TORINO, 23 MAGGIO 2010 - XIII CONGRESSO (STRAORDINARIO) DELL'ASSOCIAZIONE RADICALE ADELAIDE AGLIETTA
la registrazione di Radio Radicale
la relazione di tesoreria
BILANCIO 01/11/2009 – 30/04/2010
SALDO INIZIALE (01/11/09) |
19.001,32 |
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ENTRATE |
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Iscrizioni |
3.200,00 |
Contributi di iscritti e simpatizzanti |
1.928,96 |
Contributi raccolti a tavoli |
313,00 |
Contributi da bandiere Tibet |
1.678,00 |
Contributi da altre bandiere |
0,00 |
Contributi da “Diario” Aglietta |
245,00 |
Contributi da materiale vario |
187,00 |
Contributi da libri Lindau sul Tibet |
113,00 |
Competenze banca |
0,09 |
Competenze ccp |
61,50 |
Interessi Conto Arancio |
20,87 |
TOTALE ENTRATE |
7.747,42 |
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USCITE |
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Gestione ccp/commissioni posta |
161,06 |
Gestione conto corrente banca |
23,10 |
Gestione sede(1) |
5.361,93 |
Acquisto e/o spedizione bandiere |
5,20 |
Spese “Diario” Aglietta |
15,30 |
Spese per iniziative(2) |
11.016,41 |
TOTALE USCITE |
16.583,00 |
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SALDO FINALE (30/04/2010) |
10.165,74 |
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(1)Spese di gestione durante il periodo elettorale: € 1.969,71
(2)Dettaglio elezioni regionali:
rimborsi per trasferte in Lombardia |
411,10 |
spese per presentazione liste |
35,30 |
spese varie campagna elettorale |
5.432,70 |
TOTALE |
5.879,10 |
Come avevamo previsto nella mozione congressuale approvata il 28 novembre scorso, oggi, dopo le elezioni regionali, teniamo il nostro congresso straordinario. Appuntamento utile per fare il punto della situazione e per comprendere insieme quali strade possiamo o dobbiamo percorrere per proseguire le attività della nostra associazione.
Lo abbiamo scritto e detto molte volte: il bivio delle elezioni regionali era fondamentale perché se avessimo avuto un gruppo consiliare avremmo potuto con forza immensamente maggiore dare voce, gambe e braccia ai nostri progetti, anche con l’ausilio delle strutture e dei finanziamenti regionali. Ma purtroppo così non è stato.
Il risultato elettorale della Lista Bonino-Pannella obiettivamente disastroso e la contemporanea sconfitta di Mercedes Bresso hanno disegnato uno scenario a tinte fosche, difficile da elaborare e da superare.
Prima di provare ad analizzare il perché dell’accaduto credo sia opportuno rispondere a tre quesiti, tra loro strettamente connessi, che valgono per la cosiddetta “galassia radicale”, dai quali mi pare non possiamo prescindere. La prima domanda è “a chi parliamo o a chi riusciamo a parlare”, la seconda “che cosa e come comunichiamo” e la terza “come veniamo percepiti dai cittadini”. Ma andiamo con ordine.
A chi parliamo? Se scorriamo i firmatari dei nostri appelli, sulle carceri, sul voto alla Lista Bonino-Pannella, sulla pena di morte, sulla ricerca, sulle riforme istituzionali e su tutto il resto; se leggiamo chi sui giornali ci apprezza, chi valuta come indispensabile la nostra presenza, chi su Radio Radicale ci dimostra la sua vicinanza; se anche qui in Piemonte pensiamo a chi si avvicina alla nostra associazione o proficuamente dialoga con noi, mi pare che una conclusione debba essere tratta. Noi parliamo ad una elite molto ristretta di cittadini, parliamo al personale politico del Paese, parliamo ad alcuni artisti, ad alcuni scienziati, a qualche professore universitario, alla borghesia illuminata. Non riusciamo assolutamente più a parlare a fasce ampie della società e della popolazione. Due esempi per tutti: ad ogni tornata elettorale non manca mai l’adesione all’appello al voto di Vasco Rossi, spesso comunicata anche con evidenza da alcuni organi di informazione, appello che credo non raccolga nei milioni di fans nemmeno un voto. A Torino l’apprezzamento evidente per il nostro lavoro, per il nostro modo di agire deriva per gran parte da coloro che si occupano di politica, da realtà associative di varia natura impegnate a loro volta nell’azione politica e sociale. Malgrado 40 passaggi in un anno sul tg regionale, escludendo le meritevoli eccezioni, non vediamo un progredire sostanziale della militanza, né a Torino né altrove.
Passiamo alla seconda domanda: che cosa e come riusciamo a comunicare? E’ chiaro a tutti noi che l’informazione è uno dei principali problemi del nostro Paese. Ed è chiaro che scontiamo su questo gran parte della nostra inefficacia comunicativa. La mancanza di una corretta informazione ci ha portato negli anni, soprattutto grazie a Marco Pannella, ad un continuo utilizzo della fantasia nonviolenta: lo storico bavaglio, il babbo Natale, le disobbedienze civili con la distribuzione di hashish, il fantasma, i presidi, gli scioperi della fame e della sete. Oggi il regime dell’informazione ha quasi completamente digerito queste azioni e vi è un’assuefazione che non riusciamo più a rompere. In questo continuo tentativo di bucare, riuscendoci solo a tratti e parzialmente, il nostro menù di proposte, che non ha pari in nessuna altra forza politica, è letteralmente invisibile e incomprensibile. Inoltre il tentativo che meritoriamente per decenni abbiamo prodotto, costruendo attorno ad una battaglia una organizzazione politica autonoma, oggi (e per la verità non solo da oggi) segna il passo. Con questo metodo abbiamo portato a casa alcuni dei nostri più grandi successi: il tribunale penale internazionale contro i crimini di guerra, la moratoria sulla pena di morte nel mondo, la capacità di farci sentire sulla ricerca scientifica, sull’autodeterminazione e sulle mutilazioni genitali femminili e, in fondo anche la vittoria sulla RU486 che possiamo mettere nel curriculum della nostra associazione. Eppure sbaglieremmo a credere che coloro i quali sono a conoscenza di queste vittorie sappiano che si tratta di vittorie radicali; sbaglieremmo cioè a pensare che sia automatico o facile il collegamento tra Nessuno Tocchi Caino, l’Associazione Luca Coscioni, Non c’è pace senza giustizia, l’Associazione radicale Adelaide Aglietta e il movimento radicale. Per i più infatti questo collegamento è impercettibile. In qualche modo l’irriconoscibilità che Pasolini ci chiedeva - ma che si ancorava ad un nostro essere conosciuti - oggi si è trasformata nell’essere irriconoscibili e spesso sconosciuti.
La terza domanda, che evidentemente deriva dalle risposte alle domande precedenti, è: come veniamo percepiti dal cittadino medio? In questo mi pare che scontiamo una visione distorta della realtà. Lo dico innanzitutto per me. A volte si ha l’impressione che impegnarsi a fondo, creare iniziative, produrre proposte politiche, perfino ottenere delle vittorie piccole o grandi, possa (o debba) essere compreso dai cittadini. Si ha in qualche modo la sensazione nel momento elettorale che il tanto di buono che si è fatto non possa che essere almeno in parte riconosciuto e quindi anche sostenuto dal voto. Nella realtà evidentemente non è così. Credo che su questo letture semplici siano solo semplicistiche. Intendo dire che se da una parte la nostra diagnosi sul regime italiano è completamente da condividere, non basta questo e non basta l’informazione illegale a determinare il pessimo risultato che abbiamo ottenuto. Così come non è sufficiente pararsi dietro all’affermazione che i cittadini ormai sono inebetiti dalla televisione o, addirittura, complici inconsapevoli di questo sistema. Nell’ansia di comprendere, di avere una spiegazione che aiutasse ad elaborare il lutto, tra le tante cose che ho ascoltato, che ci siamo detti in queste settimane sul perchè del nostro 0,7% alle regionali, una delle affermazioni più convincenti l’ho sentita da Alberto Ventrini. I Radicali in questa tornata elettorale sono stati percepiti come “parte del sistema” da chi avrebbe potuto votarci come quelli antisistema; e in questo Grillo e le sue liste ci hanno fatto una grande concorrenza. Ma siamo stati percepiti come “quelli fuori dal sistema” da coloro che hanno scelto di votare la coalizione, preferendo i partiti ufficiali agli imprevedibili radicali. Il paradosso è che siamo assolutamente gli unici (e unici) a non trarre alcun vantaggio in termini di posizioni di sottopotere politico o clientelare poiché giustamente rifiutiamo di cedere al conformismo partitocratico ma questa differenza non riusciamo a mostrarla. Il nostro essere dentro ma fuori dal palazzo (che peraltro a me è sempre piaciuto) ci fa percepire come “quelli che stanno dentro” da chi odia il palazzo e come “quelli che stanno fuori” da chi il palazzo lo rispetta o lo sfrutta.
Ma proviamo a dire qualcosa di più. Un merito storico della nostra associazione, che ritengo uno dei più significativi e rivendico totalmente, è quello di essere riusciti a tenere insieme un buon numero di iscritti e di militanti, mantenendo in vita cellule d’azione autonome anche fuori da Torino. In questa tornata elettorale, senza mezzi, e in vista di una raccolta firme che poi non c’è stata, abbiamo rianimato e rilanciato piccoli gruppi militanti in tutte le province, da Biella a Vercelli, da Novara a Verbania, da Asti ad Alessandria, fino a Cuneo. Abbiamo provato una volta di più a trasformare l’Associazione radicale Adelaide Aglietta nei radicali piemontesi, coordinando e fornendo supporto a tutti. Un tentativo velleitario rispetto alle necessità ma indubbiamente un’eccezione rispetto al resto d’Italia. Lo scoglio della raccolta firme, che avrebbe messo in gravissima difficoltà anche noi, ha mostrato appieno la realtà dei radicali sui territori. Difficoltà che, lo dico per l’ennesima volta, sono da attribuire anche ad una modalità organizzativa che, consapevolmente o meno, riesce a produrre disgregazione più che aggregazione, con associazioni che si scontrano le une con le altre e una dinamica di lotta interna che elide le poche forze che abbiamo più che moltiplicarle.
L’ho detto e lo ribadisco: i 35 militanti dell’associazione Aglietta che, per un giorno o per una settimana, si sono trasferiti durante la raccolta firme a Como, a Varese, a Brescia, a Bergamo, a Imperia e a Savona dimostrano questa nostra capacità, preziosa anche se terribilmente inadeguata. E’ la nostra compattezza che ci ha permesso di affrontare le riunioni del centro-sinistra sul programma piemontese e di incidere notevolmente sulla sua stesura, di produrre un nostro programma autonomo che abbiamo diffuso come abbiamo potuto e di mostrare agli altri partiti della coalizione una forza ed una organizzazione probabilmente più grandi della realtà. Senza l'Associazione radicale Adelaide Aglietta il nostro potenziale sarebbe stato infinitamente minore; senza la nostra sede che è divenuto il perno della campagna elettorale della Lista Bonino-Pannella non avremmo potuto fare ciò che abbiamo fatto, comprese quasi una decina di conferenze stampa, che abbiamo lanciato a getto continuo. Visto il risultato, tuttavia, tutte queste valutazioni hanno purtroppo il sapore di una magra e amara consolazione.
E sempre sulle regionali piemontesi ancora due accenni. Il primo lo voglio dedicare alla mancata candidatura di Silvio Viale. Non so se Silvio crede davvero che una sua presenza avrebbe cambiato il risultato, io francamente credo che nella sostanza non l’avrebbe modificato. Sono fermamente convinto tuttavia che non candidare l’esponente radicale più rappresentativo nella nostra regione, l’unico che ha un risalto di livello nazionale, sia stato un errore; un errore cedere ad una richiesta di Mercedes Bresso che a conti fatti non è servita a vincere e che ha depotenziato enormemente la nostra capacità di incidere nel dibattito e nelle dinamiche dell’informazione locale. Un errore in sostanza escludere dal tavolo elettorale il tema RU486, la nostra vittoria che rimarrà negli annali della politica e nella memoria almeno di alcuni. In tutto ciò c’è da riconoscere a Silvio un comportamento assolutamente esemplare che non so quanti altri avrebbero tenuto. Ha accettato senza troppe riserve di lanciarsi nell’avventura in Lombardia e in Liguria, ben sapendo delle difficoltà; e anche quando è divenuto evidente l’insuccesso nella raccolta firme e quindi l’impossibilità di essere candidato in quelle regioni, ha proseguito le sue lotte, è stato di supporto per quanto ha potuto in Piemonte ed è qui con noi oggi. Silvio mostra spesso la sua faccia di individualista, di colui che vuole apparire ed essere protagonista ma in certi frangenti sa essere come pochi altri parte di una squadra.
Il secondo accenno lo dedico al denaro speso in campagna elettorale. Claudia ci ha fornito i dati e durante 40 giorni interminabili ha garantito un lavoro prezioso di coordinamento, senza il quale non saremmo riusciti ad arrivare alla meta. Abbiamo investito sulle elezioni circa metà del nostro patrimonio (8000 euro), pagando comizi (compreso quello di Emma), decine di migliaia di volantini, migliaia di manifesti, sale per conferenze stampa e iniziative in tutta la regione. Ma come è evidente una campagna elettorale non si può fare con una decina di migliaia di euro quando il più sprovveduto dei candidati che punta ad essere eletto in un altro partito investe 5 volte tanto. Anche questo è un handicap che non possiamo eludere dalla nostra analisi, tanto più in una occasione nella quale non siamo riusciti a trasferire il consenso che indubbiamente si è costruito attorno all’immagine di Emma sulla Lista Bonino-Pannella.
Oggi rinunciare a lottare sarebbe perfino comodo quando tutto pare crollare e non si trovano appigli. Ma essere speranza - come abbiamo l’ambizione di essere - significa non mollare, significa proseguire un cammino di lotta. Quello stesso cammino che ci ha visti vincere sulla RU486: una vittoria storica, l’unica sui diritti civili da oltre 25 anni!
Queste sono solo una parte delle mie valutazioni ma ora soprattutto occorre capire che fare. Che fare della galassia radicale, che fare dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta, che fare noi, come singoli e come gruppo. Penso da molto tempo che sia ora di affrontare una rifondazione radicale e che non basti più attuare quella che opportunamente chiamiamo “resistenza” con strumenti che si dimostrano vecchi e insufficienti. Non ho la bacchetta magica e la soluzione, anche se tante volte qualche proposta l’ho fatta. Il suggerimento che mi sento di offrire nuovamente a tutti i dirigenti radicali è quello di fermarsi a riflettere su noi stessi, di rivolgere verso di noi lo sguardo per capire come possiamo meglio attrezzarci. Propongo in sostanza un congresso di rifondazione dell’intera galassia radicale che convochi tutti gli iscritti a tutte le associazioni nazionali per discutere e trovare insieme una nuova via, senza un finale prestabilito, senza reticenze. Magari concludendo che per ora non vi sono altre alternative o che non abbiamo la forza di percorrerle. Propongo una riflessione pubblica, un approccio laico anche su questo.
Sono ben consapevole che, malgrado tutto, continuiamo a rappresentare un baluardo o una fiammella nel mare di una politica che sa di marcio, sempre di più e a tutti i livelli. E sono convinto che, come a livello nazionale dobbiamo continuare a tentare di aprire un varco nel Partito Democratico, per contribuire ad una ripartenza di quel progetto che sappia uscire dalla spirale nella quale oggi si trova invischiato, così a livello locale dobbiamo metterci in contatto e in relazione con chiunque possa da quell’area essere un nostro interlocutore credibile. Intransigenti sui nostri temi ma aperti al dialogo. Per questo motivo voglio ringraziare Gigi Brossa di LibertàEguale, con il quale, anche da posizioni e analisi evidentemente differenti, riusciamo a costruire pezzi di percorso condivisi e spero che, a partire dalle prossime elezioni comunali e in futuro, sapremo farlo in maniera ancora più convincente e incisiva. E proprio in vista della prossima tornata elettorale ho l’impressione che dovremo spingere l’acceleratore per esserci e riuscire a condizionare la partita, giocando di nuovo il tutto per tutto con chiunque abbia la voglia di confrontarsi con noi ma senza accettare veti su temi o persone.
Prima di passare alle conclusioni mi fa piacere poter sottolineare in questa occasione la vittoria che dopo oltre un anno siamo riusciti ad ottenere sull’anagrafe pubblica degli eletti a Torino. Per la prima volta in questa città una delibera di iniziativa popolare promossa dai radicali è giunta al voto ed è stata approvata all’unanimità con poche modifiche. Chi avrà l’onere e l’onore di guidare l’associazione dovrà concentrare la propria azione sulla concreta realizzazione di questo nuovo strumento di conoscenza e democrazia, a Torino e in altri capoluoghi di provincia, e dovrà fare pressioni per portare alla vittoria anche le altre due delibere sulle quali abbiamo raccolto alcune migliaia di firme: le unioni civili e il registro dei testamenti biologici.
Il mantenimento peraltro della capacità di elaborare e realizzare iniziative in tutta la regione mi pare sia sempre più condizione necessaria per proseguire. Come condizione necessaria ritengo essere il raggiungimento almeno di 200 iscritti entro l’anno, una quota che ci garantisce alcuni mesi di affitto e che ci dà l’opportunità di coinvolgere altre sensibilità, altre priorità e altre intelligenze.
Molte altre cose si potrebbero dire sui tanti temi che abbiamo avuto la cocciutaggine di alimentare ma credo che oggi sia più importante per me chiudere questo intervento con una riflessione più personale, più intima. Altri nel dibattito li ricorderanno e proporranno come proseguire le iniziative intraprese.
Questa associazione, nel bene e nel male, è stata nella sua storia ormai decennale legata in modo molto stretto al mio nome. Non so dire se troppo ma so con certezza che lo è stata molto. E’ difficile per tutti uscire da un ruolo che ormai si è abituati a svolgere, senza peraltro averne uno nuovo da affrontare. Ma è ormai da tempo che penso sia giunto il momento di passare la mano, di lasciare il testimone ad altri. Per motivi di stanchezza personale, certo. Perchè non ho mai saputo fare il segretario senza dare il massimo dell’impegno e della mia capacità intellettuale e umana. Perchè questo livello di impegno non può essere mantenuto per tempi così lunghi; il potere, qualcuno diceva, logora chi non ce l’ha ma la politica radicale logora chi la fa con questa intensità; pretendendo anche di avere un lavoro che impegna gran parte delle giornate e un pezzo di vita al di fuori delle mura della politica. Ma più in generale credo sia opportuno non legare indissolubilmente una organizzazione ad un nome, come troppo frequentemente accade anche in casa radicale. Cambiamento e crescita sono percorsi sovrapponibili, vale per i singoli individui e vale per le organizzazioni. Cambiare dà l’occasione ad altri di crescere come ho la presunzione di credere sia accaduto a me, senza per questo smettere di essere militante dell’unica forza politica che abbia ancora una dignità e, appunto, una forza.
Il rischio che si corre quando si lascia è di cedere alla tentazione di togliersi qualche sassolino dalle scarpe (chi può affermare di non averne) o, al contrario, di essere melensi. Io, per carattere, preferisco quasi sempre la seconda ipotesi alla prima. Anche perchè obiettivamente credo che avere investito circa un centinaio di migliaia di ore di militanza e di vita in questo mio impegno venticinquennale sia stato bello e soprattutto giusto. 25 anni nei quali ho la fierezza di dire di non avere mai ricevuto nulla in cambio in termini di denaro, di lavoro o di rendite di posizione, ma allo stesso modo di avere ricevuto molto in termini di crescita personale, condivisione di passioni e amore per la democrazia, imparando a trasformare la rabbia per le ingiustizie che si vedono e si vivono in proposte, azioni e iniziative politiche. Il rimpianto che ho è quello di sapere che avrei potuto essere molto più utile al movimento radicale se le incomprensioni e le diffidenze del passato non vi fossero state. Non sono qui certo ad indicare colpevoli o innocenti ma a ribadire la mia volontà di proseguire il cammino comune.
Quindi, cari iscritte e iscritti, nel chiudere il mio ultimo intervento da segretario dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta vi ringrazio tutti, e in particolar modo ringrazio chi ha condiviso l’impegno con me nella giunta di segreteria, i coordinatori provinciali e Claudia e Silvio, due persone assai diverse tra loro e certo diverse da me, con le quali però ho collaborato molto bene. L’augurio che mi faccio e vi faccio è semplicemente quello di trovare un assetto ottimale per andare avanti, è questo il compito principale del nostro congresso.
Assicurerò a chi guiderà la baracca il massimo della collaborazione.
Grazie e buon lavoro.
MOZIONE DEL XIII CONGRESSO DELL'ASSOCIAZIONE AGLIETTA (a prima firma Pisano) approvata all'unanimità.
L'Assemblea straordinaria degli iscritti dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, riunitasi a Torino il 23 maggio 2010,
Sulla base di tutto quanto precede:
Tutto ciò premesso, l’Assemblea degli iscritti impegna gli organi dell’Associazione:
Allo stesso modo, a proseguire quanto già fatto nell'opera di mobilitazione e denuncia nei confronti di Tibet, Venezuela, Iran, etc. e a denunciare qualsiasi violazione dei diritti umani nel mondo di cui venga a conoscenza.
Al fine di agevolare e rafforzare la realizzazione degli obiettivi sin qui individuati, l’Associazione si impegna a porre in essere da subito le seguenti azioni, quali strumenti operativi minimi:
Infine,l’Assemblea:
- conferma la quota annuale di iscrizione in 20 euro per il 2010;
- conferma la nomina di Domenico Massano quale rappresentante dell’Associazione all’interno del Comitato nazionale di Radicali Italiani;
- conferma la presidenza onoraria dell’Associazione a Vanida Thephsouvanh, Presidente del Movimento Lao per i diritti umani.
- conferma la piena adesione dell'associazione a Radicali Italiani per il 2010.