La tregua oggi firmata, per la fragilità che la caratterizza, non è sufficiente: è necessario che da subito entrino in campo quelle forze e quelle idee che, da entrambe le parti, ambiscono ad una visione condivisa, basata sul reciproco riconoscimento e sulla pacifica convivenza.
Il pogrom di Hamas di due anni fa ha provocato la inevitabile reazione militare di Israele. Le conseguenze della guerra hanno provocato decine di migliaia di morti, città distrutte, l’interruzione dei servizi alla popolazione e la riduzione dei rifornimenti alimentari. Quanto tutto ciò abbia oltrepassato i limiti dovrà essere oggetto delle verifiche della Corte di Giustizia internazionale.
Le atrocità commesse da Hamas il 7 ottobre e il diritto di Israele a difendersi non possono automaticamente giustificare tutti gli atti attribuiti all’esercito di Israele. Il diritto di Israele a difendersi deve rimanere nel contesto del diritto internazionale.
Occorre sostenere tra israeliani e palestinesi coloro che si battono per il dialogo e il riconoscimento reciproco. Un futuro di pace passa attraverso un progetto che riconosca il diritto di esistere di entrambi gli Stati israeliano e palestinese.
Il cessate il fuoco, che ha sospeso le azioni di guerra e permesso il rilascio degli ostaggi ,rappresenta un primo passo, ma senza l’isolamento del radicalismo islamico di Hamas e degli ultraortodossi israeliani sarà difficile ipotizzare una pace duratura.
In questo senso, l’Associazione Aglietta vuole promuovere il dialogo tra coloro che, da una parte e dall’altra, credono nella convivenza: tra palestinesi che sognano uno Stato libero e israeliani che si oppongono alle derive autoritarie e confessionali. È con loro che può e deve nascere la soluzione della questione israelo-palestinese.