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Siria, Governo Monti si impegna a revocare onoreficenza a Assad, come richiesto da consiglio comunale Torino

Nell’ultimo giorno di lavori del Senato – rispondendo ad un’interpellanza del radicale Marco Perduca, sottoscritta da 60 senatori di tutti i gruppi, tra i quali i vice-presidenti Emma Bonino e Vannino Chiti, il presidente della commissione Diritti umani Pietro Marcenaro e della commissione Finanze Mario Baldassari – il sottosegretario De Mistura ha comunicato che il governo ha attivato la procedura di revoca dell’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce decorato di gran Cordone dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, attribuita al dittatore siriano Bashar al-Assad l’11 marzo 2010.

Il Consiglio Comunale di Torino aveva richiesto la revoca dell’onoreficenza ad Assad un mese fa, approvando un emendamento presentato dal consigliere comunale radicale Silvio Viale all’ordine del giorno contentente l’appello al Governo Italiano ad “intervenire presso gli organismi internazionali per fermare il genocidio in Siria”.

L’Associazione Radicale Adelaide Aglietta invita i cittadini a sottoscrivere online la petizione che richiede l’incriminazione di Assad pr crimini contro l’umanità da parte della Corte Penale Internazionale dell’Aja: http://www.firmiamo.it/assad-all-aja

Silvio Viale (presidente di Radicali Italiani) e Giulio Manfredi (Direzione Radicali Italiani):

Stiamo assistendo purtroppo ad un film già visto troppe volte in passato. Solo un anno prima di essere incriminato all’Aja per crimini contro l’umanità (grazie alla campagna del Partito Radicale transnazionale), Slobodan Milosevic era riverito e blandito da tutto l’Occidente. Non parliamo di Gheddafi, accolto esattamente due anni fa a Roma da Berlusconi con caravanserraglio e 500 hostess a lezione di Corano.

Togliere la medaglia ad Assad non è sufficiente. Occorre, come accadde con Milosevic e purtroppo non è accaduto con Gheddafi, attivare la giustizia internazionale affinchè si possa arrivare ad un processo giusto ed equo, che accerti i crimini compiuti dal dittatore siriano contro il suo popolo e rappresenti un nuovo inizio per una nuova Siria, nel solco del diritto e della democrazia e non della vendetta, della legge del taglione, del fanatismo e dell’intolleranza.