamento sull’eutanasia (www.lucacoscioni.it):
Sabato 23 dicembre, Torino, via Garibaldi angolo via Bellezia: dalle 10:30 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 19:00

Viale (339.3257406)

Torino, 20 dicembre 2006
VIALE REPILCA AL CARDINALE POLETTO "L'UNICA STRUMENTALIZZAZIONE E' IL VOSTRO DESIDERIO DI SILENZIARE WELBY"
SULL'ABORTO IL SINDACO TOLGA LA DELEGA A BORGIONE.
  Silvio Viale, segretario dell'Associazione Radiacle Adelaide Aglietta, replica prontamente al Card. Poletto sul caso welby e sull'assessore Borgione: "Lunica vera strumentalizzazione è quella di coloro che vogliono silenziare Welby. Costoro vorrebbero che welby consumasse in silenzio la sua agonia lontano dagli occhi. E' curioso che proprio chi esalta la cultura della sofferenza, ne abbia paura. welby chiede solo di potere morire in pace e senza sofferenza. Chiede una legge per tutti. Il Cardinale Poletto non può pretendere di rappresentare la coscienza di tutti, dimenticandosi del principio di laicità che tutela proprio la pluralità delle coscienze Per quanto riguarda il caso Borgione, le legittima solidarietà del Cardinale, impone che la delega sia affidata ad un altro assesssore. Come può occuparsi di aborti chi ritiene che si tratti di un omicidio da evitare ad ogni costo. La mia tolleranza laica rispetta le posizioni ideologiche del Cardinale Poletto. Mi dispiace che nel ragionamento di Poletto prevalga l'intolleranza verso le posizioni deglia altri. Comunque, Buon Natale, Cardinale."

(Silvio Viale 339 3257406)

Roma, 20 dicembre 2006
PACS: ANCHE DUE COPPIE GAY NEL PRESEPE DI MONTECITORIO

  Un'iniziativa dei deputati radicali della RNP Donatella Poretti e Bruno Mellano
"Stamattina mentre ci recavamo in aula per le votazioni sulla Finanziaria, abbiamo accompagnato due coppie gay vicino ai pastorelli del presepe allestito da alcuni giorni vicino al Transatlantico". Lo hanno dichiarato i deputati radicali della Rosa nel Pugno Bruno Mellano e Donatella Poretti. La prima coppia e' composta da due lesbiche con al collo un cartello con su scritto:'Anche in Italia il matrimonio gay come nella Spagna di Zapatero'; la seconda coppia e' composta da due omosessuali con al collo un cartello con su scritto: 'Pacs Now!'. I due deputati hanno commentato: "Ci auguriamo che il Parlamento approvi al piu' presto una legge per il riconoscimento delle unioni civili cosi' come richiesto dalle coppie gay del presepe di Montecitorio. E' ingiusto che milioni di cittadini non possano vedere riconosciuti i loro diritti come ormai avviene in quasi tutti i Paesi dell'Unione Europea".

a questo link le foto: http://www.radicalparty.org/pacsnow/

On. Bruno Mellano
Membro XIII Commissione Agricoltura

Roma, Torino, 20 dicembre 2006
TAVAROLI E TELEKOM SERBIA/CAPEZZONE E MANFREDI (RNP): DA CINQUE MESI IL GOVERNO CI DEVE UNA RISPOSTA.
ELEMENTI UTILI PER SEGUIRE LA TRACCIA DEI SOLDI DELL’AFFAIRE NEL “RAPPORTO TORKILDSEN” DEL TRIBUNALE DELL’AJA E NELL’ORDINANZA DI ARCHIVIAZIONE DELLA PROCURA DI TORINO.
  Dopo la pubblicazione dell’ennesimo articolo su presunte attività del Dr. Giuliano Tavaroli, per conto del SISMI, legate all’affaire Telekom Serbia, Daniele Capezzone (presidente Commissione Attività Produttive Camera dei Deputati) e Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato:
“Attendiamo da cinque mesi la risposta dei ministri dell’Interno e della Difesa alla nostra interrogazione su eventuali attività dei servizi di sicurezza correlate all’affaire Telekom Serbia.
Nell’attesa, non possiamo che basarci sugli articoli dei giornali; se quanto letto corrisponde al vero, è quantomeno strano che nell’estate 2003, nel pieno delle polemiche relative al “caso Igor Marini”, il Dr. Tavaroli non fosse più interessato a seguire la traccia dei soldi versati dall’azienda pubblica Telecom Italia al regime di Milosevic.
Chi fosse ancora oggi curioso di sapere come Milosevic (e non l’azienda Telekom Serbia) spese i soldi dei contribuenti italiani può iniziare la sua ricerca spulciando, sui siti radicali, due documenti fondamentali: il “Rapporto Torkildsen” (dal nome dell’esperto finanziario del Tribunale dell’Aja, che lo redasse nel giugno 2002), copia del quale consegnammo alla commissione parlamentare d’inchiesta su Telekom Serbia, che lo cita nella sua sedicente “relazione intermedia”; l’ordinanza di archiviazione dell’inchiesta su Telekom Serbia, depositata presso il Tribunale di Torino il 9 maggio 2005, in cui si può, tra  l’altro, leggere:
“…Si è così accertato in primo luogo che l’intero prezzo pagato per Telekom Serbia giunse nella disponibilità del Governo serbo. La provvista venne temporaneamente impiegata in depositi a termine ovvero accreditata a società cipriote riconducibili al Governo Serbo. Dopo un periodo di tempo variabile da pochi giorni a due mesi, il danaro confluì nella disponibilità del Fondo per lo Sviluppo della Serbia…E’ stato poi accertato che il Fondo per lo Sviluppo della Serbia ha utilizzato questa provvista per pagamenti in favore di imprese estere eseguiti per conto di imprese serbe delle prime debitrici e per pagare pensioni e stipendi da tempo in arretrato.
…. Ed invero da una parte sono stati trovati pagamenti, come si è detto, a favore di imprese straniere (NDR: per quanto riguarda l’Italia, risulta il pagamento di 4 milioni di marchi alla GESIM Srl di Bassano del Grappa e di 2 milioni e mezzo di marchi ad “altre società italiane” non meglio identificate); e dall’altra sono state constatate cospicue rimesse a favore della Banca centrale del Paese che era l’Ente competente ad erogare appunto pensioni e stipendi e che, ovviamente, trasformava in valuta nazionale gli accrediti ricevuti in valuta estera…
Il risultato di questa parte dell’indagine spiega anche il motivo per il quale l’opposizione interna a Milosevic era contraria alla vendita di Telekom Serbia; e conferma altresì le dichiarazioni dell’Ambasciatore Bascone (che aveva portato a conoscenza del Ministro degli esteri Dini e del sottosegretario Fassino l’esistenza dell’affare e la contrarietà ad esso di ambienti politici serbi avversi a Milosevic). E’ infatti evidente che la disponibilità di cospicue risorse economiche da parte di quest’ultimo e l’utilizzazione di esse per scopi sociali e di sostegno all’economia si risolveva in un rafforzamento della sua posizione e in una probabile vittoria nelle elezioni che si sarebbero tenute di lì a poco, cosa che infatti poi avvenne…”.
 
 N.B. I documenti citati sono reperibili su www.grupporadicalipiemonte.it

Torino, 20 dicembre 2006
NUOVA LEGGE FORESTALE DELLA GIUNTA BRESSO: UN INCENTIVO AL TAGLIO DEI BOSCHI CONTRO LA VOLONTA’ DEI PROPRIETARI DEI TERRENI
  Mellano e Viale: “una legge che impone consorzi obbligatori ai proprietari in nome di una inesistente ‘pubblica utilità’, in barba ai principi costituzionali sulla proprietà privata. ”
Iniziano in questi giorni alla terza commissione del Consiglio Regionale le audizioni in merito al Disegno di legge forestale presentato dalla Giunta guidata da Mercedes Bresso (n.345 del 23 ottobre 2006). Il testo intitolato: “Promozione dell’economia forestale e pastorale” finanzia le attività forestali con l’obiettivo primario di trarre vantaggio economico dal patrimonio forestale piemontese
Dichiarazione di Bruno Mellano (Deputato della Rosa nel Pugno) e Silvio Viale (Direzione nazionale Rosa nel Pugno, Segretario Associazione radicale A. Aglietta).
“Il concetto più volte ribadito nel testo che i boschi piemontesi siano innanzitutto una risorsa economica non corrisponde alla verità per due motivi: laddove i terreni sono privati sono i proprietari stessi a non tagliare i boschi per produrre legname proprio perché non è economicamente fruttuoso; in secondo luogo, più importante, i boschi piemontesi ricoprono essenzialmente una funzione protettiva (e paesaggistica) dato che si trovano su versanti montani. Se questi boschi venissero tagliati diffusamente, otterremmo come risultato un notevole incremento dei dissesti e un danno irreparabile all’ecosistema montano. Tuttavia l’aspetto più assurdo e inaccettabile riguarda l’imposizione per i proprietari di consorziarsi obbligatoriamente, secondo norme derivanti dal codice fascista (richiamate esplicitamente nel testo) e articoli del codice civile riferiti ai ‘consorzi di bonifica’ che nulla centrano con gli organismi in oggetto. Si afferma che per ‘pubblica utilità’ si costituiscono consorzi per tagliare i boschi e trarre benefici economici che potranno essere riconosciuti ai proprietari per non più del 50% del totale. Peccato che i consorzi obbligatori ledano gravemente la proprietà privata in barba ai principi costituzionali italiani. Si cerca per l’ennesima volta di creare con fondi pubblici un’economia che non c’è, pensando di dargli gambe per camminare da sola; come sempre ciò comporterà banalmente il licenziamento di persone che hanno iniziato a lavorare nel settore qualora i finanziamenti dovessero cessare o venissero attuate le ennesime politiche assistenziali. Si stanziano 55 milioni di euro per i prossimi 2 anni e il 2% dell’IRPEF regionale per i dieci anni successivi: cifre che potrebbero essere utilizzate per politiche di gestione razionale e di tutela del patrimonio boschivo, non certo finalizzate principalmente al taglio ma semmai all’incremento delle produzioni legnose su terreni di pianura; piantare alberi e non tagliarli! Resta infine la speranza che tutto il mondo ambientalista si accorga di quanto sta avvenendo e contribuisca a fermare questo ennesimo progetto folle della giunta di Mercedes Bresso”

Mellano; Viale

Torino, 19 dicembre 2006
FIRME FALSE ELEZIONI REGIONALI/RADICALI: BENE RICHIESTA RINVIO A GIUDIZIO CONSIGLIERE GIOVINE; SE SARA’ ACCERTATO IL FALSO, CI AUGURIAMO CHE SAPPIA TRARRE LE DEBITE CONSEGUENZE.
  Alla notizia della richiesta di rinvio a giudizio di Michele Giovine (consigliere regionale “Consumatori per Ghigo”) da parte della Procura di Torino per il reato di falso, in relazione alla presentazione delle firme a sostegno della sua lista in occasione delle elezioni regionali dell’aprile 2005, Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno, ex presidente Giunta Elezioni del Consiglio Regionale del Piemonte) e Giulio Manfredi
(Direzione Nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato:
“Pur arrivando venti mesi dopo i fatti, la richiesta di rinvio a giudizio di Giovine ha il merito di riportare alla ribalta la questione della legalità delle procedure con cui si svolse la presentazione delle liste alle passate elezioni regionali, non solo in Piemonte; legalità che è condizione indispensabile per il completo e corretto esercizio del diritto di voto, attivo e passivo, del cittadino, essenza stessa della vita democratica.
In questa materia è fresca di stampa la sentenza 394/2006 della Corte Costituzionale, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di alcune parti della legge n. 61 del 2004 (Norme in materia di reati elettorali), che avevano sancito la depenalizzazione della falsificazione delle autenticazioni delle liste elettorali e di candidati.
La pronuncia della Consulta ha fatto giustizia di un’evidente disparità di trattamento esistente fra le falsificazioni suddette (soggette solamente ad ammenda) e le altre, punite come delitto e con pena detentiva dagli articoli 476 e 479 del codice penale.
Non sappiamo se la sentenza suddetta possa essere applicata alla fattispecie delle passate elezioni regionali; quello che riteniamo importante è che la magistratura faccia finalmente chiarezza sui fatti e che, nel caso sia accertata la falsificazione delle firme, il consigliere Giovine tragga le dovute conseguenze politiche, lasciando libera la carica illegittimamente ricoperta.”.

Torino, 18 dicembre 2006
TORINO/SILVIO VIALE E’ NUOVO SEGRETARIO ASSOCIAZIONE RADICALE A. AGLIETTA: “CONTINUERO’ ED INTENSIFICHERO’ IL MIO IMPEGNO SUL FRONTE DEI DIRITTI CIVILI, DALL’ABORTO FARMACOLOGICO ALL’EUTANASIA”.
  Ieri si è svolto il 9° Congresso ordinario dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta di Torino, che cooordina le iniziative radicali in Piemonte.
Al termine dei lavori, è stata approvata la mozione generale per il 2007, che impegna l’Associazione su vari fronti, tra i quali: il sostegno all’iniziativa di Piergiorgio Welby; il dialogo, difficile ma indispensabile, con gli organi dello SDI per dare nuova linfa alla Rosa nel Pugno; la campagna per l’introduzione in Italia dell’aborto farmacologico; la partecipazione alla campagna di iscrizioni al Partito Radicale Nonviolento, Transazionale e Transpartito (5.000 iscritti entro febbraio, pena la chiusura), che andrà di pari passo con lo svolgimento del “Satyagraha mondiale per la pace”, lanciato da Marco Pannella.
Il Congresso ha, infine, eletto le cariche che dovranno guidare l’Associazione nel 2007: il nuovo  segretario è Silvio Viale (ginecologo al S. Anna di Torino, attualmente inquisito dalla Procura di Torino per le modalità con cui ha condotto – primo medico in Italia – la sperimentazione della pillola RU486), che ha sostituito Bruno Mellano, ora deputato della Rosa nel Pugno; presidente dell’Associazione è stato eletto Igor Boni (agronomo, esperto in tematiche ambientali, animatore con il socialista Diego Castagno e la liberale Nicoletta Casiraghi dei “volenterosi della Rosa nel Pugno”); alla carica di tesoriere è stato riconfermato Carlo Donati (studente, fra gli organizzatori di “Torino Pride 2006”).
Appena eletto, Silvio Viale ha dichiarato:
“E’ stato un congresso molto partecipato, in cui abbiamo affrontato senza ipocrisie i problemi e le difficoltà politiche ed economiche in cui si trova ad operare l’Associazione Aglietta. La fiducia che i compagni radicali mi hanno dimostrato mi servirà da sprone per continuare con rinnovato impegno la mia lotta sui diritti civili, fornendo il mio apporto militante alla causa di Piergiorgio Welby, continuando ad incalzare l’Assessore regionale alla Salute sul tema della RU486; a tale proposito, segnalo con soddisfazione che le donne DS piemontesi, riunite sabato a Torino, hanno posto al primo punto del loro programma d’azione la questione dell’aborto farmacologico.
L’elezione di Boni alla presidenza è un riconoscimento dell’instancabile lavoro sotto traccia di Igor, sia sulle questioni ambientali sia, ultimamente, nel tessere rapporti e contatti con gli esponenti dello SDI; un’opera che, come tante altre iniziative dell’Aglietta, è servita da modello in altre realtà radicali italiane”.

Viale (348/5335310)                                        www.associazioneaglietta.it

Torino, 16 dicembre 2006
WELBY - VIALE (EXIT-Italia) “UNA SENTENZA DA PONZIO PILATO, MA LA QUESTIONE NON E’ CHIUSA. I MEDICI E I PAZIENTI NON DEBBONO ESSERE LASCIATI SOLI.”
  Silvio Viale, medico di Exit-Italia e membro radicale della Direzione Nazionale della Rosa nel Pugno, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“C’era da aspettarselo che nel magma giuridico italiano un giudice finisse per comportarsi come Ponzio Pilato. Per evitare di entrare nel merito del contrasto tra i Codici Penale e Civile e i diritti garantiti dalla Costituzione, dalla Convenzione di Oviedo e dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo,si è preferito dichiarare non ammissibile il ricorso, sacrificando così i diritti di chi chiede di porre fine legalmente alle proprie sofferenze. Con questa decisione i medici continueranno a rimanere soli con i loro pazienti a decidere nel chiuso delle loro stanze, senza sapere se le decisioni prese abbiano il conforto della legge. In questo contesto è sconfortante che il “nuovo” Codice Deontologico, presentato oggi, nasca vecchio e rinunciatario. Ma la questione non è chiusa. Welby è più che mai presente, con il suo corpo sofferente e con la sua richiesta civile, come atto di accusa verso coloro che dal Parlamento alle aule dei Tribunali hanno la responsabilità di dare giustizia. Non vi è più nessun alibi perché il Parlamento non discuta e legiferi sulle direttive anticipate e sul rifiuto del trattamento, delineando le circostanze in cui l’atto medico può essere depenalizzato.”

PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO 2006 DI NESSUNO TOCCHI CAINO
“La pena di morte nel mondo”
 
 
LUNEDI 18 DICEMBRE 2006 - ore 12
CITTA DI TORINO – SALA DELLE CONGREGAZIONI
Via Milano, 1 - TORINO
  Partecipano:
 
MICHELE DELL’UTRI, Ass. alle Politiche giovanili, Cooperazione e relazioni internazionali
gian luigi bonino, Capogruppo della Rosa nel Pugno al Comune di Torino
SILVIO VIALE, Presidente dell’Associazione Radicale “Adelaide Aglietta”
Elisabetta Zamparutti, curatrice del Rapporto 2006 di Nessuno tocchi Caino
Sergio d’Elia, Deputato della Rosa nel Pugno e Segretario di Nessuno tocchi Caino
Bruno mellano, Deputato della Rosa nel Pugno e membro del board di NTC
 
INTERVIENE:
GIAMPIERO GIANI, Console Onorario del Messico a Torino
 
Il Rapporto 2006 sulla pena di morte di Nessuno tocchi Caino, edito da Marsilio, conferma l’evoluzione positiva verso l’abolizione della pena di morte in atto nel mondo da almeno dieci anni. Sul terribile podio dei primi paesi che hanno compiuto più esecuzioni nel mondo figurano tre paesi autoritari: la Cina, l’Iran e l’Arabia Saudita.
La presentazione del Rapporto sarà anche l’occasione per fare il punto sulla campagna di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale transnazionale, transpartitico e nonviolento per la moratoria ONU delle esecuzioni capitali e sulla campagna “Nessuno tocchi Saddam”
 
Ufficio Stampa:
Tel 06 67602192 – 011 2309006 – cell. 348 5335302 – fax 0112301042
e mail: rosasco_a@camera.it

Torino, 15 dicembre 2006
CON WELBY E PER WELBY/DOMANI VEGLIE  A TORINO, NOVARA E VERBANIA.
  Boni e Frezzato (RNP): “Sarà un momento di lotta politica e di riconoscenza al coraggio e alla forza di Piergiorgio Welby”
Domani, sabato 16 dicembre, a Torino (via Garibaldi ang. via Bellezza), a partire dalle ore 21:00, si terrà “una veglia pubblica con e per Piergiorgio Welby”, il co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni che oltre 80 giorni fa ha pubblicamente chiesto, con una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, di poter porre fine alle sue insostenibili sofferenze con dignità e nel rispetto delle sue volontà.
Analoghe veglie si terranno domani  a Novara (dalle 17.00 alle 19.30 in Via Rosselli di fronte al Teatro Coccia) e a Verbania  (dalle 21.00 fino alle 24.00 in Piazza Ranzoni ).
 Sul sito www.lucacoscioni.it è  disponibile l’elenco (continuamente aggiornato) dei parlamentari che hanno sottoscritto la seguente dichiarazione: "Noi sottoscritti, parlamentari della Repubblica, aderiamo alla "Veglie per e con Piergiorgio Welby" indette per sabato 16 dicembre, e sosteniamo la mobilitazione civile volta a rendere omaggio ad un cittadino che, a prezzo di una sua incommensurabile sofferenza, porta un contributo fondamentale per un alto e necessario dibattito, sin qui rimosso, nel nostro Paese.”.
 
Ecco i parlamentari piemontesi (o eletti in Piemonte) che hanno aderito finora:
Margherita Boniver, Enrico Costa, Benedetto Della Vedova (Forza Italia); Titti Di Salvo, Massimo Fiorio, Khaled Fouad Allam, Giuseppe Giulietti, Mario Lovelli, Mauro Marino,  Maria Leddi, Elisabetta Rampi (Ulivo); Emma Bonino, Bruno Mellano,  Salvatore Buglio (Rosa nel Pugno); Magda Negri (Per le autonomie); Katia Bellillo e Nicola Tranfaglia (Comunisti Italiani); Mauro Del Bue (Dc-Nuovo PSI); Matteo Brigandì (Lega Nord - Padania); Daniela Alfonzi (Rifondazione Comunista).
Dichiarazione di Igor Boni (esponente della Rosa nel Pugno torinese) e di Alessandro Frezzato (Consiglio generale Associazione Luca Coscioni):
“Qualunque cosa accada nei prossimi giorni, è chiaro che l’iniziativa di Piergiorgio Welby ha cambiato questo paese; l’ha costretto a fermarsi a riflettere, a discutere, a confrontarsi, mettendo a nudo le coscienze di ciascuno. Era tempo che accadesse ed era da troppo tempo che non accadeva più. Ora si tratta di trasformare questa attenzione nei risultati che auspichiamo. Innanzitutto per la storia drammatica di Welby, affinché possa ottenere ciò che da oltre 80 giorni, con forza, chiede alle istituzioni italiane. Ma si tratta anche di raggiungere gli obiettivi che decine di migliaia di cittadini hanno pubblicamente chiesto al Parlamento italiano sottoscrivendo una nostra petizione: istituire una commissione d’inchiesta sulla eutanasia clandestina Italia e calendarizzare la discussione dei progetti di legge su eutanasia e testamento biologico, che da tempo sono stati depositati in Parlamento. Per questo le veglie di sabato saranno al contempo un momento di lotta politica e di riconoscenza personale al coraggio e alla determinazione di Piergiorgio Welby; saranno il modo di inviargli il nostro abbraccio collettivo.”.

Boni            www.lucacoscioni.it

Torino, 14 dicembre 2006
CASO WELBY/SONO GIA’ 200 I PARLAMENTARI ADERENTI ALLA VEGLIE DI SABATO, NELLE PIAZZE E STRADE DI TUTTA ITALIA.
MELLANO E FREZZATO (RNP): “CHIEDIAMO ANCHE AI RAPPRESENTANTI DELLE ISTITUZIONI LOCALI, A CHIAMPARINO, ALLA BRESSO,  A SAITTA, DI ESSERCI”.
  Sul sito www.lucacoscioni.it è  disponibile l’elenco (continuamente aggiornato) dei parlamentari che hanno sottoscritto la seguente dichiarazione: "Noi sottoscritti, parlamentari della Repubblica, aderiamo alla "Veglie per e con Piergiorgio Welby" indette per sabato 16 dicembre, e sosteniamo la mobilitazione civile volta a rendere omaggio ad un cittadino che, a prezzo di una sua incommensurabile sofferenza, porta un contributo fondamentale per un alto e necessario dibattito, sin qui rimosso, nel nostro Paese.”.
Ecco i parlamentari piemontesi (o eletti in Piemonte) che hanno aderito finora:
Margherita Boniver, Enrico Costa, Benedetto Della Vedova (Forza Italia); Titti Di Salvo, Massimo Fiorio, Giuseppe Giulietti, Mario Lovelli, Mauro Marino,  Maria Leddi, Elisabetta Rampi (L'Ulivo); Emma Bonino, Bruno Mellano,  Salvatore Buglio (La Rosa nel Pugno); Magda Negri (Per le autonomie); Katia Bellillo (Comunisti Italiani); Mauro Del Bue (Dc-Nuovo PSI); Matteo Brigandì (Lega Nord - Padania).
A Torino, la veglia “per e con Piergiorgio Welby” si terrà sabato 16 dicembre, a partire dalle ore 21:00, in via Garibaldi angolo via Bellezza, nel luogo dove oltre 1.000 cittadini hanno già sottoscritto la petizione al Parlamento per: un’indagine conoscitiva sull’eutanasia clandestina; la calendarizzazione delle proposte di legge sull’eutanasia.
Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno) e Alessandro Frezzato (Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni) hanno dichiarato:
“L’acceso dibattito in corso nel Paese, sui giornali, in TV, nelle case, nei bar, nelle strade ha prodotto, finalmente, anche l’attenzione degli inquilini del Palazzo ai temi sollevati da Piergiorgio Welby e, prima di lui, da Luca Coscioni, rendendo palpabile, cosa viva, lo slogan che Luca ha lasciato all’Associazione che porta il suo nome e continua la sua lotta: dal corpo del malato al cuore della politica.
Chiediamo anche ai rappresentanti delle istituzioni locali, a partire dal sindaco Chiamparino e dai presidenti Bresso e Saitta, di essere con noi – e con Piergiorgio Welby  – sabato sera.”.

Mellano

Torino, 14 dicembre 2006
VIALE (RNP) "IL NUOVO CODICE DEONTOLOGICO NASCE VECCHIO”
  Silvio Viale, il medico radicale membro della Direzione Nazionale della Rosa nel Pugno, interviene sul "nuovo" Codice Deontologico che come è stato annunciato oggi dal Presidente Amedeo Bianco verrà presentato sabato a Roma.
Silvio Viale ha dichiarato: “Il nuovo Codice Deontologico nasce vecchio. Se nel 1998, con coraggio, si erano introdotti i principi della Convenzione di Oviedo, nella revisione attuale non si da alcuna nuova risposta ai temi dell’attualità etica. Invano cercherete dei riferimenti utili per affronatare le questioni sulla vita e sulla morte che sono poste dalla vicenda di Piergiorgio Welby e dei tanti nella sua condizione. Paradossalmente, proprio mentre molti medici escono allo scoperto sui temi della morte e dell’assistenza nella morte e alla morte, il nuovo Codice Deontologico lascia nell’incerrtezza, dimostrando l’impotenza della Federazione degli Ordini dei Medici nel dare indirizzi al legislatore. Avrebbe potuto essere l’occasione per superare la confusione teorica e pratica su accanimento terapeutico, sospensione delle cure, rifiuto delle cure, accompagnamento alla morte, suicidio assistito, eutanasia e rispetto della volontà del paziente. Invece dimostra ancora una volta come la Federazione deigli Ordini dei Medici ed il suo Codice Deontologico, come fu per l’aborto, siano sempre destinati ad accodarsi alle decisioni de politici, lasciando che i medici si arrangino da soli, con i loro pazienti, nel chiuso delle loro stanze. La speranza è che i medici siano più avanti di quanto sembra essere il loro ordine.”

(Silvio Viale, 339.3257406)

Torino, 13 dicembre 2006.
SABATO SERA VEGLIA A TORINO  "CON E PER PIERGIORGIO WELBY"
  Anche a Torino la veglia "con e per piergiorgio Welby", che si terrà in Via Garibaldi angolo Via Bellezia sabato sera a partire dalle ore 21. A promuoverla l'Associazione Luca Coscioni, i radicali e i socialisti torinesi. L'Associazione Radicale Adelaide Aglietta e l'Associazione Luca Coscioni sin dal pomeriggio terranno un tavolo a cui si potrà firmare la petizione al Parlamento. 
Per la Rosa nel Pugno, Gian Luigi Bonino e SIlvio Viale invitano tutti a partecipare. In particolare l'invito è rivolto agli amministratori del Comune, della Provincia e della Regione.
Gian Luigi Bonino, segretrio regionale dello SDI, ha dichiarato: "Piergiorgio Welby ha sollevato un tema che riguarda i diritti di tutti. I socialisti gli sono vicini e riconoscono in lui, nella sua battaglia, un percorso comune per una società più laica, più libera e più giusta. Dobbiamo essergli riconoscienti e anche per questo sabato sera saremo presenti alla veglia."
Silvio Viale, presidente della'Associazione Radicale Adelaide Aglietta, ha dichiarato: "Il caso Welby ha acceso i riflettori sulla vita e sulla morte come parte della vita. Partecipare alla veglia significa essere con lui, perchè gli venga resa giustizia, perchè sia esaudita la sua richiesta e perchè il Parlamento discuta di questi temi. Significa essere partecipi una grande battaglia di civiltà."

Roma, 12 dicembre 2006
CINA: MELLANO “MAGGIORANZA SBAGLIA SU EMBARGO ARMI E TAIWAN”
  Durante la seduta odierna della Camera dei Deputati sono state discusse e votate una serie di mozioni riguardanti il rispetto dei diritti umani in Cina. Tra i vari documenti depositati c’era anche una risoluzione a prima firma Mellano che è stata respinta con parere negativo del Governo.
Dichiarazione di Bruno Mellano, deputato della Rosa nel Pugno
“Penso che la Camera abbia compiuto un grave errore nell’approvare un insieme di mozioni sulla “questione Cina” presentate da diversi gruppi di maggioranza e nel bocciare, compattamente, la risoluzione che avevo presentato con il collega Capezzone, che riprendeva testualmente il dispositivo approvato non più tardi di 3 mesi fa dal Parlamento Europeo: in quel documento, infatti, il No alla revoca dell’embargo sulle armi e il Sì alla difesa di Taiwan erano stati affermati con assoluta nettezza politica.
Penso che sia stato profondamente sbagliato, da parte della maggioranza, affrontare in modo accondiscendente la questione dell’embargo sulle armi (alla cui revoca il Parlamento ha votato un sì- condizionato, ma pur sempre un sì) e sostanzialmente tacere, in modo elusivo, sulla questione di Taiwan, che dopo la legge anti-secessione del 2005 è ufficialmente nel “mirino militare” del regime di Pechino.
Mi rendo conto che le relazioni bilaterali Italia-Cina sono complesse. Ma proprio perché complesse meriterebbero un supplemento di prudenza, viste le implicazioni geo-politiche (e non solo commerciali) che questi cedimenti inevitabilmente comporteranno.”

Mellano

Torino, 12 dicembre 2006
WELBY – VIALE (EXIT): “BASTA IPOCRISIE: OGNUNO DICA COSA FAREBBE E SI COMINCI A SCRIVERE NEI DETTAGLI  IL CONSENSO INFORMATO”
  Silvio Viale, medico di EXIT-Italia, chiede che ognuno si assumi la responsabilità delle conseguenze delle proprie dichiarazioni, smettendola con l’ipocrisia:
 
“La senatrice Paola Binetti si appella alle decisioni,  in scienza e coscienza, del medico. L’on. Luciano Violante ci spiega, buon ultimo, che non si tratta di eutanasia, ma di accanimento terapeutico. Persino il senatore Roberto Castelli, anticipando le conclusioni della magistratura, parla di ordinanza equilibrata contro l’accanimento terapeutico. Credo che sia l’ora di uscire dall’ipocrisia, perché tutti costoro non possono non sapere che dopo l’intervento del medico - che provvederà ai sedativi prima della sospensione della ventilazione, che sospenderà la ventilazione e che somministrerà, in “scienza e coscienza”, i farmaci che renderanno “serena” la morte di Welby - ci saranno i giudici della procura e l’ordine dei medici. A meno che si pretenda (ma allora lo si dica) che tutti dovranno chiudere gli occhi davanti al desiderio del paziente Welby, per quel medico non potranno che valere le norme attuali sul consenso, sulla somministrazione dei farmaci (dosi ed indicazioni) e sulle circostanze create o sopravvenute.
Proprio perché non esiste una definizione legale di accanimento terapeutico, tutti ne parlano senza assumersi alcuna responsabilità. Il codice deontologico, di cui è annunciata una revisione, contiene, all’articolo 36, un ostacolo a tutte le aperture contemplate negli altri articoli. Ricordo che l’Ordine dei Medici di Torino convocò un collega, che aveva curato la madre in casa fino alla morte, per chiedergli conto di dosaggi e farmaci utilizzati.
Insomma, è ora di uscire dall’ipocrisia, iniziando a discutere del testo del consenso informato e delle procedure che si ritengono proponibili Welby. Altrimenti, anche per rispetto alla sua vicenda, ci si limiti al rituale pistolotto contro l’eutanasia.”

Torino, 12 dicembre 2006
RU486/TORINO/MANIFESTAZIONE ROSA NEL PUGNO SOTTO CONSIGLIO REGIONALE E MUNICIPIO.
REPLICA DI MELLANO E VIALE ALL’ASSESSORE VALPREDA: “NON GIOCHI ALLO SCARICABARILE: DIA DISPOSIZIONI AGLI OSPEDALI PER L’IMPORTAZIONE DIRETTA DALL’ESTERO DELLA RU486”
  Una trentina di militanti della Rosa nel Pugno ha manifestato questa mattina sotto la sede del Consiglio Regionale del Piemonte, per richiedere alla maggioranza di centro-sinistra di promuovere l’introduzione dell’aborto farmacologico in regione, dando così attuazione all’art. 15 della legge 194 del lontano 1978. I manifestanti si sono poi spostati sotto il Municipio di Torino, per protestare contro il comportamento dell’Assessore ai Servizi Sociali, Marco Borgione, che ha costantemente dato parere negativo (senza motivarlo) all’interruzione di gravidanza delle minorenni extracomunitarie poste sotto la sua tutela. Si è unito ai militanti Pierluigi Bonino, consigliere comunale SDI/Rosa nel Pugno.
La Rosa nel Pugno chiede che il sindaco Chiamparino assegni la delega di “tutore” ad un altro assessore.
 
Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno) e Silvio Viale (direzione nazionale Rosa nel Pugno) hanno dichiarato:
 
“Avremmo sperato che l’Assessore Valpreda non si trincerasse dietro il facile alibi: “L’azienda produttrice non ha ancora registrato la RU486 in Italia”. Così non è stato, e allora diciamo a Valpreda indirettamente quello che avremmo voluto dirgli di persona, avendogli chiesto inutilmente udienza oltre un mese fa: l’Assessore regionale alla Salute può invitare con una circolare le aziende sanitarie regionali a procedere all’importazione diretta dall’estero della RU486, come si fa per tutti gli altri farmaci. Non si può pensare che una questione così politicamente delicata sia affidata all’iniziativa di ogni singola azienda. Paradossalmente, le aziende sanitarie sono le meno interessate all’introduzione della RU486, poiché per l’aborto chirurgico incassano dalla Regione di più di quello che incasserebbero con l’aborto medico. Oggi sono almeno sette le regioni in cui si somministra la RU486 in almeno un ospedale. Noi riteniamo che la Regione sia tenuta ad attuare la legge 194, che all’art. 15 impone l’aggiornamento delle tecniche per l’interruzione di gravidanza; tale aggiornamento sarebbe apprezzato dalle donne, che avrebbero a disposizione un’alternativa all’aborto chirurgico; a ciò si aggiunga il risparmio economico per la regione. E’ una questione politica, di politica sanitaria, sulla quale l’assessore è tenuto a dare risposte. In tutto ciò l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) non c’entra, anche se il ministero potrebbe fare qualcosa di più.”.
 
Viale

CACCIA/IL CONSIGLIO DEI MINISTRI IMPUGNA LA LEGGE LIGURE SULLA CACCIA PER PALESE VIOLAZIONE DELLE DIRETTIVE EUROPEE
  Durante la riunione del Consiglio dei Ministri di questa mattina il Governo ha impugnato la legge sulla caccia recentemente approvata dalla Regione Liguria guidata dall'ex ministro Claudio Burlando. Il motivo di questo provvedimento emergenziale è dovuto all‚incombere di pesanti sanzioni pecuniarie a carico del nostro Paese per violazione delle direttive europee in materia di habitat e di conservazione dell'avifauna. La legge 36 ligure, impugnata dal Governo, andava nuovamente ad infrangere la direttiva 79/409/CEE dopo che una simile legge dell'anno passato era stata considerata illegittima dall'UE.

Alla seguito della riunione odierna del Consiglio dei Ministri Bruno Mellano, deputato della Rosa nel Pugno, membro della Commissione Agricoltura e Alessandro Rosasco del Comitato Nazionale di Radicali Italiani hanno dichiarato:

"Finalmente la decisione odierna del CdM segna una inversione di tendenza di questo Governo in materia di politica venatoria. Il centrosinistra ha finalmente riscoperto il proprio programma elettorale che a pagina 153 proclamava il rispetto delle direttive UE in materia di caccia. Ci auguriamo che questa decisione possa costituire il primo passo verso il ritorno alla legalità nazionale ed europea dopo anni di deregulation venatoria. La vicenda ligure probabilmente non aveva paragone con nessuna altra situazione in Italia; l'anno scorso, infatti, la Regione aveva approvato una legge che consentiva la caccia in deroga a due specie protette dalle normative europee: lo storno e il fringuello e già allora come Radicali avevamo sostenuto l'azione nonviolenta di sciopero della fame della consigliera regionale dei Verdi, Cristina Morelli che, inascoltata, aveva tentato in tutti i modi di denunciare quanto pochi mesi dopo sarebbe successo: ovvero l‚apertura di una procedura di infrazione contro la Regione Liguria per violazione della direttiva "Uccelli". Più recentemente invece, la Giunta Burlando aveva per l‚ennesima volta tentato il colpo: prima ha approvato una legge che in qualche modo sanava la procedura di infrazione, e due minuti dopo, votando una legge promossa dalla Lega Nord, apriva la caccia allo storno con la scusa di presunti danni all‚agricoltura stimati in 900 euro e nella sola provincia di La Spezia .Per fortuna, oggi, questa legge è stata impugnata dal Governo. Ovviamente è constatabile da tutti che il tentativo di beffare l'Unione Europea era alquanto grossolano ma, pur di non dire no alle richieste dissennate dei cacciatori liguri, si è andati avanti facendo finta di niente fino ad oggi. Il risultato odierno dovrebbe far riflettere molto il Presidente Burlando e l‚assessore alla caccia Cassini che, come minimo, per decenza, dovrebbe rassegnare immediatamente le proprie dimissioni lasciando il posto a qualcuno che abbia più a cuore le "tasche"dei liguri che i cacciatori; poiché se la multa dell'Europa arriverà, sarà pesantissima, e a pagarla non saranno solo i cacciatori ma tutti i cittadini della Liguria.
Era necessario un segnale forte da parte del Governo per ribadire che sulla caccia esistono leggi nazionali e comunitarie che devono essere rispettate e per questo ringraziamo in particolar modo i Ministri per le Politiche Europee, Emma Bonino e dell‚Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, principali artefici della vittoria odierna".


On. Bruno Mellano
Membro XIII Commissione Agricoltura

Torino, 11 dicembre 2006
“RU486: CENTROSINISTRA, SE CI SEI BATTI UN COLPO!”
DOMANI MATTINA MANIFESTAZIONE DELLA ROSA NEL PUGNO DAVANTI AL CONSIGLIO REGIONALE DEL PIEMONTE.
  Domani, martedì 12 dicembre, dalle ore 11:00 alle ore 13:00, i militanti della Rosa nel Pugno manifesteranno davanti alla sede del Consiglio Regionale del Piemonte (Torino, via Alfieri n. 15) per richiedere alla maggioranza di centro-sinistra che governa la Regione di prendere finalmente qualche iniziativa concreta per rendere accessibile l’aborto farmacologico alle donne piemontesi.
Il sit-in è stato convocato da: Igor Boni (Comitato Nazionale Radicali Italiani); Nicoletta Casiraghi (Federazione dei Liberali); Diego Castagno (segretario Provinciale FGS, vice-presidente  Circoscrizione 8).
 
Saranno presenti anche Silvio Viale (Direzione Nazionale Rosa nel Pugno) e Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno), che hanno dichiarato:
 
“Stiamo ai fatti: dal luglio scorso le donne piemontesi non possono più accedere all’aborto farmacologico presso l’Ospedale S. Anna di Torino; l’Assessore Valpreda non ha compiuto nessun atto volto a promuovere l’importazione diretta della RU486 dall’estero, come ha fatto, per esempio, il suo collega della Regione Toscana; addirittura, il centrosinistra si è spaccato in due in Commissione Sanità; a livello nazionale, il ministro della Salute Livia Turco non ha nemmeno revocato il decreto del suo predecessore Storace, che ha reso più difficoltosa la procedura di importazione del farmaco. Morale della favola: l’aborto farmacologico, mai messo in discussione dai due precedenti assessori regionali di Alleanza Nazionale, è oggi precluso alle donne piemontesi grazie all’ignavia di un assessore di Rifondazione Comunista.
A livello regionale e nazionale ci si trincera dietro il comodo alibi della mancata richiesta di registrazione del farmaco in Italia da parte della ditta produttrice (ritardo dovuto a problemi tecnici).
Ricordiamo ancora una volta che l’art. 15 della legge 194 del 1978 impone alle regioni di promuovere, d'intesa con le università e con gli enti ospedalieri, l'aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sull'uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza
; il successivo art. 16 impone al ministro della Salute di vigilare sull’attuazione della legge.
Il “caso Borgione” è l’ennesima dimostrazione che gli antiabortisti sono determinati a sfruttare tutte le zone d’ombra esistenti nella legge per negare o rendere difficile alla donna il diritto di scelta. Di fronte a tale determinazione, il centro-sinistra non può continuare a starsene alla finestra; l’Assessore Valpreda e il ministro Turco si assumano le loro responsabilità”
 
Viale

Torino, 10 dicembre 2006
TORINO/ABORTO/BORGIONE – VIALE (RNP) “FATTI GRAVI E PREOCCUPANTI. MA I LAICI DOVE SONO? IN PIEMONTE SOLO L’8 % DELLE IVG AVVIENE ENTRO LE OTTO SETTIMANE, MENTRE LA MEDIA ITALIANA E’ DI QUASI IL 40%.
  Manifestazione della Rosa nel Pugno martedì davanti al Consiglio Regionale.
Venuto a conoscenza dai giornali che l’assessore torinese Marco Borgione (Margherita) imporrebbe alle donne minori un percorso teso ad impedire l’aborto, Silvio Viale, presidente dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta e membro della Direzione Nazionale della Rosa nel Pugno, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“Cosa sia effettivamente accaduto non è ancora chiaro, ma sarebbe davvero grave se un pubblico ufficiale, al cui ruolo la legge affida la tutela della minore, limitasse la possibilità della donna di ricorrere alle procedure della 194. Su questo punto la legge è chiara: la richiesta di interruzione di gravidanza è fatta personalmente dalla donna. Quindi, ogni donna ha il diritto che la sua richiesta sia considerata dal medico che, tra l’altro, deve valutarne l’urgenza. Solo in un secondo momento è necessario l’assenso di chi esercita la potestà o la tutela ed, in caso di rifiuto, è previsto il ricorso al giudice tutelare. In ogni caso, l’intenzione della legge è quella di tutelare la volontà della donna, liberamente espressa. Una ragazza minore, straniera, senza i genitori in Italia, affidata alla tutela dell’autorità, magari inserita in comunità, è indubbiamente in una condizione di inferiorità psichica, per cui sarebbe doppiamente grave, se l’assessore avesse abusato della sua autorità per modificare le intenzioni della donna. Preoccupante sarebbero anche i silenzi che avessero coperto l’intera vicenda. Da un punto di vista pratico è chiaro che, d’ora in avanti, gli operatori dovranno considerare anche l’ostilità dell’assessore tutore nella valutazione dell’urgenza per l’IVG
. Da un punto di vista politico, invece, è l’ennesimo segnale del disinteresse degli amministratori verso le tematiche dell’aborto, della contraccezione e della sessualità. Nonostante sia un compito specifico della Regione persiste una pressoché totale assenza di ogni progetto di aggiornamento sulla 194 e non esiste alcun coordinamento di confronto tra gli operatori. Per l’ambiguità della legge su molti punti le procedure previste dalla legge possono essere attuate in modo più liberale o più coercitivo. Probabilmente l’atteggiamento dilatorio dell’assessore Borgione non è strettamente fuorilegge, ma pone l’accento sulle responsabilità dei politici piemontesi. Un esempio? Per una donna che ha deciso per l’IVG l’attesa è psicologicamente difficile e snervante, tanto è vero che la legge prevede l’intervento subito (immediatamente per l’urgenza ed allo scadere dei sette giorni per la procedura non urgente): come mai in Piemonte solo l’8% delle IVG avviene entro le 8 settimane, mentre la media italiana è di quasi il 40%? Anche per questi motivi, oltre che per la RU486, martedì mattina la Rosa nel Pugno manifesterà davanti al Consiglio Regionale.”

(Silvio Viale)

Torino, 8 dicembre 2006
ROSA NEL PUGNO / SABATO DI MOBILITAZIONE PER PIERO WELBY, PER LA LIBERTA’ DI SCELTA, PER UNA LEGGE SULL’EUTANASIA
  Boni e Frezzato: “siamo profondamente contro la ‘condanna a vita’ pronunciata da Gianfranco Fini”
 
Sabato 9 dicembre 2006, dalle ore 15:30 alle ore 19:30, a Torino, in via Garibaldi angolo via Bellezza, si terrà un tavolo di raccolta firme in calce ad una petizione che chiede al Parlamento italiano di calendarizzare la discussione delle numerose proposte di legge sull’eutanasia da tempo depositate.
 
Dichiarazione di Igor Boni (esponente dei volenterosi della Rosa nel Pugno) e Alessandro Frezzato (Consiglio generale dell’Associazione Lucacoscioni)
“Sabato saremo di nuovo in strada, con le bandiere dell’Associazione Lucacoscioni e della Rosa nel Pugno, per chiedere alla politica di questo paese di fare emergere quanto di sommerso c’è rispetto alla eutanasia clandestina e per sollecitare il Parlamento a pronunciarsi in merito alle proposte di legge sull’eutanasia da tempo depositate.
Riguardo alle parole poco dignitose di Gianfanco Fini vogliamo sottolineare che in questo caso pare verificarsi nei confronti di Piero Welby una ‘condanna a vita’, che gli impedisce di porre fine alle immani sofferenze cui è costretto. Altro che pietà cristiana! Gli oltre 1000 cittadini che in Piemonte hanno sottoscritto la petizione sono con noi e con Welby, per la libertà di scelta sulla propria vita e sulla propria morte, sono con noi per chiedere che in Italia sia approvata una legge sull’eutanasia sul modello di quanto accade in altri paesi europei”.
 
Per informazioni: Boni (348/5335309)

Roma, Torino, 5 dicembre 2006
CONSULTA DROGA/CASO RONCONI/ROSA NEL PUGNO: GASPARRI E SOCI HANNO PERSO ANCORA UNA VOLTA UNA BUONA OCCASIONE PER TACERE.
  Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno) e Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato:
“Maurizio Gasparri e altri segnano alcune persone con il marchio d’infamia, negando loro a priori  alcuna possibilità di riscatto e di rinascita. A differenza di Gasparri, che non si pone neppure il problema di capire e conoscere, noi conosciamo Susanna Ronconi; abbiamo potuto apprezzare, nel corso degli anni, il suo lavoro nei confronti di coloro che, grazie alle leggi proibizioniste difese a spada tratta da Gasparri, sono costretti tutti i giorni a delinquere per procurarsi la dose; alcuni di questi devono la vita a Susanna, che li ha salvati dall’overdose iniettando loro il Narcan. Accanto e dopo l’esperienza sul campo, la Ronconi ha prodotto un grande contributo di conoscenza sulla riduzione del danno, sulle buone pratiche mediche, che ne fanno una delle maggiori esperte nel settore.
Ottima, dunque, la scelta del ministro Ferrero; speriamo che le pretestuose polemiche dei soliti farisei non inducano il ministro a seguire il cattivo esempio di Livia Turco, che nel 1999, dopo la levata di scudi, rinunciò alla preziosa consulenza di Susanna Ronconi.”.
 
Manfredi

Torino, 4 dicembre 2006
Al Presidente e al Tesoriere del Partito Radicale Transnazionale
Sergio Stanzani e Maurizio Turco
 
Ai Parlamentari Europei
Marco Pannella e Marco Cappato
 
Alla Segretaria, Tesoriera e Presidente di Radicali Italiani
Rita Bernardini, Elisabetta Zamparutti e Maria Antonietta Farina Coscioni
  Care compagne, cari compagni,
             nella riunione della Direzione Nazionale di Radicali Italiani dello scorso 25 novembre, nel corso del mio intervento, avevo proposto di utilizzare la presenza a Bruxelles di decine di militanti radicali (in occasione del Consiglio Generale del Partito Radicale Transnazionale, 7-8-9 dicembre) per tenere una manifestazione pubblica contro il regime del nuovo zar Vladimir Putin e contro il vero e proprio genocidio in atto da sette anni in Cecenia (le oltre 50.000 firme raccolte a sostegno del “Piano di Pace” non sono ancora state consegnate). Né durante la prosecuzione dei lavori del Consiglio Generale né dopo ho ricevuto un minimo segno di risposta alla mia precisa proposta.
            Ho ricevuto, invece, il programma del Consiglio Generale del PRT; constato che non è stato previsto nessun momento di informazione sulla situazione dei diritti civili in Russia e sulla situazione in Cecenia, pur essendo presente ai lavori del Consiglio il compagno Nicolaj Khramov, da almeno quindici anni animatore delle iniziative radicali in Russia.
             Giovedì 7 dicembre saranno passati esattamente due mesi dall’assassinio della giornalista russa Anna Politkovskaja, ai cui funerali partecipò (unico cittadino italiano, unico cittadino europeo) Marco Pannella. Non è possibile ricordare Anna con una rosa, magari davanti alla rappresentanza russa a Bruxelles, magari nella pausa di pranzo dei lavori del Consiglio Generale?
           Un abbraccio.
 
Giulio Manfredi
Direzione Nazionale Radicali Italiani

RnP: Buemi per la quinta volta dichiara morta la Rosa, vuole essere una profezia che si autoavvera?Mellano e Boni: Peccato Enrico che tu non ci fossi all’assemblea dei volenterosi di Torino, avresti compreso qualcosa in più anche del tuo Partito.
  Successivamente al quinto comunicato in due mesi dell’On. Enrico Buemi (Deputato RnP) che annuncia la morte della Rosa nel Pugno, Bruno Mellano (Deputato RnP) e Igor Boni (Comitato nazionale Radicali) hanno rilasciato alla stampa la seguente dichiarazione:
 
Quella di Buemi pare proprio voler essere una profezia che si autoavvera. Evoca la morte della Rosa nel Pugno con lo scopo di vederla finalmente realizzata. Purtroppo per lui però le cose non stanno proprio così. Sarebbe bastato partecipare all’assemblea dei volenterosi di Torino per capirlo o, addirittura, all’incontro organizzato dai socialisti torinesi con Lanfranco Turci. Proprio nella città dove è stato eletto sta prendendo corpo, con rinnovata forza, il soggetto politico ‘Rosa nel Pugno’ che Enrico pare volere seppellire in fretta e furia. La stessa Rosa, lo stesso simbolo che, giova ricordarlo, lo ha fatto eleggere a Deputato.
Riguardo poi alle accuse rivolte a Marco Pannella "sull’impossibilità di sincronizzare la sua presenza con una organizzazione democratica", senza fare i difensori d’ufficio di chi non ne ha bisogno, vogliamo solo puntualizzare due aspetti. Certamente tutti i partiti italiani vivono un deficit di democrazia interna, ma onestamente non ci pare che nessuno di questi abbia mai fatto congressi aperti e democratici come quelli radicali, come quello appena chiuso a Padova da Radicali Italiani. In questi mesi abbiamo conosciuto abbastanza la realtà odierna dei socialisti dello SDI per considerare non seria questa accusa. Secondo, più importante, dire che la Rosa muore per colpa di Pannella è troppo semplice, se non risibile. Noi non ripagheremo Buemi della stessa moneta (dicendo, magari, che invece la colpa è dell’impostazione partitocratrica classica e di potere dello SDI) ma continueremo ad operare perché la Rosa nel Pugno sappia rispondere appieno alle speranze e alle istanze di cambiamento e di innovazione che ha rappresentato, che rappresenta e – speriamo - saprà e dovrà rappresentare. Libero ciascuno di abbandonare la nave; noi continueremo a navigare nella direzione stabilita dai 31 punti di Fiuggi.

Roma, 4 dicembre 2006
MITROKHIN/RADICALI: MASTELLA E GUZZANTI UNITI NEL CINISMO.
SU TELEKOM SERBIA, CI SARA’ IN ITALIA UN GIORNALE DISPOSTO A PUBBLICARE INTEGRALMENTE L’ORDINANZA DI ARCHIVIAZIONE DELLA PROCURA DI TORINO?
  Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) ha dichiarato:
“Sabato, partecipando alla manifestazione della Casa delle Libertà, il senatore Guzzanti ha dichiarato in Tv che il suo consulente, Mario Scaramella, sarebbe morto; ma se uno è convinto che una persona che ha frequentato nell’ultimo mese è in fin di vita per avvelenamento da polonio, partecipa senza problemi a una manifestazione in cui incontra migliaia di persone?
Oggi, il ministro della Giustizia, on. Mastella, parlando di un cittadino italiano che comunque è da giorni sottoposto a seri accertamenti medici da parte delle autorità sanitarie inglesi, si permette di fare una battuta (“Scaramella, caramella”) neppure degna del Bagaglino.
Non contento, Mastella ripesca l’affaire Telekom Serbia, condannando totalmente il lavoro della commissione parlamentare; vorrei ricordare a Mastella, a Fassino, e al ministro D’Alema (che oggi a Belgrado ha dichiarato che “è sempre giusto dire tutto”) che le responsabilità politiche del primo governo Prodi, che nel 1997 permise all’azienda di Stato Telecom Italia di finanziare Milosevic, non sono state cancellate ma solamente coperte dal polverone prodotto da Igor Marini e soci.
E a chi si interroga sull’esistenza o meno di un regime in Italia, vorrei ricordare che nessun giornale, né di destra, né di centro, né di sinistra, ha avuto il coraggio di pubblicare integralmente l’ordinanza di archiviazione dell’inchiesta su Telekom Serbia della Procura della Repubblica di Torino (9 maggio 2005), dove è scritto nero su bianco che i soldi di Telecom Italia finirono direttamente in tasca a Milosevic … e che una parte dei soldi percepiti dal signor Gianni Vitali per la sua mediazione nell’affaire finirono, tramite la finanziaria sanmarinese Finbroker (tornata alla ribalta in questi ultimi giorni), nella disponibilità dell’on. Italo Bocchino (AN, membro commissione parlamentare Telekom Serbia) e di sua moglie”.

N.B. La sentenza di archiviazione dell’inchiesta su Telekom Serbia è disponibile su
www.grupporadicalipiemonte.it

Roma, 1 dicembre 2006
CARCERI/ CONVEGNO OGGI A CUNEO SU "CARCERE E TERRITORIO: DUE REALTA’ CHE COLLABORANO"./MELLANO (RNP): OTTIMA L’INIZIATIVA MA NON DIMENTICHIAMO LA GRANDE OPPORTUNITA’ DELLA CASSA DELLE AMMENDE.
  Il Convegno intitolato “Carcere e territorio: due realtà che collaborano”, che si è tenuto oggi a Cuneo, ha avuto lo scopo di far conoscere i dati e di diffondere i risultati sulle esperienze di lavoro e formazione in carcere. Con questo fine è stato anche presentato il 23esimo quaderno della collana edita dalla Provincia che si occupa di quanto viene fatto sul territorio da servizi, agenzie e associazioni e dai Gol, i Gruppi operativi locali.

A proposito del convegno, L’On. Bruno Mellano deputato della Rosa nel Pugno ha dichiarato:

“ L’iniziativa è ottima anche perché, oltre a svolgere un compito di doverosa informazione nei confronti dei cittadini sulle problematiche del carcere e della risocializzazione (troppo spesso rimosse) e su come si sono impiegate risorse allo scopo di risolverle, pone intorno ad un tavolo rappresentanti istituzionali ed operatori che, a vari livelli, possono intervenire per realizzare progetti di reinserimento lavorativo dei detenuti.
A questo proposito desidero ricordare che esiste una grande risorsa economica a disposizione per il finanziamento di questi progetti, la Cassa delle Ammende, il cui fondo patrimoniale, alla data 31 luglio 2006, era pari a 118.293.000 euro.
Certamente la sinergia tra istituti di pena, istituzioni locali e nazionali ed operatori del sociale, può rappresentare quel requisito di concretezza e realizzabilità dei progetti richiesta dal regolamento attuativo della Cassa delle Ammende.
In questi primi mesi di legislatura ho presentato alcune interrogazioni al Ministro della Giustizia chiedendo informazioni dettagliate sulle attività della Cassa che opera ormai dal 2004.. Ritengo infatti necessario disporre di una descrizione dettagliata dei singoli progetti approvati e non, per individuare i criteri secondo cui le richieste di finanziamento vengono accolte o rifiutate.
Proprio oggi, presenterò una nuova interrogazione urgente al Ministro Mastella ed estenderò la richiesta di informazioni anche al nuovo Direttore del DAP, Dott. Ettore Ferrara.
Spero che il nuovo capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria vorrà dare inizio ad una nuova gestione di maggiore progettualità - per una politica penitenziaria più efficace - e di completa trasparenza - per il migliore assolvimento delle proprie finalità.
Chiedo alla Provincia ed ai Comuni cuneesi di darmi una mano nel dare finalmente piena e trasparente attuazione alla Cassa delle Ammende: nell’interesse della collettività e delle istituzioni. ”

Torino, 1° dicembre 2006
EUTANASIA/TORINO/ROSA NEL PUGNO: SIAMO AL FIANCO DI WELBY NELLA SUA LOTTA PER POTER DECIDERE DELLA SUA VITA E DELLA SUA MORTE.
DOMANI TAVOLI DI RACCOLTA FIRME SULLA PETIZIONE AL PARLAMENTO.
  La Rosa nel Pugno terrà domani, sabato 2 dicembre, due tavoli di raccolta firme (via Garibaldi angolo via Bellezia, dalle 10:30 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:00) sulla petizione al Parlamento – promossa dall’Associazione Luca Coscioni – per richiedere: un’indagine conoscitiva sul fenomeno dell’eutanasia clandestina; la discussione delle otto proposte di legge presentate su testamento biologico ed eutanasia.
 
Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) e Alessandro Frezzato (Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni) hanno dichiarato:
 
“Quello che non possiamo accettare e che ci indigna profondamente è il tentativo di far passare il caso di Piergiorgio Welby come il “caso di un poverino”, il “caso pietoso”, o, peggio, il caso di un malato strumentalizzato da Pannella.
Solo i sepolcri imbiancati, come la senatrice Binetti, possono non vedere quello che è sotto gli occhi di chi vuol vedere: Welby persegue da anni con tenacia e passione la sua lotta, che ha avuto varie tappe: l’apertura, il 1° maggio 2002, di uno spazio di discussione (“Eutanasia”) nel forum di radicali.it (con questo lapidario inserimento: “Tutto fermo? altro che deserto dei Tartari...mentre si scruta l'orizzonte ... i terminali come me...invidiano gli Olandesi...SVEGLIAAAAA”); la conduzione di quel trhead per quattro anni e mezzo, fino a farlo divenire il trhead più letto del forum (18.000 interventi, 440.000 letture); poi l’escalation, con la lettera al Presidente della Repubblica (e la pronta risposta di Napoletano); poi, di fronte al rischio della normalizzazione, la richiesta diretta al suo medico personale. Infine, martedì scorso, di fronte al rifiuto del medico interpellato di procedere alla richiesta di distacco del ventilatore polmonare sotto sedazione terminale, Piergiorgio Welby,  per atto pubblico notarile ed alla presenza di due testimoni, ha conferito mandato ad un collegio di avvocati affinché ricorrano alla magistratura per ottenere un "provvedimento d'urgenza ex articolo 700", volto ad autorizzare quanto richiesto.
Altro che “caso pietoso e strumentalizzato”; come Luca Coscioni, Piergiorgio Welby agisce in prima persona, senza delegare ad altri, per affermare diritti che ritiene irrinunciabili.
La Rosa nel Pugno è semplicemente al suo fianco, assieme alle migliaia di cittadini che hanno firmato e firmeranno la petizione; assieme alle centinaia di cittadini in sciopero della fame.
 
N. B. Tutte le informazioni sull’iniziativa di Piergiorgio Welby su www.lucacoscioni.it

Roma, 1° dicembre 2006
MITROKHIN/ROSA NEL PUGNO: COPACO PRENDA DUE PICCIONI CON UNA FAVA: AUDISCA VERTICI SERVIZI E MINISTRO INTERNO ANCHE SU TELEKOM SERBIA.
  Capezzone e Mellano: la Fin Broker di cui parla in questi giorni è la stessa citata dalla Procura di Torino a proposito dell’affaire Telekom Serbia?
In merito alla vicenda della Commissione Mitrokhin, mercoledi' 6 dicembre il Copaco (Comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza) ascolterà il direttore del Sisde, prefetto Mario Mori, e il direttore del Sismi, generale Nicolo' Pollari.
Mercoledi' 13 dicembre il Comitato ascoltera' il ministro dell' Interno, Giuliano Amato.
Daniele Capezzone e Bruno Mellano (deputati Rosa nel Pugno) hanno dichiarato:
“Sarebbe estremamente importante se il Copaco potesse audire i vertici dei servizi e il ministro Amato non solamente sulla vicenda Mitrokhin ma anche sull’affaire Telekom Serbia. Sia il prefetto Mori sia il generale Pollari sono in scadenza e quella di mercoledì potrebbe essere l’ultima occasione di confronto e scambio di informazioni e opinioni con un organismo parlamentare.
Da parte sua, il ministro Amato dovrebbe essere ormai attrezzato adeguatamente per relazionare anche su Telekom Serbia, considerato il fatto che la nostra interrogazione (in cui gli chiedevamo di informare il Parlamento su eventuali attività dei servizi relative all’affaire) risale allo scorso luglio.
Ci permettiamo di aggiungere un’ulteriore domanda: la società sanmarinese Finbroker, di cui si parla in questi giorni rispetto alla vicenda Mitrokhin, è la stessa citata dalla Procura di Torino nell’ordinanza di archiviazione dell’inchiesta su Telekom Serbia? Da tale documento  risulta che la Fin Broker S.A. del sig. Loris Bassini acquisì 22 miliardi dal sig. Gianni Vitali, dei quali 14 erano il compenso per la sua mediazione nell’affaire TS; una parte di tale cifra (4,250 miliardi) fu imprestata dalla Fin Broker all’on. Italo Bocchino di Alleanza Nazionale (membro della commissione parlamentare d’inchiesta su Telekom Serbia) e a sua moglie.”.

Roma, 01/12/06
CACCIA/MELLANO: CARO TURCI, NEL PUGNO ABBIAMO UNA ROSA, NON UN FUCILE
 

Da fonti di stampa si apprende che nella giornata di giovedì 30 novembre il vice presidente del gruppoparlamentare della Rosa nel Pugno alla Camera dei Deputati, Lanfranco Turci, ha incontrato il Presidente dell’Arcicaccia, Osvaldo Veneziano. Al termine dell’incontro Turci avrebbe dichiarato tra l’altro: “non esiste un problema caccia nel nostro Paese” ed anzi “grazie alla legge 157 e all’articolo 842 del codice civile risultano altresì innovative le norme che determinano la programmazione delle presenze venatorie sul territorio nel rispetto della proprietà privata e di un uso corretto delle risorse naturali…”.
Al riguardo Bruno Mellano, deputato radicale della Rosa nel Pugno e membro della Commissione Agricoltura, ha dichiarato:
“Non mi sorprende affatto che Turci continui ad esprimere una linea politica di mera tutela della attività venatoria, d'altronde credo sia quasi impossibile ricoprire la carica di Presidente della regione Emilia Romagna, del sistema delle cooperative rosse e di deputato PCI-PDS-DS per svariate legislature senza fare i conti con le pressioni della lobby dei cacciatori italiani. Sorprende però che Lanfranco Turci, come vice presidente del gruppo, finisca per esprimere una posizione più arretrata di quella formulata dallo stesso presidente dell’Arcicaccia. Il 19 settembre scorso, infatti, nel corso delle audizioni effettuate dalla XIII Commissione Agricoltura riunita per esaminare il disegno di legge di conversione del famoso decreto De Castro-Pecoraro-Bonino sull’attuazione delle direttive comunitarie in materia di caccia, Veneziano aveva formulato il parere favorevole della propria organizzazione alle norme di modifica purtroppo solo parziali della legge nazionale sulla caccia. Di fronte a più metà delle regioni italiane condannate per palese e ripetuta violazione delle normative comunitarie il Governo aveva doverosamente proposto un decreto volto a sanare i casi di infrazione, incidendo proprio sulla legge 157/92.
Per quanto riguarda l’articolo 842 del codice civile voglio ricordare di aver presentato una proposta di legge di abrogazione dell’articolo, nel solco di una battaglia comune dei Radicali e dei Verdi che dura da 30 anni. E’ ancora accettabile nel terzo millennio che gli unici cittadini europei autorizzati ad entrare nei fondi privati senza l’assenso dei proprietari siano i cacciatori italiani? Pensare di modificare la legge sulla caccia come ci chiedono i milioni di italiani che sono contro la caccia non è un tabù. Ci sono fenomeni come il bracconaggio, la caccia nei parchi, le deroghe senza motivazioni, che non siano elettorali, che vanno fermati. Sarà un lavoro lungo che sicuramente non si chiuderà con questa legislatura ma anche solo approvando la mia proposta di legge, sulla quale proprio ieri ho chiesto al Presidente del Gruppo di sollecitarne la calendarizzazione, potremo dire agli italiani che ci osservano che qualcosa, anche se poco, è stato fatto. I cacciatori hanno già avuto molto; è il momento di dare qualcosa anche a chi in un bosco tiene nel pugno magari una rosa e non un fucile.


Per informazioni:
On. Bruno Mellano
Segreteria c/o Camera dei Deputati: 0667602192


Associazione radicale Adelaide Aglietta - Via Botero 11/F - Tel. 011.195.07.676 - Fax 011.195.07.499
larosanelpugno@hotmail.com

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