«Era una donna gentile, amabile, piena di gioia di vivere.»
E il 2 marzo 1978 fece una scelta civile: 
sfidò la paura e accettò di giudicare i capi storici delle Br…



Nel marzo del '78 Adelaide Aglietta, l'allora segretaria del Partito radicale, venne sorteggiata come giudice popolare nel processo contro il nucleo storico delle Brigate Rosse, dibattimento che stava per essere celebrato in una Torino in stato d'assedio e in preda alla paura.

L'anno prima era stato assassinato Fulvio Croce, il presidente dell'ordine degli avvocati, e oltre cento cittadini, chiamati anch'essi a far parte di quella giuria, rifiutarono uno dopo l'altro la chiamata. 

Adelaide Aglietta, invece, con grande coraggio accettò, come disse, di affrontare la paura per sconfiggerla.
 
«Non ho avuto esitazione nel comprendere quel che dovevo fare»

«Ma fra il riconoscere il proprio dovere e il compierlo – scrive Adriano Sofri nell'introduzione inedita al Diario scritto dall'Aglietta – c'è ancora un buon tratto. C'è la pura per sé, e la decisione di vincerla. C'è l'angoscia per la propria famiglia, per le proprie bambine. C'è il proprio ruolo di responsabile di un partito, e di protagonista di battaglie decisive, scelte per convinzione e non imposte da un sorteggio […]. E c'è la paura di giudicare… Bisogna passare attraverso la tempesta del dubbio – l'espressione non fu di un disfattista nicodemita, ma di Giuseppe Mazzini – per scegliere ciò che sia giusto» 

«Penso che il coraggio consista nel superare la paura, non nel non provarla. 
Penso che il coraggio della paura sia meritevole e doveroso dinanzi alla morte
che una società sempre più basata sull’equilibrio instabile del terrore militare e nucleare prepara e impone: come dinanzi a ogni morte. Anche per questo per noi e per me la vita è sacra, a cominciare da quella degli altri, così come la libertà e la giustizia. […]
Intendo dunque, da questo momento, comportarmi come possibile giurata del processo di Torino. 
Mi sia consentito di rivolgere a tutti un appello contro la paura, contro la violenza, contro la rassegnazione a vivere la violenza assassina sia essa quella del potere o di chiunque altro. 
Rifiuto di ritenere in pericolo la mia vita e quella di chiunque altro per il solo fatto che si compia un dovere di coscienza.»
Adelaide Aglietta, 4 marzo 1978

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Il 1° marzo 1978 Adelaide Aglietta, allora segretario del Partito radicale (prima donna in Italia ad assumere una simile carica), è sorteggiata per far parte della giuria popolare che, a partire dal 9 marzo, dovrà giudicare il nucleo storico delle Brigate Rosse. Torino è una città in stato d’assedio e in preda alla paura: su 122 cittadini estratti, hanno accettato in 7.
Il 2 marzo «La Stampa» riporta la notizia e pubblica le risposte di alcuni segretari di partito al quesito proposto dai radicali alle agenzie di stampa: «Quale sarebbe il comportamento dei colleghi di Adelaide Aglietta in questo frangente?». Zaccagnini (DC), Berlinguer (PCI), Romita (PSDI), Biasini (PRI) non hanno dubbi: accetterebbero senza esitazioni.
Il 4 marzo Adelaide accetta l’incarico, che svolgerà fino al termine del processo, il 19 giugno 1978.
Il 17 marzo 1978 è in discussione alla Camera dei Deputati il decreto legge governativo di disciplina della formazione delle giurie popolari. I gruppi parlamentari della maggioranza respingono l’emendamento radicale che intende abolire il privilegio riservato a deputati, consiglieri regionali e ministri del culto, tutti dispensati dal poter essere chiamati a far parte di giurie di Corte d’assise (come ad esempio quella di Torino). Tutti i segretari di partito sono deputati (tranne quello radicale, che per statuto non lo può essere). «Armiamoci e partite!» commenta il deputato Mauro Mellini.
Sulla sua esperienza di giurata Adelaide Aglietta tiene un «diario», questo, pubblicato per la prima volta nel 1979.
Come scrive nella prefazione Leonardo Sciascia, un diario «discreto, senza declamazioni, per quel che riguarda i suoi stati d’animo, le sue apprensioni: che diventano quasi marginali rispetto al resoconto del processo – un resoconto tra i più oggettivi, forse il più oggettivo, che se ne abbia. […] Questo diario è una delle poche, pochissime testimonianze dirette, nate da una diretta esperienza, che siano state pubblicate in Italia sull’amministrazione della giustizia».
A trent’anni di distanza queste pagine trasmettono ancora la tensione in cui viveva il nostro Paese in quel periodo, e il senso di spaesamento di molti di fronte all’attacco terrorista. Ma anche la forza di tutti quelli che, come Adelaide Aglietta, dimostrarono il «coraggio di avere paura», e di vincerla.

Adelaide Aglietta (1940-2000) è stata un’esponente di primo piano dei Radicali, dei Verdi Arcobaleno e della Federazione dei Verdi, nonché parlamentare italiano ed europeo.

Intervista_Playmen -giugno 1977.doc
Biografia.doc
Immagini
Documenti
In commemorazione
. Alberta Rocca ricorda la madre Adelaide Aglietta

Torino, 7 marzo 2008
30 ANNI FA ADELAIDE AGLIETTA GIURATA POPOLARE AL PROCESSO CONTRO LE BRIGATE ROSSE. CONSIGLIERI COMUNALI PRESENTANO RICHIESTA PER INTITOLAZIONE VIA DI TORINO. SINTESI CONFERENZA STAMPA.

Richiesta di intitolazione in via straordinaria di una via o di una piazza ad Adelaide Aglietta.doc

Registrazione della conferenza stampa

 

 

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