Giovedi 14 maggio alle ore 12 si è tenuta la conferenza stampa indetta dall’Associazione radicale Adelaide Aglietta presso la sede in via San Dalmazzo 9bis per chiudere l’iniziativa di raccolta di fondi per finanziare droni per la difesa dell’Ucraina.
L’iniziativa, lanciata il 24 aprile in vista della ricorrenza della Liberazione, si è chiusa il 9 Maggio, Giornata dell’Europa, con le manifestazioni federaliste e europeiste a Torino e con la Biennale del Dissenso organizzata a Venezia da Europa Radicale, Certi Diritti, Radicali Venezia e Art against Aggression.
Abbiamo raggiunto la somma di € 3,632, molto superiore alle nostre più rosee aspettative, che verrà destinata ad una delle organizzazioni con cui da tempo collaboriamo per sostenere il popolo ucraino.
Nella conferenza stampa abbiamo chiarito come questa iniziativa non rappresenti il cedimento alla logica della brutale violenza ma la riaffermazione nonviolenta della volontà di costruire una Difesa Europea per la Pace fondata sul Diritto.
“Il contributo più importante sul piano simbolico è stato quello di € 2 donati da un giovane studente di 17 anni che, dopo aver risposto alla mia domanda su come avesse saputo della nostra iniziativa del XXV Aprile a sostegno di tutte le Resistenze, mise la mano nella tasca tirando fuori i soldi.
Quel giovane ci ha dato conferma della giustezza dell’iniziativa di sostegno alla difesa ucraina e, quindi, dell’Europa.” afferma Oreste Gallo, uno dei tre coordinatori dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta.
“La scelta di questa raccolta fondi è pienamente politica. Dopo anni nei quali durante la manifestazione del 25 aprile frange violente e intolleranti anno impedito ai Radicali di sfilare con le bandiere europee e ucraine, abbiamo deciso di rappresentare concretamente il nostro sostegno alla resistenza ucraina raccogliendo fondi per i partigiani di oggi. La Linea Gotica del 1944 oggi è in Donbass e in Crimea; la Torino di allora occupata dai nazisti fino al 1945 è la città di Donec’k ucraina occupata dai fascisti di Putin. Lottiamo affinché la guerra attuale finisca come quella di allora.” afferma Igor Boni, coordinatore di Europa Radicale.
“La scelta di portare a Venezia gli artisti dissidenti russi e gli esponenti della comunità LGBT perseguitata dal regime di Putin è stata una scelta profondamente politica, nel senso più radicale del termine. Abbiamo voluto dare vita alla vera Biennale del Dissenso, raccogliendo l’eredità della storica esperienza radicale del 1977: una Biennale che non separa la libertà artistica dalla responsabilità civile e che rifiuta l’ipocrisia della neutralità davanti all’autoritarismo. A Venezia abbiamo portato le voci che il Cremlino vuole cancellare: artisti censurati, dissidenti in esilio, persone LGBT criminalizzate da leggi liberticide. Per noi radicali la cultura non può diventare il megafono della propaganda di guerra di un regime che reprime il dissenso interno e finanzia l’aggressione contro l’Ucraina. Difendere la libertà dell’arte significa stare dalla parte di chi rischia la propria libertà personale per continuare a creare, parlare e dissentire.” afferma Chiara Squarcione dell’Associazione radicale Certi Diritti.
Per noi sostenere l’Ucraina significa difendere l’idea stessa di un’Europa fondata sulla libertà, sul diritto e sulla dignità delle persone. Non esiste pace senza libertà, non esiste neutralità davanti all’aggressione.
Per questo continueremo a stare dalla parte di chi resiste all’oppressione, oggi come ieri, a promuovere iniziative concrete di solidarietà politica e civile affinché l’Europa sia finalmente capace di difendere la pace, la libertà e il diritto internazionale.