|
|
|
5
GIUGNO 2005 - RELAZIONE DEL SEGRETARIO AL 7° CONGRESSO STRAORDINARIO
DELLASSOCIAZIONE RADICALE ADELAIDE AGLIETTA
Cari amici, cari iscritti allAssociazione radicale Adelaide Aglietta,
come sapete questo 7° congresso straordinario è stato indetto
perché nella scorsa mozione dellottobre 2004 (durante il
6° congresso ordinario) avevamo inserito lobbligo per gli organi
dirigenti dellassociazione di convocare questo appuntamento dopo
gli esiti delle elezioni regionali. Questo perché immaginavamo,
non sbagliando, che il risultato di quelle elezioni, qualunque fosse stato,
avrebbe condotto alla necessità di una riorganizzazione complessiva
dellassociazione, non tanto rispetto a chi guida o guiderà
lassociazione stessa, ma piuttosto rispetto a come ciascuno di noi
ha inteso ed intende essere militante radicale.
Ce lo siamo detti in tutte le salse da aprile ad oggi ma giova ricordarlo
anche in questa occasione ufficiale. Tutte le strutture che attualmente
lassociazione possiede (la sede in affitto, i computer, il fax,
la stampante, i telefoni, le sedie, i tavoli, il materiale e fra
breve la macchina fotocopiatrice) le ha pagate di tasca propria,
con i soldi che in questi anni siamo riusciti a mettere da parte e con
il contributo dei propri iscritti. Tutto questo può essere utilizzato
da ciascuno di noi ma a determinate condizioni. Innanzitutto il rispetto
verso chi si è impegnato a mettere a disposizione quello che cè,
utilizzando ciò che è necessario esclusivamente per lattività
politica, concordando lutilizzo con chi di tutto questo ha la responsabilità
e ne risponde. Nulla (o quasi) è - e sarà - come prima quando
cera il Gruppo consiliare. Qui non cè nessuno addetto
alle pulizie, lo siamo tutti allo stesso modo, noi che queste strutture
utilizziamo; ogni volta che avremo necessità di un intervento tecnico
(sui computer, sui telefoni) lo dovremo pagare, ogni volta che proporremo
o penseremo ad una nuova iniziativa dovremo sempre fare i conti con i
costi che quelliniziativa comporta. Per tutto ciò
e per chi può - linvito a prevedere una cifra mensile da
devolvere allassociazione è doveroso come è doveroso
segnalare che dopo un primo momento in cui sembravano essere pronti i
primi contributi mensili, ad oggi - che ci risulti - nessuno si è
preso la briga di aprire un bonifico periodico per sostenere le spese.
Tutto questo è politica o è la gestione di un condominio?
Io credo che sia la base per fare politica. Essere consapevoli di ciò
che si è e di ciò che si ha, magari per essere anche pronti
a rischiare, a scommettere e perfino a perdere quella scommessa. E a me
pare che, come radicali, abbiamo perduto innanzitutto la capacità
di confrontarci con ciò che siamo. Diciamo quante firme bisogna
sottolineo bisogna raccogliere provincia per provincia,
dando un obiettivo che è lontano anni luce da un possibile raggiungimento.
Diciamo quante iscrizioni bisogna raccogliere dando un obiettivo che si
sa già che non potrà essere nemmeno avvicinato. Questa modalità
vale per tutto e sempre di più. Si evoca lobiettivo da raggiungere
come se bastasse evocarlo per raggiungerlo.
A me pare che da qui, da questa associazione, siamo riusciti a prefigurare
dal punto di vista dellorganizzazione e dei risultati qualcosa di
differente. Non dico di ottimo o di ottimale, non ci approssimiamo nemmeno
a questa definizione, ma certamente qualcosa di meglio di quanto lattuale
struttura romana ci propone ad esempio.
Abbiamo tentato in ogni modo di valorizzare gli apporti di tutti, cercando
di dare visibilità a molti con il rischio - che poi si è
per la verità spesso concretizzato - che troppi di noi (mi ci metto
dentro) hanno immaginato di essere politici e non militanti di un partito
politico. Tutto questo lo abbiamo però fatto allinterno di
una struttura (quella di Radicali Italiani per intenderci) che tende istintivamente
a non valorizzare e spesso a sminuire qualsiasi iniziativa che non provenga
direttamente dalla dirigenza romana.
Abbiamo dato ai nostri documenti approvati, alle nostre mozioni generali
e particolari, quel valore che storicamente i radicali davano. Vi invito
ad andarle a leggere, una per una, dal 2000 al 2004, sono state concretamente
la nostra traccia durante ogni anno di attività. Tutto questo lo
abbiamo fatto allinterno di una struttura che da un lato non rispetta
il proprio statuto con la mancata convocazione periodica del congresso
(il Partito Radicale) e dallaltro (Radicali Italiani) approva circa
5 mozioni allanno che puntualmente non vengono rispettate nemmeno
per la quarta parte.
Quindi va tutto bene? Non cè nulla da cambiare? No, io credo
che anche solo pensando alle difficoltà di queste ultime settimane
(dalla mancata presentazione alle elezioni al trasloco, allallestimento
della nuova sede, alla campagna referendaria) ci rendiamo conto quanto
ciascuno di noi sia profondamente inadeguato e quanto poco sappiamo affrontare
situazioni difficili mantenendo i nervi saldi.
Ma molto altro possiamo fare - da qui - anche in termini di organizzazione
nostra interna. E il punto principale sul quale voglio un attimo soffermarmi
è la Giunta di segreteria. Questa struttura, prevista dal nostro
Statuto, dovrebbe certamente essere valorizzata al meglio e messa nelle
condizioni di lavorare più di quanto io sono stato capace di fare
in questi anni. Ne abbiamo discusso in una riunione il mese scorso con
la tesoriera e con i rappresentanti della Giunta stessa. Certamente il
tentativo di creare in ogni provincia un piccolo segretario dellassociazione
che lavorasse il più possibile in autonomia, che è sempre
stato il mio obiettivo, è almeno in parte fallito. In quella riunione
è stata espressa la necessità di una Giunta di segreteria
più operativa, che si riunisca con frequenza maggiore di quella
passata e che possa essere di maggiore supporto al segretario e alle attività
dellassociazione. Le proposte fatte sono diverse tra loro ma tutte
interessanti e il futuro segretario dovrà tenerne conto. Certamente
molto, se non tutto, dipenderà inevitabilmente dalla volontà
e dalla voglia di fare di chi della Giunta entrerà a fare parte.
Ma veniamo a quello che rappresenta attualmente il centro delle nostre
iniziative. I 4 referendum del 12 e 13 giugno contro la legge 40 del 2004.
Noi siamo di fronte a un bivio epocale per il nostro paese come pochi
altri ve ne sono stati nella nostra storia dal dopoguerra ad oggi, mi
pare che molti siano consapevoli di questo. O vinciamo e riusciamo ad
arginare la deriva clericale italiana o saremo nelle mani sempre di più
di una minoranza fondamentalista (per fede o spesso per convenienze e
servilismo) che impone per legge il proprio modello di comportamento (magari
per infrangerlo alla prima occasione) e che prefigura sempre più
come reato ciò che coincide per quella minoranza con un peccato.
Ed il confronto è molto più complesso di quello degli anni
70 e non perché allora cera più consapevolezza
di oggi o perché allora i cittadini fossero più attenti
e mobilitati di oggi. La differenza essenziale è che se allora
era necessario convincere la maggioranza più uno dei votanti che
se trionfano le libertà individuali non perde nessuno, cattolico,
mussulmano, ateo, di destra o di sinistra che sia; oggi invece è
necessario convincere e fare votare la maggioranza più uno degli
elettori italiani. Non la maggioranza dei votanti ma la maggioranza degli
elettori. Facendo finta che il numero dei cittadini italiani fosse lo
stesso di oggi, durante il referendum sul divorzio, con schierati apertamente
i comitati per il sì e per il no e vi fosse unaffluenza di
circa il 70% (come accaduto per le scorse elezioni regionali), sarebbe
stato sufficiente convincere poco più di 15 milioni di italiani
a votare per una delle due opzioni. Oggi non è più così,
di fronte a questa campagna truffaldina per lastensione, di fronte
al tentativo di fare fallire i referendum convincendo una esigua minoranza
di cittadini a non andare a votare (come sappiamo in qualsiasi consultazione
elettorale il 30% degli elettori già non si reca alle urne) per
noi adesso gli Italiani da convincere sono la metà più uno
degli aventi diritto al voto (circa 24 milioni di persone). Non è
una differenza di poco conto, si tratta di quasi 10 milioni di persone
in più.
Eppure la mia sensazione è che possiamo farcela e, soprattutto,
che se non ce la faremo sarà per poco. E questo, se accadrà,
farà ancora più male. La mia sensazione è che potremmo
trovarci dinanzi a due situazioni molto distinte, magari il quorum raggiunto
nelle grandi città ed un risultato pessimo nelle campagne e nelle
valli; magari una differenza ancora più sostanziale del solito
tra nord e sud dove il controllo del voto (in questo caso del non
voto) è un rischio concreto. Vedremo; molto dipenderà
da ciò che accadrà o non accadrà in questa settimana
e soprattutto quale sarà il livello di informazione dei canali
televisivi nazionali. A noi il compito, ciascuno per come può e
magari anche per qualcosa in più rispetto a quello che può,
di fare limpossibile per consentire al nostro messaggio di laicità,
di tolleranza, di ragionevolezza e di fiducia nelle scelte individuali
di giungere al maggior numero di persone possibile.
Prima ho detto che lItalia è di fronte ad un bivio epocale.
Ne sono convinto. Ma paradossalmente quel bivio non comprende il futuro
dei Radicali. Io credo infatti che qualunque risultato referendario avremo,
sia che venga per noi una vittoria memorabile, sia se subiremo una sconfitta
cocente, il da farsi non cambia e, soprattutto, le nostre urgenze sono
le medesime.
La prima è riuscire a rientrare nelle istituzioni con un drappello
di parlamentari alle prossime elezioni politiche; la seconda è
di incominciare finalmente quella riforma interna della quale da anni
si sente la necessità e che diviene più difficile e più
costosa ogni giorno che passa e che passerà senza affrontarla.
E ormai, data la situazione in cui versano i radicali, poco conta quale
sarà il modo con il quale riusciremo a tornare a giocare la partita.
Lunica cosa che veramente conta è se riusciremo o meno a
giocarla, sapendo bene che per giocarla dobbiamo accettare le regole del
gioco e che se non ci riusciremo questo sancirà probabilmente la
fine di una storia che dura ormai da 50 anni. Potremmo da subito lanciare
una campagna per il voto ai radicali, qualunque sarà il loro posizionamento,
O li voti o li sciogli!, qualcosa di analogo abbiamo tentato
nel 1986 sulle iscrizioni riuscendo nellintento.
Parallelamente a questo dovremo affrontare la rifondazione radicale, la
riorganizzazione complessiva del magma che siamo divenuti, ridefinendo
responsabilità, compiti e priorità dalla testa dellorganizzazione
fino allultimo militante di provincia (in Italia o in Russia che
sia). E non si tratta più solo della mancata convocazione del congresso
del Partito, la riforma deve essere molto più complessa e complessiva.
Se non accade tutto questo, o per lo meno se non comincia ad accadere,
tutto il resto, per quanto possa essere fondamentale, diviene di cornice
e non al centro di quanto dobbiamo e possiamo fare.
E se devo dirla tutta a me pare che Marco Pannella non abbia più
la forza di proporre e portare a termine una riforma del genere, e tanto
meno ciò può essere fatto da chi attualmente copre cariche
di responsabilità nel partito, da chi per anni ha rifiutato di
vedere ciò che era evidente a molti di noi e che adesso, pur magari
riconoscendone lurgenza non ha la capacità di portare a compimento
una qualsiasi ipotesi di cambiamento. Per questo mi pare che lunica
soluzione percorribile, se non vi è limmediato intervento
diretto di Pannella, sia quella di cercare di proporre un progetto di
rifondazione e costringere il partito a confrontarsi su questo. Questa
forza può venire solo dallesterno, da chi non ha condiviso
in alcun modo le dinamiche che si sono instaurate in via di Torre Argentina.
Chiunque abbia assistito ad uno degli ultimi Comitati sa che entro breve
arriverà una resa dei conti tra i vari soggetti della nostra organizzazione,
e più questo confronto si allontana, più ciò accadrà
in forma cruenta. Non dobbiamo cadere nel tranello di farci
condurre a nuove mobilitazioni straordinarie; le priorità, dopo
i referendum, devono essere queste; e il rischio è che già
a cominciare dalla prossima assemblea dei 1000 (se ci sarà) di
altro si parlerà e non di noi stessi.
I radicali hanno un patrimonio di idee, di capacità e di iniziative
che non ha eguali in Italia e forse in Europa. Possiamo dargli speranza
per il futuro solo affrontando di petto e senza timore del cosa
accadrà la situazione attuale nella quale stiamo navigando.
Andando verso la conclusione del mio intervento vengo a noi, e a me in
particolare.
Io non so se in questi 4 anni ho fatto bene od ho fatto male il segretario
di questa associazione, so che ho dedicato a questo ruolo un impegno che
non avrei mai immaginato di sapere dedicare e che insieme a voi abbiamo
fatto cose che non avrei mai creduto che saremmo riusciti a concepire
e realizzare. Malgrado tutto questo però, molti di voi già
lo sanno, io non sarò più il segretario dellAssociazione
radicale Adelaide Aglietta. Questa scelta, che è maturata ormai
da circa un anno e che ho rimandato per consentire a noi tutti di arrivare
con una qualche stabilità fino alla scadenza delle elezioni regionali,
non significa affatto una mia volontà di disimpegno e non rappresenta
in alcun modo una conseguenza di ciò che è accaduto (o meglio
non accaduto) alle scorse elezioni. Rappresenta il bisogno di staccarsi
da questo ruolo, da una parte per salvaguardare me stesso dalle continue,
troppe, sollecitazioni che lessere segretario porta con sé,
soprattutto se una persona non vive esclusivamente in funzione del partito,
e dallaltra per evitare di sentire sempre più questa associazione
come roba mia. Io sono una persona che ha grande difficoltà
ad affrontare qualsiasi cambiamento, di qualsiasi genere, anche questo.
Vi assicuro che se ho scelto di non ricoprire più questo ruolo,
al quale sono molto affezionato, è proprio perché ne sento
il bisogno.
In fondo torno volentieri a fare il semplice militante, il tavolinaro
che non ho mai cessato di essere, con lambizione però di
occuparmi a fondo del partito. Non so ancora in che termini, con che capacità
e con quale volontà ma certamente voglio tentare il tutto per tutto
per salvare ciò che ho amato e vissuto in questi ultimi 20 anni.
Quindi grazie a ciascuno di voi, in particolare a quei pochi militanti
delle province che con difficoltà molto più grandi delle
nostre, sono riusciti a tenere alzate le bandiere radicali; spero, soprattutto,
che quelli che da meno tempo ci hanno raggiunto sappiano comprendere le
difficoltà che abbiamo e avremo ma sappiano continuare a darci
il loro apporto che rappresenta il futuro radicale e la continuità
possibile.
Grazie a Umar Khambiev per la fiducia che ha avuto e che ha in noi; Umar
in questo inizio del 2005 ha certamente vissuto uno dei momento più
tristi della sua vita con lassassinio, da parte dei Russi, del Presidente
Maskhadov; credo che anche per la speranza che lui in noi ripone continui
ad essere prioritario e necessario per lassociazione proseguire
la battaglia per una Cecenia libera e democratica.
Grazie a Rosanna e a Silvio per il lavoro che insieme a me hanno fatto.
Sottolineo in particolare come con Silvio vi sia stata una convivenza
durata oltre 4 anni, segnata da grande affinità, grande rispetto,
grande stima e praticamente da nessun contrasto.
Anche questo è qualcosa che potremmo esportare verso i lidi romani.
Con affetto, vi abbraccio tutti. |
|
|
|
|
|
RELAZIONE
DEL SEGRETARIO
AL 6° CONGRESSO DELLASSOCIAZIONE RADICALE ADELAIDE AGLIETTA
Il mio intervento sarà suddiviso in quattro parti: nella prima
dirò qualcosa relativamente alla situazione attuale dellassociazione
e allattività svolta e farò anche qualche considerazione
di carattere strettamente personale; nella seconda voglio analizzare nuovamente
il rapporto che intercorre e che, secondo me, dovrebbe intercorrere tra
associazione e gruppo consiliare; nella terza parlerò della situazione
politica di fronte alla quale si trovano i radicali e, per concludere,
nella quarta ho voluto mettere in evidenza alcuni aspetti riguardo ai
rapporti tra il gruppo dei radicali piemontesi e la dirigenza romana.
Prima di cominciare però voglio ringraziare Nicola Vono, Gianni
Pizzini, Iolanda Casigliani, Alessio Boglino, Mario Mezzo, Andrea De Angelis,
Alessandro Frezzato e Gian Piero Buscaglia, che con me hanno condiviso,
per questanno, la responsabilità della segretaria dellassociazione.
Prima parte:
I quasi 11 mesi trascorsi dallultimo congresso sono stati indubbiamente
i più intensi dal punto di vista dellattività politica
da quando la stessa associazione esiste. Questa affermazione, che è
certamente vera, è più o meno la stessa che ci diciamo ad
ogni congresso da un po di anni a questa parte. E ciò accade
perché effettivamente sono gradualmente cresciute la nostra volontà
e la nostra capacità di intervenire nella vita politica regionale
e non solo. Certamente però, la crescita in termini di militanza,
che pure vi è stata, sia a Torino che in altre parti della regione
(specialmente ad Alessandria e Biella grazie allimpegno di Gian
Piero Buscaglia e di Riccardo Simbula), la crescita in termini di iscritti
allassociazione, non sono state allaltezza delle necessità.
Così, in qualche modo, è venuto gradualmente a crescere
limpegno di ciascuno di noi per riuscire ad organizzare al meglio
(a volte senza riuscirvi) tutto quello che abbiamo fatto.
Voglio qui ricordare brevemente le nostre iniziative sulla Cecenia che,
di fatto, a fianco dellazione nonviolenta di Olivier Dupuis in sciopero
della fame per 36 giorni, hanno consentito lo svolgimento della manifestazione
nazionale di Roma del 23 febbraio scorso e larrivo dei primi bambini
ceceni per essere curati in Italia; il lancio delliniziativa di
distribuzione dei volantini Salute sessuale di fronte alle
scuole e alle università piemontesi, per chiedere il libero accesso
alla pillola del giorno dopo; tutto quello che Giulio Manfredi ha continuato
e continua a fare su Telekom-Serbia, fino allottenimento dellaudizione
di Ciampi da parte dei magistrati torinesi (chi ci avrebbe scommesso fino
allanno scorso); la campagna elettorale per le elezioni europee;
le iniziative in merito alla pillola abortiva che hanno condotto
o meglio costretto - il ministero a rilasciare lautorizzazione condizionata
alla sperimentazione; le iniziative recenti su Israele con la venuta di
Marco Pannella; le decine di visite nelle carceri piemontesi (complessivamente
sono più di cento da quando abbiamo il Gruppo consiliare) e lapprovazione
del Regolamento sulla Cassa delle ammende; i sei mesi di raccolta firme
sui referendum nei quali con 30.000 sottoscrizioni abbiamo contribuito
ad un successo del movimento radicale per molti inaspettato. Tutto questo
senza citare lattività istituzionale in Consiglio regionale
che penso approfondirà successivamente Carmelo Palma.
Ciò ha comportato, per quello che mi riguarda, un dispendio di
energie psico-fisiche enorme, molto maggiore degli anni precedenti. Malgrado
il numero di iniziative e gli indiscutibili successi che sono stati ottenuti,
mi rendo conto di quanto, per me, le maggiori difficoltà siano
derivate dagli sforzi messi in atto per riuscire a tenere insieme un gruppo
di persone che, a tratti, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà,
è sembrato non avere alcuna intenzione di rimanere unito. Spesso
mi è parso di essere il coperchio di una pentola con lacqua
in ebollizione e tutto questo, lo dico francamente, mi ha stancato e non
poco.
Ora siamo qui anche per celebrare il successo della raccolta firme sui
referendum, in Italia e in Piemonte in particolare, ma voglio sottolineare
che se quel successo non vi fosse stato noi saremmo qui, certo con un
altro stato danimo, ma anche pronti ad accusarci luno con
laltro.
Quello che mi pare importante rilevare è che ciascuno di noi, lo
dico a tutti (me compreso), dovrebbe ritrovare lumiltà che
ha in parte perduto e recuperare la capacità di ascoltare gli altri.
I radicali hanno costruito una struttura dove moltissimi hanno una qualche
carica: a parte Daniele Capezzone, Rita Bernardini e Luca Coscioni, vi
sono più di dieci rappresentanti nella Direzione, decine di eletti
nel Comitato, decine di associazioni radicali con segretari, tesorieri
e presidenti, alcuni rappresentanti delle associazioni nel Comitato, probabilmente
oltre un centinaio di membri delle varie giunte di segreteria delle associazioni,
il tutto in un partito che conta poco più di 2000 iscritti. Come
una volta mi ha detto Stefano Gionco, a differenza di altri partiti dove
cè qualcuno che fa il politico e molti che fanno i militanti;
tra i radicali tutti fanno i politici, o almeno ne hanno lambizione,
e molto pochi i semplici militanti. E un modo di organizzarsi, quello
radicale, con grosse potenzialità ma anche con enormi limiti. Il
risultato dipende da ciascuno di noi ma se, su ogni argomento, tutti pensiamo
con assoluta certezza di avere la risposta giusta difficilmente quel risultato
sarà positivo.
Seconda parte:
E veniamo al rapporto tra associazione e gruppo consiliare. Anche di questo
se ne parla ad ogni occasione, senza riuscire a trovare con precisione
quale dovrebbe essere lassetto più corretto o ottimale. E
io credo che questa soluzione non si riesca a trovare semplicemente perché
la soluzione non esiste. Esiste invece la possibilità di una convivenza
e di una collaborazione che è però lasciata al buon senso
di ciascuno di noi. Anche qui, in modo non differente da ogni altro gruppo
di persone, noi cadiamo nel tranello di vedere ciascuno la propria situazione,
ciascuno le proprie difficoltà e frustrazioni, senza riuscire ad
immedesimarsi minimamente in chi abbiamo di fronte. Così chi ha
responsabilità nellassociazione a volte tratta i dipendenti
del gruppo come propri dipendenti, chi viene alle riunioni a volte tratta
i dirigenti dellassociazione come se si occupassero 24 ore al giorno
di politica e dirigessero unorganizzazione di migliaia di iscritti
e chi lavora al gruppo ogni tanto non si rende conto che il gruppo consiliare
esiste innanzi tutto per fare politica radicale, nel senso più
ampio del termine.
E allora cosa facciamo? Io credo esattamente quello che stiamo facendo,
tentando di avere più rispetto gli uni degli altri ed evitando
riflessi un po burocratici su quali siano i compiti di ciascuno.
Oggi, nei fatti, esiste un rapporto di collaborazione molto buono dal
punto di vista politico e organizzativo. E vero che spesso lassociazione
si appoggia al gruppo per tutta una serie di lavori che praticamente il
segretario, il tesoriere ed il presidente non avrebbero la possibilità
materiale di realizzare, è altrettanto vero che una parte molto
rilevante delle stesse iniziative del gruppo e degli stessi consiglieri
è stata possibile solo grazie al supporto dato dallassociazione,
innanzitutto mio e di Silvio Viale, sui temi ambientali e dei diritti
civili, ma non solo.
Terza parte:
Ma veniamo alla politica propriamente detta. Cè un dato che
mi ha sorpreso in queste ultime settimane, allo stesso modo come altre
volte mi è accaduto in situazioni analoghe, e mi ha sorpreso essenzialmente
perché in fondo, malgrado i quasi 20 anni di militanza radicale,
sono evidentemente un inguaribile ingenuo. Il dato è che, dopo
sei mesi di raccolta firme sui referendum, nei quali abbiamo organizzato
per ciò che riguarda il Piemonte centinaia e centinaia
di tavoli, contattato centinaia di migliaia di persone, distribuito centinaia
di migliaia di volantini e raccolto 40.000 firme (10.000 non sono state
utili per il successo della campagna referendaria ma le abbiamo pur sempre
raccolte), dopo essere stati presenti sugli organi di informazione nazionali
e regionali in maniera non paragonabile ai mesi precedenti (i dati del
Centro dascolto sono lì a dimostrarlo); i sondaggi che sono
usciti su La Stampa dopo la consegna delle firme, nel migliore dei casi,
per fare lesempio delle elezioni regionali del Piemonte, ci danno
al 2,7% rispetto al 3,1% delle ultime elezioni europee.
Quindi cosa è accaduto. Io credo che il tentativo radicale in atto
ormai da molti anni di accreditarsi, nei confronti degli elettori italiani,
come forza alternativa al centro-destra e al centro-sinistra sia nei fatti
andato a segno. Noi siamo percepiti come altro rispetto alla
attuale politica italiana. Così, malgrado moltissimi
siano disposti a riconoscere ai radicali, a Marco Pannella e a Emma Bonino,
capacità e determinazione non paragonabili a nessun altro, malgrado
gli attestati di stima che in questi mesi abbiamo ricevuto dalla cosiddetta
gente e da molta parte del mondo politico ed intellettuale,
la stragrande maggioranza degli elettori crede che votare radicale non
conti; e quando dico conti intendo proprio il contare in termini
aritmetici: non serve a fare perdere o vincere nessuno. Certo, serve a
mantenere accesa la fiaccola delle libertà, della democrazia, della
tolleranza, del diritto e dei diritti, ma questo per gran parte dellelettorato
è comunque troppo poco se non si affianca a contribuire a fare
vincere o perdere Berlusconi, a fare vincere o perdere i comunisti.
Quindi quali sono le nostre alternative elettorali? Come dobbiamo presentarci
alle prossime elezioni regionali e soprattutto come dobbiamo presentarci
alle prossime elezioni politiche? Per ciò che mi riguarda le alternative
sono tre, o meglio due e mezza.
La mezza è rappresentata dalla possibilità di creare un
terzo schieramento, capace di calamitare un consenso considerevole. Quello
che qualcuno chiama il Polo laico-socialista. Questa sarebbe
la soluzione politica che io preferirei ma francamente mi sembra altamente
improbabile e difficilmente percorribile. In questo ha ragione Pannella:
la casa laica esiste già, è quella radicale
e sinceramente non credo che le numerose proposte venute da una parte
del cosiddetto mondo laico italiano (dai vari partiti socialisti soprattutto)
abbiano una concreta possibilità di attuazione. Non credo cioè
che effettivamente vi sia una volontà da parte dei laici del centro-destra
e del centro-sinistra di lasciare il loro posto da parlamentari (quasi
certo) per una avventura così rischiosa.
Restano quindi due alternative secche: la prima, del tutto onorevole,
che in altre occasioni il movimento radicale ha messo in atto, è
quella di non presentarsi alle elezioni. In questo caso potremmo continuare
a fare politica fuori dal palazzo, cercando di condizionare con le nostre
iniziative, con la nonviolenza, le decisioni, le leggi, le scelte della
politica ufficiale. In fondo questo metodo è quello
che ci ha condotto anche negli ultimi anni a successi inaspettati: i referendum
dei mesi scorsi ma voglio anche ricordare lindultino, i successi
ottenuti per il rispetto della legalità costituzionale sul numero
dei deputati e sulla stessa Corte Costituzionale, le vittorie del Partito
Radicale Transnazionale allOnu.
La seconda alternativa è invece di scendere dalla tribuna dove
stiamo da anni e tornare nel campo della politica a giocare la partita,
rischiando di sporcarsi le mani ma avendo possibilità immensamente
maggiori di ottenere risultati. Spesso a me pare che noi ci limitiamo
a dire quanto la partita è truccata, quanto noi saremmo più
bravi, cosa bisognerebbe fare, quale strategia attuare, quali soluzioni
prevedere, rimanendo però sempre a dirlo dal comodo sedile di spettatori.
Se abbiamo tutte queste capacità, e credo che almeno in parte effettivamente
le abbiamo, potrebbe anche essere ora di tentare di dimostrare agli altri
ciò che andiamo dicendo, facendo i conti con le difficoltà
ed i privilegi che essere in uno dei due schieramenti può dare.
Lalternativa che invece assolutamente credo non esista è
quella di tentare di nuovo lavventura di presentarsi da soli contro
tutti. E vero che ogni tanto i radicali paiono riuscire a fare miracoli
(il risultato delle europee del 1999 è lì a dimostralo)
ma non credo che su questi rari miracoli possa basarsi una strategia politica.
Quello che è certo invece è che gran parte delle nostre
scelte future saranno condizionate da ciò che accadrà ai
referendum. Il rischio che corriamo è che mese dopo mese, la Corte
Costituzionale prima e il parlamento dopo ci sfilino uno ad uno i quesiti,
lasciandoci magari portare al voto il più marginale con la possibilità
concreta, a quel punto, di non raggiungere il quorum del 50% più
uno. Su questo i radicali saranno mobilitati e lassociazione dovrà
essere pronta a supportare ogni iniziativa nel migliore dei modi. Il congresso
di Radicali Italiani che si terrà a Roma il prossimo fine settimana
è anche un appuntamento da sfruttare proprio per prepararci al
meglio nella difesa dei referendum.
Sulla campagna referendaria appena conclusa voglio anche aprire una breve
parentesi: noi in Piemonte, durante i 6 mesi, abbiamo fatto oltre 600
tavoli per un totale di circa 2000 ore di raccolta firme. Questa campagna
referendaria è stata la prima che abbiamo condotto senza avvalerci
della collaborazione a pagamento dei cancellieri, lo voglio qui rivendicare
pienamente come scelta di legalità e come scelta di politica economica
dellassociazione; se noi avessimo utilizzato i cancellieri, come
è capitato in tutte le raccolte di firme per referendum del passato,
avremmo speso, tenendo conto dei costi di cinque anni fa, oltre 40.000
euro. Tutto questo è stato possibile grazie allimpegno di
tre nostri compagni che si sono resi disponibili in quanto dipendenti
comunali o provinciali a divenire autenticatori, come consente lattuale
legge: sono Giorgio Brusco, Roberto Vigna, Andrea Costa e Aldo Spagnoletti
che con oltre 130 tavoli ha vinto la palma dellautenticatore più
assiduo. Tutto questo è stato possibile anche grazie allimpegno
di Mariano Ferrentino (il nostro rappresentante al Comitato di Radicali
italiani) che, con altri di noi, è riuscito a coinvolgere 165 autenticatori
di tutte le forze politiche in questa campagna di raccolta firme. Mi pare
un dato significativo che deve essere considerato, rivendicato e sottolineato.
Quarta parte:
Vengo ora allultima parte del mio intervento, il rapporto tra i
radicali piemontesi - o meglio una parte dei radicali piemontesi - e la
dirigenza romana. Questo è un altro aspetto che negli ultimi anni
mi ha molto rattristato e molto fatto riflettere. Dal congresso di Ginevra
in poi, evidentemente per le divisioni politiche che in quelloccasione
si sono manifestate tra una parte dei piemontesi ed una parte della dirigenza
romana, sembra essere nato nei confronti di alcuni di noi un giudizio
definitivo, finale, senza possibilità di emendamenti. A giorni
alterni siamo stati il grumo di potere, il ghetto, i corvi, i responsabili
degli insuccessi. Siamo stati quelli che organizzavano pullman cattivi
per portare mandrie di iscritti allultimo momento a Ginevra per
tentare il colpo di mano e quelli che organizzavano pullman buoni
se invece contribuivamo al successo di iniziative radical correct.
Tutto questo è accaduto e accade, di tutto questo è necessario
tenere conto. Per quello che mi riguarda credo che anche noi abbiamo commesso,
in questo difficile rapporto famigliare, due gravi errori. Da una parte
siamo stati condotti a reagire nello stesso modo, spesso giudicando a
priori negativamente le iniziative che venivano lanciate da Roma,
dallaltra, in altre occasioni di cui sono stato anche protagonista,
tentando in ogni modo di coinvolgere pienamente Radicali Italiani in nostre
iniziative, cercando di non scontentare nessuno e di non pestare i piedi
a nessuno, con il risultato però di essere trattati allo stesso
modo.
Quello che credo dovremo fare, da ora, è uscire dal ghetto dove
siamo stati rinchiusi e ricominciare a essere militanti di questo partito
senza condizionamenti, ciascuno facendo semplicemente quello che riterrà
giusto fare. LAssociazione radicale Adelaide Aglietta è nata
innanzitutto per rilanciare sul territorio liniziativa dei radicali,
è quello che abbiamo fatto ed è quello che prioritariamente
dovremo fare. Ogni altra iniziativa o campagna politica che decideremo
di condurre dovrà essere organizzata con il massimo della trasparenza
e dellinformazione nei confronti della nostra attuale dirigenza,
ma dovrà anche essere fatta indipendentemente da quello che immaginiamo
potrà essere la reazione - in positivo o in negativo - di Marco
Pannella, di Emma Bonino o di Daniele Capezzone. Spero che altrettanto
si faccia nella sede romana, lasciando da parte i pregiudizi del passato,
valorizzando al meglio quello che da qui abbiamo messo in piedi, innanzitutto
sullaffaire Telekom-Serbia, sulla Cecenia e sulla pillola abortiva
RU486, onorandoci di giudizi politici anche severi, piuttosto che di accuse
gratuite.
Voglio concludere il mio intervento con unultima considerazione.
Lassociazione in questi anni è stata uno dei maggiori centri
di propulsione della politica transnazionale radicale. Oltre alle iniziative
sulla Cecenia e su Israele, di cui ho già detto, molto è
stato fatto sul Tibet e sul rispetto dei diritti civili e religiosi nel
sud-est asiatico; colgo questa occasione per annunciarvi che domani saremo
con Vanida in Piazza Castello a manifestare, per ricordare i 5 ragazzi
laotiani arrestati e scomparsi ormai da cinque anni mentre chiedevano
pubblicamente democrazia e riconciliazione nel proprio paese. Il mio auspicio
è che nel più breve tempo possibile, oltre al necessario
riordino e riorganizzazione delle responsabilità allinterno
delle associazioni federate al partito radicale, possa esservi un concreto
rilancio della politica transnazionale con un nuovo congresso del partito
che possa vedere eletto un segretario ed avere un Consiglio generale attivo.
Continuo a ritenere, come anche una mozione particolare dellassociazione
approvata qualche tempo fa evocava, che la sede più adatta per
questo rilancio, per questo nuovo congresso, sia la città di Gerusalemme.
Sarebbe un ulteriore, importante impulso alle nostre iniziative per chiedere
l'ingresso di Israele nell'Unione Europea. |
|
|
|
|
| |
RELAZIONE DEL SEGRETARIO AL 5°
CONGRESSO DELLASSOCIAZIONE RADICALE ADELAIDE AGLIETTA
Io comincerei proprio dalla questione economica, dai contributi, dalla
nostra capacità di autofinanziamento. Questo è un punto
fondamentale che, ne sono certo, non appassiona molti di noi ma che è
probabile diventi argomento da affrontare in maniera molto seria negli
anni a venire. Per chi non cera prima del 2000, ma in fondo anche
per chi cera e si è dimenticato, voglio ricordare che noi
abbiamo passato anni e anni a dedicare la maggior parte del nostro tempo
alla semplice sopravvivenza: cioè tentando di trovare il modo di
arrivare senza debiti troppo grandi alla fine di ogni mese. Forse io ne
serbo un ricordo molto presente perché di questo mi sono prioritariamente
occupato fino a quel momento ma credo che ciascuno di noi dovrebbe essere
consapevole che quella situazione potrebbe ritornare tra breve, quando
non dovesse più esservi un gruppo consiliare, con strutture e con
la possibilità di avere contributi importanti da chi nel gruppo
lavora e dai consiglieri.
Lanno trascorso è stato un anno particolare perché
oltre alle 105 quote di iscrizione (molte delle quali di 50 euro ed oltre)
vi sono stati contributi importanti e la vendita di numerosi libri, che
ci hanno consentito di chiudere con un buon risultato di autofinanziamento.
Ed è per questo che credo noi dovremmo e dovremo sempre di più
allargare il nostro bacino di iscritti, perché automaticamente
riusciremo così ad allargare il nostro bacino di contribuenti.
Quindi la richiesta a tutti voi di reiscrivervi da subito e di trovare
iscrizioni e contributi per lassociazione non è dovuta ad
una gara interna delle associazioni come alcuni sembrano pensare, quasi
che se si è quelli con il numero maggiore di iscritti si vince,
è proprio il metodo necessario per prepararci nel migliore dei
modi a tempi che potrebbero essere peggiori da questo punto di vista.
Da un altro punto di vista, quello delle iniziative e quello della nostra
capacità di incidere nella vita e nel dibattito politico regionale
e non solo, credo invece si debba dare atto, non tanto allassociazione
ma più in generale ai radicali piemontesi che in questo anno e
due mesi si sono impegnati, di avere raggiunto risultati francamente inaspettati.
Di nuovo lo dico per chi non cera qualche anno fa o per chi non
lo ricorda: noi, prima del 2000 riuscivamo solo ogni tanto durante lanno,
con uno sforzo incredibile, a creare qualche iniziativa su qualche tema
con riscontri spesso molto poco soddisfacenti sugli organi di informazione
locali. Solo in questo ultimo anno abbiamo invece fatto sostanzialmente
una iniziativa al giorno, riuscendo, solo come associazione (senza parlare
cioè delle attività del gruppo consiliare) ad uscire più
di 100 volte sugli organi di informazione locali (soprattutto sulla Cronaca
di Torino de La Stampa) ed in alcuni casi (una quindicina di volte) su
svariati temi - RU486, aborto, clonazione umana, libertà di ricerca,
Telekom Serbia, Caccia, SARS, Cecenia, eutanasia - anche sugli organi
di informazione nazionali: Corriere della Sera, La Stampa, Il Giornale,
Il Giorno, Libero, LUnità, Il Messaggero fino ad arrivare
al Tg2 di qualche giorno fa.
Partendo dalla mozione dellanno scorso ma ampliando notevolmente
il raggio di azione, siamo riusciti, su temi tradizionalmente radicali,
a fare iniziative importanti. Parlo dellaborto farmacologico e delleutanasia,
delle iniziative in materia ambientale, sullinquinamento e la salvaguardia
delle acque, parlo delle carceri e della caccia. Iniziative che spesso,
oltre ad avere avuto un discreto riscontro sugli organi di informazione,
sono divenute patrimonio dellintera area radicale.
Ed è importante sottolinearlo: tutto questo è stato possibile
farlo soprattutto grazie al fatto che esiste un gruppo consiliare radicale
in regione, grazie al fatto che vi sono due consiglieri regionali, grazie
al fatto che vi sono alcune persone che giornalmente lavorano al gruppo
e certo anche grazie allAssociazione.
Io non voglio ricordare nello specifico le iniziative organizzate. Sul
sito, curato da Carla Marchisio che ringrazio, vi è un aggiornamento
continuo su quello che facciamo. Voglio però sintetizzare questo
anno passato con due elementi.
Il primo riguarda la nostra produzione editoriale: oltre allormai
tradizionale libretto delle iniziative da me curato, lassociazione
ha collaborato economicamente alla pubblicazione del libro di Giulio Manfredi
Telekom Serbia. Presidente Ciampi, nulla da dichiarare?, ed
ha realizzato, grazie allimpegno di Sabrina Gasparrini e Claudia
Pagliano, la pubblicazione degli atti del convegno su Adelaide Aglietta
che tenemmo nel 2002. Sempre per quanto riguarda le iniziative editoriali
questo è certamente stato lanno delle presentazioni: sono
state decine tra quelle del libro di Giulio, quelle del libro di Bruno
Mellano e Massimo Lensi Indocina libera. Il caso Laos trentanni
dopo. Dove la democrazie è reato, quelle del libro di Luca
Coscioni Il maratoneta.
Il secondo elemento riguarda limpegno che abbiamo prodotto nel tentativo
di essere presenti anche nelle altre province piemontesi. Non entrerò
nello specifico ma voglio dare questi dati: nellanno appena trascorso
abbiamo organizzato 38 iniziative fuori dai confini di Torino. 20 in provincia
di Cuneo (grazie soprattutto a Gianni Pizzini), 5 a Novara, 4 a Vercelli,
3 a Biella, 2 ad Alessandria. Asti e Verbania sono rimaste a zero ma due
iniziative ciascuno contano Ivrea e Giaveno in provincia di Torino. Tutto
questo senza considerare gli oltre 100 tavoli complessivi che ci hanno
impegnato sulle piazze di Torino, Ivrea Giaveno, Rivarolo c.se, Chivasso,
Cuneo, Fossano ed Aosta, su temi quali: Iscrizioni al sindacato, Telekom-Serbia,
Irak, referendum del 15 giugno, libertà di ricerca scientifica
e Cecenia.
Francamente non mi pare sia poco.La seconda parte del mio intervento vorrei
dedicarla invece a qualche riflessione più di carattere generale.
Per questo mi ricollego ad alcune parole di Daniele Capezzone, pronunciate
durante la sua lunga relazione introduttiva del II congresso di Radicali
Italiani, che ho ascoltato con soddisfazione perché esprimevano
ciò che, in modo certamente meno preciso e più confuso,
avevo cercato di dire già nella mia relazione dello scorso congresso
dellAssociazione.
Daniele sottolineava in quella occasione il paradosso radicale: una ricchezza
di strutture, che contano numerosi segretari, tesorieri e presidenti,
numerosi membri di varie direzioni, che non riescono però a collaborare
tra loro ed a contribuire in modo efficace e convergente alla realizzazione
degli obiettivi dei radicali.
Daniele inoltre, rispetto alliniziativa politica radicale, individuava
in Marco Pannella il responsabile di tutto verso lesterno
dellarea radicale, mentre però quel tutto in qualche modo
è in fondo estraneo allo stesso Pannella e spesso, estranee le
une alle altre risultano essere le parti di quel tutto che invece di divenire
corresponsabili di un lavoro comune, spesso si limitano a sentirsi giudice
una dellaltra.
Aggiungo io che invece di avere creato un circolo virtuoso nel quale diverse
organizzazioni e diverse responsabilità riescono a produrre una
somma e magari una moltiplicazione di politica, spesso mi pare siamo finiti
in un circolo vizioso nel quale una parte importante delle energie è
volta allannullamento reciproco, con danni notevoli alla nostra
potenzialità complessiva di iniziativa.
Analizzando questa situazione a me pare di individuare tra le principali
cause la non capacità e la non volontà, da parte della leadersheep
radicale di tirare i fili delle iniziative e di trovare un percorso unificante.
E quando parlo di leadersheep radicale parlo innanzitutto di Emma Bonino
e Marco Pannella.
Noi siamo un partito strano: la gran parte dei militanti del movimento
radicale riconoscono in Emma e in Marco i leader ma si ritrovano Emma
in esilio volontario al Cairo e Marco che spesso pare più
un osservatore ed un commentatore che effettivamente al centro delle lotte
radicali.
Ma vi immaginate se trasportassimo la nostra situazione in un altro partito.
Proviamo a pensare cosa sarebbero e farebbero i DS se da domani Fassino
andasse al Cairo e non si occupasse più della vita del partito
e DAlema si limitasse quasi esclusivamente a scrivere su LUnità;
e se nascessero, allinterno dei DS, una serie di organizzazioni
autonome guidate che so: una da Morando, una da Mussi, una da Folena e
una da Salvi. Io credo che un qualche problema di gestione interna vi
sarebbe e la confusione nei militanti diessini prenderebbe il sopravvento
sul resto.
Con questo io non voglio criticare Marco ed Emma. Emma in particolare
ha fatto una scelta difficile, probabilmente perfino lungimirante, che
porterà anche a noi benefici sul piano politico, magari anche a
breve termine. Dico semplicemente che è normale che una organizzazione
che si struttura in questo modo abbia come riflesso sui militanti un qualche
distacco, una minore passione, un senso di confusione e di vuoto.
E io non sto proponendo a Marco o Emma di assumere in sè la responsabilità
di segretario o presidente o che so io. Storicamente Marco senza alcuna
carica è riuscito ad individuare un percorso che fosse di unione
della variegata area radicale; e se penso alla ultima iniziativa forte
di Pannella Irak libero mi pare che quella sia stata lultima
volta nella quale pressoché lintero mondo radicale si sia
di nuovo unito per un obiettivo comune.
A me, a noi, penso manchi tutto questo e quindi, essendoci un vuoto, cè
chi tenta di riempirlo, ciascuno con le proprie priorità.
Rispetto a noi, io ho la presunzione di dire che il gruppo torinese-piemontese
è uno dei pochi in Italia che, in questa situazione strutturale
di difficoltà, date le priorità a volte estremamente diverse
di molti di noi, è riuscito comunque a produrre una somma di iniziative
che hanno arricchito ciascuno di noi e a volte anche lintero movimento
radicale e nel contempo è riuscito, a volte meglio e a volte peggio,
a fare proprie tutte le campagne di Radicali Italiani e del PRT. Certamente
non tutto è stato ed è un idillio, né tutto è
semplice. Abbiamo litigato, ci siamo confrontati anche con durezza, ma
tutto sommato abbiamo convissuto abbastanza bene.
Credo che il migliore degli auspici che mi sento di fare a noi stessi
sia quello di riuscire a continuare in questo modo, non facendo mai dellassociazione
uno strumento di lotta politica allinterno del movimento radicale,
continuando ad essere megafono in Piemonte delle iniziative radicali nazionali
e transnazionali ma non avendo paura di fare iniziative che possono anche
risultare scomode o sconvenienti per gli stessi equilibri dellarea
radicale.
E su questo io voglio concludere, rivendicando appieno ciò che
anche da qui è stato fatto recentemente sulla Cecenia per la venuta
del Ministro Khambiev (il compagno di partito e di associazione Umar)
e in fondo anche ciò che è stato fatto nellorganizzazione
e realizzazione delliniziativa in Laos di due anni fa. Certo quando
si verificano critiche così aspre come quelle che sono venute da
alcuni, successivamente al Laos ed alla venuta di Khambiev, non si può
pensare che tutte le ragioni siano da una parte e tutti i torti dallaltra.
Certamente però tutte e due queste iniziative hanno avuto il merito
di costringere i dirigenti radicali a riempire una parte del vuoto di
cui parlavo prima. E credo che uno dei compiti fondamentali dellassociazione
per il prossimo anno sia proprio quello di tentare di superare queste
sterili divisioni interne con lobiettivo di convincere Marco, Emma,
Daniele, a porre la questione cecena al centro dellagenda politica
dei radicali e non solo più dellAssociazione radicale Adelaide
Aglietta.
Sarebbe un bene certo per i radicali ma credo soprattutto sarebbe un buon
passo avanti nella soluzione del più grave genocidio compiuto in
Europa, dalla seconda guerra mondiale ad oggi.
Ho terminato.
Igor Boni |
|
|
|
|
|
|
|