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Torture Carcere Asti: con Garante Detenuti forse non sarebbe successo.

La risposta nonviolenta: 92 detenuti astigiani in sciopero della fame

I detenuti del carcere di Asti hanno scritto a Salvatore Grizzanti (esponente radicale astigiano, segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta), informandolo che 92 reclusi delle sezioni A3 e B3 (elenco nomi con firme allegati alla lettera) sono in sciopero della fame a rotazione dal 1° al 10 febbraio. L’iniziativa nonviolenta è a sostegno del reclamo che i detenuti di Asti hanno inoltrato al Tribunale di sorveglianza di Torino e che sarà discusso il prossimo 16 febbraio (Via Padova, ore 10:00).
Nel reclamo si denuncia la violazione dell’art. 3 della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo (CEDU): nel carcere di Asti ogni cella ha una superficie totale di circa 10 mq e ospita due se non tre detenuti. Le direttive del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti (CPT) prescrivono che ciascun detenuto dovrebbe poter disporre di almeno 7 mq. Il reclamo è molto particolareggiato e cita anche la sentenza della Corte Costituzionale del 23 ottobre 2009, che fa carico al Magistrato di Sorveglianza competente per territorio di “impartire ordini e precisazioni” alla direzione del carcere affinchè sani la violazione del suddetto art. 3 della CEDU. I detenuti di Asti hanno allegato al loro reclamo copia del provvedimento del Magistrato di Sorveglianza di Cuneo (11 gennaio 2010) con cui è stato accolto un analogo reclamo presentato da un detenuto ristretto nella Casa di Reclusione di Saluzzo (CN).

Salvatore Grizzanti e Giulio Manfredi (Direzione Radicali Italiani):

Proprio nel giorno in cui sono rese pubbliche le motivazioni della sentenza pronunciata il 30 gennaio scorso al termine del processo contro cinque agenti penitenziari per le violenze commesse contro i detenuti nel carcere di Asti (“… I fatti in esame potrebbero essere agevolmente qualificati come tortura, reato non ancora previsto dall’ordinamento italiano pur in presenza della ratifica di una convenzione internazionale che prevede l’obbligo giuridico di adeguare la normativa interna …”), arriva dal carcere di Quarto d’Asti la risposta nonviolenta dei detenuti: sciopero della fame e ricorso al magistrato di sorveglianza, affinchè, appunto, adempiendo al suo nome a ai suoi doveri di ufficio, effettivamente, concretamente, “sorvegli” quello che accade in carcere, reprimendo abusi, violenze, inosservanze di legge.
Cercheremo, nel limite delle nostre scarse possibilità, di essere al fianco dei detenuti di Asti, cercando di corrispondere alla fiducia che ci manifestano. Continueremo a lottare affinchè il Consiglio Regionale nomini al più presto il garante regionale delle carceri: una persona che possa occuparsi a tempo pieno della situazione esistente nelle 13 carceri piemontesi, riducendo il danno provocato dal sovraffollamento e dalla sistematica, quotidiana violazione dei diritti della persona.
Se il garante fosse già operativo (i consiglieri regionali radicali presentarono la proposta di legge originaria nel febbraio 2005), forse le violenze nel carcere di Asti non ci sarebbero state o sarebbero venute alla luce molto prima.

Torino, 8 febbraio 2012

N. B.
L’Appello promosso dall’Associazione Radicale Adelaide Aglietta (a prima firma Emma Bonino) per l’istituzione del garante regionale delle carceri in Piemonte puo’ essere sottoscritto su www.associazioneaglietta.it