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TORINO PRIDE, L’ASSOCIAZIONE AGLIETTA NON PARTECIPERÀ

TORINO PRIDE, L’ASSOCIAZIONE AGLIETTA NON PARTECIPERÀ: “MANIFESTAZIONE DIVENTATA ESCLUDENTE. SOLIDARIETÀ A KESHET ITALIA A ROMA”

Moccia (Coordinatore Associazione radicale Aglietta): «Documento politico trasformato in manifesto ideologico che impone una linea geopolitica. Il Pride deve unire sul pluralismo e sui diritti civili, non escludere i non allineati»

TORINO, 4 giugno 2026 – Anche quest’anno, a vent’anni dalla prima storica edizione torinese, l’Associazione Radicale Adelaide Aglietta annuncia che non parteciperà al Torino Pride 2026. Una scelta dolorosa ma necessaria, dettata dalla deriva escludente che sta caratterizzando la manifestazione.

«La motivazione è sostanzialmente una e racchiude tutte le altre: il documento politico del Pride di Torino è di fatto diventato escludente e non inclusivo», afferma Samuele Moccia, Coordinatore dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta. «Nel nome di una presunta “intersezionalità” si è arrivati a perdere pezzi fondamentali di forze politiche e sociali che, proprio perché sensibili e storicamente all’avanguardia sulle tematiche lgbti+, oggi non si sentono più rappresentate da questo manifesto. Se il coordinamento del Pride di Torino vuole comportarsi in tutto e per tutto come un partito politico, pretendendo di imporre una linea ideologica su qualsiasi tema, dal clima alla complessa politica internazionale, non può vederci complici», continua Moccia. «Noi non siamo disposti ad accettare che il Pride si trasformi nel suo opposto: una piazza esclusiva invece che inclusiva. Il problema non è la ragione o il torto sui singoli argomenti, ma la pretesa che ogni persona lgbti+ debba uniformarsi e riconoscersi in ognuno di essi. Non vi può essere disciplina di partito laddove si dovrebbe promuovere il pluralismo», conclude il Coordinatore dell’Aglietta.

L’Associazione Aglietta evidenzia come questo fenomeno di “allineamento ideologico forzato” stia superando i confini locali, diventando un caso politico nazionale.
«Quanto accade a Torino – sottolinea Chiara Squarcione, della Giunta dell’Aglietta – trova un parallelismo inquietante e ancor più grave in quanto sta succedendo a Roma, dove l’associazione lgbti+ ebraica Keshet Italia è stata di fatto esclusa dal sfilare con un proprio carro al Roma Pride. Si tratta della stessa identica dinamica: la partecipazione all’interno del movimento per i diritti viene condizionata da valutazioni geopolitiche ed estere del tutto estranee alla missione associativa delle singole realtà. A Keshet Italia va la nostra totale solidarietà».

Sul tema interviene anche Igor Boni, Presidente di Europa Radicale:
«Imporre patenti di ammissibilità per poter manifestare a favore dei diritti civili è l’esatto opposto dei valori europei di libertà, pluralismo e tolleranza. Trasformare i Pride in tribunali ideologici non fa avanzare di un millimetro i diritti della comunità lgbti+, ma ottiene il solo risultato di spaccare i movimenti e indebolire le battaglie comuni. Difendere l’inclusione significa difendere il diritto di esserci di tutte e di tutti, senza liste di proscrizione».

«La storia della nostra città, dove è nato il FUORI! e dove ha preso il via il percorso dei diritti civili in Italia, ci insegna che gli obiettivi si raggiungono solo grazie a un’attività transpartitica – concludono i radicali torinesi –. Le battaglie di civiltà si vincono unendo le forze sui singoli temi, non mischiandoli con dinamiche di propaganda e di bandiera che nulla hanno a che fare con i diritti delle persone. Non possiamo che esprimere profonda preoccupazione per tutte le persone lgbti+ che, non condividendo questa linea massimalista, si sentono oggi escluse da una manifestazione che dovrebbe essere in primis la loro. C’è chi festeggerà per la nostra assenza, ma in questa omologazione c’è davvero poco di cui essere orgogliosi».

Ruben Piperno, Consigliere della Comunità Ebraica di Torino aggiunge:
«La situazione che stiamo vivendo ci preoccupa, e non da oggi. Anno dopo anno assistiamo a una crescente difficoltà nel mantenere i Pride come spazi realmente inclusivi, capaci di accogliere la pluralità di voci, sensibilità e appartenenze che caratterizzano la comunità LGBTQIA+.

Manifestazioni come queste dovrebbero rappresentare momenti di unione, partecipazione e condivisione di ideali comuni di libertà, democrazia, uguaglianza e rispetto reciproco. Valori che hanno consentito ai movimenti per i diritti di crescere e conquistare risultati importanti nel corso della loro storia.

Come Keshet Italia ribadiamo le nostre posizioni: crediamo in una comunità aperta, plurale e inclusiva, nella quale nessuno debba essere escluso o delegittimato per la propria identità, appartenenza o sensibilità. Per questo guardiamo con sgomento alla crescente percezione che l’inclusione possa essere subordinata all’adesione a una determinata linea politica, di pensiero o persino di linguaggio. Quando il confronto lascia il posto all’omologazione e il dissenso non trova più uno spazio legittimo di espressione, si rischia di smarrire proprio quei valori di pluralismo e libertà che hanno reso forti i nostri movimenti.

Siamo convinti che il dialogo, anche quando difficile, sia sempre preferibile alla contrapposizione e che la costruzione di spazi comuni richieda ascolto reciproco e rispetto delle differenze.

Ci auguriamo che quello che oggi rischia di diventare uno dei momenti più bui e divisivi degli ultimi anni possa invece trasformarsi in un’opportunità di confronto autentico, inclusione e collaborazione. C’è bisogno di costruire ponti, non muri; di rafforzare le alleanze, non di restringerle. Solo così potremo continuare a lavorare insieme per la tutela dei diritti, della dignità e della libertà di tutte e tutti.»