I recenti sviluppi in seguito alle proteste che da oltre due settimane stanno animando l’Iran hanno raggiunto un livello di gravità che non può essere ignorato e tollerato. I giovani iraniani hanno occupato tutte le piazze del paese manifestando per la fine della teocrazia che perdura da quasi cinquant’anni con un regime di terrore, sopprimendo le libertà personali, torturando i suoi stessi cittadini e usando la prigionia politica come strumento ricattatorio nei confronti degli altri paesi.
Mai come oggi la dittatura degli Ayatollah è in crisi e rischia di cadere definitivamente. Per questo motivo la risposta è stata la repressione. Da giorni ormai in Iran è impossibile accedere ad internet e i manifestanti sono stati massacrati. Alcune organizzazioni non governative affermano che i morti di questi giorni potrebbero essere dell’ordine delle decine di migliaia. I nostri pensieri vanno a tutti coloro che oggi stanno lottando per la propria libertà e per i propri diritti calpestati, nonché a tutti coloro che non riescono a contattare i propri famigliari per via del blocco delle comunicazioni
La comunità internazionale non può stare in silenzio e deve agire. Per questo motivo questa settimana, come durante la scorsa, parteciperemo alle manifestazioni a sostegno degli oppositori iraniani a Torino. I prossimi appuntamenti saranno giovedì 15 gennaio 2026 in Piazza Castello alle ore 16:00 e sabato 17 gennaio 2026 in Piazza Carignano alle ore 15:00.
Un altro gesto concreto che l’Associazione Aglietta fa è quello di sostenere la petizione lanciata dal partito francese Place Publique, per chiedere che i Guardiani della rivoluzione, organismo paramilitare fulcro del potere repressivo teocratico iraniano, vengano iscritti nella lista dell’UE delle organizzazioni terroristiche.
L’Associazione Aglietta inoltre rivendica l’impegno decennale nella condanna del regime iraniano e ricorda il perdurare della detenzione di Ahmadreza Djalali, ricercatore iraniano che per anni ha lavorato all’Università del Piemonte orientale, da quasi dieci anni detenuto al carcere di Teheran con accuse di spionaggio infondate, come riportato anche da Amnesty international”