La strage del 7 ottobre è stato un atto terroristico: non ci sono altre parole per descriverla. Non si può cancellare una parte della storia o, peggio ancora, strumentalizzarla.
Il 7 ottobre non può e non deve diventare la festa della liberazione del popolo palestinese. Questa sembra essere invece l’idea di chi, lo scorso fine settimana a Roma, ha esposto uno striscione con la scritta: “7 ottobre, giornata della Resistenza palestinese”.
Le critiche al governo Netanyahu e alla conduzione dell’operazione che ha occupato la Striscia di Gaza non possono accompagnarsi a messaggi che giustificano o minimizzano un attacco terroristico contro civili innocenti, che ha causato la morte di oltre un migliaio di persone e la prigionia di cittadini israeliani, ancora oggi tenuti in ostaggio dopo due anni.
Non può farlo, soprattutto, quella parte politica che rivendica la storia della Resistenza italiana. Hamas e i suoi attacchi non hanno nulla a che vedere con i valori su cui si è costruita la Resistenza e sui quali si fonda oggi l’antifascismo.
Ogni evento che domani considererà in qualche modo il 7 ottobre come un’azione partigiana è da condannare nella maniera più assoluta, soprattutto da chi intende portare avanti la nostra storia partigiana.
Inoltre – concludono i coordinatori dell’Associazione Aglietta Enea Lombardozzi, Samuele Moccia e Giovanni Oteri – un’elaborazione politica sull’attuale situazione mediorientale non può prescindere dal dramma del 7 ottobre e dalla questione degli ostaggi ancora oggi nelle mani di Hamas.